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	<title>Ambiente &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Ambiente &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Consorzio Vini del Trentino, il terzo Bilancio di sostenibilità diventa un piano d’azione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:21:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini del Trentino ha presentato il 3° Bilancio di Sostenibilità, che include un nuovo piano di sostenibilità 2026-2028. Il documento coinvolge l’intera filiera, dal vigneto alla cantina, e raccoglie dati secondo gli standard [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio Vini del Trentino ha presentato il 3° Bilancio di Sostenibilità, che include un nuovo piano di sostenibilità 2026-2028. Il documento coinvolge l’intera filiera, dal vigneto alla cantina, e raccoglie dati secondo gli standard internazionali GRI e SQNPI.</em></p>
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<p><strong>Non un traguardo ma un nuovo punto di partenza.</strong> Mercoledì 30 settembre 2026, all’ITAS Forum di Trento, il Consorzio Vini del Trentino ha presentato il suo <a href="https://vinideltrentino.com/3-bilancio-sostenibilita-presentazione-comunicato-stampa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>3° Bilancio di Sostenibilità</strong></a>, un documento che non riguarda solo l’ente di tutela ma l’intero comparto, dal vigneto alla cantina fino alla promozione sui mercati.</p>
<p><em>“Questo percorso è iniziato molti anni fa, con i primi progetti di qualità e i protocolli di produzione integrata, e oggi arriva al terzo bilancio”,</em> ha ricordato il <strong>Presidente del Consorzio Albino Zenatti.</strong> <em>“A differenza del precedente abbiamo voluto coinvolgere chi lavora ogni giorno in campagna, in cantina e nella rete commerciale. Un bilancio ha senso solo se lo si fa vivere a tutti. Per questo chiedo di leggerlo e di farci avere le vostre osservazioni”.</em></p>
<h4>I contenuti</h4>
<p>A illustrare i numeri è stato <strong>Stefano Rizzi, agronomo dell’Ufficio tutela del Consorzio.</strong> Il bilancio, che copre il triennio 2022-2025, segue gli standard internazionali GRI, integrati con SQNPI, VIVA ed Equalitas. Raccoglie dati del Consorzio, della filiera, delle cantine e delle aziende agricole, attraverso i registri di campagna. <em>“È un <strong>bilancio di territorio e di comparto</strong>”,</em> ha sottolineato Rizzi.</p>
<p>La <strong>fase di ascolto</strong> ha coinvolto rappresentanti delle cantine, viticoltori e sei esperti esterni tra mondo accademico, ricerca e comunicazione. Ne sono emerse <strong>sei aree prioritarie</strong>, dalla tutela delle denominazioni e dal valore per i soci all’uso responsabile dei prodotti fitosanitari, fino a suolo, paesaggio e biodiversità.</p>
<p>Tra i dati più significativi ci sono i <strong>dieci anni della certificazione di sostenibilità SQNPI</strong>, che ogni anno verifica <strong>oltre 5.000 viticoltori</strong> e riunisce sotto un unico schema praticamente tutto il vigneto trentino. Nel 2025 gli operatori di cantina hanno svolto in media più di 10 ore di formazione, e oltre 4.800 viticoltori sono stati coinvolti nelle attività formative. Uno studio triennale con la Fondazione Edmund Mach ha dimostrato che il modello viticolo trentino, con l’alternanza di vigneti e aree naturali, favorisce una presenza di <strong>api e altri apoidei</strong> significativamente maggiore rispetto alla viticoltura intensiva. <strong>Carbon footprint e water footprint sono state calcolate su quasi 9.000 ettari</strong>, individuando le leve su cui intervenire per migliorare.</p>
<p><strong>La vera novità è l’ultimo capitolo.</strong> Dai dati si passa a un <strong>piano di sostenibilità 2026-2028</strong> con obiettivi graduali, economicamente sostenibili, misurabili e verificabili nel tempo. Il bilancio è disponibile anche in formato digitale, scaricabile tramite QR code.</p>
<p><em>“Un bilancio di sostenibilità ha valore quando riesce a trasformare un percorso complesso in informazioni leggibili, verificabili e utili per orientare le scelte future. La sostenibilità, per noi, significa soprattutto capacità di migliorare nel tempo e di rendere questo miglioramento misurabile. I veri protagonisti sono le persone che questo bilancio lo fanno tutti i giorni, in vigna e in cantina”,</em> ha dichiarato il <strong>Direttore Generale del Consorzio Vini del Trentino, Graziano Molon.</strong></p>
<h4>La sostenibilità vista dai mercati</h4>
<p><strong>Cristina Mercuri MW</strong> – Master of Wine, Founder &amp; CEO di Mercuri Wine Club ha messo in evidenza un <strong>paradosso</strong>. Sette consumatori su dieci ritengono importante la sostenibilità, ma solo il 27% verifica che il prodotto sia davvero biologico e molti non sono disposti a pagarla di più. Con la direttiva europea del 2024, operativa da settembre, <strong>i claim dovranno essere dimostrabili.</strong></p>
<p><em>“Sul piano produttivo siamo avanti, su quello della comunicazione possiamo migliorare. I consumatori vogliono fatti concreti, non slogan. Prima si misura, poi si certifica, infine si comunica. Per un territorio come il Trentino un bilancio ripetuto ogni anno può diventare parte del valore della denominazione”.</em></p>
<p><strong>Astrid Palmieri, Direttore Corporate Sustainability di Esselunga</strong> ha portato il punto di vista della grande distribuzione, dove la responsabilità della sostenibilità è sempre più condivisa lungo la filiera: il nuovo piano dell’insegna punta a <strong>valutare il 90% dei fornitori ad alto impatto.</strong> <em>“Non importa partire tutti dallo stesso punto, importa condividere la stessa direzione”.</em></p>
<h4>La voce dei produttori</h4>
