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	<title>Mele del Trentino IGP (food) &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Mele del Trentino IGP (food) &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Mele del Trentino IGP, autorizzazione organismo CSQA Certificazioni Srl</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ICQRF &#8211; Autorizzazione all&#8217;organismo denominato CSQA Certificazioni Srl ad effettuare i controlli per le Mele del Trentino IGP, registrata in ambito Unione europea con Regolamento (UE) n. 890 della Commissione del 23 giugno 2020. L’autorizzazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ICQRF &#8211; Autorizzazione all&#8217;organismo denominato CSQA Certificazioni Srl ad effettuare i controlli per le <strong>Mele del Trentino IGP</strong>, registrata in ambito Unione<br />
europea con Regolamento (UE) n. 890 della Commissione del 23 giugno 2020. L’autorizzazione ha durata triennale e decorre dal 28 luglio 2026. D.M. 360933 del 23/07/2026</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24925" target="_blank" rel="noopener">www.masaf.gov.it</a></p>
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		<title>CSQA incorpora le attività di certificazione regolamentata di Check Fruit: salgono a 98 le filiere a Indicazione Geografica controllate</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/csqa-incorpora-le-attivita-di-certificazione-regolamentata-di-check-fruit-salgono-a-98-le-filiere-a-indicazione-geografica-controllate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
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		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’operazione rafforza la leadership di CSQA e amplia ulteriormente le competenze nel comparto ortofrutticolo DOP IGP. Il Ministero dell&#8217;Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste (Masaf) ha autorizzato CSQA a svolgere i controlli sulle Indicazioni Geografiche precedentemente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’operazione rafforza la leadership di CSQA e amplia ulteriormente le competenze nel comparto ortofrutticolo DOP IGP.</em></p>
<p>Il <strong>Ministero dell&#8217;Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste (Masaf) </strong>ha autorizzato <strong>CSQA</strong> a svolgere i controlli sulle Indicazioni Geografiche precedentemente affidate all’organismo Check Fruit, a seguito dell’acquisizione del ramo d&#8217;azienda dedicato alle attività di certificazione regolamentata e volontaria di Check Fruit. Con il nuovo decreto ministeriale, entrato in vigore il 1° luglio, CSQA viene delegato al controllo di dieci nuove DOP e IGP, tutte appartenenti al comparto ortofrutticolo.</p>
<p>Con questa nuova autorizzazione, CSQA arriva a controllare complessivamente <strong>98 Indicazioni Geografiche</strong> in numerose categorie di prodotto, su un totale nazionale di 334 DOP, IGP e STG nel solo comparto agroalimentare. Un dato che conferma il ruolo centrale dell&#8217;Organismo nella certificazione dei prodotti a Indicazione Geografica. Eccellenze distribuite in <strong>15 regioni italiane</strong>, che coinvolgono oltre <strong>19.000 operatori</strong>, per un valore alla produzione di <strong>5,03 miliardi di euro</strong>, pari al <strong>52%</strong> del valore complessivo del comparto <strong>food DOP IGP STG italiano</strong>.</p>
<p>Tra le nuove produzioni affidate a CSQA figurano eccellenze ortofrutticole di assoluto rilievo per il patrimonio agroalimentare nazionale: <strong>Arancia Rossa di Sicilia IGP</strong>, <strong>Mele del Trentino IGP</strong>, <strong>Patata di Bologna DOP</strong>, <strong>Pera dell&#8217;Emilia Romagna IGP</strong>, <strong>Clementine di Calabria IGP</strong>, <strong>Marrone di Castel del Rio IGP</strong>, <strong>Scalogno di Romagna IGP</strong>, <strong>Asparago Verde di Altedo IGP</strong>, <strong>Asparago di Cantello IGP</strong> e <strong>Ficodindia di San Cono DOP</strong>.</p>
<p>Anche nello specifico <strong>comparto ortofrutta DOP IGP</strong>, CSQA conferma il primato con <strong>45 filiere DOP e IGP</strong> controllate su un totale di 129 a livello nazionale. Le filiere certificate sono distribuite in <strong>10 regioni italiane</strong>, coinvolgono circa<strong> 9.000 operatori</strong> e rappresentano il <strong>39% </strong>del valore complessivo del comparto ortofrutticolo italiano a Indicazione Geografica.</p>
<p>Questa autorizzazione rappresenta un&#8217;ulteriore tappa nel percorso di crescita di CSQA e valorizza un patrimonio di competenze costruito in oltre trentacinque anni di attività al servizio delle filiere agroalimentari certificate italiane e dei territori di origine che ne sono espressione. Oggi CSQA rappresenta infatti il punto di riferimento nazionale per il sistema delle Indicazioni Geografiche, contribuendo quotidianamente a garantire la <strong>conformità ai disciplinari di produzione</strong>, la <strong>tutela dei produttori</strong> e la <strong>fiducia dei consumatori</strong>, attraverso un <strong>sistema di controlli indipendente</strong> e riconosciuto dalle istituzioni.</p>
<p>“<em>L’autorizzazione rappresenta un passaggio molto importante</em>” – sottolinea <strong>Maria Chiara Ferrarese</strong>, <strong>Direttrice Generale e AD di CSQA</strong>. “<em>Per noi questa operazione è prima di tutto una responsabilità. Significa mettere a disposizione delle filiere le competenze tecniche, il rigore e l’indipendenza necessari a tutelare le produzioni certificate, i produttori e i consumatori. La fiducia confermata dai Consorzi e dagli operatori coinvolti rafforza il nostro impegno a garantire un sistema di controllo autorevole, credibile e vicino ai territori. Le Indicazioni Geografiche sono un asset strategico per la competitività del Made in Italy e il loro sistema di garanzia deve essere in grado di evolvere insieme alle filiere. Per questo continueremo a investire nelle competenze, nell’innovazione e nella digitalizzazione dei processi di controllo, sviluppando strumenti sempre più efficaci ed efficienti, capaci di rispondere alle nuove esigenze di tracciabilità, trasparenza e valorizzazione delle produzioni certificate. L’obiettivo è contribuire a rendere il sistema delle certificazioni sempre più solido, moderno e adeguato alle sfide future dell’agroalimentare italiano”.</em></p>
<p>Fonte: <strong>CSQA</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/20260716_CS_CSQA-CHECK-FRUIT.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<item>
		<title>Autorizzazione a CSQA Certificazioni Srl allo svolgimento delle attività di controllo sulle Indicazioni Geografiche (IG) affidate al controllo di Check Fruit Srl</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/autorizzazione-a-csqa-certificazioni-srl-allo-svolgimento-delle-attivita-di-controllo-sulle-indicazioni-geografiche-ig-affidate-al-controllo-di-check-fruit-srl/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 07:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Organismi di controllo]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ICQRF &#8211; Autorizzazione all&#8217;organismo denominato CSQA Certificazioni Srl ad effettuare i controlli sulle indicazioni geografiche già controllate da Check Fruit Srl. D.M 317991 del 01/07/2026 ELENCO DEI PRODOTTI CONTROLLATI A DOP – IGP 1. Arancia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ICQRF &#8211; Autorizzazione all&#8217;organismo denominato CSQA Certificazioni Srl ad effettuare i controlli sulle indicazioni geografiche già controllate da Check Fruit Srl. D.M 317991 del 01/07/2026</p>
<p>ELENCO DEI PRODOTTI CONTROLLATI A DOP – IGP<br />
1. Arancia Rossa di Sicilia IGP<br />
2. Asparago verde di Altedo IGP<br />
3. Asparago di Cantello IGP<br />
4. Clementine di Calabria IGP<br />
5. Ficodindia di San Cono DOP<br />
6. Marrone di Castel del Rio IGP<br />
