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	<title>economia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>economia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Vino, il mercato premia la concentrazione: le aziende possono rispondere facendo rete</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-il-mercato-premia-la-concentrazione-le-aziende-possono-rispondere-facendo-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività. Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’Annual Report [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività.</em></p>
<p>Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’<strong>Annual Report 2026 di Valoritalia</strong>, nell’appuntamento annuale con cui l’organismo di controllo e certificazione del vino a denominazione offre una fotografia aggiornata dello stato di salute del settore. Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, consorzi di tutela, aziende e stampa specializzata, l’incontro ha fornito come di consueto, importanti dati e spunti di riflessione sul comparto.</p>
<p>Tra i dati di Valoritalia che meritano una riflessione più ampia, perché aiutano a leggere una delle caratteristiche più identificative del vino italiano, vi è quello dell’elevato grado di <strong>concentrazione del settore</strong>: le prime 5 imprese imbottigliatrici realizzano il 18,7% del fatturato, in termini di volumi; le prime 40 aziende raggiungono il 55,5% dei volumi imbottigliati. Sul fronte gestionale la concentrazione genera massa critica, capacità di investimento, maggiore presenza sui mercati e forza contrattuale. È un fenomeno che, come ha sottolineato <strong>Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia</strong>, interessa le imprese, ma anche gli organismi di rappresentanza e le denominazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>Consorzi, i primi 20 per volumi di produzione rappresentano il 78,4%</strong> del totale della produzione certificata da Valoritalia; a livello di denominazioni, le prime 20 per volumi di produzione rappresentano l’86% della produzione certificata. Nell’analisi del presidente il grado di concentrazione, e quindi di dimensione, si accompagna a una maggiore rappresentatività e quindi efficacia, delle aggregazioni.</p>
<p>La concentrazione del settore riguarda quindi l’intera filiera, non solo il comparto produttivo, e sembra premiare quei sistemi capaci di raggiungere una dimensione adeguata per affrontare contesti sempre più complessi, competitivi e internazionali. Non è difficile comprenderne le ragioni: più ampia è la base produttiva, maggiori sono le risorse disponibili per attività di promozione, ricerca, organizzazione e presidio dei mercati; <strong>la dimensione, in molto casi, è la condizione che permette di generare altro valore aggiunto</strong>.</p>
<p>E’ un fenomeno, quello della concentrazione, che può sembrare in contrasto con l’evidenza strutturale del mercato italiano, che, stando al solo sistema Valoritalia, annovera 48 DOCG certificate, 136 DOC, 35 IGT e 89.000 operatori inseriti nel sistema dei controlli, tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori; e che pone una domanda cruciale: come può un sistema, come quello del <strong>vino italiano, strutturalmente fondato sulla pluralità delle identità territoriali e sulla parcellizzazione dell’offerta</strong> vivere, distinguersi e svilupparsi, se a vivere meglio sono le grandi concentrazioni?</p>
<p>Le piccole e medie aziende rappresentano l’ossatura del sistema, custodiscono territori, tradizioni, vitigni e paesaggi, contribuendo in modo determinante alla reputazione internazionale del Made in Italy; <strong>il 75% delle imprese italiane ha una produzione che non supera le 67.000 bottiglie.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/approfondimenti/concentrazione-vitivinicola-piccole-imprese-fare-rete-valoritalia-giugno-2026/?utm_source=ActiveCampaign&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;utm_campaign=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;vgo_ee=OJI0pP8NNH0E6XeH9YGafTYJ1iqn8Wd%2BO3euVrYcU3dwUH3ECp6SP8mIIg%3D%3D%3AXp60UesZYgdkdCHs72sTnKbCkqufkj4s" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Canada, il mercato del vino si rimodella: cosa devono sapere i produttori italiani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/canada-il-mercato-del-vino-si-rimodella-cosa-devono-sapere-i-produttori-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 06:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica. La guerra commerciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica.</em></p>