<p>Nella tavola rotonda moderata da <strong>Fabio Piccoli, Direttore Responsabile di Wine Meridian</strong>, il primo tema emerso è il valore del <strong>lavoro fatto insieme</strong>. <em>“Da piccole aziende non saremmo in grado di affrontare certe certificazioni, il Consorzio ci dà gli strumenti”,</em> ha spiegato <strong>Goffredo Pasolli</strong> (Gaierhof – Maso Poli). <strong>Federico Simoni</strong> (Cantine Monfort – Maso Cantanghel) è andato oltre. <em>“Oggi il vino deve essere sostenibile, punto. In Trentino l’abbiamo resa una cosa di territorio, ed è un plus per noi produttori”.</em> Nel mondo cooperativo la spinta arriva spesso dal basso, come ha raccontato <strong>Ludovico Berteotti</strong> (Cantina d’Isera). <em>“Il viticoltore è radicato nel suo territorio e custodirlo significa custodire casa sua”.</em></p>
<p>Per molte aziende la sostenibilità è una scelta che viene da lontano. <strong>Barbara Mottini</strong> (Cantina Vallarom) ha ricordato gli inizi nel 1999. <em>“Ci guardavano male, siamo partiti subito col biologico. Viviamo in mezzo alle vigne e siamo i primi consumatori del nostro vino”.</em> Per <strong>Martina Centa</strong> (Cantina Roeno) è soprattutto <em>“una responsabilità verso il futuro”.</em> <strong>Paolo Dorigati</strong> (Cantina Dorigati) la declina come <strong>convivenza</strong>: a Mezzocorona, tra vigneti e condomini, si provano varietà resistenti per non trattare vicino alle case.</p>
<p>Resta aperto il <strong>nodo della</strong> <strong>comunicazione</strong>. <strong>Francesca Tinazzi</strong> (Cantina Tinazzi) ha paragonato il report di sostenibilità al pesarsi. <em>“Ogni anno ti guardi allo specchio e ti dici che non è ancora abbastanza”.</em> Paolo Dorigati ha invitato a lavorare prima di tutto sul brand del territorio. <em>“La sostenibilità è un moltiplicatore. Se il valore del brand territoriale è basso, anche il risultato resta basso”.</em></p>
<p>Il 3° Bilancio di Sostenibilità del Consorzio Vini del Trentino si chiude così con una <strong>prospettiva concreta</strong>: non limitarsi a fotografare quanto è stato fatto, ma utilizzare dati, ascolto e confronto per definire le prossime tappe. Il <strong>piano 2026-2028 rappresenta in questo senso un impegno condiviso</strong>, che dovrà essere verificato nel tempo e aggiornato sulla base dei risultati raggiunti. Perché la sostenibilità, prima ancora di essere un obiettivo da comunicare, è un percorso quotidiano che coinvolge persone, imprese e territorio.</p>
</div>
<p>Fonte: <a href="https://vinideltrentino.com/bilancio-sostenibilita-vini-trentino/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio Vini del Trentino</a></p>
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		<title>Poca acqua in alta quota: l’industria del formaggio paga la crisi climatica</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/poca-acqua-in-alta-quota-lindustria-del-formaggio-paga-la-crisi-climatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 07:36:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951 mette a rischio anche i formaggi, Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto prevede numeri in linea con il 2025 con un calo di qualche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951 mette a rischio anche i formaggi, Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto prevede numeri in linea con il 2025 con un calo di qualche centinaio di forme</em></p>
<p>Nel Tibet lombardo, la fine dell’estate ha il rumore di campanacci, zoccoli sull’asfalto e richiami gutturali. Vacche ornate di fiori e famiglie intere ai bordi della strada che attraversa Livigno, poi la mandria passa e dietro resta il dato vero dell’Alpenfest, la kermesse che tra Livigno e Trepalle ha accompagnato il ritorno degli animali dai pascoli: una volta si scendeva quando era la neve a riprendersi la scena. Ora lassù, in un fine settembre che segna 23 gradi sulla soglia dei duemila metri, l’erba è ormai gialla. Bruciata dal sole prima ancora che arrivasse il freddo, nel Comune più alto della Lombardia.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>La stagione che si chiude sulle montagne lombarde lascia così un paradosso. È stata <strong>l’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951</strong>, con una temperatura media superiore di 3,1 gradi alla media 1991-2020 e cinque ondate di calore. Eppure le precipitazioni complessive risultano nella norma. Il problema è come e quando è piovuto, e soprattutto con quanta acqua la montagna era arrivata a giugno.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Le filiere a Indicazione Geografica</h4>
<p>Altrove il conto è stato più pesante. In alcune malghe valtellinesi la scarsità d’acqua avrebbe costretto a riportare gli animali a valle già intorno a metà agosto. E il problema attraversa le province alpine, dalle Orobie al Bresciano.</p>
<p>I dati produttivi definitivi del Bitto arriveranno soltanto a metà ottobre, ma il <strong>Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto</strong> prevede numeri in linea con il 2025, con una leggera flessione. Quest’anno hanno prodotto Bitto 38 alpeggi. In Val Gerola si produce lo Storico Ribelle: «L’erba è stata poca ed è ingiallita presto», spiega Carlo Mazzoleni delle Valli del Bitto. Risultato: meno nutrimento, meno latte, forme più piccole e meno giorni in quota. La stima è di diverse centinaia di forme e alcune migliaia di chili di prodotto in meno rispetto alle attese.</p>
<p>In Valle Camonica il <strong>Silter Dop</strong> di malga richiede almeno cento giorni di stagionatura, mentre il <strong>Nostrano Valtrompia Dop</strong> arriva a un minimo di dodici mesi: per le forme 2026 è quindi presto per un giudizio.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Repubblica &#8211; Milano</strong></p>
