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	<title>tracciabilità &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>tracciabilità &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Azione legale negli USA contro il pelato non DOP definito &#8220;San Marzano&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/azione-legale-negli-usa-contro-il-pelato-non-dop-definito-san-marzano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ricorso di due cittadini californiani contro un prodotto generico definito &#8220;certified San Marzano&#8221;: «Etichetta sleale». Nel mirino i prodotti di una grande azienda del New Jersey Si fa presto a dire San Marzano. E [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il ricorso di due cittadini californiani contro un prodotto generico definito &#8220;certified San Marzano&#8221;: «Etichetta sleale». Nel mirino i prodotti di una grande azienda del New Jersey</em></p>
<p><strong>Si fa presto a dire San Marzano</strong>. E anche a scriverlo sull’etichetta frontale del barattolo in banda stagnata che di norma contiene i pomodori pelati. Ma non è detto che i consumatori ci credano. E, infatti, negli <strong>Stati Uniti, uno dei principali mercati dell’export del prodotto di eccellenza <a href="https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/pomodoro-s-marzano-dellagro-sarnese-nocerino-dop/" target="_blank" rel="noopener">Pomodoro San Marzano dell’Agro Nocerino-sarnese DOP</a></strong>, due cittadini californiani hanno <strong>avviato una class action contro un vero e proprio colosso americano del pomodoro in scatola</strong>.</p>
<p><strong>Uno dei prodotti di punta dell’azienda «Cento Fine Food»</strong> con sede nel New Jersey, specializzata nella produzione, importazione e commercializzazione di cibo italiano, <strong>reca effettivamente in etichetta la dicitura San Marzano</strong>. E questo non è andato giù ai due ricorrenti. Del caso si è anche interessata la <a href="https://www.cbsnews.com/news/san-marzano-tomatoes-cento-products-lawsuit/" target="_blank" rel="noopener">Cbs News</a>.</p>
<p>In un articolo, dedicato al caso, della prestigiosa testata giornalistica, viene riportato che<strong> i querelanti affermano che l’etichetta «certified San Marzano» sia addirittura «falsa, fuorviante e sleale»</strong>. Sostengono inoltre che il prodotto «non abbia una designazione ufficiale da parte di un’autorità italiana competente in materia di pomodori».</p>
<p>In effetti sulle lattine e sul sito web, <strong>Cento dichiara che i suoi San Marzano sono certificati da un ente terzo, indipendente</strong>. Ma ciò, sempre <strong>secondo i ricorrenti, punterebbe solo a far credere che «si tratti dei famosi pelati San Marzano coltivati con il metodo tradizionale e certificati dal Consorzio di tutela del marchio Dop».</strong></p>
<p>E per rendere ancora più chiaro il proprio ragionamento si tira in ballo nientemeno che lo Champagne che «può essere prodotto solo nell’omonima regione francese».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Il fatto è che gli unici San Marzano sono quelli DOP, assistiti dal marchio comunitario. In altre parole il San Marzano o è DOP o non è.</p>
<p>Come <a href="https://www.qualivita.it/news/rif_organizzazione/500826/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ribadiscono dal Consorzio di tutela</strong></a>. «Seguiamo — commenta il <strong>presidente Giampiero Manfuso</strong> — con grande interesse e particolare attenzione questa vicenda. La class action è in una fase istruttoria, non appena il procedimento sarà avviato, <strong>il Consorzio, se chiamato in causa, farà la sua parte al fianco dei consumatori americani</strong>. Indipendentemente dall’esito, <strong>valutiamo positivamente l’attenzione dei consumatori nel rivendicare la possibilità di scegliere il vero San Marzano</strong>, che è solo quello DOP, in ogni parte del mondo».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://napoli.corriere.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Corriere del Mezzogiorno</strong></a></p>
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		<title>DOP e IGP più trasparenti: da maggio il nome del produttore in etichetta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-e-igp-piu-trasparenti-da-maggio-il-nome-del-produttore-in-etichetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 06:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 14 maggio 2026 le etichette DOP e IGP dovranno riportare chiaramente anche il nome del produttore o dell&#8217;operatore responsabile, rendendo più trasparente l&#8217;origine dei prodotti. Chi c&#8217;è dietro? Dal 14 maggio 2026 sulle etichette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 14 maggio 2026 le etichette DOP e IGP dovranno riportare chiaramente anche il nome del produttore o dell&#8217;operatore responsabile, rendendo più trasparente l&#8217;origine dei prodotti.</em></p>
<p>Chi c&#8217;è dietro? Dal 14 maggio 2026 sulle <strong>etichette dei prodotti DOP e IGP</strong> non basterà più il marchio del supermercato, ma denominazione e nome del produttore o dell&#8217;operatore responsabile dovranno essere leggibili allo stesso colpo d&#8217;occhio. L&#8217;articolo 37 del regolamento Ue 2024/1143 sulle indicazioni geografiche è stato modificato dall&#8217;articolo 4 del regolamento Ue 2026/471 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 febbraio 2026, ed è stato interpretato da una recente circolare del Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) del 6 marzo 2026, la n. 110473.</p>
