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	<title>Federalimentare &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Federalimentare &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Cibo made in Italy simbolo nel mondo per 94% italiani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cibo-made-in-italy-simbolo-nel-mondo-per-94-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 07:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati della ricerca federalimentare-censis presentata a parma per cibus testimoniato la centralità del comparto agroalimentare che traina l&#8217;economia del Paese con 193 miliardi di valore L&#8217;industria alimentare italiana al centro dell&#8217;economia del Paese e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I dati della ricerca federalimentare-censis presentata a parma per cibus testimoniato la centralità del comparto agroalimentare che traina l&#8217;economia del Paese con 193 miliardi di valore</em></p>
<p>L&#8217;industria alimentare italiana al centro dell&#8217;economia del Paese e cruciale per l&#8217;<strong>esportazione del &#8216;made in Italy&#8217; nel mondo</strong>. È quanto emerge da una ricerca condotta da Federalimentare e Censis e presentata oggi nel corso dell&#8217;assemblea di Federalimentare nell&#8217;ambito della kermesse Cibus a Parma</p>
<p>&#8220;<strong>L&#8217;industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali</strong>&#8220;, questo il titolo dell&#8217;indagine, ha evidenziato la centralità dell&#8217;industria alimentare e del Made in Italy e l&#8217;importanza delle future scelte in Europa. Nel dettaglio, per il 93% degli italiani l&#8217;industria alimentare è sinonimo di sviluppo sociale ed economico, per il 94% il Made in Italy è uno dei principali ambasciatori dell&#8217;italianità nel mondo e un traino per l&#8217;economia grazie a un export che ha raggiunto i<strong> 53 miliardi</strong> di valore nel 2023, mentre per l&#8217;89% servono azioni più incisive a supporto della competitività delle imprese europee nei confronti di quelle extra europee. Insomma gli italiani credono nel settore ma serve anche un contributo da parte dell&#8217;<strong>Europa</strong>.</p>
<p>Intanto, però, il <strong>mercato</strong> vola: l&#8217;industria alimentare è infatti oggi al primo posto dei settori manifatturieri per valore del fatturato e al secondo posto sia per numero di imprese che di addetti, con un valore pari a 193 miliardi di euro, cioè il 15,6% del totale del fatturato dei settori industriali. Nel periodo 2013-2023, il fatturato di alimentari e bevande è aumentato del 31,3%, con 60.400 imprese per 464 mila addetti.</p>
<p>La<strong> spesa delle famiglie</strong> per prodotti alimentari e bevande ammonta a <strong>195 miliardi di euro</strong> e risulta pari al 15,2% del totale spesa delle famiglie per consumi, quota più alta di Paesi omologhi come Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi.</p>
<p>Un pezzo importante di questi dati poi viene dall&#8217;<strong>export</strong>, che è aumentato del 57,3% nel 2013-2023 e del 148,5% nel 2003-2013. Tra le aree geografiche di destinazione, il 56,2% è andato nei mercati Ue e il 14,9% nei Paesi extraeuropei. Numeri che fanno del Made in Italy ormai una potenza economica che l&#8217;anno passato ha raggiunto un valore di oltre 380 miliardi di euro, più di due terzi del totale del valore dell&#8217;export italiano nell&#8217;anno indicato. Un&#8217;etichetta che quasi il 91% dei cittadini definisce &#8220;espressione dell&#8217;orgoglio italiano&#8221; e il 94% &#8220;uno dei principali ambasciatori dell&#8217;italianità nel mondo&#8221;.</p>
<p>Insomma, emerge un settore strategico per l&#8217;Italia, che ancora &#8220;cresce ancora troppo poco e solo negli ultimi mesi sta ritrovando un po&#8217; di vocazione alla crescita- sottolinea <strong>Giorgio De Rita</strong>, segretario generale del Censis- una crescita che l&#8217;Italia sta ritrovando grazie all&#8217;industria e soprattutto all&#8217;alimentare italiano, condizionata da una dimensione europea che diventa sempre più significativa&#8221;.</p>
<p>Allo stesso tempo però, secondo la ricerca, gli italiani pensano che anche l&#8217;Europa debba fare la propria parte per <strong>tutelare</strong> questo patrimonio: l&#8217;84,9% è convinto che occorra innalzare barriere alle merci che arrivano da Paesi con regole sanitarie e di sicurezza inadeguate rispetto a quelle imposte alle imprese Ue, e oltre l&#8217;89% pensa che l&#8217;Unione Europea dovrebbe affiancare le imprese dei Paesi membri nel loro sforzo per diventare più competitive rispetto a quelle dei Paesi non Ue.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ansa.it/amp/emiliaromagna/notizie/2024/05/07/federalimentaremade-in-italy-simbolo-nel-mondo-per-94-italiani_e411282c-a7ba-42e1-9b9f-a8ceb299e9c5.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ansa</strong></a></p>
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		<title>Enogastronomia: il made in Italy vale 65 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/enogastronomia-il-made-in-italy-vale-65-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Conti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 07:33:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217; Italia è uno dei Paesi con la più alta densità di eccellenze eno-gastronomiche al mondo Da Nord a Sud, Isole comprese, non c&#8217;è regione che non si distingua per l&#8217;identità culinaria e per il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217; Italia è uno dei Paesi con la più alta densità di eccellenze eno-gastronomiche al mondo</em></p>
<p>Da Nord a Sud, Isole comprese, non c&#8217;è regione che non si distingua per l&#8217;identità culinaria e per il patrimonio dei suoi alimenti. Dall&#8217;olio al formaggio, dalla frutta al vino: sono oltre cinquemila i prodotti agroalimentari tradizionali censiti dal <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/202" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste</strong></a>. I giacimenti agro-alimentari costituiscono un caposaldo dell&#8217;economia domestica e sono uno dei tesori di inestimabile valore su cui l&#8217;Italia e il Mezzogiorno possono fare sicuro affidamento per crescere, creare ricchezza e generare occupazione.</p>
<p><strong>I giacimenti eno-gatronomici raccontano il territorio</strong></p>