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		<title>Greenwashing: via alle nuove norme UE, più trasparenza e tutela concreta del Made in Italy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/greenwashing-via-alle-nuove-norme-ue-piu-trasparenza-e-tutela-concreta-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Lollobrigida]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Minsitro Lollobrigida: &#8220;Con le nuove norme UE sul Greenwashing più trasparenza per i cittadini e tutela concreta per il Made in Italy reale&#8221; &#8220;L&#8217;entrata in vigore oggi delle nuove norme contro il greenwashing è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Minsitro Lollobrigida: &#8220;Con le nuove norme UE sul Greenwashing più trasparenza per i cittadini e tutela concreta per il Made in Italy reale&#8221;</em></p>
<p>&#8220;<strong>L&#8217;entrata in vigore oggi delle nuove norme contro il greenwashing</strong> è un passaggio cruciale per difendere chi produce seriamente. La transizione ecologica si fa con la tracciabilità e il lavoro vero nelle nostre filiere. Gli agricoltori e le imprese del Made in Italy rappresentano già un&#8217;eccellenza in sostenibilità, ma hanno subito a lungo la concorrenza sleale di chi usava claim ambientali generici o autoproclamati. Mettendo fine alle comunicazioni ingannevoli, tuteliamo sia il diritto dei cittadini a un&#8217;informazione trasparente, sia il valore economico delle aziende che investono davvero nel rispetto dell&#8217;ambiente&#8221;. Così il Ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, commentando l&#8217;entrata in vigore da oggi, 27 settembre 2026, del D.Lgs. n. 30/2026. Il provvedimento recepisce la Direttiva (UE) 2024/825 (Empowering Consumers for the Green Transition) e modifica il Codice del Consumo italiano per fermare le pratiche commerciali ingannevoli. <strong>Il Decreto legislativo dà attuazione alla direttiva europea e prevede nuove responsabilità dei produttori, di tutti i soggetti della filiera, e dei Consorzi di tutela, ed introduce pesanti sanzioni</strong>&#8220;.</p>
<p>La nuova disciplina <strong>vieta l&#8217;uso di slogan generici come &#8220;green&#8221;, &#8220;eco&#8221; o &#8220;sostenibile&#8221; se non supportati da prestazioni dimostrabili e certificazioni esterne</strong>. Stop anche alle etichette ambientali prive di controllo indipendente, al vantare come distintivi i requisiti già imposti dalla legge e ai claim di &#8220;impatto zero&#8221; o &#8220;neutralità climatica&#8221; basati solo sulla compensazione delle emissioni tramite crediti di carbonio. Anche gli obiettivi futuri dovranno essere vincolati a piani industriali misurabili e verificati da terzi.</p>
<p>Sotto la vigilanza dell&#8217;AGCM, le aziende inadempienti rischiano sanzioni pecuniarie. Le nuove regole premiano così la trasparenza e la sostanza dei percorsi di sostenibilità reali.</p>
<p>&#8220;In un mercato globale in cui la reputazione vale quanto la qualità del prodotto &#8211; conclude Lollobrigida &#8211; la verità e la misurabilità diventano i nostri migliori alleati. Chi sceglie il Made in Italy deve avere la certezza assoluta di acquistare un&#8217;eccellenza del gusto e del saper fare, e allo stesso tempo un modello di sviluppo genuinamente rispettoso del territorio e delle future generazioni&#8221;.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.masaf.gov.it/lollobrigida-greenwashing-in-vigore-nuove-norme-ue" target="_blank" rel="noopener">Masaf &#8211; Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste</a></strong></p>
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		<title>L’impegno di Parmigiano Reggiano DOP e Slow Food per le “Terre Alte”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/limpegno-di-parmigiano-reggiano-dop-e-slow-food-per-le-terre-alte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti di montagna]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prenderà il via il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, la campagna di sensibilizzazione Terre Alte. Bertinelli: &#8220;Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano&#8221; Coinvolgeranno attivisti, produttori dei Presìdi e dei Mercati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Prenderà il via il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, la campagna di sensibilizzazione Terre Alte. Bertinelli: &#8220;Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano&#8221;</em></p>
<p><strong>Coinvolgeranno attivisti, produttori dei Presìdi e dei Mercati della Terra, cuochi dell’Alleanza Slow Food</strong> e giovani dai 13 ai 40 anni le iniziative di Slow Food Italia per <strong>valorizzare le Terre AltRe e dimostrare che questi luoghi – tutt’altro che marginali – sono una delle risorse più importanti per affrontare le crisi attuali.</strong></p>
<p>Presentate a Terra Madre Salone del Gusto 2026, partiranno a ottobre la campagna di sensibilizzazione <strong>“<a href="https://www.slowfood.it/terre-alte/terre-altre-riabitare-e-resistere/" target="_blank" rel="noopener">Terre AltRe. Riabitare e resistere</a></strong>”, che coinvolge l’intera rete della Chiocciola su tutto il territorio nazionale, e la Scuola di Terre Alte, una formazione diffusa rivolta a studenti delle scuole secondarie e giovani delle aree montane tra Lombardia e Basilicata.</p>
