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	<title>Mauro Rosati &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Mauro Rosati &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Imperia, presentazione del libro di Rosati sulla Dop economy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:45:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Imperia, oggi alle 10.30 all&#8217;Auditorium della Camera di commercio, è in programma una delle prime tappe del tour nazionale dedicato al libro di Mauro Rosati, per raccontare il ruolo dei Consorzi di tutela e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A <a href="https://www.qualivita.it/news/imperia-presentazione-del-libro-la-filosofia-della-dop-economy-di-mauro-rosati/?origin=ambito" target="_blank" rel="noopener">Imperia, oggi alle 10.30</a> all&#8217;Auditorium della Camera di commercio, è in programma una delle prime tappe del <a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">tour nazionale dedicato al libro di Mauro Rosati</a>, per raccontare il ruolo dei <strong>Consorzi di tutela</strong> e delle <strong>Indicazioni Geografiche</strong>.</p>
<p>La tappa fa parte del <a href="https://www.qualivita.it/seminari-sulla-dop-economy/" target="_blank" rel="noopener">tour nazionale promosso da Fondazione Qualivita e Origin Italia</a>, nato come occasione di dialogo e approfondimento sul valore delle Indicazioni Geografiche e dei Consorzi nel sistema agroalimentare italiano.</p>
<p>Con questo volume, <strong>Mauro Rosati propone una lettura ampia e originale della Dop economy</strong>, interpretandola come una delle espressioni più significative del rinascimento agroalimentare italiano.</p>
<p>«Per il <strong>Consorzio di tutela dell&#8217;Olio Riviera Ligure Dop</strong> &#8211; spiegano &#8211; questa riflessione ha un significato particolare: racconta il senso profondo della custodia del suolo attraverso i muretti a secco, perfetto esempio di armonia tra uomo e natura. Parla della tutela, responsabilità, promozione della qualità certificata e del Turismo Dop». Dopo i saluti, in programma un approfondimento e dibattito sull&#8217;argomento.</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.ilsecoloxix.it/imperia/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Il Secolo XIX &#8211; Imperia e Sanremo</strong></a></p>
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		<title>Dop economy e Consorzi di tutela, così l’Italia vuole consolidare il primato in Europa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-e-consorzi-di-tutela-cosi-litalia-vuole-consolidare-il-primato-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[Action Plan Indicazioni Geografiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Scientifico Qualivita]]></category>
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		<category><![CDATA[ForumQualivita2025]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Annunciata a Tuttofood l’Expo europea delle DOP e IGP, percorso itinerante con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la Dop economy e le eccellenze agroalimentari a Indicazione Geografica Nasce l’Expo europea delle Dop e Igp, percorso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Annunciata a Tuttofood l’Expo europea delle DOP e IGP, percorso itinerante con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la Dop economy e le eccellenze agroalimentari a Indicazione Geografica</em></p>
<p>Nasce l’<a href="https://www.qualivita.it/news/al-via-da-milano-lexpo-europea-itinerante-delle-dop-e-igp/" target="_blank" rel="noopener">Expo europea delle Dop e Igp</a>, percorso itinerante con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari a indicazione geografica dell’Unione Europea. L’annuncio è stato dato a TuttoFood. «È un’ iniziativa strategica che merita di essere sostenuta e sviluppata in sinergia con l’<a href="https://www.qualivita.it/news/vii-forum-qualivita-il-commissario-ue-annuncia-il-nuovo-piano-europeo-sulle-indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Action Plan</strong></a> annunciato dal <strong>commissario Hansen</strong>», ha detto <strong>Paolo De Castro</strong>, presidente di <strong>Nomisma</strong> e presidente del <a href="https://www.qualivita.it/argomento/comitato-scientifico-qualivita/" target="_blank" rel="noopener">Comitato Scientifico di Qualivita</a>, intervenuto al convegno sulla Dop Economy a Milano, in merito all’iniziativa che vedrà la<strong> collaborazione di Arepo (Associazione delle regioni europee per i prodotti di origine) e Origin Italia (che raggruppa i consorzi Dop e Igp italiani).</strong></p>
<p>«Il nuovo regolamento europeo non introduce soltanto una cornice legislativa unica e più solida &#8211; <strong>ha spiegato De Castro</strong> &#8211; ma segna soprattutto un decisivo cambio di paradigma culturale. Le indicazioni geografiche rappresentano infatti uno straordinario motore di sviluppo economico poiché valorizzano i prodotti, rafforzano le filiere e garantiscono maggiore valore anche alle materie prime, riconoscendo un giusto reddito ai produttori».</p>
<h4>Italia hub europeo</h4>
