<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Friuli DOP (wine) &#8211; Fondazione Qualivita</title>
	<atom:link href="https://www.qualivita.it/news/prodotto-di-riferimento/8861/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.qualivita.it</link>
	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Feb 2026 08:42:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>

<image>
	<url>https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/04/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>Friuli DOP (wine) &#8211; Fondazione Qualivita</title>
	<link>https://www.qualivita.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Nasce il polo vitivinicolo del Triveneto: Organismi di controllo, Consorzi e istituzioni insieme per la tutela del vino italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nasce-il-polo-vitivinicolo-del-triveneto-organismi-di-controllo-consorzi-e-istituzioni-insieme-per-la-tutela-del-vino-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 08:41:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=513387</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stato inaugurato il Polo Vitivinicolo del Triveneto, un sistema coordinato di organismi di controllo e Consorzi del territorio. Il convegno “Costruire legami, costruire futuro” ha messo in luce i temi più attuali del settore, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/nasce-il-polo-vitivinicolo-del-triveneto-organismi-di-controllo-consorzi-e-istituzioni-insieme-per-la-tutela-del-vino-italiano/">Nasce il polo vitivinicolo del Triveneto: Organismi di controllo, Consorzi e istituzioni insieme per la tutela del vino italiano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>È stato inaugurato il Polo Vitivinicolo del Triveneto, un sistema coordinato di organismi di controllo e Consorzi del territorio. Il convegno “Costruire legami, costruire futuro” ha messo in luce i temi più attuali del settore, grazie all’intervento di un nutrito panel di relatori. All’evento ha preso parte l’Onorevole Emanuele Loperfido ed è intervenuto in video il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.</em></p>
<p>Si è svolta oggi, <strong>presso l’Auditorium Concordia di San Vito in Tagliamento (PN), l’inaugurazione del Polo Vitivinicolo del Triveneto</strong>, a compimento di un progetto avviato oltre dieci anni fa da Triveneta Certificazioni, società nata da un accordo tra tre organismi di controllo – <strong>Ceviq, Siquria e Valoritalia</strong> – incaricata della certificazione della DOC Pinot Grigio Delle Venezie e dell’IGT Trevenezie. L’evento ha segnato l’apertura ufficiale della nuova sede di Triveneta Certificazioni. All’interno della struttura avranno un proprio spazio dedicato il Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie, il Consorzio Friuli DOC, il Consorzio Friuli Grave DOC e il Consorzio Prosecco DOC.</p>
<p>Il percorso ha riunito enti di controllo e Consorzi di tutela, con l’obiettivo, ciascuno per le proprie specifiche competenze, di assicurare la conformità ai disciplinari, tutelare i produttori, rafforzare la credibilità delle denominazioni e offrire ai consumatori una garanzia concreta di autenticità, trasparenza e fiducia. Il Polo rappresenta oggi <strong>una quota rilevantissima della produzione vinicola italiana certificata</strong> e svolge un’opera di presidio importante in un territorio che <strong>copre il 30% dell’imbottigliato nazionale</strong>, diventando quindi il più grande sistema coordinato di organismi di controllo e Consorzi del Paese e un <strong>modello di governance unico e replicabile.</strong></p>
<p>La giornata si è aperta con i saluti dei rappresentanti delle istituzioni territoriali e nazionali, a cominciare dal <strong>Sindaco di San Vito al Tagliamento Alberto Bernava</strong>, che ha riconosciuto il valore territoriale del nuovo insediamento: “<em>Per San Vito al Tagliamento, già Città del Vino e Bandiera Arancione, l’istituzione del Polo rappresenta un’ulteriore motivo di prestigio, nonché la dimostrazione che il gioco di squadra è la chiave per crescere, creare valore e portare benefici alla comunità</em>”. Con un intervento video, il <strong>Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida</strong> ha espresso il pieno sostegno al progetto e apprezzamento per il lavoro sinergico svolto dagli enti di controllo, evidenziando il ruolo centrale dell’agroalimentare italiano: “<em>L’Italia è la prima economia agricola europea e il Triveneto è un pilastro della DOP economy. Per questo continueremo ad investire in questo settore, eccellenza del sistema italiano riconosciuta in tutto il mondo, valorizzando i prodotti e supportando le nuove generazioni</em>”. L’<strong>Onorevole Emanuele Loperfido </strong>ha portato i saluti del Ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, sottolineando quanto sia importante che istituzioni, enti e politica facciano gioco di squadra, condividendo una visione comune e regole chiare: <em>“Solo così le idee possono trasformarsi in risultati concreti, si rafforza la centralità del Paese e si valorizzano nel mondo le nostre eccellenze: un modello che oggi vediamo qui in modo esemplare”. </em>A chiudere il giro dei saluti istituzionali, <strong>l’Assessore Regionale del Friuli Venezia Giulia Stefano Zannier</strong> ha ancora una volta sottolineato l’importanza di fare sistema: “<em>Questo progetto nasce dalla scelta non scontata, da parte di enti di certificazione e denominazioni, di stare insieme. La distanza impedisce di cogliere i dettagli, per questo l’unica strada per emergere è l’unione, che non significa annullamento delle singole identità, ma lavoro comune, fondato su una strategia condivisa, per aumentare il valore</em>”.</p>
<p>A seguire, la tavola rotonda “<strong>Costruire legami per competere: il nuovo modello italiano tra qualità, controllo e mercato</strong>”, moderata da <strong>Giorgio Dell’Orefice de <em>Il Sole 24 Ore</em></strong>,<em> </em>ha puntato i riflettori  proprio sul lavoro di tessitura e collaborazione al servizio del sistema vitivinicolo italiano, con uno sguardo economico e istituzionale sulle sfide future del comparto. Durante l’incontro si è confrontato un ricco panel di relatori: oltre ai vertici di Triveneta Certificazioni (Francesco Liantonio), Valoritalia (Giuseppe Liberatore), Siquria e AssoOdc (Luca Sartori), sono intervenuti i presidenti di Federdoc (Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi) e del Gruppo di lavoro Vino del Copa-Cogeca e del Consorzio DOC Delle Venezie (Luca Rigotti).</p>
<p>L’esperienza costruita nel Polo, con l’aggregazione di tre organismi di controllo, si può ritenere replicabile anche nel mondo dei Consorzi di tutela, così  come ha sottolineato <strong>Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi</strong>, <strong>Presidente Federdoc</strong>. <em>“Ci troviamo in un’area in cui fare sistema rappresenta una leva strategica consolidata. Qui operano denominazioni di grande rilevanza anche in termini di volumi — come Pinot Grigio delle Venezie, Prosecco, Friuli e Friuli Grave —, che insieme superano il miliardo di bottiglie. Il Polo Vitivinicolo del Triveneto rappresenta un percorso strutturato di collaborazione che può fungere da modello per altre aree del Paese, dove sono presenti denominazioni che, dal punto di vista produttivo e se considerate singolarmente, non raggiungono grandi numeri. In questo scenario, la riforma delle IG introdotta dal Regolamento UE 1143/2024 attribuisce nuove responsabilità e maggiore forza ai Consorzi, rafforzandone il ruolo come strumenti per attuare meccanismi efficienti: oggi siamo testimoni di un esempio di grande successo”, </em>ha spiegato.</p>
<p>Nel suo intervento, <strong>Francesco Liantonio</strong>,<strong> Presidente di Triveneta Certificazioni</strong>, ha illustrato le ragioni alla base dell’istituzione del Polo e la sua centralità come asset nazionale:<strong> </strong>“<em>Triveneta Certificazioni – che oggi <strong>opera a supporto di 60.000 viticultori, 9.000 vinificatori  e oltre 22 milioni di ettolitri di vino tra DOC e IGT, per un totale di oltre un miliardo di bottiglie</strong> che va sul mercato e che raggiunge quindi altrettanti consumatori – è un esempio virtuoso di come tre organismi di certificazione (Ceviq, Siquria e Valoritalia) si siano uniti per creare un punto di incontro e per certificare e tracciare l’intera filiera della DOC Pinot Grigio Delle Venezie. Attorno a questo nucleo si sono poi aggregati gli attori del Polo Vitivinicolo del Triveneto. Quella che oggi inauguriamo è una realtà che può diventare un’esperienza da prendere come modello in tutta Italia, con l’obiettivo di creare sinergie tra Consorzi, istituzioni e organismi di certificazione e presentarsi uniti sul mercato. La vera forza di questo progetto è il fattore umano: competenze che si riconoscono, fiducia costruita nel tempo e una squadra che sceglie di lavorare insieme ogni giorno, al servizio delle imprese, accompagnandole e rendendo più semplice il raggiungimento dell’obiettivo: la qualità certificata”.</em></p>
