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	<title>tracciabilità &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>tracciabilità &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Made in Italy: perché è un plus. Al Food&#038;Science Festival si parla di DOP e IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-perche-e-un-plus-al-foodscience-festival-si-parla-di-dop-e-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro cibo è famoso in tutto il mondo per sapore e qualità. E non è un caso, perché mangiare alimenti davvero made in Italy significa magiare cibo buono, in tutti i sensi. Cesare Baldrighi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il nostro cibo è famoso in tutto il mondo per sapore e qualità. E non è un caso, perché mangiare alimenti davvero made in Italy significa magiare cibo buono, in tutti i sensi. Cesare Baldrighi (Origin Italia) spiega il valore aggiunto di DOP e IGP</em></p>
<p><strong>Si svolgerà a Mantova dal 15 al 17 maggio</strong> il <a href="https://www.foodsciencefestival.it/"><strong>Food&amp;Science Festival</strong></a>, giunto quest’anno alla sua decima edizione: tre giorni di incontri, laboratori e spettacoli che portano in città scienziati, divulgatori, economisti, storici, rappresentanti della filiera produttiva e protagonisti della cultura contemporanea. <strong>Oltre 140 ospiti impegnati in oltre 150 incontri</strong>, per un programma molto articolato, scaricabile nella sezione dedicata sul sito del Festival: eventi ai quali si può partecipare gratuitamente, previa registrazione.</p>
<p><strong>Tra i tanti argomenti che verranno affrontati, uno è dedicato al valore del Made in Italy, di cui sarà relatore <a href="https://www.qualivita.it/news/rif_organizzazione/5290/" target="_blank" rel="noopener">Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia</a></strong>, che interverrà al Food&amp;Science Festival per raccontare come nascono i marchi del Made in Italy e come valorizzare il ruolo del territorio nella produzione; seguirà un <strong>focus sull’olio biologico di qualità</strong>, per sensibilizzare il pubblico sulle caratteristiche e sulla complessità di questo prodotto.</p>
<h4>Food&amp;Science Festival: come riconoscere il “vero Made in Italy”</h4>
<p>Si fa presto a dire Made in Italy, perché alla lettera si potrebbe definire “fatto in Italia” qualunque prodotto realizzato in Italia, a prescindere dalla provenienza della materia prima. Affinché un prodotto alimentare possa essere definito davvero “italiano” <strong>occorre sia che la materia prima abbia origine italiana, sia che i processi di lavorazione o trasformazione avvengano in Italia</strong>. E per accertarsene, è necessario leggere attentamente le etichette e non fermarsi a guardare la presenza eventuale di bandierina tricolore apposta sulla confezione o una generica scritta “italiano”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>DOP e IGP: una garanzia in più sulla territorialità del prodotto</h4>
<p>Una garanzia assoluta sull’origine italiana dei prodotti agroalimentari è offerta dai marchi come<strong> I.G.P., acronimo che sta per “Indicazione Geografica Protetta”, e D.O.P., “Denominazione di Origine Protetta”</strong>, che ci danno la certezza che certi prodotti provengano da un’area geografica specifica. «Questo perché un prodotto, per ottenere riconoscimento IGP o DOP, deve rispettare un disciplinare che varia a seconda dei prodotti ma che deve essere validato da un ente certificatore» spiega Cesare Baldrighi.</p>
<p>«Inoltre, c’è un ulteriore step di controllo che riguarda la provenienza delle materie prime, le tecniche di produzione e di conservazione di ogni prodotto. Nello specifico, per ottenere la <strong>certificazione DOP</strong> un certo prodotto deve obbligatoriamente rispondere a 2 requisiti: <strong>il primo è che la materia prima provenga da uno specifico territorio, il secondo è che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione della materia prima avvengano all’interno dell’area dichiarata</strong>. Nel caso delle IGP, invece è sufficiente che una specifica fase della produzione sia effettuata all’interno dell’area geografica definita dal disciplinare, sulla base di quanto concordato dai produttori».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://style.corriere.it/lifestyle/food-e-drink/foodscience-festival-mantova-scoperta-vero-made-in-italy/" target="_blank" rel="noopener">Corriere della Sera &#8211; Style Magazine.it</a></p>
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		<title>Il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena lancia “GENERATIVA”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-di-tutela-aceto-balsamico-di-modena-lancia-generativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Altri prodotti dell'allegato I del Trattato]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“GENERATIVA” è un progetto con Nativa, CSQA e Università di Parma per una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP sempre più sostenibile, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo. Il Consorzio di Tutela Aceto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“GENERATIVA” è un progetto con Nativa, CSQA e Università di Parma per una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP sempre più sostenibile, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo.</em></p>
<p>Il <a href="https://www.consorziobalsamico.it/"><strong>Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena</strong></a> ha lanciato il 4 maggio “<strong>GENERATIVA</strong>”, <strong>un progetto sviluppato insieme a Nativa, CSQA e all’Università di Parma </strong>che proseguirà fino al 2028 con con l’obiettivo di rendere la <strong>filiera dell’Aceto Balsamico di Modena sempre più sostenibile</strong>, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo.</p>
<p><strong>GENERATIVA poggia su due pilastri fondamentali</strong>: il primo è il programma <a href="https://www.csqa.it/it-it/certificazioni/sostenibilita/made-green-in-italy"><strong>Made Green in Italy</strong></a>, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la <strong>valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti </strong>e <strong>certificabile da CSQA</strong>.</p>
<p>Il secondo pilastro è il progetto di <strong>Supply Chain Co-evolution</strong> che punta a costruire una vera e propria catena di valore sostenibile che coinvolga l’intero comparto, fino alla fase agricola.</p>
