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	<title>Innovazione &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Innovazione &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>La prima denominazione di vini naturali al mondo? Potrebbe arrivare dal Galles</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-prima-denominazione-di-vini-naturali-al-mondo-potrebbe-arrivare-dal-galles/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’idea della prima IGP con vini naturali è di un gruppo di viticoltori gallesi che puntano su produzione nel territorio, trasparenza in etichetta, sostenibilità. La sostenibilità in vigna sembra essere un “modus operandi” sempre più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em> L’idea della prima IGP con vini naturali è di un gruppo di viticoltori gallesi che puntano su produzione nel territorio, trasparenza in etichetta, sostenibilità.</em></p>
<p><b>La sostenibilità </b>in vigna sembra essere un “modus operandi” sempre più presente nelle idee dei produttori, come si vede dall’ascesa delle superfici biologiche ma anche dall’interesse per i vini naturali, un fenomeno ancora di nicchia, ma con un interesse in crescita. Un panorama comunque in divenire e dove non mancano esempi virtuosi o progetti nuovi. In Italia, ad esempio, il <strong>Valdarno di Sopra DOP</strong>, in Toscana, i cui viticoltori del Consorzio sono già certificati biologici o in fase di conversione, sta da tempo lavorando per diventare la prima denominazione italiana interamente biologica per disciplinare.</p>
<p>E poi c’è anche chi, ai margini climatici estremi della viticoltura, come nel caso del <strong>Galles</strong>, sogna di aprire una nuova strada, diventando la patria della prima indicazione geografica di vino naturale al mondo. L’idea arriva dai produttori vinicoli gallesi.</p>
<p>Come riporta The Drink Business le norme proposte per la <strong>IGP del vino naturale</strong> del Galles escluderebbero l’uso di sostanze chimiche sintetiche, coadiuvanti tecnologici, additivi e lieviti industriali nella produzione del vino. Gli apporti di zolfo sarebbero limitati in quantità e consentiti solo durante l’imbottigliamento.</p>
<p>Per i vini, si parla di una <strong>produzione in Galles</strong> (l’attuale Igp per i vini gallesi consente che fino al 15% del vino sia prodotto con uve coltivate in Inghilterra; molti vini gallesi, inoltre, vengono prodotti in cantine inglesi) da uve fermentate spontaneamente coltivate nel Paese secondo pratiche biologiche su tenute certificate biologiche, rigenerative o biodinamiche.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://winenews.it/it/la-prima-denominazione-di-vini-naturali-al-mondo-potrebbe-arrivare-dal-galles_598001/" target="_blank" rel="noopener"><strong>WineNews</strong></a></p>
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		<item>
		<title>Nel futuro della DOP Friuli ci sono Ribolla gialla ferma e Rosato</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nel-futuro-della-dop-friuli-ci-sono-ribolla-gialla-ferma-e-rosato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È in corso la modifica del disciplinare da parte del Consorzio per inserire due nuove tipologie di vini nella DOP Friuli. Nel 2025 sono stati raccolti 317.000 quintali di uva su 3.500 ettari di vigneti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>È in corso la modifica del disciplinare da parte del Consorzio per inserire due nuove tipologie di vini nella DOP Friuli. Nel 2025 sono stati raccolti 317.000 quintali di uva su 3.500 ettari di vigneti per 23 mila bottiglie in totale, più del 40% del volume complessivo regionale.</em></p>
<p>Anche la <strong>Ribolla gialla</strong> &#8220;ferma&#8221; e il Rosato potranno presto essere commercializzati con l&#8217;etichetta della <strong>DOP Friuli</strong>. È la principale novità emersa a San Vito al Tagliamento dall&#8217;assemblea annuale del <strong>Consorzio di tutela</strong>, che ha annunciato l&#8217;avvio della fase conclusiva dell&#8217;iter per la modifica del disciplinare. Modifica che però, secondo le previsioni del presidente <strong>Stefano Trinco,</strong> difficilmente si concluderà in tempo utile per il &#8220;debutto&#8221; dei due nuovivini con la vendemmia 2026.</p>
<p>Doppia logica Se l&#8217;ingresso del <strong>Rosato</strong> punta a intercettare una delle tendenze più evidenti del mercato internazionale, estendendo la denominazione a un vino sempre più richiesto dalla grande distribuzione e dai mercati esteri, capace di garantire volumi importanti e di consolidare ruolo e numeri della Doc Friuli, la Ribolla Gialla ferma è un vitigno fortemente identitario del Friuli Venezia Giulia, che sta registrando negli ultimi anni un crescente interesse dei consumatori non solo nella versione spumantizzata, ma anche come vino fermo. Il suo inserimento nel disciplinare, oltre a guardare ai nuovi trend di consumo, punta al tempo stesso rafforzare il valore della denominazione attraverso uno dei vitigni più rappresentativi del vigneto Friuli.</p>
<p>Il debutto Già all&#8217;esame del ministero dell&#8217;Agricoltura, il <strong>nuovo disciplinare</strong> dovrà successivamente ottenere il via libera del Comitato nazionale vini, come anticipato in apertura, difficilmente consentiranno la commercializzazione del Rosato e della Ribolla ferma a marchio DOP Friuli già con l`annata 2026. <em>«Probabilmente», spiega Trinco, «il nuovo disciplinare non sarà pubblicato in tempo utile per questa vendemmia. Più realisticamente se ne riparlerà con quella del 2027, ma attendiamo fiduciosi notizie ufficiali dagli enti preposti»</em>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Messaggero Veneto</strong></p>
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		<item>
