DOP dei Vini Valtellina in controtendenza: le denominazioni di montagna trainano la rinascita, tra qualità, giovani produttori ed export in crescita.
«È il nostro momento». Una voce fuori dal coro quella di Mamete Prevostini, 59 anni, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina. È al suo quarto mandato in questo ruolo. Mentre i colleghi di tutta Europa si lamentano del momento nero del mercato. È il regno della Chiavennasca, versione alpina del Nebbiolo. Con un reticolo di muretti a secco, 2.500 chilometri fino a quota 800 metri.
Il momento magico non è dovuto solo alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, che a Bormio hanno portato atleti, tifosi e turisti.Stiamo assistendo — assicura Prevostini — a una rinascita. Da vent’anni è cambiato tutto: nel 2010 le aziende vinicole erano 35, ora sono 110. Sono arrivati vignaioli anche da zone diverse dalla nostra. E molti sono ragazze e ragazzi che hanno studiato, hanno girato il mondo e ora sono pronti a portare nuove energie nel territorio“. Per il presidente, adesso i vini storici valtellinesi hanno una «immensa capacità di sviluppo».
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Il Consorzio, fondato nel 1976, ha 68 soci. L’export interessa il 45% della produzione. Due le Docg: il Valtellina Superiore (dai vigneti migliori di Buglio in Monte e Tirano) e lo Sforzato (o Sfursat), da un appassimento delle uve fino a 80 giorni, un vino identitario, robusto ma appagante. Più giovane il Rosso di Valtellina Doc, mentre l´Igt Alpi Retiche riunisce i vini lontani dai classici
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Fonte: Corriere della Sera


