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	<title>Università degli Studi di Milano Statale &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Università degli Studi di Milano Statale &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Le IG possono favorire lo sviluppo rurale? Il caso del Montefalco Sagrantino DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/le-ig-possono-favorire-lo-sviluppo-rurale-il-caso-del-montefalco-sagrantino-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 13:57:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso studio dell’area del Montefalco Sagrantino DOP mira a illustrare come la presenza di un prodotto vitivinicolo a Indicazione Geografica possa aiutare lo sviluppo di un territorio rurale L&#8217;Italia è uno tra i maggiori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il caso studio dell’area del Montefalco Sagrantino DOP mira a illustrare come la presenza di un prodotto vitivinicolo a Indicazione Geografica possa aiutare lo sviluppo di un territorio rurale</em></p>
<p>L&#8217;Italia è uno tra i maggiori produttori mondiali di vino e nel 2021, secondo le stime di ISMEA (2022), la produzione vitivinicola ha creato un valore di circa 13 miliardi di euro. Tale comparto si configura quindi come uno dei più importanti settori produttivi dell’agricoltura italiana, portatore di sviluppo economico nei territori. Considerando l’importanza e il numero delle Indicazioni Geografiche del vino in Italia, il presente studio mira a stabilire se e in quale misura la presenza di una Denominazione di Origine possa contribuire allo sviluppo economico di un territorio. Altre ricerche hanno già cercato di rispondere a tale questione: Vaquero-Piñeiro (2021) ha analizzato i comuni italiani che producono le IG agroalimentari e vitivinicole più performanti, rilevando che il successo economico può derivare da condizioni socio-economiche favorevoli, ma che per le DOP vinicole possono incidere fattori socio-culturali come tradizioni, competenze locali e identità comunitaria. Lo studio di Crescenzi et al. (2022) ha esaminato solo i vini DOP italiani per verificare se queste Indicazioni Geografiche promuovano lo sviluppo locale nei territori; confrontando comuni rurali con prodotti IG dal 1951 con quelli senza prodotti IG, ha riscontrato nei primi una crescita della popolazione e uno sviluppo anche in settori non agricoli. Questa ricerca si focalizza sulla zona del Montefalco Sagrantino DOP, in Umbria. È stata scelta una metodologia qualitativa che trae origine dalla grounded theory (Strauss and Corbin, 1998) per ottenere una comprensione più approfondita delle esperienze dirette degli stakeholders locali. L&#8217;obiettivo è stabilire se ci sia stato uno sviluppo socio-economico rilevante nell&#8217;area a seguito dell&#8217;istituzione della DOP e, eventualmente, valutare la percezione della sua portata. Il Sagrantino di Montefalco DOCG è stato istituito nel 1992, lo stesso anno in cui l’UE ha introdotto il regime di qualità basato sulle IG. Considerando che il Montefalco Sagrantino DOP era già stato riconosciuto come DOC nel 1979, questo caso studio ci permette di analizzare un prodotto con una tradizione e una storia ben radicate, ma che non è ancora noto o riconoscibile al livello di altri vini dell’Italia centrale DOP, come ad esempio il Chianti DOP o il Brunello di Montalcino DOP. Inoltre, in Umbria l&#8217;agricoltura ha un impatto maggiore sull&#8217;economia locale rispetto alla media nazionale (Banca d’Italia, 2023). La maggior parte degli intervistati è stata anche in grado di fornirci una testimonianza diretta dei principali sviluppi socio-economici avvenuti nell&#8217;area a partire dal riconoscimento della DOP nel 1 992 fino ad oggi.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 1.235em;"><strong>Diego Grazia </strong><br />
Laureato in Environmental and Food Economics, frequenta il corso di dottorato in Agricoltura, Ambiente e Bioenergia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.</span></p>
<p><span style="font-size: 1.235em;"><strong>Stefano Corsi </strong><br />
Professore Associato di Economia Agraria ed Estimo Rurale al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli studi di Milano. Si occupa principalmente dell&#8217;analisi delle filiere agroalimentari e dell&#8217;economia del vino. </span></p>
