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	<title>Stati Uniti :: Prodotti DOP IGP STG :: Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Stati Uniti :: Prodotti DOP IGP STG :: Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Attacco al made in Italy: la legge voluta da Trump per colpire i prodotti DOP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 08:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’Asiago al Pecorino, tolte le denominazioni protette. L&#8217;amministrazione Trump punta a limitare i diritti sui marchi europei più pregiati, trasformando le Indicazioni Geografiche UE in marchi comuni &#8211; Di Federico Fubini Per misurare come l’amministrazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall’Asiago al Pecorino, tolte le denominazioni protette. L&#8217;amministrazione Trump punta a limitare i diritti sui marchi europei più pregiati, trasformando le Indicazioni Geografiche UE in marchi comuni &#8211; Di Federico Fubini</em></p>
<p>Per misurare come <strong>l’amministrazione americana sta aggredendo i più preziosi prodotti agroalimentari italiani ed europei</strong> — per il valore di molti miliardi di export — occorre pensare a ruoli invertiti. Immaginate un gruppo di italiani, francesi o spagnoli che lancino un software, un e-commerce e un social media.</p>
<p>Immaginate che li chiamino Microsoft, Amazon e Facebook. Quindi convincono la Commissione e il parlamento europeo a stabilire per legge che quelli in realtà non sarebbero marchi privati, ma «nomi comuni» di prodotti. In seguito l’Unione europea nei suoi accordi commerciali in Asia e in America Latina impone ai Paesi firmatari il principio che «Microsoft», «Amazon» e «Facebook» sarebbero appunto «nomi comuni» di prodotti che gli europei potranno esportare. Poi la stessa Unione europea e la lobby europea di produttori di «Microsoft», «Amazon» e «Facebook» convincono anche l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale — Wipo, un’agenzia delle Nazioni Unite — che quei marchi non appartengono ai fondatori americani; dunque, possono essere usati da chiunque in Europa. Infine il segretario generale della Wipo va a Washington con una missione: spiegare che gli europei hanno ragione di sfruttare i marchi iconici creati negli Stati Uniti per vendere nel mondo prodotti digitali simili a quelli originali americani. Solo di qualità irriconoscibilmente inferiore.</p>
<p><strong>Sembra assurdo? È solo quanto sta accadendo a parti invertite</strong> — gli Stati Uniti contro l’Europa — <strong>sui prodotti agricoli</strong>.</p>
<p>In particolare, sulle <strong>denominazioni protette dell’agroalimentare italiano ed europeo</strong>: marchi quali Parmigiano, Asiago, Gorgonzola, Provolone, Bologna (Mortadella), oppure agli Chateau francesi o al chorizo spagnolo. Attraverso il rappresentante al Commercio Jamieson Greer, l’amministrazione di Donald Trump non sta più solo chiudendo un occhio di fronte a imitazioni come il «Parmesan» o al furto di marchi su altre denominazioni d’origine. Questo avveniva in America prima di Trump.</p>
<p>Adesso la sottrazione dei diritti sui marchi europei più pregiati di cibi e alimenti è codificata in leggi approvate di recente come il «Farm Act» o in approvazione come il cosiddetto «Safety Bill», che scardinano le liste delle più preziose denominazioni geografiche europee trasformandole in «nomi comuni» che si possono produrre ed etichettare in America per poi esportarli. L’aggressione sta accelerando in questi giorni. Il 15 ottobre in visita a Roma il direttore generale della Wipo Daren Tang, originario di Singapore, ha spiegato semplicemente che denominazioni come Asiago, Gorgonzola e via elencando non sono protette. Poco importa se la legge europea e gli accordi commerciali dell’Unione europea, per esempio con i Paesi latino-americani del Mercosur, dicano l’opposto. I produttori americani hanno diritto di usarli, secondo Tang.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere della Sera</strong></p>
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		<title>Asiago DOP e la disfida USA: «Ci vogliono indebolire»</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/asiago-dop-e-la-disfida-usa-ci-vogliono-indebolire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 08:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consorzio di tutela dell&#8217;Asiago DOP: una legge declassa le nostre IG a «nomi comuni» per poterle copiare Così ha voluto l’amministrazione Trump: il nome «Asiago» (inteso come formaggio), compare insieme a Parmigiano, Pecorino, Grana Padano, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Consorzio di tutela dell&#8217;Asiago DOP: una legge declassa le nostre IG a «nomi comuni» per poterle copiare</em></p>
