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	<title>Università degli Studi di Teramo &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Università degli Studi di Teramo &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Osservatorio Ricerca IG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/osservatorio-ricerca-ig-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Selezione di alcuni studi inerenti il settore delle IG pubblicati o in corso di pubblicazione su riviste scientifiche Ricerche segnalate: tre studi sulle Indicazioni Geografiche analizzano i fattori che rendono i prodotti certificati più sostenibili [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/osservatorio-ricerca-ig-3/">Osservatorio Ricerca IG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Selezione di alcuni studi inerenti il settore delle IG pubblicati o in corso di pubblicazione su riviste scientifiche</em></p>
<p>Ricerche segnalate: tre studi sulle Indicazioni Geografiche analizzano i fattori che rendono i prodotti certificati più sostenibili di quelli generici; altri due studi sul settore vino evidenziano l’importanza delle azioni collettive, della buona governance e della valutazione delle prestazioni di sostenibilità nel promuovere la transizione ecologica. Uno studio italiano sull’introduzione del Nutriscore mette in luce le problematiche associate a un’etichettatura nutrizionale troppo semplicistica. Due studi hanno osservato il comportamento dei consumatori rispetto al prezzo dei prodotti IG, valutando l’importanza della zona di origine, della dimensione del gruppo e della longevità della IG. Infine un lavoro di tesi sugli effetti del cambiamento climatico sul Prosciutto di Parma DOP e uno studio sullo sviluppo microbico e i relativi effetti sulla qualità della Toma Piemontese DOP.</p>
<h5>L’importanza della regione d’origine negli spumanti: un’analisi internazionale della percezione dei consumatori</h5>
<p><em>N. Casolani, A. Ciccarelli, M.A. Perito, E. Chiodo</em></p>
<p><strong>ABSTRACT</strong>: La percezione della regione d’origine da parte dei consumatori rappresenta una questione fondamentale per costruire un business di valore e sostenibile nel settore vitivinicolo. Lo scopo di questo studio è quello di indagare il ruolo della regione d’origine negli spumanti italiani, confrontando la percezione dei consumatori dei vini emergenti a Denominazione d’Origine in regioni non tradizionalmente legate alla produzione di vino spumante (Abruzzo e Romagna), con un’affermazione affermata marchio (Prosecco) e con il generico spumante italiano. Vengono presi in considerazione i tre mercati più importanti per gli spumanti italiani (Italia, USA e Regno Unito). Non vi è alcun effetto cumulativo della percezione dei vini a Denominazione di Origine Protetta nei tre mercati poiché i consumatori che percepiscono positivamente una specifica denominazione non estendono questa percezione positiva ad altri rispetto allo spumante generico.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong></p>
<p>Ente di ricerca: Università degli Studi di Teramo<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: Sustainability 2024, 16(1)<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.3390/su16010390" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su16010390</a></p>
<p>Parole chiave: Protected Designation of Origin; sparkling wines; consumers’ perception; brand reputation; conjoint analysis</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Come può l’azione collettiva sostenere la transizione agroecologica nei vigneti a Indicazione Geografica? Approfondimenti dalla zona vinicola della Valle della Loira</h5>
<p><em>F. Ruggieri, C. Coulon-Leroy, A. Mazé</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Pochi studi hanno esaminato la transizione agroecologica in viticoltura, che coinvolge processi di trasformazione, soprattutto a scala territoriale dove l’azione collettiva gioca un ruolo chiave nella diffusione delle strategie di transizione. L’azione collettiva nella transizione agroecologica deve essere studiata al fine di incoraggiare e accelerare i cambiamenti nelle pratiche. In questo studio, l’azione collettiva viene analizzata per comprendere come le strutture di governance influenzano lo sviluppo di strategie collettive di transizione agroecologica. I quadri di analisi istituzionale e sviluppo e dei sistemi socio-ecologici di Elinor Ostrom sono stati applicati all’area vinicola Anjou-Saumur nella Valle della Loira, dove quasi l’80% della produzione di vino è a Denominazioni di Origine Protetta. I dati sono stati raccolti attraverso sette interviste semi-strutturate, che sono state analizzate qualitativamente al fine di identificare i principali attori e le strategie collettive nella transizione agroecologica. Lo studio ha dimostrato che la struttura policentrica della governance nel sistema delle Denominazioni di Origine protette consente agli attori istituzionali di coordinare collettivamente le loro azioni.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: GRAPPE (Ecole Supérieure des Agricultures), INRAE<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: Sustainability 2023, 15(12)<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.3390/su15129371" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su15129371</a><br />
