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	<title>Area Studi Mediobanca &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Area Studi Mediobanca &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Il settore vinicolo in Italia: stato dell’arte e contesto competitivo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-stato-dellarte-e-contesto-competitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi</em></p>
<p>Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di un contesto complesso e denso di incognite. Vi concorrono il calo dei consumi e il cambiamento delle preferenze, indotti dal ricambio generazionale e dal diffondersi di modelli salutistici. A ciò si aggiunge la crisi climatica che sta trasformando la geografia della produzione di uva. Senza dimenticare temi contingenti che influiscono sui mercati di sbocco. Se le sfide sono molteplici, altrettante sono le leve per affrontarle. La debolezza della domanda può esse­re mitigata dall’ingresso in mercati ancora poco esplorati, dalla rimodulazione di formati e canali e, soprattutto, da una maggiore diversificazione dell’offer­ta grazie all’innovazione di prodotto e di processo, con lo spostamento verso prodotti complementari o categorie no/low alcol. La spiccata eterogeneità del sistema produttivo nazionale, legata a specificità di prodotto, segmento e ter­ritorio, trova corredo in una molteplicità di strutture organizzative e modelli di governance che, da ultimo, si riverberano anche nelle performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Oriana Romeo</strong><br />
Senior Economist dell’Area Studi Mediobanca. Si occupa di studi di settore, economia industriale e tematiche inerenti al family business. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano i comparti del food &amp; beverage, retail ed energy &amp; utilities.</p></blockquote>
<p><strong>Le performance economiche dei maggiori produttori di vino </strong></p>
<p>Il report dell’Area Studi Mediobanca analizza le maggiori imprese produttive ope­ranti nel settore vinicolo attraverso l’osservazione della loro dinamica economica e patrimoniale. Nell’ultima edizione sono state considerate 255 società italiane di capitali con fatturato 2024 maggiore di 20 milioni di euro. L’incertezza dello scenario e le molteplici variabili in gioco hanno fatto sì che nel 2025 le vendite complessive siano calate del -2,8% sul 2024, in misura superiore sul mercato este­ro (-3,4%) rispetto a quello nazionale (-2,2%). La leadership delle vendite nel 2025 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato pari a 635,1 mi­lioni di euro (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (462,9 milioni di euro, -0,3%), seguito da IWB con 395,9 milioni di euro (-1,5% sul 2024). Nel 2025 hanno mostrato una maggiore tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive); i vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite). Un terzo delle vendite di vino è stato veicolato dalla GDO, il principale tra i canali, che nel 2025 ha subito un calo a valore del -1,4% rispetto al 2024. Più marcata la flessione delle vendite on premise: il valore dell’Horeca, che rappresenta il 17,2% del mercato, si è ridotto del -2% mentre quello di enoteche e wine bar (market share al 5,5%) del -5,1%. Più resilienti, invece, le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Non decolla il mercato dell’online: nel 2025 le vendite sui siti internet azien­dali hanno subìto una flessione del -2,4% e quelle sulle piat­taforme di terzi del -3,6%. Relativamente alle esportazioni, l’intermediario importatore si conferma il principale canale di vendita con una quota del 77,3%. I Paesi UE hanno assorbito il 37,2% del fatturato estero, in diminuzione del -2,8% sul 2024, invece le vendite negli Stati Uniti si sono ridotte del -6,3%. Infi­ne, nel 2025 è peggiorata la marginalità dei maggiori produt­tori di vino: l’Ebitda si è ridotto del -4,2% sul 2024, l’Ebit del -9,5% e il risultato netto del -7,5% (<strong>Figura 1</strong>).</p>
<p><strong>Caratteristiche del sistema imprenditoriale italiano</strong></p>
<p>Il vino è un prodotto altamente segmentato per caratteri­stiche intrinseche, luogo, tecniche di produzione e fascia di prezzo. Una tale varietà si riflette sugli assetti organizza­tivi e sui modelli di governance che le società produttrici si sono date. Di tali caratteristiche è necessario tenere conto se si intende sviluppare qualche riflessione sulla capacità dell’industria di generare valore. All’interno del settore vi­tivinicolo nazionale è imprescindibile distinguere il mondo cooperativo, contraddistinto da specifiche caratteristiche strutturali. Dal punto di vista della struttura finanziaria, le cooperative presentano un rapporto tra i debiti finanziari e i mezzi propri (debt equity ratio) che nella media del perio­do 2020-2024 è stato di 2,6 volte maggiore rispetto a quello delle società nazionali non cooperative. Tale minore patri­monializzazione riflette uno specifico assetto organizzati­vo. I soci conferenti apportano la materia prima e, di con­seguenza, le cooperative mancano di buona parte delle fasi produttive a monte della filiera nelle quali si concentrano la maggior parte degli immobilizzi (terrenti e cespiti produtti­vi). A ciò si aggiunge il fatto che il maggior ricorso al debito finanziario è favorito dalla possibilità di accedere a forme di finanziamento peculiari e relativamente meno onerose, quali ad esempio i prestiti sociali, anche se il costo