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	<title>Ambiente &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Ambiente &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Delta del Po, caldo e alghe tolgono ossigeno. Moria di pesci, cozze e vongole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Allarme sul Delta del Po, l&#8217;acqua ribolle e i vegetali prolificano: allevamenti in ginocchio e danni milionari I pescatori tentano di pulire la superficie. «Ma servono opere per facilitare il ricambio d&#8217;acqua». Il mare della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Allarme sul Delta del Po, l&#8217;acqua ribolle e i vegetali prolificano: allevamenti in ginocchio e danni milionari I pescatori tentano di pulire la superficie. «Ma servono opere per facilitare il ricambio d&#8217;acqua».</em></p>
<p>Il <strong>mare della Sacca</strong>, a Goro, sembra uno specchio. Riflette il sole, acceca. I pescatori &#8211; gli occhi come fessure &#8211; con le draghe tirano a bordo alghe e ancora alghe. Una montagna verde che, in quella pentola che <strong>ribolle per le alte temperature, soffoca le vongole</strong>. Massimo Genari, direttore generale del Copego, consorzio che conta oltre 600 pescatori, è preoccupato.</p>
<p><em>&#8220;La situazione è critica, molto. Tanto caldo e troppo presto. Poi quella marea di alghe&#8221;</em>. Che come una coperta toglie ossigeno, uccide. <strong>A rischio le vongole, le cozze</strong>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Si contano i danni,  <strong>da Porto Tolle (Veneto) a Goro</strong>, in provincia di Ferrara. Confcooperative Agroalimentare e Pesca denuncia: <em>&#8220;Il clima costa 200 milioni l`anno alla pesca italiana. A Scardovari si è verificata una moria improvvisa di mille quintali di <strong>Cozza di Scardovari DOP</strong>, a Goro scompare fino al <strong>90% di vongole</strong>. L&#8217;ondata di caldo estremo sta mettendo in ginocchio gli ecosistemi lagunari dell&#8217;Alto Adriatico, aggravando una situazione già critica dagli effetti del granchio blu&#8221;</em>.</p>
<p>La temperatura dell`acqua ha raggunto i 32 gradi, riduce la concentrazione di ossigeno, fioriscono le alghe. Un<strong> tappeto lattiginoso che i pescatori cercano di spazzare via,</strong> il ponte delle barche, le ceste gonfie di quella che alcuni chiamano verdura di mare. Inarrestabile la strage delle vongole, allevamenti che a fatica si erano risollevati. Reti a proteggerle dal granchio blu ma non dall&#8217;acqua morta.</p>
<p>I produttori chiedono <strong>interventi di manutenzione</strong>, opere per eliminare le strozzature verso il mare, per sistemare i fondale così da permettere una maggiore ossigenazione delle acque che da giorni sembrano in agonia.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Resto del Carlino</strong></p>
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		<title>Adattarsi ai cambiamenti climatici: cosa influenza le scelte dei produttori di Indicazioni Geografiche?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/adattarsi-ai-cambiamenti-climatici-cosa-influenza-le-scelte-dei-produttori-di-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell’Università di Padova indaga la propensione all’adattamento al cambiamento climatico dei produttori IG veneti, dimostrando come il rigore dei disciplinari DOP non freni la resilienza Il cambiamento climatico è ormai una realtà che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/adattarsi-ai-cambiamenti-climatici-cosa-influenza-le-scelte-dei-produttori-di-indicazioni-geografiche/">Adattarsi ai cambiamenti climatici: cosa influenza le scelte dei produttori di Indicazioni Geografiche?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio dell’Università di Padova indaga la propensione all’adattamento al cambiamento climatico dei produttori IG veneti, dimostrando come il rigore dei disciplinari DOP non freni la resilienza</em></p>
<p>Il cambiamento climatico è ormai una realtà che impatta tutti, ma in modo particolare l’agricoltura. Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP27, nel 2022), è stato sottolineato quanto sia fondamentale condividere buone pratiche di adattamento, soprattutto tra produttori e istituzioni pubbliche. Adattarsi ai cambiamenti climatici significa modi­ficare le proprie pratiche per ridurre i danni o sfruttare eventuali vantaggi (IPCC, 2014). In agricoltura, queste strategie possono essere molto diverse: si va dall’uso di nuove tecnologie alla scelta di colture più resistenti, dal cam­biamento dei calendari di raccolta fino a decisioni più profonde sulla gestio­ne aziendale.</p>
<p>Per i produttori di Indicazioni Geografiche – come le DOP e le IGP – adattarsi è ancora più complesso. Questi prodotti, infatti, sono legati in modo stretto al territorio e alle sue condizioni climatiche e ambientali. Cambiare un disci­plinare di produzione – che regola confini geografici dell’area di produzio­ne, varietà coltivate, date di raccolta – è difficile, lungo e richiede l’accordo di molti attori. Questo rende le IG particolarmente vulnerabili: la capacità di adattamento, infatti, dipende dalla volontà e dalla possibilità degli attori loca­li di innovare, entro i limiti imposti dal disciplinare di produzione. Nonostante la centralità del tema, gli studi in merito sono ancora limitati, soprattutto nei Paesi ad alto reddito. Molti studi si concentrano sul vino, ma si sa poco sulle scelte di adattamento delle altre produzioni agroalimentari certificate (es. si vedano in merito i lavori di Marescotti et al., 2020; Henry, 2023).</p>
<blockquote><p><strong>Dana Salpina</strong><br />
Ricercatrice presso l&#8217;Euro-Mediterranean Center on Climate Change (CMCC) e professoressa a contratto presso l’Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Francesco Pagliacci</strong><br />
Professore Associato in Economia Agraria presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p></blockquote>
<p>Questo studio tenta di colmare questa lacuna di conoscenza, analizzando le strategie di adattamento locale nel contesto delle IG agroalimentari nella Regione Veneto. Obiettivo del lavoro è quello di rispondere a due domande di ricerca: Quali strategie di adattamento vengono adottate? Cosa spinge (o frena) i produttori nel fare queste scelte? Attraverso un que­stionario online, rivolto ai produttori di IG agroalimentari, si è cercato di testare come l&#8217;adattamento ruoti attorno alla com­plessa interazione di diversi fattori, suddivisibili in quattro ambiti principali: i) Caratteristiche socio-demografiche dei produttori (ad esempio, età, sesso e livello di istruzione); ii) Gestione aziendale (agricoltori a tempo pieno vs. part-time) e partecipazione a reti sociali; iii) Caratteristiche del prodotto (produzioni vegetali vs. animali, produzioni DOP vs. IGP); iv) entità e percezione del cambiamento climatico.</p>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L’analisi si concentra sulla Regione Veneto non solo per l’importanza che le IG agroalimentari rivestono nell’eco­nomia della regione (nei comuni della regione possono essere prodotte 18 DOP e 18 IGP agroalimentari) (ISME­A-Qualivita, 2022) ma anche perché la regione è partico­larmente esposta agli effetti del clima che cambia: si re­gistrano temperature più alte, piogge meno prevedibili e più eventi estremi. Ai produttori di IG agroalimentari della Regione Veneto – con il supporto di Consorzi e Or­ganizzazioni di Produttori (OP) – è stato somministrato un questionario online. Dopo una fase pilota (dicembre 2021), l’indagine è stata condotta tra gennaio e agosto 2022. Complessivamente, sono state raccolte 183 rispo­ste, ma solo 137 sono state quelle valide. Il campione fi­nale comprende 29 produttori di IG animali (ad esempio, formaggi, prodotti a base di carne) e 108 produttori di IG vegetali (ad esempio, ciliegie, radicchio).</p>
