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	<title>viticoltura &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>viticoltura &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Viticoltura resiliente ai cambiamenti climatici, al Santa Chiara Lab i primi risultati della ricerca applicata</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/viticoltura-resiliente-ai-cambiamenti-climatici-al-santa-chiara-lab-i-primi-risultati-della-ricerca-applicata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:47:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[agritech]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca del Santa Chiara Lab sulla viticoltura resiliente ai cambiamenti climatici individua portainnesti più resistenti a siccità e stress salino per sostenere l’adattamento della viticoltura. Una delle linee di ricerca applicata del Santa Chiara Lab [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ricerca del Santa Chiara Lab sulla viticoltura resiliente ai cambiamenti climatici individua portainnesti più resistenti a siccità e stress salino per sostenere l’adattamento della viticoltura.</em></p>
<p>Una delle linee di ricerca applicata del <strong>Santa Chiara Lab dell&#8217;Università di Siena</strong> riguarda l’individuazione di soluzioni per <strong>consentire al settore vitivinicolo di far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico</strong> in termini di scarsità idrica, aumento delle temperature e stress salino.</p>
<p>In particolare, nei laboratori di aeroponica del Centro sono<strong> in corso studi miranti ad individuare portainnesti capaci di garantire una maggiore resilienza della vite in condizioni di limitata disponibilità idrica e condizioni di elevata salinità</strong>. I portainnesti analizzati (tra cui Dod Ridge, 1103 Paulsen, 140 Ruggeri, Kober 5BB) costituiscono la parte basale della pianta sulla quale sarà innestato il vitigno prescelto dall’azienda agricola per la sua produzione, ad esempio sangiovese, canaiolo o trebbiano.</p>
<p>L&#8217;attività di ricerca, sviluppata inizialmente nell&#8217;ambito del <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-03/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Centro Nazionale Agritech, Spoke 9</strong></a>, è realizzata in collaborazione con l&#8217;Università degli Studi di Milano, l&#8217;Università degli Studi di Padova e i Vivai Cooperativi Rauscedo (VCR), azienda leader a livello mondiale nel settore vivaistico viticolo, che ha reso possibile la messa a dimora di quasi 3000 talee di vite, creando una base sperimentale ampia e rappresentativa per lo svolgimento delle attività di ricerca.</p>
<p>I laboratori di aeroponica del Santa Chiara Lab consentono di osservare e monitorare lo sviluppo dell&#8217;apparato radicale in condizioni controllate, offrendo ai ricercatori uno strumento avanzato per analizzare il comportamento dei diversi portainnesti e la loro capacità di adattamento agli stress idrici.</p>
<p>Dopo due anni, <strong>si è conclusa la prima fase della sperimentazione</strong>, con l’analisi comparativa di diversi portainnesti. Ciò ha permesso di mappare con precisione i parametri fisiologici, biochimici e strutturali che determinano la tolleranza delle diverse varietà alla siccità e allo stress salino, evidenziando i meccanismi di adattamento più efficaci, rappresentati dalla conformazione strutturale della radice, dalla capacità di ottimizzare l&#8217;uso delle risorse idriche riducendo gli sprechi e dall&#8217;attivazione di un tempestivo sistema di difesa proteica.</p>
<p>I dati già ottenuti permettono di classificare i genotipi in base alla loro maggiore o minore tolleranza allo stress da carenza d&#8217;acqua o salino.  Ulteriori analisi consentiranno di approfondire il diverso grado di tolleranza tra le varietà e, al tempo stesso, di comprendere come i portainnesti più performanti siano in grado di mantenere la memoria di una condizione di stress, una caratteristica indispensabile per incrementare la resilienza.</p>
<p><strong>La prossima fase prevede di mettere a disposizione delle aziende agricole informazioni precise e scientificamente valide sulla capacità dei vari portinnesti di resistere agli stress idrici e salini</strong>, così da consentire loro scelte più consapevoli e utili alla loro produzione.</p>
<p>«<em>Questa attività rappresenta un importante esempio di collaborazione tra università e imprese vivaistiche</em>», <strong>sottolineano i ricercatori coinvolti</strong>. «<em>L&#8217;integrazione tra competenze scientifiche e know-how produttivo permette di sviluppare soluzioni concrete per accompagnare il settore vitivinicolo nella transizione verso modelli sempre più sostenibili e resilienti.</em>»</p>
<p>«<em>Il Santa Chiara Lab conferma la propria vocazione a essere un luogo in cui ricerca, innovazione e imprese collaborano per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, fra cui certamente rientrano gli effetti del cambiamento climatico sulle produzioni agroalimentari. Il progetto dimostra come il lavoro congiunto tra università e vivaisti possa generare conoscenze utili alle aziende agricole, con ricadute concrete per il territorio e l&#8217;intero comparto viticolo</em>», dichiara il <strong>Prof. Riccaboni presidente del centro Santa Chiara Lab Università di Siena</strong>.</p>
<p>«<em>Da anni ormai i VCR sono impegnati in un programma di miglioramento genetico della vite e in questo contesto si colloca l’attività di ricerca presso le strutture del Santa Chiara Lab; vogliamo valutare le potenzialità del sistema aeroponico come strumento per la fenotipizzazione rapida di nuovi genotipi</em>» dichiara la dottoressa <strong>Elisa De Luca</strong>, <strong>responsabile del Research Center VCR</strong>. «<em>Per un vivaio è fondamentale contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative che possano sostenere il futuro della viticoltura. La collaborazione con il Santa Chiara Lab e con le università coinvolte ci consente di mettere a disposizione il nostro patrimonio di competenze e materiale vivaistico per una ricerca che potrà offrire strumenti concreti ai viticoltori chiamati ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici</em>»</p>