medio del debito è cresciuto, passando dall’1,5% medio del trien­nio 2020-2022 al 4,9% del 2024, che non si discosta molto da quello delle non cooperative (5,1% del 2024). Quanto alla redditività, nelle cooperative essa risente del fatto che la remunerazione dei soci avviene implicitamente attraverso i prezzi a essi riconosciuti a fronte del conferimento di uve e prodotti. In media nel 2020-2024 la redditività del capita­le investito (ROI-Return on investment) delle cooperative è stata del 2,7%, quella delle società di capitali del 6%. Tutta­via, è soprattutto la capacità di estrarre margini dalle vendi­te realizzate che marca la principale distanza strutturale tra i due modelli produttivi. In media nel periodo 2020-2024 il rapporto tra MON e fatturato (EBIT margin) nelle coopera­tive si è fermato all’1,8% contro il 9% delle altre società. Ciò dipende da più fattori, tra i quali principalmente la presenza prevalente delle cooperative in segmenti produttivi a basso invecchiamento e orientati per lo più al mass market. Infat­ti, prezzi più competitivi per presidiare tutti i canali della distribuzione e molteplici sbocchi di mercato comprimo­no la marginalità operativa (4,6% l’EBIT margin medio del­le imprese con posizionamento mass-market o premium accessibile) che, invece, raggiunge il 15,7% per le imprese che producono vini super premium. Queste ultime, spesso caratterizzate da una struttura produttiva a maggiore assor­bimento di capitale e integrazione verticale, sono, al contra­rio, penalizzate nella redditività del capitale investito (ROI medio al 5,1% vs 7,1% per il mass-market). Il meccanismo di generazione del valore, che richiede la capacità di realizzare margini industriali rispetto al fatturato, ma anche quella di realizzare tale obiettivo con un uso relativamente parsimo­nioso di capitale rispetto al volume delle vendite, trova nel raggiungimento di una adeguata dimensione aziendale la più efficace chiave di volta.</p>
<p><strong>Il futuro del vino: tra cambiamento dei consumi e break strutturale</strong></p>
<p>Quanto sopra descrive le dinamiche fino ad oggi. Sarà così anche in futuro? Il 70% dei produttori di vino ritiene che il set­tore sarà ancora attrattivo ma destinato a un processo di se­lezione più severo. Il focus resterà su una produzione di qua­lità e sulla possibilità di vivere esperienze di degustazione; mentre il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più adeguato. In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&amp;A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale, le cui decisioni devo­no necessariamente includere opportune scelte di governan­ce al fine di massimizzare le performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Il settore vinicolo in Italia (Ed. 2026)</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>Mediobanca &#8211; Area Studi</p>
<p><strong>Link</strong></p>
<p>https://www.areastudimediobanca.com/it/product/il-settore-vinicolo-italia-ed-2026</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>L&#8217;indagine contiene un&#8217;analisi del mercato italiano del vino ed esamina le performance economico-finanziarie del periodo 2020-2025 di 255 società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore a 20 milioni di euro e ricavi aggregati pari a 12 miliardi. Lo studio comprende un approfondimento sui canali distributivi, sui mercati di sbocco e sulle tipologie di prodotto, senza dimenticare le denominazioni regionali. Uno sguardo ulteriore è rivolto alle principali operazioni di M&amp;A e alla governance. Il report contiene anche un contributo elaborato dalla Fondazione Qualivita sul comparto vinicolo DOP IGP.</p></blockquote>
<h3>La Dop economy del vino: evoluzione e prospettive</h3>
<p>Per la prima volta il Rapporto di Mediobanca del 2026 inclu­de anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle IG, come elemento utile a comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano. La sezione analizza i principa­li dati economici del comparto, che conta 522 denominazio­ni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del Masaf e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazio­ni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto at­traverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Merca­to e Consumatori. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la Dop economy, settore strategico per consolidare il valore del vino italiano e la sua reputazione nel mondo.</p>
<p><strong>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione </strong></p>
<p>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione appro­vate nel quadriennio 2022-2025 offre una chiave di lettura efficace per comprendere la direzione di sviluppo del vino italiano. Nel sistema delle DOP e IGP, infatti, la tutela dell’o­rigine non coincide con la cristallizzazione delle regole: al contrario, la forza delle denominazioni risiede anche nella capacità di aggiornarsi, adattandosi a contesti climatici, tecnologici e di mercato in rapida trasformazione, senza perdere il proprio ancoraggio alla tradizione e al territorio.</p>
<p>L’esame delle oltre 440 modifiche (<strong>Figura 1</strong>) mostra come i disciplinari siano strumenti dinamici di governo delle filiere, costruiti attraverso un percorso che coinvolge Consorzi di tu­tela, produttori e istituzioni. In questo senso, le revisioni non rappresentano semplicemente un adeguamento tecnico, ma raccontano l’evoluzione stessa del comparto: un settore che, per restare competitivo, deve saper bilanciare continuità identitaria e capacità di innovazione.</p>
