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	<title>TUTELA Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>TUTELA Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Asiago DOP e la disfida USA: «Ci vogliono indebolire»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 08:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consorzio di tutela dell&#8217;Asiago DOP: una legge declassa le nostre IG a «nomi comuni» per poterle copiare Così ha voluto l’amministrazione Trump: il nome «Asiago» (inteso come formaggio), compare insieme a Parmigiano, Pecorino, Grana Padano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Consorzio di tutela dell&#8217;Asiago DOP: una legge declassa le nostre IG a «nomi comuni» per poterle copiare</em></p>
<p>Così ha voluto l’amministrazione Trump: il nome «<strong>Asiago</strong>» (inteso come formaggio), compare insieme a <strong>Parmigiano</strong>, <strong>Pecorino</strong>, <strong>Grana Padano</strong>, <strong>Prosciutto di Parma</strong> e altre specialità DOP dell’agroalimentare Made in Italy, nell’elenco dei «nomi comuni» del <strong>Safety Act</strong>, la proposta di legge statunitense confluita nel <strong>Farm Bill</strong>, la grande legge agricola americana, che la Camera dei Rappresentanti ha approvato in aprile e che ora è all’esame del Senato. Perché tutto questo ci dovrebbe preoccupare, al di qua dell’Atlantico? Perché l’obiettivo dichiarato del governo USA è far considerare generiche alcune delle principali Indicazioni Geografiche europee, così che i produttori americani possano usarle liberamente non solo negli Stati Uniti, ma anche nell’export verso i Paesi terzi. Ciò significa, per dirla ancora più chiaramente, che questi cibi e alimenti pregiati si possono produrre ed etichettare in America, per poi venderli altrove. In tre parole: si possono copiare.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Come fanno notare dal <strong>Consorzio Tutela Formaggio Asiago</strong>, il Safety Act è «il segnale più evidente di una strategia chiara, coordinata e costante, che punta a indebolire l’intero sistema europeo delle IG [&#8230;]. Questo modello (quello delle IG, ndr) rappresenta un ottimo esempio anche per i produttori nordamericani, che avrebbero tutto da guadagnare a valorizzare le proprie specificità anziché concentrarsi sulle copie. Alcuni lo fanno già con successo: come i vini della californiana Napa Valley, che sono tutelati come IG anche in Europa, oppure le patate dell’Idaho o le mele di Washington ».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere del Veneto</strong></p>
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		<title>Dazi, Pecorino Romano DOP in Ambasciata Usa a Roma: Maoddi, “L’obiettivo è l’azzeramento totale”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dazi-pecorino-romano-dop-in-ambasciata-usa-a-roma-maoddi-lobiettivo-e-lazzeramento-totale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 06:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
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		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Azzerare il dazio americano del 10% sul Pecorino Romano DOP e riportarlo nella condizione di esenzione totale di cui già godeva nel 2019. È questo l’obiettivo che il Consorzio di tutela ha ribadito oggi a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Azzerare il dazio americano del 10% sul Pecorino Romano DOP e riportarlo nella condizione di esenzione totale di cui già godeva nel 2019. È questo l’obiettivo che il Consorzio di tutela ha ribadito oggi a Roma, nel corso di un nuovo incontro all’Ambasciata degli Stati Uniti, a pochi mesi dal confronto dello scorso agosto in Costa Smeralda con l’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta.</em></p>
<p>A rappresentare il Consorzio, il presidente Gianni Maoddi e il direttore Riccardo Pastore, che hanno incontrato la vice capo missione Marta Costanzo Youth.<br />
“Anche quella odierna è stata una riunione proficua e operativa”, spiega Maoddi. “La rappresentante dell’Ambasciata ha confermato il suo sostegno affinché si arrivi a liberare il nostro formaggio dal dazio del 10%, con l’esenzione totale come nel 2019, visto che le caratteristiche del prodotto sono esattamente le stesse di sette anni fa. Abbiamo spiegato quanto sia importante intervenire tempestivamente sulla questione dei dazi e perché riteniamo che l&#8217;azzeramento sia la soluzione più efficace per preservare la competitività del Pecorino Romano e tutelare una filiera che da tantissimi anni crea valore su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico per le sue caratteristiche uniche&#8221;.<br />
Il passaggio decisivo, ora, è l’audizione nella sede del dipartimento del Commercio statunitense. Costanzo Youth si è impegnata a fare da tramite per ottenerla. “L’obiettivo è averla quanto prima, abbiamo sottolineato la necessità di agire rapidamente per avere tempestivamente le risposte che aspettiamo”, sottolinea il presidente del Consorzio.<br />