<p>Fonte: <a href="https://santachiaralab.unisi.it/it/magazine/al-santa-chiara-lab-i-primi-risultati-del-progetto-di-ricerca-applicata-una-viticoltura" target="_blank" rel="noopener">Santa Chiara Lab &#8211; Unisi.it</a></p>
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		<title>Vini DOP e IGP, valori standard più alti per assicurare le uve con l’aiuto pubblico</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vini-dop-e-igp-valori-standard-piu-alti-per-assicurare-le-uve-con-laiuto-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salgono i parametri per le polizze agevolate. La novità è contenuta in un decreto del ministero dell’agricoltura, in Gazzetta, che modifica il Piano di gestione dei rischi Alle menzioni del prodotto uva da vino DOP [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Salgono i parametri per le polizze agevolate. La novità è contenuta in un decreto del ministero dell’agricoltura, in Gazzetta, che modifica il Piano di gestione dei rischi</em></p>
<p>Alle menzioni del prodotto <strong>uva da vino DOP e IGP</strong> per le quali è stata calcolata una riduzione del valore standard per l’anno 2026 superiore al 25% rispetto all’annata precedente, si applica una <strong>decurtazione forfettaria del 10%</strong>. La novità è intervenuta con il decreto di modifica del <strong>Piano di gestione dei rischi in agricoltura 2026</strong> (decreto <strong>Masaf</strong> n. 373990 del 30 luglio 2026 pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale </em>n. 212del 12 settembre 2026).</p>
<p><strong>I valori standard sono utilizzati </strong>per calcolare i contributi pubblici spettanti agli agricoltori che sottoscrivono <strong>polizze assicurative agevolate</strong>. Pertanto l’operazione appena portata a termine consente di scongiurare rinunce alla copertura e disaffezione da parte dei viticoltori che in alcuni casi si sono dovuti confrontare con riduzione dei valori standard anche superiori al 50%, <strong>ora ridimensionati al 10%</strong>.</p>
<p><strong>Il recente provvedimento affronta</strong> alcune criticità riguardanti i vivaisti, in particolare in riferimento alla corretta quantificazione della <strong>soglia di danno</strong> che deve essere superata per far scattare l’erogazione degli indennizzi da parte delle compagnie assicurative.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/nel-centro-di-milano-una-jungla-di-cartelli-xu8yxij3" target="_blank" rel="noopener"><strong>Italia Oggi</strong></a></p>
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		<title>Viticoltura, i Consorzi di tutela del Prosecco sostengono la formazione dei nuovi Tecnici Agritech</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/viticoltura-i-consorzi-di-tutela-del-prosecco-sostengono-la-formazione-dei-nuovi-tecnici-agritech/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tecnologie digitali, competenze tecnico-scientifiche e strumenti di precisione per formare i professionisti della viticoltura di domani: ultimi posti disponibili al corso biennale di ITS Academy Agroalimentare Veneto, patrocinato dai Consorzi di tutela del Prosecco Guidare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tecnologie digitali, competenze tecnico-scientifiche e strumenti di precisione per formare i professionisti della viticoltura di domani: ultimi posti disponibili al corso biennale di ITS Academy Agroalimentare Veneto, patrocinato dai Consorzi di tutela del Prosecco</em></p>
<p>Guidare un vigneto con sensori e droni, scegliere le forme di coltivazione più sostenibili, garantire la qualità di ogni grappolo fino alla vendemmia: <strong>è</strong> il lavoro del<strong> Tecnico agritech, la nuova </strong>figura professionale che il sistema vitivinicolo veneto cerca lungo tutta la filiera, dalla gestione del vigneto e della produzione al controllo qualità, fino alla promozione dei prodotti e del territori<strong>o. </strong>Un ruolo tecnico e insieme strategico, che si forma nel cuore delle <strong>Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio dell&#8217;Umanità UNESCO</strong>, grazie al corso biennale “Tecnico specializzato agritech per la viticoltura sostenibile e di precisione” dell’ITS Academy Agroalimentare Veneto che a settembre riapre le iscrizioni per gli ultimi posti disponibili del<strong> biennio 2026-2028.</strong></p>
<p>Il corso, con sede a Conegliano presso l’ISISS &#8220;G.B. Cerletti&#8221;, nasce in collaborazione con il <strong>Consorzio Tutela Prosecco DOC</strong>, il <strong>Consorzio di Tutela Conegliano-Valdobbiadene Prosecco DOCG</strong> e il <strong>Consorzio Tutela Vini Asolo Montello</strong>, che patrocinano il percorso per rispondere a una domanda concreta delle aziende consorziate: tecnici con solide competenze tecnico-scientifiche e digitali, capaci di seguire l&#8217;intera filiera viticola.</p>
<p>In <strong>1.000 ore complessive tra aula e laboratori, e 800 ore di stage in azienda</strong>, gli studenti e le studentesse imparano a gestire ogni fase del ciclo produttivo in vigneto: dalla scelta dei materiali vivaistici e delle forme di allevamento, all&#8217;impianto, alla conduzione agronomica sostenibile, alla difesa fitosanitaria, fino a vendemmia e conferimento. Particolare attenzione è dedicata alla meccanizzazione e alla viticoltura di precisione, con <strong>sensoristica e droni</strong>, e alla conoscenza delle documentazioni obbligatorie e delle principali certificazioni internazionali. Al termine del percorso vengono rilasciati i principali patentini di settore, tra cui quello per l&#8217;uso dei prodotti fitosanitari, il corso sicurezza e le certificazioni per l&#8217;utilizzo di droni (A1+A3).</p>
<p>Il Tecnico agritech <strong>trova sbocco nelle aziende vitivinicole del territorio GUIDATE dai </strong>Consorzi di tutela del Prosecco<strong>, nella gestione del vigneto e della produzione, nel controllo qualità di prodotto e processo e nella promozione dei prodotti e del territorio.</strong></p>