<p>“Il cibo può essere uno strumento per raccontare e riattivare le Terre Alte. Portare quei prodotti nelle città, nelle cucine e sulle tavole significa creare relazioni economiche e culturali, far conoscere territori troppo spesso considerati marginali e costruire nuove opportunità per chi sceglie di restare, tornare o investire in questi luoghi” dice il vicepresidente di Slow Food Italia, <strong>Federico Varazi</strong>. “<em>Se vogliamo che le Terre Alte tornino a essere abitate, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di poterci vivere e lavorare. E questo significa anche rendere contemporanei mestieri antichi. Non si tratta di tornare al passato, ma di recuperare conoscenze e pratiche che, reinterpretate attraverso tecniche, tecnologie e soluzioni innovative, possono diventare parte di un’economia capace di generare futuro. Il pastore, il castanicoltore, chi cura un pascolo o un bosco non produce soltanto un bene: produce biodiversità, presidia il territorio, contribuisce alla prevenzione del dissesto idrogeologico, mantiene vivi i paesaggi e genera servizi ecosistemici di cui beneficia l’intera collettività. La sfida è riconoscere il valore di queste economie e delle persone che le rendono possibili: non un’economia assistita o nostalgica, ma un’economia contemporanea, capace di trasformare la cura del territorio in lavoro, il lavoro in comunità e le comunità in futuro”.</em></p>
<p>Prati, boschi e pascoli contribuiscono a sequestrare il carbonio nel suolo e, se ben curate, possono arginare il dissesto idrogeologico e prevenire frane, smottamenti, incendi, garantendo così la sicurezza dei territori. Questi preziosi ma fragilissimi ecosistemi, oggi esposti in maniera violenta alle conseguenze della crisi climatica, custodiscono un patrimonio enorme di biodiversità: razze antiche e varietà di cereali, legumi, ortaggi, e vitigni adattatesi nei secoli alle aree montane, e relative tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione.</p>
<p>A causa di un processo di sviluppo squilibrato, a partire dagli anni ‘50 e ‘60, le aree interne del nostro Paese sono state progressivamente abbandonate. La conseguenza è che oggi chi le abita non ha le stesse opportunità, lo stesso accesso ai diritti fondamentali di chi vive in città. Meno servizi incrementano l’abbandono, in un circolo che indebolisce le comunità e modifica l’equilibrio ambientale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Il commento di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano</h4>
<p><strong>Nicola Bertinelli</strong>, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano: “<em>Siamo orgogliosi di sostenere Slow Food nella campagna ‘Terre AltRe’. Il Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quest’area geografica, con oltre il 22% della produzione totale. Operare in queste zone significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. <strong>Senza il Parmigiano Reggiano, qui l’agricoltura verrebbe abbandonata. Invece, grazie al lavoro incessante di 785 allevatori e 82 caseifici, stiamo trasformando queste sfide in opportunità.</strong> La permanenza di questa solida produzione agricola-zootecnica rappresenta un pilastro economico e sociale di interesse non solo per la comunità locale, ma per tutti. Essa contribuisce allo sviluppo di una società modernamente agricola e al mantenimento di un paesaggio riconoscibile e apprezzato, essenziale anche per costruire un ecosistema turistico di qualità che attragga visitatori consapevoli. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale</em>”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.gustoh24.it/limpegno-di-slow-food-e-parmigiano-reggiano-per-le-terre-alte/" target="_blank" rel="noopener">GustoH24.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/limpegno-di-parmigiano-reggiano-dop-e-slow-food-per-le-terre-alte/">L’impegno di Parmigiano Reggiano DOP e Slow Food per le “Terre Alte”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Limoneti della Costa d&#8217;Amalfi IGP in salvo dai roghi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/limoneti-della-costa-damalfi-igp-in-salvo-dai-roghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bestpractice]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Limoni Costa d&#8217;Amalfi IGP risparmiati dagli incendi: &#8220;la presenza costante delle aziende agricole costituisce una barriera naturale contro il degrado idrogeologico e la propagazione dei fuochi&#8221;. &#8220;Per fortuna siamo lontani dagli incendi e da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I Limoni Costa d&#8217;Amalfi IGP risparmiati dagli incendi: &#8220;la presenza costante delle aziende agricole costituisce una barriera naturale contro il degrado idrogeologico e la propagazione dei fuochi&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;Per fortuna siamo lontani dagli incendi e da queste parti è tutto a posto&#8221;. Con queste parole Carlo De Riso, presidente di Costieragrumi, rassicura gli operatori del comparto ortofrutticolo a seguito della serie di <strong>incendi boschivi di vaste dimensioni che tra il 13 e il 16 settembre ha interessato la Costiera Amalfitana</strong>. I roghi, concentrati nelle fasce montane tra Positano, Amalfi, Agerola e la Penisola Sorrentina e alimentati da forti venti, sono stati denunciati per la loro probabile matrice dolosa dai sindaci locali, ma non hanno provocato danni agli abitati né feriti, venendo infine domati dalle squadre di soccorso.</p>
<p>Nel commentare l&#8217;impatto degli eventi sul patrimonio agricolo locale, De Riso chiarisce la geografia dei roghi: &#8220;Per quanto riguarda gli incendi di questi giorni, per fortuna i nostri limoneti non sono stati coinvolti. Le zone interessate si trovano sulle montagne a ridosso di Positano, in aree prive di limoneti e lontane dalle nostre zone di produzione&#8221;.</p>
<p>Il presidente evidenzia il valore del presidio umano: &#8220;Le zone colpite sono soprattutto aree dove il territorio è meno presidiato&#8221;. Al contrario, la presenza costante delle aziende agricole costituisce una barriera naturale contro il degrado idrogeologico e la propagazione dei fuochi: &#8220;I nostri giardini rappresentano un presidio prezioso: i produttori, con il loro lavoro quotidiano, sono vere e proprie sentinelle del territorio&#8221;.</p>
