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	<title>Economia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Economia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Pecorino Romano DOP, 39 milioni di chili nell’ultima campagna</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-39-milioni-di-chili-nellultima-campagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP in assemblea tra situazione dei mercati e battaglia sui dazi USA: 39 milioni di chili nell’ultima campagna. Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano DOP prodotti nell’ultima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP in assemblea tra situazione dei mercati e battaglia sui dazi USA: 39 milioni di chili nell’ultima campagna.</em></p>
<p>Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano DOP prodotti nell’ultima campagna, quasi 9mila allevatori e 47 caseifici coinvolti nella filiera, un export che vale il 60% della produzione e il mercato interno fra luci e ombre: i dati della campagna 2024/2025 sono stati resi noti oggi nell’annuale assemblea dei soci del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP. Durante i lavori, che si sono svolti oggi a Siamaggiore, il presidente Gianni Maoddi ha fatto il punto anche sulle attività di tutela, vigilanza e promozione svolte nel corso dell&#8217;anno, con particolare attenzione alla questione dei dazi Usa che continuano ad alimentare incertezza e creare instabilità.</p>
<h4>La produzione</h4>
<p>Nella campagna 2024/2025 sono stati realizzati poco più di 39 milioni di chili di Pecorino Romano DOP, come certificato dall&#8217;ente di controllo. I 47 caseifici della filiera hanno lavorato oltre 300 milioni di litri di latte, di cui il 76% destinato alla produzione della DOP. La Sardegna resta il cuore produttivo, con il 92% del totale, contro l&#8217;8% di Lazio e provincia di Grosseto; il sistema cooperativo realizza il 54% della produzione, l&#8217;industria privata il restante 46%. Nel sistema di controllo risultano oggi iscritti quasi 9mila allevatori, 47 caseifici, 15 stagionatori e 91 tra confezionatori e grattugiatori</p>
<h4>Il mercato interno</h4>
<p>Sul mercato italiano le vendite di Pecorino Romano DOP nella grande distribuzione crescono per il secondo anno consecutivo, raggiungendo quasi 48mila quintali, con un aumento del 4,3% rispetto al 2024. Un risultato in controtendenza rispetto al resto del comparto: considerando anche i volumi assorbiti da industria alimentare, canale horeca (ristoranti, bar e catering) e vendita al dettaglio, il consumo interno complessivo del Pecorino Romano DOP si stima in circa 123mila quintali.</p>
<h4>I mercati esteri</h4>
<p>Gli Stati Uniti, ha sottolineato ancora il presidente Maoddi, restano saldamente il primo mercato estero del Pecorino Romano, con circa 131mila quintali esportati nel 2025, in leggera crescita per quanto riguarda il volume ma in calo in termini di valore per effetto dei dazi. Subito dopo gli Usa segue l&#8217;Unione Europea, che assorbe quasi 55mila quintali, in aumento del 2,4%. A crescere con più forza sono però i mercati emergenti: il Regno Unito segna un +8,6%, il Canada un +16%, l&#8217;Australia un +19,6%, confermandosi una delle scommesse vincenti degli ultimi anni, confermata dalla partecipazione del Consorzio alla Fiera Fine Food di Sydney. Nel complesso, l&#8217;export 2025 sfiora i 218mila quintali, pari al 60% della produzione vendibile.</p>
<h4>Il fronte dazi USA</h4>
<p>Il tema dei dazi statunitensi ha caratterizzato i tre quarti del 2025 e li ha inevitabilmente e fortemente condizionati, anche se si è riusciti a mantenere gli stessi volumi esportati dell’anno precedente. Dopo le tariffe introdotte nel 2019 nell&#8217;ambito della disputa Airbus-Boeing e la loro sospensione nel 2021, il 2 aprile 2025 l&#8217;amministrazione Trump ha varato un nuovo schema di dazi reciproci, sfociato ad agosto in una tariffa minima del 15% sui prodotti europei. A febbraio 2026 questi dazi sono stati dichiarati illegittimi, ma gli Stati Uniti hanno immediatamente introdotto, attraverso la Section 122 del Trade Act del 1974, un nuovo dazio generale del 10%, tutt’ora in vigore. Per difendere la filiera, il Consorzio ha promosso nel 2025, in collaborazione con lo studio legale Gibbons di New York, una serie di incontri a Washington con i vertici di importanti componenti del Congresso americano, sia democratici che repubblicani, con l&#8217;obiettivo di costruire un consenso bipartisan per l&#8217;esenzione tariffaria del Pecorino Romano. In parallelo è proseguito il confronto con il ministero degli Esteri italiano, che da settembre 2025 ha inserito il Consorzio nella Task Force dedicata alla questione dazi. Una battaglia ancora lunga e complessa, che impegna quotidianamente la filiera nella difesa di un prodotto che resta fondamentale per l’economia in particolare della Sardegna.</p>
<h4>Tutela e vigilanza</h4>
<p>Il 2025 si è aperto con un riconoscimento storico: l&#8217;ufficio statunitense dei marchi e brevetti (USPTO) ha dichiarato incontestabile il marchio tridimensionale di certificazione del Pecorino Romano, rafforzandone in modo significativo la protezione giuridica negli Stati Uniti in un momento negoziale particolarmente delicato. Prosegue intanto il servizio di sorveglianza web attivo da un decennio, mentre in centro America si moltiplicano le azioni di opposizione contro tentativi di registrazione di marchi simili al toponimo &#8220;Romano&#8221;, con il sostegno delle ambasciate italiane in Ecuador, Guatemala e Cile. Il Consorzio ha inoltre dotato il laboratorio Laore di una nuova tecnologia di analisi rapida, a disposizione di tutti i soci, per il controllo di latti estranei, sporigeni e Listeria.</p>