<p>Dopo una prima analisi delle statistiche descrittive, rela­tivamente a percezione di cambiamenti climatici, eventi estremi e pratiche di adattamento, un modello econo­metrico logit multinomiale è stato utilizzato per analizzare i fattori che possono influenzare la disponibilità ad adottare strategie di adattamento a livello aziendale. Sono stati stimati diversi modelli, usando una stessa va­riabile dipendente, rappresentata dalla distinzione tra: i) avere già adottato misure di adattamento; ii) avere in­tenzione di farlo in futuro e iii) non avere intenzione di adottare tali misure. Tra le variabili esplicative testate, sono state incluse: caratteristiche socio-demografiche, gestione aziendale e reti, caratteristiche del prodotto, percezione e dati sul cambiamento climatico (oltre a una variabile di controllo sull’altitudine).</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>La <strong>Tabella 1 </strong>riporta le principali statistiche descrittive del campione di 137 produttori intervistati, con rife­rimento alle caratteristiche socio-demografiche, alla gestione dell&#8217;azienda e reti sociali e alle caratteristiche del prodotto. Inoltre, rispetto al cambiamento climati­co, i dati forniti da Ferrari e Gjergji (2020) e alcune del­le variabili accessorie raccolte nel sondaggio aiutano a caratterizzarne la portata. In media, i comuni in cui sono localizzati i terreni dei produttori hanno registrato un aumento pari a +2,7 °C, nel confronto tra 1961-1970 e 2009-2018. Inoltre, questi cambiamenti si vedono: il 90% dei produttori ha notato cambiamenti concreti nel clima. In particolare, preoccupano le piogge sempre più irregolari (per l’80% circa dei produttori), le temperatu­re in aumento, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti.</p>
<p>Tuttavia, l’adattamento è ancora parziale: solo un pro­duttore su quattro ha già adottato misure di adattamen­to, mentre uno su tre circa pensa di farlo in futuro. Tra le misure più comuni ci sono le assicurazioni agricole e il ricorso ad attività di formazione tecnica e di consulenza. I produttori di IG vegetali puntano su nuove varietà, mi­glior gestione dell’irrigazione e dei parassiti. Quelli di IG animali investono su impianti di raffrescamento in stalla e sull’importazione di foraggio.</p>
<p>Analizzando i dati, lo studio ha poi individuato i princi­pali fattori che spingono un produttore a implementare misure di adattamento o meno. Nello studio, sono stati stimati 5 distinti modelli econometrici. I risultati mo­strano che il livello di istruzione è tra i principali fattori che influenzano la scelta di adattarsi ai cambiamenti cli­matici (rispetto all’opzione di non adattare): chi ha stu­diato in ambito agrario è molto più propenso ad adottare misure di adattamento. Anche il tipo di lavoro agricolo è importante: chi lavora a tempo pieno è più coinvolto e disposto a innovare (anche in termini di adattamento) rispetto a chi ha un’attività agricola part-time. Per quan­to riguarda il tipo di IG, i produttori di IG vegetali sono meno propensi ad adattare rispetto ai produttori di IG animali. Infine, l’esperienza diretta del cambiamento cli­matico conta: chi vede con i propri occhi gli effetti del clima tende ad agire. Un risultato interessante riguarda invece il tipo di certificazione (DOP o IGP). Contraria­mente a quanto si potrebbe pensare, la maggiore rigidi­tà dei disciplinari DOP non sembra frenare l’adattamen­to più di quanto accada per le IGP.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Analizzando le strategie di adattamento al cambiamen­to climatico da parte dei produttori di IG agroalimen­tari nella Regione Veneto emergono alcune indicazioni di interesse. Nonostante un’elevata consapevolezza del cambiamento climatico, solo il 50% dei produttori ha adottato o intende adottare misure di adattamento. Tutti i principali fattori esplicativi utilizzati nel model­lo risultano importanti per spiegare tali scelte, mentre appare in parte inatteso il ruolo giocato dal tipo di cer­tificazione (DOP o IGP), che non risulta significativo. Tuttavia, questo risultato sembra essere supportato anche dall&#8217;analisi delle principali barriere osservate dai produttori: i soggetti intervistati sono infatti molto più preoccupati dalla mancanza di risorse finanziarie o dalle difficoltà di accesso ai fondi pubblici (ad esempio, quel­li della Politica di Sviluppo Rurale). Anche i problemi di scarsa informazione e limitata diffusione della cono­scenza sembrano rappresentare una barriera al processo di adattamento.</p>
<p>Di conseguenza, emergono alcune indicazioni pratiche, non solo per il contesto regionale ma anche per quello di altri territori. L’analisi suggerisce che, oltre a mag­giori risorse economiche e un accesso semplificato ai fondi pubblici (ad esempio nella nuova PAC 2023–2027) è altresì fondamentale migliorare la diffusione delle informazioni, ad esempio sull’efficacia delle nuove tec­nologie o su come altri produttori o altri sistemi di IG affrontano gli stessi problemi e gli stessi rischi. Le reti di collaborazione tra produttori (peer-to-peer) e le attività di formazione possono fare la differenza. In particola­re, i Consorzi e OP devono avere un ruolo attivo, anche come “mediatori di innovazione”, facilitando il dialogo tra agricoltori e mondo della ricerca.</p>
<p>In sintesi, il cambiamento climatico è una sfida concreta per i produttori di IG. Lo studio mostra che la volontà di adattarsi c’è, ma non è ancora diffusa quanto servirebbe. La buona notizia è che educazione, esperienza e colla­borazione possono fare da motore del cambiamento. Le politiche pubbliche, quindi, dovrebbero puntare non solo su finanziamenti, ma anche su formazione, condivi­sione delle conoscenze e sostegno alle reti locali, facili­tando il trasferimento delle conoscenze. Infine, sarebbe importante che ulteriori studi replicassero l&#8217;indagine in altri Paesi o regioni, oppure estendessero il confronto anche a gruppi di produttori che operano al di fuori de­gli schemi di qualità, contribuendo così ad aumentare e a diffondere la conoscenza su questi temi così importanti.</p>
<blockquote>
<h4>RIFERIMENTI RICERCA</h4>
<p><strong>Titolo<br />
</strong>Adapting to climate change: what really drives the choices of the producers of Geographical Indications?</p>
<p><strong>Autore<br />
</strong>F. Pagliacci, D. Salpina</p>
<p><strong>Fonte<br />
</strong>Bio-based and Applied Economics 13(3) 265-283<br />
Doi: https://doi.org/10.36253/bae-15221</p>
<p><strong>Abstract </strong></p>
<p>In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti climatici, si fa sempre più pressante l’esigenza di individuare le migliori prati­che di adattamento ai cambiamenti climatici in agricoltura e di comprendere i fattori che determinano la disponibilità dei pro­duttori ad attuare strategie di adattamento. Molti studi prendono in esame esclusivamente l’agricoltura tradizionale e settori specifici (ad esempio, quello vitivinicolo), mentre è stata prestata scarsa attenzione ai prodotti certificati e di alta qualità nel loro complesso. Per colmare questa lacuna di conoscenza, nel 2022 è stata condotta un&#8217;indagine online basata su un questio­nario rivolta a 137 produttori di prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica nella Regione Veneto (Italia nord-orientale). Utilizzando un modello logit multinomiale, questo studio evidenzia i fattori che spiegano le strategie di adattamento distin­guendo tre casi: (i) agricoltori che hanno implementato strategie di adattamento; (ii) agricoltori che intendono implementarle in futuro; (iii) agricoltori che non le hanno né attuate né intendono farlo. I risultati suggeriscono che le caratteristiche socio-de­mografiche, in particolare l’istruzione, sono rilevanti, con i produttori in possesso di un diploma di scuola superiore in agri­coltura che mostrano una maggiore disponibilità ad adattarsi. Inoltre gli agricoltori a tempo pieno presentano una maggiore probabilità di aver già attuato strategie di adattamento. Infine, anche l’osservazione diretta dei cambiamenti climatici nell’area di produzione influenza le decisioni di adattamento degli agricoltori</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Ferrari, L., Gjergji, O. (2020). Il riscaldamento climatico in Europa, comune per comune. In: European Data Journalism Network. Available at: https://www.europeandatajournalism.eu/ita/Notizie/Data-news/Il-riscaldamento-climatico-in-Europa-comune-per-comune (last accessed on 19th December 2022).</li>
<li>Henry, L. (2023). Adapting the designated area of geographical indications to climate change. American Journal of Agricultural Economics 105, 1088-1115. https://doi.org/10.1111/ajae.12358.</li>
<li>IPCC (2014). Annex II: Glossary. IPCC: Geneva (CH). https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/WGIIAR5-AnnexII_FINAL.pdf (last accessed on 20th December 2022).</li>