<p>Così ha voluto l’amministrazione Trump: il nome «<strong>Asiago</strong>» (inteso come formaggio), compare insieme a <strong>Parmigiano</strong>, <strong>Pecorino</strong>, <strong>Grana Padano</strong>, <strong>Prosciutto di Parma</strong> e altre specialità DOP dell’agroalimentare Made in Italy, nell’elenco dei «nomi comuni» del <strong>Safety Act</strong>, la proposta di legge statunitense confluita nel <strong>Farm Bill</strong>, la grande legge agricola americana, che la Camera dei Rappresentanti ha approvato in aprile e che ora è all’esame del Senato. Perché tutto questo ci dovrebbe preoccupare, al di qua dell’Atlantico? Perché l’obiettivo dichiarato del governo USA è far considerare generiche alcune delle principali Indicazioni Geografiche europee, così che i produttori americani possano usarle liberamente non solo negli Stati Uniti, ma anche nell’export verso i Paesi terzi. Ciò significa, per dirla ancora più chiaramente, che questi cibi e alimenti pregiati si possono produrre ed etichettare in America, per poi venderli altrove. In tre parole: si possono copiare.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Come fanno notare dal <strong>Consorzio Tutela Formaggio Asiago</strong>, il Safety Act è «il segnale più evidente di una strategia chiara, coordinata e costante, che punta a indebolire l’intero sistema europeo delle IG [&#8230;]. Questo modello (quello delle IG, ndr) rappresenta un ottimo esempio anche per i produttori nordamericani, che avrebbero tutto da guadagnare a valorizzare le proprie specificità anziché concentrarsi sulle copie. Alcuni lo fanno già con successo: come i vini della californiana Napa Valley, che sono tutelati come IG anche in Europa, oppure le patate dell’Idaho o le mele di Washington ».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere del Veneto</strong></p>
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		<title>Denominazioni e qualità, il valore da difendere</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/denominazioni-e-qualita-il-valore-da-difendere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 07:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Denominazioni d’Origine sono state pensate come garanzia rivolta al consumatore europeo, un sigillo che attestava il legame fra un alimento e il luogo in cui nasce, mentre oggi lo stesso sigillo viene trattato come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le Denominazioni d’Origine sono state pensate come garanzia rivolta al consumatore europeo, un sigillo che attestava il legame fra un alimento e il luogo in cui nasce, mentre oggi lo stesso sigillo viene trattato come un bene commerciale che si negozia negli accordi internazionali e si difende sui mercati di destinazione.</em></p>
<p>Il dato più recente che rende visibile questo passaggio arriva dagli <a href="https://www.qualivita.it/news/territorio/33300/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stati Uniti</strong></a>, primo mercato estero dei prodotti italiani certificati, dove l’ufficio statistico del Dipartimento dell’Agricoltura ha pubblicato il 5 ottobre il bollettino sulla produzione casearia di agosto, che registra una <strong>crescita del +3,7% dei formaggi di tipo italiano a fronte di un lieve calo di quelli di tipo americano</strong>. Nel 2025 le varietà italiane prodotte negli Stati Uniti hanno superato i 2,8 milioni di tonnellate, pari al 42,8% di tutto il formaggio del Paese, e la sola voce parmesan è cresciuta del 17,9% arrivando a circa 239 mila tonnellate.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>Uno strumento per vendere all’estero</strong><br />
Una denominazione funziona come un marchio collettivo che nessuna impresa da sola potrebbe permettersi di costruire, e lo studio della Commissione europea sul valore economico degli schemi di qualità, pubblicato nel 2020 su dati del 2017, stima che<strong> le vendite di un prodotto con nome protetto valgano in media il doppio di quelle di un prodotto simile senza certificazione</strong>, con un coefficiente di 1,5 per gli alimenti e di 2,85 per il vino. Per l’Italia il peso è evidente nel vino, perché secondo il Rapporto Ismea-Qualivita le etichette DOP e IGP rappresentano l’88% dell’export vinicolo nazionale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>La tutela si conquista nei trattati</strong><br />
Per portare la protezione oltre i propri confini l’Unione europea inserisce elenchi di denominazioni negli accordi commerciali, e il caso più recente è l’accordo interinale con il Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026, con cui Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay hanno cominciato a tutelare 344 Indicazioni Geografiche europee vietandone le imitazioni e i richiami ingannevoli in etichetta. Secondo il Ministero degli Esteri le denominazioni italiane comprese nell’elenco sono 57, e il risultato dipende quindi dalla capacità di negoziare la presenza di ciascun nome nella lista, perché un prodotto che non vi compare resta, in quei mercati, privo di protezione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p><strong>Dove conviene investire</strong><br />