<h4>Promozione</h4>
<p>Prosegue il piano di promozione internazionale sostenuto dai fondi europei. Si è concluso <strong>PR ON TOP</strong>, il progetto triennale dedicato al mercato statunitense, con un evento finale a New York che ha riunito importatori e distributori americani. Vanno avanti <strong>TASK EU</strong> su Regno Unito e Svizzera, realizzato insieme ai Consorzi Vini Alto Adige e Vini Etna, <strong>EMPIR EU</strong> su Italia e Germania, con la presenza alle fiere Cibus, Tuttofood e Anuga, e <strong>KYOI</strong> sul mercato giapponese. In Australia il progetto <strong>Marchi Collettivi</strong>, finanziato da MIMIT e Unioncamere, ha portato il Pecorino Romano a Sydney con una cena evento nel ristorante dello chef stellato Giovanni Pilu e una masterclass dedicata. È inoltre in attesa di avvio la <strong>Misura SRG 10</strong> della Regione Lazio, che finanzierà il nuovo sito istituzionale del Consorzio e attività didattiche nelle scuole. Nel corso dell&#8217;anno il Consorzio ha inoltre partecipato a nove fiere internazionali di settore, tra cui Summer Fancy Food a New York, Anuga a Colonia e Fine Food Australia a Sydney. “Investire nella promozione internazionale significa rafforzare il valore del Pecorino Romano sui mercati esteri e raccontare al mondo la storia, la qualità e il legame profondo di questo prodotto con i territori di origine”, dice <strong>il direttore del Consorzio Riccardo Pastore</strong>. “I progetti di promozione rappresentano uno strumento fondamentale per aumentare la conoscenza del nostro formaggio, sostenere le imprese della filiera e creare nuove opportunità di crescita. Attraverso queste iniziative possiamo valorizzare non solo un’eccellenza agroalimentare, ma anche il patrimonio di tradizioni, competenze e cultura che il Pecorino Romano porta con sé”.</p>
<h4>La dichiarazione del presidente del Consorzio Gianni Maoddi</h4>
<p><em>&#8220;I dati presentati oggi in assemblea confermano la solidità di una filiera che continua a crescere nonostante le difficoltà in un contesto internazionale complesso, ne siamo orgogliosi e siamo consapevoli che è il risultato di un anno di duro lavoro da parte di tutti”, dice il presidente del Consorzio Gianni Maoddi. “Purtroppo, il mercato interno nel 2025 è stato caratterizzato sì da una tenuta in termini di volumi di vendita, ma da una progressiva seppur ingiustificata diminuzione in termini di valore. Per quanto riguarda i mercati esteri, registriamo una crescita interessante </em>su mercati come il Canada e l&#8217;Australia, sui quali continueremo a puntare esplorando allo stesso tempo nuove opportunità commerciali<em>. </em><em>Ma il 2025 – sottolinea Maoddi &#8211; sarà ricordato soprattutto per l&#8217;intenso lavoro diplomatico svolto negli Stati Uniti: abbiamo portato le ragioni della nostra filiera fino al Congresso americano, costruendo un dialogo bipartisan che oggi ci consente di guardare al futuro con maggiore fiducia anche se sicuramente gli ostacoli da affrontare sono tanti e la situazione resta molto incerta, cosa che naturalmente non fa bene ai mercati che invece chiedono stabilità. Dunque siamo in un momento che richiede grande impegno e determinazione da parte dell’intera filiera e il supporto delle istituzioni regionali e nazionali, a cui chiediamo di mettere in campo ogni azione utile per affiancare il nostro lavoro. Noi, come Consorzio, continueremo a difendere con determinazione il valore del Pecorino Romano DOP, la sua origine e il lavoro di migliaia di allevatori e produttori che ogni giorno rendono grande questa denominazione”, conclude il presidente Maoddi.</em></p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.pecorinoromano.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Cs-Pecorino-Romano-Assemblea-15-luglio-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></div>
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		<title>Italian sounding e dazi: vino e olio tra i più colpiti dalle pratiche scorrette</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/italian-sounding-e-dazi-vino-e-olio-tra-i-piu-colpiti-dalle-pratiche-scorrette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:43:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Italian sounding e dazi: un tema che riguarda da vicino anche la Maremma con 7mila aziende olivicole e una su due produce olio EVO Toscano IGP. Italian sounding, codice doganale e dazi sono costati oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Italian sounding e dazi: un tema che riguarda da vicino anche la Maremma con 7mila aziende olivicole e una su due produce olio EVO Toscano IGP.</em></p>
<p><strong>Italian sounding</strong>, codice doganale e dazi sono costati oltre 2 miliardi di euro al <strong>Made in Tuscany</strong> a tavola nel 2025 negli <strong>Stati Uniti</strong>. Tra i prodotti più colpiti ci sono <strong>vino</strong> e <strong>olio</strong> che da soli rappresentano il 90% delle esportazioni verso il mercato americano che resta, nonostante la frenata (-25%), il principale sbocco per l’agroalimentare toscano con 860 milioni di valore di export. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti diffusa in occasione del Summer Fancy Food a New York.</p>
<p>Reduce dall’assemblea del<strong> Consorzio Olio Toscano IGP</strong>, dove ha contribuito al dibattito sulle prospettive del settore, Giovanni Quaratesi, Head of Corporate and Global Affairs di ’Certified Origins’, ha analizzato lo stato del mercato statunitense dell’olio extravergine di oliva.</p>