Parole chiave: agroecology; Geographical Indications; viticulture; product specification; IAD/SES; polycentric governance</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Effetti ambientali delle Indicazioni Geografiche e dei loro fattori influenti: una revisione delle prove empiriche</h5>
<p><em>M. Zattoni Milano, A.A. Cazella</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Le Indicazioni Geografiche (IG) sono etichette che riconoscono prodotti con identità specifiche, legate alle caratteristiche ambientali e culturali dei luoghi di origine. In questo articolo esploriamo la relazione tra IG agroalimentari e sostenibilità ambientale, sulla base di una revisione integrativa della letteratura scientifica. In teoria, le IG relative ai prodotti agroalimentari sono riconosciute per favorire sistemi di produzione più sostenibili e fanno parte di un insieme di strategie che mirano a contrastare la nozione di cibo come merce e promuovere lo sviluppo territoriale. Da una ricerca sistematica, sono stati selezionati e analizzati 28 studi con evidenza empirica dei risultati delle GI. Abbiamo identificato 16 effetti ambientali positivi e 5 negativi, con gli effetti positivi prevalenti nel Nord del mondo e gli effetti negativi più comuni nel Sud del mondo. Abbiamo inoltre individuato sei fattori che favoriscono l’emergere di effetti positivi.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: Universidade Federal de Santa Catarina<br />
Anno: 2021<br />
Pubblicato: Current Research in Environmental Sustainability, Volume 3, 2021<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1016/j.crsust.2021.100096" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.crsust.2021.100096</a><br />
Parole chiave: Products of origin, Sustainable territorial development, Conservation of agrobiodiversity, GovernanceTerroir</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>La performance economica, ambientale e sociale degli alimenti certificati europei</h5>
<p><em>V. Bellassen, M. Drut, et al.</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Per identificare se il cibo certificato dall’UE – in questo caso indicazioni biologiche e geografiche – è più sostenibile di un riferimento convenzionale, abbiamo sviluppato 25 indicatori che coprono i tre pilastri della sostenibilità. I dati originali sono stati raccolti su 52 prodotti a livello di azienda agricola, trasformazione e vendita al dettaglio, consentendo la stima di circa 2000 valori di indicatori. La cosa più sorprendente è che, nel nostro campione, il cibo certificato supera il suo riferimento non certificato sulla maggior parte degli indicatori economici e sociali. Per quanto riguarda i principali indicatori ambientali – impronta di carbonio e idrica – le loro prestazioni sono simili. Sebbene il cibo certificato sia più costoso del 61%, la performance extra per euro è simile agli interventi politici classici per migliorare la sostenibilità della dieta come sussidi o tasse. Nel complesso, i nostri risultati legittimano le recenti iniziative di standard per coprire aspetti di sostenibilità più ampi.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: INRAE, Università di Parma, Università di Belgrado, et al.<br />
Anno: 2022<br />
Pubblicato: Ecological Economics, Volume 191<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1016/j.ecolecon.2021.107244" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.ecolecon.2021.107244</a><br />
Parole chiave: Certified Food, Sustainability, Performance, Organic Farming, Geographical Indications</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Indicazioni Geografiche e sviluppo locale: la forza del radicamento territoriale</h5>
<p><em>R. Crescenzi, F. De Filippis, M. Giua, C. Vaquero-Piñeiro</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Le Indicazioni Geografiche (IG) possono promuovere lo sviluppo economico locale nelle zone rurali? Questo documento esplora l’impatto delle IG che identificano e sostengono i prodotti agroalimentari strettamente radicati nel territorio da cui provengono. L’esame del vino italiano protetto da IG attraverso un dataset innovativo e mediante modelli di abbinamento dei punteggi di propensione e di differenza nelle differenze consente di confrontare le traiettorie di sviluppo economico locale dei comuni rurali dotati di IG con le corrispondenti dinamiche di un gruppo controfattuale di comuni simili senza status IG dal 1951. I comuni rurali con IG sperimentano una crescita demografica e una riorganizzazione economica verso settori non agricoli, che spesso comportano attività a maggior valore aggiunto.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: London School of Economics and Political Science, Università degli Studi Roma Tre<br />
Anno: 2020<br />
Pubblicato: Regional Studies, 56:3, 381-393<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1080/00343404.2021.1946499" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1080/00343404.2021.1946499</a><br />
Parole chiave: Geographical Indications, rural development, European Union policies, local development, propensity score matching, difference-in-differences</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Indicazioni Geografiche e viticoltura sostenibile: prospettive empiriche e teoriche</h5>