La crescita del formaggio di tipo italiano negli Stati Uniti indica che la domanda per i nomi italiani è ampia e in espansione, e la partita per le filiere certificate si gioca sulla capacità di intercettarla con il prodotto originale. Per i consorzi del Mezzogiorno la scelta più efficace appare quella di presidiare gli elenchi dei prossimi accordi commerciali e, nei mercati in cui i nomi restano generici, di puntare sulla prova documentata dell’origine, con sistemi di tracciabilità che il compratore estero possa verificare da sé, perché fuori dall’Europa una denominazione che non compare in un trattato e non si distingue sullo scaffale resta un nome come un altro.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ildenaro.it/denominazioni-e-qualita-il-valore-da-difendere/" target="_blank" rel="noopener">ildenaro.it</a></p>
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		<item>
		<title>Vino spagnolo negli USA: la prova della resilienza in un mercato sempre più difficile</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-spagnolo-negli-usa-la-prova-della-resilienza-in-un-mercato-sempre-piu-difficile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 04:25:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, consumi in calo, dollaro debole e crisi della distribuzione mettono sotto pressione il Vino spagnolo nel mercato americano. Ma la Spagna cerce un posizionamento forte grazie a valore, diversità e crescente interesse per i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/vino-spagnolo-negli-usa-la-prova-della-resilienza-in-un-mercato-sempre-piu-difficile/">Vino spagnolo negli USA: la prova della resilienza in un mercato sempre più difficile</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dazi, consumi in calo, dollaro debole e crisi della distribuzione mettono sotto pressione il Vino spagnolo nel mercato americano. Ma la Spagna cerce un posizionamento forte grazie a valore, diversità e crescente interesse per i vitigni autoctoni.</em></p>
<p>Il <strong>vino spagnolo negli USA</strong> affronta una fase complessa tra dazi, consumi in calo e crisi della distribuzione. Nel primo semestre 2026 le importazioni hanno subito una forte contrazione, ma la Spagna resta tra i principali fornitori. Qualità-prezzo, vitigni autoctoni e diversità territoriale possono sostenere il posizionamento in un mercato sempre più selettivo.</p>
<p>Il mercato statunitense del vino sta attraversando una delle fasi più complesse degli ultimi anni e anche il vino spagnolo deve fare i conti con un contesto profondamente cambiato. <strong>Dazi, incertezza commerciale, consumi in contrazione e difficoltà nella distribuzione</strong> stanno modificando gli equilibri di un mercato che, nonostante tutto, continua a rappresentare una destinazione strategica per le cantine spagnole.</p>
<p>L’analisi pubblicata da <em>Spanish Wine Lover</em> fotografa bene questa situazione, ma i dati più recenti confermano che la pressione è concreta. Nel primo semestre 2026, secondo l’Organización Interprofesional del Vino de España (OIVE), gli <strong>Stati Uniti hanno ridotto le importazioni di vino del 25,2% in valore</strong>, mentre il volume complessivo degli acquisti di vino imbottigliato si è attestato a 416,5 milioni di litri. Il prezzo medio è sceso del 15,4%, a 5,62 euro al litro.</p>
<p><strong>Spagna: meno volumi, ma ancora tra i grandi fornitori</strong></p>
<p>In questo scenario anche la Spagna ha rallentato. <strong>Nel primo semestre 2026</strong>, il vio spagnolo destinato agli Stati Uniti ha raggiunto 132,9 milioni di euro, con una <strong>flessione del 21%</strong> rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi sono scesi del 16,1%, a 28,5 milioni di litri. Nonostante il calo, <strong>la Spagna è rimasta il</strong> <strong>quarto fornitore del mercato statunitense sia per valore sia per volume</strong>.</p>
<p>Il dato va letto anche alla luce di un <strong>2025 già difficile.</strong> Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno importato vino spagnolo per 331,1 milioni di euro, <strong>in calo del 15,3%,</strong> rimanendo comunque il primo mercato extra-Ue per valore.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/vino-spagnolo-negli-usa-resilienza-sfide-mercato-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Wine Meridian</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/vino-spagnolo-negli-usa-la-prova-della-resilienza-in-un-mercato-sempre-piu-difficile/">Vino spagnolo negli USA: la prova della resilienza in un mercato sempre più difficile</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>UE, proposta agli USA per riduzioni sui dazi su una lista di prodotti</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ue-proposta-agli-usa-per-riduzioni-sui-dazi-su-una-lista-di-prodotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:03:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Portavoce della Commissione UE: &#8220;Fortemente impegnati nel dialogo con gli Stati Uniti, proposta una lista di prodotti per possibili riduzioni sui dazi&#8221; &#8220;Abbiamo condiviso con gli Stati Uniti un ampio elenco di prodotti esportati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/ue-proposta-agli-usa-per-riduzioni-sui-dazi-su-una-lista-di-prodotti/">UE, proposta agli USA per riduzioni sui dazi su una lista di prodotti</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Portavoce della Commissione UE: &#8220;Fortemente impegnati nel dialogo con gli Stati Uniti, proposta una lista di prodotti per possibili riduzioni sui dazi&#8221;</em></p>
