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	<title>Consortium 2026/02 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Jul 2026 15:13:36 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Consortium 2026/02 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Coagulazione del latte e resa casearia nel Parmigiano Reggiano DOP: il ruolo di pH, minerali e struttura della cagliata</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/coagulazione-del-latte-e-resa-casearia-nel-parmigiano-reggiano-dop-il-ruolo-di-ph-minerali-e-struttura-della-cagliata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 15:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell&#8217;Università di Parma in collaborazione con il Centro Lattiero Caseario e Agroalimentare di Parma evidenzia come il latte con migliori proprietà di coagulazione presamica formi una cagliata più resistente ai passaggi tecnologici, minori [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio dell&#8217;Università di Parma in collaborazione con il Centro Lattiero Caseario e Agroalimentare di Parma evidenzia come il latte con migliori proprietà di coagulazione presamica formi una cagliata più resistente ai passaggi tecnologici, minori perdite di grasso nel siero e una maggiore resa</em></p>
<p>Nel comparto lattiero-caseario, la qualità tecnologica del latte è una varia bile decisiva almeno quanto la sua composizione chimica. Per produzioni a lunga maturazione e a elevato valore identitario, come il Parmigiano Reggiano DOP, il comportamento del latte durante la coagulazione presamica non rappresenta soltanto un parametro di laboratorio, ma un indicatore concreto di efficienza industriale, recupero della frazione caseinica e contenimento delle perdite di costituenti nobili nella fase di caseificazione. In altre parole, la capacità del latte di formare una cagliata solida, elastica e omogenea si traduce direttamente in resa, qualità della struttura e stabilità del processo. La coagulazione presamica è la fase in cui la chimosina del caglio idrolizza la κ-caseina e avvia la formazione della rete di paracaseina che intrappola grasso e parte della fase acquosa. Questa rete, quando è ben strutturata, resiste meglio alle sollecitazioni meccaniche della rottura e della cottura della cagliata; quando invece è fragile, tende a disperdere più lipidi e solidi del siero, con conseguente calo di rendimento. Proprio per questo, le proprietà di coagulazione presamica del latte sono considerate uno dei principali indicatori della sua attitudine casearia.</p>
<blockquote><p><strong>Piero Franceschi</strong><br />
Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco – Università di Parma</p>
<p><strong>Davide Barbanti</strong><br />
Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco – Università di Parma</p>
<p><strong>Paolo Formaggioni</strong><br />
Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco – Università di Parma</p>
<p><strong>Cristina Scotti</strong><br />
Centro Lattiero Caseario e Agroalimentare – Parma</p>
<p><strong>Paola Giambiasi</strong><br />
Centro Lattiero Caseario e Agroalimentare – Parma</p>
<p><strong>Francesca Martuzzi</strong><br />
Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco – Università di Parma</p></blockquote>
<p>Lo studio qui ripreso si colloca in questo punto di incontro fra chimica del latte, tecnologia di trasformazione e valore economico della materia prima. Gli autori hanno verificato, in condizioni reali di caseificio, se le differenze nelle proprietà di coagulazione presamica del latte fossero associate non solo a parametri reo logici della cagliata, ma anche alla resa effettiva e alle perdite di grasso durante la produzione di Parmigiano Reggiano DOP. L’obiettivo è rilevante sia per la ricerca sia per gli operatori di filiera, per ché permette di capire se un parametro già usato nella classificazione del latte possa avere un significato predittivo più ampio, utile anche per la gestione economica e tecnologica della trasformazione.<br />
