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	<title>Articoli Stampa &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Sep 2026 09:27:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Articoli Stampa &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Dazi e guerre stravolgono il mercato: Europa e Ai per la sovranità alimentare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dazi-e-guerre-stravolgono-il-mercato-europa-e-ai-per-la-sovranita-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
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		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Azzerata la crescita dell’export agroalimentare. Le strade per resistere a guerre e dazi: innovazione e piani strategici UE C&#8217;è un luogo molto vicino a noi per capire quanto la geopolitica sia entrata nelle nostre vite: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Azzerata la crescita dell’export agroalimentare. Le strade per resistere a guerre e dazi: innovazione e piani strategici UE</em></p>
<p>C&#8217;è un luogo molto vicino a noi per capire quanto la geopolitica sia entrata nelle nostre vite: il carrello della spesa. Trump che impone un dazio dalla Casa Bianca, una nave che evita lo Stretto di Hormuz o un missile che colpisce un porto ucraino non sono solo un fronte della terza guerra mondiale a pezzi. Prima o poi diventano una voce nei costi di un pastificio, di un caseificio, di un allevamento. E da lì arrivano fino al piatto in cui mangiamo.</p>
<h4>L’agroalimentare italiano, per ora, resiste.</h4>
<p><strong>Nel 2025 l’export ha raggiunto il record di circa 73 miliardi di euro</strong>, confermando il settore come primo comparto manifatturiero italiano. Ma il vento sta cambiando. Nel <strong>primo semestre 2026 la crescita delle esportazioni agroalimentari si è fermata allo 0,6%</strong>, contro il +5% del 2025. Il segno è ancora positivo, ma siamo a uno “zerovirgola”.</p>
<p><strong>A rallentare, inevitabilmente, sono soprattutto gli Stati Uniti</strong>, un mercato da 8 miliardi di euro per il cibo italiano. Ma un mercato zavorrato dalla battaglia commerciale di Trump. Vino, formaggi, olio, pasta e salumi hanno un forte valore aggiunto, ma proprio per questo sono più esposti quando il prezzo finale aumenta.</p>
<p>«C’è un’incertezza drammatica che attraversa tutte le imprese», osserva<strong> Paolo De Castro</strong>, ordinario di Economia e Politica Agraria all’università di Bologna, presidente di Nomisma e una vita all’Europarlamento a occuparsi del settore primario.</p>
<p><strong> L’incertezza ha un effetto immediato</strong>: frena gli investimenti proprio nell’era della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. I <strong>fertilizzanti</strong>, dopo gli shock degli ultimi anni, sono arrivati a costare il doppio rispetto ai livelli precedenti. <strong>Energia, carburanti, trasporti e materie prime</strong> aggiungono pressione sui margini.</p>
<p>Se Hormuz significa soprattutto stangata sui costi di produzione, l’Ucraina ha mostrato l’altra faccia della vulnerabilità: materie prime e rotte commerciali.</p>
<p>La guerra ha costretto l’Europa a riorganizzare i flussi di cereali e altri prodotti agricoli, mentre la dipendenza da fornitori esterni resta significativa per alcuni input essenziali. <strong>L’Europa è infatti una grande potenza agroalimentare, ma non è autosufficiente</strong>. Nel primo semestre 2026 ha esportato per 117,2 miliardi, mantenendo un surplus commerciale di 23,9 miliardi. Eppure, ad esempio, importa gran parte delle proteine vegetali necessarie alla zootecnia: soia e derivati arrivano soprattutto dalle Americhe.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Stampa</strong></p>
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		<title>L’agricoltura diventa sempre più il campo di operazioni finanziarie</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lagricoltura-diventa-sempre-piu-il-campo-di-operazioni-finanziarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Pegno Rotativo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agricoltura diventa target delle operazioni finanziarie, sempre più la finanza affianca le banche come fonte di credito La grande finanza investe nel settore primario e soprattutto nell’agroindustria offrendo opportunità ma, nel contempo, anche fonte di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agricoltura diventa target delle operazioni finanziarie, sempre più la finanza affianca le banche come fonte di credito</p>
