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	<title>viticoltura &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>viticoltura &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo</em></p>
<p><strong>Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni</strong> e dalla capacità dei territori di innovare restando fedeli alla propria identità. Non soltanto una questione di marchio, ma piuttosto un modello economico, fondato sul rapporto tra produzione, paesaggio e reputazione. Riguarda da vicino la Valtellina, uno degli elementi più significativi che emerge dal <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Mediobanca 2026</strong></a> sul settore vinicolo, che per la prima volta include <strong>un approfondimento elaborato dalla Fondazione Qualivita sulla Dop economy del vino e sul ruolo dei Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>Come quello valtellinese. L&#8217;ingresso di questo focus all&#8217;interno di un&#8217;indagine tradizionalmente economico-finanziaria segnala la <strong>crescente centralità delle Indicazioni Geografiche nella lettura del comparto vinicolo italiano</strong>. Attualmente il sistema nazionale conta 522 denominazioni tra <strong>Dop e Igp</strong> e <strong>rappresenta il 79% del valore del vino italiano</strong>. Significa cioè che la gran parte della ricchezza prodotta dal settore nasce da vini strettamente legati a un&#8217;origine riconosciuta e regolata.</p>
<p>La novità più interessante del lavoro svolto da Qualivita riguarda però <strong>l&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione dei disciplinari di produzione</strong>. Basandosi sui dati ufficiali del ministero dell&#8217;Agricoltura e della Commissione europea, lo studio prende in esame oltre <strong>440 modifiche approvate tra il 2022 e il 2025</strong> relative a più di 160 denominazioni italiane. Un dato che racconta un sistema in evoluzione. I disciplinari non sembrano, infatti, regole cristallizzate, ma strumenti destinati ad adattarsi ai cambiamenti climatici, alle esigenze del mercato e alle nuove aspettative dei consumatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Provincia di Sondrio</strong></p>
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		<title>Monferrato: economia, Turismo DOP e territorio UNESCO al centro di una visione condivisa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/monferrato-economia-turismo-e-territorio-unesco-al-centro-di-una-visione-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni Consorzi di Tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il vino fa sistema: tre Consorzi siglano il patto per il futuro del Monferrato. Al Teatro Ariston di Acqui Terme, presentato il piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo. Il Monferrato sceglie di fare sistema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quando il vino fa sistema: tre Consorzi siglano il patto per il futuro del Monferrato. Al Teatro Ariston di Acqui Terme, presentato il piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo.</em></p>
<p>Il Monferrato sceglie di fare sistema e affida al vino la regia del proprio futuro. Il 3 marzo 2026 si è svolto, presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, il convegno “<strong>Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio</strong>”, momento fondativo di un percorso strategico condiviso dai tre principali Consorzi del territorio: il <strong>Consorzio Tutela Vini d’Acqui</strong>, il <strong>Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</strong> e il <strong>Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG</strong>.</p>
<p>Un appuntamento che ha visto la presentazione di un <strong>piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo del Monferrato</strong>, superando la dimensione delle singole denominazioni per adottare una visione integrata, sistemica e territoriale. Un progetto che punta a riconoscere nella filiera vitivinicola il baricentro economico, sociale e culturale delle colline patrimonio mondiale UNESCO dal 2014.</p>
<p>L’incontro, moderato dal giornalista <strong>Raffaele Ricciardi</strong>, si è aperto con i saluti istituzionali dell’Assessore Regionale <strong>Paolo Bongioanni</strong>, del Sindaco di Acqui Terme <strong>Danilo Rapetti</strong>, del Vicepresidente del Consiglio Regionale <strong>Domenico Ravetti </strong>e del Consigliere Regionale <strong>Marco Protopapa</strong>, confermando la portata strategica dell’iniziativa.</p>
<p>A seguire, l’intervento dei Presidenti dei tre Consorzi promotori – <strong>Paolo Ricagno, Vitaliano E. Maccario e Stefano Ricagno</strong> – che hanno sancito pubblicamente un’alleanza che si propone di affrontare congiuntamente le sfide del mercato globale, del ricambio generazionale e della sostenibilità economica delle imprese agricole, mettendo al centro il valore del territorio nel suo complesso.</p>
<p>“<em>È tempo di riportare la filiera al centro del sistema vitivinicolo. Dietro ogni bottiglia di vino non c’è solo un prodotto, ma un intero mondo che parte dal viticoltore e coinvolge ogni attore sociale ed economico.</em>” ha asserito <strong>Stefano Ricagno</strong>, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG. “<em>Abbiamo semplificato troppo la comunicazione negli anni passati; ora la nostra missione è far capire e valorizzare le peculiarità di questa filiera, lavorando concretamente affinché torni a essere il vero motore del futuro del Monferrato</em>.”</p>
<p>“<em>Il Piemonte enologico è un mosaico di diversità che va tutelato nella sua interezza. Dalle grandi cooperative ai piccoli produttori, ognuno è un tassello fondamentale per affrontare mercati complessi e instabilità geopolitiche.</em>” ha continuato <strong>Vitaliano E. Maccario</strong>, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. “<em>Abbiamo un patrimonio di vitigni autoctoni unico al mondo: l&#8217;unione di questi tre Consorzi nasce proprio dalla volontà di trasformare questa varietà in un&#8217;unica, potente idea comune per la difesa e la promozione del territorio.</em>”</p>
<p>“<em>Fare squadra tra Consorzi è un atto di coraggio e visione: da soli non si vincono le sfide dei mercati globali. Rappresentiamo un territorio che esprime cinque denominazioni di prestigio e 150 milioni di bottiglie: non abbiamo nulla da invidiare ad altri territori.</em>” ha concluso <strong>Paolo Ricagno</strong>, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui. “<em>Dobbiamo essere i primi ambasciatori orgogliosi della nostra terra, facendo sì che ogni turista che arriva tra queste colline trovi nei nostri vini l&#8217;anima del Monferrato.</em>”</p>
<p>Il quadro strategico è stato arricchito da autorevoli contributi scientifici. Il Rettore dell’Università Bocconi e Professore di Demografia <strong>Francesco Billari</strong>, ha evidenziato come la demografia sia una chiave per leggere il futuro: dai record globali 2024–2025 ai dati italiani e delle province di Alessandria e Asti, emerge che il calo della natalità e la riduzione del peso delle nuove generazioni impongono nuove strategie per tutelare il capitale umano. In questo scenario, l’Italia si configura come laboratorio di innovazione per garantire la tenuta del sistema produttivo.</p>
<p><strong>Magda Antonioli</strong>, Senior Professoressa di Economia e Politica del Turismo, Direttrice del Master in Economics of Tourism e Responsabile del Tourism Lab (CLEACC) presso l’Università Bocconi, ha sottolineato come il turismo esperienziale e l’enogastronomia siano leve decisive di sviluppo: a una domanda internazionale più consapevole deve corrispondere un’offerta integrata e una comunicazione capace di parlare anche alla Gen Z. Nel confronto con Langhe e Roero, il Monferrato – pur UNESCO – è chiamato a costruire il proprio brand, valorizzando identità, paesaggio e coinvolgimento della comunità locale.</p>
<p><strong>Matteo Casagrande Paladino</strong>, Direttore Generale di Colline e Oltre S.p.A., società partecipata da Intesa Sanpaolo insieme a Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, ha presentato la case history dell’Oltrepò Pavese. Con sede a Pavia, città che ospita anche la Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo dedicata alle aziende dell’agroalimentare italiano, Colline e Oltre si occupa dal 2021 di definire come un’azione coordinata tra finanza, istituzioni e operatori locali possa generare interventi concreti di rilancio e qualificazione nei settori alberghiero, ristorativo ed enogastronomico, offrendo un modello di riferimento per il Monferrato.</p>
