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	<title>Università di Padova &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Università di Padova &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Nutri-Score: scacco matto alle Indicazioni Geografiche?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nutri-score-scacco-matto-alle-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 10:51:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[Farm to Fork]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Nutriscore]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP e generici etichettati con Nutri-Score, evidenzia le principali criticità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP e generici etichettati con Nutri-Score, evidenzia le principali criticità legate all’adozione di questo strumento</em></p>
<p>Sovrappeso e obesità rappresentano una delle principali sfide globali per la salute, colpendo il 60% della popolazione (OMS, 2021) e incidendo per il 7% sulla spesa sanitaria complessiva per la prevenzione e il trattamento di queste patologie. Per promuovere abitudini alimentari più sane, le etichette nutrizionali fronte pacco si sono affermate a livello globale come strumenti efficaci, capaci di offrire informazioni semplici e immediate sul profilo nutrizionale degli alimenti. Diversi Paesi europei hanno adottato queste etichette su base volontaria e la Commissione Europea, nell’ambito della strategia Farm-to-Fork, ha proposto di renderle obbligatorie, individuando nel Nutri-Score il candidato più promettente. Il Nutri-Score classifica gli alimenti in cinque categorie, dalla più salutare (A, verde scuro) alla meno salutare (E, rosso), basandosi su una valutazione nutrizionale complessiva per 100 g di prodotto e considerando il contenuto di alimenti e nutrienti da favorire nel consumo, come fibre, proteine, frutta e verdura e legumi, e il contenuto di elementi da limitare, come calorie, grassi saturi, zuccheri e sale. Questo sistema dovrebbe aiutare i consumatori a identificare più rapidamente le opzioni più salutari all&#8217;interno di una stessa categoria di alimenti. Tuttavia, nonostante vari Paesi utilizzino il Nutri-Score come etichetta nutrizionale fronte pacco, la sua adozione a livello comunitario suscita ancora dibattiti e resistenze. Mentre in Francia, primo Paese europeo a introdurlo nel 2017, le iniziali opposizioni dell’industria agroalimentare sono diminuite nel tempo, in Italia il Nutri-Score è ancora oggetto di controversie politiche, perché percepito come penalizzante per i prodotti della dieta mediterranea e per le certificazioni note come Indicazioni Geografiche, soprattutto di origine animale. Anche in Spagna sono emerse preoccupazioni simili, con rappresentanti del governo che ritengono che il Nutri-Score possa penalizzare prodotti simbolo della tradizione culinaria nazionale, come l&#8217;olio d&#8217;oliva. Secondo quanto emerso in letteratura, i prodotti con Nutri- Score negativo tendono a subire una riduzione della disponibilità a pagare da parte dei consumatori, con conseguente calo di prezzi e volumi di vendita. Sebbene questo sia in linea con le raccomandazioni dell’OMS e con gli obiettivi della strategia Farm-to-Fork di ridurre il consumo di grassi saturi, sale e calorie, l’introduzione di questa etichetta può rappresentare una sfida per le IG. Questo assume particolare valore se consideriamo che, nonostante la qualità delle IG sia attribuita principalmente all’area geografica di produzione e non a specifici valori nutrizionali, studi recenti hanno dimostrato che i prodotti DOP sono spesso più sani dei generici, perché privi di additivi, come nel caso dei nitriti e nitrati nel Prosciutto di Parma DOP. Anche se apparentemente non sovrapposte, la coesistenza di informazioni contrastanti – sia positive (come IG) che negative (come il Nutri-Score D o E) – sulla confezione di uno stesso prodotto potrebbe confondere i consumatori, riducendo il valore percepito delle certificazioni IG.</p>
<blockquote><p><strong>Alice Stiletto</strong><br />
assegnista di ricerca presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Samuele Trestini</strong><br />
Professore Associato presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova e direttore del Centro Interuniversitario di Contabilità e Gestione Agraria, Forestale e Ambientale (CONTAGRAF).</p>
<p><strong>Riccardo Vecchio</strong><br />
Professore Associato presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Scienze Agrarie. Attualmente, professore a contratto presso la KEDGE Business School di Bordeaux.</p>
<p><strong>Luigi Cembalo</strong><br />
Professore Ordinario presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Scienze Agrarie. È stato direttore del CRISP (Centro di ricerca interdipartimentale sulla &#8220;Earth Critical Zone&#8221;) e membro del SESS (Centro di Simulazione dei Sistemi Socio- Ecologici, Danimarca).</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Nonostante la rilevanza del tema, pochi studi scientifici hanno analizzato l&#8217;impatto del Nutri-Score sulle preferenze dei consumatori per i prodotti di qualità, specialmente in mercati non ipotetici. Per fare luce sul tema, il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli hanno condotto un’asta sperimentale su 188 consumatori italiani, analizzando le loro preferenze espresse in termini monetari, ovvero la disponibilità a pagare per prodotti generici e IG etichettati con Nutri-Score. Questo approccio, largamente impiegato nell&#8217;economia sperimentale per identificare le preferenze reali dei consumatori, riproduce un contesto di acquisto non ipotetico. I partecipanti sono invitati a indicare la loro massima disponibilità a pagare per i prodotti proposti (Figura 1) in due diverse fasi: una in cui i prodotti non presentano l&#8217;etichetta Nutri-Score (Round 1) e una in cui gli stessi prodotti sono etichettati con il Nutri-Score (Round 2). Al termine dell&#8217;esperimento, viene selezionato uno dei prodotti oggetto di studio e, se la disponibilità a pagare del partecipante per quel prodotto è maggiore o uguale al prezzo di mercato di quel bene, estratto casualmente da un insieme predefinito di suoi possibili prezzi di mercato, il partecipante acquista effettivamente il prodotto al prezzo di mercato estratto. Questa metodologia minimizza le distorsioni nelle stime della disponibilità a pagare, fornendo una rappresentazione più precisa e affidabile delle preferenze dei consumatori.</p>
<blockquote><p><strong>Nutriscore</strong></p>
<p>Il Nutriscore è un sistema di etichettatura nutrizionale che assegna un punteggio ai prodotti alimentari in base alla loro composizione nutrizionale. Va da A (più sano) a E (meno sano), e dovrebbe aiutare i consumatori a prendere decisioni informate sulla qualità nutrizionale degli alimenti. Tuttavia questo sistema semplifica eccessivamente la valutazione della qualità nutrizionale, non considerando la complessità della dieta individuale. Il Nutriscore non valuta infatti aspetti fondamentali come il contenuto di micronutrienti (es. vitamine e amminoacidi) e la porzione assunta. Questo sistema rischia di penalizzare alimenti tradizionali come l’olio extravergine di oliva, universalmente riconosciuto come salutare, favorendo prodotti altamente processati e di scarso valore nutrizionale.</p></blockquote>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>I risultati dello studio, rappresentati graficamente in Figura 2, evidenziano chiaramente il ruolo cruciale del Nutri-Score nel guidare le preferenze dei consumatori e nell’influenzarne la disponibilità a pagare. In particolare, i consumatori si sono mostrati disposti a pagare in media 24 centesimi in più per un pacco di pasta da 500 g etichettato con Nutri-Score = A, indipendentemente dal tipo di prodotto (convenzionale o certificato Pasta di Gragnano IGP). Questo dato sottolinea l’efficacia dell’etichetta nel valorizzare i prodotti percepiti come più salutari, anche nel caso dei prodotti DOP e IGP. Al contrario, i prodotti con un punteggio negativo (Nutri- Score = D) registrano una riduzione della disponibilità a pagare dei consumatori. Tuttavia, nel caso del Parmigiano Reggiano DOP, l’effetto negativo del Nutri-Score è completamente compensato dal valore positivo attribuito alla Denominazione di Origine. La solida reputazione del Parmigiano Reggiano DOP nel mercato nazionale sembra, infatti, generare un “effetto alone”, che estende il valore associato a una caratteristica specifica del prodotto, come la Denominazione di Origine, all’intero prodotto, aumentando l’utilità percepita dai consumatori. Sebbene questo risultato sia promettente, non trova ampio supporto nella letteratura scientifica: studi precedenti hanno infatti riscontrato effetti opposti nel caso di IG meno note, come la Casatella Trevigiana DOP o l’Asiago DOP, che sono, invece, ampiamente penalizzate dal Nutri-Score negativo. Ciò conferma che il valore percepito delle diverse IG non è uniforme, ma è strettamente legato alla reputazione che i consumatori vi attribuiscono. Per i prodotti che non si trovano agli estremi della scala nutrizionale (Nutri-Score = C), come la piadina, la presenza dell’etichetta non sembra invece avere un impatto significativo sulla disponibilità a pagare dei consumatori, sia nel caso dei prodotti generici che DOP IGP.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Analizzando più approfonditamente i fattori che influenzano le preferenze dei consumatori, emerge che una corretta interpretazione dell’etichetta Nutri-Score è un fattore cruciale nelle scelte d’acquisto; quanto più un prodotto è percepito come nutrizionalmente valido, tanto maggiore è la disponibilità dei consumatori a pagare per acquistarlo. Questo vale non solo quando i consumatori interpretano correttamente un prodotto con Nutri-Score = A come &#8220;salutare&#8221;, ma anche quando, fraintendendo l’etichetta, considerano un Nutri-Score = D come segnale di alta qualità nutrizionale, sottolineando come la percezione di salubrità rappresenti un fattore determinante nelle decisioni di acquisto e come una corretta interpretazione dell’etichetta sia fondamentale per orientare le scelte alimentari dei consumatori. Analogamente, la fedeltà dei consumatori verso le IG influisce in modo significativo sulle loro preferenze monetarie. Paradossalmente, i consumatori che più apprezzano i prodotti IG tendono a ridurre maggiormente la loro disponibilità a pagare per questi prodotti quando vengono etichettati con il Nutri-Score, anche nel caso di valutazioni nutrizionali positive. Vedendo che ai prodotti DOP e IGP viene attribuito lo stesso profilo nutrizionale dei corrispettivi generici, questi consumatori potrebbero sentirsi “traditi” nelle loro aspettative, riducendo di conseguenza la loro disponibilità a pagare. Questo fenomeno assume particolare rilevanza alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, che vedono sempre più consumatori ritenere le IG non solo come sinonimo di tradizione e autenticità del prodotto, ma anche come beni più salutari, nonostante tale caratteristica non siano una condizione richiesta e certificata dalle IG. In conclusione, i risultati dello studio dimostrano che l’etichetta Nutri-Score genera premi e penalità nelle preferenze monetarie dei consumatori, premiando i prodotti con punteggi elevati (Nutri-Score = A) e penalizzando quelli con punteggi negativi (Nutri-Score = D). Tuttavia, per le IG ben conosciute, come il Parmigiano Reggiano DOP, la penalizzazione attribuita al Nutri-Score è annullata dalla presenza della Denominazione di Origine. La reputazione consolidata e la percezione di alta qualità delle IG giocano quindi un ruolo fondamentale nel preservare la preferenza dei consumatori per questi prodotti, mitigando l’impatto di un’etichettatura nutrizionale sfavorevole. Questo effetto, però, non si estende a IG meno conosciute, dove la differenza di valore tra prodotti IG e generici tende a ridursi in presenza del Nutri-Score. Inoltre, lo studio ha evidenziato l’importanza di colmare il deficit di comprensione del Nutri- Score da parte dei consumatori, specialmente in Paesi come l’Italia, dove l’etichetta non è ancora stata implementata. Questo potrebbe contribuire a ridurre l’asimmetria informativa, favorendo un uso più efficace dell’etichetta nel guidare le scelte alimentari dei consumatori, limitando gli impatti negativi sulle IG.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
The impact of nutri-score on consumers’ preferences for geographical indications. Evidence from a non-hypothetical experiment.</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
A. Stiletto, R. Vecchio, L. Cembalo, S. Trestini</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Appetite, Volume 199, 1 August 2024<br />
https://doi.org/10.1016/j.appet.2024.107400</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