<p>L’obiettivo è rafforzare l’identità e la collaborazione di una filiera oggi frammentata, <strong>creando un sistema condiviso fatto di dati affidabili, regole comuni e competenze territoriali.</strong></p>
<p>Nel breve periodo, GENERATIVA mira a strutturare un programma di coinvolgimento e miglioramento continuo, basato sulla raccolta di dati primari lungo tutta la catena del valore. Nel medio-lungo termine, il progetto intende generare risultati duraturi in termini di sostenibilità, resilienza e capacità di pianificazione del comparto.</p>
<p>L’approccio integra competitività e sostenibilità secondo il paradigma della Value Creation: creare valore economico, sociale e ambientale attraverso un percorso partecipato, scientifico e orientato al miglioramento continuo dell’intera filiera.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziobalsamico.it/news-blog/il-consorzio-abm-avvia-generativa/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena</a></p>
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		<title>DDL Tutela Agroalimentare: più trasparenza, tracciabilità e salute</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ddl-tutela-agroalimentare-piu-trasparenza-tracciabilita-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 06:56:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[agropirateria]]></category>
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		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
		<category><![CDATA[tutela agroalimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lollobrigida, Ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste: con il DDL Tutela Agroalimentare più trasparenza, più tracciabilità, più salute “Il Parlamento italiano ha approvato la nostra proposta di legge a difesa e a tutela [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lollobrigida, Ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste: con il DDL Tutela Agroalimentare più trasparenza, più tracciabilità, più salute</em></p>
<p>“<a href="https://www.masaf.gov.it/tutela_agroalimentare_lollobrigida_legge" target="_blank" rel="noopener">Il Parlamento italiano ha approvato la nostra proposta di legge a difesa e a tutela del patrimonio agroalimentare italiano</a>. Non c’era modo migliore per ricordare la giornata del Made in Italy. Questa legge ci permette di migliorare la trasparenza, tutelare al meglio la salute dei cittadini e combattere i reati nell’agroalimentare, non solo con sanzioni aumentate e commisurate ai rischi, ma anche mettendo in condizione le nostre forze dell’ordine di fare ancora meglio il loro lavoro. Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento. Noi lo abbiamo avuto, raccogliendo i suggerimenti del mondo associativo e delle forze dell’ordine. Introduciamo nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, affinché siano un vero deterrente. Abbiamo inoltre istituzionalizzato la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo ed evitare sovrapposizioni. Difendere il nostro sistema agroalimentare è fondamentale, è la difesa del Made in Italy che nel mondo è simbolo di ciò che è buono e di qualità”. Così il <strong>ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida</strong>, dopo il via libera definitivo al provvedimento che riorganizza il sistema sanzionatorio a difesa delle eccellenze italiane.</p>
<p>Il <strong>Ddl “Tutela Agroalimentare” italiano è legge</strong>. La Camera dei deputati, con 154 voti a favore, 1 contrario e 110 astenuti ha approvato in seconda lettura il testo della legge che garantirà più trasparenza e sicurezza ai prodotti alimentari acquistati dagli italiani. Fortemente voluto dal Ministro dell’Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e che ha visto un lavoro di sinergia con il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rappresenta un impegno concreto del Governo Meloni a difesa a del sistema agroalimentare italiano, per consentire alle imprese che operano correttamente di competere in un mercato leale, in cui i cittadini possano avere fiducia in ciò che acquistano, e in cui il valore del Made in Italy sia protetto e valorizzato in ogni fase della filiera.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.siciliaagricoltura.it/2026/05/02/ddl-tutela-agroalimentare-lollobrigida-con-questa-legge-piu-trasparenza-piu-tracciabilita-piu-salute/" target="_blank" rel="noopener">SiciliaAgricoltura.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ddl-tutela-agroalimentare-piu-trasparenza-tracciabilita-e-salute/">DDL Tutela Agroalimentare: più trasparenza, tracciabilità e salute</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Delle Venezie DOP: il Contrassegno di Stato diventa Passaporto Digitale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-il-contrassegno-di-stato-diventa-passaporto-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 08:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[contrassegno di stato]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Passaporto Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa la conferenza stampa organizzata dal Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie e dedicata alla presentazione della nuova strategia di posizionamento della denominazione e al ruolo del contrassegno di Stato tricolore, che da efficace strumento di controllo evolve [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-il-contrassegno-di-stato-diventa-passaporto-digitale/">Delle Venezie DOP: il Contrassegno di Stato diventa Passaporto Digitale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si è conclusa la conferenza stampa organizzata dal Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie e dedicata alla presentazione della nuova strategia di posizionamento della denominazione e al ruolo del contrassegno di Stato tricolore, che da efficace strumento di controllo evolve oggi in passaporto digitale della bottiglia e leva strategica di valorizzazione del vino e dell’origine.</em></p>
<p>L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, sistema consortile, organismi di certificazione e realtà culturali, con l’obiettivo di evidenziare il valore di questo strumento di garanzia quale espressione di un modello evoluto di denominazione italiana, capace di coniugare <strong>identità territoriale, governance interregionale, tutela pubblica, innovazione tecnologica e valorizzazione culturale</strong>.</p>