<p>È possibile partecipare all&#8217;<strong>Open Day online del 21 settembre</strong> per conoscere il corso, oppure prenotare un <strong>colloquio individuale online con gli orientatori dell&#8217;ITS</strong> per un orientamento personalizzato. Le <strong>selezioni per gli ultimi posti disponibili del biennio 2026-2028</strong> si terranno il <strong>30 settembre</strong>, con <strong>chiusura delle iscrizioni il 27 settembre</strong>. <strong>Informazioni e iscrizioni: segreteria@itsagroalimentareveneto.it &#8211; itsagroalimentareveneto.it</strong></p>
<p>Fonte: <strong>ITS Academy Agroalimentare Veneto</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/09/CS_ITS-AGROALIMENTARE-VENETO_Agritech-per-la-viticoltura-sostenibile-e-di-precisione_Conegliano-14_9_26.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La nuova geografia del cibo italiano entro il 2050: vigneti in alto, olivi a Nord e pomodori a rischio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-nuova-geografia-del-cibo-italiano-entro-il-2050-vigneti-piu-in-alto-olivi-verso-nord-e-pomodori-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi climatica sta ridisegnando la mappa agricola italiana, aprendo nuovi territori ad alcune colture e rendendo più ostici quelli in cui sono cresciute per secoli. Ma non sarà un semplice «trasloco» verso Nord o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La crisi climatica sta ridisegnando la mappa agricola italiana, aprendo nuovi territori ad alcune colture e rendendo più ostici quelli in cui sono cresciute per secoli. Ma non sarà un semplice «trasloco» verso Nord o altro: ecco alcuni scenari possibili secondo gli esperti.</em></p>
<p>Un vigneto sopra i mille metri sulle Alpi. Olivi dove fino a pochi decenni fa gli inverni erano troppo rigidi per coltivarli. E, più a Sud, pomodori messi alla prova da estati sempre più calde e dalla scarsità d&#8217;acqua. <strong>Il cambiamento climatico sta ridisegnando anche la geografia del cibo italiano</strong>. Non sarà un semplice trasloco da Sud verso Nord e non avverrà da un giorno all&#8217;altro. Per vite e olivo la direzione è visibile salendo di latitudine e di quota. Per il pomodoro da industria la sfida è diversa: continuare a produrre nelle grandi aree della Pianura Padana e del Mezzogiorno con temperature più alte e meno acqua a disposizione. Il 2050 è più vicino di quanto sembri. La domanda, dunque, non è solo dove coltiveremo domani, ma anche <strong>cosa dovremo cambiare</strong> per continuare a coltivare ciò che oggi consideriamo italiano. Ne abbiamo parlato con due esperti, <strong>Carlo Andreotti e Davide Cammarano</strong>.</p>
<h4>La vite sale di quota</h4>
<p>La vite è uno degli indicatori più immediati del cambiamento in corso. Temperatura e disponibilità d&#8217;acqua determinano maturazione dell&#8217;uva, acidità, zuccheri, aromi e quindi anche lo stile del vino. Uno studio pubblicato nel 2024 su <em>Atmosphere</em> ha analizzato come potrebbero cambiare le condizioni bioclimatiche della viticoltura nazionale fino al 2080. <strong>Il quadro mostra una progressiva trasformazione delle fasce climatiche</strong>. Il fenomeno si fa evidente sulle Alpi. In Alto Adige, dove oggi i vigneti arrivano fino a circa mille metri di altitudine, l&#8217;aumento delle temperature può rendere più adatti alla vite territori oggi troppo freddi. Persino aree oltre i mille metri potrebbero diventare più favorevoli alla coltivazione. Salire, però, non significa trovare nuovo terreno disponibile. «Si crescerà in altitudine, ma lo si dovrà fare in maniera accurata, consapevole, basata su solide informazioni tecniche e non sarà un passaggio a costo zero», puntualizza subito <strong>Carlo Andreotti, docente alla Libera Università di Bolzano.</strong></p>
<p>Il problema sono in particolar modo gli eventi estremi. Una gelata primaverile può arrivare proprio nella fase più delicata dello sviluppo della pianta, rendendo rischiosi investimenti importanti. «Se i tempi di ritorno di eventi estremi, come le gelate primaverili appunto, diventano troppo brevi, chi fa un investimento di centinaia di migliaia di euro può trovarsi nella condizione di non poter più considerare quell&#8217;investimento possibile o remunerativo», chiarisce ancora. <strong>La viticoltura del futuro, dunque, sarà anche una questione di tecnologia: </strong>sistemi di protezione, gestione della chioma, irrigazione di soccorso, portinnesti, nuove varietà e capacità di leggere con maggiore precisione il rischio.</p>
<p>[…]</p>
<h4>L&#8217;olio va verso Nord</h4>
<p>Se la vite sale, l&#8217;olivo si muove verso Nord e quote maggiori. Il <strong>CREA</strong> considera l&#8217;olivo un importante «bio-indicatore» dell&#8217;evoluzione del clima mediterraneo. Proprio secondo le elaborazioni del <strong>Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l&#8217;analisi dell&#8217;Economia Agraria</strong>, negli anni Duemila le aree climaticamente utilizzabili per l&#8217;olivicoltura rappresentavano circa il 39 percento dell&#8217;area mediterranea; potrebbero arrivare a circa il 50 percento nel 2050. L&#8217;espansione interessa soprattutto altitudini maggiori nell&#8217;Italia centrale e latitudini più settentrionali, comprese le province di Treviso e Pordenone.</p>
<p>[…]</p>
<h4>Spostare il pomodoro? Non è così semplice</h4>
<p>Se al Sud farà troppo caldo, coltiveremo il pomodoro più a Nord? «Per le colture annuali il discorso è un po’ diverso», spiega Cammarano che aggiunge: «Si può anticipare la semina o il trapianto, cambiare varietà e utilizzare genotipi più resistenti al caldo o alla siccità. <strong>Anche l&#8217;agricoltura di precisione può aiutare a distribuire acqua e altri input soltanto dove e quando servono</strong>. Sul pomodoro alcune aziende stanno già lavorando per sviluppare genotipi più resistenti alle temperature elevate e alla siccità. La scienza sulla fisiologia delle piante annuali si muove molto velocemente». La genetica può quindi diventare una delle chiavi dell&#8217;adattamento, ma <strong>non è una bacchetta magica</strong>: «Possiamo cambiare la data di semina, per esempio anticipandola. Se, però, le temperature invernali non scendono più sotto a determinate soglie o arrivano ritorni di freddo, quella strategia potrebbe non essere ottimale. Il nostro studio, del resto, fotografava soprattutto cosa potrebbe accadere mantenendo genotipi e tecniche attuali. L&#8217;agricoltura del 2050 sarà probabilmente diversa».