In uno scenario caratterizzato dalla proliferazione di Pdta locali, standardizzazione e certificazione permettono di rendere i percorsi confrontabili, misurabili e più equi tra le Regioni, rafforzando programmazione, qualità dell’assistenza e sostenibilità del sistema. Il punto di Massimo Dutto, responsabile business unit life sciences, sanità e salute Csqa
Nel governo dei sistemi sanitari contemporanei, il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) non può più essere considerato un semplice strumento clinico-organizzativo. In un contesto segnato da forte regionalismo sanitario, pressioni crescenti sulla sostenibilità economica e rapida evoluzione dell’innovazione terapeutica e tecnologica, il Pdta si configura sempre più come una vera e propria leva di policy, capace di orientare decisioni pubbliche, investimenti e modelli di servizio.
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Il ruolo della certificazione
È qui che assume un ruolo strategico il tema della certificazione. La certificazione dei sistemi di gestione nelle strutture sanitarie e nei servizi territoriali, così come la certificazione degli stessi Pdta, rappresenta uno strumento istituzionale potente. Essa consente di ancorare i percorsi a requisiti condivisi, rendere espliciti ruoli e responsabilità, definire indicatori ed esiti misurabili e attivare meccanismi strutturati di miglioramento continuo. Un Pdta inserito in un sistema certificato non è soltanto “dichiarato”, ma diventa verificabile e quindi realmente governabile.
A questo si affianca, in modo sempre più rilevante, la certificazione delle competenze cliniche e assistenziali. La qualità dei percorsi non può dipendere dalla variabilità individuale dei professionisti, ma dalla capacità dell’organizzazione di garantire competenze definite, valutate e mantenute nel tempo. Dal punto di vista istituzionale, certificare le competenze significa rafforzare l’equità di accesso alle cure, ridurre il rischio clinico e aumentare la resilienza complessiva del sistema sanitario.
Per l’industria farmaceutica e per le società scientifiche, questo quadro rappresenta una condizione abilitante. Solo in presenza di Pdta standardizzati e certificati e di competenze chiaramente definite e monitorate, è possibile sviluppare modelli credibili di value-based healthcare e instaurare un dialogo strutturato e trasparente con i decisori pubblici. Per le associazioni sanitarie e dei pazienti, significa poter rivendicare percorsi affidabili, omogenei e comparabili su tutto il territorio nazionale.
La sfida è quindi chiara: fare dei Pdta certificati, dei sistemi certificati e delle competenze certificate delle vere e proprie infrastrutture istituzionali del servizio sanitario. Non adempimenti formali, ma strumenti di governo capaci di tenere insieme autonomia regionale, coerenza nazionale nell’approccio al bisogno di salute e sostenibilità di lungo periodo.
Fonte: Formiche.net