<p>Ad aprire i lavori i saluti di <strong>Davide Usai, Direttore Generale del FAI</strong>, che ha richiamato il valore della tutela del territorio come elemento fondante dell’identità italiana. La scelta di Villa Necchi Campiglio – luogo emblematico del patrimonio culturale nazionale – ha rappresentato una cornice fortemente simbolica per l’incontro tra vino, paesaggio e cultura. “<em>La tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale è uno degli elementi più profondi dell’identità del nostro Paese</em> – afferma Davide Usai e continua – <em>Il vino, e in particolare un vino come il Pinot Grigio DOC Delle Venezie, strettamente legato a territori fortemente riconoscibili, rappresenta un naturale punto di incontro tra questi valori. La collaborazione con il Consorzio si inserisce proprio in questa visione: valorizzare un prodotto significa valorizzare anche i luoghi, la storia e le persone che lo rendono possibile. Il pubblico del FAI rappresenta in questo senso un interlocutore privilegiato per un progetto che mira ad elevare il percepito della DOC, inserendola in un racconto capace di integrare viticoltura, paesaggio e cultura</em>”.</p>
<p>A seguire, <strong>Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie</strong>, ha ripercorso l’evoluzione della denominazione, nata nel 2016, e del Consorzio stesso, riconosciuto dal Ministero dell’agricoltura con incarico <em>erga omnes</em> per le attività di tutela, promozione e vigilanza sul mercato. Un percorso di crescita e consolidamento che negli ultimi anni ha rafforzato il modello organizzativo della DOC e che anche nel 2025 ha registrato risultati positivi, con volumi stabili e una sempre maggiore capacità di coordinamento all’interno di un sistema che abbraccia i territori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento. “<em>Parliamo di una filiera che conta su un potenziale viticolo di circa 27.000 ettari di vigneto, 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento, e che rappresenta il 43% del Pinot Grigio mondiale e l’85% di quello nazionale, con una produzione annua di circa 230 milioni di bottiglie</em> – commenta Rigotti – <em>Il Pinot Grigio DOC Delle Venezie nasce dalla capacità dei territori del Nord-Est di fare sistema e di costruire una governance condivisa, anche attraverso strumenti di gestione comuni e un tavolo di coordinamento interregionale. È questa oggi la nostra forza e la dimostrazione che la coesione rappresenta la chiave per affrontare con efficacia le sfide dei mercati globali</em>”, conclude Rigotti.</p>
<p>La conferenza – moderata da <strong>Luciano Ferraro, vicedirettore del <em>Corriere della Sera</em></strong> – è proseguita con l’intervento di <a href="https://www.ipzs.it/ext/passaporto_digitale.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Matteo Taglienti, Direttore Mercati Privati Italia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato</strong></a>, che ha illustrato l’evoluzione del contrassegno di Stato nella sua dimensione digitale.</p>
<p>“<em>Il contrassegno nasce come strumento di garanzia e controllo della produzione, con l’obiettivo di assicurare autenticità e tracciabilità dei prodotti. Nel tempo questo sistema si è evoluto integrando tecnologie sempre più avanzate, in grado di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e trasparenza del mercato</em>”.</p>
<p>Taglienti ha evidenziato come l’introduzione del <strong>QR code</strong> rappresenti oggi un passaggio significativo nel rapporto tra produttori e consumatori: “<em>Il contrassegno non è più soltanto un sigillo cartaceo applicato alla bottiglia, ma una vera e propria piattaforma digitale. Grazie all’integrazione di strumenti tecnologici e sistemi anticontraffazione diventa una sorta di passaporto del prodotto, capace di raccontarne origine, territorio e filiera produttiva</em>”.</p>
<p><strong>Il progetto sviluppato insieme alla DOC Delle Venezie rappresenta, secondo Taglienti, un esempio concreto di innovazione applicata al Made in Italy</strong>: “<em>Stiamo lavorando con il Consorzio per costruire un sistema che valorizzi non solo il vino, ma anche le imprese, i servizi e i territori viticoli che compongono la filiera. L’obiettivo è integrare tracciabilità, sicurezza e capacità di racconto del sistema produttivo, rafforzando la fiducia dei consumatori nel sistema delle Indicazioni Geografiche italiane</em>”.</p>
<p>Al centro del dibattito anche il tema della certificazione e dei controlli lungo la filiera, affrontato da <strong>Francesco Liantonio, Presidente di Triveneta Certificazioni</strong> – uno dei principali organismi di controllo del settore vitivinicolo italiano, nato dalla collaborazione tra Ceviq, Siquria, Valoritalia e la Camera di Commercio di Trento – che ha illustrato il ruolo del sistema di certificazione e l’importanza di rafforzare le sinergie a beneficio del patrimonio viticolo interregionale.</p>
<p>“<em>Il nostro compito è svolgere in maniera sistematica i controlli di conformità lungo tutte le fasi della produzione, per garantire che in ogni segmento della filiera siano rispettati i requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione del Pinot Grigio DOC Delle Venezie. Solo all’esito positivo di questo processo</em> – ha spiegato Liantonio – <em>è possibile rilasciare i contrassegni di Stato da applicare sulle bottiglie, a garanzia della conformità del prodotto”.</em></p>
<p>Liantonio ha inoltre sottolineato come il Polo Vitivinicolo del Triveneto – recentemente inaugurato a San Vito al Tagliamento (PN) – rappresenti un esempio concreto di collaborazione tra organismi di certificazione e sistema consortile: “<em>Il Polo dimostra quanto sia fondamentale fare squadra. Mettere insieme competenze, esperienze e strumenti significa rafforzare l’intero sistema delle denominazioni e offrire maggiori garanzie ai consumatori e ai mercati</em>”. In questo contesto, il nuovo contrassegno rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di tracciabilità e valorizzazione del vino: “<em>La tecnologia del QR code consente di andare oltre la semplice tracciabilità tecnica, permettendo di raccontare il vino, la sua origine e la filiera produttiva, attraverso informazioni validate dai controlli e le verifiche dell’ente certificatore, a garanzia della loro affidabilità. È uno strumento che rafforza la trasparenza e, allo stesso tempo, valorizza il lavoro dei produttori</em>”, ha concluso Liantonio.</p>