<p>Il nostro Paese, infatti, sui prodotti alimentari di qualità a marchio Ue fa scuola all’estero. Secondo il rapporto Ismea-Qualivita 2025 il <strong>valore alla produzione di prodotti Ig italiani ha raggiunto quota 20,7 miliardi con 12,3 miliardi ottenuti dalle esportazioni</strong>. «L’obiettivo – spiega <strong>Mauro Rosati,</strong> direttore della <strong>Fondazione Qualivita</strong> che da 24 anni monitora insieme a Ismea l’universo dei prodotti alimentari italiani certificati – è <strong>far diventare l’Italia un hub europeo per Dop e Igp</strong>. Possiamo mostrare agli altri produttori europei non solo come si realizzano prodotti di qualità ma anche come si sviluppano».</p>
<h4>L’action Plan della Ue</h4>
<p>Sullo sfondo c’è l’<strong>Action Plan sulle Indicazioni geografiche annunciato per il 2027</strong> dal Commissario Ue all’Agricoltura, Cristophe Hansen, che dovrebbe ricalcare quanto già realizzato di recente con il biologico. «C’è però una differenza di fondo con l’impostazione italiana – continua Rosati ,che di recente ha dato alle stampe il libro <strong>“<a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">La filosofia della Dop Economy</a>”</strong> – Bruxelles ritiene che questo modello si possa diffondere mediante le mense scolastiche e i bandi pubblici. Che vanno benissimo. Ma le Dop e Igp italiane sono diventate un benchmark soprattutto grazie al sistema dei consorzi di tutela. Strumenti di aggregazione dei produttori, ma che nel tempo hanno potuto incidere in maniera profonda sullo sviluppo sulle denominazioni».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/dop-economy-e-consorzi-tutela-cosi-l-italia-vuole-consolidare-primato-europa-AIzyL31C" target="_blank" rel="noopener">Il Sole 24 Ore.it</a></strong></p>
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		<title>Dal Prosecco alla Burrata, quando il Pil si fa DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dal-prosecco-alla-burrata-quando-il-pil-si-fa-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il &#8220;Rinascimento agroalimentare&#8221; italiano passa dalla Dop economy, il direttore di Qualivita Mauro Rosati: &#8220;Oltre alla ricchezza generale del settore si deve comprendere la cultura della qualità&#8221; C&#8217;era un tempo in cui veniva chiamata cultura [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il &#8220;Rinascimento agroalimentare&#8221; italiano passa dalla Dop economy, il direttore di Qualivita Mauro Rosati: &#8220;Oltre alla ricchezza generale del settore si deve comprendere la cultura della qualità&#8221;</em></p>
<p>C&#8217;era un tempo in cui veniva chiamata cultura materiale. Oggi trai suoi nomi c&#8217;è quello di <strong>Dop economy</strong>, e sta al centro del &#8220;<strong>Rinascimento agroalimentare</strong>&#8221; <strong>italiano</strong>. Ovvero, l&#8217;economia delle Indicazioni Geografiche, che coinvolge un sistema composto nel nostro Paese dalla bellezza di 180 mila imprese.</p>
<p>Dunque, un pilastro essenziale della ricchezza generata dal settore nazionale dell&#8217;agrifood, ma anche— come racconta in <a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">questo libro</a> (con la prefazione di <strong>Umberto Galimberti</strong>) il <strong>direttore della</strong> <strong>Fondazione Qualivita e di Origin Italia Mauro Rosati</strong> — una &#8220;filosofia del cibo&#8221; a tutti gli effetti.</p>
<p>Il punto di svolta è stato l&#8217;Expo di Milano 2015, grazie al quale <strong>la provenienza simbolica del Made in Italy è diventata in via definitiva una leva di moltiplicazione del valore</strong> a livello globale.</p>
<p><strong>Le DOP (denominazioni di origine protetta) e le IGP (indicazioni geografiche protette) hanno consacrato la dimensione comunitaria</strong>, identitaria e anche istituzionale del cibo come soft power. E hanno fatto comprendere agli operatori del settore e all&#8217;opinione pubblica l&#8217;importanza della concezione della qualità, dell&#8217;economia circolare, della biodiversità e della patrimonializzazione culturale (fondamenti della food democracy).</p>
<p>La cultura della qualità ha smesso, così, di essere sinonimo di pura conformità tecnica a una serie di standard per venire apprezzata nella sua complessità di sistema valoriale e processo relazionale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/" target="_blank" rel="noopener">Fonte: <strong>La Repubblica</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dal-prosecco-alla-burrata-quando-il-pil-si-fa-dop/">Dal Prosecco alla Burrata, quando il Pil si fa DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Filosofia della Dop economy tra le migliori pubblicazioni enogastronomiche del mese</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-filosofia-della-dop-economy-tra-le-migliori-pubblicazioni-enogastronomiche-del-mese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 08:01:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro di Mauro Rosati, “La filosofia della Dop economy”, edito da Treccani, entra tra le pubblicazioni segnalate dalle grandi testate italiane dedicate alla cultura del cibo e del vino. Il volume è stato recensito da Cook [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">Il libro di Mauro Rosati, <strong>“La filosofia della Dop economy”</strong>, edito da Treccani</a>, entra tra le pubblicazioni segnalate dalle grandi testate italiane dedicate alla cultura del cibo e del vino. Il volume è stato recensito da <strong>Cook del Corriere della Sera</strong> e da <strong>Il Gusto di Repubblica</strong>, due tra i riferimenti più autorevoli del giornalismo enogastronomico nazionale.<u></u><u></u></p>
