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	<title>Ipsos &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Ipsos &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>EDITORIALE &#8211; Turismo DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/editoriale-turismo-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2018 17:55:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ruolo strategico delle IG Editoriale a cura di Mauro Rosati – Direttore Editoriale Consortium Viaggiando per l’Italia, è sempre più facile percepire come le Indicazioni Geografiche abbiano davvero plasmato il territorio, creando per turisti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il ruolo strategico delle IG</h2>
<p>Editoriale a cura di Mauro Rosati – Direttore Editoriale Consortium</p>
<p>Viaggiando per l’Italia, è sempre più facile percepire come le <strong>Indicazioni Geografiche</strong> abbiano davvero plasmato il territorio, creando per turisti &#8211; e non solo &#8211; le condizioni per una rinnovata offerta enogastronomica, con nuovi spazi ed esperienze. Una trasformazione cui ha contribuito in primis il mondo vitivinicolo &#8211; che ormai da oltre trent’anni ha investito in un modello di impresa che concepisce la cantina come luogo non solo per produrre il vino, ma anche per conoscerlo ed acquistarlo &#8211; e che nell’ultimo periodo ha visto aggiungersi altri comparti, come quello dell’olio, degli aceti, dei formaggi e dei salumi. Per tale ragione, in Italia non si parla più solo di enoturismo, ma di un vero e proprio boom del turismo enogastronomico.</p>
<p>Alcuni studi recenti confermano che il patrimonio enogastronomico rappresenta uno degli elementi maggiormente attrattivi per il turismo nel nostro Paese. Una ricerca <strong>Ipsos</strong>, condotta per <strong>Enit</strong> nel 2017 in 18 Paesi, evidenzia che “Cibo e Vino” rappresentano il motivo che spinge <strong>un turista su due</strong> (48%) a fare un viaggio in Italia, insieme a città e opere d’arte. Ma il driver enogastronomico è prioritario anche per i viaggiatori italiani, come emerge dal “<em>Primo Rapporto sul Turismo Enogastronomico italiano 2018</em>”, a cura della professoressa <strong>Roberta Garibaldi</strong> dell’Università di Bergamo e patrocinato dalla Fondazione Qualivita. Il resoconto, uscito all’inizio di quest’anno, riesce finalmente a descrivere in maniera approfondita quello che costituisce un autentico settore economico per il nostro Paese: quasi un italiano su tre (30%) ha effettuato negli ultimi tre anni un viaggio con pernottamento motivato principalmente da un’esperienza enogastronomica, mentre <strong>quasi due turisti su tre</strong> (63%) ritiene importante la presenza di un’offerta enogastronomica per scegliere la destinazione di un viaggio.</p>
<p>Ma cosa ha realmente contribuito a creare le condizioni per un successo così importante? Sicuramente un insieme di fattori esterni e interni al sistema produttivo: dalla capacità degli chef italiani di trasformare le materie prime in ricette e piatti apprezzati nel mondo, alla presenza massiva dei nostri prodotti tipici nei mercati internazionali, a un uso più mirato delle risorse per la promozione ecc. Analizzando meglio la trasformazione e la progressiva apertura al turismo del tessuto imprenditoriale agroalimentare, possiamo affermare che molte delle iniziative di successo sono state promosse e stimolate dai Consorzi di tutela in una logica di sistema del territorio.</p>
<p>Per dare conferma sul ruolo strategico delle organizzazioni dei produttori delle DOP IGP, in questo numero di Consortium abbiamo raccontato due importanti esperienze del Sud. La prima è quella del Consorzio della <strong>Mozzarella di Bufala Campana DOP</strong>, che, legandosi alla <strong>Reggia di Caserta</strong>, unisce due eccellenze campane per offrire ai turisti un assaggio di territorio più completo e profondo. La seconda, invece, vede come protagonisti i Consorzi degli agrumi siciliani, che hanno aperto al pubblico gli aranceti e limoneti con itinerari e degustazioni <em>en plein air</em>. Nei prossimi numeri cercheremo di scrivere ancora su questo argomento e di mettere in risalto le attività di altri Consorzi, per delineare un quadro più completo di un fenomeno che ha tante peculiarità, a seconda delle zone e dei prodotti, ma che porta con sé un denominatore comune: la capacità di raccontare il prodotto attraverso una matrice culturale, storica e paesaggistica, che rimane la vera impronta originale di ogni territorio.</p>
<p>Le iniziative portate avanti dal settore agricolo invitano a guardare con ottimismo al futuro e dimostrano che esite un numero crescente di operatori che crede convintamente nella leva turistica, facendo investimenti importanti con <strong>due obiettivi ben chiari</strong>: da un lato incrementare le vendite dirette, dall’altro fidelizzare il cliente mediante un’esperienza nel luogo di produzione. Una partita per cui il settore italiano delle DOP IGP, con il suo patrimonio unico di valori ambientali, culturali e territoriali, ha le carte in regola per essere il vero protagonista, se saprà proseguire il proprio sviluppo in ambito turistico con una logica aggregativa.</p>