<p><strong>La grande finanza investe nel settore primario</strong> e soprattutto nell’agroindustria offrendo opportunità ma, nel contempo, anche fonte di criticità, temi che sono stati oggetto di un convegno «<em>L’agricoltura del terzo millennio si confronta con la grande finanza tra criticità e opportunità</em>» organizzato dalla Fondazione per gli studi giuridici e fiscali in agricoltura Gian Paolo Tosoni tenuto lunedì 7 settembre nell’ambito della Fiera Millenaria di Gonzaga.</p>
<p>L’argomento è stato oggetto di approfondimento sia sotto il profilo dell’evoluzione normativa che ha portato, dapprima, all’operatività, dal 15 giugno 2023, del registro del<strong> pegno mobiliare</strong> non possessorio e, dallo scorso 7 aprile, dello smobilizzo del magazzino delle merci a lunga stagionatura (articolo 8, legge 11 marzo 2026, n. 34) nonché degli investimenti della grande finanza nelle rinnovabili e, più di recente, anche in quote/diritti di produzione. Investimenti, quest’ultimi che, non di rado sono causa indiretta ma strettamente correlata, se non della cessazione, quantomeno della riduzione, dell’attivit.</p>
<p>Con il passaggio a produzioni a ridotta marginalità come la monocoltura, peraltro, spesso destinata alla alimentazione dei digestori per la produzione di biogas/biometano in luogo delle produzioni di grande pregio e maggiormente profittevoli, come quella del latte destinato, in particolare, alla produzione di Parmigiano Reggiano.</p>
<p><strong>Gli investimenti della finanza, dunque, hanno effetti positivi sotto il profilo strettamente finanziario ma rischiano di portare anche conseguenze negative per il progressivo depauperamento</strong> del tessuto produttivo e del reddito degli operatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Champagne DOP stringe i rubinetti: nel 2026 la resa autorizzata più bassa del secolo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-stringe-i-rubinetti-nel-2026-la-resa-autorizzata-piu-bassa-del-secolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comité Champagne fissa la resa a 8.800 kg/ha, equivalente a circa 250 milioni di bottiglie: il quarto taglio consecutivo in un anno segnato da gelate, ondate di calore e siccità. La Champagne frena ancora: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Comité Champagne fissa la resa a 8.800 kg/ha, equivalente a circa 250 milioni di bottiglie: il quarto taglio consecutivo in un anno segnato da gelate, ondate di calore e siccità.</em></p>
<p>La Champagne frena ancora: il Comité Champagne fissa il tetto della resa commercializzabile 2026 a 8.800 kg/ha, pari a 250 milioni di bottiglie, il livello più basso dell’era moderna dopo il Covid. Tra gelate, ondate di calore e siccità, la filiera punta a riequilibrare le scorte senza sacrificare la qualità, con una vendemmia che si annuncia tra le più precoci di sempre.</p>
<p>Riunitisi il 22 luglio scorso, i <strong>vertici del Comité Champagne </strong>hanno tracciato la rotta per la vendemmia 2026, e il segnale è inequivocabile: <strong>prudenza</strong>. La resa commercializzabile — la quantità di uva che può essere trasformata in vino destinato alla vendita — è stato fissato a <strong>8.800 kg/ha</strong>, un valore che il CIVC stima equivalere a circa <strong>250 milioni di bottiglie</strong>. Si tratta del livello più basso dell’era moderna, se si esclude l’anomalia pandemica del 2020, quando il tetto venne inizialmente stabilito a 8.000 kg/ha (poi ritoccato a 8.400 kg/ha a dicembre, quando le vendite mostrarono un timido recupero). Il dato 2026 rappresenta quindi il <strong>secondo rendimento commerciale più basso del secolo</strong>.</p>
<p>Il numero acquista ancora più peso se letto in prospettiva. Il tetto scende di 200 kg/ha rispetto ai 9.000 kg/ha del 2025, ma il vero scarto emerge guardando più indietro: <strong>10.000 kg/ha nel 2024</strong>, <strong>11.400 kg/ha nel 2023</strong> e <strong>12.000 kg/ha nel 2022</strong>. In appena quattro campagne, la Champagne ha tagliato la resa autorizzata di oltre il 26%. Non è un episodio isolato, ma <strong>la quarta riduzione consecutiva</strong>, la conferma di una traiettoria che il settore ha intrapreso con determinazione dal 2025 in poi.</p>