<p>Un tema che riguarda da vicino anche la <strong>Maremma</strong> (7mila aziende olivicole e una su due produce Olio Toscano Igp) considerando che Certified Origins ha uno dei suoi principali stabilimenti a Braccagni, punto di riferimento per l’export dell’olio toscano e italiano verso i mercati internazionali. Il mercato americano è ancora un’opportunità per l’olio della Maremma?</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/italian-sounding-e-dazi-sono-5d5bbfe1" target="_blank" rel="noopener"><strong>La Nazione</strong></a></p>
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		<title>Crisi del vino: l&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP a sostegno  della filiera del vino italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/crisi-del-vino-laceto-balsamico-di-modena-igp-a-sostegno-della-filiera-del-vino-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:37:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno oltre 2,5 milioni di quintali di uva e fino a 60 milioni di litri di vino ma eliminando le imitazioni la domanda potrebbe crescere di almeno il 30%. Mentre il settore vitivinicolo affronta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ogni anno oltre 2,5 milioni di quintali di uva e fino a 60 milioni di litri di vino ma eliminando le imitazioni la domanda potrebbe crescere di almeno il 30%.</em></p>
<p>Mentre il settore vitivinicolo affronta una fase complessa, tra consumi in rallentamento e ricerca di nuovi sbocchi produttivi – come dimostra anche l’iniziativa della Regione Piemonte per favorire il conferimento delle eccedenze agli acetifici – il <strong>Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena </strong>sottolinea come l&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP rappresenti già oggi uno dei principali sbocchi industriali per il vino italiano e come una sua maggiore tutela possa contribuire ad aumentare ulteriormente la domanda di uve e vino nazionali.</p>
<p>La produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP si basa su mosto ottenuto da uve da vino, che, dovendo essere concentrato o cotto, richiede da quattro a cinque volte il proprio peso in uva. A questo si aggiunge l’impiego di aceto di vino, ottenuto quasi esclusivamente da materia prima nazionale.</p>
<p>E&#8217; proprio questa filiera produttiva a generare un impatto rilevante sul comparto vitivinicolo: <strong>il Consorzio stima che ogni anno la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP utilizzi oltre 2,5 milioni di quintali di uva da vino per la produzione del mosto e tra i 50 e i 60 milioni di litri di vino</strong>, rappresentando uno sbocco importante e stabile per la filiera vitivinicola italiana.</p>
<p>“Si tratta di volumi già oggi molto significativi, che potrebbero crescere ulteriormente proprio in una fase in cui il settore è alla ricerca di nuovi sbocchi di mercato &#8211; dichiara <strong>Cesare Mazzetti, Presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena &#8211;</strong>. Per questo stiamo lavorando con cantine e istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna, per definire accordi di filiera che favoriscano un maggiore utilizzo di vino e mosto italiani, anche in vista della prossima vendemmia, da destinare alla produzione e anche all’invecchiamento, qualora sussistano le condizioni economiche.”</p>
<p>Esiste però un ostacolo che oggi limita il potenziale di crescita dell&#8217;intera filiera: la crescente diffusione, in Europa e negli Stati Uniti, di prodotti commercializzati con il nome di “aceto balsamico”, pur non avendo alcun legame con l’Aceto Balsamico di Modena IGP. In diversi <strong>Paesi europei</strong> – tra cui Grecia, Spagna, Slovenia, Cipro e Ungheria – sono infatti state adottate normative nazionali che consentono l’utilizzo del termine “aceto balsamico” anche per prodotti ottenuti con ingredienti e processi completamente diversi, nei quali all’aceto vengono aggiunti mosto, uva passa, succhi di frutta o addirittura zucchero. Negli Stati Uniti, inoltre, il termine “balsamic vinegar” continua a essere utilizzato senza alcuna disciplina specifica. Si tratta di produzioni che, da fenomeno marginale, hanno progressivamente conquistato quote di mercato, creando confusione nei consumatori e sottraendo spazio al prodotto autentico tutelato dall’Indicazione Geografica Protetta.</p>
<p>Per superare l’attuale frammentazione normativa, il Consorzio, insieme a Federvini e alla European Vinegar Association (EVA), sostiene l’emendamento attualmente all’esame del Parlamento europeo che introduce una disciplina comune sugli aceti. L’emendamento prevede che il termine “aceto” sia sempre accompagnato dall’indicazione della materia prima utilizzata o dall’eventuale Indicazione Geografica, superando le differenti normative oggi in vigore nei vari Stati membri e proteggendo le denominazioni registrate. Una riforma che garantirebbe regole uniformi in tutta l’Unione europea, maggiore trasparenza per i consumatori e una concorrenza leale tra i produttori.</p>
<p>Per il Consorzio, la tutela del termine &#8220;aceto balsamico&#8221; non rappresenta solo una battaglia identitaria, ma una misura concreta di politica industriale a favore della filiera vitivinicola italiana.</p>