<p>La parola è quindi tornata a <strong>Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie</strong>, intervenuto anche nella tavola rotonda per approfondire il valore strategico dell’introduzione del contrassegno di Stato nel percorso di crescita della denominazione.</p>
<p><em>“Abbiamo scelto di adottare il contrassegno fin dall’inizio del nostro progetto perché rappresenta uno strumento di garanzia, trasparenza e tutela, oltre che un elemento distintivo capace di rafforzare l’identità della DOC e la sua riconoscibilità sui mercati internazionali. Oggi accogliamo con grande soddisfazione la sua evoluzione verso un sistema sempre più completo e innovativo, che collega il prodotto al territorio e alla filiera produttiva, offrendo al consumatore informazioni chiare e maggiore fiducia. Non è soltanto una fascetta applicata alla bottiglia, ma il simbolo di un sistema che unisce controlli, innovazione e responsabilità condivisa lungo tutta la filiera”.</em></p>
<p>Rigotti ha inoltre ricordato come la strategia di posizionamento della denominazione di origine passi anche attraverso un articolato sistema di partnership culturali e istituzionali di alto profilo: <em>“Le collaborazioni avviate dal Consorzio – come quelle con il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano e con la Fondazione Symbola – contribuiscono a rafforzare il percepito della denominazione e a collocarla in contesti di grande valore culturale, ampliando il raggio d’azione del Consorzio. Allo stesso tempo promuoviamo anche un consumo consapevole e responsabile, contribuendo così a una sostenibilità sociale che, come Consorzio, abbiamo scelto di perseguire anche attraverso la partnership con Wine in Moderation. Restiamo così in prima linea nella promozione di un consumo moderato, riconoscendo al vino la sua piena dignità culturale, in uno scenario globale in cui questo prodotto viene messo spesso sotto attacco”.</em></p>
<p>Sul tema della tutela pubblica e della lotta alla contraffazione è intervenuto <strong>Biagio Morana, Direttore dell’Ufficio ICQRF Nord-Est del MASAF</strong>, che ha evidenziato il ruolo centrale del sistema dei controlli nell’opera di difesa della reputazione delle Indicazioni Geografiche italiane sui mercati internazionali.</p>
<p>“<em>Proprio perché molto apprezzati, i prodotti italiani di qualità sono spesso oggetto di contraffazione, imitazione ed evocazione</em>”, ha spiegato Morana, ricordando come il sistema di controllo italiano si fondi sulla collaborazione tra autorità pubbliche, organismi di certificazione e Consorzi di tutela. “<em>L’ICQRF opera lungo tutta la filiera con controlli mirati nelle diverse fasi produttive, attività di vigilanza e una stretta collaborazione con i Consorzi, anche sui mercati esteri</em>”.</p>
<p>I dati forniti dai report ICQRF 2024 e 2025 indicano che nel settore vitivinicolo vengono effettuati ogni anno <strong>circa 15.000 controlli annui, su circa 8.000 operatori</strong>, con un tasso medio di irregolarità intorno al 20%. E <strong>nel solo Triveneto svolge oltre 4.000 controlli</strong>, di cui più del 50% rivolti proprio al settore vitivinicolo, a conferma della centralità di quest’area per il sistema delle denominazioni italiane. Il fenomeno della contraffazione resta tuttavia significativo e l’obiettivo delle attività ispettive è proprio quello di tutelare la reputazione delle nostre eccellenze. “<em>Il valore della produzione dei vini DOP e IGP in Italia supera gli 11 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi provengono dal Triveneto – con 4,3 miliardi dal Veneto, 0,8 dal Friuli Venezia Giulia e 0,7 dal Trentino-Alto Adige – secondo il Rapporto Ismea-Qualivita. Strumenti come il contrassegno di Stato contribuiscono a rafforzare la tutela di questo straordinario patrimonio</em>”, ha concluso Morana.</p>
<p>La strategia di valorizzazione della DOC Delle Venezie si estende infine anche alla dimensione culturale e identitaria, come ha evidenziato <strong>Paolo Pigliacelli di Symbola-Fondazione per le qualità italiane</strong>, partner del Consorzio in un percorso che mette in relazione vino, territori e responsabilità sociale.</p>
<p>“<em>Il vino italiano non è soltanto un prodotto agricolo: è un racconto di provenienza, comunità e paesaggi. In ogni bottiglia si ritrovano saperi tramandati nel tempo, biodiversità e identità locali. Raccontarlo in questa prospettiva significa rafforzare il valore del Made in Italy e spiegare come la qualità nasca dall’incontro tra cultura, sostenibilità e territorio</em>”. Secondo Pigliacelli, la tutela e la valorizzazione dei territori passano necessariamente attraverso un sistema di alleanze: “<em>Quando imprese, consorzi, istituzioni e realtà culturali lavorano insieme, si costruisce un modello capace di generare valore economico, sociale e culturale nel lungo periodo. L’esperienza del Consorzio DOC Delle Venezie dimostra come questa collaborazione possa tradursi in un progetto concreto di valorizzazione del territorio e della filiera vitivinicola</em>”.</p>
<p><strong>A chiudere la conferenza il Presidente Rigotti</strong>, che ha presentato una panoramica sull’andamento della denominazione e sulle prospettive future attraverso un overview sull’andamento della DOC Delle Venezie e il Report Consorzio DOC Delle Venezie 2025.</p>
<p>“<em>I dati 2025 della DOC Delle Venezie confermano la solidità di una delle principali denominazioni del vino italiano ed europeo, con imbottigliamenti stabili, che si attestano a 1,69 milioni di ettolitri e certificazioni che raggiungono 1,79 milioni di ettolitri, in crescita del 2,3%. Anche le riclassificazioni in ingresso, pari a 195 mila ettolitri, confermano il corretto funzionamento del sistema interregionale del Pinot Grigio e delle misure di gestione dell’offerta messe in campo dal Consorzio. </em><em>Si tratta di risultati significativi in uno scenario internazionale complesso, segnato da contrazione e trasformazione dei consumi e da incertezze geopolitiche. In questo contesto </em>– ha concluso Rigotti –<em> il Consorzio continuerà a lavorare rafforzando gli strumenti di governo dell’offerta e le attività di promozione sui mercati internazionali. Il Report 2025 racconta un anno intenso di attività, con il consolidamento delle partnership culturali e istituzionali e la nascita del tavolo di coordinamento interregionale del Pinot Grigio: strumenti fondamentali per affrontare le sfide future e rafforzare il valore e il posizionamento della denominazione</em>”.</p>