<p><em>P.s.  Un doveroso grazie a tutti i lettori che in queste settimane dopo l’uscita dell’edizione zero di Consortium dello scorso giugno ci hanno scritto ringraziandoci e stimolandoci nel continuare e migliorare il nostro nuovo progetto editoriale.</em></p>
<p>Editoriale a cura di <strong>Mauro Rosati</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-01/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/01</a><br />
</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/09/EditorialeMauro-Consortium01.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h3>
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		<title>Grana Padano DOP : top &#8220;influencer” alla conquista di giovani e meno giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 17:05:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Siamo molto orgogliosi del risultato ottenuto quest’anno nel report di IPSOS, riuscendo a migliorare quello del 2017. Crediamo fortemente nell’importanza del made in Italy ed essendo Grana Padano il prodotto DOP più consumato al mondo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Siamo molto orgogliosi del risultato ottenuto quest’anno nel report di IPSOS, riuscendo a migliorare quello del 2017. Crediamo fortemente nell’importanza del made in Italy ed essendo Grana Padano il prodotto DOP più consumato al mondo, ci sentiamo ambasciatori della qualità e del saper fare italiano a livello internazionale. Siamo convinti, e i risultati lo confermano, che i nostri connazionali capiscano questo nostro ruolo e che condividano i nostri valori. La strada che abbiamo intrapreso è decisamente quella giusta e, dopo aver conquistato il popolo dei Boomers, ora puntiamo ad appassionare sempre più anche i Millennials, che rappresentano il futuro sia per il mercato che per la società in generale”.</p>
<p>Con queste parole <strong>Nicola Cesare Baldrighi, Presidente del Consorzio Grana Padano</strong>, commenta i <strong>risultati</strong> <strong>dell’indagine “The Most Influential Brands in Italia” condotta da IPSOS</strong>, sulla base delle risposte di 4552 adulti residenti in Italia nel dicembre 2017, per valutare la capacità d’influenza dei marchi (italiani e non) sui consumatori. I risultati si sono basati su un campione ponderato per garantire la rappresentatività dell’intera popolazione italiana.</p>
<p>Nel report annuale dell’istituto di ricerca, Grana Padano conquista il <strong>2° posto prendendo in considerazione lo spaccato generazionale dei Boomers con focus sulle aziende food</strong>, mentre <strong>si posiziona al 9° nella top 20 generale delle preferenze di questo gruppo</strong>. Questa fascia, che comprende gli italiani, uomini e donne, di età compresa fra i 52 e i 70 anni, è considerata quella con la maggiore capacità di spesa, che custodisce la memoria storica delle marche e che mantiene con esse delle relazioni altamente emozionali.</p>
<p>Rientra, inoltre, nella top 20 della classifica generale posizionandosi al <strong>17<sup>o</sup> posto</strong> <strong>rispetto al panel di 100 brands</strong>.</p>
<p>Per determinare il <strong>grado d’influenza del brand</strong> concorrono principalmente <strong>due fattori</strong>: la <strong>Trustworthy</strong> e la <strong>Corporate Citizenship</strong>, a loro volta divisi in due sottocategorie.</p>
<p>La <strong>Trustworthy</strong> è la fiducia, ovvero quanto la gente crede in una marca, quanto è disposta a parlarne bene agli altri e quanto è disponibile ad ascoltarla. Rispetto a questo fattore il 57% dei Boomers (a fronte del 26% della media italiana) ritiene Grana Padano un marchio affidabile e il 56% della fascia considerata (a fronte del 23% della media nazionale) ha fiducia piena nella marca.</p>
<p>La <strong>Corporate Citizenship</strong> rappresenta, invece, quello che la gente si aspetta dal brand. Infatti, il consumatore confida nel fatto che un marchio possa offrirgli qualcosa in più rispetto ad un prodotto, ovvero che riesca a farlo sentire parte di qualcosa di più grande e che, giocando la propria parte nella società, riesca a ispirate un insieme di norme e valore nei quali potersi rispecchiare. Rispetto a questo aspetto il 61% dei Boomers (a fronte del 14% della media italiana) pensa che Grana Padano riesca a farlo sentire italiano, mentre il 22% del gruppo (rispetto al 6% della media nazionale) crede che l’azienda si prenda cura in modo attivo della propria comunità di riferimento.</p>
<p>“Il settore food in Italia – <strong>commenta Nicola Neri, Amministratore Delegato IPSOS</strong>– ha un particolare valore, forse unico rispetto al resto del mondo. La forza del “made in Italy” e la qualità sono concetti che nel mercato globalizzato devono continuamente essere stressati e sostenuti. Per questo un brand come Grana Padano risulta influente su due dimensioni fondamentali per l’agroalimentare: Trustworthy e Corporate Citizenship, grazie ai quali viene percepito da un lato affidabile e meritevole di fiducia e dall’altro capace di stimolare un senso d’appartenenza nazionale e di prendersi cura attivamente della sua comunità. La difesa delle eccellenze agroalimentari attraverso i consorzi, come quello di Grana Padano, è la strada corretta per costruire una forte identità di marca e uno stretto legame con il consumatore”.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Grana Padano</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/06/20180614_GRANA-PADANO_Comunicato-Stampa_Risulati-indagine-IPSOS.