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	<title>Oms &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Oms &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Assodistil contro OMS, Mazzetti: c&#8217;è legame tra consumo moderato di alcool e benessere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 07:20:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bevande spiritose]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Mazzetti]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assodistil, con i produttori mondiali di spirits, critica l’OMS. Mazzetti: l’attacco dell’OMS all’alcool non tiene conto delle differenze tra consumo moderato e abuso, la storia secolare del nostro paese conferma il legame tra consumo moderato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Assodistil, con i produttori mondiali di spirits, critica l’OMS. Mazzetti: l’attacco dell’OMS all’alcool non tiene conto delle differenze tra consumo moderato e abuso, la storia secolare del nostro paese conferma il legame tra consumo moderato e benessere.</em></p>
<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta dichiarando guerra all’alcol eliminando ogni possibile distinzione tra consumo moderato e abuso. Su The Lancet Public Health l’OMS sostiene che “<em><a href="https://www.who.int/europe/news/item/04-01-2023-no-level-of-alcohol-consumption-is-safe-for-our-health" target="_blank" rel="noopener">non esiste una quantità sicura di alcol che non abbia effetti sulla salute</a>” </em>ed è da questo assunto, scientificamente tutto da dimostrare, che <strong>l’Oms vuole portare aventi una decisa</strong> <strong>campagna di regolamentazione nei confronti degli spirits</strong> come già successo per il tabacco.</p>
<p>Contro tale politica si sono alzate forti le <strong>voci delle principali Associazioni internazionali dei produttori di vino e di bevande spiritose</strong>, dall’Inghilterra al Giappone. <strong>In Italia è AssoDistil</strong>, la principale associazione dei distillatori che rappresenta oltre il 95% della produzione, a scendere in campo.</p>
<p>“<em>Non è accettabile l’equiparazione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità – e altre Istituzioni globali – stanno portando avanti tra bevande alcoliche e prodotti del tabacco. É una posizione assolutista che non tiene per niente conto delle forti e sostanziali differenze esistenti tra consumo moderato e abuso. Ogni produttore di spirits e di vino porta avanti da anni l’autentica cultura del bere responsabile, senza voler intaccare l’autonomia, la libertà e la consapevolezza del consumatore adulto come vorrebbero invece le politiche imposte dall’alto. Non è con logiche dirigiste che si contrastano gli abusi. Al contrario si rischia di favorirli. L’attacco indiscriminato all’alcol, dichiarando che non esiste una quantità sicura <strong>non si basa su una assoluta </strong>evidenza scientifica. É’ questo non solo un attacco devastante a un intero sistema economico, ma a una cultura ricca di secoli di esperienza e alla libertà di agire del singolo individuo” – </em>sostiene <a href="https://www.qualivita.it/argomento/cesare-mazzetti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cesare Mazzetti, Presidente del Comitato Nazionale Acquaviti e liquori di AssoDistil</strong></a> (e presidente della Fondazione Qualivita, ndr)<em>.</em></p>
<p><em> “In Italia la produzione e il consumo di bevande spiritose hanno una storia secolare e che affonda le proprie radici in usanze e tradizioni locali, e da sempre si caratterizza per un consumo moderato, senza ricerca di abusi. L’usanza del consumo di un bicchierino di liquore, di amaro o di distillato nelle occasioni di incontro o nel dopo cena è diffusa in tutto il nostro territorio, e il fatto che l’Italia sia il secondo Paese al mondo per la longevità della popolazione sembra fortemente contraddire chi spara a zero sull’alcol</em>” – <strong>conclude Mazzetti</strong>.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://assodistil.it/" target="_blank" rel="noopener">Assodistil</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Nutri-Score: scacco matto alle Indicazioni Geografiche?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nutri-score-scacco-matto-alle-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 10:51:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[Farm to Fork]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Nutriscore]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP e generici etichettati con Nutri-Score, evidenzia le principali criticità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP e generici etichettati con Nutri-Score, evidenzia le principali criticità legate all’adozione di questo strumento</em></p>
<p>Sovrappeso e obesità rappresentano una delle principali sfide globali per la salute, colpendo il 60% della popolazione (OMS, 2021) e incidendo per il 7% sulla spesa sanitaria complessiva per la prevenzione e il trattamento di queste patologie. Per promuovere abitudini alimentari più sane, le etichette nutrizionali fronte pacco si sono affermate a livello globale come strumenti efficaci, capaci di offrire informazioni semplici e immediate sul profilo nutrizionale degli alimenti. Diversi Paesi europei hanno adottato queste etichette su base volontaria e la Commissione Europea, nell’ambito della strategia Farm-to-Fork, ha proposto di renderle obbligatorie, individuando nel Nutri-Score il candidato più promettente. Il Nutri-Score classifica gli alimenti in cinque categorie, dalla più salutare (A, verde scuro) alla meno salutare (E, rosso), basandosi su una valutazione nutrizionale complessiva per 100 g di prodotto e considerando il contenuto di alimenti e nutrienti da favorire nel consumo, come fibre, proteine, frutta e verdura e legumi, e il contenuto di elementi da limitare, come calorie, grassi saturi, zuccheri e sale. Questo sistema dovrebbe aiutare i consumatori a identificare più rapidamente le opzioni più salutari all&#8217;interno di una stessa categoria di alimenti. Tuttavia, nonostante vari Paesi utilizzino il Nutri-Score come etichetta nutrizionale fronte pacco, la sua adozione a livello comunitario suscita ancora dibattiti e resistenze. Mentre in Francia, primo Paese europeo a introdurlo nel 2017, le iniziali opposizioni dell’industria agroalimentare sono diminuite nel tempo, in Italia il Nutri-Score è ancora oggetto di controversie politiche, perché percepito come penalizzante per i prodotti della dieta mediterranea e per le certificazioni note come Indicazioni Geografiche, soprattutto di origine animale. Anche in Spagna sono emerse preoccupazioni simili, con rappresentanti del governo che ritengono che il Nutri-Score possa penalizzare prodotti simbolo della tradizione culinaria nazionale, come l&#8217;olio d&#8217;oliva. Secondo quanto emerso in letteratura, i prodotti con Nutri- Score negativo tendono a subire una riduzione della disponibilità a pagare da parte dei consumatori, con conseguente calo di prezzi e volumi di vendita. Sebbene questo sia in linea con le raccomandazioni dell’OMS e con gli obiettivi della strategia Farm-to-Fork di ridurre il consumo di grassi saturi, sale e calorie, l’introduzione di questa etichetta può rappresentare una sfida per le IG. Questo assume particolare valore se consideriamo che, nonostante la qualità delle IG sia attribuita principalmente all’area geografica di produzione e non a specifici valori nutrizionali, studi recenti hanno dimostrato che i prodotti DOP sono spesso più sani dei generici, perché privi di additivi, come nel caso dei nitriti e nitrati nel Prosciutto di Parma DOP. Anche se apparentemente non sovrapposte, la coesistenza di informazioni contrastanti – sia positive (come IG) che negative (come il Nutri-Score D o E) – sulla confezione di uno stesso prodotto potrebbe confondere i consumatori, riducendo il valore percepito delle certificazioni IG.</p>