<p>Le linee guida del piano triennale sono state illustrate da <strong>Andrea Pirola</strong>, CEO di WHITEmc e advisor marketing e strategico del progetto, che ha delineato una roadmap operativa 2026-2028 fondata su una visione di lungo periodo, volta a rigenerare la competitività del territorio. Il piano punta a trasformare il <strong>Monferrato in un brand territoriale forte</strong> attraverso tre fasi: ricostruzione, espansione e consolidamento. Tra i macro-obiettivi figurano il sostegno del prezzo medio per proteggere la marginalità della filiera e l’intercettazione di nuovi trend di consumo, quali la mixology, la moderazione e la convivialità informale. Il progetto, definito da Pirola come “<em>sistemico, misurabile e replicabile</em>&#8220;, vuole preparare una solida base per la futura fase di export, utilizzando un mix di canali classici (TV, Media, GDO e Trade) e moderni (social, ambassador ed esperienze sul territorio) per comunicare autenticità e sostenibilità a un pubblico globale.</p>
<p>Dal <strong>Teatro Ariston</strong> è emerso con chiarezza un messaggio: il vino non è soltanto una produzione di eccellenza, ma un’infrastruttura economica e sociale capace di generare reddito, occupazione, coesione e attrattività. Il 3 marzo ha rappresentato un momento importante per il Monferrato, volto a segnare l’inizio di una nuova stagione di collaborazione tra Consorzi, con l’obiettivo di restituire centralità economica e prospettiva di sviluppo duraturo a uno dei territori vitivinicoli più identitari d’Italia.</p>
<p>Fonte: <a href="https://astidocg.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Asti Docg</strong></a>, <a href="https://www.viniastimonferrato.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</strong></a> e <a href="https://vinidacqui.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela Vini d’Acqui</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/cs_fine-convegno-3-marzo.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>Viticoltura sostenibile, il biologico non basta più: la svolta del vigneto italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/viticoltura-sostenibile-il-biologico-non-basta-piu-la-svolta-del-vigneto-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 07:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Veneto le superfici a produzione integrata raddoppiano in quattro anni, mentre il bio arretra. Clima, costi e qualità spingono i produttori verso un modello più agile di viticoltura sostenibile. L’analisi del prof Lucio Brancadoro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In Veneto le superfici a produzione integrata raddoppiano in quattro anni, mentre il bio arretra. Clima, costi e qualità spingono i produttori verso un modello più agile di viticoltura sostenibile. L’analisi del prof Lucio Brancadoro</em></p>
<p>Negli ultimi anni una parte crescente dei viticoltori sta rivedendo il proprio <strong>approccio alla gestione del vigneto</strong>. Dopo l’onda lunga del biologico, <strong>oggi l’attenzione si sta spostando verso un modello più ampio e integrato</strong>: la <a href="https://www.qualivita.it/argomento/agricoltura-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>viticoltura sostenibile</strong></a>.</p>
<p>Le ragioni sono molteplici. Da un lato c’è la necessità di <strong>garantire una maggiore stabilità qualitativa</strong> delle uve, soprattutto in un contesto climatico sempre più instabile, con meno oscillazioni produttive legate ad annate difficili. Dall’altro c’è una questione economica: le <a href="https://www.qualivita.it/argomento/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener">pratiche sostenibili</a> – dalla difesa integrata alla gestione del suolo e dei macchinari – permettono nel medio-lungo periodo un contenimento dei costi e una maggiore prevedibilità dei risultati.</p>
<p>Non solo. <strong>La sostenibilità viene percepita da molti produttori come un modello capace di coniugare qualità, redditività e tutela ambientale</strong>: meno accumulo di rame e zolfo, minore pressione sui suoli, maggiore controllo delle rese e quindi una stabilità quali-quantitativa che si traduce in una migliore sostenibilità economica dell’azienda. Da qui il fatto che sempre più aziende optano per la <strong>certificazione volontaria</strong> <strong>Sqnpi</strong> (Sistema di qualità nazionale di produzione integrata) che valorizza le produzioni agricole vegetali coltivate con metodi sostenibili, allargandosi dalla vigna anche alla cantina.</p>
<p>È quanto accaduto in <strong>Valpolcella</strong>. “In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilità &#8211; ha detto il <strong>presidente del Consorzio, Christian Marchesini</strong> &#8211; leva di mercato per diverse aree della domanda, dal Nord-Europa al Nord-America, dove è considerata un valore aggiunto. La certificazione volontaria <strong>Sqnpi ha trovato terreno fertile tra i nostri produttori</strong>, con una crescita del 47% solo nel 2025 e del 110% negli ultimi tre anni&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo l&#8217;analisi del Consorzio, la tutela agro-ambientale certificata insiste oggi su quasi 4.666 ettari</strong> rispetto a un totale della denominazione veneta di circa 8.600 ettari. Di questi, <a href="https://www.qualivita.it/argomento/biologico/" target="_blank" rel="noopener">1.100 ettari sono biologici</a> (in contrazione del 9%) e quasi 3.500 certificati con il logo ministeriale della sostenibilità.</p>
<p>Fa scuola il caso del Veneto, regione più significativa nel vino, come emerge dai dati diffusi dell’Osservatorio del vino Uiv/Vinitaly, con dati aggiornati al 2025: nel giro di quattro anni le superfici coltivate a produzione integrata sono più che raddoppiate, passando da 14.000 a 37.000 ettari. L’incidenza sul totale è così salita dal 15% al 38% attuale, segnando un cambio di passo significativo nell’orientamento dei viticoltori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ilgusto.it/2026/02/23/news/vino_perche_il_biologico_non_basta_piu_la_svolta_sostenibile_del_vigneto_italiano-425177014/" target="_blank" rel="noopener">Il Gusto.it</a></strong></p>
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		<title>Dop economy: nel 2025 si conferma la produzione di Chianti Classico DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-nel-2025-si-conferma-la-produzione-di-chianti-classico-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 14:33:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2025 registra un aumento nella produzione del Chianti Classico DOP. Manetti, Presidente del Consorzio: &#8220;grazie al percorso di valorizzazione iniziato decenni fa, cresce il valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 2025 registra un aumento nella produzione del Chianti Classico DOP. Manetti, Presidente del Consorzio: &#8220;grazie al percorso di valorizzazione iniziato decenni fa, cresce il valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie premium, Riserva e Gran Selezione&#8221;.</em></p>
<p>Il 2025 ha continuato a sorridere al <strong>Gallo Nero</strong>: in un contesto internazionale sempre più complesso e caratterizzato dall’incertezza, la <strong>denominazione Chianti Classico</strong> ha registrato una crescita nelle vendite, guadagnando in termini di volumi più di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, e andando così a confermare la tendenza dell’ultimo triennio. Parlando invece di fatturato, la denominazione complessivamente vede una costante crescita: aumenta il valore, senza impennate, ma in maniera continuativa grazie soprattutto alle tipologie premium,<strong> Chianti Classico Riserva</strong> e <strong>Chianti Classico Gran Selezione</strong> e che rappresentano ancora una volta la locomotiva della denominazione, <strong>rappresentando infatti il</strong> <strong>43% del volume</strong> e il <strong>55,2% del valore.</strong></p>
<p>Nonostante la sua storica vocazione all’export, <strong>il Gallo Nero è saldamente presente anche sulla tavola degli italiani</strong> che mostrano un particolare apprezzamento per il Chianti Classico Gran Selezione, il vertice della denominazione, a cui riconoscono un prezzo medio sempre più elevato. L’approccio del consumatore italiano può essere ben sintetizzato nello slogan “bere meno, bere meglio”. Il mercato nazionale per la denominazione rappresenta oggi il 19% delle vendite.</p>