<h4>Cosa dice il legislatore</h4>
<p>Andiamo con ordine, iniziando dal testo della norma: «Se i prodotti agricoli sono designati da un&#8217;indicazione geografica, un&#8217;indicazione del nome del produttore o dell&#8217;operatore appare nell&#8217; etichettatura nello stesso campo visivo dell&#8217;indicazione geografica. In tal caso, il nome dell&#8217;operatore è inteso come il nome dell&#8217;operatore responsabile della fase dí produzione in cui è ottenuto il prodotto che deve essere oggetto dell&#8217;indicazione geografica o responsabile della trasformazione sostanziale di tale prodotto.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Se la superficie maggiore degli imballaggi o dei contenitori corrisponde a quella descritta all&#8217;articolo 16, paragrafo 2, del regolamento (Ue) n. 1169/2011 (meno di 10 cm2, ndg),l&#8217;indicazione del nome del produttore o dell&#8217;operatore è volontaria. I prodotti agricoli [&#8230;] commercializzati come indicazione geografica ed etichettati prima del 14 maggio 2026 possono continuare a essere immessi sul mercato senza rispettare l&#8217;obbligo di indicare il nome del produttore o dell&#8217;operatore nello stesso campo visivo dell&#8217;indicazione geografica, fino a esaurimento delle scorte esistenti».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Largo Consumo</strong></p>
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		<item>
		<title>Intelligenza Artificiale, verso modelli digitali più solidi per le Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/intelligenza-artificiale-verso-modelli-digitali-piu-solidi-per-le-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 08:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Modelli di terroir digitale basati su Intelligenza artificiale, una ricerca sulle Indicazioni Geografiche ha mostrato che l’accuratezza del machine learning cala spesso dell’11,8% senza validazione spaziale, sollevando dubbi per i regolatori Uno studio pubblicato martedì [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Modelli di terroir digitale basati su Intelligenza artificiale, una ricerca sulle Indicazioni Geografiche ha mostrato che l’accuratezza del machine learning cala spesso dell’11,8% senza validazione spaziale, sollevando dubbi per i regolatori</em></p>
<p>Uno <strong>studio pubblicato martedì su Discover Applied Sciences</strong> ha rilevato che gli strumenti di machine learning utilizzati a supporto delle Indicazioni Geografiche, comprese le aree vitivinicole e altri prodotti alimentari e delle bevande legati all’origine, spesso ottengono buoni risultati nei test interni ma si indeboliscono quando vengono verificati con dati spaziali indipendenti.</p>
<p>Il paper esamina quello che gli autori definiscono “<strong>terroir digitale</strong>”, uno strato digitale pensato per collegare le qualità dichiarate di un prodotto a condizioni ambientali misurabili come suolo, clima, biodiversità, gestione del territorio e pratiche locali. I ricercatori sostengono che <a href="https://www.qualivita.it/argomento/tracciabilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la credibilità delle Indicazioni Geografiche dipenda sempre più da sistemi in grado di verificare tali affermazioni con prove controllabili</strong></a>.</p>
<p>Lo studio è stato guidato da ricercatori affiliati a istituzioni brasiliane, tra cui la Federal University of Sergipe, la State University of Feira de Santana e la Federal Rural University of Pernambuco. Ha esaminato la letteratura scientifica pubblicata tra il 2010 e il 2025 sugli approcci di <strong>machine learning legati alle Indicazioni Geografiche e alla verifica dei servizi ecosistemici</strong>.</p>
<p>Utilizzando le linee guida di revisione PRISMA-ScR, il team ha iniziato con 272 record e li ha vagliati con un sistema automatizzato a punteggio ponderato che, secondo il paper, ha raggiunto un’accuratezza tematica del 94,2%. Quel processo ha prodotto un corpus tematico finale di 148 studi per analisi descrittive, multivariate, di rete e meta-analitiche.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Le opportunità per i sistemi IG</h4>
<p>I risultati potrebbero essere rilevanti per i produttori di bevande che fanno affidamento sulle Indicazioni Geografiche, in particolare le regioni vinicole ma anche altre categorie basate sull’origine, perché <strong>strumenti più solidi di audit digitale potrebbero aiutare a sostenere le rivendicazioni su sostenibilità e terroir con prove tracciabili</strong>. Ciò potrebbe ridurre il rischio che il marketing ambientale legato ai nomi dei luoghi superi ciò che può effettivamente essere verificato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.vinetur.com/it/amp/20260624103233/study-finds-digital-terroir-models-falter-under-independent-spatial-tests.html" target="_blank" rel="noopener">Vinetur.com</a></strong></p>