<blockquote><p><strong>Alice Stiletto</strong><br />
assegnista di ricerca presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Samuele Trestini</strong><br />
Professore Associato presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova e direttore del Centro Interuniversitario di Contabilità e Gestione Agraria, Forestale e Ambientale (CONTAGRAF).</p>
<p><strong>Riccardo Vecchio</strong><br />
Professore Associato presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Scienze Agrarie. Attualmente, professore a contratto presso la KEDGE Business School di Bordeaux.</p>
<p><strong>Luigi Cembalo</strong><br />
Professore Ordinario presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Scienze Agrarie. È stato direttore del CRISP (Centro di ricerca interdipartimentale sulla &#8220;Earth Critical Zone&#8221;) e membro del SESS (Centro di Simulazione dei Sistemi Socio- Ecologici, Danimarca).</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Nonostante la rilevanza del tema, pochi studi scientifici hanno analizzato l&#8217;impatto del Nutri-Score sulle preferenze dei consumatori per i prodotti di qualità, specialmente in mercati non ipotetici. Per fare luce sul tema, il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli hanno condotto un’asta sperimentale su 188 consumatori italiani, analizzando le loro preferenze espresse in termini monetari, ovvero la disponibilità a pagare per prodotti generici e IG etichettati con Nutri-Score. Questo approccio, largamente impiegato nell&#8217;economia sperimentale per identificare le preferenze reali dei consumatori, riproduce un contesto di acquisto non ipotetico. I partecipanti sono invitati a indicare la loro massima disponibilità a pagare per i prodotti proposti (Figura 1) in due diverse fasi: una in cui i prodotti non presentano l&#8217;etichetta Nutri-Score (Round 1) e una in cui gli stessi prodotti sono etichettati con il Nutri-Score (Round 2). Al termine dell&#8217;esperimento, viene selezionato uno dei prodotti oggetto di studio e, se la disponibilità a pagare del partecipante per quel prodotto è maggiore o uguale al prezzo di mercato di quel bene, estratto casualmente da un insieme predefinito di suoi possibili prezzi di mercato, il partecipante acquista effettivamente il prodotto al prezzo di mercato estratto. Questa metodologia minimizza le distorsioni nelle stime della disponibilità a pagare, fornendo una rappresentazione più precisa e affidabile delle preferenze dei consumatori.</p>
<blockquote><p><strong>Nutriscore</strong></p>
<p>Il Nutriscore è un sistema di etichettatura nutrizionale che assegna un punteggio ai prodotti alimentari in base alla loro composizione nutrizionale. Va da A (più sano) a E (meno sano), e dovrebbe aiutare i consumatori a prendere decisioni informate sulla qualità nutrizionale degli alimenti. Tuttavia questo sistema semplifica eccessivamente la valutazione della qualità nutrizionale, non considerando la complessità della dieta individuale. Il Nutriscore non valuta infatti aspetti fondamentali come il contenuto di micronutrienti (es. vitamine e amminoacidi) e la porzione assunta. Questo sistema rischia di penalizzare alimenti tradizionali come l’olio extravergine di oliva, universalmente riconosciuto come salutare, favorendo prodotti altamente processati e di scarso valore nutrizionale.</p></blockquote>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>I risultati dello studio, rappresentati graficamente in Figura 2, evidenziano chiaramente il ruolo cruciale del Nutri-Score nel guidare le preferenze dei consumatori e nell’influenzarne la disponibilità a pagare. In particolare, i consumatori si sono mostrati disposti a pagare in media 24 centesimi in più per un pacco di pasta da 500 g etichettato con Nutri-Score = A, indipendentemente dal tipo di prodotto (convenzionale o certificato Pasta di Gragnano IGP). Questo dato sottolinea l’efficacia dell’etichetta nel valorizzare i prodotti percepiti come più salutari, anche nel caso dei prodotti DOP e IGP. Al contrario, i prodotti con un punteggio negativo (Nutri- Score = D) registrano una riduzione della disponibilità a pagare dei consumatori. Tuttavia, nel caso del Parmigiano Reggiano DOP, l’effetto negativo del Nutri-Score è completamente compensato dal valore positivo attribuito alla Denominazione di Origine. La solida reputazione del Parmigiano Reggiano DOP nel mercato nazionale sembra, infatti, generare un “effetto alone”, che estende il valore associato a una caratteristica specifica del prodotto, come la Denominazione di Origine, all’intero prodotto, aumentando l’utilità percepita dai consumatori. Sebbene questo risultato sia promettente, non trova ampio supporto nella letteratura scientifica: studi precedenti hanno infatti riscontrato effetti opposti nel caso di IG meno note, come la Casatella Trevigiana DOP o l’Asiago DOP, che sono, invece, ampiamente penalizzate dal Nutri-Score negativo. Ciò conferma che il valore percepito delle diverse IG non è uniforme, ma è strettamente legato alla reputazione che i consumatori vi attribuiscono. Per i prodotti che non si trovano agli estremi della scala nutrizionale (Nutri-Score = C), come la piadina, la presenza dell’etichetta non sembra invece avere un impatto significativo sulla disponibilità a pagare dei consumatori, sia nel caso dei prodotti generici che DOP IGP.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Analizzando più approfonditamente i fattori che influenzano le preferenze dei consumatori, emerge che una corretta interpretazione dell’etichetta Nutri-Score è un fattore cruciale nelle scelte d’acquisto; quanto più un prodotto è percepito come nutrizionalmente valido, tanto maggiore è la disponibilità dei consumatori a pagare per acquistarlo. Questo vale non solo quando i consumatori interpretano correttamente un prodotto con Nutri-Score = A come &#8220;salutare&#8221;, ma anche quando, fraintendendo l’etichetta, considerano un Nutri-Score = D come segnale di alta qualità nutrizionale, sottolineando come la percezione di salubrità rappresenti un fattore determinante nelle decisioni di acquisto e come una corretta interpretazione dell’etichetta sia fondamentale per orientare le scelte alimentari dei consumatori. Analogamente, la fedeltà dei consumatori verso le IG influisce in modo significativo sulle loro preferenze monetarie. Paradossalmente, i consumatori che più apprezzano i prodotti IG tendono a ridurre maggiormente la loro disponibilità a pagare per questi prodotti quando vengono etichettati con il Nutri-Score, anche nel caso di valutazioni nutrizionali positive. Vedendo che ai prodotti DOP e IGP viene attribuito lo stesso profilo nutrizionale dei corrispettivi generici, questi consumatori potrebbero sentirsi “traditi” nelle loro aspettative, riducendo di conseguenza la loro disponibilità a pagare. Questo fenomeno assume particolare rilevanza alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, che vedono sempre più consumatori ritenere le IG non solo come sinonimo di tradizione e autenticità del prodotto, ma anche come beni più salutari, nonostante tale caratteristica non siano una condizione richiesta e certificata dalle IG. In conclusione, i risultati dello studio dimostrano che l’etichetta Nutri-Score genera premi e penalità nelle preferenze monetarie dei consumatori, premiando i prodotti con punteggi elevati (Nutri-Score = A) e penalizzando quelli con punteggi negativi (Nutri-Score = D). Tuttavia, per le IG ben conosciute, come il Parmigiano Reggiano DOP, la penalizzazione attribuita al Nutri-Score è annullata dalla presenza della Denominazione di Origine. La reputazione consolidata e la percezione di alta qualità delle IG giocano quindi un ruolo fondamentale nel preservare la preferenza dei consumatori per questi prodotti, mitigando l’impatto di un’etichettatura nutrizionale sfavorevole. Questo effetto, però, non si estende a IG meno conosciute, dove la differenza di valore tra prodotti IG e generici tende a ridursi in presenza del Nutri-Score. Inoltre, lo studio ha evidenziato l’importanza di colmare il deficit di comprensione del Nutri- Score da parte dei consumatori, specialmente in Paesi come l’Italia, dove l’etichetta non è ancora stata implementata. Questo potrebbe contribuire a ridurre l’asimmetria informativa, favorendo un uso più efficace dell’etichetta nel guidare le scelte alimentari dei consumatori, limitando gli impatti negativi sulle IG.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