</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.corriere.it/cook/26_settembre_11/la-nuova-geografia-del-cibo-italiano-entro-il-2050-vigneti-sempre-piu-in-alto-olivi-verso-nord-e-pomodori-a-rischio-fa288f7c-b359-472c-bf21-687bd0b47xlk.shtml?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cook &#8211; Corriere della Sera</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-nuova-geografia-del-cibo-italiano-entro-il-2050-vigneti-piu-in-alto-olivi-verso-nord-e-pomodori-a-rischio/">La nuova geografia del cibo italiano entro il 2050: vigneti in alto, olivi a Nord e pomodori a rischio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Delle Venezie DOP: premio di laurea per valorizzare ricerca e nuove competenze nel settore vitivinicolo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-nasce-il-premio-di-laurea-giuseppe-catarin-per-valorizzare-ricerca-e-nuove-competenze-nel-settore-vitivinicolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 07:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio dedica l’iniziativa alla memoria dell’enologo e funzionario della Regione del Veneto, Giuseppe Catarin, che contribuì allo sviluppo del comparto e al percorso della denominazione. Promuovere la ricerca universitaria, valorizzare le competenze delle nuove [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-nasce-il-premio-di-laurea-giuseppe-catarin-per-valorizzare-ricerca-e-nuove-competenze-nel-settore-vitivinicolo/">Delle Venezie DOP: premio di laurea per valorizzare ricerca e nuove competenze nel settore vitivinicolo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio dedica l’iniziativa alla memoria dell’enologo e funzionario della Regione del Veneto, Giuseppe Catarin, che contribuì allo sviluppo del comparto e al percorso della denominazione.</em></p>
<p>Promuovere la ricerca universitaria, valorizzare le competenze delle nuove generazioni e favorire un dialogo sempre più stretto tra mondo accademico e filiera vitivinicola. Con questi obiettivi <strong>il Consorzio DOC Delle Venezie istituisce il Premio di Laurea “Giuseppe Catarin”, dedicato alla memoria dell’enologo e funzionario della Regione del Veneto</strong> che, nel corso della propria attività professionale, ha contribuito con competenza, passione e visione strategica allo sviluppo del settore vitivinicolo regionale e, tra i diversi progetti seguiti, anche al percorso che ha condotto alla costituzione e all’affermazione della DOC Delle Venezie.</p>
<p>Il Premio nasce con una finalità culturale, scientifica e istituzionale e intende riconoscere e valorizzare elaborati universitari capaci di offrire un contributo concreto alla conoscenza, allo sviluppo e alla competitività del comparto vitivinicolo, con particolare riferimento al Nord-Est italiano e attraverso un approccio interdisciplinare che metta in relazione competenze tecniche, economiche, giuridiche, ambientali e comunicative.</p>
<p>“<em>Con questo Premio vogliamo innanzitutto ricordare Giuseppe Catarin attraverso ciò che meglio ne rappresentava il modo di lavorare: competenza, capacità di visione e attenzione all’evoluzione del settore</em> – dichiara <strong>Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie</strong> – <em>Allo stesso tempo vogliamo guardare al futuro, creando un’occasione per avvicinare il mondo universitario alla filiera vitivinicola e per intercettare studi, idee e nuove competenze che possano aiutarci a comprendere e affrontare i cambiamenti in corso. Un settore complesso come quello del vino ha sempre più bisogno di ricerca, innovazione e capacità di leggere i fenomeni da prospettive differenti: tecniche e agronomiche, ma anche economiche, giuridiche, ambientali e comunicative. Crediamo che investire sui giovani e sulla conoscenza significhi investire sulla competitività futura dei nostri territori e delle nostre denominazioni, dando continuità a quell’approccio fatto di competenza, curiosità e capacità di guardare avanti che ha contraddistinto Giuseppe Catarin e che, attraverso questo Premio, vogliamo trasmettere alle nuove generazioni</em>”.</p>
<p>Il bando è aperto a tesi di laurea triennale, magistrale o magistrale a ciclo unico dedicate al settore vitivinicolo del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento. Tra gli ambiti individuati figurano viticoltura ed enologia, sostenibilità ambientale e cambiamento climatico, economia e marketing del vino, diritto vitivinicolo e tutela delle denominazioni, comunicazione, turismo e valorizzazione del paesaggio, innovazione tecnologica e digitale, filiera vitivinicola e competitività dei territori.</p>
<p>Potranno partecipare i laureati che abbiano frequentato corsi di studio con sede didattica in Veneto, Friuli Venezia Giulia o Provincia autonoma di Trento e discusso la tesi nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2024 e il 31 ottobre 2026.</p>
<p>Particolare attenzione sarà riservata all’originalità e al rigore scientifico, all’utilità e applicabilità dei risultati per la filiera, al contributo allo sviluppo del territorio viticolo e del sistema delle Indicazioni Geografiche e alla coerenza della ricerca con il settore vitivinicolo del Nord-Est.</p>
<p><strong>Le candidature dovranno essere trasmesse entro e non oltre il 16 novembre 2026</strong> all’indirizzo <a href="mailto:info@dellevenezie.it">info@dellevenezie.it</a>, allegando la documentazione prevista dal bando, <a href="https://drive.google.com/file/d/1aBFhbBuekhASoYHkS-KP3T65AXzVlQJC/view?usp=sharing">consultabile a questo link</a>.</p>
<p>Il vincitore potrà essere coinvolto nelle attività istituzionali del Consorzio attraverso la presentazione dell’elaborato in occasione di eventi o iniziative dedicate, trasformando così il Premio anche in un’occasione di diffusione e condivisione delle conoscenze sviluppate in ambito universitario.</p>
<p>Per informazioni è possibile rivolgersi alla Segreteria del Consorzio DOC Delle Venezie, tel. +39 045 4943850, e-mail <a href="mailto:info@dellevenezie.it">info@dellevenezie.it</a>.</p>