<p>Fonte: <a href="https://dellevenezie.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio DOC delle Venezie</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/6.-CS-DOC-Delle-Venezie_Conferenza-Stampa_10marzo2026_Villa-Necchi.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/Report-Delle-Venezie-2025-digitale.pdf" target="_blank" rel="noopener">Report-Delle-Venezie-2025-digitale</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-il-contrassegno-di-stato-diventa-passaporto-digitale/">Delle Venezie DOP: il Contrassegno di Stato diventa Passaporto Digitale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Vino, dopo lo scandalo metanolo le DOP e IGP sono cresciute dal 10% al 60%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-dopo-lo-scandalo-metanolo-le-dop-e-igp-sono-cresciute-dal-10-al-60/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 08:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vino al metanolo, da una tragedia che costò 23 morti e un crollo di fatturato, la produzione è calata del 40% puntando su DOP e IGP, le esportazioni sono cresciute di 10 volte con livelli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vino al metanolo, da una tragedia che costò 23 morti e un crollo di fatturato, la produzione è calata del 40% puntando su DOP e IGP, le esportazioni sono cresciute di 10 volte con livelli elevati di qualità</em></p>
<p>Negli anni è diventato l’emblema del rimbalzo, della possibilità di risorgere dalle proprie ceneri. È lo s<strong>candalo del vino al metanolo</strong> che esplose il 17 marzo del 1986. Un caso di sofisticazione grossolana con il metanolo aggiunto al vino. Si tratta di un alcol naturale che però, aumentato dolosamente, può provocare, intossicazione, lesioni gravi, cecità e – purtroppo &#8211; anche la morte. E infatti <strong>furono 23 i morti e decine di persone furono ferite alcune con danni permanenti</strong>.</p>
<h4>Tragedia umana ed economica</h4>
<p>Ne derivò una gravissima crisi per il vino italiano. Si calcola circa <strong>mezzo miliardo di euro di perdite (su un fatturato del settore che all’epoca era di 2,5 miliardi)</strong> crollo delle esportazioni (meno 40% in un anno e meno 80% in Germania allora primo mercato estero in assoluto e ancora oggi tra i principali mercati per il vino italiano). Crollo del 70% anche dei consumi interni.</p>
<p>[…]</p>
<h4>La rivoluzione della qualità</h4>
<p>E invece? E invece proprio da quel momento il vino italiano ha avviato quella che è stata etichettata come la “<strong>rivoluzione della qualità</strong>”. La produzione è calata di oltre il 40% (da 76,8 milioni di ettolitri ai 44,3 di oggi). Ridimensionamento produttivo che non ha impedito all’Italia di restare tutt’ora il primo produttore mondiale di vino.<strong> Parallelamente i vini a indicazione geografica (Igt, Doc, Docg) che nel 1986 erano appena il 10% del totale oggi coprono oltre il 60%</strong> della produzione made in Italy. «Un passaggio – hanno commentato alla Coldiretti – che mostra come il mondo del vino italiano abbia conquistato in questi anni posizioni di leadership a livello mondiale puntando sulla qualità legata al territorio, anziché sulla quantità a basso prezzo».</p>
<p>In questo quadro di escalation qualitativa<strong> le esportazioni sono cresciute di oltre 10 volte</strong> passando dagli 800 milioni di euro del 1986 agli otre 8 miliardi di oggi. Il fatturato del settore è passato da 2,5 miliardi a oltre 16.</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/vino-metanolo-40-anni-scandalo-bottiglie-doc-e-igt-sono-passate-10percento-60percento-totale-AIgu5XjB" target="_blank" rel="noopener">Il Sole 24 Ore.it</a></strong></p>
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		<title>Soluzioni hi tech in agricoltura, investimenti a quota 2,5 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/soluzioni-hi-tech-in-agricoltura-investimenti-a-quota-25-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 08:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’high tech vince in agricoltura: investimenti boom. Smart agrifood. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano nel 2025 crescita del 9% soprattutto per i software che migliorano produttività e sostenibilità. Ma le superfici coperte non vanno oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’high tech vince in agricoltura: investimenti boom. Smart agrifood. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano nel 2025 crescita del 9% soprattutto per i software che migliorano produttività e sostenibilità. Ma le superfici coperte non vanno oltre il 10%</em></p>
<p>Nelle <a href="https://www.qualivita.it/news/caos-dazi-tra-ue-e-stati-uniti-laccordo-con-trump-rischia-di-saltare/" target="_blank" rel="noopener"><strong>incertezze dei mercati internazionali</strong></a> gli agricoltori si aggrappano alla tecnologia. Lo suggeriscono i dati del rapporto 2025 dell’<strong>Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e dell’Osservatorio Rise dell’Università degli studi di Brescia</strong>.</p>
<p>Il rapporto completo, che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, sarà presentato il prossimo 25 febbraio nell’ambito dell’incontro al Politecnico di Milano “Smart Agrifood, segnali di ripresa tra vecchie sfide e nuove opportunità”. Dopo un anno di stop o di semplice rallentamento <strong>sono ripartiti quindi gli investimenti in Agricoltura 4.0</strong>.</p>
<p><strong> Il mercato italiano delle soluzioni tecnologiche per l’agricoltura</strong> – dai droni alle macchine agricole di ultima generazione, dalle centraline per la fertirrigazione ai software per la gestione delle operazioni colturali – è arrivato nel 2025 a un <strong>valore di 2,5 miliardi di euro</strong> con una crescita che rispetto allo scorso anno arriva al 9 per cento.</p>
<p>«Nonostante il permanere e l’aggravarsi, in alcuni casi, dei fattori di criticità geopolitici, economici e ambientali – commentano dall’Osservatorio Smart Agrifood – nel 2025 il settore globale ha continuato a credere e a investire nell’innovazione digitale. <a href="https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-crescono-le-start-up-e-gli-investimenti-nel-settore/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sono tornate a crescere, a livello mondiale, le risorse raccolte dalle start up</strong></a>, che hanno raggiunto quota 11,5 miliardi di dollari (+21%). <strong>Le startup eCommerce food restano le più finanziate</strong> (con il 77% dei capitali raccolti). <strong>Aumentano le realtà innovative che offrono soluzioni di Agricoltura 4.0</strong>, per rispondere alla crescente necessità da parte del settore primario di disporre di tecnologie focalizzate su obiettivi mirati e misurabili, come il sequestro del carbonio, la riduzione delle emissioni di gas serra, l’ottimizzazione delle risorse e l’aumento della produttività».</p>