<p>La tavola rotonda è proseguita con l’intervento di <strong>Giuseppe Liberatore</strong>,<strong> Direttore Generale Valoritalia</strong>, che ha evidenziato il ruolo dell’attività degli enti di controllo nell’ambito dei controlli dei vini a DO e IG. “<em>Molto spesso il lavoro degli organismi di certificazione è poco visibile e raramente promosso. Eppure, tra anagrafiche, produzioni, imbottigliamenti e transazioni, sono decine di migliaia le operazioni che questi svolgono quotidianamente. Si tratta di enti privati con delega pubblica, sottoposti a un doppio livello di controllo: da un lato l’accreditamento da parte di Accredia, che ne verifica modalità operative, trasparenza e neutralità nella gestione delle attività; dall’altro il controllo del Ministero, che, avendo conferito la delega, vigila sul rispetto del piano dei controlli”. </em>Liberatore ha poi sottolineato la sistematicità dei controlli eseguiti:<em> “Il nostro sistema di controllo per i vini a DO, unico al mondo, è capillare e integrale, non a campione – a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei –, opera partita per partita, bottiglia per bottiglia. Il risultato di questo lavoro è rappresentato dai dati che riusciamo a produrre nello svolgimento della nostra attività e che costituiscono un elemento fondamentale su cui i Consorzi di tutela basano le proprie scelte strategiche, sia in relazione alle denominazioni sia alla loro gestione”</em>,<em> </em>ha spiegato.</p>
<p><strong>Luca Sartori</strong>,<strong> Presidente di Siquria e Asso-ODC </strong>(Associazione degli organismi di certificazione del vino),<strong> </strong>ha raccontato la nascita di Triveneta Certificazioni e del Polo stesso, un insieme di professionalità ed esperienze diverse che ha portato traguardi importanti. “<em>La scelta del titolo di questo convegno evidenzia molto bene il fattore umano che è alla base dell’incontro tra i Consorzi e gli organismi di controllo che hanno dato vita a questo progetto. Una missione che poteva sembrare difficile all’inizio, dal momento che venivamo da esperienze ed areali diversi, ma è stata la capacità di conoscersi e apprezzarsi per il valore delle nostre competenze a farci comprendere che ognuno poteva portare un forte contributo e che potevamo crescere e fare squadra – </em>e sottolinea<em> –  Tutto questo da una parte per agevolare la vita delle aziende che controlliamo, dall’altra per agevolare anche il nostro lavoro</em>”.</p>
<p>In chiusura, a fare luce sui temi più attuali per il comparto, come sostenibilità, bio-integrato e certificazioni di territorio, è intervenuto anche <strong>Luca Rigotti, Presidente del Consorzio Pinot Grigio DOC delle Venezie e del Gruppo di lavoro Vino del Copa-Cogeca</strong>. “<em>Iniziative di collaborazione tra enti come il Polo Vitivinicolo del Triveneto sono oggi più che mai una strada importante da percorrere per fare sistema e presentarci con maggiore coesione, dinamicità e tematiche condivise. In questa stessa logica, anche i Consorzi del Nordest hanno da poco avviato un Tavolo di Lavoro interregionale del Pinot Grigio, con la presenza delle Amministrazioni regionali: unire le forze per il bene comune è la chiave. Il lavoro dei Consorzi insieme agli organismi di controllo e alle istituzioni va nella direzione della legittimazione di un territorio e di un prodotto. In questo scenario, ci sono fattori importanti da considerare, a partire dalla sostenibilità ambientale, economica, fino a quella sociale, che, come Consorzio, abbracciamo attraverso la partnership con Wine in Moderation, restando in prima linea nella promozione di un consumo moderato e responsabile. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, la creazione di sinergie e di strumenti di coordinamento, secondo noi è la giusta strada per sviluppare questo importante ambito di lavoro, auspichiamo questo tipo di approccio anche per lavorare al tema della certificazione di sostenibilità a livello nazionale. L’obiettivo sarebbe quello di riuscire a definire uno standard che, pur considerando i fabbisogni e le specificità territoriali, possa contenere una base di requisiti e di impegni comuni, validi ed applicabili a tutte le Regioni”.</em></p>
<p>Il Presidente Rigotti ha infine evidenziato anche il ruolo del segmento low/no alcol nel mercato vitivinicolo:<em> “Il Consorzio DOC Delle Venezie sta portando avanti sperimentazioni sui vitigni resistenti e sul Pinot Grigio a bassa gradazione naturale: entrambe queste strade rappresentano una soluzione green. La prima perché riduce i trattamenti fitosanitari, favorendo una viticoltura ancora più basso impatto; la seconda perché, partendo dalla gestione agronomica e colturale del vigneto, riteniamo sia per i vini DOP e IGP una risposta più sostenibile e coerente con il territorio, in grado di preservare i profili di tipicità del Pinot Grigio ed andare incontro ad una crescente domanda del mercato”.</em></p>
<p>Al termine del convegno il Polo Vitivinicolo del Triveneto è stato inaugurato ufficialmente con la celebrazione del tradizionale taglio del nastro, alla presenza dell’<strong>Onorevole Emanuele Loperfido </strong>e del <strong>Sindaco di San Vito in Tagliamento Alberto Bernava</strong> e del Presidente di Triveneta Certificazioni Francesco Liantonio, a suggello di un momento significativo per il territorio e per le istituzioni coinvolte.</p>
<p>Fonte: <a href="http://triveneta.wine/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Triveneta Certificazioni</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/02/CS_2_Triveneta-Certificazioni_31-gennaio-2026_Inaugurazione-sede_chiusura.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/nasce-il-polo-vitivinicolo-del-triveneto-organismi-di-controllo-consorzi-e-istituzioni-insieme-per-la-tutela-del-vino-italiano/">Nasce il polo vitivinicolo del Triveneto: Organismi di controllo, Consorzi e istituzioni insieme per la tutela del vino italiano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Friuli DOP, conferma incarico Consorzio &#8211; GURI n. 18</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-conferma-incarico-consorzio-guri-n-18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 08:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=normativa&#038;p=512921</guid>

					<description><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Conferma dell&#8217;incarico al Consorzio tutela Vini Friuli Venezia Giulia a svolgere le funzioni di promozione, valorizzazione, vigilanza, tutela, informazione del consumatore e cura generale degli interessi, di cui all&#8217;articolo 41, commi 1 e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-conferma-incarico-consorzio-guri-n-18/">Friuli DOP, conferma incarico Consorzio &#8211; GURI n. 18</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Conferma dell&#8217;incarico al Consorzio tutela Vini Friuli Venezia Giulia a svolgere le funzioni di promozione, valorizzazione, vigilanza, tutela, informazione del consumatore e cura generale degli interessi, di cui all&#8217;articolo 41, commi 1 e 4, della legge 12 dicembre 2016, n. 238, sul <strong>Friuli DOP</strong> o «Friuli Venezia Giulia».</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-01-23&amp;atto.codiceRedazionale=26A00227&amp;elenco30giorni=true" target="_blank" rel="noopener">GURI n. 18 del 23/01/2026</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-conferma-incarico-consorzio-guri-n-18/">Friuli DOP, conferma incarico Consorzio &#8211; GURI n. 18</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia: Stefano Trinco confermato alla Presidenza</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-doc-friuli-venezia-giulia-stefano-trinco-confermato-alla-presidenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 07:48:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[CDA]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=497187</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rinnovato il consiglio di amministrazione del Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia, Stefano Trinco riconfermato alla Presidenza per il prossimo triennio Lo scorso 23 maggio 2025 l’Assemblea dei Soci del Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia ha [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consorzio-doc-friuli-venezia-giulia-stefano-trinco-confermato-alla-presidenza/">Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia: Stefano Trinco confermato alla Presidenza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rinnovato il consiglio di amministrazione del Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia, Stefano Trinco riconfermato alla Presidenza per il prossimo triennio</em></p>