<li>Ismea-Qualivita (2022). Rapporto sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG. Fondazione Qualivita, Siena, Italia. https://www.qualivita.it/osservatorio/rapporto-ismea-qualivita/#toggle-id-1 (last accessed on 18th December 2022).</li>
<li>Marescotti, A., Quiñones-Ruiz, X.F., Edelmann, H., Belletti, G., Broscha, K., Altenbuchner, C., Penker, M., Scaramuzzi, S. (2020). Are Protected Geographical Indications Evolving Due to Environmentally Related Justifications? An Analysis of Amendments in the Fruit and Vegetable Sector in the European Union. Sustainability 12(9), 3571. https://doi.org/10.3390/su12093571.</li>
<li>Salpina, D., Pagliacci, F. (2022b). Are We Adapting to Climate Change? Evidence from the High-Quality Agri-Food Sector in the Veneto Region. Sustainability 14(18), 11482. https://doi.org/10.3390/su141811482.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<div class="entry-content">
<div class="entry-content">
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Adattarsi-ai-cambiamenti-climatici_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/adattarsi-ai-cambiamenti-climatici-cosa-influenza-le-scelte-dei-produttori-di-indicazioni-geografiche/">Adattarsi ai cambiamenti climatici: cosa influenza le scelte dei produttori di Indicazioni Geografiche?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Indicazioni Geografiche e innovazione verde: il territorio che genera conoscenza</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazione-verde-il-territorio-che-genera-conoscenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione Ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell’Università degli Studi di Milano mostra che DOP e IGP possono stimolare l&#8217;innovazione ambientale, soprattutto nei territori agricoli meno avanzati Le Indicazioni Geografiche nascono per proteggere un legame: quello tra un prodotto, un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio dell’Università degli Studi di Milano mostra che DOP e IGP possono stimolare l&#8217;innovazione ambientale, soprattutto nei territori agricoli meno avanzati</em></p>
<p>Le Indicazioni Geografiche nascono per proteggere un legame: quello tra un prodotto, un territorio e una comunità di produttori. Nella per­cezione più diffusa, DOP e IGP servono a difendere un nome, garantire l’origine e distinguere un prodotto sul mercato. La ricerca condotta da cui nasce questo articolo parte da questa funzione, ma prova a guardare oltre. La domanda è semplice: le Indicazioni Geografiche possono contribuire alla transizione verde dell’agricoltura?</p>
<p>La risposta non è immediata, perché una denominazione non è solo un se­gno giuridico. Attorno a un prodotto DOP o IGP si formano nel tempo saperi produttivi, regole condivise, relazioni tra imprese, e nuovi assetti istituzio­nali. Questo insieme di conoscenze e legami può diventare una risorsa col­lettiva. Non appartiene a una singola azienda, ma a un sistema locale.</p>
<p>Nello studio questa risorsa viene letta come capitale intellettuale territoria­le, dove il territorio non offre soltanto materie prime, storia o reputazione. Può offrire anche conoscenza organizzata: competenze delle persone, rela­zioni tra gli attori, regole che aiutano a coordinare le scelte. Quando questi elementi funzionano, possono rendere più facile introdurre tecnologie e pratiche utili alla sostenibilità.</p>
<p>L’innovazione green osservata in questo studio riguarda i brevetti legati a tecnologie ambientali in agricoltura. I brevetti non rappresentano tutta l’innovazione che avviene nelle filiere, perché molte soluzioni nascono nei campi, nei caseifici, nei frantoi o nelle relazioni tra produttori e non vengono brevettate. Tuttavia, i brevetti permettono di confrontare territori diversi nel tempo e di osservare la parte più formalizzata dell’in­novazione tecnologica.</p>
<p>Il punto chiave è che le DOP e IGP non generano innova­zione automaticamente. Il loro contributo dipende dal contesto. Nelle regioni già molto avanzate, dove imprese, ricerca e investimenti privati sono più forti, l’innovazione può seguire canali diversi dalla denominazione. Nei ter­ritori meno vicini alla frontiera tecnologica, cioè con mi­nore capacità produttiva e innovativa, una IG può invece svolgere un ruolo più visibile: mette insieme gli operatori, rafforza la fiducia, rende più credibili gli investimenti co­muni e facilita la circolazione di nuove soluzioni.</p>
<p>Il messaggio per il sistema DOP IGP è concreto. La tutela dell’origine e della qualità può diventare anche una leva per la transizione verde, soprattutto dove le reti di inno­vazione sono più fragili. In questi casi la denominazione può funzionare come una infrastruttura territoriale: non sostituisce ricerca, formazione e investimenti, ma può aiutare a collegarli alla filiera e al luogo.</p>
<blockquote><p><strong>Federico Zilia<br />
</strong>Titolare di incarico di ricerca in Economia e gestione delle imprese presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali &#8211; UNIMI.</p>
<p><strong>Luigi Orsi<br />
</strong>Prof. associato in Economia e gestione delle imprese presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali &#8211; UNIMI.</p>
<p><strong>Ivan De Noni<br />
</strong>Prof. associato in Economia e gestione delle imprese presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali &#8211; UNIMI.</p>
<p><strong>Alessandro Olper<br />
</strong>Prof. ordinario di Economia e Politica agraria presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali &#8211; UNIMI.</p>
<p><strong>Stefanella Stranieri<br />
</strong>Prof. associato di Economia e Politica agraria presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali &#8211; UNIMI.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Per capire se le Indicazioni Geografiche possono favorire l’innovazione verde, la ricerca osserva l’agricoltura euro­pea lungo un periodo ampio, dal 1996 al 2022. L’analisi ri­guarda 251 regioni e mette in relazione la presenza di pro­dotti DOP e IGP con la capacità dei territori di produrre brevetti agricoli legati alla sostenibilità ambientale.</p>
<p>Il campione comprende 1.932 prodotti DOP e IGP. Sono esclusi vini e distillati, per mantenere un perimetro di analisi più omogeneo. L&#8217;innovazione verde è misurata attraverso i brevetti agricoli che riguardano tecnologie ambientali, cioè soluzioni pensate per ridurre l’impatto dell’agricoltura o per adattarla meglio ai cambiamenti cli­matici. Nel periodo considerato, lo studio osserva 3.036 brevetti agricoli verdi (<strong>Figure da 1 a 4</strong>) su 34.813 brevetti agricoli complessivi.</p>
<p>Un passaggio centrale è il confronto tra territori con di­versi livelli di sviluppo tecnologico. Non tutte le regioni europee partono dallo stesso punto: alcune dispongono già di imprese innovative, università, investimenti e reti di ricerca consolidate; altre hanno sistemi produttivi più fragili. Per questo lo studio non si limita a chiedere se le DOP e IGP aiutino l’innovazione verde, ma cerca di capi­re dove questo contributo sia più forte. L’idea di fondo è semplice: una Indicazione Geografica può avere effetti di­versi in un territorio già avanzato rispetto a uno che deve ancora rafforzare reti, competenze e capacità di innovare.</p>
<div id="attachment_525308" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Indicazioni-Geografiche-e-innovazione-verde_Fig-1-4.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img aria-describedby="caption-attachment-525308" class="wp-image-525308 size-newsletter-galleria" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Indicazioni-Geografiche-e-innovazione-verde_Fig-1-4-560x334.jpg" alt="" width="560" height="334" /></a><p id="caption-attachment-525308" class="wp-caption-text">Figure da 1 a 4. A. Somma dei brevetti agricoli verdi frazionati in Europa (1996-2022) B. Quota dei brevetti agricoli verdi frazionati in Europa (1996-2022) C. Somma della diffusione delle Indicazioni Geografiche in Europa (1996-2022) D. Distanza media dalla frontiera tecnologica in Europa (1996-2022)</p></div>
<h4>Risultati</h4>
<p>Il messaggio principale dello studio è che le Indicazioni Geografiche non producono innovazione verde in modo automatico. Avere molte DOP e IGP in un territorio non basta, da solo, a generare più brevetti ambientali in agri­coltura. Questo è un punto importante, perché evita una lettura semplicistica del fenomeno: la denominazione è una risorsa, ma il suo valore dipende da come viene inse­rita nel sistema territoriale.</p>