<p><span style="font-size: 1.235em;"><strong>Chiara Mazzocchi </strong><br />
Professore Associato di Economia Agraria ed Estimo Rurale al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli studi di Milano. I suoi principali interessi di ricerca riguardano l’economia del vino e la valutazione economica dei beni ambientali.</span></p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Per questa ricerca sono stati raccolti dati attraverso interviste semi-strutturate. Sono stati selezionati 25 profili tra produttori di vino, esperti (giornalisti, sommelier) e figure istituzionali locali, principalmente dall&#8217;area della DOP Montefalco, ma non solo (Figura 1). Le interviste, svolte tra luglio e ottobre 2022, sono durate dai 20 ai 50 minuti e sono state registrate e trascritte. L&#8217;analisi dei dati si è basata sulla grounded theory di Gioia et al. (2013), utile per comprendere le esperienze dirette degli intervistati. Questo metodo serve a identificare temi e strutture all’interno delle informazioni raccolte, con un processo a più livelli:</p>
<ul>
<li><em>Concetti di primo ordine</em>: tramite la lettura dei dati (in questo caso le interviste trascritte), si individuano idee o elementi specifici che emergono dalle parole dei partecipanti;</li>
<li><em>Temi di secondo ordine</em>: si raggruppano i concetti precedenti in categorie più ampie e astratte, creando collegamenti e significati comuni;</li>
<li><em>Dimensioni aggregate</em>: i temi di secondo ordine vengono ulteriormente sintetizzati in pochi temi centrali (in questo caso due), che rappresentano la struttura complessiva dei dati.</li>
</ul>
<blockquote><p><strong>Menzioni specifiche tradizionali DOCG, DOC e IGT</strong></p>
<p>La Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Denominazione di Origine Controllata (DOC) e l’Indicazione Geografica Tipica (IGT) sono menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall’Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP e IGP realizzati in determinate zone geografiche nel pieno rispetto dei relativi disciplinari. Tali menzioni possono essere indicate nell’etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea DOP e IGP.</p></blockquote>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>La Figura 2 illustra la struttura dei dati emersi. I risultati evidenziano le aree concettuali in cui il Montefalco Sagrantino DOP sembra aver favorito lo sviluppo territoriale, suggerendo però che tale progresso avvenga seguendo passi specifici e interconnessi, che coinvolgono diversi attori. Dalle interviste con i produttori è emerso il lavoro svolto negli ultimi decenni per far comprendere e mettere in risalto le caratteristiche che rendono il Montefalco Sagrantino DOP unico rispetto ad altri vini. Questo, insieme alla ricerca di strategie per incrementare il valore del prodotto (quantità, prezzi, ecc.), contribuisce a definire il vino e a costruirne l’immagine che le cantine e i comuni del Montefalco Sagrantino DOP mostrano ai consumatori. Produttori ed esperti (sommelier, giornalisti, ecc.) sentono la responsabilità di comunicare l’unicità del “Sagrantino”. Tutto ciò contribuisce a quella che è stata definita come la “costruzione dell’identità&#8221; di questo vino. Gli alti livelli di tannini presenti nel Montefalco Sagrantino DOP sono considerati da molti una sfida per affermarne la reputazione, ma anche un vantaggio rispetto ad altri vini rossi italiani (e internazionali). Produttori e altri stakeholders locali hanno anche osservato un cambiamento dell&#8217;interesse nei confronti dell’area di Montefalco, con turisti italiani e stranieri richiamati non solo dal “Sagrantino”, ma anche dalle attrazioni culturali e naturali dell&#8217;area. Molti riconoscono, però, il ruolo trainante di tale vino nell’aumento della qualità dei servizi offerti. Le cantine locali, ad esempio, propongono una varietà più ampia di attività per i visitatori e i ristoranti hanno sviluppato una cucina più moderna e raffinata (pur rispettando la tradizione locale). Anche il numero e la qualità delle strutture ricettive sono aumentati notevolmente, così come l’offerta culturale. Dalle interviste sono emersi tre temi principali riguardanti il territorio: “esperienza locale”, “creazione di una rete” e “responsabilità collettiva”. Relativamente al primo tema, la consapevolezza che i turisti vogliano