<p>Lo scorso 23 maggio 2025 l’Assemblea dei Soci del Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia ha rinnovato il Consiglio di Amministrazione. Ai lavori assembleari ha partecipato una folta schiera di aziende associate in rappresentanza dell’83% dell’intera compagine sociale.</p>
<p>Nella seduta di<strong> giovedì 28 maggio 2025 il nuovo CdA ha riconfermato l’enologo Stefano Trinco</strong> (Az. Vigneti Pietro Pittaro) <strong>alla guida del Consorzio</strong>.</p>
<p>Faranno parte della squadra anche i vice presidenti Flavio Bellomo (Cantina di Conegliano, Vittorio Veneto e Casarsa) e Marco Rabino (Az. Jermann) oltre che i Consiglieri Bianchini Gianfranco (Az. Forchir), Filippo Bregant (Cantina Produttori di Cormòns), Enrico De Candido (Cantina di Bertiolo), Luigino Fogal (Cantina di Rauscedo), Roberto Marcolini (Az. Ca’ Bolani), Bruno Pittaro (Az. Pitars), Michelangelo Tombacco (Az. I Magredi), Gianluca Trevisan (Cantina di Ramuscello e San Vito), Marcella Vadori (Az. Bagnarol Franco), Annalisa Zorzettig (Az. Annalisa Zorzettig) e Germano Zorzettig (Az. La Sclusa). Federico Borean è stato riconfermato come Sindaco Unico.</p>
<p><strong>Per un altro triennio, Stefano Trinco resterà alla guida del Consorzio che rappresenta la più recente Denominazione regionale i cui numeri registrano una crescita costante tanto da diventare la DOC più prodotta, rivendicata e imbottigliata della Regione<em>.</em></strong><em> “I dati indicano che nel 2024 si sono prodotti circa 320 mila quintali di uva</em> – spiega il Presidente Trinco – <em>di cui ne vengono imbottigliati circa 175 mila pari a 23 milioni di bottiglie </em>(oltre il 40% dell’intero sistema regionale)<em> che portano il nome del Friuli Venezia Giulia in giro per l’Italia e il mondo”.</em></p>
<p>Il nuovo Consiglio avrà il compito di consolidare quanto fatto negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda le attività promozionali e di adeguamento del disciplinare di produzione, e soprattutto operare scelte strategiche molto importanti. Secondo Trinco <em>“Ci sarà la necessità di comprendere come operare per il futuro attraverso un confronto diretto con i soci, dovremo capire la percezione che hanno della denominazione e quali sono le aspettative che vi ripongono. Pensiamo non ci sia spazio per errori o perdite di tempo in quanto siamo consci del momento delicato che il settore sta attraversando e proprio per questo dobbiamo cercare di trovare le corrette soluzioni. Interagendo con gli altri Consorzi, superando i personalismi e confrontandosi con le istituzioni e, in primis, con la Regione. Avere un Consorzio attento e attivo può portare nuova linfa sia al nostro territorio sia all’intero comparto vitivinicolo regionale”.</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.docfriuli.eu/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio tutela DOC Friuli Venezia Giulia </strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/06/CS-Consorzio-DOC-Friuli-Venezia-Giulia.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consorzio-doc-friuli-venezia-giulia-stefano-trinco-confermato-alla-presidenza/">Consorzio DOC Friuli Venezia Giulia: Stefano Trinco confermato alla Presidenza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Friuli Venezia Giulia: vino e cibo valgono 1,2 miliardi di euro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/friuli-venezia-giulia-vino-e-cibo-valgono-12-miliardi-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 07:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=434628</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Friuli Venezia Giulia è ai primi posti in Italia per l`importanza delle produzioni L`estensione dei vigneti ha ormai raggiunto quasi 29 mila ettari in regione Oltre 350 milioni di euro per le produzioni agroalimentari [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/friuli-venezia-giulia-vino-e-cibo-valgono-12-miliardi-di-euro/">Friuli Venezia Giulia: vino e cibo valgono 1,2 miliardi di euro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Friuli Venezia Giulia è ai primi posti in Italia per l`importanza delle produzioni L`estensione dei vigneti ha ormai raggiunto quasi 29 mila ettari in regione</em></p>
<p>Oltre 350 milioni di euro per le<strong> produzioni agroalimentari certificate</strong> e più di 800 milioni per il vino certificato. Un valore della produzione complessivo che sfiora 1,2 miliardi di euro, secondo uno studio Ambrosetti su dati elaborati da <strong>Ismea e Qualivita</strong>, relativi al 2022.</p>
<p>Numeri che Coldiretti, la più grande e importante associazione di settore, porta come un fiore all&#8217;occhiello. Perché è il confronto con le altre regioni italiane che mette in luce quanto di buono si fa in <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>.</p>
<p>&#8220;La regione &#8211; dice il direttore di Coldiretti Fvg <strong>Cesare Magalini</strong> &#8211; è al quarto posto in Italia per valore della produzione certificata di vino, dietro solo a colossi come Veneto, Toscana e Piemonte e davanti a Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna, con le sue 19 denominazioni<br />
sulle 526 totali. Invece nell`ambito del cibo di qualità, siamo al quinto posto in ambito nazionale, dietro Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Campania, con 7 prodotti certificati su 319. Penso siano dati che parlano da soli&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Messaggero Veneto</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/friuli-venezia-giulia-vino-e-cibo-valgono-12-miliardi-di-euro/">Friuli Venezia Giulia: vino e cibo valgono 1,2 miliardi di euro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Friuli DOP, riconoscimento del Consorzio &#8211; GURI n. 294</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-riconoscimento-del-consorzio-guri-n-294/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 09:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=normativa&#038;p=414707</guid>

					<description><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Riconoscimento del Consorzio tutela vini Friuli-Venezia Giulia e attribuzione dell&#8217;incarico a svolgere le funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale degli interessi di cui all&#8217;articolo 41, commi 1 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-riconoscimento-del-consorzio-guri-n-294/">Friuli DOP, riconoscimento del Consorzio &#8211; GURI n. 294</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Riconoscimento del Consorzio tutela vini Friuli-Venezia Giulia e attribuzione dell&#8217;incarico a svolgere le funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale degli interessi di cui all&#8217;articolo 41, commi 1 e 4, della legge 12 dicembre 2016, n. 238, per il <strong>Friuli DOP</strong> o «Friuli-Venezia Giulia» o «Furlanjia» o «Furlanjia Julijska».</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-12-17&amp;atto.codiceRedazionale=22A07075&amp;elenco30giorni=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GURI n. 294 del 17/12/2022</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-riconoscimento-del-consorzio-guri-n-294/">Friuli DOP, riconoscimento del Consorzio &#8211; GURI n. 294</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le nuove IG del 2020</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/le-nuove-ig-del-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 12:15:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=355617</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla Sicilia al Trentino-Alto Adige sono quattordici le nuove eccellenze del paniere IG made in Italy L’Italia ha chiuso un difficile 2020 con 12 nuove registrazioni DOP IGP nel comparto agroalimentare e 2 nuovi vini [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/le-nuove-ig-del-2020/">Le nuove IG del 2020</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla Sicilia al Trentino-Alto Adige sono quattordici le nuove eccellenze del paniere IG made in Italy</em></p>