La strategia Farm to Fork (F2F) dell&#8217;UE promuove l&#8217;adozione obbligatoria di un&#8217;etichetta nutrizionale sul fronte della confezione per migliorare la dieta dei cittadini e supportare scelte alimentari più sane. Nel dibattito pubblico, il Nutri-Score (NS) è il candidato più favorito. Sebbene ampiamente sostenuto, il NS incontra opposizioni politiche e da parte dei produttori, principalmente a causa dell&#8217;impatto economico che potrebbe avere su specifici settori alimentari, in particolare sulle Indicazioni Geografiche (IG). La letteratura recente ha evidenziato la necessità di approfondire ulteriormente questo tema. Il presente studio contribuisce a colmare questa lacuna analizzando le preferenze monetarie dei consumatori per i prodotti IG etichettati con diversi livelli di NS. È stato condotto un esperimento non ipotetico incentivato su 188 consumatori italiani, utilizzando prodotti rappresentativi di vari livelli di NS. In particolare, l&#8217;indagine ha considerato una pasta convenzionale e la Pasta di Gragnano IGP (NS = A), una piadina convenzionale e la Piadina Romagnola IGP (NS = C) e un formaggio duro convenzionale e il Parmigiano Reggiano DOP (NS = D). I risultati mostrano che il NS genera risposte favorevoli o sfavorevoli nelle preferenze dei consumatori, rispettivamente in linea con i punteggi A e D. La percezione di salubrità del prodotto influisce significativamente sulla disponibilità a pagare (WTP) dei consumatori, aumentandola. I risultati evidenziano l&#8217;importanza di strategie di comunicazione efficaci all&#8217;interno dell&#8217;UE per il raggiungimento degli obiettivi della strategia F2F. Tuttavia, il NS riduce il premio di prezzo associato alle IG, indipendentemente dal livello di NS, tra i consumatori che apprezzano maggiormente le IG. Le IG più note, però, non subiscono questo effetto negativo, poiché il valore positivo associato alla loro reputazione compensa l&#8217;impatto sfavorevole del NS.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Dobbs, R., &amp; Manyika, J. (2015). The obesity crisis. The Cairo Review of Global Affairs, 44–57. https://doi.org/10.1159/000355993</li>
<li>Glogovețan, A. I., Dabija, D. C., Fiore, M., &amp; Pocol, C. B. (2022). Consumer Perception and Understanding of European Union Quality Schemes: A Systematic Literature Review. Sustainability (Switzerland), 14(3), 1–16. https://doi.org/10.3390/su14031667</li>
<li>Höhn, G. L., Huysmans, M., &amp; Crombez, C. (2023). Healthy food traditions? Nutritional quality and food composition of EU geographic</li>
<li>Monier-Dilhan, S. (2018). Food labels: consumer’s information or consumer’s confusion. OCL, 25(2), 4–7.</li>
<li>Stiletto, A., &amp; Trestini, S. (2022). Is it really a piece of cake to label geographical indications with the nutri-score ? Consumers ’ behaviour and policy implications. PLoS One, 17(11), 1–18. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0277048</li>
<li>Stiletto, A., Cei, L., &amp; Trestini, S. (2023). A Little Bird Told Me. . . Nutri-score Panoramas from a Flight over Europe, connecting science and society. Nutrients, 15(15), 3367.</li>
<li>Thøgersen, J., &amp; Nohlen, H. U. (2022). Consumer understanding of origin labeling on food packaging and its impact on consumer product evaluation and choices: A Systematic literature review</li>
<li>World Health Organization. (2021). Malnutrition: Fact sheets.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-04/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_04</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/02/Nutriscore_Consortium-25.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOP: economia e sostenibilità del vino</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/conegliano-valdobbiadene-prosecco-dop-economia-e-sostenibilita-del-vino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 08:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il convegno “Economia e sostenibilità del vino nel nostro territorio” vedrà la presentazione del &#8220;Report di sostenibilità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG&#8221; presentato dai ricercatori dell&#8217;Università di Padova e del CIRVE. Grande attesa per il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il convegno “Economia e sostenibilità del vino nel nostro territorio” vedrà la presentazione del &#8220;Report di sostenibilità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG&#8221; presentato dai ricercatori dell&#8217;Università di Padova e del CIRVE.</em></p>
<p>Grande attesa per il convegno tecnico organizzato da Fondazione Valdobbiadene Spumante con l’Università di Padova. A Simone Geronazzo il Premio di Studio 2024. Villa dei Cedri, venerdì 22 novembre ore 18:00 La Confraternita chiude ufficialmente la sua attività annuale con il convegno tecnico di fine novembre e con l’attribuzione del “Premio di Studio”, a cura della Fondazione Valdobbiadene Spumante.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Il <strong>tema del convegno</strong>, organizzato in collaborazione con <strong>Università di Padova e CIRVE</strong>, che si terrà venerdì 22 novembre 2024 alle ore 18:00 presso l’auditorium di Villa dei Cedri a Valdobbiadene, è “<strong>Economia e sostenibilità del vino nel nostro territorio</strong>”.</p>
<p>Un argomento di attualità alla luce dei recenti dati sull’andamento, non solo della Denominazione DOCG, che ha registrato evoluzioni e cambiamenti. <strong>A coordinare i lavori sarà Simone Vincenzi</strong>, docente presso il Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente dell’Università di Padova e presidente del Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Viticole ed enologiche. <strong>Luca Rossetto</strong>, docente del Dipartimento TESAF dell&#8217;Università di Padova interverrà su Il fenomeno Prosecco: crescita e posizionamento sui mercati internazionali , mentre <a href="https://www.qualivita.it/news/approcci-partecipativi-per-la-sostenibilita-vitivinicola-il-caso-del-prosecco-dop/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Valentina di Chiara</strong></a>, dottoranda presso l’Ateneo patavino, presenterà Il <strong>Report di sostenibilità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG</strong>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilpiave.it/economia-e-sostenibilita-del-vino.php" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Piave.it</strong></a></p>
<p><em>Crediti foto: ©Arcangelo Piai</em></p>
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		<title>Il sistema IG italiano: Qualivita tiene una lezione dedicata agli studenti dell&#8217;Università di Padova</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-sistema-ig-italiano-qualivita-tiene-una-lezione-dedicata-agli-studenti-delluniversita-di-padova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 08:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 14 novembre, alle ore 15, presso Palazzo Sansedoni (Siena), Fondazione Qualivita ha tenuto una lezione dedicata al sistema IG e la Dop economy per gli studenti dell&#8217;Università di Padova. Nella cornice di Palazzo Sansedoni, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giovedì 14 novembre, alle ore 15, presso Palazzo Sansedoni (Siena), Fondazione Qualivita ha tenuto una lezione dedicata al sistema IG e la Dop economy per gli studenti dell&#8217;Università di Padova.</em></p>
<p>Nella cornice di Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione MPS, <strong>Fondazione Qualivita</strong>, nella figura del <strong>Direttore Mauro Rosati</strong>, ha tenuto una <strong>lezione rivolta agli studenti del corso di laurea magistrale <a href="https://www.dafnae.unipd.it/offerta-didattica/corsi-di-laurea-magistrale?tipo=LM&amp;ordinamento=2015&amp;key=AV2190" target="_blank" rel="noopener">Italian Food and Wine &#8211; Alimenti e Vini d&#8217;Italia </a></strong>del Dipartimento <strong>DAFNAE dell&#8217;Università di Padova</strong>, accompagnati dal professor <strong>Eugenio Pomarici</strong>.</p>
<p>Durante la lezione è stata <strong>presentata l&#8217;attività della Fondazione Qualivita e Origin Italia</strong>. La lezione ha poi virato verso l&#8217;importanza di una produzione locale in un mondo sempre più globalizzato, lo sviluppo di un sistema di produzione di qualità in Italia e il <strong>successo del made in Italy</strong>, e si è conclusa con le <strong>caratteristiche delle IG italiane</strong> e un analisi dei fattori chiavie di <strong>sviluppo delle DOP e IGP italiane</strong>.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
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		<title>Il sistema IG italiano e la Dop economy &#8211;  Corso magistrale Italian Food and Wine, DAFNAE</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/il-sistema-ig-italiano-e-la-dop-economy-corso-magistrale-italian-food-and-wine-dafnae/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 11:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=attivita&#038;p=479299</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/il-sistema-ig-italiano-e-la-dop-economy-corso-magistrale-italian-food-and-wine-dafnae/">Il sistema IG italiano e la Dop economy &#8211;  Corso magistrale Italian Food and Wine, DAFNAE</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p>Nell’ambito del <strong>corso di laurea magistrale <a href="https://www.dafnae.unipd.it/offerta-didattica/corsi-di-laurea-magistrale?tipo=LM&amp;ordinamento=2015&amp;key=AV2190" target="_blank" rel="noopener">Italian Food and Wine – Alimenti e Vini d’Italia </a></strong>del Dipartimento <strong>DAFNAE dell’Università di Padova</strong>, si è tenuto, <strong>giovedì 14 novembre 2024</strong>, una lezione sul <strong>sistema IG italiano e Dop economy </strong>tenuta dal Direttore di <strong><a href="http://www.qualivita.it/">Fondazione Qualivita</a></strong> <strong>Mauro Rosati</strong>.</p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>Giovedì 14 novembre, alle ore 15, nella cornice di Palazzo Sansedoni (Siena), sede della Fondazione MPS, <strong>Fondazione Qualivita</strong>, nella figura del <strong>Direttore Mauro Rosati</strong>, ha tenuto una <strong>lezione rivolta agli studenti del corso di laurea magistrale <a href="https://www.dafnae.unipd.it/offerta-didattica/corsi-di-laurea-magistrale?tipo=LM&amp;ordinamento=2015&amp;key=AV2190" target="_blank" rel="noopener">Italian Food and Wine – Alimenti e Vini d’Italia </a></strong>del Dipartimento <strong>DAFNAE dell’Università di Padova</strong>, accompagnati dal professor <strong>Eugenio Pomarici</strong>.</p>
<p>Durante la lezione è stata <strong>presentata l’attività della Fondazione Qualivita e Origin Italia</strong>. La lezione ha poi virato verso l’importanza di una produzione locale in un mondo sempre più globalizzato, lo sviluppo di un sistema di produzione di qualità in Italia e il <strong>successo del made in Italy</strong>, e si è conclusa con le <strong>caratteristiche delle IG italiane</strong> e un analisi dei fattori chiavie di <strong>sviluppo delle DOP e IGP italiane</strong>.</p>
<h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Favorire la formazione di figure professionali qualificate per il settore DOP IGP</li>
<li>Promuovere una cultura imprenditoriale a supporto della crescita delle IG</li>
<li>Diffondere la conoscenza del modello di sviluppo delle IG</li>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Università e Enti di ricerca</li>
<li>Studenti</li>
<li>Giovani</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Progettazione e realizzazione materiale didattico</li>
<li>Definizione contenuti intervento</li>
<li>Elaborazione contenuti formativi</li>
<li>Realizzazione materiale informativo</li>
</ul>
</div></section>
<div   data-size='no scaling'  data-lightbox_size='large'  data-animation='slide'  data-conditional_play=''  data-ids='479304,479305,479306,479307,479308,479309,479310,479311'  data-video_counter='0'  data-autoplay='false'  data-bg_slider='false'  data-slide_height=''  data-handle='av_gallery_qualivita'  data-interval='5'  data-class=' '  data-el_id=''  data-css_id=''  data-scroll_down=''  data-control_layout='av-control-minimal'  data-custom_markup=''  data-perma_caption=''  data-autoplay_stopper=''  data-image_attachment=''  data-min_height='0px'  data-lazy_loading='disabled'  class='avia-slideshow avia-slideshow-1  av-control-minimal av-default-height-applied avia-slideshow-no scaling av_gallery_qualivita   avia-slide-slider '  itemprop="image" itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject" ><ul class='avia-slideshow-inner ' style='padding-bottom: 56.25%;' ><li  class=' slide-1 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479304 avia-img-lazy-loading-not-479304"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/2-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='2' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-2 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479305 avia-img-lazy-loading-not-479305"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/2E04E6A7-BFFF-4895-905F-983A0A1D5BAA.jpeg" width="2420" height="1361" title='2E04E6A7-BFFF-4895-905F-983A0A1D5BAA' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-3 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479306 avia-img-lazy-loading-not-479306"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/6D3F6A15-D495-4507-A3A1-6DB64AF0723E-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='6D3F6A15-D495-4507-A3A1-6DB64AF0723E' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-4 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479307 avia-img-lazy-loading-not-479307"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/2889EF2E-D94C-4E14-A4A0-62DB6D8235E4-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='2889EF2E-D94C-4E14-A4A0-62DB6D8235E4' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-5 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479308 avia-img-lazy-loading-not-479308"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/A398B136-A25E-439E-86FA-D18D0CDCF100-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='A398B136-A25E-439E-86FA-D18D0CDCF100' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-6 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479309 avia-img-lazy-loading-not-479309"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/1-1-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='1 (1)' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-7 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479310 avia-img-lazy-loading-not-479310"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/1A822961-002B-4666-9D7C-8F525B1C45E5-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='1A822961-002B-4666-9D7C-8F525B1C45E5' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li><li  class=' slide-8 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-479311 avia-img-lazy-loading-not-479311"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/11/1C5A84A1-2A0E-4CFF-8C79-47577A90B457-scaled.jpeg" width="2560" height="1440" title='1C5A84A1-2A0E-4CFF-8C79-47577A90B457' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li></ul><div class='avia-slideshow-arrows avia-slideshow-controls'><a href='#prev' class='prev-slide' aria-hidden='true' data-av_icon='' data-av_iconfont='entypo-fontello'>Previous</a><a href='#next' class='next-slide' aria-hidden='true' data-av_icon='' data-av_iconfont='entypo-fontello'>Next</a></div><div class='avia-slideshow-dots avia-slideshow-controls'><a href='#1' class='goto-slide active' >1</a><a href='#2' class='goto-slide ' >2</a><a href='#3' class='goto-slide ' >3</a><a href='#4' class='goto-slide ' >4</a><a href='#5' class='goto-slide ' >5</a><a href='#6' class='goto-slide ' >6</a><a href='#7' class='goto-slide ' >7</a><a href='#8' class='goto-slide ' >8</a></div></div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Approcci partecipativi per la sostenibilità vitivinicola: il caso del Prosecco DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/approcci-partecipativi-per-la-sostenibilita-vitivinicola-il-caso-del-prosecco-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il CIRVE di Conegliano presenta il caso studio del progetto di sostenibilità del Prosecco DOP l&#8217;obiettivo è avviare un processo territoriale di transizione verso modelli produttivi in linea con lo sviluppo sostenibile l tema della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il CIRVE di Conegliano presenta il caso studio del progetto di sostenibilità del Prosecco DOP l&#8217;obiettivo è avviare un processo territoriale di transizione verso modelli produttivi in linea con lo sviluppo sostenibile</em></p>