comprendere l’unicità del luogo, con le sue tradizioni e cultura, ha fatto evolvere l’offerta verso il cosiddetto “turismo esperienziale”, integrando eventi culturali, arte, vino e natura. Questo progresso dimostra come l’enoturismo possa essere motore di crescita economica e supportare la conservazione delle risorse locali. Inoltre, riguardo alla creazione di una rete, è emersa l’importanza della collaborazione tra produttori e istituzioni del territorio, sia per il passato che per il futuro. Gli attori locali hanno fatto propria l’importanza di una visione condivisa, sebbene si lamenti la mancanza di collaborazione su temi tecnici come l’adattamento ai cambiamenti climatici. Molti ritengono che la cooperazione debba avvenire su scala più ampia, combinando la promozione del vino con altri prodotti e attrazioni del luogo e regionali. Infine, emerge la consapevolezza dell’importanza della sostenibilità e di una viticoltura responsabile come sforzo collettivo, elementi chiave per un modello locale di sviluppo.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Lo studio mostra come il Montefalco Sagrantino DOP influenzi lo sviluppo territoriale, evidenziando l’importanza di una visione condivisa. È emerso un forte impegno dei produttori nel migliorare la qualità del “Sagrantino”, aspirando a un prodotto distintivo che soddisfi i gusti dei consumatori internazionali, pur mantenendo l&#8217;unicità dell&#8217;uva. Tuttavia, rimane incerta la definizione del vino da proporre al mercato, con tipologie e fasce di prezzo molto diverse che possono creare confusione nei consumatori. Un maggiore allineamento tra produttori e Consorzio potrebbe favorire una strategia comune per la promozione. La &#8220;creazione di un modello locale&#8221; si basa sulla collaborazione tra attori territoriali, ma sarebbe utile una direzione programmatica più chiara da parte delle istituzioni. Le infrastrutture limitate e la scarsa rappresentanza del Montefalco Sagrantino DOP nelle carte dei vini sono aspetti da potenziare, anche attraverso investimenti condivisi in promozione e qualità. Inoltre, il cambiamento climatico impone misure per adattare la viticoltura e preservare il terroir; la condivisione di risorse economiche e investimenti in tecnologie avanzate potrebbero contribuire a una viticoltura più sostenibile e competitiva. L&#8217;analisi qualitativa, pur non calcolando l’impatto economico, conferma quanto osservato da studi quantitativi sull&#8217;influenza delle IG nello sviluppo rurale. Questa ricerca offre una base di riflessione su come una DOP possa arricchire il territorio, ma anche sulla necessità di un approccio più coordinato per massimizzare i benefici. Per il futuro potrebbe essere interessante sviluppare un confronto con altri studi simili sullo sviluppo di altre aree rurali grazie ai vini a Denominazione di Origine (in Italia e all’estero) per individuare somiglianze o differenze e valutare meglio gli effetti delle Indicazioni Geografiche sullo sviluppo locale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
Can Geographical Indications foster local development? Evidence from Montefalco Sagrantino DOCG</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
D. Grazia, S. Corsi, C. Mazzocchi</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Wine Economics and Policy 13(2), 105-121 (2024)<br />
https://doi.org/10.36253/wep-16016</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Uno degli obiettivi principali nell&#8217;istituzione delle Indicazioni Geografiche (IG) per i prodotti agroalimentari europei era di favorire lo sviluppo nelle comunità rurali. Data l&#8217;importanza culturale ed economica della produzione vinicola in Italia, questo studio si propone di comprendere come una IG vinicola nella regione Umbria possa aver influenzato lo sviluppo socio-economico locale e, in caso affermativo, la percezione della sua portata tra gli attori coinvolti. Attraverso interviste semi-strutturate e un&#8217;analisi qualitativa basata sul modello della grounded theory, i risultati indicano un’ascesa parallela, negli ultimi tre decenni, nella ricerca di un&#8217;identità unica sia per il territorio che per il prodotto vinicolo.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Banca d’Italia, 2023. L’economia dell’Umbria (No. 10), Economie regionali.</li>
