L’allarme del Consorzio di Tutela della Cinta Sense che porta al tavolo regionale cinque richieste: dall`eradicazione della peste suina al sostegno economico alle aziende, fino alla necessità di garantire un futuro all`allevamento semibrado, elemento caratterizzante della razza.
La Cinta senese Dop è a poche centinaia di esemplari dalla soglia considerata critica per la sopravvivenza di una razza. Sono circa 3.300i capi stimati oggi, e tremila è il limite sotto il quale una popolazione animale viene considerata a rischio estinzione. La razza suina autoctona toscana, riconoscibile per la caratteristica fascia bianca che attraversa il dorso e che viene allevata soprattutto allo stato brado e semibrado, rischia così di subire un nuovo colpo dalla diffusione della peste suina africana.
È questo lo scenario in cui il Consorzio di Tutela della Cinta Senese chiede di fermare l`avanzata della peste suina africana e garantire un futuro agli allevamenti tramite cinque richieste, portate al vaglio della prima cabina di regia regionale sull’emergenza, guidata da Giorgio Briganti, direttore del dipartimento Prevenzione dell`AsI Toscana sud est. «La priorità del momento è salvare la Cinta senese e i suoi allevatori: la tempestività delle azioni è fondamentale, perché la malattia avanza continuamente», spiega il presidente del Consorzio Nicolò Savigni, che ha illustrato le priorità della filiera della Cinta Senese Dop, composta da 79 aziende allevatrici, sei macelli e 18 imprese di trasformazione, per un valore complessivo stimato in circa 7 milioni di euro.
Il presidente del Consorzio Nicolò Savigni ha portato al tavolo cinque richieste: dall`eradicazione della peste suina al sostegno economico alle aziende, fino alla necessità di garantire un futuro all`allevamento semibrado, elemento caratterizzante della razza. Tra le priorità anche l`accelerazione dei progetti per i nuclei di conservazione e l`individuazione di centri genetici capaci di mettere al sicuro i riproduttori.
«È fondamentale – dichiara l`assessore regionale all’Agricoltura Leonardo Marras – approvare velocemente il piano faunistico venatorio, considerate che ci sono lì contenute delle norme che ci aiuteranno tantissimo nel ripopolamento degli ungulati, i cinghiali in modo particolare». Un tema da inserire anche nel quadro più ampio di tutela delle produzioni di qualità toscane.
[…]
Fonte: La Nazione