Gli Stati Uniti restano uno dei mercati più importanti per la filiera del Pecorino Romano DOP, con un export che vale il 45% del totale per un totale di circa 180 milioni di dollari l’anno. Durante l’incontro di questa mattina, Maoddi ha sottolineato anche che l’esenzione non tutelerebbe soltanto la produzione italiana ma salvaguarderebbe anche gli interessi economici americani legati all’importazione e alla commercializzazione del formaggio.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio di tutela Pecorino Romano DOP</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/10/Cs-Incontro-in-ambasciata-Usa-a-Roma.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>&#8220;Toscana&#8221;, il Consorzio registra il marchio negli Stati Uniti</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/toscana-il-consorzio-registra-il-marchio-negli-stati-uniti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 07:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vino Toscana ha registrato il marchio negli USA e avviato un monitoraggio internazionale per la tutela del nome geografico &#8220;Toscana&#8221; Il nome &#8220;Toscana&#8221; per la prima volta è stato registrato come marchio enologico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio Vino Toscana ha registrato il marchio negli USA e avviato un monitoraggio internazionale per la tutela del nome geografico &#8220;Toscana&#8221;</em></p>
<p>Il nome &#8220;Toscana&#8221; per la prima volta è stato registrato come marchio enologico (classe 33) negli Stati Uniti. Sembra incredibile ma nel mercato dell&#8217;export più importante per il vino del Granducato, Toscana non esisteva. La registrazione l&#8217;ha fatta il <a href="https://www.consorziovinotoscana.it/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio Vino Toscana</a>, che nel giugno scorso ha ottenuto il riconoscimento ufficiale erga omnes dal ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (il Masaf).</p>
<p>Uno dei ruoli chiave del Consorzio è la lotta per la tutela del nome geografico <a href="http://qualivita.it/news/prodotto-di-riferimento/6268" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, contro contraffazioni, usi illeciti o impropri. <strong>È scattato così un monitoraggio internazionale, parallelo alle registrazioni del marchio, negli Usa, e alla firma di trattati bilaterali, con i Paesi del Mercosur (America del sud), Giappone, Canada e Australia</strong>. E il risultato è incredibile. Un florilegio di nomi e nomignoli che cercano di usurpare il vero Toscana. Il Consorzio ha contrastato e impedito l&#8217;uso o la registrazione dei marchi &#8220;Bella Toscana&#8221;, &#8220;Donna Toscana&#8221;, &#8220;Etichetta Toscana&#8221;, &#8220;I&#8217;Toscanone&#8221;, &#8220;Mamma Toscana&#8221;, &#8220;Miracolo Toscano&#8221;, &#8220;Pantoskano&#8221;, &#8220;Tenimenti in Toscana&#8221;, &#8220;Toscana Cordobesa&#8221; (in Spagna) , &#8220;Toscana Wine&#8221; (in Russia) , &#8220;Toscanello&#8221;, &#8220;Toscanino&#8221;, &#8220;Toscanizzazione&#8221; (in Polonia) , &#8220;Toscanotto&#8221;, &#8220;Tuscan tree&#8221; (in Inghilterra) , &#8220;Tuscany Ohio e Vinegar&#8221;. Sono attualmente in corso opposizioni contro la registrazione dei marchi &#8220;Alicante of Tuscany&#8221; (in Germania), &#8220;DistilleriaToscana&#8221; e &#8220;Vinhos Toscana&#8221; (in Brasile).</p>
<p>[..]</p>
<p>«Il nostro obiettivo è quello di portare il nome Toscana nelle grandi fiere e negli eventi promozionali— spiega il <strong>presidente Cecchi</strong> —: i compiti del Consorzio sono la tutela e la promozione del nostro vino e l&#8217;informazione al consumatore». Prima l&#8217;IGP si chiamava indifferentemente Toscano o Toscana, adesso l&#8217;unica denominazione è quella che coincide con il territorio di produzione. Unica e immediatamente riconoscibile. Per questo il Consorzio ha deciso di ribadire questo concetto attraverso il claim <strong>&#8220;Il mio nome è Toscana&#8221;</strong>, che diventerà anche il nome della giornata delle prossime anteprime dei vini di Toscana che si svolgerà il 4 marzo 2027.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Tirreno</strong></p>
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		<item>
		<title>Denominazioni e qualità, il valore da difendere</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/denominazioni-e-qualita-il-valore-da-difendere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 07:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Denominazioni d’Origine sono state pensate come garanzia rivolta al consumatore europeo, un sigillo che attestava il legame fra un alimento e il luogo in cui nasce, mentre oggi lo stesso sigillo viene trattato come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le Denominazioni d’Origine sono state pensate come garanzia rivolta al consumatore europeo, un sigillo che attestava il legame fra un alimento e il luogo in cui nasce, mentre oggi lo stesso sigillo viene trattato come un bene commerciale che si negozia negli accordi internazionali e si difende sui mercati di destinazione.</em></p>
<p>Il dato più recente che rende visibile questo passaggio arriva dagli <a href="https://www.qualivita.it/news/territorio/33300/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stati Uniti</strong></a>, primo mercato estero dei prodotti italiani certificati, dove l’ufficio statistico del Dipartimento dell’Agricoltura ha pubblicato il 5 ottobre il bollettino sulla produzione casearia di agosto, che registra una <strong>crescita del +3,7% dei formaggi di tipo italiano a fronte di un lieve calo di quelli di tipo americano</strong>. Nel 2025 le varietà italiane prodotte negli Stati Uniti hanno superato i 2,8 milioni di tonnellate, pari al 42,8% di tutto il formaggio del Paese, e la sola voce parmesan è cresciuta del 17,9% arrivando a circa 239 mila tonnellate.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>Uno strumento per vendere all’estero</strong><br />