<li>Crescenzi, R., De Filippis, F., Giua, M., Vaquero-Piñeiro, C., 2022. Geographical Indications and local development: the strength of territorial embeddedness. Regional Studies 56, 381–393. https://doi.org/10.1080/00343404.2021.1946499</li>
<li>Gioia, D.A., Corley, K.G., Hamilton, A.L., 2013. Seeking Qualitative Rigor in Inductive Research: Notes on the Gioia Methodology. Organizational Research Methods 16, 15–31. https://doi.org/10.1177/1094428112452151</li>
<li>Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA), 2022. L’Italia del vino.</li>
<li>Strauss, A., Corbin, J., 1998. Basics of qualitative research: Techniques and procedures for developing grounded theory, 2nd ed., Basics of qualitative research: Techniques and procedures for developing grounded theory, 2nd ed. Sage Publications, Inc, Thousand Oaks, CA, US.</li>
<li>Vaquero-Piñeiro, C., 2021. The long-term fortunes of territories as a route for agri-food policies: evidence from Geographical Indications. BAE 10. https://doi.org/10.36253/bae-9429</li>
<li>Gallo, A., Accorsi, R., Goh, A., Hsiao, H., and Manzini, R. (2021). A traceability-support system to control safety and sustainability indicators in food distribution. Food Control 124:107866. doi: 10.1016/j.foodcont.2021.107866</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-04/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_04</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/02/Consortium-25_sviluppo-rurale-Montefalco-Sagrantino-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/le-ig-possono-favorire-lo-sviluppo-rurale-il-caso-del-montefalco-sagrantino-dop/">Le IG possono favorire lo sviluppo rurale? Il caso del Montefalco Sagrantino DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il terroir affronta la tecnologia: Indicazioni Geografiche, innovazione e competitività</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-terroir-affronta-la-tecnologia-indicazioni-geografiche-innovazione-e-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 06:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dall&#8217;Università di Milano, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia e LICOS – Centro per l’istituzione e la performance economica (Leuven, Belgio), analizza l&#8217;importanza del contributo coordinato delle Indicazioni Geografiche e del progresso tecnologico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio condotto dall&#8217;Università di Milano, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia e LICOS – Centro per l’istituzione e la performance economica (Leuven, Belgio), analizza l&#8217;importanza del contributo coordinato delle Indicazioni Geografiche e del progresso tecnologico sul territorio.</em></p>
<p>Nel settore agroalimentare, le aziende e i sistemi locali possono utilizzare sia le Indicazioni Geografiche che i progressi tecnologici come asset strategici chiave per la crescita in molte regioni europee, ma il contributo combinato delle Indicazioni Geografiche e delle attività di innovazione all&#8217;economia delle regioni europee è ancora poco studiato.</p>
<p>Questo studio &#8211; realizzato da un team di ricerca composto da Stefanella Stranieri, Luigi Orsi, Federico Zilia, Ivan De Noni e Alessandro Olper &#8211; mira a comprendere <strong>come le Indicazioni Geografiche e l&#8217;innovazione agroalimentare influenzano la competitività dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;industria alimentare</strong> nelle regioni europee e come queste strategie interagiscono.</p>
<p>Per raggiungere questo obiettivo, è stato organizzato un set di dati longitudinale e originale, inclusi i dati relativi alle Indicazioni Geografiche e ai brevetti agroalimentari di 265 regioni europee NUTS-2 tra il 1996 e il 2014. I dati per le Indicazioni Geografiche e i brevetti agroalimentari sono raccolti rispettivamente dai database eAmbrosia e OECD RegPat.</p>
<p><strong>I risultati</strong> mostrano che <strong>le Indicazioni Geografiche hanno un impatto positivo e significativo sulla competitività regionale</strong>, mentre l&#8217;effetto delle innovazioni agroalimentari è controverso. Le implicazioni di questi risultati in termini di progettazione delle politiche sono ulteriormente discusse.</p>