<h4>Una decisione collettiva, non un’imposizione dall’alto</h4>
<p>Il Comité Champagne ha voluto sottolineare la natura condivisa della scelta, definendola in un comunicato ufficiale una <strong>decisione collettiva</strong> presa insieme da <em>vignerons</em> e <em>maisons</em>, “volta a riequilibrare progressivamente le scorte, preservando al contempo la sostenibilità economica dei vigneti e il mantenimento degli standard qualitativi”.</p>
<p>Non è retorica di circostanza: l’obiettivo dichiarato è <strong>ridurre le giacenze di</strong> <strong>circa dieci milioni di bottiglie</strong>, ma senza traumi — evitando cioè un aggiustamento troppo brusco che rischierebbe di rendere più fragile il tessuto produttivo.</p>
<p>David Chatillon, Presidente dell’Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne, ha rivendicato la specificità del <strong>modello champenois</strong>: “La Champagne dispone di un modello collettivo unico che le permette di adattare le proprie decisioni alla realtà del mercato senza perdere di vista l’essenziale: <strong>preservare nel tempo il valore della denominazione</strong>”. Un concetto ribadito parlando di approccio responsabile in un contesto economico ancora incerto. Sulla stessa linea Maxime Toubart, Presidente del Syndicat Général des Vignerons e co-presidente del CIVC, che ha parlato di “<strong>decisione misurata</strong>, attenta sia alla realtà del vigneto sia al futuro della filiera”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/vendemmia-champagne-2026-rendimento-record-basso/?fbclid=IwY2xjawUN7B5wZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMUtxSHlzU3RSTmlJMVdpREJzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEejPKKMwZUh2aD_1CyoKTeEZtYtvpf_GHprpx_pEtzVMm3HXw8q7HHqGvzJ6g_aem_Yh3lK303c4EL3YvIeX3zrg" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<item>
		<title>Colli Tortonesi DOP: 1,75 mln di bottiglie e domanda in crescita</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/colli-tortonesi-dop-175-mln-di-bottiglie-e-domanda-in-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 06:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli ettari vitati nei Colli Tortonesi sono oramai oltre 500. Repetto, Consorzio tutela Vini Colli Tortonesi: forte crescita produttiva Il Colli Tortonesi DOP &#8220;Derthona Timorasso&#8221; ha raggiunto circa 1,75 milioni di bottiglie imbottigliate nel 2025, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli ettari vitati nei Colli Tortonesi sono oramai oltre 500. Repetto, Consorzio tutela Vini Colli Tortonesi: forte crescita produttiva</em></p>
<p><strong>Il Colli Tortonesi DOP &#8220;Derthona Timorasso&#8221; ha raggiunto circa 1,75 milioni di bottiglie</strong> imbottigliate nel 2025, più del doppio delle 800mila del 2024, mentre la superficie coltivata nei Colli Tortonesi ha superato i 500 ettari contro i circa 100 del 2016.</p>
<h4>Anche la struttura produttiva è cambiata rapidamente</h4>
<p><strong>In dieci anni le aziende associate sono passate da circa 40 a 120</strong>, con una crescita sostenuta sia dalle realtà storiche dei Colli Tortonesi sia dagli investimenti di Cantine piemontesi entrate più recentemente nell’area. “È stata una crescita accompagnata sia dallo sviluppo delle aziende storicamente presenti sul territorio sia da importanti investimenti da parte di Cantine di primo piano del panorama vitivinicolo piemontese” ha spiegato <strong>Gian Paolo Repetto, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi</strong>, sottolineando che “questo equilibrio tra realtà locali e nuovi investimenti ha consentito fino a oggi uno sviluppo significativo ma sostanzialmente ordinato della Denominazione”.</p>
<p>Una crescita che l’ente consortile ha deciso di accompagnare azzerando, per la prossima programmazione, le idoneità destinate a nuovi impianti, per evitare ulteriori espansioni della superficie potenziale mentre continuano a entrare in produzione gli ettari autorizzati negli anni precedenti.</p>
<p><strong>Il vitigno Timorasso rappresenta oggi il 60% dei volumi della Denominazione</strong> e la crescita esponenziale registrata tra il 2024 e il 2025 si accompagna, secondo il Consorzio, a una domanda ancora in grado di assorbire l’offerta e senza segnali di accumulo commerciale.<br />