<p>Ognuno di questi giacimenti racconta la storia di un territorio, esprime l&#8217;anima di un luogo e racchiude un sapere che da secoli viene tramandato da famiglie di produttori, siano essi artigiani o micro imprenditori del <strong>Made in Italy</strong>. Genuini e semplici, i prodotti agro-alimentare tipici sono protagonisti indiscussi della dieta mediterranea, apprezzata in tutto il mondo e fra i capisaldi nel paniere dell&#8217;economia nazionale. Dice in proposito <strong>Giuseppe De Rita, sociologo e presidente del Censis</strong>. &#8220;L&#8217;immagine dell&#8217;Italia, soprattutto dei suoi prodotti agroalimentari, possiede un&#8217;aura che va al di là della realtà delle cose. Un&#8217;idea fatta di desideri e sogni, non solo d&#8217;informazioni concrete e circostanziate&#8221;.</p>
<p>In base ai dati dei conti economici nazionali aggiornati a settembre 2023 dall&#8217;Istat, la ricchezza prodotta dal <strong>settore agro-alimentare</strong> si attesta in valore assoluto a 65,953 miliardi di euro e rappresenta il <strong>3,8% del totale dell&#8217;economia nazionale</strong>. E il Rapporto Federalimentare &#8211; Censis, presentato a maggio scorso, ci ricorda che l&#8217;industria alimentare mette in campo 60mila imprese, che impiegano 464mila addetti e generano 50 miliardi di export in valore. Nelle graduatorie dei settori manifatturieri italiani è al primo posto per fatturato, al secondo posto per numero di imprese, per addetti e anche per l&#8217;export in valore.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Quotidiano del Sud</strong></p>
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		<item>
		<title>Made in Italy, stop al sottocosto e trasparenza sui prezzi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-stop-al-sottocosto-e-trasparenza-sui-prezzimade-in-italy-stop-al-sottocosto-e-trasparenza-sui-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 07:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente di Filiera Italia: al tavolo anche i produttori di energia Mettere d&#8217;accordo l&#8217;industria della trasformazione, da Federalimentare a Centromarca, con la grande distribuzione sul tipo di freno da mettere ai prezzi si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Presidente di Filiera Italia: al tavolo anche i produttori di energia </em></p>
<p>Mettere d&#8217;accordo l&#8217;industria della trasformazione, da <strong>Federalimentare</strong> a <strong>Centromarca</strong>, con la <strong>grande</strong> <strong>distribuzione</strong> sul tipo di freno da mettere ai <strong>prezzi</strong> si è rivelato più difficile del previsto. Il ministero si è riservato di decidere come procedere. La matassa è ingarbugliata. Tra quelli che avrebbero qualche idea sul come scioglierla c&#8217;è <strong>Luigi</strong> <strong>Scordamaglia</strong>, presidente di <strong>Filiera</strong> <strong>Italia</strong>, un&#8217;associazione che proprio in quanto sintesi delle <strong>filiere</strong> ha visione sulle <strong>esigenze dei produttori agricoli</strong> come su quelle dei <strong>trasformatori industriali</strong>.</p>
<p>In passato Scordamaglia è stato anche presidente di <strong>Federalimentare</strong>. Le associazioni delle imprese di trasformazione si appellano alla concorrenza. Come si può sbloccare la situazione? &#8220;Francamente non vedo nessun problema di concorrenza. E positivo e apprezzabile lo sforzo che il ministro Urso sta facendo per contenere l&#8217;inflazione. Bisogna però a mio parere fare una netta distinzione tra i casi in cui i prezzi sono aumentati perché le aziende hanno ampliato i margini e quelli in cui a monte ci sono oggettivi aumenti dei costi di produzione&#8221;.</p>
<p>Certo. Ma chi va a controllare? &#8220;Bisogna strutturare Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, un ente pubblico, ndr;) affinché sia in grado di fare un&#8217;analisi dei costi in tempo reale delle principali filiere&#8221;. Non è un compito da poco. Ismea dovrebbe attrezzarsi e questo richiede tempo. Il problema dei prezzi invece è adesso.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere della Sera</strong></p>
<p><em>Crediti foto: Istock</em></p>
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		<item>
		<title>Export alimentare raddoppiato in dieci anni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/export-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 07:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il made in Italy agroalimentare italiano vola all&#8217;estero, ma incombono alcuni ostacoli legati all&#8217;aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime e al rischio di imitazioni Entro la fine di quest&#8217;anno il made in Italy agroalimentare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Il made in Italy agroalimentare italiano vola all&#8217;estero, ma incombono alcuni ostacoli legati all&#8217;aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime e al rischio di imitazioni</em></p>
<p>Entro la fine di quest&#8217;anno il made in Italy agroalimentare dovrebbe sfondare il tanto atteso tetto dei 5o miliardi di euro di esportazioni, &#8220;<em>ma se negli ultimi dieci anni i consumi interni sono calati dello% nello stesso periodo le esportazioni sono aumentate del 92%&#8221;</em>, ha detto Ivano Vacondio, presidente di <a href="http://www.federalimentare.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Federalimentare</a>, intervenendo alla tavola rotonda dedicata al food &amp; wine italiano durante la seconda giornata del Made in Italy Summit 2021.</p>
<p>Sulla corsa del cibo e del vino italiano all&#8217;estero, però, incombono alcuni ostacoli. Il primo è l&#8217;aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime: &#8220;<em>Noi siamo un paese di trasformatori, compriamo le materie prime dall&#8217;estero</em> &#8211; ha ricordato Vacondio &#8211;<em> io temo che questo aumento dei costi non sia una bolla, ma un fenomeno inflattivo strutturale&#8221;</em>.</p>
<p>Il secondo è il rischio imitazioni: &#8220;<em>Per quanto il nostro export cresca, c&#8217;è un Italian sounding che cresce più di noi</em> &#8211; ha detto Luigi Scordamaglia, consigliere delegato della Fondazione Filiera Italia &#8211;<em> negli Usa ogni cinque prodotti con la bandiera italiana, quattro sono finto made in Italy. Dobbiamo presidiare legalmente le nostre produzioni&#8221;</em>.</p>