The impact of nutri-score on consumers’ preferences for geographical indications. Evidence from a non-hypothetical experiment.</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
A. Stiletto, R. Vecchio, L. Cembalo, S. Trestini</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Appetite, Volume 199, 1 August 2024<br />
https://doi.org/10.1016/j.appet.2024.107400</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
La strategia Farm to Fork (F2F) dell&#8217;UE promuove l&#8217;adozione obbligatoria di un&#8217;etichetta nutrizionale sul fronte della confezione per migliorare la dieta dei cittadini e supportare scelte alimentari più sane. Nel dibattito pubblico, il Nutri-Score (NS) è il candidato più favorito. Sebbene ampiamente sostenuto, il NS incontra opposizioni politiche e da parte dei produttori, principalmente a causa dell&#8217;impatto economico che potrebbe avere su specifici settori alimentari, in particolare sulle Indicazioni Geografiche (IG). La letteratura recente ha evidenziato la necessità di approfondire ulteriormente questo tema. Il presente studio contribuisce a colmare questa lacuna analizzando le preferenze monetarie dei consumatori per i prodotti IG etichettati con diversi livelli di NS. È stato condotto un esperimento non ipotetico incentivato su 188 consumatori italiani, utilizzando prodotti rappresentativi di vari livelli di NS. In particolare, l&#8217;indagine ha considerato una pasta convenzionale e la Pasta di Gragnano IGP (NS = A), una piadina convenzionale e la Piadina Romagnola IGP (NS = C) e un formaggio duro convenzionale e il Parmigiano Reggiano DOP (NS = D). I risultati mostrano che il NS genera risposte favorevoli o sfavorevoli nelle preferenze dei consumatori, rispettivamente in linea con i punteggi A e D. La percezione di salubrità del prodotto influisce significativamente sulla disponibilità a pagare (WTP) dei consumatori, aumentandola. I risultati evidenziano l&#8217;importanza di strategie di comunicazione efficaci all&#8217;interno dell&#8217;UE per il raggiungimento degli obiettivi della strategia F2F. Tuttavia, il NS riduce il premio di prezzo associato alle IG, indipendentemente dal livello di NS, tra i consumatori che apprezzano maggiormente le IG. Le IG più note, però, non subiscono questo effetto negativo, poiché il valore positivo associato alla loro reputazione compensa l&#8217;impatto sfavorevole del NS.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Dobbs, R., &amp; Manyika, J. (2015). The obesity crisis. The Cairo Review of Global Affairs, 44–57. https://doi.org/10.1159/000355993</li>
<li>Glogovețan, A. I., Dabija, D. C., Fiore, M., &amp; Pocol, C. B. (2022). Consumer Perception and Understanding of European Union Quality Schemes: A Systematic Literature Review. Sustainability (Switzerland), 14(3), 1–16. https://doi.org/10.3390/su14031667</li>
<li>Höhn, G. L., Huysmans, M., &amp; Crombez, C. (2023). Healthy food traditions? Nutritional quality and food composition of EU geographic</li>
<li>Monier-Dilhan, S. (2018). Food labels: consumer’s information or consumer’s confusion. OCL, 25(2), 4–7.</li>
<li>Stiletto, A., &amp; Trestini, S. (2022). Is it really a piece of cake to label geographical indications with the nutri-score ? Consumers ’ behaviour and policy implications. PLoS One, 17(11), 1–18. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0277048</li>
<li>Stiletto, A., Cei, L., &amp; Trestini, S. (2023). A Little Bird Told Me. . . Nutri-score Panoramas from a Flight over Europe, connecting science and society. Nutrients, 15(15), 3367.</li>
<li>Thøgersen, J., &amp; Nohlen, H. U. (2022). Consumer understanding of origin labeling on food packaging and its impact on consumer product evaluation and choices: A Systematic literature review</li>
<li>World Health Organization. (2021). Malnutrition: Fact sheets.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-04/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_04</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/02/Nutriscore_Consortium-25.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>OMS, etichettatura: dalle multinazionali volontà di indirizzare la ricerca agli interessi di mercato</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/oms-etichettatura-dalle-multinazionali-volonta-di-indirizzare-la-ricerca-agli-interessi-di-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 07:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Europarlamento nuovo, Europa vecchia, anzi vecchissima. Si riparte dal NutriScore che Francia e Germania vogliono imporre a tutto il continente. Come si sa l&#8217;Italia è contrarissima al NutriScore , ma lo scontro non è tanto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Europarlamento nuovo, Europa vecchia, anzi vecchissima. Si riparte dal NutriScore che Francia e Germania vogliono imporre a tutto il continente.</em></p>
<p>Come si sa l&#8217;Italia è contrarissima al <em><strong>NutriScore</strong> </em>, ma lo scontro non è tanto sull`etichetta, ma su chi debba e come produrre il cibo da dare agli europei. Del NutriScore si tornerà a discutere appena insediata l`assemblea di Strasburgo.</p>
<p>La <strong>legge era stata accantonata</strong> agli inizi dello scorso perché gli stessi promotori dell`etichetta a semaforo avevano chiesto tempo per sistemare l`algoritmo. Di cosa si erano accorti? Che definire l&#8217;olio extravergine di oliva un nemico della salute quando, per esempio, negli Stati Uniti la severissima Food and drug adminstration lo classifica come alimento-farmaco, forse era sbagliato. Così come ignorare del tutto se negli alimenti siano presenti o meno <strong>additivi chimici</strong> non è un gran bel vedere.</p>
<p>Eppure l`ideatore dell`etichetta a semaforo, il professor <strong>Serge Hercberg</strong> non sente ragioni: solo il mio &#8211; osa dire &#8211; è il <strong>sistema giusto per informare i consumatori</strong>. E nell`imminenza del dibattito al Parlamento europeo, dopo aver ricordato che l`Italia si oppone al NutriScore perché costretta dalle lobby agricole e dei produttori di formaggi e salumi, sentenzia: <em>«Solo la scienza dovrebbe guidare le decisioni politiche nel campo della salute pubblica. La scelta di un unico logo nutrizionale armonizzato per l`Europa, come previsto dalla Commissione europea nell`ambito della strategia Farm to Fork, deve rispondere solo a questo requisito, per garantire che tale logo sia favorevole alla salute dei consumatori, che deve essere l`obiettivo principale di una misura di questo tipo. NutriScore è l`unico logo nutrizionale di cui sia stata scientificamente dimostrata l`efficacia e il beneficio per i consumatori e la salute pubblica»</em>.</p>