		<title>Qualivita rinnova il Comitato Scientifico: la ricerca italiana raccoglie la sfida globale sulla Dop economy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/qualivita-rinnova-il-comitato-scientifico-la-ricerca-italiana-raccoglie-la-sfida-globale-sulla-dop-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Scientifico Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un gruppo multidisciplinare per sviluppare conoscenze scientifiche e rafforzare il sistema globale delle indicazioni geografiche La Fondazione Qualivita ha rinnovato per il triennio 2026-2028 il proprio Comitato Scientifico, affidandone la presidenza a Paolo De Castro, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/qualivita-rinnova-il-comitato-scientifico-la-ricerca-italiana-raccoglie-la-sfida-globale-sulla-dop-economy/">Qualivita rinnova il Comitato Scientifico: la ricerca italiana raccoglie la sfida globale sulla Dop economy</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un gruppo multidisciplinare per sviluppare conoscenze scientifiche e rafforzare il sistema globale delle indicazioni geografiche</em></p>
<p>La Fondazione Qualivita ha rinnovato per il triennio 2026-2028 il proprio Comitato Scientifico, affidandone la presidenza a <strong>Paolo De Castro</strong>, economista agrario, già Ministro delle Politiche agricole e parlamentare europeo.</p>
<p>Il nuovo Comitato riunisce personalità provenienti dal <strong>mondo accademico</strong>, dalla <strong>ricerca</strong>, dalle <strong>professioni</strong> e dalla gestione dei <strong>Consorzi di tutela</strong>, mettendo insieme competenze giuridiche, economiche, sociali, ambientali e manageriali. Una composizione multidisciplinare pensata per interpretare in modo organico l’evoluzione delle Indicazioni Geografiche e accompagnare le nuove responsabilità affidate alle filiere DOP e IGP.</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, il sistema delle Indicazioni Geografiche ha progressivamente ampliato la propria dimensione. Accanto alla tutela giuridica delle denominazioni e alla valorizzazione economica delle produzioni si sono affermati nuovi ambiti di intervento: <strong>sostenibilità</strong>, <strong>sviluppo rurale</strong>, <strong>innovazione</strong>, <strong>turismo</strong>, <strong>cultura</strong>, <strong>formazione</strong>, <strong>gestione dell’offerta</strong> e <strong>coesione delle comunità locali</strong>.</p>
<p>Questa evoluzione ha trovato una sintesi nel concetto di <strong>Dop economy</strong>, il neologismo introdotto dalla Fondazione Qualivita nel 2018 ed entrato successivamente nel lessico Treccani per descrivere l’insieme dei valori economici, sociali, culturali e territoriali generati dalle produzioni DOP e IGP.</p>
<p>Partendo dall’esperienza maturata dal sistema italiano, la Fondazione Qualivita intende promuovere una nuova stagione della <strong>ricerca scientifica sulle Indicazioni Geografiche</strong>, capace di coinvolgere università, istituzioni, gruppi di produttori e centri di ricerca a <strong>livello internazionale</strong>.</p>
<p>Il Comitato Scientifico sarà chiamato a contribuire alla definizione delle principali linee di studio della Fondazione, favorendo un approccio interdisciplinare e una maggiore <strong>integrazione tra il sapere accademico e le esperienze sviluppate sul campo dai Consorzi</strong> <strong>di tutela</strong> <strong>e dalle imprese</strong> delle filiere DOP e IGP.</p>
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center  avia-builder-el-0  avia-builder-el-no-sibling ' ><a href='https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/COMITATO-SCIENTIFICO-QUALIVITA-2026-2028.pdf'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center '  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >SCARICA IL COMITATO SCIENTIFICO QUALIVITA</span></a></div>
<p>Tra gli obiettivi strategici rientra la realizzazione dell’<strong>“Handbook of Research on Geographical Indications and the Dop economy”</strong>, un manuale internazionale destinato al mondo accademico e scientifico. Il progetto intende costruire un nuovo quadro teorico e metodologico per analizzare le Indicazioni Geografiche non soltanto come strumenti di proprietà intellettuale, ma come veri e propri modelli di sviluppo territoriale, organizzazione delle filiere e produzione di valore condiviso.</p>
<p>&#8220;Vogliamo rafforzare il dialogo tra la ricerca scientifica, le filiere DOP e IGP e il patrimonio di competenze maturato nel tempo dai Consorzi di tutela&#8221;, dichiara <strong>Cesare Mazzetti, presidente della Fondazione Qualivita</strong>. &#8220;L’Italia rappresenta già un punto di riferimento internazionale nella gestione delle Indicazioni Geografiche e deve consolidare questo ruolo anche sul piano della conoscenza, dell’innovazione e della ricerca. La collaborazione sviluppata negli anni con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e, in particolare, con ISMEA, CREA e il mondo universitario può contribuire alla costruzione di una vera diplomazia scientifica delle Indicazioni Geografiche: una rete internazionale fondata sulla condivisione delle conoscenze, sul confronto tra sistemi e sulla cooperazione tra Paesi, capace di rafforzare il modello europeo e la tutela delle IG a livello globale&#8221;.</p>
<p>“La pluralità delle personalità e delle competenze presenti nel nuovo Comitato rappresenta un importante valore aggiunto per tutto il sistema delle DOP e IGP”, afferma <strong>Paolo De Castro, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Qualivita</strong>. “La riforma europea e le norme approvate negli ultimi anni costituiscono un punto di partenza per una nuova fase delle Indicazioni Geografiche. In questa transizione il contributo della ricerca sarà fondamentale per comprendere i cambiamenti, valutarne gli effetti e fornire alle istituzioni e alle filiere strumenti adeguati per affrontare le sfide future”.</p>
<p>Con il rinnovo del Comitato Scientifico, la <strong>Fondazione Qualivita</strong> rafforza quindi la propria <strong>funzione di collegamento tra conoscenza, istituzioni e sistema produttivo</strong>, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una cultura scientifica globale sulle Indicazioni Geografiche e sulla Dop economy.</p>
<p><u>ELENCO DEI COMPONENTI DEL COMITATO SCIENTIFICO QUALIVITA</u></p>
<p><u>PRESIDENTE </u></p>
<p><strong>De Castro Paolo</strong></p>
<p><u>ESPERTI DI SETTORE </u></p>