<p>È, come sempre, <strong>l’export</strong> che fa la parte del leone. Nel 2025 le vendite all’estero hanno seguito due tendenze principali: una maggior concentrazione sui mercati nordamericani, USA e Canada, che insieme hanno assorbito il 49% dell’offerta, e un aumento del fatturato su mercati dai volumi più bassi, ma che anno dopo anno registrano un aumento del prezzo medio, come Svezia, Germania, Norvegia che mostrano segnali importanti di crescita del fatturato.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>Nord America</strong> si sottolinea che <strong>gli Stati Uniti passano dal 36% al 37% in volume</strong>, mentre il Canada cresce di ben due punti dal 10% al 12% (+33%), con significative performance in entrambi i Paesi ancora una volta delle due tipologie Riserva e Gran Selezione, sia in termini di fatturato sia di volumi: negli Stati Uniti la Riserva segna un +14% e la Gran Selezione un +20%, mentre in Canada il consumo di Riserva e Gran Selezione cresce quasi del 30%.</p>
<p><strong>Dall’altra parte del mondo, l’Oriente tra Cina, Singapore e Hong Kong</strong> premia di più non per volumi, ancora non determinanti, ma per fatturato relativo: la premessa è ottima e fa ben sperare per le relazioni che sta intessendo anche il Consorzio tramite azioni mirate di promozione.<br />
Il contesto europeo si presta anch’esso a una lettura omogenea: i principali mercati del continente, quali Germania (4%) e Paesi Scandinavi (6%), vedono una crescita in termini di valore. Questa è un’inversione di tendenza rilevante, che va ad allinearsi con l’approccio italiano, mostrando le grandi maturità e consapevolezza di questi mercati.</p>
<p>Una nota in particolare sulla <strong>Svezia</strong>, mercato in crescita negli ultimi anni, e interessato da piani pluriennali di investimenti promozionali da parte del Consorzio. Cresce infatti quasi del 7%, principalmente nella tipologia Chianti Classico, confermando che il “biglietto da visita” della cosiddetta “annata” sta aprendo ancora una volta le porte su un mercato che fino a qualche anno fa prediligeva quasi esclusivamente altre tipologie di alcolici.</p>
<p>La palma della crescita maggiore per l’apprezzamento della Gran Selezione va alla Francia, dove i volumi ed il prezzo medio vedono una vera e propria impennata: anche in casa dei cugini d’Oltralpe ormai il Chianti Classico è affermato come uno dei grandi vini del mondo.</p>
<p>“I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione Chianti Classico ormai decenni fa. Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie premium, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione”, dichiara il <strong>Presidente Giovanni Manetti</strong>. “Altresì eravamo certi del rapporto di amicizia e fiducia che ci lega al Nord America: la crescita sul mercato statunitense e canadese non deve destare alcuna sorpresa, anche perché le attività promozionali su questi due mercati strategici non hanno mai abbandonato la nostra programmazione.”</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.chianticlassico.com/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio Vino Chianti Classico</a></strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/02/Comunicato-stampa-2-I-mercati-del-Chianti-Classico.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dop-economy-nel-2025-si-conferma-la-produzione-di-chianti-classico-dop/">Dop economy: nel 2025 si conferma la produzione di Chianti Classico DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Monferrato: i tre Consorzi vitivinicoli siglano il patto per il futuro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/monferrato-i-tre-consorzi-vitivinicoli-siglano-il-patto-per-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 09:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al Teatro Ariston di Acqui Terme il varo del piano triennale strategico tra i Consorzio Asti Docg, Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e Consorzio Tutela Vini d’Acqui per rilanciare economia, turismo e territorio UNESCO [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al Teatro Ariston di Acqui Terme il varo del piano triennale strategico tra i Consorzio Asti Docg, Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e Consorzio Tutela Vini d’Acqui per rilanciare economia, turismo e territorio UNESCO del Monferrato.</em></p>
<p>L’appuntamento è fissato per <strong>martedì 3 marzo</strong> 2026, <strong>dalle ore 16.00</strong>, presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, con il convegno “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio”, un evento che segna l’avvio di un percorso di sviluppo e valorizzazione dell’area, condiviso da<strong> Consorzio Tutela Vini d’Acqui, Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG</strong>. L&#8217;iniziativa supera la dimensione della singola denominazione per adottare una visione integrata e sistemica, puntando a far riconoscere nella filiera vitivinicola il baricentro economico, sociale e culturale del territorio.</p>
<p>I tre Consorzi, che rappresentano la quota maggioritaria del vigneto locale, hanno scelto di affrontare uniti le sfide del mercato e del contesto socioeconomico, costruendo una visione comune per rafforzare il ruolo del vino come leva di crescita per l’intero sistema territoriale. Sulla valenza di questo accordo, <strong>Paolo Ricagno, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, </strong>commenta: <em>“Questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che la sostenibilità economica delle nostre denominazioni dipende in modo diretto dalla capacità dei territori di generare reddito agricolo stabile e competitivo. Fare sistema significa valorizzare le produzioni, rafforzare le filiere locali e creare nuove opportunità per le imprese vitivinicole e l’indotto. Solo attraverso una visione condivisa è possibile attrarre investimenti, migliorare la redditività delle aziende e costruire condizioni strutturali di crescita, restituendo al Monferrato un ruolo centrale nell’economia vitivinicola e nello sviluppo dei territori rurali”.</em></p>
<p>Il progetto nasce anche dalla necessità di tutelare e promuovere le <strong>colline del Monferrato, Patrimonio Mondiale UNESCO</strong> dal 2014, intese come un ecosistema complesso dove produzione, cultura, coesione sociale e attrattività turistica sono profondamente interconnesse. Durante l&#8217;incontro del 3 marzo verranno presentate le linee guida di un <strong>piano triennale</strong> che punta a riportare l&#8217;attenzione sulla competitività e il posizionamento delle denominazioni, avviando un dialogo strutturato con le istituzioni regionali e nazionali per definire politiche di sostegno a medio termine.</p>
<p><em>“Questo convegno rappresenta un passaggio strategico all’interno di un progetto più ampio di rilancio dell’Alto Monferrato” </em>dichiara <strong>Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</strong><em> “Nato dalla collaborazione tra il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, il Consorzio dell’Asti DOCG e il Consorzio Tutela vini d’Acqui vuole essere il primo passo per la costruzione di una visione integrata di sviluppo territoriale. Il vino è il baricentro economico, sociale e culturale di queste colline patrimonio UNESCO e deve essere interpretato come un fattore abilitante capace di generare valore lungo tutta la filiera. Il dialogo tra consorzi, istituzioni e mondo accademico ci permette di trasformare questa visione in progettualità concrete. In particolare, l’enoturismo diventa una leva fondamentale per connettere prodotto, paesaggio e identità locale, creando nuove opportunità di crescita, attrattività e occupazione. È attraverso questa alleanza tra competenze e territori che possiamo costruire uno sviluppo sostenibile e duraturo per l’Alto Monferrato”.</em></p>
<p>Oltre agli obiettivi puramente economici, il piano di rilancio guarda con attenzione alle ricadute sociali, ponendosi come obiettivo il contrasto allo spopolamento, l’occupazione giovanile e la valorizzazione del paesaggio. Il vino viene inteso non come un semplice prodotto, ma come un fattore abilitante capace di generare valore culturale e attrattività per le nuove generazioni. In merito a tale visione, <strong>Stefano Ricagno</strong>, Presidente del Consorzio Asti Docg, aggiunge: <em>“Il futuro del Monferrato, le cui colline sono riconosciute Patrimonio Mondiale Unesco, passa innanzitutto dal vino. Per questo abbiamo fortemente voluto un convegno insieme e al Consorzio Tutela Vini d’Acqui e al Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato dove presentiamo un progetto condiviso di sviluppo territoriale, superando approcci frammentati legati alle singole denominazioni. Il Monferrato – ha aggiunto Ricagno – è un ecosistema in cui produzione, paesaggio e identità sono strettamente connessi. Il vino non è infatti solo un prodotto, ma anche un motore economico e sociale capace di generare valore per tutto il territorio”.</em></p>