Per orientare correttamente la lettura dei risultati, conviene chiarire due concetti. Il primo è quello di proprietà di coagulazione presamica: nello studio vengono descritte attraverso il test lattodinamografico  e i suoi tre parametri principali, cioè il tempo di coagulazione, il tempo di rassodamento del coagulo e la consistenza del coagulo. Il secondo è quello di resa casearia, che esprime quanti chilogrammi di formaggio si ottengono da 100 chilogrammi di latte lavorato. A questi si affiancano le perdite di caseificazione, cioè la quota di grasso, proteine e minerali che non viene trattenuta nella cagliata e rimane nel siero o nel siero cotto. La ragione scientifica dell’indagine è chiara: nel latte le proprietà di coagulazione non dipendono da un solo fattore, ma da un equilibrio tra pH, calcio, fosforo, citrato, stato della micella caseinica e, in misura più indiretta, qualità igienico-sanitaria del latte. L’ipotesi dello studio è che un latte con migliore assetto minerale e acido-base renda più rapida ed efficace sia la fase enzimatica sia quella aggregativa della coagulazione, producendo una cagliata più compatta e più capace di trattenere grasso durante la caseificazione. Questa chiave di lettura è particolarmente importante per il Parmigiano Reggiano DOP, una filiera in cui l’efficienza non è una nozione astratta ma un fattore che incide sul bilancio aziendale e sulla sostenibilità dell’intero sistema. In un prodotto a Denominazione d’Origine, infatti, la qualità non riguarda soltanto il profilo sensoriale del prodotto finale ma anche l’ottimizzazione del recupero di materia prima e la capacità di valorizzare il latte in funzione delle sue caratteristiche intrinseche. Lo studio mostra quindi come un indicatore tradizionalmente usato nella classificazione del latte possa diventare una leva di conoscenza utile anche per la gestione di filiera.</p>
<p><strong>Metodologia</strong><br />
La ricerca è stata condotta in condizioni di campo, su 10 caseifici ubicati nelle province di Parma e Reggio Emilia, nell’arco di due anni consecutivi. In totale sono stati realizzati 60 processi di caseificazione, con 20 prove sperimentali e tre lavorazioni parallele per ogni prova: latte con proprietà di coagulazione ottimali, discrete e mediocri. La classifica zione è stata definita a partire dai risultati del test lattodinamografico, raggruppando i profili in tre classi operative.<br />
Per ogni lavorazione sono stati prelevati tre tipi di campione: latte intero della mungitura serale, latte in caldaia (ottenuto da latte parzialmente scremato della sera e latte intero del mattino) e siero cotto residuo dopo l’estrazione del formaggio. I campioni sono stati raffreddati, trasporta ti in laboratorio e sottoposti ad analisi chimiche, minerali, igieniche e tecnologiche. In particolare sono stati misurati composizione, conta cellulare, carica batterica, pH, acidità titolabile, calcio, fosforo, magnesio, citrato, cloruri, para metri di coagulazione e proprietà reologiche della cagliata; sono state inoltre calcolate resa casearia e perdite stimate di proteine, grasso e minerali.<br />
Dal punto di vista statistico, i dati sono stati elaborati mediante analisi della varianza utilizzando un modello lineare generalizzato per il calcolo dei valori delle medie stimate e il confronto post hoc di Bonferroni. Sono state inoltre calco late le correlazioni di Pearson tra proprietà di coagulazione, caratteristiche minerali, parametri reologici, resa e perdite di caseificazione. L’impostazione sperimentale è importante perché riduce il rischio che le differenze osservate siano dovute a fattori casuali: il contenuto di proteine e caseina è stato reso il più possibile omogeneo tra i gruppi, così come il rapporto grasso/caseina in caldaia, consentendo di attribuire con maggiore affidabilità gli effetti osservati alle proprietà di coagulazione del latte.</p>
<p><strong>Risultati </strong><br />
I risultati mostrano innanzitutto che le tre classi di latte ave vano composizioni molto simili sul piano proteico, ma differivano per alcuni indicatori chiave della frazione minerale e dell’equilibrio chimico. Nel latte in caldaia con proprietà di coagulazione ottimali si osservano valori più elevati di calcio, fosforo e acido citrico, insieme a pH più basso e acidità titolabile più alta rispetto al latte con proprietà di coagula zione mediocri. Al contrario, i cloruri sono più alti nel latte con coagulazione peggiore. Queste differenze suggeriscono che il discrimine tecnologico non risiede tanto nella quantità di caseina, quanto nel modo in cui il sistema minerale e il bilancio acido-base rendono la micella caseinica più o meno predisposta alla coagulazione.<br />
Sul piano tecnologico, il latte con proprietà ottimali mostra un tempo di coagulazione più breve, un tempo di rassodamento del coagulo inferiore e una consistenza del coagulo significativamente maggiore. Anche le misure meccaniche del coagulo confermano il quadro: la resistenza al taglio e la resistenza alla compressione risultano più elevate nei campioni con coagulazione ottimale o discreta rispetto a quelli con coagulazione mediocre. In termini pratici, questo significa che la cagliata ottenuta da latte migliore sopporta con più efficacia le fasi di rottura e cottura, riducendo la dispersione di grasso e migliorando la tenuta strutturale durante il processo.<br />