[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://askanews.it/2026/09/07/derthona-timorasso-175-mln-di-bottiglie-e-domanda-in-crescita/" target="_blank" rel="noopener">Aska News.it</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Anche il miele soffre le ondate di caldo, import salito del 18%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/anche-il-miele-soffre-le-ondate-di-caldo-import-salito-del-18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[altri prodotti di origine animale]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apicoltura. Annata compromessa nelle aree più siccitose, con ricavi giù fino al 50%. In Italia prodotte 31mila tonnellate a fronte di un deficit di 26mila Anche la produzione italiana di miele paga lo scotto della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Apicoltura. Annata compromessa nelle aree più siccitose, con ricavi giù fino al 50%. In Italia prodotte 31mila tonnellate a fronte di un deficit di 26mila</em></p>
<p>Anche la <strong>produzione italiana di miele paga lo scotto della crisi climatica</strong>. Non tutta nello stesso modo, perché <strong>la campagna che si avvia alla chiusura è stata migliore in montagna</strong> ma estremamente difficile in pianura e nelle regioni più calde, come Sicilia e Sardegna.</p>
<p>Secondo l’Osservatorio nazionale miele il primo bilancio del 2026 restituisce l’immagine di <strong>un’annata senza un andamento uniforme</strong>: in alcuni territori le produzioni sono state buone o molto buone, mentre in aree vicine i raccolti sono risultati modesti o addirittura assenti, con grandi differenze non solo tra regioni, ma anche tra apiari vicini, in funzione di altitudine, esposizione, varroa (la malattia delle api), disponibilità idrica e tempestività degli spostamenti.</p>
<blockquote><p>Acacia, eucalipto, millefiori, tiglio, rododendro, castagno, agrumi, mieli di bosco e di alta montagna… l’Italia si distingue per la straordinaria biodiversità dei mieli, con oltre 60 varietà, dalle Dop come il Miele della Lunigiana, delle Dolomiti Bellunesi e il Miele Varesino, fino ad arrivare alle produzioni affinate in barrique o aromatizzate.</p></blockquote>
<p>Proprio nei giorni scorsi <strong>le principali associazioni di settore (Fai, Mic e Unaapi) hanno scritto al Masaf per chiedere un sostegno specifico legato al reddito degli apicoltori</strong> nell’ambito della nuova Politica agricola comune, denunciando una crisi legata a «fattori estranei alla capacità tecnica e imprenditoriale dell’apicoltore» e una <strong>contrazione dei ricavi tra il 25 e il 50 per cento</strong>. Eppure la stagione era iniziata bene, con temperature primaverili miti favorevoli allo sviluppo delle colonie e all’anticipo delle fioriture. Ma l’apicoltura, cartina di tornasole dello stato di salute ambientale, non poteva non pagare i successivi sbalzi termici, temporali e lunghe ondate di calore che hanno seccato rapidamente i terreni e accorciato la durata delle fioriture, riducendo la disponibilità di nettare per le api in molte aree del Paese.</p>
<p><strong>La nota positiva in un contesto che ha visto l’azzeramento di alcune produzioni è stata la ripresa complessiva del miele di acacia</strong>, prodotto cruciale per la redditività aziendale; resta però l’incertezza sulla reazione del mercato e sulla tenuta dei prezzi, in un contesto ancora caratterizzato – sottolinea l’Osservatorio – dalla presenza di giacenze della stagione passata.</p>
<p><strong>L’unica certezza riguarda invece l’aumento dell’import, salito del 18% nel 2025</strong> a oltre 26mila tonnellate di cui oltre un quarto di provenienza extraUe, a fronte di una produzione nazionale di circa 31mila tonnellate e consumi stabili a circa mezzo chilo a persona all’anno, al di sotto della media europea di 600 grammi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La guerra del grano, prezzi su, meno sicurezza: la sfida per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-guerra-del-grano-prezzi-su-meno-sicurezza-la-sfida-per-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