<p>Il risultato più interessante emerge quando si guarda alle condizioni di partenza delle regioni. Nelle aree più lonta­ne dalla frontiera tecnologica, cioè nei territori con mino­re capacità innovativa, le IG sembrano avere un ruolo più forte. In questi contesti, una nuova Indicazione Geogra­fica è associata a un aumento dei brevetti agricoli verdi di circa il 23%. Il dato suggerisce che, dove mancano reti solide di ricerca, investimenti e competenze diffuse, una DOP o una IGP può diventare una struttura utile per orga­nizzare il cambiamento.</p>
<p>Il motivo è intuitivo. Una denominazione non è solo un nome protetto: riunisce produttori, regole, reputazio­ne, conoscenze pratiche e rapporti con istituzioni e altri attori della filiera. In territori meno attrezzati sul piano tecnologico, questa rete può aiutare a condividere infor­mazioni, ridurre l’isolamento delle imprese e rendere più credibili investimenti comuni su tracciabilità, efficienza, risparmio di risorse e adattamento climatico.</p>
<p>Nelle regioni già vicine alla frontiera tecnologica, invece, l’effetto delle IG è più debole e può diventare leggermen­te negativo, intorno al 5%. In questi territori l’innovazione passa spesso da canali diversi: imprese più strutturate, ricerca privata, università, ecosistemi industriali già ma­turi. La denominazione resta importante per qualità, re­putazione e tutela, ma non è necessariamente il motore principale della brevettazione verde.</p>
<p>Lo studio mostra anche che DOP e IGP possono agire in modo diverso. Le IGP, più flessibili, sembrano incidere soprattutto nei territori più arretrati. Le DOP, più legate al territorio e alle fasi produttive, mantengono un effetto positivo anche in regioni un po’ più vicine alla frontiera. Non c’è quindi uno schema migliore in assoluto: conta la coerenza tra tipo di denominazione, caratteristiche del territorio e capacità di governance.</p>
<p>Nel complesso, il lavoro invita a guardare alle IG come a strumenti di sviluppo, non solo di protezione. Quando esse sono ben governate, possono aiutare i territori agri­coli a trasformare tradizione, reputazione e relazioni lo­cali in una base concreta per la transizione verde.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>La ricerca suggerisce un cambio di sguardo. Le Indica­zioni Geografiche non vanno considerate solo come strumenti di tutela giuridica e reputazione commerciale. Possono essere anche leve di sviluppo territoriale, perché raccolgono e organizzano conoscenze, relazioni e regole che altrimenti resterebbero disperse.</p>
<p>Questo non significa attribuire alle DOP e IGP un effetto automatico. Il paper mostra il contrario: l’impatto dipen­de dal territorio. Le IG sembrano più utili dove la capacità di innovare è meno sviluppata. In questi contesti possono aiutare a ridurre la distanza tra produttori, ricerca e isti­tuzioni, favorendo l&#8217;adozione di soluzioni più sostenibili.</p>
<p>Per le politiche pubbliche il messaggio è operativo. So­stenere le Indicazioni Geografiche nelle aree agricole più fragili non significa solo difendere identità e patrimonio locale. Può significare investire in una infrastruttura di innovazione basata sul luogo. Le misure per ricerca, svi­luppo rurale e transizione verde potrebbero coinvolgere maggiormente Consorzi, imprese, università e ammini­strazioni in progetti comuni: formazione tecnica, labora­tori territoriali, sperimentazioni su tracciabilità, rispar­mio idrico, efficienza energetica, uso più attento degli input e monitoraggio delle performance ambientali.</p>
<p>Per i Consorzi di tutela, la sfida è di governance. La soste­nibilità non passa solo dall’eventuale aggiornamento dei disciplinari. Passa dalla capacità di far dialogare gli opera­tori, leggere i bisogni della filiera, condividere dati, inter­cettare competenze esterne e trasformare la reputazione del prodotto in capacità di cambiamento.</p>
<p>In conclusione, tradizione e innovazione non sono due mondi separati. Quando è ben governata, la tradizione può diventare una piattaforma per innovare. E nei terri­tori agricoli meno dotati di risorse tecnologiche, questa piattaforma può fare la differenza.</p>
<blockquote>
<h4>RIFERIMENTI RICERCA</h4>
<p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Intellectual Capital for sustainability: evidence from green patents and Geographical Indications in European regional agricultura systems</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<ol>
<li>Zilia, L. Orsi, I. De Noni, A. Olper, S. Stranieri</li>
</ol>
<p><strong>Fonte </strong></p>
<p>Journal of Intellectual Capital, 2026, p.1-27. ISSN: 1469-1930, 1758-7468</p>
<p>https://doi.org/10.1108/JIC-05-2025-0189</p>
<p><strong>Abstract </strong></p>
<p>La ricerca analizza il ruolo delle Indicazioni Geografiche come ecosistemi territoriali di capitale intellettuale, capaci di mobilitare competen­ze produttive, relazioni tra attori e regole condivise per sostenere l’innovazione verde nei sistemi agricoli europei. Lo studio considera 251 regioni europee nel periodo 1996-2022 e mette in relazione la diffusione di DOP e IGP con i brevetti agricoli verdi, utilizzati come indicato­re dell’innovazione tecnologica ambientale. I risultati mostrano che le Indicazioni Geografiche non producono innovazione verde in modo automatico. Il loro effetto dipende dalle condizioni di partenza dei territori. Nelle regioni più distanti dalla frontiera tecnologica, dove reti di ricerca, investimenti e capacità innovative sono meno sviluppati, le IG risultano associate a una maggiore produzione di brevetti agricoli verdi. Nelle regioni più avanzate, invece, l’effetto si indebolisce o può diventare leggermente negativo. Il contributo dello studio è duplice. Da un lato, mostra che DOP e IGP possono essere interpretate non solo come strumenti di protezione e reputazione, ma anche come infrastrut­ture territoriali di apprendimento, coordinamento e adattamento. Dall’altro, suggerisce che le politiche per la transizione verde dovrebbero valorizzare maggiormente il ruolo dei Consorzi, delle reti locali e delle relazioni tra produttori, università e istituzioni, soprattutto nelle aree agricole con minore capacità innovativa. Il lavoro riconosce infine un limite importante: i brevetti misurano solo l’innovazione tecnologica codificata e non catturano molte innovazioni organizzative, pratiche e non brevettate presenti nelle filiere agricole.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Aghion, P., Bloom, N., Blundell, R., Griffith, R. and Howitt, P. (2005), “Competition and innovation: an inverted-U relationship”, The Quarterly Journal of Economics, Vol. 120 No. 2, pp. 701-728, doi: 10.1093/qje/120.2.701.</li>
<li>Belletti, G., Marescotti, A. and Touzard, J.M. (2017), “Geographical indications, public goods, and sustainable development: the roles of actors’ strategies and public policies”, World Development, Vol. 98, C, pp. 45-57, doi: 10.1016/j.worlddev.2015.05.004.</li>
<li>Bowen, S. and Zapata, A.V. (2009), “Geographical indications, terroir, and socioeconomic and ecological sustainability: the case of tequila”, Journal of Rural Studies, Vol. 25 No. 1, pp. 108-119, doi: 10.1016/j.jrurstud.2008.07.003.</li>
<li>Clark, F.L. and Kerr, A.W. (2017), “Climate change and terroir: the challenge of adapting geographical indications”, The Journal of World Intellectual Property, Vol. 20 Nos 3-4, pp. 88-102, doi: 10.1111/jwip.12078.</li>
<li>Colamartino, C., Toma, P. and Schiuma, G. (2025), “Leveraging intellectual capital for sustainable innovation: a spatial analysis of resilience in the olive oil sector”, Journal of Intellectual Capital, Vol. 27 No. 1, pp. 35-60, doi: 10.1108/jic-10-2024-0328.</li>
<li>da Silva, L.M., Dias, A. and Giraldi, J.de M.E. (2024), “Innovation in geographical indications: an integrative literature review and research agenda”, Journal of Food Products Marketing, Vol. 30 Nos 8-9, pp. 237-255, doi: 10.1080/10454446.2024.2417111.</li>
<li>De Noni, I., Orsi, L. and Belussi, F. (2018), “The role of collaborative networks in supporting the innovation performances of lagging-behind European regions”, Research Policy, Vol. 47 No. 1, pp. 1-13, doi: 10.1016/j.respol.2017.09.006.</li>