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Ipsos “The most influential brands 2018”:  Il Parmigiano Reggiano si conferma prima DOP al mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 16:13:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È il Parmigiano Reggiano il primo marchio DOP al mondo per influenza: è quanto emerge dalla classifica “The Most Influential Brands 2018”, curata da Ipsos, società indipendente di ricerca di mercato che opera in 89 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È il <strong>Parmigiano Reggiano</strong> il <strong>primo marchio DOP al mondo per influenza</strong>: è quanto emerge dalla classifica “<em>The Most Influential Brands 2018</em>”, curata da <strong>Ipsos</strong>, società indipendente di ricerca di mercato che opera in 89 Paesi. Ogni anno Ipsos conduce une survey coinvolgendo un campione di consumatori italiani, con l’obiettivo di individuare i <strong>marchi mondiali ritenuti più affidabili, influenti e “unici”</strong>. Per il Re dei Formaggi, si tratta di una conferma: anche nel 2017 il Parmigiano Reggiano era risultato il marchio più influente tra i prodotti DOP.</p>
<p>Scorrendo la classifica “<em>The Most Influential Brands 2018</em>” si scopre anche che, per i consumatori italiani, il Parmigiano Reggiano è il <strong>secondo brand del panorama food</strong>: si colloca infatti subito dopo Nutella. Inoltre, se si considera il target specifico dei <strong>boomer</strong> (persone di età compresa tra i 52 e i 70 anni: in Italia sono 15 milioni), il Parmigiano Reggiano è saldamente nella Top Ten dei brand più influenti: per l’esattezza si colloca in <strong>quinta posizione</strong>, <strong>primo marchio food in assoluto e prima DOP al mondo</strong>.</p>
<p>Sono due, in particolare, i fattori che contribuiscono a determinare l’influenza del Re dei Formaggi: “<strong>Trustworthy</strong>”, concetto che in italiano si può rendere con fiducia (il consumatore si fida del brand, crede in quella marca e presta quindi attenzione a ciò che comunica. Inoltre, è disponibile a parlarne bene agli altri), e “<strong>Corporate Citizenship</strong>”. In altre parole, al Parmigiano Reggiano si riconosce di essere molto più di un semplice prodotto: esprime e ispira una serie di valori, “giocando” quindi un ruolo attivo nella società.</p>
<p>Dallo studio di Ipsos emerge che, per i consumatori italiani, il Parmigiano Reggiano è una marca «<em>di cui mi fido</em>» (60%, a fronte di una media nazionale del 23%), «<em>che uso abitualmente</em>» (65%, contro una media italiana del 23%), «<em>che mi fa sentire italiano</em>» (65% vs 14%) e «<em>che è responsabile per l’ambiente</em>» (per un intervistato su quattro).</p>
<p>Esprime soddisfazione <strong>Riccardo Deserti</strong>, Direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano: «Anche nel 2018 <strong>siamo tra i marchi mondiali più apprezzati</strong> e ci confermiamo il <strong>primo brand in assoluto tra i prodotti DOP</strong>: i consumatori italiani riconoscono &#8211; e premiamo &#8211; l’unicità del Parmigiano Reggiano, che è il frutto della sua assoluta naturalità, dell’artigianalità della lavorazione &#8211; un ‘saper fare’ che si tramanda da un millennio di generazione in generazione &#8211; e di un legame inscindibile con il territorio. Il tutto basato su un disciplinare di produzione che non è mai sceso a compromessi. I risultati della ricerca ‘The Most Influential Brands 2018’ curata da Ipsos testimoniano anche il <strong>successo delle azioni di riposizionamento del brand messe in atto dal Consorzio</strong>, proprio con l’obiettivo di far percepire ai consumatori i plus del Parmigiano Reggiano DOP. In particolare, il 2018 rappresenta un anno record per gli investimenti promozionali in pubblicità, in attività di marketing e in pubbliche relazioni, per lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero: il Consorzio ha programmato investimenti per 20,3 milioni di euro, 7 in più rispetto allo scorso anno».</p>
<p>Un altro fattore di interesse che emerge dalla classifica di Ipsos è la <strong>percezione del Parmigiano Reggiano</strong> non come semplice prodotto bensì <strong>come stile di vita</strong> &#8211; continua dal Direttore Riccardo Deserti . È il concetto riassunto nel claim ‘<strong>alimento della vita</strong>’: il Re dei Formaggi, prodotto italiano, genuino, naturale e buono, accompagna il consumatore in tutti i momenti della sua giornata ed è un perfetto alleato per la salute e il benessere psicofisico. Ricco di sostanze nutritive è indispensabile per la crescita dei bimbi, per la salute degli adolescenti e degli anziani e per fornire energia pronta a chi pratica sport».</p>