<p><em>T. Reinhardt, Y. Ambrogio</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> La produzione del vino deve affrontare numerose sfide in termini di sostenibilità. La spina dorsale della normativa europea sul vino è il quadro delle Indicazioni Geografiche (IG), attualmente in fase di riforma come parte dell’Agenda Farm-to-Fork dell’UE. Un aspetto importante della riforma è rafforzare la prestazione di sostenibilità delle IG consentendo l’integrazione degli “impegni di sostenibilità” nelle specifiche dei prodotti IG. Il nostro articolo valuta questo approccio politico sulla base delle valutazioni delle parti interessate della regione vinicola tedesca della Franconia e della regione italiana dell’Alto Adige. Utilizziamo un approccio a metodi misti, combinando interviste semistrutturate e un’indagine quantitativa tra i produttori di vino. Interpretiamo i nostri risultati attraverso la lente analitica dei Principi di progettazione di Elinor Ostrom per la governance sostenibile delle risorse comuni. I nostri risultati mostrano che la regolamentazione localizzata “dal basso verso l’alto” nel quadro delle IG corrisponde a molte esigenze pratiche e teoriche riguardanti la governance della sostenibilità. Tuttavia, le IG sembrano affrontare alcuni aspetti della sostenibilità meglio di altri.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: University of Bayreuth<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: Sustainability 2023, 15(23)<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.3390/su152316318" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su152316318</a><br />
Parole chiave: Sustainable wine production; Geographical Indications; institutional economics</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Prezzi delle Indicazioni Geografiche e margini di commercializzazione: il ruolo della dimensione del gruppo, della longevità e delle decisioni produttive</h5>
<p><em>F. Bimbo, A. Bonanno, R. Viscecchia</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Le etichette di Indicazione Geografica (IG) mirano a migliorare il reddito degli agricoltori e dei trasformatori. Questo articolo studia come le caratteristiche relative ai gruppi IG e la loro reputazione (ad esempio la dimensione del gruppo di produttori, la longevità e le decisioni di produzione) sono correlate ai prezzi all’origine, ai prezzi finali (al consumo) e ai margini di marketing. Gli autori utilizzano 8 anni di dati annuali per il mercato IG dell’olio extravergine di oliva italiano (EVOO) che comprende 46 EVOO IG. I parametri stimati che caratterizzano la relazione tra le caratteristiche del gruppo dell’IG e i prezzi (all’origine e al consumo) sono ottenuti tramite i minimi quadrati a tre stadi (3SLS). I risultati mostrano che il numero di operatori IG è correlato ai prezzi al consumo, mentre è debolmente correlato ai prezzi all’origine. L’età delle IG non è associata a prezzi al consumo più elevati, mentre i prezzi all’origine sono inferiori per le IG più vecchie rispetto a quelle più giovani.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: Universita degli Studi di Foggia<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: British Food Journal, Vol. 125 No. 1, pp. 286-301.<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1108/BFJ-09-2021-1000" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1108/BFJ-09-2021-1000</a><br />
Parole chiave: Geographic Indications, Prices, Collective actions, marketing management, extra virgin olive oil</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>La dieta dei saldi &#8211; Perché il Nutri-score non è una buona idea</h5>
<p><em>F. Adinolfi, R. Fargione, M. Masi, Y. Vecchio</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> In Europa da tempo il dibattito è concentrato sull’opportunità di adottare il Nutri-score, un sistema che esprime, attraverso colori e lettere, il giudizio sulle qualità nutrizionali degli alimenti. Il Paper ha l’obiettivo di fare chiarezza sui potenziali rischi di questo sistema di etichettatura fuorviante. Il primo fra tutti è di incentivare il consumo di prodotti ultra-trasformati. Il sistema, infatti, non tiene conto delle trasformazioni subite dai prodotti e il paradossale risultato è che i cibi ultra-processati risultano migliori di quelli naturali. Il Paper, dunque, pur sottolineando l’importanza di introdurre un’etichettatura nutrizionale che informi il consumatore, evidenzia il fatto che il Nutri-score non sia ancora un sistema pronto per essere utilizzato e ne rimarca i suoi limiti e rischi.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente di ricerca: Centro Studi Divulga<br />
Anno: 2023<br />
Pubblicato: www.divulgastudi.it<br />
Link: <a href="https://www.divulgastudi.it/prodotti/la-dieta-dei-saldi/" target="_blank" rel="noopener">https://www.divulgastudi.it/prodotti/la-dieta-dei-saldi/</a><br />
Parole chiave: Nutri-score, diet, labeling system, nutrition labels</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Il cambiamento climatico e i suoi effetti sulla produzione del Prosciutto di Parma DOP. Il punto di vista degli informatori chiave</h5>
