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	<title>economia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>economia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Il calo dell’export di vino colpisce tutto un territorio: il “caso Verona”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 08:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Turismo DOP e Dop economy: le riflessioni dal “Forum sul futuro del vino” della Camera di Commercio della città dell’Arena. Un -5% di esportazioni “costa” 261 milioni di euro “Capitale della Valpolicella”, ma che si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Turismo DOP e Dop economy: le riflessioni dal “Forum sul futuro del vino” della Camera di Commercio della città dell’Arena. Un -5% di esportazioni “costa” 261 milioni di euro</em></p>
<p><strong>“Capitale della Valpolicella”, </strong>ma che si affaccia su altri distretti del vino importanti come quelli del<strong> Soave e del Lago di Garda, </strong>e <strong>“capitale del vino italiano”</strong>, grazie a Vinitaly, l’evento internazionale di riferimento del settore, Verona, tra le città d’arte italiane più visitate, Patrimonio Unesco, è legatissima al vino per storia, cultura ed economia, perché è il vigneto urbano più grande del Belpaese ed il suo territorio è n. 1 per valore dell’export e della produzione enoica, oltre a<strong> guardare all’enoturismo come asset strategico per il futuro</strong>. Nella “buona e nella cattiva sorte”, perché, se in fase di espansione l’economia vinicola ha arricchito la città e il suo territorio, ora, nel complesso periodo che il mercato del vino sta vivendo, a risentirne non è solo il bilancio delle cantine.</p>
<p><strong> Tanto che, con un calo delle esportazioni ipotetico del -5%, il danno economico per Verona ed il suo territorio ammonterebbe a 261 milioni di euro, mentre con un calo intorno al -7% (come sta avvenendo in questa prima metà 2026), la perdita arriverebbe a 366 milioni di euro. </strong>Scenari disegnati dallo studio condotto da Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona (Dipartimento di Scienze Economiche), ed illustrato, ieri, alla Camera di Commercio di Verona che lo ha commissionato (e che, nelle ipotesi più estreme, prevede danni economici fino a -1,3 miliardi di euro).</p>
<p>Una <strong>case history</strong>, quella di Verona &#8211; città che, comunque, vive anche di altri business importanti, dalla logistica alla manifattura, per esempio, e capitale anche della lirica italiana grazie all’Arena &#8211; <strong>che deve far riflettere in maniera profonda sui possibili impatti di un’ulteriore contrazione del business del vino in territori in cui questo rappresenta il principale, se non l’unico, motore economico.</strong></p>
<p>Un quadro, quello fornito, ieri, <strong>dal professor Francesco Pecci nel “Forum sul futuro del vino” (che ha visto sul palco, tra gli altri, Pierluigi Guarise, ad Collis Veneto Wine, Roberta Corrà, dg Gruppo Italiano Vini-Giv, Michele Tessari dell’azienda vitivinicola Ca’ Rugate, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Federdoc, Alessandro Rossi, National Category Manager wine Partesa, e Paolo Artelio, vicepresidente amministratore Fipe), che tiene conto non solo delle potenziali perdite delle imprese vinicole, ma anche dei fornitori, della comunità che lavora e trae beneficio da un comparto storicamente contraddistinto da un forte valore aggiunto.</strong> “Una contrazione della domanda &#8211; ha detto Pecci &#8211; genera impatti rilevanti non solo diretti, ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil, e destinati a ripercuotersi sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali”.</p>
<p>L’analisi dell’impatto si basa sulla matrice di contabilità sociale dell’economia provinciale; <strong>a una contrazione dell’export del 5% corrisponde un calo delle vendite di vino pari a 53 milioni di euro che generano una riduzione di oltre 186 milioni di euro sui settori produttivi coinvolti direttamente e indirettamente e una riduzione dei redditi di lavoro e di capitale, che si traducono in una diminuzione della ricchezza prodotta (il Pil) di 75,5 milioni di euro per un totale di oltre 261 milioni di euro.</strong> Applicando <strong>una riduzione dell’export del 7%, valore assai vicino al saldo dell’export scaligero nel primo trimestre 2026 del settore bevande (dove il vino pesa per oltre il 90%), di -7,4%, la perdita totale per l’economia veronese supera i 366 milioni di euro.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://winenews.it/it/il-calo-dellexport-di-vino-colpisce-non-solo-le-cantine-ma-tutto-un-territorio-il-caso-verona_595972/" target="_blank" rel="noopener">WineNews.it</a></p>
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		<title>Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP: come il mercato altera tempi, qualità e sostenibilità della carne Chianina</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vitellone-bianco-dellappennino-centrale-igp-come-il-mercato-altera-tempi-qualita-e-sostenibilita-della-carne-chianina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 12:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Zootecnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Realizzata dall’Ufficio Qualità, Sviluppo e Ricerca di Bovinitaly insieme all’Università di Perugia, l’analisi su 28.927 capi di razza Chianina certificata mostra come le pressioni commerciali alterino tempi fisiologici, parametri produttivi e stabilità della filiera IGP [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Realizzata dall’Ufficio Qualità, Sviluppo e Ricerca di Bovinitaly insieme all’Università di Perugia, l’analisi su 28.927 capi di razza Chianina certificata mostra come le pressioni commerciali alterino tempi fisiologici, parametri produttivi e stabilità della filiera IGP</em></p>