Una denominazione funziona come un marchio collettivo che nessuna impresa da sola potrebbe permettersi di costruire, e lo studio della Commissione europea sul valore economico degli schemi di qualità, pubblicato nel 2020 su dati del 2017, stima che<strong> le vendite di un prodotto con nome protetto valgano in media il doppio di quelle di un prodotto simile senza certificazione</strong>, con un coefficiente di 1,5 per gli alimenti e di 2,85 per il vino. Per l’Italia il peso è evidente nel vino, perché secondo il Rapporto Ismea-Qualivita le etichette DOP e IGP rappresentano l’88% dell’export vinicolo nazionale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>La tutela si conquista nei trattati</strong><br />
Per portare la protezione oltre i propri confini l’Unione europea inserisce elenchi di denominazioni negli accordi commerciali, e il caso più recente è l’accordo interinale con il Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026, con cui Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay hanno cominciato a tutelare 344 Indicazioni Geografiche europee vietandone le imitazioni e i richiami ingannevoli in etichetta. Secondo il Ministero degli Esteri le denominazioni italiane comprese nell’elenco sono 57, e il risultato dipende quindi dalla capacità di negoziare la presenza di ciascun nome nella lista, perché un prodotto che non vi compare resta, in quei mercati, privo di protezione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>Dove conviene investire</strong><br />
La crescita del formaggio di tipo italiano negli Stati Uniti indica che la domanda per i nomi italiani è ampia e in espansione, e la partita per le filiere certificate si gioca sulla capacità di intercettarla con il prodotto originale. Per i consorzi del Mezzogiorno la scelta più efficace appare quella di presidiare gli elenchi dei prossimi accordi commerciali e, nei mercati in cui i nomi restano generici, di puntare sulla prova documentata dell’origine, con sistemi di tracciabilità che il compratore estero possa verificare da sé, perché fuori dall’Europa una denominazione che non compare in un trattato e non si distingue sullo scaffale resta un nome come un altro.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ildenaro.it/denominazioni-e-qualita-il-valore-da-difendere/" target="_blank" rel="noopener">ildenaro.it</a></p>
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		<item>
		<title>Arancia Rossa di Sicilia IGP: no alla concorrenza sleale e controstagionale da Paesi Extra UE</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/arancia-rossa-di-sicilia-igp-no-alla-concorrenza-sleale-e-controstagionale-proveniente-da-paesi-extra-ue-da-madrid-il-consorzio-lancia-lallarme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 06:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Fruit Attraction a Madrid il Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP richiama l’attenzione su prodotto extra UE già presente nei supermercati italiani, con buccia dichiarata non edibile e trattamenti post-raccolta. Gerardo Diana [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da Fruit Attraction a Madrid il Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP richiama l’attenzione su prodotto extra UE già presente nei supermercati italiani, con buccia dichiarata non edibile e trattamenti post-raccolta. Gerardo Diana (Presidente Consorzio): “Servono trasparenza, controlli e pari condizioni competitive”</em></p>
<p>Dai padiglioni di Fruit Attraction, il grande appuntamento internazionale dell’ortofrutta di Madrid, il Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP lancia un allarme sulla concorrenza controstagionale che interessa uno dei simboli dell’agrumicoltura siciliana e quindi italiana nel mondo. Quando mancano ancora circa due mesi all’avvio della campagna relativa all’IGP, in diversi supermercati sono infatti già comparse arance pigmentate sfuse o confezionate in rete, ma non si tratta di produzione italiana extra-precoce, bensì di frutti provenienti dall’emisfero sud, in particolare dal Sudafrica e nei mercati all’ingrosso è segnalata anche la presenza di prodotto australiano. La strategia commerciale è quella di anticipare di alcuni mesi una referenza fortemente identificata con l’inverno italiano, immettendo sul mercato un prodotto controstagionale attraverso importatori nazionali o filiali italiane di grandi operatori internazionali. “Da Madrid, dove il settore ortofrutticolo internazionale si è appena confrontato su mercati, innovazione e sostenibilità, chiediamo che questa situazione non venga sottovalutata – dichiara il presidente del Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP, <strong>Gerardo Diana</strong> &#8211; non contestiamo il commercio internazionale, anzi siamo convinti che la concorrenza sia un valore aggiunto nei confronti della crescita della qualità, ma rivendichiamo regole chiare, controlli rigorosi e condizioni eque affinché il consumatore sia nella condizione per poter distinguere immediatamente origine, stagionalità e trattamenti del prodotto che acquista, perché non è accettabile che l’immagine costruita in decenni dall’agrumicoltura siciliana venga utilizzata per rendere equivalenti frutti che equivalenti non sono per provenienza, filiera e modalità di gestione post-raccolta”.</p>