<p>Per certi versi, lo sviluppo del turismo può rivelarsi un&#8217;utile arma di contrasto all&#8217;Italian sounding: &#8220;<em>Il vino dovrebbe raggiungere i 7 miliardi di export quest&#8217;anno</em> &#8211; ha ricordato Stefano Ricagno, vicepresidente senior per il <a href="https://www.astidocg.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio per la tutela dell&#8217;Asti Spumante e del Moscato d&#8217;Asti DOP</a> -. <em>Un modo efficace per fare promozione è quello di puntare sul turismo enogastronomico, che è anche uno strumento per combattere l&#8217;Italian sounding poiché fa conoscere ai consumatori stranieri quale è il vero prodotto made in Italy&#8221;</em>.</p>
<p>Il 90% dell&#8217;export agroalimentare italiano, poi, è fatto solo dal 5% delle imprese del settore: &#8220;<em>Siamo un Paese di aziende piccole e medie</em> &#8211; ha ricordato Marco De Matteis, amministratore delegato della De Matteis Agroalimentare, che in Campania produce tra le altre cose la pasta a marchio Armando -. <em>Per andare all&#8217;estero, abbiamo bisogno di un sistema Paese che difenda i nostri asset e combatta le mode alimentari nuove, che possono condizionare a lungo termine l`appeal del made in Italy alimentare&#8221;.</em></p>
<p>Contrastare trend come quelli della carne sintetica, ad esempio. Ma anche gli attacchi alla dieta mediterranea, accusata di non essere sostenibile: &#8220;<em>La verità</em> &#8211; ha detto Vacondio &#8211; <em>è che dietro queste accuse si nasconde un tentativo di cambiare le regole per mettere i bastoni tra le ruote alla competitività dei prodotti italiani nel mondo&#8221;</em>.</p>
<p>Per il settore agroalimentare, quello della sostenibilità è un tema sensibile: &#8220;Diventa un&#8217;opportunità quando è competitiva &#8211; ha spiegato Scordamaglia &#8211; <em>l&#8217;Italia infatti è seconda al mondo per robot utilizzati nel settore alimentare e stiamo diventando modello globale anche per il precision farming. Quella che invece non va bene è la sostenibilità di tipo ideologico, che chiede di smettere di inquinare semplicemente smettendo di produrre&#8221;.</em></p>
<p>Soprattutto, essere sostenibili ha un costo: <em>&#8220;Chi non è d&#8217;accordo ad avere un mondo migliore?- </em>ha aggiunto Ivano Vacondio-.<em> Ma la sostenibilità è fatta di tre gambe: ambientale, economica e sociale. Sta in piedi solo se si garantiscono tutte e tre&#8221;</em>.</p>
<p>Semplificando, la via della sostenibilità può essere quella di &#8220;<em>mangiare un po&#8217;meglio, un po&#8217; meno ma italiano</em>&#8220;, ha detto Scordamaglia. Un pensiero condiviso anche da Melissa Forti, pasticciera, chef e imprenditrice italiana all&#8217;estero:<em> &#8220;I consumatori cercano già di mangiare meno e spendere meglio, ma si tratta di una vera e propria questione culturale per la quale fare educazione. Ovunque sono andata nel mondo però, da Dubai alla Germania, quando si parla di Italia gli occhi si sgranano e le persone sorridono. Perché siamo sinonimi di lifestyle e qualità&#8221;.</em></p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/10/document8.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cibus, altri due ministri a tu per tu con le filiere</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cibus-altri-due-ministri-a-tu-per-tu-con-le-filiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 07:35:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;inaugurazione di ieri, con l&#8217;ssemblea di Federalimentare, prosegue il ricco programma dei convegni di Cibus 2021: previsto per oggi l&#8217;intervento di Patuanelli Mercoledì 1 settembre «11 Made in Italy agroalimentare e le Indicazioni Geografiche. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo l&#8217;inaugurazione di ieri, con l&#8217;ssemblea di Federalimentare, prosegue il ricco programma dei convegni di Cibus 2021: previsto per oggi l&#8217;intervento di Patuanelli </em></p>
<p><strong>Mercoledì 1 settembre</strong></p>
<p><em>«11 Made in Italy agroalimentare e le Indicazioni Geografiche. Le strategie per spingere la crescita</em>» è l&#8217;incontro delle 10,30 in sala Plenaria (pad. diviso in due panel: alle 10,30 «<em>Il ruolo della filiera Dop e Igp in Europa e in Italia</em>» e alle 11,45 «<em>Il ruolo della distribuzione e della finanza per le Indicazioni Geografiche</em>». Organizza Food Trend Foundation, in collaborazione con <strong>Fondazione Qualivita</strong>, <strong>Origin Italia</strong>, <strong>Origin</strong> e <strong>Afidop</strong>.</p>
<p>Le due tavole rotonde sono moderate da <strong>Paolo De Castro</strong>, coordinatore del Gruppo S&amp;D, Comagri, PE.</p>
<p>Il direttore di Qualivita <strong>Mauro Rosati</strong> illustrerà i dati socio-economici aggiornati del comparto, con alcuni approfondimenti sui temi prioritari per lo sviluppo delle Indicazioni Geografiche nei nuovi scenari post Covid-19 (streaming su Youtube).</p>
<p>Le conclusioni sono affidate a <strong>Stefano Patuanelli</strong>, ministro delle Politiche agricole, che interverrà anche al dibattito di Confagricoltura delle 15, sempre in sala Plenaria, sul tema <em>«L&#8217;informazione nutrizionale in Europa fra rischi ed opportunità</em>».</p>
<p>Oggi alle 16 nella sala Pietro Barilla c&#8217;è poi la tavola rotonda <em>«Filiera HoReCa: un confronto diretto per riscrivere le regole»</em>, organizzata da Dolcitalia. Alle 16,30 in sala Workshop (pad. 4) «La filiera delle bevande analcoliche, rischi ed opportunità», di Assobibe e Confagricoltura.</p>
<p><strong>Giovedì 2 settembre</strong></p>
<p>Alle 10 in sala Workshop a esperti a confronto con Federalimentare su <em>«L&#8217;efficienza energetica nella catena del freddo. Benefici e prospettive per l`industria agroalimentare: il Progetto Euro peo ICCEE».</em> Evento su invito.</p>
<p>Sala Plenaria (pad. 1), ore 10,30: «<em>Farm to fork: food waste and sustainability in Europe»</em>, in collaborazione con Plug and Play Italy.</p>
<p>Alle 12 il Pnrr e gli strumenti per i giovani imprenditori dell&#8217;agroalimentare sono al centro del dibattito del gruppo Giovani imprenditori di Federalimentare e Confagricoltura, mentre alle 16,30 in sala Pietro Barilla si parla di <em>«Filiera del Made in Italy: origine, qualità, sostenibilità</em>» (organizzano Grande Impero con Confagricoltura).</p>
<p><strong>Venerdì 3 settembre</strong></p>
