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	<title>Università di Catania &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Università di Catania &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Arancia Rossa di Sicilia IGP: Consorzio e Università di Catania insieme per la qualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 07:45:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentata questa mattina a Catania la convenzione tra Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP e Università di Catania: un progetto finalizzato al miglioramento delle produzioni dell’arancia rossa di Sicilia IGP, anche attraverso la realizzazione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentata questa mattina a Catania la convenzione tra Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP e Università di Catania: un progetto finalizzato al miglioramento delle produzioni dell’arancia rossa di Sicilia IGP, anche attraverso la realizzazione di un tavolo di confronto congiunto. Gerardo Diana (Presidente Consorzio): “Nessuna innovazione o miglioramento senza la ricerca”. Alessandra Gentile (Università Catania): “Fondamentale il trasferimento alle imprese”</em></p>
<p>Una <strong>convenzione tra il Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP e l’Università di Catania</strong>, in particolare con il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, con la finalità di migliorare la produzione delle arance rosse IGP prodotte nel territorio della Indicazione Geografica. Il documento è stato presentato questa mattina, nella sede della Regione Siciliana di Catania, alla presenza delle parti in causa e dell’Assessore Regionale all’Agricoltura, Salvatore Barbagallo.</p>
<p>“La ricerca è ancora più fondamentale in un momento come questo, tra cambiamenti climatici sempre più impattanti nelle nostre produzioni e una siccità che non può essere attenuata solo con interventi strutturali – <strong>ha spiegato il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP,</strong> <strong>Gerardo Diana </strong>– in questa direzione il Consorzio ha voluto sostenere questa iniziativa per <strong>mantenere un dialogo con la scienza</strong> che ora più che mai rappresenta un importante supporto al mondo produttivo e anche al mercato stesso”.</p>
<p>“Sarà l&#8217;occasione per trasferire al mondo produttivo i risultati di ricerche svolte negli ultimi anni dal gruppo degli arboricoltori dell&#8217;Università di Catania con riferimento alla valutazione di nuovi cloni e portinnesti, di strumenti innovativi di tutela della produzione di Arancia Rossa di Sicilia IGP, nonché per la collaborazione con il Consorzio per l&#8217;individuazione di Innovazioni utili per il comparto”, ha sottolineato la<strong> Prof.ssa</strong> <strong>Alessandra Gentile</strong>.</p>
<p>Alla presentazione della Convenzione ha preso parte anche l’assessore all’agricoltura della Regione Siciliana, <strong>Salvatore Barbagallo</strong>. “La collaborazione scientifica tra il consorzio arancia rossa e l’università di Catania risulta di fondamentale importanza anche per il trasferimento di innovazioni tecniche e nuovi risultati della ricerca scientifica. L’assessorato agricoltura è a fianco delle aziende e degli imprenditori per sostenere il comparto e in particolare migliorare la situazione dell’approvvigionamento idrico per l’agricoltura siciliana”, ha ribadito l’assessore.</p>
<p><strong>La convenzione</strong> ha diverse applicazioni, tutte rivolte al <strong>miglioramento delle produzioni agrumicole legate all’IGP</strong>. In particolare, tale miglioramento delle produzioni verrà sviluppato attraverso l’individuazione dei portinnesti e dei cloni di Tarocco più idonei al raggiungimento degli obiettivi del Consorzio di tutela, con particolare riferimento alle variazioni climatiche e al ciclo di siccità che sta interessando la Sicilia.</p>
<p>Sarà <strong>compito dell’Università di Catania quello di valutare i materiali genetici</strong> già presenti presso le aziende degli associati al Consorzio, anche attraverso la analisi dei diversi portinnesti impiegati, con particolare riferimento alle variazioni climatiche in corso e al ciclo siccitoso che sta interessando la Sicilia. Il Dipartimento coinvolto inoltre avrà l’incarico di sovrintendere alla realizzazione di specifiche prove sperimentali presso le aziende del consorzio e alla valutazione e interpretazione dei risultati produttivi oltre che partecipare ai lavori di un tavolo permanente di confronto tra operatori e ricercatori al fine di raccogliere eventuali criticità del settore e di mettere a disposizione le innovazioni disponibili. La durata del progetto sarà di 12 mesi al termine dei quali sarà presentato un primo report.