<p>Un doppio riconoscimento che conferma l’interesse crescente verso una lettura nuova del sistema delle Indicazioni Geografiche, capace di andare oltre la dimensione produttiva e commerciale. Nel libro, Rosati propone infatti una riflessione sulla <strong> Dop economy</strong> come modello economico, culturale e territoriale, fondato sul valore delle filiere certificate, dei Consorzi di tutela, dei paesaggi rurali e del Made in Italy agroalimentare.<u></u><u></u></p>
<p>Particolarmente significativa la segnalazione de <strong>Il Gusto</strong>, che ha inserito il volume al primo posto nella selezione delle pubblicazioni del mese, definendolo una riflessione sul sistema italiano delle Indicazioni Geografiche e sul valore economico, culturale e territoriale delle DOP e IGP.<u></u><u></u></p>
<p>La presenza del libro nelle pagine di <a href="https://www.qualivita.it/news/i-libri-a-tema-food-da-non-perdere/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cook</strong> </a>e <strong>Il Gusto</strong> rappresenta un riconoscimento importante per un’opera che porta il tema delle DOP e IGP nel dibattito culturale più ampio, raccontando le Indicazioni Geografiche come una delle espressioni più originali dell’identità italiana contemporanea.<u></u><u></u></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.instagram.com/p/DYKp-ZxDUg2/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noopener"><strong>COOK &#8211; Corriere della Sera</strong></a> e <a href="https://www.repubblica.it/il-gusto/argomenti/i_piaceri_del_gusto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>I Piaceri del Gusto &#8211; La Repubblica</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-filosofia-della-dop-economy-tra-le-migliori-pubblicazioni-enogastronomiche-del-mese/">La Filosofia della Dop economy tra le migliori pubblicazioni enogastronomiche del mese</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Come cambia l’aperitivo: da semplice consumo a hub sociale e leva di redditività</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/come-cambia-laperitivo-da-semplice-consumo-a-hub-sociale-e-leva-di-redditivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 13:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[aperitivo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evoluzione del rito dell’aperitivo tra nuovi trend di consumo, qualità dell’offerta e integrazione tra filiera e territori. Mauro Rosati, direttore Qualivita: «Le produzioni DOP e IGP elemento chiave nella trasformazione dell’aperitivo in un’esperienza di qualità, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/come-cambia-laperitivo-da-semplice-consumo-a-hub-sociale-e-leva-di-redditivita/">Come cambia l’aperitivo: da semplice consumo a hub sociale e leva di redditività</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’evoluzione del rito dell’aperitivo tra nuovi trend di consumo, qualità dell’offerta e integrazione tra filiera e territori. Mauro Rosati, direttore Qualivita: «</em><em>Le produzioni DOP e IGP elemento chiave nella trasformazione dell’aperitivo in un’esperienza di qualità, capace di valorizzare territori e filiera agroalimentare</em><em>».</em></p>
<p>Il rito dell’aperitivo sta cambiando pelle o sta semplicemente tornando alle sue radici più autentiche? In che modo la qualità dell’offerta e l’innovazione dei format possono trasformare questa occasione di consumo in una leva strategica per la redditività dei pubblici esercizi? E ancora: quale ruolo possono giocare i prodotti d’eccellenza e i territori nella valorizzazione del rito dell’aperitivo?</p>
<p>Sono questi i temi al centro del talk promosso da <strong>FIPE-Confcommercio</strong> oggi a <strong>TUTTOFOOD 2026</strong> presso la Mixology Area. L’incontro, dal titolo <em>“Happy Hour: un rito che sta cambiando?”</em>, ha analizzato l’evoluzione di uno dei momenti più iconici della socialità italiana.</p>
<p>Ad aprire il confronto – moderato da <strong>Anna Prandoni</strong> (Direttrice de Linkiesta Gastronomika) – l’analisi dei trend di mercato presentata da <strong>Bruna Boroni</strong> (Direttrice Industry Away From Home di TradeLab), che ha scattato una fotografia dell’aperitivo che, al netto della sofferenza registrata nell’ultimo anno (nel 2025 rispetto al 2024 si registra un -3,2% delle visite), rappresenta una occasione di consumo che coinvolge 14 milioni di italiani, per un totale di 507 milioni di aperitivi serali e una spesa di 4 miliardi di euro. Il dibattito ha poi coinvolto i protagonisti della filiera: <strong>Alberto Ponchio</strong> (Senior Marketing Director Campari Group), <strong>Sabrina Schench</strong> (Direttrice Istituto Trento Doc), <strong>Mauro Rosati</strong> (Direttore Generale Qualivita), <strong>Daniele Crespi</strong> (founder di Nott) e <strong>Fabio Parodi</strong> (founder della Rete di impresa Contatto Genova).</p>
<p>Dal confronto è emerso chiaramente come l’integrazione tra grandi brand, eccellenze certificate (IGP e DOP) e imprese della ristorazione sia la chiave per aumentare la frequenza di consumo e, al contempo, elevare la qualità percepita. L’aperitivo non è più un prodotto ma un’ora del giorno che va riempita di valore con strategie di marketing mirate, con competenza professionale e con una profonda conoscenza delle nuove abitudini dei consumatori.</p>
