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	<title>Ambiente Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 16:18:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ambiente Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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		<title>La sostenibilità ambientale chiama, il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena risponde: GENERATIVA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 10:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un percorso partecipato per costruire una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena più sostenibile, resiliente e capace di creare valore nel tempo Una visione di filiera In un mondo articolato e composito come quello dell’Aceto Balsamico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un percorso partecipato per costruire una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena più sostenibile, resiliente e capace di creare valore nel tempo</em></p>
<p><strong>Una visione di filiera</strong></p>
<p>In un mondo articolato e composito come quello dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, il Consorzio di tutela è chiamato sempre più a svolgere un ruolo di raccordo tra le diverse re­altà che ne fanno parte e i numerosi soggetti che vi si affacciano. Una po­sizione centrale che porta con sé la responsabilità di mettere in relazione competenze, esperienze e prospet­tive diverse, favorendo il dialogo e costruendo una visione condivisa, capace di dare coerenza e coesione a un sistema per sua natura complesso.</p>
<p>È in questa prospettiva che si inseri­sce il tema della sostenibilità: una sfi­da che non può essere affrontata dal singolo operatore, ma richiede una visione di filiera, capace di coinvolge­re tutti gli attori e di tradurre obiettivi comuni in azioni concrete e condivise.</p>
<p>Partendo da qui, il Consorzio ha mes­so in atto negli anni una serie di atti­vità di medio-lungo periodo tra cui il co-finanziamento di un dottorato di ricerca con l’Università di Parma, de­dicato anche al tema della sostenibi­lità considerata in tutto il suo ampio spettro di significati e sostenendo, in questo modo, il riposizionamento del Consorzio in un ruolo di leadership e di governance all’interno della filiera.</p>
<p><strong>Nasce GENERATIVA</strong></p>
<p>In questo contesto nasce GENERATI­VA, un progetto sviluppato insieme a NATIVA, società di consulenza in so­stenibilità aziendale attiva dal 2010, e all’Università di Parma, con l’obiettivo di rendere la filiera dell’Aceto Balsa­mico di Modena sempre più matura, integrata e in connessione e, proprio per questo, più sostenibile e capace di creare valore nel tempo.</p>
<p>Questo progetto si poggia su due pila­stri principali: il primo è il programma Made Green in Italy, promosso dal Mi­nistero dell’Ambiente e della Sicurez­za Energetica; il secondo è il progetto di Supply Chain Co-evolution, che punta a costruire una vera e propria catena di valore resiliente “dal campo alla tavola”. L’obiettivo è rafforzare l’identità e la collaborazione di una filiera oggi frammentata, creando un sistema condiviso fatto di rete di rela­zioni consolidate, condivisione di dati affidabili, definizione di regole comu­ni e sviluppo di competenze diffuse.</p>
<p>Nel breve periodo, GENERATIVA mira a strutturare un programma di coin­volgimento e miglioramento conti­nuo, basato sulla raccolta di dati pri­mari lungo tutta la catena del valore. Nel medio-lungo termine, il progetto intende generare risultati duraturi in termini di relazioni di collaborazio­ne, comunicazione e condivisione di dati, sostenibilità ambientale, sociale ed economica, resilienza e capacità di pianificazione condivisa.</p>
<p>L’approccio integra competitività e sostenibilità secondo il paradigma della rigenerazione: creare valore economico, so­ciale e ambientale attraverso un percorso partecipato, scien­tifico e orientato al miglioramento continuo dell’intera filiera.</p>
<p><strong>Made Green in Italy: misurare per migliorare</strong></p>
<p>Il Made Green in Italy è uno schema di certificazione volon­taria promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicu­rezza Energetica, istituito dall’art. 21, comma 1, della legge n. 221/2015 (Collegato ambientale alla legge di stabilità del 2014), recante “Disposizioni in materia ambientale per pro­muovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”.</p>
<p>Rispecchia la policy europea sul Green Deal perché si pone l’obiettivo di misurare le prestazioni ambientali delle im­prese, in base alla Raccomandazione UE 2013/179, aggior­nata poi con la Raccomandazione UE 2021/2279. Il metodo si basa su due principi: analisi LCA (Life Cycle Assessment), che è la metodologia analitica di base per valutare gli impat­ti ambientali di un prodotto o servizio lungo l’intero ciclo di vita, e PEF (Product Environmental Footprint), che è una specifica applicazione standardizzata promossa dalla Com­missione europea, che usa l’LCA per rendere i dati confron­tabili tra aziende dello stesso settore, e la comparazione con un benchmark di settore.</p>
<p>Il Consorzio, con il supporto di I-PLUS (società esperta di so­stenibilità e analisi LCA), ha completato nel 2025 la revisione della RCP (Regole di Categoria di Prodotto), già effettuata nel 2021, predisponendo e poi chiedendo al Ministero com­petente l’approvazione delle specifiche regole di categoria.</p>
<p><strong>Un tool per accompagnare le aziende</strong></p>
<p>Per facilitare il coinvolgimento delle aziende è stato svilup­pato un tool di calcolo degli impatti ambientali, la cui licen­za viene concessa in maniera gratuita alle aziende di settore, in modo tale che queste possano fare un’autovalutazione, con un ragionevole grado di approssimazione, degli impatti ambientali generati dalla produzione di una singola azienda.</p>
<p>Questo agevola notevolmente l’ottenimento del marchio, perché non è necessario fare uno studio preliminare per valutare se si può ottenere il marchio oppure no. Il tool fornisce già una prima valutazione, che poi verrà «affina­ta» con l’effettivo rilascio del report PEF per l’ottenimento del marchio.</p>
<p><strong>Supply Chain Co-evolution: dalla filiera alla catena del valore</strong></p>