<p>La Chianina è una delle razze bovine più antiche d’Italia e rappresenta un pa­trimonio zootecnico che unisce storia, selezione e territorio. La sua valo­rizzazione attraverso l’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” ha consolidato negli ultimi venticinque anni un modello produttivo fondato su qualità, tracciabilità e tutela del reddito degli allevatori. La razza, caratterizzata da gigantismo somatico, accrescimento tardivo e resistenza alle condizioni ambientali, produce una carne magra e ricca di acidi grassi insaturi, la cui qualità dipende non solo dalla genetica, ma anche dall’alimentazione e dalle metodiche di allevamento definite dal disciplinare IGP.</p>
<p>Negli ultimi anni, tuttavia, la filiera sta vivendo una crescente instabilità. Le oscillazioni della domanda, la riduzione del numero di allevamenti e la pressione esercitata dagli operatori commerciali stanno modificando in profondità i tempi di allevamento e ma­cellazione. Non si tratta di semplici variazioni di mercato, ma di una trasformazione strutturale che rischia di compromettere la fisiologia della razza e la coerenza produt­tiva dell’IGP. Ogni volta che un operatore sposta volumi significativi di capi o modifica la destinazione della merce, non risponde soltanto alla domanda: incide sulla disponi­bilità, ridisegna gli equilibri territoriali e influenza la qualità del prodotto.</p>
<p>In questo contesto emerge una forma di “violenza commerciale”: una pressione si­stemica che spinge gli allevatori ad anticipare o ritardare la macellazione, talvolta in contrasto con i tempi biologici dell’animale e con gli obiettivi di qualità del marchio IGP. L’analisi dei dati del Centro Carni di Perugia — dove si macella il 33% della Chiani­na certificata — offre un osservatorio privilegiato per comprendere come la filiera re­agisca alle dinamiche del mercato. Le variazioni dell’età alla macellazione, del peso carcassa e dell’accrescimento medio giornaliero mostrano una filiera sempre più vulnerabile alle pressioni commerciali.</p>
<p>Questa instabilità non riguarda solo la qualità della carne, ma anche la sostenibilità ambientale, la gestione aziendale e la continuità genetica della razza. La Chianina, come tut­te le razze a lento accrescimento, richiede cicli produttivi regolari e programmabili. Le oscillazioni di 40–50 giorni osservate negli ultimi anni sono incompatibili con un percorso di selezione genetica coerente e con una gestio­ne sostenibile delle risorse. L’obiettivo di questa analisi è descrivere come le dinamiche commerciali stiano influen­zando la filiera, evidenziando le implicazioni per genetica, sostenibilità e qualità, e sottolineando il ruolo centrale del Consorzio nel garantire stabilità e tutela del prodotto.</p>
<blockquote><p><strong>Andrea Fioroni<br />
</strong>Agronomo e zootecnico, responsabile Qualità, Sviluppo e Ricerca presso Bovinitaly. Esperto di sistemi zootecnici certificati, tracciabilità e filiere IGP, svolge attività di ricerca applicata, analisi dei dati produttivi e divulgazione scientifica.</p>
<p><strong>Viviana Bolletta<br />
</strong>Ricercatrice PostDoc presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali dell’Università di Pisa.</p>
<p><strong>Mariano Pauselli<br />
</strong>Professore associato di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L’analisi utilizza i dati di 28.927 capi Chianina macellati pres­so il Centro Carni di Perugia tra il 2012 e il 2025, integrati con le statistiche ANABIC e BDN sulla consistenza della razza. Sono stati valutati età alla macellazione, peso carcassa, ac­crescimento medio giornaliero e variabilità dei cicli produt­tivi, per misurare l’impatto delle pressioni commerciali su genetica, qualità e sostenibilità della filiera IGP.</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5>Un mercato che anticipa o ritarda i tempi fisiologici</h5>
<p>I dati mostrano una forte correlazione tra oscillazioni della domanda e variazioni dell’età alla macellazione. Nei perio­di di elevata richiesta commerciale, come nel 2014, 2019 e soprattutto nel 2025, i capi vengono macellati più giovani: si scende fino a 622 giorni, il valore più basso della serie sto­rica. Questa riduzione non è spiegabile da fattori tecnici: non cambiano genetica, alimentazione o gestione azienda­le. È il mercato a comprimere i tempi fisiologici, con carcas­se più leggere e crescita incompleta.</p>
<h5>Un contesto nazionale che amplifica le tensioni</h5>
<p>Le dinamiche osservate non sono isolate: si inseriscono in un quadro nazionale caratterizzato da riduzione degli allevamenti, aumento dei costi di produzione e crescen­te concentrazione delle macellazioni. In questo scenario, ogni variazione della domanda commerciale genera effetti amplificati lungo la filiera, rendendo più difficile program­mare cicli produttivi regolari e coerenti con i tempi biolo­gici della razza.</p>
<h5>La demografia della Chianina: una razza sotto pressione</h5>
<p>Negli anni di difficoltà commerciale — 2023 e 2024 — l’età alla macellazione aumenta rispettivamente a 672 e 667 giorni. Gli allevatori trattengono gli animali più a lungo, con un in­cremento dei costi di mantenimento e carcasse più pesanti non per miglioramento fisiologico, ma per permanenza pro­lungata in stalla. La differenza tra 2023 e 2025 è di 50 giorni: un’oscillazione troppo ampia per essere assorbita da un per­corso di selezione genetica coerente. Parallelamente, tra il 2022 e il 2024 la popolazione iscritta al Libro Genealogico ANABIC diminuisce di oltre 5.800 capi, mentre le certifica­zioni IGP aumentano. Meno capi disponibili e più domanda generano una tensione strutturale che amplifica ulterior­mente la variabilità dei cicli produttivi.</p>
<h5>Effetti sulla qualità e sulla sostenibilità</h5>
<p>L’accrescimento medio giornaliero (AMG) mostra una re­lativa stabilità grazie agli sforzi degli allevatori, ma risente comunque della variabilità dei cicli produttivi. La sosteni­bilità ne risulta compromessa: razioni meno ottimizzabili, maggiore inefficienza alimentare, aumento delle emissioni per kg di carne prodotta. Sul piano qualitativo, l’età alla macellazione influenza direttamente tenerezza, struttura muscolare e capacità di trattenere i liquidi, con effetti mi­surabili sulla qualità finale della carne.</p>