<h4>La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada ha tolto dagli scaffali il vino americano, aprendo uno spazio inedito nel mercato canadese. L’Italia guida le importazioni per volume, ma cresce meno del previsto. Ecco cosa dicono i dati — e quali strategie e leve possono utilizzare i produttori italiani.</h4>
<p>C’è un mercato, quello canadese, che nell’ultimo anno e mezzo ha subito una trasformazione profonda e rapida. Non per ragioni di gusto o di tendenza, ma per una decisione politica che ha svuotato letteralmente gli scaffali di una delle categorie più vendute: il vino americano. Quello che ne è seguito è un <strong>caso di studio che vale la pena analizzare con attenzione</strong> — non solo per chi esporta in Canada, ma per chiunque voglia capire come si muovono oggi i mercati vinicoli internazionali quando le variabili geopolitiche entrano in gioco.</p>
<h4>Il contesto: cosa è successo e perché</h4>
<p><strong>Il 4 marzo 2025</strong> <strong>entrano in vigore i dazi del 25%</strong> annunciati dall’amministrazione americana sulle merci canadesi. La risposta di Ottawa è simmetrica: tariffe equivalenti sui prodotti alcolici statunitensi, accompagnate — a livello provinciale — da <strong>veri e propri divieti di importazione</strong>. In un sistema dove la distribuzione degli alcolici è controllata da enti governativi provinciali (con la sola eccezione dell’Alberta, privatizzata nel 1993), una simile misura ha effetti immediati: <strong>i vini americani spariscono dagli scaffali dei liquor store pubblici</strong>, vengono bloccati nei magazzini dell’LCBO in Ontario, e i retailer privati in Alberta e British Columbia possono esaurire le scorte esistenti ma non rifornirsi.</p>
<p>Il risultato è un vuoto di mercato improvviso e consistente: <strong>negli ultimi dodici mesi il volume di vino importato dagli USA è crollato del 73%</strong>, passando da 66 a 18 milioni di litri. La quota di mercato americana scende dal 17% al 5%. Qualcuno deve occupare quello spazio.</p>
<h4>Chi ha guadagnato — e quanto</h4>
<p>I dati di Trade Data Monitor sui dodici mesi a febbraio 2026 mostrano una crescita generalizzata per i principali Paesi fornitori. <strong>L’Italia rimane saldamente al primo posto per volume</strong> con 77 milioni di litri (+4%). La Francia segue a 66 milioni (+9%). L’Australia raggiunge i 65 milioni (+6%).</p>
<p>A prima lettura, si potrebbe essere soddisfatti: l’Italia cresce, mantiene la leadership, il mercato risponde. Ma è proprio qui che occorre fermarsi a ragionare.</p>
<p><strong>Un +4% per il primo Paese fornitore, in un contesto in cui il secondo si è contratto del 73%, non è un risultato entusiasmante.</strong> Francia e Australia, partendo da basi inferiori, hanno saputo accelerare con più decisione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Cosa significa tutto questo per i produttori italiani</h4>
<p><strong>L’Italia parte da una posizione di forza strutturale:</strong> primo Paese fornitore per volume, presenza consolidata nei principali canali distributivi, brand riconosciuti. Ma la crescita contenuta rispetto alle potenzialità del momento suggerisce alcune riflessioni.</p>
<p><strong>Il portafoglio varietale e di comunicazione conta.</strong> Il consumatore canadese conosce Pinot Grigio, <strong>Prosecco</strong>, <strong>Chianti</strong>. Ma la complessità del sistema denominazionale italiano — un punto di orgoglio legittimo — può diventare un ostacolo in un mercato che ragiona per vitigno e fascia di prezzo. I produttori che vogliono crescere in Canada devono chiedersi con onestà come si posizionano sugli scaffali di un LCBO: <strong>il nome del vitigno è in evidenza? Il prezzo è competitivo nella fascia 8-15 dollari canadesi? La referenza è stabile nel listino da almeno due stagioni?</strong></p>
<p><strong>La continuità di fornitura è un requisito, non un vantaggio.</strong> I sistemi di acquisto provinciali lavorano su forecast annuali e tollerano male le discontinuità di disponibilità. Un produttore che ottiene una listing ma non riesce a mantenere i volumi richiesti rischia di perdere lo spazio conquistato. Prima di entrare in un nuovo canale provinciale, è essenziale avere <strong>chiarezza sulla capacità produttiva</strong> destinabile a quel mercato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/mercato-vino-canada-opportunita-strategie-produttori-italiani-2026/" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Export vino italiano, segnali di ripresa dagli USA: il quadrimestre chiude a -8,5%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/export-vino-italiano-segnali-di-ripresa-dagli-usa-il-quadrimestre-chiude-a-85/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi. Il vino italiano chiude il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi.</em></p>
<blockquote>