Il legame tra composizione del latte e proprietà di coagula zione emerge in modo molto netto dalle correlazioni. Calcio, fosforo e acido citrico risultano negativamente correlati con il tempo di coagulazione e positivamente correlati con la consistenza del coagulo; il calcio e il fosforo mostrano anche una correlazione negativa con il tempo di rassodamento. In parallelo, la consistenza del coagulo si associa positivamente alla resistenza al taglio e alla compressione. Questo insieme di relazioni rafforza l’interpretazione fisiologico-tecnologica proposta dagli autori: un sistema più ricco di calcio e fosforo disponibili e con migliore equilibrio acido-base accelera la fase enzimatica e favorisce l’aggregazione delle micelle, producendo una cagliata più consistente.<br />
Sul piano della resa, il latte con coagulazione ottimale raggiunge 8,79 kg di formaggio per 100 kg di latte, contro 8,08 kg/100 kg del latte con coagulazione mediocre. La differenza è rilevante perché, su grandi volumi di lavora zione, pochi decimi di punto percentuale si traducono in quantità economiche molto significative. Il dato più interessante è che la variazione di resa è accompagnata soprattutto da una riduzione delle perdite di grasso, che passano dal 16,72% nei lotti peggiori al 14,23% in quelli migliori. Al contrario, le perdite di proteine e dei minerali non mostrano variazioni significative fra i gruppi, segnalando che il principale vantaggio tecnologico del latte con migliori proprietà di coagulazione riguarda soprattutto il trattenimento della frazione lipidica.<br />
Questi risultati possono essere interpretati alla luce dei due momenti fondamentali della coagulazione. Nella fase primaria, un pH più acido accelera l’azione della chimosina e quindi la rottura della κ-caseina; nella fase secondaria, una maggiore disponibilità di calcio favorisce l’aggrega zione delle micelle di paracaseina. Il risultato combinato è una cagliata più rapida a formarsi e più robusta da lavo rare. Nel caso specifico, il contenuto superiore di citrato, fosforo e calcio nel latte con coagulazione ottimale sembra orientare il sistema verso una migliore efficienza di trasformazione, mentre i cloruri più elevati e il profilo minerale meno favorevole del latte con coagulazione mediocre si associano a un comportamento meno performante. Un ulteriore elemento interpretativo riguarda la qualità igienico-sanitaria della materia prima. Viene osservato che i conteggi cellulari restano comunque inferiori a soglie tali da compromettere in modo marcato la resa, ma suggeriscono che lievi processi infiammatori della mammella possano contribuire alle differenze di composizione minerale e di coagulazione. Questo punto è importante per la filiera perché conferma che la qualità tecnologica del latte non va letta solo in termini di proteina e grasso, ma anche come espressione di uno stato fisiologico complessivo dell’ani male e dell’azienda.</p>
<p><strong>Conclusioni </strong><br />
Lo studio dimostra che le proprietà di coagulazione presamica del latte hanno un impatto reale e misurabile sulla resa casearia nel Parmigiano Reggiano DOP. I latti con coagulazione ottimale producono più formaggio e disperdono meno grasso nel siero cotto rispetto ai latti con coagulazione mediocre. Questo risultato non è un semplice dato analitico, ma un’indicazione operativa: il latte più idoneo alla trasformazione è quello che, a parità di proteina e caseina, mostra un assetto minerale e acido-base favorevole alla rapida formazione di una cagliata forte e resistente.<br />
Dal punto di vista scientifico, la ricerca rafforza un orientamento già presente in letteratura, secondo cui il test di coagulazione del latte non è soltanto un indicatore descrittivo, ma può rappresentare un vero proxy dell’attitudine alla caseificazione. La novità, qui, sta nell’avere verificato questa relazione in condizioni di campo, dentro una filiera complessa e fortemente tipizzata, riducendo così la distanza tra laboratorio e realtà industriale. È un aspetto non secondario, perché molti studi precedenti avevano trovato relazioni meno nette o addirittura assenti in sistemi sperimentali diversi, proprio per effetto delle differenti condizioni tecnologiche e operative. Sotto il profilo critico, va osservato che il lavoro, pur molto robusto sul piano