<p><em>Y. Panicheva</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Di fronte allo sviluppo dei sistemi agricoli, comprendere l’influenza dei cambiamenti climatici sulla qualità della produzione del Prosciutto di Parma è un fattore chiave. I prodotti tutelati con i marchi collettivi DOP (Denominazione Di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita) sono cruciali nel settore agroalimentare italiano. Comprendere come i cambiamenti climatici incidono sui prodotti regionali di alta qualità, le Indicazioni Geografiche, è di primaria importanza sia per i produttori che per i consumatori. Attraverso interviste approfondite ai produttori di Prosciutto di Parma e ai membri del Consorzio del Prosciutto di Parma, questa tesi cerca di studiare la possibile influenza dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma, ovvero una delle più importanti Indicazioni Geografiche, per fatturato. Sulla base dei dati raccolti, lo studio prevede di valutare l’impatto complessivo dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma DOP. I risultati dimostrano che le condizioni climatiche sono già cambiate nella regione di Parma. Tuttavia, poiché le condizioni nelle aree di lavorazione vengono costantemente controllate e modificate per preservare il prodotto, i produttori sono in grado di mantenere e potenzialmente migliorare la qualità del Prosciutto di Parma. La ricerca sottolinea l’importanza della collaborazione industriale, dell’innovazione e del monitoraggio continuo al fine di mantenere la qualità e la reputazione del prodotto Prosciutto di Parma DOP.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong><br />
Ente di ricerca: Universita degli Studi di Padova<br />
Anno: 2024<br />
Pubblicato: Archivio tesi e dissertazioni di Padova<br />
Link: <a href="https://thesis.unipd.it/handle/20.500.12608/61905" target="_blank" rel="noopener">https://thesis.unipd.it/handle/20.500.12608/61905</a><br />
Parole chiave: Climate change, Prosciutto di Parma DOP, Parma region, quality, interview-based study, producers, Consortium of the Parma Ham</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Controllo della crescita microbica e fungina e valutazione dei parametri di qualità durante la maturazione della Toma Piemontese DOP trattata con ozono gassoso</h5>
<p><em>V. Eramo, C. Carboni, M. Lembo, R. Forniti, R. Botondi</em></p>
<p><strong>ABSTRACT:</strong> Il periodo di maturazione del formaggio, in cui si verificano cambiamenti biochimici in specifiche condizioni di temperatura e umidità, è fondamentale per rendere commerciabile il prodotto finito. Tuttavia, la matrice alimentare può diventare un mezzo di crescita per lo sviluppo di microrganismi e funghi deterioranti. Negli stabilimenti lattiero-caseari, la contaminazione della zona della crosta può essere monitorata con diversi metodi dispendiosi in termini di tempo e dispendio di tempo, ad esempio l’uso di soluzioni saline e/o la spazzolatura delle forme di formaggio. Questo studio indaga l’efficacia di diversi trattamenti con ozono, 400 ppb, 8 ore (durante la notte) a giorni alterni fino alla fine della maturazione, e 300 ppb, 8 ore al giorno (durante la notte) per l’intera durata della maturazione rispetto al campione di controllo in atmosfera normale, nel controllo della crescita microbica e fungina durante la maturazione della Toma Piemontese DOP. I risultati hanno mostrato che i trattamenti con ozono influiscono in modo significativo sulla microflora deteriorata, preservando i parametri di qualità complessivi (ad esempio, perdita di peso, valore per il cliente e maggiori sfumature sensoriali).Di fronte allo sviluppo dei sistemi agricoli, comprendere l’influenza dei cambiamenti climatici sulla qualità della produzione del Prosciutto di Parma è un fattore chiave. I prodotti tutelati con i marchi collettivi DOP (Denominazione Di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita) sono cruciali nel settore agroalimentare italiano. Comprendere come i cambiamenti climatici incidono sui prodotti regionali di alta qualità, le Indicazioni Geografiche, è di primaria importanza sia per i produttori che per i consumatori. Attraverso interviste approfondite ai produttori di Prosciutto di Parma e ai membri del Consorzio del Prosciutto di Parma, questa tesi cerca di studiare la possibile influenza dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma, ovvero una delle più importanti Indicazioni Geografiche, per fatturato. Sulla base dei dati raccolti, lo studio prevede di valutare l’impatto complessivo dei cambiamenti climatici sulla produzione del Prosciutto di Parma DOP. I risultati dimostrano che le condizioni climatiche sono già cambiate nella regione di Parma. Tuttavia, poiché le condizioni nelle aree di lavorazione vengono costantemente controllate e modificate per preservare il prodotto, i produttori sono in grado di mantenere e potenzialmente migliorare la qualità del Prosciutto di Parma. La ricerca sottolinea l’importanza della collaborazione industriale, dell’innovazione e del monitoraggio continuo al fine di mantenere la qualità e la reputazione del prodotto Prosciutto di Parma DOP.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong><br />
Ente di ricerca: Università degli Studi della Tuscia<br />
