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		<title>Quanta chimica nei vini francesi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 10:02:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Espongono in bella evidenza il marchio <strong>Aoc</strong>, Appellation d&#8217;origine contrôlé, che diventa, Aop, Appellation d&#8217;origine protegé (e allo stesso modo le nostre Doc sono diventate da qualche anno Dop, Denominazione d&#8217;origine protetta). Più di <strong>trecento tipi di vino</strong> classificati dall&#8217;<strong>Inao</strong>, Institut national de l&#8217;appelation d&#8217;origine, l&#8217;organismo pubblico che dal 1947 si occupa di assegnare il marchio di qualità a tutti i prodotti agroalimentari, dai vini ai formaggi alle carni. Insomma, l&#8217;eccellenza dell&#8217;enologia francese, dal rosso Ajaccio della Corsica al bianco Vouvray della valle della Loira.</p>
<p>E, invece, che cosa scopre Le Canard Enchaîné, il settimanale satirico che non fa sconti a nessuno, né a destra né a sinistra? Nei giorni in cui Agrimer, l&#8217;Ismea francese, certifica ufficialmente che la <strong>vendemmia</strong> <strong>2106</strong> è stata la <strong>peggiore</strong> (in quantità) degli <strong>ultimi trent&#8217;anni</strong>, con <strong>42milioni di ettolitri</strong> e, quindi, un calo del 12%, il giornale scopre che <strong>la gran parte delle 362 AOP </strong>francesi è sottoposta, nel processo di lavorazione in cantina, ad almeno <strong>130 trattamenti chimici</strong>. In questi trattamenti c&#8217;è di tutto: dallo zolfo al ferro, dal solfato di ammonio all&#8217;urea, dalla gelatina alla colla di pesce, dal ferro-cianuro al potassio. Quanto basta ai redattori del «Canard» per titolare «Du vinchimique» (con una vignetta che fa vedere i degustatori muniti di maschera antigas, stile prima guerra mondiale) e ai lettori-consumatori francesi, per inquietarsi.</p>
<p>Si tratta di <strong>processi «regolarmente autorizzati»</strong> ha spiegato un esperto dell&#8217;Inao intervistato dal settimanale, e per questo inseriti nei diversi disciplinari. Ma, messi insieme ed elencati con precisione, bisogna dire che fanno una certa impressione. Si comincia con i cosiddetti «procedimenti fisici» e quindi con la pastorizzazione che garantisce la stabilizzazione microbiologica del mosto. Si passa, poi, alla deacidificazione per mezzo di membrane elettrolitiche e all&#8217;elettrodialisi che elimina una certa percentuale di acido tartarico.</p>
<p>Ovviamente «cet auxiliaire chimique ne laisse aucun résidu dans le vin», insomma <strong>non c&#8217;è pericolo di avvelenarsi</strong> con un bicchiere di vino, ironizza il Canard Enchaîné. Che, <strong>però</strong>, non può esimersi dal ricordare che il <strong>vigneto è la coltivazione agricola in cui si utilizzano più pesticidi</strong>, almeno il 20% del consumo totale, e che non c&#8217;è nessuna norma, nessun disciplinare che obblighi a verificare le conseguenze di quest&#8217;uso massiccio di sostanze chimiche sul prodotto finale, cioè nel vino.</p>
<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
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