<h5>La castrazione come risposta commerciale</h5>
<p>Dal 2023 si registra inoltre un aumento significativo dei capi castrati. La castrazione facilita la gestione e produce carcasse più uniformi, ma attenua la tipicità della razza e introduce criticità di benessere animale. Si tratta di una ri­sposta commerciale, non di un miglioramento zootecnico, e riflette la crescente pressione per ottenere prodotti più standardizzati in un contesto di forte instabilità.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>La filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP razza Chianina si trova oggi in un equilibrio delicato, espo­sta a oscillazioni della domanda che comprimono o dilata­no i tempi fisiologici della razza, con effetti diretti su gene­tica, sostenibilità e qualità. La variabilità osservata — fino a 50 giorni in soli due anni — è incompatibile con un percor­so di selezione genetica coerente e con una gestione azien­dale programmabile. Anche la sostenibilità ambientale ri­sente dell’instabilità: razioni meno ottimizzabili, maggiore inefficienza alimentare e un incremento delle emissioni per chilogrammo di carne prodotta.</p>
<p>In questo scenario, il ruolo del Consorzio e delle coope­rative mutualistiche assume un valore strategico. Le coo­perative garantiscono continuità operativa, trasparenza nelle relazioni commerciali e un prezzo che riflette i reali costi di produzione. Il Consorzio, attraverso il disciplina­re IGP, tutela la qualità del prodotto, la tracciabilità e l’i­dentità della razza, offrendo un riferimento stabile in una filiera sempre più esposta alle pressioni del mercato. La sua funzione di coordinamento contribuisce a ridurre la variabilità dei cicli produttivi e a preservare la coerenza del modello IGP.</p>
<p>La sfida dei prossimi anni sarà rafforzare la capacità della fi­liera di resistere alle dinamiche commerciali, mantenendo regolarità produttiva e rispetto dei tempi biologici dell’a­nimale. Le evidenze scientifiche confermano che l’età alla macellazione è un determinante diretto della qualità e che la variabilità operativa tra macelli incide sulla coerenza del prodotto finale. La ricerca sta inoltre esplorando nuovi pa­rametri qualitativi — come indice di rosso, water holding capacity e contenuto calorico — che potrebbero arricchire ulteriormente il disciplinare IGP e migliorare la valorizza­zione della carne Chianina.</p>
<p>Garantire un futuro sostenibile alla razza richiederà un im­pegno condiviso lungo tutta la filiera: programmare cicli produttivi più regolari, valorizzare la genetica, rafforzare la sostenibilità e mantenere la qualità come riferimento centrale. Una razza non si protegge solo attraverso norme e certificazioni, ma attraverso scelte coerenti che rispettino i tempi dell’animale e non soltanto le esigenze del mercato. In questo percorso, il Consorzio rappresenta l’elemento di stabilità necessario per preservare identità, qualità e conti­nuità della Chianina.</p>
<blockquote>
<h4>RIFERIMENTI RICERCA</h4>
<p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Violenza commerciale: come la filiera sta piegando la Chianina alle logiche del mercato</p>
<p><strong>Autori</strong></p>
<p>A. Fioroni, V. Bolletta, M. Pauselli</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>La ricerca analizza l’evoluzione recente della filiera della Chianina, evidenziando come le dinamiche commerciali stiano progressivamente condizionando i tempi fisiologici della razza e la qualità del prodotto. L’analisi si basa su 28.927 capi di razza Chianina macellati presso il Centro Carni di Perugia tra il 2012 e il 2025, che concentra il 33% delle macellazioni certificate. I dati mostrano un anticipo dell’età di macellazione nei periodi di forte domanda, con un minimo storico di 622 giorni nel 2025, e un allungamento dei cicli produttivi nei momenti di crisi, come nel 2023, quando si raggiungono 672 giorni. Come riportato nel testo, “ogni volta che un operatore commerciale sposta volumi significativi di capi… può generarsi una forma di ‘violenza commerciale’”, che induce scelte non tecniche ma reattive alle pressioni del mercato.</p>
<p>L’instabilità dei cicli produttivi incide sulla genetica — con la macellazione di scottone destinate alla rimonta nei periodi di elevata richiesta — e sulla sostenibilità, poiché compromette l’efficienza alimentare e gestionale. La qualità della carne risulta direttamente influenzata dall’età alla macellazione, come confermato anche dalla comunicazione ASPA O219, secondo cui “l’età alla macellazione influenza parametri come tenerezza e water holding capacity”. Il lavoro conclude che la filiera della Chianina si trova oggi in una condizione di vulnerabilità strutturale, in cui le pressioni commerciali prevalgono sui criteri zootecnici, compromettendo coerenza genetica, sostenibilità e qualità del prodotto.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>ANABIC. (2024). Dati demografici della razza Chianina. Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne.</li>
<li>BDN – Banca Dati Nazionale. (2024). Statistiche nazionali allevamenti e consistenze bovine. Ministero della Salute.</li>
<li>Forabosco, F. (2005). Breeding for longevity in Italian Chianina cattle (Doctoral dissertation). Wageningen University and Research.</li>
<li>Regolamento (CE) n. 1760/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 luglio 2000, che istituisce un sistema di identificazione e registrazione dei bovini.</li>
<li>Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP. (1998). Disciplinare di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”. Iscrizione nel Registro delle Denominazioni di Origine Protette e delle Indicazioni Geografiche Protette ai sensi del Regolamento (CE) n. 134/98.</li>
<li>ASPA – Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali. (2025). Comunicazione O219: Parametri di qualità della carne nelle razze del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale. Congresso ASPA 2025.</li>