<h4>Spinta dai software</h4>
<p>La crescita ( in linea con il trend europeo) è trainata principalmente dalle soluzioni software: i Farm management information system registrano un incremento del 17%, mentre i Decision support system crescono del 26%. Tornano positivi anche gli investimenti in macchinari connessi (+2%) e in soluzioni di telemetria e controllo (+3%), confermando un progressivo riequilibrio del mercato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Il ruolo dell’Ai</h4>
<p>Una riflessione specifica è poi dedicata all’intelligenza artificiale che, nel 2025, ha proseguito la sua diffusione nell’agroalimentare: <strong>i progetti che implementano l’Ai sono più che raddoppiati</strong> nel mondo, in particolare nell’ambito agricolo.</p>
<p>Le soluzioni per l’esplorazione dei dati e i <strong>sistemi di visione artificiale e analisi di immagini</strong> e video sono utilizzate soprattutto per la <strong>gestione di attività in campo</strong> <strong>aperto</strong> (nel 62% dei progetti globali), come il monitoraggio delle colture, la gestione irrigua e la difesa.</p>
<p><strong>In Italia</strong>, la diffusione dell’Ai è, invece, ancora limitata, ma emergono segnali di un interesse. <strong>L’8% degli agricoltori ha cominciato a utilizzare soluzioni abilitate dall’Ai</strong>, beneficiando di supporto nelle decisioni maggiore controllo sui processi. <strong>Nell’industria della trasformazione alimentare, il 18% delle aziende ha adottato l’Ai</strong> e il 55% ha interesse in sperimentazioni future. Mentre l’80% dei tech provider ha l’intenzione di sviluppare soluzioni che includono tecnologie di Ai per il settore nel prossimo futuro.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore.com</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/soluzioni-hi-tech-in-agricoltura-investimenti-a-quota-25-miliardi/">Soluzioni hi tech in agricoltura, investimenti a quota 2,5 miliardi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Agroalimentare, crescono le start-up e gli investimenti nel settore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-crescono-le-start-up-e-gli-investimenti-nel-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:12:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hi tech per l’agroalimentare: nel 2025 raccolte risorse per 121,6 milioni (+18%) per 501 start-up attive (+23%), in controtendenza rispetto all’Europa: i risultati del Report Agrifoodtech di Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-crescono-le-start-up-e-gli-investimenti-nel-settore/">Agroalimentare, crescono le start-up e gli investimenti nel settore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Hi tech per l’agroalimentare: nel 2025 raccolte risorse per 121,6 milioni (+18%) per 501 start-up attive (+23%), in controtendenza rispetto all’Europa: i risultati del Report Agrifoodtech di Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub</em></p>
<p>Le start-up dell’agroalimentare tecnologico italiano stanno vivendo un momento di sviluppo che accende l’interesse degli investitori. Il 2025 si è infatti chiuso in maniera ampiamente positiva con <strong>investimenti cresciuti del 18%</strong>, raggiungendo quota<strong> 121,6 milioni di euro raccolti</strong> rispetto ai 103 milioni del 2024. Sono i dati che assumono maggior valore se si considera che sono in contrasto con il trend internazionale, che vede una flessione del 12% a livello globale e del 3,7% in Europa. È quanto afferma il “<em>Report sullo Stato dell’AgriFoodTech in Italia nel 2025</em>”, elaborato da Eatable Adventures per il <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/robot-economia-circolare-e-novel-food-ecco-start-up-pronte-entrare-sistema-agroindustriale-AIyjXQN">Verona Agrifood Innovation Hub</a>.</p>
<p>«Il 2025 segna un punto di svolta per il sistema agroalimentare italiano: mentre l’Europa rallenta, noi acceleriamo &#8211; commenta <strong>Alberto Barbari</strong>, regional Vp Italy di Eatable Adventures -. Questo è il risultato di un ecosistema che ha raggiunto una massa critica di competenze, capitali e visione industriale».</p>
<h4>Cresce l’importo dei finanziamenti</h4>
<p>Secondo il Report, si tratta di una crescita «trainata dalla<strong> capacità dell’ecosistema italiano di attrarre investitori specializzati</strong>, maggiori fondi internazionali e investimenti più grandi e di qualità superiore». Calano, infatti, dal 60% al 42% i micro-investimenti (sotto i 350mila euro), mentre il <strong>balzo dei round superiori al milione di euro</strong>, che passano dal 12,4% del 2024 al 39,4% del 2025, racconta di un progressivo processo di maturazione dell’intero ecosistema in grado di riallocare il capitale verso modelli industriali più solidi e credibili.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Ai protagonista delle novità</h4>
<p>Sul fronte delle tecnologie adottate dalle startup, l<strong>’<a href="https://www.qualivita.it/argomento/intelligenza-artificiale/" target="_blank" rel="noopener">Intelligenza Artificiale si attesta al primo posto</a></strong> (43,8%), seguita da <strong>Biotecnologie</strong> (30,5%) e <strong>Machine Learning</strong> (29,7%). «Ma ciò che davvero distingue l’Italia &#8211; dicono da Eatable Adventures &#8211; è la maturità di queste soluzioni: ben il 74,3% delle startup si posiziona in fasi avanzate di sviluppo (TRL 7-9), con tecnologie validate e pronte per l’adozione industriale».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/hi-tech-l-agroalimentare-crescono-start-up-e-investimenti-settore-AIOfWQLB" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore.com</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-crescono-le-start-up-e-gli-investimenti-nel-settore/">Agroalimentare, crescono le start-up e gli investimenti nel settore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Olio Toscano IGP: il primato nell’export e la svolta digitale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/olio-toscano-igp-il-primato-nellexport-e-la-svolta-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 08:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[contrassegno di stato]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