<p>&#8220;Abbiamo condiviso con gli Stati Uniti un ampio elenco di prodotti esportati dall&#8217;Unione europea per i quali riteniamo possibili riduzioni tariffarie&#8221;.</p>
<p>Lo ha detto il <strong>portavoce della Commissione europea Olof Gill</strong>, interpellato sulle notizie riportate da Euractiv, secondo cui <strong>Bruxelles avrebbe chiesto a Washington di esentare dal dazio del 15% centinaia di prodotti, tra cui Roquefort, Pecorino, vini, macchinari industriali e dispositivi sanitari</strong>.</p>
<p>Alla domanda se la Commissione stia discutendo con gli Stati Uniti &#8220;altri possibili settori e prodotti&#8221; per i quali ottenere &#8220;riduzioni tariffarie più ampie o persino esenzioni tariffarie&#8221;, Gill ha risposto: &#8220;La risposta è sì. Siamo fortemente impegnati nel dialogo con gli Stati Uniti per raggiungere questo risultato&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/07/15/ue-proposta-agli-usa-lista-di-prodotti-per-possibili-riduzioni-sui-dazi_79eaff93-e462-4040-9ae1-0443e6f58f51.html" target="_blank" rel="noopener">Ansa.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/ue-proposta-agli-usa-per-riduzioni-sui-dazi-su-una-lista-di-prodotti/">UE, proposta agli USA per riduzioni sui dazi su una lista di prodotti</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Parmigiano Reggiano DOP, Console USA in visita alla filiera: sul tavolo export, sinergie e turismo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-console-usa-in-visita-alla-filiera-sul-tavolo-export-sinergie-e-turismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Console Generale degli Stati Uniti Douglass Benning in visita alla filiera del Parmigiano Reggiano DOP: sul tavolo export, sinergie istituzionali e il turismo dagli USA Si è tenuta il 13 luglio la visita istituzionale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-console-usa-in-visita-alla-filiera-sul-tavolo-export-sinergie-e-turismo/">Parmigiano Reggiano DOP, Console USA in visita alla filiera: sul tavolo export, sinergie e turismo</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Console Generale degli Stati Uniti Douglass Benning in visita alla filiera del Parmigiano Reggiano DOP: sul tavolo export, sinergie istituzionali e il turismo dagli USA</em></p>
<p>Si è tenuta il 13 luglio la <strong>visita istituzionale</strong> del <strong>Console Generale degli Stati Uniti</strong>, <strong>Douglass Benning</strong>, presso l&#8217;Azienda Agricola Bertinelli a Noceto. Dopo un tour guidato della filiera produttiva e una degustazione di <strong>Parmigiano Reggiano</strong> a diverse stagionature, il Console ha incontrato <strong>Nicola Bertinelli</strong>, <strong>presidente del Consorzio</strong>, per un confronto dedicato allo <strong>sviluppo delle relazioni economiche e istituzionali</strong> tra il territorio della Dop e gli Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato l&#8217;occasione per fare il punto sull&#8217;andamento del <a href="https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-gli-stati-uniti-al-centro-della-strategia-di-crescita-internazionale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>principale mercato estero del Parmigiano Reggiano</strong></a>, con<strong> esportazioni in crescita del 2,5% nei primi cinque mesi del 2026 </strong>rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un<strong> totale di circa 7.000 tonnellate</strong>. Nonostante un contesto caratterizzato da incertezze legate ai dazi e allo scenario geopolitico, il mercato americano continua infatti a dimostrare una forte domanda e una crescente fedeltà dei consumatori verso la Dop. Al centro del colloquio anche le prospettive di sviluppo della <strong>Parmigiano Reggiano USA Corporation</strong>, nata per rafforzare il dialogo con istituzioni, operatori economici e stakeholder locali, promuovere attività di formazione e educazione sul prodotto e consolidare la tutela della Dop sul mercato nordamericano.</p>
<p>Durante l&#8217;incontro, sono state inoltre condivise alcune delle principali linee strategiche presentate dal Consorzio durante il recente <strong>Summer Fancy Food Show</strong> di New York, dove il Parmigiano Reggiano ha riunito retailer, distributori, istituzioni e media statunitensi per discutere il futuro della Dop in Nord America. Tra i temi affrontati, il ruolo delle Indicazioni Geografiche come modello di sviluppo per le eccellenze agroalimentari, la valorizzazione degli autentici ingredienti italiani quale presupposto imprescindibile della candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale UNESCO e la necessità di costruire una collaborazione stabile tra produttori, istituzioni e distribuzione per creare valore lungo l&#8217;intera filiera.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro il Consorzio ha inoltre proposto di avviare, in sinergia con la rete consolare, <strong>collaborazioni in ambito governativo e accademico</strong> dedicate alla ricerca e all&#8217;educazione alimentare, valorizzando le proprietà nutrizionali del Parmigiano Reggiano anche in relazione al programma statunitense &#8220;Make America Healthy Again&#8221;. È stata infine ribadita l&#8217;importanza di mantenere un <strong>confronto costante sulle politiche tariffarie e commerciali</strong>, con l&#8217;obiettivo di favorire uno sviluppo equilibrato degli scambi tra Italia e Stati Uniti.</p>