<p>Nello specifico lo studio evidenzia come l&#8217;<strong>Indicazione Geografica possa promuovere la competitività a livello regionale</strong> all&#8217;interno delle regioni europee, oltre che essere considerata uno strumento per proteggere legalmente i prodotti nel mercato internazionale. Al contrario, viene mostrata una <strong>relazione negativa tra innovazione e competitività a livello regionale</strong>, evidenziando che <strong>le attività di innovazione rappresentate dai brevetti non influenzano significativamente la competitività regionale</strong> sia in agricoltura che nell&#8217;industria alimentare. La relazione negativa potrebbe essere attribuita al basso livello di innovazioni nei settori maturi e stabili, come l&#8217;industria alimentare , dove i costi di implementazione sono elevati e c&#8217;è un ritardo temporale tra i costi di investimento e i ritorni.</p>
<p>Lo studio suggerisce infine <strong>l&#8217;importanza per i governi locali di definire nuove politiche per favorire l&#8217;ingresso e la crescita di nuove aziende innovative</strong> che possono aumentare il dinamismo del settore agroalimentare ispirando e sfruttando opportunità di innovazione. Inoltre, nonostante il debole effetto interattivo tra brevetti e IG, l&#8217;abbinamento di tradizione e innovazione non dovrebbe essere pensato come un legame conflittuale ma come un&#8217;opportunità propizia per aumentare ulteriormente la competitività delle IG e, a sua volta, la competitività e la sostenibilità dell&#8217;intero settore agroalimentare.</p>
<p>Fonte: <a href="https://doi.org/10.1016/j.jrurstud.2024.103368" target="_blank" rel="noopener">S. Stranieri, L. Orsi, F. Zilia, I. De Noni, A. Olper (2024). <em>Terroir takes on technology: Geographical indications, agri-food innovation, and regional competitiveness in Europe</em>, Journal of Rural Studies, Volume 110, 2024.</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-terroir-affronta-la-tecnologia-indicazioni-geografiche-innovazione-e-competitivita/">Il terroir affronta la tecnologia: Indicazioni Geografiche, innovazione e competitività</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Indicazioni Geografiche e innovazioni nell’agroalimentare: alleati o antagonisti?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazioni-nellagroalimentare-alleati-o-antagonisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Università degli Studi di Milano ha pubblicato, sulla rivista Food Policy, una ricerca che indaga come la politica comunitaria sulle Indicazioni Geografiche possa incentivare o limitare l’innovazione nelle imprese agroalimentari europee. I risultati rivelano che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazioni-nellagroalimentare-alleati-o-antagonisti/">Indicazioni Geografiche e innovazioni nell’agroalimentare: alleati o antagonisti?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Università degli Studi di Milano ha pubblicato, sulla rivista Food Policy, una ricerca che indaga come la politica comunitaria sulle Indicazioni Geografiche possa incentivare o limitare l’innovazione nelle imprese agroalimentari europee. I risultati rivelano che le IG sono alleate dell’innovazione soprattutto nelle regioni meno sviluppate dal punto di vista tecnologico</em></p>
<p>Le Indicazioni Geografiche costituiscono un pilastro cruciale dell’economia agroalimentare dell’Unione Europea, con oltre 1.300 denominazioni e vendite per circa 77,15 miliardi di euro nel 2017. L’adozione di questa politica, iniziata nel 1992 con il regolamento 2081/92, e modificata successivamente dai Regolamenti 510/2006 e 1151/2012, ha visto una crescita significativa sia nel numero di prodotti registrati che nei volumi e nel valore delle vendite.</p>
<p>Questo successo può essere attribuito a diversi fattori, tra cui la<strong> capacità di tali certificazioni di differenziare i prodotti presenti sul mercato</strong>, di proteggere le denominazioni a livello internazionale ed il loro effetto sulle economie regionali. Un aspetto poco esplorato riguarda l’effetto delle IG sulla capacità innovativa delle imprese agroalimentari e delle regioni all’interno dell’UE.</p>
<p>Un aspetto critico delle IG, infatti, risulta essere legato alla comprensione di come queste possano<strong> incoraggiare o frenare strategie economiche a lungo termine basate sull’innovazione</strong>. Tale aspetto è determinante per poter valutare l’efficacia del Regolamento europeo in chiave di sostenibilità economica e sviluppo sostenibile.</p>