<h4>Di seguito le dichiarazioni post talk dei relatori che vi hanno partecipato.</h4>
<p><strong>Bruna Boroni</strong><em>, </em>Direttrice Industry Away From Home di TradeLab:<em> «i gestori dei punti di consumo dovranno segmentare la propria offerta per l’aperitivo: non più una solo aperitivo ma tanti aperitivi capaci di rispondere ad una domanda più articolata in termini sia di benefici ricercati, che di trend alimentari (benessere), senza perdere di vista le differenti capacità di spesa».</em></p>
<p><strong>Sabrina Schench,</strong> Direttrice Istituto Trento Doc: <em>«nel nuovo aperitivo il consumatore cerca autenticità, qualità e storie da condividere. In questo scenario Trentodoc rappresenta un valore distintivo: uno spumante metodo classico di montagna che unisce eleganza, territorialità e versatilità nel consumo».</em></p>
<p><strong>Alberto Ponchio</strong>, Senior Marketing Director Campari Group: <em>«L’aperitivo è un rito che si sta evolvendo: non è più soltanto un momento della giornata, ma un vero fenomeno culturale e sociale, capace di riflettere le nuove abitudini dei consumatori. Cambiano le occasioni, i luoghi e i contesti in cui le persone scelgono di incontrarsi ed è quindi fondamentale riempire questo momento di valore, portando qualità, innovazione e nuove modalità di consumo anche al di fuori dei canali tradizionali. In questo percorso, mantenere standard qualitativi elevati è essenziale: un esempio su tutti è l’originale Aperol Spritz, simbolo per eccellenza dell’aperitivo italiano, che deve essere sempre riconoscibile e perfettamente eseguito. In qualità di leader di mercato, mettiamo a disposizione dei nostri partner anche un’intera Spritz Selection, pensata per rispondere a gusti ed esigenze diverse. Come Campari Group, lavoriamo per accompagnare questa evoluzione e trasformare l’aperitivo in una leva concreta di crescita per i nostri partner».</em></p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong>, Direttore Generale Qualivita: <em>«nell’evoluzione del rito dell’aperitivo, il cibo ha ormai assunto una centralità pari a quella del cocktail. Come Qualivita, siamo fermamente impegnati nel promuovere — al fianco di Fipe e degli esercenti — una proposta di eccellenza che metta al centro i prodotti DOP e IGP. Non basta più offrire un semplice accompagnamento: serve uno sforzo professionale condiviso per elevare l’esperienza di consumo, trasformandola in un vero momento di narrazione del territorio. Valorizzare le nostre Indicazioni Geografiche nell’aperitivo significa dare valore non solo al prodotto, ma all’intera filiera della qualità italiana».</em></p>
<p><strong>Fabio Parodi</strong>, fondatore della Rete di Imprese Contatto Genova: <em>«con la Rete di Imprese Contatto Genova, attraverso l’organizzazione di eventi collettivi diffusi, vogliamo trasformare Genova in un palcoscenico riservato alle eccellenze, dove i prodotti e la qualità diventano i veri protagonisti. La sfida è creare una vetrina che sappia valorizzare il lavoro di rete tra le imprese e l’identità del nostro territorio. In questa visione, l’aperitivo non è più un semplice momento di passaggio, ma un’esperienza curata che celebra il connubio tra food e beverage di qualità».</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.fipe.it/2026/05/12/comunicazione/come-sta-cambiando-laperitivo-da-semplice-consumo-a-hub-sociale-e-leva-di-redditivita/" target="_blank" rel="noopener">Fipe.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/come-cambia-laperitivo-da-semplice-consumo-a-hub-sociale-e-leva-di-redditivita/">Come cambia l’aperitivo: da semplice consumo a hub sociale e leva di redditività</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>DOP e IGP dell’olio di oliva, più rischi o opportunità di fronte a una crisi di mercato?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-e-igp-dellolio-di-oliva-piu-rischi-o-opportunita-di-fronte-a-una-crisi-di-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:31:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=521213</guid>

					<description><![CDATA[<p>Italia Olivicola e CIA a Tuttofood 2026: due meeting talk sul futuro dell’olivicoltura italiana: &#8220;Dop e Igp dell’olio di oliva, più rischi o opportunità di fronte a una crisi di mercato?&#8221; e &#8220;L’olio extravergine di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Italia Olivicola e CIA a Tuttofood 2026: due meeting talk sul futuro dell’olivicoltura italiana: &#8220;Dop e Igp dell’olio di oliva, più rischi o opportunità di fronte a una crisi di mercato?&#8221; e &#8220;L’olio extravergine di oliva italiano tra crisi geopolitiche e di mercato&#8221;</em></p>
<p>Il momento per l’olio extravergine di oliva italiano è complesso, ma nella crisi non mancano le opportunità, come è emerso nel corso dei talk di Italia Olivicola e CIA a TuttoFood 2026.</p>
<p><strong>Occorre partire dalle Indicazioni Geografiche</strong> che continuano a rappresentare una forza di resilienza del comparto. Secondo i <strong>dati del Report Frantoio Italia dell’ICQRF</strong> al 30 aprile le <strong>DOP/IGP hanno venduto 2.000 tonnellate nel mese</strong>, portando le giacenze a 14 mila tonnellate e proiettando un dato di giacenza zero alla fine della campagna olearia. Vero è che però <strong>continuano a rappresentare il 4-6% del mercato</strong>.</p>