<p>Un ulteriore focus è stato dedicato al turismo. Attraverso il progetto Vivi Parmigiano Reggiano, il Consorzio punta a trasformare la Dop in una destinazione da vivere durante tutto l&#8217;anno, intercettando anche i <strong>flussi turistici provenienti dagli Stati Uniti</strong>. L&#8217;obiettivo è triplicare le visite ai caseifici, passando dalle circa 100.000 presenze attuali a 300.000 entro il 2029, contribuendo allo sviluppo economico del territorio di origine.</p>
<p>«<em>L&#8217;incontro di oggi con il Console Generale Douglass Benning rappresenta un passo importante per consolidare un&#8217;alleanza istituzionale strategica tra il Consorzio e gli Stati Uniti</em>», dichiara <strong>Nicola Bertinelli</strong>. «<em>Gli Stati Uniti non sono soltanto il nostro primo mercato estero: rappresentano un partner con cui vogliamo costruire relazioni sempre più profonde. Attraverso la Parmigiano Reggiano USA Corporation intendiamo sviluppare un dialogo stabile con le istituzioni americane, promuovere la cultura del prodotto autentico, sostenere progetti di educazione alimentare e rafforzare la collaborazione su temi economici, commerciali e turistici. Il nostro obiettivo è creare valore condiviso, per la filiera del Parmigiano Reggiano e per i territori dei due Paesi</em>».</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/CS-Visita-console-Benning.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-console-usa-in-visita-alla-filiera-sul-tavolo-export-sinergie-e-turismo/">Parmigiano Reggiano DOP, Console USA in visita alla filiera: sul tavolo export, sinergie e turismo</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>DOP casearie, dagli USA una nuova offensiva sui “nomi comuni”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-casearie-dagli-usa-una-nuova-offensiva-sui-nomi-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Senato americano torna a sostenere l’uso dei cosiddetti “nomi comuni” per i formaggi, riaprendo lo scontro con l’Europa sulle denominazioni d’origine. Al centro, il valore delle DOP italiane e la tutela della loro identità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Senato americano torna a sostenere l’uso dei cosiddetti “nomi comuni” per i formaggi, riaprendo lo scontro con l’Europa sulle denominazioni d’origine. Al centro, il valore delle DOP italiane e la tutela della loro identità</em></p>
<p>La sfida tra formaggi italiani e statunitensi non si gioca più soltanto sui tavoli di assaggio, ma anche sul terreno, molto più delicato, della politica commerciale internazionale. Dopo il confronto agli <strong>International Cheese &amp; Dairy Awards di Stafford</strong>, dove la Nazionale italiana Formaggi di CheeseItaly ha ottenuto un risultato significativo nel rapporto tra prodotti iscritti e premiati, il dibattito si è spostato negli Stati Uniti, dove <a href="https://www.qualivita.it/news/usa-lagricultural-act-2026-riapre-il-fronte-dei-common-names-contro-le-indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener">torna centrale il tema dei cosiddetti <strong>“common names”</strong></a>, i nomi ritenuti generici dall’industria americana e invece legati, per l’Unione europea, a precise identità territoriali e produttive. L’edizione 2026 dell’ICDA si è svolta a Stafford dal 24 al 26 giugno.</p>
<p>Al centro della discussione c’è l’iniziativa legislativa statunitense nota nel dibattito di settore come prosecuzione della battaglia avviata con il SAVE Act e rilanciata nel 2025 con il <strong><a href="https://www.congress.gov/bill/119th-congress/house-bill/2558/text">SAFETY Act</a> – Safeguarding American Food and Export Trade Yields Act</strong>. Il testo, introdotto al Senato il 1° aprile 2025, punta a preservare i mercati esteri per i prodotti commercializzati con “common names” e affida al Governo statunitense il compito di difendere questo diritto nei negoziati commerciali internazionali.</p>
<p>La portata del provvedimento è rilevante per il settore lattiero-caseario europeo e in particolare per quello italiano. Tra i nomi che il testo considera utilizzabili come “comuni” compaiono infatti <strong>Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana, Parmigiano, Pecorino, Ricotta e Romano</strong>, accanto ad altri termini legati all’agroalimentare come Bologna, Mortadella, Prosciutto e Salami. Il disegno di legge prevede inoltre che il Segretario all’Agricoltura coordini le proprie azioni con lo USTR, il rappresentante statunitense per il commercio, per assicurare ai produttori americani la possibilità di usare tali denominazioni sui mercati esteri.</p>