<p>L’Italia ha chiuso un difficile 2020 con 12 nuove registrazioni DOP IGP nel comparto agroalimentare e 2 nuovi vini DOP. Con 838 registrazioni l’Italia si è confermata primo Paese al mondo per prodotti DOP IGP STG, 312 nel cibo e 526 nel vino. Le nuove registrazioni nel comparto agroalimentare hanno interessato 7 diverse classi e sono: Amatriciana tradizionale STG; Cappero delle Isole Eolie DOP; Mele del Trentino IGP; Pecorino del Monte Poro DOP; Schüttelbrot Alto Adige IGP; Provola dei Nebrodi DOP; Olio Lucano IGP; Colatura di Alici di Cetara DOP; Limone dell’Etna IGP; Pampepato di Terni IGP; Rucola della Piana del Sele IGP; Mozzarella di Gioia del Colle DOP. Nel comparto vino sono state registrate le DOP delle Venezie e Friuli. La prima registrazione del 2020 è stata una STG, la salsa Amatriciana Tradizionale, una ricetta del made in Italy davvero molto apprezzata e conosciuta anche all’estero.</p>
<p><strong>Amatriciana Tradizionale STG &#8211; GUUE L 77 del 13.03.2020. Registrata la vera e antica ricetta originaria di Amatrice</strong></p>
<p>Il riconoscimento come STG della ricetta ufficiale di questa preparazione nota nel mondo, è sicuramente un passo importante per combattere il falso made in Italy. Il carattere tradizionale dell’Amatriciana dipende sia dagli ingredienti usati che dal metodo di preparazione originato nei territori dei Monti della Laga. Con il riconoscimento europeo la ricetta di questo piatto, simbolo della cucina amatriciana, ma anche romana e nazionale, sarà soltanto quella certificata a marchio STG. Da ora in avanti, il nome “Amatriciana Tradizionale” potrà indicare esclusivamente la preparazione alimentare ottenuta secondo la ricetta secolare del comprensorio di Amatrice, con l’impiego degli ingredienti che ne determinano in maniera specifica le caratteristiche: pomodoro, guanciale e pecorino. Per chiarire ogni dubbio nel disciplinare vengono anche indicati chiaramente gli ingredienti vietati nell’Amatriciana tradizionale, come aglio, cipolla e pancetta. “La prima richiesta di registrazione risale a circa 20 anni fa – racconta Chiara Castelli, figlia del presidente dell’Associazione Produttori Salsa all’Amatriciana STG, che ha seguito con il padre tutto l’iter di certificazione – al terzo tentativo ce l’abbiamo fatta. Purtroppo la registrazione è arrivata con il lockdown e non abbiamo ancora potuto festeggiare come avremmo voluto, ma appena sarà possibile lo faremo. La registrazione riguarda sia la ricetta realizzata secondo disciplinare dai ristoranti, che il prodotto differito, come salsa conservata. Abbiamo ottimi contatti con grandi aziende interessate alla produzione per il consumo differito di Amatriciana tradizionale STG – aggiunge Chiara Castelli – mentre piccole produzioni artigianali locali sono già avviate e già producono la salsa STG ”. Nei soli comuni di Amatrice e Accumoli, l’Arsial Regione Lazio stima la produzione di circa 150 kg di “sugo all’Amatriciana” a settimana per punto di ristorazione, per un totale annuo di circa 100 tonnellate. Considerando una media di cinque piatti per kg di sugo, nei due comuni è ipotizzabile una somministrazione di circa 25.000 porzioni l’anno, con un valore commerciale di oltre 200.000 €.</p>
<p><strong>Cappero delle Isole Eolie DOP- GUUE L 144 del 07.05.2020. Particolari condizioni climatiche, isolamento dei territori e intervento umano</strong></p>
<p>La DOP al Cappero delle Isole Eolie è stata salutata come la conferma di un’attenzione nuova verso la terra anche da parte dei giovani, che stanno mostrando un interesse crescente verso l’agricoltura locale. “Questa nuova tendenza, soprattutto nell’ultimo anno, è stata altamente tangibile, in particolare tra gli under 35 – afferma Aldo Natoli, produttore che ha seguito l’iter di registrazione dall’inizio, membro del Cda dell’Associazione Cappero delle Isole Eolie DOP –. Sono proprio i giovani i più interessati ad avviare nuove attività nel settore cappericolo. L’aver ottenuto la certificazione DOP è fondamentale sia per l’immagine che per il ritorno economico”. Le condizioni climatiche, l’isolamento dei territori, l’intervento dell’uomo, hanno selezionato negli anni cultivar singolari. La raccolta, oggi come secoli fa, avviene a mano. Servono gesti delicati e attenti, per non rovinare la pianta. I capperi raccolti vengono selezionati con la calibratrice: da granelli minuscoli a boccioli di 14 millimetri di diametro. Gli addetti alla raccolta, soprattutto donne, vengono pagati a chilo di prodotto raccolto. Il Cappero delle Isole Eolie DOP ha caratteristiche uniche, filiera corta e tracciabile. La zona di produzione è identificata dall’intero territorio amministrativo del comune di Lipari (comprendente le Isole di Lipari, Vulcano, Filicudi, Alicudi, Panarea, Stromboli) e dei comuni di Santa Marina Salina, Malfa e Leni nell’isola di Salina. Nel futuro di questa denominazione, oltre a nuove opportunità di vendita, c’è anche l’export. “Abbiamo ottenuto la registrazione della DOP a maggio dello scorso anno – conclude il presidente Natoli – e pensiamo di esportare circa il 30% della produzione DOP; in Europa, abbiamo buoni contatti in Francia e in Inghilterra, esportavamo già i nostri capperi Bio prima della DOP, adesso con l’Inghilterra e la Brexit, cambieranno un po’ le cose, ma vedremo; fra i Paesi extraeuropei abbiamo delle opportunità di export verso il Giappone”.</p>
<p><strong>Mele del Trentino IGP &#8211; GUUE L 206 del 30.06.2020. Una nuova certificazione che rappresenterà la qualità ortofrutticola trentina nel mondo</strong></p>
<p>Nel luglio 2020 è arrivata la certificazione IGP per le Mele del Trentino. Il marchio è stato ottenuto attraverso la costituzione di un’Associazione temporanea di scopo (Ats) tra i Consorzi Melinda e La Trentina, insieme alle cooperative di produttori Sant’Orsola e Mezzocorona, con il supporto tecnico della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN). Questa nuova certificazione IGP, che riguarda le varietà tradizionali Golden Delicious, Red Delicious, Renetta (per le coltivazioni della Val di Non tutte e tre già DOP), Gala, Fuji, Morgenduft, Granny Smith e Pinova, rappresenterà a livello mondiale la qualità del sistema frutticolo trentino. Dall’IGP sono escluse tutte le nuove varietà di recente introduzione. Per le mele destinate esclusivamente alla trasformazione sono previsti tutti i requisiti richiesti dal Disciplinare di Produzione, con l’eccezione di categoria, calibro, durezza. Questi frutti possono fregiarsi della IGP Mele del Trentino ma non possono essere destinati tali e quali al consumatore finale. Questa nuova registrazione rappresenta un successo ottenuto attraverso la sinergia con tutte le altre iniziative di sviluppo, dall’economico al turistico, portate avanti in questi anni da Trentino Marketing. “Questa certificazione è il riconoscimento del lavoro di tutti i soci produttori e dei sistemi cooperativi organizzati del nostro territorio – ha commentato Michele Odorizzi, presidente di Melinda e della neonata Ats –. Le mele rappresenteranno l’offerta di tutta la regione, al pari di quella turistica, o quella culturale”. La coltivazione delle mele rappresenta una delle attività agricole più importanti del territorio trentino. La produzione annua è superiore alle 500.000 tonnellate (circa 25% della produzione italiana e 4% di quella europea). Il fatturato annuo supera i 300 milioni di euro. Oltre il 90% delle mele viene conferito da più di 5.000 soci produttori a 32 cooperative ortofrutticole che si sono associate nelle Organizzazioni di Produttori (OP) per ottenere la massima efficienza nella conservazione, confezionamento e commercializzazione del prodotto. Le cooperative ortofrutticole garantiscono lavoro a oltre 1.400 dipendenti, e per la produzione 2018 hanno remunerato i soci con quasi 200 milioni di euro.</p>
<p><strong>Pecorino del Monte Poro DOP &#8211; GUUE L 215 del 07.07.2020. La DOP è uno strumento potente per valorizzare il prodotto sui mercati</strong></p>