<li>Centro Carni Perugia – BDN Teramo. (2012–2025). Database capi Chianina macellati presso il Centro Macellazione Carni Perugia. Elaborazione interna.</li>
</ol>
</blockquote>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Vitellone-Bianco-Appennino-IGP_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO </a></strong></p>
</div>
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			</item>
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		<title>Vino, il mercato premia la concentrazione: le aziende possono rispondere facendo rete</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-il-mercato-premia-la-concentrazione-le-aziende-possono-rispondere-facendo-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività. Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’Annual Report [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività.</em></p>
<p>Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’<strong>Annual Report 2026 di Valoritalia</strong>, nell’appuntamento annuale con cui l’organismo di controllo e certificazione del vino a denominazione offre una fotografia aggiornata dello stato di salute del settore. Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, consorzi di tutela, aziende e stampa specializzata, l’incontro ha fornito come di consueto, importanti dati e spunti di riflessione sul comparto.</p>
<p>Tra i dati di Valoritalia che meritano una riflessione più ampia, perché aiutano a leggere una delle caratteristiche più identificative del vino italiano, vi è quello dell’elevato grado di <strong>concentrazione del settore</strong>: le prime 5 imprese imbottigliatrici realizzano il 18,7% del fatturato, in termini di volumi; le prime 40 aziende raggiungono il 55,5% dei volumi imbottigliati. Sul fronte gestionale la concentrazione genera massa critica, capacità di investimento, maggiore presenza sui mercati e forza contrattuale. È un fenomeno che, come ha sottolineato <strong>Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia</strong>, interessa le imprese, ma anche gli organismi di rappresentanza e le denominazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>Consorzi, i primi 20 per volumi di produzione rappresentano il 78,4%</strong> del totale della produzione certificata da Valoritalia; a livello di denominazioni, le prime 20 per volumi di produzione rappresentano l’86% della produzione certificata. Nell’analisi del presidente il grado di concentrazione, e quindi di dimensione, si accompagna a una maggiore rappresentatività e quindi efficacia, delle aggregazioni.</p>
<p>La concentrazione del settore riguarda quindi l’intera filiera, non solo il comparto produttivo, e sembra premiare quei sistemi capaci di raggiungere una dimensione adeguata per affrontare contesti sempre più complessi, competitivi e internazionali. Non è difficile comprenderne le ragioni: più ampia è la base produttiva, maggiori sono le risorse disponibili per attività di promozione, ricerca, organizzazione e presidio dei mercati; <strong>la dimensione, in molto casi, è la condizione che permette di generare altro valore aggiunto</strong>.</p>
<p>E’ un fenomeno, quello della concentrazione, che può sembrare in contrasto con l’evidenza strutturale del mercato italiano, che, stando al solo sistema Valoritalia, annovera 48 DOCG certificate, 136 DOC, 35 IGT e 89.000 operatori inseriti nel sistema dei controlli, tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori; e che pone una domanda cruciale: come può un sistema, come quello del <strong>vino italiano, strutturalmente fondato sulla pluralità delle identità territoriali e sulla parcellizzazione dell’offerta</strong> vivere, distinguersi e svilupparsi, se a vivere meglio sono le grandi concentrazioni?</p>
<p>Le piccole e medie aziende rappresentano l’ossatura del sistema, custodiscono territori, tradizioni, vitigni e paesaggi, contribuendo in modo determinante alla reputazione internazionale del Made in Italy; <strong>il 75% delle imprese italiane ha una produzione che non supera le 67.000 bottiglie.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/approfondimenti/concentrazione-vitivinicola-piccole-imprese-fare-rete-valoritalia-giugno-2026/?utm_source=ActiveCampaign&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;utm_campaign=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;vgo_ee=OJI0pP8NNH0E6XeH9YGafTYJ1iqn8Wd%2BO3euVrYcU3dwUH3ECp6SP8mIIg%3D%3D%3AXp60UesZYgdkdCHs72sTnKbCkqufkj4s" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-il-mercato-premia-la-concentrazione-le-aziende-possono-rispondere-facendo-rete/">Vino, il mercato premia la concentrazione: le aziende possono rispondere facendo rete</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Canada, il mercato del vino si rimodella: cosa devono sapere i produttori italiani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/canada-il-mercato-del-vino-si-rimodella-cosa-devono-sapere-i-produttori-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 06:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica. La guerra commerciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica.</em></p>
<h4>La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada ha tolto dagli scaffali il vino americano, aprendo uno spazio inedito nel mercato canadese. L’Italia guida le importazioni per volume, ma cresce meno del previsto. Ecco cosa dicono i dati — e quali strategie e leve possono utilizzare i produttori italiani.</h4>
<p>C’è un mercato, quello canadese, che nell’ultimo anno e mezzo ha subito una trasformazione profonda e rapida. Non per ragioni di gusto o di tendenza, ma per una decisione politica che ha svuotato letteralmente gli scaffali di una delle categorie più vendute: il vino americano. Quello che ne è seguito è un <strong>caso di studio che vale la pena analizzare con attenzione</strong> — non solo per chi esporta in Canada, ma per chiunque voglia capire come si muovono oggi i mercati vinicoli internazionali quando le variabili geopolitiche entrano in gioco.</p>
