Si potrebbe definire la “nuova frontiera” per il Ruchè di Castagnole Monferrato, che diventa “adulto” e si inserisce a pieno titolo tra i grandi vini del Piemonte. La DOP infatti si arricchisce della tipologia “riserva”. Non è solo questione di etimologia come chiarisce Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: «La definizione della tipologia “Riserva” è il coronamento di un percorso di maturità. Da questa nuova e interessante declinazione partono incoraggianti scommesse per il futuro di tutta la denominazione».

Arrivato a un passo dal milione di bottiglie, soglia che ascrive una denominazione al novero delle grandi produzioni, la dicitura in etichetta è «una conquista che arriva al termine di un percorso approvato nel dicembre 2018 dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, istituzione che tutela la denominazione nella sua interezza» precisa Mobrici. Il Ruchè di Castagnole Monferrato DOP Riserva, dunque, apre nuovi scenari per un vino abitualmente considerato di pronta beva e destinato al consumo da giovane. La possibilità di maturare con 24 mesi di invecchiamento, dei quali almeno dodici passati in botte di legno, è potenzialmente un fattore trainante in un mercato che cerca sempre di più qualità abbinata a tradizione e innovazione. Ipotesi di evoluzione e percorso di evoluzione iniziano nel 2001 grazie a sperimentazioni e ricerche scientifiche che hanno convinto produttori e tecnici a scommettere sul prodotto.

Tutto ciò mentre si consolida la parabola crescente del Ruché, che negli ultimi dieci anni ha quasi triplicato gli ettari di superficie rivendicata (da 60 ha del 2008 ai 158 ha del 2019) e, nella vendemmia 2019 rispetto a quella precedente, incrementato l’imbottigliato dell’11%. I numeri, d’altronde, sono dalla sua parte. Negli anni questo vino ha conosciuto un gradimento crescente sia su scala nazionale sia internazionale, con picchi di consumo in Usa, Svizzera, Olanda, Germania, Giappone e Sud America.

Il “Riserva” arriva in un momento fertile soprattutto in quei mercati, soprattutto Stati Uniti e Canada, dove i vini complessi registrano oggi molti favori da parte di pubblico e operatori. «Il riconoscimento ufficiale della tipologia Ruchè Riserva è il punto di arrivo di un percorso di crescita costante, in termini qualitativi e quantitativi, che sottolinea le caratteristiche enologiche e organolettiche della denominazione commenta Luca Ferraris, Presidente Associazione Produttori Ruché – Il Ruché, da sempre considerato un vino da consumarsi giovane, guadagna in questo modo nuovi spazi e nuovi orizzonti, conquistando una posizione di rilievo anche tra i vini da invecchiamento».

Fonte: La Nuova Provincia

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