<p>In particolare, la varietà indicata in etichetta è Tarocco. È sul retro della confezione, però, che emerge l’elemento più rilevante: sulla rete da un chilogrammo viene specificato che la buccia non è edibile e sono dichiarati trattamenti post-raccolta che non sarebbero autorizzati sulla frutta in Italia (principi attivi ad azione fungicida come fludioxonil registrato solo per l’uso in campo, azoxystrobin non registrato per utilizzi sull’agrumicoltura e pyrimethanil registrato solo per l’uso post raccolta). Pur non equivalendo di per sé a una violazione delle norme, questa indicazione evidenzia, secondo il Consorzio, una profonda asimmetria competitiva e informativa. Il confronto non riguarda soltanto l’origine geografica, ma anche i metodi di produzione, i trattamenti consentiti, la durata dei trasporti e la piena consapevolezza del consumatore al momento dell’acquisto. La somiglianza visiva con il Tarocco siciliano rischia inoltre di generare confusione e di indebolire il legame tra l’arancia rossa, il suo territorio d’origine e la stagionalità che ne determina qualità e identità.</p>
<p>A destare ulteriore preoccupazione è anche la richiesta rivolta all’Unione europea da 19 Paesi extra UE sul principio di reciprocità nell’impiego dei prodotti fitosanitari. “Qualsiasi confronto su questo tema non può tradursi in un indebolimento degli standard europei né in nuove disparità a danno delle imprese agricole che operano nel rispetto di regole più restrittive – continua Gerardo Diana &#8211; la reciprocità deve significare equivalenza effettiva delle condizioni produttive, dei controlli e delle garanzie offerte ai consumatori, evitando che possano accedere al mercato europeo prodotti ottenuti con sostanze o pratiche non consentite agli agricoltori dell’Unione”. Il Consorzio sollecita quindi le autorità competenti a rafforzare la vigilanza su etichettatura, origine, presentazione commerciale e conformità dei prodotti importati, verificando che le informazioni siano leggibili e inequivocabili anche nei punti vendita.</p>
<p>Chiede inoltre alla distribuzione di valorizzare con chiarezza la provenienza e di evitare accostamenti comunicativi che possano indurre il pubblico a confondere le arance importate con l’Arancia Rossa di Sicilia IGP, tutelata da un disciplinare e da un sistema di controlli lungo la filiera.</p>
<p>La nuova campagna siciliana prenderà avvio tra circa due mesi, nel rispetto dei naturali tempi di maturazione. Sarà allora che Tarocco, Moro e Sanguinello torneranno sui mercati con le caratteristiche legate all’areale di produzione e all’escursione termica dell’Etna.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/10/23-Arancia-Rossa-Sicilia-IGP-su-concorrenza-sleale-e-chiusura-Madrid-.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICTO COMPLETO</a></p>
<p>MP</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/arancia-rossa-di-sicilia-igp-no-alla-concorrenza-sleale-e-controstagionale-proveniente-da-paesi-extra-ue-da-madrid-il-consorzio-lancia-lallarme/">Arancia Rossa di Sicilia IGP: no alla concorrenza sleale e controstagionale da Paesi Extra UE</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Furti in cantina? Ormai i vini italiani vanno a ruba come opere d&#8217;arte&#8221;. La riflessione di Mauro Rosati</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/furti-in-cantina-ormai-i-vini-italiani-vanno-a-ruba-come-opere-darte-la-riflessione-di-mauro-rosati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 07:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Salto di qualità anche nei reati&#8221;: il dg di Qualivita sottolinea come le eccellenze della Dop economy stiano acquistando sempre più valore, finendo così nel mercato nero o nelle mani di collezionisti senza scrupoli. A [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/furti-in-cantina-ormai-i-vini-italiani-vanno-a-ruba-come-opere-darte-la-riflessione-di-mauro-rosati/">&#8220;Furti in cantina? Ormai i vini italiani vanno a ruba come opere d&#8217;arte&#8221;. La riflessione di Mauro Rosati</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Salto di qualità anche nei reati&#8221;: il dg di Qualivita sottolinea come le eccellenze della Dop economy stiano acquistando sempre più valore, finendo così nel mercato nero o nelle mani di collezionisti senza scrupoli.</em></p>
<p>A luglio, le tremila bottiglie di Alta Langa Docg alla <strong>cantina Banfi</strong> di Strevi, in Piemonte; a settembre, altre tremila bottiglie di Barolo alla <strong>Cantina Conterno</strong> di Monforte d’Alba; ora, a ottobre, il maxi furto da 30mila bottiglie (per 5 milioni di euro di valore) alla <strong>Marchesi Antinori</strong>, a Cortona. Tignanello, Solaia, Guado al Tasso sono spariti nel nulla. Non è la prima volta. Ne sanno qualcosa, ad esempio, <strong>Masi Agricola</strong>, a cui nel 2023 fu rubato un tir con 9mila bottiglie dal magazzino di Oppeano, così come l’azienda <strong>Sergio Mottura</strong>, nel 2024, a Civitella d’Agliano.</p>
<p>Colpi da professionisti, che siano essi bande afferenti alla <strong>criminalità organizzate</strong> o a <strong>commissioni</strong> disposte da facoltosi privati, che vanno ad alimentare un mercato parallelo, un mercato nero, dei prodotti di punta del <strong>made in Italy</strong>. Proprio come le <strong>opere d’arte</strong>. Lo sottolinea lo stesso <strong>Mauro Rosati</strong>, in questa intervista al <em>settimanale Tre Bicchieri</em> del Gambero Rosso. Il direttore generale di <strong>Fondazione Qualivita</strong>, tra l’altro autore del recente libro <em>La filosofia della Dop Economy</em>, aggiunge però un elemento in più e parla di «<strong>salto di qualità</strong> in materia di reati contro l’agroalimentare».</p>