<h4>Il contesto: cosa è successo e perché</h4>
<p><strong>Il 4 marzo 2025</strong> <strong>entrano in vigore i dazi del 25%</strong> annunciati dall’amministrazione americana sulle merci canadesi. La risposta di Ottawa è simmetrica: tariffe equivalenti sui prodotti alcolici statunitensi, accompagnate — a livello provinciale — da <strong>veri e propri divieti di importazione</strong>. In un sistema dove la distribuzione degli alcolici è controllata da enti governativi provinciali (con la sola eccezione dell’Alberta, privatizzata nel 1993), una simile misura ha effetti immediati: <strong>i vini americani spariscono dagli scaffali dei liquor store pubblici</strong>, vengono bloccati nei magazzini dell’LCBO in Ontario, e i retailer privati in Alberta e British Columbia possono esaurire le scorte esistenti ma non rifornirsi.</p>
<p>Il risultato è un vuoto di mercato improvviso e consistente: <strong>negli ultimi dodici mesi il volume di vino importato dagli USA è crollato del 73%</strong>, passando da 66 a 18 milioni di litri. La quota di mercato americana scende dal 17% al 5%. Qualcuno deve occupare quello spazio.</p>
<h4>Chi ha guadagnato — e quanto</h4>
<p>I dati di Trade Data Monitor sui dodici mesi a febbraio 2026 mostrano una crescita generalizzata per i principali Paesi fornitori. <strong>L’Italia rimane saldamente al primo posto per volume</strong> con 77 milioni di litri (+4%). La Francia segue a 66 milioni (+9%). L’Australia raggiunge i 65 milioni (+6%).</p>
<p>A prima lettura, si potrebbe essere soddisfatti: l’Italia cresce, mantiene la leadership, il mercato risponde. Ma è proprio qui che occorre fermarsi a ragionare.</p>
<p><strong>Un +4% per il primo Paese fornitore, in un contesto in cui il secondo si è contratto del 73%, non è un risultato entusiasmante.</strong> Francia e Australia, partendo da basi inferiori, hanno saputo accelerare con più decisione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Cosa significa tutto questo per i produttori italiani</h4>
<p><strong>L’Italia parte da una posizione di forza strutturale:</strong> primo Paese fornitore per volume, presenza consolidata nei principali canali distributivi, brand riconosciuti. Ma la crescita contenuta rispetto alle potenzialità del momento suggerisce alcune riflessioni.</p>
<p><strong>Il portafoglio varietale e di comunicazione conta.</strong> Il consumatore canadese conosce Pinot Grigio, <strong>Prosecco</strong>, <strong>Chianti</strong>. Ma la complessità del sistema denominazionale italiano — un punto di orgoglio legittimo — può diventare un ostacolo in un mercato che ragiona per vitigno e fascia di prezzo. I produttori che vogliono crescere in Canada devono chiedersi con onestà come si posizionano sugli scaffali di un LCBO: <strong>il nome del vitigno è in evidenza? Il prezzo è competitivo nella fascia 8-15 dollari canadesi? La referenza è stabile nel listino da almeno due stagioni?</strong></p>
<p><strong>La continuità di fornitura è un requisito, non un vantaggio.</strong> I sistemi di acquisto provinciali lavorano su forecast annuali e tollerano male le discontinuità di disponibilità. Un produttore che ottiene una listing ma non riesce a mantenere i volumi richiesti rischia di perdere lo spazio conquistato. Prima di entrare in un nuovo canale provinciale, è essenziale avere <strong>chiarezza sulla capacità produttiva</strong> destinabile a quel mercato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/mercato-vino-canada-opportunita-strategie-produttori-italiani-2026/" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Export vino italiano, segnali di ripresa dagli USA: il quadrimestre chiude a -8,5%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/export-vino-italiano-segnali-di-ripresa-dagli-usa-il-quadrimestre-chiude-a-85/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi. Il vino italiano chiude il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi.</em></p>
<blockquote>
<p class="has-background"><em>Il vino italiano chiude il primo quadrimestre 2026 con esportazioni extra-Ue a -8,5% in valore. Segnale positivo dagli USA, dove aprile registra +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di cali. I consumi americani restano sotto pressione (-10,1%), con il Prosecco come eccezione virtuosa. Frescobaldi (Uiv) auspica il rinnovo dell’alleanza commerciale in vista delle nuove tariffe del 24 luglio.</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Migliora</strong>, ma rimane negativo,<strong> il trend delle esportazioni di vino italiano verso i Paesi extra-Ue</strong> nel primo quadrimestre di quest’anno, con una performance a valore a -8,5% (il trimestre aveva chiuso a -11%) sul pari periodo 2025, a oltre 1,36 miliardi di euro. A frenare la discesa ha contribuito soprattutto la domanda statunitense.</p>
<p>Secondo le elaborazioni dell’<strong>Osservatorio Uiv</strong> su dati ufficiali, ad aprile i valori commercializzati verso gli USA hanno segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%), dopo 10 mesi consecutivi di pesanti perdite. Il risultato porta il saldo del quadrimestre sul mercato americano a -15,4%, alleggerendo di cinque punti il passivo del solo primo trimestre (-20,5%). Una boccata d’ossigeno – rileva l’Osservatorio – che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che può rappresentare un primo timido segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi. Da luglio 2025 allo scorso aprile la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20% e del 29% per quelli francesi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Se l’export registra lievi segnali di recupero, lo stesso non si può dire per i consumi americani di vino. Secondo l’Osservatorio Uiv su base <em>SipSource</em>(piattaforma che misura i flussi della distribuzione verso i punti vendita americani), i primi 5 mesi si sono chiusi con un ulteriore gap generale dei volumi consumati dagli statunitensi, a -10,1%.