Il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi: “ora la priorità è costruire valore e rendere riconoscibile la denominazione”

Una prima volta che lascia ben sperare per il futuro, offrendo potenzialità e terreno fertile per quello che è, ovviamente, ancora un mercato di nicchia, ma a cui l’interesse per il vino non manca, come dimostrano i numeri, in crescita, dell’export.

Il Chianti Docg, la denominazione più grande e “pop” dei rossi della Toscana – una “galassia” di 2.200 produttori, oltre 13.600 ettari e 75 milioni di bottiglie vendute ogni anno – è da sempre vigile nell’attenzionare i mercati di tutto il mondo. Come quello della Nigeria dove la denominazione è stata protagonista, nei giorni scorsi a Lagos, nel “Top Italian Wines Roadshow” del Gambero Rosso, in un evento che ha unito vino, formazione e dialogo in un mercato nuovo e in piena evoluzione.

Nel 2024 le importazioni di vino italiano da parte della Nigeria hanno registrato, infatti, in valore, 2,28 milioni di euro. Ma il trend è in forte espansione: nei primi 10 mesi 2025, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, siamo a 4,2 milioni di euro, +120% sullo stesso periodo 2024. Al “debutto africano” del Chianti erano presenti 13 aziende e 30 etichette, offrendo una panoramica ampia e rappresentativa della denominazione.

Uno dei momenti centrali della giornata è stata la masterclass rivolta a stampa e operatori, con la degustazione di sette etichette di Chianti Docg, guidata da Marco Sabellico, curatore della guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso. L’incontro, “A contemporary journey through the great wine lands of Chianti”, ha raccontato il territorio attraverso uno sguardo attuale, mettendo in evidenza la capacità della denominazione di coniugare tradizione, stile e qualità contemporanea.

“Questa missione – spiega Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti – ci ha permesso di osservare da vicino un mercato come quello nigeriano, che ha un bacino stimato tra 8 e 10 milioni di potenziali consumatori, con un potere di spesa elevato e un consumo di vino legato prevalentemente a eventi formali, occasioni di rappresentanza e contesti di alto profilo”. Busi ha aggiunto che “si tratta di un modello lontano da quello europeo, in cui la stagionalità e la temperatura di servizio non rappresentano elementi determinanti. Anche per questo pensiamo che possa essere una buona opportunità far conoscere un prodotto come il Chianti che bene si abbina a molti piatti locali. In una fase come questa non è realistico puntare sui volumi: la priorità è costruire valore, rendere riconoscibile la denominazione e spiegare cosa rappresenta il Chianti”.

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Fonte: WineNews