<p>“Le DOP e IGP dell’olio sono una realtà, non una promessa – ha affermato <strong>Mauro Rosati</strong>, direttore generale di Qualivita – laddove ci sono Consorzi attivi che funzionano anche i dati commerciali sono positivi. Occorre che le organizzazioni e le Regioni, anche in virtù del recente decreto ministeriale, si coordino per rafforzare il ruolo delle Indicazioni Geografiche.”</p>
<p><strong>Oggi il prezzo medio delle Dop/Igp italiane è in media di 1,5-2 euro/kg superiore a quello dell’extravergine italiano</strong> sui mercati all’ingrosso. Un premio di prezzo che dovrebbe garantire una buona redditività agli olivicoltori e frantoiani ma così non è, come spiega <strong>Luigi Canino</strong>, vicepresidente di Italia Olivicola: “normalmente un differenziale di 2 euro/kg è sufficiente per garantire maggiori margini per il sistema produttivo ma oggi la crisi di mercato che stiamo vivendo, e che ha pochi precedenti a mia memoria, rende insostenibile anche vendere come Dop o Igp. In più il mercato è fermo e questo sta generando ulteriore tensione.”</p>
<p>Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? La resilienza delle indicazioni geografiche dell’olio è ormai una realtà ma contemporaneamente non offre ancora quel premio di prezzo per consentire all’olivicoltura italiana di rilanciarsi in un contesto internazionale sempre più competitivo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.italiaolivicola.it/2026/05/12/15450/" target="_blank" rel="noopener"> ItaliaOlivicola.it</a></p>
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		<title>Da formaggio millenario a icona social: il Consorzio Gorgonzola celebra 30 anni di DOP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:07:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[CDA]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>56° Assemblea Annuale dei Soci del Consorzio di Tutela. &#8220;Gorgonzola DOP O Gorgonzola POP?&#8221;, il formaggio millenario diventa icona social e il Consorzio celebra 30 anni di DOP con numeri record: produzione oltre 5,4 milioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>56° Assemblea Annuale dei Soci del Consorzio di Tutela. &#8220;Gorgonzola DOP O Gorgonzola POP?&#8221;, il formaggio millenario diventa icona social e il Consorzio celebra 30 anni di DOP con numeri record: produzione oltre 5,4 milioni di forme, il 39% rivolto all&#8217;estero.</em></p>
<p>Un viaggio lungo mille anni, capace di trasformare uno dei formaggi più antichi d&#8217;Italia in un fenomeno globale e &#8220;pop&#8221;. Il <em>Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola</em> ha celebrato a Milano la 56° Assemblea annuale dei Soci, un appuntamento che quest’anno assume un valore simbolico: ricorre, infatti, il 30° anniversario dell’inserimento del Gorgonzola tra i prodotti a Denominazione d’Origine Protetta (giugno 1996).</p>
<p>L’evento, tenutosi il 7 maggio al Westin Palace e moderato da <strong>Francesca Romana Barberini</strong>, ha visto dialogare il Presidente del Consorzio <strong>Antonio Auricchio</strong> con esperti come <strong>Mauro Rosati</strong> Direttore Fondazione Qualivita e Origin Italia nonché autore de &#8220;La filosofia della DOP Economy&#8221;, il divulgatore <strong>Federico Quaranta</strong>, l’antropologa del cibo <strong>Ilaria Vitali</strong> e il food-creator <strong>Federico Fusca</strong>. Significativo il supporto istituzionale, con gli interventi video del Ministro Francesco Lollobrigida (MASAF) e dei Presidenti della Regione Lombardia Attilio Fontana e del Piemonte, Alberto Cirio.</p>
<p>Per l’evento il Consorzio ha scelto l’esaustivo titolo <strong>“<em>UN GUSTO UNICO DA PIÙ DI MILLE ANNI</em>”</strong> mettendo in evidenza il viaggio che il Gorgonzola ha compiuto dalla sua nascita, che si fa risalire all’anno 1007 tra Piemonte e Lombardia, fino a diventare un prodotto senza eguali nel mondo capace di intercettare con successo anche i nuovi codici comunicativi e diventare il <strong>quinto prodotto certificato per importanza nell&#8217;agroalimentare italiano </strong><em>(Rapporto Ismea-Qualivita).</em></p>
<p>I dati confermano il momento d&#8217;oro:</p>
<ul>
<li>Produzione record: Oltre 5,4 milioni di forme prodotte nel 2025.</li>
<li>Export: Il 39% della produzione raggiunge più di 80 Paesi nel mondo.</li>
<li>Valore DOP Economy 2024: I formaggi certificati “made in Italy” valgono 5.859 mln di euro. Tra questi, il Gorgonzola sfiora il mezzo milione di euro (+7,1% rispetto al 2023).</li>
<li>Trend 2026: Il primo trimestre dell’anno segna un ulteriore +3,77% (con 1.404.901 forme di Gorgonzola già prodotte).</li>
</ul>
<p><strong>&#8220;<em>Per fare un grande prodotto non serve solo buon latte, ma casari che amano autenticamente il formaggio</em>&#8221; ha dichiarato il Presidente Antonio Auricchio.</strong> &#8220;<em>Oggi puntiamo tutto sulla riconoscibilità: le DOP sono baluardi di qualità e i principali strumenti per combattere le imitazioni. Come Consorzio vigilare sul Gorgonzola Dop significa mantenere altissima la qualità del prodotto e difendere il lavoro delle nostre aziende associate</em>.&#8221;</p>
<h4><a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">LA FILOSOFIA DELLA DOP ECONOMY</a></h4>