7. Mele del Trentino IGP<br />
8. Patata di Bologna DOP<br />
9. Pera dell&#8217;Emilia Romagna IGP<br />
10. Scalogno di Romagna IGP</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24832" target="_blank" rel="noopener">www.masaf.gov.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/autorizzazione-a-csqa-certificazioni-srl-allo-svolgimento-delle-attivita-di-controllo-sulle-indicazioni-geografiche-ig-affidate-al-controllo-di-check-fruit-srl/">Autorizzazione a CSQA Certificazioni Srl allo svolgimento delle attività di controllo sulle Indicazioni Geografiche (IG) affidate al controllo di Check Fruit Srl</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Distretti agroalimentari motore dell&#8217;agri-food</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/distretti-agroalimentari-motore-dellagri-food/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 08:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Monitor di Intesa Sanpaolo rivela le performance dei principali comparti del Made in Italy Export a quota 19,7 mld (+6% ) nei primi 9 mesi del 2023 Cresce nei primi nove mesi del 2023 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<header>
<p class="article__subtitle"><em>Il Monitor di Intesa Sanpaolo rivela le performance dei principali comparti del Made in Italy</em></p>
<p class="article__subtitle"><em>Export a quota 19,7 mld (+6% ) nei primi 9 mesi del 2023</em></p>
<p>Cresce nei primi nove mesi del 2023 l&#8217;export dei distretti agroalimentari italiani e arriva a 19,7 miliardi di euro (+4,5%). A rivelarlo è il <strong>Monitor dei distretti agro-alimentari italiani</strong> al 30 settembre 2023 di Intesa Sanpaolo; l&#8217;andamento è in linea con il trend dell&#8217;agro-alimentare italiano, di cui i 51 distretti monitorati dalla Direzione studi e ricerche della banca rappresentano il 43% in termini di export.</p>
<p>Più in generale, la totalità dei distretti agroalimentari italiani segna una crescita del 6% nei primi nove mesi dell&#8217;anno. Se si guarda nel dettaglio, la filiera del vino continua a essere prima per valori esportati, con oltre 4,8 miliardi di euro, anche se è in leggera flessione (-1%); nel settore, a pesare è il calo della domanda in Usa e Canada.</p>
<p>Tra i principali distretti, spicca il Prosecco di <strong>Conegliano Valdobbiadene</strong> (+3,7%), mentre sono in flessione i vini di <strong>Langhe</strong>, <strong>Roero</strong> e <strong>Monferrato</strong> (-3,5%), quelli del <strong>veronese</strong> (-2,8%), e dei <strong>Colli</strong> <strong>fiorentini</strong> e <strong>senesi</strong> (-7,1%).</p>
<p>I distretti agricoli (commodity) superano i 2,8 miliardi di euro di export, ma chiudono in leggero calo i primi nove mesi del 2023 (-0,7%), a causa di eventi climatici avversi e agenti patogeni.</p>
<p>In Romagna il distretto dell&#8217;ortofrutta risente degli effetti dell&#8217;alluvione, ma tiene (+0,7%), mentre quello barese è in flessione (-12,1%). In calo anche le<strong> mele dell&#8217;Alto Adige</strong> (-6,7%).</p>
<p>Vanno meglio, invece, l&#8217;ortofrutta dell&#8217;Agro pontino (+12,3%), l&#8217;agricoltura della Sicilia sud-orientale,<strong> Pomodoro di</strong> <strong>Pachino IGP</strong> incluso (+37,8%), e il comparto agricolo dell&#8217;ortofrutta e conserve del foggiano (+43,8%). In crescita, rispetto all&#8217;anno precedente, la filiera della pasta e dolci, che sfiora i 3,4 miliardi di euro (+7,1%), anche se il trend non è omogeneo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
</header>
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			</item>
		<item>
		<title>Consortium 2023/03</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2023-03/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 13:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=attivita&#038;p=437030</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2023-03/">Consortium 2023/03</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p>Con il terzo numero del 2023 Consortium giunge alla sua ventesima pubblicazione e introduce un approccio editoriale innovativo con l’obiettivo di <strong>promuovere la ricerca scientifica</strong><strong> </strong>nelle <strong>Indicazioni Geografiche </strong>e di<strong> stabilire una più forte connessione tra ricerca</strong> e <strong>imprese</strong>.</p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>Il nuovo format editoriale introduce 6 nuove macroaree all’interno della rivista:</p>
<ol>
<li><strong>RICERCHE:</strong> Studi e ricerche originali sul settore dei prodotti DOP IGP, sottoposti a revisione fra pari, e proposti con il format di articoli scientifici</li>
<li><strong>ANALISI: </strong>Articoli su studi di particolare interesse, a cura della redazione in collaborazione con gli autori delle ricerche, con un format divulgativo</li>
<li><strong>INTERVISTE:</strong> Punti di vista di personalità del mondo scientifico, politico ed economico, utili a contestualizzare i temi della rivista</li>
<li><strong>QUESTIONI EMERGENTI:</strong> Analisi e commenti su argomenti di attualità e di interesse per il settore, basati sulle conoscenze e le ricerche scientifiche disponibili</li>
<li><strong>NOTIZIE:</strong> Approfondimenti legati ad aggiornamenti specifici relativi al sistema delle Indicazioni Geografiche e dei Consorzi di tutela</li>
<li><strong>OSSERVATORIO:</strong> Monitoraggio delle novità e degli aggiornamenti relativi a quattro aree tematiche: Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG, Nuove IG</li>
</ol>
<p>In apertura <em>l’editoriale</em> di <strong>Mauro Rosati</strong> (direttore della Fondazione Qualivita) che illustra il contesto attuale del sistema delle DOP IGP, legato all’impatto evidente dei mutamenti climatici sulle filiere di qualità.</p>
<p>Nella sezione di <em>analisi</em> e <em>ricerca</em>, che racchiude contenuti relativi alla ricerca applicata all’agroalimentare di qualità, gli approfondimenti:</p>
<ul>
<li>“<strong>Cambiamento climatico e IG: quale futuro?</strong>” in collaborazione con F. Pagliacci del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università di Padova</li>
<li>“<strong>Irrigazione dei vigneti: se fosse la strada per il vino del futuro?</strong>” in collaborazione con G. Palai e G. Caruso del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa</li>
<li>“<strong>Indicazioni Geografiche e marker chimici: una garanzia di tracciabilità</strong>” in collaborazione con A. Aguzzoni, ricercatrice presso Eco Research</li>
<li>“<strong>DOP e IGP: quale sviluppo per il turismo sostenibile?</strong>” in collaborazione con F. Antolini del Dipartimento di Economia dell’Università di Teramo</li>
<li>“<strong>Proteggere la biodiversità culturale alimentare con le IG e i Presidi Slow Food</strong>” in collaborazione con M. Mariani, assegnista di ricerca dell’Università di Pisa</li>
</ul>
<p>La sezione dedicata alle <em>interviste</em> vede la partecipazione del meteorologo e climatologo <strong>Luca Mercalli</strong>, per il focus sulla convivenza tra cambiamento climatico e produzioni agricole, e del Commissario straordinario per l’emergenza idrica <strong>Nicola Dell’Acqua</strong>, per il focus sul rapporto tra l’agricoltura e l’utilizzo moderno dell’acqua.</p>
<p>La rubrica <em>Questioni emergenti</em> tratta il tema del <strong>granchio blu</strong>, portando avanti una riflessione sulle conseguenze che il cambiamento climatico sta avendo sugli ecosistemi marini.</p>
<p>La rubrica <em>notizie </em>si concentra sul <a href="https://www.qualivita.it/master-direttore-consorzio-di-tutela/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Master per Direttore di Consorzio di tutela</strong></a>, promosso da <a href="https://www.qualivita.it/progetto/accademia-qualivita/" target="_blank" rel="noopener">Accademia Qualivita</a> in collaborazione con <a href="https://www.origin-italia.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Origin Italia,</strong></a> ideato per fornire supporto nell’ambito della formazione e della crescita professionale al sistema delle filiere agroalimentari e vitivinicole.</p>