<p>“Abbiamo bisogno del pieno sostegno del Governo italiano affinché questo emendamento venga approvato in sede europea e perchè anche a livello nazionale si rafforzi la disciplina sui condimenti a base di aceto &#8211; conclude<strong> Mazzetti </strong>-. Non si tratta soltanto di tutelare una delle principali Indicazioni Geografiche italiane: significa creare nuove opportunità per l&#8217;intera filiera vitivinicola. Stimiamo che, eliminando dal mercato i prodotti imitativi, la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP potrebbe crescere di almeno il 30%, con un conseguente aumento della domanda di mosto, uve e vino italiani&#8221;.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/20260714_CS_RATIFICA-ATTO-DI-GINEVRA-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Parmigiano Reggiano DOP, Console USA in visita alla filiera: sul tavolo export, sinergie e turismo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-console-usa-in-visita-alla-filiera-sul-tavolo-export-sinergie-e-turismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Console Generale degli Stati Uniti Douglass Benning in visita alla filiera del Parmigiano Reggiano DOP: sul tavolo export, sinergie istituzionali e il turismo dagli USA Si è tenuta il 13 luglio la visita istituzionale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-console-usa-in-visita-alla-filiera-sul-tavolo-export-sinergie-e-turismo/">Parmigiano Reggiano DOP, Console USA in visita alla filiera: sul tavolo export, sinergie e turismo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Console Generale degli Stati Uniti Douglass Benning in visita alla filiera del Parmigiano Reggiano DOP: sul tavolo export, sinergie istituzionali e il turismo dagli USA</em></p>
<p>Si è tenuta il 13 luglio la <strong>visita istituzionale</strong> del <strong>Console Generale degli Stati Uniti</strong>, <strong>Douglass Benning</strong>, presso l&#8217;Azienda Agricola Bertinelli a Noceto. Dopo un tour guidato della filiera produttiva e una degustazione di <strong>Parmigiano Reggiano</strong> a diverse stagionature, il Console ha incontrato <strong>Nicola Bertinelli</strong>, <strong>presidente del Consorzio</strong>, per un confronto dedicato allo <strong>sviluppo delle relazioni economiche e istituzionali</strong> tra il territorio della Dop e gli Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato l&#8217;occasione per fare il punto sull&#8217;andamento del <a href="https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-gli-stati-uniti-al-centro-della-strategia-di-crescita-internazionale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>principale mercato estero del Parmigiano Reggiano</strong></a>, con<strong> esportazioni in crescita del 2,5% nei primi cinque mesi del 2026 </strong>rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un<strong> totale di circa 7.000 tonnellate</strong>. Nonostante un contesto caratterizzato da incertezze legate ai dazi e allo scenario geopolitico, il mercato americano continua infatti a dimostrare una forte domanda e una crescente fedeltà dei consumatori verso la Dop. Al centro del colloquio anche le prospettive di sviluppo della <strong>Parmigiano Reggiano USA Corporation</strong>, nata per rafforzare il dialogo con istituzioni, operatori economici e stakeholder locali, promuovere attività di formazione e educazione sul prodotto e consolidare la tutela della Dop sul mercato nordamericano.</p>
<p>Durante l&#8217;incontro, sono state inoltre condivise alcune delle principali linee strategiche presentate dal Consorzio durante il recente <strong>Summer Fancy Food Show</strong> di New York, dove il Parmigiano Reggiano ha riunito retailer, distributori, istituzioni e media statunitensi per discutere il futuro della Dop in Nord America. Tra i temi affrontati, il ruolo delle Indicazioni Geografiche come modello di sviluppo per le eccellenze agroalimentari, la valorizzazione degli autentici ingredienti italiani quale presupposto imprescindibile della candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale UNESCO e la necessità di costruire una collaborazione stabile tra produttori, istituzioni e distribuzione per creare valore lungo l&#8217;intera filiera.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro il Consorzio ha inoltre proposto di avviare, in sinergia con la rete consolare, <strong>collaborazioni in ambito governativo e accademico</strong> dedicate alla ricerca e all&#8217;educazione alimentare, valorizzando le proprietà nutrizionali del Parmigiano Reggiano anche in relazione al programma statunitense &#8220;Make America Healthy Again&#8221;. È stata infine ribadita l&#8217;importanza di mantenere un <strong>confronto costante sulle politiche tariffarie e commerciali</strong>, con l&#8217;obiettivo di favorire uno sviluppo equilibrato degli scambi tra Italia e Stati Uniti.</p>
<p>Un ulteriore focus è stato dedicato al turismo. Attraverso il progetto Vivi Parmigiano Reggiano, il Consorzio punta a trasformare la Dop in una destinazione da vivere durante tutto l&#8217;anno, intercettando anche i <strong>flussi turistici provenienti dagli Stati Uniti</strong>. L&#8217;obiettivo è triplicare le visite ai caseifici, passando dalle circa 100.000 presenze attuali a 300.000 entro il 2029, contribuendo allo sviluppo economico del territorio di origine.</p>
<p>«<em>L&#8217;incontro di oggi con il Console Generale Douglass Benning rappresenta un passo importante per consolidare un&#8217;alleanza istituzionale strategica tra il Consorzio e gli Stati Uniti</em>», dichiara <strong>Nicola Bertinelli</strong>. «<em>Gli Stati Uniti non sono soltanto il nostro primo mercato estero: rappresentano un partner con cui vogliamo costruire relazioni sempre più profonde. Attraverso la Parmigiano Reggiano USA Corporation intendiamo sviluppare un dialogo stabile con le istituzioni americane, promuovere la cultura del prodotto autentico, sostenere progetti di educazione alimentare e rafforzare la collaborazione su temi economici, commerciali e turistici. Il nostro obiettivo è creare valore condiviso, per la filiera del Parmigiano Reggiano e per i territori dei due Paesi</em>».</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/CS-Visita-console-Benning.