<p class="has-background"><em>Il vino italiano chiude il primo quadrimestre 2026 con esportazioni extra-Ue a -8,5% in valore. Segnale positivo dagli USA, dove aprile registra +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di cali. I consumi americani restano sotto pressione (-10,1%), con il Prosecco come eccezione virtuosa. Frescobaldi (Uiv) auspica il rinnovo dell’alleanza commerciale in vista delle nuove tariffe del 24 luglio.</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Migliora</strong>, ma rimane negativo,<strong> il trend delle esportazioni di vino italiano verso i Paesi extra-Ue</strong> nel primo quadrimestre di quest’anno, con una performance a valore a -8,5% (il trimestre aveva chiuso a -11%) sul pari periodo 2025, a oltre 1,36 miliardi di euro. A frenare la discesa ha contribuito soprattutto la domanda statunitense.</p>
<p>Secondo le elaborazioni dell’<strong>Osservatorio Uiv</strong> su dati ufficiali, ad aprile i valori commercializzati verso gli USA hanno segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%), dopo 10 mesi consecutivi di pesanti perdite. Il risultato porta il saldo del quadrimestre sul mercato americano a -15,4%, alleggerendo di cinque punti il passivo del solo primo trimestre (-20,5%). Una boccata d’ossigeno – rileva l’Osservatorio – che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che può rappresentare un primo timido segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi. Da luglio 2025 allo scorso aprile la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20% e del 29% per quelli francesi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Se l’export registra lievi segnali di recupero, lo stesso non si può dire per i consumi americani di vino. Secondo l’Osservatorio Uiv su base <em>SipSource</em>(piattaforma che misura i flussi della distribuzione verso i punti vendita americani), i primi 5 mesi si sono chiusi con un ulteriore gap generale dei volumi consumati dagli statunitensi, a -10,1%.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/news/export-vino-italiano-ripresa-usa-primo-quadrimestre-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">WineMeridian.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi a supporto della Dop economy italiana</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-magazzini-generali-fiduciari-del-gruppo-montepaschi-a-supporto-della-dop-economy-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurato il nuovo magazzino &#8220;C&#8221; a Suzzara (MN) per la stagionatura e lo stoccaggio delle forme di formaggio a pasta dura dei Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi. Prosegue l’impegno del Gruppo Montepaschi a sostegno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Inaugurato il nuovo magazzino &#8220;C&#8221; a Suzzara (MN) per la stagionatura e lo stoccaggio delle forme di formaggio a pasta dura dei Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi. Prosegue l’impegno del Gruppo Montepaschi a sostegno dell’agroalimentare e della Dop economy italiana.</em></p>
<p>I Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi ampliano il proprio stabilimento di Suzzara (MN) ed inaugurano il nuovo magazzino C per la stagionatura e lo stoccaggio delle forme di formaggio a pasta dura. Il progetto di ampliamento del complesso produttivo di Suzzara nasce per rispondere alle esigenze dei clienti, sostenendo la crescente domanda di spazi per la stagionatura e lo stoccaggio e garantendo al contempo soluzioni all’avanguardia.</p>
<p>Il nuovo impianto si sviluppa su una superficie coperta complessiva di 1.800 metri quadrati, con una capienza aggiuntiva di oltre 54.000 posti forma, pari ad un incremento di oltre il 20% della capacità di stoccaggio globale. Il magazzino, attrezzato con scalere di 22 file in altezza, si caratterizza per indici di efficienza energetica e di sicurezza ai massimi livelli di settore. Con la terza unità produttiva nella zona di produzione DOP del Parmigiano Reggiano, i Magazzini Generali Fiduciari offrono oggi una possibilità di stoccaggio complessivo fino a 300.000 forme. La clientela comprende i principali operatori del settore a livello nazionale ed internazionale oltre a piccoli caseifici cooperativi locali.</p>
<p>Sono intervenuti all’evento di inaugurazione il Vicedirettore Generale Commerciale Vicario di Banca Mps, <strong>Maurizio Bai</strong>, il Presidente dei Magazzini Generali Fiduciari, <strong>Marco Tiezzi</strong>, il Direttore Generale, <strong>Fabrizio Schintu</strong>, il Chief Commercial Officer Imprese &amp; Private di Banca Mps, <strong>Dimitri Bianchini</strong>, il Presidente del Collegio Sindacale e dell’OdV 231, insieme ai dipendenti della Società. Presenti anche le autorità locali e i rappresentanti del Consorzio del Parmigiano Reggiano a confermare la vicinanza al territorio.</p>