<p><strong>Mauro Rosati</strong>, direttore Osservatorio Qualivita e Origin Italia nonchè autore del nuovo volume “<em>La filosofia della DOP Economy</em>”, ha sottolineato come l&#8217;agroalimentare sia l’unico settore in crescita strutturale in Italia (+25,3% dal 2020): &#8220;<em>Trent&#8217;anni fa </em><em>in Italia i settori trainanti erano la moda e l’auto, mentre</em><em> i formaggi parlavano francese; oggi il Gorgonzola è un simbolo identitario: </em><em>non abbiamo la nazionale di calcio per cui tifare, ma abbiamo il Gorgonzola!” </em>Oltre a evidenziare graficamente la qualità di un prodotto e lo strettissimo legame con la sua zona di produzione, il marchio DOP ha, dunque, oggi un valore economico e culturale sempre più cruciale come volano di sviluppo dei territori. Un modello che, aggiunge Auricchio, favorisce anche il ricambio generazionale: nelle aziende DOP e IGP si registra una percentuale molto più alta di giovani che scelgono di restare sul territorio.</p>
<p>Dello stesso avviso <strong>Federico Quaranta</strong>, noto volto televisivo e divulgatore enogastronomico, che racconta come gli uomini che producono il Gorgonzola “<em>lo abbiano portato nel mito.</em> <em>Risale all’epoca dei monaci cistercensi, il </em>Cistercium<em> è la palude, e da lì l’uomo ha fatto bonifiche e creato terreni per i foraggi.  Così il Gorgonzola è diventato identitario e senza questa identità l’Italia non vale niente. Ci sono tantissime bellezze in giro per il mondo, ma a renderci unici e riconoscibili è questa nostra sapienza, dono dei nostri avi da non dimenticare. Altrimenti siamo spacciati!”</em>.</p>
<h4>IL RUOLO DEL CONSORZIO</h4>
<p>Sono 37 le aziende che producono Gorgonzola DOP e nel 2025 hanno toccato il record di oltre 5 milioni 410mila forme di cui il 39% ha raggiunto le tavole di oltre ottanta Paesi nel mondo. Il ruolo del Consorzio non si limita alla promozione, ma comprende anche vigilanza e tutela internazionale. Nel 2024 sono state effettuate <strong>154 visite ispettive</strong> e portati a termine <strong>105 servizi di sorveglianza</strong> internazionale per contrastare l&#8217;uso improprio della denominazione in 96 Paesi, monitorando tentativi di deposito di marchi ingannevoli che utilizzano i prefissi &#8220;Gorgo&#8221; o i suffissi &#8220;Zola&#8221;.</p>
<h4>DAL MEDIOEVO AI SOCIAL: UN&#8217;ICONA CAMALEONTICA</h4>
<p>Di prodotto non omologato che va conosciuto per essere compreso parla <strong>Ilaria Vitali</strong>, fondatrice del Laboratorio di Antropologia del cibo dove persone da tutto il mondo si incontrano per cucinare insieme: “<em>Credo ci sia una bellezza coraggiosa nelle venature del Gorgonzola, una diversità che offre tantissimi spunti per raccontarla, dalle leggende al suo valore di italianità nel mondo. <strong>A mio figlio però l&#8217;ho spiegato così, per superare le sue prime diffidenze: è il formaggio con i tatuaggi,</strong> quello che ha il carattere per distinguersi da tutti gli altri. Grazie alla tutela del Consorzio, il Gorgonzola oggi può considerarsi un viaggiatore consapevole che non teme il confronto con il mondo; è un&#8217;icona camaleontica che grazie al suo gusto forte, ma morbido, sa incontrarsi con il diverso senza mai perdere se stessa, perché sa esattamente da dove viene”.</em></p>
<p>La versatilità è sicuramente una delle principali caratteristiche del Gorgonzola sottolineata anche da <strong>Federico Fusca</strong>, “chef pop” con oltre 1,3 mln di follower che per il Consorzio ha creato numerose ricette. “<em>E’ un formaggio che si abbina a tantissimi gusti diversi senza mai snaturarsi. A me piace raccontarlo in modo semplice, ma dandogli quel mood “pop” capace di raggiungere tantissime persone anche grazie all’utilizzo del macro. Un Gorgonzola bello cremoso in primo piano è semplicemente irresistibile</em>”.</p>
<p>Da formaggio Dop a icona Pop, dunque, l’evento ha voluto celebrare e condividere il lungo viaggio del Gorgonzola Dop. Un prodotto tipico della classica tradizione culinaria italiana che, grazie alla sua grande “personalità”, ha saputo rinnovare il suo percepito e intercettare nuove generazioni di consumatori viaggiando dall’anno 1007 al nuovo millennio.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.gorgonzola.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/cs_-Assemblea-soci-Consorzio-Gorgonzola-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Mauro Rosati racconta la Dop economy. E forse anche il futuro del turismo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:05:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nuovo libro &#8220;La filosofia della Dop economy&#8221; di Mauro Rosati le DOP diventano chiave per leggere territori, comunità e nuove destinazioni turistiche italiane.  Per capire davvero l’Italia del cibo oggi bisogna smettere di guardare soltanto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel nuovo libro &#8220;La filosofia della Dop economy&#8221; di Mauro Rosati le DOP diventano chiave per leggere territori, comunità e nuove destinazioni turistiche italiane. </em></p>
<p>Per capire davvero l’<a href="https://www.cibovagare.it/tag/italia.html"><strong>Italia</strong></a> del cibo oggi bisogna smettere di guardare soltanto il piatto.<br />
È questa, in fondo, la sensazione che resta dopo aver letto <a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener"><em>La filosofia della DOP Economy</em></a>, il nuovo libro di Mauro Rosati pubblicato da Treccani con prefazione di Umberto Galimberti.</p>