applicativo, fotografa un solo prodotto e un preciso contesto produttivo. La generalizzazione ad altre filiere casearie, o ad altri formaggi a diversa tecnologia, richiede prudenza. Inoltre, le correlazioni individuate sono forti e coerenti, ma non sostituiscono completamente la necessità di ulteriori studi sperimentali capaci di discriminare il peso relativo di ciascun fattore, genetica animale, alimentazione, stagione, salute mammaria, microflora e gestione di caseificio, sulla risposta tecnologica del latte. Per i prossimi sviluppi, sarebbe utile integrare i parametri di coagulazione con modelli predittivi più raffinati, capaci di collegare in tempo reale composizione del latte, qualità della cagliata e resa ottenibile. Una linea promettente riguarda anche il rafforzamento dei sistemi di pagamento del latte basati non soltanto su composizione chimica e caratteristiche igieniche, ma anche su indicatori di attitudine casearia effettiva. In questo senso, il lavoro offre un contri buto prezioso: mostra che la valorizzazione del latte può essere costruita su basi scientifiche solide, trasformando un parametro tecnologico in uno strumento di governance della filiera. Per la filiera agroalimentare, questo significa maggiore efficienza, migliore allocazione del valore e una lettura più precisa del rapporto fra qualità della materia prima e identità del prodotto finito.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
Relationship Between Rennet Coagulation Properties of Milk, Cheese-Making Losses, and Cheese Yield in Manufacture of Parmigiano Reggiano PDO Cheese</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
P. Franceschi, D. Barbanti, P. Formaggioni, C. Scotti, P. Giambiasi, F. Martuzzi</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Foods 2026, 15(3), 428; <a href="https://doi.org/10.3390/foods15030428">https://doi.org/10.3390/foods15030428</a></p>
<p><strong>Abstract </strong><br />
L’obiettivo di questo studio è stato valutare l’influenza delle proprietà di coagulazione presamica del latte (RCPs) sulla resa casearia e sulle perdite durante la caseificazione nella produzione del formaggio Parmigiano Reggiano DOP. Contenuti più elevati di acido citrico (181,10 vs. 172,13 vs. 166,47 mg/100 g) e fosforo (95,02 vs. 91,14 vs. 88,78 mg/100 g) nel latte con RCPs ottimali e discreti, rispetto al latte con RCPs mediocri, influenzano positivamente l’acidità del latte, abbassando i valori di pH (6,68 vs. 6,70 vs. 6,72, rispettivamente), il che determina una reazione più rapida tra chimosina e caseina e, di conseguenza, una riduzione del tempo di coagulazione del latte. I valori inferiori del tempo di rassodamento del coagulo e i valori superiori della consistenza del coagulo, della resistenza al taglio (68,97 vs. 64,43 vs. 44,38 g) e della resistenza alla compressione (31,48 vs. 30,49 vs. 25,70 g) per il latte con coagulazione ottimale e discreta, rispetto al latte con coagulazione mediocre, determinano una maggiore resistenza agli stress durante le fasi tecnologiche del processo di caseificazione, con conseguenti minori perdite di grasso nel siero (14,23 vs. 15,48 vs. 16,72%) e una maggiore resa casearia (8,79 vs. 8,56 vs. 8,08 kg/100 kg).</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale<br />
</strong>1. Britten, M.; Giroux, H. E. Rennet coagulation of heated milk: A review. Int. Dairy J. 2022, 124, 105-179.<br />
2. Fox, P. F.; McSweeney, P. L. H. Cheese: An overview. In P. L. H. McSweeney, P. F. Fox, P. D. Cotter, &amp; D. W. Everett (Eds.), Cheese: Chemistry, physics and microbiology; General aspects (4th ed., pp. 5e21). San Diego, CA, USA: Elsevier Ltd.<br />
3. Frederiksen, P. D.; Andersen, K. K.; Hammershøj, M.; Poulsen, H. D.; Sørensen, J; Bakman, M.; Qvist, K.B.; Larsen, L. B. Composition and effect of blending of noncoagulating, poorly coagulating, and well-coagulating bovine milk from in-dividual Danish Holstein cows. J. Dairy Sci. 2011, 94, 4787-4799.<br />
4. Franceschi, P.; Malacarne, M.; Formaggioni, P.; Cipolat-Gotet, C.; Stocco, G.; Summer, A. Effect of season and cheese-factory on cheesemaking efficiency in Parmigiano Reggiano manufacture. Foods, 2019, 8, 315-323.<br />
5. Bittante, G.; Penasa, M.; Cecchinato, A. Genetics and modeling of milk coagulation properties. J. of Dairy Sci. 2012, 95, 1-28.<br />
6. Pretto, D.; De Marchi, M.; Penasa, M.; Cassandro, M. Effect of milk composition and coagulation traits on Grana Padano cheese yield under field conditions. J Dairy Res. 2013, 80, 1-5.<br />