<li>Secundo, G., Ndou, V., Del Vecchio, P. and De Pascale, G. (2020), “Sustainable development, intellectual capital and technology policies: a structured literature review and future research agenda”, Technological Forecasting and Social Change, Vol. 153, 119917, doi: 10.1016/ j.techfore.2020.119917.</li>
<li>Stranieri, S., Orsi, L., De Noni, I. and Olper, A. (2023), “Geographical indications and innovation: evidence from EU regions”, Food Policy, Vol. 116, 102425, doi: 10.1016/j.foodpol.2023.102425.</li>
<li>Stranieri, S., Orsi, L., Zilia, F., De Noni, I. and Olper, A. (2024), “Terroir takes on technology: geographical indications, agri-food innovation, and regional competitiveness in Europe”, Journal of Rural Studies, Vol. 110, 103368, doi: 10.1016/j.jrurstud.2024.103368.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Indicazioni-Geografiche-e-innovazione-verde_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazione-verde-il-territorio-che-genera-conoscenza/">Indicazioni Geografiche e innovazione verde: il territorio che genera conoscenza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Macellazione in azienda: benessere animale e qualità delle carni in suini di razza Cinta Senese</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/macellazione-in-azienda-benessere-animale-e-qualita-delle-carni-in-suini-di-razza-cinta-senese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[Carni fresche]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Zootecnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell’Università di Pisa e della Tenuta di Paganico dimostra come la macellazione in azienda riduca lo stress animale senza compromettere la sicurezza microbiologica delle carni Il benessere animale è oggi al centro dell’attenzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/macellazione-in-azienda-benessere-animale-e-qualita-delle-carni-in-suini-di-razza-cinta-senese/">Macellazione in azienda: benessere animale e qualità delle carni in suini di razza Cinta Senese</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio dell’Università di Pisa e della Tenuta di Paganico dimostra come la macellazione in azienda riduca lo stress animale senza compromettere la sicurezza microbiologica delle carni</em></p>
<p>Il benessere animale è oggi al centro dell’attenzione di consumatori, alleva­tori e decisori politici, non solo per motivi etici, ma anche per il suo impat­to diretto sulla qualità dei prodotti e sulla sostenibilità delle filiere agroali­mentari. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno dimostrato come le fasi che precedono la macellazione – cattura, trasporto, sosta nei centri di raccolta e in mattatoio – siano tra i momenti di maggiore stress per gli animali. Questo stress non solo compromette il loro benessere, ma può incidere negativamen­te anche su parametri tecnologici e organolettici delle carni, fino a determina­re difetti, come le carni PSE (carne pallida, molle ed essudativa) o DFD (carne scura, consistente e secca). La domanda crescente di prodotti provenienti da sistemi estensivi e da razze locali – caratterizzati da un forte legame con il ter­ritorio e spesso destinati a filiere di qualità – rende ancora più rilevante affron­tare queste criticità. I suini di razza Cinta senese, allevati all’aperto in Toscana (<strong>Figura 1</strong>), rappresentano un esempio emblematico: la qualità delle loro carni è strettamente connessa al benessere in allevamento e al mantenimento delle caratteristiche tipiche.</p>
<p>In questo contesto si inserisce lo studio “Animal welfare and meat quality: The impact of on-farm slaughter on Cinta Senese pigs”, pubblicato su Meat Science, che ha valutato gli effetti della macellazione in azienda rispetto alla macellazione tradizionale con trasporto dell’animale vivo in mattato­io. La ricerca, sviluppata nell’ambito del progetto “In Cima il Benessere” fi­nanziato dal GAL F.A.R. Maremma, ha coinvolto l’Università di Pisa, Tenuta di Paganico, l’Azienda Sanitaria Toscana sud est e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana. L’obiettivo era verificare se la macellazione in azienda potesse rappre­sentare una soluzione innovativa per ridurre lo stress degli animali e, al contempo, garantire qualità e sicurez­za delle carni.</p>
<blockquote><p><strong>Jacopo Goracci<br />
</strong>Tenuta di Paganico Soc. Agr. SpA</p>
<p><strong>Roxana Amarie<br />
</strong>Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di Pisa</p>
<p><strong>Alessio Del Tongo<br />
</strong>Tenuta di Paganico Soc. Agr. SpA</p>
<p><strong>Giorgio Briganti<br />
</strong>Azienda Usl Toscana Sud Est</p>
<p><strong>Giampaolo Giunta<br />
</strong>Azienda Usl Toscana Sud Est</p>
<p><strong>Andrea Serra<br />
</strong>Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di Pisa</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Lo studio è stato condotto su 40 suini Cinta senese alleva­ti all’aperto in Toscana. Gli animali, suddivisi in due grup­pi da 20 animali ciascuno, sono stati macellati seguendo due approcci distinti:</p>
<ul>
<li>macellazione tradizionale (MT): prevede cattura, tra­sporto (meno di un’ora), sosta in mattatoio (1-2 ore), stordimento elettrico e macellazione;</li>
<li>macellazione in azienda (MA): gli animali sono stati storditi e sanguinati direttamente in allevamento, grazie a un prototipo di struttura mobile sviluppato ad hoc, per poi trasferire le carcasse in mattatoio en­tro due ore.</li>
</ul>
<p>Per rendere possibile la macellazione in azienda è stato progettato e realizzato un prototipo di trailer multifunzio­nale (<strong>Figura 2</strong>), dotato di un verricello elettrico per issare il suino stordito, di un sistema per la raccolta del sangue durante la iugulazione, di un condizionatore per mantene­re refrigerate le carcasse, nonché di un lavello con acqua calda per la sanificazione degli operatori; l’intera struttu­ra, alimentata da una batteria indipendente, consente il trasporto rapido e sicuro delle carcasse fino al mattatoio.</p>
<p>Per valutare l’impatto dei due sistemi, i ricercatori hanno analizzato diversi parametri:</p>
<ul>
<li>indicatori fisiologici di stress: cortisolo, creatin-chi­nasi (CPK) e lattato deidrogenasi (LDH);</li>
<li>qualità tecnologica della carne: pH post-mortem, ca­pacità di ritenzione idrica, colore;</li>
<li>sicurezza microbiologica della carne e delle carcasse: contaminazioni da batteri mesofili, Enterobacteriace­ae, Stafilococchi coagulasi positivi, Salmonella spp. e Listeria monocytogenes (European Union, 2007).</li>
</ul>
<p>È stato inoltre calcolato l’indice temperatura-umidità (THI) per valutare l’effetto delle condizioni climatiche (caldo e umidità) sul benessere degli animali, sulla qualità e sulla sicurezza delle carni.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>I dati raccolti hanno messo in evidenza differenze signi­ficative tra i due metodi di macellazione, suddivise di se­guito per le principali categorie. Benessere animale: con la macellazione in azienda, il cortisolo, principale marca­tore di stress fisiologico, si attesta su valori pari a circa un terzo rispetto al metodo tradizionale; anche CPK e LDH risultano inferiori (<strong>Figura 3</strong>). In altre parole, evitare cat­tura, trasporto e sosta in ambienti estranei riduce sensi­bilmente il carico di stress pre-macellazione.</p>
<div id="attachment_525323" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Fig-3_benessere-animale-cinta-senese.bmp" target="_blank" rel="noopener"><img aria-describedby="caption-attachment-525323" class="wp-image-525323 size-newsletter-galleria" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Fig-3_benessere-animale-cinta-senese-560x290.jpg" alt="" width="560" height="290" /></a><p id="caption-attachment-525323" class="wp-caption-text">Figura 3. Valore degli indicatori fisiologici utilizzati per confrontare i due sistemi di macellazione (macellazione in azienda &#8211; MA vs. macellazione tradizionale &#8211; MT). Sono stati considerati: creatinchinasi (CPK), enzima muscolare che indica lesioni e sforzo fisico intenso; lattato deidrogenasi (LDH), enzima la cui concentrazione aumenta in caso di danno o sofferenza muscolare; cortisolo, ormone utilizzato come indicatore di risposta acuta a stimoli stressanti. Valori più bassi osservati negli animali macellati in azienda evidenziano una minore risposta da stress e migliori condizioni di benessere al momento della macellazione.</p></div>