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/news/export-vino-italiano-ripresa-usa-primo-quadrimestre-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">WineMeridian.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi a supporto della Dop economy italiana</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-magazzini-generali-fiduciari-del-gruppo-montepaschi-a-supporto-della-dop-economy-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[Pegno Rotativo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurato il nuovo magazzino &#8220;C&#8221; a Suzzara (MN) per la stagionatura e lo stoccaggio delle forme di formaggio a pasta dura dei Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi. Prosegue l’impegno del Gruppo Montepaschi a sostegno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Inaugurato il nuovo magazzino &#8220;C&#8221; a Suzzara (MN) per la stagionatura e lo stoccaggio delle forme di formaggio a pasta dura dei Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi. Prosegue l’impegno del Gruppo Montepaschi a sostegno dell’agroalimentare e della Dop economy italiana.</em></p>
<p>I Magazzini Generali Fiduciari del Gruppo Montepaschi ampliano il proprio stabilimento di Suzzara (MN) ed inaugurano il nuovo magazzino C per la stagionatura e lo stoccaggio delle forme di formaggio a pasta dura. Il progetto di ampliamento del complesso produttivo di Suzzara nasce per rispondere alle esigenze dei clienti, sostenendo la crescente domanda di spazi per la stagionatura e lo stoccaggio e garantendo al contempo soluzioni all’avanguardia.</p>
<p>Il nuovo impianto si sviluppa su una superficie coperta complessiva di 1.800 metri quadrati, con una capienza aggiuntiva di oltre 54.000 posti forma, pari ad un incremento di oltre il 20% della capacità di stoccaggio globale. Il magazzino, attrezzato con scalere di 22 file in altezza, si caratterizza per indici di efficienza energetica e di sicurezza ai massimi livelli di settore. Con la terza unità produttiva nella zona di produzione DOP del Parmigiano Reggiano, i Magazzini Generali Fiduciari offrono oggi una possibilità di stoccaggio complessivo fino a 300.000 forme. La clientela comprende i principali operatori del settore a livello nazionale ed internazionale oltre a piccoli caseifici cooperativi locali.</p>
<p>Sono intervenuti all’evento di inaugurazione il Vicedirettore Generale Commerciale Vicario di Banca Mps, <strong>Maurizio Bai</strong>, il Presidente dei Magazzini Generali Fiduciari, <strong>Marco Tiezzi</strong>, il Direttore Generale, <strong>Fabrizio Schintu</strong>, il Chief Commercial Officer Imprese &amp; Private di Banca Mps, <strong>Dimitri Bianchini</strong>, il Presidente del Collegio Sindacale e dell’OdV 231, insieme ai dipendenti della Società. Presenti anche le autorità locali e i rappresentanti del Consorzio del Parmigiano Reggiano a confermare la vicinanza al territorio.</p>
<p><em>“I Magazzini Generali Fiduciari di Mantova rappresentano un’eccellenza nel settore lattiero-caseario, frutto di un’esperienza maturata in oltre cento anni di attività in un segmento altamente qualificato della filiera, al fianco dei principali produttori di formaggi DOP italiani, elementi identitari del Paese e del Made in Italy </em>– ha dichiarato <strong>Fabrizio Schintu, Direttore Generale dei Magazzini Generali Fiduciari</strong> -.<em> I Magazzini Generali Fiduciari condividono con il Gruppo Montepaschi un modello di attenzione al mondo agroalimentare e di vicinanza ai produttori, che ne contraddistingue l’operato, facilitando l’accesso al credito e offrendo garanzie di qualità nella delicata fase di stagionatura che necessita notoriamente di tempi lunghi. Grazie ai nuovi spazi più capienti e all’avanguardia saremo in grado di offrire un servizio ancora più evoluto e coerente con i principali criteri di sostenibilità”.</em></p>
<p>Oltre all’offerta di servizi di stagionatura e stoccaggio, su richiesta dei proprietari del formaggio depositato, la Società è autorizzata a rilasciare titoli rappresentativi delle merci &#8211; fedi di deposito e note di pegno &#8211; che permettono un accesso più veloce ad operazioni bancarie di anticipazione e finanziamento.</p>
<p>L’attività dei Magazzini Generali Fiduciari si inserisce nel contesto di una più ampia strategia del Gruppo Montepaschi a sostegno del settore agroalimentare e della DOP Economy, frutto della storica attenzione della Banca alle esigenze del comparto primario, asset fondamentale dell’economia del Paese. Con la linea di business MPS Agridop, la Banca offre competenze specialistiche e presidi dedicati sul territorio, oltre che prodotti e servizi dedicati agli operatori del settore e alle filiere ad esso collegate. Il Gruppo Montepaschi si pone così come punto di riferimento per le imprese agroalimentari nei diversi territori, per contribuire concretamente allo sviluppo sostenibile del comparto all’insegna della transizione green e dell’innovazione.</p>
<blockquote>
<h5><strong>CENNI STORICI</strong></h5>
<h6>Promossa dal Segretariato economico mantovano, la Società anonima Magazzini Generali Fiduciari di Mantova si costituì con atto pubblico il 25 luglio 1923, per iniziativa dello stesso Segretariato economico, della Banca Agricola Mantovana e del ragionier Enrico Minghetti, che ne acquisirono ciascuno un terzo delle azioni. Inizialmente impiantata presso tre locali in Pegognaga (MN), capaci di conservare e stagionare circa 12.500 forme di formaggio, nel 1927, per provvedere alla costruzione dei nuovi magazzini di Borgo Belfiore alla periferia di Mantova, aumentò il proprio capitale sociale da 600.000 lire a 1.000.000 lire, mediante l’emissione di 800 nuove azioni del valore nominale di 500 lire. Nel 1945, a seguito delle dimissioni forzate della maggioranza degli amministratori, ne furono sciolti Consiglio d’Amministrazione e Collegio Sindacale e fu nominato commissario governativo il ragionier Raimondo Generali. A quella data, oltre allo stabilimento di Borgo Belfiore, risultavano attive le succursali di Suzzara, Viadana, Moglia e San Benedetto