Anno: 2024<br />
Pubblicato: Science &amp; Engineering<br />
Link: <a href="https://doi.org/10.1080/01919512.2024.2312909" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1080/01919512.2024.2312909</a><br />
Parole chiave: Cheese maturation, cheese storage, food spoilage, ozone technology, quality control, sensory analysis</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/14-Consortium-22-Osservatorio-ricerca-IG.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;OSSERVATORIO COMPLETO</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consortium 2023/03</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2023-03/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 13:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=attivita&#038;p=437030</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2023-03/">Consortium 2023/03</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p>Con il terzo numero del 2023 Consortium giunge alla sua ventesima pubblicazione e introduce un approccio editoriale innovativo con l’obiettivo di <strong>promuovere la ricerca scientifica</strong><strong> </strong>nelle <strong>Indicazioni Geografiche </strong>e di<strong> stabilire una più forte connessione tra ricerca</strong> e <strong>imprese</strong>.</p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>Il nuovo format editoriale introduce 6 nuove macroaree all’interno della rivista:</p>
<ol>
<li><strong>RICERCHE:</strong> Studi e ricerche originali sul settore dei prodotti DOP IGP, sottoposti a revisione fra pari, e proposti con il format di articoli scientifici</li>
<li><strong>ANALISI: </strong>Articoli su studi di particolare interesse, a cura della redazione in collaborazione con gli autori delle ricerche, con un format divulgativo</li>
<li><strong>INTERVISTE:</strong> Punti di vista di personalità del mondo scientifico, politico ed economico, utili a contestualizzare i temi della rivista</li>
<li><strong>QUESTIONI EMERGENTI:</strong> Analisi e commenti su argomenti di attualità e di interesse per il settore, basati sulle conoscenze e le ricerche scientifiche disponibili</li>
<li><strong>NOTIZIE:</strong> Approfondimenti legati ad aggiornamenti specifici relativi al sistema delle Indicazioni Geografiche e dei Consorzi di tutela</li>
<li><strong>OSSERVATORIO:</strong> Monitoraggio delle novità e degli aggiornamenti relativi a quattro aree tematiche: Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG, Nuove IG</li>
</ol>
<p>In apertura <em>l’editoriale</em> di <strong>Mauro Rosati</strong> (direttore della Fondazione Qualivita) che illustra il contesto attuale del sistema delle DOP IGP, legato all’impatto evidente dei mutamenti climatici sulle filiere di qualità.</p>
<p>Nella sezione di <em>analisi</em> e <em>ricerca</em>, che racchiude contenuti relativi alla ricerca applicata all’agroalimentare di qualità, gli approfondimenti:</p>
<ul>
<li>“<strong>Cambiamento climatico e IG: quale futuro?</strong>” in collaborazione con F. Pagliacci del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università di Padova</li>
<li>“<strong>Irrigazione dei vigneti: se fosse la strada per il vino del futuro?</strong>” in collaborazione con G. Palai e G. Caruso del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa</li>
<li>“<strong>Indicazioni Geografiche e marker chimici: una garanzia di tracciabilità</strong>” in collaborazione con A. Aguzzoni, ricercatrice presso Eco Research</li>
<li>“<strong>DOP e IGP: quale sviluppo per il turismo sostenibile?</strong>” in collaborazione con F. Antolini del Dipartimento di Economia dell’Università di Teramo</li>
<li>“<strong>Proteggere la biodiversità culturale alimentare con le IG e i Presidi Slow Food</strong>” in collaborazione con M. Mariani, assegnista di ricerca dell’Università di Pisa</li>
</ul>
<p>La sezione dedicata alle <em>interviste</em> vede la partecipazione del meteorologo e climatologo <strong>Luca Mercalli</strong>, per il focus sulla convivenza tra cambiamento climatico e produzioni agricole, e del Commissario straordinario per l’emergenza idrica <strong>Nicola Dell’Acqua</strong>, per il focus sul rapporto tra l’agricoltura e l’utilizzo moderno dell’acqua.</p>
<p>La rubrica <em>Questioni emergenti</em> tratta il tema del <strong>granchio blu</strong>, portando avanti una riflessione sulle conseguenze che il cambiamento climatico sta avendo sugli ecosistemi marini.</p>
<p>La rubrica <em>notizie </em>si concentra sul <a href="https://www.qualivita.it/master-direttore-consorzio-di-tutela/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Master per Direttore di Consorzio di tutela</strong></a>, promosso da <a href="https://www.qualivita.it/progetto/accademia-qualivita/" target="_blank" rel="noopener">Accademia Qualivita</a> in collaborazione con <a href="https://www.origin-italia.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Origin Italia,</strong></a> ideato per fornire supporto nell’ambito della formazione e della crescita professionale al sistema delle filiere agroalimentari e vitivinicole.</p>
<p>In conclusione l’area <em>Osservatorio Qualivita </em>con il monitoraggio delle ultime novità e aggiornamenti relativi alle aree tematiche: Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG e Nuove IG.</p>