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.tutelaaranciarossa.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di tutela dell&#8217;Arancia Rossa di Sicilia IGP</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/07/20-Arancia-Rossa-Sicilia-IGP-convenzione-UNICT-.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Consortium 2023/03</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2023-03/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 13:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p>Con il terzo numero del 2023 Consortium giunge alla sua ventesima pubblicazione e introduce un approccio editoriale innovativo con l’obiettivo di <strong>promuovere la ricerca scientifica</strong><strong> </strong>nelle <strong>Indicazioni Geografiche </strong>e di<strong> stabilire una più forte connessione tra ricerca</strong> e <strong>imprese</strong>.</p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>Il nuovo format editoriale introduce 6 nuove macroaree all’interno della rivista:</p>
<ol>
<li><strong>RICERCHE:</strong> Studi e ricerche originali sul settore dei prodotti DOP IGP, sottoposti a revisione fra pari, e proposti con il format di articoli scientifici</li>
<li><strong>ANALISI: </strong>Articoli su studi di particolare interesse, a cura della redazione in collaborazione con gli autori delle ricerche, con un format divulgativo</li>
<li><strong>INTERVISTE:</strong> Punti di vista di personalità del mondo scientifico, politico ed economico, utili a contestualizzare i temi della rivista</li>
<li><strong>QUESTIONI EMERGENTI:</strong> Analisi e commenti su argomenti di attualità e di interesse per il settore, basati sulle conoscenze e le ricerche scientifiche disponibili</li>
<li><strong>NOTIZIE:</strong> Approfondimenti legati ad aggiornamenti specifici relativi al sistema delle Indicazioni Geografiche e dei Consorzi di tutela</li>
<li><strong>OSSERVATORIO:</strong> Monitoraggio delle novità e degli aggiornamenti relativi a quattro aree tematiche: Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG, Nuove IG</li>
</ol>
<p>In apertura <em>l’editoriale</em> di <strong>Mauro Rosati</strong> (direttore della Fondazione Qualivita) che illustra il contesto attuale del sistema delle DOP IGP, legato all’impatto evidente dei mutamenti climatici sulle filiere di qualità.</p>
<p>Nella sezione di <em>analisi</em> e <em>ricerca</em>, che racchiude contenuti relativi alla ricerca applicata all’agroalimentare di qualità, gli approfondimenti:</p>
<ul>
<li>“<strong>Cambiamento climatico e IG: quale futuro?</strong>” in collaborazione con F. Pagliacci del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università di Padova</li>
<li>“<strong>Irrigazione dei vigneti: se fosse la strada per il vino del futuro?</strong>” in collaborazione con G. Palai e G. Caruso del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa</li>
<li>“<strong>Indicazioni Geografiche e marker chimici: una garanzia di tracciabilità</strong>” in collaborazione con A. Aguzzoni, ricercatrice presso Eco Research</li>
<li>“<strong>DOP e IGP: quale sviluppo per il turismo sostenibile?</strong>” in collaborazione con F. Antolini del Dipartimento di Economia dell’Università di Teramo</li>
<li>“<strong>Proteggere la biodiversità culturale alimentare con le IG e i Presidi Slow Food</strong>” in collaborazione con M. Mariani, assegnista di ricerca dell’Università di Pisa</li>
</ul>
<p>La sezione dedicata alle <em>interviste</em> vede la partecipazione del meteorologo e climatologo <strong>Luca Mercalli</strong>, per il focus sulla convivenza tra cambiamento climatico e produzioni agricole, e del Commissario straordinario per l’emergenza idrica <strong>Nicola Dell’Acqua</strong>, per il focus sul rapporto tra l’agricoltura e l’utilizzo moderno dell’acqua.</p>
<p>La rubrica <em>Questioni emergenti</em> tratta il tema del <strong>granchio blu</strong>, portando avanti una riflessione sulle conseguenze che il cambiamento climatico sta avendo sugli ecosistemi marini.</p>
<p>La rubrica <em>notizie </em>si concentra sul <a href="https://www.qualivita.it/master-direttore-consorzio-di-tutela/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Master per Direttore di Consorzio di tutela</strong></a>, promosso da <a href="https://www.qualivita.it/progetto/accademia-qualivita/" target="_blank" rel="noopener">Accademia Qualivita</a> in collaborazione con <a href="https://www.origin-italia.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Origin Italia,</strong></a> ideato per fornire supporto nell’ambito della formazione e della crescita professionale al sistema delle filiere agroalimentari e vitivinicole.</p>