<p>La giornata conclusiva di Cibus si apre con la presenza di un altro ministro, dopo <strong>Luigi Di Maio</strong> (Esteri, ieri in collegamento video) e <strong>Stefano Patuanelli</strong> (Politiche agricole oggi), <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>, ministro dello Sviluppo economico, partecipa all`incontro <em>«World Food Forum. Le sfide delle transizioni climatiche, digitali, sociali, le risorse finanziarie previste: l&#8217;impatto per le aziende (focus Italia)»</em>.</p>
<p>Appuntamento alle 10 in sala Plenaria, padiglione 1. Alla stessa ora, nella sala Pietro Barilla, «<em>Università di Parma e sostenibilità alimentare</em>»: focus su ricerca, didattica e formazione imprenditoriale a supporto del food system.</p>
<p>Sempre in sala Pietro Barilla, alle I0,15, «<em>Innovare o decrescere? Quale strada imboccare per la sostenibilità alimentare?</em>». Il dibattito è a cura di Le Village by CA Parma e Università di Parma in collaborazione con ministero degli Esteri, Ice Agenzia, Art-Er e Federalimentare.</p>
<p>Altri dettagli sulle singole iniziative e sul Salone internazionale dell&#8217;alimentare sono sul sito www.cibusit.</p>
<p>Fonte: <strong>Gazzetta di Parma</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/09/Gazzetta-di-Parma-Cibus.pdf">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Agroalimentare verso il record: l&#8217;export va oltre i 50 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-verso-il-record-lexport-va-oltre-i-50-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2021 07:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Cibus]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vacondio (Federalimentare): nel secondo semestre prevista una crescita dell&#8217;agroalimentare del 15%, sarà il migliore della nostra storia. Tutti gli occhi sono puntati su Cibus quest&#8217;anno, e non solo quelli del mondo agroalimentare. Dall&#8217;ok che il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vacondio (Federalimentare): nel secondo semestre prevista una crescita dell&#8217;agroalimentare del 15%, sarà il migliore della nostra storia.</em></p>
<p>Tutti gli occhi sono puntati su <strong>Cibus</strong> quest&#8217;anno, e non solo quelli del <strong>mondo agroalimentare</strong>. Dall&#8217;ok che il governo ha dato a metà giugno alla riapertura delle fiere in Italia, quella che comincia oggi a Parma è infatti la prima, grande fiera internazionale a ripartire in presenza. Si spiega così la presenza di ben quattro ministri: quello degli Esteri Luigi di Maio, dell&#8217;Agricoltura Stefano Patuanelli, dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e delle Politiche giovanili Fabiana Dadone.</p>
<p>Attese tra gli stand, da oggi e fino al 3 di settembre, ci sono <strong>2mila aziende</strong> e <strong>4omila operatori</strong>, tra <strong>buyer nazionali ed esteri</strong>. Inutile nasconderlo, rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;estate ora la variante Delta fa paura e qualche defezione è arrivata: «<em>Sarà un Cibus un po&#8217; dimagrito, ma assolutamente importante per tutta la filiera</em>», sostiene <strong>Ivano Vacondio</strong>, presidente di <a href="http://www.federalimentare.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Federalimentare</strong></a>, tra i grandi stakeholder del salone, che oggi a Parma terrà anche la sua assemblea annuale. Durante il lockdown, per colpa della chiusura di bar e ristoranti, non sono poche le aziende del settore alimentare che hanno perso fino al 3o% del fatturato. Ma la fine del 2021 si preannuncia positiva: «<em>Il secondo semestre dell&#8217;anno farà segnare una crescita del 15% su base annua e sarà il migliore di tutta la storia dell&#8217;agroalimentare</em> &#8211; assicura Vacondio &#8211; <em>non solo: era il 2019, quando dissi che l`export italiano di food sarebbe stato in grado di toccare il traguardo dei 5o miliardi di euro. Poi è arrivato il Covid, e ogni previsione è saltata. Ma quest`anno sono abbastanza sicuro che sia la volta buona e che ce la faremo,a sfondare il tetto dei 50</em>».</p>
<p>Secondo gli ultimi <strong>dati Istat</strong>, l&#8217;<strong>export mondiale</strong> di beni di consumo ha registrato già a giugno 2021 un incremento del 15,2% su base annua, mentre su base semestrale l&#8217;aumento tendenziale è stato dell&#8217;11,5%. Il traguardo dei 5o miliardi di esportazioni sembra dunque davvero a portata di mano: di questi, 40 saranno da ascrivere all&#8217;<strong>industria alimentare</strong>, mentre circa 11 miliardi saranno incassati dai prodotti agricoli. Tra i mercati dove l&#8217;Italia sta esportando di più ci sono gli <strong>Stati Uniti</strong>, che hanno fatto registrare +6,4% nel periodo gennaio-aprile dopo il -1,6% dei primi tre mesi.</p>
<p>In Europa, tra le destinazioni a maggior crescita ci sono invece la <strong>Germania</strong> (+2,8%), la <strong>Francia</strong> (+2,0%) e la <strong>Svizzera</strong> (+11,2%), mentre fra i grandi mercati extra-europei i primi quattro mesi dell&#8217;anno sono stati particolarmente propizi in <strong>Cina</strong> (+50,2%), in <strong>Corea del Sud</strong> (+52,4%), in <strong>Vietnam</strong> (+37,3%) e in <strong>Malaysia</strong> (+36,6%).</p>
<p>Anche <strong>Antonio Cellie</strong>, amministratore delegato di <strong>Fiere di Parma</strong>, nonostante le incertezze da variante Delta guarda a questa edizione di Cibus con ottimismo: «<em>Rispetto ad altri anni, avremo una concentrazione di nuovi prodotti incredibile. Sarà che per colpa del lockdown sono due anni che le imprese italiane non hanno avuto l&#8217;occasione di mostrare in vetrina le loro novità, ma tra gli stand mi aspetto un&#8217;esibizione corale dell&#8217;italica capacità di innovazione mai vista nelle precedenti edizioni</em>». Rispetto agli altri anni, questa volta partecipano anche molti più marchi della grande distribuzione: «<em>Ci sono quasi tutti</em> &#8211; dice Cellie &#8211; <em>anche perché quest&#8217;anno a Bologna non c`è stata Marca, che è la fiera specifica della Gdo</em>».</p>