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>TourDOP, doppio appuntamento a Montalcino e Urbino per La filosofia della Dop economy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tourdop-doppio-appuntamento-a-montalcino-e-urbino-per-la-filosofia-della-dop-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#TourDOP]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il TourDOP di Fondazione Qualivita e Origin Italia, con il supporto del Masaf, ha fatto tappa a Montalcino e Urbino con due eventi dedicati alla Dop economy, al ruolo dei Consorzi di tutela e alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il TourDOP di Fondazione Qualivita e Origin Italia, con il supporto del Masaf, ha fatto tappa a Montalcino e Urbino con due eventi dedicati alla Dop economy, al ruolo dei Consorzi di tutela e alle sfide dei territori. Al centro degli incontri la presentazione del volume La filosofia della Dop economy di Mauro Rosati.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È proseguito venerdì 10 e sabato 11 luglio il <a href="https://www.qualivita.it/seminari-sulla-dop-economy/" target="_blank" rel="noopener"><strong>TourDOP</strong></a>, il ciclo di incontri promosso da <strong>Fondazione Qualivita</strong> e <a href="https://www.origin-italia.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Origin Italia</strong></a>, con il supporto del <strong>Masaf</strong>, per portare nei territori delle Indicazioni Geografiche un confronto sui temi della <strong>Dop economy</strong>, del ruolo dei <strong>Consorzi di tutela</strong> e delle sfide che interessano le filiere DOP e IGP.</p>
<p>Le due tappe si sono svolte a <strong>Montalcino</strong>, nell&#8217;ambito della <em>IX edizione della Summer School Sanguis Jovis</em>, il programma di alta formazione organizzato da <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/la-fondazione-banfi-ospita-la-presentazione-del-libro-la-filosofia-della-dop-economy-di-mauro-rosati/" target="_blank" rel="noopener">Fondazione Banfi</a></strong>, e a <strong>Urbino</strong>, presso la <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/a-urbino-alla-scuola-langer-la-presentazione-del-libro-la-filosofia-della-dop-economy-di-mauro-rosati/" target="_blank" rel="noopener">Scuola Langer</a></strong>, coinvolgendo giovani, rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e del sistema delle Indicazioni Geografiche in un dialogo dedicato al valore economico, culturale e territoriale delle produzioni DOP e IGP.</p>
<p>Nel corso di entrambi gli appuntamenti è stato presentato il volume <strong>&#8220;<a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">La filosofia della Dop economy</a>&#8220;</strong>, scritto da <strong>Mauro Rosati</strong> ed edito da <strong>Treccani</strong> in collaborazione con Fondazione Qualivita e Origin Italia. Il libro propone una lettura del modello italiano delle Indicazioni Geografiche, evidenziando il contributo delle DOP e IGP allo sviluppo economico, alla tutela del patrimonio produttivo e alla valorizzazione dei territori, con particolare attenzione al ruolo dei Consorzi di tutela come attori centrali nella governance delle filiere certificate.</p>
<p>Agli incontri sono intervenuti alcuni tra i più autorevoli protagonisti del panorama tecnico e scientifico dell&#8217;agroalimentare italiano tra cui <strong>Rodolfo Maralli</strong>, Presidente di Banfi Srl e della Fondazione Banfi; <strong>Alberto Mattiacci</strong>, docente della Sapienza Università di Roma ed esperto di marketing strategico; <strong>Attilio Scienza</strong>, tra i massimi studiosi italiani di viticoltura ed enologia; e <strong>Gabriele Gorelli</strong>, primo Master of Wine italiano e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Qualivita; <strong>Vincenzo Peretti</strong>, professore di zootecnia generale e miglioramento genetico presso l&#8217;Università Federico II di Napoli; <strong>Marco Bruschini</strong>, dirigente Masaf; <strong>Tessa Gelisio</strong>, giornalista e divulgatrice scientifica e ambienale; <strong>Elena Viganò</strong>, Prorettore dell’Università di Urbino e professoressa ordinaria di economia agraria.</p>
<p>Attraverso le due iniziative, <strong>il TourDOP ha portato la riflessione sulla Dop economy nei territori delle Indicazioni Geografiche e nei contesti dedicati alla formazione delle nuove generazioni</strong>, favorendo il confronto tra istituzioni, mondo della ricerca, sistema dei Consorzi e operatori sulle prospettive di sviluppo del comparto agroalimentare di qualità.</p>
<p>Il TourDOP proseguirà il <strong>24 luglio 2026</strong> con una nuova tappa a <strong>Treviso</strong>, ospitata dal <strong>Consorzio di tutela della DOC Prosecco</strong>, per continuare il percorso di approfondimento dedicato alla Dop economy e al valore delle Indicazioni Geografiche italiane.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><em>“Attività realizzata con il contributo Masaf D.M. n. 0685397 del 18 dicembre 2025 (numero CUP J88h25002600007)”</em></p>
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		<title>Ciliegie in ripresa dopo un 2025 pessimo: le Ciliegie di Vignola IGP a +20%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ciliegie-in-ripresa-dopo-un-2025-pessimo-le-ciliegie-di-vignola-igp-a-20/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 07:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ciliegia di Vignola IGP si avvicina alle 5mila tonnellate, il 20% in più rispetto al 2025: prezzi da 6,6 a oltre 8 euro/kg, un euro in più rispetto al prodotto generico. Ultime settimane per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Ciliegia di Vignola IGP si avvicina alle 5mila tonnellate, il 20% in più rispetto al 2025: prezzi da 6,6 a oltre 8 euro/kg, un euro in più rispetto al prodotto generico.</em></p>