<p>Mauro parte dalle Indicazioni Geografiche — DOP e IGP — ma il libro non parla soltanto di certificazioni, consorzi o filiere produttive. Prova piuttosto a raccontare cosa succede quando un prodotto agricolo riesce ancora a restare legato al territorio che lo genera. E cosa accade attorno a quel legame: economia, paesaggio, identità culturale, comunità locali e, sempre più spesso, turismo.</p>
<p>La parte più interessante del libro forse sta proprio qui.<br />
Nel tentativo di leggere le DOP non come semplici marchi di tutela, ma come sistemi territoriali complessi che oggi stanno cambiando il modo in cui l’Italia viene vissuta e attraversata anche dai viaggiatori.</p>
<h4>Il cibo come geografia culturale</h4>
<p>Mauro utilizza il concetto di “DOP Economy” per descrivere un fenomeno che negli ultimi vent’anni ha trasformato profondamente molte aree italiane. Le produzioni certificate non sono più soltanto eccellenze agroalimentari: sono diventate motori economici, strumenti di riconoscibilità internazionale e, in alcuni casi, vere infrastrutture culturali.</p>
<p>Dietro una forma di <a href="https://www.cibovagare.it/tag/parmigianoreggiano.html"><strong>Parmigiano Reggiano</strong></a> o una bottiglia di Brunello non c’è soltanto una filiera produttiva. C’è una geografia precisa fatta di colline, allevamenti, paesi, cooperative, disciplinari, relazioni umane e paesaggi agricoli che continuano a esistere proprio grazie al valore riconosciuto a quei prodotti.</p>
<p>Il libro insiste molto su questo aspetto: una DOP non protegge solo un alimento. Protegge un equilibrio territoriale.</p>
<p>Ed è esattamente qui che la riflessione esce dall’agroalimentare ed entra dentro il turismo contemporaneo.</p>
<h4>Il turismo del gusto non cerca più solo ristoranti</h4>
<p>Negli ultimi anni il turismo enogastronomico italiano è cambiato radicalmente.<br />
Per molto tempo il viaggio del gusto si è limitato alla tavola: un ristorante, una degustazione, una cantina. Oggi il viaggiatore cerca qualcosa di diverso. Vuole capire il luogo che produce quel cibo.</p>
<p>Non basta più bere un <a href="https://www.cibovagare.it/tag/vino.html"><strong>vino</strong></a> importante. Si vogliono vedere le vigne, attraversare i paesaggi, ascoltare chi lavora la terra, entrare nei caseifici, nei frantoi, nelle acetaie. In altre parole: il prodotto diventa una porta d’ingresso nel territorio.</p>
<p>Ed è proprio questa trasformazione che rende il libro di Mauro Rosati interessante anche per chi osserva il futuro delle destinazioni italiane.</p>
<p>Molte delle aree che oggi attirano turismo internazionale — <a href="https://www.cibovagare.it/tag/langhe.html"><strong>langhe</strong></a>, Valdobbiadene, Montalcino, Modena, le colline del <a href="https://www.cibovagare.it/tag/prosecco.html"><strong>prosecco</strong></a>, i territori del Parmigiano Reggiano — hanno costruito la propria forza narrativa attorno alle filiere certificate.</p>
<p>Le DOP stanno diventando qualcosa di più di una tutela produttiva: sono “marcatori territoriali”, simboli capaci di orientare l’immaginario dei viaggiatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.cibovagare.it/news/mauro-rosati-racconta-la-dop-economy-e-forse-anche-il-futuro-del-turismo-italiano-4325.html" target="_blank" rel="noopener">CiboVagare.it</a></p>
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		<title>I libri (a tema food) da non perdere</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-libri-a-tema-food-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 08:08:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal saggio che spiega come cucinare con ciò che offre il contesto, senza inseguire a tutti i costi la tradizione, ai manuali dedicati alla gestione efficiente del lavoro in brigata. Ma anche ricettari, riflessioni filosofiche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal saggio che spiega come cucinare con ciò che offre il contesto, senza inseguire a tutti i costi la tradizione, ai manuali dedicati alla gestione efficiente del lavoro in brigata. Ma anche ricettari, riflessioni filosofiche e analisi linguistiche sul cibo</em></p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Saggio, <em>La filosofia della Dop economy </em></h4>
<p><strong>Dop</strong> (denominazioni di origine protette) e <strong>Igp</strong> (indicazioni geografiche protette), due sigle che i consumatori ben conoscono e che ormai hanno modellato i territori italiani, dando forma a una nuova economia geografica, la cosiddetta <strong>Dop economy</strong>. Un saggio, scritto da <strong>Mauro Rosati</strong>, direttore della Fondazione Qualivita e di Origin Italia che ne ricostruisce il valore mettendone in luce anche limiti e contraddizioni. Con la <strong>prefazione di Umberto Galimberti</strong> (Treccani, 376 pagine, 19 euro).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.corriere.it/cook/" target="_blank" rel="noopener"><strong> COOK &#8211; Corriere della Sera</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Non è solo un bollino&#8221;. Mauro Rosati prova a spiegare all’Italia cos’è davvero una DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/non-e-solo-un-bollino-mauro-rosati-prova-a-spiegare-allitalia-cose-davvero-una-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 06:35:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#TourDOP]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La filosofia della Dop economy&#8221; è uscito per Treccani lo scorso aprile. È un saggio, un manifesto e forse anche una scommessa culturale. C’è una domanda che mi faccio ogni volta che mi trovo davanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/non-e-solo-un-bollino-mauro-rosati-prova-a-spiegare-allitalia-cose-davvero-una-dop/">&#8220;Non è solo un bollino&#8221;. Mauro Rosati prova a spiegare all’Italia cos’è davvero una DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;La filosofia della Dop economy&#8221; è uscito per Treccani lo scorso aprile. È un saggio, un manifesto e forse anche una scommessa culturale.</em></p>