<p><strong>Baroni Anna Lisa</strong>, Avvocato esperto di diritto internazionale – <strong>Berni Stefano</strong>, Direttore, Consorzio di Tutela Grana Padano DOP – <strong>Cichetti Mario</strong>, Direttore Consorzio del Prosciutto di San Daniele DOP – <strong>Cotarella Riccardo</strong>, Presidente Assoenologi – <strong>D’Archi Lorenzo</strong>, RINA Head of Italy Food – <strong>Deserti Riccardo</strong>, Direttore, Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano DOP – <strong>Fanti Stefano</strong>, Direttore, Consorzio del Prosciutto di Parma DOP – <strong>Ferrarese Maria Chiara</strong>, Direttore CSQA Certificazioni – <strong>Gentile Antonio</strong>, Responsabile sviluppo prodotti, tecnologie e innovazione, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – <strong>Giavi Luca</strong>, Direttore Consorzio di Tutela della DOC Prosecco – <strong>Gorelli Gabriele</strong>, Master of Wine – <strong>Soavi Sergio</strong>, Esperto di GDO e prodotti tipici – <strong>Trifiletti Filippo</strong>, Esperto Accredia.</p>
<p><u>MONDO ACCADEMICO </u></p>
<p><strong>Adinolfi Felice</strong>, Professore ordinario Università di Bologna – <strong>Albisinni Ferdinando</strong>, Professore emerito Universitas Mercatorum – <strong>Berti Fabio</strong>, Professore ordinario Università degli Studi di Siena – <strong>Bochicchio Franco</strong>, Professore ordinario Università degli Studi di Genova – <strong>Bonetti Enrico</strong>, Professore ordinario Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli – <strong>Bray Massimo</strong>, Direttore generale Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani – <strong>Cavicchi Alessio</strong>, Professore ordinario Università di Pisa – <strong>Di Lauro Alessandra</strong>, Professoressa ordinaria Università di Pisa – <strong>Finotto Vladi,</strong> Professore associato Università Ca’ Foscari Venezia – <strong>Fornari Edoardo</strong>, Professore ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore – <strong>Frascarelli Angelo</strong>, Professore associato Università degli Studi di Perugia – <strong>Frontoni Emanuele</strong>, Professore ordinario Università degli Studi di Macerata – <strong>Guidi Lucia</strong>, Professoressa ordinaria Università di Pisa – <strong>Mattiacci Alberto</strong>, Professore ordinario Sapienza Università di Roma – <strong>Mauracher Christine</strong> Professoressa ordinaria Università Ca’ Foscari Venezia – <strong>Montanari Massimo</strong>, Professore emerito Università di Bologna – <strong>Mundula Luigi</strong>, Professore associato Università per Stranieri di Perugia – <strong>Pagliacci Francesco</strong>, Professore associato Università degli Studi di Padova – <strong>Pratesi Carlo Alberto</strong>, Professore ordinario Università degli Studi Roma Tre – <strong>Riccaboni Angelo</strong>, Professore ordinario Università degli Studi di Siena.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/20260728-CS-Comitato-Scientifico-della-Fondazione-Qualivita_.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza Artificiale, verso modelli digitali più solidi per le Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/intelligenza-artificiale-verso-modelli-digitali-piu-solidi-per-le-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 08:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Modelli di terroir digitale basati su Intelligenza artificiale, una ricerca sulle Indicazioni Geografiche ha mostrato che l’accuratezza del machine learning cala spesso dell’11,8% senza validazione spaziale, sollevando dubbi per i regolatori Uno studio pubblicato martedì [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/intelligenza-artificiale-verso-modelli-digitali-piu-solidi-per-le-indicazioni-geografiche/">Intelligenza Artificiale, verso modelli digitali più solidi per le Indicazioni Geografiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Modelli di terroir digitale basati su Intelligenza artificiale, una ricerca sulle Indicazioni Geografiche ha mostrato che l’accuratezza del machine learning cala spesso dell’11,8% senza validazione spaziale, sollevando dubbi per i regolatori</em></p>
<p>Uno <strong>studio pubblicato martedì su Discover Applied Sciences</strong> ha rilevato che gli strumenti di machine learning utilizzati a supporto delle Indicazioni Geografiche, comprese le aree vitivinicole e altri prodotti alimentari e delle bevande legati all’origine, spesso ottengono buoni risultati nei test interni ma si indeboliscono quando vengono verificati con dati spaziali indipendenti.</p>
<p>Il paper esamina quello che gli autori definiscono “<strong>terroir digitale</strong>”, uno strato digitale pensato per collegare le qualità dichiarate di un prodotto a condizioni ambientali misurabili come suolo, clima, biodiversità, gestione del territorio e pratiche locali. I ricercatori sostengono che <a href="https://www.qualivita.it/argomento/tracciabilita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la credibilità delle Indicazioni Geografiche dipenda sempre più da sistemi in grado di verificare tali affermazioni con prove controllabili</strong></a>.</p>
<p>Lo studio è stato guidato da ricercatori affiliati a istituzioni brasiliane, tra cui la Federal University of Sergipe, la State University of Feira de Santana e la Federal Rural University of Pernambuco. Ha esaminato la letteratura scientifica pubblicata tra il 2010 e il 2025 sugli approcci di <strong>machine learning legati alle Indicazioni Geografiche e alla verifica dei servizi ecosistemici</strong>.</p>
<p>Utilizzando le linee guida di revisione PRISMA-ScR, il team ha iniziato con 272 record e li ha vagliati con un sistema automatizzato a punteggio ponderato che, secondo il paper, ha raggiunto un’accuratezza tematica del 94,2%. Quel processo ha prodotto un corpus tematico finale di 148 studi per analisi descrittive, multivariate, di rete e meta-analitiche.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Le opportunità per i sistemi IG</h4>