<p>Ultime settimane per gustare le ciliegie, la cui stagione quest’anno è cominciata in anticipo e si chiuderà a metà luglio, con un <strong>buon raccolto di frutti di qualità venduti al consumo a prezzi inferiori di oltre il 20% rispetto alla campagna 2025</strong>. E con un mercato dinamico, dove iniziano a farsi strada dei brand (come Melinda con le sue ciliegie di montagna) e debuttano novità assolute, come la ciliegia bicolore e senza peduncolo Skylar Rae, proposta confezionata come snack naturale dall’azienda piemontese Rivoira, che ne detiene i diritti esclusivi per l’Europa.</p>
<p><strong>Non ci sono ancora dati ufficiali per la campagna cerasicola italiana 2026</strong>, ma le <strong>stime</strong> di alcuni operatori indicano <strong>volumi superiori alle 120mila tonnellate</strong>.</p>
<p><strong>La Ciliegia di Vignola IGP si avvicina alle 5mila tonnellate</strong>, il 20% in più rispetto al 2025. «L’anno scorso per noi è stato memorabile, poiché, essendo l’unico prodotto di qualità presente sul mercato, abbiamo ottenuto quotazioni record – <strong>spiega il direttore del Consorzio di tutela, Valter Monari</strong> – però quest’anno, grazie ai maggiori volumi e ai prezzi più bassi, siamo riusciti a raggiungere un pubblico di acquirenti più ampio».</p>
<p>Le Vignola sono una nicchia premium di mercato: se <strong>ai coltivatori vengono liquidate sopra i 3,5 euro/Kg</strong>, in negozio le si pagano da 6,6 a oltre 8 euro/kg. Ossia anche <strong>un euro in più al kg rispetto a un altro prodotto di uguale qualità</strong>. E questo contribuisce a spiegare l’elevata presenza della Igp (oltre 70% delle ciliegie prodotte nei 28 Comuni ammessi dal disciplinare), che sta via via soppiantando il brand “Tentatrice la ciliegia del desiderio”, lanciato dal Consorzio nel 2013 per firmare la produzione locale non Igp.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Delta del Po, caldo e alghe tolgono ossigeno. Moria di pesci, cozze e vongole</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/delta-del-po-caldo-e-alghe-tolgono-ossigeno-moria-di-pesci-cozze-e-vongole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Allarme sul Delta del Po, l&#8217;acqua ribolle e i vegetali prolificano: allevamenti in ginocchio e danni milionari I pescatori tentano di pulire la superficie. «Ma servono opere per facilitare il ricambio d&#8217;acqua». Il mare della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Allarme sul Delta del Po, l&#8217;acqua ribolle e i vegetali prolificano: allevamenti in ginocchio e danni milionari I pescatori tentano di pulire la superficie. «Ma servono opere per facilitare il ricambio d&#8217;acqua».</em></p>
<p>Il <strong>mare della Sacca</strong>, a Goro, sembra uno specchio. Riflette il sole, acceca. I pescatori &#8211; gli occhi come fessure &#8211; con le draghe tirano a bordo alghe e ancora alghe. Una montagna verde che, in quella pentola che <strong>ribolle per le alte temperature, soffoca le vongole</strong>. Massimo Genari, direttore generale del Copego, consorzio che conta oltre 600 pescatori, è preoccupato.</p>
<p><em>&#8220;La situazione è critica, molto. Tanto caldo e troppo presto. Poi quella marea di alghe&#8221;</em>. Che come una coperta toglie ossigeno, uccide. <strong>A rischio le vongole, le cozze</strong>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Si contano i danni,  <strong>da Porto Tolle (Veneto) a Goro</strong>, in provincia di Ferrara. Confcooperative Agroalimentare e Pesca denuncia: <em>&#8220;Il clima costa 200 milioni l`anno alla pesca italiana. A Scardovari si è verificata una moria improvvisa di mille quintali di <strong>Cozza di Scardovari DOP</strong>, a Goro scompare fino al <strong>90% di vongole</strong>. L&#8217;ondata di caldo estremo sta mettendo in ginocchio gli ecosistemi lagunari dell&#8217;Alto Adriatico, aggravando una situazione già critica dagli effetti del granchio blu&#8221;</em>.</p>
<p>La temperatura dell`acqua ha raggunto i 32 gradi, riduce la concentrazione di ossigeno, fioriscono le alghe. Un<strong> tappeto lattiginoso che i pescatori cercano di spazzare via,</strong> il ponte delle barche, le ceste gonfie di quella che alcuni chiamano verdura di mare. Inarrestabile la strage delle vongole, allevamenti che a fatica si erano risollevati. Reti a proteggerle dal granchio blu ma non dall&#8217;acqua morta.</p>
<p>I produttori chiedono <strong>interventi di manutenzione</strong>, opere per eliminare le strozzature verso il mare, per sistemare i fondale così da permettere una maggiore ossigenazione delle acque che da giorni sembrano in agonia.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Resto del Carlino</strong></p>
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		<item>
		<title>Presentato il VI report annuale del Consorzio Tutela Vini Valpolicella</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/a-venezia-la-presentazione-vi-edizione-report-annuale-del-consorzio-tutela-vini-valpolicella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vigneto che interseca 19 comuni e 11 vallate; una presenza consolidata in 87 Paesi e un consorzio che continua a investire nella promozione internazionale. È la fotografia restituita dalla VI edizione del Valpolicella Annual [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un vigneto che interseca 19 comuni e 11 vallate; una presenza consolidata in 87 Paesi e un consorzio che continua a investire nella promozione internazionale. È la fotografia restituita dalla VI edizione del Valpolicella Annual Report del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, illustrato oggi a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto alla presenza del governatore, Alberto Stefani, e del consigliere regionale Alberto Bozza, tra i promotori dell’incontro prologo di Venezia Superiore.</em></p>