<p>l tema della sostenibilità oggi ha una notevole rilevanza nel settore vitivinicolo, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici che stanno avendo un forte impatto sul mondo del vino. Diversi studi hanno infatti mostrato come l&#8217;aumento delle temperature previsto nei prossimi anni avrà effetti significativi sulla fisiologia della vite, mettendo in discussione l&#8217;idoneità alla produzione di uva di qualità in alcune regioni storicamente vocate, con impatti economici significativi per chi ha investito in viticoltura. L&#8217;importanza di questa tematica è poi accentuata dalla crescente sensibilità dei consumatori agli aspetti ambientali e sociali che li sta inducendo ad orientarsi sempre di più verso prodotti realizzati con processi meno impattanti. Ciò è vero anche per i consumatori di vino, soprattutto in alcuni mercati, come quelli del Nord Europa, dove viene richiesto alle aziende un impegno concreto non solo in termini di riduzione dell&#8217;impatto ambientale ma anche a favore dei lavoratori e delle comunità locali. Anche chi vive nei pressi di areali viticoli richiede un approccio più sostenibile alla coltivazione della vite, che consenta la riduzione dell&#8217;uso di pesticidi e una maggiore tutela del paesaggio e della biodiversità.<br />
L&#8217;interesse verso gli aspetti di sostenibilità nel mondo del vino ha portato alla nascita nei principali Paesi produttori di un numero significativo di programmi di certificazione della sostenibilità e/o di valutazione delle performance ambientali, sociali ed economiche. Queste iniziative, promosse da associazioni di produttori, organizzazioni o istituzioni e sviluppate molto spesso grazie alla collaborazione con centri di ricerca, sono state sviluppate per migliorare e certificare la conformità della produzione vitivinicola ai principi di sostenibilità. Nonostante l&#8217;attenzione alla sostenibilità però l&#8217;adesione a questi programmi è ancora limitata, anche se le istituzioni stanno promuovendo programmi e iniziative volte a supportare e indirizzare le aziende verso scelte più consapevoli offrendo incentivi alla transizione verso modelli produttivi più &#8221;green&#8221;. Ciò è dovuto in larga parte alla complessità tecnica richiesta per implementare le buone pratiche di sostenibilità e all&#8217;incertezza relativa ai benefici economici. Infatti, tra i produttori è diffusa l&#8217;idea che i costi necessari per intraprendere un percorso di sostenibilità siano superiori ai benefici economici che ne deriverebbero. Tuttavia, alcuni studi, evidenziano che la presenza di competenze specifiche che supportano l&#8217;implementazione di buone pratiche in azienda influenzi positivamente l&#8217;effetto della loro adozione sui costi e sulla redditività. Per favorire quindi un&#8217;adesione a programmi di sostenibilità a più ampia scala, approcci partecipativi mediati da organismi di settore – come associazioni di produttori o Consorzi che mirino alla condivisione di informazioni e competenze per individuare soluzioni comuni a problemi condivisi dalle aziende in aree specifiche – possono certamente svolgere un ruolo chiave.<br />
Questo articolo presenta un caso di adozione di un approccio collaborativo da parte della Denominazione Prosecco DOP, al fine di mostrare quale tipo di organizzazione e quali risorse sono necessarie per avviare un processo territoriale di transizione verso modelli produttivi coerenti con i principi dello sviluppo sostenibile. Data la necessità e l&#8217;urgenza di integrare la sostenibilità nei sistemi produttivi a scala territoriale, l&#8217;esperienza del Prosecco DOP, può fornire un valido supporto a enti o comunità che vogliano mettere insieme competenze diverse per raggiungere ambiziosi obiettivi ambientali, sociali ed economici.</p>
<blockquote><p><strong>Valentina</strong> <strong>Di</strong> <strong>Chiara, </strong>laureata in viticoltura, enologia e mercati vitivinicoli e frequenta il corso di dottorato in Land, Environment, Resources, Health (LERH) dell&#8217;Università di Padova</p>
<p><strong>Eugenio</strong> <strong>Pomarici, </strong>professore ordinario presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) e vicedirettore del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CIRVE) dell&#8217;Università di Padova</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Attraverso il metodo del single case study viene presentato il progetto di sostenibilità denominato &#8220;PRO.S.E.C.CO DOC&#8221; (Programma della sostenibilità e del controllo della competitività della filiera vitivinicola Prosecco DOP), ovvero un programma lanciato nel 2019 dal Consorzio di Tutela della DOC Prosecco e ancora in corso, che mira ad aumentare il livello di sostenibilità della Denominazione grazie all&#8217;azione collaborativa di diversi attori. Le informazioni utilizzate per descrivere il caso studio provengono dall&#8217;esperienza degli autori coinvolti direttamente nel progetto e dall&#8217;analisi di report, linee guida e strumenti prodotti dall&#8217;attività del gruppo operativo.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>L&#8217;avvio del progetto è stato possibile grazie alla costituzione di un gruppo operativo (GO) nell&#8217;ambito dei programmi di Partenariato Europeo per l&#8217;Innovazione (PEI &#8211; AGRI, art. 35 del reg. 1305/2013), costituito dal Consorzio, con ruolo di coordinamento, da altri partner e coinvolgendo figure professionali esterne <strong>(Tabella 1)</strong>. Ciò ha consentito di far lavorare insieme professionisti con conoscenze complementari (pratiche, imprenditoriali, scientifiche, ecc.) per sviluppare soluzioni e strumenti efficaci per aumentare il livello di sostenibilità delle aziende. Per il progetto è stato inoltre scelto come benchmark di sostenibilità lo standard SOPD di Equalitas®, che fornisce un approccio basato su tre pilastri e che promuove l&#8217;adozione di pratiche virtuose richiedendo ai diversi attori della filiera di ottemperare a requisiti oggettivi e di misurare indicatori di performance ambientali.</p>
<p>Il progetto prevede cinque fasi principali:</p>
<ol>
<li>Creazione di un tavolo di lavoro per il coordinamento del gruppo operativo al fine di stabilire un piano di lavoro condiviso con il quale portare avanti le attività;</li>
<li>Progettazione del sistema di coordinamento, che pone le basi per il futuro sviluppo della piattaforma informatica per il controllo del sistema di gestione della sostenibilità e una prima rilevazione degli indicatori di perfomance ambientali, sociali ed economiche, al fine di verificare la situazione nella Denominazione;</li>
<li>Sviluppo di strategie e strumenti per facilitare l&#8217;adozione delle buone pratiche di sostenibilità definite dallo standard Equalitas, coinvolgendo un gruppo di aziende pilota. Sono stati sviluppati ad oggi strumenti per il monitoraggio degli impatti in termini di emissioni di CO<sub>2</sub>, consumo di acqua e tutela della biodiversità, nonché proposti protocolli e innovazioni per la riduzione dei prodotti fitosanitari. Il gruppo operativo sta lavorando su strumenti che favoriscano il dialogo con i lavoratori e la comunità e che mirino a incoraggiare la crescita professionale e il benessere dei lavoratori. Si sta inoltre lavorando su strumenti per monitorare i costi e la distribuzione del valore all&#8217;interno della Denominazione, per prevedere le tendenze del mercato e soluzioni che consentano di individuare e ridurre gli sprechi;</li>
<li>Attività di informazione verso i diversi stakeholder sugli strumenti sviluppati e resi disponibili dal progetto con l&#8217;obiettivo di coinvolgere un numero sempre maggiore di aziende;</li>
<li>Riesame del progetto per individuare e sviluppare il percorso più adatto a trasferire il modello all&#8217;intero sistema produttivo del Prosecco DOP.</li>
</ol>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Il caso del GO PRO.S.E.C.CO DOC fornisce chiare indicazioni sui passi da compiere per favorire l&#8217;adozione di un approccio partecipativo efficace nell&#8217;aiutare una vasta comunità di produttori a passare a modelli di produzione più sostenibili. Dall&#8217;esperienza del Prosecco DOP emerge l&#8217;importanza di strutturare un piano di lavoro che consenta di mettere insieme le competenze di diversi professionisti al fine di individuare le migliori strategie che aiutino le imprese incrementare le proprie performance ambientali, sociali ed economiche. La conclusione delle attività previste dal progetto consentirà un primo passo verso un percorso di crescita della Denominazione finalizzato al raggiungimento di elevati livelli di sostenibilità. Allo stesso tempo, ciò consentirà un miglioramento della reputazione dell&#8217;area del Prosecco DOP, che permetterà una maggiore fidelizzazione dei consumatori e una migliore percezione da parte della comunità locale, consentendo al contempo alle aziende di aumentare la propria competitività sui mercati. Sebbene efficace, l&#8217;adozione di un approccio collaborativo prevede notevoli sforzi per integrare e coordinare attori con approcci di lavoro e competenze differenti. Risulta quindi fondamentale il coordinamento a livello territoriale da parte di un soggetto autorevole con buone relazioni con gli stakeholder. Il ruolo del coordinatore deve essere finalizzato a favorire il dialogo tra gli stakeholder e a sostenere le iniziative, anche attraverso l&#8217;individuazione di finanziamenti pubblici. A questo proposito, la Politica Agricola Comune mette a disposizione delle aziende e degli organismi di coordinamento strumenti a sostegno di queste iniziative. L&#8217;esperienza del Progetto Sostenibilità Prosecco dimostra inoltre come il coinvolgimento delle aziende fin dall&#8217;inizio delle attività sia fondamentale per individuare strategie e strumenti utili e testarne l&#8217;efficacia.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Collaborative Approach for Achieving Ambitious Sustainability Goals: The Prosecco Sustainability Project</p>
<p><strong>Autori</strong></p>
<p>Di Chiara, A. Battistella, V. Boatto, S. Furlan, L. Giavi, S. Liggieri, A. Paiola, E. Pomarici, S. Stefanucci</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Sustainability 2024, 16(2), 583;<br />
<a href="https://doi.org/10.3390/su16020583" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su16020583</a></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>Nonostante l&#8217;attenzione alla sostenibilità sia cresciuta nell&#8217;ultimo decennio nel settore vitivinicolo, il tasso di associazione con programmi di sostenibilità del vino sembra ancora limitato. Ciò è principalmente legato all&#8217;incertezza sui benefici economici legati all&#8217;implementazione di migliori pratiche sostenibili. A questo proposito, alcuni studi hanno evidenziato che la presenza di professionisti in grado di gestire i requisiti promossi dalle norme porta generalmente ad una percezione positiva del loro impatto sulle performance economiche delle aziende. Pertanto, per incoraggiare la partecipazione a programmi di sostenibilità, l&#8217;adozione di un approccio collaborativo per condividere le competenze e le conoscenze necessarie a gestire la transizione da un&#8217;organizzazione convenzionale a una sostenibile sembra essere una strategia funzionale. Questo articolo presenta il Prosecco Sustainability Project come un caso di studio per indagare come un insieme strutturato di attività debba essere implementato attraverso un approccio partecipativo/collaborativo per migliorare significativamente il livello di sostenibilità di una comunità ampia ed eterogenea di produttori di uva e vino. Il caso studio evidenzia che la collaborazione tra diversi attori e la guida di una figura di coordinamento in grado di favorire il dialogo e la cooperazione tra i diversi stakeholder rappresentano elementi chiave per l&#8217;implementazione su larga scala di un sistema di gestione sostenibile.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong> <strong>essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Annunziata, E.; Pucci, T.; Frey, M.; Zanni, L. The Role of Organizational Capabilities in Attaining Corporate Sustainability Practices and Economic Performance: Evidence from Italian Wine J. Clean. Prod. 2018, 171, 1300-1311.</li>