<p>Conosciuto già dal 1500 il Pecorino del Monte Poro è un antico formaggio calabrese molto aromatico e piccante. Il latte ovino crudo e intero è ottenuto da due mungiture, quella della mattina e quella della sera precedente, e proviene da capi allevati con sistema semi-brado, che solo nel corso della notte vengono fatti stabulare negli ovili. La zona di produzione e di pascolo del Pecorino del Monte Poro DOP è circoscritta ai comuni adiacenti al Monte Poro, ovvero Joppolo e Spilinga. Il Monte Poro è una montagna calabrese nella provincia di Vibo Valentia che si eleva sul versante tirrenico. Lo differenziano dagli altri massicci regionali il clima mite e la variegata vegetazione. La sua modesta altitudine di soli 710 metri s.l.m. ne ha permesso l’antropizzazione. Il sapore del Pecorino del Monte Poro DOP è fragrante, con aromi di fiori selvatici, di macchia mediterranea e di fieno, pastoso e piacevolmente nocciolato, caratteristiche che diventano sempre più intense con l’aumentare della stagionatura, come anche l’acuirsi della nota piccante. La denominazione riguarda tre tipologie, Fresco, Semistagionato e Stagionato. La DOP al Pecorino del Monte Poro è un riconoscimento importante per la Provincia di Vibo Valentia, la valorizzazione del suo territorio e del settore ovino, un prodotto di eccellenza che potrà apportare maggior reddito agli allevatori. “<em>Il riconoscimento di questa DOP</em> – afferma <strong>Antonello Monteleone</strong>, presidente del Consorzio – <em>restituisce agli attuali 18 operatori che aderiscono al Consorzio, suddivisi tra allevatori e trasformatori, uno strumento potente che deve essere utilizzato al meglio per valorizzare il prodotto e per promuoverlo sui mercati nazionali e internazionali con maggiore forza e incisività. Un marchio che dovrà adesso conquistare le tavole internazionali con il supporto della Camera di Commercio e delle Associazioni di Categoria, ritagliandosi una nuova nicchia di mercato in cui allocarsi per qualità, tracciabilità, sostenibilità e per il rispetto del rigido disciplinare di produzione</em>”.</p>
<p><strong>Schüttelbrot Alto Adige IGP- GUUE L 215 del 07.07.2020. Un pane secco con grandi possibilità di esportazione</strong></p>
<p>Lo Schüttelbrot Alto Adige IGP è un pane secco alla segale, sottile e croccante, con alveolatura irregolare. La segale viene utilizzata oltre che come farina per l’impasto, anche per preparare il lievito madre. Il lievito naturale apporta al pane un buon grado di acidità che ne caratterizza il gusto, legandosi in modo eccellente agli aromi delle spezie. La sua forza lievitante contribuisce alla caratteristica struttura irregolare della focaccia, mentre le proprietà microbiotiche del lievito naturale favoriscono la lunga conservazione. Oltre che per il gusto speziato e aromatico lo Schüttelbrot Alto Adige IGP si contraddistingue per la marcata nota di finocchio. Composto dagli ingredienti di base farina di segale, acqua, lievito, sale e spezie, lo Schüttelbrot Alto Adige IGP, le cui origini risalgono al Medioevo, è particolarmente adatto all’export sia per le qualità del prodotto che per la sua riconosciuta origine storica e culturale. Il motivo della sua produzione risiede nelle caratteristiche geografiche e orografiche dell’Alto Adige e nella conseguente necessità di produrre alimenti facili da conservare. “La concessione dell’IGP allo Alto Adige e l’approvazione del piano dei controlli affidato a CSQA – ha dichiarato Johann Trenker, presidente dell’Associazione Südtiroler Schüttelbrot IGP – rappresentano un ulteriore traguardo importante nella crescita di tutto il settore della panificazione altoatesina di qualità”. L’Associazione si è costituita nel 2015 e attualmente riunisce 17 soci. La produzione stimata è di circa 850 tonnellate per un valore stimato in circa 10 milioni di euro. Questo pane, contrariamente a molti altri per i quali si privilegia pressoché esclusivamente il consumo fresco, potendosi conservare a lungo (fino a 18 mesi) ha un suo mercato di esportazione che vede tra i Paesi di maggior consumo Australia, Austria, Canada, Germania, Svizzera e UK.</p>
<p><strong>Provola dei Nebrodi DOP- GUUE L 309 del 23.09.2020. Una denominazione nuova ma di tradizione antica</strong></p>
<p>La Provola dei Nebrodi DOP, con la sua forma a pera, è un’eccezione in Sicilia, dove il caciocavallo assume quasi sempre forme squadrate. È anche l’unica provola siciliana che viene stagionata. Il prodotto invecchiato è utilizzato soprattutto come formaggio da grattugia e si presta ad abbinamenti raffinati, con confetture di agrumi o di pomodori, mentre quello fresco viene usato come formaggio da tavola o in preparazioni culinarie tradizionali, ad esempio cotto alla piastra e cosparso di sesamo tostato. Prodotta esclusivamente con latte di vacca intero e crudo, la Provola dei Nebrodi DOP si presenta nei tipi: Fresca, Semistagionata, Stagionata, Sfoglia e al Limone Verde, perché il gusto di questa provola si sposa bene con quello degli agrumi e da sempre, nella tradizione locale, si usa insaporirne alcune forme inserendo all’interno della pasta, durante la lavorazione, un piccolo limone acerbo. La Provola dei Nebrodi DOP si produce una volta al giorno seguendo un procedimento molto elaborato e faticoso che permette a questo tipico prodotto siciliano di ottenere la sua forma caratteristica, oltre all’inimitabile gusto. È un formaggio caratterizzato da un flavour particolare e marcato, fortemente correlato all’alimentazione degli animali prevalentemente allevati al pascolo con essenze foraggere spontanee e coltivate, tipiche delle aree montane del Massiccio Nebroideo. La Provola dei Nebrodi DOP è uno dei formaggi più antichi della Sicilia e l’esperienza e il know-how del casaro sono fattori determinanti per la qualità e l’unicità del prodotto. Grazie alla tenacia dei piccoli produttori, i paesi della Sicilia orientale hanno conservato fino a oggi la memoria di questo sapere antico.</p>
<p><strong>Olio Lucano IGP &#8211; GUUE L 321 del 05.10.2020. Cufino: “Non un’ inutile bandierina, ma uno strumento per risollevare l’olivicoltura lucana”</strong></p>
<p>L’area di produzione della nuova denominazione Olio Lucano IGP ricade sull’intero territorio della Basilicata, regione che produce l’1,4% dell’olio di oliva italiano, che comprende 27 varietà olivicole autoctone distribuite su 28mila ettari di territorio e nella quale è presente dal 2012 la DOP del Vulture. Questa nuova IGP riconosce il lavoro e i sacrifici dei tanti olivicoltori e frantoiani che per anni hanno investito risorse e fatica per portare a termine un percorso di qualità, un passo importante per rafforzare e valorizzare il comparto olivicolo-oleario lucano e l’identità complessiva dell’agricoltura della Basilicata. “Il conseguimento dell’IGP è solo un primo obiettivo – commenta Claudio Cufino, presidente del Comitato promotore dell’IGP –. Diciassette aziende si sono iscritte all’ente certificatore Agroqualità subito dopo aver ottenuto la registrazione, e va considerato che l’IGP è arrivata quasi in concomitanza con la campagna olearia 2020, così hanno potuto subito avviare la commercializzazione dell’Olio Lucano IGP. Ma sia chiaro, per noi l’IGP non vuole essere un’inutile bandierina – aggiunge Cufino – ma uno strumento per cercare di risollevare l’olivicoltura lucana che, al pari di gran parte di quella italiana, sta vivendo un periodo estremamente difficile. Da noi l’olivicoltura è abbandonata, non si investe più. In Basilicata, la nostra realtà olivicola è costituita soprattutto da piccole aziende che adesso, private di ogni forma di aiuto comunitario a vantaggio delle grosse aziende, stanno scomparendo: ora molti oliveti sono incolti e i territori abbandonati, con grave danno economico e ambientale. Ci auguriamo che l’IGP rappresenti uno stimolo per riprendere a investire e risistemare, in ogni sua parte, un comparto davvero importante per l’agricoltura della Basilicata e per la salvaguardia del suo territorio”.</p>
<p><strong>Colatura di Alici di Cetara DOP- GUUE L 349 del 21.10.2020. Il primo prodotto di mare trasformato DOP</strong></p>
<p>La Colatura di Alici di Cetara DOP è un liquido ambrato ottenuto dal processo di maturazione delle alici (Engraulis encrasicolus L.) sotto sale. È un prodotto di origini antichissime ed ha un preciso riferimento geografico a Cetara, piccolo comune della Costiera Amalfitana, una comunità indissolubilmente legata all’attività della pesca. La Colatura di Alici di Cetara è il primo prodotto DOP trasformato di mare. Appena pescate, le alici vengono eviscerate a mano e sistemate in un apposito contenitore in legno. Completati gli strati, il contenitore viene coperto con un disco in legno sul quale si collocano dei pesi. Al termine della maturazione delle alici, che dura minimo 9 mesi, tutto è pronto per la “spillatura”. Un apposito foro praticato sul fondo del contenitore, con un attrezzo detto “vriale”, permette al liquido di “colare” goccia a goccia. Alla maturazione in alcuni casi segue la fase di affinamento, che può durare anni. Il risultato finale della maturazione/affinamento è un liquido limpido di colore ambrato carico, dal sapore deciso e corposo, una eccezionale riserva di sapidità, pronto per condire primi piatti, pesce e verdure. Lo spaghetto con la Colatura è una delle ricette più buone e semplici che si possano immaginare. Il disciplinare di produzione prevede l’utilizzo esclusivo di alici pescate nel mare antistante la provincia di Salerno. “Se si ipotizza l’utilizzo di circa il 50% delle quantità di alici pescate in questa zona e in base ai possibili rapporti di produzione – racconta Lucia di Mauro, presidente dell’Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara DOP – si possono stimare livelli di produzione di colatura di alici oscillanti tra 80.000 e 100.000 litri. Il volume di affari, considerando il prezzo minimo di 10 euro per una bottiglia di 100 ml, è stimato tra 8 e 10 milioni di euro. Fatturato che può arrivare a superare i 15 milioni di euro annui, nel caso in cui una parte del prodotto venga venduta con un periodo di affinamento superiore ai 9 mesi.</p>