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		<title>40 anni di ICQRF. Lollobrigida: &#8220;Impegno a tutela di qualità, trasparenza e legalità agroalimentare&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/40-anni-di-icqrf-lollobrigida-impegno-incessante-a-tutela-di-qualita-trasparenza-e-legalita-agroalimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:51:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
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		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ICQRF, 40 anni di controlli e tutela del Made in Italy: nel 2025 oltre 54mila verifiche su filiere agroalimentari, Indicazioni Geografiche, biologico e contrasto alle frodi. L&#8217;Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>ICQRF, 40 anni di controlli e tutela del Made in Italy: nel 2025 oltre 54mila verifiche su filiere agroalimentari, Indicazioni Geografiche, biologico e contrasto alle frodi.</em></p>
<p><strong>L&#8217;Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) celebra il quarantesimo anniversario della propria istituzione</strong> e annuncia la presentazione del Report Attività 2025, che testimonia il costante rafforzamento dell&#8217;azione di controllo e tutela del sistema agroalimentare nazionale. Dal 1986 ad oggi, l&#8217;ICQRF rappresenta uno dei principali presìdi dello Stato nella difesa della qualità agroalimentare, della legalità delle filiere, delle produzioni certificate e dei consumatori.</p>
<p><strong>In quarant&#8217;anni di attività, l&#8217;Ispettorato ha accompagnato l&#8217;evoluzione del comparto agroalimentare italiano</strong>, consolidando un modello di controllo riconosciuto a livello nazionale e internazionale per efficacia, competenza tecnica e innovazione. Agronomi, chimici, periti agrari, giuristi, tecnici e personale altamente specializzato hanno contribuito a costruire un sistema che oggi costituisce un punto di <strong>riferimento nella lotta alle frodi agroalimentari, nella tutela delle Indicazioni Geografiche e del biologico, nel contrasto all&#8217;italian sounding e alle pratiche commerciali sleali</strong>.</p>
<p><strong>I risultati conseguiti nel 2025</strong> confermano la centralità del ruolo svolto dall&#8217;ICQRF. Nel corso dell&#8217;anno sono stati effettuati complessivamente <strong>54.913 controlli lungo l&#8217;intera filiera agroalimentare</strong>. Si rafforza anche il ruolo della rete laboratoristica dell&#8217;Ispettorato, che nel 2025 ha effettuato 10837 controlli analitici e 367.039 determinazioni analitiche su un totale di 55314 prodotti, confermando il crescente ricorso a metodologie scientifiche avanzate per verificare autenticità, qualità e tracciabilità delle produzioni agroalimentari.</p>
<p><strong>Sul fronte repressivo, l&#8217;attività dell&#8217;ICQRF ha portato a 5.559 contestazioni amministrative</strong>, 497 sequestri e 132 notizie di reato. Il valore economico complessivo dei sequestri ha superato i 47,8 milioni di euro. Parallelamente sono state emesse 3.411 diffide, a conferma di un approccio che coniuga prevenzione, accompagnamento alla conformità e contrasto alle violazioni. Particolare attenzione è stata dedicata alle produzioni di qualità certificata.</p>
<p><strong>Nel settore del cibo a Indicazione Geografica sono stati effettuati 6.448 controlli</strong>, mentre <strong>nel comparto vitivinicolo a Indicazione Geografica i controlli hanno superato quota 11 mila</strong>. Le principali violazioni riscontrate hanno riguardato l&#8217;etichettatura, gli obblighi amministrativi e i casi di usurpazione, imitazione ed evocazione delle denominazioni protette. Nel 2025 si è inoltre registrato un significativo rafforzamento dell&#8217;attività di contrasto alle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. I controlli effettuati ai sensi del decreto legislativo n. 198/2021 sono passati dai 488 del 2023 ai 3.536 del 2025.</p>
<blockquote><p>In occasione dell&#8217;anniversario, il ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, <strong>Francesco Lollobrigida,</strong> ha dichiarato: &#8220;<em>I quarant&#8217;anni dell&#8217;ICQRF sono un traguardo straordinario, raccontano l&#8217; impegno incessante dello Stato a tutela della qualità, della trasparenza e della legalità del nostro sistema agroalimentare. I nostri controlli   rappresentano un punto di riferimento internazionale e garantiscono ogni giorno la sicurezza del nostro cibo e dei cittadini oltre che tutelare il lavoro degli imprenditori onesti. Grazie a questo presidio fondamentale si rafforza la difesa del Made in Italy dalle frodi, dalle contraffazioni e dall&#8217;Italian sounding. In questo percorso si inserisce anche il lavoro della Cabina di Regia dei controlli agroalimentari, che abbiamo reso permanente per rafforzare il coordinamento tra le amministrazioni competenti, migliorare l&#8217;analisi del rischio, evitare duplicazioni e rendere i controlli sempre più efficaci e mirati.<br />