<p>Qualità delle carni: il pH delle carni a 48 ore dalla macella­zione è risultato mediamente più basso negli animali ma­cellati in azienda. Questo andamento, in associazione con il quadro pre-macellazione descritto sopra, può indicare un metabolismo muscolare post-mortem più favorevole, potenzialmente collegato a una migliore qualità della car­ne. Non sono emerse differenze significative negli altri pa­rametri tecnologici (colore, capacità di ritenzione idrica), ma il pH più stabile rappresenta comunque un indicatore coerente e favorevole dal punto di vista tecnologico.</p>
<p>Sicurezza microbiologica: non sono state rilevate diffe­renze sostanziali nella carica microbica delle carcasse tra i due metodi. Tutti i valori sono rimasti ampiamente sotto i limiti normativi e Salmonella e Listeria non sono mai state rilevate. Unico dato degno di nota: la tendenza a valori leg­germente più bassi di batteri mesofili nelle carcasse prove­nienti dalla macellazione in azienda.</p>
<p>Influenza del clima: le condizioni ambientali hanno in­fluenzato alcuni parametri microbiologici delle carni (in particolare mesofili ed Enterobacteriaceae), ma non quel­li delle carcasse. Questo conferma come il fattore climati­co, soprattutto nei sistemi estensivi e nei mesi estivi, deb­ba essere attentamente considerato nella gestione della macellazione in azienda.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>La ricerca dimostra come la macellazione in azienda possa rappresentare una valida alternativa per gli allevamenti di piccola scala situati in aree rurali, spesso lontani dai centri di macellazione, con conseguente necessità di lunghi viag­gi che comportano rischi elevati per gli animali.</p>
<p>I principali vantaggi osservati sono:</p>
<ul>
<li>riduzione significativa dello stress negli animali;</li>
<li>mantenimento della qualità tecnologica della carne;</li>
<li>sicurezza microbiologica paragonabile alla macella­zione tradizionale.</li>
</ul>
<p>Tuttavia, l’adozione di questa pratica richiede alcune at­tenzioni:</p>
<ul>
<li>rispetto rigoroso delle norme igienico-sanitarie e del benessere animale;</li>
<li>formazione del personale e supervisione veterinaria;</li>
<li>adeguata gestione delle condizioni climatiche.</li>
</ul>
<p>Questa prova si inquadra all’interno del progetto “In.Ci.Ma. il Benessere – INcroci di CInta senese allevati sui pascoli della Maremma toscana: qualità della carne e BE­NESSERE animale”, che oltre a questo studio ha perseguito altri due obiettivi: la creazione di un ibrido su base Cinta senese per migliorare produttività in carne fresca mante­nendo rusticità e legame con il territorio, e lo sviluppo di strumenti di tracciabilità e trasparenza di filiera tramite lo studio di fattibilità per una web application dedicata, utile a distinguere razza pura e incroci e a monitorare diversi si­stemi di macellazione. Tale progetto rappresenta, così, un esempio concreto di innovazione partecipata, nato da un bisogno etico espresso da un’azienda agricola e sviluppato grazie alla collaborazione con istituzioni sanitarie e ricer­ca universitaria, con l’obiettivo di proporre soluzioni più sostenibili ed etiche. In questo quadro si inserisce anche il Regolamento Delegato (UE) 2021/1422, che ha modificato le disposizioni sui controlli ufficiali consentendo la macel­lazione presso l’allevamento di provenienza: una misura che apre la strada all’applicazione della macellazione in azienda su scala più ampia, con importanti ricadute sul pi­lastro sociale della sostenibilità, rafforzando il ruolo delle comunità rurali e la tutela del benessere animale.</p>
<blockquote>
<h4>RIFERIMENTI RICERCA</h4>
<p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Animal welfare and meat quality: The impact MA on-farm slaughter on Cinta senese pigs.</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>R.E. Amarie, J. Goracci, L. Casarosa, S. Tinagli, G. Briganti, G. Giunta, M. Senese, G. Terracciano, F. Campeis, A. Del Tongo, A. Serra</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Meat Science, 230 (2025) 109949.</p>
<p>https://doi.org/10.1016/j.meatsci.2025.109949</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>Questo studio ha valutato gli effetti della macellazione in azienda (MA) rispetto alla macellazione tradizionale (MT) sul benessere animale, la qualità della carne e la sicurezza microbiologica di suini di razza Cinta senese allevati all&#8217;aperto. Quaranta suini sono stati macellati con entrambi i metodi in diverse stagioni, consentendo l&#8217;analisi delle influenze ambientali tramite l&#8217;indice di temperatura e umidità (ITU). Sono stati valutati i parametri ematici (cortisolo, LDH, CPK), la carica microbica della carcassa e della carne e le caratteristiche tecnologiche di qualità della carne. I suini macellati in azienda hanno mostrato livelli significativamente inferiori di cortisolo, LDH e CPK, indicando una riduzione dello stress fisiologico. La carne di questi animali presentava anche un pH inferiore 24 ore post-mortem, suggerendo una migliore attività glicolitica e una migliore conservazione delle caratteristiche qualitative. L&#8217;analisi microbiologica non ha mostrato differenze significative tra i due metodi, con tutte le carcasse che sono rimaste entro le soglie di sicurezza, sebbene la conta dei batteri mesofili tendesse a essere inferiore nelle carcasse macellate in azienda. Le condizioni ambientali, in particolare l&#8217;ITU nelle due settimane precedenti la macellazione, hanno influenzato alcune cariche microbiche nella carne, ma non nelle carcasse. I risultati dimostrano che la macellazione MA è un&#8217;alternativa valida in grado di ridurre significativamente lo stress degli animali e di mantenere sia la qualità della carne che la sicurezza microbiologica, offrendo un&#8217;opzione sostenibile ed etica per gli allevamenti suini di piccola scala o al pascolo.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Astruc, T., &amp; Terlouw, E. M. C. (2023). Towards the use of on-farm slaughterhouse. Meat Science, 205, 109313. DOI: https://doi.org/10.1016/j.meatsci.2023.109313</li>
<li>Averos, X., Herranz, A., Sanchez, R., Comella, J. X., &amp; Gosalvez, L. F. (2007). Serum stress parameters in pigs transported to slaughter under commercial conditions in different seasons. Veterinární Medicína, 52, 333–342. DOI: https://doi.org/10.17221/1874-VETMED</li>
<li>Barton Gade, P. (2008). Effect of rearing system and mixing at loading on transport and lairage behaviour and meat quality: Comparison of outdoor and conventionally raised pigs. Animal, 2, 902–911. DOI: https://doi.org/10.1017/S1751731108002000</li>
<li>Ceci, E., Marchetti, P., Samoilis, G., Sportelli, S., Roma, R., Barrasso, R., … Bozzo, G. (2017). Determination of plasmatic cortisol for evaluation of animal welfare during slaughter. Italian Journal of Food Safety, 6, 6912. DOI: https://doi.org/10.4081/ijfs.2017.6912</li>
<li>European Commission. (2007). Commission Regulation (EC) No 1441/2007 of 5 December 2007 amending Regulation (EC) No 2073/2005 on microbiological criteria for foodstuffs. Official Journal of the European Union, L 322, 12–29. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2007/1441/oj</li>
<li>Giuliotti, L., Goracci, J., Benvenuti, M. N., &amp; Sirtori, F. (2011). Finishing Cinta Senese pigs at pasture: Fatty acids composition of cured lard. In New trends for innovation in the Mediterranean animal production (pp. 127–130). EAAP Scientific Series. DOI: https://doi.org/10.3920/9789086867264_019</li>
<li>Goumon, S., &amp; Faucitano, L. (2017). Influence of loading handling and facilities on the subsequent response to pre-slaughter stress in pigs. Livestock Science, 200, 6–13. DOI: https://doi.org/10.1016/j.livsci.2017.03.021</li>
<li>Isbrandt, R., Wiegard, M., Meemken, D., &amp; Langkabel, N. (2022). Impact of procedures and human-animal interactions during transport and slaughter on animal welfare of pigs: A systematic literature review. Animals, 12, 3391. DOI: https://doi.org/10.3390/ani12233391</li>
<li>Mann, E., Wetzels, S. U., Pinior, B., Metzler-Zebeli, B. U., Wagner, M., &amp; Schmitz-Esser, S. (2016). Psychrophile spoilers dominate the bacterial microbiome in musculature samples of slaughter pigs. Meat Science, 117, 36–40. DOI: https://doi.org/10.1016/j.meatsci.2016.02.034</li>