<p>Le modifiche osservate possono essere lette lungo quattro grandi direttrici: Produzione, Territorio, Mercato e Consu­matori. Sul versante produttivo emergono gli interventi volti a rendere più flessibili le regole colturali e di trasformazione, così da rispondere alle nuove condizioni ambientali e alle esi­genze della filiera. Si tratta di un ambito sempre più rilevante, perché il cambiamento climatico impone alle denominazioni un aggiornamento costante degli strumenti normativi e tec­nici che governano la produzione. Accanto alla dimensione produttiva, le modifiche riguardano anche il Territorio, con interventi che rafforzano il legame tra denominazione e area di origine e che contribuiscono a definire con più precisione il perimetro identitario dei vini DOP e IGP. Il disciplinare, in questo caso, è un presidio di valorizzazione territoriale, ca­pace di esprimere in modo sempre più chiaro il rapporto tra vino, paesaggio e comunità locale. Sul fronte del Mercato e dei Consumatori, infine, le revisioni riflettono la necessità di dialogare con un contesto in cui cambiano canali distributivi, modelli di consumo e aspettative del pubblico. La crescente attenzione alla leggibilità delle informazioni, alla trasparenza e alla capacità delle denominazioni di comunicare il proprio valore si traduce in un’evoluzione dei disciplinari che va oltre l’ambito strettamente produttivo e tocca direttamente il po­sizionamento commerciale e reputazionale dei vini italiani.</p>
<p>Nel loro insieme, queste trasformazioni confermano che il sistema delle Indicazioni Geografiche non è un modello sta­tico, ma un organismo vivo, capace di reagire ai cambiamenti e di incorporarli in un quadro di regole condivise. È proprio la visione d’insieme di questo “movimento” a rendere il settore dei vini DOP e IGP un elemento chiave per leggere la direzione e le prospettive del vino italiano.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Il-settore-vinicolo-in-Italia_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
</div>
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		<item>
		<title>Vino, indagine Mediobanca: mercato più rigido, selettivo e polarizzato</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-indagine-mediobanca-mercato-piu-rigido-selettivo-e-polarizzato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 07:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Indagine Mediobanca evidenzia la contrazione dei margini e la frenata dell’export nel 2025: l’imperativo è evolvere verso modelli più manageriali, razionali e diversificati. Tra calo dei consumi interni e compressione dei margini, il comparto risponde [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Indagine Mediobanca evidenzia la contrazione dei margini e la frenata dell’export nel 2025: l’imperativo è evolvere verso modelli più manageriali, razionali e diversificati.</em></p>
<p><em>Tra calo dei consumi interni e compressione dei margini, il comparto risponde puntando su managerialità, spinta della DOP economy e diversificazione dell’offerta per agganciare la ripartenza attesa nel 2026.</em></p>
<p>Il comparto vitivinicolo italiano si trova ad affrontare un profondo <strong>break strutturale</strong>. I dati emersi dall’ultima <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>indagine sul settore vinicolo in Italia</strong></a>, curata dall’<strong>Area Studi Mediobanca </strong>e arricchita dal contributo della Fondazione Qualivita, tracciano il quadro di un anno complesso, il 2025, in cui il rallentamento macroeconomico e il mutamento profondo delle abitudini di consumo hanno ridisegnato i confini della competitività. Per le <strong>255 principali società di capitali analizzate</strong> (tutte con fatturati superiori ai 20 milioni di euro e un giro d’affari aggregato di 12 miliardi), <strong>il mercato è diventato sensibilmente più rigido, selettivo e polarizzato.</strong></p>
<p>Il consuntivo del 2025 fotografa una <strong>contrazione complessiva delle vendite pari al 2,8%</strong> rispetto all’anno precedente. A pesare in modo determinante è stata la frenata della domanda d’oltreconfine, con un <strong>export in calo del 3,4%</strong>, mentre il <strong>mercato interno </strong>ha mostrato una parziale tenuta pur registrando un <strong>arretramento del 2,2%.</strong> Di fronte a questa contrazione, le aziende di minori dimensioni (sotto i 30 milioni di fatturato) si sono rivelate le più fragili, pagando il prezzo più alto con una flessione media del 3,5%. Nonostante questa temporanea battuta d’arresto, lo spirito dei produttori non cede al pessimismo: il <strong>70% delle imprese continua a ritenere il settore attrattivo</strong>, considerandolo tuttavia nel pieno di un severo e necessario processo di selezione naturale.</p>
<h4>Leve per il futuro: diversificazione, investimenti e la spinta della DOP Economy</h4>
<p>Come rispondono i produttori a questo scenario? La ricetta strategica individuata dalle aziende poggia su pilastri organizzativi ben definiti. La <strong>diversificazione dell’offerta</strong> è ritenuta la principale leva competitiva dal 72% delle imprese, affiancata dall’<strong>apertura di nuovi mercati di sbocco (64%)</strong> e dal <strong>rafforzamento delle attività di marketing</strong>. Inoltre, il 50% delle aziende indica nel <strong>presidio diretto dell’intera filiera produttiva e commerciale</strong> il modello organizzativo ideale per difendere il valore del prodotto.</p>