<p>«Parmigiano Reggiano rimane tra i primi del settore nel ranking, secondo brand del food, subito dopo Nutella, a conferma di quanto sia importate e solido anche nell’immaginario italiano e non solo per i mercati stranieri. Particolarmente influente per i boomers, nella cui classifica si colloca in 5° posizione. Rilevanti le dimensioni Trustworthy e Corporate Citizenship, grazie ai quali viene percepito come brand da un lato da utilizzare frequentemente e meritevole di fiducia e dall’altro capace di stimolare un senso d’appartenenza nazionale e attento all’ambiente. L’attenzione al prodotto e la forte presenza sul territorio, fanno del marchio una realtà che ha saputo meritarsi nel tempo la fiducia dei consumatori. Una fiducia che si manifesta anche attraverso la condivisione dei valori di marca» commenta <strong>Nicola Neri</strong>, AD di Ipsos.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.parmigiano-reggiano.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Consorzio del Parmigiano-Reggiano</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/06/CS_Consorzio-PR_Ipsos.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>IPSOS &#8211; Parmigiano Reggiano DOP e Grana Padano DOP fra &#8220;The most influential brands&#8221; in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 10:22:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A seguito del successo ottenuto dall’edizione 2016 dell’evento di presentazione della classifica ‘The Most Influential Brands’, Ipsos ha presentato ieri i risultati dell’indagine globale per comprendere l’impatto delle marche sulla nostra vita quotidiana, con un focus [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ipsos-parmigiano-reggiano-dop-e-grana-padano-dop-fra-the-most-influential-brands-in-italia/">IPSOS &#8211; Parmigiano Reggiano DOP e Grana Padano DOP fra &#8220;The most influential brands&#8221; in Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito del successo ottenuto dall’edizione 2016 dell’evento di <strong>presentazione della classifica</strong> ‘<em>The Most Influential Brands</em>’, <strong><a href="http://www.ipsos.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ipsos</a> </strong>ha presentato ieri i risultati dell’indagine globale per comprendere l’impatto delle marche sulla nostra vita quotidiana, con un focus su due specifici target: i <strong>Millennials</strong> (9 milioni di italiani fra i 22 e i 34 anni) e i <strong>Boomers</strong> (15 milioni di italiani fra i 52 e i 70 anni). Prendendo in considerazione i <strong>mezzi di comunicazione</strong> e il rapporto che Boomers e Millennials hanno con essi, le differenze principali si ravvisano non tanto nella preferenza del mezzo, quanto nella modalità di fruizione. Considerando invece i <strong>criteri di selezione dei prodotti</strong>, i Millennials sono più attenti a recensioni e prezzo, mentre <strong>i Boomers attribuiscono maggior valore alle marche e alla genuinità</strong>.</p>
<p>E fra questi marchi così influenti &#8211; dove fanno da padroni colossi mondiali dell&#8217;Hi-tec come Google, Whatsapp, Microsoft, Amazon, Apple &#8211; si evidenzia la presenza del <strong>Parmigiano Reggiano DOP</strong> &#8211; per il secondo anno consecutivo &#8211; e del<strong> Grana Padano DOP. </strong>“Il nostro obiettivo è quello di definire quanto i brand sono in grado di polarizzare l’interesse del consumatore in base ai tratti che li caratterizzano, in modo da fornire spunti di riflessione utili all’instaurazione di un rapporto intenso e duraturo con il proprio target di riferimento”, commenta Jennifer Hubber, ceo Ipsos Italia.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/20170623_ISPSO.jpg"><img class="aligncenter wp-image-228694" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/20170623_ISPSO.jpg" alt="20170623_ISPSO" width="392" height="562" /></a></p>
<p>Lo <strong>studio</strong> è stato svolto alla fine dello scorso anno in 19 paesi e in particolare in Italia, dove è stato intervistato online un campione rappresentativo di 4.000 adulti che si è espresso su un panel di 100 brand selezionati in base a quote di mercato, investimenti pubblicitari e rilevanza complessiva sullo scenario nazionale nelle categorie: food, automotive, travel, device, retail, digital-social, sport-fashion, tv &amp; entertainment, telco, banking – insurance, QSR &amp; supermarket, alcoholic drinks, soft drinks, editoria, coffee, utilities e betting.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="http://www.pubblicitaitalia.it/2017062174619/marketing/ipsos-the-most-influential-brands-in-italia-tra-boomers-e-millennials" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.pubblicitaitalia.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ipsos-parmigiano-reggiano-dop-e-grana-padano-dop-fra-the-most-influential-brands-in-italia/">IPSOS &#8211; Parmigiano Reggiano DOP e Grana Padano DOP fra &#8220;The most influential brands&#8221; in Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>IPSOS &#8211; Le tendenze del food di domani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ipsos-le-tendenze-del-food-di-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2017 09:33:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[STREETFOOD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Online Le tendenze del food di domani, la ricerca promossa da Tuttofood e realizzata da Ipsos nel mese di marzo 2017, con metodologia CAWI (interviste online) su un campione di oltre 800 soggetti tra i 18 e i 65 anni rappresentativi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ipsos-le-tendenze-del-food-di-domani/">IPSOS &#8211; Le tendenze del food di domani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1493911880948_11645"><em>Online Le tendenze del food</em> <em>di domani</em>, la ricerca promossa da <strong><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1493911880948_11656"><a href="http://www.tuttofood.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tuttofood</a> </span></strong></span>e realizzata da <strong>Ipsos</strong> nel mese di marzo 2017, con metodologia CAWI (interviste online) su un campione di oltre 800 soggetti tra i 18 e i 65 anni rappresentativi della popolazione italiana per genere, età, istruzione e zona geografica.<br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1493911880948_11680"></span></p>