<p>Il programma della giornata si aprirà con i saluti istituzionali da parte dell’Assessore regionale <strong>Paolo Bongioanni</strong> e del Sindaco di Acqui Terme <strong>Danilo Rapetti</strong>. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti dei Consorzi e importanti contributi scientifici: il Rettore dell’Università Bocconi <strong>Francesco Billari</strong> analizzerà i temi legati alla demografia e al ricambio generazionale, mentre <strong>Magda Antonioli</strong> rifletterà sul turismo esperienziale come driver di sviluppo. Le linee strategiche del piano triennale di rilancio saranno illustrate dall’Advisor marketing del progetto <strong>Andrea Pirola</strong> di WHITEmc.</p>
<p>La partecipazione è aperta al pubblico, alla stampa e agli operatori fino a esaurimento posti.</p>
<p>Fonte: <a href="https://astidocg.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Asti Docg</strong></a>, <a href="https://www.viniastimonferrato.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</strong></a> e <a href="https://vinidacqui.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela Vini d’Acqui</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/02/cs_convegno-3-marzo.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>La Toscana del vino DOP accelera su sostenibilità, innovazione ed enoturismo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-toscana-del-vino-dop-accelera-su-sostenibilita-innovazione-ed-enoturismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 16:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Regione Toscana fa squadra con i Consorzi di tutela del vino per blindare il primato delle eccellenze DOP e lancia nuovi investimenti strutturali per vigneti e cantine. Export resiliente negli USA, boom di spesa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Regione Toscana fa squadra con i Consorzi di tutela del vino per blindare il primato delle eccellenze DOP e lancia nuovi investimenti strutturali per vigneti e cantine. Export resiliente negli USA, boom di spesa tra i giovani adulti (+24%) e leadership nel biologico.</em></p>
<p>In un mercato globale che impone nuove rotte, la Toscana del vino risponde con la forza della sua identità e una chiara visione strategica, capace di guidare le trasformazioni del settore anziché subirle, puntando sulla strada del valore e dell&#8217;eccellenza. Questa visione consapevole si riflette in una produzione per il 2025 pari a <strong>2,2 milioni di ettolitri</strong> che, dopo un 2024 di rese record, si attesta sul trend degli ultimi dieci anni. Un contenimento ampiamente atteso, frutto di una <strong>gestione agronomica di maturazione</strong> e una precisa volontà di <strong>autoregolazione</strong>, volta a contenere l&#8217;offerta per preservare la qualità e il prestigio delle denominazioni. Questo impegno verso l&#8217;eccellenza si sposa con una leadership indiscussa nella sostenibilità, che vede la Regione già capofila verso gli obiettivi del Green Deal UE grazie a una <strong>straordinaria estensione di vigneto biologico </strong>ea<strong> pratiche di precisione all&#8217;avanguardia</strong> . La competitività del sistema è ulteriormente cieca da politiche strutturali regionali, come la programmazione di circa <strong>600 ettari di nuovi impianti nel 2026</strong> e l&#8217;integrazione del nuovo &#8220;<strong> pacchetto vino</strong> &#8221; UE, che accelera l&#8217;innovazione portando maggiore elasticità nelle procedure e maggiorando i contributi in percentuale di aiuto che arrivano fino all&#8217;80%. Anche sul fronte dei mercati esteri, la Toscana trasforma le nuove sfide in opportunità, utilizzando l&#8217;<strong> enoturismo </strong>come un asset strategico imbattibile: un&#8217;esperienza territoriale completa che, oltre a consolidare il legame con le comunità locali, valorizza il brand attraverso la crescita delle vendite dirette. Il quadro che emerge è quello di un sistema solido e coeso – che vede la Regione fare squadra con i Consorzi – e che ha scelto di guidare la transizione globale puntando sul <strong>binomio qualità-valore</strong>, confermandosi il modello di riferimento mondiale per il vino di qualità.</p>
<p>È questa, in sintesi, la fotografia che emerge da <strong>PrimAnteprima</strong>, l&#8217;appuntamento dedicato alla stampa di settore che apre la Settimana delle Anteprime, sette giorni in cui si presentano al mondo le nuove annate. L&#8217;evento è promosso da <strong>Regione Toscana </strong>e <strong>Camera di Commercio di Firenze</strong>, l&#8217;organizzazione è a cura di <strong>PromoFirenze</strong>, il coordinamento della comunicazione, l&#8217;ufficio stampa ei social, sono affidati a <strong>Fondazione Sistema Toscana</strong> .</p>
<p><strong>IL WORKSHOP DI INAUGURAZIONE</strong></p>
<p>Ad inaugurare la Settimana il workshop di <strong>PrimAnteprima</strong> ospitato questa mattina, 13 febbraio,<em>Presente e futuro del vino: la via toscana in un mondo che cambia, velocemente</em> &#8220;, a cui hanno preso parte autorità ed esperti del settore. Dopo i saluti di <strong>Eugenio Giani, </strong>presidente della Regione Toscana, <strong>Stefania Saccardi</strong>, presidente del Consiglio regionale della Toscana e di <strong>Massimo Manetti, </strong>presidente della Camera di Commercio di Firenze, <strong>Fabio Del Bravo</strong>, responsabile Direzione Filiere e Analisi dei Mercati di ISMEA, ha presentato il rapporto <em>“Vitivinicoltura alle sfide dei nuovi scenari: dati e in atto</em> ” realizzato ad hoc toscana per PrimAnteprima sono intervenuti su “ <em>La via toscana: governance e ricerca</em> ”: <strong>Andrea Rossi</strong>, presidente <a href="http://a.vi.to/">A.VI.TO</a>, <strong>Claudio D&#8217;Onofrio</strong>, presidente Tos.Co.Vit e <strong>Gennaro Giliberti</strong>, responsabile Settore Produzioni agricole della Regione Toscana A seguire, focus su: <em>“La via toscana: qualità e territorio”</em> con gli interventi di <strong>Nicola Prudente (Tinto)</strong> conduttore Decanter &#8211; Rai Radio 2 e Linea Verde Italia &#8211; Rai 1, <strong>Ilaria. Lorini</strong>, miglior sommelier d&#8217;Italia AIS 2025, <strong>Bruna Caira</strong>, direttrice Strada del Vino del Nobile di Montepulciano, <strong>Donatella Cinelli Colombini</strong>, fondatrice Movimento Turismo del vino. Le conclusioni sono state affidate a <strong>Leonardo Marras</strong>, assessore all&#8217;Economia, al Turismo e all&#8217;Agricoltura della Regione Toscana. La mattinata è stata moderata da Simona Bellocci, caporedattore di Intoscana.it. A seguire, presso la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, si tiene una degustazione guidata dedicata ai giornalisti, di vini dei territori della Toscana offerti dai Consorzi organizzatori delle Anteprime e curata da AIS Toscana.</p>
<p><strong>I NUMERI DI UNA LEADERSHIP QUALITATIVA</strong></p>
<p>Il panorama vitivinicolo regionale è un mosaico d&#8217;eccellenza composto da 12.324 aziende. Con una superficie vitata di oltre <strong>60.000 ettari</strong>, la Toscana ha compiuto una scelta di campo radicale: la qualità estrema. Ben il <strong>97% dei vigneti è iscritto a denominazioni DOP</strong> rispetto alla media nazionale si ferma al 65%. Questo si traduce in un&#8217;offerta commerciale dove il 90% del vino che arriva al consumatore è certificato, garantendo un valore aggiunto che protegge i produttori dalle fluttuazioni dei mercati dei vini generici. Il pulsante &#8220;cuore&#8221; è il <strong>Sangiovese</strong>, che copre il 60% della superficie, ma la forza risiede nella varietà: dalle aree storiche di Siena e Firenze (che insieme rappresentano il 62% del vigneto regionale) alle aree emergenti, la Toscana offre una diversità di microclimi che la rendono resiliente ai cambiamenti climatici, dall&#8217;Appennino alle isole.</p>
<p><strong>PRODUZIONE E INVESTIMENTI: IL VIGNETO È GIOVANE, LA CANTINA SI RINNOVA</strong></p>
<p>Se la produzione si attesta sui 2,2 milioni di ettolitri nel 2025 – un dato che riflette una precisa volontà di selezione qualitativa e una gestione oculata delle rese – il settore gode di una salute strutturale straordinaria. Grazie all&#8217;utilizzo virtuoso della misura OCM Ristrutturazione (che ha interessato il 61% delle superfici), <strong>il 55% dei vigneti toscani ha meno di 20 anni</strong> . Questo significa avere impianti moderni, efficienti e pronti a produrre vini in linea con i nuovi gusti internazionali. Massicci investimenti anche per rinnovare ed innovare le cantine, con circa <strong>10 milioni di euro di aiuti</strong> a tutte le imprese che avevano presentato progetti.</p>