<p><em>“I Magazzini Generali Fiduciari di Mantova rappresentano un’eccellenza nel settore lattiero-caseario, frutto di un’esperienza maturata in oltre cento anni di attività in un segmento altamente qualificato della filiera, al fianco dei principali produttori di formaggi DOP italiani, elementi identitari del Paese e del Made in Italy </em>– ha dichiarato <strong>Fabrizio Schintu, Direttore Generale dei Magazzini Generali Fiduciari</strong> -.<em> I Magazzini Generali Fiduciari condividono con il Gruppo Montepaschi un modello di attenzione al mondo agroalimentare e di vicinanza ai produttori, che ne contraddistingue l’operato, facilitando l’accesso al credito e offrendo garanzie di qualità nella delicata fase di stagionatura che necessita notoriamente di tempi lunghi. Grazie ai nuovi spazi più capienti e all’avanguardia saremo in grado di offrire un servizio ancora più evoluto e coerente con i principali criteri di sostenibilità”.</em></p>
<p>Oltre all’offerta di servizi di stagionatura e stoccaggio, su richiesta dei proprietari del formaggio depositato, la Società è autorizzata a rilasciare titoli rappresentativi delle merci &#8211; fedi di deposito e note di pegno &#8211; che permettono un accesso più veloce ad operazioni bancarie di anticipazione e finanziamento.</p>
<p>L’attività dei Magazzini Generali Fiduciari si inserisce nel contesto di una più ampia strategia del Gruppo Montepaschi a sostegno del settore agroalimentare e della DOP Economy, frutto della storica attenzione della Banca alle esigenze del comparto primario, asset fondamentale dell’economia del Paese. Con la linea di business MPS Agridop, la Banca offre competenze specialistiche e presidi dedicati sul territorio, oltre che prodotti e servizi dedicati agli operatori del settore e alle filiere ad esso collegate. Il Gruppo Montepaschi si pone così come punto di riferimento per le imprese agroalimentari nei diversi territori, per contribuire concretamente allo sviluppo sostenibile del comparto all’insegna della transizione green e dell’innovazione.</p>
<blockquote>
<h5><strong>CENNI STORICI</strong></h5>
<h6>Promossa dal Segretariato economico mantovano, la Società anonima Magazzini Generali Fiduciari di Mantova si costituì con atto pubblico il 25 luglio 1923, per iniziativa dello stesso Segretariato economico, della Banca Agricola Mantovana e del ragionier Enrico Minghetti, che ne acquisirono ciascuno un terzo delle azioni. Inizialmente impiantata presso tre locali in Pegognaga (MN), capaci di conservare e stagionare circa 12.500 forme di formaggio, nel 1927, per provvedere alla costruzione dei nuovi magazzini di Borgo Belfiore alla periferia di Mantova, aumentò il proprio capitale sociale da 600.000 lire a 1.000.000 lire, mediante l’emissione di 800 nuove azioni del valore nominale di 500 lire. Nel 1945, a seguito delle dimissioni forzate della maggioranza degli amministratori, ne furono sciolti Consiglio d’Amministrazione e Collegio Sindacale e fu nominato commissario governativo il ragionier Raimondo Generali. A quella data, oltre allo stabilimento di Borgo Belfiore, risultavano attive le succursali di Suzzara, Viadana, Moglia e San Benedetto Po nel Mantovano, Luzzara e Carpi nelle limitrofe province di Reggio Emilia e Modena. Nell’aprile del 1946, riconquistato lo stato di normalità, venne riconfermato nella carica di Presidente il notaio Amos Morari, già membro del Consiglio d’Amministrazione fin dal 1923, in qualità prima di Vicepresidente e poi di Presidente nel 1938. Come tale, rimase fino al 1959, quando gli subentrò il dott. Romolo Lasagna, proposto dallo stesso Morari. Tra il 1947 e il 1952 fu ulteriormente aumentato il capitale sociale, che raggiunse dapprima la quota di 4.797.500 lire e, successivamente, di 28.785.000 lire. Ulteriori aumenti furono previsti nel 1977 (201.495.000 lire) e nel 1981 (2.014.950.000 lire), fino a raggiungere le 575.700 azioni per un totale di 2.302.800 euro. Nel 2008 venne effettuato un ulteriore aumento di capitale mediante l’emissione di 1.362.624 azioni. Nel tempo il capitale sociale si è accentrato in Banca Agricola Mantovana – poi incorporata da Banca Monte dei Paschi di Siena – che è arrivata a detenere il 100% della società.</h6>
<h6>I Magazzini Generali Fiduciari di Mantova sono riconosciuti dall’Organismo di Controllo Qualità del Parmigiano Reggiano – a sua volta supervisionato dal Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) – quale magazzino di stagionatura (codice ID M203) ed opera in regime di “magazzini generali” sulla base di apposita autorizzazione ministeriale rilasciata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (ex MISE). La Società è tra l’altro certificata ISO 9001 e ISO 45001.</h6>
</blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.mps.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/20260616-CS-Magazzini-Generali-Fiduciari-Gruppo-MPS_Inaugurazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/i-magazzini-generali-fiduciari-del-gruppo-montepaschi-a-supporto-della-dop-economy-italiana/">I Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi a supporto della Dop economy italiana</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Riso italiano in crisi d’identità tra varietà negate e prezzi a picco</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/riso-italiano-in-crisi-didentita-tra-varieta-negate-e-prezzi-a-picco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 06:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un dossier della Coldiretti Pavia alza il velo sul crollo delle quotazioni del riso italiano. Il senatore De Carlo: «Sono pronto ad aprire un’indagine conoscitiva» Roma e similari -60,5%. Vialone Nano -58,2%. Carnaroli e similari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un dossier della Coldiretti Pavia alza il velo sul crollo delle quotazioni del riso italiano. Il senatore De Carlo: «Sono pronto ad aprire un’indagine conoscitiva»</em></p>
<p>Roma e similari -60,5%. Vialone Nano -58,2%. Carnaroli e similari -50%. Arborio e Volano -46,8%. Sant’Andrea e similari-45%. Le<strong> variazioni di prezzo registrate nel corso degli ultimi 12 mesi</strong> &#8211; da maggio 2025 a maggio 2026 &#8211; <strong>dai grandi risi della tradizione alimentare italiana</strong> sono tali da fotografare un crollo del mercato senza precedenti.</p>
<p>Ma le percentuali da sole raccontano soltanto una parte della verità. Sulle piazze storiche di Mortara, Vercelli e Milano è comparsa spesso, accanto alle quotazioni, la dicitura “nominale”: nel senso che i prezzi indicati erano teorici, dal momento che mancava la domanda. Per intere settimane si sono segnalati scambi nulli: se un coltivatore avesse voluto vendere ad esempio il Carnaroli anche a 52 centesimi al chilogrammo anziché a 1,04 euro di dodici mesi or sono rischiava di non riuscirci, dal momento che la domanda era pari a zero.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Le importazioni sono una parte rilevante della spiegazione per questo crollo di mercato. Nell’ultima campagna l’Italia ha importato circa 250mila tonnellate di riso, a fronte di una produzione interna pari a quasi un milione di tonnellate. Dunque l’import &#8211; soprattutto Basmati indiano e Jasmine tailandese &#8211; è minoritario. Ma il peso economico è sproporzionato. Il Basmati, ad esempio, occupa appena il 14% degli scaffali di super e ipermercati, ma ha un prezzo mediano di circa 7 euro al chilo, nettamente superiore perfino ai risi italiani a indicazione geografica, come il riso di Baraggia Biellese e Vercellese Dop e il riso del Delta del Po Igp.</p>
<h4>VARIETÀ AUTENTICHE</h4>
<p>Tra varietà straniere, chicchi con denominazioni di fantasia e similari, le varietà storiche &#8211; etichettate come Classico, Dop e Igp &#8211; occupano appena il 5,5% degli scaffali della grande distribuzione, come ho potuto verificare misurando i centimetri lineari in tre catene frequentate dalla casalinga di Voghera: “Grande i” di Montebello della Battaglia, Esselunga e Md a Voghera città.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Libero</strong></p>
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		<title>Enoturismo, cresce il business in cantina: oltre il 60% aumenta le vendite dirette</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/enoturismo-cresce-il-business-in-cantina-oltre-il-60-aumenta-le-vendite-dirette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Turismo DOP. Il business dell&#8217;enoturismo spinge le vendite delle cantine italiane, con aumenti tra l&#8217;11 e il 30%. La generazione Millennials sempre più attenta a autenticità, relazione con il territorio e formule personalizzate. Il vino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Turismo DOP. Il business dell&#8217;enoturismo spinge le vendite delle cantine italiane, con aumenti tra l&#8217;11 e il 30%. La generazione Millennials sempre più attenta a autenticità, relazione con il territorio e formule personalizzate.</em></p>
<p>Il vino italiano continua a trovare nell’<strong>enoturismo</strong> uno dei suoi asset più redditizi. Non solo promozione del territorio o storytelling rurale: oggi le visite in cantina incidono direttamente sui bilanci aziendali, alimentando vendite, investimenti e nuovi modelli di ospitalità. È quanto emerge dall’<strong>Osservatorio ilGolosario Wine Tour</strong> sul turismo in cantina, realizzato su un campione di 1.700 aziende italiane, che fotografa un comparto sempre più centrale nelle strategie del sistema vitivinicolo nazionale.</p>