<p>Il secondo pilastro di GENERATIVA è il progetto di Supply Chain Co-evolution, sviluppato attraverso la collaborazione tra Consorzio, Università di Parma e NATIVA.</p>
<p>Il progetto nasce dalla consapevolezza che il settore agrico­lo è tra quelli maggiormente vulnerabili rispetto ai cambia­menti climatici e agli eventi climatici estremi.</p>
<p>Il settore agricolo ha un alto potenziale rigenerativo, ma ha bisogno di essere accompagnato e sostenuto nel processo di transizione verso pratiche rigenerative dei modelli agricoli. Questa dinamica, infatti, potrà gradualmente portare alla na­scita di nuovi modelli di business, contribuire alla creazione di una società più giusta, inclusiva e rigenerativa e incremen­tare il valore economico di prodotti, territori e aziende.</p>
<p>Obiettivo a lungo termine è quello di lavorare sulla con­sapevolezza dell’interdipendenza che lega i diversi sta­keholder interni ed esterni al Consorzio, identificando i principali pilastri di resilienza in grado di fornire la vi­sione e le competenze necessarie per l’adattamento della capacità produttiva al futuro e il rafforzamento della lea­dership del Consorzio.</p>
<p>Obiettivo del progetto è quindi quello di identificare i prin­cipali pilastri di resilienza e coinvolgere gli stakeholder chiave, interni ed esterni, del Consorzio per definire con­giuntamente un piano strategico.</p>
<p>L’approccio prevede un coinvolgimento reale di tutti i pro­duttori, dalla materia prima al prodotto finito, e di altri stakeholder chiave della filiera evitando un approccio top-down diretto, che rischierebbe di generare diffidenza, per lasciare spazio alla co-creazione di una visione e di un per­corso condiviso.</p>
<p><strong>Le fasi del progetto GENERATIVA </strong></p>
<p>La prima fase del progetto GENERATIVA si esplica attraverso l’organizzazione di tre tavoli di lavoro per co creare, il piano strategico del Consorzio, un vero e proprio piano di azione che preveda l’assegnazione di ruoli, priorità e tempistiche.</p>
<p>Il primo workshop, già avvenuto a giugno 2026, è stato svol­to alla presenza dei produttori di Aceto Balsamico di Mode­na e ha fornito gli elementi base alla visioning del piano.</p>
<p><strong>I cinque pilastri della resilienza</strong></p>
<p>I cinque pilastri emersi come prioritari sono stati votati dai partecipanti presenti al workshop. I risultati sono stati suc­cessivamente condivisi e ampliati attraverso il coinvolgimen­to di coloro che non avevano potuto partecipare in presenza.</p>
<ol>
<li><strong>Governance e collaborazione di filiera</strong></li>
</ol>
<p>Costruire un ecosistema di filiera coeso, nel quale le attività di sostenibilità già in essere siano semplificate e valorizzate e le realtà che devono avviare il proprio percorso siano ac­compagnate in modo strutturato. Il Consorzio coinvolge la filiera sin dalle componenti a monte, facilita relazioni e collaborazioni tra gli operatori e con filiere affini, promuo­ve regole condivise attraverso un Codice di condotta co-co­struito e presidia legalità e contrasto alle frodi.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Trasparenza e rendicontazione di filiera</strong></li>
</ol>
<p>Centralizzare e semplificare la raccolta dati e la rendicon­tazione per l’intera filiera, rispondendo alle esigenze di efficienza e credibilità, in modo proporzionale alle dimen­sioni di ogni azienda. Preparare la filiera all’evoluzione nor­mativa e di contesto e alla gestione dei rischi emergenti.</p>
<p>L’approccio consiste nel conoscere e valorizzare l’esi­stente, ossia rilevare ciò che la filiera e le sue singole real­tà già realizzano, raccontarlo in report di sistema annuali e arricchirlo progressivamente.</p>
<ol start="3">
<li><strong>Accesso ai mercati e finanziamenti per la sostenibilità</strong></li>
</ol>
<p>Assicurare alla filiera le risorse necessarie a finanziare la transizione. Il Consorzio presidia bandi, incentivi e stru­menti per accompagnare le aziende nella transizione, con supporto alla ricerca di fondi.</p>
<ol start="4">
<li><strong>Resilienza sociale: persone, diritti e benessere</strong></li>
</ol>
<p>Tutelare le persone impiegate lungo l’intera filiera, con attenzione a diritti umani, equità, benessere e inclusio­ne. Tutelare la legalità del settore e della materia prima, a protezione della reputazione del comparto e a beneficio degli operatori. Questo tramite una graduale e propor­zionale definizione dei dati rilevanti da raccogliere, valu­tare e condividere.</p>
<ol start="5">
<li><strong>Resilienza produttiva e uso delle risorse</strong></li>
</ol>
<p>Fornire alla filiera strumenti per l’adattamento ai fenome­ni climatici estremi e per un uso efficiente e circolare delle risorse: acqua, energia, suolo, materiali e sottoprodotti, a presidio della continuità produttiva, della qualità della ma­teria prima e della sostenibilità economica delle gestioni.</p>
<p>Valorizzare un approccio sistemico, che coinvolge sia la dimensione agricola sia quella di trasformazione, per fare leva su economie di scala e aumentare l’efficacia del­le iniziative individuali.</p>
<p><strong>Dalle idee alle azioni concrete</strong></p>
<p>Per ciascun pilastro sono stati definiti obiettivi e azioni concrete che verranno inserite in un piano pluriennale di attuazione.</p>
<p>I prossimi passi del progetto prevedono un secondo wor­kshop con i fornitori di materia prima, per condividere il lavoro fatto e integrare il piano di azioni con le esigenze e priorità della filiera a monte. I risultati comporranno il piano strategico del Consorzio e saranno la base per l’avvio della seconda fase del progetto che si concluderà nel 2028, in cui le azioni chiave del piano verranno implementate.</p>
<p><strong>Il Consorzio come punto di riferimento</strong></p>
<p>Con GENERATIVA il Consorzio si propone di diventare sem­pre più un punto di riferimento per tutte le aziende del comparto, portando all’interno della filiera informazioni e rapporti più fluidi in relazione alle tematiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale.</p>