<li>Broccardo, ; Zicari, A. Sustainability as a Driver for Value Creation: A Business Model Analysis of Small and Medium Entreprises in the ItalianWine Sector. J. Clean. Prod. 2020, 259, 120852.</li>
<li>De Steur, ; Temmerman, H.; Gellynck, X.; Canavari, M. Drivers, Adoption, and Evaluation of Sustainability Practices in Italian Wine SMEs. Bus. Strategy Environ. 2020, 29, 744-762.</li>
<li>Golicic, L. Changes in Sustainability in the Global Wine Industry. Int. J. Wine Bus. Res. 2021, 34, 392-409.</li>
<li>Guerrero-Villegas, J.; Sierra-Garc a, L.; Palacios-Florencio, B. The Role of Sustainable Development and Innovation on Firm Corp. Soc. Responsib. Environ. Manag. 2018, 25, 1350-1362.</li>
<li>Jourjon, ; Chou, H.-C.; Gezart, A.; Kadison, A.E.; Martinat, L.; Pomarici, E.; Vecchio, R.Wineries Evaluation of Costs and Benefits of Sustainability Certification Program: The Case of Terra Vitis in France. Recent Pat. Food Nutr. Agric. 2016, 8, 138–147.</li>
<li>Pomarici, ; Sardone, R. EU Wine Policy in the Framework of the CAP: Post-2020 Challenges. Agric. Food Econ. 2020, 8, 17.</li>
<li>Pomarici, ; Vecchio, R.; Mariani, A.Wineries&#8217; Perception of Sustainability Costs and Benefits: An Exploratory Study in California.</li>
<li>Schaufele, I.; Hamm, U. Consumers&#8217; Perceptions, Preferences and Willingness-to-Pay for Wine with Sustainability Characteristics: A Review. Clean. Prod. 2017, 147, 379-394.</li>
<li>Yin, K. Case Study Research and Applications: Design and Methods/Robert K. Yin, 6th ed.; Sage: Los Angeles, CA, USA, 2018; ISBN 978-1-5063-3616-9.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/10_Sostenibilita-Prosecco-DOP-Di-Chiara-e-Pomarici-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Diffusione delle Indicazioni Geografiche: effetto dei fattori regionali</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/diffusione-delle-indicazioni-geografiche-effetto-dei-fattori-regionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 14:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In che modo i fattori locali influenzano l’adozione regionale delle Indicazioni Geografiche in Europa? In questo articolo dell&#8217;Università di Padova vengono analizzate le evidenze dai casi studio Francia, Italia e Spagna. La diffusione delle Indicazioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In che modo i fattori locali influenzano l’adozione regionale delle Indicazioni Geografiche in Europa? In questo articolo dell&#8217;Università di Padova vengono analizzate le evidenze dai casi studio Francia, Italia e Spagna.</em></p>
<p>La diffusione delle Indicazioni Geografiche (IG) è piuttosto eterogenea all’interno dell’Unione Europea. <strong>Alcune aree mostrano un gran numero di prodotti IG registrati</strong>, mentre altre utilizzano poco questo strumento politico.</p>
<p>Nello studio condotto da <strong>Leonardo Cei</strong>, <strong>Gianluca Stefani</strong> e <strong>Edi Defrancesco</strong>, viene indagata la <strong>relazione tra diversi fattori ambientali e socio-economici</strong> e il grado di <strong>utilizzo delle IG</strong> a livello regionale nei tre principali paesi in termini di prodotti IG registrati: <strong>Italia</strong>, <strong>Francia</strong> e <strong>Spagna</strong>.</p>
<p>Per fare ciò, è stato implementato un modello di <em>acquisto infrequente</em> che consente di stimare due serie di parametri. In questo modo viene stimato l&#8217;effetto di ciascun fattore su due misure: la <strong>probabilità di osservare una nuova registrazione IG</strong> in una regione e la <strong>variazione dell&#8217;intensità della protezione</strong>.</p>
<p><strong>I risultati</strong> mostrano che le condizioni di marginalità, come la presenza di <strong>aree svantaggiate</strong> o la lontananza di un’area, l’<strong>attitudine dei produttori a cooperare</strong> e la <strong>tradizione</strong> passata di registrare i prodotti IG sono i principali determinanti del grado di protezione ricercato attraverso le etichette IG. Ciò consente di trarre conclusioni interessanti sull’<strong>efficacia della politica delle IG nell&#8217;interessare le aree meno sviluppate</strong>, oltre a suggerire possibili modi per stimolare ulteriormente l’uso delle IG per proteggere i prodotti locali.</p>
<p>Fonte: <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2021.102170" target="_blank" rel="noopener"><strong>Leonardo Cei, Gianluca Stefani, Edi Defrancesco (2021). <em>How do local factors shape the regional adoption of geographical indications in Europe? Evidences from France, Italy and Spain. </em>Food Policy, Volume 105, 2021.</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/diffusione-delle-indicazioni-geografiche-effetto-dei-fattori-regionali/">Diffusione delle Indicazioni Geografiche: effetto dei fattori regionali</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Osservatorio Ricerca IG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/osservatorio-ricerca-ig-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Nutriscore]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Selezione di alcuni studi inerenti il settore delle IG pubblicati o in corso di pubblicazione su riviste scientifiche Ricerche segnalate: tre studi sulle Indicazioni Geografiche analizzano i fattori che rendono i prodotti certificati più sostenibili [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Selezione di alcuni studi inerenti il settore delle IG pubblicati o in corso di pubblicazione su riviste scientifiche</em></p>
<p>Ricerche segnalate: tre studi sulle Indicazioni Geografiche analizzano i fattori che rendono i prodotti certificati più sostenibili di quelli generici; altri due studi sul settore vino evidenziano l’importanza delle azioni collettive, della buona governance e della valutazione delle prestazioni di sostenibilità nel promuovere la transizione ecologica. Uno studio italiano sull’introduzione del Nutriscore mette in luce le problematiche associate a un’etichettatura nutrizionale troppo semplicistica. Due studi hanno osservato il comportamento dei consumatori rispetto al prezzo dei prodotti IG, valutando l’importanza della zona di origine, della dimensione del gruppo e della longevità della IG. Infine un lavoro di tesi sugli effetti del cambiamento climatico sul Prosciutto di Parma DOP e uno studio sullo sviluppo microbico e i relativi effetti sulla qualità della Toma Piemontese DOP.</p>
<h5>L’importanza della regione d’origine negli spumanti: un’analisi internazionale della percezione dei consumatori</h5>
<p><em>N. Casolani, A. Ciccarelli, M.A. Perito, E. Chiodo</em></p>
<p><strong>ABSTRACT</strong>: La percezione della regione d’origine da parte dei consumatori rappresenta una questione fondamentale per costruire un business di valore e sostenibile nel settore vitivinicolo. Lo scopo di questo studio è quello di indagare il ruolo della regione d’origine negli spumanti italiani, confrontando la percezione dei consumatori dei vini emergenti a Denominazione d’Origine in regioni non tradizionalmente legate alla produzione di vino spumante (Abruzzo e Romagna), con un’affermazione affermata marchio (Prosecco) e con il generico spumante italiano. Vengono presi in considerazione i tre mercati più importanti per gli spumanti italiani (Italia, USA e Regno Unito). Non vi è alcun effetto cumulativo della percezione dei vini a Denominazione di Origine Protetta nei tre mercati poiché i consumatori che percepiscono positivamente una specifica denominazione non estendono questa percezione positiva ad altri rispetto allo spumante generico.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong></p>
<p>Ente di ricerca: Università degli Studi di Teramo<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: Sustainability 2024, 16(1)<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.3390/su16010390" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su16010390</a></p>
<p>Parole chiave: Protected Designation of Origin; sparkling wines; consumers’ perception; brand reputation; conjoint analysis</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Come può l’azione collettiva sostenere la transizione agroecologica nei vigneti a Indicazione Geografica? Approfondimenti dalla zona vinicola della Valle della Loira</h5>
<p><em>F. Ruggieri, C. Coulon-Leroy, A. Mazé</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Pochi studi hanno esaminato la transizione agroecologica in viticoltura, che coinvolge processi di trasformazione, soprattutto a scala territoriale dove l’azione collettiva gioca un ruolo chiave nella diffusione delle strategie di transizione. L’azione collettiva nella transizione agroecologica deve essere studiata al fine di incoraggiare e accelerare i cambiamenti nelle pratiche. In questo studio, l’azione collettiva viene analizzata per comprendere come le strutture di governance influenzano lo sviluppo di strategie collettive di transizione agroecologica. I quadri di analisi istituzionale e sviluppo e dei sistemi socio-ecologici di Elinor Ostrom sono stati applicati all’area vinicola Anjou-Saumur nella Valle della Loira, dove quasi l’80% della produzione di vino è a Denominazioni di Origine Protetta. I dati sono stati raccolti attraverso sette interviste semi-strutturate, che sono state analizzate qualitativamente al fine di identificare i principali attori e le strategie collettive nella transizione agroecologica. Lo studio ha dimostrato che la struttura policentrica della governance nel sistema delle Denominazioni di Origine protette consente agli attori istituzionali di coordinare collettivamente le loro azioni.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: GRAPPE (Ecole Supérieure des Agricultures), INRAE<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: Sustainability 2023, 15(12)<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.3390/su15129371" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su15129371</a><br />
Parole chiave: agroecology; Geographical Indications; viticulture; product specification; IAD/SES; polycentric governance</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Effetti ambientali delle Indicazioni Geografiche e dei loro fattori influenti: una revisione delle prove empiriche</h5>
<p><em>M. Zattoni Milano, A.A. Cazella</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Le Indicazioni Geografiche (IG) sono etichette che riconoscono prodotti con identità specifiche, legate alle caratteristiche ambientali e culturali dei luoghi di origine. In questo articolo esploriamo la relazione tra IG agroalimentari e sostenibilità ambientale, sulla base di una revisione integrativa della letteratura scientifica. In teoria, le IG relative ai prodotti agroalimentari sono riconosciute per favorire sistemi di produzione più sostenibili e fanno parte di un insieme di strategie che mirano a contrastare la nozione di cibo come merce e promuovere lo sviluppo territoriale. Da una ricerca sistematica, sono stati selezionati e analizzati 28 studi con evidenza empirica dei risultati delle GI. Abbiamo identificato 16 effetti ambientali positivi e 5 negativi, con gli effetti positivi prevalenti nel Nord del mondo e gli effetti negativi più comuni nel Sud del mondo. Abbiamo inoltre individuato sei fattori che favoriscono l’emergere di effetti positivi.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: Universidade Federal de Santa Catarina<br />
Anno: 2021<br />
Pubblicato: Current Research in Environmental Sustainability, Volume 3, 2021<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1016/j.crsust.2021.100096" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.crsust.2021.100096</a><br />
Parole chiave: Products of origin, Sustainable territorial development, Conservation of agrobiodiversity, GovernanceTerroir</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>La performance economica, ambientale e sociale degli alimenti certificati europei</h5>
<p><em>V. Bellassen, M. Drut, et al.</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Per identificare se il cibo certificato dall’UE – in questo caso indicazioni biologiche e geografiche – è più sostenibile di un riferimento convenzionale, abbiamo sviluppato 25 indicatori che coprono i tre pilastri della sostenibilità. I dati originali sono stati raccolti su 52 prodotti a livello di azienda agricola, trasformazione e vendita al dettaglio, consentendo la stima di circa 2000 valori di indicatori. La cosa più sorprendente è che, nel nostro campione, il cibo certificato supera il suo riferimento non certificato sulla maggior parte degli indicatori economici e sociali. Per quanto riguarda i principali indicatori ambientali – impronta di carbonio e idrica – le loro prestazioni sono simili. Sebbene il cibo certificato sia più costoso del 61%, la performance extra per euro è simile agli interventi politici classici per migliorare la sostenibilità della dieta come sussidi o tasse. Nel complesso, i nostri risultati legittimano le recenti iniziative di standard per coprire aspetti di sostenibilità più ampi.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: INRAE, Università di Parma, Università di Belgrado, et al.<br />
Anno: 2022<br />
Pubblicato: Ecological Economics, Volume 191<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1016/j.ecolecon.2021.107244" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.ecolecon.2021.107244</a><br />
Parole chiave: Certified Food, Sustainability, Performance, Organic Farming, Geographical Indications</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Indicazioni Geografiche e sviluppo locale: la forza del radicamento territoriale</h5>