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		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Contro l’inflazione legata al cibo le banche centralisono impotenti. Cina, India, Russia e Ucraina formano la mappa dei granai del mondo, che si sovrappone a quella delle grandi tensioni geopolitiche. Dall’aumento del valore finanziario delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-guerra-del-grano-prezzi-su-meno-sicurezza-la-sfida-per-leuropa/">La guerra del grano, prezzi su, meno sicurezza: la sfida per l&#8217;Europa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Contro l’inflazione legata al cibo le banche centralisono impotenti. Cina, India, Russia e Ucraina formano la mappa dei granai del mondo, che si sovrappone a quella delle grandi tensioni geopolitiche. Dall’aumento del valore finanziario delle materie prime alle fiammate di polizze e noli, fino alla siccità degli ultimi mesi che mette a rischio le scorte: il Vecchio Continente e gli Stati Uniti devono fare i conti con un mercato che continua a complicarsi. E con le richieste dei Paesi più poveri che sono in difficoltà</em></p>
<p>Non c’è solo lo stretto di Hormuz. E non c’è solo il petrolio o il gas. Ci sono anche le <strong>materie prime agricole</strong> che sono persino più strategiche delle fonti fossili. Anche perché — ed è il paradosso — è molto più facile che manchino, soprattutto nei Paesi più poveri, gli alimenti essenziali.</p>
<p>L’energia, là dove c’è, è quasi sempre disponibile seppur più cara. Il cibo può mancare del tutto. <strong>La geopolitica delle materie prime agricole è largamente sottovalutata in Europa</strong>. Non così nel resto del mondo. Noi siamo abituati all’abbondanza, non alla scarsità che i prezzi hanno segnalato, soprattutto in agosto, in misura drammatica.</p>
<p>Nota con una punta di amarezza il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti: «Si sta ridefinendo, sotto i nostri distratti occhi europei, la mappa degli approvvigionamenti strategici, per esempio di grano duro e tenero, soia. Parliamo giustamente di sicurezza ma non di quella alimentare. Qualche esempio? <strong>La Cina detiene la metà delle scorte alimentari e di fertilizzanti</strong> al mondo. Il premier indiano Modi ha comprato, a costi proibitivi, tutta l’urea disponibile per distribuirla a prezzi calmierati, altrimenti non avrebbero seminato il riso. <strong>In Ucraina e in Russia la guerra ora vede come bersagli, da una parte e dall’altra, i depositi di cereali</strong>, oltre alle navi di trasporto. C’è una forte speculazione finanziaria sui future. L’inflazione da materie prime è imbattibile anche dalle banche centrali».</p>
<p>Allora, che cosa sta succedendo realmente sui mercati delle materie prime agricole? <strong>I prezzi internazionali del grano tenero e duro sono cresciuti, dall’inizio dell’anno, rispettivamente del 50 e del 58 per cento</strong>. L’ampia fiammata registrata, in agosto, al Chicago Board of Trade (Cbot) e all’Euronext di Parigi è motivata soprattutto dal nuovo inasprimento della guerra in Ucraina. Il nodo fondamentale non è tanto la mancanza assoluta di raccolto, quanto le difficoltà logistiche nell’esportarlo.</p>
<p>Le <strong>restrizioni al traffico navale nelle rotte strategiche</strong>, le minacce ai porti commerciali del Mar Nero e il rallentamento nei ritmi di carico stanno trattenendo milioni di tonnellate di frumento nei magazzini locali.</p>
<p>Gli acquirenti internazionali (in particolare del Nord Africa e del Medio Oriente) sono quindi costretti a cercare forniture alternative in Europa o America, facendo salire i prezzi. I recenti attacchi militari contro gli scali marittimi civili e le infrastrutture portuali (specialmente nell’area di Odessa) hanno paralizzato le attività di imbarco.</p>
<p>L’<strong>operatività ridotta ai minimi nei terminal ucraini</strong> e minacce dirette alle rotte commerciali verso il Bosforo hanno azzerato la disponibilità di stive e fatto impennare i costi di assicurazione per le navi che si avventurano nella regione. <strong>Anche il commercio di grano russo sta affrontando serie difficoltà</strong> nei porti del Mar Nero e di Azov. Per ovviare all’incertezza e alle restrizioni nel bacino meridionale, molti esportatori russi stanno progressivamente dirottando una parte consistente delle spedizioni verso i terminal baltici.</p>