<p>C’è una domanda che mi faccio ogni volta che mi trovo davanti a un prodotto DOP che magari a volte ha anche un prezzo superiore ad altri “simili”: ma chi acquista sa davvero cosa sta comprando? Sa cosa significa quel marchio, cos’è un disciplinare, quanti controlli ci sono dietro, quante famiglie ci vivono? Quasi mai.</p>
<p><strong>Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita </strong><em>(nella foto in altro, durante la presentazione del libro, insieme a Paolo de Castro, Professore ordinario di Economia e Politica Agraria UNIBO, ndr) </em> e tra le menti più creative e lucide del sistema agroalimentare italiano, ha deciso che era arrivato il momento di raccontare, divulgare e far conoscere questa grande ricchezza. Lo scorso mese è uscito per Treccani il suo  libro<a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>“La filosofia della DOP Economy — Come il cibo di qualità può generare cultura, comunità e futuro”</strong></a>. Trecentosettantasei pagine con prefazione di Umberto Galimberti. Non un manuale tecnico: un <strong>saggio pop,</strong> come lo definisce lo stesso autore. Un libro che prova a dare alle sigle <a href="https://www.informacibo.it/cosa-significa-dop/">DOP</a> e <a href="https://www.informacibo.it/igp-cosa-significa-marchio-indicazione-geografica-protetta/">IGP</a> il peso culturale che si meritano.</p>
<h4>Un concetto, tre modi per esprimerlo, un libro per approfondirlo</h4>
<p>Rosati aveva coniato l’espressione DOP Economy già da anni, e da allora è progressivamente entrata nel lessico del dibattito internazionale sulle filiere alimentari di qualità. Il libro è la summa teorica di quel percorso: una riflessione organica su <strong>cosa sono davvero le Indicazioni Geografiche italiane</strong>, aldilà dei numeri di export e dei comunicati stampa dei consorzi.</p>
<p>Il volume si struttura in tre parti. La prima approfondisce la filosofia del sistema: i valori che lo strutturano, come economia, cultura, identità, comunità, istituzioni, democrazia; elementi che prendono forma nelle filiere produttive e nei territori, disegnando un modello alternativo alla standardizzazione globale del cibo.</p>
<p>La seconda parte è geografica: una mappa delle piattaforme produttive italiane, degli <strong>effetti concreti delle filiere DOP e IGP</strong> nei rispettivi contesti economici e sociali. Rosati recupera il patrimonio storico e culturale da cui i prodotti a Indicazione Geografica hanno avuto origine, mostrando la continuità di una tradizione che pur trasformandosi ha conservato il legame con i luoghi e con le comunità.</p>
<p>La terza guarda al futuro: risultati, esperienze e criticità che oggi attraversano il sistema italiano. Il rapporto con la distribuzione, la sostenibilità ambientale, il ricambio generazionale, la tenuta delle comunità produttive. L’idea conclusiva — l’architettura civile della DOP Economy — è che il valore si costruisce lungo l’intera filiera attraverso <strong>qualità del lavoro, trasparenza e radicamento territoriale.</strong></p>
<blockquote><p><em>«Una delle espressioni più significative del rinascimento agroalimentare italiano che nell’ultimo quarto di secolo ha accompagnato l’affermazione del made in Italy nel mondo.»</em></p></blockquote>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Un tour che parla da solo: dai consorzi alle università</h4>
<p>Il tour di presentazioni racconta bene le intenzioni: Ca’ Foscari a Venezia il 7 maggio, la Basilica Palladiana di Vicenza con il Consorzio dell’Asiago DOP l’8 maggio, il Salone OFF di Torino il 16 (in collaborazione con Coldiretti), il Consorzio dell’Aceto Balsamico di Modena IGP il 19, Montalcino il 21, il Consorzio del Grana Padano a Desenzano del Garda il 23. Una mappa che attraversa le filiere più importanti del paese, portando il libro direttamente nei luoghi che rappresenta.</p>
<p>Vale la pena notare un dettaglio: una parte dei diritti d’autore verrà devoluta all’APPIGMAC, l’associazione per la tutela dell’IGP Madd della Casamance in Senegal. Un gesto che allarga la riflessione oltre i confini italiani, verso una dimensione globale del sistema delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.informacibo.it/libro-dop-economy-mauro-rosati-treccani/" target="_blank" rel="noopener"><b>Informacibo.it</b></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/non-e-solo-un-bollino-mauro-rosati-prova-a-spiegare-allitalia-cose-davvero-una-dop/">&#8220;Non è solo un bollino&#8221;. Mauro Rosati prova a spiegare all’Italia cos’è davvero una DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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