<p>Comprendere la capacità delle IG di produrre effetti di ricaduta stimolando l’innovazione è determinante per valutarne l’adeguatezza nel raggiungimento di un sistema alimentare sostenibile e competitivo, in grado di rispondere alle mutevoli preferenze qualitative dei consumatori e alle criticità globali. La letteratura esistente sulla relazione fra IG e innovazione è piuttosto controversa e non sono emerse evidenze quantitative che stabiliscano una valutazione condivisa della loro possibile interazione.</p>
<p>La distribuzione territoriale delle IG e delle innovazioni agroalimentari (intese come brevetti in questo lavoro), sembra suggerire una <strong>polarizzazione tra le regioni dell’UE</strong>. Le IG sono presenti soprattutto nelle regioni del Mediterraneo (Fig. 1), mentre i brevetti agroalimentari sono concentrati principalmente nelle regioni centrali e settentrionali (Fig. 2). Esistono alcune eccezioni rilevanti, in particolare nel Nord Italia e nella Francia meridionale, dove sembrano coesistere IG e innovazione.</p>
<p>Questa polarizzazione nella distribuzione delle IG e delle innovazioni tra le regioni dell’UE e le evidenze contrastanti sul ruolo potenziale delle IG nello stimolare o scoraggiare le innovazioni sollevano la necessità di esplorare con un’analisi empirica approfondita la relazione fra IG e attività innovative nell’UE. Il lavoro di ricerca condotto per esplorare tale relazione si è basato su un modello teorico che collega la concorrenza, la regolamentazione e l’innovazione, esaminando la relazione tra la diffusione delle IG e le attività innovative in 265 regioni dell’UE (livello NUTS-2 in base alla nomenclatura statistica europea) tra il 1996 e il 2014.</p>
<p>Utilizzando diversi strumenti di regressione, lo studio rivela che le politiche sulle IG possono avere un impatto positivo sull’innovazione e sulla crescita regionale, specialmente nelle regioni meno sviluppate. Tuttavia, solleva anche preoccupazioni riguardo al potenziale effetto anticoncorrenziale associato alla diffusione delle IG.</p>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Il modello teorico preso in considerazione è quello della “distanza dalla frontiera” proposto da Aghion et al. (2005; 2009). Tale cornice teorica prende in considerazione il livello di concorrenza in cui operano le imprese e la struttura di mercato di riferimento. In base a tale teoria, la presenza di bassi livelli di concorrenza, o di misure normative che alterano la concorrenza, porta le regioni che risultano prossime alla frontiera tecnologica, ossia le regioni in cui le imprese risultano avanzate tecnologicamente rispetto ad un livello medio di riferimento, a non innovare. Al contrario, le regioni in cui si registra un basso livello di innovazione rispetto alla frontiera tecnologica tenderanno ad innovare.</p>
<p>La politica comunitaria sulle IG viene considerata come un intervento volto ad alterare i livelli di concorrenza per diversi motivi, fra cui la capacità di differenziare i prodotti sul mercato, di alterare i flussi commerciali e di spingere verso fenomeni di collusione fra i produttori agricoli. Di conseguenza, un’elevata diffusione di IG dovrebbe spingere le regioni in ritardo di sviluppo tecnologico ad innovare e le regioni con un elevato livello tecnologico a non innovare.</p>
<p>Per verificare tale ipotesi, abbiamo creato un dataset originale raccogliendo dati da diverse fonti secondarie, fra cui Oecd RegPat, che fornisce un completo archivio di dati sui brevetti, eAmbrosia, che fornisce informazioni sulle IG, e Ardeco, che contiene informazioni sulla popolazione regionale.</p>
<p>Il risultante da taset contiene circa 1.600 prodotti IG, 18.000 brevetti dell’industria alimentare e 27.000 brevetti del settore agricolo. La selezione del periodo, che va dal 1996 al 2014, è condizionata dalla disponibilità dei dati e si allinea con l’entrata in vigore del Regolamento 2081/92 e del Regolamento 2082/92, che entrano in vigore nel 2014 con le prime registrazioni.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Sulla base delle analisi di regressione condotte, è possibile delineare una relazione sfaccettata tra le IG e l’innovazione regionale dovuta al livello di prossimità della regione in questione rispetto alla frontiera tecnologica. Nello specifico, i risultati rivelano che nelle regioni situate più lontano dalla frontiera tecnologica, le IG emergono come potenti catalizzatori per l’innovazione.</p>