<p>Significativo un episodio poco conosciuto. Il 31 agosto il porto russo nel Baltico di Ust Luga (nella regione di Leningrado) ha subito un attacco di droni ucraini. L’incursione ha provocato un incendio all’interno dell’area portuale, un hub strategico per le esportazioni russe di petrolio, carbone e fertilizzanti. Si teme che altri porti, in cui vengono imbarcati i cereali, possano diventare obiettivi degli attacchi ucraini.</p>
<p><strong>La reazione </strong><br />
L’effetto sui future, i contratti a termine, di quell’episodio di guerra è stato immediato. In questo momento la differenza tra il prezzo spot (pronta consegna) e la quotazione dei future per il grano e per il mais è influenzata dalle dinamiche dei raccolti, dai costi di stoccaggio e dai flussi commerciali tra Europa e mercati globali. Sono state poi chiuse, nelle scorse settimane, diverse posizioni ribassiste (short covering) alimentando i rialzi. Diversi Paesi intermediari, tra cui la Turchia, stanno tentando di riaprire canali diplomatici con Mosca e Kyiv per stabilire corridoi di navigazione sicuri e sbloccare il transito merci.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>L&#8217;Economia &#8211; Corriere della Sera</strong></p>
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		<title>Il caldo riscrive regole e scenari dell&#8217;agricoltura</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-caldo-riscrive-regole-e-scenari-dellagricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:08:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi climatica, costi alle stelle. Dall&#8217;agricoltura alla zootecnia, fino all&#8217;accoglienza turistica: il cambiamento climatico impone nuove soluzioni. Gli eventi climatici estremi da un lato e la corsa dei costi dall&#8217;altro, complici i conflitti internazionali, tratteggiano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Crisi climatica, costi alle stelle. Dall&#8217;agricoltura alla zootecnia, fino all&#8217;accoglienza turistica: il cambiamento climatico impone nuove soluzioni.</em></p>
<p>Gli <strong>eventi climatici estremi</strong> da un lato e la <strong>corsa dei costi dall&#8217;altro</strong>, complici i conflitti internazionali, tratteggiano un <strong>orizzonte poco confortante per l&#8217;agricoltura toscana</strong>, dopo che già lo scorso anno era stato avaro di soddisfazioni. <strong>Nel 2025 l&#8217;agricoltura toscana ha generato 4,17 miliardi di euro</strong> di produzione a prezzi correnti, circa 124 milioni in più rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p>Il segno positivo c&#8217;è, ma va letto con attenzione: è quasi interamente il frutto di una ripresa dei prezzi, non di una crescita reale dell&#8217;attività produttiva. <strong>A prezzi correnti, infatti, la produzione agricola regionale è cresciuta del 3,1% (più 3,9% in Italia) ma in termini reali ha segnato una flessione dello 0,7% e il valore aggiunto è sceso dell&#8217;1,7%</strong>. Nel frattempo i consumi intermedi — cioè i costi sostenuti dalle imprese agricole — sono tornati a crescere del 2% in termini nominali e dell&#8217;1,6% in termini reali, il che significa che le aziende hanno acquistato più input a fronte di una produzione in calo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Il quadro per filiera è molto eterogeneo</h4>
<p>Secondo Irpet è la <strong>zootecnia</strong> il vero traino del 2025: il comparto ha segnato un più 7,4% in valore nominale, avvantaggiandosi del calo del costo dei mangimi (meno 3,7% a prezzi correnti). Le <strong>carni bovine</strong> hanno guadagnato il 19,6% in valore e il pollame il 15,1%. Le <strong>uova</strong>, dopo una performance negativa nel 2024, sono rimbalzate del 14,9%. <strong>L&#8217;olio d&#8217;oliva</strong> è il comparto che ha performato meglio: la produzione è cresciuta dell&#8217;11,4% in termini nominali e addirittura del 13,6% in termini reali. La ragione di scambio delle aziende olivicole si mantiene su livelli nettamente superiori alla media regionale, beneficiando di una dinamica pluriennale favorevole. All&#8217;opposto si trova il <strong>vino</strong>, che nel 2025 ha interrotto bruscamente la ripresa del 2024: la produzione vitivinicola è calata dell&#8217;11,5%in valore e del 1o% in termini reali, con il vino in bottiglia che ha perso il 13,5% in valore corrente e il 13,8% in volume. Il peso del comparto sul mercato del lavoro rende il dato particolarmente rilevante: la vitivinicoltura attiva ogni anno quasi un terzo del totale degli avviamenti in agricoltura.</p>