<p>Fonte: <a href="https://dellevenezie.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela Vini DOC delle Venezie</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/09/25.-CS-DOC-delle-Venezie_Premio-di-Laurea-Giuseppe-Catarin-2026_4-9-26.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/delle-venezie-dop-nasce-il-premio-di-laurea-giuseppe-catarin-per-valorizzare-ricerca-e-nuove-competenze-nel-settore-vitivinicolo/">Delle Venezie DOP: premio di laurea per valorizzare ricerca e nuove competenze nel settore vitivinicolo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Il Consorzio Vini Trentino presenta il 3° Bilancio di Sostenibilità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-sostenibilita-nel-futuro-della-filiera-il-consorzio-vini-trentino-presenta-il-3-bilancio-di-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 07:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[bilancio di sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini del Trentino presenta il 3° Bilancio di Sostenibilità, un appuntamento che mette al centro dati, imprese e nuove sfide della filiera. Il 30 settembre a Trento produttori, istituzioni, GDO e professionisti si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio Vini del Trentino presenta il 3° Bilancio di Sostenibilità, un appuntamento che mette al centro dati, imprese e nuove sfide della filiera. Il 30 settembre a Trento produttori, istituzioni, GDO e professionisti si confronteranno su sostenibilità, competitività e capacità del vino trentino di creare valore, tutelando territorio e comunità.</em></p>
<p>La sostenibilità non è più soltanto una dimensione ambientale, ma una componente sempre più centrale della capacità di un territorio vitivinicolo di creare valore, tutelare le proprie risorse e affrontare con consapevolezza le trasformazioni del mercato. È questo il filo conduttore della <strong>presentazione del 3° Bilancio di Sostenibilità del </strong><a href="https://vinideltrentino.com/"><strong>Consorzio Vini del Trentino </strong></a>che si terrà mercoledì 30 settembre 2026 dalle 17:00 alle 19:30 presso l’ITAS Forum in via Adalberto Libera 13 a Trento.</p>
<p>Un appuntamento pensato per fare il punto sul percorso intrapreso dal comparto e, soprattutto, per mettere a confronto prospettive e competenze diverse.Il Consorzio Vini del Trentino, organismo di rappresentanza e tutela della vitivinicoltura trentina, svolge un ruolo di coordinamento e valorizzazione della filiera e del territorio. Il suo impegno sulla sostenibilità si inserisce in un percorso sviluppato negli anni, che coinvolge le aziende e affronta il tema nella sua dimensione ambientale, economica e sociale. Un percorso che trova nel Bilancio di Sostenibilità uno <strong>strumento di misurazione, trasparenza e confronto e non soltanto un documento di rendicontazione.</strong></p>
<p>La presentazione del Bilancio di Sostenibilità 2025 nasce proprio con questo spirito: raccontare ciò che è stato fatto, leggere i dati e aprire una riflessione sulle sfide che attendono il vino trentino. <strong>Il programma mette infatti in dialogo il mondo della produzione con quello della formazione, della grande distribuzione e della comunicazione</strong>, offrendo una lettura della sostenibilità che parte dal vigneto ma arriva fino al consumatore e ai mercati internazionali.</p>
<p>Ad aprire i lavori, moderati da <strong>Patrizia Orsingher</strong>, saranno i saluti istituzionali e l’intervento del <strong>presidente del Consorzio Vini del Trentino Albino Zenatti</strong>, con la partecipazione delle autorità provinciali. <strong><em>“La sostenibilità è una responsabilità che riguarda l’intera filiera e che non può essere affrontata come un tema isolato,</em></strong> – commenta il presidente Zenatti – <em>il Bilancio di Sostenibilità ci permette di dare concretezza a un percorso che coinvolge quotidianamente le nostre imprese e il territorio in cui operano. Il nostro obiettivo è continuare a costruire una viticoltura capace di guardare al futuro, mantenendo insieme qualità, competitività, tutela dell’ambiente e capacità di generare valore per le comunità trentine”.</em></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/ambiente-e-sostenibilita/bilancio-sostenibilita-2025-consorzio-vini-trentino-settembre-2026/" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzi-di-tutela-e-indicazioni-geografiche-un-legame-piu-forte-con-il-consumatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo</em></p>
<p><strong>Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni</strong> e dalla capacità dei territori di innovare restando fedeli alla propria identità. Non soltanto una questione di marchio, ma piuttosto un modello economico, fondato sul rapporto tra produzione, paesaggio e reputazione. Riguarda da vicino la Valtellina, uno degli elementi più significativi che emerge dal <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Mediobanca 2026</strong></a> sul settore vinicolo, che per la prima volta include <strong>un approfondimento elaborato dalla Fondazione Qualivita sulla Dop economy del vino e sul ruolo dei Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>Come quello valtellinese. L&#8217;ingresso di questo focus all&#8217;interno di un&#8217;indagine tradizionalmente economico-finanziaria segnala la <strong>crescente centralità delle Indicazioni Geografiche nella lettura del comparto vinicolo italiano</strong>. Attualmente il sistema nazionale conta 522 denominazioni tra <strong>Dop e Igp</strong> e <strong>rappresenta il 79% del valore del vino italiano</strong>. Significa cioè che la gran parte della ricchezza prodotta dal settore nasce da vini strettamente legati a un&#8217;origine riconosciuta e regolata.</p>
<p>La novità più interessante del lavoro svolto da Qualivita riguarda però <strong>l&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione dei disciplinari di produzione</strong>. Basandosi sui dati ufficiali del ministero dell&#8217;Agricoltura e della Commissione europea, lo studio prende in esame oltre <strong>440 modifiche approvate tra il 2022 e il 2025</strong> relative a più di 160 denominazioni italiane. Un dato che racconta un sistema in evoluzione. I disciplinari non sembrano, infatti, regole cristallizzate, ma strumenti destinati ad adattarsi ai cambiamenti climatici, alle esigenze del mercato e alle nuove aspettative dei consumatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Provincia di Sondrio</strong></p>