<p>Gli investimenti nel 2025 sono andati proprio in questa direzione, registrando un <strong>incremento complessivo del 3,5%</strong> rispetto al 2024. Le risorse sono state indirizzate principalmente verso la <strong>cantina (90% dei casi)</strong>, i piani di <strong>efficienza energetica (77%)</strong> e l’introduzione di nuove <strong>tecnologie digitali e industriali (57%)</strong>, mentre è arretrato il budget pubblicitario (-5,4%).</p>
<p>Un elemento fondamentale di stabilità e reputazione è rappresentato dalla <strong>DOP economy</strong>: il comparto dei vini DOP e IGP (che conta ben 522 denominazioni) rappresenta oggi il <strong>79% del valore totale del vino nazionale</strong>. Le oltre 440 modifiche ai disciplinari di produzione realizzate nel quadriennio 2022-2025 dimostrano la grande reattività del sistema nel sapersi adattare alle nuove esigenze ambientali e alle richieste di consumatori sempre più attenti ed esigenti.</p>
<p>Guardando avanti, le sfide rimangono complesse ma le aspettative scommettono sulla ripartenza: il <strong>58% dei maggiori produttori prevede un ritorno alla crescita delle vendite già nel corso del 2026</strong>. La bussola per il futuro è ormai tracciata: meno frammentazione, più efficienza manageriale e un’identità territoriale solida, capace di trasformare un momento di flessione in un’occasione di profondo rinnovamento e riscatto per il sistema Paese.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/report-mediobanca-settore-vinicolo-italiano-maggio-2026/" target="_blank" rel="noopener">WineMeridian.com</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-indagine-mediobanca-mercato-piu-rigido-selettivo-e-polarizzato/">Vino, indagine Mediobanca: mercato più rigido, selettivo e polarizzato</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzi-di-tutela-e-indicazioni-geografiche-un-legame-piu-forte-con-il-consumatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consorzi-di-tutela-e-indicazioni-geografiche-un-legame-piu-forte-con-il-consumatore/">Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;indagine. I consumatori sono più sensibili all&#8217;origine. Una relazione salda tra territorio e bottiglia porta valore. Le produzioni più riconoscibili hanno un vantaggio competitivo</em></p>
<p><strong>Il futuro del vino italiano passa sempre più dalle denominazioni</strong> e dalla capacità dei territori di innovare restando fedeli alla propria identità. Non soltanto una questione di marchio, ma piuttosto un modello economico, fondato sul rapporto tra produzione, paesaggio e reputazione. Riguarda da vicino la Valtellina, uno degli elementi più significativi che emerge dal <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Mediobanca 2026</strong></a> sul settore vinicolo, che per la prima volta include <strong>un approfondimento elaborato dalla Fondazione Qualivita sulla Dop economy del vino e sul ruolo dei Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>Come quello valtellinese. L&#8217;ingresso di questo focus all&#8217;interno di un&#8217;indagine tradizionalmente economico-finanziaria segnala la <strong>crescente centralità delle Indicazioni Geografiche nella lettura del comparto vinicolo italiano</strong>. Attualmente il sistema nazionale conta 522 denominazioni tra <strong>Dop e Igp</strong> e <strong>rappresenta il 79% del valore del vino italiano</strong>. Significa cioè che la gran parte della ricchezza prodotta dal settore nasce da vini strettamente legati a un&#8217;origine riconosciuta e regolata.</p>
<p>La novità più interessante del lavoro svolto da Qualivita riguarda però <strong>l&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione dei disciplinari di produzione</strong>. Basandosi sui dati ufficiali del ministero dell&#8217;Agricoltura e della Commissione europea, lo studio prende in esame oltre <strong>440 modifiche approvate tra il 2022 e il 2025</strong> relative a più di 160 denominazioni italiane. Un dato che racconta un sistema in evoluzione. I disciplinari non sembrano, infatti, regole cristallizzate, ma strumenti destinati ad adattarsi ai cambiamenti climatici, alle esigenze del mercato e alle nuove aspettative dei consumatori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Provincia di Sondrio</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consorzi-di-tutela-e-indicazioni-geografiche-un-legame-piu-forte-con-il-consumatore/">Consorzi di tutela e Indicazioni Geografiche: un legame più forte con il consumatore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vendite in calo per il vino toscano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vendite-in-calo-per-il-vino-toscano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 07:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=521885</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vino toscano, nel 2024 flessione del 3,9% sul mercato nazionale. Dall&#8217;export il 60% del fatturato. In risalto il lavoro di Qualivita Toscana in evidenza nella fotografia sull&#8217;industria vinicola italiana pubblicata dall&#8217;Area Studi Mediobanca. Lo studio, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vendite-in-calo-per-il-vino-toscano/">Vendite in calo per il vino toscano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vino toscano, nel 2024 flessione del 3,9% sul mercato nazionale. Dall&#8217;export il 60% del fatturato. In risalto il lavoro di Qualivita</em></p>