<p>I risultati potrebbero essere rilevanti per i produttori di bevande che fanno affidamento sulle Indicazioni Geografiche, in particolare le regioni vinicole ma anche altre categorie basate sull’origine, perché <strong>strumenti più solidi di audit digitale potrebbero aiutare a sostenere le rivendicazioni su sostenibilità e terroir con prove tracciabili</strong>. Ciò potrebbe ridurre il rischio che il marketing ambientale legato ai nomi dei luoghi superi ciò che può effettivamente essere verificato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.vinetur.com/it/amp/20260624103233/study-finds-digital-terroir-models-falter-under-independent-spatial-tests.html" target="_blank" rel="noopener">Vinetur.com</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/intelligenza-artificiale-verso-modelli-digitali-piu-solidi-per-le-indicazioni-geografiche/">Intelligenza Artificiale, verso modelli digitali più solidi per le Indicazioni Geografiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I vini a bassa gradazione naturale vogliono l&#8217;indicazione in etichetta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-vini-a-bassa-gradazione-naturale-vogliono-lindicazione-in-etichetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[No-Lo]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=523978</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il pressing del Consorzio DOC Delle Venezie, che chiede la possibilità di distinguersi anche per la tipologia low alcol ed essere riconoscibile agli occhi dei consumatori, così come avviene per i no alcol. Il direttore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/i-vini-a-bassa-gradazione-naturale-vogliono-lindicazione-in-etichetta/">I vini a bassa gradazione naturale vogliono l&#8217;indicazione in etichetta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Il pressing del Consorzio DOC Delle Venezie, che chiede la possibilità di distinguersi anche per la tipologia low alcol ed essere riconoscibile agli occhi dei consumatori, così come avviene per i no alcol. Il direttore Sequino: &#8220;C&#8217;è tempo fino a fine 2026&#8221;</em></p>
<p>Il vino a <strong>bassa gradazione naturale</strong>, all’interno dell’ampia famiglia dei <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/no-alcol-analisi-circana-wine-paris/">vini no-low alcol</a> che si possono produrre in Europa e <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/investimenti-cantine-italiane-impianti-dealcolazione-vino/">anche in Italia</a>, deve avere una specifica <strong>indicazione in etichetta</strong>, che consenta a questa tipologia di <strong>distinguersi</strong> favorendo l’informazione nei confronti dei <strong>consumatori.</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/vini-a-bassa-gradazione-alcolica-il-delle-venezie-dop-protagonista-del-confronto-europeo/" target="_blank" rel="noopener">L’appello è stato lanciato dal Consorzio del <strong>Doc Delle Venezie</strong> </a>nel corso del convegno <em>Il vino cambia: sfide ed opportunità. Il Pacchetto Vino e le sue prime applicazioni</em>, organizzato da Unione dei giuristi della vite e del vino, la Camera civile di Mantova e Legal hackers Mantova, sabato 13 giugno presso la Cantina di Quistello.</p>
<h4>Modifiche normative</h4>
<p>L’ente di tutela presieduto da <strong>Luca Rigotti</strong> , che ha appena <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/pinot-grigio-venezie-riduzione-rese/">annunciato i provvedimenti per il controllo delle produzioni nella vendemmia 2026</a>, è al lavoro da almeno un anno su un vasto progetto, ad ampio spettro, che dovrebbe portare la denominazione a produrre <a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/pinot-grigio-protocollo-basso-grado-naturale/">un Pinot grigio Doc a bassa gradazione naturale</a>. Progetto molto lungo, delicato, che si incrocia con la necessità di introdurre nella Doc <a href="https://www.gamberorosso.it/vino/pinot-grigio-doc-vitigni-resistenti/">i vitigni resistenti</a>, coinvolge numerosi enti di ricerca universitari e su cui il direttore <strong>Stefano Sequino</strong> spiega che non ci sono tempi definiti per la conclusione, dal momento che la sperimentazione sarà applicata anche alle uve della campagna 2026/27.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/vini-bassa-gradazione-naturale-indicazione-etichetta-proposta-consorzio-doc-delle-venezie/" target="_blank" rel="noopener">Gambero Rosso.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/i-vini-a-bassa-gradazione-naturale-vogliono-lindicazione-in-etichetta/">I vini a bassa gradazione naturale vogliono l&#8217;indicazione in etichetta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Agricoltura, Masaf: &#8220;Con Cabina di regia in Italia più controlli, più efficaci&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agricoltura-masaf-con-cabina-di-regia-in-italia-piu-controlli-piu-efficaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
		<category><![CDATA[frodi alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 315mila controlli (+25,7% sul 2021), efficacia oltre il 50%: sono i risultati della Cabina di Regia per i controlli nel settore agroalimentare. Uno strumento per la repressione di frodi e caporalato. &#8220;Con l&#8217;istituzione della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oltre 315mila controlli (+25,7% sul 2021), efficacia oltre il 50%: sono i risultati della Cabina di Regia per i controlli nel settore agroalimentare. Uno strumento per la repressione di frodi e caporalato.</em></p>
<p>&#8220;Con l&#8217;istituzione della Cabina di Regia, approvata con la legge di Tutela dell&#8217;Agroalimentare del 15 aprile scorso, abbiamo reso permanente il confronto tra le Forze dell&#8217;Ordine e gli organismi deputati al controllo nel settore agroalimentare. Lo abbiamo fatto perché i numeri parlano da soli. Non solo con la Cabina di regia i controlli sono aumentati, ma è aumentata anche la loro efficacia. Nella Cabina di regia infatti, tutti gli operatori preposti ai controlli, ma anche le associazioni agricole, si confrontano scegliendo al meglio il settore da controllare secondo un indice di rischio, si evitano così le sovrapposizioni evitando così vessazioni su imprenditori onesti e si liberano risorse per contrastare chi non gioca secondo le regole e contrastare fenomeni inaccettabili come il caporalato. Il valore del Made in Italy agroalimentare si protegge e si preserva solo se le regole vengono fatte rispettare. Oggi, nella prima riunione ufficiale della Cabina di regia abbiamo analizzato il nuovo piano dei controlli che prevede controlli congiunti rafforzati, l&#8217;inserimento di categorie merceologiche che saranno oggetto dei controlli rafforzati e l&#8217;attività da svolgere nei porti per i prodotti di importazione sui residui dei pesticidi e rendere effettivo il principio di reciprocità. Dal 2026 stiamo conducendo questi controlli specifici nei porti di Genova, Napoli, Salerno e Trieste e a breve avremo i risultati. Non permetteremo mai che i prodotti che non seguono le nostre regole entrino indisturbati nel mercato italiano ed europeo&#8221;, lo dichiara al termine della prima riunione della Cabina di Regia sui prodotti Agroalimentari il ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste <strong>Francesco Lollobrigida</strong>.</p>