<h4>I rischi per per le Indicazioni Geografiche</h4>
<p>Ci sono poi <strong>i rischi crescenti legati al cambiamento climatico</strong>: sul sito della Piattaforma nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (lo strumento con cui Ispra e ministero dell&#8217;Ambiente condividono dati e informazioni) si legge che «<strong>l&#8217;agricoltura sarà sempre più soggetta a diminuzioni della produttività delle principali colture</strong>» e che il «settore agroalimentare andrà incontro ad un generale calo delle capacità produttive, al quale sarà strettamente legata anche una possibile diminuzione delle caratteristiche qualitative del prodotto, con <strong>ricadute negative sulle produzioni tipiche di qualità</strong>. Particolare <strong>attenzione dovrà essere riservata alle diverse Dop, Igp ed Igt</strong>».</p>
<p>Nulla di buono per l&#8217;Italia, che con i suoi 856 tra cibi e vini certificati è il Paese numero uno in Europa. E meno che mai per la Toscana, che conta complessivamente 32 prodotti alimentari a marchio Dop e Igp e 58 denominazioni vitivinicole d&#8217;origine e geografiche e sta nel gruppo di testa insieme a Veneto e Emilia Romagna.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>L&#8217;economia &#8211; Corriere della Sera</strong></p>
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		<title>L&#8217;agroalimentare italiano e la forza della Dop economy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lagroalimentare-italiano-e-la-forza-della-dop-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 07:54:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#TourDOP]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Festival del Prosciutto di Parma la presentazione del libro di Mauro Rosati: &#8220;Difendere i territori  significa difendere i prodotti. Un viaggio alla scoperta delle eccellenze alimentari, prodotti che sono racconti condivisi, capaci di tenere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al Festival del Prosciutto di Parma la presentazione del libro di Mauro Rosati: &#8220;Difendere i territori  significa difendere i prodotti.</em></p>
<p>Un viaggio alla scoperta delle eccellenze alimentari, prodotti che sono racconti condivisi, capaci di tenere insieme territorio, storia e comunità.</p>
<p><strong> Sul palco della Prosciutto di Parma Experience la presentazione del libro di Mauro Rosati</strong>, direttore della Fondazione Qualivita, «<a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener">La filosofia della Dop economy</a>».</p>
<p>L&#8217;incontro moderato dal giornalista <strong>Federico Casanova</strong>, e aperto dai saluti del direttore del Consorzio del Prosciutto di Parma <strong>Stefano Fanti</strong>, ha visto la partecipazione dell&#8217;assessore regionale all&#8217;Agricoltura <strong>Alessio Mammi</strong> e del consigliere del Consorzio <strong>Paolo Tanara</strong>.</p>
<p>Un libro in cui Rosati ha voluto far emergere «un lato della nostra economia ma da un punto di vista diverso, per far vedere qual è veramente il potenziale agroalimentare italiano. Quando si viene in questo luogo e si capisce che il Prosciutto di Parma non è solo un prodotto, ma dietro c&#8217;è una comunità. Il modello della Dop economy funziona dove ci sono imprenditori capaci di collaborare insieme per valorizzare e competere sui territori».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Gazzetta di Parma</strong></p>
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		<title>Mauro Rosati a Castiglione: “La Dop economy crea valore partendo dall’identità dei territori”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/mauro-rosati-a-castiglione-la-dop-economy-crea-valore-partendo-dallidentita-dei-territori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 07:45:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Castiglione della Pescaia ha ospitato nel nuovo anfiteatro del Parco urbano la presentazione del libro di Mauro Rosati sulla Dop Economy Qualità, identità, paesaggio e buon cibo come strumenti per creare valore e rafforzare i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Castiglione della Pescaia ha ospitato nel nuovo anfiteatro del Parco urbano la presentazione del libro di Mauro Rosati sulla Dop Economy</em></p>