<p><em>R. Crescenzi, F. De Filippis, M. Giua, C. Vaquero-Piñeiro</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Le Indicazioni Geografiche (IG) possono promuovere lo sviluppo economico locale nelle zone rurali? Questo documento esplora l’impatto delle IG che identificano e sostengono i prodotti agroalimentari strettamente radicati nel territorio da cui provengono. L’esame del vino italiano protetto da IG attraverso un dataset innovativo e mediante modelli di abbinamento dei punteggi di propensione e di differenza nelle differenze consente di confrontare le traiettorie di sviluppo economico locale dei comuni rurali dotati di IG con le corrispondenti dinamiche di un gruppo controfattuale di comuni simili senza status IG dal 1951. I comuni rurali con IG sperimentano una crescita demografica e una riorganizzazione economica verso settori non agricoli, che spesso comportano attività a maggior valore aggiunto.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: London School of Economics and Political Science, Università degli Studi Roma Tre<br />
Anno: 2020<br />
Pubblicato: Regional Studies, 56:3, 381-393<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1080/00343404.2021.1946499" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1080/00343404.2021.1946499</a><br />
Parole chiave: Geographical Indications, rural development, European Union policies, local development, propensity score matching, difference-in-differences</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Indicazioni Geografiche e viticoltura sostenibile: prospettive empiriche e teoriche</h5>
<p><em>T. Reinhardt, Y. Ambrogio</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> La produzione del vino deve affrontare numerose sfide in termini di sostenibilità. La spina dorsale della normativa europea sul vino è il quadro delle Indicazioni Geografiche (IG), attualmente in fase di riforma come parte dell’Agenda Farm-to-Fork dell’UE. Un aspetto importante della riforma è rafforzare la prestazione di sostenibilità delle IG consentendo l’integrazione degli “impegni di sostenibilità” nelle specifiche dei prodotti IG. Il nostro articolo valuta questo approccio politico sulla base delle valutazioni delle parti interessate della regione vinicola tedesca della Franconia e della regione italiana dell’Alto Adige. Utilizziamo un approccio a metodi misti, combinando interviste semistrutturate e un’indagine quantitativa tra i produttori di vino. Interpretiamo i nostri risultati attraverso la lente analitica dei Principi di progettazione di Elinor Ostrom per la governance sostenibile delle risorse comuni. I nostri risultati mostrano che la regolamentazione localizzata “dal basso verso l’alto” nel quadro delle IG corrisponde a molte esigenze pratiche e teoriche riguardanti la governance della sostenibilità. Tuttavia, le IG sembrano affrontare alcuni aspetti della sostenibilità meglio di altri.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: University of Bayreuth<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: Sustainability 2023, 15(23)<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.3390/su152316318" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su152316318</a><br />
Parole chiave: Sustainable wine production; Geographical Indications; institutional economics</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Prezzi delle Indicazioni Geografiche e margini di commercializzazione: il ruolo della dimensione del gruppo, della longevità e delle decisioni produttive</h5>
<p><em>F. Bimbo, A. Bonanno, R. Viscecchia</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Le etichette di Indicazione Geografica (IG) mirano a migliorare il reddito degli agricoltori e dei trasformatori. Questo articolo studia come le caratteristiche relative ai gruppi IG e la loro reputazione (ad esempio la dimensione del gruppo di produttori, la longevità e le decisioni di produzione) sono correlate ai prezzi all’origine, ai prezzi finali (al consumo) e ai margini di marketing. Gli autori utilizzano 8 anni di dati annuali per il mercato IG dell’olio extravergine di oliva italiano (EVOO) che comprende 46 EVOO IG. I parametri stimati che caratterizzano la relazione tra le caratteristiche del gruppo dell’IG e i prezzi (all’origine e al consumo) sono ottenuti tramite i minimi quadrati a tre stadi (3SLS). I risultati mostrano che il numero di operatori IG è correlato ai prezzi al consumo, mentre è debolmente correlato ai prezzi all’origine. L’età delle IG non è associata a prezzi al consumo più elevati, mentre i prezzi all’origine sono inferiori per le IG più vecchie rispetto a quelle più giovani.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: Universita degli Studi di Foggia<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: British Food Journal, Vol. 125 No. 1, pp. 286-301.<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1108/BFJ-09-2021-1000" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1108/BFJ-09-2021-1000</a><br />
Parole chiave: Geographic Indications, Prices, Collective actions, marketing management, extra virgin olive oil</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>La dieta dei saldi &#8211; Perché il Nutri-score non è una buona idea</h5>
<p><em>F. Adinolfi, R. Fargione, M. Masi, Y. Vecchio</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> In Europa da tempo il dibattito è concentrato sull’opportunità di adottare il Nutri-score, un sistema che esprime, attraverso colori e lettere, il giudizio sulle qualità nutrizionali degli alimenti. Il Paper ha l’obiettivo di fare chiarezza sui potenziali rischi di questo sistema di etichettatura fuorviante. Il primo fra tutti è di incentivare il consumo di prodotti ultra-trasformati. Il sistema, infatti, non tiene conto delle trasformazioni subite dai prodotti e il paradossale risultato è che i cibi ultra-processati risultano migliori di quelli naturali. Il Paper, dunque, pur sottolineando l’importanza di introdurre un’etichettatura nutrizionale che informi il consumatore, evidenzia il fatto che il Nutri-score non sia ancora un sistema pronto per essere utilizzato e ne rimarca i suoi limiti e rischi.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: Centro Studi Divulga<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: www.divulgastudi.it<br />
Link: <a href="https://www.divulgastudi.it/prodotti/la-dieta-dei-saldi/" target="_blank" rel="noopener">https://www.divulgastudi.it/prodotti/la-dieta-dei-saldi/</a><br />
Parole chiave: Nutri-score, diet, labeling system, nutrition labels</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Il cambiamento climatico e i suoi effetti sulla produzione del Prosciutto di Parma DOP. Il punto di vista degli informatori chiave</h5>
<p><em>Y. Panicheva</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Di fronte allo sviluppo dei sistemi agricoli, comprendere l’influenza dei cambiamenti climatici sulla qualità della produzione del Prosciutto di Parma è un fattore chiave. I prodotti tutelati con i marchi collettivi DOP (Denominazione Di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita) sono cruciali nel settore agroalimentare italiano. Comprendere come i cambiamenti climatici incidono sui prodotti regionali di alta qualità, le Indicazioni Geografiche, è di primaria importanza sia per i produttori che per i consumatori. Attraverso interviste approfondite ai produttori di Prosciutto di Parma e ai membri del Consorzio del Prosciutto di Parma, questa tesi cerca di studiare la possibile influenza dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma, ovvero una delle più importanti Indicazioni Geografiche, per fatturato. Sulla base dei dati raccolti, lo studio prevede di valutare l’impatto complessivo dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma DOP. I risultati dimostrano che le condizioni climatiche sono già cambiate nella regione di Parma. Tuttavia, poiché le condizioni nelle aree di lavorazione vengono costantemente controllate e modificate per preservare il prodotto, i produttori sono in grado di mantenere e potenzialmente migliorare la qualità del Prosciutto di Parma. La ricerca sottolinea l’importanza della collaborazione industriale, dell’innovazione e del monitoraggio continuo al fine di mantenere la qualità e la reputazione del prodotto Prosciutto di Parma DOP.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong><br />
Ente di ricerca: Universita degli Studi di Padova<br />
Anno: 2024<br />
Pubblicato: Archivio tesi e dissertazioni di Padova<br />
Link: <a href="https://thesis.unipd.it/handle/20.500.12608/61905" target="_blank" rel="noopener">https://thesis.unipd.it/handle/20.500.12608/61905</a><br />
Parole chiave: Climate change, Prosciutto di Parma DOP, Parma region, quality, interview-based study, producers, Consortium of the Parma Ham</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Controllo della crescita microbica e fungina e valutazione dei parametri di qualità durante la maturazione della Toma Piemontese DOP trattata con ozono gassoso</h5>
<p><em>V. Eramo, C. Carboni, M. Lembo, R. Forniti, R. Botondi</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Il periodo di maturazione del formaggio, in cui si verificano cambiamenti biochimici in specifiche condizioni di temperatura e umidità, è fondamentale per rendere commerciabile il prodotto finito. Tuttavia, la matrice alimentare può diventare un mezzo di crescita per lo sviluppo di microrganismi e funghi deterioranti. Negli stabilimenti lattiero-caseari, la contaminazione della zona della crosta può essere monitorata con diversi metodi dispendiosi in termini di tempo e dispendio di tempo, ad esempio l’uso di soluzioni saline e/o la spazzolatura delle forme di formaggio. Questo studio indaga l’efficacia di diversi trattamenti con ozono, 400 ppb, 8 ore (durante la notte) a giorni alterni fino alla fine della maturazione, e 300 ppb, 8 ore al giorno (durante la notte) per l’intera durata della maturazione rispetto al campione di controllo in atmosfera normale, nel controllo della crescita microbica e fungina durante la maturazione della Toma Piemontese DOP. I risultati hanno mostrato che i trattamenti con ozono influiscono in modo significativo sulla microflora deteriorata, preservando i parametri di qualità complessivi (ad esempio, perdita di peso, valore per il cliente e maggiori sfumature sensoriali).Di fronte allo sviluppo dei sistemi agricoli, comprendere l’influenza dei cambiamenti climatici sulla qualità della produzione del Prosciutto di Parma è un fattore chiave. I prodotti tutelati con i marchi collettivi DOP (Denominazione Di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita) sono cruciali nel settore agroalimentare italiano. Comprendere come i cambiamenti climatici incidono sui prodotti regionali di alta qualità, le Indicazioni Geografiche, è di primaria importanza sia per i produttori che per i consumatori. Attraverso interviste approfondite ai produttori di Prosciutto di Parma e ai membri del Consorzio del Prosciutto di Parma, questa tesi cerca di studiare la possibile influenza dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma, ovvero una delle più importanti Indicazioni Geografiche, per fatturato. Sulla base dei dati raccolti, lo studio prevede di valutare l’impatto complessivo dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma DOP. I risultati dimostrano che le condizioni climatiche sono già cambiate nella regione di Parma. Tuttavia, poiché le condizioni nelle aree di lavorazione vengono costantemente controllate e modificate per preservare il prodotto, i produttori sono in grado di mantenere e potenzialmente migliorare la qualità del Prosciutto di Parma. La ricerca sottolinea l’importanza della collaborazione industriale, dell’innovazione e del monitoraggio continuo al fine di mantenere la qualità e la reputazione del prodotto Prosciutto di Parma DOP.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong><br />
Ente di ricerca: Università degli Studi della Tuscia<br />
Anno: 2024<br />
Pubblicato: Science &amp; Engineering<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1080/01919512.2024.2312909" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1080/01919512.2024.2312909</a><br />
Parole chiave: Cheese maturation, cheese storage, food spoilage, ozone technology, quality control, sensory analysis</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/14-Consortium-22-Osservatorio-ricerca-IG.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;OSSERVATORIO COMPLETO</a></strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Indicazioni Geografiche e innovazioni nell’agroalimentare: alleati o antagonisti?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazioni-nellagroalimentare-alleati-o-antagonisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=447713</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Università degli Studi di Milano ha pubblicato, sulla rivista Food Policy, una ricerca che indaga come la politica comunitaria sulle Indicazioni Geografiche possa incentivare o limitare l’innovazione nelle imprese agroalimentari europee. I risultati rivelano che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazioni-nellagroalimentare-alleati-o-antagonisti/">Indicazioni Geografiche e innovazioni nell’agroalimentare: alleati o antagonisti?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Università degli Studi di Milano ha pubblicato, sulla rivista Food Policy, una ricerca che indaga come la politica comunitaria sulle Indicazioni Geografiche possa incentivare o limitare l’innovazione nelle imprese agroalimentari europee. I risultati rivelano che le IG sono alleate dell’innovazione soprattutto nelle regioni meno sviluppate dal punto di vista tecnologico</em></p>
<p>Le Indicazioni Geografiche costituiscono un pilastro cruciale dell’economia agroalimentare dell’Unione Europea, con oltre 1.300 denominazioni e vendite per circa 77,15 miliardi di euro nel 2017. L’adozione di questa politica, iniziata nel 1992 con il regolamento 2081/92, e modificata successivamente dai Regolamenti 510/2006 e 1151/2012, ha visto una crescita significativa sia nel numero di prodotti registrati che nei volumi e nel valore delle vendite.</p>