<p>La Cabina di Regia è stata istituita il 15 aprile 2026 con l&#8217;approvazione del disegno di legge sulla Tutela Agroalimentare con la quale si istituzionalizza e si rende permanente l&#8217;organo insieme ad altre misure per migliorare la tracciabilità e le informazioni sulla filiera dei prodotti agroalimentari e quindi garantire al massimo la salute dei cittadini che acquistano e consumo questi prodotti.</p>
<h4>I RISULTATI DELLA CABINA DI REGIA</h4>
<p>Nel quinquennio 2021-2025, il numero complessivo dei controlli nel settore agroalimentare è cresciuto del 25,7%, passando da 251.659 a 315.308 interventi. Le attività, svolte da ICQRF, Carabinieri (CUFAA e NAS), Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, AGEA (Agecontrol) e Polizia di Stato, sono state sempre più coordinate. In particolare, i controlli congiunti, che coinvolgono almeno due enti nello stesso intervento, sono quasi raddoppiati tra il 2023 e il 2025, passando da 1.127 a 2.174 (+93%). Si tratta di un risultato che conferma l&#8217;efficacia del modello della Cabina di Regia, istituita presso il MASAF nel 2023 per favorire lo scambio di informazioni, ridurre le sovrapposizioni e concentrare i controlli sui contesti a maggiore rischio di frode, a tutela dei consumatori e degli operatori onesti.</p>
<p>Controlli più mirati hanno portato a un aumento delle irregolarità accertate, dei sequestri e delle segnalazioni all&#8217;Autorità giudiziaria, dimostrando una maggiore capacità di intercettare frodi lungo le filiere. Il CUFAA, per esempio, ha registrato un incremento della quota di attività irregolari: se nel 2021 un&#8217;attività su tre risultava irregolare, nel 2025 più di una su due ha evidenziato irregolarità, confermando la precisione della selezione preventiva degli obiettivi. Nel settore della ristorazione etnica, nel 2025 le Capitanerie di Porto hanno accertato 415 illeciti su 594 ispezioni, mentre nel comparto vitivinicolo, oleario e lattiero-caseario, 137 controlli da parte dell&#8217;ICQRF su 101 strutture hanno rilevato 66 irregolarità con 78 denunce e circa 1.000 tonnellate di alimenti sequestrati.</p>
<h4>STRUMENTI PER IL CONTRASTO AL CAPORALATO</h4>
<p>La Cabina di Regia ha come fine quello di contrastare con strumenti più efficaci fenomeni di illegalità nel mondo agroalimentare. Il caporalato, oltre a essere un fenomeno inaccettabile perché aliena i diritti dei lavoratori e delle persone, arreca un indebito vantaggio agli imprenditori che decidano di approvvigionarsi di manodopera in nero. Agea ha dato vita a una piattaforma dati di nome &#8220;Cassandra&#8221; ed è il luogo in cui si concentrano le informazioni sulle imprese, per le quali Inps fornisce i dati di sua competenza. In questo luogo, facendo controlli incrociati, si può estrapolare un fattore di rischio e portarlo poi all&#8217;attenzione dei componenti della Cabina di Regia che procederanno con controlli mirati.</p>
<p>Ad esempio, se l&#8217;azienda &#8220;Bianca&#8221; ha una estensione di 50 ettari e possiede due trattori dovrebbe avere almeno 10 dipendenti. Se dal fascicolo di impresa si evince che i lavoratori in forze sono in numero inferiore, l&#8217;azienda ha un fattore di rischio elevato e subirà controlli. Questo serve non solo per fare emergere il lavoro irregolare, ma anche per dare vita a un sistema di incentivi che porti le aziende agricole all&#8217;iscrizione nel registro delle imprese agricole di qualità. Una sorta di patente che permetterà di assegnare nelle gare pubbliche premialità alle imprese virtuose.</p>
<h4>IL RUOLO DEL REGISTRO UNICO</h4>
<p>Un contributo decisivo arriva anche dall&#8217;uso integrato delle banche dati, tra cui il RUCI &#8211; Registro Unico dei Controlli Ispettivi, che consente di eliminare i doppi controlli diminuendo quello che in gergo viene chiamato &#8220;controllo vessatorio&#8221;. Da notare che l&#8217;inserimento dei controlli nel RUCI ha registrato una crescita esponenziale, passando da poche decine di unità nel 2016 a oltre 30 mila nuovi controlli nel 2025, con un incremento di più del 300% negli ultimi cinque anni. Anche l&#8217;attività di consultazione del Registro è in forte aumento, segno di un utilizzo sempre più frequente dello strumento da parte degli organi competenti. Siamo passati da poco più di 19 mila accessi nel 2016 a oltre 60 mila accessi nel 2025, con un incremento di quasi l&#8217;80 % negli ultimi cinque anni.</p>
<p>Questi numeri confermano che la cooperazione tra gli Enti della Cabina di Regia e l&#8217;utilizzo di strumenti di analisi del rischio hanno permesso una maggiore efficienza nei controlli, evitando verifiche inutili su operatori corretti e ottimizzando le ispezioni lungo l&#8217;intera filiera, a tutela del Made in Italy e degli imprenditori onesti.</p>
<h4>NUOVO PIANO OPERATIVO</h4>
<p>Nel corso della riunione è stato analizzato il Piano Operativo dei Controlli (POC) 2026, che introduce importanti novità per rafforzare ulteriormente la tutela del comparto agroalimentare italiano. In particolare, il POC 2026 prevede:<br />
&#8211; il rafforzamento dei controlli congiunti e l&#8217;introduzione dei controlli congiunti rafforzati, con il coinvolgimento di almeno tre enti di vigilanza;<br />
&#8211; l&#8217;inserimento del settore delle conserve di pomodoro tra i comparti oggetto di specifiche campagne di controlli rafforzati (olio d&#8217;oliva, ortofrutta, lattiero-caseario, cerealicolo e conserve di pomodoro), coordinate da un Ente &#8220;pilota&#8221;;<br />
