Al Sud si sottovaluta l’importanza di essere organizzati in Consorzi di Tutela per difendere le proprie produzioni sui mercati Eppure in Campania abbiamo alcuni tra i marchi più importanti al mondo, dalla pasta alla mozzarella passando per l’olio
La promozione all’estero va bene, ma i primi ad essere educati sui valori dei marchi europei sono proprio i consumatori locali.
Chi segue l’agroalimentare lo sa bene: non c’è nulla che assomiglia di più ad una riunione di un condominio di un consiglio d’amministrazione di un Consorzio. Guerre personali, richiesti di chiarimenti, spesso ignoranza elementare sulle procedure amministrative da seguire. Per non parlare poi degli scontri elettorali per la conquista della presidenza, vere e proprie campagne che infiammano le pagine locali dei quotidiani e che si risolvono alla fine con il dolce far niente una colta sciolto il contenzioso tra le fazioni.
Il comportamento italiano, e meridionale, su questo tema è uno dei tanti no sense autisti sociali del nostro modo di essere, completamente estranei ad ogni cosa che non ci riguarda da vicino. Già, perché non è mai quello di togliere la munnezza, ma di spostarla più in là.
Eppure mai come in questi anni l’importanza dei marchi europei è decisiva per l’economia agricola dei prodotti italiani e del Sud. Perché fissano delle regole, sono degli scudi contro le contraffazioni, delle leve legali su cui poter agire, promuovere ispezioni, tutelare concretamente la qualità nei punti vendita dove si trova spesso di tutto e di più.
La Campania dal punto di vista gastronomico è una super potenza: abbiamo l’unica igp della pasta, le uniche dop sui pomodori (ben due), la dop della mozzarella di bufala che è la quarta per ordine di importanza a livello italiano. E non parliamo dell’olio d’oliva oltre che dei vini, due settori che finalmente dopo una serie infinita di caffè offerti dagli enti pubblici pare si stiano davvero svegliando dall’insolito torpore durato quasi un quarto di secolo.
Un alto paradosso che vogliamo sottolineare riguarda le campagne di promozione. Certo, alcune merci come la Pasta di Gragnano IGP hanno bisogno del mercato mondiale per esprimersi. Ma spesso non si capisce il motivo di tanta promozione all’estero degli enti pubblici quando c’è il mercato locale da educare all’importanza delle dop e delle igp. Clamoroso il caso del vino, con una regione che consuma il doppio di quello che produce, che vede scarrozzarre nel mondo con i soldi pubblici aziende che non sono strutturate manco per arrivare al mercato napoletano. Serve invece un gigantesco piano di educazione alimentare sui consumi locali, spingere le persone a scegliere i prodotti del proprio territorio perché sono i più tutelati e i più controllati dopo gli allarmi procurati dai boatos sulla Terra dei Fuochi.
Fonte: Il Mattino