<p>In conclusione l’area <em>Osservatorio Qualivita </em>con il monitoraggio delle ultime novità e aggiornamenti relativi alle aree tematiche: Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG e Nuove IG.</p>
<h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Divulgare la ricerca scientifica nell&#8217;ambito delle Indicazioni Geografiche</li>
<li>Focalizzare le prospettive del settore Agrifood DOP IGP</li>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema delle IG</li>
<li>Sviluppare una community per condividere strategie di comunicazione</li>
<li>Consolidare il network dei Consorzi di tutela</li>
<li>Analizzare le attività dei Consorzi e delle aziende delle filiere IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Consorzi di tutela</li>
<li>Operatori del settore</li>
<li>Aziende del settore agroalimentare</li>
<li>Istituzioni</li>
<li>Enti di ricerca e università</li>
<li>Media</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Pianificazione e progettazione editoriale del numero della rivista</li>
<li>Ricerca dati e informazioni presso Consorzi, imprese e organizzazioni</li>
<li>Realizzazione interviste, articoli di approfondimento, osservatori</li>
<li>Elaborazione grafica e impaginazione</li>
<li>Diffusione contenuti digitali</li>
</ul>
</div></section>
<div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding first  " style='border-radius:0px; '><p><div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
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		<title>Consorzio Melinda e il Trentino protagonisti a Fruit Attraction</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-melinda-e-il-trentino-protagonisti-a-fruit-attraction/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 06:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Madrid il Consorzio presenta i suoi prodotti e le sue ultime iniziative alla kermesse dell’ortofrutta. L’evento è anche un’occasione per rimarcare il legame indissolubile tra l’azienda e il suo territorio nonché l’importanza delle sinergie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Madrid il Consorzio presenta i suoi prodotti e le sue ultime iniziative alla kermesse dell’ortofrutta. L’evento è anche un’occasione per rimarcare il legame indissolubile tra l’azienda e il suo territorio nonché l’importanza delle sinergie di promozione e valorizzazione realizzate con le realtà locali</em></p>
<p>Espansione dell’offerta, sviluppo della produzione, sostenibilità: sono questi i grandi temi che accompagnano Melinda, La Trentina e Apot  a <strong>Fruit Attraction</strong>, la grande fiera internazionale dell’ortofrutta in corso <strong>a</strong> <strong>Madrid dal 3 al 5 ottobre</strong>. Appuntamento chiave per il settore a livello globale, la kermesse spagnola rappresenta una vetrina di primo piano per l’intero territorio e le sue eccellenze, dai prodotti ai modelli di business, capaci di affermarsi attraverso l’alleanza strategica tra istituzioni e imprese.</p>
<p>Giunta alla sua XV edizione, Fruit Attraction si propone ancora una volta come punto di riferimento per la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli ed epicentro per la discussione di aspetti decisivi come innovazione, <strong>qualità e diversità dell’offerta</strong>. Variabili chiave, insomma, destinate come sempre a influenzare le scelte degli operatori nella pianificazione delle campagne commerciali in accordo con le ultime tendenze del settore. La fiera, prevedono gli organizzatori, accoglierà <strong>più di 90.000 potenziali clienti</strong> provenienti da <strong>135 Paesi</strong>.</p>
<p>“La partecipazione a un evento così importante come Fruit Attraction, al quale siamo presenti in uno  spazio realizzato in sinergia con Trentino Marketing,  rappresenta per noi una grande opportunità”, sottolinea <strong>Luca Zaglio</strong>, direttore generale di Melinda, La Trentina e Apot. “Si tratta di una vetrina di primo piano che ci consente di presentare a un pubblico vasto e diversificato i nostri prodotti e le nostre iniziative ma anche la forza del sistema trentino che, da sempre, si fonda sulla collaborazione tra soggetti differenti con l’obiettivo di valorizzare il territorio e le sue specificità naturali, economiche e turistiche”.</p>
<p>Melinda e La Trentina coltivano attualmente numerose varietà, comprese le <strong>Mele Val di Non DOP.</strong> riconosciute come tali dall’Unione Europea fin dal 2003: Golden Delicious, Red Delicious e Renetta Canada e le<strong> Mele del Trentino IGP </strong>Red, Gala, Fuji, Morgenduft, Granny Smith,  senza dimenticare le più recenti come SweetTango, Dolce Vita ed altre. Oltre a commercializzare ciliegie, fragole e frutti di bosco, Melinda è attiva da tempo anche nel mercato dei prodotti trasformati a base di frutta, come mousse, squeez, snack, barrette, rondelle e bastoncini. Infine l’impegno per l’agricoltura biologica, ben rappresentato da un piano di sviluppo ad hoc che da oltre un decennio cresce e si intreccia con altre importanti innovazioni, come l&#8217;introduzione di nuove varietà più resistenti e, come tali, meno soggetti a interventi durante la coltivazione.</p>
<p>È stata proprio la particolare attenzione per questo comparto a ispirare la realizzazione del <strong>nuovo centro di lavorazione</strong> di Cles, dedicato esclusivamente alla lavorazione delle mele biologiche. Molteplici e significative le opportunità offerte dallo stabilimento: dalla possibilità di confezionare il prodotto in diverse tipologie di packaging – incluse le pellicole biodegradabili e compostabili – allo sviluppo di strategie circolari di valorizzazione degli scarti del processo produttivo. Sul fronte delle strutture, inoltre, non va dimenticata la prossima apertura del rinnovato centro visitatori Mondo Melinda. L’area, dedicata al pubblico di tutte le età, punta a offrire un’esperienza coinvolgente e originale fondata sull’equilibrio tra divulgazione e intrattenimento.</p>
<p>In cima all’agenda di Melinda, ovviamente, continua a spiccare l’impegno per la sostenibilità. Un insieme di sforzi coordinati che si basano sull’impiego di soluzioni concrete, a partire <strong>dalle strategie di risparmio idrico</strong>. Tra queste si ricorda l’uso dell&#8217;irrigazione a goccia, un metodo di somministrazione capillare alle piante che permette di risparmiare il 30,6% dell’acqua nel confronto con la tradizionale applicazione a sovrachioma. L’impiego di un sistema di filtraggio e riutilizzo, inoltre, consente di ridurre l’uso dell’acqua anche negli impianti di lavorazione dove le mele vengono selezionate e confezionate.</p>
<p>Non meno importante è l’impegno per il <strong>risparmio energetico</strong>. Il Consorzio si basa da tempo su una fornitura 100% rinnovabile grazie all’energia idroelettrica e quella fotovoltaica prodotta direttamente dai pannelli installati sui tetti degli impianti di conservazione e lavorazione. A questo si aggiunge l’impiego delle <strong>celle ipogee</strong>, le “stanze” di conservazione situate a 300 metri di profondità all’interno della miniera di dolomia Rio Maggiore. Qui la bassa temperatura, i bassissimi tenori di ossigeno e la capacità isolante della roccia, consentono di preservare i frutti più a lungo impiegando circa il 30% in meno dell’energia richiesta nei magazzini di superficie.</p>
<p>Tra diversificazione dell’offerta, innovazione e sostenibilità, dunque, quello del Consorzio resta un impegno multiforme caratterizzato però da un importante filo conduttore: <strong>la tutela del territorio</strong>. Il forte legame con quest’ultimo ispira infatti tanto la protezione delle sue risorse e dei suoi equilibri naturali quanto la valorizzazione dei suoi prodotti. Ed è proprio quest’ultimo aspetto, a sua volta, a suggerire nuove sinergie a livello locale per una promozione più ampia che coinvolge turismo e produzione trasformando la mela in un efficace strumento narrativo.</p>