<p><u>[&#8230;]</u></p>
<p>La questione non è soltanto giuridica. È economica e riguarda direttamente la tenuta delle filiere certificate. Secondo il <strong><a href="https://www.ruminantia.it/wp-content/uploads/2026/07/20251126_CS01_DATI-GENERALI.pdf">XXIII Rapporto Ismea-Qualivita</a></strong>, la <strong>Dop economy italiana</strong> ha raggiunto nel 2024 un valore alla produzione di <strong>20,7 miliardi di euro</strong>, con un peso pari al 19% del fatturato agroalimentare nazionale. Il comparto dei formaggi DOP e IGP è uno degli assi portanti di questo sistema: nel 2024 ha registrato una crescita del +10,5%, mentre l’export dei prodotti DOP IGP ha raggiunto 12,3 miliardi di euro, con gli Stati Uniti primo mercato di destinazione per le esportazioni italiane certificate.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ruminantia.it/dop-casearie-dagli-usa-una-nuova-offensiva-sui-nomi-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Ruminantia.it</a></p>
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		<title>USA, l’Agricultural Act 2026 riapre il fronte dei “common names” contro le Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/usa-lagricultural-act-2026-riapre-il-fronte-dei-common-names-contro-le-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
		<category><![CDATA[tutela agroalimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel disegno di legge agricola del Senato americano &#8220;Agricultural Act of 2026&#8221; una norma punta a difendere l’uso internazionale dei nomi considerati comuni. Tra gli esempi compaiono anche denominazioni di forte interesse per il sistema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel disegno di legge agricola del Senato americano &#8220;Agricultural Act of 2026&#8221; una norma punta a difendere l’uso internazionale dei nomi considerati comuni. Tra gli esempi compaiono anche denominazioni di forte interesse per il sistema DOP IGP italiano</em></p>
<p>Il nuovo <a href="https://www.agriculture.senate.gov/agricultural-act-of-2026-farm-bill-20" target="_blank" rel="noopener"><strong>Agricultural Act of 2026</strong></a>, presentato al Senato degli Stati Uniti, contiene una disposizione di particolare rilevanza per il sistema europeo e italiano delle Indicazioni Geografiche. La sezione dedicata alla tutela dei cosiddetti <strong>“common names”</strong> mira infatti a preservare nei mercati esteri il diritto degli operatori statunitensi a utilizzare una serie di nomi agroalimentari considerati generici o di uso comune.</p>
<p>Il passaggio più delicato è contenuto nella sezione <strong>3201 – Preserving Foreign Markets for Goods Using Common Names</strong>, dove viene introdotta una definizione ampia di “common name”. Secondo il testo, un nome può essere considerato comune quando è ordinariamente o abitualmente utilizzato per un prodotto agricolo o alimentare, normalmente riportato sull’etichetta o sulla confezione e coerente con standard internazionali.</p>
<p>L’elemento di maggiore criticità per l’Italia riguarda l’elenco degli esempi riportati nel documento. Tra i nomi indicati come “common names” compaiono infatti termini di forte interesse per le filiere italiane, tra cui <strong>asiago, bologna, burrata, capocollo, fontina, gorgonzola, grana, mascarpone, mortadella, parmesan, pancetta, pecorino, prosciutto, provolone, ricotta, romano, salame e salami</strong>.</p>
<p>Si tratta di un’impostazione che conferma una linea politica statunitense già nota: contrastare l’estensione della tutela delle Indicazioni Geografiche nei mercati internazionali, sostenendo che molti nomi legati alla tradizione agroalimentare europea debbano essere considerati termini generici liberamente utilizzabili.</p>
<p>La norma prevede inoltre che il Segretario all’Agricoltura possa individuare anche altri nomi comuni oltre a quelli espressamente elencati. Il testo affida poi all’amministrazione americana il compito di sostenere il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti nelle trattative bilaterali, plurilaterali e multilaterali per garantire agli operatori USA il diritto di continuare a utilizzare tali denominazioni nei mercati esteri.</p>
<p>Per il sistema italiano DOP IGP, il tema non è soltanto commerciale, ma strategico. La qualificazione come “common names” di nomi che richiamano prodotti storici italiani rischia infatti di indebolire la protezione delle Indicazioni Geografiche, generare confusione per i consumatori e ridurre il valore reputazionale delle denominazioni nei mercati internazionali.</p>
<p>Il disegno di legge conferma quindi la necessità per l’Italia e per l’Unione Europea di presidiare con attenzione i negoziati commerciali, rafforzare la tutela giuridica delle IG nei Paesi terzi e comunicare con maggiore efficacia il valore distintivo del modello europeo: un sistema fondato non su semplici nomi di prodotto, ma su origine, disciplinari, controlli, reputazione territoriale e qualità certificata.</p>
