Dalla vendemmia ai nuovi progetti di ricerca sulle uve storiche da rilanciare, il vino Sicilia DOP racconta una regione che investe su identità, sostenibilità e mercati internazionali, consolidando il ruolo di laboratorio enologico del Mediterraneo
Tra i chiostri di Palermo, dove si è appena conclusa la Sicilia Doc Collection, Antonio Rallo fa il punto sulla stagione del vino in Sicilia. “Il vino siciliano è in salute, ma non possiamo fermarci. Dobbiamo continuare a innovare, a investire sui nostri vitigni e a raccontare la Sicilia contemporanea”, afferma il presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia da noi sentito al termine del convegno che ha riunito produttori, ricercatori e stampa italiana ed europea.
Dopo due annate difficili, il 2024 segna una vendemmia che Rallo definisce “normale, anche se di normale c’è sempre poco”. La produzione si attesta intorno ai 3 milioni di ettolitri su 97.000 ettari di superficie vitata: un dato che conferma la Sicilia come seconda regione viticola italiana per estensione, ma anche come laboratorio di ricerca e sostenibilità.
“Il primo obiettivo del Consorzio è aiutare tutti noi a produrre sempre meglio. Non solo tutelare la denominazione, ma rafforzare la reputazione del vino siciliano nel mondo.” A trainare il mercato continuano a essere i bianchi, con il Grillo in testa e il Lucido (Catarratto) al centro di un lavoro di selezione e valorizzazione. “Abbiamo circa 30.000 ettari di Lucido, il vitigno più coltivato dell’isola. Stiamo studiando i biotipi e i cloni che meglio si prestano alla vinificazione in bianco e per gli spumanti, perché vogliamo portare sul mercato vini riconoscibili, legati al territorio e al nome del vitigno”, spiega Rallo.
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Fonte: Repubblica.it