<p>In conclusione l’area <em>Osservatorio Qualivita </em>con il monitoraggio delle ultime novità e aggiornamenti relativi alle aree tematiche: Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG e Nuove IG.</p>
<h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Divulgare la ricerca scientifica nell&#8217;ambito delle Indicazioni Geografiche</li>
<li>Focalizzare le prospettive del settore Agrifood DOP IGP</li>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema delle IG</li>
<li>Sviluppare una community per condividere strategie di comunicazione</li>
<li>Consolidare il network dei Consorzi di tutela</li>
<li>Analizzare le attività dei Consorzi e delle aziende delle filiere IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Consorzi di tutela</li>
<li>Operatori del settore</li>
<li>Aziende del settore agroalimentare</li>
<li>Istituzioni</li>
<li>Enti di ricerca e università</li>
<li>Media</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Pianificazione e progettazione editoriale del numero della rivista</li>
<li>Ricerca dati e informazioni presso Consorzi, imprese e organizzazioni</li>
<li>Realizzazione interviste, articoli di approfondimento, osservatori</li>
<li>Elaborazione grafica e impaginazione</li>
<li>Diffusione contenuti digitali</li>
</ul>
</div></section>
<div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding first  " style='border-radius:0px; '><p><div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center ' ><a href='https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2023-03/'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center '  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >VAI AL NUMERO DI CONSORTIUM</span></a></div><br />
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center ' ><a href='https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/10/20231009-Consortium-NextStep..pdf'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center '  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >SCARICA IL MEDIA KIT</span></a></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div></p></div><div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding   " style='border-radius:0px; '><div   data-size='no scaling'  data-lightbox_size='large'  data-animation='slide'  data-conditional_play=''  data-ids='436652'  data-video_counter='0'  data-autoplay='false'  data-bg_slider='false'  data-slide_height=''  data-handle='av_gallery_qualivita'  data-interval='5'  data-class=' '  data-el_id=''  data-css_id=''  data-scroll_down=''  data-control_layout='av-control-minimal'  data-custom_markup=''  data-perma_caption=''  data-autoplay_stopper=''  data-image_attachment=''  data-min_height='0px'  data-lazy_loading='disabled'  class='avia-slideshow avia-slideshow-1  av-control-minimal av-default-height-applied avia-slideshow-no scaling av_gallery_qualivita   avia-slide-slider '  itemprop="image" itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject" ><ul class='avia-slideshow-inner ' style='padding-bottom: 145.66666666667%;' ><li  class=' av-single-slide slide-1 ' ><div data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-436652 avia-img-lazy-loading-not-436652"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-inclinata-Consortium-20.png" width="600" height="874" title='Copertina inclinata - Consortium 20' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></div></li></ul></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Proteggere la biodiversità culturale alimentare con le IG e i Presidi Slow Food</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/proteggere-la-biodiversita-culturale-alimentare-con-le-ig-e-i-presidi-slow-food/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 09:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Valorizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio italo-francese confronta le due tipologie di “Origin Food Schemes” per rivelare analogie e differenze nella loro istituzionalizzazione e i risultati sulla biodiversità culturale per quattro casi studio in Francia, Italia e Marocco Numerose [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/proteggere-la-biodiversita-culturale-alimentare-con-le-ig-e-i-presidi-slow-food/">Proteggere la biodiversità culturale alimentare con le IG e i Presidi Slow Food</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio italo-francese confronta le due tipologie di “Origin Food Schemes” per rivelare analogie e differenze nella loro istituzionalizzazione e i risultati sulla biodiversità culturale per quattro casi studio in Francia, Italia e Marocco</em></p>