<p><strong>Allegato</strong><br />
Testo del disegno di legge: <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/agricultural_act_of_2026-1.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Agricultural Act of 2026 – Senato degli Stati Uniti</strong></a></p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
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		<title>Parmigiano Reggiano DOP, gli Stati Uniti al centro della strategia di crescita internazionale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-gli-stati-uniti-al-centro-della-strategia-di-crescita-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni di Parmigiano Reggiano DOP verso gli USA crescono del 2,5% raggiungendo circa 7.000 tonnellate. Al Summer Fancy Food Show di New York il Consorzio presenta la propria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni di Parmigiano Reggiano DOP verso gli USA crescono del 2,5% raggiungendo circa 7.000 tonnellate. Al Summer Fancy Food Show di New York il Consorzio presenta la propria visione per il Nord America e riunisce retailer, distributori, istituzioni e stakeholder del mercato statunitense</em></p>
<p>Con gli<strong> Stati Uniti </strong>che si confermano il<strong> primo mercato estero della Dop </strong>e con<strong> esportazioni in crescita del 2,5% nei primi cinque mesi del 2026 </strong>rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un<strong> totale di circa 7.000 tonnellate</strong>, il <strong>Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong> sceglie <strong>New York</strong> e il <strong>Summer Fancy Food Show</strong> per presentare la propria strategia di sviluppo in Nord America e incontrare i principali protagonisti della filiera alimentare statunitense.</p>
<p>Un appuntamento che arriva in una fase caratterizzata da incertezze economiche, pressioni inflazionistiche e dal tema dei dazi, ma nella quale il Parmigiano Reggiano continua a dimostrare la forza del proprio posizionamento, <strong>raddoppiando gli investimenti in comunicazione nel mercato USA</strong>. <strong>La domanda negli Stati Uniti resta solida grazie a consumatori che riconoscono il valore del prodotto, ne apprezzano autenticità e qualità e continuano a sceglierlo anche in contesti economici meno favorevoli</strong>. Una fedeltà che conferma il ruolo del Parmigiano Reggiano come prodotto premium e simbolo del Made in Italy agroalimentare nel mercato americano.</p>
<p><strong>Nel 2025 gli Stati Uniti si sono confermati il primo mercato estero del Parmigiano Reggiano, contribuendo alla crescita di una Dop che ha raggiunto un giro d’affari al consumo di 3,96 miliardi di euro, una produzione superiore a 4,19 milioni di forme e un export che rappresenta oltre il 50% del totale commercializzato</strong>. Anche i primi mesi del 2026 confermano il ruolo strategico del mercato americano: tra gennaio e maggio le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno registrato un +2,5%: un andamento che evidenzia la solidità della domanda nonostante il contesto di incertezza legato ai dazi e alle tensioni commerciali internazionali.</p>
<p>Il Consorzio sarà presente al <strong>Summer Fancy Food Show</strong>, il più importante appuntamento dedicato al settore specialty food del Nord America, in programma al Javits Center di New York dal 28 al 30 giugno. La manifestazione richiama ogni anno migliaia di buyer, distributori, retailer, importatori, operatori della ristorazione e giornalisti, rappresentando uno dei principali punti di incontro per l’industria alimentare internazionale. Il Parmigiano Reggiano accoglierà operatori e stakeholder presso il proprio spazio espositivo, <strong>Booth 2818</strong>, dove saranno organizzati incontri, degustazioni e momenti di approfondimento dedicati alla Dop.</p>
<p>Il momento centrale della presenza a New York sarà “<strong>Inside Parmigiano Reggiano’s US growth</strong>”, l’evento istituzionale e di relazioni pubbliche in programma il 28 giugno presso One Vanderbilt, che riunirà oltre 100 rappresentanti del retail, della distribuzione, delle associazioni di categoria, delle istituzioni e dei media americani e italiani.</p>
<p>Saranno coinvolti alcuni dei principali operatori del mercato nordamericano, insieme a importatori, distributori, rappresentanti della business community italo-americana, associazioni di settore e stakeholder istituzionali. All’evento è inoltre attesa la partecipazione di esponenti delle istituzioni italiane e nordamericane, a testimonianza del valore economico, culturale e strategico che il Parmigiano Reggiano riveste oggi nelle relazioni tra Italia e Nord America.</p>
<p>L’obiettivo dell’iniziativa è condividere la visione del Consorzio per i prossimi cinque anni e confrontarsi con i principali attori del mercato sulle strategie necessarie per accelerare la crescita della Dop in Nord America. Al centro del dibattito ci saranno la costruzione della domanda e della rilevanza culturale del marchio, l’espansione della disponibilità del prodotto nei punti vendita, l’educazione del consumatore, il valore delle produzioni autentiche e il ruolo della collaborazione tra produttori, distributori, retailer e istituzioni.</p>