<p><strong>Ricorderemo questo 2026 per i colpi ripetuti nelle cantine italiane: Banfi, Conterno, Marchesi Antinori. I vini made in Italy sembrano essere diventati oggetto del desiderio.</strong><br />
Sì. In questi anni, i marchi storici collegati alla cultura del vino italiano, così come quelli privati assieme ad alcune denominazioni, hanno incrementato la loro riconoscibilità internazionale, diventando una sorta di punto di riferimento e di guida per i consumatori. Anche il <a href="https://www.gamberorosso.it/trebicchieri/speciale-enoturismo/" target="_blank" rel="noopener">turismo enogastronomico</a> ha consentito ai territori di fare questo scatto in avanti in termini di riconoscibilità. E i vini sono pienamente inseriti in questo fenomeno. Se, poi, di una certa tipologia di vino si producono poche bottiglie, allora si crea un valore che per certi versi potremmo definire invidiabile.</p>
<p><strong>Come stanno cambiando i reati contro il nostro patrimonio agrifood?</strong><br />
Notiamo un salto di qualità in materia di reati contro il made in Italy agroalimentare. Finora, si ragionava solo sulle etichette false, <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/attualita/contraffazione-vino-alcol-perdite-300-milioni-euro/" target="_blank" rel="noopener">sulle contraffazioni e sulle frodi alle Dop</a>. Ma ora, per un certo tipo di clientela, frodi e contraffazione non bastano più. Pertanto, come accade proprio con le opere d’arte, cittadini privati commissionano furti ad hoc per avere nella propria casa o cantina queste etichette. Inoltre, è anche possibile che questi beni oggetto di furto finiscano nei mercati alternativi, su scala internazionale, attraverso la ristorazione e i canali distributivi. Il che rende più difficile la loro tracciabilità.</p>
<p><strong>Sarà possibile risalire alle produzioni rubate?</strong><br />
Teoricamente si può risalire ai prodotti rubati tramite il codice univoco presente nelle fascette di Stato sulle bottiglie, nel caso delle produzioni Dop oppure attraverso il lotto di produzione. Ma non è un compito facile.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/tre-bicchieri/furto-vino-valore-mauro-rosati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gambero Rosso</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/furti-in-cantina-ormai-i-vini-italiani-vanno-a-ruba-come-opere-darte-la-riflessione-di-mauro-rosati/">&#8220;Furti in cantina? Ormai i vini italiani vanno a ruba come opere d&#8217;arte&#8221;. La riflessione di Mauro Rosati</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>La Piadina Romagnola IGP nella Relazione parlamentare sul patrimonio agroalimentare italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-piadina-romagnola-igp-virtuosa-nella-relazione-parlamentare-sul-patrimonio-agroalimentare-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 06:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato a Montecitorio a Roma il documento sulla tutela e valorizzazione dei prodotti tipici italiani con un plauso alla Piadina Romagnola IGP per la “difesa” del prodotto attraverso l&#8217;IGP. La Piadina Romagnola IGP riceve il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentato a Montecitorio a Roma il documento sulla tutela e valorizzazione dei prodotti tipici italiani con un plauso alla Piadina Romagnola IGP per la “difesa” del prodotto attraverso l&#8217;IGP. </em></p>
<p><strong>La Piadina Romagnola IGP riceve il plauso nella <em>Relazione sul patrimonio agroalimentare: frodi economiche, mercato e tutela del consumatore</em></strong>, approvata il 16 settembre 2026 dalla <strong>Commissione parlamentare d’inchiesta</strong> sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari. La Relazione è stata presentata in anteprima nazionale mercoledì scorso (30 settembre) a <strong>Roma</strong> a Palazzo Montecitorio (Sala Regina). Alla cerimonia erano presenti il Presidente del Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP, Alfio Biagini, insieme al vicepresidente Marcello Dadi, ed i soci Marco Vespasiano e Maria Cristina Marconi. Quest’ultima ha anche deliziato i presenti con una dimostrazione di Piadina Romagnola.</p>
<p>Il documento parlamentare è frutto di un lavoro biennale della Commissione, dedicato alla <strong>tutela e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare nazionale</strong>. In particolare pone l&#8217;accento sui fenomeni dell&#8217;Italian sounding, che sottrae ogni anno 130 miliardi di euro, e del dumping interno all&#8217;UE, causato da standard produttivi non uniformi e controlli doganali frammentati. La relazione parlamentare pone particolare attenzione al sistema delle DOP e IGP, alla tracciabilità e alla necessità di contrastare frodi, contraffazioni e utilizzi impropri delle indicazioni geografiche.</p>
<p>Il documento riserva una <strong>specifica sezione alle eccellenze agroalimentari dell’Emilia-Romagna</strong>, territorio oggetto di una missione conoscitiva della Commissione che ha rilevato comportamenti virtuosi. In questo contesto, <strong>la Piadina Romagnola IGP rappresenta uno degli esempi della capacità del sistema agroalimentare emiliano-romagnolo di evolversi in un sistema &#8220;<em>capace di coniugare l&#8217;eredità culturale con i più elevati standard di sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità ambientale</em>&#8220;.</strong> E quale esempio virtuoso cita <strong>ORVA</strong>, azienda produttrice di <strong>Bagnacavallo</strong> nata nel 1979, operante nel settore dei prodotti sostitutivi del pane e della Piadina Romagnola IGP<strong>, </strong>visitata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.</p>