<p>Toscana in evidenza nella <a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener">fotografia sull&#8217;industria vinicola italiana pubblicata dall&#8217;Area Studi Mediobanca</a>. Lo studio, che raccoglie i bilanci di 255 società di capitali con fatturato 2024 superiore a 20 milioni di euro (ricavi aggregati per 12 miliardi di euro, metà dei quali realizzati all&#8217;estero), offre un quadro dettagliato di produzione, commercio, investimenti e governance del comparto, con un <strong>approfondimento della Fondazione Qualivita sul segmento DOP e IGP</strong>.</p>
<p><strong>Nel 2025 l&#8217;Italia conferma il suo primato mondiale per produzione di vino</strong>: 44,4 milioni di ettolitri, pari al 19,7% della produzione globale stimata a 227 milioni di ettolitri. <strong>Il saldo commerciale resta positivo</strong> e in forte crescita negli ultimi vent&#8217;anni: le esportazioni hanno portato il valore dagli 2,7 miliardi del 2005 ai 7,2 miliardi del 2025. <strong>L&#8217;Italia è il primo esportatore per quantità (21 milioni di ettolitri) e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro),</strong> alle spalle della Francia.</p>
<p>I dati del rapporto mostrano però <strong>segnali di cedimento sui consumi interni</strong>: il <strong>consumo pro-capite è sceso da 38 litri annui nel 2022 a 35,6 litri nel 2025</strong> e l&#8217;80% delle imprese ha rilevato una diminuzione dei consumi negli ultimi cinque anni. Nonostante questo, il 70% dei produttori considera í1 settore ancora attrattivo.</p>
<p>Per la prima volta il <a href="http://www.areastudimediobanca.com" target="_blank" rel="noopener">Rapporto</a> include anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto deí vini Dop e Igp e al ruolo dei Consorzi di tutela.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.corrieredisiena.it/" target="_blank" rel="noopener">Corriere di Siena</a></p>
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		<title>Vino italiano: vendite in calo nel 2025 ma il settore resta competitivo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-italiano-vendite-in-calo-nel-2025-ma-il-settore-resta-competitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 07:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicato il Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano, che per la prima volta include un approfondimento realizzato dalla Fondazione Qualivita dedicato alla Dop economy del vino e al ruolo dei Consorzi di tutela, offrendo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-italiano-vendite-in-calo-nel-2025-ma-il-settore-resta-competitivo/">Vino italiano: vendite in calo nel 2025 ma il settore resta competitivo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato il Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano, che per la prima volta include un approfondimento realizzato dalla Fondazione Qualivita dedicato alla Dop economy del vino e al ruolo dei Consorzi di tutela, offrendo una lettura delle principali evoluzioni produttive e di mercato che interessano il comparto delle Indicazioni Geografiche italiane.</em></p>
<p>Nel 2025 il <strong>comparto vinicolo italiano</strong> registra un <strong>calo delle vendite del 2,8%</strong> e una <strong>flessione dell’export del 3,4%</strong>, in un mercato sempre più selettivo. <strong>Meglio gli spumanti</strong> (-1,5%) e i vini premium (-2,2%), mentre <strong>soffrono soprattutto le imprese di minori dimensioni</strong> (-3,5%). È quanto emerge dall&#8217;Indagine sul settore vinicolo in Italia pubblicata dall&#8217;<a href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Area Studi Mediobanca</strong></a>.</p>
<h4>La Dop economy del vino</h4>
<p>Per la prima volta<strong> il Rapporto include anche un contributo della Fondazione Qualivita</strong> dedicato al comparto dei <strong>vini DOP e IGP</strong> e al ruolo dei <strong>Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>La sezione analizza i principali dati economici del comparto, che conta 522 denominazioni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025.</p>
<p>L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazioni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Mercato e Consumatori.</p>
<h4>L’Italia nello scenario mondiale</h4>
<p><strong>Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri</strong> (+0,6% sul 2024) mentre i <strong>consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri</strong>, in diminuzione del 2,7%.</p>
<p><strong>’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino</strong> con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. <strong>L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri nel 2025) e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://finanza.repubblica.it/News/2026/05/20/vino_italiano_vendite_in_calo_nel_2025_ma_il_settore_resta_competitivo_e_si_trasforma-67/" target="_blank" rel="noopener">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Rapporto Mediobanca 2026: La Dop economy del vino</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/rapporto-mediobanca-2026-la-dop-economy-del-vino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 14:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p><em>Pubblicato il Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano, che per la prima volta include un approfondimento realizzato dalla Fondazione Qualivita dedicato alla Dop economy del vino e al ruolo dei Consorzi di tutela, offrendo una lettura delle principali evoluzioni produttive e di mercato che interessano il comparto delle Indicazioni Geografiche italiane.</em></p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>L’<strong>Area Studi Mediobanca</strong> ha pubblicato l’Indagine sul <strong>settore vinicolo in Italia</strong> che riguarda 255 principali società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi di euro, di cui la metà oltreconfine. Lo studio comprende un’analisi territoriale e un focus sulle principali operazioni di M&amp;A e sulle tematiche di governance.</p>
