L’export italiano cerca vie alternative. Dal Brasile all’India: i Paesi strategici per i nuovi sbocchi del made in Italy, anche il Marocco nella mappa di Sace. II caso Tenaris, nella morsa delle tariffe
In Marocco e in Egitto sulla scia del Piano Mattei, in Brasile in vista dei vantaggi del trattato Mercosur, in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi per partecipare ai grandi progetti infrastrutturali e urbani che potrebbero coinvolgere le imprese italiane di ingegneria, costruzioni e manifattura avanzata. Il mondo è pieno di opportunità per le aziende esportatrici italiane: Sace le delinea nella Mappa dell’Export 2026.
Il gruppo assicurativo-finanziario, partecipato al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze, da quasi 50 anni supporla le imprese italiane nella loro crescita in Italia e in circa 200 Paesi nel mondo, aiutandole ad affrontare i rischi che possono costituire maggiormente un ostacolo all’export: quelli geopolitici e quelli di credito. Perché il fatto che un Paese presenti alti rischi, afferma il presidente di Sace Guglielmo Picchi, «non significa che non bisogna andarci: bisogna solo attrezzarsi per affrontarli e gestirli». La guerra dei dazi scatenata dal presidente americano Donald Trump ha reso ancora più impellente l’esigenza di diversificare le destinazioni dell’export per le imprese europee e ancora di più per quelle italiane, considerato che il 45% delle nostre aziende ha un unico Paese di sbocco.
Diversificare non significa cambiare: i mercati dove siamo presenti, sottolinea Sace, compreso quello statunitense, vanno comunque presidiati, senza farsi scoraggiare dalle difficoltà momentanee. Ma la ricerca di nuovi mercati è fondamentale per un Paese che trae quasi il 40% del proprio Pil dall’export, e che nel 2025 è diventato il quarto esportatore mondiale, superando il Giappone.
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