<p>L’ambizione di fondo del progetto è quella di promuovere lo sviluppo di un modello sistemico di sostenibilità di filiera basato sulla coesione, la condivisione e una rete di relazioni rafforzate tra tutti i soggetti del settore.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-03/" target="_blank" rel="noopener">Consortium n°32 &#8211; 2026/03</a></strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/10/GENERATIVA-Aceto-Balsamico-Modena-IGP_Consortium-32.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Filiera bufalina, plafond di 30 milioni per le imprese della Piana del Sele</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/filiera-bufalina-plafond-di-30-milioni-per-le-imprese-della-piana-del-sele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 06:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Innovazione e sostenibilità per la filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP. Progetto promosso da Fondazione Symbola con Bcc Campania Centro, Capaccio Paestum Serino, Magna Grecia, Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno L’uso di nuove tecnologie [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Innovazione e sostenibilità per la filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP. Progetto promosso da Fondazione Symbola con Bcc Campania Centro, Capaccio Paestum Serino, Magna Grecia, Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno</em></p>
<p><strong>L’uso di nuove tecnologie per la sostenibilità</strong> può dare slancio alla filiera bufalina della Piana del Sele, nel Salernitano. È la tesi alla base del progetto promosso da Fondazione Symbola insieme a Bcc Campania Centro, Bcc Capaccio Paestum Serino, Bcc Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento di Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno, Copagri e di numerose imprese della filiera. Progetto che ripropone un metodo di intervento già sperimentato nel settore della quarta gamma della stessa area. All’analisi tecnica si aggiunge un finanziamento dedicato da 30 milioni messo a disposizione dalle banche promotrici a tassi agevolati.</p>
<p>Si tratta di una filiera strategica per la Campania, regione in cui si concentra circa il 70% dei capi bufalini italiani. In particolare, nella Piana del Sele è presente il 13,2% degli allevamenti bufalini italiani e il 22% dei capi.</p>
<p><strong>Qui si produce anche una quota importante della Mozzarella di Bufala Campana DOP</strong>.</p>
<p>Il progetto di Symbola si articola in tre fasi: si parte con lo <strong>studio</strong>, si prosegue con i <strong>fondi disponibili</strong> e si completa con l’<strong>attuazione</strong> degli investimenti, seguita dalle associazioni di categoria.</p>
<p><strong>Cuore della ricerca è l’analisi di sei macro-dimensioni</strong> che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e <strong>riduzione dell’uso di sostanze chimiche</strong> alla gestione efficiente della <strong>risorsa idrica</strong>, dalla <strong>tutela del suolo</strong> e della <strong>biodiversità</strong> alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e alla <strong>valorizzazione dei sottoprodotti</strong> e all’adozione di <strong>packaging sostenibili</strong>, senza trascurare l’aspetto trasversale del <strong>benessere animale</strong>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Nel lavoro vengono citati anche <a href="https://www.qualivita.it/news/mozzarella-di-bufala-campana-dop-rivalutare-la-carbon-footprint-dellintera-filiera/" target="_blank" rel="noopener">studi relativi all&#8217;analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana Dop</a> secondo cui, i foraggi coltivati per l&#8217;alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/filiera-bufalina-plafond-30-milioni-le-imprese-piana-sele-AJC2WoiB" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>McDonald’s punta sugli ingredienti Made in Italy DOP e IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/mcdonalds-punta-sugli-ingredienti-made-in-italy-dop-e-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 07:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[horeca]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[McDonald's]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Parmigiano Reggiano DOP ai Pomodori di Pachino IGP, passando per il miele biologico. Sono numerosi i prodotti di eccellenza del nostro agroalimentare finiti nei menù del colosso statunitense. Per un valore annuo di 400 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal Parmigiano Reggiano DOP ai Pomodori di Pachino IGP, passando per il miele biologico. Sono numerosi i prodotti di eccellenza del nostro agroalimentare finiti nei menù del colosso statunitense. Per un valore annuo di 400 milioni di euro</em></p>
<p><strong>McDonald’s ha da tempo introdotto nei propri menù i prodotti tipici italiani</strong> e questo impegno vale oggi 400 milioni di euro all’anno per le filiere coinvolte nei progetti. Gli accordi più importanti siglati dalla società guidata da Giorgia Favaro sono quelli di <strong>collaborazione con i Consorzi di materie prime Dop e Igp</strong>, iniziata nel 2008 con quello del <strong>Parmigiano Reggiano</strong>. Attualmente <strong>sono ben 24 gli ingredienti certificati Dop e Igp presenti nei prodotti di McDonald’s</strong>, per un totale di circa 10mila tonnellate di materie prime. Oltre al Parmigiano Reggiano ci sono, fra gli altri, l’Aceto balsamico di Modena, il Pecorino silano, la Chianina e Pomodoro di Pachino.</p>
<p>“Essere al fianco delle eccellenze italiane significa metterci in ascolto delle necessità del territorio, agire concretamente per sostenere prodotti che raccontano una storia di qualità, tradizione, soprattutto quando affrontano momenti particolarmente sfidanti &#8211; <strong>spiega McDonald’s</strong> &#8211; Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare le persone sul valore dei prodotti e delle eccellenze alimentari italiane e sostenere concretamente la filiera italiana, spesso fatta di piccole realtà che custodiscono saperi e tradizione”.</p>