<p><strong>La principale denominazione rossista del Veneto conferma un vigneto ormai stabilizzato a 8.614 ettari</strong> e una filiera composta da oltre 2200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Verona conferma il primato per superficie vitata (15%), seguita da Negrar, San Pietro in Cariano (entrambi al 13%) e Illasi (11%), che insieme concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione (52%). Il patrimonio varietale resta fortemente identitario, con la Corvina che rappresenta il 56% della superficie rivendicata, seguita da Rondinella e Corvinone (19% ciascuna), mentre la Molinara si mantiene al 2%.</p>
<p>Nel 2025 la produzione si è attestata a 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 quintali destinati all&#8217;appassimento ai livelli del 2016. L&#8217;imbottigliato della denominazione ha raggiunto quasi 57,5 milioni di bottiglie, in calo del 3% rispetto al 2024. La flessione interessa tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso a 27,37 milioni (-3,7%) e il Valpolicella a 16,50 milioni (-2,7%), confermando così una fase di normalizzazione dei volumi.</p>
<p>“La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei vini della Valpolicella nel panorama enologico nazionale e internazionale.  È una sfida che il Consorzio e le aziende stanno affrontando insieme, con una visione di lungo periodo”, ha commentato il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, <strong>Christian Marchesini. </strong></p>
<p>“La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità – ha sottolineato il presidente della Regione del Veneto, <strong>Alberto Stefani</strong> -. Valpolicella ne è la conferma perché è nel nome stesso che viene indicata un’eccellenza territoriale su cui si è sviluppata una cultura enologica superlativa con una denominazione che ha raggiunto posizioni di assoluto rilievo internazionale.  Il frutto di un grande impegno che ha le sue radici nell’identità stessa del territorio con uve antiche ed autoctone che crescono nel Veronese e lo caratterizzano da quando l’uomo lavora la terra per produrre il vino. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato. Lo confermano i dati ma anche l’impegno che viene profuso nei vigneti, nelle cantine e in tutto il mondo che ruota intorno al vino”.</p>
<p>Il consigliere regionale, <strong>Alberto Bozza</strong>, nel rimarcare “L’importante lavoro svolto dal Consorzio della Valpolicella a tutela del territorio e della qualità dei suoi vini” ha aggiunto che “Il report presentato certifica la forza della denominazione. I vini della Valpolicella sono versatili e universali e oggi è in atto anche un’importante operazione culturale per raccontare il territorio e potenziare l’enoturismo, perché il vino non è solo gusto e piacere sensoriale ma anche esperienza, cultura, territorio”. Inoltre &#8211; ha continuato &#8211; :“La denominazione Valpolicella  è conosciuta in tutto il mondo, è ambasciatrice del buon vino italiano. Sapienza contadina e continui investimenti tecnologici, permettono oggi al Valpolicella di essere presente in tutti i mercati. Tuttavia anche il settore del vino vive le sue criticità. Tensioni geopolitiche e protezionismo americano rendono delicato il contesto internazionale e dell’export: per questo occorre fare sistema come Paese e anche come Regione nella promozione del nostro vino, andando assieme a sensibilizzare i nuovi mercati utilizzando le nostre ambasciate e il canale diplomatico della cooperazione internazionale”. Bozza infine ha ricordato “la sfida da vincere della candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella”.</p>
<p>Tra gli approfondimenti del Report, la composizione dell&#8217;imbottigliato per dimensione aziendale evidenzia una denominazione nella quale convivono modelli imprenditoriali eterogenei ma complementari. Se nelle aziende piccole il Valpolicella Doc pesa per il 40%, nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi il Ripasso diventa la tipologia prevalente (45-50%). Resta invece stabile in tutte le categorie il ruolo di Amarone e Recioto, che rappresentano tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo, a testimonianza di una filiera impegnata a costruire il valore della denominazione attraverso un&#8217;offerta ampia e trasversale.</p>
<p>Per quanto riguarda l’attività di internazionalizzazione della denominazione, l’anno scorso il Consorzio ha promosso 27 attività in 16 Paesi (Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, UK e Usa) distribuiti nei cinque continenti.</p>
<p>Venezia Superiore proseguirà questa sera al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto (dalle 18 alle 23). In degustazione 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore di 19 aziende del territorio, servite a una temperatura di 6/8 gradi.</p>