<p>A evidenziarlo, tra le altre, due iniziative recenti. La prima è rappresentata dal lancio di un <strong>nuovo imballaggio</strong> pensato esclusivamente per le mele IGP del Trentino: una scelta dall’evidente valore simbolico che intende valorizzare al meglio e raccontare le varietà di indicazione geografica protetta. La seconda è l’esperienza turistica <strong>Mela Colgo</strong>, organizzata da Melinda in collaborazione con Strada della Mela e le Aziende per il Turismo della Val di Non e della Val di Sole. Attiva per cinque settimane con <strong>undici agriturismi coinvolti</strong>, la proposta prevede un viaggio immersivo tra i filari che consente al pubblico di cimentarsi nella raccolta imparando a distinguerne varietà e qualità delle mele. Un’esperienza, mutuata da quanto avviene già da tempo nel mondo del vino durante la vendemmia, pensata per aiutare i visitatori a capire meglio la realtà quotidiana simbolo del territorio.</p>
<p>Fonte: <a href="https://melinda.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Melinda</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/10/20231004-cs-melinda-fruit-attraction-madrid.docx.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Mele del Trentino IGP, autorizzazione organismo Check Fruit Srl</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/mele-del-trentino-igp-autorizzazione-organismo-check-fruit-srl/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 09:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Organismi di controllo]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ICQRF &#8211; Autorizzazione all&#8217;organismo denominato Check Fruit Srl ad effettuare i controlli per le Mele del Trentino IGP, classe 1.6 Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati registrata in ambito Unione europea con Regolamento (UE) n. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>ICQRF &#8211; Autorizzazione all&#8217;organismo denominato Check Fruit Srl ad effettuare i controlli per le <strong>Mele del Trentino IGP</strong>, classe 1.6 Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati registrata in ambito Unione europea con Regolamento (UE) n. 890 del 23 giugno 2020. L’autorizzazione ha durata triennale e decorre dal 28 luglio 2023. DM 384174 del 21/07/2023</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/20041" target="_blank" rel="noopener">www.politicheagricole.it</a></p>
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		<title>Le nuove IG del 2020</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/le-nuove-ig-del-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 12:15:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Sicilia al Trentino-Alto Adige sono quattordici le nuove eccellenze del paniere IG made in Italy L’Italia ha chiuso un difficile 2020 con 12 nuove registrazioni DOP IGP nel comparto agroalimentare e 2 nuovi vini [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/le-nuove-ig-del-2020/">Le nuove IG del 2020</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla Sicilia al Trentino-Alto Adige sono quattordici le nuove eccellenze del paniere IG made in Italy</em></p>
<p>L’Italia ha chiuso un difficile 2020 con 12 nuove registrazioni DOP IGP nel comparto agroalimentare e 2 nuovi vini DOP. Con 838 registrazioni l’Italia si è confermata primo Paese al mondo per prodotti DOP IGP STG, 312 nel cibo e 526 nel vino. Le nuove registrazioni nel comparto agroalimentare hanno interessato 7 diverse classi e sono: Amatriciana tradizionale STG; Cappero delle Isole Eolie DOP; Mele del Trentino IGP; Pecorino del Monte Poro DOP; Schüttelbrot Alto Adige IGP; Provola dei Nebrodi DOP; Olio Lucano IGP; Colatura di Alici di Cetara DOP; Limone dell’Etna IGP; Pampepato di Terni IGP; Rucola della Piana del Sele IGP; Mozzarella di Gioia del Colle DOP. Nel comparto vino sono state registrate le DOP delle Venezie e Friuli. La prima registrazione del 2020 è stata una STG, la salsa Amatriciana Tradizionale, una ricetta del made in Italy davvero molto apprezzata e conosciuta anche all’estero.</p>
<p><strong>Amatriciana Tradizionale STG &#8211; GUUE L 77 del 13.03.2020. Registrata la vera e antica ricetta originaria di Amatrice</strong></p>
<p>Il riconoscimento come STG della ricetta ufficiale di questa preparazione nota nel mondo, è sicuramente un passo importante per combattere il falso made in Italy. Il carattere tradizionale dell’Amatriciana dipende sia dagli ingredienti usati che dal metodo di preparazione originato nei territori dei Monti della Laga. Con il riconoscimento europeo la ricetta di questo piatto, simbolo della cucina amatriciana, ma anche romana e nazionale, sarà soltanto quella certificata a marchio STG. Da ora in avanti, il nome “Amatriciana Tradizionale” potrà indicare esclusivamente la preparazione alimentare ottenuta secondo la ricetta secolare del comprensorio di Amatrice, con l’impiego degli ingredienti che ne determinano in maniera specifica le caratteristiche: pomodoro, guanciale e pecorino. Per chiarire ogni dubbio nel disciplinare vengono anche indicati chiaramente gli ingredienti vietati nell’Amatriciana tradizionale, come aglio, cipolla e pancetta. “La prima richiesta di registrazione risale a circa 20 anni fa – racconta Chiara Castelli, figlia del presidente dell’Associazione Produttori Salsa all’Amatriciana STG, che ha seguito con il padre tutto l’iter di certificazione – al terzo tentativo ce l’abbiamo fatta. Purtroppo la registrazione è arrivata con il lockdown e non abbiamo ancora potuto festeggiare come avremmo voluto, ma appena sarà possibile lo faremo. La registrazione riguarda sia la ricetta realizzata secondo disciplinare dai ristoranti, che il prodotto differito, come salsa conservata. Abbiamo ottimi contatti con grandi aziende interessate alla produzione per il consumo differito di Amatriciana tradizionale STG – aggiunge Chiara Castelli – mentre piccole produzioni artigianali locali sono già avviate e già producono la salsa STG ”. Nei soli comuni di Amatrice e Accumoli, l’Arsial Regione Lazio stima la produzione di circa 150 kg di “sugo all’Amatriciana” a settimana per punto di ristorazione, per un totale annuo di circa 100 tonnellate. Considerando una media di cinque piatti per kg di sugo, nei due comuni è ipotizzabile una somministrazione di circa 25.000 porzioni l’anno, con un valore commerciale di oltre 200.000 €.</p>
<p><strong>Cappero delle Isole Eolie DOP- GUUE L 144 del 07.05.2020. Particolari condizioni climatiche, isolamento dei territori e intervento umano</strong></p>
<p>La DOP al Cappero delle Isole Eolie è stata salutata come la conferma di un’attenzione nuova verso la terra anche da parte dei giovani, che stanno mostrando un interesse crescente verso l’agricoltura locale. “Questa nuova tendenza, soprattutto nell’ultimo anno, è stata altamente tangibile, in particolare tra gli under 35 – afferma Aldo Natoli, produttore che ha seguito l’iter di registrazione dall’inizio, membro del Cda dell’Associazione Cappero delle Isole Eolie DOP –. Sono proprio i giovani i più interessati ad avviare nuove attività nel settore cappericolo. L’aver ottenuto la certificazione DOP è fondamentale sia per l’immagine che per il ritorno economico”. Le condizioni climatiche, l’isolamento dei territori, l’intervento dell’uomo, hanno selezionato negli anni cultivar singolari. La raccolta, oggi come secoli fa, avviene a mano. Servono gesti delicati e attenti, per non rovinare la pianta. I capperi raccolti vengono selezionati con la calibratrice: da granelli minuscoli a boccioli di 14 millimetri di diametro. Gli addetti alla raccolta, soprattutto donne, vengono pagati a chilo di prodotto raccolto. Il Cappero delle Isole Eolie DOP ha caratteristiche uniche, filiera corta e tracciabile. La zona di produzione è identificata dall’intero territorio amministrativo del comune di Lipari (comprendente le Isole di Lipari, Vulcano, Filicudi, Alicudi, Panarea, Stromboli) e dei comuni di Santa Marina Salina, Malfa e Leni nell’isola di Salina. Nel futuro di questa denominazione, oltre a nuove opportunità di vendita, c’è anche l’export. “Abbiamo ottenuto la registrazione della DOP a maggio dello scorso anno – conclude il presidente Natoli – e pensiamo di esportare circa il 30% della produzione DOP; in Europa, abbiamo buoni contatti in Francia e in Inghilterra, esportavamo già i nostri capperi Bio prima della DOP, adesso con l’Inghilterra e la Brexit, cambieranno un po’ le cose, ma vedremo; fra i Paesi extraeuropei abbiamo delle opportunità di export verso il Giappone”.</p>