<p>Numerose sono le rivendicazioni ambientali e culturali attribuite sia alle Indicazioni Geografiche che ai Presidi Slow Food che sostengono la loro efficacia nel difendere la biodiversità culturale, cioè quel “legame inestricabile” tra diversità biologica e culturale, che comprende la lingua, i valori culturali, conoscenze e pratiche tradizionali. La biodiversità culturale, anche detta agricola, è infatti essenzialmente il risultato dell’intervento dell’uomo negli ecosistemi attraverso processi culturali, conoscenze e pratiche agricole (Fig. 1). Ciononostante, alcuni autori mettono in discussione l’impatto delle IG sulla biodiversità culturale quando i prodotti tipici, in particolare quelli provenienti dal Sud del mondo, diventano prodotti globali e gli agricoltori locali rischiano di perdere il controllo delle loro risorse locali e la sovranità alimentare a favore di interessi privati. Questa situazione rappresenta una minaccia per le conoscenze locali, le risorse genetiche e, più in generale, lo sviluppo sostenibile.</p>
<p><strong>Come definire e contestualizzare i sistemi di valorizzazione dell&#8217;origine</strong></p>
<p>In questo documento, ci riferiremo alle Indicazioni Geografiche e i Presidi Slow Food come Sistemi di Valorizzazione dell’Origine (SVO), ovvero iniziative pubbliche o private che riconoscono e valorizzano prodotti tipici partendo dal presupposto che la qualità unica di tali prodotti sia determinata dalla loro origine geografica.</p>
<p>Questi due SVO condividono un obiettivo comune, vale a dire il riconoscimento e la promozione degli alimenti di origine, ma lo perseguono con modalità molto diverse: le IG sono strumenti legali e di marketing orchestrati dall’UE, mentre i Presidi Slow Food sono iniziative della società civile. IG e Presidi Slow Food sono caratterizzati tuttavia da alcuni punti in comune: la produzione è radicata localmente; il legame prodotto-luogo deriva dalla conoscenza e cultura locale; la qualità degli alimenti è ben nota, documentata e storicamente legata alla regione geografica; il processo di produzione è un patrimonio collettivo e pubblico che appartiene alla comunità dei produttori; le IG e i Presidi, come strumenti legali di proprietà intellettuale, non possono essere venduti o ceduti e non sono generalmente soggetti a rinnovo.</p>
<p><strong>Storia, territorio, tradizione e cultura: il valore dell’origine del cibo</strong></p>
<p>Gli SVO attirano un’attenzione crescente in tutto il mondo perché hanno molteplici funzioni. In primo luogo, lo SVO crea valore di mercato per gli alimenti di origine, sulla base della fiducia che i consumatori ripongono nell’unicità e nell’autenticità del cibo locale. Inoltre, lo SVO contribuisce al commercio equo e trasparente degli alimenti, proteggendo i consumatori e i produttori dalla commercializzazione ingannevole di alimenti non autentici. Lo SVO genera infine impatti ambientali, sociali e culturali significativi.</p>
<p>Approfondendo quest’ultimo aspetto, l’istituzione degli SVO mira a stabilire un collegamento certo tra un prodotto e un territorio, una comunità. Un processo collettivo di governance, il consolidamento di legami storici e culturali e la promozione di pratiche sostenibili formano un legame multidimensionale degli SVO con un territorio. Ciò suggerisce che gli SVO possono fornire un contributo significativo alla sicurezza alimentare e al mantenimento delle abitudini alimentari locali, influenzare lo sviluppo economico di una zona specifica ed essere utilizzati come strumenti di sviluppo locale. Inoltre, possono trasformare le risorse culturali e biologiche in patrimonio collettivo, cioè un bene comune con un valore economico, culturale o ambientale, o essere utilizzati come un’opportunità per partecipare ai movimenti sociali che mirano a proteggere i valori delle comunità locali. Gli SVO difatti permettono di resistere alla “perdita del luogo”, cioè al proliferare di cibi spogliati della loro unicità, come risultato dell’industrializzazione e globalizzazione dell’agroalimentare.</p>
<blockquote><p><strong>Mariagiulia Mariani</strong> è assegnista di ricerca dell’Università di Pisa e lavora col gruppo PAGE, Food and Rural Studies for Sustainability, occupandosi di innovazione sociale. Collabora anche con il CIRAD e l’Università di Catania, istituzioni presso le quali ha ottenuto nel 2018 il suo joint PhD in Geografia e in Agricultural, Food and Environmental Science, con una tesi sull’effetto delle DOP e altri sistemi di labeling sulle pratiche tradizionali di produzione di formaggi di montagna.</p></blockquote>