<p>Per McDonald’s, il Made in Italy cresce quando trova canali nuovi per arrivare alle persone: “Anche un’insegna globale può diventare una vetrina quotidiana di ingredienti, filiere e territori italiani. Collaboriamo con fornitori nazionali attraverso partnership costruite nel tempo, che ci permettono di garantire qualità e continuità della fornitura. Negli ultimi quarant’anni abbiamo acquistato circa 13 miliardi di euro da fornitori italiani. Questo significa che la nostra crescita è stata anche crescita per una parte della filiera produttiva nazionale”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Una delle ultime iniziative risale al gennaio di quest’anno quando McDonald’s Italia ha presentato, in <strong>collaborazione con Fondazione Qualivita e Fai &#8211; Federazione apicoltori italiani</strong>, un progetto per <strong>valorizzare la qualità della filiera apistica nazionale</strong>, introducendo il miele d’acacia biologico italiano come dolcificante per le bevande McCafé. La distribuzione annua stimata è di circa 2 milioni di bustine, pari a circa 8 tonnellate di materia prima, contribuendo così a creare un canale concreto di valorizzazione del miele biologico italiano.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce nel <strong>percorso avviato con Fondazione Qualivita a sostegno delle filiere agroalimentari italiane in difficoltà</strong>. Un impegno che ha visto come primi passi l’accordo con la filiera del <strong>Pomodoro di Pachino Igp</strong> nel 2023; nel 2024 è stata la volta del supporto al <strong>Consorzio di tutela della Pera dell’Emilia-Romagna Igp</strong>, all’indomani delle alluvioni che hanno duramente colpito il territorio di produzione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Repubblica</strong></p>
<p>AL</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consorzio vini doc Trasimeno, cala la produzione di vino non la qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-vini-doc-trasimeno-cala-la-produzione-di-vino-non-la-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Vendemmia]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vendemmia, caldo estremo e siccità riducono la produzione del 10%, ma la qualità del vino resta alta. Tra costi in aumento e consumi in calo, i produttori affrontano nuove sfide. Nell’estate più calda di sempre [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vendemmia, caldo estremo e siccità riducono la produzione del 10%, ma la qualità del vino resta alta. Tra costi in aumento e consumi in calo, i produttori affrontano nuove sfide.</em></p>
<p>Nell’estate più calda di sempre la vendemmia del Colli del Trasimeno DOP è ormai alle spalle e in cantina si lavora già da settimane ai vini segnati da temperature roventi e scarsissime piogge. Risultato: un <strong>calo della produzione di circa il 10%</strong> con acini più piccoli e asciutti, ma senza che questo abbia compromesso la qualità rimasta invece molto alta.</p>
<p>Le contromisure sono già iniziate da diversi anni. Al <strong>consorzio dei vini doc del Trasimeno</strong> con impianti di irrigazione già da oltre un decennio e altri accorgimenti in vigna.</p>
<p>Il calo della produzione si accompagna ad altre problematiche per i produttori come <strong>l’aumento dei costi, specie carburanti ed energia</strong>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.rainews.it/tgr/umbria/video/2026/02/tgr-umbria-web-tasciotti-umbria-del-vino-ok-1200-logomp4-ff7ceffb-5294-43d3-a5ad-f5a365c6b5a7.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>RaiNews</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/consorzio-vini-doc-trasimeno-cala-la-produzione-di-vino-non-la-qualita/">Consorzio vini doc Trasimeno, cala la produzione di vino non la qualità</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consorzio Vini del Trentino, il terzo Bilancio di sostenibilità diventa un piano d’azione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-vini-del-trentino-il-terzo-bilancio-di-sostenibilita-diventa-un-piano-dazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:21:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bestpractice]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio di sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini del Trentino ha presentato il 3° Bilancio di Sostenibilità, che include un nuovo piano di sostenibilità 2026-2028. Il documento coinvolge l’intera filiera, dal vigneto alla cantina, e raccoglie dati secondo gli standard [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio Vini del Trentino ha presentato il 3° Bilancio di Sostenibilità, che include un nuovo piano di sostenibilità 2026-2028. Il documento coinvolge l’intera filiera, dal vigneto alla cantina, e raccoglie dati secondo gli standard internazionali GRI e SQNPI.</em></p>
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<p><strong>Non un traguardo ma un nuovo punto di partenza.</strong> Mercoledì 30 settembre 2026, all’ITAS Forum di Trento, il Consorzio Vini del Trentino ha presentato il suo <a href="https://vinideltrentino.com/3-bilancio-sostenibilita-presentazione-comunicato-stampa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>3° Bilancio di Sostenibilità</strong></a>, un documento che non riguarda solo l’ente di tutela ma l’intero comparto, dal vigneto alla cantina fino alla promozione sui mercati.</p>
<p><em>“Questo percorso è iniziato molti anni fa, con i primi progetti di qualità e i protocolli di produzione integrata, e oggi arriva al terzo bilancio”,</em> ha ricordato il <strong>Presidente del Consorzio Albino Zenatti.</strong> <em>“A differenza del precedente abbiamo voluto coinvolgere chi lavora ogni giorno in campagna, in cantina e nella rete commerciale. Un bilancio ha senso solo se lo si fa vivere a tutti. Per questo chiedo di leggerlo e di farci avere le vostre osservazioni”.</em></p>
<h4>I contenuti</h4>
<p>A illustrare i numeri è stato <strong>Stefano Rizzi, agronomo dell’Ufficio tutela del Consorzio.</strong> Il bilancio, che copre il triennio 2022-2025, segue gli standard internazionali GRI, integrati con SQNPI, VIVA ed Equalitas. Raccoglie dati del Consorzio, della filiera, delle cantine e delle aziende agricole, attraverso i registri di campagna. <em>“È un <strong>bilancio di territorio e di comparto</strong>”,</em> ha sottolineato Rizzi.</p>
<p>La <strong>fase di ascolto</strong> ha coinvolto rappresentanti delle cantine, viticoltori e sei esperti esterni tra mondo accademico, ricerca e comunicazione. Ne sono emerse <strong>sei aree prioritarie</strong>, dalla tutela delle denominazioni e dal valore per i soci all’uso responsabile dei prodotti fitosanitari, fino a suolo, paesaggio e biodiversità.</p>