<p>E qui però interviene l&#8217;<strong>OMS</strong>. L`organizzazione diretta da Tedros Adhanom Ghebreyesus, divenuto famoso e non sempre per cose positive ai tempi del Covid, ha appena pubblicato un rapporto che le multinazionali, ma anche la Commissione europea, tendono a tenere nascosto.</p>
<p>Il <strong>Rapporto</strong> si intitola: <strong><em>Commerciai determinants of non communicable diseases in the Who European Region</em></strong>, cioè Determinanti commerciali delle malattie non trasmissibili nella regione europea dell`Oms, e afferma che le industrie multinazionali piegano la ricerca per favorire il loro mercato.</p>
<p>Nell&#8217;introduzione si legge: <em>«Le ricerche sponsorizzate dalle aziende alimentari danno quasi invariabilmente risultati favorevoli allo sponsor anche quando ricerche finanziate in modo indipendente dimostrano il contrario»</em>.</p>
<p>E tanto per stare sui numeri l&#8217;Oms afferma: <em>«Quattro segmenti aziendali &#8211; tra cui gli alimenti ultra-processati dalle multinazionali &#8211; causano 19 milioni di morti all`anno a livello globale, ovvero il <strong>34% di tutti i decessi</strong>. Nella sola regione europea, queste industrie sono responsabili, in tutto o in parte, di 2,7 milioni di morti all`anno uccidendo ogni giorno almeno 7 mila persone. E lo fanno attraverso strategie di marketing mirate, ingannando i consumatori e facendo false affermazioni sui benefici dei loro prodotti o sulle loro credenziali ambientali. E attraverso la manipolazione delle evidenze della ricerca»</em>. Giusto perché si sappia, del <strong>NutriScore</strong> degli alimenti <strong>ultra-processati</strong> proprio non si occupa, anche se Serge Hercberg sostiene che «un indicatore nutrizionale non può tenere conto di tutto».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Panorama</strong></p>
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		<title>DOP vs Nutri-Score: scontro fra Titani?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-vs-nutri-score-scontro-fra-titani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 15:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[Farm to Fork]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Padova sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP etichettati con Nutri-Score evidenzia le principali criticità legate all’adozione di questo strumento Secondo l’OMS, sovrappeso e obesità rappresentano il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Padova sulle preferenze dei consumatori italiani per prodotti DOP etichettati con Nutri-Score evidenzia le principali criticità legate all’adozione di questo strumento</em></p>
<p>Secondo l’OMS, sovrappeso e obesità rappresentano il principale problema nutrizionale imperante nel contesto europeo, colpendo circa il<strong> 60% della popolazione adulta</strong> e causando 1,2 milioni di decessi all’anno, pari al<strong> 13% della mortalità in Europa</strong>. Data la natura epidemica che caratterizza attualmente queste patologie, le Autorità Competenti si stanno ampiamente prodigando per prevenirne la diffusione, agendo su più fronti e a più livelli per correggere i comportamenti alimentari dei consumatori.</p>
<p>Le etichette nutrizionali giocano un ruolo fondamentale in questo contesto, perché, riducendo l’asimmetria informativa esistente fra produttori e consumatori, permettono a questi ultimi di fare scelte alimentari più consapevoli.</p>
<p>Tuttavia, la recente ricerca scientifica ha messo in dubbio la reale efficacia di questo strumento; infatti, nonostante il 40% dei consumatori dichiari di prestare attenzione all’etichettatura nutrizionale al momento dell’acquisto, solo il 10% di essi lo fa realmente se osservato durante studi in-store, a causa del limitato tempo a disposizione generalmente destinato agli acquisti alimentari e a causa della posizione poco evidente delle etichette nutrizionali sulla confezione.</p>
<p>Per ovviare a questo problema, l’Unione Europea ha recentemente promosso l’adozione di etichette Fronte Pacco, ovvero di etichette grafiche poste sulla parte anteriore della confezione che, informando in modo semplice e rapido il consumatore sul profilo nutrizionale del prodotto, dovrebbero orientare le scelte alimentari della popolazione verso prodotti più sani.</p>
<p>Data la recente diffusione di queste etichette nel mercato europeo, la<strong> Commissione Europea</strong>, mediante la Strategia<strong> Farm to Fork</strong>, si propone di uniformarne e regolamentarne l’uso, individuando l’etichettatura Fronte Pacco più efficiente da utilizzare su base obbligatoria per tutti i prodotti confezionati e in tutti gli Stati Membri. Attualmente, il Nutri-Score sembra essere il candidato più promettente per assolvere questa funzione, essendo largamente supportato dalla comunità scientifica, che lo considera l’etichetta più efficacie per discriminare i prodotti in funzione del loro profilo nutrizionale.</p>
<p>Infatti, nonostante le forti pressioni politiche – soprattutto nel contesto italiano e, in parte in quello spagnolo – e la mancanza di sufficienti evidenze scientifiche abbiano portato al rinvio della decisione circa l’etichetta più adatta da utilizzare, buona parte di ricercatori e politici di spicco nel contesto europeo continuano a sostenere il Nutri-Score, considerandolo come il deus ex machina dei problemi nutrizionali nel panorama europeo.</p>
<blockquote><p><strong>Alice Stiletto</strong> è assegnista di ricerca presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro- Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Samuele Trestini</strong> è Professore Associato presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro- Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova e direttore del Centro Interuniversitario di Contabilità e Gestione Agraria, Forestale e Ambientale (CONTAGRAF).</p></blockquote>
<p>Questa etichetta<strong> (Fig. 1)</strong> semplifica l’identificazione delle caratteristiche nutrizionali di un prodotto attraverso una scala cromatica (da verde a rosso) e alfabetica (da A ad E), considerando, per 100 g di prodotto, il contenuto di elementi da favorire (fibre, proteine, frutta e verdura, olio di oliva e/o di colza e legumi) e quelli da limitare nel consumo (calorie, acidi grassi saturi, zuccheri e sale). Coerentemente con questo sistema di profilazione, i prodotti di origine animale, notoriamente ricchi in grassi saturi e calorie, sono generalmente etichettati come prodotti “da limitare nel consumo” (Nutri-Score pari a D o E).</p>
<p>Nonostante questa classificazione sia tendenzialmente in linea con i precetti della dieta Mediterranea, che suggeriscono in che misura consumare i diversi cibi per perseguire uno stile di vita sano ed equilibrato, va ricordato che l’obiettivo del Nutri-Score, secondo quanto espresso dal <strong>Ministero della Salute francese</strong>, è quello di guidare i consumatori verso i prodotti nutrizionalmente più validi all’interno di una stessa categoria di prodotto – e non fra diverse categorie – stimolando, al contempo, le industrie alimentari a riformulare i propri alimenti per migliorarne il livello di Nutri-Score, senza bollare alcune categorie di prodotto come malsane.</p>
<p>In quest’ottica, i prodotti DOP e IGP sembrano risentire doppiamente dell’effetto del Nutri-Score, non solo perché rientrano in una categoria di prodotto quasi totalmente penalizzata da questa etichetta (9 dei primi 10 prodotti IG per valore di produzione sono, infatti, di origine animale e rappresentano circa l’85% del valore della produzione delle IG e il 40% delle esportazioni dei prodotti di origine animale), ma anche perché, contrariamente a quanto permesso ai prodotti non IG della medesima categoria, non possono essere facilmente riformulati per migliorare il proprio livello di Nutri-Score, a causa del disciplinare di produzione che sono tenuti a rispettare.</p>