<p><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1493911880948_11680">Tra le tendenze principali s segnala la continua <strong>crescita</strong> la voglia di mangiare <strong>fuori casa</strong>, soprattutto tra gli abitanti del Nordovest, i laureati e i lavoratori: oggi il <strong>40% degli intervistati</strong> pranza o cena fuori almeno una volta a settimana contro il 31 e 30% rispettivamente nel 2015. Due i concorrenti importanti della <strong>ristorazione</strong>, <strong>street food</strong> e <strong>online delivery</strong>: il 57% li ritiene possibili sostituti.</span></p>
<p><strong>L’online</strong> s<strong>embra vivere un momento di</strong> <strong>svolta</strong>: nel 2016 <strong>790mila italiani</strong> hanno acquistato prodotti alimentari sul web e il 73% degli intervistati ritiene che nel 2017 l’acquisto alimentare online potrebbe far concorrenza ai negozi premium. Il 23% pensa che la spesa alimentare quotidiana sarà una delle sue attività online più frequenti nei prossimi 2-3 anni, mentre il 13% sfrutterà Internet per acquistare prodotti pronti. L’acquisto online è infatti associato principalmente a prodotti difficili da reperire (36%) e alla comodità (31%). Il ruolo prioritario rimarrà informativo, specie la ricerca di recensioni sui prodotti alimentari (44%) o di informazioni dal sito dei produttori (42%). In crescita, rispetto a un anno fa, il ruolo previsto per la ricerca di informazioni dal sito dei distributori.</p>
<p>La <strong>leggerezza</strong> è preferita dal 71% degli intervistati rispetto al gusto “senza compromessi”, che ha però un’accentuazione tra le classi sociali medio-alte. La riscoperta delle <strong>origini</strong> è indicata dal 58% rispetto all’innovazione, anche se i millennial preferiscono quest’ultima (62%). <strong>Delicatezza</strong> e <strong>piccantezza</strong> sono in maggiore equilibrio, con una lieve preferenza per la prima (52% rispetto a 48%). La delicatezza è preferita da donne e 50-64enni, mentre i gusti decisi sono appannaggio di uomini e millennial. Infine il salato (70%), rispetto al dolce, mette d’accordo tutte le categorie.</p>
<p>Fonte: <strong>Ipsos &#8211; Tuttofood</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2017/05/Presentazione_Tuttofood_2mag.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA LA PRESENTAZIONE DELLA RICERCA</a></p>
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		<title>Vino e tappi: la scelta dei consumatori è il sughero</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-e-tappi-non-solo-sughero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 11:19:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mercato annuo è stimato intorno ai 17,3 miliardi di tappi: nella scelta di una bottiglia di vino il 77% dei consumatori considera anche il tipo di tappo, almeno secondo lo studio di ricerche di mercato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-e-tappi-non-solo-sughero/">Vino e tappi: la scelta dei consumatori è il sughero</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato annuo è stimato intorno ai 17,3 miliardi di tappi: nella scelta di una bottiglia di vino il 77% dei consumatori considera anche il tipo di tappo, almeno secondo lo studio di ricerche di mercato <strong><a href="http://www.tnsglobal.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Taylor Nelson Sofres</a>.</strong> Il sughero domina nettamente, con il <strong>64%</strong> del mercato, seguito dai tappi a vite (<strong>21%</strong>) e da quelli sintetici (<strong>15%</strong>). Tre tipologie in cui le rispettive aziende leader investono in ricerca, sostenibilità ed innovazione e cercano di guadagnare quote di mercato.</p>
<p>Una delle strategie più efficaci sembra essere quella delle chiusure a vite e in alluminio, già molto diffuse in Europa e che sta conquistando spazio anche in Italia. Un sondaggio su oltre 6.000 persone di tutta Europa e in Usa realizzato da <a href="http://www.ipsos.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ipsos</strong></a>, confermerebbe la sempre più diffusa accettazione di questo tipo di chiusura: tra il 2008 ed il 2013 le chiusure in alluminio per il vino hanno guadagnato quote di mercato in tutto il mondo (dal <strong>12% </strong>al <strong>31%</strong> in Francia, dal <strong>29%</strong> al <strong>47%</strong> in Germania, dal <strong>7%</strong> al <strong>10%</strong> in Spagna, dal <strong>43%</strong> al <strong>52%</strong> in Uk, dal <strong>30%</strong> al <strong>43%</strong> in Usa). In Italia le quote di mercato sono passate dal <strong>17%</strong> al <strong>19%</strong> e nel complesso &#8211; considerando la stessa bottiglia di vino, e allo stesso prezzo, tappata in sughero o in alluminio &#8211; il <strong>52%</strong> stapperebbe più volentieri la prima mentre il <strong>34%</strong> preferirebbe la seconda.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.winenews.it/laprima/laprima_n1757_12-11-2015.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Winenews.it</strong></a></p>