<p>Tra i dati più significativi ci sono i <strong>dieci anni della certificazione di sostenibilità SQNPI</strong>, che ogni anno verifica <strong>oltre 5.000 viticoltori</strong> e riunisce sotto un unico schema praticamente tutto il vigneto trentino. Nel 2025 gli operatori di cantina hanno svolto in media più di 10 ore di formazione, e oltre 4.800 viticoltori sono stati coinvolti nelle attività formative. Uno studio triennale con la Fondazione Edmund Mach ha dimostrato che il modello viticolo trentino, con l’alternanza di vigneti e aree naturali, favorisce una presenza di <strong>api e altri apoidei</strong> significativamente maggiore rispetto alla viticoltura intensiva. <strong>Carbon footprint e water footprint sono state calcolate su quasi 9.000 ettari</strong>, individuando le leve su cui intervenire per migliorare.</p>
<p><strong>La vera novità è l’ultimo capitolo.</strong> Dai dati si passa a un <strong>piano di sostenibilità 2026-2028</strong> con obiettivi graduali, economicamente sostenibili, misurabili e verificabili nel tempo. Il bilancio è disponibile anche in formato digitale, scaricabile tramite QR code.</p>
<p><em>“Un bilancio di sostenibilità ha valore quando riesce a trasformare un percorso complesso in informazioni leggibili, verificabili e utili per orientare le scelte future. La sostenibilità, per noi, significa soprattutto capacità di migliorare nel tempo e di rendere questo miglioramento misurabile. I veri protagonisti sono le persone che questo bilancio lo fanno tutti i giorni, in vigna e in cantina”,</em> ha dichiarato il <strong>Direttore Generale del Consorzio Vini del Trentino, Graziano Molon.</strong></p>
<h4>La sostenibilità vista dai mercati</h4>
<p><strong>Cristina Mercuri MW</strong> – Master of Wine, Founder &amp; CEO di Mercuri Wine Club ha messo in evidenza un <strong>paradosso</strong>. Sette consumatori su dieci ritengono importante la sostenibilità, ma solo il 27% verifica che il prodotto sia davvero biologico e molti non sono disposti a pagarla di più. Con la direttiva europea del 2024, operativa da settembre, <strong>i claim dovranno essere dimostrabili.</strong></p>
<p><em>“Sul piano produttivo siamo avanti, su quello della comunicazione possiamo migliorare. I consumatori vogliono fatti concreti, non slogan. Prima si misura, poi si certifica, infine si comunica. Per un territorio come il Trentino un bilancio ripetuto ogni anno può diventare parte del valore della denominazione”.</em></p>
<p><strong>Astrid Palmieri, Direttore Corporate Sustainability di Esselunga</strong> ha portato il punto di vista della grande distribuzione, dove la responsabilità della sostenibilità è sempre più condivisa lungo la filiera: il nuovo piano dell’insegna punta a <strong>valutare il 90% dei fornitori ad alto impatto.</strong> <em>“Non importa partire tutti dallo stesso punto, importa condividere la stessa direzione”.</em></p>
<h4>La voce dei produttori</h4>
<p>Nella tavola rotonda moderata da <strong>Fabio Piccoli, Direttore Responsabile di Wine Meridian</strong>, il primo tema emerso è il valore del <strong>lavoro fatto insieme</strong>. <em>“Da piccole aziende non saremmo in grado di affrontare certe certificazioni, il Consorzio ci dà gli strumenti”,</em> ha spiegato <strong>Goffredo Pasolli</strong> (Gaierhof – Maso Poli). <strong>Federico Simoni</strong> (Cantine Monfort – Maso Cantanghel) è andato oltre. <em>“Oggi il vino deve essere sostenibile, punto. In Trentino l’abbiamo resa una cosa di territorio, ed è un plus per noi produttori”.</em> Nel mondo cooperativo la spinta arriva spesso dal basso, come ha raccontato <strong>Ludovico Berteotti</strong> (Cantina d’Isera). <em>“Il viticoltore è radicato nel suo territorio e custodirlo significa custodire casa sua”.</em></p>
<p>Per molte aziende la sostenibilità è una scelta che viene da lontano. <strong>Barbara Mottini</strong> (Cantina Vallarom) ha ricordato gli inizi nel 1999. <em>“Ci guardavano male, siamo partiti subito col biologico. Viviamo in mezzo alle vigne e siamo i primi consumatori del nostro vino”.</em> Per <strong>Martina Centa</strong> (Cantina Roeno) è soprattutto <em>“una responsabilità verso il futuro”.</em> <strong>Paolo Dorigati</strong> (Cantina Dorigati) la declina come <strong>convivenza</strong>: a Mezzocorona, tra vigneti e condomini, si provano varietà resistenti per non trattare vicino alle case.</p>
<p>Resta aperto il <strong>nodo della</strong> <strong>comunicazione</strong>. <strong>Francesca Tinazzi</strong> (Cantina Tinazzi) ha paragonato il report di sostenibilità al pesarsi. <em>“Ogni anno ti guardi allo specchio e ti dici che non è ancora abbastanza”.</em> Paolo Dorigati ha invitato a lavorare prima di tutto sul brand del territorio. <em>“La sostenibilità è un moltiplicatore. Se il valore del brand territoriale è basso, anche il risultato resta basso”.</em></p>
<p>Il 3° Bilancio di Sostenibilità del Consorzio Vini del Trentino si chiude così con una <strong>prospettiva concreta</strong>: non limitarsi a fotografare quanto è stato fatto, ma utilizzare dati, ascolto e confronto per definire le prossime tappe. Il <strong>piano 2026-2028 rappresenta in questo senso un impegno condiviso</strong>, che dovrà essere verificato nel tempo e aggiornato sulla base dei risultati raggiunti. Perché la sostenibilità, prima ancora di essere un obiettivo da comunicare, è un percorso quotidiano che coinvolge persone, imprese e territorio.</p>
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<p>Fonte: <a href="https://vinideltrentino.com/bilancio-sostenibilita-vini-trentino/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio Vini del Trentino</a></p>
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		<title>Poca acqua in alta quota: l’industria del formaggio paga la crisi climatica</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/poca-acqua-in-alta-quota-lindustria-del-formaggio-paga-la-crisi-climatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 07:36:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951 mette a rischio anche i formaggi, Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto prevede numeri in linea con il 2025 con un calo di qualche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951 mette a rischio anche i formaggi, Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto prevede numeri in linea con il 2025 con un calo di qualche centinaio di forme</em></p>