<p><strong>EXPORT: IL VALORE DEL BRAND TOSCANA</strong></p>
<p>In un mercato globale caratterizzato da una complessa congiuntura geopolitica, il vino toscano conferma la sua solidità. Le esportazioni dei rossi DOP (che rappresentano il 96% dell&#8217;export regionale) hanno mostrato una buona vitalità nei volumi <strong>verso l&#8217;Unione Europea (+3,5%).</strong> Sebbene il dato del valore complessivo registri una lieve flessione (-8%), questa va letta correttamente come un normale riassestamento dopo i picchi record degli anni precedenti e come una precisa strategia competitiva condivisa da Regione e Consorzi toscani, per alzare il valore rispetto ai volumi, puntando anche a mantenere le quote di mercato in aree chiave come gli <strong>USA (primo mercato mondiale, cresciuto del +2,9% in volume) e il Canada</strong> . La Toscana continua a pesare per il 10% del valore totale delle IG italiane, dimostrando che, quando il mondo cerca qualità, guarda verso le colline toscane.</p>
<p><strong>IL MERCATO INTERNO: RESILIENZA E NUOVI CONSUMATORI</strong></p>
<p>In Italia, le DOP toscane difendono con orgoglio il loro posizionamento nella Grande Distribuzione, rappresentando il 14% del valore totale del comparto. Mentre il consumo di vino generico cala (-5,7%), le DOP toscane contengono la flessione al solo 2,1%, dimostrando una fedeltà del consumatore superiore alla media. Il dato più interessante arriva dai <strong>giovani adulti (35-45 anni)</strong> . Questa fascia di consumatori, pur acquistando volumi leggermente inferiori, ha <strong>incrementato la spesa del 24%</strong> . È la prova tangibile di un nuovo paradigma: si beve meno, ma si beve molto meglio, e si sceglie Toscana.</p>
<p><strong>LA RIVOLUZIONE VERDE: TOSCANA CAPOFILA</strong></p>
<p>La novità più rilevante degli ultimi anni è il primato della sostenibilità. Con oltre <strong>23.000 ettari a coltivazione biologica (38% del totale regionale)</strong>, la Toscana è una delle regioni più &#8220;verdi&#8221; d&#8217;Europa. Contribuisce da sola al <strong>17% dell&#8217;intera superficie bio nazionale</strong>, posizionandosi in anticipo rispetto agli obiettivi dell&#8217;Agenda ONU 2030. Questo impegno non è solo etico, ma commerciale: il vino bio toscano sta diventando il nuovo standard richiesto dai mercati del Nord Europa e del Nord America.</p>
<p><strong>ENOTURISMO E FLUSSI TURISTICI: LA TOSCANA COME DESTINAZIONE ESPERIENZIALE</strong></p>
<p>Nel 2024, la Toscana ha consolidato il suo ruolo di protagonista nel panorama turistico nazionale, confermandosi la terza regione italiana per flussi turistici con ben <strong>15 milioni di arrivi</strong> (+2,6% rispetto al 2023) e oltre <strong>46 milioni di presenze.</strong> Questo dinamismo, che rappresenta il 10% dell&#8217;intera affluenza turistica in Italia, è formato soprattutto dalla <strong>componente internazionale, che costituisce il 58% del mercato</strong> . Un dato di particolare rilievo è la capacità della regione di distribuire i visitatori in modo capillare su tutto il territorio: la Toscana ferma infatti il <strong>​​primato nazionale</strong> per l&#8217;accoglienza rurale, con oltre <strong>6.000 aziende agrituristiche</strong> (quasi un quarto del totale italiano).<br />
In questo contesto, l&#8217; <strong>enoturismo</strong> è evoluto da attività collaterali a vera e propria leva strategica per lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento del legame tra agricoltura, comunità locali e turismo. Pioniera nel settore, la <strong>Regione Toscana</strong> è stata tra le prime in Italia ad adottare una normativa specifica (LR 30/2003), oggi adeguata alle più recenti linee guida nazionali, a cui aderiscono circa 170 operatori specializzati iscritti all&#8217;elenco regionale. Oggi, l&#8217;offerta delle aziende vitivinicole toscane va ben oltre la semplice degustazione, proponendo esperienze immersive che spaziano dall&#8217;arte contemporanea in cantina al trekking tra i filari, fino alla partecipazione attiva alla vendemmia. Per CESEO (Università LUMSA) che ha condotto una ricerca per il Movimento del Turismo del Vino, le imprese del vino toscane propongono un&#8217;accoglienza familiare nel 63% dei casi e mettono al centro dell&#8217;offerta il paesaggio (95%) e la cultura (74%) molto più che in ogni altra regione italiana. Sono molto dinamiche anche sul fronte delle proposte che uniscono la formazione all&#8217;intrattenimento come i corsi di cucina presenti nel 32% delle cantine.</p>
<p><strong>Il PREMIO ASET “KYLE PHILLIPS” A ALESSANDRA PIUBELLO</strong></p>
<p>Nell&#8217;ambito della Prima Anteprima è stato assegnato il <strong>Premio Kyle Phillips, </strong>da parte di <strong>Leonardo Tozzi, </strong>presidente di ASET &#8211; Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana &#8211; e da <strong>Leonardo Marras, </strong>assessore all&#8217;Economia, al Turismo e all&#8217;Agricoltura della Regione Toscana. Il premio intitolato al giornalista americano prematuramente scomparso è assegnato ogni anno dall&#8217;Associazione a un collega di settore che incarna l&#8217;approccio di franchezza, curiosità professionale, mancanza di pregiudizi e serenità di giudizio. Quest&#8217;anno il riconoscimento è stato assegnato ad <strong>Alessandra Piubello</strong>, giornalista, scrittrice e l&#8217;unica curatrice donna di una guida di vini pubblicata in Italia, la Guida Oro I Vini di Veronelli. Collabora con le più importanti riviste di settore nazionali e internazionali. La sua professionalità è supportata da studi (AIS, WSET, Università di Bordeaux), già ispettrice per la Guida Ristoranti de L&#8217;Espresso, autrice di libri, membro di prestigiose associazioni, presenza nei più importanti concorsi enologici al mondo come presidente di giuria, è Regional Chair ai Decanter World Wine Awards.</p>
<p><strong>LA SETTIMANA DEL VINO</strong></p>
<p>La Settimana delle Anteprime di Toscana prosegue con gli appuntamenti curati dai Consorzi: Anteprima del Nobile di Montepulciano (14 e 15 febbraio, Montepulciano), Chianti Classico Collection (16 e 17 febbraio, Stazione Leopolda, Firenze), Anteprima “L&#8217;Altra Toscana” (18 febbraio, Palazzo degli Affari, Firenze), Chianti Lovers &amp; Rosso Morellino (19 febbraio, Fortezza da Basso, Firenze), Valdarno di Sopra Day (20 febbraio, Anfiteatro del Borro, San Giustino Valdarno – Arezzo).</p>
<p><strong>BUYWINE</strong></p>
<p>La sedicesima edizione di Buywine Toscana, vetrina BtoB del vino made in Tuscany, si svolgerà l&#8217; <strong>11 e 12 marzo 2026</strong> presso la Stazione Leopolda di <strong>Firenze</strong> . L&#8217;evento di <strong>Regione Toscana</strong> e <strong>Camera di Commercio di Firenze</strong>, organizzato da <strong>PromoFirenze</strong> e <strong>Fondazione Sistema Toscana</strong>, vedrà <strong>190 aziende toscane</strong>, selezionate tramite bando regionale, incontro <strong>175 buyer </strong>provenienti da <strong>49 Paesi</strong> . Le principali delegazioni provengono da <strong>USA e Canada</strong>, che si confermano tra i Paesi di maggiore interesse. Rilevante anche la presenza di operatori dai <strong>Paesi del Mercosur e dall&#8217;America Latina</strong> . L&#8217;Asia sarà rappresentata sia da mercati consolidati come <strong>Cina, Singapore, Giappone e Corea del Sud</strong>, sia da Paesi con un interesse emergente come <strong>Thailandia, Vietnam e Malesia</strong> . Si conferma inoltre la tendenza europea, che evidenzia un crescente interesse nei <strong>Paesi dell&#8217;Europa centro-orientale</strong> e nell&#8217;Area <strong>Scandinava. </strong>Al termine del Buywine sono in programma <strong>Wine Tour riservato ai buyer</strong>, organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze e Consorzi Chianti Colli Fiorentini, Vino Toscana e Chianti Classico. Inoltre, grazie alla collaborazione con <strong>Promovito</strong>, associazione che comunicazione undici consorzi regionali, saranno realizzati altri due tour con visite in azienda e masterclass dedicate.</p>
<p><em>*Fonte: i numeri presentati da ISMEA sono tratti dalla ricerca: “I NUMERI DEL VINO IN TOSCANA 2026”, febbraio 2026.</em></p>
<p>Fonte:<a href="https://www.anteprimetoscane.it/AT/landing" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Anteprime di Toscana</strong></a></p>