&#8211; una maggiore attenzione ai prodotti di importazione anche in relazione agli accordi internazionali, con controlli mirati presso porti e valichi di confine per verificare tracciabilità, sicurezza alimentare e benessere animale. Le analisi del rischio si baseranno anche sulla stagionalità e sulla territorialità.</p>
<p>La Cabina di Regia continuerà a promuovere azioni di controllo mirate e campagne straordinarie lungo tutta la filiera agroalimentare, confermando il ruolo centrale del MASAF nella tutela della legalità e nella valorizzazione delle produzioni italiane.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.masaf.gov.it/cabina-regia-controlli-agroalimentari-italia-lollobrigida-masaf-2026" target="_blank" rel="noopener"><strong>Masaf &#8211; Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste</strong></a></p>
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		<title>Vino, dal Rosé alla sottozona &#8220;Terre di Vinci&#8221;: ecco le novità del nuovo disciplinare del Chianti DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-dal-rose-alla-sottozona-terre-di-vinci-ecco-le-novita-del-nuovo-disciplinare-del-chianti-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrano in vigore le nuove regole della denominazione: nasce il Chianti DOP Rosé, debutta la sottozona Terre di Vinci e si rafforzano controlli e tracciabilità. Busi, Consorzio Vino Chianti: “Punto di equilibrio tra identità e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Entrano in vigore le nuove regole della denominazione: nasce il Chianti DOP Rosé, debutta la sottozona Terre di Vinci e si rafforzano controlli e tracciabilità. Busi, Consorzio Vino Chianti: “Punto di equilibrio tra identità e innovazione”</i>.</p>
<p>Il <strong>Chianti DOP </strong>si rafforza e rilancia con l&#8217;entrata in vigore del <strong>nuovo disciplinare di produzione</strong>, approvato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. È il più significativo aggiornamento degli ultimi anni, frutto del percorso avviato dal <a href="https://www.qualivita.it/news/rif_organizzazione/5523/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Vino Chianti</strong></a> nel 2020 per adeguare la denominazione all’evoluzione del settore.</p>
<p>Debutta il<strong> Chianti DOP Rosé,</strong> una nuova tipologia pensata per ampliare l’offerta della denominazione in un segmento in costante crescita sul mercato italiano e su quelli internazionali. E viene introdotta la nuova sottozona “Terre di Vinci”, che entra ufficialmente nella geografia del Chianti DOP valorizzando un’area di grande rilievo storico e vitivinicolo, legata alla terra natale di Leonardo da Vinci, dopo un lungo percorso voluto fermamente dalle aziende del territorio.</p>
<p>Si rafforzano i <strong>controlli</strong> a tutela della trasparenza e dei consumatori. Diventa obbligatorio ottenere il certificato di idoneità dell’Organismo di Controllo prima del trasferimento delle partite delle DOP Chianti e Chianti Superiore destinate alla commercializzazione. È inoltre prevista la comunicazione preventiva allo stesso organismo per il trasferimento di vino nuovo ancora in fermentazione destinato alla DOP.</p>
<p><em>“Queste modifiche rappresentano il punto di equilibrio tra identità e innovazione </em>– commenta <strong>Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti</strong><em>. Da una parte continuiamo a difendere gli elementi che hanno reso il Chianti uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo; dall’altra introduciamo strumenti che consentono alle aziende di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e del cambiamento climatico”</em>.</p>
<p><em>“Il nuovo Rosé ci permette di entrare in un segmento in espansione, tanto più in un periodo particolare come quello estivo in cui solitamente il Chianti subisce un naturale rallentamento nelle vendite. Questo nuovo disciplinare </em>&#8211; conclude <strong>Busi</strong> &#8211; <em>è il risultato di un lavoro condiviso con la filiera che guarda al futuro senza rinunciare alla nostra storia”</em>.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziovinochianti.it/vino-dal-rose-alla-sottozona-terre-di-vinci-ecco-le-novita-del-nuovo-disciplinare-del-chianti-docg/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Vino Chianti</strong> </a></p>
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		<title>Vini a bassa gradazione alcolica: il Delle Venezie DOP protagonista del confronto europeo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vini-a-bassa-gradazione-alcolica-il-delle-venezie-dop-protagonista-del-confronto-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[No-Lo]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[trend2026]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal convegno sugli effetti del Reg. (UE) 2026/471, c.d. pacchetto vino, promosso da UGIVI, il Consorzio DOC Delle Venezie rilancia il tema del Pinot Grigio a basso contenuto alcolico naturale, una delle principali sfide per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal convegno sugli effetti del Reg. (UE) 2026/471, c.d. pacchetto vino, promosso da UGIVI, il Consorzio DOC Delle Venezie rilancia il tema del Pinot Grigio a basso contenuto alcolico naturale, una delle principali sfide per il futuro della viticoltura europea</em></p>
<p>Il Consorzio DOC Delle Venezie ha portato al centro del dibattito europeo sul futuro del vino il tema della bassa gradazione alcolica naturale in occasione del convegno <em>“Il vino cambia: sfide ed opportunità. Il Pacchetto Vino e le sue prime applicazioni”</em>, organizzato da <strong>UGIVI – Unione dei Giuristi della Vite e del Vino</strong>, la Camera Civile di Mantova e Legal Hackers Mantova, svoltosi sabato 13 giugno presso la Cantina di Quistello. L’iniziativa, dedicata all’analisi delle novità introdotte dal Reg. (UE) 2026/471, ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, professionisti e rappresentanti del settore vitivinicolo sui cambiamenti che stanno interessando il comparto.</p>