<p>Nel Tibet lombardo, la fine dell’estate ha il rumore di campanacci, zoccoli sull’asfalto e richiami gutturali. Vacche ornate di fiori e famiglie intere ai bordi della strada che attraversa Livigno, poi la mandria passa e dietro resta il dato vero dell’Alpenfest, la kermesse che tra Livigno e Trepalle ha accompagnato il ritorno degli animali dai pascoli: una volta si scendeva quando era la neve a riprendersi la scena. Ora lassù, in un fine settembre che segna 23 gradi sulla soglia dei duemila metri, l’erba è ormai gialla. Bruciata dal sole prima ancora che arrivasse il freddo, nel Comune più alto della Lombardia.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>La stagione che si chiude sulle montagne lombarde lascia così un paradosso. È stata <strong>l’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951</strong>, con una temperatura media superiore di 3,1 gradi alla media 1991-2020 e cinque ondate di calore. Eppure le precipitazioni complessive risultano nella norma. Il problema è come e quando è piovuto, e soprattutto con quanta acqua la montagna era arrivata a giugno.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Le filiere a Indicazione Geografica</h4>
<p>Altrove il conto è stato più pesante. In alcune malghe valtellinesi la scarsità d’acqua avrebbe costretto a riportare gli animali a valle già intorno a metà agosto. E il problema attraversa le province alpine, dalle Orobie al Bresciano.</p>
<p>I dati produttivi definitivi del Bitto arriveranno soltanto a metà ottobre, ma il <strong>Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto</strong> prevede numeri in linea con il 2025, con una leggera flessione. Quest’anno hanno prodotto Bitto 38 alpeggi. In Val Gerola si produce lo Storico Ribelle: «L’erba è stata poca ed è ingiallita presto», spiega Carlo Mazzoleni delle Valli del Bitto. Risultato: meno nutrimento, meno latte, forme più piccole e meno giorni in quota. La stima è di diverse centinaia di forme e alcune migliaia di chili di prodotto in meno rispetto alle attese.</p>
<p>In Valle Camonica il <strong>Silter Dop</strong> di malga richiede almeno cento giorni di stagionatura, mentre il <strong>Nostrano Valtrompia Dop</strong> arriva a un minimo di dodici mesi: per le forme 2026 è quindi presto per un giudizio.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Repubblica &#8211; Milano</strong></p>
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		<title>Greenwashing: via alle nuove norme UE, più trasparenza e tutela concreta del Made in Italy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/greenwashing-via-alle-nuove-norme-ue-piu-trasparenza-e-tutela-concreta-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Lollobrigida]]></category>
		<category><![CDATA[green washing]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Minsitro Lollobrigida: &#8220;Con le nuove norme UE sul Greenwashing più trasparenza per i cittadini e tutela concreta per il Made in Italy reale&#8221; &#8220;L&#8217;entrata in vigore oggi delle nuove norme contro il greenwashing è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Minsitro Lollobrigida: &#8220;Con le nuove norme UE sul Greenwashing più trasparenza per i cittadini e tutela concreta per il Made in Italy reale&#8221;</em></p>
<p>&#8220;<strong>L&#8217;entrata in vigore oggi delle nuove norme contro il greenwashing</strong> è un passaggio cruciale per difendere chi produce seriamente. La transizione ecologica si fa con la tracciabilità e il lavoro vero nelle nostre filiere. Gli agricoltori e le imprese del Made in Italy rappresentano già un&#8217;eccellenza in sostenibilità, ma hanno subito a lungo la concorrenza sleale di chi usava claim ambientali generici o autoproclamati. Mettendo fine alle comunicazioni ingannevoli, tuteliamo sia il diritto dei cittadini a un&#8217;informazione trasparente, sia il valore economico delle aziende che investono davvero nel rispetto dell&#8217;ambiente&#8221;. Così il Ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, commentando l&#8217;entrata in vigore da oggi, 27 settembre 2026, del D.Lgs. n. 30/2026. Il provvedimento recepisce la Direttiva (UE) 2024/825 (Empowering Consumers for the Green Transition) e modifica il Codice del Consumo italiano per fermare le pratiche commerciali ingannevoli. <strong>Il Decreto legislativo dà attuazione alla direttiva europea e prevede nuove responsabilità dei produttori, di tutti i soggetti della filiera, e dei Consorzi di tutela, ed introduce pesanti sanzioni</strong>&#8220;.</p>
<p>La nuova disciplina <strong>vieta l&#8217;uso di slogan generici come &#8220;green&#8221;, &#8220;eco&#8221; o &#8220;sostenibile&#8221; se non supportati da prestazioni dimostrabili e certificazioni esterne</strong>. Stop anche alle etichette ambientali prive di controllo indipendente, al vantare come distintivi i requisiti già imposti dalla legge e ai claim di &#8220;impatto zero&#8221; o &#8220;neutralità climatica&#8221; basati solo sulla compensazione delle emissioni tramite crediti di carbonio. Anche gli obiettivi futuri dovranno essere vincolati a piani industriali misurabili e verificati da terzi.</p>
<p>Sotto la vigilanza dell&#8217;AGCM, le aziende inadempienti rischiano sanzioni pecuniarie. Le nuove regole premiano così la trasparenza e la sostanza dei percorsi di sostenibilità reali.</p>