<p><strong>Limone dell’Etna IGP- GUUE L 351 del 22.10.2020. Un prodotto di grande qualità. La limonicoltura tutela da frane e instabilità geologica</strong></p>
<p>Il Limone dell’Etna IGP, coltivato in alcuni comuni che dal vulcano scendono fino al mare, ha ottenuto l’IGP grazie alle sue caratteristiche uniche – dovute allo sviluppo e alla maturazione in un ambiente climatico molto specifico, costituito da suoli di origine vulcanica, associati al clima temperato dal mare – e per la particolare tecnica di coltivazione, che consente la produzione estiva che ancora oggi caratterizza la zona costiera di Acireale. Verso la fine del Settecento la coltivazione del limone dell’Etna si diffuse in quest’area più per motivi sanitari che alimentari, perché si riteneva che questo frutto fosse molto utile per contrastare lo scorbuto che colpiva i marinai che gravitavano sul porto di Catania; la malattia era causata dai lunghi periodi trascorsi in mare senza potersi cibare di frutta e verdura fresca. Le modalità di coltivazione dei limoni dell’Etna sono molto particolari e seguono una tradizione iniziata centinaia di anni fa. Per questa coltivazione la natura viene “forzata”, inducendo le piante a germogliare durante il periodo estivo, utilizzando la tecnica della “secca”, che consiste nel sottoporre gli alberi a uno stress da mancata irrigazione durante i mesi caldi di giugno e luglio, per poi iniziare a somministrare ai terreni una quantità d’acqua sempre maggiore al fine di riattivare il metabolismo delle piante fino a innescare la seconda fioritura, con una massiccia produzione di limoni da maggio a settembre dell’anno successivo. Monachello e Femminello sono le due cultivar di limoni che crescono sulle basse pendici dell’Etna; i limoni invernali presentano una buccia tendente al verde mentre i limoni primaverili si riconoscono per la superficie interamente gialla. La limonicoltura in questa area geografica rappresenta inoltre un valido antidoto contro le frane e le calamità geologiche. La registrazione IGP del Limone dell’Etna, se ben utilizzata, sarà un valido volano di sviluppo per i coltivatori locali e per tutto l’indotto legato alla trasformazione del prodotto, ma anche per le esportazioni spesso limitate dalla falsificazione.</p>
<p><strong>Pampepato/Panpepato di Terni IGP &#8211; GUUE L 353 del 23.10.2020. Dalla tradizione storica una fonte di energia ideale per chi fa sport</strong></p>
<p>Protagonista delle tavole natalizie umbre, il Pampepato di Terni IGP è simbolo del ricchissimo patrimonio storico e culturale del territorio. È un prodotto da forno ottenuto dalla lavorazione di frutta secca, cioccolato, uva passa, canditi, cacao amaro, miele, caffè, spezie, farina. Conosciuto fin dal 1500, ha una storia semplice; inizialmente veniva preparato con quello che l’economia rurale permetteva di mettere da parte durante l’anno, ma nel corso del tempo la preparazione del Pampepato di Terni si è arricchita fino alla ricetta attuale. Consapevoli dell’importanza del legame di questo prodotto con il territorio, un gruppo di aziende operanti in vari settori della produzione gastronomica e della filiera delle sue materie prime ha intrapreso con successo la strada della registrazione IGP per il Pampepato di Terni. Dopo poco più di un mese dalla registrazione europea, la pasticceria Evy di Borgo Rivo è riuscita a sfornare la prima produzione di Pampepato di Terni, certificata IGP dall’Ente Regionale Parco tecnologico 3A. Il logo europeo offre ai consumatori la garanzia di ingredienti di eccellenza, di una filiera controllata e di una ricetta eseguita secondo disciplinare. Ivana Fernetti, presidente del comitato di produttori che ha richiesto l’IGP, soddisfatta del risultato visto come “una grande vittoria del territorio e del fare impresa” ha voluto tuttavia ricordare che solo chi otterrà la certificazione IGP potrà utilizzare il nome registrato Pampepato di Terni IGP altrimenti fioccheranno denunce per frode in commercio. Prossimo passo del Comitato di produttori, far iscrivere alla certificazione il maggior numero possibile di aziende e cercare di destagionalizzare questa produzione, da sempre legata alle festività natalizie. Essendo un dolce molto energetico, è un prodotto ideale da proporre agli sportivi come alternativa alle barrette, per questo nel disciplinare è stata inserita anche la pezzatura di 25 gr.</p>
<p><strong>Rucola della Piana del Sele IGP- GUUE L 398 del 27.11.2020. Un prodotto di punta nelle linee di IVgamma</strong></p>
<p>Dalla Piana del Sele, in Campania, viene il 75% della produzione nazionale di rucola, che qui si caratterizza per un intenso, specifico aroma speziato e piccante, per la tipica consistenza croccante delle foglie e per la loro percettibile sapidità, che potrebbe far eliminare, nel condimento, l’uso del sale, ma si basa anche sull’acquisita e diffusa reputazione del prodotto sui mercati. Queste caratteristiche sono la conseguenza diretta di un ambiente di coltivazione assolutamente unico, sia sotto il profilo pedologico, sia sotto quello climatico. La produzione di questo prodotto di punta nelle linee di IV gamma interessa attualmente una superficie di oltre 3 mila ettari, distribuiti sugli otto comuni che compongono l’area geografica IGP, tutti in provincia di Salerno. Vito Busillo, presidente di Coldiretti Salerno e dell’associazione per la valorizzazione dei prodotti di quarta gamma della Piana del Sele, ha sottolineato come sia stato importante conseguire la registrazione, soprattutto in un momento difficile per la quarta gamma. “L’Indicazione Geografica Protetta porterà a un’ulteriore crescita del mercato – dichiara Busillo – subordinata ovviamente alla ripresa dell’economia legata al comparto della ristorazione, delle cerimonie e dell’export, fermi a causa dell’emergenza Covid-19”. Numeri decisamente importanti, quelli della Rucola della Piana del Sele: secondo i dati della Regione Campania la produzione media degli ultimi anni è stata pari a circa 400 mila tonnellate di prodotto, con un fatturato medio annuo di oltre 600 milioni di euro; 400 le aziende agricole interessate alla sua coltivazione a cui vanno aggiunte 35 imprese che curano le successive fasi di lavorazione, confezionamento e commercializzazione. Sempre secondo Regione Campania, la Rucola della Piana del Sele mostra un trend di crescita del 3%, in virtù della stessa percentuale di aumento annuo della richiesta a livello nazionale e internazionale. Le previsioni stimano una crescita intorno al 20%, come si evince dagli studi di Ismea sulle performance dei prodotti a marchio, e si ritiene che l’IGP spingerà il fatturato della rucola della Piana del Sele a 850 milioni di euro.</p>
<p><strong>Mozzarella di Gioia del Colle DOP &#8211; GUUE L 415 del 10.12.2020. Un formaggio vaccino a pasta fresca filata, che si aggiunge al patrimonio pugliese</strong></p>