7. Emmons, D.B.; Dubé, C.; Modler, H.W. Transfer of protein from milk to cheese. J. Dairy Sci. 2003, 86, 469–485</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Consortium-31_Coagulazione-del-latte-e-resa-casearia-nel-Parmigiano-Reggiano-DOP_il-ruolo-di-PH-minerali-e-struttura-della-cagliata.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Indicazioni Geografiche, la nuova stagione della responsabilità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-la-nuova-stagione-della-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la pubblicazione del nuovo decreto ministeriale sui Consorzi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, ben analizzato in questo numero dall’avvocato Alberto Improda, si completa una parte importante dell’attuazione nazionale del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la pubblicazione del nuovo decreto ministeriale sui Consorzi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, ben analizzato in questo numero dall’avvocato Alberto Improda, si completa una parte importante dell’attuazione nazionale del Regolamento UE 2024/1143. Resta ancora da adottare il decreto relativo ai Consorzi del settore vitivinicolo: un’assenza che appare in parte disallineata rispetto all’impianto unitario del regolamento europeo.</p>
<p>Il nuovo decreto chiude, almeno in parte, un ciclo di provvedimenti nazionali ed europei che, dal 2020 al 2026, ha cambiato il volto e il senso delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p>Nel 2020, durante la crisi Covid, le DOP e IGP entrano nelle misure di sostegno economico. Il D.M. 23 luglio 2020 sul pegno rotativo consente di costituire pegno su prodotti agricoli e alimentari DOP IGP, compresi vini e bevande spiritose. Un prodotto certificato di­venta così anche garanzia finanziaria, perché riconosciuto, tracciabile e controllabile. Nello stesso periodo, il Fondo per la filiera del­la ristorazione valorizza gli acquisti di prodotti DOP IGP, considerandoli prioritari. Qui cambia la prospettiva: la DOP IGP non è più solo una certificazione settoriale, ma uno strumento di politica pubblica per sostenere ristorazione, agricoltura e filiere territoriali.</p>
<p>Un passaggio decisivo arriva poi con la Legge 24 luglio 2023, n. 102, che modifica il Codice della proprietà industriale. Non è un aggiornamento tecnico, ma il riconoscimento delle Indicazioni Geografiche come diritti di proprietà intellettuale collettiva. La modifica dell’art. 14 stabilisce infatti che non possono essere registrati come marchi i segni evocativi, usurpativi o imitativi di Indicazioni Geografiche e Denominazioni di Origine Protette, secondo la normativa italiana, europea e gli accordi internazio­nali di cui l’Italia o l’Unione europea sono parte.</p>
<p>Nello stesso quadro si colloca il Regolamento UE 2023/2411, che introduce la protezione europea delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali, pienamente applicabile dal 1° dicembre 2025. In Italia, il sistema è stato reso operativo con il D.Lgs. 2 aprile 2026, n. 51, che adegua l’ordinamento nazionale al regolamento europeo e individua nel MIMIT, tramite UIBM, l’autorità competente per la fase nazionale di registrazione.</p>
<p>Il passaggio centrale resta però il Regolamento UE 2024/1143, entrato in vigore nel 2024: un vero codice europeo delle Indica­zioni Geografiche agroalimentari, vitivinicole e delle bevande spiritose. Il regolamento conferma le IG come diritti di proprietà intellettuale e, insieme, come strumenti per valorizzare beni immateriali, rafforzare il mercato interno e sostenere anche il commercio elettronico.</p>
<p>A questo quadro europeo risponde il D.M. 22 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 marzo 2026, che attua in Ita­lia il Reg. (UE) 2024/1143. Il decreto disciplina le procedure nazionali di registrazione, modifica dei disciplinari e cancellazione delle IG dei vini, delle bevande spiritose e dei prodotti agricoli, oltre alle STG e alle indicazioni facoltative di qualità.</p>
<p>Un ulteriore tassello è la Legge 14 gennaio 2026, n. 13, con cui l’Italia ratifica ed esegue l’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle Denominazioni d’Origine e le Indicazioni Geografiche. La tutela delle IG assume così una dimensione internazionale più forte, dentro un sistema multilaterale di protezione.</p>
<p>Infine, con la Legge 21 aprile 2026, n. 75, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio 2026 ed entrata in vigore il 29 maggio 2026, il tema compie un altro salto: non siamo più soltanto nel campo delle procedure, dei disciplinari e dei controlli, ma anche in quello della repressione delle frodi agroalimentari.</p>