Il Governo continuerà a investire nel rafforzamento dell&#8217;ICQRF, nell&#8217;innovazione tecnologica e nelle competenze professionali, perché la tutela del Made in Italy agroalimentare è una priorità strategica per la competitività delle imprese, la valorizzazione delle nostre eccellenze e la credibilità del sistema produttivo nazionale sui mercati internazionali</em>&#8220;.   Il Capo Dipartimento dell&#8217;ICQRF, Felice Assenza, ha evidenziato come<em> &#8220;I risultati conseguiti testimoniano l&#8217;evoluzione di un&#8217;Amministrazione che, nel corso dei suoi quarant&#8217;anni di attività, ha saputo innovarsi costantemente attraverso il potenziamento degli strumenti investigativi, dei laboratori e delle tecnologie digitali. Tra le principali innovazioni sviluppate negli ultimi anni si segnalano i registri telematici del vino e dell&#8217;olio di oliva, il sistema TRACE-COI per le importazioni biologiche, il Registro Unico dei Controlli e le banche dati dedicate alla vigilanza delle produzioni certificate. Continueremo </em>&#8211; ha sottolineato Assenza &#8211;<em>  a investire in innovazione, competenze e cooperazione internazionale per rafforzare ulteriormente la tutela del Made in Italy e la fiducia dei consumatori&#8221;.</em></p></blockquote>
<p>L&#8217;ICQRF continua inoltre a investire nello sviluppo di strumenti innovativi per la lotta alla contraffazione e il rafforzamento della tracciabilità delle filiere, promuovendo l&#8217;utilizzo di tecnologie digitali avanzate, sistemi di identificazione elettronica e applicazioni basate sull&#8217;Intelligenza Artificiale a supporto delle attività di analisi del rischio e controllo. A quarant&#8217;anni dalla sua istituzione, l&#8217;ICQRF rinnova il proprio impegno a tutela della qualità, della legalità e della competitività del sistema agroalimentare italiano, contribuendo ogni giorno alla valorizzazione del Made in Italy e alla protezione di uno dei patrimoni economici e culturali più importanti del Paese.</p>
<p>La presentazione ufficiale del Report avverrà nel corso di un convegno presso il Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste il 16 luglio alle ore 11. La ricorrenza dell&#8217;Ispettorato verrà celebrata insieme all&#8217;Ordine degli Agronomi e Forestali che celebra il cinquantesimo anniversario del riordino della professione e dell&#8217;istituzione del Consiglio dell&#8217;Ordine.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.masaf.gov.it/icqrf_40anni" target="_blank" rel="noopener"><strong>Masaf &#8211; Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/40-anni-di-icqrf-lollobrigida-impegno-incessante-a-tutela-di-qualita-trasparenza-e-legalita-agroalimentare/">40 anni di ICQRF. Lollobrigida: &#8220;Impegno a tutela di qualità, trasparenza e legalità agroalimentare&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Eau di muffe nobili e spezie con l&#8217;ispettore delle DOP, intervista a Marco Gasparotto (CSQA)</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/eau-di-muffe-nobili-e-spezie-con-lispettore-delle-dop-intervista-a-marco-gasparotto-csqa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 10:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti a base di carne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella vita di prima difendeva animali in via d&#8217;estinzione in Cambogia. Oggi Marco Gasparotto (CSQA) sorveglia l&#8217;applicazione dei disciplinari della tripletta d&#8217;oro coppasalame-pancetta. E dice: «Non siamo lì per punire, ma per tutelare l&#8217;eccellenza» Piacenza, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/eau-di-muffe-nobili-e-spezie-con-lispettore-delle-dop-intervista-a-marco-gasparotto-csqa/">Eau di muffe nobili e spezie con l&#8217;ispettore delle DOP, intervista a Marco Gasparotto (CSQA)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nella vita di prima difendeva animali in via d&#8217;estinzione in Cambogia. Oggi Marco Gasparotto (CSQA) sorveglia l&#8217;applicazione dei disciplinari della tripletta d&#8217;oro coppasalame-pancetta. E dice: «Non siamo lì per punire, ma per tutelare l&#8217;eccellenza»</em></p>
<p>Piacenza, pranzo della domenica. Tovaglia buona, attesa per l&#8217;antipasto, lo zio porta trionfante in tavola un bel salame. In quel preciso istante, gli occhi della famiglia si girano verso Marco Gasparotto: tocca a lui, per investitura, impugnare il coltello. Ma l&#8217;affettatore ufficiale non sa cosa siano i convenevoli: «Se il salume non è come dovrebbe, se la stagionatura è sbagliata o la speziatura è fuori asse, lo dico senza troppi problemi. A caval donato, in questo caso, guardo eccome in bocca: non lo mangio solo perché è un regalo dei parenti. Che ormai mi conoscono e sanno che sono la loro spina nel fianco».</p>
<p>Non è insolenza, bensì deformazione professionale: <strong>Gasparotto, 44 anni, è infatti un ispettore delle Indicazioni geografiche per Csqa</strong>, l&#8217;organismo di certificazione terzo che sorveglia l&#8217;applicazione dei disciplinari di produzione per il Consorzio di tutela. In pratica, è l&#8217;uomo che garantisce che la <strong>tripletta d&#8217;oro piacentina coppa-pancetta-salame</strong>, che gioca di diritto nella Champions League dei salumi, rispetti i requisiti e sia sempre all&#8217;altezza del suo nome.</p>
<p>Il Portfolio incontra il cacciatore di dettagli tra gli aromi di cantina, per capire cosa si nasconda dietro la <strong>certificazione della</strong> <strong>Dop</strong>, e scopre che la strada che porta ai salumifici nostrani, per Gasparotto, è passata da rotte decisamente più esotiche. Laureato in medicina veterinaria a Padova, prima di entrare nel mondo della certificazione nel 2013 ha vissuto per due anni in Cambogia, come veterinario di frontiera in un centro di recupero per la fauna selvatica.</p>