<p>Chi manca davvero, invece, sono i <strong>grandi compratori</strong> americani e quelli cinesi: «<em>Tra i buyer provenienti dalle sponde dei due oceani</em> &#8211; ammette Cellie &#8211; <em>abbiamo dovuto incassare una riduzione della partecipazione del 60%. C`è poco da fare, nonostante i vaccini le condizioni sanitarie mondiali ancora non permettono una certa facilità di spostamento. Gli europei però ci sono, e abbiamo anche avuto conferme sorprendenti: per esempio, ci sono molti operatori dell`Est Europa, così come ci sono parecchi spagnoli, tradizionalmente poco presenti a Cibus</em>». Per il comparto agroalimentare questo di Parma è soltanto il primo di una serie di grandi appuntamenti, perché da qui alla fine dell&#8217;anno il calendario fieristico è piuttosto serrato, sia in Italia che all&#8217;estero. Già il 7 settembre a Rimini aprirà i battenti Macfrut, la fiera dell`ortofrutta, e subito dopo Bologna ospiterà Sana, il salone dedicato al biologico. Ottobre, soprattutto, sarà il mese clou, con tre delle più importanti kermesse del comparto concentrate in pochi giorni: il Vinitaly di Verona, Tuttofood di Milano e l&#8217;Anuga di Colonia.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/08/20210831_RS_ILSOLE24ORE.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Cibus, un grande ritorno</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cibus-un-grande-ritorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 07:36:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Agroalimentare, martedì aprirà i battenti la ventesima edizione di Cibus: alle Fiere quattro giorni di proposte, progetti e confronti La ventesima edizione di Cibus, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, si aprirà a Parma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Agroalimentare, martedì aprirà i battenti la ventesima edizione di Cibus: alle Fiere quattro giorni di proposte, progetti e confronti</em></p>
<p>La ventesima edizione di <strong>Cibus</strong>, organizzata da <strong>Fiere di Parma</strong> e <strong>Federalimentare</strong>, si aprirà a Parma martedì per chiudersi venerdì 3 settembre. Slittata dal 2020, causa pandemia, sarà la prima grande fiera internazionale a riaprire, all&#8217;inizio del secondo semestre del 2021 (Cibus si tiene di norma in maggio). Servirà al <strong>settore agroalimentare</strong> per proporre i nuovi prodotti sui mercati nazionale ed estero, per avvantaggiarsi della ripresa economica, beneficiando anche della spinta del Recovery Plan. Un settore che ha sostenuto i consumi alimentari degli italiani durante il lockdown e sta aumentando, anche nel primo semestre del 2021, i suoi livelli produttivi, come quelli dell&#8217;export, cresciuto dell&#8217;11%.</p>
<p><strong>Attese duemila aziende</strong><br />
Sono attese quasi duemila aziende espositrici, che proporranno migliaia di marchi e oltre 500 nuovi prodotti. Attese decine di migliaia di operatori esteri e top buyer dall`Italia, dall`Europa e dai Paesi d`oltremare. «<em>Da troppo tempo i responsabili acquisti della distribuzione nazionale e internazionale non incontravano i loro fornitori, non si recavano presso le facilities e i territori</em> &#8211; ha spiegato <strong>Antonio Cellie</strong>, ceo di Fiere di Parma -. <em>Inoltre anche le fiere dovevano essere all`altezza dei loro clienti che da febbraio 2020 non si sono mai fermati continuando non solo a produrre, ma anche a innovare. Questo sforzo, che oggi vediamo coronato da un boom delle esportazioni, meritava un palco come Cibus, che da quasi 40 anni è la piattaforma di riferimento per l`Agroalimentare Italiano. A Parma dal 31 agosto si torna dunque a fare fiere in Italia, per dimostrare ai mercati come si possa continuare a innovare, contribuire all` ambiente, conquistare nuovi mercati esteri e battere la contraffazione. A Cibus parleremo della omnicanalità, ovvero l`integrazione tra gli acquisti offline e on line, del rapporto tra territori e imprese in Italia e all`estero, delle start-up che stanno concretamente elaborando l`evoluzione dell`offerta food&amp;beverage, di cosa sia effettivamente la filiera agroalimentare italiana, cioè un patrimonio delle decine di migliaia di imprese che dal dopoguerra hanno portato in tutto il mondo i nostri brand e i nostri prodotti, molti dei quali DOP e IGP</em>».</p>
<p><strong>Grande fiera in presenza</strong><br />
La fiera consentirà alle aziende alimentari di presentare i nuovi prodotti e riprendere in presenza il dialogo con i buyer, mai interrotto ma limitato al virtuale. Dunque una fiera di grande peso e rilevanza, come ha sottolineato <strong>Ivano Vacondio</strong>, presidente di <a href="http://www.federalimentare.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Federalimentare</strong></a>: «<em>Questa edizione di Cibus è simbolica per il nostro settore alimentare perché, come prima grande manifestazione fieristica a tornare in presenza, dimostra che il comparto del food&amp;beverage ha tutte le carte in regola per trainare la ripartenza. E il raggiungimento dell`obiettivo di 50 miliardi di export agroalimentare entro la fine dell`anno è, in questo senso, un segnale forte. Cibus sarà dunque un momento di confronto sul settore, con uno sguardo alle opportunità, ma anche alle minacce che rischiano di danneggiare le nostre eccellenze e da cui dobbiamo assolutamente difenderci. Soprattutto però Cibus rappresenta un nuovo avvio per tutte le aziende dell`industria alimentare che hanno resistito durante la fase pandemica e che ora possono tornare a proporre i prodotti Made in Italy al mondo, certe di trovare dall`altra parte sempre più consumatori in sempre più Paesi</em>».</p>
<p><strong>Inaugurazione con Di Maio</strong><br />
Cibus sarà inaugurato dal convegno di apertura, alle 10,45, con la partecipazione di rappresentanti dell<strong>&#8216;industria alimentare</strong>, dell&#8217;<strong>agricoltura</strong> e della <strong>distribuzione moderna</strong>, e del mondo <strong>politico e istituzionale</strong>, tra cui: Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma; Carlo Maria Ferro, presidente Ice; Ivano Vacondio, presidente Federalimentare; Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma; Alberto Frausin, presidente Federdistribuzione; Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe; Marco Travaglia, vice presidente Centromarca, Francesco Avanzini, direttore generale Conad; Marco Pedroni, presidente Coop Italia; Giorgio Santambrogio, ad Gruppo Végé.</p>
<p><strong>L&#8217;intervento di Bonomi</strong> Nel primo pomeriggio della prima giornata si terrà l&#8217;Assemblea di Federalimentare, cui parteciperanno i capitani dell&#8217;industria alimentare e dove interverrà Carlo Bonomi, presidente di Confindustria ed altri relatosanti, presidente di Confagricoltura; Ettore Prandini, presidente di Coldiretti; Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani; Giorgio Mercuri, presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari; Franco Verracina presidente Copagri; Fabio Pompei, ceo Deloitte Central Mediterranean.</p>