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		<title>Ipsos, il nuovo comandamento food: in tavola gusto e salute</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tuttofood-il-nuovo-comandamento-mettere-in-tavola-sia-il-gusto-sia-la-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 10:25:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani a tavola? La parola d&#8217;ordine è «salutismo non punitivo». Mangiare deve soddisfare il gusto (che nel 2015 propenderà per il salato), ma non deve fare male. Per cui, occhio agli ingredienti, cibi possibilmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani a tavola? La parola d&#8217;ordine è «salutismo non punitivo». Mangiare deve soddisfare il gusto (che nel 2015 propenderà per il salato), ma non deve fare male. Per cui, occhio agli ingredienti, cibi possibilmente freschi e molto nazionalismo, perché la nostra cucina è la migliore, anche se i più giovani non disdegnano l&#8217;etnico. Un&#8217;indagine realizzata da <strong>Ipsos</strong> per la manifestazione <strong>Tuttofood</strong>, che si terrà dal 3 al 9 maggio a Rho nei padiglioni di Fiera Milano, ha messo in luce le tendenze, sondando l&#8217;opinione di due tipologie di consumatori: i millennials (18-29 anni) e i baby-boomers (50 -64 anni).</p>
<p>&#8220;In <strong>Italia</strong> c&#8217;è un atteggiamento equilibrato tra salute e piacere e un&#8217;attenzione agli ingredienti che è molto più elevata rispetto a quanto accade negli altri Paesi, soprattutto tra i baby boomers &#8211; dice il presidente di <strong>Ipsos</strong>, Nando Pagnoncelli -. Ma è importante anche la soddisfazione. Il <strong>cibo</strong> deve essere sano e appagare i sensi&#8221;. E l&#8217;ingrediente conta. Guardano alle proprietà nutritive dei cibi il 56% dei baby-boomers e il 54% dei millennials. Il ricambio generazionale conferma l&#8217;avanzata del<strong> bio</strong>: oltre un quinto dei consumatori più giovani (23%) compra solo prodotti biologici, quota che scende al 18% tra i loro genitori.</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere della Sera</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2015/04/20150427_RS_CORRIERE-DELLA-SERA_INDAGINE-IPSOS.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Studio “The most influential brands in Italia”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/studio-the-most-influential-brands-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 11:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un estratto della la ricerca internazionale “The most influential brands in Italia ” condotta da Ipsos con l’obiettivo di comprendere l’impatto che i marchi hanno nella nostra vita quotidiana e nella nostra esperienza del mondo. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/studio-the-most-influential-brands-in-italia/">Studio “The most influential brands in Italia”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/45b59bd4d1ededc7bfb058712ebe60b2.jpg" alt="" />Un estratto della la ricerca internazionale “<strong>The most influential brands in Italia</strong> ” condotta da <strong>Ipsos</strong> con l’obiettivo di comprendere l’impatto che i marchi hanno nella nostra vita quotidiana e nella nostra esperienza del mondo. Le indagini &#8211; condotte su un campione di 2000 persone analizzando 100 marchi &#8211; hanno prodotto una classifica che piazza al sesto posto il <strong>Parmigiano-Reggiano DOP</strong>, primo tra i 22 brand del settore food.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/06/IPSOS_Most_Influential_Brands_Italia.pdf" alt="IPSOS_Most_Influential_Brands_Italia.pdf">IPSOS_Most_Influential_Brands_Italia.pdf</a></p>
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		<title>Se il Parmigiano-Reggiano compete con l&#8217;Iphone</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/se-il-parmigiano-reggiano-compete-con-liphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2014 07:16:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING DIGITALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;UNITA&#8217; Ormai tutti ne parlano. Perfino il presidente del Consiglio Matteo Renzi le usa come emblema della produttività italiana; è successo a Napoli qualche giorno fa, quando il capo del governo ha messo in competizione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/se-il-parmigiano-reggiano-compete-con-liphone/">Se il Parmigiano-Reggiano compete con l&#8217;Iphone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/2818da0029e4f7369d0b51ece2d717ee.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>L&#8217;UNITA&#8217;</p>
<p></strong></p>
<p>Ormai tutti ne parlano. Perfino il presidente del Consiglio <strong>Matteo Renzi</strong> le usa come emblema della produttività italiana; è successo a Napoli qualche giorno fa, quando il capo del governo ha messo in competizione la Mozzarella di Bufala Campana DOP e l’Iphone. Per anni bistrattate, ritenute poco più che orpelli e velatamente osteggiate sia dalla GDO – fino ai primi anni 2000 – che dalle grandi industrie alimentari, le DO sono ora oggetto di grande attenzione dal punto di vista commerciale, considerate veri e propri modelli di sviluppo economico.</p>