<p><strong>Mele del Trentino IGP &#8211; GUUE L 206 del 30.06.2020. Una nuova certificazione che rappresenterà la qualità ortofrutticola trentina nel mondo</strong></p>
<p>Nel luglio 2020 è arrivata la certificazione IGP per le Mele del Trentino. Il marchio è stato ottenuto attraverso la costituzione di un’Associazione temporanea di scopo (Ats) tra i Consorzi Melinda e La Trentina, insieme alle cooperative di produttori Sant’Orsola e Mezzocorona, con il supporto tecnico della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN). Questa nuova certificazione IGP, che riguarda le varietà tradizionali Golden Delicious, Red Delicious, Renetta (per le coltivazioni della Val di Non tutte e tre già DOP), Gala, Fuji, Morgenduft, Granny Smith e Pinova, rappresenterà a livello mondiale la qualità del sistema frutticolo trentino. Dall’IGP sono escluse tutte le nuove varietà di recente introduzione. Per le mele destinate esclusivamente alla trasformazione sono previsti tutti i requisiti richiesti dal Disciplinare di Produzione, con l’eccezione di categoria, calibro, durezza. Questi frutti possono fregiarsi della IGP Mele del Trentino ma non possono essere destinati tali e quali al consumatore finale. Questa nuova registrazione rappresenta un successo ottenuto attraverso la sinergia con tutte le altre iniziative di sviluppo, dall’economico al turistico, portate avanti in questi anni da Trentino Marketing. “Questa certificazione è il riconoscimento del lavoro di tutti i soci produttori e dei sistemi cooperativi organizzati del nostro territorio – ha commentato Michele Odorizzi, presidente di Melinda e della neonata Ats –. Le mele rappresenteranno l’offerta di tutta la regione, al pari di quella turistica, o quella culturale”. La coltivazione delle mele rappresenta una delle attività agricole più importanti del territorio trentino. La produzione annua è superiore alle 500.000 tonnellate (circa 25% della produzione italiana e 4% di quella europea). Il fatturato annuo supera i 300 milioni di euro. Oltre il 90% delle mele viene conferito da più di 5.000 soci produttori a 32 cooperative ortofrutticole che si sono associate nelle Organizzazioni di Produttori (OP) per ottenere la massima efficienza nella conservazione, confezionamento e commercializzazione del prodotto. Le cooperative ortofrutticole garantiscono lavoro a oltre 1.400 dipendenti, e per la produzione 2018 hanno remunerato i soci con quasi 200 milioni di euro.</p>
<p><strong>Pecorino del Monte Poro DOP &#8211; GUUE L 215 del 07.07.2020. La DOP è uno strumento potente per valorizzare il prodotto sui mercati</strong></p>
<p>Conosciuto già dal 1500 il Pecorino del Monte Poro è un antico formaggio calabrese molto aromatico e piccante. Il latte ovino crudo e intero è ottenuto da due mungiture, quella della mattina e quella della sera precedente, e proviene da capi allevati con sistema semi-brado, che solo nel corso della notte vengono fatti stabulare negli ovili. La zona di produzione e di pascolo del Pecorino del Monte Poro DOP è circoscritta ai comuni adiacenti al Monte Poro, ovvero Joppolo e Spilinga. Il Monte Poro è una montagna calabrese nella provincia di Vibo Valentia che si eleva sul versante tirrenico. Lo differenziano dagli altri massicci regionali il clima mite e la variegata vegetazione. La sua modesta altitudine di soli 710 metri s.l.m. ne ha permesso l’antropizzazione. Il sapore del Pecorino del Monte Poro DOP è fragrante, con aromi di fiori selvatici, di macchia mediterranea e di fieno, pastoso e piacevolmente nocciolato, caratteristiche che diventano sempre più intense con l’aumentare della stagionatura, come anche l’acuirsi della nota piccante. La denominazione riguarda tre tipologie, Fresco, Semistagionato e Stagionato. La DOP al Pecorino del Monte Poro è un riconoscimento importante per la Provincia di Vibo Valentia, la valorizzazione del suo territorio e del settore ovino, un prodotto di eccellenza che potrà apportare maggior reddito agli allevatori. “<em>Il riconoscimento di questa DOP</em> – afferma <strong>Antonello Monteleone</strong>, presidente del Consorzio – <em>restituisce agli attuali 18 operatori che aderiscono al Consorzio, suddivisi tra allevatori e trasformatori, uno strumento potente che deve essere utilizzato al meglio per valorizzare il prodotto e per promuoverlo sui mercati nazionali e internazionali con maggiore forza e incisività. Un marchio che dovrà adesso conquistare le tavole internazionali con il supporto della Camera di Commercio e delle Associazioni di Categoria, ritagliandosi una nuova nicchia di mercato in cui allocarsi per qualità, tracciabilità, sostenibilità e per il rispetto del rigido disciplinare di produzione</em>”.</p>
<p><strong>Schüttelbrot Alto Adige IGP- GUUE L 215 del 07.07.2020. Un pane secco con grandi possibilità di esportazione</strong></p>
<p>Lo Schüttelbrot Alto Adige IGP è un pane secco alla segale, sottile e croccante, con alveolatura irregolare. La segale viene utilizzata oltre che come farina per l’impasto, anche per preparare il lievito madre. Il lievito naturale apporta al pane un buon grado di acidità che ne caratterizza il gusto, legandosi in modo eccellente agli aromi delle spezie. La sua forza lievitante contribuisce alla caratteristica struttura irregolare della focaccia, mentre le proprietà microbiotiche del lievito naturale favoriscono la lunga conservazione. Oltre che per il gusto speziato e aromatico lo Schüttelbrot Alto Adige IGP si contraddistingue per la marcata nota di finocchio. Composto dagli ingredienti di base farina di segale, acqua, lievito, sale e spezie, lo Schüttelbrot Alto Adige IGP, le cui origini risalgono al Medioevo, è particolarmente adatto all’export sia per le qualità del prodotto che per la sua riconosciuta origine storica e culturale. Il motivo della sua produzione risiede nelle caratteristiche geografiche e orografiche dell’Alto Adige e nella conseguente necessità di produrre alimenti facili da conservare. “La concessione dell’IGP allo Alto Adige e l’approvazione del piano dei controlli affidato a CSQA – ha dichiarato Johann Trenker, presidente dell’Associazione Südtiroler Schüttelbrot IGP – rappresentano un ulteriore traguardo importante nella crescita di tutto il settore della panificazione altoatesina di qualità”. L’Associazione si è costituita nel 2015 e attualmente riunisce 17 soci. La produzione stimata è di circa 850 tonnellate per un valore stimato in circa 10 milioni di euro. Questo pane, contrariamente a molti altri per i quali si privilegia pressoché esclusivamente il consumo fresco, potendosi conservare a lungo (fino a 18 mesi) ha un suo mercato di esportazione che vede tra i Paesi di maggior consumo Australia, Austria, Canada, Germania, Svizzera e UK.</p>
<p><strong>Provola dei Nebrodi DOP- GUUE L 309 del 23.09.2020. Una denominazione nuova ma di tradizione antica</strong></p>