<p>Sul piano operativo e della gestione del rischio, la prevenzione viene attuata direttamente sul campo: &#8220;Abbiamo predisposto fasce tagliafuoco intorno ai limoneti e teniamo d&#8217;occhio qualsiasi segnale di fumo&#8221;. A questo si aggiunge l&#8217;osservanza delle disposizioni normative vigenti: &#8220;Rispettiamo il divieto di accendere fuochi fino al 1° ottobre, nemmeno per bruciare i rami secchi&#8221;.</p>
<p><strong>Bilancio della campagna commerciale e dinamiche di mercato</strong><br />
Accanto alla gestione dell&#8217;emergenza ambientale, l&#8217;analisi di Carlo De Riso consente di tracciare un consuntivo della stagione del Limone Costa d&#8217;Amalfi IGP. &#8220;La stagione del Limone Costa d&#8217;Amalfi IGP è ormai giunta al termine e, nonostante le difficoltà, possiamo ritenerci soddisfatti&#8221;, dichiara il manager</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Peste suina, i contagi aumentano. Barriere anti cinghiali su A1 e A11</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/peste-suina-i-contagi-aumentano-barriere-anti-cinghiali-su-a1-e-a11/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:15:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[peste suina]]></category>
		<category><![CDATA[Zootecnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barriere anti cinghiali perla peste suina. Contagi in aumento, reti metalliche suA1 eA11. E nei boschi si va col disinfettante. Abbattuti 645 animali. Tre le province più colpite, ma ora rischiano Firenze, Prato e Pisa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barriere anti cinghiali perla peste suina. Contagi in aumento, reti metalliche suA1 eA11. E nei boschi si va col disinfettante. Abbattuti 645 animali. Tre le province più colpite, ma ora rischiano Firenze, Prato e Pisa</em></p>
<p>Una maxi operazione che prevede l’<strong>installazione di reti metalliche lungo l’autostrada del Sole tra Firenze e Bologna e lungo tutta la Firenze-Mare</strong> per impedire ai cinghiali di «scavallare» dalle zone infettate a quelle ancora indenni.</p>
<p>È questo <strong>uno degli interventi previsti per contrastare il diffondersi della peste suina africana</strong>, malattia virale che colpisce cinghiali e suini domestici, contagiosa e spesso letale per gli animali, ma che non si trasmette all’uomo e che viaggia attraverso vettori quali suole delle scarpe e pneumatici, oltre che attraverso gli animali stessi. Le barriere anti cinghiali saranno predisposte soprattutto nelle aree dove gli animali attraversano l’autostrada: ponticelli, tombini, cunicoli, corsi d’acqua e altri passaggi sotto l’autostrada.</p>
<p><strong>Il virus</strong>, come spiegato dal commissario toscano per l’emergenza Giorgio Briganti, <strong>circola attualmente nelle province di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia</strong>. Ci sono inoltre tre province che, per la loro vicinanza alle aree interessate, sono sottoposte a particolare attenzione e a misure restrittive: Pisa, Prato e Firenze.</p>
<p>«Siamo attivi nella ricerca del virus — ha detto Briganti — Stiamo effettuando campionamenti sui cinghiali abbattuti e sugli animali trovati morti, non soltanto nelle zone soggette a restrizioni, ma su tutto il territorio toscano. Stiamo lavorando sul miglioramento della biosicurezza degli allevamenti per rafforzare le misure di separazione tra la zona “sporca” e quella “pulita”, anche attraverso la doppia recinzione».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>«<strong>In Sardegna l’epidemia è durata dal 1978 al 2024.</strong> Noi dobbiamo darci degli orizzonti lunghi e non guardare ai risultati da qui a un mese. Allo stesso tempo però bisogna correre con gli abbattimenti di cinghiali per fare depopolamento».</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/peste-suina-africana-lallarme-del-consorzio-la-cinta-senese-rischia-di-scomparire/" target="_blank" rel="noopener">È quello che chiedono anche gli allevatori del Consorzio Cinta senese</a>, che negli ultimi mesi ha lanciato diversi allarmi sui rischi per la razza Dop che cresce in stato semibrado quindi meno isolabile. «Se arriva a Siena, per noi è finita».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere Fiorentino</strong></p>
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		<title>La nuova geografia del cibo italiano entro il 2050: vigneti in alto, olivi a Nord e pomodori a rischio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-nuova-geografia-del-cibo-italiano-entro-il-2050-vigneti-piu-in-alto-olivi-verso-nord-e-pomodori-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi climatica sta ridisegnando la mappa agricola italiana, aprendo nuovi territori ad alcune colture e rendendo più ostici quelli in cui sono cresciute per secoli. Ma non sarà un semplice «trasloco» verso Nord o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La crisi climatica sta ridisegnando la mappa agricola italiana, aprendo nuovi territori ad alcune colture e rendendo più ostici quelli in cui sono cresciute per secoli. Ma non sarà un semplice «trasloco» verso Nord o altro: ecco alcuni scenari possibili secondo gli esperti.</em></p>
<p>Un vigneto sopra i mille metri sulle Alpi. Olivi dove fino a pochi decenni fa gli inverni erano troppo rigidi per coltivarli. E, più a Sud, pomodori messi alla prova da estati sempre più calde e dalla scarsità d&#8217;acqua. <strong>Il cambiamento climatico sta ridisegnando anche la geografia del cibo italiano</strong>. Non sarà un semplice trasloco da Sud verso Nord e non avverrà da un giorno all&#8217;altro. Per vite e olivo la direzione è visibile salendo di latitudine e di quota. Per il pomodoro da industria la sfida è diversa: continuare a produrre nelle grandi aree della Pianura Padana e del Mezzogiorno con temperature più alte e meno acqua a disposizione. Il 2050 è più vicino di quanto sembri. La domanda, dunque, non è solo dove coltiveremo domani, ma anche <strong>cosa dovremo cambiare</strong> per continuare a coltivare ciò che oggi consideriamo italiano. Ne abbiamo parlato con due esperti, <strong>Carlo Andreotti e Davide Cammarano</strong>.</p>