<h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Divulgare la ricerca scientifica nell&#8217;ambito delle Indicazioni Geografiche</li>
<li>Focalizzare le prospettive del settore Agrifood DOP IGP</li>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema delle IG</li>
<li>Sviluppare una community per condividere strategie di comunicazione</li>
<li>Consolidare il network dei Consorzi di tutela</li>
<li>Analizzare le attività dei Consorzi e delle aziende delle filiere IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Consorzi di tutela</li>
<li>Operatori del settore</li>
<li>Aziende del settore agroalimentare</li>
<li>Istituzioni</li>
<li>Enti di ricerca e università</li>
<li>Media</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Pianificazione e progettazione editoriale del numero della rivista</li>
<li>Ricerca dati e informazioni presso Consorzi, imprese e organizzazioni</li>
<li>Realizzazione interviste, articoli di approfondimento, osservatori</li>
<li>Elaborazione grafica e impaginazione</li>
<li>Diffusione contenuti digitali</li>
</ul>
</div></section>
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		<title>DOP e IGP: quale sviluppo per il turismo sostenibile?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-e-igp-quale-sviluppo-per-il-turismo-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 09:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Enogastronomico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’analisi dell’Università di Teramo sull’attrattività turistica dei prodotti agroalimentari DOP e IGP mette in evidenza la sempre maggiore attenzione da parte del consumatore finale In Italia ci sono 307 borghi storici censiti dall’Istat, dove vivono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un’analisi dell’Università di Teramo sull’attrattività turistica dei prodotti agroalimentari DOP e IGP mette in evidenza la sempre maggiore attenzione da parte del consumatore finale</em></p>
<p>In Italia ci sono 307 borghi storici censiti dall’Istat, dove vivono 1,3 milioni di persone, caratterizzati da una forte identità culturale e paesaggistica. Dal 1951 al 2019, la popolazione residente si è ridotta di 185 mila unità, con 83 borghi che hanno subito uno spopolamento sistematico, mentre 12 hanno mostrato una crescita. Nel periodo tra il 2001 e il 2019, la popolazione straniera è aumentata di quasi 63 mila unità, mentre quella italiana è diminuita di 49 mila unità. Tra i 7.904 comuni presenti nel nostro Paese, ben 5.535 hanno una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, mentre poco più di 3.000 sono considerati turistici. L’identificazione di queste aree come marginale o interna si basa sul criterio della lontananza dai servizi essenziali. Tuttavia, se opportunamente sfruttata, la digitalizzazione, anche attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), potrebbe apportare nuova vitalità a questi territori. Tali luoghi potrebbero coniugare l’identità culturale in un quadro di modernizzazione, in una prospettiva di visione ecosostenibile dello stile di vita. Il turismo, favorendo il processo di socializzazione e interazione tra le persone, potrebbe contribuire allo sviluppo di relazioni positive e migliorare il funzionamento delle istituzioni, rendendole più efficienti nel soddisfare le esigenze della popolazione residente e di quella turistica. In tal senso, l’ecoturismo, diversamente declinato, a seconda del territorio nel quale si sviluppa, può diventare una importante politica per lo sviluppo economico territoriale di queste aree. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta un’opportunità se si guarda alle risorse finanziarie stanziate, per realizzare sui territori anche queste politiche. Le risorse nel complesso ammontano a 191,5 miliardi di euro, di cui però solo 68,9 sono a fondo perduto. Relativamente al turismo e alla cultura sono destinati 6,68 miliardi (600 milioni per la valorizzazione dell’architettura e del patrimonio rurale), e 2,4 miliardi al turismo 4.0. Il PNRR, occorre ricordarlo, non va inteso come programma di spesa, ma di modernizzazione, che potrà avere importanti effetti sugli stili di vita delle comunità, ad esempio nella gestione del tempo libero e del tempo di lavoro. Nel corso di questi anni, alcune regioni hanno dimostrato di saper riorganizzare la produzione agrituristica, concentrando gli sforzi sulla produzione di beni DOP e IGP e abbracciando il turismo rurale sostenibile e orientato al benessere, ampliando la gamma di servizi offerti.</p>
<p><strong>Turismo DOP e sostenibilità: il cibo come fonte di benessere</strong></p>
<p>L’ecoturismo rappresenta una forma di viaggio improntata sulla responsabilità e la sostenibilità, dove il viaggiatore gioca un ruolo fondamentale. Questa tipologia di turista cerca non solo di vivere emozionanti esperienze, ma anche di perseguire il benessere, rispettando i principi etici e ambientali. In questa prospettiva, la sostenibilità assume un significato di benessere globale, in linea con il programma d’azione per l’ambiente (EAP) definito come “Vivere bene, entro i limiti del nostro pianeta”. Il legame tra sostenibilità, turismo e cibo, necessita quindi di politiche strutturate che non dovrebbero essere lasciate alla consapevolezza del singolo viaggiatore.</p>