<p>La Provola dei Nebrodi DOP, con la sua forma a pera, è un’eccezione in Sicilia, dove il caciocavallo assume quasi sempre forme squadrate. È anche l’unica provola siciliana che viene stagionata. Il prodotto invecchiato è utilizzato soprattutto come formaggio da grattugia e si presta ad abbinamenti raffinati, con confetture di agrumi o di pomodori, mentre quello fresco viene usato come formaggio da tavola o in preparazioni culinarie tradizionali, ad esempio cotto alla piastra e cosparso di sesamo tostato. Prodotta esclusivamente con latte di vacca intero e crudo, la Provola dei Nebrodi DOP si presenta nei tipi: Fresca, Semistagionata, Stagionata, Sfoglia e al Limone Verde, perché il gusto di questa provola si sposa bene con quello degli agrumi e da sempre, nella tradizione locale, si usa insaporirne alcune forme inserendo all’interno della pasta, durante la lavorazione, un piccolo limone acerbo. La Provola dei Nebrodi DOP si produce una volta al giorno seguendo un procedimento molto elaborato e faticoso che permette a questo tipico prodotto siciliano di ottenere la sua forma caratteristica, oltre all’inimitabile gusto. È un formaggio caratterizzato da un flavour particolare e marcato, fortemente correlato all’alimentazione degli animali prevalentemente allevati al pascolo con essenze foraggere spontanee e coltivate, tipiche delle aree montane del Massiccio Nebroideo. La Provola dei Nebrodi DOP è uno dei formaggi più antichi della Sicilia e l’esperienza e il know-how del casaro sono fattori determinanti per la qualità e l’unicità del prodotto. Grazie alla tenacia dei piccoli produttori, i paesi della Sicilia orientale hanno conservato fino a oggi la memoria di questo sapere antico.</p>
<p><strong>Olio Lucano IGP &#8211; GUUE L 321 del 05.10.2020. Cufino: “Non un’ inutile bandierina, ma uno strumento per risollevare l’olivicoltura lucana”</strong></p>
<p>L’area di produzione della nuova denominazione Olio Lucano IGP ricade sull’intero territorio della Basilicata, regione che produce l’1,4% dell’olio di oliva italiano, che comprende 27 varietà olivicole autoctone distribuite su 28mila ettari di territorio e nella quale è presente dal 2012 la DOP del Vulture. Questa nuova IGP riconosce il lavoro e i sacrifici dei tanti olivicoltori e frantoiani che per anni hanno investito risorse e fatica per portare a termine un percorso di qualità, un passo importante per rafforzare e valorizzare il comparto olivicolo-oleario lucano e l’identità complessiva dell’agricoltura della Basilicata. “Il conseguimento dell’IGP è solo un primo obiettivo – commenta Claudio Cufino, presidente del Comitato promotore dell’IGP –. Diciassette aziende si sono iscritte all’ente certificatore Agroqualità subito dopo aver ottenuto la registrazione, e va considerato che l’IGP è arrivata quasi in concomitanza con la campagna olearia 2020, così hanno potuto subito avviare la commercializzazione dell’Olio Lucano IGP. Ma sia chiaro, per noi l’IGP non vuole essere un’inutile bandierina – aggiunge Cufino – ma uno strumento per cercare di risollevare l’olivicoltura lucana che, al pari di gran parte di quella italiana, sta vivendo un periodo estremamente difficile. Da noi l’olivicoltura è abbandonata, non si investe più. In Basilicata, la nostra realtà olivicola è costituita soprattutto da piccole aziende che adesso, private di ogni forma di aiuto comunitario a vantaggio delle grosse aziende, stanno scomparendo: ora molti oliveti sono incolti e i territori abbandonati, con grave danno economico e ambientale. Ci auguriamo che l’IGP rappresenti uno stimolo per riprendere a investire e risistemare, in ogni sua parte, un comparto davvero importante per l’agricoltura della Basilicata e per la salvaguardia del suo territorio”.</p>
<p><strong>Colatura di Alici di Cetara DOP- GUUE L 349 del 21.10.2020. Il primo prodotto di mare trasformato DOP</strong></p>
<p>La Colatura di Alici di Cetara DOP è un liquido ambrato ottenuto dal processo di maturazione delle alici (Engraulis encrasicolus L.) sotto sale. È un prodotto di origini antichissime ed ha un preciso riferimento geografico a Cetara, piccolo comune della Costiera Amalfitana, una comunità indissolubilmente legata all’attività della pesca. La Colatura di Alici di Cetara è il primo prodotto DOP trasformato di mare. Appena pescate, le alici vengono eviscerate a mano e sistemate in un apposito contenitore in legno. Completati gli strati, il contenitore viene coperto con un disco in legno sul quale si collocano dei pesi. Al termine della maturazione delle alici, che dura minimo 9 mesi, tutto è pronto per la “spillatura”. Un apposito foro praticato sul fondo del contenitore, con un attrezzo detto “vriale”, permette al liquido di “colare” goccia a goccia. Alla maturazione in alcuni casi segue la fase di affinamento, che può durare anni. Il risultato finale della maturazione/affinamento è un liquido limpido di colore ambrato carico, dal sapore deciso e corposo, una eccezionale riserva di sapidità, pronto per condire primi piatti, pesce e verdure. Lo spaghetto con la Colatura è una delle ricette più buone e semplici che si possano immaginare. Il disciplinare di produzione prevede l’utilizzo esclusivo di alici pescate nel mare antistante la provincia di Salerno. “Se si ipotizza l’utilizzo di circa il 50% delle quantità di alici pescate in questa zona e in base ai possibili rapporti di produzione – racconta Lucia di Mauro, presidente dell’Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara DOP – si possono stimare livelli di produzione di colatura di alici oscillanti tra 80.000 e 100.000 litri. Il volume di affari, considerando il prezzo minimo di 10 euro per una bottiglia di 100 ml, è stimato tra 8 e 10 milioni di euro. Fatturato che può arrivare a superare i 15 milioni di euro annui, nel caso in cui una parte del prodotto venga venduta con un periodo di affinamento superiore ai 9 mesi.</p>
<p><strong>Limone dell’Etna IGP- GUUE L 351 del 22.10.2020. Un prodotto di grande qualità. La limonicoltura tutela da frane e instabilità geologica</strong></p>
<p>Il Limone dell’Etna IGP, coltivato in alcuni comuni che dal vulcano scendono fino al mare, ha ottenuto l’IGP grazie alle sue caratteristiche uniche – dovute allo sviluppo e alla maturazione in un ambiente climatico molto specifico, costituito da suoli di origine vulcanica, associati al clima temperato dal mare – e per la particolare tecnica di coltivazione, che consente la produzione estiva che ancora oggi caratterizza la zona costiera di Acireale. Verso la fine del Settecento la coltivazione del limone dell’Etna si diffuse in quest’area più per motivi sanitari che alimentari, perché si riteneva che questo frutto fosse molto utile per contrastare lo scorbuto che colpiva i marinai che gravitavano sul porto di Catania; la malattia era causata dai lunghi periodi trascorsi in mare senza potersi cibare di frutta e verdura fresca. Le modalità di coltivazione dei limoni dell’Etna sono molto particolari e seguono una tradizione iniziata centinaia di anni fa. Per questa coltivazione la natura viene “forzata”, inducendo le piante a germogliare durante il periodo estivo, utilizzando la tecnica della “secca”, che consiste nel sottoporre gli alberi a uno stress da mancata irrigazione durante i mesi caldi di giugno e luglio, per poi iniziare a somministrare ai terreni una quantità d’acqua sempre maggiore al fine di riattivare il metabolismo delle piante fino a innescare la seconda fioritura, con una massiccia produzione di limoni da maggio a settembre dell’anno successivo. Monachello e Femminello sono le due cultivar di limoni che crescono sulle basse pendici dell’Etna; i limoni invernali presentano una buccia tendente al verde mentre i limoni primaverili si riconoscono per la superficie interamente gialla. La limonicoltura in questa area geografica rappresenta inoltre un valido antidoto contro le frane e le calamità geologiche. La registrazione IGP del Limone dell’Etna, se ben utilizzata, sarà un valido volano di sviluppo per i coltivatori locali e per tutto l’indotto legato alla trasformazione del prodotto, ma anche per le esportazioni spesso limitate dalla falsificazione.</p>