<p>Il dato che colpisce maggiormente riguarda l’impatto commerciale: <strong>oltre il 60% delle cantine dichiara infatti di aver incrementato le vendite dirette</strong> grazie alle attività enoturistiche, mentre quasi <strong>un’azienda su quattro segnala crescite comprese tra l’11% e il 30%.</strong> Un indicatore che conferma come l’esperienza in cantina sia diventata un vero driver di business, capace di trasformare il visitatore in cliente fidelizzato.</p>
<h4>Nuovi target in crescita e investimenti</h4>
<p>A cambiare è anche il profilo del pubblico. Secondo quasi il 70% delle aziende intervistate, sono<strong> i Millennials il segmento che registra la crescita più marcata</strong> nella domanda di esperienze legate al vino. Un target che cerca <strong>autenticità, relazione con il territorio e formule sempre meno standardizzate</strong>.</p>
<p>Non sorprende allora che l’82% dei visitatori privilegi oggi esperienze integrate: tour tra vigne e barricaie, degustazioni abbinate alla cucina locale, soggiorni in campagna e attività outdoor stanno progressivamente sostituendo la degustazione tradizionale come proposta principale. Il vino diventa così parte di un ecosistema esperienziale più ampio, in cui ospitalità e lifestyle assumono un peso strategico.</p>
<p>Le aziende sembrano aver colto pienamente il cambio di paradigma. <strong>Il 40% delle cantine prevede infatti nuovi investimenti dedicati all’accoglienza</strong>, con focus su sale degustazione, strutture ricettive e ristorazione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.travelquotidiano.com/mercato_e_tecnologie/enoturismo-cresce-business-cantina-oltre-60-aumenta-le-vendite-dirette/tqid-515183" target="_blank" rel="noopener">Travel Quotidiano.com</a></p>
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		<title>Csqa cresce tra transizione ambientale e certificazioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/csqa-cresce-tra-transizione-ambientale-e-certificazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CSQA punta indica tra le aree strategiche sostenibilità, crediti di carbonio in agricoltura e innovazione digitale e i ricavi crescono do oltre il 6% rispetto agli obiettivi Sostenibilità, benessere animale e innovazione digitale spingono la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>CSQA punta indica tra le aree strategiche sostenibilità, crediti di carbonio in agricoltura e innovazione digitale e i ricavi crescono do oltre il 6% rispetto agli obiettivi</em></p>
<p><strong>Sostenibilità, benessere animale e innovazione digitale spingono la crescita di Csqa nel 2025</strong> e consolidano il ruolo dell’organismo nel settore della certificazione agroalimentare. I risultati della società che fa capo all’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario indicano un incremento dei ricavi e un rafforzamento delle attività legate agli schemi regolamentati, in particolare nei comparti dei bioliquidi, dei biocarburanti e delle certificazioni connesse alla trasparenza richiesta da imprese e istituzioni.</p>
<p>Nel 2025 i <strong>ricavi complessivi hanno raggiunto 37,4 milioni di euro</strong>, con una crescita del 6,36% rispetto agli obiettivi di piano. A sostenere il risultato sono stati soprattutto gli ambiti in cui l’Autorità competente ha definito obblighi e tempistiche di certificazione, come Sqnba e i sistemi dedicati a bioliquidi e biocarburanti, assieme allo sviluppo dei servizi legati alla sostenibilità e alla digitalizzazione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Milano Finanza</strong></p>
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		<title>Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzi-di-tutela-e-indicazioni-geografiche-un-legame-piu-forte-con-il-consumatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo</em></p>
<p><strong>Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni</strong> e dalla capacità dei territori di innovare restando fedeli alla propria identità. Non soltanto una questione di marchio, ma piuttosto un modello economico, fondato sul rapporto tra produzione, paesaggio e reputazione. Riguarda da vicino la Valtellina, uno degli elementi più significativi che emerge dal <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Mediobanca 2026</strong></a> sul settore vinicolo, che per la prima volta include <strong>un approfondimento elaborato dalla Fondazione Qualivita sulla Dop economy del vino e sul ruolo dei Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>Come quello valtellinese. L&#8217;ingresso di questo focus all&#8217;interno di un&#8217;indagine tradizionalmente economico-finanziaria segnala la <strong>crescente centralità delle Indicazioni Geografiche nella lettura del comparto vinicolo italiano</strong>. Attualmente il sistema nazionale conta 522 denominazioni tra <strong>Dop e Igp</strong> e <strong>rappresenta il 79% del valore del vino italiano</strong>. Significa cioè che la gran parte della ricchezza prodotta dal settore nasce da vini strettamente legati a un&#8217;origine riconosciuta e regolata.</p>