<p>«Lì assistevo animali in via d&#8217;estinzione: scimmie, coccodrilli, elefanti. Era il mio sogno, una vita avventurosa, ma per esigenze personali sono rientrato in Italia. Trovavo però la routine dell&#8217;ambulatorio per cani e gatti un po&#8217; noiosa, ho cercato qualcosa che mantenesse l&#8217;approccio scientifico e il lavoro sul campo».</p>
<p>Cogliere l&#8217;opportunità in Csqa è stato naturale: in fondo, dalle specie protette ai prodotti protetti il passo è breve, si tratta sempre di tutelare un patrimonio che, se non difeso, rischia di scomparire.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Libertà</strong></p>
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		<title>Dati, sensori e blockchain nel piatto: anche il cibo entra nell’era digitale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dati-sensori-e-blockchain-nel-piatto-anche-il-cibo-entra-nellera-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agritech]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Innovazione. Dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria soluzioni avanzate per seguire il percorso dei prodotti agroalimentari, contrastare le frodi e rafforzare la fiducia lungo tutta la filiera, valorizzando al contempo qualità, origine e autenticità dei prodotti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Innovazione. Dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria soluzioni avanzate per seguire il percorso dei prodotti agroalimentari, contrastare le frodi e rafforzare la fiducia lungo tutta la filiera, valorizzando al contempo qualità, origine e autenticità dei prodotti</em></p>
<p>L a potremmo definire una scena del crimine sui generis. I detective di nuova generazione, armati di tecnologie innovative e a caccia di prove tangibili di Dna, oggi lavorano in quel percorso di trasformazione della materia agricola che dal campo arriva alla tavola. È lì che si gioca una delle sfide più importanti dell’innovazione agroalimentare. D’altronde se l’<strong>agritech</strong> guarda alla produzione agricola, il <strong>foodtech</strong> si concentra sulla <strong>trasformazione</strong>, sul <strong>controllo</strong>, sulla <strong>sicurezza</strong> e quindi sulla qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole.</p>
<p>Un mercato globale che per Global market insights supererà i 460 miliardi di dollari entro il 2034, con una crescita annuale stimata attorno all’8%, mentre in Italia l’ecosistema delle startup foodtech ha raccolto lo scorso anno 121,6 milioni di euro, in crescita del +18% sull’anno precedente.</p>
<h4>La tecnologia di Spoke 9</h4>
<p>A questo comparto guarda lo <strong>Spoke 9 del Centro nazionale agritech</strong> finanziato dal ministero della Ricerca nell’ambito del Pnrr e dedicato alle tecnologie emergenti e alle <strong>metodologie innovative per tracciabilità e certificazione dei prodotti agroalimentari</strong>. Nell’Università Mediterranea di Reggio Calabria il Focuss Lab – acronimo che sta per food chemistry, authentication, safety and sensoromic laboratory – sta sviluppando soluzioni avanzate per monitorare e autenticare gli alimenti lungo l’intera filiera. Infatti il laboratorio opera sulla chimica degli alimenti. In pratica si occupa dell’impatto dei processi industriali sulla qualità del cibo e sulle caratteristiche compositive, organolettiche e funzionali, oltre che sulla sicurezza.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>I benefici della digitalizzazione</h4>
<p>La digitalizzazione diventa alleato strategico. I dati raccolti dai sistemi sviluppati possono essere integrati con <strong>sensori, QRCode evoluti e piattaforme blockchain per garantire trasparenza, tracciabilità e fiducia lungo tutta la filiera.</strong></p>
<p><strong>Un approccio che unisce ricerca, industria alimentare e tecnologie digitali</strong>, trasformando la qualità alimentare da promessa a evidenza scientifica verificabile. Ma c’è di più. Il lavoro sui marker chimici e genetici consente di <strong>certificare autenticità e origine di prodotti simbolo del Mediterraneo come miele, olio di oliva extravergine e liquirizia</strong>.</p>
<p>«Per esempio dallo studio del fingerprinting metabolomico della <strong>Liquirizia di Calabria DOP</strong> è emerso che rapporti quali-quantitativi e alcune specifiche sostanze possono essere utilizzate come marker di origine della liquirizia calabrese rispetto a quella di altra origine geografica. Tutto ciò ha permesso di selezionare diversi marcatori che possono essere utilizzati per la tracciabilità ed identificazione varietale in quanto considerati geni barcode», , afferma Mariateresa Russo, professoressa di chimica degli alimenti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e presidente della società italiana di chimica degli alimenti.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Rivoluzione continua: l&#8217;importanza delle certificazioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/rivoluzione-continua-limportanza-delle-certificazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[food safety]]></category>