<p><strong>Pampepato/Panpepato di Terni IGP &#8211; GUUE L 353 del 23.10.2020. Dalla tradizione storica una fonte di energia ideale per chi fa sport</strong></p>
<p>Protagonista delle tavole natalizie umbre, il Pampepato di Terni IGP è simbolo del ricchissimo patrimonio storico e culturale del territorio. È un prodotto da forno ottenuto dalla lavorazione di frutta secca, cioccolato, uva passa, canditi, cacao amaro, miele, caffè, spezie, farina. Conosciuto fin dal 1500, ha una storia semplice; inizialmente veniva preparato con quello che l’economia rurale permetteva di mettere da parte durante l’anno, ma nel corso del tempo la preparazione del Pampepato di Terni si è arricchita fino alla ricetta attuale. Consapevoli dell’importanza del legame di questo prodotto con il territorio, un gruppo di aziende operanti in vari settori della produzione gastronomica e della filiera delle sue materie prime ha intrapreso con successo la strada della registrazione IGP per il Pampepato di Terni. Dopo poco più di un mese dalla registrazione europea, la pasticceria Evy di Borgo Rivo è riuscita a sfornare la prima produzione di Pampepato di Terni, certificata IGP dall’Ente Regionale Parco tecnologico 3A. Il logo europeo offre ai consumatori la garanzia di ingredienti di eccellenza, di una filiera controllata e di una ricetta eseguita secondo disciplinare. Ivana Fernetti, presidente del comitato di produttori che ha richiesto l’IGP, soddisfatta del risultato visto come “una grande vittoria del territorio e del fare impresa” ha voluto tuttavia ricordare che solo chi otterrà la certificazione IGP potrà utilizzare il nome registrato Pampepato di Terni IGP altrimenti fioccheranno denunce per frode in commercio. Prossimo passo del Comitato di produttori, far iscrivere alla certificazione il maggior numero possibile di aziende e cercare di destagionalizzare questa produzione, da sempre legata alle festività natalizie. Essendo un dolce molto energetico, è un prodotto ideale da proporre agli sportivi come alternativa alle barrette, per questo nel disciplinare è stata inserita anche la pezzatura di 25 gr.</p>
<p><strong>Rucola della Piana del Sele IGP- GUUE L 398 del 27.11.2020. Un prodotto di punta nelle linee di IVgamma</strong></p>
<p>Dalla Piana del Sele, in Campania, viene il 75% della produzione nazionale di rucola, che qui si caratterizza per un intenso, specifico aroma speziato e piccante, per la tipica consistenza croccante delle foglie e per la loro percettibile sapidità, che potrebbe far eliminare, nel condimento, l’uso del sale, ma si basa anche sull’acquisita e diffusa reputazione del prodotto sui mercati. Queste caratteristiche sono la conseguenza diretta di un ambiente di coltivazione assolutamente unico, sia sotto il profilo pedologico, sia sotto quello climatico. La produzione di questo prodotto di punta nelle linee di IV gamma interessa attualmente una superficie di oltre 3 mila ettari, distribuiti sugli otto comuni che compongono l’area geografica IGP, tutti in provincia di Salerno. Vito Busillo, presidente di Coldiretti Salerno e dell’associazione per la valorizzazione dei prodotti di quarta gamma della Piana del Sele, ha sottolineato come sia stato importante conseguire la registrazione, soprattutto in un momento difficile per la quarta gamma. “L’Indicazione Geografica Protetta porterà a un’ulteriore crescita del mercato – dichiara Busillo – subordinata ovviamente alla ripresa dell’economia legata al comparto della ristorazione, delle cerimonie e dell’export, fermi a causa dell’emergenza Covid-19”. Numeri decisamente importanti, quelli della Rucola della Piana del Sele: secondo i dati della Regione Campania la produzione media degli ultimi anni è stata pari a circa 400 mila tonnellate di prodotto, con un fatturato medio annuo di oltre 600 milioni di euro; 400 le aziende agricole interessate alla sua coltivazione a cui vanno aggiunte 35 imprese che curano le successive fasi di lavorazione, confezionamento e commercializzazione. Sempre secondo Regione Campania, la Rucola della Piana del Sele mostra un trend di crescita del 3%, in virtù della stessa percentuale di aumento annuo della richiesta a livello nazionale e internazionale. Le previsioni stimano una crescita intorno al 20%, come si evince dagli studi di Ismea sulle performance dei prodotti a marchio, e si ritiene che l’IGP spingerà il fatturato della rucola della Piana del Sele a 850 milioni di euro.</p>
<p><strong>Mozzarella di Gioia del Colle DOP &#8211; GUUE L 415 del 10.12.2020. Un formaggio vaccino a pasta fresca filata, che si aggiunge al patrimonio pugliese</strong></p>
<p>Ultima registrazione italiana del 2020 è la Mozzarella di Gioia del Colle DOP, prodotta in 22 comuni della Murgia barese e tarantina, utilizzando solo latte intero di vacca, addizionato di siero-innesto, uno starter naturale per il processo di acidificazione della cagliata. Il siero-innesto è costituito da una flora lattica derivante dalla lavorazione del giorno prima e per questo ha un ecosistema microbico unico, peculiare dell’azienda che lo produce. Questo elimina la standardizzazione del gusto del prodotto e permette che ogni caseificio produca una mozzarella con peculiarità proprie. La DOP, richiesta inizialmente dall’associazione chiamata “Treccia della Murgia e dei Trulli” modificata in “Mozzarella di Gioia del Colle” su proposta ministeriale, è stata ottenuta dopo un iter estremamente complesso a causa delle numerose obiezioni, fra cui quelle della Germania e dell’Organizzazione degli esportatori americani di formaggio (Usdec), che ritenevano il termine “Mozzarella” troppo generico, quindi non soggetto a protezione. Il regolamento prevede comunque che la DOP sia sul nome Mozzarella di Gioia del Colle, nella sua interezza, non sul solo termine mozzarella. L’iscrizione della Mozzarella di Gioia del Colle nel registro delle DOP e IGP va ad arricchire il patrimonio, con un marchio che può rafforzare e sostenere l’intera filiera lattiero-casearia. In base alle stime della Coldiretti Puglia, la mozzarella pugliese, che attualmente registra un valore della produzione di quasi 100 milioni di euro, iniziando la produzione certificata, potrà ottenere un aumento del valore del 25%.</p>
<p><strong>delle Venezie DOP- GUUE L 232 del 20.07.2020.Una filiera interregionale che ha creduto nella valorizzazione di un prodotto-territorio</strong></p>
<p>Anche se in Italia era già riconosciuta, la DOC delle Venezie (o “Beneških okolišev”) ottiene la protezione ufficiale del nome e la conseguente iscrizione nel registro da parte della Commissione Europea. Si chiude così un percorso che ha visto l’impegno e la collaborazione di tre diverse regioni. Per arrivare a questo risultato sono stati messi da parte gli interessi dei singoli e i particolarismi, per trovare un denominatore comune che portasse alla valorizzazione del Pinot grigio e alla sua tutela in tutta Europa. Il riconoscimento europeo legittima il lavoro e il percorso di crescita promosso da un team di filiera interregionale che ha creduto e crede nella valorizzazione di un prodotto-territorio. Un progetto inedito e ambizioso che è stato capace di costruire un concetto allargato di identità territoriale e di porsi come punto di riferimento della produzione nazionale e globale di Pinot grigio. Il riconoscimento comunitario rappresenta la meta di un percorso intrapreso con coscienza da tutti i protagonisti della scena vinicola di Friuli, Trentino e Veneto, insieme a beneficio di un patrimonio comune, il Pinot grigio del Nordest. Un’aggregazione ampia – che fa riferimento a un unico Consorzio, delle Venezie DOP – che porterà a ulteriori miglioramenti l’intero sistema Pinot grigio del territorio, per poter arrivare in maniera decisa sui mercati internazionali.</p>