		<category><![CDATA[Passaporto Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Toscano IGP &#8211; Olio EVO, con un export da 41 milioni punta sulla biodiversità e sull&#8217;innovazione digitale grazie al Passaporto Digitale realizzato da IPZS L’olio extravergine di oliva Toscano IGP si conferma leader indiscusso tra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Toscano IGP &#8211; Olio EVO, con un export da 41 milioni punta sulla biodiversità e sull&#8217;innovazione digitale grazie al Passaporto Digitale realizzato da IPZS</em></p>
<p>L’<strong>olio extravergine di oliva Toscano IGP</strong> si conferma leader indiscusso tra gli oli extravergini d’oliva italiani a Indicazione Geografica, trainando l’<strong>export</strong> con un valore record di 41 milioni di euro. In un mercato globale sempre più esigente, l’eccellenza toscana non punta solo sul legame indissolubile con il <strong>territorio</strong> e la storia, ma evolve attraverso una <strong>tracciabilità</strong> all’avanguardia. Dall’integrazione delle nuove norme UE alla digitalizzazione della garanzia tramite <strong>QR Code</strong>, il modello Toscano IGP rappresenta la sintesi perfetta tra <strong>biodiversità olivicola</strong> e tutela del consumatore.</p>
<h4>Analisi di mercato: i numeri del primato</h4>
<p>Secondo l’ultimo rapporto <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2025/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ISMEA-Qualivita sulla DOP Economy</strong></a> (2025) l’Olio Toscano IGP – con una produzione di 2.364 tonnellate (+9,5%), un valore alla produzione di 32 milioni di euro (+8,9%) e un valore al consumo di 47 milioni di euro (+9,5%) – ha raggiunto il primo posto nel valore all’<strong>export</strong>, per <strong>41 milioni di euro</strong> (<strong>+9,5%</strong>), tra gli oli extravergini d’oliva italiani con Indicazione Geografica.</p>
<p>Le destinazioni principali rimangono gli <strong>Stati Uniti </strong>(principale mercato extra-UE), la <strong>Germania</strong>, i Paesi del Nord Europa e <strong>Giappone</strong>. Il valore medio al litro sui mercati internazionali si attesta su €18-25 per le referenze premium, con punte superiori per i <strong>monovarietali</strong> e le produzioni biologiche certificate.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>L’identità in etichetta: menzioni geografiche e cultivar</h4>
<p>‘<em>L’indicazione geografica protetta ‘<strong>Toscano</strong>’, eventualmente accompagnata da una delle seguenti <strong>menzioni geografiche aggiuntive</strong>: ‘Seggiano’, ‘Colline Lucchesi’, ‘Colline della Lunigiana’, ‘Colline di Arezzo’, ‘Colline Senesi’, ‘Colline di Firenze’, ‘Montalbano’, ‘Monti Pisani</em>’ è riservata all’olio extravergine di oliva che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione, come di recente aggiornato (disciplinare Consorzio Toscano IGP, 2024, articolo 1 – <em>Denominazione</em>).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Innovazione e trasparenza: il nuovo passaporto digitale</h4>
<p>I <strong>controlli</strong> sono affidati a Toscana Certificazione Agroalimentare (TCA) S.r.l. che verifica la conformità attraverso ispezioni in campo, analisi di laboratorio e audit documentali nell’intero corso della filiera (disciplinare, articolo 7 – <em>Controlli</em>).</p>
<p>Le operazioni di <strong>confezionamento</strong> devono avvenire nell’ambito della regione Toscana. L’<strong>etichetta</strong> deve riportare obbligatoriamente:</p>
<ul>
<li>indicazione ‘Indicazione Geografica Protetta’ o ‘<strong>IGP</strong>‘;</li>
<li><strong>logo</strong> IGP ‘Olio Toscano’ con grafica ufficiale registrata;</li>
<li><strong>annata di produzione</strong>;</li>
<li>riferimenti del produttore/confezionatore (disciplinare, articolo 8 – <em>Designazione e presentazione</em>).</li>
</ul>
<p>Ogni <strong>lotto</strong> di Olio Toscano IGP è soggetto a <strong>tracciabilità completa</strong> mediante registri di carico/scarico presso olivicoltori, frantoi e confezionatori (disciplinare, articolo 9 – <em>Prova dell’origine</em>). A partire dal 10 ottobre 2025 è operativo il nuovo <strong>contrassegno del Poligrafico dello Stato</strong>, progettato per garantire i più elevati standard di sicurezza e autenticità. Inquadrando il <strong>QR code</strong> riportato sul contrassegno, il consumatore può consultare il <strong>passaporto digitale della bottiglia</strong> acquistata (Consorzio Olio Toscano IGP, 2026).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/olio-di-oliva/olio-toscano-igp-export-tracciabilita-qr-code/" target="_blank" rel="noopener">GIFT &#8211; Great Italian Food Trade</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/olio-toscano-igp-il-primato-nellexport-e-la-svolta-digitale/">Olio Toscano IGP: il primato nell’export e la svolta digitale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il Consorzio della Pasta di Gragnano IGP e le Fiamme Gialle a difesa dell&#8217;eccellenza</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-della-pasta-di-gragnano-igp-e-le-fiamme-gialle-a-difesa-delleccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 08:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Organismi di controllo]]></category>
		<category><![CDATA[Pasta alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
		<category><![CDATA[tutela agroalimentare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=513510</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il presidente del Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano IGP, Massimo Mennea, a colloquio le Fiamme Gialle stabiesi: uniti con i maestri pastai a difesa dell&#8217;eccellenza italiana Può essere definito, senza tema di smentita, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-della-pasta-di-gragnano-igp-e-le-fiamme-gialle-a-difesa-delleccellenza/">Il Consorzio della Pasta di Gragnano IGP e le Fiamme Gialle a difesa dell&#8217;eccellenza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il presidente del Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano IGP, Massimo Mennea, a colloquio le Fiamme Gialle stabiesi: uniti con i maestri pastai a difesa dell&#8217;eccellenza italiana</em></p>