		<category><![CDATA[packaging]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I packaging nel settore alimentare ha un valore che va ben al di là della conservazione e protezione del contenuto: è uno strumento chiave per la tracciabilità e l&#8217;etichettatura dei prodotti, una fonte di informazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I packaging nel settore alimentare ha un valore che va ben al di là della conservazione e protezione del contenuto: è uno strumento chiave per la tracciabilità e l&#8217;etichettatura dei prodotti, una fonte di informazione per i consumatori e un ottimo mezzo di marketing. Ma è sempre più anche un veicolo di fiducia e sostenibilità, capace di andare incontro alle crescenti esigenze di autenticità e responsabilità del mercato alimentare. L&#8217;importanza dei termini di conservazione e scadenza in etichetta e la rivoluzione in arrivo con il Regolamento Europeo sono stati al centro di una sessione ad hoc durante l&#8217;ultima edizione di AlimentiPiù, il Convegno digitale di Scienza e Tecnologia Alimentare organizzato da Edra Edizioni, un incontro che ha dedicato spazio anche agli aspetti etici e al ruolo delle certificazioni.</em></p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>L&#8217;importanza delle certificazioni</h4>
<p>In tema di gestione dei materiali di imballaggio, le certificazioni legate alla sicurezza alimentare svolgono un ruolo fondamentale e sono un prerequisito per ottenere la qualifica di fornitore nel mondo della grande distribuzione: quindi, sebbene siano volontarie diventano di fatto obbligatorie per operare in questi ambiti. <strong>Giulio Battistella, Responsabile Tecnico di CSQA</strong>, l&#8217;organismo di certificazione. sicurezza e qualità agroalimentare ha ricordato come l&#8217;Italia abbia una leadership europea come qualità delle certificazioni e capacità di innovazione delle tematiche legate al food. Le principali certificazioni sono GFSI &#8211; Global Food Safety Initiative. che a livello internazionale stabilisce gli standard globali per la sicurezza alimentare lungo tutta la catena di approvvigionamento.</p>
<p><strong>Le tre più note e affermate sono IFS Food, BRCGS Food e FSSC 2200</strong>. Ad accomunarle è l&#8217;impostazione che punta non solo alla sicurezza alimentare ma anche a definire i requisiti gestionali che diano garanzie qualitative, prestazionali, di autenticità contro le frodi e anche di supporto per adempiere agli obblighi normativi! legali. Vale la pena ricordare. come evidenziato da Battistella che, se è vero che queste certificazioni a volte vengano adottate in maniera strumentale per poter lavorare in GDO. tuttavia la loro adozione e implementazione crea un percorso virtuoso, un metodo di lavoro che porta vantaggi reali, non solo in termini di riduzione degli incidenti e dei costì, ma come miglioramento della cultura della sicurezza alimentare da parte dell&#8217;azienda e di chi ci lavora.</p>
<h4>IFS Food</h4>
<p>È la certificazione più diffusa; ha uno standard privato sviluppato in ambito GDO europea di matrice tedesca e ha come obiettivo la sicurezza alimentare eia qualità dei processi e dei prodotti. È applicabile a tutte le industrie che trasformano o confezionano prodotti alimentari, con occhio attento anche alle specifiche delle Private label.</p>
<h4>BRCGS Food</h4>
<p>È un&#8217;altra certificazione privata sviluppata sempre in ambito GDO ma di &#8220;scuola inglese&#8221;, e ha come obiettivo la sicurezza alimentare, il controllo dei processi e dei prodotti, con un approccio basato sulla valutazione del rischio su tutta la filiera. È applicabile a tutte le industrie che trasformano o confezionano prodotti alimentari.</p>
<h4>FSSC 22000</h4>
<p>È uno standard indipendente (della Fondazione FSSC, non a scopo di lucro) e si basa su normativa standard ISO. Permette l&#8217;adozione di un protocollo di gestione sistematica dei PRP, concentrato sulle reali criticità del settore. Ha un approccio di filiera e quindi adatto a diverse realtà: allevamento, mangimi, alimenti, packaging, ecc.).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Produzione &amp; Igiene Alimenti</strong></p>
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		<title>Etichettatura d’origine, si allarga il fronte Ue: 12 Paesi chiedono di “rafforzarla ed estenderla”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/etichettatura-dorigine-si-allarga-il-fronte-ue-12-paesi-chiedono-di-rafforzarla-ed-estenderla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 08:39:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dodici Paesi UE chiedono alla Commissione europea di rafforzare l’etichettatura obbligatoria d’origine per gli alimenti, con l’obiettivo di aumentare trasparenza, tutela dei consumatori e competitività della filiera agroalimentare europea. Ad Italia, Austria e Francia si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dodici Paesi UE chiedono alla Commissione europea di rafforzare l’etichettatura obbligatoria d’origine per gli alimenti, con l’obiettivo di aumentare trasparenza, tutela dei consumatori e competitività della filiera agroalimentare europea. </em><em>Ad Italia, Austria e Francia si aggiungono altri 9 Stati membri. Coldiretti: “primo importante riscontro politico della direzione da noi indicata”</em></p>