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		<title>Monferrato: economia, Turismo DOP e territorio UNESCO al centro di una visione condivisa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/monferrato-economia-turismo-e-territorio-unesco-al-centro-di-una-visione-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni Consorzi di Tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il vino fa sistema: tre Consorzi siglano il patto per il futuro del Monferrato. Al Teatro Ariston di Acqui Terme, presentato il piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo. Il Monferrato sceglie di fare sistema [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/monferrato-economia-turismo-e-territorio-unesco-al-centro-di-una-visione-condivisa/">Monferrato: economia, Turismo DOP e territorio UNESCO al centro di una visione condivisa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quando il vino fa sistema: tre Consorzi siglano il patto per il futuro del Monferrato. Al Teatro Ariston di Acqui Terme, presentato il piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo.</em></p>
<p>Il Monferrato sceglie di fare sistema e affida al vino la regia del proprio futuro. Il 3 marzo 2026 si è svolto, presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, il convegno “<strong>Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio</strong>”, momento fondativo di un percorso strategico condiviso dai tre principali Consorzi del territorio: il <strong>Consorzio Tutela Vini d’Acqui</strong>, il <strong>Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</strong> e il <strong>Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG</strong>.</p>
<p>Un appuntamento che ha visto la presentazione di un <strong>piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo del Monferrato</strong>, superando la dimensione delle singole denominazioni per adottare una visione integrata, sistemica e territoriale. Un progetto che punta a riconoscere nella filiera vitivinicola il baricentro economico, sociale e culturale delle colline patrimonio mondiale UNESCO dal 2014.</p>
<p>L’incontro, moderato dal giornalista <strong>Raffaele Ricciardi</strong>, si è aperto con i saluti istituzionali dell’Assessore Regionale <strong>Paolo Bongioanni</strong>, del Sindaco di Acqui Terme <strong>Danilo Rapetti</strong>, del Vicepresidente del Consiglio Regionale <strong>Domenico Ravetti </strong>e del Consigliere Regionale <strong>Marco Protopapa</strong>, confermando la portata strategica dell’iniziativa.</p>
<p>A seguire, l’intervento dei Presidenti dei tre Consorzi promotori – <strong>Paolo Ricagno, Vitaliano E. Maccario e Stefano Ricagno</strong> – che hanno sancito pubblicamente un’alleanza che si propone di affrontare congiuntamente le sfide del mercato globale, del ricambio generazionale e della sostenibilità economica delle imprese agricole, mettendo al centro il valore del territorio nel suo complesso.</p>
<p>“<em>È tempo di riportare la filiera al centro del sistema vitivinicolo. Dietro ogni bottiglia di vino non c’è solo un prodotto, ma un intero mondo che parte dal viticoltore e coinvolge ogni attore sociale ed economico.</em>” ha asserito <strong>Stefano Ricagno</strong>, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG. “<em>Abbiamo semplificato troppo la comunicazione negli anni passati; ora la nostra missione è far capire e valorizzare le peculiarità di questa filiera, lavorando concretamente affinché torni a essere il vero motore del futuro del Monferrato</em>.”</p>
<p>“<em>Il Piemonte enologico è un mosaico di diversità che va tutelato nella sua interezza. Dalle grandi cooperative ai piccoli produttori, ognuno è un tassello fondamentale per affrontare mercati complessi e instabilità geopolitiche.</em>” ha continuato <strong>Vitaliano E. Maccario</strong>, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. “<em>Abbiamo un patrimonio di vitigni autoctoni unico al mondo: l&#8217;unione di questi tre Consorzi nasce proprio dalla volontà di trasformare questa varietà in un&#8217;unica, potente idea comune per la difesa e la promozione del territorio.</em>”</p>
<p>“<em>Fare squadra tra Consorzi è un atto di coraggio e visione: da soli non si vincono le sfide dei mercati globali. Rappresentiamo un territorio che esprime cinque denominazioni di prestigio e 150 milioni di bottiglie: non abbiamo nulla da invidiare ad altri territori.</em>” ha concluso <strong>Paolo Ricagno</strong>, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui. “<em>Dobbiamo essere i primi ambasciatori orgogliosi della nostra terra, facendo sì che ogni turista che arriva tra queste colline trovi nei nostri vini l&#8217;anima del Monferrato.</em>”</p>
<p>Il quadro strategico è stato arricchito da autorevoli contributi scientifici. Il Rettore dell’Università Bocconi e Professore di Demografia <strong>Francesco Billari</strong>, ha evidenziato come la demografia sia una chiave per leggere il futuro: dai record globali 2024–2025 ai dati italiani e delle province di Alessandria e Asti, emerge che il calo della natalità e la riduzione del peso delle nuove generazioni impongono nuove strategie per tutelare il capitale umano. In questo scenario, l’Italia si configura come laboratorio di innovazione per garantire la tenuta del sistema produttivo.</p>
<p><strong>Magda Antonioli</strong>, Senior Professoressa di Economia e Politica del Turismo, Direttrice del Master in Economics of Tourism e Responsabile del Tourism Lab (CLEACC) presso l’Università Bocconi, ha sottolineato come il turismo esperienziale e l’enogastronomia siano leve decisive di sviluppo: a una domanda internazionale più consapevole deve corrispondere un’offerta integrata e una comunicazione capace di parlare anche alla Gen Z. Nel confronto con Langhe e Roero, il Monferrato – pur UNESCO – è chiamato a costruire il proprio brand, valorizzando identità, paesaggio e coinvolgimento della comunità locale.</p>