<h4>La Dop economy del vino</h4>
<p>Il report contiene inoltre, per la prima volta, un <strong>contributo della Fondazione Qualivita</strong> <strong>dedicato al comparto dei vini DOP e IGP</strong> <strong>e al ruolo dei Consorzi di tutela</strong>. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle Indicazioni Geografiche, fondamentale per comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano.</p>
<p><strong>La sezione analizza i principali dati economici del comparto</strong>, che conta 522 denominazioni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, <strong>elaborata sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea</strong>, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazioni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Mercato e Consumatori.</p>
</div></section>
<div  class='avia-buttonrow-wrap avia-buttonrow-center  '>
<a href='https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/'  class='avia-button  avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium '  target="_blank"  style='margin-bottom:5px; margin-left:3px; margin-right:3px; ' ><span class='avia_iconbox_title' >COMUNICATO STAMPA</span></a>
<a href='https://www.areastudimediobanca.com/it/product/il-settore-vinicolo-italia-ed-2026' class='avia-button  avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium ' target="_blank" style='margin-bottom:5px; margin-left:3px; margin-right:3px; ' rel="noopener"><span class='avia_iconbox_title' >VAI AL RAPPORTO MEDIOBANCA</span></a>
</div>
<div class="flex_column av_one_full  flex_column_div av-zero-column-padding first  " style='border-radius:0px; '><section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema delle IG</li>
<li>Aggiornare l’analisi del comparto dei prodotti DOP IGP STG</li>
<li>Definire l’impatto economico territoriale delle filiere DOP IGP</li>
<li>Individuare le principali emergenze e i possibili sviluppi sostenibili del settore</li>
<li>Implementare la base dati e le serie storiche</li>
<li>Fornire al settore uno strumento strategico</li>
<li>Diffondere la conoscenza del modello di sviluppo delle IG</li>
<li>Analizzare le attività dei Consorzi e delle aziende delle filiere IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Consorzi di tutela</li>
<li>Operatori del settore DOP</li>
<li>Aziende del settore agroalimentare</li>
<li>Istituzioni</li>
<li>Media</li>
<li>Università ed Enti di ricerca</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Raccolta dati socio-economici</li>
<li>Elaborazione analisi dati statistici</li>
<li>Elaborazione grafica e impaginazione report</li>
<li>Monitoraggio e valutazione dei risultati</li>
<li>Pianificazione e realizzazione attività di comunicazione e disseminazione</li>
<li>Organizzazione evento di presentazione</li>
</ul>
</div></section></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/rapporto-mediobanca-2026-la-dop-economy-del-vino/">Rapporto Mediobanca 2026: La Dop economy del vino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il settore vinicolo in Italia: vendite in calo, mercato più selettivo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=521826</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pubblicato il Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano, che per la prima volta include un approfondimento realizzato dalla Fondazione Qualivita dedicato alla Dop economy del vino e al ruolo dei Consorzi di tutela, offrendo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/">Il settore vinicolo in Italia: vendite in calo, mercato più selettivo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato il Rapporto Mediobanca 2026 sul settore vinicolo italiano, che per la prima volta include un approfondimento realizzato dalla Fondazione Qualivita dedicato alla Dop economy del vino e al ruolo dei Consorzi di tutela, offrendo una lettura delle principali evoluzioni produttive e di mercato che interessano il comparto delle Indicazioni Geografiche italiane.</em></p>
<p><em>Vino: nel 2025 pesano export e consumi: -2,8% le vendite complessive sul 2024, -3,4% l’export. Meglio gli spumanti (-1,5% il totale) e i vini premium (-2,2%); in sofferenza le imprese di minore dimensione (-3,5% in totale). Sui fatturati del 2025 pesa la riduzione dell’export: -6,3% quello statunitense, -2,8% verso i Paesi UE, tiene il Regno Unito (-0,7%). Nel futuro dei produttori vinicoli: diversificazione di prodotto e mercato, presidio della filiera</em></p>
<p>L’<strong>Area Studi Mediobanca </strong>pubblica <strong>l’Indagine sul settore vinicolo in Italia </strong>che riguarda <strong>255 principali società di capitali italiane</strong> con fatturato 2024 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi di euro, di cui la metà oltreconfine. Lo studio comprende un’analisi territoriale e un focus sulle principali operazioni di M&amp;A e sulle tematiche di governance. Il report contiene inoltre un contributo elaborato dalla Fondazione Qualivita che approfondisce il <strong>Comparto vinicolo DOP IGP</strong>.</p>