<p><strong>Figura 1</strong>. Calcolo del Nutri-Score</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-448048 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-1.-Calcolo-del-Nutri-Score.jpg" alt="" width="914" height="126" /></p>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Nonostante la rilevanza dell’argomento nel contesto nazionale ed europeo, la ricerca scientifica sembra non essere particolarmente interessata a stimare l’impatto economico che un’adozione Comunitaria ed obbligatoria del Nutri-Score potrebbe avere sui prodotti a Denominazione di Origine. Per questo motivo, il Dipartimento <strong>TESAF</strong>, dell’Università degli Studi di Padova, ha condotto diversi studi in merito: un esperimento di scelta condotto su 600 consumatori italiani, finalizzato a determinare le preferenze dei consumatori per prodotti IG etichettati (negativamente) con il Nutri-Score, un’analisi di prezzo edonico, volta a stimare l’impatto monetario del Nutri-Score sui prezzi al dettaglio dei prodotti DOP/IGP nel mercato francese, e un’asta sperimentale, a complemento dell’esperimento di scelta, mirata a determinare le preferenze dei consumatori per diversi prodotti DOP/IGP etichettati (positivamente e negativamente) con il Nutri-Score.</p>
<blockquote><p><strong>Nutriscore</strong></p>
<p>Il Nutriscore è un sistema di etichettatura nutrizionale che assegna un punteggio ai prodotti alimentari in base alla loro composizione nutrizionale. Va da A (più sano) a E (meno sano), e dovrebbe aiutare i consumatori a prendere decisioni informate sulla qualità nutrizionale degli alimenti. Tuttavia questo sistema semplifica eccessivamente la valutazione della qualità nutrizionale, non considerando la complessità della dieta individuale. Il Nutriscore non valuta infatti aspetti fondamentali come il contenuto di micronutrienti (es. vitamine e amminoacidi) e la porzione assunta. Questo sistema rischia di penalizzare alimenti tradizionali come l’olio extravergine di oliva, universalmente riconosciuto come salutare, favorendo prodotti altamente processati e di scarso valore nutrizionale.</p></blockquote>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Le prime evidenze sul tema, pubblicate sulla rivista PLoS One e relative all’esperimento di scelta, non delineano di certo un futuro roseo per le DOP e le IGP, quantomeno considerando i prodotti di origine animale! I consumatori italiani sembrano infatti ridurre la propria disponibilità a pagare per entrambi i casi di studio analizzati (Casatella Trevigiana DOP e Asiago DOP, entrambi con Nutri-Score pari a D) quando etichettati con Nutri-Score negativo (Tab. 1: parametro “Effetto del Nutri-Score: per chi conosce il Nutri-Score”), nonostante la Denominazione venga ampiamente riconosciuta come un attributo di qualità dalla quasi totalità del campione (Tab. 1: parametro “Effetto della DOP”).</p>
<p>Da un’analisi più approfondita dei dati si evince, però, che la familiarità dei consumatori con questo sistema di etichettatura nutrizionale gioca un ruolo fondamentale nell’orientare le preferenze dei consumatori, coerentemente con la più recente letteratura scientifica sul tema. In genere, infatti, i consumatori di una data Regione sembrano prediligere le etichette ivi già in uso, ritenendole più facili da interpretare di quelle utilizzate in altri contesti.</p>
<p>Il Nutri-Score, ad esempio, è considerato un’etichetta particolarmente efficace dai consumatori francesi e tedeschi, ma risulta più ostico per gli italiani. Ciò non sorprende, considerando che solo il 12.45% degli intervistati ha dichiarato di conoscere il Nutri-Score in quest’indagine. Come conseguenza, i consumatori del nostro campione che non conoscono il significato del Nutri-Score sono sorprendentemente disposti a pagare di più per un formaggio etichettato con Nutri-Score negativo (Tabella 1: parametro “Effetto del Nutri-Score: per chi non conosce il Nutri-Score”), poiché lo interpretano come un segnale di qualità del prodotto e non come una indicazione di “bassa qualità nutrizionale”.</p>
<p><strong>Tabella</strong> <strong>1</strong>. Stime del modello econometrico (mixed logit)</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Tabella-1.-Stime-del-modello-econometrico.jpg"><img class="aligncenter wp-image-448052 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Tabella-1.-Stime-del-modello-econometrico.jpg" alt="" width="937" height="517" /></a></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>I risultati mettono in dubbio la natura auto-esplicativa del Nutri-Score: contrariamente a quanto sostenuto dai ricercatori francesi, questa etichetta non è agevolmente e totalmente compresa dai consumatori europei (o, quantomeno, non da tutti), ma necessita di adeguate informazioni di supporto che spieghino in modo chiaro e univoco come interpretarla correttamente. Infatti, da un’analisi approfondita della letteratura sul tema è emerso che sono i ricercatori e i promotori stessi del Nutri-Score i primi a non avere le idee chiare; prodotti con lo stesso livello di Nutri-Score sono infatti definiti sia come “prodotti da limitare nel consumo” – come l’etichetta stessa richiederebbe – ma anche (e spesso) come prodotti non salutari o malsani, con conseguenze attese sui consumi drasticamente diverse.</p>
<p>Infatti, definire un prodotto come “non sano” potrebbe facilmente indurre i consumatori ad evitare completamente quell’alimento (o quella categoria di prodotti), perché ritenuto di bassa qualità. In quest’ottica, se il Nutri-Score (soprattutto se non adeguatamente compreso) diventasse l’elemento discriminante nelle scelte d’acquisto dei consumatori europei, si rischierebbe di raggiungere un effetto contrario rispetto a quanto desiderato; i consumatori potrebbero infatti orientarsi verso i prodotti ritenuti più sani, evitando completamente alcune categorie di alimenti (come quella dei formaggi o dei salumi), con una conseguente riduzione della diversificazione degli alimenti e un impoverimento della dieta.</p>
<p>Infatti, il sistema di profilazione dei nutrienti che regola il Nutri-Score si basa sui soli macronutrienti del prodotto, perché ritenuti adeguati indicatori del contenuto di micronutrienti ed altri elementi essenziali. Tuttavia, affidarsi puramente ed unicamente a questo sistema di classificazione potrebbe causare alcune distorsioni nella valutazione della qualità nutrizionale di un alimento. Infatti, i prodotti etichettati con Nutri-Score positivo (pari ad A o B) non sono tutti uguali e possono avere profili nutrizionali significativamente differenti. Perciò, acquistare un prodotto bollato con Nutri-Score A non è una condizione sufficiente a garantire ai consumatori l’assunzione di tutti gli elementi necessari al corretto funzionamento dell’organismo.</p>
<p>Allo stesso modo, i prodotti etichettati con Nutri-Score negativo (D o E) sono spesso ricchi di amminoacidi o nutrienti essenziali, anche se vanno consumati con moderazione. In conclusione, i risultati di questo studio mettono in luce alcune criticità legate all’uso del Nutri-Score in Italia, soprattutto considerando il potenziale effetto negativo che questa etichettatura avrebbe sui prodotti IG di origine animale.</p>