<p><strong>Convegno sul made in Italy</strong><br />
Tra i vari convegni, di particolare importanza quello che si terrà nella mattinata dell&#8217;1 settembre, intitolato «<a href="https://www.cibus.it/programma-convegni-2021/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><strong>Il made in Italy agroalimentare e le Indicazioni Geografiche: le strategie per spingere la crescita</strong></em></a>». Nell&#8217;occasione, verrà delineata l`importanza delle Ig italiane, sempre più richieste non solo sul mercato interno, ma anche sui mercati esteri. Il convegno sarà coordinato dall&#8217;europarlamentare <strong>Paolo De Castro</strong> e vi parteciperanno: <strong>Cesare Mazzetti e Mauro Rosati</strong>, presidente e direttore della <strong>Fondazione Qualivita</strong>; <strong>Cesare Baldrighi</strong>, presidente di <strong>Origin Italia</strong>; <strong>Riccardo Deserti</strong>, direttore <strong>Consorzio Parmigiano Reggiano</strong>; <strong>Claude Vermont des Roches</strong>, presidente di <strong>Origin International</strong>; <strong>Pietro D&#8217;Angeli</strong>, direttore generale <strong>Clai</strong>; <strong>Antonio Auricchio</strong>, presidente <strong>Afidop</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;intervento del ministro Patuanelli</strong><br />
Nella seconda parte del convegno, dopo una relazione di Nomisma su quanto distribuzione e finanza fanno per le indicazioni geografiche, interverranno: il senatore <strong>Stefano Patuanelli</strong>, ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; Francesco Pugliese, ad Conad; Giampiero Maioli, responsabile del Crédit Agricole in Italia.</p>
<p>Fonte: <strong>Gazzetta di Parma</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/08/20210830_RS_GAZZETTADIPARMA.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Dieta Mediterranea nel mirino dell&#8217;ONU</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dieta-mediterranea-nel-mirino-dellonu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 07:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[Nutriscore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Dieta Mediterranea potrebbe trovarsi al centro di un attacco in occasione del Food Systems Summit di New York del prossimo autunno, con l&#8217;indicazione che contiene troppi alimenti di derivazione animale e che è poco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Dieta Mediterranea potrebbe trovarsi al centro di un attacco in occasione del Food Systems Summit di New York del prossimo autunno, con l&#8217;indicazione che contiene troppi alimenti di derivazione animale e che è poco sostenibile per il Pianeta.</em></p>
<p>Non c&#8217;è solo l&#8217;Europa con le etichette <strong>Nutriscore</strong> a mettere i bastoni tra le ruote al successo nel mondo del made in Italy alimentare e non sarebbe la prima volta che la comunità internazionale, attraverso l&#8217;ONU, prova ad attaccare il cibo made in Italy. Già nel 2018 la diplomazia italiana sventò per un soffio il tentativo di far passare il concetto che la <strong>Dieta Mediterranea</strong> facesse male alla salute, perché accusata di favorire le malattie non trasmissibili come per esempio l&#8217;obesità. L&#8217;opinione del presidente di Federalimentare, <strong>Ivano Vacondio</strong>, che ritiene sia necessario muoversi per tempo, per essere certi di bloccare ogni assalto.</p>
<p><strong>Presidente, nell&#8217;era del Green deal la nostra dieta non è dunque sostenibile per l`ambiente?</strong></p>
<p>&#8220;Voglio essere molto chiaro: dal tentativo dell&#8217;Onu di tre anni fa al Nutriscore europeo, fino a quest`ultima critica alla Dieta Mediterranea, sono tutti attacchi che non hanno niente a che fare con gli interessi che dichiarano di voler tutelare. Dietro la questione della salute umana e di quella dell&#8217;ambiente si nasconde il tentativo di frenare la competitività del made in Italy alimentare sui mercati esteri. Le nostre eccellenze nel mondo hanno un successo incredibile, e non tanto per i volumi che abbiamo esportato, quanto piuttosto per la capacità di ricavare dai nostri prodotti una marginalità altissima. Serviamo nicchie di consumatori, noi italiani, ma come per la moda ci collochiamo nel segmento del lusso. Il cibo italiano è uno status symbol. L&#8217;Olanda esporta più di noi? Vero, ma noi dal nostro export sappiamo ricavare di più. In Italia l&#8217;industria alimentare è in grado di mantenere i livelli occupazionali che ha non certo per quello che riesce a vendere nei supermercati nazionali, bensì per quello che guadagna vendendo all&#8217;estero. Dietro la salute e l&#8217;ambiente, si nasconde ben altro: sono le nostre quote di mercato, che fanno gola.</p>
<p><strong>Resta il fatto che quello della sostenibilità è un tema importante e che anche l&#8217;Unione europea ci chiede di investire per ridurre l&#8217;impatto ambientale delle produzioni alimentari.</strong></p>
<p>Sono d&#8217;accordo. Molto abbiamo fatto in questo senso e come industria siamo pronti a fare anche di più. In vent&#8217;anni, per ogni tonnellata di cibo prodotto, abbiamo ridotto del 60% l`acqua utilizzata e del 30% l&#8217;energia elettrica, gli imballaggi e la plastica. Oggi, invece, siamo al lavoro per ridurre la quantità di sali, di zuccheri e di grassi contenuti nei nostri prodotti. E non lo facciamo perché siamo bravi: è il consumatore che ce lo chiede, è lui il nostro faro guida.</p>
<p><strong>Come si sta preparando l&#8217;industria italiana ad affrontare la sfida di New York?</strong></p>
<p>Prima dell&#8217;appuntamento al quartier generale dell&#8217;Onu ci saranno due tappe di avvicinamento: il <strong><a href="https://www.un.org/en/food-systems-summit" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pre-summit del 19 luglio</a></strong>, che giocheremo in casa, a Roma. E ancora prima il G20 di Matera del 29 giugno. Le indicazioni che usciranno da questi vertici verranno portate a New York a ottobre, ed è in queste sedi che noi contiamo di far sentire la nostra voce. Non si può bollare un`intera dieta come nemica dell&#8217;ambiente: noi non mangiamo carne tutti i giorni, come si va per esempio in America. Ma il rischio, se l&#8217;Onu dovesse esprimere un orientamento vincolante a sfavore della Dieta Mediterranea, è che su certi prodotti non si potrà fare pubblicità o si potranno addirittura applicare tasse. Ma io sono convinto che alla fine, come nel 2018, vinceremo.</p>