<p><strong>Si allarga il fronte dei Paesi dell’Unione Europea decisi a rafforzare il sistema di etichettatura obbligatoria d’origine </strong>ed estenderla “al maggior numero possibile di prodotti alimentari”. Una <strong>richiesta rilanciata e avanzata ancora una volta alla Commissione Europea</strong>, in occasione del Consiglio Ue Agrifish in corso a Bruxelles, dagli<strong> Stati Membri in prima linea rispetto al tema, ovvero Italia, Austria e Francia, ma sostenuti stavolta anche da Bulgaria, Croazia, Finlandia, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna.</strong></p>
<p>Un “corpo” composto da <strong>12 soggetti che hanno promosso una discussione informale tra i Ministri europei dell’Agricoltura, tornando a insistere su una questione già sollevata più volte negli anni </strong>e della quale anche associazioni di categoria, come Coldiretti in primis, si sono fatte più volte promotrici, <a href="https://winenews.it/it/da-coldiretti-1-milione-di-firme-al-commissario-ue-varhelyi-per-la-sicurezza-alimentare_589949/">raccogliendo anche oltre un milione di firme</a>, consegnate direttamente al Commissario Europeo alla Salute Olivér Várhelyi nell’ultimo incontro a Roma a Palazzo Rospigliosi, <strong>per chiedere l’obbligo dell’indicazione di origine su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea</strong>, o con <a href="https://winenews.it/it/cambiare-codice-doganale-e-si-alletichetta-di-origine-coldiretti-al-brennero-per-il-made-in-italy_589423/">mobilitazioni nazionali come la più recente al Brennero</a>, dove 10.000 agricoltori sono scesi in piazza per denunciare le distorsioni del codice doganale europeo e della norma dell’ultima trasformazione sostanziale, che consente a prodotti stranieri di diventare formalmente made in Italy dopo lavorazioni minime effettuate nel nostro Paese.</p>
<p>A Bruxelles, i 12 Paesi hanno denunciato che la “<strong>trasparenza per i consumatori e la parità normativa tra produttori europei ed extraeuropei rimangono insufficienti</strong>”, invitando l’esecutivo europeo ad accelerare la revisione del regolamento sull’informazione alimentare ai consumatori per “garantire maggiore trasparenza ai consumatori, rafforzare la posizione degli agricoltori europei e sostenere la sovranità alimentare dell’Ue”.</p>
<p>La misura consentirebbe “ai consumatori di compiere scelte di acquisto informate, rafforzerebbe la posizione degli agricoltori europei nella catena di approvvigionamento alimentare e contribuirebbe a migliorare la sovranità alimentare e a rafforzare la resilienza dell’agricoltura europea”, si legge nella nota informativa.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://winenews.it/it/etichettatura-dorigine-si-allarga-il-fronte-ue-12-paesi-chiedono-di-rafforzarla-ed-estenderla_592118/" target="_blank" rel="noopener">Wine News.it</a></strong></p>
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		<title>Made in Italy: perché è un plus. Al Food&#038;Science Festival si parla di DOP e IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-perche-e-un-plus-al-foodscience-festival-si-parla-di-dop-e-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro cibo è famoso in tutto il mondo per sapore e qualità. E non è un caso, perché mangiare alimenti davvero made in Italy significa magiare cibo buono, in tutti i sensi. Cesare Baldrighi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-perche-e-un-plus-al-foodscience-festival-si-parla-di-dop-e-igp/">Made in Italy: perché è un plus. Al Food&#038;Science Festival si parla di DOP e IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il nostro cibo è famoso in tutto il mondo per sapore e qualità. E non è un caso, perché mangiare alimenti davvero made in Italy significa magiare cibo buono, in tutti i sensi. Cesare Baldrighi (Origin Italia) spiega il valore aggiunto di DOP e IGP</em></p>
<p><strong>Si svolgerà a Mantova dal 15 al 17 maggio</strong> il <a href="https://www.foodsciencefestival.it/"><strong>Food&amp;Science Festival</strong></a>, giunto quest’anno alla sua decima edizione: tre giorni di incontri, laboratori e spettacoli che portano in città scienziati, divulgatori, economisti, storici, rappresentanti della filiera produttiva e protagonisti della cultura contemporanea. <strong>Oltre 140 ospiti impegnati in oltre 150 incontri</strong>, per un programma molto articolato, scaricabile nella sezione dedicata sul sito del Festival: eventi ai quali si può partecipare gratuitamente, previa registrazione.</p>
<p><strong>Tra i tanti argomenti che verranno affrontati, uno è dedicato al valore del Made in Italy, di cui sarà relatore <a href="https://www.qualivita.it/news/rif_organizzazione/5290/" target="_blank" rel="noopener">Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia</a></strong>, che interverrà al Food&amp;Science Festival per raccontare come nascono i marchi del Made in Italy e come valorizzare il ruolo del territorio nella produzione; seguirà un <strong>focus sull’olio biologico di qualità</strong>, per sensibilizzare il pubblico sulle caratteristiche e sulla complessità di questo prodotto.</p>
<h4>Food&amp;Science Festival: come riconoscere il “vero Made in Italy”</h4>
<p>Si fa presto a dire Made in Italy, perché alla lettera si potrebbe definire “fatto in Italia” qualunque prodotto realizzato in Italia, a prescindere dalla provenienza della materia prima. Affinché un prodotto alimentare possa essere definito davvero “italiano” <strong>occorre sia che la materia prima abbia origine italiana, sia che i processi di lavorazione o trasformazione avvengano in Italia</strong>. E per accertarsene, è necessario leggere attentamente le etichette e non fermarsi a guardare la presenza eventuale di bandierina tricolore apposta sulla confezione o una generica scritta “italiano”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>DOP e IGP: una garanzia in più sulla territorialità del prodotto</h4>