<p><strong>Indicazioni Geografiche e Presidi Slow Food a confronto</strong></p>
<p>Il confronto del quadro istituzionale di entrambi i tipi di SVO dimostra che questi sistemi offrono una notevole flessibilità e opportunità nel riconoscimento e valorizzazione della biodiversità culturale. Infatti, gli SVO hanno un approccio collettivo e aperto, e i valori non economici sono intrinsecamente connessi nel processo di creazione del patrimonio. Tuttavia, le differenze tra i due SVO dovrebbero essere considerate per determinare quale sia il miglior strumento di mercato in base a ogni contesto e agli obiettivi specifici degli attori locali. Ad esempio, la nostra analisi suggerisce che per sostenersi, il modello delle IG deve nascondere la riduzione della diversità e gli effetti di standardizzazione che sono necessari per garantire un certo grado di omogeneità e riconoscibilità dei prodotti sul mercato. Una variabilità eccessiva, risultante da condizioni e pratiche diverse, non è compatibile con il sistema delle IG. Al contrario, la comunicazione Slow Food mira a nascondere o comunque minimizzare l’influenza del mercato agli occhi dei consumatori. Le esigenze di mercato che determinano le scelte dei produttori coinvolti sono volontariamente sottovalutate.</p>
<p>Inoltre, i risultati suggeriscono che le caratteristiche istituzionali dei due SVO generano problemi distinti in relazione alle pratiche tradizionali. Nelle Indicazioni Geografiche, abbiamo osservato il problema dell’accesso dei produttori più piccoli all’iniziativa e l’esclusione delle loro pratiche più tradizionali, a causa delle regole e barriere imposte dallo SVO, ad esempio il costo per la certificazione e gli standard di igiene e sicurezza. Per quanto riguarda i Presidi, alcune pratiche e produttori possono essere esclusi dall’iniziativa come risultato di una decisione arbitraria dell’autorità Slow Food.</p>
<p>Per finire, le caratteristiche e le potenzialità degli SVO variano a seconda del contesto economico e giuridico nazionale. Infatti, mentre la definizione giuridica di IG in Italia, Marocco e Francia è quasi identica, la sua traduzione pratica differisce. In Francia i prodotti IG sono stati sostenuti dalle istituzioni nazionali, determinandone la diffusione all’interno di una industrializzazione agricola. L’Italia vanta un panorama di prodotti tipici più diversificato, caratterizzato dalla persistenza di prodotti e pratiche tradizionali. Qui il sostegno governativo è basato principalmente su istituzioni e dinamiche regionali, con iniziative parallele al di fuori del controllo statale (come Slow Food). Dall’altro lato, in Marocco, lo sviluppo rurale nel settore alimentare IG è caratterizzato da iniziative governative, top-down, che mirano a ricercare sbocchi remuneratori sui mercati europei e alla volontà istituzionale di sostenere l’agricoltura delle zone rurali svantaggiate.</p>
<blockquote><p><strong>Gli alimenti di origine sono il risultato della co-evoluzione di piante, animali e persone legate da una cultura delle tecniche e del know-how insita nelle pratiche agronomiche e di trasformazione, in grado di costruire il patrimonio culturale agroalimentare di un territorio. Tali conoscenze e pratiche sono essenziali per l’identità, la reputazione, la commercializzazione e la (ri)produzione di alimenti di origine. Anche le abitudini specifiche di consumo, le preferenze di gusto, la memoria collettiva, le tradizioni e l’organizzazione sociale contribuiscono a costruire la biodiversità culturale. La ricerca è stata condotta su quattro formaggi di origine coinvolti in uno dei due SVO studiati (IG o Presidio), situato in tre Paesi (Francia, Italia e Marocco), seguendo la metodologia dei “casi di studio”. Ogni caso di studio è stato affrontato attraverso due periodi di lavoro sul campo condotti tra dicembre 2013 e agosto 2015, e visite di follow-up sono state eseguite nel 2016 e nel 2017.</strong></p></blockquote>
<p><strong>Come il potere agisce sulla conoscenza dei prodotti</strong></p>
<p>Uno degli obiettivi fondamentali di questo articolo è quello di comprendere come i rapporti di potere agiscono nelle questioni legate ai saperi, alle conoscenze e alle pratiche che riguardano gli SVO, che sono un aspetto fondamentale nella valutazione dei loro output e impatti. I risultati mostrano che gli SVO possono essere considerati come “tecnologie di governo”. Gli SVO sono retti su regole riguardanti chi può farne parte e a quali condizioni, e così facendo contribuiscono a limitare la proprietà di un bene comune, cioè quella di un prodotto locale, con il suo nome e le sue pratiche di produzione. Di fatto, quindi, lo SVO definisce e limita le possibilità di azione degli attori locali. Ad esempio, l’IG del formaggio di capra di Chefchaouen, in Marocco, esclude dall’IG le pratiche tradizionali e le abitudini alimentari locali, che vengono considerate obsolete secondo i parametri occidentali.</p>