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		<item>
		<title>La crescita dei vitigni resistenti punta su glera e pinot grigio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-crescita-dei-vitigni-resistenti-punta-su-glera-e-pinot-grigio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 08:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[piwi]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli incroci Piwi permettono di creare varietà sostenibili che necessitano di pochi trattamenti fungicidi, ma in Italia ad oggi sono autorizzate solo dieci regioni e non è possibile utilizzarle nelle DOP. Rappresentano una grande opportunità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli incroci Piwi permettono di creare varietà sostenibili che necessitano di pochi trattamenti fungicidi, ma in Italia ad oggi sono autorizzate solo dieci regioni e non è possibile utilizzarle nelle DOP.</em></p>
<p>Rappresentano una grande opportunità per il futuro del vino, ma l’Italia sembra essere in ritardo nel seguire questa strada. Sono i vitigni <strong>Piwi</strong> (acronimo del termine tedesco che significa “resistente ai funghi”) ovvero le <strong>varietà di vite resistenti ai parassiti</strong>, alle patologie o ancora a condizioni climatiche estreme come la siccità. Si tratta di <strong>cultivar di vite nate da una selezione di incroci</strong> che proprio grazie alle proprie caratteristiche di resistenza garantiscono ai coltivatori una forte riduzione dei trattamenti antiparassitari in vigneto. E in prospettiva una chance di <strong>coniugare sostenibilità ambientale e qualità del prodotto</strong>.</p>
<p>Ne è convinta<strong> la Commissione Europea che già da alcuni anni ha consentito l’impiego delle varietà resistenti</strong> anche all’interno delle denominazioni d’origine (Regolamento UE 2021/2117 del 2 dicembre 2021). Un’<strong>opportunità che è stata ad esempio colta dalla Francia, ma non dall’Italia</strong>, dove invece i vitigni resistenti sono consentiti per i vini da tavola e IGP ma non per le DOP (DOC e DOCG), come previsto dall’articolo 33 comma 6 del Testo Unito del Vino, legge 238/2016. Prescrizioni che ne stanno molto limitando la diffusione in Italia. Basti pensare che nel nostro Paese a fronte di un vigneto nazionale di 680mila ettari, <strong>la superficie coltivata con varietà Piwi non supera i 3.600 ettari</strong>, pari a circa lo 0,5% del totale.</p>
<h4>Diverso invece è lo scenario europeo</h4>
<p>La Francia è già oltre lo 0,7 per cento. <strong>L’Aoc Champagne ha integrato dal 2022 il vitigno resistente Voltis</strong>, consentendone la coltivazione fino al 5% delle superfici e un percorso analogo ha seguito <strong>l’Aoc Bordeaux col vitigno Artaban</strong>. In Germania e Svizzera le superfici con varietà resistenti superano il 2,5% in Ungheria sono già oltre l’8 per cento.</p>
<p>Altro aspetto che <strong>ne limita la diffusione nel nostro Paese è il fatto che al momento le varietà resistenti sono autorizzate solo in dieci regioni su venti</strong>. A escluderle sono soprattutto le regioni del Sud dove il clima più caldo limita gli attacchi delle malattie della vite e degli agenti patogeni e quindi rende meno impellente trovare delle contromisure.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<item>
		<title>Vitigni da riscoprire, export e reputazione nel mondo: il vino Sicilia DOP punta in alto</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vitigni-da-riscoprire-export-e-reputazione-nel-mondo-il-vino-sicilia-dop-punta-in-alto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 07:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=509888</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla vendemmia ai nuovi progetti di ricerca sulle uve storiche da rilanciare, il vino Sicilia DOP racconta una regione che investe su identità, sostenibilità e mercati internazionali, consolidando il ruolo di laboratorio enologico del Mediterraneo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla vendemmia ai nuovi progetti di ricerca sulle uve storiche da rilanciare, il vino Sicilia DOP racconta una regione che investe su identità, sostenibilità e mercati internazionali, consolidando il ruolo di laboratorio enologico del Mediterraneo</em></p>
<p>Tra i chiostri di Palermo, dove <strong>si è appena conclusa la Sicilia Doc Collection</strong>, <strong>Antonio Rallo</strong> fa il punto sulla stagione del vino in Sicilia. “Il vino siciliano è in salute, ma non possiamo fermarci. Dobbiamo continuare a innovare, a investire sui nostri vitigni e a raccontare la Sicilia contemporanea”, afferma il presidente <strong>del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia</strong> da noi sentito al termine del convegno che ha riunito produttori, ricercatori e stampa italiana ed europea.</p>
<p>Dopo <strong>due annate difficili</strong>, il 2024 segna una vendemmia che Rallo definisce “normale, anche se di normale c’è sempre poco”. La produzione si attesta intorno ai 3 milioni di ettolitri su 97.000 ettari di superficie vitata: un dato che conferma la Sicilia come seconda regione viticola italiana per estensione, ma anche come <strong>laboratorio di ricerca e sostenibilità</strong>.</p>
<p>“Il primo <strong>obiettivo del Consorzio è aiutare tutti noi a produrre sempre meglio</strong>. Non solo tutelare la denominazione, ma rafforzare la reputazione del vino siciliano nel mondo.” A trainare il mercato continuano a essere i bianchi, con il Grillo in testa e il Lucido (Catarratto) al centro di un lavoro di selezione e valorizzazione. “Abbiamo circa 30.000 ettari di Lucido, il vitigno più coltivato dell’isola. Stiamo studiando i biotipi e i cloni che meglio si prestano alla vinificazione in bianco e per gli spumanti, perché vogliamo portare sul mercato vini riconoscibili, legati al territorio e al nome del vitigno”, spiega Rallo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.repubblica.it/il-gusto/2025/11/28/news/sicilia_vino_vitigni_storici_da_riscoprire_export_e_reputazione_nel_mondo-425010239/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Repubblica.it</strong></a></p>
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		<title>Cambiamento climatico, territorio e qualità: il Delle Venezie DOP guarda al futuro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cambiamento-climatico-territorio-e-qualita-il-delle-venezie-dop-guarda-al-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 07:57:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[No-Lo]]></category>
		<category><![CDATA[piwi]]></category>
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		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 19 novembre 2025 a Trento il Congresso annuale organizzato dal Consorzio di tutela Delle Venezie per tracciare le nuove traiettorie del Pinot Grigio del Triveneto Dopo Venezia, Verona e Udine, il Congresso annuale del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 19 novembre 2025 a Trento il Congresso annuale organizzato dal Consorzio di tutela Delle Venezie per tracciare le nuove traiettorie del Pinot Grigio del Triveneto</em></p>
<p>Dopo Venezia, Verona e Udine, il Congresso annuale del <strong>Consorzio DOC Delle Venezie</strong> approda a <strong>Trento</strong>, il <strong>19 novembre 2025 presso la Federazione Trentina della Cooperazione, </strong>per una nuova edizione dedicata al tema <em>“Cambiamento climatico, territorio e qualità: nuove traiettorie per il Pinot Grigio del Triveneto”</em>. Un appuntamento itinerante che, anno dopo anno, coinvolge le principali città del Nordest in un percorso di confronto e riflessione sulle sfide e le prospettive del comparto vitivinicolo interregionale.</p>
<p>Con <strong>27.000 ettari di superficie vitata </strong>e <strong>1,7 milioni di ettolitri imbottigliati nel 2024</strong>, la <strong>DOC Delle Venezie</strong> si conferma una delle denominazioni di riferimento per il Pinot Grigio a livello mondiale: il vino bianco fermo italiano più esportato, simbolo della qualità e dell’identità produttiva del Nordest.</p>
<p>Promosso dal <strong>Consorzio DOC Delle Venezie</strong>, oggi il più grande modello di integrazione interregionale che unisce la filiera produttiva di Pinot Grigio prodotto in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento, l’evento è realizzato <strong>con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento e della Federazione Trentina della Cooperazione ed il supporto di Trentino Marketing</strong>. Un segnale concreto della volontà di costruire sinergie tra i diversi attori del territorio, in una visione condivisa di valorizzazione e sostenibilità.</p>
