PRESENTAZIONE LIBRO VERDE. Massimo Vittori, Direttore oriGIn: “Le IG non devono più dimostrare di esistere, oggi devono essere difese, rafforzate e governate come un bene comune globale”
Le IG sono ormai un’infrastruttura economica globale e non più un elemento identitario relegato al folklore. I numeri lo dimostrano con chiarezza: circa 3.800 IG riconosciute nell’Unione Europea nei settori food, wine e spirits, destinate a crescere ulteriormente con l’ingresso delle IG artigianali e industriali. Ma la dimensione europea è solo una parte del quadro. In Asia si contano oltre 12.000 Indicazioni Geografiche, con una forte concentrazione in Cina; nelle Americhe, soprattutto in America Latina ma anche nel Nord del continente, il valore delle IG è riconosciuto e apprezzato da produttori e consumatori anche in assenza di un pieno riconoscimento istituzionale; in Africa, sebbene le IG registrate siano ancora poche, l’interesse dei produttori segnala un potenziale di sviluppo significativo.
Negli ultimi vent’anni, anche grazie alla spinta della Commissione europea, le Indicazioni Geografiche hanno acquisito un peso strategico crescente. Oggi rappresentano uno strumento capace di generare valore economico per i territori, garantendo una protezione legale robusta, una remunerazione più equa dei produttori primari, una tutela delle produzioni locali e un contributo concreto alla sostenibilità ambientale. Gli effetti positivi si estendono inoltre al turismo e ad altri settori collegati, rafforzando l’attrattività complessiva dei territori.
Questo percorso di successo, tuttavia, non è privo di criticità. Le contraffazioni sono in aumento, anche in contesti tradizionalmente considerati sicuri. L’uso improprio delle IG come ingredienti, le violazioni legate al commercio online e la frammentazione dei sistemi di controllo evidenziano lacune ancora aperte.
Le Indicazioni Geografiche hanno prosperato in un contesto internazionale fondato sullo stato di diritto. Oggi questo presupposto è messo in discussione da accordi bilaterali che rischiano di indebolire i principi dell’Atto di Ginevra e di altri strumenti internazionali sottoscritti dall’Unione Europea. In questo scenario, il Libro Verde rappresenta un esercizio di riflessione strategica necessario: non per ottenere un nuovo riconoscimento delle IG, ormai pienamente mainstream, ma per consolidare e preservare il patrimonio costruito negli ultimi vent’anni e riaffermare il ruolo dell’Europa come leader globale del sistema delle Indicazioni Geografiche.
Fonte: Consortium 29 / N° 04/2025