Po nel Mantovano, Luzzara e Carpi nelle limitrofe province di Reggio Emilia e Modena. Nell’aprile del 1946, riconquistato lo stato di normalità, venne riconfermato nella carica di Presidente il notaio Amos Morari, già membro del Consiglio d’Amministrazione fin dal 1923, in qualità prima di Vicepresidente e poi di Presidente nel 1938. Come tale, rimase fino al 1959, quando gli subentrò il dott. Romolo Lasagna, proposto dallo stesso Morari. Tra il 1947 e il 1952 fu ulteriormente aumentato il capitale sociale, che raggiunse dapprima la quota di 4.797.500 lire e, successivamente, di 28.785.000 lire. Ulteriori aumenti furono previsti nel 1977 (201.495.000 lire) e nel 1981 (2.014.950.000 lire), fino a raggiungere le 575.700 azioni per un totale di 2.302.800 euro. Nel 2008 venne effettuato un ulteriore aumento di capitale mediante l’emissione di 1.362.624 azioni. Nel tempo il capitale sociale si è accentrato in Banca Agricola Mantovana – poi incorporata da Banca Monte dei Paschi di Siena – che è arrivata a detenere il 100% della società.</h6>
<h6>I Magazzini Generali Fiduciari di Mantova sono riconosciuti dall’Organismo di Controllo Qualità del Parmigiano Reggiano – a sua volta supervisionato dal Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) – quale magazzino di stagionatura (codice ID M203) ed opera in regime di “magazzini generali” sulla base di apposita autorizzazione ministeriale rilasciata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (ex MISE). La Società è tra l’altro certificata ISO 9001 e ISO 45001.</h6>
</blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.mps.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/20260616-CS-Magazzini-Generali-Fiduciari-Gruppo-MPS_Inaugurazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>Riso italiano in crisi d’identità tra varietà negate e prezzi a picco</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/riso-italiano-in-crisi-didentita-tra-varieta-negate-e-prezzi-a-picco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 06:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[riso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dossier della Coldiretti Pavia alza il velo sul crollo delle quotazioni del riso italiano. Il senatore De Carlo: «Sono pronto ad aprire un’indagine conoscitiva» Roma e similari -60,5%. Vialone Nano -58,2%. Carnaroli e similari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un dossier della Coldiretti Pavia alza il velo sul crollo delle quotazioni del riso italiano. Il senatore De Carlo: «Sono pronto ad aprire un’indagine conoscitiva»</em></p>
<p>Roma e similari -60,5%. Vialone Nano -58,2%. Carnaroli e similari -50%. Arborio e Volano -46,8%. Sant’Andrea e similari-45%. Le<strong> variazioni di prezzo registrate nel corso degli ultimi 12 mesi</strong> &#8211; da maggio 2025 a maggio 2026 &#8211; <strong>dai grandi risi della tradizione alimentare italiana</strong> sono tali da fotografare un crollo del mercato senza precedenti.</p>
<p>Ma le percentuali da sole raccontano soltanto una parte della verità. Sulle piazze storiche di Mortara, Vercelli e Milano è comparsa spesso, accanto alle quotazioni, la dicitura “nominale”: nel senso che i prezzi indicati erano teorici, dal momento che mancava la domanda. Per intere settimane si sono segnalati scambi nulli: se un coltivatore avesse voluto vendere ad esempio il Carnaroli anche a 52 centesimi al chilogrammo anziché a 1,04 euro di dodici mesi or sono rischiava di non riuscirci, dal momento che la domanda era pari a zero.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Le importazioni sono una parte rilevante della spiegazione per questo crollo di mercato. Nell’ultima campagna l’Italia ha importato circa 250mila tonnellate di riso, a fronte di una produzione interna pari a quasi un milione di tonnellate. Dunque l’import &#8211; soprattutto Basmati indiano e Jasmine tailandese &#8211; è minoritario. Ma il peso economico è sproporzionato. Il Basmati, ad esempio, occupa appena il 14% degli scaffali di super e ipermercati, ma ha un prezzo mediano di circa 7 euro al chilo, nettamente superiore perfino ai risi italiani a indicazione geografica, come il riso di Baraggia Biellese e Vercellese Dop e il riso del Delta del Po Igp.</p>
<h4>VARIETÀ AUTENTICHE</h4>
<p>Tra varietà straniere, chicchi con denominazioni di fantasia e similari, le varietà storiche &#8211; etichettate come Classico, Dop e Igp &#8211; occupano appena il 5,5% degli scaffali della grande distribuzione, come ho potuto verificare misurando i centimetri lineari in tre catene frequentate dalla casalinga di Voghera: “Grande i” di Montebello della Battaglia, Esselunga e Md a Voghera città.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Libero</strong></p>
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		<item>
		<title>Enoturismo, cresce il business in cantina: oltre il 60% aumenta le vendite dirette</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/enoturismo-cresce-il-business-in-cantina-oltre-il-60-aumenta-le-vendite-dirette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Turismo DOP. Il business dell&#8217;enoturismo spinge le vendite delle cantine italiane, con aumenti tra l&#8217;11 e il 30%. La generazione Millennials sempre più attenta a autenticità, relazione con il territorio e formule personalizzate. Il vino [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Turismo DOP. Il business dell&#8217;enoturismo spinge le vendite delle cantine italiane, con aumenti tra l&#8217;11 e il 30%. La generazione Millennials sempre più attenta a autenticità, relazione con il territorio e formule personalizzate.</em></p>
<p>Il vino italiano continua a trovare nell’<strong>enoturismo</strong> uno dei suoi asset più redditizi. Non solo promozione del territorio o storytelling rurale: oggi le visite in cantina incidono direttamente sui bilanci aziendali, alimentando vendite, investimenti e nuovi modelli di ospitalità. È quanto emerge dall’<strong>Osservatorio ilGolosario Wine Tour</strong> sul turismo in cantina, realizzato su un campione di 1.700 aziende italiane, che fotografa un comparto sempre più centrale nelle strategie del sistema vitivinicolo nazionale.</p>