<p>Ultima registrazione italiana del 2020 è la Mozzarella di Gioia del Colle DOP, prodotta in 22 comuni della Murgia barese e tarantina, utilizzando solo latte intero di vacca, addizionato di siero-innesto, uno starter naturale per il processo di acidificazione della cagliata. Il siero-innesto è costituito da una flora lattica derivante dalla lavorazione del giorno prima e per questo ha un ecosistema microbico unico, peculiare dell’azienda che lo produce. Questo elimina la standardizzazione del gusto del prodotto e permette che ogni caseificio produca una mozzarella con peculiarità proprie. La DOP, richiesta inizialmente dall’associazione chiamata “Treccia della Murgia e dei Trulli” modificata in “Mozzarella di Gioia del Colle” su proposta ministeriale, è stata ottenuta dopo un iter estremamente complesso a causa delle numerose obiezioni, fra cui quelle della Germania e dell’Organizzazione degli esportatori americani di formaggio (Usdec), che ritenevano il termine “Mozzarella” troppo generico, quindi non soggetto a protezione. Il regolamento prevede comunque che la DOP sia sul nome Mozzarella di Gioia del Colle, nella sua interezza, non sul solo termine mozzarella. L’iscrizione della Mozzarella di Gioia del Colle nel registro delle DOP e IGP va ad arricchire il patrimonio, con un marchio che può rafforzare e sostenere l’intera filiera lattiero-casearia. In base alle stime della Coldiretti Puglia, la mozzarella pugliese, che attualmente registra un valore della produzione di quasi 100 milioni di euro, iniziando la produzione certificata, potrà ottenere un aumento del valore del 25%.</p>
<p><strong>delle Venezie DOP- GUUE L 232 del 20.07.2020.Una filiera interregionale che ha creduto nella valorizzazione di un prodotto-territorio</strong></p>
<p>Anche se in Italia era già riconosciuta, la DOC delle Venezie (o “Beneških okolišev”) ottiene la protezione ufficiale del nome e la conseguente iscrizione nel registro da parte della Commissione Europea. Si chiude così un percorso che ha visto l’impegno e la collaborazione di tre diverse regioni. Per arrivare a questo risultato sono stati messi da parte gli interessi dei singoli e i particolarismi, per trovare un denominatore comune che portasse alla valorizzazione del Pinot grigio e alla sua tutela in tutta Europa. Il riconoscimento europeo legittima il lavoro e il percorso di crescita promosso da un team di filiera interregionale che ha creduto e crede nella valorizzazione di un prodotto-territorio. Un progetto inedito e ambizioso che è stato capace di costruire un concetto allargato di identità territoriale e di porsi come punto di riferimento della produzione nazionale e globale di Pinot grigio. Il riconoscimento comunitario rappresenta la meta di un percorso intrapreso con coscienza da tutti i protagonisti della scena vinicola di Friuli, Trentino e Veneto, insieme a beneficio di un patrimonio comune, il Pinot grigio del Nordest. Un’aggregazione ampia – che fa riferimento a un unico Consorzio, delle Venezie DOP – che porterà a ulteriori miglioramenti l’intero sistema Pinot grigio del territorio, per poter arrivare in maniera decisa sui mercati internazionali.</p>
<p><strong>Friuli DOP- GUUE L 379 del 13.11.2020. Una coltivazione regionale dall&#8217;antica tradizione e con forti caratteristiche distintive</strong></p>
<p>Già riconosciuta DOC in Italia, anche la denominazione vitivinicola Friuli o Friuli Venezia Giulia ha ottenuto nel 2020 la protezione ufficiale del nome e la conseguente iscrizione nel registro della Commissione Europea. La denominazione è riconosciuta anche con le traduzioni in sloveno, Furlanija o Furlanija Julijska krajina. La tutela del nome potrà essere riservata a un gruppo di vini fermi e frizzanti originari delle provincie di Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine nel Friuli-Venezia Giulia, dove la coltivazione è cominciata nell’VIII secolo a.C, che presentano delle caratteristiche peculiari attribuibili ai microelementi presenti nei terreni che ne definiscono gli aromi. La denominazione Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP e Furlanija o Furlanija Julijska krajina DOP comprende le tipologie di vino Bianco, Rosso, Spumante, Spumante Metodo Classico; “Ribolla gialla Spumante” e “Ribolla gialla Spumante Metodo Classico” (specificazione da vitigno). La Denominazione include altre numerose specificazioni da vitigno.</p>
<p><em>A cura della Redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2021_01</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/03/Rivista-Consortium-10-Nuove-IG-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/le-nuove-ig-del-2020/">Le nuove IG del 2020</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Friuli DOP &#8211; Italia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/friuli-dop-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 09:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuovi prodotti IG]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=347267</guid>

					<description><![CDATA[<p>ITALIA – Nella Gazzetta ufficiale Europea (GUUE L 379 del 13/11/2020) è stato registrato il prodotto Friuli DOP (Friuli/Friuli Venezia Giulia/Furlanija/Furlanija Julijska krajina DOP). L’Italia raggiunge quota 526 specialità WINE ad Indicazione Geografica. Friuli DOP – [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/friuli-dop-italia/">Friuli DOP &#8211; Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ITALIA – Nella Gazzetta ufficiale Europea (<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020R1680&amp;from=IT">GUUE L 379 del 13/11/2020</a>) è stato registrato il prodotto <strong>Friuli DOP </strong>(Friuli/Friuli Venezia Giulia/Furlanija/Furlanija Julijska krajina DOP). L’Italia raggiunge quota 526 specialità WINE ad Indicazione Geografica.</p>
<p><strong>Friuli DOP – Italia</strong><br />
1. Vino<br />
4. Vino spumante<br />
Reg. 2020/1680 del 06/11/2020 &#8211; GUUE L 379 del 13/11/2020</p>
<p><strong>Descrizione del prodotto</strong>: Il vino Friuli DOP comprende le seguenti principali tipologie di vino: Bianco, Rosso, Spumante. La Denominazione include anche numerose tipologie legate alle specificazioni da vitigno.</p>
<p><strong>Descrizione principali tipologie prodotto</strong>: Il Friuli DOP bianco ha un colore giallo paglierino con riflessi più o meno verdognoli o dorati oppure, nel caso del Pinot grigio, è ammesso anche un riflesso ramato più o meno intenso. A livello gustativo la sensazione è gradevole, morbida, con profumi netti ed intensi che spaziano dal fruttato sostenuto al floreale fine ed elegante. Di buon equilibrio e corpo presenta una struttura che ne permette anche un lungo invecchiamento nel tempo.</p>
<p>Il Friuli DOP rosso è caratterizzato da un colore rosso rubino con diverse sfumature, il profumo è avvolgente e spicca per la gradevole finezza tendente all’erbaceo, a volte fruttato, e allo speziato, con un caratteristico bouquet; sono molto asciutti, con una tipica corposità.</p>
<p>Il Friuli DOP, vino spumante, è caratterizzato da un colore giallo paglierino con diverse intensità, talvolta si possono raggiungere anche delle sfumature dorate. All’olfatto i sentori sono ampi e delicati, si possono trovare delle note floreali e fruttate nel caso della Ribolla gialla spumante, spesso è presente una nota di lievito data dalla rifermentazione in autoclave o bottiglia a seconda della tipologia tecnica prescelta.</p>
<p><strong>Zona di produzione</strong>: La zona di produzione del Friuli DOP/Friuli Venezia Giulia DOP/Furlanija DOP/Furlanija Julijska krajina DOP comprende numerosi comuni della Provincia di Pordenone, di Gorizia, di Trieste; di Udine, nella regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/11/Disc_FRIULI-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL DISCIPLINARE COMPLETO</a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/11/Reg_Friuli-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL REGOLAMENTO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/friuli-dop-italia/">Friuli DOP &#8211; Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vino, registrato ufficialmente il Friuli DOP: Italia a 526 IG Wine</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-registrato-ufficialmente-il-friuli-dop-italia-a-526-ig-wine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 09:13:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=347220</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si aggiunge un nuovo vino italiano a denominazione di origine nel registro europeo: uscito nella Gazzetta ufficiale Europea (GUUE L 379 del 13/11/2020) il prodotto Friuli DOP (Friuli/Friuli Venezia Giulia/Furlanija/Furlanija Julijska krajina DOP). L’iscrizione della nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-registrato-ufficialmente-il-friuli-dop-italia-a-526-ig-wine/">Vino, registrato ufficialmente il Friuli DOP: Italia a 526 IG Wine</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si aggiunge un nuovo vino italiano a denominazione di origine nel registro europeo: uscito nella Gazzetta ufficiale Europea (<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020R1680&amp;from=IT" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GUUE L 379 del 13/11/2020</a>) il prodotto <strong>Friuli DOP </strong>(Friuli/Friuli Venezia Giulia/Furlanija/Furlanija Julijska krajina DOP). L’iscrizione della nuova denominazione porta l’Italia a <strong>526</strong> vini ad Indicazione Geografica.</em></p>