<p>Può essere definito, senza tema di smentita, il portabandiera di un primato internazionale: il rappresentante dell&#8217;unica pasta di semola di grano duro secca a marchio IGP. Il tono è pacato, la battuta sempre &#8220;al dente&#8221;, pardon arguta e puntuale. Considera, non a caso, la pasta un &#8220;elisir di lunga vita&#8221;. Ai dubbiosi risponde:&#8221;Regina della dieta mediterranea, la pasta porta buonumore e contribuisce con gusto a uno stile di vita sano&#8221;. Dispensa curiosità sospese tra storia e leggenda: &#8220;Lo sapete perché si chiamano Maccaroni? La parola viene da ammaccare. Si narra che i soldati romani in marcia schiacciassero questa pasta sulle loro spalle in modo da seccarla al sole, altrimenti si sarebbe guastata&#8221;. Stiamo parlando dell&#8217;<strong>ingegner Massimo Menna, presidente del Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano IGP</strong>.</p>
<p>Il <strong>Consorzio è costituito da 14 aziende</strong>, che generano oltre il 98 per cento della produzione totale, con <strong>stime che vanno oltre i 300 milioni di fatturato e le 100 mila tonnellate di pasta IGP prodotte nel 2024</strong>. Il restante 2 per cento della produzione è assicurato dagli altri 9 pastifici gragnanesi che non hanno ancora aderito al Consorzio ma che comunque possono fregiarsi a pieno titolo del marchio IGP, in quanto rispettosi del disciplinare di produzione autorizzato dal Masaf, il Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.</p>
<p>&#8220;Auspico il 100% di adesioni. Tutti competiamo per raggiungere un unico obiettivo. Spero che anche chi è fuori comprenda i vantaggi di fare squadra&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>Nel Consorzio le parole d&#8217;ordine sono due: promozione e tutela</strong>. Per rafforzare la presenza sui mercati e cercare, al contempo, di esplorarne di nuovi. L&#8217;<strong>incontro tra il presidente Menna e il giovane Comandante della Compagnia di Castellammare di Stabia</strong>, non è casuale, svela intenti comuni, un patto tacito tra interlocutori rispettosi e rispettati: tutelare l&#8217;eccellenza.ù</p>
<p>A tal proposito, <strong>non molto tempo fa proprio le Fiamme gialle stabiesi hanno sequestrato presso un produttore non più aderente al Consorzio, oltre 200 kg di pasta</strong> proveniente da altre zone mentre sulle confezioni vi era riportato indebitamente il marchio IGP (la notizia è stata approfondita nel box a seguire, ndr). <strong>Un caso raro, isolato grazie al tempestivo intervento dei finanzieri</strong>.</p>
<p>Menna, congratulandosi per l&#8217;operazione svolta, elenca poi quali sono i presidi attuati direttamente dal Consorzio. &#8220;<strong>Esiste un articolato sisterna di controlli</strong>. In primo luogo, un <strong>ente certiftcatore esterno (CSQA) verifica la piena conformità dei pastifici al disciplinare</strong> di produzione; un <strong>agente vigilatore incaricato monitora la correttezza delle informazioni</strong> fornite al consumatore; <strong>abbiamo inoltre adottato un software che sorveglia la commercializzazione</strong> <strong>dei prodotti sui siti web</strong> e sulle piattaforme di e-commerce. A completare il quadro, si aggiungono i <strong>numerosi controlli pubblici svolti dalle autorità competenti</strong>&#8220;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.gdf.gov.it/it/gdf-comunica/documenti-e-pubblicazioni/editoria/lente-editoriale-per-il-corpo-della-guardia-di-finanza/il-finanziere" target="_blank" rel="noopener">Il Finanziere</a></strong></p>
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		<title>Tartufo gate: ombre su filiera dell&#8217;oro delle Langhe</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tartufo-gate-ombre-su-filiera-delloro-delle-langhe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 08:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un servizio di Report getta ombre su filiera e provenienza del prodotto. La difesa della Fiera di Alba: “Noi garanzia di qualità, non di tracciabilità” E se il tartufo di Alba non arrivasse da Alba? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un servizio di Report getta ombre su filiera e provenienza del prodotto. La difesa della Fiera di Alba: “Noi garanzia di qualità, non di tracciabilità”</em></p>
<p><strong>E se il tartufo di Alba non arrivasse da Alba?</strong> Se <strong>l’oro bianco delle Langhe provenisse dall’Est Europa o addirittura dall’Iran</strong>? <strong>Un’inchiesta di Report</strong>, andata in onda domenica sera su Raitre, ha alzato il velo sul misterioso mondo del tuber magnatum pico, rendendo un po’ più indigesto il suo inebriate profumo.</p>
<p><strong>Truffle Land</strong> è il titolo del servizio, con il quale la trasmissione ha voluto indagare «il lato oscuro del tartufo: tra patrimonio Unesco, scarsità e zone d’ombra del mercato».</p>
<p>La tesi iniziale non è una novità: «A causa dei cambiamenti climatici e dell’impoverimento delle tartufaie naturali, la domanda aumenta e l’offerta diminuisce sempre di più». E dimostra quanto sia facile aggirare le norme sulla provenienza del prodotto che poi viene venduto nei negozi e nelle fiere a partire dalla più celebre, quella internazionale di Alba.</p>
<p>«Ho un’azienda agricola che affitta delle tartufaie e si autofattura il prodotto che prende» svela davanti alle telecamere un operatore anonimo. Così, tutto il tartufo che arriva da fuori può diventare prodotto da quella tartufaia.</p>
<p>Dunque, <strong>da dove arrivano le trifole che vengono vendute a caro prezzo non solo sui banchi della rinomata Fiera di Alba</strong>, ma anche nei mercati del Piemonte e di mezza Italia? E <strong>il consumatore è sufficientemente tutelato?</strong></p>
<p>«Domande legittime, ma la risposta è semplice: alla Fiera di Alba si comprano i tartufi migliori, perché sono meticolosamente selezionati e garantiti da una commissione di giudici di analisi sensoriale», dice Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi Tartufo che ha sede proprio nella capitale delle Langhe. «Sono più di vent’anni che nessuno qui fa promozione sostenendo che il tartufo bianco d’Alba è stato raccolto proprio ad Alba». Quindi, la provenienza non conta? «Contano la qualità e la soddisfazione del consumatore».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Stampa</strong></p>
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