<p>La novità più interessante del lavoro svolto da Qualivita riguarda però <strong>l&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione dei disciplinari di produzione</strong>. Basandosi sui dati ufficiali del ministero dell&#8217;Agricoltura e della Commissione europea, lo studio prende in esame oltre <strong>440 modifiche approvate tra il 2022 e il 2025</strong> relative a più di 160 denominazioni italiane. Un dato che racconta un sistema in evoluzione. I disciplinari non sembrano, infatti, regole cristallizzate, ma strumenti destinati ad adattarsi ai cambiamenti climatici, alle esigenze del mercato e alle nuove aspettative dei consumatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Provincia di Sondrio</strong></p>
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		<item>
		<title>Ecco i 13 mercati emergenti dove l’export di vino italiano non smette di crescere</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ecco-i-13-mercati-emergenti-dove-lexport-di-vino-italiano-non-smette-di-crescere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 06:29:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[mercati emergenti]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Wine Monitor di Nomisma, vino italiano: l&#8217;export in questi mercati emergenti è cresciuto mediamente del +7,1% all’anno nel periodo 2019-2025 Non sono solo i dazi americani (costati almeno 180 milioni di euro) e la crisi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Wine Monitor di Nomisma, vino italiano: l&#8217;export in questi mercati emergenti è cresciuto mediamente del +7,1% all’anno nel periodo 2019-2025</em></p>
<p>Non sono solo i dazi americani (<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/al-vino-italiano-dazi-usa-sono-costati-180-milioni-AIudCm4C" target="_blank" rel="noopener">costati almeno 180 milioni di euro</a>) e la crisi internazionale a <strong>frenare l’export del vino italiano</strong>: il calo dei consumi è un fenomeno in atto ormai da qualche anno (soprattutto per i rossi) e ormai non è più un tabù parlare di sovraproduzione con gli espianti di vigneti che in Francia sono già realtà. Ma, come si dice, “il mondo è grande”, e sono molte le mete che potrebbero dare, nel medio periodo, nuova linfa alle cantine italiane, bravissime a conquistare le piazze straniere.</p>
<p>In questa direzione si muove l’ultimo <a href="https://www.qualivita.it/news/vini-italiani-i-mercati-emergenti-sono-la-nuova-frontiera-dellexport/" target="_blank" rel="noopener">report <strong>Wine Monitor di Nomisma</strong></a>, che individua<strong> 13 Paesi emergenti (Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d’Avorio, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Tailandia)</strong> che, negli ultimi cinque anni, hanno registrato tassi di crescita significativi nelle importazioni di vino.</p>
<p>In questi Paesi, <strong>l’import di vino dall’Italia, dal 2019 a oggi registra una crescita costante, fino a raggiungere un valore di 405,6 milioni di euro nel 2025</strong>. Rispetto al 2024 si registra un<strong> incremento del +4,3%</strong>, mentre il tasso medio annuo di crescita (Cagr 2019–2025) si attesta al +11,4%, «notevolmente superiore a quello medio registrato per le importazioni totali di vino».</p>
<p>La categoria più esportata è quella dei<strong> vini fermi e frizzanti imbottigliati</strong>, il cui peso sul valore complessivo dell’export italiano è pari al 58%, ma se guardiamo all’incidenza espressa nel 2019, si evince un calo (era al 61%) <strong>a tutto vantaggio degli spumanti</strong> che nello stesso periodo di tempo sono passati dal 32% al 37%.</p>
<p><strong>Le importazioni cumulate in questi mercati emergenti sono cresciute mediamente del +7,1% all’anno nel periodo 2019-2025</strong> e hanno raggiunto nell’ultimo anno un <strong>valore pari a 1,7 miliardi di euro</strong> (+5,1% nel 2025 rispetto al 2024). Nel complesso,<strong> i 13 mercati analizzati oggi incidono per circa il 5% del totale</strong> <strong>a valore del vino importato a livello mondiale</strong> ma il dato è rilevante alla luce del loro profilo macroeconomico.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/ecco-13-mercati-emergenti-dove-l-export-vino-italiano-non-smette-crescere-AIXByVBD?utm_term=Autofeed&amp;utm_medium=FBSole24Ore&amp;utm_source=Facebook&amp;fbclid=IwY2xjawR9RzZleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFtdEpncHI4bTRhTVBmOGM1c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHvoJxs9bK7cYo2xADbzgO3Sp0QrLH1DWrsvcvPZYLr0AcmxVQxDAVINmFckT_aem_1A0BTr8RJqpw3zFvFOGKPA#Echobox=1779315801" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore.it</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La forza delle filiere in un&#8217;economia incerta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-forza-delle-filiere-in-uneconomia-incerta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2025]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=521594</guid>