<p>Ulteriori studi sul tema sono necessari per comprenderne appieno le dinamiche di mercato, considerando anche gli alimenti etichettati positivamente dal Nutri-Score. Esso, infatti, potrebbe fungere da cassa di risonanza per i prodotti con Nutri-Score pari ad A o B, esaltandone la qualità. Inoltre, è necessario valutare con più chiarezza il comportamento dei consumatori per i prodotti etichettati con il Nutri-Score, non solo considerando le valutazioni date a specifici prodotti o in specifici mercati, ma delineandone le valutazioni d’acquisto in modo più accurato e completo, considerando l’intero paniere di prodotti realmente acquistati dai consumatori e le motivazioni che governano le loro scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Is it really a piece of cake to label Geographical Indications with the Nutri-Score? Consumers’ behaviour and policy implications</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>A. Stiletto, S. Trestini</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
<em>PLoS ONE, 2022, 17(11): e0277048 <a href="https://doi.org/10.1371/journal.pone.0277048">https://doi.org/10.1371/journal.pone.0277048</a></em></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/13.-Analisi-DOP-vs-Nutri-Score.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Cibo coltivato: innovazione o deriva?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cibo-coltivato-innovazione-o-deriva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:04:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
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		<category><![CDATA[cibo sintetico]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La materia è divisiva: da un lato, grandi industrie e società di investimento elencano i vantaggi degli alimenti prodotti in laboratorio, dall`altro la filiera tradizionale ribatte punto per punto, sottolineando i nodi critici del processo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="size-18 anteprima-articolo-page pp"><em>La materia è divisiva: da un lato, grandi industrie e società di investimento elencano i vantaggi degli alimenti prodotti in laboratorio, dall`altro la filiera tradizionale ribatte punto per punto, sottolineando i nodi critici del processo. sullo sfondo, un passaggio che rischia di essere epocale per l&#8217;umanità: separare la produzione alimentare dalla natura</em></p>
<p>La posta in gioco è alta. Sul piatto &#8211; è il caso di dirlo &#8211; c`è un`evoluzione tecnologica che, per la prima volta nella storia dell`umanità, potrebbe separare l&#8217;agricoltura dalla produzione di alimenti. La possibilità di creare<strong> cibo in laboratorio</strong> che si è concretamente affacciata negli ultimi anni sul mercato, non promette, infatti, soltanto di dare vita a una nuova categoria merceologica, ma è fatalmente destinata a rappresentare un passo di portata storica, perché presuppone di sostituire la natura con la scienza.</p>
<p>Un avvicendamento davanti al quale si impongono profonde e serie <strong>riflessioni non solo di carattere commerciale</strong>, ma anche di ordine sociale, filosofico ed etico. A cui sembrano però mancare le fondamenta. Su questo tema, infatti, si è detto e scritto molto, ma forse non abbastanza perché appare ancora forte l&#8217;esigenza di fare chiarezza. Anche tra le stesse fila di chi opera nella <strong>food industry</strong>.</p>
<p><strong>DEFINIZIONE &amp; PRODUZIONE</strong><br />
E proprio da qui prende le mosse l&#8217;inchiesta di Food, che punta a disegnare il perimetro nel quale cí si dovrà presumibilmente muovere nei prossimi mesi in tema di alimenti coltivati. Partendo da un primo, indispensabile punto fermo: stabilire che cosa si deve intendere per cibo sintetico. Un punto su cui vengono in soccorso <strong>FAO</strong> (Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Alimentazione e l`Agricoltura) e <strong>OMS</strong> (Organizzazione Mondiale della Sanità) che in un recentissimo documento hanno voluto accendere un riflettore su quelli che le due organizzazioni chiamano alimenti cell-based, letteralmente a base cellulare (vedi box dedicato nelle prossime pagine). Una definizione che non si deve liquidare come una semplice precisazione lessicale, ma che si basa su un`analisi di carattere scientifico.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>FOOD</strong></p>
<p><em>Crediti foto: Adobe Stock</em></p>
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		<title>Coldiretti: aspartame business da 12 mld, meglio zuccheri naturali</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/coldiretti-aspartame-business-da-12-mld-meglio-zuccheri-naturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 07:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[ALIMENTAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[cibo sintetico]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Coldiretti consiglia di preferire al suo posto zuccheri naturali, dal miele allo zucchero fino alla stevia &#8220;La presenza dell&#8217;aspartame in numerosi prodotti alimentari di tipo industriale, come snack, merendine, bevande gassate, gelati, yogurt, chewing-gum [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Coldiretti consiglia di preferire al suo posto zuccheri naturali, dal miele allo zucchero fino alla stevia</em></p>
<p>&#8220;La presenza dell&#8217;aspartame in numerosi prodotti alimentari di tipo industriale, come snack, merendine, bevande gassate, gelati, yogurt, chewing-gum e articoli dietetici, sviluppa oggi un business da 12 miliardi di euro nel mondo&#8221;. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti, diffusa dall&#8217;associazione in occasione della classificazione del dolcificante come possibile cancerogeno per l&#8217;uomo (gruppo 2B), annunciata dall&#8217;<strong>Organizzazione mondiale della sanità.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Per opporsi ai cibi sintetici, ricorda la Coldiretti, &#8220;è nata un&#8217;inedita, larga e composita alleanza di cui fanno parte Acli, AcliTerra, Adusbef, Anpit, Asi, AssoBio, Centro consumatori Italia, Cia, Cna, Città del vino, Città dell&#8217;olio, Codacons, Codici, Consulta distretto del cibo, Ctg, Coldiretti, Demeter, Ecofuturo, Ewa, Federbio, Federparchi, Fipe, <strong>Fondazione</strong> <strong>Qualivita</strong>, Fondazione Una, Fondazione UniVerde, Globe, Greenaccord, Gre, Italia Nostra, Kyoto Club, Lega Consumatori, Masci, Movimento consumatori, Naturasi, Salesiani per il sociale, Slow food Italia, Unpli, Wilderness&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.adnkronos.com/salute/coldiretti-aspartame-business-da-12-mld-meglio-zuccheri-naturali_6zsgy3h9xGpxSf9V4DULMZ" target="_blank" rel="noopener">Adnkronos.com</a></strong></p>
<p><em>Crediti foto: Pixabay</em></p>
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		<item>
		<title>Il Prosecco DOP promuove la dieta mediterranea alla sede dell&#8217;ONU</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-prosecco-dop-promuove-la-dieta-mediterranea-alla-sede-dellonu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 09:32:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; il passaggio conclusivo di un intervento pronunciato il 24 giugno, a Ginevra, dal Direttore Generale del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc, Luca Giavi, invitato fra i relatori di un evento dedicato alla promozione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-prosecco-dop-promuove-la-dieta-mediterranea-alla-sede-dellonu/">Il Prosecco DOP promuove la dieta mediterranea alla sede dell&#8217;ONU</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il passaggio conclusivo di un intervento pronunciato il 24 giugno, a Ginevra, dal Direttore Generale del <strong>Consorzio di Tutela del Prosecco Doc</strong>, <strong>Luca Giavi</strong>, invitato fra i relatori di un evento dedicato alla promozione del sistema agroalimentare italiano e alla<strong> sensibilizzazione sui benefici della dieta mediterranea</strong>, nell&#8217;ambito della<strong> Settimana della Cucina italiana</strong> promossa nella città elvetica.</p>