<p>I risultati mostrano che le traiettorie degli SVO sono influenzate da uno squilibrio di potere tra le parti interessate e le loro conoscenze. Gli attori locali più forti possono prevaricare ed eventualmente anche escludere gli attori e le pratiche più marginali. Per evitare che la biodiversità culturale venga minacciata dalle pressioni del mercato, è quindi cruciale il ruolo di istituzioni protettive.</p>
<p>Abbiamo osservato che le traiettorie degli OFS sono influenzate dalle autorità il cui contributo è spesso nascosto alla percezione dei consumatori. I nostri risultati mostrano, per esempio, che Slow Food agisce come un’autorità che definisce il quadro attraverso il quale le qualità fisiche ma anche morali sono valutate e scartate. Infine, i risultati confermano che gli SVO sono uno strumento interessante per ridurre l’asimmetria di informazione e gli effetti di dequalificazione sui produttori e sui consumatori generati dalla modernizzazione dell’agricoltura. In particolare, gli SVO includono i consumatori come parte della comunità di apprendimento, a differenza di sistemi di certificazione e delle etichette che forniscono solo passivamente informazioni ai consumatori. Gli SVO predispongono la possibilità di generare conoscenza a sostegno di un’economia alimentare alternativa. Questo articolo ha permesso anche di mettere a fuoco una situazione tanto frequente quanto sottovalutata, cioè la coesistenza di entrambi gli SVO studiati su uno stesso (o simile) prodotto, nella stessa (o simile) area. La combinazione e la sovrapposizione di due SVO sono frequenti e sono possibili diverse configurazioni. Queste sovrapposizioni possono aiutare a evitare scorciatoie e riduzionismo, differenziando ad esempio micro-aree che corrispondono a caratteristiche di produzione diverse. Ciononostante, possono anche portare a conseguenze indesiderate, come ad esempio il rischio che i consumatori, esposti a un numero crescente di etichette, siano confusi. Tuttavia, i nostri risultati suggeriscono che tale coesistenza produce generalmente una riflessione dinamica in relazione alla biodiversità culturale, nelle motivazioni e nei modi che vengono utilizzati per gestire le risorse locali.</p>
<p><strong>Strumenti per riconoscere l’importanza della biodiversità culturale</strong></p>
<p>Partendo dall’analisi della complessa relazione tra SVO e biodiversità culturale, è possibile indicare quali siano i fattori che contribuiscono a generare un quadro positivo, garantendo lo sviluppo sostenibile delle iniziative.</p>
<p>È ampiamente riconosciuto che l’avvio e l’uso degli SVO sono il risultato di diverse motivazioni, strategie e interessi dei molteplici attori locali, comprese le istituzioni, e che sono inquadrati da realtà sociali, tecniche ed economiche. Questo studio evidenzia la dimensione ontologica della biodiversità culturale. Quest’ultima sembra essere una comune “piattaforma simbolica” su cui i diversi attori possono incontrarsi per confrontarsi e utilizzare gli stessi concetti pur seguendo i loro obiettivi e scopi specifici.</p>
<p>Concludiamo così che i confronti tra gli attori coinvolti negli SVO, alimentati da dinamiche e aspetti legati a conoscenza, saperi e pratiche, contribuiscono a determinare gli effetti degli SVO sulla biodiversità culturale. Sebbene una necessaria standardizzazione del know-how sembri non essere pienamente compatibile con i il mantenimento della biodiversità culturale, gli attori locali sia nelle IG che, in particolare, nei Presidi, hanno un ruolo nell’interpretare, comunicare e reinventare il sapere tradizionale. Pertanto, gli SVO contribuiscono al riconoscimento dell’importanza della biodiversità culturale e delle pratiche tradizionali, piuttosto che “proteggerle” o “fissarle”.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
Protecting Food Cultural Biodiversity: From Theory to Practice. Challenging the Geographical Indications and the Slow Food Models<br />
<strong>Autori</strong><br />
M. Mariani, F. Casabianca, C. Cerdan, I. Peri<br />
<strong>Fonte</strong><br />
Sustainability 2021, 13, 5265.<br />
<a href="https://www.mdpi.com/2071-1050/13/9/5265" target="_blank" rel="noopener">https://www.mdpi.com/2071-1050/13/9/5265</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_03</strong></p>
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