<p>Queste aree, spesso caratterizzate da minori vantaggi intrinseci in termini di capacità tecnologiche, sperimentano un notevole impatto positivo sull’innovazione. Di conseguenza, tale evidenza empirica suggerisce che le IG svolgono un ruolo chiave nel colmare il divario nell’innovazione e nello stimolare la crescita economica nelle regioni in ritardo di sviluppo rispetto alla media europea. Agiscono come fari di identità ed eccellenza regionale, fornendo una piattaforma per i produttori locali per innovare e crescere.</p>
<p>Al contrario, nelle regioni che si avvicinano alla frontiera tecnologica l’impatto positivo delle IG sull’innovazione diminuisce. In queste regioni, il ruolo delle IG diventa relativamente ridotto, poiché l’innovazione tende a basarsi maggiormente su fattori endogeni dell’ecosistema esistente di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Qui, le IG assumono un ruolo complementare piuttosto che trasformativo nel promuovere l’innovazione. Questa prospettiva sfumata sottolinea la necessità di considerare il contesto regionale di sviluppo nell’analisi delle IG. Gli interventi di politica a riguardo, in particolare, dovrebbero riconoscere che le IG possiedono il potenziale per fungere da motori di innovazione e promuovere lo sviluppo regionale in tutta l’Unione Europea, specialmente nelle regioni meno sviluppate.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Questa indagine offre preziosi spunti sulla complessa relazione tra le IG e l’innovazione regionale all’interno dell’UE. Rinforza l’idea che le IG non siano semplici etichette, ma strumenti dinamici capaci di plasmare in modi diversi i paesaggi dell’innovazione regionale. In questa chiave, quindi, le IG possono essere considerate come uno strumento di resilienza e sostenibilità economica dei territori nell’UE. Le evidenze empiriche riscontrate devono essere, tuttavia, contestualizzate considerando che spesso le innovazioni nelle IG riguardano miglioramenti di prodotto o organizzativi e che tali cambiamenti non vengono rilevati dalla brevettazione.</p>
<p>Questa interpretazione potrebbe attenuare in parte la relazione negativa riscontrata nella presente analisi fra diffusione di IG e innovazione nelle regioni avanzate dal punto di vista tecnologico e spiegare la presenza di un elevato numero di IG in alcune regioni vicine alla frontiera tecnologica, come la Lombardia e l’Emilia-Romagna in Italia o la regione di Rhone-Alpes in Francia.</p>
<p>Un’altra importante implicazione della nostra analisi riguarda l’impatto della diffusione delle IG sull’ambiente competitivo. Sulla base dei risultati ottenuti si potrebbe concludere che la diffusione delle IG influisce sull’ambiente competitivo dell’agroalimentare, una conclusione che si accorda con diversi lavori che indagano il possibile effetto di collusione delle IG. Questa evidenza, tuttavia, è sicuramente indiretta e sono necessari ulteriori studi più dettagliati per confermare tale ipotesi.</p>
<p>L’analisi presenta dei limiti. L’uso dei brevetti come proxy delle attività di innovazione nel settore agroalimentare risulta approssimativo per lo studio delle dinamiche innovative nel settore agroalimentare. Molte aziende non investono direttamente in attività di ricerca e sviluppo e molte innovazioni (incrementali) a livello di azienda agricola o di impresa non sono brevettate. Di conseguenza, un altro importante sbocco della ricerca futura è lo sviluppo di studi più qualitativi attraverso interviste in profondità. Tale approccio consentirà agli studiosi di cogliere meglio i legami diretti e indiretti tra le IG e i risultati innovativi delle imprese alimentari nelle regioni dell’UE in termini di brevetti, marchi e nuovi prodotti.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Geographical Indications and Innovation: Evidence from EU regions</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>S. Stranieri, L. Orsi , I. De Noni, A. Olper</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Food Policy, 116, 102425. <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2023.102425" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2023.102425</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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