<p>Nel corso della tavola rotonda conclusiva, moderata dal giornalista Giulio Somma, che ha riunito alcuni tra i principali esponenti del mondo vitivinicolo nazionale ed europeo, <strong>Luca Rigotti</strong>, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, nonché Presidente del Settore Vino di Confcooperative e del Gruppo di Lavoro Vino di Copa-Cogeca e il Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie, <strong>Stefano Sequino</strong> hanno richiamato l’attenzione su una delle questioni più strategiche per il futuro del settore: <strong>la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale, ottenuti a partire dal vigneto attraverso specifiche pratiche colturali ed agronomiche e non mediante processi meccanici di dealcolazione in cantina</strong>.</p>
<p>Un tema che il Consorzio DOC Delle Venezie segue e approfondisce da tempo e che rappresenta oggi uno degli ambiti di ricerca e innovazione più significativi per il sistema del Pinot Grigio del Triveneto e non solo. Già in occasione del <a href="https://4j0gt.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/1t6Af4OiGsDg0irXlPPXcx0CzoNYOI/qDeOamD4eEDS"><strong>convegno annuale del Consorzio, svoltosi a Trento nel novembre 2025</strong></a>, il dibattito aveva evidenziato la necessità di individuare nuove risposte alle trasformazioni del mercato e agli effetti del cambiamento climatico sulla viticoltura.</p>
<p>L’interesse crescente verso i vini a ridotto contenuto alcolico trova infatti riscontro nelle dinamiche dei mercati internazionali. Le più recenti analisi evidenziano una crescita costante del segmento No and Low Alcohol (NoLo), sostenuta dall’evoluzione delle abitudini di consumo, da una maggiore attenzione alla moderazione e dal crescente interesse delle giovani generazioni verso prodotti capaci di coniugare qualità, equilibrio e sostenibilità. In particolare, nei principali mercati internazionali, <strong>il comparto low-alcohol continua a registrare tassi di crescita particolarmente evidenti</strong> che negli USA – primo mercato di riferimento della DOC nordestina – sono stimati tra il +15% e il +18% nel periodo 2024–2028, con un valore complessivo atteso prossimo ai 4–5 miliardi di dollari entro il 2028, aprendo nuove opportunità per le produzioni vitivinicole di qualità.</p>
<p>Accanto alle esigenze del mercato, anche il cambiamento climatico sta imponendo nuove riflessioni al comparto viticolo. L’aumento delle temperature medie e l’anticipo dei processi di maturazione stanno infatti determinando un progressivo incremento del potenziale alcolico delle uve, rendendo sempre più necessario individuare strumenti agronomici capaci di preservare l’equilibrio qualitativo e sensoriale dei vini. In questo contesto, la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale potrà rappresentare una concreta strategia di adattamento.</p>
<p>Proprio in questa direzione si inserisce il <strong>percorso avviato dal Consorzio DOC Delle Venezie, promotore di un percorso di ricerca con l’obiettivo di fornire ai produttori strumenti tecnici e scientifici </strong>che consentano di tutelare l’identità varietale e la tipicità territoriale del Pinot Grigio DOC Delle Venezie ma nel contempo ottenere dei vini di elevata qualità più contenuti sul fronte del contenuto alcolico.</p>
<p>Non ultimo, nel corso del confronto è emersa la necessità di un <strong>adeguato riconoscimento normativo per questa specifica tipologia produttiva</strong>. I vini a bassa gradazione alcolica naturale, infatti, si distinguono nettamente dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati in quanto la riduzione del contenuto alcolico è il risultato di interventi effettuati direttamente in vigneto e non mediante l’applicazione in cantina di tecnologie di sottrazione dell’alcol etilico.</p>
<p>“<em>Con l’avvio di un nuovo anno di sperimentazione finalizzato all’ottenimento di Pinot Grigio a bassa gradazione alcolica naturale prosegue un percorso che per il Consorzio DOC Delle Venezie presenta un valore strategico in termini di opportunità di posizionamento e ulteriori margini di competitività in un mercato in costante evoluzione</em> – ha dichiarato <strong>Stefano Sequino, Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie</strong> – <em>Occorre inoltre riconoscere, anche sotto il profilo normativo e merceologico, la specificità dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, distinguendoli in modo chiaro dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Si tratta infatti di una tipologia produttiva profondamente diversa, in cui la riduzione del contenuto alcolico deriva da scelte agronomiche e gestionali effettuate in vigneto, e non dall’impiego di successivi interventi tecnologici in cantina. Una distinzione sostanziale </em>– ha concluso Sequino –<em> che può aprire nuove opportunità per le imprese e che merita di essere adeguatamente valorizzata e comunicata anche nei confronti del consumatore”.</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://4j0gt.r.sp1-brevo.net/mk/mr/sh/1t6AVsd2XFnIGLpGcnBz0NDmJf83JS/Ahar4WOqxHW0" target="_blank" rel="noopener"><strong><span dir="auto">Consorzio DOC delle Venezie</span></strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/20.-CS-DOC-delle-Venezie_Convegno-UGIVI-13giugno_Basso-grado-naturale.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[No-Lo]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di uno stimolante dibattito sul palco di Identità Milano, per capire se questi siano prodotti legati a una moda o se abbiano invece un futuro. Ma prima di tutto rappresentano un cambiamento culturale Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino/">Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Racconto di uno stimolante dibattito sul palco di Identità Milano, per capire se questi siano prodotti legati a una moda o se abbiano invece un futuro. Ma prima di tutto rappresentano un cambiamento culturale</em></p>
<p>Per una volta partiamo dalla conclusione: alla domanda <strong>“Low-Alcol e NO-Alcol: solo una tendenza o il futuro?”</strong>, tema dell’incontro guidato da Cinzia Benzi sul <em>Main Stage</em> di <strong><em>Identità Milano 2026</em>,</strong> al momento non esiste una risposta univoca.</p>