<p><strong>Sul terreno europeo, invece, la partita per il Nutriscore sembra essere in salita per l&#8217;Italia: dalla Francia alla Germania alla Spagna, sono parecchie le nazioni di peso che si sono schierate dalla parte della famosa etichetta a semaforo.</strong></p>
<p>Al momento dalla parte dell&#8217;Italia, e della sua proposta alternativa di etichetta a batteria, ci sono altri cinque Paesi. Come Federalimentare stiamo contattando tutte le altre associazioni europee del mondo agricolo e di quello industriale per fare un fronte comune. In Germania, per esempio, il governo sarà anche favorevole al Nutriscore, ma le organizzazioni dei contadini sono contrarie. La partita si giocherà soprattutto in Polonia e in Spagna: a Madrid le elezioni hanno cambiato le carte in tavola, e anche qui gli agricoltori sono da sempre contrari al Nutriscore.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/05/20210525_RS_ILSOLE24ORE.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTIOCOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>FIERA PARMA &#8211; Cibus 2021</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/fiera-parma-cibus-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 08:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cibus 2021, la 20esima edizione del Salone Internazionale dell’Alimentazione, si terrà a Parma da martedì 31 agosto a venerdì 3 settembre. Fiere di Parma e Federalimentare hanno fissato le date di Cibus 2021, che si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cibus 2021, la 20esima edizione del Salone Internazionale dell’Alimentazione, si terrà a Parma da martedì 31 agosto a venerdì 3 settembre.</em></p>
<p><strong>Fiere di Parma</strong> e <strong>Federalimentare</strong> hanno fissato le date di <strong>Cibus 2021</strong>, che si terrà da martedì 31 agosto a venerdì 3 settembre. Alla decisione ha concorso anche una valutazione sul processo di vaccinazione in corso in Italia e l’organizzazione dei corridoi aerei per i buyer esteri.</p>
<p>La <strong>20esima</strong> edizione del Salone Internazionale dell’Alimentazione, sarà la fiera della ripartenza dell’agroalimentare italiano, la prima vetrina dell’anno per il <strong>Food &amp; Beverage</strong> nazionale. Saranno esposti i nuovi prodotti che traineranno la ripresa dei consumi interni e dell’export internazionale, in tutte le merceologie: dai salumi ai formaggi, dalla pasta al pomodoro, dall’olio ai prodotti da forno, dal beverage al grocery, dai surgelati ai prodotti locali.</p>
<p>La riapertura di Cibus (l’edizione del 2020 è stata cancellata a causa della pandemia) coincide con una ripresa dell’<strong>export</strong> dell’agroalimentare. I dati <strong>Istat</strong>, elaborati da Federalimentare, già riferiscono di una sostanziale tenuta nel 2020 (+0,1% nei primi 10 mesi del 2020), che dovrebbe evolvere in una crescita significativa nel primo semestre 2021. Il che lascia ben sperare su un cospicuo afflusso di <strong>buyer internazionali</strong>; infatti è stato allocato un budget record per favorire l’incoming (viaggi e permanenza dei buyer esteri).</p>
<p>Un dialogo, quello con i buyer esteri, che non si è mai interrotto nei mesi più difficili della pandemia. Grazie al consolidamento della piattaforma <strong>B2B My Business Cibus</strong>, ai webinar di Cibus Lab e alla partecipazione di Cibus alla fiera Food Hotel China di Shanghai (lo scorso novembre) e al Gulfood 2021 a Dubai il 21 febbraio.</p>
<p>A Cibus 2021 sono attese circa <strong>tremila</strong> aziende espositrici italiane e saranno presenti tutti gli attori della filiera agroalimentare. La fiera rappresenterà anche un’occasione per <strong>analizzare</strong> i grandi cambiamenti accelerati dalla pandemia, sia a livello produttivo sia a livello di consumi. I convegni saranno organizzati in una cornice unica, <strong>Cibus Forum</strong>, per sottolineare la continuità con quanto elaborato nel Cibus Forum del settembre 2020.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.foodweb.it/2021/02/cibus-2021-si-terra-dal-31-agosto-al-3-settembre/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Food</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Decreto Rilancio: per il vino 150 milioni di euro, il totale agricoltura a 1,15 miliardi di euro</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2020 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Teresa Bellanova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha illustrato venerdì le misure per il settore agricolo al webinar organizzato da Ismea “Rilanciamo l’Agricoltura”, insieme a tutti i presidenti delle organizzazioni delle imprese della filiera agroalimentare: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Ministra delle Politiche agricole <strong>Teresa Bellanova</strong> ha illustrato venerdì le misure per il settore agricolo al webinar organizzato da <a href="http://www.ismea.it/istituto-di-servizi-per-il-mercato-agricolo-alimentare" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ismea</strong> </a>“<strong>Rilanciamo l’Agricoltura</strong>”, insieme a tutti i presidenti delle organizzazioni delle imprese della filiera agroalimentare: Giorgio Mercuri (<strong>Confcooperative</strong>), Ettore Prandini (<strong>Coldiretti</strong>), Dino Scanavino (<strong>Cia &#8211; Agricoltori Italiani</strong>), Massimilaino Giansanti (<strong>Confagricoltura</strong>), Ivano Vacondio (<strong>Federalimentare</strong>) e Cesare Baldrighi (<strong>OriGin Italia</strong>).</p>
<p>“Dovremo fare un grande lavoro insieme &#8211; esordisce la Ministra <strong>Bellanova </strong>&#8211; nel momento del rilancio dell’economia, come auspichiamo, e del nostro settore. Abbiamo la consapevolezza che il settore agricolo è stato spesso considerato marginale, legato al passato, ma <b>l’emergenza sanitaria ci ha portato a riconsiderare la sua centralità</b>: ha posto il decisore politico, e le persone, nella condizione di ragionare su quanto sia strategico. Ci apprestiamo a fare un lavoro importante e specifico con misure orizzontali che prevedono misure per ogni settore, per <b>un totale di 1,15 miliardi di euro </b>stanziati.<b> Per il vino sono previsti 50 milioni di euro destinati alla distillazione, e 100 milioni di euro per la vendemmia verde</b>: non vogliamo che si esca da questa crisi con un abbassamento della qualità.<strong>Puntiamo alla sostenibilità economica dei settori di eccellenza</strong>, che soffrono la chiusura ed il blocco delle esportazioni e della ristorazione, <strong>dalle DOP al vino</strong>. Rischiamo altrimenti di indebolirci proprio in quei pezzi che garantiscono maggiore redditività”.</p>
