Marcolini, presidente della Doc Aquileia e direttore di Ca’ Bolani: «La “guerra dei prezzi” è un difetto tutto italiano, ci facciamo del male da soli. I francesi, quando decidono un importo, lo rispettano tutti».

Nel cuore della DOP Aquileia, Ca’ Bolani è una delle realtà vitivinicole più estese d’Italia. Una crescita iniziata nel 1972, quando l’imprenditore vicentino Gianni Zonin decise di investire direttamente nella produzione, convinto che «la qualità si fa solo dalla vigna». La scelta ricadde sulla pianura friulana per la ricchezza d’acqua, la storia antica del territorio vicino ad Aquileia e la possibilità di sviluppare una viticoltura moderna su larga scala. Oggi i vigneti si estendono tra Cervignano del Friuli e Terzo d’Aquileia, in un mosaico di suoli che permette lavorazioni differenziate e selezioni mirate.

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«Il Fvg— sottolinea Marcolini, che è anche presidente della Doc Aquileia – produce il 3% del vino italiano. Se ci mettiamo a farci la guerra tra di noi, non abbiamo capito niente». L’obiettivo è valorizzare un territorio che, in pochi chilometri, passa dal mare alla montagna e offre una varietà pedoclimatica unica.

La qualità dei prodotti Ca’ Bolani ha trovato conferme importanti. Il Cru Pinot Bianco Opimio ha ottenuto i 3 bicchieri e la Medaglia d’Oro di Mundus Vini, il che conferma la possibilità di fare ottimi vini anche fuori dalle aree più blasonate.

«La pianura può raggiungere livelli altissimi. Cambia la tipicità, non la qualità», sottolinea il direttore. Sul fronte produttivo, Ca’ Bolani ha investito molto in tecnologie: controllo delle temperature, gestione dell’ossigeno, filtrazioni più delicate. L’agricoltura di precisione sta entrando stabilmente in vigneto: droni per il monitoraggio, distribuzione a rateo variabile, sistemi automatizzati.

Il mercato, però, resta complesso. I consumi calano, i costi aumentano e la pressione sui prezzi è forte.

Marcolini, poi, non nasconde la criticità che vengono dalla scarsa collaborazione fra produttori italiani e dalla guerra sui prezzi: «E un difetto tutto italiano. I francesi, quando decidono un prezzo, lo rispettano tutti. Noi invece ci facciamo del male da soli».

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Fonte: Corriere Imprese – Nordest

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