<p>Ma il solo fatto di riuscire a discuterne, a confrontarsi e – comunque – a guardare al futuro del mondo beverage, è un fattore positivo, per evitare di “fossilizzarsi” o di proseguire sulla propria strada con il paraocchi, senza accorgersi magari che il mondo sta prendendo un’altra direzione.</p>
<p>Il dibattito ha coinvolto vari protagonisti, interessati al discorso sui low e no alcol a vario titolo Eleonora Spadotto di Lea Winery, Federico Veronesi di Signorvino, Francesca Argentero, Giovanni Rastrelli e Luca Argentero (l’attore non ha potuto intervenire ma ha mandato un suo contributo video) di Sodamore, Marzia Varvaglione, Presidente CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins), che ha mandato un suo contributo video, e <strong>Stefano Ricagno, presidente Consorzio dell’Asti DOP</strong>.</p>
<p>Proprio Ricagno ha rotto il ghiaccio, confermando come <strong>gli Spumanti dell’Asti DOP rispecchino già naturalmente una richiesta di prodotti a basso contenuto di alcol.</strong> «Siamo il Consorzio low alcol per eccellenza. È una <em>Denominazione</em> con 90 anni, rappresentiamo la storia dello spumante d’Italia, grazie a Carlo Gancia. Già all’epoca non aveva fatto altro che seguire le caratteristiche dell’uva, il <em>Moscato</em>, creando un vino tra i 5 e i 7 gradi, ma con maggiore presenza di zucchero».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/476/46177/ig2026-identita-future/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino-ancora-da-interpretare.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Identità golose web</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino/">Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dati, sensori e blockchain nel piatto: anche il cibo entra nell’era digitale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dati-sensori-e-blockchain-nel-piatto-anche-il-cibo-entra-nellera-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agritech]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Innovazione. Dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria soluzioni avanzate per seguire il percorso dei prodotti agroalimentari, contrastare le frodi e rafforzare la fiducia lungo tutta la filiera, valorizzando al contempo qualità, origine e autenticità dei prodotti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dati-sensori-e-blockchain-nel-piatto-anche-il-cibo-entra-nellera-digitale/">Dati, sensori e blockchain nel piatto: anche il cibo entra nell’era digitale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Innovazione. Dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria soluzioni avanzate per seguire il percorso dei prodotti agroalimentari, contrastare le frodi e rafforzare la fiducia lungo tutta la filiera, valorizzando al contempo qualità, origine e autenticità dei prodotti</em></p>
<p>L a potremmo definire una scena del crimine sui generis. I detective di nuova generazione, armati di tecnologie innovative e a caccia di prove tangibili di Dna, oggi lavorano in quel percorso di trasformazione della materia agricola che dal campo arriva alla tavola. È lì che si gioca una delle sfide più importanti dell’innovazione agroalimentare. D’altronde se l’<strong>agritech</strong> guarda alla produzione agricola, il <strong>foodtech</strong> si concentra sulla <strong>trasformazione</strong>, sul <strong>controllo</strong>, sulla <strong>sicurezza</strong> e quindi sulla qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole.</p>
<p>Un mercato globale che per Global market insights supererà i 460 miliardi di dollari entro il 2034, con una crescita annuale stimata attorno all’8%, mentre in Italia l’ecosistema delle startup foodtech ha raccolto lo scorso anno 121,6 milioni di euro, in crescita del +18% sull’anno precedente.</p>
<h4>La tecnologia di Spoke 9</h4>
<p>A questo comparto guarda lo <strong>Spoke 9 del Centro nazionale agritech</strong> finanziato dal ministero della Ricerca nell’ambito del Pnrr e dedicato alle tecnologie emergenti e alle <strong>metodologie innovative per tracciabilità e certificazione dei prodotti agroalimentari</strong>. Nell’Università Mediterranea di Reggio Calabria il Focuss Lab – acronimo che sta per food chemistry, authentication, safety and sensoromic laboratory – sta sviluppando soluzioni avanzate per monitorare e autenticare gli alimenti lungo l’intera filiera. Infatti il laboratorio opera sulla chimica degli alimenti. In pratica si occupa dell’impatto dei processi industriali sulla qualità del cibo e sulle caratteristiche compositive, organolettiche e funzionali, oltre che sulla sicurezza.</p>
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<h4>I benefici della digitalizzazione</h4>
<p>La digitalizzazione diventa alleato strategico. I dati raccolti dai sistemi sviluppati possono essere integrati con <strong>sensori, QRCode evoluti e piattaforme blockchain per garantire trasparenza, tracciabilità e fiducia lungo tutta la filiera.</strong></p>
<p><strong>Un approccio che unisce ricerca, industria alimentare e tecnologie digitali</strong>, trasformando la qualità alimentare da promessa a evidenza scientifica verificabile. Ma c’è di più. Il lavoro sui marker chimici e genetici consente di <strong>certificare autenticità e origine di prodotti simbolo del Mediterraneo come miele, olio di oliva extravergine e liquirizia</strong>.</p>
<p>«Per esempio dallo studio del fingerprinting metabolomico della <strong>Liquirizia di Calabria DOP</strong> è emerso che rapporti quali-quantitativi e alcune specifiche sostanze possono essere utilizzate come marker di origine della liquirizia calabrese rispetto a quella di altra origine geografica. Tutto ciò ha permesso di selezionare diversi marcatori che possono essere utilizzati per la tracciabilità ed identificazione varietale in quanto considerati geni barcode», , afferma Mariateresa Russo, professoressa di chimica degli alimenti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e presidente della società italiana di chimica degli alimenti.</p>
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<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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