<p>Fonte: <a href="https://landing.consorziovalpolicella.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela vini Valpolicella</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/VINO-VALPOLICELLA-575-MILIONI-DI-BOTTIGLIE-NEL-2025.-EXPORT-IN-87-PAESI-E-PROMOZIONE-INTERNAZIONALE-IN-CRESCITA_.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Crisi del vino, un milione 700mila euro dalla Regione Piemonte</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/crisi-del-vino-un-milione-700mila-euro-dalla-regione-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Palazzo Lascaris l&#8217;intervento del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: declassamento delle eccedenze, fondi per promuovere le etichette piemontesi e dialogo sul futuro con produttori, consorzi e associazioni del settore Non lasciare soli gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Palazzo Lascaris l&#8217;intervento del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: declassamento delle eccedenze, fondi per promuovere le etichette piemontesi e dialogo sul futuro con produttori, consorzi e associazioni del settore</em></p>
<p><strong>Non lasciare soli gli agricoltori</strong>, aiutare un settore che tra guerre, dazi e cambi nelle abitudini di consumo sta attraversando mille difficoltà. Dopo l&#8217;allarme dei viticoltori e le richieste arrivate dall&#8217;opposizione e dalla stessa maggioranza, <strong>la crisi arriva a Palazzo Lascaris</strong>: eccedenze da smaltire, vendemmia alle porte. A farsene carico lo stesso<strong> presidente della Regione, Alberto Cirio</strong>, che sul tavolo mette milioni di euro da investire.</p>
<p>“Le risorse in campo oggi si aggirano intorno ai cento milioni”, le sue parole. “Ce ne sono per esempio diciotto &#8211; ha proseguito &#8211; per la promozione del nostro vino nel mondo. Poi abbiamo aggiunto in questo assestamento <strong>un milione e settecentomila euro di risorse regionali</strong> che ci permetteranno le <strong>misure straordinarie</strong> per far fronte ai momenti di crisi che stiamo vivendo”.</p>
<p>Misure straordinarie che significano<strong> declassamento delle attuali eccedenze</strong>, da trasformare in aceto o alcool. Una decisione che non piace a nessuno, ma che è ora necessaria.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2026/07/crisi-del-vino-le-nuove-misure-straordinarie-della-regione-57eae80b-096b-4b8f-b14f-2b83c694e4b1.html" target="_blank" rel="noopener">Rai News.it</a></p>
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		<title>Il vino ha l’enoturismo. L’ortofrutta cosa aspetta?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-vino-ha-lenoturismo-lortofrutta-cosa-aspetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Mela Alto Adige IGP alla Pesca di Verona IGP, diversi territori stanno cercando di valorizzare il prodotto trasformandolo in un&#8217;esperienza continuativa, andando oltre la tradizionale logica della sagra Il vino ha costruito attorno a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-vino-ha-lenoturismo-lortofrutta-cosa-aspetta/">Il vino ha l’enoturismo. L’ortofrutta cosa aspetta?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla Mela Alto Adige IGP alla Pesca di Verona IGP, diversi territori stanno cercando di valorizzare il prodotto trasformandolo in un&#8217;esperienza continuativa, andando oltre la tradizionale logica della sagra</em></p>
<p>Il <strong>vino </strong>ha costruito attorno a sé un intero nuovo comparto: il <a href="https://www.qualivita.it/argomento/turismo-dop/" target="_blank" rel="noopener"><strong>turismo enogastronomico</strong></a>. Non vende solo bottiglie, ma cantine, paesaggio, tavola. Ha capito prima degli altri che un prodotto agricolo legato a un territorio riconoscibile può diventare esperienza, non solo merce.</p>
<p>L&#8217;ortofrutta, invece, si ferma un passo prima. Prodotto spesso eccellente, anche certificato, ma raccontato quasi sempre dentro il solo perimetro della filiera: campo, magazzino, Gdo, mercato. Il rapporto con il consumatore finisce lì. Eppure frutta e verdura avrebbero tutti gli elementi per costruire un proprio spazio &#8220;<strong>ortofrutto-gastronomico</strong>&#8220;: non una copia dell&#8217;enoturismo, ma un modo più strutturato per entrare nel racconto dei territori che li producono.</p>
<p>Molte produzioni italiane hanno alle spalle paesaggi, manualità, economie locali, tradizioni gastronomiche, marchi territoriali forti. Il tema è trasformare questo patrimonio in una leva di promozione stabile, non in una giornata celebrativa scollegata dal resto. <strong>Serve progettualità</strong>: coinvolgere uffici turismo, enti locali, ristorazione, strutture ricettive, comunità. Un prodotto territoriale diventa riconoscibile quando lo conosce per primo chi quel territorio lo abita.</p>
<p>In questo, <strong>DOP e IGP hanno un ruol</strong>o. Non perché un marchio basti da solo a creare valore, ma perché una denominazione offre già una base narrativa: <strong>area produttiva, disciplinare, reputazione, legame con la comunità</strong>. Chi riesce a trasformare questi elementi in progetto parte avvantaggiato.</p>
<p><strong>D</strong>ue segnali recenti vanno in questa direzione. Uno è AperiPesca sul Ponte, nato attorno alla<strong> Pesca di Verona IGP </strong>e ai territori di Bussolengo e Pescantina, cuore della peschicoltura scaligera. L&#8217;evento ha scelto un luogo simbolico — il ponte tra i due Comuni — per intrecciare cultura, enogastronomia, turismo e socialità attorno a un prodotto identitario. Anche qui, l&#8217;elemento chiave non è la festa in sé ma la rete che la sostiene: Comuni, Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina, <strong>Consorzio Pesca di Verona IGP</strong>, Regione, operatori locali. All&#8217;inaugurazione è tornato il tema del turismo slow, dei borghi, degli itinerari per camminatori e cicloturisti: un&#8217;agricoltura che si aggancia a flussi turistici già esistenti per qualificarli e ampliarli.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.italiafruit.net/il-vino-ha-lenoturismo-lortofrutta-cosa-aspetta" target="_blank" rel="noopener"><strong>Italiafruit.net</strong></a></p>
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