<p>Inoltre lo stesso concetto di turismo sostenibile, non è mai stato completamente definito, venendo relegato al solo aspetto ambientale. La definizione di turismo sostenibile fornita dalle Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO), si limita ad affermare che per “la sua realizzazione si deve tener conto dei suoi impatti economici, sociali e ambientali attuali e futuri, rispondendo alle esigenze dei visitatori, dell’industria, dell’ambiente e delle comunità ospitanti”. Gli stessi obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), non prevedono il turismo sostenibile, che invece può essere indirettamente conseguito attraverso l’obiettivo 12 dove troviamo “i consumi e le produzioni responsabili”.</p>
<p>Questo obiettivo però descrive dei comportamenti virtuosi per quanto riguarda l’economia circolare e la gestione dei rifiuti, aspetti che solo indirettamente fanno parte del turismo sostenibile. In Italia questa è una sfida importante, e nonostante nel 2021 il consumo di materia sia aumentato rispetto alla popolazione e al PIL, posizionando il Paese al terzo posto nella graduatoria europea, e le percentuali di riciclaggio e raccolta differenziata dei rifiuti urbani (54,4% nel 2020 e 64,0% nel 2021) siano aumentate solo marginalmente, non possiamo considerare automaticamente questi territori come mete di turismo sostenibile. Infatti, l’obiettivo 12, che promuove consumi e produzioni responsabili, non riesce a valorizzare appieno l’importanza dell’alimentazione e dell’agricoltura come modello per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile.</p>
<p>Per contro, il cibo locale, prodotto biologicamente e di qualità, può rivelarsi un importante attrattore di flussi turistici responsabili e consapevoli, contribuendo a realizzare aree di turismo sostenibile. Ma affinché queste destinazioni possano essere considerate tali, devono presentare un’offerta ricettiva che sia rispettosa del paesaggio e delle identità culturali. In questo contesto, l’albergo diffuso e gli agriturismi emergono come tipologie di ricettività che ben si addicono a questo turismo. In alcuni Paesi, come ad esempio l’Italia, lo sviluppo degli agriturismi è aumentato notevolmente negli ultimi anni, consentendo tra l’altro, un incremento della base occupazionale giovanile e femminile. Nel 2020, l’Istat nella sua statistica report, ci fornisce un quadro economico di solidità degli agriturismi, con un incremento del 2% rispetto al 2019. Interessanti dati emergono anche a livello regionale, dove il 63% dei comuni italiani ospita almeno un agriturismo, valore che sale al 97% in Toscana e Umbria.</p>
<p>Nel corso degli anni gli agriturismi hanno ampliato la loro offerta, offrendo non solo alloggio e ristorazione, ma anche una vasta gamma di altre attività. Ad esempio, la degustazione è aumentata del 7,6% rispetto al 2019, passando da 3.224 agriturismi nel 2007 a 6.414 nel 2020, con un incremento del 98,9%. La gamma di “altre attività” comprende equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, corsi, sport e molto altro, con un aumento complessivo del 1,5% rispetto al 2019. Particolarmente significativi sono stati gli aumenti del 16,3% per i corsi, 12,3% per le osservazioni naturalistiche e 11,4% per le fattorie didattiche.</p>
<p>Le attività di servizi secondari – ci informa il report dell’Istat – che vanno ad affiancare la produzione di beni alimentari consente una ulteriore valorizzazione dell’ambiente rurale, in una prospettiva di sostenibilità. La distribuzione regionale delle attività vede il Trentino-Alto Adige al primo posto per l’offerta di attività escursionistiche, l’Umbria per il trekking, mountain bike e gli sport in generale, e la Sicilia per le attività legate al maneggio. Piemonte e Lombardia sono invece le regioni con il maggior numero di fattorie didattiche (entrambe 255), seguite dal Veneto (200). Alcune attività si concentrano in particolare in alcune province: a Napoli il 74% degli agriturismi offre osservazioni naturalistiche, a Palermo il 97% degli agriturismi offre escursioni e il 62% equitazione e mountain bike, a Catania il 97% degli agriturismi propone attività sportive.</p>
<p><strong>Aree di turismo sostenibile: un confronto tra la Toscana e la Puglia</strong></p>
<p>Le regioni italiane della Toscana e della Puglia emergono come esempi significativi per esplorare il legame tra cibo di qualità e agriturismi, e la possibilità di creare aree turistiche sostenibili. Entrambe queste regioni sono rinomate per la loro forte identità enogastronomica, ma presentano differenze significative nel tessuto socioeconomico. Ad esempio, la Toscana si distingue per una cultura imprenditoriale più avanzata rispetto alla Puglia. Questa differenza si riflette nella trasformazione dei servizi offerti dagli agriturismi. Nella Toscana, molti di questi hanno abbracciato la produzione di beni alimentari a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e Indicazione Geografica Protetta (IGP), contribuendo a creare aree con una propria identità enogastronomica distintiva.</p>