<p>Questo successo può essere attribuito a diversi fattori, tra cui la<strong> capacità di tali certificazioni di differenziare i prodotti presenti sul mercato</strong>, di proteggere le denominazioni a livello internazionale ed il loro effetto sulle economie regionali. Un aspetto poco esplorato riguarda l’effetto delle IG sulla capacità innovativa delle imprese agroalimentari e delle regioni all’interno dell’UE.</p>
<p>Un aspetto critico delle IG, infatti, risulta essere legato alla comprensione di come queste possano<strong> incoraggiare o frenare strategie economiche a lungo termine basate sull’innovazione</strong>. Tale aspetto è determinante per poter valutare l’efficacia del Regolamento europeo in chiave di sostenibilità economica e sviluppo sostenibile.</p>
<p>Comprendere la capacità delle IG di produrre effetti di ricaduta stimolando l’innovazione è determinante per valutarne l’adeguatezza nel raggiungimento di un sistema alimentare sostenibile e competitivo, in grado di rispondere alle mutevoli preferenze qualitative dei consumatori e alle criticità globali. La letteratura esistente sulla relazione fra IG e innovazione è piuttosto controversa e non sono emerse evidenze quantitative che stabiliscano una valutazione condivisa della loro possibile interazione.</p>
<p>La distribuzione territoriale delle IG e delle innovazioni agroalimentari (intese come brevetti in questo lavoro), sembra suggerire una <strong>polarizzazione tra le regioni dell’UE</strong>. Le IG sono presenti soprattutto nelle regioni del Mediterraneo (Fig. 1), mentre i brevetti agroalimentari sono concentrati principalmente nelle regioni centrali e settentrionali (Fig. 2). Esistono alcune eccezioni rilevanti, in particolare nel Nord Italia e nella Francia meridionale, dove sembrano coesistere IG e innovazione.</p>
<p>Questa polarizzazione nella distribuzione delle IG e delle innovazioni tra le regioni dell’UE e le evidenze contrastanti sul ruolo potenziale delle IG nello stimolare o scoraggiare le innovazioni sollevano la necessità di esplorare con un’analisi empirica approfondita la relazione fra IG e attività innovative nell’UE. Il lavoro di ricerca condotto per esplorare tale relazione si è basato su un modello teorico che collega la concorrenza, la regolamentazione e l’innovazione, esaminando la relazione tra la diffusione delle IG e le attività innovative in 265 regioni dell’UE (livello NUTS-2 in base alla nomenclatura statistica europea) tra il 1996 e il 2014.</p>
<p>Utilizzando diversi strumenti di regressione, lo studio rivela che le politiche sulle IG possono avere un impatto positivo sull’innovazione e sulla crescita regionale, specialmente nelle regioni meno sviluppate. Tuttavia, solleva anche preoccupazioni riguardo al potenziale effetto anticoncorrenziale associato alla diffusione delle IG.</p>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Il modello teorico preso in considerazione è quello della “distanza dalla frontiera” proposto da Aghion et al. (2005; 2009). Tale cornice teorica prende in considerazione il livello di concorrenza in cui operano le imprese e la struttura di mercato di riferimento. In base a tale teoria, la presenza di bassi livelli di concorrenza, o di misure normative che alterano la concorrenza, porta le regioni che risultano prossime alla frontiera tecnologica, ossia le regioni in cui le imprese risultano avanzate tecnologicamente rispetto ad un livello medio di riferimento, a non innovare. Al contrario, le regioni in cui si registra un basso livello di innovazione rispetto alla frontiera tecnologica tenderanno ad innovare.</p>
<p>La politica comunitaria sulle IG viene considerata come un intervento volto ad alterare i livelli di concorrenza per diversi motivi, fra cui la capacità di differenziare i prodotti sul mercato, di alterare i flussi commerciali e di spingere verso fenomeni di collusione fra i produttori agricoli. Di conseguenza, un’elevata diffusione di IG dovrebbe spingere le regioni in ritardo di sviluppo tecnologico ad innovare e le regioni con un elevato livello tecnologico a non innovare.</p>
<p>Per verificare tale ipotesi, abbiamo creato un dataset originale raccogliendo dati da diverse fonti secondarie, fra cui Oecd RegPat, che fornisce un completo archivio di dati sui brevetti, eAmbrosia, che fornisce informazioni sulle IG, e Ardeco, che contiene informazioni sulla popolazione regionale.</p>
<p>Il risultante da taset contiene circa 1.600 prodotti IG, 18.000 brevetti dell’industria alimentare e 27.000 brevetti del settore agricolo. La selezione del periodo, che va dal 1996 al 2014, è condizionata dalla disponibilità dei dati e si allinea con l’entrata in vigore del Regolamento 2081/92 e del Regolamento 2082/92, che entrano in vigore nel 2014 con le prime registrazioni.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Sulla base delle analisi di regressione condotte, è possibile delineare una relazione sfaccettata tra le IG e l’innovazione regionale dovuta al livello di prossimità della regione in questione rispetto alla frontiera tecnologica. Nello specifico, i risultati rivelano che nelle regioni situate più lontano dalla frontiera tecnologica, le IG emergono come potenti catalizzatori per l’innovazione.</p>
<p>Queste aree, spesso caratterizzate da minori vantaggi intrinseci in termini di capacità tecnologiche, sperimentano un notevole impatto positivo sull’innovazione. Di conseguenza, tale evidenza empirica suggerisce che le IG svolgono un ruolo chiave nel colmare il divario nell’innovazione e nello stimolare la crescita economica nelle regioni in ritardo di sviluppo rispetto alla media europea. Agiscono come fari di identità ed eccellenza regionale, fornendo una piattaforma per i produttori locali per innovare e crescere.</p>
<p>Al contrario, nelle regioni che si avvicinano alla frontiera tecnologica l’impatto positivo delle IG sull’innovazione diminuisce. In queste regioni, il ruolo delle IG diventa relativamente ridotto, poiché l’innovazione tende a basarsi maggiormente su fattori endogeni dell’ecosistema esistente di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Qui, le IG assumono un ruolo complementare piuttosto che trasformativo nel promuovere l’innovazione. Questa prospettiva sfumata sottolinea la necessità di considerare il contesto regionale di sviluppo nell’analisi delle IG. Gli interventi di politica a riguardo, in particolare, dovrebbero riconoscere che le IG possiedono il potenziale per fungere da motori di innovazione e promuovere lo sviluppo regionale in tutta l’Unione Europea, specialmente nelle regioni meno sviluppate.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Questa indagine offre preziosi spunti sulla complessa relazione tra le IG e l’innovazione regionale all’interno dell’UE. Rinforza l’idea che le IG non siano semplici etichette, ma strumenti dinamici capaci di plasmare in modi diversi i paesaggi dell’innovazione regionale. In questa chiave, quindi, le IG possono essere considerate come uno strumento di resilienza e sostenibilità economica dei territori nell’UE. Le evidenze empiriche riscontrate devono essere, tuttavia, contestualizzate considerando che spesso le innovazioni nelle IG riguardano miglioramenti di prodotto o organizzativi e che tali cambiamenti non vengono rilevati dalla brevettazione.</p>
<p>Questa interpretazione potrebbe attenuare in parte la relazione negativa riscontrata nella presente analisi fra diffusione di IG e innovazione nelle regioni avanzate dal punto di vista tecnologico e spiegare la presenza di un elevato numero di IG in alcune regioni vicine alla frontiera tecnologica, come la Lombardia e l’Emilia-Romagna in Italia o la regione di Rhone-Alpes in Francia.</p>
<p>Un’altra importante implicazione della nostra analisi riguarda l’impatto della diffusione delle IG sull’ambiente competitivo. Sulla base dei risultati ottenuti si potrebbe concludere che la diffusione delle IG influisce sull’ambiente competitivo dell’agroalimentare, una conclusione che si accorda con diversi lavori che indagano il possibile effetto di collusione delle IG. Questa evidenza, tuttavia, è sicuramente indiretta e sono necessari ulteriori studi più dettagliati per confermare tale ipotesi.</p>
<p>L’analisi presenta dei limiti. L’uso dei brevetti come proxy delle attività di innovazione nel settore agroalimentare risulta approssimativo per lo studio delle dinamiche innovative nel settore agroalimentare. Molte aziende non investono direttamente in attività di ricerca e sviluppo e molte innovazioni (incrementali) a livello di azienda agricola o di impresa non sono brevettate. Di conseguenza, un altro importante sbocco della ricerca futura è lo sviluppo di studi più qualitativi attraverso interviste in profondità. Tale approccio consentirà agli studiosi di cogliere meglio i legami diretti e indiretti tra le IG e i risultati innovativi delle imprese alimentari nelle regioni dell’UE in termini di brevetti, marchi e nuovi prodotti.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Geographical Indications and Innovation: Evidence from EU regions</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>S. Stranieri, L. Orsi , I. De Noni, A. Olper</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Food Policy, 116, 102425. <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2023.102425" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2023.102425</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Allevamento del suino pesante: strategie innovative per la filiera del Prosciutto Veneto DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/allevamento-del-suino-pesante-strategie-innovative-per-la-filiera-del-prosciutto-veneto-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due studi condotti da un team dell’Università di Padova hanno testato e valutato gli effetti di diverse strategie innovative di allevamento, alimentazione e macellazione al fine di migliorare la filiera del Prosciutto Veneto DOP Tra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Due studi condotti da un team dell’Università di Padova hanno testato e valutato gli effetti di diverse strategie innovative di allevamento, alimentazione e macellazione al fine di migliorare la filiera del Prosciutto Veneto DOP</em></p>
<p>Tra le decisioni che caratterizzano le tecniche di allevamento del suino, particolare rilievo riveste la definizione del peso e dell’età di macellazione. Un esempio a tal proposito è rappresentato dai prosciutti crudi italiani DOP, la cui produzione è tradizionalmente basata su cosce ottenute da suini “pesanti e maturi”, ossia, secondo i disciplinari di produzione, da suini macellati ad almeno 9 mesi di età e ad un peso di almeno 160 kg. Il rispetto di questi vincoli ha comportato l’adozione di regimi alimentari razionati, che consentono l’ottenimento di un ritmo di crescita moderato, usualmente compreso tra 0,65 e 0,75 kg/d.</p>
<p>Questo sistema, che interessa oltre l’80% dei suini prodotti in Italia, è però caratterizzato da costi di produzione di oltre il 20% superiori rispetto alla media UE, principalmente a causa del maggior consumo di mangime per unità di peso realizzato e dell’allungamento del ciclo di produzione. Contestualmente, il miglioramento genetico ha sensibilmente modificato la composizione della carcassa delle moderne linee suine, che producono cosce spesso troppo magre anche ai limiti di peso ed età di macellazione disposti dai disciplinari.</p>
<p>Esistono quindi ampi presupposti per studiare l’effetto della manipolazione del peso e/o dell’età di macellazione quali possibili innovazioni nelle tecniche di allevamento del suino pesante. Il presente studio ha quindi inteso comparare (Tab. 1) il sistema convenzionale di produzione del suino pesante italiano (gruppo Conv), caratterizzato da un peso al macello di circa 170 kg da raggiungere ad un’età di 9 mesi, con altre strategie di allevamento caratterizzate dai seguenti obiettivi: 1) gruppo Younger: peso al macello convenzionale di circa 170.</p>
<p><strong>Tabella 1.</strong> Obiettivi e modalità di allevamento dei gruppi sperimentali</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Tabella-1.-Obiettivi-e-modalita-di-allevamento-dei-gruppi-sperimentali.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447855 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Tabella-1.-Obiettivi-e-modalita-di-allevamento-dei-gruppi-sperimentali.jpg" alt="" width="924" height="284" /></a></p>
<p>kg da raggiungere anticipando l’età di macellazione (target: circa 8 mesi), attraverso un sistema di alimentazione a volontà; 2) gruppo Heavier: età alla macellazione convenzionale di 9 mesi con un sistema di alimentazione a volontà, in modo da sfruttare appieno il potenziale di crescita degli animali, con pesi previsti al macello di 190 &#8211; 200 kg; 3) gruppo Older: peso al macello convenzionale di circa 170 kg, da raggiungere ad un’età superiore ai 9 mesi, operando un contenimento del ritmo di crescita tramite la riduzione della somministrazione di energia e nutrienti. Le diverse strategie alimentari sono state testate su un gruppo di suini pesanti al fine di valutarne gli effetti sulle performance in vita ed al macello e sulle caratteristiche dei prosciutti crudi.</p>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Lo studio è stato condotto nell’allevamento di <strong>DAFNAE dell’Università di Padova</strong> ed ha coinvolto complessivamente 336 suini Goland C21, maschi castrati e femmine, nel corso di tre prove successive. In ciascuna prova 112 suini nati nella stessa settimana sono stati assegnati ad una delle 4 tesi (Tab. 1).</p>