<p><strong>Matteo Casagrande Paladino</strong>, Direttore Generale di Colline e Oltre S.p.A., società partecipata da Intesa Sanpaolo insieme a Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, ha presentato la case history dell’Oltrepò Pavese. Con sede a Pavia, città che ospita anche la Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo dedicata alle aziende dell’agroalimentare italiano, Colline e Oltre si occupa dal 2021 di definire come un’azione coordinata tra finanza, istituzioni e operatori locali possa generare interventi concreti di rilancio e qualificazione nei settori alberghiero, ristorativo ed enogastronomico, offrendo un modello di riferimento per il Monferrato.</p>
<p>Le linee guida del piano triennale sono state illustrate da <strong>Andrea Pirola</strong>, CEO di WHITEmc e advisor marketing e strategico del progetto, che ha delineato una roadmap operativa 2026-2028 fondata su una visione di lungo periodo, volta a rigenerare la competitività del territorio. Il piano punta a trasformare il <strong>Monferrato in un brand territoriale forte</strong> attraverso tre fasi: ricostruzione, espansione e consolidamento. Tra i macro-obiettivi figurano il sostegno del prezzo medio per proteggere la marginalità della filiera e l’intercettazione di nuovi trend di consumo, quali la mixology, la moderazione e la convivialità informale. Il progetto, definito da Pirola come “<em>sistemico, misurabile e replicabile</em>&#8220;, vuole preparare una solida base per la futura fase di export, utilizzando un mix di canali classici (TV, Media, GDO e Trade) e moderni (social, ambassador ed esperienze sul territorio) per comunicare autenticità e sostenibilità a un pubblico globale.</p>
<p>Dal <strong>Teatro Ariston</strong> è emerso con chiarezza un messaggio: il vino non è soltanto una produzione di eccellenza, ma un’infrastruttura economica e sociale capace di generare reddito, occupazione, coesione e attrattività. Il 3 marzo ha rappresentato un momento importante per il Monferrato, volto a segnare l’inizio di una nuova stagione di collaborazione tra Consorzi, con l’obiettivo di restituire centralità economica e prospettiva di sviluppo duraturo a uno dei territori vitivinicoli più identitari d’Italia.</p>
<p>Fonte: <a href="https://astidocg.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Asti Docg</strong></a>, <a href="https://www.viniastimonferrato.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</strong></a> e <a href="https://vinidacqui.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela Vini d’Acqui</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/cs_fine-convegno-3-marzo.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>Viticoltura sostenibile, il biologico non basta più: la svolta del vigneto italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/viticoltura-sostenibile-il-biologico-non-basta-piu-la-svolta-del-vigneto-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 07:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Veneto le superfici a produzione integrata raddoppiano in quattro anni, mentre il bio arretra. Clima, costi e qualità spingono i produttori verso un modello più agile di viticoltura sostenibile. L’analisi del prof Lucio Brancadoro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/viticoltura-sostenibile-il-biologico-non-basta-piu-la-svolta-del-vigneto-italiano/">Viticoltura sostenibile, il biologico non basta più: la svolta del vigneto italiano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In Veneto le superfici a produzione integrata raddoppiano in quattro anni, mentre il bio arretra. Clima, costi e qualità spingono i produttori verso un modello più agile di viticoltura sostenibile. L’analisi del prof Lucio Brancadoro</em></p>
<p>Negli ultimi anni una parte crescente dei viticoltori sta rivedendo il proprio <strong>approccio alla gestione del vigneto</strong>. Dopo l’onda lunga del biologico, <strong>oggi l’attenzione si sta spostando verso un modello più ampio e integrato</strong>: la <a href="https://www.qualivita.it/argomento/agricoltura-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener"><strong>viticoltura sostenibile</strong></a>.</p>
<p>Le ragioni sono molteplici. Da un lato c’è la necessità di <strong>garantire una maggiore stabilità qualitativa</strong> delle uve, soprattutto in un contesto climatico sempre più instabile, con meno oscillazioni produttive legate ad annate difficili. Dall’altro c’è una questione economica: le <a href="https://www.qualivita.it/argomento/sostenibilita/" target="_blank" rel="noopener">pratiche sostenibili</a> – dalla difesa integrata alla gestione del suolo e dei macchinari – permettono nel medio-lungo periodo un contenimento dei costi e una maggiore prevedibilità dei risultati.</p>
<p>Non solo. <strong>La sostenibilità viene percepita da molti produttori come un modello capace di coniugare qualità, redditività e tutela ambientale</strong>: meno accumulo di rame e zolfo, minore pressione sui suoli, maggiore controllo delle rese e quindi una stabilità quali-quantitativa che si traduce in una migliore sostenibilità economica dell’azienda. Da qui il fatto che sempre più aziende optano per la <strong>certificazione volontaria</strong> <strong>Sqnpi</strong> (Sistema di qualità nazionale di produzione integrata) che valorizza le produzioni agricole vegetali coltivate con metodi sostenibili, allargandosi dalla vigna anche alla cantina.</p>
<p>È quanto accaduto in <strong>Valpolcella</strong>. “In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilità &#8211; ha detto il <strong>presidente del Consorzio, Christian Marchesini</strong> &#8211; leva di mercato per diverse aree della domanda, dal Nord-Europa al Nord-America, dove è considerata un valore aggiunto. La certificazione volontaria <strong>Sqnpi ha trovato terreno fertile tra i nostri produttori</strong>, con una crescita del 47% solo nel 2025 e del 110% negli ultimi tre anni&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo l&#8217;analisi del Consorzio, la tutela agro-ambientale certificata insiste oggi su quasi 4.666 ettari</strong> rispetto a un totale della denominazione veneta di circa 8.600 ettari. Di questi, <a href="https://www.qualivita.it/argomento/biologico/" target="_blank" rel="noopener">1.100 ettari sono biologici</a> (in contrazione del 9%) e quasi 3.500 certificati con il logo ministeriale della sostenibilità.</p>