<p>&#8220;In un mercato globale in cui la reputazione vale quanto la qualità del prodotto &#8211; conclude Lollobrigida &#8211; la verità e la misurabilità diventano i nostri migliori alleati. Chi sceglie il Made in Italy deve avere la certezza assoluta di acquistare un&#8217;eccellenza del gusto e del saper fare, e allo stesso tempo un modello di sviluppo genuinamente rispettoso del territorio e delle future generazioni&#8221;.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.masaf.gov.it/lollobrigida-greenwashing-in-vigore-nuove-norme-ue" target="_blank" rel="noopener">Masaf &#8211; Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/greenwashing-via-alle-nuove-norme-ue-piu-trasparenza-e-tutela-concreta-del-made-in-italy/">Greenwashing: via alle nuove norme UE, più trasparenza e tutela concreta del Made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>L’impegno di Parmigiano Reggiano DOP e Slow Food per le “Terre Alte”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/limpegno-di-parmigiano-reggiano-dop-e-slow-food-per-le-terre-alte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti di montagna]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prenderà il via il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, la campagna di sensibilizzazione Terre Alte. Bertinelli: &#8220;Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano&#8221; Coinvolgeranno attivisti, produttori dei Presìdi e dei Mercati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Prenderà il via il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, la campagna di sensibilizzazione Terre Alte. Bertinelli: &#8220;Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano&#8221;</em></p>
<p><strong>Coinvolgeranno attivisti, produttori dei Presìdi e dei Mercati della Terra, cuochi dell’Alleanza Slow Food</strong> e giovani dai 13 ai 40 anni le iniziative di Slow Food Italia per <strong>valorizzare le Terre AltRe e dimostrare che questi luoghi – tutt’altro che marginali – sono una delle risorse più importanti per affrontare le crisi attuali.</strong></p>
<p>Presentate a Terra Madre Salone del Gusto 2026, partiranno a ottobre la campagna di sensibilizzazione <strong>“<a href="https://www.slowfood.it/terre-alte/terre-altre-riabitare-e-resistere/" target="_blank" rel="noopener">Terre AltRe. Riabitare e resistere</a></strong>”, che coinvolge l’intera rete della Chiocciola su tutto il territorio nazionale, e la Scuola di Terre Alte, una formazione diffusa rivolta a studenti delle scuole secondarie e giovani delle aree montane tra Lombardia e Basilicata.</p>
<p>“Il cibo può essere uno strumento per raccontare e riattivare le Terre Alte. Portare quei prodotti nelle città, nelle cucine e sulle tavole significa creare relazioni economiche e culturali, far conoscere territori troppo spesso considerati marginali e costruire nuove opportunità per chi sceglie di restare, tornare o investire in questi luoghi” dice il vicepresidente di Slow Food Italia, <strong>Federico Varazi</strong>. “<em>Se vogliamo che le Terre Alte tornino a essere abitate, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di poterci vivere e lavorare. E questo significa anche rendere contemporanei mestieri antichi. Non si tratta di tornare al passato, ma di recuperare conoscenze e pratiche che, reinterpretate attraverso tecniche, tecnologie e soluzioni innovative, possono diventare parte di un’economia capace di generare futuro. Il pastore, il castanicoltore, chi cura un pascolo o un bosco non produce soltanto un bene: produce biodiversità, presidia il territorio, contribuisce alla prevenzione del dissesto idrogeologico, mantiene vivi i paesaggi e genera servizi ecosistemici di cui beneficia l’intera collettività. La sfida è riconoscere il valore di queste economie e delle persone che le rendono possibili: non un’economia assistita o nostalgica, ma un’economia contemporanea, capace di trasformare la cura del territorio in lavoro, il lavoro in comunità e le comunità in futuro”.</em></p>
<p>Prati, boschi e pascoli contribuiscono a sequestrare il carbonio nel suolo e, se ben curate, possono arginare il dissesto idrogeologico e prevenire frane, smottamenti, incendi, garantendo così la sicurezza dei territori. Questi preziosi ma fragilissimi ecosistemi, oggi esposti in maniera violenta alle conseguenze della crisi climatica, custodiscono un patrimonio enorme di biodiversità: razze antiche e varietà di cereali, legumi, ortaggi, e vitigni adattatesi nei secoli alle aree montane, e relative tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione.</p>
<p>A causa di un processo di sviluppo squilibrato, a partire dagli anni ‘50 e ‘60, le aree interne del nostro Paese sono state progressivamente abbandonate. La conseguenza è che oggi chi le abita non ha le stesse opportunità, lo stesso accesso ai diritti fondamentali di chi vive in città. Meno servizi incrementano l’abbandono, in un circolo che indebolisce le comunità e modifica l’equilibrio ambientale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Il commento di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano</h4>
<p><strong>Nicola Bertinelli</strong>, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano: “<em>Siamo orgogliosi di sostenere Slow Food nella campagna ‘Terre AltRe’. Il Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quest’area geografica, con oltre il 22% della produzione totale. Operare in queste zone significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. <strong>Senza il Parmigiano Reggiano, qui l’agricoltura verrebbe abbandonata. Invece, grazie al lavoro incessante di 785 allevatori e 82 caseifici, stiamo trasformando queste sfide in opportunità.</strong> La permanenza di questa solida produzione agricola-zootecnica rappresenta un pilastro economico e sociale di interesse non solo per la comunità locale, ma per tutti. Essa contribuisce allo sviluppo di una società modernamente agricola e al mantenimento di un paesaggio riconoscibile e apprezzato, essenziale anche per costruire un ecosistema turistico di qualità che attragga visitatori consapevoli. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale</em>”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.gustoh24.it/limpegno-di-slow-food-e-parmigiano-reggiano-per-le-terre-alte/" target="_blank" rel="noopener">GustoH24.