<p>Una garanzia assoluta sull’origine italiana dei prodotti agroalimentari è offerta dai marchi come<strong> I.G.P., acronimo che sta per “Indicazione Geografica Protetta”, e D.O.P., “Denominazione di Origine Protetta”</strong>, che ci danno la certezza che certi prodotti provengano da un’area geografica specifica. «Questo perché un prodotto, per ottenere riconoscimento IGP o DOP, deve rispettare un disciplinare che varia a seconda dei prodotti ma che deve essere validato da un ente certificatore» spiega Cesare Baldrighi.</p>
<p>«Inoltre, c’è un ulteriore step di controllo che riguarda la provenienza delle materie prime, le tecniche di produzione e di conservazione di ogni prodotto. Nello specifico, per ottenere la <strong>certificazione DOP</strong> un certo prodotto deve obbligatoriamente rispondere a 2 requisiti: <strong>il primo è che la materia prima provenga da uno specifico territorio, il secondo è che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione della materia prima avvengano all’interno dell’area dichiarata</strong>. Nel caso delle IGP, invece è sufficiente che una specifica fase della produzione sia effettuata all’interno dell’area geografica definita dal disciplinare, sulla base di quanto concordato dai produttori».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://style.corriere.it/lifestyle/food-e-drink/foodscience-festival-mantova-scoperta-vero-made-in-italy/" target="_blank" rel="noopener">Corriere della Sera &#8211; Style Magazine.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-perche-e-un-plus-al-foodscience-festival-si-parla-di-dop-e-igp/">Made in Italy: perché è un plus. Al Food&#038;Science Festival si parla di DOP e IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena lancia “GENERATIVA”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-di-tutela-aceto-balsamico-di-modena-lancia-generativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Altri prodotti dell'allegato I del Trattato]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=521224</guid>

					<description><![CDATA[<p>“GENERATIVA” è un progetto con Nativa, CSQA e Università di Parma per una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP sempre più sostenibile, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo. Il Consorzio di Tutela Aceto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-di-tutela-aceto-balsamico-di-modena-lancia-generativa/">Il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena lancia “GENERATIVA”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“GENERATIVA” è un progetto con Nativa, CSQA e Università di Parma per una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP sempre più sostenibile, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo.</em></p>
<p>Il <a href="https://www.consorziobalsamico.it/"><strong>Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena</strong></a> ha lanciato il 4 maggio “<strong>GENERATIVA</strong>”, <strong>un progetto sviluppato insieme a Nativa, CSQA e all’Università di Parma </strong>che proseguirà fino al 2028 con con l’obiettivo di rendere la <strong>filiera dell’Aceto Balsamico di Modena sempre più sostenibile</strong>, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo.</p>
<p><strong>GENERATIVA poggia su due pilastri fondamentali</strong>: il primo è il programma <a href="https://www.csqa.it/it-it/certificazioni/sostenibilita/made-green-in-italy"><strong>Made Green in Italy</strong></a>, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la <strong>valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti </strong>e <strong>certificabile da CSQA</strong>.</p>
<p>Il secondo pilastro è il progetto di <strong>Supply Chain Co-evolution</strong> che punta a costruire una vera e propria catena di valore sostenibile che coinvolga l’intero comparto, fino alla fase agricola.</p>
<p>L’obiettivo è rafforzare l’identità e la collaborazione di una filiera oggi frammentata, <strong>creando un sistema condiviso fatto di dati affidabili, regole comuni e competenze territoriali.</strong></p>
<p>Nel breve periodo, GENERATIVA mira a strutturare un programma di coinvolgimento e miglioramento continuo, basato sulla raccolta di dati primari lungo tutta la catena del valore. Nel medio-lungo termine, il progetto intende generare risultati duraturi in termini di sostenibilità, resilienza e capacità di pianificazione del comparto.</p>
<p>L’approccio integra competitività e sostenibilità secondo il paradigma della Value Creation: creare valore economico, sociale e ambientale attraverso un percorso partecipato, scientifico e orientato al miglioramento continuo dell’intera filiera.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziobalsamico.it/news-blog/il-consorzio-abm-avvia-generativa/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-di-tutela-aceto-balsamico-di-modena-lancia-generativa/">Il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena lancia “GENERATIVA”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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