<p>Le principali evidenze sono state commentate durante un evento a cui hanno partecipato i principali protagonisti del settore vinicolo italiano. Sono intervenuti: Federico Ceretto, socio Ceretto Aziende Vitivinicole, Roberta Corrà, DG Gruppo Italiano Vini e Presidente di Italia del Vino – Consorzio, Renzo Cotarella, AD Marchesi Antinori, Lamberto Frescobaldi, Presidente Marchesi Frescobaldi e Presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Pasqua, AD Pasqua Vigneti e Cantine, Josè Rallo, AD Donnafugata, Massimo Romani, AD Argea e Massimo Tuzzi, AD Holding Terra Moretti.</p>
<p>L’indagine completa è disponibile per il download sul sito <a href="http://www.areastudimediobanca.com" target="_blank" rel="noopener">www.areastudimediobanca.com</a></p>
<h4>L’Italia nello scenario mondiale</h4>
<p><strong>Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri</strong> (+0,6% sul 2024) mentre i <strong>consumi</strong> si attestano a <strong>208 milioni di ettolitri</strong>, in diminuzione del 2,7%. L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro-capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. <strong>L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità </strong>(21 milioni di ettolitri nel 2025) e<strong> il secondo per valore </strong>(7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia).</p>
<h4>La Dop economy del vino</h4>
<p>Per la prima volta il Rapporto include anche un contributo della <strong>Fondazione Qualivita</strong> dedicato al <strong>comparto dei vini DOP e IGP</strong> e al ruolo dei <strong>Consorzi di tutela</strong>. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle Indicazioni Geografiche, fondamentale per comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano. La sezione analizza i principali <strong>dati economici</strong> del comparto, che conta <strong>522 denominazioni</strong> DOP e IGP e rappresenta il <strong>79%</strong> <strong>del valore del vino nazionale</strong>, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle <strong>modifiche ai disciplinari di produzione</strong> nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea, prende in esame oltre <strong>440 modifiche</strong> relative a più di <strong>160 denominazioni</strong> italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: <strong>Produzione</strong>, <strong>Territorio</strong>, <strong>Mercato</strong> e <strong>Consumatori</strong>. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la Dop economy, settore strategico per consolidare il valore del vino italiano e la sua reputazione nel mondo.</p>
<h4>Un break strutturale: le imprese italiane e il cambiamento dei consumi</h4>
<p>Negli ultimi cinque anni, <strong>l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi</strong> di vino; per circa due terzi la tendenza è attesa proseguire anche nei prossimi anni.</p>
<p>Nonostante ciò, il 70% dei produttori continua a ritenere il settore attrattivo, considerandolo destinato a un processo di selezione più severo. Come rispondere allo scenario? La <strong>diversificazione dell’offerta è considerata la leva principale </strong>per far fronte al cambiamento dei consumi (lo pensa il 72% delle imprese), seguita dall’apertura o sviluppo di nuovi mercati (64%). Il rafforzamento delle attività di marketing e comunicazione è fondamentale per il 60% delle aziende; seguono lo sviluppo di nuovi canali di vendita e la maggiore attenzione alla sostenibilità (45% circa delle opzioni). Il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più idoneo (lo preferisce il 50% delle aziende). In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&amp;A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale. <strong>Il focus resta su una produzione di qualità</strong> ritenuta determinate per i consumatori da circa metà delle aziende, subito dopo il <strong>prezzo</strong> (fondamentale nei due terzi dei casi). <strong>Le sfide si affrontano con nuovi investimenti</strong>: negli ultimi tre anni, quelli dei maggiori produttori hanno riguardato principalmente <strong>cantina</strong> (nel 90% dei casi), <strong>efficienza energetica </strong>(77%) e <strong>tecnologia</strong> (57%). <strong>Nel 2025 gli investimenti complessivi risultano in aumento del 3,5% sul 2024</strong>, mentre la spesa per gli investimenti pubblicitari è in calo del 5,4% attestandosi al 2,6% delle vendite. Il 58% dei <strong>maggiori produttori di vino </strong>si attende per il <strong>2026</strong> una crescita delle vendite complessive.</p>
<h4>Il 2025 dei produttori di vino</h4>
<p>Il <strong>2025</strong> dei maggiori produttori italiani di vino <strong>ha chiuso con un calo delle vendite del 2,8%</strong> rispetto al 2024: il mercato estero (-3,4%) risulta più debole di quello nazionale (-2,2%). <strong>Dimensione aziendale</strong> <strong>e struttura patrimoniale incidono sulle performance</strong>: risultano più penalizzate le società di minori dimensioni (fatt. 2024 &lt;30mln) con calo delle vendite del 3,5% e quelle capital intensive (imm. materiali &gt; 30% tot. attivo 2024) il cui giro d’affari flette del 3,7%. <strong>Margini in peggioramento sul 2024</strong>: in calo del 4,2% l’Ebitda, -9,5% l’Ebit e -7,5% il Risultato netto. <strong>Perdono quota le vendite on premise</strong>: -2% sul 2024 il valore dell’Ho.Re.Ca. che rappresenta il 17,2% del mercato e -5,1% enoteche e wine bar (market share al 5,5%). In calo anche le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. <strong>Online in flessione</strong>: -2,4% i siti internet aziendali, -3,6% le piattaforme terze.</p>