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/limpegno-di-parmigiano-reggiano-dop-e-slow-food-per-le-terre-alte/">L’impegno di Parmigiano Reggiano DOP e Slow Food per le “Terre Alte”</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Limoneti della Costa d&#8217;Amalfi IGP in salvo dai roghi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/limoneti-della-costa-damalfi-igp-in-salvo-dai-roghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bestpractice]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Limoni Costa d&#8217;Amalfi IGP risparmiati dagli incendi: &#8220;la presenza costante delle aziende agricole costituisce una barriera naturale contro il degrado idrogeologico e la propagazione dei fuochi&#8221;. &#8220;Per fortuna siamo lontani dagli incendi e da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I Limoni Costa d&#8217;Amalfi IGP risparmiati dagli incendi: &#8220;la presenza costante delle aziende agricole costituisce una barriera naturale contro il degrado idrogeologico e la propagazione dei fuochi&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;Per fortuna siamo lontani dagli incendi e da queste parti è tutto a posto&#8221;. Con queste parole Carlo De Riso, presidente di Costieragrumi, rassicura gli operatori del comparto ortofrutticolo a seguito della serie di <strong>incendi boschivi di vaste dimensioni che tra il 13 e il 16 settembre ha interessato la Costiera Amalfitana</strong>. I roghi, concentrati nelle fasce montane tra Positano, Amalfi, Agerola e la Penisola Sorrentina e alimentati da forti venti, sono stati denunciati per la loro probabile matrice dolosa dai sindaci locali, ma non hanno provocato danni agli abitati né feriti, venendo infine domati dalle squadre di soccorso.</p>
<p>Nel commentare l&#8217;impatto degli eventi sul patrimonio agricolo locale, De Riso chiarisce la geografia dei roghi: &#8220;Per quanto riguarda gli incendi di questi giorni, per fortuna i nostri limoneti non sono stati coinvolti. Le zone interessate si trovano sulle montagne a ridosso di Positano, in aree prive di limoneti e lontane dalle nostre zone di produzione&#8221;.</p>
<p>Il presidente evidenzia il valore del presidio umano: &#8220;Le zone colpite sono soprattutto aree dove il territorio è meno presidiato&#8221;. Al contrario, la presenza costante delle aziende agricole costituisce una barriera naturale contro il degrado idrogeologico e la propagazione dei fuochi: &#8220;I nostri giardini rappresentano un presidio prezioso: i produttori, con il loro lavoro quotidiano, sono vere e proprie sentinelle del territorio&#8221;.</p>
<p>Sul piano operativo e della gestione del rischio, la prevenzione viene attuata direttamente sul campo: &#8220;Abbiamo predisposto fasce tagliafuoco intorno ai limoneti e teniamo d&#8217;occhio qualsiasi segnale di fumo&#8221;. A questo si aggiunge l&#8217;osservanza delle disposizioni normative vigenti: &#8220;Rispettiamo il divieto di accendere fuochi fino al 1° ottobre, nemmeno per bruciare i rami secchi&#8221;.</p>
<p><strong>Bilancio della campagna commerciale e dinamiche di mercato</strong><br />
Accanto alla gestione dell&#8217;emergenza ambientale, l&#8217;analisi di Carlo De Riso consente di tracciare un consuntivo della stagione del Limone Costa d&#8217;Amalfi IGP. &#8220;La stagione del Limone Costa d&#8217;Amalfi IGP è ormai giunta al termine e, nonostante le difficoltà, possiamo ritenerci soddisfatti&#8221;, dichiara il manager</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/limoneti-della-costa-damalfi-igp-in-salvo-dai-roghi/">Limoneti della Costa d&#8217;Amalfi IGP in salvo dai roghi</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Peste suina, i contagi aumentano. Barriere anti cinghiali su A1 e A11</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/peste-suina-i-contagi-aumentano-barriere-anti-cinghiali-su-a1-e-a11/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:15:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[peste suina]]></category>
		<category><![CDATA[Zootecnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barriere anti cinghiali perla peste suina. Contagi in aumento, reti metalliche suA1 eA11. E nei boschi si va col disinfettante. Abbattuti 645 animali. Tre le province più colpite, ma ora rischiano Firenze, Prato e Pisa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barriere anti cinghiali perla peste suina. Contagi in aumento, reti metalliche suA1 eA11. E nei boschi si va col disinfettante. Abbattuti 645 animali. Tre le province più colpite, ma ora rischiano Firenze, Prato e Pisa</em></p>
<p>Una maxi operazione che prevede l’<strong>installazione di reti metalliche lungo l’autostrada del Sole tra Firenze e Bologna e lungo tutta la Firenze-Mare</strong> per impedire ai cinghiali di «scavallare» dalle zone infettate a quelle ancora indenni.</p>
<p>È questo <strong>uno degli interventi previsti per contrastare il diffondersi della peste suina africana</strong>, malattia virale che colpisce cinghiali e suini domestici, contagiosa e spesso letale per gli animali, ma che non si trasmette all’uomo e che viaggia attraverso vettori quali suole delle scarpe e pneumatici, oltre che attraverso gli animali stessi. Le barriere anti cinghiali saranno predisposte soprattutto nelle aree dove gli animali attraversano l’autostrada: ponticelli, tombini, cunicoli, corsi d’acqua e altri passaggi sotto l’autostrada.</p>
<p><strong>Il virus</strong>, come spiegato dal commissario toscano per l’emergenza Giorgio Briganti, <strong>circola attualmente nelle province di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia</strong>. Ci sono inoltre tre province che, per la loro vicinanza alle aree interessate, sono sottoposte a particolare attenzione e a misure restrittive: Pisa, Prato e Firenze.</p>
<p>«Siamo attivi nella ricerca del virus — ha detto Briganti — Stiamo effettuando campionamenti sui cinghiali abbattuti e sugli animali trovati morti, non soltanto nelle zone soggette a restrizioni, ma su tutto il territorio toscano. Stiamo lavorando sul miglioramento della biosicurezza degli allevamenti per rafforzare le misure di separazione tra la zona “sporca” e quella “pulita”, anche attraverso la doppia recinzione».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>«<strong>In Sardegna l’epidemia è durata dal 1978 al 2024.</strong> Noi dobbiamo darci degli orizzonti lunghi e non guardare ai risultati da qui a un mese. Allo stesso tempo però bisogna correre con gli abbattimenti di cinghiali per fare depopolamento».</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/peste-suina-africana-lallarme-del-consorzio-la-cinta-senese-rischia-di-scomparire/" target="_blank" rel="noopener">È quello che chiedono anche gli allevatori del Consorzio Cinta senese</a>, che negli ultimi mesi ha lanciato diversi allarmi sui rischi per la razza Dop che cresce in stato semibrado quindi meno isolabile. «Se arriva a Siena, per noi è finita».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere Fiorentino</strong></p>
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