<h4>La vite sale di quota</h4>
<p>La vite è uno degli indicatori più immediati del cambiamento in corso. Temperatura e disponibilità d&#8217;acqua determinano maturazione dell&#8217;uva, acidità, zuccheri, aromi e quindi anche lo stile del vino. Uno studio pubblicato nel 2024 su <em>Atmosphere</em> ha analizzato come potrebbero cambiare le condizioni bioclimatiche della viticoltura nazionale fino al 2080. <strong>Il quadro mostra una progressiva trasformazione delle fasce climatiche</strong>. Il fenomeno si fa evidente sulle Alpi. In Alto Adige, dove oggi i vigneti arrivano fino a circa mille metri di altitudine, l&#8217;aumento delle temperature può rendere più adatti alla vite territori oggi troppo freddi. Persino aree oltre i mille metri potrebbero diventare più favorevoli alla coltivazione. Salire, però, non significa trovare nuovo terreno disponibile. «Si crescerà in altitudine, ma lo si dovrà fare in maniera accurata, consapevole, basata su solide informazioni tecniche e non sarà un passaggio a costo zero», puntualizza subito <strong>Carlo Andreotti, docente alla Libera Università di Bolzano.</strong></p>
<p>Il problema sono in particolar modo gli eventi estremi. Una gelata primaverile può arrivare proprio nella fase più delicata dello sviluppo della pianta, rendendo rischiosi investimenti importanti. «Se i tempi di ritorno di eventi estremi, come le gelate primaverili appunto, diventano troppo brevi, chi fa un investimento di centinaia di migliaia di euro può trovarsi nella condizione di non poter più considerare quell&#8217;investimento possibile o remunerativo», chiarisce ancora. <strong>La viticoltura del futuro, dunque, sarà anche una questione di tecnologia: </strong>sistemi di protezione, gestione della chioma, irrigazione di soccorso, portinnesti, nuove varietà e capacità di leggere con maggiore precisione il rischio.</p>
<p>[…]</p>
<h4>L&#8217;olio va verso Nord</h4>
<p>Se la vite sale, l&#8217;olivo si muove verso Nord e quote maggiori. Il <strong>CREA</strong> considera l&#8217;olivo un importante «bio-indicatore» dell&#8217;evoluzione del clima mediterraneo. Proprio secondo le elaborazioni del <strong>Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l&#8217;analisi dell&#8217;Economia Agraria</strong>, negli anni Duemila le aree climaticamente utilizzabili per l&#8217;olivicoltura rappresentavano circa il 39 percento dell&#8217;area mediterranea; potrebbero arrivare a circa il 50 percento nel 2050. L&#8217;espansione interessa soprattutto altitudini maggiori nell&#8217;Italia centrale e latitudini più settentrionali, comprese le province di Treviso e Pordenone.</p>
<p>[…]</p>
<h4>Spostare il pomodoro? Non è così semplice</h4>
<p>Se al Sud farà troppo caldo, coltiveremo il pomodoro più a Nord? «Per le colture annuali il discorso è un po’ diverso», spiega Cammarano che aggiunge: «Si può anticipare la semina o il trapianto, cambiare varietà e utilizzare genotipi più resistenti al caldo o alla siccità. <strong>Anche l&#8217;agricoltura di precisione può aiutare a distribuire acqua e altri input soltanto dove e quando servono</strong>. Sul pomodoro alcune aziende stanno già lavorando per sviluppare genotipi più resistenti alle temperature elevate e alla siccità. La scienza sulla fisiologia delle piante annuali si muove molto velocemente». La genetica può quindi diventare una delle chiavi dell&#8217;adattamento, ma <strong>non è una bacchetta magica</strong>: «Possiamo cambiare la data di semina, per esempio anticipandola. Se, però, le temperature invernali non scendono più sotto a determinate soglie o arrivano ritorni di freddo, quella strategia potrebbe non essere ottimale. Il nostro studio, del resto, fotografava soprattutto cosa potrebbe accadere mantenendo genotipi e tecniche attuali. L&#8217;agricoltura del 2050 sarà probabilmente diversa».</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.corriere.it/cook/26_settembre_11/la-nuova-geografia-del-cibo-italiano-entro-il-2050-vigneti-sempre-piu-in-alto-olivi-verso-nord-e-pomodori-a-rischio-fa288f7c-b359-472c-bf21-687bd0b47xlk.shtml?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cook &#8211; Corriere della Sera</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-nuova-geografia-del-cibo-italiano-entro-il-2050-vigneti-piu-in-alto-olivi-verso-nord-e-pomodori-a-rischio/">La nuova geografia del cibo italiano entro il 2050: vigneti in alto, olivi a Nord e pomodori a rischio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Champagne DOP stringe i rubinetti: nel 2026 la resa autorizzata più bassa del secolo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-stringe-i-rubinetti-nel-2026-la-resa-autorizzata-piu-bassa-del-secolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comité Champagne fissa la resa a 8.800 kg/ha, equivalente a circa 250 milioni di bottiglie: il quarto taglio consecutivo in un anno segnato da gelate, ondate di calore e siccità. La Champagne frena ancora: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Comité Champagne fissa la resa a 8.800 kg/ha, equivalente a circa 250 milioni di bottiglie: il quarto taglio consecutivo in un anno segnato da gelate, ondate di calore e siccità.</em></p>
<p>La Champagne frena ancora: il Comité Champagne fissa il tetto della resa commercializzabile 2026 a 8.800 kg/ha, pari a 250 milioni di bottiglie, il livello più basso dell’era moderna dopo il Covid. Tra gelate, ondate di calore e siccità, la filiera punta a riequilibrare le scorte senza sacrificare la qualità, con una vendemmia che si annuncia tra le più precoci di sempre.</p>