<li>Mellado, M., Gaytán, L., Macías-Cruz, U., Avendaño, L., Meza-Herrera, C., Lozano, E. A., … Mellado, J. (2018). Effect of climate and insemination technique on reproductive performance of gilts and sows in a subtropical zone of Mexico. Austral Journal of Veterinary Sciences, 50, 27–34. DOI: https://doi.org/10.4067/S0719-81322018000100106</li>
<li>Rioja-Lang, F. C., Brown, J. A., Brockhoff, E. J., &amp; Faucitano, L. (2019). A review of swine transportation research on priority welfare issues: A Canadian perspective. Frontiers in Veterinary Science, 6, 36. DOI: https://doi.org/10.3389/fvets.2019.00036</li>
<li>Rojas-Downing, M. M., Nejadhashemi, A. P., Harrigan, T., &amp; Woznicki, S. A. (2016). Climate change and livestock: Impacts, adaptation, and mitigation. Climate Risk Management, 16, 145–163. DOI: https://doi.org/10.1016/j.crm.2017.02.001</li>
<li>Rybarczyk, A., &amp; Tobolska, I. (2023). Pre-slaughter pig welfare and carcass and meat quality. Acta Scientiarum Polonorum Zootechnica, 22, 3–16. DOI: https://doi.org/10.21005/asp.2023.22.1.01</li>
<li>Sardi, L., Gastaldo, A., Borciani, M., Bertolini, A., Musi, V., Martelli, G., … Nannoni, E. (2020). Identification of possible pre-slaughter indicators to predict stress and meat quality: A study on heavy pigs. Animals, 10, 945. DOI: https://doi.org/10.3390/ani10060945</li>
<li>Thornton, P., Nelson, G., Mayberry, D., &amp; Herrero, M. (2021). Increases in extreme heat stress in domesticated livestock species during the twenty-first century. Global Change Biology, 27(22), 5762–5772. DOI: https://doi.org/10.1111/gcb.15825</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/benessere-animale-Cinta-Senese_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/macellazione-in-azienda-benessere-animale-e-qualita-delle-carni-in-suini-di-razza-cinta-senese/">Macellazione in azienda: benessere animale e qualità delle carni in suini di razza Cinta Senese</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Follina, progetto pilota di un percorso di certificazione per imprese agrituristiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/follina-progetto-pilota-di-un-percorso-di-certificazione-per-imprese-agrituristiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 10:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Follina (TV). Turismo: Un progetto pilota per la nuova certificazione di sostenibilità degli agriturismi Terranostra Campagna Amica con i docenti i tecnici del CSQA Ha preso il via un progetto pilota per la realizzazione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Follina (TV). Turismo: Un progetto pilota per la nuova certificazione di sostenibilità degli agriturismi Terranostra Campagna Amica con i docenti i tecnici del CSQA</em></p>
<p>Ha preso il via un <strong>progetto pilota per la realizzazione di una nuova certificazione per la sostenibilità dell&#8217;accoglienza agrituristica</strong> che vede protagoniste un gruppo di imprese agrituristiche operanti nel <strong>territorio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene patrimonio Unesco</strong>.</p>
<p>Il percorso, che si tiene in un agriturismo di Follina, ha <strong>come docenti i tecnici del Csqa</strong>, in collaborazione con Terranostra e Coldiretti Veneto e Treviso. Sono sette le strutture aderenti al progetto, tutte associate a Terranostra. Obiettivo: implementare gli standard specifici previsti dalla certificazione di sostenibilità per le strutture ricettive, secondo la norma internazionale Iso 21401:2019.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>L&#8217;Azione</strong></p>
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		<title>Una filiera a emissioni zero per MartinoRossi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/una-filiera-a-emissioni-zero-per-martinorossi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 09:58:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MartinoRossi presenta il camion 100% elettrico per il trasporto di energy+. Filiera a emissioni zero certificato da CSQA. Il sottoprodotto è ricavato della lavorazione del mais per le energie rinnovabili Si è tenuto i giorni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>MartinoRossi presenta il camion 100% elettrico per il trasporto di energy+. Filiera a emissioni zero certificato da CSQA. Il sottoprodotto è ricavato della lavorazione del mais per le energie rinnovabili</em></p>
<p>Si è tenuto i giorni scorsi, <strong>presso la sede di MartinoRossi a Malagnino</strong>, l&#8217;evento di <strong>presentazione del nuovo veicolo di ultima generazione</strong>, completamente elettrico, dedicato esclusivamente al trasporto a emissioni zero dello sfarinato Energy+, il sottoprodotto della lavorazione del mais che l&#8217;azienda conferisce agli impianti di biometano.</p>
<h4>Il camion elettrico: trasporto a emissioni zero</h4>
<p><strong>Il veicolo 100% elettrico</strong> è operativo tra lo stabilimento di Cremona e gli impianti di trasformazione delle biomasse: circa un migliaio di viaggi l&#8217;anno, con una media di tre consegne al giorno. Ogni chilometro percorso emette solo 77 g di CO2 per tonnellata e grazie all&#8217;alimentazione elettrica e alla ricarica serale tramite impianto fotovoltaico, le consegne avvengono a emissioni zero. Questa logistica sostenibile consente di abbattere significativamente le emissioni di CO2, rendendo il trasporto del sottoprodotto non solo efficiente, ma anche totalmente rispettoso dell&#8217;ambiente. Il mezzo è stato brandizzato, diventando così un racconto itinerante del progetto e dei suoi valori, visibile sulle strade del territorio. <strong>A certificare la qualità di questo percorso è CSQA</strong>, che ha riconosciuto l&#8217;Energy+ come prodotto a basso impatto ambientale: una validazione esterna che rafforza ciò che i numeri già raccontano.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Mondo Padano</strong></p>
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		<title>La sfida dell’Olio Toscano IGP: primo nel settore in Italia a dotarsi della relazione di sostenibilità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-sfida-dellolio-toscano-igp-primo-nel-settore-in-italia-a-dotarsi-della-relazione-di-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bestpractice]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio di sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio del Toscano IGP Olio EVO vuole arrivare alla campagna 2027 con uno strumento in grado di misurare e certificare l’impatto ambientale, sociale ed economico della filiera. Essere il primo consorzio dell’olio in Italia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio del Toscano IGP Olio EVO vuole arrivare alla campagna 2027 con uno strumento in grado di misurare e certificare l’impatto ambientale, sociale ed economico della filiera.</em></p>
<p>Essere il primo consorzio dell’olio in Italia a dotarsi di una <strong>relazione di sostenibilità</strong>. È l’obiettivo che si è dato il <strong>Consorzio di Tutela dell’Olio Extravergine Toscano IGP</strong>, che punta ad arrivare alla campagna olearia 2027 con uno strumento capace di misurare e certificare le performance ambientali, sociali ed economiche dell’intera filiera.</p>
<p>L’annuncio è arrivato durante l’assemblea annuale del Consorzio, riunita alla Certosa di Firenze alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras. Il progetto coinvolge quasi 8mila soci, rappresenta circa 7 milioni di piante di olivo distribuite sul territorio regionale e nasce nell’ambito della nuova normativa europea sulla <strong>Dop Economy</strong>, che attribuisce ai consorzi un ruolo sempre più centrale nella promozione della sostenibilità.</p>
<p>«Ci siamo prefissati l’obiettivo di essere il primo consorzio di tutela del comparto oleario a denominazione a produrre una relazione di sostenibilità», spiega il presidente Fabrizio Filippi. «Non è un adempimento obbligatorio, ma crediamo sia importante offrire ai consumatori un ulteriore elemento di distintività insieme a qualità, origine e tracciabilità».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.t24economia.it/imprese-mercati/la-sfida-dellolio-toscano-igp-primo-nel-settore-in-italia-a-dotarsi-della-relazione-di-sostenibilita" target="_blank" rel="noopener">T24 Economia</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-sfida-dellolio-toscano-igp-primo-nel-settore-in-italia-a-dotarsi-della-relazione-di-sostenibilita/">La sfida dell’Olio Toscano IGP: primo nel settore in Italia a dotarsi della relazione di sostenibilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Webinar “I modelli di associazionismo forestale a confronto”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/webinar-i-modelli-di-associazionismo-forestale-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:19:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=525412</guid>