<p>Il dato che colpisce maggiormente riguarda l’impatto commerciale: <strong>oltre il 60% delle cantine dichiara infatti di aver incrementato le vendite dirette</strong> grazie alle attività enoturistiche, mentre quasi <strong>un’azienda su quattro segnala crescite comprese tra l’11% e il 30%.</strong> Un indicatore che conferma come l’esperienza in cantina sia diventata un vero driver di business, capace di trasformare il visitatore in cliente fidelizzato.</p>
<h4>Nuovi target in crescita e investimenti</h4>
<p>A cambiare è anche il profilo del pubblico. Secondo quasi il 70% delle aziende intervistate, sono<strong> i Millennials il segmento che registra la crescita più marcata</strong> nella domanda di esperienze legate al vino. Un target che cerca <strong>autenticità, relazione con il territorio e formule sempre meno standardizzate</strong>.</p>
<p>Non sorprende allora che l’82% dei visitatori privilegi oggi esperienze integrate: tour tra vigne e barricaie, degustazioni abbinate alla cucina locale, soggiorni in campagna e attività outdoor stanno progressivamente sostituendo la degustazione tradizionale come proposta principale. Il vino diventa così parte di un ecosistema esperienziale più ampio, in cui ospitalità e lifestyle assumono un peso strategico.</p>
<p>Le aziende sembrano aver colto pienamente il cambio di paradigma. <strong>Il 40% delle cantine prevede infatti nuovi investimenti dedicati all’accoglienza</strong>, con focus su sale degustazione, strutture ricettive e ristorazione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.travelquotidiano.com/mercato_e_tecnologie/enoturismo-cresce-business-cantina-oltre-60-aumenta-le-vendite-dirette/tqid-515183" target="_blank" rel="noopener">Travel Quotidiano.com</a></p>
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		<title>Csqa cresce tra transizione ambientale e certificazioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/csqa-cresce-tra-transizione-ambientale-e-certificazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CSQA punta indica tra le aree strategiche sostenibilità, crediti di carbonio in agricoltura e innovazione digitale e i ricavi crescono do oltre il 6% rispetto agli obiettivi Sostenibilità, benessere animale e innovazione digitale spingono la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>CSQA punta indica tra le aree strategiche sostenibilità, crediti di carbonio in agricoltura e innovazione digitale e i ricavi crescono do oltre il 6% rispetto agli obiettivi</em></p>
<p><strong>Sostenibilità, benessere animale e innovazione digitale spingono la crescita di Csqa nel 2025</strong> e consolidano il ruolo dell’organismo nel settore della certificazione agroalimentare. I risultati della società che fa capo all’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario indicano un incremento dei ricavi e un rafforzamento delle attività legate agli schemi regolamentati, in particolare nei comparti dei bioliquidi, dei biocarburanti e delle certificazioni connesse alla trasparenza richiesta da imprese e istituzioni.</p>
<p>Nel 2025 i <strong>ricavi complessivi hanno raggiunto 37,4 milioni di euro</strong>, con una crescita del 6,36% rispetto agli obiettivi di piano. A sostenere il risultato sono stati soprattutto gli ambiti in cui l’Autorità competente ha definito obblighi e tempistiche di certificazione, come Sqnba e i sistemi dedicati a bioliquidi e biocarburanti, assieme allo sviluppo dei servizi legati alla sostenibilità e alla digitalizzazione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Milano Finanza</strong></p>
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		<title>Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzi-di-tutela-e-indicazioni-geografiche-un-legame-piu-forte-con-il-consumatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo</em></p>
<p><strong>Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni</strong> e dalla capacità dei territori di innovare restando fedeli alla propria identità. Non soltanto una questione di marchio, ma piuttosto un modello economico, fondato sul rapporto tra produzione, paesaggio e reputazione. Riguarda da vicino la Valtellina, uno degli elementi più significativi che emerge dal <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Mediobanca 2026</strong></a> sul settore vinicolo, che per la prima volta include <strong>un approfondimento elaborato dalla Fondazione Qualivita sulla Dop economy del vino e sul ruolo dei Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>Come quello valtellinese. L&#8217;ingresso di questo focus all&#8217;interno di un&#8217;indagine tradizionalmente economico-finanziaria segnala la <strong>crescente centralità delle Indicazioni Geografiche nella lettura del comparto vinicolo italiano</strong>. Attualmente il sistema nazionale conta 522 denominazioni tra <strong>Dop e Igp</strong> e <strong>rappresenta il 79% del valore del vino italiano</strong>. Significa cioè che la gran parte della ricchezza prodotta dal settore nasce da vini strettamente legati a un&#8217;origine riconosciuta e regolata.</p>
<p>La novità più interessante del lavoro svolto da Qualivita riguarda però <strong>l&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione dei disciplinari di produzione</strong>. Basandosi sui dati ufficiali del ministero dell&#8217;Agricoltura e della Commissione europea, lo studio prende in esame oltre <strong>440 modifiche approvate tra il 2022 e il 2025</strong> relative a più di 160 denominazioni italiane. Un dato che racconta un sistema in evoluzione. I disciplinari non sembrano, infatti, regole cristallizzate, ma strumenti destinati ad adattarsi ai cambiamenti climatici, alle esigenze del mercato e alle nuove aspettative dei consumatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Provincia di Sondrio</strong></p>
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