<p>L&#8217;evento si è svolto su iniziativa di ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ITA – Italian Trade Agency) e della Rappresentanza Permanente della Farnesina presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra, con la partecipazione dello chef <strong>Saverio Sbaragli</strong>, stella Michelin, alla presenza di circa 200 ospiti.</p>
<p>L’intervento del direttore Giavi ha voluto evidenziare i limiti delle recenti e reiterate perplessità manifestate nelle linee guida sull&#8217;alimentazione, diffuse dall&#8217;<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> (Oms) relativamente alla Dieta Mediterranea. Fra i punti critici segnalati dall&#8217;istituzione internazionale, in particolare, vi sono quelli legati all&#8217;assunzione di carni rosse e salumi, oltre che di formaggi a causa del loro apporto di grassi. Si tratta però di argomentazioni che gli intervenuti a Ginevra hanno inteso a loro volta contestare, o almeno ridimensionare sensibilmente, puntando sul concetto di moderazione e di responsabilità dei consumatori.</p>
<p>Se<strong> la dieta mediterranea è stata classificata nel 2011 dall&#8217;Unesco come tradizione culturale dell&#8217;umanità</strong> proprio per le sue confermate capacità di ridurre l&#8217;incidenza e la progressione di malattie debilitanti, disfunzioni cardiache, diabete di tipo &#8220;2&#8221; e addirittura l&#8217;Alzheimer -è stato ricordato- tutto ciò non può essere disgiunto da un&#8217;educazione alla alimentazione consapevole. Frutta e verdure fresche, pesce, poca carne, formaggi di qualità e in quantità limitate. “<em>E anche vino durante i pasti”</em> ha sottolineato Giavi.</p>
<p>&#8220;<em>Da anni l&#8217;industria del vino si è spesa in iniziative volte ad indurre uno stile di consumo corretto, sempre accompagnato alla contestuale assunzione di cibo e comunque mai da parte di minori, persone sottoposte a cure farmacologiche e donne in stato di gravidanza. Non è per caso se negli ultimi 20 anni il consumo di bevande alcoliche è diminuito ovunque, anche se la non cultura introdotta con fenomeni come il &#8216;binge drinking&#8217; rischia di promuovere il consumo smodato di prodotti alcolici di bassa qualità, con effetti deleteri per la salute delle giovani generazioni, nei confronti delle quali saremo in grado di fare argine non tanto con i divieti, ma con una corretta informazione”</em>.</p>
<p>Fonte:  <strong>Consorzio di Tutela del Prosecco Doc</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/06/CS_16-Prosecco-DOC-allONU.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA ARTICOLO IN PDF</a></p>
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		<item>
		<title>Agroalimentare, nuovi pericoli all&#8217;ONU per il made in Italy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-nuovi-pericoli-allonu-per-il-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 14:07:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[ALIMENTAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Allerta massima per il made in Italy agroalimentare. Ieri alla Seconda commissione dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;ONU è stata presentata la risoluzione introdotta dai sette paesi del gruppo Foreign Policy and Global Health che contiene, tra le altre cose, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Allerta massima per il <strong>made in Italy agroalimentare</strong>. Ieri alla Seconda commissione dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;<strong>ONU</strong> è stata presentata la risoluzione introdotta dai sette paesi del gruppo Foreign Policy and Global Health che contiene, tra le altre cose, il contestato paragrafo &#8220;ammazza prodotti tipici&#8221;. Era già stata mitigata nel vertice ONU il 27 settembre la proposta dell&#8217;<strong>OMS</strong> di introdurre tasse, semafori rossi, etichette penalizzanti con giganteschi bollini neri, e restrizioni nel marketing su &#8220;cibi e bevande non salutari&#8221;. Cibi non salutari che, secondo i tecnici dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, sono quelli che superano determinate soglie di sale, grassi e zuccheri. Un&#8217;indicazione che, se approvata, penalizzerebbe in maniera sostanziale tutte le eccellenze alimentari italiane: olio extravergine d&#8217;oliva, prosciutto, formaggi, pasta, vini e dolci.</p>
<p>Nelle prossime settimane cominceranno i negoziati sulla risoluzione per cercare di individuare una posizione comune. Dovranno concludersi entro il 14 dicembre, data dell&#8217;ultima convocazione dell&#8217;anno per la Seconda Commissione. Saranno portati avanti dai <strong>sette paesi firmatari</strong> (Brasile, Francia, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia, Senegal) che discuteranno separatamente con Unione europea, Stati Uniti, con il G7, e con gli altri paesi membri ONU. Per quella data si capirà se la risoluzione verrà presentata all&#8217;Assemblea generale per il voto.</p>
<p>La Rappresentanza italiana all&#8217;ONU è già al lavoro per cercar di far gruppo con altri paesi europei e trovare una posizione comune sul contestato paragrafo contro i prodotti tipici dell&#8217;agroalimentare. Il <strong>punto fondamentale di opposizione</strong>, spiegano i diplomatici italiani, è che non si può andare a ridiscutere dopo sole sette settimane un principio che è stato approvato ai massimi livelli dai capi di stato e di governo. Questa sarà probabilmente la posizione europea. Ma il rischio che il provvedimento possa passare è alto perché è contenuto in una risoluzione molto più ampia che interessa da vicino proprio i piccoli paesi raggruppati nel G7.</p>
<p>Se dovesse essere approvata la risoluzione così come è ora tutti i paesi, sarebbero autorizzati ad apporre <strong>etichette con giganteschi bollini neri o semafori rossi</strong> su cibi e bevande, come quelle delle sigarette, che ammazzerebbero l&#8217;<strong>export agroalimentare</strong> made in Italy. Una voce importantissima per l&#8217;economia italiana che vale oltre 41 miliardi di euro l&#8217;anno e che è in crescita.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 ORE</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/11/20181113_RS_SOLE-24-ORE_ONU.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Indicazioni Geografiche: la Commissione UE su etichette sostiene posizione italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 12:21:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea, rispondendo a una interrogazione dell&#8217;On. Mara Bizzotto, per bocca del commissario all&#8217;agricoltura, interviene sulle questioni delle etichette e delle politiche discriminatorie contro gli alimenti DOP e IGP, a seguito dei tentativi di  forzatura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> Commissione europea</strong>, rispondendo a una interrogazione dell&#8217;On. Mara Bizzotto<strong>, </strong>per bocca del commissario all&#8217;agricoltura, interviene sulle questioni delle etichette e delle politiche discriminatorie contro gli alimenti <strong>DOP e IGP</strong>, a seguito dei tentativi di  forzatura da parte dell&#8217;<strong>OMS</strong>.</p>
<p>Il Terzo Forum di Alto Livello sulle <strong>malattie non trasmissibili</strong> dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite del 27 settembre 2018 ha adottato la dichiarazione politica che stabilisce impegni per la lotta alle malattie non trasmissibili. Le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette godono di elevati livelli di protezione a norma del regolamento (UE) n. 1151/20121. Il regime è istituito al fine di aiutare i produttori di prodotti legati a una zona geografica, garantendo una giusta remunerazione per le qualità dei loro prodotti, garantendo una protezione uniforme dei nomi in quanto diritto di proprietà intellettuale sul territorio dell&#8217;Unione (contro qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, tra le altre cose) e fornendo ai consumatori informazioni chiare sulle proprietà che conferiscono valore aggiunto ai prodotti.</p>