<p>L’analisi empirica condotta ha consentito di osservare se in queste aree, dove maggiore è la presenza di agriturismi con produzioni di beni alimentari di qualità, si sia registrato anche un incremento nelle presenze dei turisti. Per comprendere come questi cambiamenti abbiano influenzato il turismo, è stato identificato un baricentro per la densità degli agriturismi (agriturismo/chilometro quadrato), la densità dei prodotti DOP-IGP (DOP-IGP/chilometri quadrati) e i pernottamenti, utilizzando i comuni come unità di analisi territoriale. L’analisi della Fig. 1 rivela un interessante scenario tra le regioni della Toscana e della Puglia in relazione ai legami tra agriturismi e produzione di beni alimentari di qualità.</p>
<p>Nella Toscana, i baricentri degli agriturismi e della produzione di beni alimentari DOP e IGP si trovano in prossimità l’uno dell’altro, suggerendo un cambiamento significativo nell’organizzazione di tali strutture. Questo è un segno incoraggiante che gli agriturismi toscani hanno abbracciato attivamente la produzione di beni alimentari di alta qualità, contribuendo a creare un’offerta turistica enogastronomica autentica e attraente per i visitatori. Diversamente, nella Puglia, i baricentri mostrano una distanza maggiore tra gli agriturismi e i prodotti DOP e IGP. Questa situazione suggerisce che la struttura organizzativa delle aziende agricole in Puglia non ha subito lo stesso grado di cambiamento rispetto alla Toscana. Gli agriturismi pugliesi producono solo in misura limitata beni alimentari DOP e IGP, indicando una scelta diversa in termini di sviluppo imprenditoriale nel settore agricolo. D’altro canto, l’analisi dei pernottamenti rivela un’interessante situazione tra Toscana e Puglia, influenzata dalla localizzazione dei rispettivi baricentri. Nella Toscana, il baricentro è influenzato dalla presenza di Firenze, il che potrebbe condizionare la rappresentatività della distribuzione territoriale. D’altra parte, nella Puglia, il baricentro è localizzato in maniera più realistica, riflettendo una distribuzione più omogenea delle attività agrituristiche nel territorio. Tuttavia, è interessante notare che nonostante la localizzazione realistica del baricentro in Puglia, la distanza tra quest’ultimo e i prodotti DOP e IGP rimane significativa. Ciò suggerisce che la struttura organizzativa delle aziende agricole pugliesi non ha subito una trasformazione significativa e gli agriturismi producono solo in modo limitato beni alimentari DOP e IGP. Questo aspetto può essere attribuito alla diversa cultura imprenditoriale che caratterizza queste regioni, aspetto che si riflette anche nell’ambito agricolo.</p>
<p>La Toscana, con una cultura imprenditoriale più sviluppata, ha mostrato una maggiore apertura all’innovazione e alla diversificazione delle attività agrituristiche, includendo la produzione di beni alimentari di alta qualità. D’altro canto, la Puglia, con una struttura agricola più tradizionale, ha mantenuto un focus più ristretto sulla produzione di beni alimentari DOP e IGP, influenzando la dinamica complessiva dell’offerta turistica nel territorio. Dopo aver individuato i baricentri delle attività agrituristiche e dei prodotti alimentari DOP e IGP, il secondo passo consiste nel suddividere le aree di interesse attraverso una zonizzazione. Questo ci permette di verificare se la presenza di agriturismi che producono beni alimentari DOP e IGP è correlata a un maggior numero di presenze turistiche. Un risultato positivo in tal senso fornirebbe un’indicazione chiara e inequivocabile su quale politica adottare per promuovere aree di turismo sostenibile. La Fig. 2 illustra le aree che abbiamo definito di “turismo sostenibile” secondo la precedente definizione, sia nella regione Toscana che in Puglia. Nella Toscana, sono state individuate alcune aree sostenibili, specialmente nelle zone interne e lungo la costa, dove la produzione di prodotti enogastronomici di qualità gioca un ruolo fondamentale. Diversamente, in Puglia, questa situazione sembra non essersi manifestata. Infatti, alcune zone presentano un elevato afflusso di turisti negli agriturismi, ma senza che vi sia una produzione significativa di beni alimentari DOP IGP.</p>
<p><strong>Fabrizio Antolini</strong> è professore associato dal 2006 di Statistica economica all’Università di Teramo. È stato presidente del Corso di Studi di Economia dell’Università di Teramo dal 2013 al 2019. Attualmente è il presidente della Società Italiana di Scienze del Turismo e direttore della Rivista “Turistica, Italian Journal of Tourism”. In passato ha ricoperto la carica di segretario generale e di Vice presidente della Sistur, ed è stato per sei anni il Responsabile Scientifico della Riunione Scientifica della Società.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
Using farmhouse and food to enforce a tourism sustainable development model: empirical evidence from Italy<br />
<strong>Autori</strong><br />
F. Antolini, F. G. Truglia<br />
<strong>Fonte</strong><br />
National Accounting Review, (2), 159-173. (2023)<br />
<a href="http://www.aimspress.com/aimspress-data/nar/2023/2/PDF/NAR-05-02-010.pdf" target="_blank" rel="noopener">http://www.aimspress.com/aimspress-data/nar/2023/2/PDF/NAR-05-02-010.pdf</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_03</strong></p>
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