<p>Riunitisi il 22 luglio scorso, i <strong>vertici del Comité Champagne </strong>hanno tracciato la rotta per la vendemmia 2026, e il segnale è inequivocabile: <strong>prudenza</strong>. La resa commercializzabile — la quantità di uva che può essere trasformata in vino destinato alla vendita — è stato fissato a <strong>8.800 kg/ha</strong>, un valore che il CIVC stima equivalere a circa <strong>250 milioni di bottiglie</strong>. Si tratta del livello più basso dell’era moderna, se si esclude l’anomalia pandemica del 2020, quando il tetto venne inizialmente stabilito a 8.000 kg/ha (poi ritoccato a 8.400 kg/ha a dicembre, quando le vendite mostrarono un timido recupero). Il dato 2026 rappresenta quindi il <strong>secondo rendimento commerciale più basso del secolo</strong>.</p>
<p>Il numero acquista ancora più peso se letto in prospettiva. Il tetto scende di 200 kg/ha rispetto ai 9.000 kg/ha del 2025, ma il vero scarto emerge guardando più indietro: <strong>10.000 kg/ha nel 2024</strong>, <strong>11.400 kg/ha nel 2023</strong> e <strong>12.000 kg/ha nel 2022</strong>. In appena quattro campagne, la Champagne ha tagliato la resa autorizzata di oltre il 26%. Non è un episodio isolato, ma <strong>la quarta riduzione consecutiva</strong>, la conferma di una traiettoria che il settore ha intrapreso con determinazione dal 2025 in poi.</p>
<h4>Una decisione collettiva, non un’imposizione dall’alto</h4>
<p>Il Comité Champagne ha voluto sottolineare la natura condivisa della scelta, definendola in un comunicato ufficiale una <strong>decisione collettiva</strong> presa insieme da <em>vignerons</em> e <em>maisons</em>, “volta a riequilibrare progressivamente le scorte, preservando al contempo la sostenibilità economica dei vigneti e il mantenimento degli standard qualitativi”.</p>
<p>Non è retorica di circostanza: l’obiettivo dichiarato è <strong>ridurre le giacenze di</strong> <strong>circa dieci milioni di bottiglie</strong>, ma senza traumi — evitando cioè un aggiustamento troppo brusco che rischierebbe di rendere più fragile il tessuto produttivo.</p>
<p>David Chatillon, Presidente dell’Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne, ha rivendicato la specificità del <strong>modello champenois</strong>: “La Champagne dispone di un modello collettivo unico che le permette di adattare le proprie decisioni alla realtà del mercato senza perdere di vista l’essenziale: <strong>preservare nel tempo il valore della denominazione</strong>”. Un concetto ribadito parlando di approccio responsabile in un contesto economico ancora incerto. Sulla stessa linea Maxime Toubart, Presidente del Syndicat Général des Vignerons e co-presidente del CIVC, che ha parlato di “<strong>decisione misurata</strong>, attenta sia alla realtà del vigneto sia al futuro della filiera”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/vendemmia-champagne-2026-rendimento-record-basso/?fbclid=IwY2xjawUN7B5wZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMUtxSHlzU3RSTmlJMVdpREJzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEejPKKMwZUh2aD_1CyoKTeEZtYtvpf_GHprpx_pEtzVMm3HXw8q7HHqGvzJ6g_aem_Yh3lK303c4EL3YvIeX3zrg" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-stringe-i-rubinetti-nel-2026-la-resa-autorizzata-piu-bassa-del-secolo/">Champagne DOP stringe i rubinetti: nel 2026 la resa autorizzata più bassa del secolo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Anche il miele soffre le ondate di caldo, import salito del 18%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/anche-il-miele-soffre-le-ondate-di-caldo-import-salito-del-18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[altri prodotti di origine animale]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apicoltura. Annata compromessa nelle aree più siccitose, con ricavi giù fino al 50%. In Italia prodotte 31mila tonnellate a fronte di un deficit di 26mila Anche la produzione italiana di miele paga lo scotto della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/anche-il-miele-soffre-le-ondate-di-caldo-import-salito-del-18/">Anche il miele soffre le ondate di caldo, import salito del 18%</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Apicoltura. Annata compromessa nelle aree più siccitose, con ricavi giù fino al 50%. In Italia prodotte 31mila tonnellate a fronte di un deficit di 26mila</em></p>
<p>Anche la <strong>produzione italiana di miele paga lo scotto della crisi climatica</strong>. Non tutta nello stesso modo, perché <strong>la campagna che si avvia alla chiusura è stata migliore in montagna</strong> ma estremamente difficile in pianura e nelle regioni più calde, come Sicilia e Sardegna.</p>
<p>Secondo l’Osservatorio nazionale miele il primo bilancio del 2026 restituisce l’immagine di <strong>un’annata senza un andamento uniforme</strong>: in alcuni territori le produzioni sono state buone o molto buone, mentre in aree vicine i raccolti sono risultati modesti o addirittura assenti, con grandi differenze non solo tra regioni, ma anche tra apiari vicini, in funzione di altitudine, esposizione, varroa (la malattia delle api), disponibilità idrica e tempestività degli spostamenti.</p>
<blockquote><p>Acacia, eucalipto, millefiori, tiglio, rododendro, castagno, agrumi, mieli di bosco e di alta montagna… l’Italia si distingue per la straordinaria biodiversità dei mieli, con oltre 60 varietà, dalle Dop come il Miele della Lunigiana, delle Dolomiti Bellunesi e il Miele Varesino, fino ad arrivare alle produzioni affinate in barrique o aromatizzate.</p></blockquote>
<p>Proprio nei giorni scorsi <strong>le principali associazioni di settore (Fai, Mic e Unaapi) hanno scritto al Masaf per chiedere un sostegno specifico legato al reddito degli apicoltori</strong> nell’ambito della nuova Politica agricola comune, denunciando una crisi legata a «fattori estranei alla capacità tecnica e imprenditoriale dell’apicoltore» e una <strong>contrazione dei ricavi tra il 25 e il 50 per cento</strong>. Eppure la stagione era iniziata bene, con temperature primaverili miti favorevoli allo sviluppo delle colonie e all’anticipo delle fioriture. Ma l’apicoltura, cartina di tornasole dello stato di salute ambientale, non poteva non pagare i successivi sbalzi termici, temporali e lunghe ondate di calore che hanno seccato rapidamente i terreni e accorciato la durata delle fioriture, riducendo la disponibilità di nettare per le api in molte aree del Paese.</p>