<p>“<em>La presenza della Piadina Romagnola IGP all’interno della Relazione parlamentare dedicata al patrimonio agroalimentare italiano rappresenta per noi un motivo di soddisfazione</em> – <strong>commenta Alfio Biagini</strong>, Presidente del Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP –. <em>Il documento fotografa concretamente una realtà produttiva che ha saputo coniugare tradizione, capacità industriale e artigianale dei chioschi, e presenza sul mercato. La Piadina Romagnola è un prodotto fortemente legato al proprio territorio e l’IGP costituisce lo strumento fondamentale per tutelarne origine, identità e autenticità, a beneficio tanto delle imprese quanto dei consumatori</em>”.</p>
<p><strong>Aggiunge Biagini</strong>: “<em>Nel corso della presentazione della Relazione è emerso come la tutela della denominazione significhi valorizzare non soltanto un prodotto, ma anche la sua storia, il territorio e il lavoro delle aziende che ogni giorno rispettano un disciplinare preciso.  Il riconoscimento europeo dell&#8217;</em><em>IGP è ciò che permette alla Piadina Romagnola di crescere sui mercati senza perdere la propria identità</em>”.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/10/Cs-Piadina-Montecitorio.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Insediato il nuovo comandante dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/insediato-il-nuovo-comandante-dei-carabinieri-per-la-tutela-agroalimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il rafforzamento dell&#8217;azione di tutela di un comparto strategico per l&#8217;economia nazionale e per la salvaguardia della qualità e dell&#8217;autenticità delle produzioni agroalimentari italiane. Si è insediato il Generale di Brigata Salvatore Altavilla quale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Prosegue il rafforzamento dell&#8217;azione di tutela di un comparto strategico per l&#8217;economia nazionale e per la salvaguardia della qualità e dell&#8217;autenticità delle produzioni agroalimentari italiane.</em></p>
<p>Si è insediato il Generale di Brigata Salvatore Altavilla quale nuovo Comandante del <strong>Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare presso il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFAA). </strong>Il Generale è stato accolto dal Gen. C. A. Fabrizio Parrulli, <strong>Comandante del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri (CUFAA)</strong> e dal Gen. D. Massimo Zuccher, <strong>Capo di Stato Maggiore del Comando</strong>, con i quali ha avuto un primo momento di confronto sulle principali linee di attività e sulle priorità operative del Reparto.</p>
<p>Con il nuovo incarico, il Generale porta al Comando una lunga esperienza maturata in oltre trent’anni di servizio nell’Arma, caratterizzata da importanti responsabilità di comando e da una significativa esperienza nei settori operativo, investigativo e della formazione. Nel corso della sua lunga carriera ha, infatti, ricoperto numerosi incarichi di comando e di responsabilità, sia nell’organizzazione territoriale sia in ambiti specialistici. Tra questi, il comando della <strong>Compagnia Carabinieri Roma-San Pietro, del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Palermo, del Comando Provinciale di Parma</strong> e, più recentemente, del<strong> Comando Provinciale di Catania</strong>, incarico ricoperto dal settembre 2023 al settembre 2026. È stato inoltre Capo Sezione dell’Ufficio Cerimoniale del <strong>Comando Generale dell’Arma</strong> e Comandante dell’<strong>Istituto Superiore di Tecniche Investigative.</strong></p>
<p>Nel corso del servizio ha maturato una significativa esperienza nel settore della polizia giudiziaria e nel contrasto alla criminalità organizzata, ricevendo, tra gli altri riconoscimenti, <strong>Encomi Solenni del Comandante della Divisione Unità Mobili e Speciali e del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri</strong>, nonché numerose onorificenze e medaglie per il servizio prestato.</p>
<h4>LA TUTELA DELLA FILIERA AGROALIMENTARE</h4>
<p>Il <strong>Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare</strong> svolge un ruolo fondamentale nella tutela della filiera agroalimentare nazionale, attraverso attività di <strong>prevenzione e contrasto delle frodi</strong>, a salvaguardia della qualità e genuinità dei prodotti e della tutela dei consumatori.</p>
<p>I controlli interessano l’intera filiera, dalla produzione alla commercializzazione, con particolare attenzione alla <strong>tracciabilità, all’etichettatura, alle produzioni di qualità e biologiche</strong> e al corretto impiego degli <strong>aiuti e dei finanziamenti dell’Unione Europea</strong> destinati al settore agricolo e agroalimentare. Un’attività specialistica che contribuisce a tutelare il <strong>patrimonio agroalimentare italiano</strong>, la legalità del mercato e le imprese che operano nel rispetto delle regole. L’insediamento del <strong>Generale Altavilla</strong> si colloca, pertanto, nel percorso di continuo rafforzamento dell’azione di tutela di un comparto strategico per l’economia nazionale e per la salvaguardia della qualità e dell’autenticità delle produzioni agroalimentari italiane.</p>