<p><strong>Friuli DOP- GUUE L 379 del 13.11.2020. Una coltivazione regionale dall&#8217;antica tradizione e con forti caratteristiche distintive</strong></p>
<p>Già riconosciuta DOC in Italia, anche la denominazione vitivinicola Friuli o Friuli Venezia Giulia ha ottenuto nel 2020 la protezione ufficiale del nome e la conseguente iscrizione nel registro della Commissione Europea. La denominazione è riconosciuta anche con le traduzioni in sloveno, Furlanija o Furlanija Julijska krajina. La tutela del nome potrà essere riservata a un gruppo di vini fermi e frizzanti originari delle provincie di Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine nel Friuli-Venezia Giulia, dove la coltivazione è cominciata nell’VIII secolo a.C, che presentano delle caratteristiche peculiari attribuibili ai microelementi presenti nei terreni che ne definiscono gli aromi. La denominazione Friuli o Friuli Venezia Giulia DOP e Furlanija o Furlanija Julijska krajina DOP comprende le tipologie di vino Bianco, Rosso, Spumante, Spumante Metodo Classico; “Ribolla gialla Spumante” e “Ribolla gialla Spumante Metodo Classico” (specificazione da vitigno). La Denominazione include altre numerose specificazioni da vitigno.</p>
<p><em>A cura della Redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2021_01</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/03/Rivista-Consortium-10-Nuove-IG-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Qualivita interviene a &#8220;MIA &#8211; Made in Italy Agroalimentare 2020&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/qualivita-interviene-a-mia-made-in-italy-agroalimentare-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Conti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 10:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore generale della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati,  interverrà venerdì 25 settembre all’appuntamento streaming “L’economia del gusto nel Triveneto, tra Food Index e cultura del territorio” organizzato da Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il direttore generale della Fondazione Qualivita, <strong>Mauro Rosati,</strong>  interverrà venerdì 25 settembre all’appuntamento streaming “<em>L’economia del gusto nel Triveneto, tra Food Index e cultura del territorio</em>” organizzato da <strong>Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle Tre Venezie</strong>, in collaborazione con <strong>ODCEC TREVISO</strong>.</p>
<p>Il contributo della <strong>Fondazione Qualivita</strong> al dibattito <strong><a href="https://mia2020.sharevent.it/it-IT">MIA</a> </strong>sarà incentrato sui risultati dell’azione di monitoraggio svolta nel settore delle produzioni agroalimentari italiane  a indicazione geografica, sugli  effetti dell&#8217;emergenza e il post-Covid-19 per imprese e cittadini.</p>
<p>Rosati interverrà in diretta stereaming delineando nuove esigenze, nuovi consumi e priorità delle imprese agroalimentari, evidenziando gli obiettivi urgenti del settore, attraverso dati delle produzioni italiane e un focus sull’importanza dell&#8217;agroalimentare di qualità e delle produzioni di origine.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><span class="d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql rrkovp55 a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m" dir="auto">Partecipa alla diretta streaming: <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl py34i1dx gpro0wi8" tabindex="0" role="link" href="https://mia2020.sharevent.it/it-IT?fbclid=IwAR2rde3AYSj1RbjlfqpWpiHBVXOCJHkF30rnzHs4IZ-pu0Zc51kxSEuHNmI" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">https://mia2020.sharevent.it/it-IT</a></span></p>
<p>Dopo l’analisi dei fatti, Rosati individuerà delle <strong>proposte per il rilancio, con le linee guida per il futuro del settore</strong> e un approfondimento incentrato sull’agroalimentare di qualità del Triveneto, attraverso dati sulle produzioni del territorio e <strong>case histories</strong> riferite al  <strong>Sistema Prosecco (Prosecco DOP), alla DOP delle Venezie,</strong>  al  Comparto Radicchio IGP <strong>(<a href="https://www.radicchioditreviso.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Radicc</a>hio Radicchio Rosso di Treviso IGP, Radicchio Variegato di Castelfranco IGP)</strong>, al Comparto Formaggi<strong> (Grana Padano DOP, Asiago DOP, Montasio DOP),</strong> al<strong> Prosciutto San Daniele DOP </strong>e allo  <strong>Spek AltoAdige IGP.</strong></p>
<p>L’evento si terrà in diretta streaming dalle vigne Jermann e vedrà come relatori:</p>
<p>– <strong>Giacomo Bedetti</strong>, Orapesce<br />
– <strong>Andrea Carturan</strong>, foodracers.com<br />
– <strong>Elda Felluga</strong>, Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia<br />
– <strong>Walter Filiputti</strong>, Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori<br />
– <strong>Vladi Finotto</strong>, Direttore del Master in Cultura del cibo e del vino – Università Ca’ Foscari Venezia<br />
– <strong>Silvio Jermann</strong>, Società Agricola Jermann<br />
– <strong>Moreno Mancin</strong>, Professore di Economia aziendale presso l’Università Ca’Foscari Venezia e  Direttore scientifico del Master in Strategie per il business dello sport (SBS)<br />
– <strong>Christine Mauracher</strong>, socia di SIDEA , della S.I.E.A., dell’E.A.A.E. e dell’AAWE.<br />
– <strong>Massimo Montanari</strong>, Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna<br />
– <strong>Fernanda Roggero</strong>, giornalista Il Sole 24 Ore<br />
– <strong>Mauro Rosati</strong>, Fondazione Qualivita<br />
– <strong>Sara Roversi</strong>, Future Food Network<br />
– <strong>Mario Volpe</strong>, Professore associato di Economia e Politica Economica Internazionale Università Ca’ Foscari di Venezia</p>
<p>Il programma è scaricabile dal sito <strong><a href="https://mia2020.sharevent.it/it-IT">MIA</a> </strong></p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita </strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/09/20200923CS-_QUALIVITA-MIA-1-1.pdf">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO </a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/qualivita-interviene-a-mia-made-in-italy-agroalimentare-2020/">Qualivita interviene a &#8220;MIA &#8211; Made in Italy Agroalimentare 2020&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Mele del Trentino IGP, iscrizione denominazione &#8211; GURI n. 170</title>
		<link>https://www.qualivita.it/normativa/mele-del-trentino-igp-iscrizione-denominazione-guri-n-170/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2020 06:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?post_type=normativa&#038;p=321088</guid>

					<description><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Iscrizione della denominazione Mele del Trentino IGP nel registro europeo delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette. Fonte: GURI n. 170 del 08/07/2020</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/mele-del-trentino-igp-iscrizione-denominazione-guri-n-170/">Mele del Trentino IGP, iscrizione denominazione &#8211; GURI n. 170</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>ITALIA &#8211; Iscrizione della denominazione <strong>Mele del Trentino IGP</strong> nel registro europeo delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2020-07-08&amp;atto.codiceRedazionale=20A03508&amp;elenco30giorni=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GURI n. 170 del 08/07/2020</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/normativa/mele-del-trentino-igp-iscrizione-denominazione-guri-n-170/">Mele del Trentino IGP, iscrizione denominazione &#8211; GURI n. 170</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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