<p>I panel vedranno anche il contributo dell’Italian Trade Agency (ICE) e della National Italian American Foundation (NIAF) chiamati a confrontarsi sui temi della rilevanza culturale del marchio, dello sviluppo della categoria premium specialty cheese, dell’educazione del consumatore e del valore economico delle produzioni autentiche nel mercato nordamericano.</p>
<p>«<em>Il nostro obiettivo non è semplicemente esportare più Parmigiano</em> Reggiano», dichiara <strong>Nicola Bertinelli</strong>, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, «<em>ma costruire valore insieme ai nostri partner americani. Vogliamo che il Parmigiano Reggiano sia sempre più riconosciuto come simbolo autentico del Made in Italy e parte integrante della cultura gastronomica contemporanea. Per riuscirci occorre lavorare contemporaneamente sulla domanda, sulla disponibilità del prodotto, sulla formazione e sulla tutela dell’autenticità</em>».</p>
<p>In questa strategia si inserisce anche la <strong>Parmigiano Reggiano USA Corporation</strong>, aperta nel 2024 per rafforzare la presenza del Consorzio sul mercato nordamericano attraverso attività di formazione, informazione, supporto al trade, tutela della denominazione e dialogo con gli stakeholder locali. Per il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il Nord America rappresenta oggi il più importante mercato di crescita fuori dall’Europa. Una sfida che può essere vinta solo attraverso investimenti di lungo periodo e una stretta collaborazione tra produttori, distributori, retailer e istituzioni, con l’obiettivo di creare valore lungo tutta la filiera e consolidare il ruolo del Parmigiano Reggiano come una delle icone più riconosciute del Made in Italy nel mondo.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/CS-Summer-Fancy-Food-Show-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-gli-stati-uniti-al-centro-della-strategia-di-crescita-internazionale/">Parmigiano Reggiano DOP, gli Stati Uniti al centro della strategia di crescita internazionale</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Export vino italiano, segnali di ripresa dagli USA: il quadrimestre chiude a -8,5%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/export-vino-italiano-segnali-di-ripresa-dagli-usa-il-quadrimestre-chiude-a-85/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi. Il vino italiano chiude il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi.</em></p>
<blockquote>
<p class="has-background"><em>Il vino italiano chiude il primo quadrimestre 2026 con esportazioni extra-Ue a -8,5% in valore. Segnale positivo dagli USA, dove aprile registra +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di cali. I consumi americani restano sotto pressione (-10,1%), con il Prosecco come eccezione virtuosa. Frescobaldi (Uiv) auspica il rinnovo dell’alleanza commerciale in vista delle nuove tariffe del 24 luglio.</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Migliora</strong>, ma rimane negativo,<strong> il trend delle esportazioni di vino italiano verso i Paesi extra-Ue</strong> nel primo quadrimestre di quest’anno, con una performance a valore a -8,5% (il trimestre aveva chiuso a -11%) sul pari periodo 2025, a oltre 1,36 miliardi di euro. A frenare la discesa ha contribuito soprattutto la domanda statunitense.</p>
<p>Secondo le elaborazioni dell’<strong>Osservatorio Uiv</strong> su dati ufficiali, ad aprile i valori commercializzati verso gli USA hanno segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%), dopo 10 mesi consecutivi di pesanti perdite. Il risultato porta il saldo del quadrimestre sul mercato americano a -15,4%, alleggerendo di cinque punti il passivo del solo primo trimestre (-20,5%). Una boccata d’ossigeno – rileva l’Osservatorio – che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che può rappresentare un primo timido segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi. Da luglio 2025 allo scorso aprile la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20% e del 29% per quelli francesi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Se l’export registra lievi segnali di recupero, lo stesso non si può dire per i consumi americani di vino. Secondo l’Osservatorio Uiv su base <em>SipSource</em>(piattaforma che misura i flussi della distribuzione verso i punti vendita americani), i primi 5 mesi si sono chiusi con un ulteriore gap generale dei volumi consumati dagli statunitensi, a -10,1%.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/news/export-vino-italiano-ripresa-usa-primo-quadrimestre-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">WineMeridian.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/export-vino-italiano-segnali-di-ripresa-dagli-usa-il-quadrimestre-chiude-a-85/">Export vino italiano, segnali di ripresa dagli USA: il quadrimestre chiude a -8,5%</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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