<p>Al raggiungimento di età/peso di macellazione, gli animali sono stati avviati al macello, dove le relative carcasse sono state sezionate e si è proceduto al peso individuale dei tagli a base prevalentemente magra (coppe, spalle, lombi e cosce) e grassa (gole, guanciali e lardi). Le cosce, rifilate dopo 24 h, sono state tutte inviate presso lo stesso prosciuttificio (Prosciutti Attilio Fontana, Montagnana, PD) e qui lavorate secondo le procedure previste dal Prosciutto Veneto DOP, con una durata dell’intero processo di circa 20 mesi.</p>
<p>Tutti i prosciutti sono stati pesati individualmente all’arrivo, alla fine della stagionatura e al disosso, in modo da poter calcolare le relative perdite di lavorazione. 60 prosciutti scelti casualmente, 15 per tesi, sono stati sottoposti ad analisi chimica centesimale e determinazione del profilo acidico del grasso sottocutaneo ed intramuscolare.</p>
<blockquote><p><strong>Luigi Gallo</strong> è professore ordinario di zootecnica speciale presso il dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova.</p>
<p><strong>Stefano Schiavon</strong> è professore ordinario di Nutrizione e Alimentazione animale presso il dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova.</p>
<p><strong>Paolo Carnier</strong> è professore ordinario di Zootecnica Generale e Miglioramento Genetico presso il dipartimento BCA dell’Università di Padova.</p></blockquote>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Come emerge dalla figura (Fig. 1), i suini del gruppo Conv hanno terminato la prova intorno ai 9 mesi di età ad un peso medio di 172 kg, avendo evidenziato un ritmo di crescita medio di 715 g/d con un consumo ed un costo alimentare rispettivamente pari a 3,8 kg di mangime e 1,37 € per kg di accrescimento.</p>
<p>I suini del gruppo Younger, come da piano sperimentale, hanno terminato il ciclo di ingrasso allo stesso peso di quelli Conv, impiegando però circa un mese in meno a raggiungere il peso target, grazie a un accrescimento superiore di oltre il 30%.</p>
<p>Il passaggio ad una alimentazione ad libitum con razioni ad alta proteina per un minor tempo di allevamento ha permesso di aumentare l’efficienza dei suini Younger, che hanno richiesto l’8% di mangime in meno rispetto a Conv per unità di peso depositato, evidenziano una comparabile riduzione anche del costo alimentare.</p>
<p>I suini del gruppo Heavier, a parità di età alla macellazione, hanno evidenziato un peso al macello del 22% superiore a Conv, grazie ad un accrescimento maggiore del 25%, ottenuto sostanzialmente a parità di efficienza alimentare e costo alimentare unitario. Dal punto di vista pratico, questo si traduce in un sensibile aumento di prodotto vendibile per unità di posto stalla, a parità di tempo di occupazione e di efficienza alimentare, con ovvi effetti positivi sulla redditività dell’allevamento. Infine, il gruppo Older ha raggiunto, come da disegno sperimentale, il peso target di 170 kg ad un’età superiore del 7% rispetto a Conv.</p>
<p>La somministrazione ristretta di una razione a basso tenore proteico ha ridotto del 16% l’accrescimento giornaliero, causando un peggioramento del 20% dell’efficienza alimentare e un aumento di oltre il 15% del costo alimentare per kg realizzato.</p>
<p>Le diverse strategie testate hanno influenzato in modo diversificato le prestazioni degli animali al macello (Fig. 2). Rispetto al gruppo Conv, i suini Younger, a parità di resa e peso della carcassa, hanno presentato un maggiore (+8%) spessore del lardo dorsale, una leggera (-2%) ma significativa riduzione della resa in tagli magri e un sostanziale (+12%) aumento della resa in tagli grassi, fornendo cosce rifilate dello stesso peso, ma con un maggiore (+15%) spessore del grasso di copertura. Rispetto al gruppo Conv, i suini Heavier hanno presentato carcasse del 14% più pesanti grazie al maggior peso di macellazione, ma anche all’aumento (+2%) della resa al macello. Le carcasse Heavier hanno evidenziato un notevole incremento (+21%) del lardo dorsale e hanno fornito cosce rifilate più pesanti (+11%) e caratterizzate da maggiore copertura adiposa in sottonoce (+15%).</p>
<p><strong>Figura 1.</strong> Prestazioni di allevamento. (l’asterisco indica una differenza significativa &#8211; P &lt; 0.05 &#8211; tra il gruppo sperimentale e il gruppo di controllo)</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Figura-1.-Prestazioni-di-allevamento.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447856 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Figura-1.-Prestazioni-di-allevamento.jpg" alt="" width="871" height="270" /></a></p>
<p>Infine, i suini del gruppo Older non si sono differenziati in modo significativo al macello da quelli Conv, con l’unica eccezione della coscia rifilata, che è risultata quasi il 4% più leggera. Relativamente alle caratteristiche tecnologiche del prosciutto stagionato, i suini Younger hanno presentato comportamento analogo a quello dei Conv, con la sola eccezione del grasso di copertura, che è stato valutato del 20% superiore nei prosciutti ottenuti dai suini di questo gruppo. Anche i prosciutti prodotti dai suini Older hanno presentato caratteristiche sostanzialmente assimilabili a quelle dei suini Conv, pur evidenziando una leggera (-2,5%) ma significativa riduzione nel peso del prosciutto disossato. I suini del gruppo Heavier hanno infine presentato rispetto ai Conv un aumento del 15% del peso del prosciutto disossato, grazie al maggior peso dello stagionato ma anche della riduzione (-7%) del calo di stagionatura, e hanno fornito prosciutti stagionati giudicati decisamente (+30%) più coperti di grasso.</p>
<p>Riguardo alla composizione chimica della fetta campione di prosciutto stagionato, opportunamente mondata del grasso di copertura, i prosciutti ottenuti dal gruppo Younger hanno presentato caratteristiche analoghe a quelli ottenuti da Conv per tutti i caratteri testati. Rispetto ai Conv, le cosce derivate da Heavier hanno presentato una proteolisi leggermente inferiore a parità di tenore proteico, mentre quelle derivate da Older hanno presentato una leggera riduzione del tenore proteico e, soprattutto, un sensibile incremento (+21%) del grasso intramuscolare.</p>
<p>Anche la composizione acidica del grasso del prosciutto crudo è risultata diversificata nelle diverse strategie gestionali testate (Fig. 3). I due gruppi alimentati ad libitum (Younger e Heavier) hanno presentato rispetto ai Conv un grasso del prosciutto, sia di copertura che intramuscolo, caratterizzato da una maggiore incidenza di grassi saturi e da una notevole minore incidenza di grassi polinsaturi. Anche i prosciutti del gruppo Older hanno presentato una più bassa incidenza di PUFA nel grasso intramuscolo, mentre la composizione acidica del grasso degli altri distretti è risultata comparabile a quella del gruppo Conv.</p>
<p><strong>Figura 2.</strong> Prestazioni di macello (l’asterisco indica una differenza significativa &#8211; P &lt; 0.05 &#8211; tra la media del gruppo sperimentale e quella del gruppo di controllo)</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Figura-2.-Prestazioni-di-macello.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447860 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Figura-2.-Prestazioni-di-macello.jpg" alt="" width="852" height="277" /></a></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>La maggioranza dei prosciutti crudi tradizionali italiani sono prodotti secondo gli standard derivati dai disciplinari di Parma e San Daniele, ai quali si avvicinano gli standard di consorzi più piccoli, quali quello del Prosciutto Veneto. Per questi consorzi, i vincoli tecnici di maggior rilievo per la produzione primaria sono rappresentati, oltre che dalle linee genetiche ammesse, dalla combinazione di età (9 mesi) e peso di macellazione della partita 160 kg, con un range di tolleranza variabile tra i 144 e i 176 kg). Per rispettare questa condizione di suino “pesante e maturo”, il sistema di allevamento ha fatto tradizionalmente ricorso ad un certo livello di restrizione alimentare. Tra le strategie innovative testate, una ha riguardato l’innalzamento dell’età di macellazione di circa un mese mantenendo un peso al macello convenzionale (gruppo Older), agendo tramite una restrizione sia dell’energia che della proteina alimentare nell’ipotesi di ottenere carcasse più grasse, un maggior grado di marbling della coscia e migliori caratteristiche sensoriali. I risultati ottenuti da questa strategia sono da ritenere nel complesso insoddisfacenti.</p>
<p>Ad una significativa riduzione dell’efficienza alimentare, imputabile al minor accrescimento rispetto al gruppo di controllo, non hanno fatto riscontro significativi miglioramenti della carcassa, mentre a livello di prosciutto crudo, a fronte di un incremento del marbling che potrebbe avere effetti favorevoli su alcune proprietà organolettiche, si è riscontrata una diminuzione del peso tanto della coscia fresca rifilata che del prosciutto stagionato e disossato rispetto ai suini pesanti convenzionali.</p>
<p>Al contrario, la somministrazione ad libitum di razioni con un tenore di proteina e aminoacidi medio- alto ha consentito di raggiungere il peso standard di macellazione di 170 kg con un anticipo di circa 1 mese rispetto ai suini di controllo (gruppo Younger), con un sensibile miglioramento dell’efficienza alimentare e una riduzione di circa il 7% del costo alimentare per unità di peso realizzato. I suini di questo gruppo hanno presentato carcasse più grasse e cosce rifilate caratterizzate da un maggior grado di copertura adiposa, mentre non si sono differenziati dal gruppo di controllo in termini di qualità tecnologica della coscia (pesi e cali in stagionatura).</p>
<p>Il maggior grado di copertura adiposa della coscia e del prosciutto crudo è risultato associato ad un aumento del rapporto relativo degli acidi grassi saturi rispetto ai polinsaturi, e questo può ridurre l’incidenza dei fenomeni di irrancidimento ossidativo durante la lunga fase di stagionatura. Questa strategia sembra quindi favorevole dal punto di vista economico e potrebbe essere interessante nella produzione di un prodotto smarchiato, dal momento che l’età di macellazione non è compatibile con i limiti disposti dai disciplinari.</p>
<p>Infine, la somministrazione ad libitum di razioni con un tenore di proteina e aminoacidi medio-alto fino all’età di macellazione “da disciplinare” di 9 mesi (gruppo Heavier) ha consentito di aumentare il peso di macellazione di 20-30 kg rispetto al gruppo di controllo senza un peggioramento dell’efficienza alimentare e del costo alimentare per unità di peso realizzato.</p>
<p>Le cosce ottenute dai suini del gruppo Heavier sono risultate più pesanti e con una maggiore dotazione di grasso sottocutaneo e, grazie anche ad una riduzione del calo di stagionatura, hanno fornito una maggiore quantità sia di prosciutto crudo stagionato che di prosciutto disossato. I prosciutti stagionati ottenuti da suini Heavier sono risultati caratterizzati anche dal miglioramento di alcuni parametri di qualità tecnologica, come l’indice di proteolisi e il profilo acidico del grasso di copertura.</p>
<p>La strategia utilizzata per i suini del gruppo Heavier è compatibile con le modifiche dei disciplinari recentemente approvate in sede comunitaria e potrebbe essere considerata con interesse dai produttori di suino pesante tradizionale, dal momento che consente di ottenere nello stesso periodo di occupazione del posto stalla di un suino Conv una maggiore produzione di peso vivo, di carcassa, di coscia e di prosciutto crudo senza peggiorare i costi alimentari.</p>
<p>Al fine di ridurre il rischio di sovrappeso delle carcasse, che dà origine a una penalizzazione economica delle stesse, sembra quindi opportuno suggerire una leggera restrizione dello schema di razionamento, che andrà adattata al potenziale di crescita della linea genetica utilizzata</p>
<p><strong>Figura 3.</strong> Contenuto in acidi grassi saturi (SAT) e polinsaturi (PUFA) del grasso di copertura e del grasso intramuscolare (l’asterisco indica una differenza significativa &#8211; P &lt; 0.05 &#8211; tra la media del gruppo sperimentale e quella del gruppo di controllo)</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Figura-3-Contenuto-in-acidi-grassi-saturi-SAT-e-polinsaturi-PUFA.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447861 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Figura-3-Contenuto-in-acidi-grassi-saturi-SAT-e-polinsaturi-PUFA.jpg" alt="" width="771" height="286" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Implications of Changing Age and Weight at Slaughter of Heavy Pigs on Carcass and Green Ham Quality Traits*</em></p>
<p><em>Impact of innovative rearing strategies for the Italian heavy pigs: Technological traits and chemical composition of dry–cured hams*</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>I. H. Malgwi, L. Gallo, V. Halas, V. Bonfatti, G. Carcò, C. P. Sasso, P. Carnier, S. Schiavon</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Animals 2021, 11, 2447. <a href="https://doi.org/10.3390/ani11082447">https://doi.org/10.3390/ani11082447</a></p>
<p>Meat Science 2023, 204, 109266. <a href="https://doi.org/10.1016/j.meatsci.2023.109266">https://doi.org/10.1016/j.meatsci.2023.109266</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>DOP vs Nutri-Score: scontro fra Titani?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-vs-nutri-score-scontro-fra-titani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 15:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[Farm to Fork]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Nutriscore]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Padova sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP etichettati con Nutri-Score evidenzia le principali criticità legate all’adozione di questo strumento Secondo l’OMS, sovrappeso e obesità rappresentano il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Padova sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP etichettati con Nutri-Score evidenzia le principali criticità legate all’adozione di questo strumento</em></p>