<p><strong>La nota positiva in un contesto che ha visto l’azzeramento di alcune produzioni è stata la ripresa complessiva del miele di acacia</strong>, prodotto cruciale per la redditività aziendale; resta però l’incertezza sulla reazione del mercato e sulla tenuta dei prezzi, in un contesto ancora caratterizzato – sottolinea l’Osservatorio – dalla presenza di giacenze della stagione passata.</p>
<p><strong>L’unica certezza riguarda invece l’aumento dell’import, salito del 18% nel 2025</strong> a oltre 26mila tonnellate di cui oltre un quarto di provenienza extraUe, a fronte di una produzione nazionale di circa 31mila tonnellate e consumi stabili a circa mezzo chilo a persona all’anno, al di sotto della media europea di 600 grammi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il caldo riscrive regole e scenari dell&#8217;agricoltura</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-caldo-riscrive-regole-e-scenari-dellagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:08:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=528008</guid>

					<description><![CDATA[<p>Crisi climatica, costi alle stelle. Dall&#8217;agricoltura alla zootecnia, fino all&#8217;accoglienza turistica: il cambiamento climatico impone nuove soluzioni. Gli eventi climatici estremi da un lato e la corsa dei costi dall&#8217;altro, complici i conflitti internazionali, tratteggiano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Crisi climatica, costi alle stelle. Dall&#8217;agricoltura alla zootecnia, fino all&#8217;accoglienza turistica: il cambiamento climatico impone nuove soluzioni.</em></p>
<p>Gli <strong>eventi climatici estremi</strong> da un lato e la <strong>corsa dei costi dall&#8217;altro</strong>, complici i conflitti internazionali, tratteggiano un <strong>orizzonte poco confortante per l&#8217;agricoltura toscana</strong>, dopo che già lo scorso anno era stato avaro di soddisfazioni. <strong>Nel 2025 l&#8217;agricoltura toscana ha generato 4,17 miliardi di euro</strong> di produzione a prezzi correnti, circa 124 milioni in più rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p>Il segno positivo c&#8217;è, ma va letto con attenzione: è quasi interamente il frutto di una ripresa dei prezzi, non di una crescita reale dell&#8217;attività produttiva. <strong>A prezzi correnti, infatti, la produzione agricola regionale è cresciuta del 3,1% (più 3,9% in Italia) ma in termini reali ha segnato una flessione dello 0,7% e il valore aggiunto è sceso dell&#8217;1,7%</strong>. Nel frattempo i consumi intermedi — cioè i costi sostenuti dalle imprese agricole — sono tornati a crescere del 2% in termini nominali e dell&#8217;1,6% in termini reali, il che significa che le aziende hanno acquistato più input a fronte di una produzione in calo.</p>
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<h4>Il quadro per filiera è molto eterogeneo</h4>
<p>Secondo Irpet è la <strong>zootecnia</strong> il vero traino del 2025: il comparto ha segnato un più 7,4% in valore nominale, avvantaggiandosi del calo del costo dei mangimi (meno 3,7% a prezzi correnti). Le <strong>carni bovine</strong> hanno guadagnato il 19,6% in valore e il pollame il 15,1%. Le <strong>uova</strong>, dopo una performance negativa nel 2024, sono rimbalzate del 14,9%. <strong>L&#8217;olio d&#8217;oliva</strong> è il comparto che ha performato meglio: la produzione è cresciuta dell&#8217;11,4% in termini nominali e addirittura del 13,6% in termini reali. La ragione di scambio delle aziende olivicole si mantiene su livelli nettamente superiori alla media regionale, beneficiando di una dinamica pluriennale favorevole. All&#8217;opposto si trova il <strong>vino</strong>, che nel 2025 ha interrotto bruscamente la ripresa del 2024: la produzione vitivinicola è calata dell&#8217;11,5%in valore e del 1o% in termini reali, con il vino in bottiglia che ha perso il 13,5% in valore corrente e il 13,8% in volume. Il peso del comparto sul mercato del lavoro rende il dato particolarmente rilevante: la vitivinicoltura attiva ogni anno quasi un terzo del totale degli avviamenti in agricoltura.</p>
<h4>I rischi per per le Indicazioni Geografiche</h4>
<p>Ci sono poi <strong>i rischi crescenti legati al cambiamento climatico</strong>: sul sito della Piattaforma nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (lo strumento con cui Ispra e ministero dell&#8217;Ambiente condividono dati e informazioni) si legge che «<strong>l&#8217;agricoltura sarà sempre più soggetta a diminuzioni della produttività delle principali colture</strong>» e che il «settore agroalimentare andrà incontro ad un generale calo delle capacità produttive, al quale sarà strettamente legata anche una possibile diminuzione delle caratteristiche qualitative del prodotto, con <strong>ricadute negative sulle produzioni tipiche di qualità</strong>. Particolare <strong>attenzione dovrà essere riservata alle diverse Dop, Igp ed Igt</strong>».</p>
<p>Nulla di buono per l&#8217;Italia, che con i suoi 856 tra cibi e vini certificati è il Paese numero uno in Europa. E meno che mai per la Toscana, che conta complessivamente 32 prodotti alimentari a marchio Dop e Igp e 58 denominazioni vitivinicole d&#8217;origine e geografiche e sta nel gruppo di testa insieme a Veneto e Emilia Romagna.</p>
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<p>Fonte: <strong>L&#8217;economia &#8211; Corriere della Sera</strong></p>
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