<p>Fonte: <strong>Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/09/comunicato_stampa_insediamento_nuovo_comandante_taga.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Regione Toscana e MASAF: rapida sinergia in difesa della Cinta Senese DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/regione-toscana-e-masaf-rapida-sinergia-in-difesa-della-cinta-senese-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Carni fresche]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[sistema IG]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP, MASAF e Regione Toscana hanno concordato delle modifiche temporanee al disciplinare con l&#8217;obiettivo di contenere la diffusione della peste suina africana che sta minacciando la denominazione Regione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP, MASAF e Regione Toscana hanno concordato delle modifiche temporanee al disciplinare con l&#8217;obiettivo di contenere la diffusione della peste suina africana che sta minacciando la denominazione</em></p>
<p><strong>Regione Toscana, Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP e Masaf</strong> mettono a punto una strategia in stretta collaborazione per mettere rapidamente gli allevatori nelle condizioni di affrontare le conseguenze della diffusione della peste suina africana. La Giunta regionale ha infatti emesso il proprio parere e il Masaf il provvedimento che autorizza, in via temporanea, alcune <strong>modifiche al disciplinare della Cinta Senese DOP</strong>, rendendo possibile l’adeguamento degli allevamenti alle prescrizioni di biosicurezza rese necessarie dall’emergenza sanitaria, senza compromettere il futuro della denominazione. Un percorso avviato su iniziativa del Consorzio di tutela e sviluppato in tempi rapidissimi grazie alla piena collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti.</p>
<p>“La peste suina africana – spiega l’assessore regionale all’agricoltura<strong> Leonardo Marras</strong> – rappresenta <strong>una minaccia seria</strong> non soltanto per le singole aziende, ma <strong>per un patrimonio produttivo, ambientale e culturale</strong> che identifica la Toscana nel mondo. Per questo era necessario intervenire subito. La rapidità con cui siamo riusciti a costruire questa soluzione dimostra che quando istituzioni, organismi di tutela e amministrazioni lavorano nella stessa direzione è possibile dare risposte efficaci anche davanti a situazioni straordinarie”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>Fonte: <a href="https://askanews.it/2026/07/29/r-toscana-e-masaf-rapida-sinergia-in-difesa-cinta-senese-dop/" target="_blank" rel="noopener">Askanews.it</a></strong></p>
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		<title>Il pasticcio europeo delle IG artigianali e industriali</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-pasticcio-europeo-delle-ig-artigianali-e-industriali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 07:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[IG non-agri]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le prime quattro Indicazioni Geografiche non-agri italiane sono partite verso l&#8217;EUIPO. Una notizia storica che porta però con sé un vizio d&#8217;origine: due sistemi di garanzia diversi dietro lo stesso simbolo. Editoriale di Mauro Rosati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le prime quattro Indicazioni Geografiche non-agri italiane sono partite verso l&#8217;EUIPO. Una notizia storica che porta però con sé un vizio d&#8217;origine: due sistemi di garanzia diversi dietro lo stesso simbolo.</em></p>
<blockquote><p><strong>Editoriale di Mauro Rosati</strong></p></blockquote>
<p>Il <strong>Vetro di Murano,</strong> il <strong>Merletto di Burano</strong>, il <strong>Corallo di Torre del Greco</strong> e il <strong>Cammeo di Torre del Greco</strong> hanno ottenuto dal <a href="https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/igp-non-agri-via-libera-alle-prime-quattro-eccellenze-artigianali-italiane" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mimit</strong> </a>&#8211; sentite le Regioni di appartenenza &#8211; la decisione nazionale favorevole alla registrazione come Indicazioni Geografiche Protette per prodotti artigianali e industriali, le cosiddette IG non-agri. Le domande sono state trasmesse ieri all&#8217;EUIPO, l&#8217;ufficio di Alicante che gestisce la fase unionale della procedura. Sono le prime quattro IG artigianali italiane della storia: quattro nomi che raccontano secoli di saper fare e che meritano ogni tutela. Il traguardo è di quelli che meritano di essere celebrati. E proprio per questo va detto, con altrettanta chiarezza, che il quadro dentro il quale queste quattro denominazioni entrano è, allo stato, un bel pasticcio.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Da un&#8217;ottima idea a un compromesso ambiguo</span></h4>
<p style="font-weight: 400;">Facciamo un passo indietro. L&#8217;estensione del modello delle Indicazioni Geografiche oltre il perimetro agroalimentare è una battaglia che il mondo delle IG ha sostenuto per anni. L&#8217;idea era semplice e giusta: far viaggiare insieme cibo e artigianato, i due grandi giacimenti dell&#8217;identità territoriale europea, e dare finalmente uno strumento di valorizzazione a quella miriade di piccole produzioni artigiane che vivono di reputazione, di mani e di comunità, e che fino a ieri non avevano alcuna difesa giuridica contro le imitazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con il <strong>Regolamento (UE) 2023/2411</strong>, applicabile dal 1° dicembre 2025, e con il <strong>decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 51</strong>, in vigore dal 7 maggio, quel sistema è finalmente operativo. Ma lungo il percorso legislativo molte cose sono cambiate, e non in meglio.</p>