<p>Secondo l’OMS, sovrappeso e obesità rappresentano il principale problema nutrizionale imperante nel contesto europeo, colpendo circa il<strong> 60% della popolazione adulta</strong> e causando 1,2 milioni di decessi all’anno, pari al<strong> 13% della mortalità in Europa</strong>. Data la natura epidemica che caratterizza attualmente queste patologie, le Autorità Competenti si stanno ampiamente prodigando per prevenirne la diffusione, agendo su più fronti e a più livelli per correggere i comportamenti alimentari dei consumatori.</p>
<p>Le etichette nutrizionali giocano un ruolo fondamentale in questo contesto, perché, riducendo l’asimmetria informativa esistente fra produttori e consumatori, permettono a questi ultimi di fare scelte alimentari più consapevoli.</p>
<p>Tuttavia, la recente ricerca scientifica ha messo in dubbio la reale efficacia di questo strumento; infatti, nonostante il 40% dei consumatori dichiari di prestare attenzione all’etichettatura nutrizionale al momento dell’acquisto, solo il 10% di essi lo fa realmente se osservato durante studi in-store, a causa del limitato tempo a disposizione generalmente destinato agli acquisti alimentari e a causa della posizione poco evidente delle etichette nutrizionali sulla confezione.</p>
<p>Per ovviare a questo problema, l’Unione Europea ha recentemente promosso l’adozione di etichette Fronte Pacco, ovvero di etichette grafiche poste sulla parte anteriore della confezione che, informando in modo semplice e rapido il consumatore sul profilo nutrizionale del prodotto, dovrebbero orientare le scelte alimentari della popolazione verso prodotti più sani.</p>
<p>Data la recente diffusione di queste etichette nel mercato europeo, la<strong> Commissione Europea</strong>, mediante la Strategia<strong> Farm to Fork</strong>, si propone di uniformarne e regolamentarne l’uso, individuando l’etichettatura Fronte Pacco più efficiente da utilizzare su base obbligatoria per tutti i prodotti confezionati e in tutti gli Stati Membri. Attualmente, il Nutri-Score sembra essere il candidato più promettente per assolvere questa funzione, essendo largamente supportato dalla comunità scientifica, che lo considera l’etichetta più efficacie per discriminare i prodotti in funzione del loro profilo nutrizionale.</p>
<p>Infatti, nonostante le forti pressioni politiche – soprattutto nel contesto italiano e, in parte in quello spagnolo – e la mancanza di sufficienti evidenze scientifiche abbiano portato al rinvio della decisione circa l’etichetta più adatta da utilizzare, buona parte di ricercatori e politici di spicco nel contesto europeo continuano a sostenere il Nutri-Score, considerandolo come il deus ex machina dei problemi nutrizionali nel panorama europeo.</p>
<blockquote><p><strong>Alice Stiletto</strong> è assegnista di ricerca presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro- Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Samuele Trestini</strong> è Professore Associato presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro- Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova e direttore del Centro Interuniversitario di Contabilità e Gestione Agraria, Forestale e Ambientale (CONTAGRAF).</p></blockquote>
<p>Questa etichetta<strong> (Fig. 1)</strong> semplifica l’identificazione delle caratteristiche nutrizionali di un prodotto attraverso una scala cromatica (da verde a rosso) e alfabetica (da A ad E), considerando, per 100 g di prodotto, il contenuto di elementi da favorire (fibre, proteine, frutta e verdura, olio di oliva e/o di colza e legumi) e quelli da limitare nel consumo (calorie, acidi grassi saturi, zuccheri e sale). Coerentemente con questo sistema di profilazione, i prodotti di origine animale, notoriamente ricchi in grassi saturi e calorie, sono generalmente etichettati come prodotti “da limitare nel consumo” (Nutri-Score pari a D o E).</p>
<p>Nonostante questa classificazione sia tendenzialmente in linea con i precetti della dieta Mediterranea, che suggeriscono in che misura consumare i diversi cibi per perseguire uno stile di vita sano ed equilibrato, va ricordato che l’obiettivo del Nutri-Score, secondo quanto espresso dal <strong>Ministero della Salute francese</strong>, è quello di guidare i consumatori verso i prodotti nutrizionalmente più validi all’interno di una stessa categoria di prodotto – e non fra diverse categorie – stimolando, al contempo, le industrie alimentari a riformulare i propri alimenti per migliorarne il livello di Nutri-Score, senza bollare alcune categorie di prodotto come malsane.</p>
<p>In quest’ottica, i prodotti DOP e IGP sembrano risentire doppiamente dell’effetto del Nutri-Score, non solo perché rientrano in una categoria di prodotto quasi totalmente penalizzata da questa etichetta (9 dei primi 10 prodotti IG per valore di produzione sono, infatti, di origine animale e rappresentano circa l’85% del valore della produzione delle IG e il 40% delle esportazioni dei prodotti di origine animale), ma anche perché, contrariamente a quanto permesso ai prodotti non IG della medesima categoria, non possono essere facilmente riformulati per migliorare il proprio livello di Nutri-Score, a causa del disciplinare di produzione che sono tenuti a rispettare.</p>
<p><strong>Figura 1</strong>. Calcolo del Nutri-Score</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-448048 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-1.-Calcolo-del-Nutri-Score.jpg" alt="" width="914" height="126" /></p>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Nonostante la rilevanza dell’argomento nel contesto nazionale ed europeo, la ricerca scientifica sembra non essere particolarmente interessata a stimare l’impatto economico che un’adozione Comunitaria ed obbligatoria del Nutri-Score potrebbe avere sui prodotti a Denominazione di Origine. Per questo motivo, il Dipartimento <strong>TESAF</strong>, dell’Università degli Studi di Padova, ha condotto diversi studi in merito: un esperimento di scelta condotto su 600 consumatori italiani, finalizzato a determinare le preferenze dei consumatori per prodotti IG etichettati (negativamente) con il Nutri-Score, un’analisi di prezzo edonico, volta a stimare l’impatto monetario del Nutri-Score sui prezzi al dettaglio dei prodotti DOP/IGP nel mercato francese, e un’asta sperimentale, a complemento dell’esperimento di scelta, mirata a determinare le preferenze dei consumatori per diversi prodotti DOP/IGP etichettati (positivamente e negativamente) con il Nutri-Score.</p>
<blockquote><p><strong>Nutriscore</strong></p>
<p>Il Nutriscore è un sistema di etichettatura nutrizionale che assegna un punteggio ai prodotti alimentari in base alla loro composizione nutrizionale. Va da A (più sano) a E (meno sano), e dovrebbe aiutare i consumatori a prendere decisioni informate sulla qualità nutrizionale degli alimenti. Tuttavia questo sistema semplifica eccessivamente la valutazione della qualità nutrizionale, non considerando la complessità della dieta individuale. Il Nutriscore non valuta infatti aspetti fondamentali come il contenuto di micronutrienti (es. vitamine e amminoacidi) e la porzione assunta. Questo sistema rischia di penalizzare alimenti tradizionali come l’olio extravergine di oliva, universalmente riconosciuto come salutare, favorendo prodotti altamente processati e di scarso valore nutrizionale.</p></blockquote>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Le prime evidenze sul tema, pubblicate sulla rivista PLoS One e relative all’esperimento di scelta, non delineano di certo un futuro roseo per le DOP e le IGP, quantomeno considerando i prodotti di origine animale! I consumatori italiani sembrano infatti ridurre la propria disponibilità a pagare per entrambi i casi di studio analizzati (Casatella Trevigiana DOP e Asiago DOP, entrambi con Nutri-Score pari a D) quando etichettati con Nutri-Score negativo (Tab. 1: parametro “Effetto del Nutri-Score: per chi conosce il Nutri-Score”), nonostante la Denominazione venga ampiamente riconosciuta come un attributo di qualità dalla quasi totalità del campione (Tab. 1: parametro “Effetto della DOP”).</p>
<p>Da un’analisi più approfondita dei dati si evince, però, che la familiarità dei consumatori con questo sistema di etichettatura nutrizionale gioca un ruolo fondamentale nell’orientare le preferenze dei consumatori, coerentemente con la più recente letteratura scientifica sul tema. In genere, infatti, i consumatori di una data Regione sembrano prediligere le etichette ivi già in uso, ritenendole più facili da interpretare di quelle utilizzate in altri contesti.</p>
<p>Il Nutri-Score, ad esempio, è considerato un’etichetta particolarmente efficace dai consumatori francesi e tedeschi, ma risulta più ostico per gli italiani. Ciò non sorprende, considerando che solo il 12.45% degli intervistati ha dichiarato di conoscere il Nutri-Score in quest’indagine. Come conseguenza, i consumatori del nostro campione che non conoscono il significato del Nutri-Score sono sorprendentemente disposti a pagare di più per un formaggio etichettato con Nutri-Score negativo (Tabella 1: parametro “Effetto del Nutri-Score: per chi non conosce il Nutri-Score”), poiché lo interpretano come un segnale di qualità del prodotto e non come una indicazione di “bassa qualità nutrizionale”.</p>
<p><strong>Tabella</strong> <strong>1</strong>. Stime del modello econometrico (mixed logit)</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Tabella-1.-Stime-del-modello-econometrico.jpg"><img class="aligncenter wp-image-448052 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Tabella-1.-Stime-del-modello-econometrico.jpg" alt="" width="937" height="517" /></a></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>I risultati mettono in dubbio la natura auto-esplicativa del Nutri-Score: contrariamente a quanto sostenuto dai ricercatori francesi, questa etichetta non è agevolmente e totalmente compresa dai consumatori europei (o, quantomeno, non da tutti), ma necessita di adeguate informazioni di supporto che spieghino in modo chiaro e univoco come interpretarla correttamente. Infatti, da un’analisi approfondita della letteratura sul tema è emerso che sono i ricercatori e i promotori stessi del Nutri-Score i primi a non avere le idee chiare; prodotti con lo stesso livello di Nutri-Score sono infatti definiti sia come “prodotti da limitare nel consumo” – come l’etichetta stessa richiederebbe – ma anche (e spesso) come prodotti non salutari o malsani, con conseguenze attese sui consumi drasticamente diverse.</p>
<p>Infatti, definire un prodotto come “non sano” potrebbe facilmente indurre i consumatori ad evitare completamente quell’alimento (o quella categoria di prodotti), perché ritenuto di bassa qualità. In quest’ottica, se il Nutri-Score (soprattutto se non adeguatamente compreso) diventasse l’elemento discriminante nelle scelte d’acquisto dei consumatori europei, si rischierebbe di raggiungere un effetto contrario rispetto a quanto desiderato; i consumatori potrebbero infatti orientarsi verso i prodotti ritenuti più sani, evitando completamente alcune categorie di alimenti (come quella dei formaggi o dei salumi), con una conseguente riduzione della diversificazione degli alimenti e un impoverimento della dieta.</p>
<p>Infatti, il sistema di profilazione dei nutrienti che regola il Nutri-Score si basa sui soli macronutrienti del prodotto, perché ritenuti adeguati indicatori del contenuto di micronutrienti ed altri elementi essenziali. Tuttavia, affidarsi puramente ed unicamente a questo sistema di classificazione potrebbe causare alcune distorsioni nella valutazione della qualità nutrizionale di un alimento. Infatti, i prodotti etichettati con Nutri-Score positivo (pari ad A o B) non sono tutti uguali e possono avere profili nutrizionali significativamente differenti. Perciò, acquistare un prodotto bollato con Nutri-Score A non è una condizione sufficiente a garantire ai consumatori l’assunzione di tutti gli elementi necessari al corretto funzionamento dell’organismo.</p>
<p>Allo stesso modo, i prodotti etichettati con Nutri-Score negativo (D o E) sono spesso ricchi di amminoacidi o nutrienti essenziali, anche se vanno consumati con moderazione. In conclusione, i risultati di questo studio mettono in luce alcune criticità legate all’uso del Nutri-Score in Italia, soprattutto considerando il potenziale effetto negativo che questa etichettatura avrebbe sui prodotti IG di origine animale.</p>
<p>Ulteriori studi sul tema sono necessari per comprenderne appieno le dinamiche di mercato, considerando anche gli alimenti etichettati positivamente dal Nutri-Score. Esso, infatti, potrebbe fungere da cassa di risonanza per i prodotti con Nutri-Score pari ad A o B, esaltandone la qualità. Inoltre, è necessario valutare con più chiarezza il comportamento dei consumatori per i prodotti etichettati con il Nutri-Score, non solo considerando le valutazioni date a specifici prodotti o in specifici mercati, ma delineandone le valutazioni d’acquisto in modo più accurato e completo, considerando l’intero paniere di prodotti realmente acquistati dai consumatori e le motivazioni che governano le loro scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Is it really a piece of cake to label Geographical Indications with the Nutri-Score? Consumers’ behaviour and policy implications</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>A. Stiletto, S. Trestini</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
<em>PLoS ONE, 2022, 17(11): e0277048 <a href="https://doi.org/10.1371/journal.pone.0277048">https://doi.org/10.1371/journal.pone.0277048</a></em></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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