<p>Altra misura fondamentale è “il <strong>plafond da 500 milioni per le filiere ancora da individuare</strong>”, così come “<strong>per Ismea, altri 250 milioni di euro per facilitare l’accesso al credito e sostenere imprese e lavoro</strong>, stanziati di concerto con Ministero Sviluppo Economico e Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ci sono poi ulteriori <strong>250 milioni di euro per il fondo indigenti</strong>, attraverso cui rispondere alle nuove fragilità che la crisi e l’emergenza hanno determinato: sono risorse per acquistare esclusivamente prodotti italiani, anche a denominazione d’origine, per le persone che non hanno accesso al cibo, coinvolgeremo associazioni e Regioni. Ultimo aspetto toccato, a dir poco fondamentale, quello della <strong>promozione all’estero</strong>, canale fondamentale per l’agroalimentare italiano. “Stiamo lavorando con Ice &#8211; conclude il Ministro delle Politiche Agricole &#8211; per incrementare le risorse destinate alle campagne di comunicazione all’estero: è bene farci trovare pronti quando potremo andare di nuovo su mercati per noi più importanti, da tornare a presidiare ed a difendere”.</p>
<p>Misure che trovano il plauso &#8211; unanime &#8211; di tutte le associazioni agricole, concordi però sulla necessità di dare risposte veloci alle aziende. “A disposizione dell’agricoltura un budget importante &#8211; dice <strong>Giorgio Mercuri</strong>, presidente di <strong>Confcooperative</strong> &#8211; in una fase delicata. È vero che siamo tutti in attività, ma ci sono problemi con il canale horeca e dobbiamo fronteggiare costi di produzione in aumento. Per quanto riguarda il settore vitivinicolo sta soffrendo molto, nel decreto c’è un impegno sulle rese dei vini generici, ma quando arriverà il decreto attuativo, ci aspettiamo che con la deroga alle 40 tonnellate si guardi anche più in là dell’emergenza”.</p>
<p>Plaude al “bando per gli indigenti da 250 milioni di euro” <strong>Ettore Prandini</strong>, presidente di <strong>Coldiretti</strong>. “Ma è importante fare bandi in tempi brevi, e togliere prodotto dal mercato. Bene il sostegno ai bandi Ismea, fondamentali per linee dirette con istituti di credito ed imprese. Fondamentale sarà poi accompagnare le azioni di promozione, appena la situazione si normalizza. Altra misura importante sarebbe poi non tanto mettere risorse a fondo perduto, quanto un intervento significativo come l’annullamento dei contributi per tutto il 2020 e lavorare alla semplificazione. Per quanto riguarda la vitivinicoltura, molto bene le misure prese per il vino, sia vendemmia verde che distillazione, da ampliare ad annate precedenti, specie per abbassare disponibilità delle DOC e DOCG”.</p>
<p>Esprime apprezzamento per la portata delle risorse messe in campo dal Governo <strong>Dino Scanavino</strong>, presidente di <strong>Cia &#8211; Agricoltori Italiani</strong>, sottolineando però che ora “si tratta di dare esecuzione con rapidità. È importante un coordinamento con il resto d’Europa, specie Spagna e Francia, facendo attenzione a governare il mercato per evitare azioni di dumping nello stesso mercato Europeo. Dobbiamo spendere velocemente i fondi a disposizione, ma temo sempre che le risorse vadano a chi è in fase intermedia invece che ai produttori agricoli: c’è un problema di utilizzo delle risorse. Chiediamo alla distribuzione di privilegiare le produzioni italiane e siamo contenti di essere alle battute finali sui protocolli di lavoro che garantiscano in agricoltura la sicurezza sanitaria”.ù</p>
<p><strong>Massimilaino Giansanti</strong>, presidente di <strong>Confagricoltura</strong>, sottolinea come “florovivaismo, vino, pesca, agriturismo e zootecnia sono i settori più esposti. L’emergenza pone attenzione su agricoltura ed agroalimentare, che torna al centro delle agende politiche di ogni nazione. Dobbiamo puntare su produzione e competitività: conosciamo i problemi del comparto, costruiamo una filiera che garantisca l’autosufficienza dell’industria agroalimentare italiana. Un passaggio fondamentale poi riguarda la riforma della Pac, siamo in regime transitorio, e quello che si vuole impiantare non è un sistema che può sostenere il comparto dei Paesi del Mediterraneo. Natura e mercato ci mettono nelle condizioni di non poter aspettare, ma dobbiamo anche tornare a sederci intorno ad un tavolo per parlare di strategia, perché abbiamo bisogno di un progetto forte: potremmo utilizzare Ismea come la Mediobanca dell’agroindustria per rilanciare l’agroalimentare nazionale”.</p>
<p>Fondamentale, nella lunga filiera dell’agroalimentare, la trasformazione, rappresentata da <strong>Ivano Vacondio</strong>, presidente di <strong>Federalimentare</strong>. “Siamo complementari all’agricoltura, pur nelle diversità. Trasformiamo il 75% delle materie prime agricole nazionali. Su Sugar tax e plastic tax siamo contenti, così come sulla compensazione Iva passata da 700 milioni di euro ad un miliardo, lo ritengo un capolavoro. Mi premono i dati sull’export, chiodo fisso del nostro settore. Possiamo crescere solo così, nel mondo abbiamo costruito un’immagine straordinaria, che dà persino fastidio a qualcuno: presidiamo il Parlamento Europeo, perché gli aspetti di carattere nutrizionale, che abbiamo già combattuto con il nutriscore, torneranno, e va evitato assolutamente”.</p>
<p>Infine, il punto di vista di <strong>Cesare Baldrighi</strong>, alla guida di <strong>OriGIn Italia</strong>. “La specificità delle Indicazioni Geografiche aggiunge aspetti di carattere sociale: tutti i nostri prodotti hanno un legame strettissimo con il territorio, contribuendo alle economie ed al lavoro degli stessi. Il decreto è molto utile in questo senso, perché ci concede due opportunità: aiutare gli indigenti trovando uno sbocco alle eccedenze e, con accesso alla liquidità attraverso Ismea, garantire i tempi per ristrutturare le aziende. La ristorazione è determinante in Italia e all’estero per i nostri prodotti, e l’iniezione di liquidità, per riorganizzare la ripartenza, sarà fondamentale”.</p>
<p>Fonte: <a href="https://winenews.it/it/decreto-rilancio-per-il-vino-150-milioni-di-euro-il-totale-agricoltura-a-115-miliardi-di-euro_416736/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>WineNews.it</strong></a></p>
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