<p>Fa scuola il caso del Veneto, regione più significativa nel vino, come emerge dai dati diffusi dell’Osservatorio del vino Uiv/Vinitaly, con dati aggiornati al 2025: nel giro di quattro anni le superfici coltivate a produzione integrata sono più che raddoppiate, passando da 14.000 a 37.000 ettari. L’incidenza sul totale è così salita dal 15% al 38% attuale, segnando un cambio di passo significativo nell’orientamento dei viticoltori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ilgusto.it/2026/02/23/news/vino_perche_il_biologico_non_basta_piu_la_svolta_sostenibile_del_vigneto_italiano-425177014/" target="_blank" rel="noopener">Il Gusto.it</a></strong></p>
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		<title>Dop economy: nel 2025 si conferma la produzione di Chianti Classico DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-nel-2025-si-conferma-la-produzione-di-chianti-classico-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 14:33:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2025 registra un aumento nella produzione del Chianti Classico DOP. Manetti, Presidente del Consorzio: &#8220;grazie al percorso di valorizzazione iniziato decenni fa, cresce il valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 2025 registra un aumento nella produzione del Chianti Classico DOP. Manetti, Presidente del Consorzio: &#8220;grazie al percorso di valorizzazione iniziato decenni fa, cresce il valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie premium, Riserva e Gran Selezione&#8221;.</em></p>
<p>Il 2025 ha continuato a sorridere al <strong>Gallo Nero</strong>: in un contesto internazionale sempre più complesso e caratterizzato dall’incertezza, la <strong>denominazione Chianti Classico</strong> ha registrato una crescita nelle vendite, guadagnando in termini di volumi più di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, e andando così a confermare la tendenza dell’ultimo triennio. Parlando invece di fatturato, la denominazione complessivamente vede una costante crescita: aumenta il valore, senza impennate, ma in maniera continuativa grazie soprattutto alle tipologie premium,<strong> Chianti Classico Riserva</strong> e <strong>Chianti Classico Gran Selezione</strong> e che rappresentano ancora una volta la locomotiva della denominazione, <strong>rappresentando infatti il</strong> <strong>43% del volume</strong> e il <strong>55,2% del valore.</strong></p>
<p>Nonostante la sua storica vocazione all’export, <strong>il Gallo Nero è saldamente presente anche sulla tavola degli italiani</strong> che mostrano un particolare apprezzamento per il Chianti Classico Gran Selezione, il vertice della denominazione, a cui riconoscono un prezzo medio sempre più elevato. L’approccio del consumatore italiano può essere ben sintetizzato nello slogan “bere meno, bere meglio”. Il mercato nazionale per la denominazione rappresenta oggi il 19% delle vendite.</p>
<p>È, come sempre, <strong>l’export</strong> che fa la parte del leone. Nel 2025 le vendite all’estero hanno seguito due tendenze principali: una maggior concentrazione sui mercati nordamericani, USA e Canada, che insieme hanno assorbito il 49% dell’offerta, e un aumento del fatturato su mercati dai volumi più bassi, ma che anno dopo anno registrano un aumento del prezzo medio, come Svezia, Germania, Norvegia che mostrano segnali importanti di crescita del fatturato.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>Nord America</strong> si sottolinea che <strong>gli Stati Uniti passano dal 36% al 37% in volume</strong>, mentre il Canada cresce di ben due punti dal 10% al 12% (+33%), con significative performance in entrambi i Paesi ancora una volta delle due tipologie Riserva e Gran Selezione, sia in termini di fatturato sia di volumi: negli Stati Uniti la Riserva segna un +14% e la Gran Selezione un +20%, mentre in Canada il consumo di Riserva e Gran Selezione cresce quasi del 30%.</p>
<p><strong>Dall’altra parte del mondo, l’Oriente tra Cina, Singapore e Hong Kong</strong> premia di più non per volumi, ancora non determinanti, ma per fatturato relativo: la premessa è ottima e fa ben sperare per le relazioni che sta intessendo anche il Consorzio tramite azioni mirate di promozione.<br />
Il contesto europeo si presta anch’esso a una lettura omogenea: i principali mercati del continente, quali Germania (4%) e Paesi Scandinavi (6%), vedono una crescita in termini di valore. Questa è un’inversione di tendenza rilevante, che va ad allinearsi con l’approccio italiano, mostrando le grandi maturità e consapevolezza di questi mercati.</p>
<p>Una nota in particolare sulla <strong>Svezia</strong>, mercato in crescita negli ultimi anni, e interessato da piani pluriennali di investimenti promozionali da parte del Consorzio. Cresce infatti quasi del 7%, principalmente nella tipologia Chianti Classico, confermando che il “biglietto da visita” della cosiddetta “annata” sta aprendo ancora una volta le porte su un mercato che fino a qualche anno fa prediligeva quasi esclusivamente altre tipologie di alcolici.</p>
<p>La palma della crescita maggiore per l’apprezzamento della Gran Selezione va alla Francia, dove i volumi ed il prezzo medio vedono una vera e propria impennata: anche in casa dei cugini d’Oltralpe ormai il Chianti Classico è affermato come uno dei grandi vini del mondo.</p>
<p>“I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione Chianti Classico ormai decenni fa. Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie premium, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione”, dichiara il <strong>Presidente Giovanni Manetti</strong>. “Altresì eravamo certi del rapporto di amicizia e fiducia che ci lega al Nord America: la crescita sul mercato statunitense e canadese non deve destare alcuna sorpresa, anche perché le attività promozionali su questi due mercati strategici non hanno mai abbandonato la nostra programmazione.”</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.chianticlassico.com/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio Vino Chianti Classico</a></strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/02/Comunicato-stampa-2-I-mercati-del-Chianti-Classico.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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