<p style="font-weight: 400;">In primo luogo, accanto alle produzioni artigianali <strong>sono state introdotte anche quelle industriali</strong>: un mondo che con l&#8217;artigianato ha poco a che vedere e che in larga parte dispone già di strumenti di protezione privata -brevetti, marchi, privative. Un innesto che ha spostato il baricentro dell&#8217;intero impianto, trasformando uno strumento di tutela delle comunità produttive in un titolo di proprietà industriale come un altro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poi, a Bruxelles, in piena emergenza Covid, gli uffici delle diverse Direzioni Generali coinvolte hanno pensato bene di introdurre nel regolamento <strong>l&#8217;uso del simbolo IGP</strong>: quello giallo e blu con le colline, che da oltre trent&#8217;anni identifica agli occhi del consumatore europeo i prodotti agroalimentari e vitivinicoli a denominazione. E qui la domanda sorge spontanea: che cosa c&#8217;entra? Perché usare lo stesso segno per sistemi di garanzia costruiti su presupposti completamente diversi?</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;"><b>Due patenti, una sola automobile</b></span></h4>
<p style="font-weight: 400;">Ma passi anche questo. L&#8217;aspetto davvero insostenibile è un altro: <strong>il regolamento lascia agli Stati membri la facoltà di scegliere tra la certificazione del prodotto da parte di un ente terzo e la semplice autodichiarazione dell&#8217;azienda</strong>. Nonostante i ripetuti allarmi lanciati dalle associazioni dei Consorzi di tutela, il Mimit ha imboccato la strada dell&#8217;autocertificazione, affidando alla stessa DGPI-UIBM il ruolo di autorità di controllo e monitoraggio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il risultato è una disparità difficile da giustificare. Le imprese del food e del vino, per esporre quel simbolo, devono sottoporsi ai controlli rigorosi di un organismo di certificazione indipendente, autorizzato e vigilato, e pagarne il costo. Le imprese artigianali e industriali, per esporre lo stesso identico simbolo, devono limitarsi a dichiarare di essere conformi al proprio disciplinare, senza alcun ente terzo e senza alcun onere.</p>
<p style="font-weight: 400;">È come dire che io, per guidare l&#8217;automobile, devo prendere la patente, superare gli esami e pagare la scuola guida, mentre un&#8217;altra persona può guidare la stessa automobile senza patente &#8211; e avere esattamente i miei stessi diritti.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;"><b>Che cosa dirà il consumatore</b></span></h4>
<p style="font-weight: 400;">Sarà curioso capire che cosa ne pensano le associazioni di tutela dei consumatori. Perché il punto, alla fine, è tutto qui: <strong>allo stesso bollino di garanzia corrispondono oggi livelli effettivi di garanzia diversi</strong>. Il consumatore che al supermercato o in una bottega riconosce quel logo non ha alcuno strumento per sapere se dietro c&#8217;è una verifica indipendente o una dichiarazione dell&#8217;azienda su se stessa. E un simbolo pubblico che significa due cose diverse a seconda dello scaffale su cui si trova non è un simbolo: è un equivoco istituzionalizzato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non voglio usare parole grosse. Se non è una “truffa”, un bel pasticcio lo è di sicuro. E ha <strong>due vittime annunciate: il consumatore</strong>, a cui viene promessa una garanzia che in un caso su due non è verificata da nessuno; <strong>e gli stessi artigiani</strong>, ai quali si consegna un titolo strutturalmente più debole, esposto al primo furbo che si autodichiara conforme e ne erode la reputazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">C&#8217;è ancora tempo per correggere il tiro. L&#8217;Italia, che sul sistema dei controlli delle IG agroalimentari ha costruito un modello studiato in tutto il mondo, avrebbe tutte le competenze per farlo. Ma la strada imboccata va nella direzione opposta. E vale la pena ricordare da dove viene il successo del Made in Italy. Le nostre piccole imprese non hanno conquistato i mercati internazionali per dimensione, per capacità di spesa o per forza commerciale: ci sono riuscite perché hanno saputo offrire una qualità garantita e verificata, credibile agli occhi di un compratore che sta a diecimila chilometri di distanza e non può venire a controllare di persona. <strong>La certificazione di terza parte non è un orpello burocratico: è l&#8217;infrastruttura fiduciaria che ha permesso a un piccolo produttore italiano di stare sullo scaffale di Tokyo o di New York accanto ai grandi marchi globali</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Rinunciarvi proprio ora, e proprio per l&#8217;artigianato &#8211; il comparto più fragile, più frammentato e più esposto all&#8217;imitazione &#8211; significa spingere il Made in Italy esattamente nella direzione contraria a quella che lo ha reso grande. Con un rischio che nessuna campagna promozionale potrà poi riparare: incrinare la reputazione, che per queste imprese è l&#8217;unico vero patrimonio.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/20260330_Editoriale-IG-non-agri-Mauro-Rosati.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;EDITORIALE</a></p>
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