					<description><![CDATA[<p>Coldiretti e Federforeste, in collaborazione con Assofloro, Regione Veneto, CSQA e PEFC hanno organizzato un ciclo di 6 incontri online, i Webinar di Federforeste, informazioni, strategie e strumenti per la crescita della Filiera Forestale Italiana. Il 5° appuntamento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Coldiretti e Federforeste, in collaborazione con Assofloro, Regione Veneto, CSQA e PEFC</strong> hanno organizzato un ciclo di 6 incontri online,<strong> i</strong> <strong>Webinar di Federforeste</strong>, informazioni, strategie e strumenti per la crescita della Filiera Forestale Italiana.</p>
<p>Il 5° appuntamento è programmato per <strong>mercoledì 17 giugno dalle 17.00 alle 18.30 </strong>e si parlerà di <strong>“I modelli di associazionismo forestale a confronto: consorzi, associazioni fondiarie, contratti di foresta”. Registrandosi, si veda sotto, si riceve il link per il collegamento.</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/economia/webinar-coldiretti-federforeste-i-modelli-di-associazionismo-forestale-a-confronto/" target="_blank" rel="noopener">Il punto Coldiretti.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/webinar-i-modelli-di-associazionismo-forestale-a-confronto/">Webinar “I modelli di associazionismo forestale a confronto”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gli agriturismi Terranostra Campagna Amica avviano un progetto per la certificazione di sostenibilità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/follina-tv-turismo-progetto-pilota-per-la-certificazione-di-sostenibilita-degli-agriturismi-terranostra-campagna-amica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via oggi (12 giugno 2026) dalla Marca trevigiana il progetto pilota per la nuova certificazione di sostenibilità degli agriturismi Terranostra Campagna Amica nelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Con la prima lezione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/follina-tv-turismo-progetto-pilota-per-la-certificazione-di-sostenibilita-degli-agriturismi-terranostra-campagna-amica/">Gli agriturismi Terranostra Campagna Amica avviano un progetto per la certificazione di sostenibilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al via oggi (12 giugno 2026) dalla Marca trevigiana il progetto pilota per la nuova certificazione di sostenibilità degli agriturismi Terranostra Campagna Amica nelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene</em></p>
<p>Con la prima lezione del corso <strong>ha preso ufficialmente il via il progetto pilota per la realizzazione di una nuova certificazione per la sostenibilità dell’accoglienza agrituristica</strong> che vede protagoniste un gruppo di imprese agrituristiche operanti nel territorio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene patrimonio UNESCO.</p>
<p>Il percorso formativo si tiene nell’Agriturismo La Bella di Follina, e vede <strong>come docenti i tecnici del CSQA</strong>, in collaborazione con <strong>Terranostra</strong> con <strong>Coldiretti Veneto e Treviso</strong>.<br />
Le prime sette strutture aderenti al progetto, tutte associate a Terranostra e situate nelle aree core e buffer della <strong>zona Patrimonio UNESCO</strong>, partecipano all’intervento con l’obiettivo di implementare gli standard specifici previsti dalla certificazione di sostenibilità per le strutture ricettive, secondo la norma internazionale ISO 21401:2019.</p>
<p>La scelta di sviluppare il progetto proprio in questo territorio nasce dalla particolare sensibilità delle aziende agrituristiche locali verso i temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale, elementi sempre più determinanti nelle scelte dei visitatori, soprattutto internazionali. Un orientamento confermato anche dai numeri del turismo: nel 2025 i visitatori stranieri hanno rappresentato il 60% dei 252.553 arrivi e delle 573.644 presenze registrate nell’area delle Colline del Prosecco Patrimonio UNESCO, il dato più elevato mai raggiunto.</p>
<p>Rispetto all’anno precedente si è registrato un incremento del 7,3% negli arrivi e dell’8,5% nelle presenze, con una crescita particolarmente significativa del comparto extralberghiero (+17%) e degli arrivi dall’estero (+10,5%).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.padovanews.it/2026/06/12/follina-tv-turismo-al-via-dalla-marca-oggi-il-progetto-pilota-per-la-nuova-certificazione-di-sostenibilita-degli-agriturismi-terranostra-campagna-amica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Padova News.it</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/follina-tv-turismo-progetto-pilota-per-la-certificazione-di-sostenibilita-degli-agriturismi-terranostra-campagna-amica/">Gli agriturismi Terranostra Campagna Amica avviano un progetto per la certificazione di sostenibilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ravenna, premiati gli studenti dell’Istituto “Perdisa” per i lavori su agricoltura e sostenibilità ESG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ravenna-premiati-gli-studenti-dellistituto-perdisa-per-i-lavori-su-agricoltura-e-sostenibilita-esg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=524466</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli studenti dell&#8217;Istituto “Perdisa” premiati per i lavori su agricoltura e sostenibilità ESG, tra gli interventi anche quelli di Francesco Lengua e Alessandro Mattiazzi di CSQA In un’Aula magna gremita dell’Istituto Tecnico Agrario “Perdisa” di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ravenna-premiati-gli-studenti-dellistituto-perdisa-per-i-lavori-su-agricoltura-e-sostenibilita-esg/">Ravenna, premiati gli studenti dell’Istituto “Perdisa” per i lavori su agricoltura e sostenibilità ESG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli studenti dell&#8217;Istituto “Perdisa” premiati per i lavori su agricoltura e sostenibilità ESG, tra gli interventi anche quelli di Francesco Lengua e Alessandro Mattiazzi di CSQA</em></p>
<p>In un’Aula magna gremita dell’Istituto Tecnico Agrario “Perdisa” di Ravenna si è svolta la cerimonia di premiazione della 12ª edizione del Premio Rotary Club Ravenna dedicato agli studenti, con al centro il tema dell’innovazione e della sostenibilità in agricoltura.</p>
<p>I riconoscimenti sono stati assegnati dal Presidente del Rotary Club Ravenna, dott. Gennaro Zinno, ai lavori realizzati dagli studenti Giorgia Aralia, Chiara Casadio, Gabriel Fantini, Loris Ragazzini, Enea Dragoni e Luca Berti, sul tema “L’approccio ESG e gli standard di sostenibilità in agricoltura”.</p>
<p>Alla cerimonia hanno preso parte anche il dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Agrario “Perdisa”, prof. Paolo Taroni, e la prof.ssa Stella Salemi, a testimonianza della collaborazione tra scuola e mondo professionale.</p>
<p>[…]</p>
<p>Tra gli interventi, quello di Francesco Lengua, food safety auditor, formatore e consulente senior CSQA, sul tema della sostenibilità ESG; di Alessandro Mattiazzi, responsabile divisione Agro, Food, Legno e Servizi CSQA, dedicato alle certificazioni GLOBAL GAP e SQNPI; e di Matteo Roberto Ciancia (Farming Srl), che ha illustrato il ruolo delle tecnologie innovative a supporto della sostenibilità in agricoltura.</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <a href="http://ravennanotizie.it/2026/06/03/ravenna-premiati-gli-studenti-dellistituto-perdisa-per-i-lavori-su-agricoltura-e-sostenibilita-esg/609634/" target="_blank" rel="noopener">Ravenna Notizie.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ravenna-premiati-gli-studenti-dellistituto-perdisa-per-i-lavori-su-agricoltura-e-sostenibilita-esg/">Ravenna, premiati gli studenti dell’Istituto “Perdisa” per i lavori su agricoltura e sostenibilità ESG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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