<p>Perché questo cambiamento? La risposta è semplice: le Denominazioni di Origine esprimono fiducia e la fiducia è il più grande valore che un prodotto possa comunicare. Lo attesta anche la ricerca internazionale “ <a href="http://www.ipsos.it/IPSOS_Most_Influential_Brands_Italia.pdf">The most influential brands in Italia</a> ” condotta da Ipsos con l’obiettivo di comprendere l’impatto che i marchi hanno nella nostra vita quotidiana e nella nostra esperienza del mondo. Le indagini &#8211; condotte su un campione di 2000 persone analizzando 100 marchi &#8211; hanno prodotto una classifica che piazza al sesto posto il <a href="index.php/it/component/k2/item/356-parmigiano-reggiano?catid=1:prodotti"><strong>Parmigiano-Reggiano DOP</strong></a>, primo tra i 22 brand del settore food. <br />Ma la maggiore sorpresa che emerge da questo ranking è che il Parmigiano-Reggiano è il primo marchio italiano in assoluto. La particolarità è dovuta principalmente al fatto che questo sia un brand atipico rispetto agli altri, ovvero una Denominazione di Origine. Il Parmigiano-Reggiano che supera Nutella o Mulino Bianco ci fa capire cosa possono esprimere le DO italiane nel loro insieme, anche in termini economici. Non solo. Un “marchio pubblico” che sorpassa i brand privati in una classifica di influenza è un’anomalia tutta italiana che indica quanto sia profonda la nostra relazione con i prodotti a Indicazione Geografica, frutto di conoscenze e capacità dei singoli territori. </p>
<p>“I motivi per cui il Parmigiano Reggiano si trova così in alto nella classifica &#8211; spiega <strong>Andrea Loreti</strong>, responsabile della ricerca Ipsos &#8211; sono essenzialmente due: la fiducia che si ha nei confronti di questo prodotto e quella che definirei come responsabilità sociale del brand, in altre parole la capacità di rappresentare anche l’orgoglio italiano”. “Questo risultato è il frutto di un lavoro fatto negli anni sul rapporto diretto con il consumatore &#8211; sottolinea il direttore generale del Consorzio <strong>Riccardo Deserti</strong> – e può insegnare ad altre eccellenze italiane &#8211; dop e non dop &#8211; che proprio nella distintività della qualità e delle radici territoriali e culturali trovano la loro leva di marketing più coerente e non usurpabile”. </p>
<p>Nelle rilevazioni Ipsos emerge un ulteriore aspetto significativo: gli unici marchi in grado di surclassare il food rientrano nel settore delle ICT (Information and Communications Technology). Sette dei primi dieci, infatti, sono rappresentanti del mondo digitale, ‘in nome’ di aziende estere. Volendo affidarci all’ordine di realtà creato da questa particolare classifica, ritengo possibile trarre una riflessione sul rilancio del modello Italia e sul ruolo del food come driver, anche internazionale. </p>
<p>“La classifica racconta la propria verità (parziale) &#8211; spiega <strong>Alberto Mattiacci</strong> , Direttore scientifico di Eurispes &#8211; di una popolazione che sperimenta la nuova estensione antropologica del sé, offerta dalla digitalizzazione dell’esperienza quotidiana, e che al contempo è attenta a immettere salubrità, sicurezza, gusto e, perché no, italianità, nel proprio io fisico. Sono i prodromi di una nuova identità, quelli che questa classifica esprime: un io che gioca contemporaneamente la doppia partita dell’identità aperta al mondo – con il digitale – e più salda nelle radici locali –con uno dei formaggi principi del Belpaese”. </p>
<p>Se i marchi del mondo digitale e del settore agroalimentare sono quelli in grado di avere maggiore influenza, maggiore impatto sulla vita delle persone, uno dei compiti degli stakeholder del settore agroalimentare è quello di capire quale sia la maniera migliore di collegarli, di metterli a sistema con l’obiettivo di una crescita del Paese. Per fare questo infatti servono due cose : programmare una strategia di lungo periodo che comprenda in primis una vera alleanza fra DO ed i grandi marchi privati e un progetto serio per mettere a sistema quel legame food-mondo digitale. Solo così, parafrasando il Premier, il nostro patrimonio agroalimentare, con il know how che si porta dietro, potrà essere, in tutto il mondo, l’alter ego italiano dell’Iphone americano.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/06/UNITA_FOODPOLITICS_-_1406.pdf" alt="UNITA_FOODPOLITICS_-_1406.pdf">UNITA_FOODPOLITICS_-_1406.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/se-il-parmigiano-reggiano-compete-con-liphone/">Se il Parmigiano-Reggiano compete con l&#8217;Iphone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Se il Parmigiano-Reggiano compete con l&#8217;Iphone</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/se-il-parmigiano-reggiano-compete-con-liphone-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2014 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unità]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING DIGITALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai tutti ne parlano. Perfino il presidente del Consiglio Matteo Renzi le usa come emblema della produttivita&#8217; italiana; è successo a Napoli qualche giorno fa, quando il capo del governo ha messo in competizione la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/se-il-parmigiano-reggiano-compete-con-liphone-2/">Se il Parmigiano-Reggiano compete con l&#8217;Iphone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/3e81cab1020d6abbc6bd5d3d8bef66d2.jpg" alt="" /></p>