<p>Qualità, identità, paesaggio e buon cibo come strumenti per creare valore e rafforzare i territori. È la visione che <strong>Mauro Rosati ha portato a Castiglione della Pescaia</strong> presentando il suo libro “<a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La filosofia della DOP Economy</strong></a>”, dedicato al ruolo delle produzioni DOP e IGP nello sviluppo economico e culturale dei territori.</p>
<p>Una presentazione dal significato particolare anche per il luogo scelto: l’incontro con Rosati è stato infatti il primo evento ospitato nel nuovo anfiteatro del Parco urbano nell’area dell’ex Paoletti, dietro il municipio.</p>
<p>Al centro dell’intervento di Rosati soprattutto il <strong>legame fra agricoltura, produzioni di qualità e identità</strong>. Secondo l’autore, uno dei grandi meriti dell’agricoltura è proprio quello di aver ricreato luoghi e occasioni capaci di rafforzare “il Dna del nostro Paese”, costruito intorno al paesaggio, al buon cibo e alla cucina.</p>
<p>Un ragionamento che in Maremma assume un significato ancora più forte e che per Rosati si intreccia anche con una storia personale. “Mi sento metà castiglionese e metà senese”, ha raccontato, ricordando di aver trascorso a Castiglione gli anni della gioventù e di aver conosciuto proprio qui il mondo dell’agricoltura. Per quindici anni, ha spiegato, ha diviso la propria vita tra l’inverno a Siena e l’estate in Maremma.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.gazzettadisiena.it/mauro-rosati-a-castiglione-la-dop-economy-crea-valore-partendo-dallidentita-dei-territori/" target="_blank" rel="noopener">Gazzetta di Siena.it</a></p>
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		<title>Dai campi all’innovazione, la nuova sfida agricola</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dai-campi-allinnovazione-la-nuova-sfida-agricola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 07:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Festa nazionale dell’Unità dell’agricoltura di Siena il confronto su fotovoltaico, turismo e tutela delle aree rurali. «La transizione energetica va programmata, l’agricoltura deve restare il settore primario» Agricoltura, tutela del territorio e capacità di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla Festa nazionale dell’Unità dell’agricoltura di Siena il confronto su fotovoltaico, turismo e tutela delle aree rurali. «La transizione energetica va programmata, l’agricoltura deve restare il settore primario»</em></p>
<p>Agricoltura, tutela del territorio e capacità di guardare al futuro sono stati al centro dell’incontro di ieri sera alla <strong>Festa nazionale dell’Unità dell’agricoltura</strong>, a Siena. Un confronto con su <a href="https://www.qualivita.it/news/siena-presentazione-del-libro-la-filosofia-della-dop-economy-di-mauro-rosati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>CONSORZI DI TUTELA E DOP ECONOMY: UNA STRATEGIA PER LA CRESCITA DEI TERRITORI</strong></a> coordinato Andrea Mariotti e gli interventi di Fabio Berti, Silvio Franceschelli, Alberto Gatto, Massimo Rovai, Mauro Rosati, che hanno messo sul tavolo alcune delle questioni più attuali per i territori rurali italiani, partendo dalla necessità di costruire una nuova politica capace di confrontarsi con problemi concreti e non soltanto con gli slogan.</p>
<p>Tra i temi affrontati, quello del rapporto tra <strong>transizione energetica e valore dei territori agricoli</strong>. Il riferimento è soprattutto alla diffusione degli impianti fotovoltaici e agrifotovoltaici nelle aree a maggiore vocazione produttiva e paesaggistica.</p>
<p>La questione, è stato sottolineato, non riguarda la contrarietà alla transizione energetica, ma la necessità di una <strong>programmazione nazionale</strong> che eviti di lasciare soli sindaci, Regioni e agricoltori davanti a scelte che possono modificare profondamente i territori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://oltreilponte.globalist.it/2026/09/05/dai-campi-allinnovazione-la-nuova-sfida-agricola/" target="_blank" rel="noopener"><strong>The Globalist.it &#8211; Oltre il ponte</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dai-campi-allinnovazione-la-nuova-sfida-agricola/">Dai campi all’innovazione, la nuova sfida agricola</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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