<p>Il Congresso 2025 si inserisce in un momento cruciale per il settore, segnato dal cambiamento climatico così come dai nuovi modelli di mercato e di consumo nonché dalla prospettiva di un prossimo aggiornamento del quadro normativo, a partire dal c.d. pacchetto vino – i cui emendamenti sono stati recentemente approvati dalla Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale (COMAGRI) del Parlamento europeo – e dalla nuova programmazione Politica Agricola Comune 2028-2034.</p>
<p>In tal senso, l’appuntamento del 19 novembre intende offrire, con un approccio multidimensionale, uno spazio di confronto sulle strategie di adattamento della viticoltura del Triveneto agli effetti del cambiamento climatico, analizzandone le implicazioni ambientali, economiche e sociali. Al centro dei lavori, temi quali l’adattamento del Pinot Grigio, patrimonio collettivo dei territori viticoli del Triveneto, la gestione del paesaggio viticolo come elemento della cultura immateriale e risorsa per le imprese, l’innovazione varietale e tecnologica, e il dialogo tra ricerca, istituzioni e operatori del settore.</p>
<p>A partire dalle ore <strong>10.00 del 19 novembre</strong> prenderà dunque il via il congresso articolato in <strong>due tavole rotonde</strong>, moderate dalla giornalista <strong>Costanza Fregoni</strong>, Direttrice responsabile di VVQ Vigne Vini e Qualità.</p>
<p>Ad aprire la giornata i <strong>saluti istituzionali</strong> di <strong>Luca Rigotti</strong>, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, e dei rappresentanti delle istituzioni territoriali: <strong>Giulia Zanotelli</strong> (Assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali della <strong>Provincia autonoma di Trento</strong>),<strong> Stefano Zannier</strong> (Assessore alle Risorse Agroalimentari, Forestali e Ittiche della <strong>Regione autonoma Friuli Venezia Giulia</strong>),  <strong>Alberto Zannol</strong> (Direttore Generale area marketing territoriale, cultura, turismo, agricoltura e sport della <strong>Regione del Veneto</strong>) e, a chiusura dei saluti istituzionali, l’intervento del <strong>Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida</strong>.</p>
<h4>Prima tavola rotonda – ore 10.30-12.00<br />
“Cambiamento climatico e paesaggio viticolo: strategie di adattamento e sostenibilità per le imprese”</h4>
<p>La sessione si aprirà con l’intervento di <strong>Dino Zardi</strong> (Professore dell’Università di Trento, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica), che presenterà dati e proiezioni sulle evoluzioni climatiche nell’areale DOC Delle Venezie, offrendo una visione tecnico-scientifica sull’andamento storico così come sugli scenari futuri.</p>
<p>Seguiranno <strong>Giuseppe Blasi</strong> (Capo Dipartimento della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale-MASAF), <strong>Maria Chiara Zaganelli</strong> (Direttore Generale CREA-Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) e <strong>Alessandro Armani</strong> (Responsabile beni Nord-Est del FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano), che porteranno il punto di vista dell’Amministrazione, della ricerca e del terzo settore, evidenziando le potenziali sinergie applicabili tra il sistema politico e istituzionale, tutela ambientale, paesaggio e filiera vitivinicola.<br />
<strong>Filippo Moreschi</strong> (UGIVI-Unione Giuristi della Vite e del Vino) approfondirà poi gli aspetti giuridici legati alla tutela ed alla gestione del paesaggio, anche in riferimento alla recente riforma europea delle Indicazioni Geografiche, mentre <strong>Luca Rigotti</strong> chiuderà la sessione con una riflessione sul futuro del comparto del Pinot Grigio, alla luce della necessità di coniugare sostenibilità ambientale ed economica, con un riferimento all’evoluzione del sistema Pinot Grigio interregionale.</p>
<p>Questa tavola rotonda metterà in evidenza, inoltre, l’importanza di un approccio interdisciplinare che unisca competenze agronomiche, giuridiche, ambientali e culturali nonché le prospettive offerte dal <strong>Reg. (UE) 2024/1143 di riforma delle IG</strong> che attribuisce ai Consorzi un ruolo attivo nella gestione del territorio, con riflessi sulla tutela del paesaggio e sulla promozione dell’enoturismo.</p>
<h4>Seconda tavola rotonda – ore 12.00-13.30<br />
“Il futuro del Pinot Grigio del Triveneto: innovazione, ricerca varietale e scenari normativi”</h4>
<p>La seconda sessione, di taglio più tecnico, si aprirà con l’intervento di <strong>Luigi Bavaresco</strong> (Professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), che analizzerà gli effetti del cambiamento climatico sul comportamento della vite, con particolare riferimento all’area del Triveneto. Seguirà <strong>Paolo Sivilotti</strong> (Professore dell’Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali), che illustrerà le tecniche agronomiche impiegate nell’ambito del progetto di ricerca promosso dal Consorzio DOC Delle Venezie e condiviso con il CREA-VE, Università di Padova, Veneto Agricoltura, Fondazione E. Mach e VCR Research Center, finalizzato alla produzione di <strong>Pinot Grigio DOC Delle Venezie a basso contenuto alcolico naturale ed alla valutazione del contributo di vini ottenuti da varietà resistenti nella quota complementare del disciplinare di produzione DOC Delle Venezie. Simone Vincenzi</strong> (Professore dell’Università degli Studi di Padova, DAFNAE) offrirà quindi il punto di vista enologico e gli strumenti utilizzabili durante i processi di cantina, mentre <strong>Marco Stefanini</strong> (Tecnologo e Ricercatore della Fondazione Edmund Mach) e <strong>Riccardo Velasco</strong> (Direttore CREA-VE) presenteranno il contributo e le innovazioni in materia di <strong>varietà resistenti (PIWI) e le prospettive rispetto all’applicazione delle tecniche di evoluzione assistita (TEA)</strong>. A chiudere la tavola rotonda sarà <strong>Michele Zanardo</strong>, Presidente del <strong>Comitato Nazionale Vini DOP e IGP</strong>, che fornirà il quadro normativo in materia di Indicazioni Geografiche, anche in riferimento alle novità introdotte dal Reg. (UE) 2024/1143.</p>
<p>Questa seconda parte del Convegno vuole porre in primo piano gli strumenti e le prospettive utili per accompagnare il cambiamento, stimolando una <strong>riflessione condivisa tra produttori, stakeholder, tecnici e istituzioni </strong>finalizzata a tutelare la capacità competitiva delle imprese vitivinicole.</p>
<p><strong>Per la partecipazione in presenza, considerando i posti limitati, si richiede </strong><a href="https://4j0gt.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/1t6Af4OiGsDg0irXlPPXcx0CzoNYOI/_bHc_HuhRBHT"><strong>registrazione obbligatoria</strong></a> <strong>che sarà in ogni caso soggetta a conferma tramite comunicazione mail</strong>.</p>
<p>La giornata di lavori sarà trasmessa in <strong>diretta streaming sulla pagina Facebook del Consorzio DOC Delle Venezie</strong>, per garantire la più ampia partecipazione anche a distanza.</p>
<p>Fonte: <a href="https://dellevenezie.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio DOC delle Venezie</strong></a></p>
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		<title>Delle Venezie DOP a Rive 2025 parla di innovazione, sostenibilità, low-alcohol e vitigni resistenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 08:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rive 2025. Chiamato ad intervenire a due tavole rotonde, il Consorzio Delle Venezie DOP porta alla rassegna di Pordenone la visione di una filiera che unisce ricerca, identità e futuro del Pinot Grigio tra innovazione, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-a-rive-2025-parla-di-innovazione-sostenibilita-low-alcohol-e-vitigni-resistenti/">Delle Venezie DOP a Rive 2025 parla di innovazione, sostenibilità, low-alcohol e vitigni resistenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rive 2025. Chiamato ad intervenire a due tavole rotonde, il Consorzio Delle Venezie DOP porta alla rassegna di Pordenone la visione di una filiera che unisce ricerca, identità e futuro del Pinot Grigio tra innovazione, sostenibilità, vino low-alcohol e vitigni resistenti<br />
</em></p>
<p>Due temi di grande attualità per il comparto vitivinicolo – la crescente attenzione ai vini a basso tenore alcolico e la sfida dei vitigni resistenti – hanno visto il <strong>Consorzio DOC Delle Venezie</strong> al centro di dibattiti tecnico-scientifici nell’ambito di <strong>RIVE 2025 &#8211; Rassegna Internazionale Viticoltura Enologia</strong>, la manifestazione biennale dedicata all’intera filiera della vite e del vino che si è tenuta presso la Fiera di Pordenone.</p>