<p>Ormai tutti ne parlano. Perfino il presidente del Consiglio <strong>Matteo Renzi</strong> le usa come emblema della produttivita&#8217; italiana; è successo a Napoli qualche giorno fa, quando il capo del governo ha messo in competizione la Mozzarella di Bufala Campana DOP e l’Iphone.</p>
<p>Per anni bistrattate, ritenute poco più che orpelli e velatamente osteggiate sia dalla GDO – fino ai primi anni 2000 – che dalle grandi industrie alimentari, le DO sono ora oggetto di grande attenzione dal punto di vista commerciale, considerate veri e propri modelli di sviluppo economico.Perché questo cambiamento? La risposta è semplice: le Denominazioni di Origine esprimono fiducia e la fiducia è il più grande valore che un prodotto possa comunicare. Lo attesta anche la ricerca internazionale “ <a href="http://www.ipsos.it/IPSOS_Most_Influential_Brands_Italia.pdf">The most influential brands in Italia</a> ” condotta da Ipsos con l’obiettivo di comprendere l’impatto che i marchi hanno nella nostra vita quotidiana e nella nostra esperienza del mondo. Le indagini &#8211; condotte su un campione di 2000 persone analizzando 100 marchi &#8211; hanno prodotto una classifica che piazza al sesto posto il <a href="index.php/it/component/k2/item/356-parmigiano-reggiano?catid=1:prodotti"><strong>Parmigiano-Reggiano DOP</strong></a>, primo tra i 22 brand del settore food.</p>
<p> Ma la maggiore sorpresa che emerge da questo ranking è che il Parmigiano-Reggiano è il primo marchio italiano in assoluto. La particolarità è dovuta principalmente al fatto che questo sia un brand atipico rispetto agli altri, ovvero una Denominazione di Origine. Il Parmigiano-Reggiano che supera Nutella o Mulino Bianco ci fa capire cosa possono esprimere le DO italiane nel loro insieme, anche in termini economici. Non solo. Un “marchio pubblico” che sorpassa i brand privati in una classifica di influenza è un’anomalia tutta italiana che indica quanto sia profonda la nostra relazione con i prodotti a Indicazione Geografica, frutto di conoscenze e capacità dei singoli territori. </p>
<p>“I motivi per cui il Parmigiano Reggiano si trova così in alto nella classifica &#8211; spiega <strong>Andrea Loreti</strong>, responsabile della ricerca Ipsos &#8211; sono essenzialmente due: la fiducia che si ha nei confronti di questo prodotto e quella che definirei come responsabilità sociale del brand, in altre parole la capacità di rappresentare anche l’orgoglio italiano”. “Questo risultato è il frutto di un lavoro fatto negli anni sul rapporto diretto con il consumatore &#8211; sottolinea il direttore generale del Consorzio <strong>Riccardo Deserti</strong> – e può insegnare ad altre eccellenze italiane &#8211; dop e non dop &#8211; che proprio nella distintività della qualità e delle radici territoriali e culturali trovano la loro leva di marketing più coerente e non usurpabile”. </p>
<p>Nelle rilevazioni Ipsos emerge un ulteriore aspetto significativo: gli unici marchi in grado di surclassare il food rientrano nel settore delle ICT (Information and Communications Technology). Sette dei primi dieci, infatti, sono rappresentanti del mondo digitale, ‘in nome’ di aziende estere. Volendo affidarci all’ordine di realtà creato da questa particolare classifica, ritengo possibile trarre una riflessione sul rilancio del modello Italia e sul ruolo del food come driver, anche internazionale. </p>
<p>“La classifica racconta la propria verità (parziale) &#8211; spiega <strong>Alberto Mattiacci</strong> , Direttore scientifico di Eurispes &#8211; di una popolazione che sperimenta la nuova estensione antropologica del sé, offerta dalla digitalizzazione dell’esperienza quotidiana, e che al contempo è attenta a immettere salubrità, sicurezza, gusto e, perché no, italianità, nel proprio io fisico. Sono i prodromi di una nuova identità, quelli che questa classifica esprime: un io che gioca contemporaneamente la doppia partita dell’identità aperta al mondo – con il digitale – e più salda nelle radici locali –con uno dei formaggi principi del Belpaese”. </p>
<p>Se i marchi del mondo digitale e del settore agroalimentare sono quelli in grado di avere maggiore influenza, maggiore impatto sulla vita delle persone, uno dei compiti degli stakeholder del settore agroalimentare è quello di capire quale sia la maniera migliore di collegarli, di metterli a sistema con l’obiettivo di una crescita del Paese. Per fare questo infatti servono due cose : programmare una strategia di lungo periodo che comprenda in primis una vera alleanza fra DO ed i grandi marchi privati e un progetto serio per mettere a sistema quel legame food-mondo digitale. Solo così, parafrasando il Premier, il nostro patrimonio agroalimentare, con il know how che si porta dietro, potrà essere, in tutto il mondo, l’alter ego italiano dell’Iphone americano.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/06/7002_UNITA_FOODPOLITICS_-_1406.pdf" alt="UNITA_FOODPOLITICS_-_1406.pdf">UNITA_FOODPOLITICS_-_1406.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/se-il-parmigiano-reggiano-compete-con-liphone-2/">Se il Parmigiano-Reggiano compete con l&#8217;Iphone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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