<p><strong>Focus prodotti e mercati</strong>: nel 2025 mostrano una maggior tenuta<strong> i vini spumanti</strong> (-1,5% le vendite complessive vs -3,3% gli altri). I vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite), al di sotto dello 0,5% i <strong>vini No-Low Alcol</strong>. <strong>Soffre di più la fascia di prezzo intermedia,</strong> in calo del 3,1%, -2,7% i vini basic e -2,2 i premium. Nel 2025 è in decrescita anche l’esportazione di vino: si attesta a -2,8% l’export nei Paesi UE (37,2% del totale), a -6,3% quello negli USA (70% del Nord America); sostanzialmente stabile il Regno Unito (-0,7%).</p>
<h4>I top player del vino</h4>
<p>La <strong>leadership delle vendite nel 2025</strong> resta appannaggio del gruppo <strong>Cantine Riunite-GIV</strong>, con fatturato a €635,1 milioni (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo <strong>Argea</strong> (€462,9 milioni, -0,3%), seguito da IWB con €395,9 milioni (-1,5% sul 2024). <strong>Fatturato 2024 superiore ai 300 milioni</strong> di euro anche per la cooperativa romagnola <strong>Caviro</strong> (351,3 milioni) in calo dell’8,8% sul 2024. <strong>Otto società si collocano nella fascia di ricavi compresi tra i 200 e 300 milioni di euro: </strong>la toscana Antinori (fatturato 2025 pari a 259,7 milioni di euro, in calo dello 0,7% sul 2024), la veneta Herita Marzotto Wine Estates (246,7 milioni di euro, -0,6%), la cooperativa trentina Cavit (242,8 milioni di euro, -4,1%), La Marca, specializzata nella produzione di spumanti, con fatturato 2025 pari 234,7 milioni di euro (-6,5%), la cooperativa Terre Cevico (213,2 milioni, +3,4%), la trentina Mezzacorona (213 milioni, +0,3%), la Mack &amp; Schühle (205,7 milioni, +0,1%) e il Gruppo Collis (202,7 milioni di euro, -7,6%). Alcune aziende hanno una quota di <strong>export</strong> molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 95,7%, Argea il 93,8%, Ruffino e Fratelli Castellani superano il 90%.</p>
<h4>Le regioni del vino</h4>
<p><strong>Nel 2024 il Veneto si conferma la prima regione vinicola d’Italia, </strong>concentrando un quarto dei quantitativi di vino italiano prodotto. Un primato che si riflette anche sul valore che supera il 35% del totale nazionale. Seguono a distanza nei valori l’Emilia-Romagna (8,8%, il 12,4% dei volumi nazionali) e il Piemonte (7,6%) il cui peso è quasi dimezzato a volume (4,4%). <strong>La Puglia è la regione </strong>con il maggior distacco della<strong> quantità rispetto al valore</strong> (15,2% del totale vs 7,4%). <strong>Il Veneto guida anche le esportazioni</strong> (più del 35% dell’export italiano) doppiando il Piemonte e la Toscana ferme al 15% ciascuna. I primati regionali emergono anche dai bilanci 2024 delle aziende: alle toscane tocca il più alto Ebit margin (15,5%), il miglior Roi alle abruzzesi (8,1%), con il Piemonte in seconda posizione (6,9%) e il Veneto subito dopo (6,8%). <strong>Grandi esportatori i produttori piemontesi (62,4% del fatturato)</strong>, toscani (60%) e abruzzesi (57,8%). <strong>Una modesta copertura oltreconfine per la Lombardia</strong> (export pari al 27%) che eccelle nell’Ebit margin (9,3%). Per Roe brilla la Puglia (7,1%) con una bassa patrimonializzazione (debiti finanziari pari al 58,6% del capitale investito; seconda solo al 62,4% delle aziende friulane). <strong>Nel 2025 vendite in calo </strong>soprattutto per le<strong> imprese friulane</strong> (-5,7% sul 2024). Le vendite nazionali hanno penalizzato le siciliane (-7,8% i ricavi totali) e lombarde (-1,4%), l’export le piemontesi (-2,3% in totale), trentine (-2,2%), toscane (-3,9%) ed emiliano-romagnole (-4,4%).</p>
<h4>Le imprese vinicole tra famiglia e mercato</h4>
<p><strong>L’assetto proprietario del settore vinicolo italiano </strong>resta fortemente ancorato alla<strong> dimensione familiare: il 66% del patrimonio netto </strong>è infatti detenuto da famiglie<strong>, </strong>quota che sale all’82% se si considerano anche le cooperative. Gli investitori finanziari partecipano al 10,2% dei mezzi propri: banche e assicurazioni per il 4,8% e fondi di private equity per il 3,6% del patrimonio netto. <strong>Trascurabile il rapporto con i mercati finanziari: </strong>solo due società sono quotate all’AIM dal 2015 (Masi Agricola e IWB). <strong>Board</strong>: prevalgono compagini asciutte (l’87,4% dei CdA non supera i 5 componenti) e verticistiche (52% i casi in cui le deleghe operative sono concentrate nelle mani di un solo soggetto). La carica di Amministratore Unico (età media 65 anni) e quella di Presidente (64 anni), anche associata a deleghe operative (62 anni), sono ricoperte da soggetti relativamente più anziani. L’età media del Consigliere è di 55 anni. <strong>Presenza di donne nei board</strong>: sono il 13,6% dei board (25,2% nelle società non cooperative) e il 9,4% dei presidenti (15,3% tra le non cooperative).</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.areastudimediobanca.com/" target="_blank" rel="noopener">Area Studi Mediobanca</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/CS-Mediobanca-vino-italiano-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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