<p>Il 27 settembre 2018 si terrà una riunione dell&#8217;<strong>Assemblea generale dell&#8217;ONU</strong> sulla prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili. Verrà votata la proposta di risoluzione che, al fine di limitare l&#8217;insorgere di patologie legate a stili di vita scorretti, intende ridurre il consumo di grassi saturi, sale, zuccheri e alcol attraverso la <strong>tassazione dei prodotti agroalimentari</strong> ricchi di zuccheri e grassi, come tanti prodotti <strong>DOP/IGP</strong> «Made in Italy» (tra gli altri, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, olio extravergine d&#8217;oliva), e l&#8217;introduzione di etichette che ne sconsigliano il consumo.</p>
<p>Considerando che queste misure darebbero informazioni incomplete e distorte sulla composizione nutrizionale degli alimenti, penalizzando l&#8217;<strong>etichettatura</strong> delle <strong>Indicazioni Geografiche</strong> e favorendo il consumo di prodotti ottenuti con l&#8217;utilizzo di ingredienti chimici e vista l&#8217;importanza di fornire ai consumatori informazioni corrette e di difendere i produttori italiani ed europei, si chiede alla Commissione:</p>
<ol>
<li>Intende contrastare presso ogni sede e istituzione l&#8217;introduzione di misure che danneggiano l&#8217;immagine dei prodotti agroalimentari «Made in Italy» ?</li>
<li>Come intende rafforzare la tutela delle eccellenze DOP/IGP italiane ed europee dai continui tentativi di distorsione del mercato?</li>
</ol>
<p>Fonte: <a href="https://www.efanews.eu/?utm_medium=email&amp;utm_source=Digest&amp;utm_campaign=2018-11-12T20%3A00%3A02%2B00%3A00&amp;email=774c194881782a534111aab15ff156b2&amp;item=5356" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>EFA News </strong></a></p>
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		<title>ONU e OMS possono mettere a rischio l&#8217;agroalimentare italiano di qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/onu-e-oms-possono-mettere-a-rischio-lagroalimentare-italiano-di-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 13:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ALIMENTAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L &#8216;ONU attacca il made in Italy, il Parmigiano Reggiano DOP e il prosciutto. Li vuole tassare e mostrare sulle confezioni immagini raccapriccianti come per le sigarette: questa la sintesi spicciola di quanto circola da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/onu-e-oms-possono-mettere-a-rischio-lagroalimentare-italiano-di-qualita/">ONU e OMS possono mettere a rischio l&#8217;agroalimentare italiano di qualità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L &#8216;ONU attacca il made in Italy, il <strong>Parmigiano Reggiano DOP</strong> e il prosciutto. Li vuole tassare e mostrare sulle confezioni immagini raccapriccianti come per le sigarette: questa la sintesi spicciola di quanto circola da giorni. C&#8217;è chi accusa l&#8217;OMS di voler demonizzare l&#8217;eccellenza dell&#8217;agroalimentare italiano e chi nega qualsiasi accanimento. La verità? Sta, in modo molto poco originale, nel mezzo.</p>
<p><strong>Made in Italy</strong></p>
<p><strong>Né OMS né ONU hanno mai preso di mira in modo diretto ed esplicito i prodotti italiani</strong>. Si stanno però seriamente discutendo alcune iniziative che dovrebbero sfociare in una dichiarazione politica, con voto, il 27 settembre durante l&#8217;High Level Meeting delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili. Un documento non vincolante ma comunque espressione di capi di Stato e di governo. Il contenuto riguarda i prodotti d&#8217;eccellenza italiani come centinaia in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Contenuti</strong></p>
<p>Si discute da tempo di due misure: <strong>tassazione dei prodotti considerati insalubri ed etichettatura &#8220;a semaforo&#8221;</strong>, o simile, che avvisi il consumatore. Molti giornali hanno ripreso come fonte dell&#8217;allarme (&#8220;Parmigiano dannoso come le sigarette&#8221;) un rapporto OMS (&#8220;Time to deliver&#8221;) sulle malattie non trasmissibili. Nel testo non ci sono riferimenti ai prodotti italiani, ma una serie di consigli ai governi. Tra questi, anche suggerimenti di una &#8220;tassazione simile a quella su alcool e tabacco per altre sostanze non salutari qualora vengano accertate concentrazioni non sane&#8221;.</p>
<p><strong>Il documento</strong></p>
<p>A livello istituzionale, la polemica scaturisce però da un altro documento, iniziato a circolare circa dieci giorni fa dopo una audizione pubblica a New York in cui associazioni e movimenti dei consumatori erano stati invitati a fornire il proprio contributo. È il cosiddetto pre-zero draft outcome document, una versione iniziale della dichiarazione che l&#8217;OMS manda all&#8217;ONU per avviare i negoziati tra i circa 200 ambasciatori OMS che dovranno poi produrre la versione finale. In quel documento <strong>si fa esplicito riferimento alle misure fiscali e alle etichette di allerta front e retro pack e si fa riferimento alle full fiscal powers, leve fiscali per alzare i prezzi proprio come per le sigarette</strong>.</p>
<p><strong>La replica</strong></p>
<p>&#8220;Le notizie di bollini neri su tale o tal altro alimento non sono corrette &#8211; ha detto nei giorni scorsi <strong>Francesco Branca</strong>, direttore del dipartimento di nutrizione dell&#8217;OMS per la salute e lo sviluppo -. L&#8217;OMS non criminalizza determinati cibi ma raccomanda politiche che promuovano un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi&#8221;. E come? &#8220;Anche con un&#8217;etichettatura dei prodotti in grado di fornire chiare informazioni sul loro contenuto. Anche le politiche dei prezzi possono essere utili&#8221;. Una smentita che, nella sua genericità, non smentisce il rischio.</p>
<p><strong>Il dossier</strong></p>
<p><strong>Insieme al documento dell&#8217;ONU, infatti, ne circolano altri due</strong>: uno in cui l&#8217;Ufficio Panamericano dell&#8217;OMS (<a href="https://www.paho.org/hq/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">PAHO</a>) include l&#8217;uso di etichette warning e ladefinizione di una politica di tassazione su alimenti o bevande considerati non salutari e una lettera del direttore generale dell&#8217;OMS (dell&#8217;8 dicembre 2017) spedita al presidente del Perù in cui si elogia la nuova legge nazionale sulla prevenzione alimentare: &#8220;Le indicazioni &#8216;alto in sale o in zucchero&#8217; possono essere utili per migliorare le abitudini alimentari&#8221; si legge.</p>
<p><strong>Il salto logico</strong></p>
<p>È qui che si forma il salto logico che ha portato ai titoli allarmistici: in alcuni Paesi, il <strong>Grana Padano DOP</strong> o il prosciutto sono bollinati in nero e con la scritta &#8220;alto in sale&#8221;, lasciando, parallelamente, incolumi prodotti come ad esempio le sfoglie di formaggio fuso light che, seppur prive di zuccheri e grassi e sale in eccesso, sono comunque chimicamente manipolate. <strong>Si pensi all&#8217;olio d&#8217;oliva, spiegano le associazioni per la tutela del Made in Italy: avrebbe un bollino rosso o nero</strong>, mentre la Coca cola light sarebbe verde. Un paradosso difficile da negare.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Fatto Quotidiano</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/07/20180723_IL-FATTO-QUOTIDIANO.pdf">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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