					<description><![CDATA[<p>Filiere agroalimentari DOP e IGP motore economico del sud Italia: l’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro e sfida dazi e crisi di mercato Si è da poco chiuso Vinitaly 2026 e la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-forza-delle-filiere-in-uneconomia-incerta/">La forza delle filiere in un&#8217;economia incerta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Filiere agroalimentari DOP e IGP motore economico del sud Italia: l’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro e sfida dazi e crisi di mercato</em></p>
<p>Si è da poco chiuso Vinitaly 2026 e la Campania lascia Verona con un bilancio che parla da sé. Centosettanta cantine, un padiglione ispirato alla Louis Vuitton America’s Cup, un posto d’onore tra le rappresentanze più numerose della manifestazione che ha raccolto circa 90mila presenze e oltremillebuyer internazionali. Non si tratta di una fotografia del folklore ma della misura di un sistema produttivo che, in un’<strong>economia attraversata da <a href="https://www.qualivita.it/news/effetto-guerra-sul-cibo-prezzi-piu-alti-ed-export-giu/" target="_blank" rel="noopener">tensioni geopolitiche</a></strong>, <strong>spinte inflazionistiche</strong>, <a href="https://www.qualivita.it/news/crolla-lexport-verso-lamerica-colpiti-cibo-tessile-e-legno/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dazi statunitensi</strong></a> e <strong>rallentamento dei consumi</strong>, continua a scommettere sulla <strong>qualità come infrastruttura strategica</strong>.</p>
<p>Viene allora da chiedersi perchémai un territorio dovrebbe presentarsi compatto, con un’unica identità visiva, proprio quando tutto intorno si frammenta. La risposta è nei numeri. Il <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2025/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Ismea-Qualivita 2025</strong></a> attesta che «<em>la Dopeconomy italiana raggiunge 20,7mld di euro di valore alla produzione nel 2024, con una crescita del 25% rispetto al 2020</em>», mentre <strong>l’export delle Indicazioni Geografiche supera i 12mld</strong>.</p>
<p>Nello stesso quadro, il Sud procede più spedito, crescendo del 3,4% su base annua, con la Campania a +3,1%. <strong>A trainare il Mezzogiorno è l’agroalimentare</strong>, in crescita del +13,1% contro un Centro- Nord in flessione (Svimez, 2025). Questo apparente paradosso si spiega solo riconoscendo come le filiere identitarie, ancorate al territorio, resistono meglio agli shock esogeni rispetto alle catene globali. La Campania non è un caso marginale.</p>
<p><strong>L’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro</strong>, frutto di una dinamica espansiva che dura da oltre un decennio (Istat, 2025). Il vigneto conta oggi quasi 25mila ettari vitati e una produzione 2025 in crescita di quasi il 10%, controcorrente rispetto ai valori nazionali.</p>
<h4>La forza delle filiere meridionali</h4>
<p>Diciannove denominazioni di origine protetta, dieci indicazioni geografiche, un cuore produttivo Irpinia-Sannio che genera l’85% della produzione Dop regionale. Accanto al vino, la <strong>Mozzarella di Bufala Campana DOP</strong> ha chiuso il 2025 con un aumento della produzione (+3,35%), unica filiera nell’agroalimentare italiano a gestire una piattaforma decennale di tracciabilità con oltre 1mln di dati controllati (Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop, <a href="https://www.mozzarelladop.it/mozzarella-dop-allarme-per-aumento-costi-produttivi" target="_blank" rel="noopener">2026</a>). Ma anche la <strong>Pasta di Gragnano IGP</strong>, decimo prodotto italiano per valore tra le Dop-Igp food, destina oltre il 50% del proprio fatturato all’export (Ismea, 2025).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere del Mezzogiorno &#8211; L&#8217;Economia</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-forza-delle-filiere-in-uneconomia-incerta/">La forza delle filiere in un&#8217;economia incerta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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