<p>Organizzata da <strong>Assoenologi-</strong><strong>Associazione Enologi Enotecnici Italiani</strong>, la prima tavola rotonda cui ha partecipato Stefano Sequino, Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie, dal titolo “<strong><em>Vino e consumo, le nuove istruzioni per l’uso – Sperimentazioni tra Low e No-Alcohol</em></strong><strong>”. Un confronto che ha posto al centro una questione chiave per il futuro del settore, </strong>affrontato a partire dai dati di mercato, che testimoniano una crescita della domanda, con un approccio e contenuti tecnico-giuridici e scientifici. Moderata dall’enologa e giornalista <strong>Sissi Baratella</strong>, la discussione ha visto anche gli interventi di <strong>Michele Zanardo</strong>, Presidente del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP e Vicepresidente nazionale Assoenologi, <strong>Lorenzo Tosi</strong>, Responsabile marketing e comunicazione di<strong> Vivai Cooperativi Rauscedo</strong> e <strong>Paolo Fiorini</strong>, Presidente del Consorzio di tutela Garda DOC.</p>
<p>Il segmento Low-Alcohol è un tema presidiato dal Consorzio DOC Delle Venezie anche alla luce del <strong>progetto di ricerca</strong> in collaborazione con <strong>CREA-VE, Università di Udine</strong>, <strong>Università di Padova</strong>, <strong>Veneto Agricoltura, Vivai Cooperativi Rauscedo</strong> <strong>Research Center</strong> e la <strong>Fondazione Edmund Mach </strong>finalizzato a sviluppare, accanto all’utilizzabilità delle varietà resistenti, un Pinot Grigio DOC Delle Venezie a ridotto tenore alcolico naturale.</p>
<p>Sul fronte della tipologia a bassa gradazione alcolica, il protocollo sperimentale contempla l’impiego di differenti cloni di Pinot Grigio ed una gestione agronomica applicata con l’obiettivo di modulare la maturazione tutelando l’equilibrio aromatico dell’uva Pinot Grigio considerando, oltre al tenore di zuccheri ed il contenuto acidico, gli indici di maturazione fenolica.</p>
<p>Come ha sottolineato <strong>Stefano Sequino</strong>, <em>“il nostro obiettivo è intervenire sul grado alcolico nel rispetto dell’identità varietale e del profilo tipico del Pinot Grigio nordestino. La sfida è coniugare innovazione, tradizionalità e sostenibilità per rispondere alla crescente domanda del mercato ma con un approccio tecnico e scientifico che, grazie al contributo degli enti di ricerca coinvolti, sta guidando il nostro percorso”.</em></p>
<p>Sequino ha ricordato come la <strong>DOC Delle Venezie</strong>, la più estesa denominazione d’origine italiana per il Pinot Grigio e modello di integrazione interregionale tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino, sia impegnata in una riflessione tecnico-normativa e scientifica, mediante l’applicazione del protocollo sperimentale in vigneti pilota e dimostrativi, per introdurre nel disciplinare la possibilità di produrre un <strong>Pinot Grigio DOC Delle Venezie a bassa gradazione alcolica naturale</strong>. Un percorso innovativo, coerente con le esigenze di sostenibilità economica e ambientale della filiera e con la crescente richiesta di mercato di vini a <strong>ridotto contenuto alcolico e calorico</strong>.</p>
<p>Nel suo intervento, Stefano Sequino ha inoltre posto l’accento su due altri aspetti centrali rispetto all’attuale quadro normativo: da un lato, la necessità di <strong>definire in modo chiaro la categoria dei vini a bassa gradazione alcolica naturale</strong>, ottenuti cioè a partire da una differente gestione agronomica e colturale del vigneto e non mediante tecniche di dealcolazione, in modo abbiano – come previsto nella formulazione del c.d. pacchetto vino in discussione a livello europeo per i vini dealcolati e parzialmente dealcolati – una propria e specifica definizione in grado fornire distintività e riconoscibilità sul mercato. D’altra parte, l’esigenza di poter <strong>regolamentare la produzione delle bevande a base di vino dealcolato</strong> – non equiparabili al &#8220;vino&#8221; né in termini di caratteristiche merceologiche né rispetto al processo di ottenimento – che, nel caso riportino in etichetta e/o nella presentazione il nome della varietà di vite, in particolare Pinot Grigio, si ritiene possano ingenerare confusione nella scelta di acquisto del consumatore.</p>
<p>La tavola rotonda si è conclusa con una <strong>degustazione, condotta alla cieca</strong>, che ha permesso di valutare ed approfondire le <strong>differenze tecniche e organolettiche</strong> tra campioni di vini dealcolati e vini a bassa gradazione alcolica naturale sperimentali e già posti in commercio. In particolare, il <strong>Consorzio DOC Delle Venezie</strong> ha presentato un <strong>Pinot Grigio </strong>ottenuto dall’applicazione del protocollo sperimentale<strong> con una gradazione alcolica naturale pari a</strong> 8,8% vol ed un <strong>Pinot Grigio dotato di un titolo alcolometrico di 9% vol posto in commercio, non certificato DOC Delle Venezie</strong> ma prodotto nello stesso areale di produzione della denominazione di origine.</p>
<p>Il Consorzio DOC Delle Venezie è tornato tra i protagonisti della seconda tavola rotonda di RIVE 2025, dal titolo <em><strong>“I nuovi disciplinari, vigneti resistenti: sì o no”</strong></em>, moderata dalla giornalista <strong>Clementina Palese</strong>, che ha visto di nuovo il contributo del Direttore Stefano Sequino accanto a <strong>Michele Zanardo</strong>, Riccardo Velasco, Direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CREA-VE), <strong>Andrea Battistella</strong>, Vicedirettore del Consorzio Tutela Prosecco DOC, <strong>Sergio Germano</strong>, Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e l’intervento conclusivo del Prof. <strong>Eugenio Pomarici</strong> del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p>
<p>Nell’occasione il Direttore Stefano Sequino ha ribadito la posizione del <strong>Consorzio </strong>rispetto all’<strong>introduzione delle varietà resistenti, c.d. PIWI, per l’ottenimento dei vini a denominazione di origine </strong>e, nel caso specifico della DOC Delle Venezie, nella quota complementare del disciplinare di produzione, nel limite del 10%. “<em>Nel nostro areale di produzione – ha spiegato Sequino – le uve ottenute da varietà resistenti sono da tempo utilizzate per la produzione dei vini ad Indicazione Geografica e già esiste un patrimonio di conoscenza e di esperienza che ci consente di fare un passo avanti in termini di sostenibilità ambientale e di riduzione dei costi per le imprese. Si tratta di un percorso che stiamo portando avanti con approccio tecnico e scientifico con l’obiettivo di valutare, insieme ai nostri tecnici, enologici e produttori della DOC Delle Venezie, il contributo dei vini ottenuti da varietà resistenti rispetto al profilo organolettico del Pinot Grigio”. </em></p>
<p>Sono infatti in corso prove di microvinificazione e degustazioni tecniche su campioni di Pinot Grigio tagliati con vini ottenuti da varietà resistenti, con particolare riferimento a quelle varietà di vite che presentano un parentale già inserito nella quota complementare del disciplinare di produzione DOC Delle Venezie, come Pinot bianco, Friulano e Chardonnay.</p>
<p><em>“I risultati delle degustazioni tecniche sono di grande interesse e ci consentiranno di effettuare delle scelte consapevoli, nel rispetto del profilo organolettico tipico del Pinot Grigio. Nel frattempo – ha affermato Sequino – </em><em>seguiamo con attenzione i lavori parlamentari rispetto agli obiettivi del DDL S. 1152 che, coerentemente con il percorso tracciato da tempo dal Reg. (UE) 2021/2117, intende inserire, come già avvenuto in Francia, le varietà resistenti nella base ampelografica dei vini a denominazione di origine, possibilità oggi non consentita dal Testo unico del vino</em>”.</p>
<p>Fonte: <a href="https://dellevenezie.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio DOC delle Venezie</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/11/28.-CS-DOC-delle-Venezie_RIVE-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-a-rive-2025-parla-di-innovazione-sostenibilita-low-alcohol-e-vitigni-resistenti/">Delle Venezie DOP a Rive 2025 parla di innovazione, sostenibilità, low-alcohol e vitigni resistenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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