<p><strong>VINI DOP IGP – EUROPA</strong><br />
Con la registrazione del nuovo prodotto, l’Europa raggiunge quota <strong>1.613 IG Wine</strong> – di cui 1.175 DOP e 439 IGP – ai quali si aggiungono i 2 prodotti nei paesi Extra-UE, per un totale di 1.615 denominazioni. Il comparto Wine rappresenta una fetta pari al 48,6% delle IG complessive in EU.</p>
<p><strong>WINE DOP IGP STG – ITALIA</strong><br />
L’Italia ha in totale <strong>836 denominazioni Food&amp;Wine</strong> di cui 579 DOP, 254 IGP, 3 STG e 35 IG Spirits per un totale di 871 Indicazioni Geografiche. Il comparto Wine conta 526 denominazioni di cui 408 DOP e 118 IGP.</p>
<p><strong>WINE DOP IGP – FRIULI-VENEZIA GIULIA</strong><br />
Il Friuli-Venezia Giulia ha in totale <strong>29 denominazioni Food&amp;Wine</strong> di cui 21 DOP, 5 IGP e le 3 STG nazionali, oltre a 6 IG Spirits per un totale di 35 Indicazioni Geografiche. Il comparto Wine conta 19 denominazioni di cui 16 DOP e 3 IGP.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p>Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP comprende le seguenti tipologie di vino: Bianco, Rosso, Spumante, Spumante Metodo Classico; “Ribolla gialla Spumante” e “Ribolla gialla Spumante Metodo Classico” (specificazione da vitigno). La Denominazione include altre numerose specificazioni da vitigno.</p>
<p><strong>Zona di produzione</strong></p>
<p>La zona di produzione del Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP comprende il territorio di numerosi comuni appartenenti alle province di Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine, nella regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p><strong>Uvaggio</strong></p>
<p>Bianco: Ribolla gialla (Spumante e Spumante Metodo Classico), Chardonnay, Friulano, Malvasia istriana, Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano, da soli o congiuntamente. Rosso: Cabernet franc, Cabernet Sauvignon, Carmenere, Merlot, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso, da soli o congiuntamente. Spumante o Spumante metodo classico: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero (vinificato in bianco), da soli o congiuntamente.</p>
<p><strong>Descrizione tipologie di prodotto</strong></p>
<p>Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP Bianco ha un colore giallo paglierino più o meno intenso; al naso si presenta gradevole, fine; in bocca è asciutto e armonico. Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP Spumante è di colore giallo paglierino, più o meno intenso con spuma fine e persistente; al naso è fine, caratteristico; in bocca è sapido, armonico, secco se del tipo extrabrut e leggermente amabile se del tipo brut o extradry. Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP Spumante Metodo Classico ha un colore che varia dal giallo paglierino al giallo dorato; al naso si presenta fine con talvolta sentori di lievito; al palato ha un gusto sapido e armonico, molto secco se della tipologia pas dosè, secco se del tipo extrabrut e leggermente amabile se del tipo brut o extradry. Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP Rosso è di colore rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento; al naso è intenso, fine con sentori di frutta rossa; in bocca è asciutto e armonico.</p>
<p><strong>Specificazioni da vitigno</strong></p>
<p>Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP può presentare le specificazioni dei vitigni sottoindicati. Da vitigno bianco: “Ribolla gialla” (Spumante e Spumante Metodo Classico) &#8211; Ribolla gialla minimo 85%, da soli o con aggiunta di uve provenienti dai vitigni Pinot bianco e/o Pinot grigio e/o Chardonnay e/o Pinot Nero (vinificato in bianco) per un massimo del 15%. Chardonnay, Friulano, Malvasia, Pinot bianco o Pinot blanc, Pinot grigio o Pinot gris, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano minimo 85%, da soli o con aggiunta di uva a bacca di colore analogo provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito dell’area interessata fino ad un massimo di 15%. Da vitigno rosso: Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot nero o Pinot noir, Refosco dal peduncolo rosso minimo 85%, da soli o con aggiunta di uva a bacca di colore analogo provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito dell’area interessata fino ad un massimo di 15%. Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP Ribolla gialla Spumante è di colore giallo paglierino più o meno intenso con una spuma fine e persistente; il ventaglio olfattivo è fine e caratteristico, al palato è vivace e armonico nelle versioni brut, extra brut o extradry. Il Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP Ribolla gialla Spumante Metodo Classico si presenta con un colore che va dal giallo paglierino al giallo dorato con una spuma fine e intensa; al naso è fine e ampio; in bocca è sapido e armonico molto secco se della tipologia pas dosè, secco se del tipo extrabrut e leggermente amabile se del tipo brut o extradry.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/11/Disc_FRIULI-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL DISCIPLINARE COMPLETO</a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/11/Reg_Friuli-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL REGOLAMENTO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-registrato-ufficialmente-il-friuli-dop-italia-a-526-ig-wine/">Vino, registrato ufficialmente il Friuli DOP: Italia a 526 IG Wine</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Friuli DOP, iscrizione denominazione &#8211; GUUE L 379</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-iscrizione-denominazione-guue-l-379/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 08:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=normativa&#038;p=347202</guid>

					<description><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Iscrizione denominazione di cui all’articolo 99 del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio al nome Friuli DOP/Friuli Venezia Giulia/Furlanija/Furlanija Julijska krajina DOP &#8211; Categorie di prodotti vitivinicoli 1. Vino [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-iscrizione-denominazione-guue-l-379/">Friuli DOP, iscrizione denominazione &#8211; GUUE L 379</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Iscrizione denominazione di cui all’articolo 99 del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio al nome <strong>Friuli DOP</strong>/Friuli Venezia Giulia/Furlanija/Furlanija Julijska krajina DOP &#8211; Categorie di prodotti vitivinicoli 1. Vino 4. Vino spumante</p>
<p>Fonte: <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020R1680&amp;from=IT" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GUUE L 379 del 13/11/2020</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-iscrizione-denominazione-guue-l-379/">Friuli DOP, iscrizione denominazione &#8211; GUUE L 379</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Friuli DOP, domanda modifica disciplinare &#8211; GUUE C 202</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-domanda-modifica-disciplinare-guue-c-202/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 07:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=normativa&#038;p=317171</guid>

					<description><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Pubblicazione del documento unico di cui all’articolo 94, paragrafo 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e del riferimento alla pubblicazione del disciplinare di produzione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-domanda-modifica-disciplinare-guue-c-202/">Friuli DOP, domanda modifica disciplinare &#8211; GUUE C 202</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Pubblicazione del documento unico di cui all’articolo 94, paragrafo 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e del riferimento alla pubblicazione del disciplinare di produzione di un nome nel settore vitivinicolo <strong>Friuli DOP</strong> / Friuli Venezia Giulia / Furlanija / Furlanija Julijska krajina &#8211; Categorie di prodotti vitivinicoli 1. Vino 4. Vino spumante</p>
<p>Fonte: <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:JOC_2020_202_R_0006&amp;from=IT">GUUE C 202 del 16/06/2020</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/friuli-dop-domanda-modifica-disciplinare-guue-c-202/">Friuli DOP, domanda modifica disciplinare &#8211; GUUE C 202</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