<p>Il nuovo D.M. Consorzi 2026 si inserisce dunque come ultimo tassello di questo percorso. Traduce il Reg. (UE) 2024/1143 in funzioni operative per i Consorzi di tutela, rafforzando il ruolo delle filiere di qualità e dei territori con la gestione del Turismo DOP e la sostenibilità.</p>
<p>Tra il 2020 e il 2026 le Indicazioni Geografiche hanno cambiato natura giuridica e politica: da certificazioni di qualità sono diventate infrastrutture di proprietà intellettuale collettiva, strumenti di governo delle filiere, presìdi della reputazione terri­toriale e beni strategici da proteggere anche sui mercati internazionali.</p>
<p>La domanda, a questo punto, è se i Consorzi (e le amministrazioni pubbliche) saranno in grado di reggere questa nuova centra­lità, conquistata sul campo ma oggi resa molto più impegnativa dal quadro normativo. Molti di essi restano strutture fragili, spesso leggere sul piano organizzativo, chiamate però a svolgere funzioni sempre più complesse. La nuova stagione delle In­dicazioni Geografiche non sarà quindi soltanto una stagione di maggiori poteri, ma soprattutto di maggiore responsabilità.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener">Consortium n° 31 &#8211; 2026/02</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Editoriale-MR_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-la-nuova-stagione-della-responsabilita/">Indicazioni Geografiche, la nuova stagione della responsabilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Consorzi di tutela motore delle Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-consorzi-di-tutela-motore-delle-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=525180</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più rappresentanza, più responsabilità, più strumenti: il nuovo decreto del Masaf consolida il ruolo sempre più centrale dei Consorzi nello sviluppo delle filiere DOP e IGP e dei territori Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/i-consorzi-di-tutela-motore-delle-indicazioni-geografiche/">I Consorzi di tutela motore delle Indicazioni Geografiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Più rappresentanza, più responsabilità, più strumenti: il nuovo decreto del Masaf consolida il ruolo sempre più centrale dei Consorzi nello sviluppo delle filiere DOP e IGP e dei territori</em></p>
<p>Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste in data 3 giugno 2026 ha emanato il Decreto Ministeriale n. 264637. Il prov­vedimento reca “disposizioni generali in materia di costituzione e ricono­scimento dei Consorzi di tutela per le Denominazioni di Origine Protette e le Indicazioni Geografiche Protette dei prodotti agricoli e alimentari ai sensi del Regolamento (UE) n. 2024/1143 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024”.</p>
<p>Il testo normativo ribadisce e rafforza il ruolo centrale svolto dai Consorzi nel sistema italiano delle Indicazioni Geografiche, ottimizzando la discipli­na riguardante le attività più tradizionali, nonché attribuendo loro alcune funzioni nuove e di estrema attualità.</p>
<blockquote><p><strong>Alberto Improda</strong><br />
Avvocato, Docente e Saggista. Managing Partner di Studio Legale Improda – Avvocati Associati. Professore di Innovation Management all’Istituto Universitario ISIA. Presidente di Fondazione Città Italia e del Centro Studi Cross Route Impresa. Membro del Board dell’ESG European Institute e del Comitato ESG di REAM SGR, Gruppo Intesa Sanpaolo. Autore di vari saggi, tra i quali Italian Soul, Il Design Crisalide e La Rotta dei Brand.</p></blockquote>
<p><strong>Rafforzamento della governance: riconoscimento e rappresentanza</strong></p>
<p>Novità significative sono introdotte dal Decreto sui requisiti per il ricono­scimento dei Consorzi (Articolo 7) e sui criteri di rappresentanza all’inter­no degli organi sociali (Articolo 11). Le relative disposizioni, esplicitamente improntate ai principi di trasparenza, equilibrio e partecipazione, prevedo­no soglie differenziate per specifiche filiere, allo scopo di garantire un ra­gionevole equilibrio tra le diverse categorie della filiera produttiva. Dette norme delineano una cornice giuridica di carattere indispensabile, al fine di assicurare al sistema una governance moderna, capace di rappresentare correttamente la complessità delle filiere e di sostenere decisioni strategi­che condivise.</p>
<p><strong>Modelli consortili pluridenominazione</strong></p>
<p>Di particolare interesse appare l’Articolo 9, che prevede la possibilità di costituire un unico Consorzio per più In­dicazioni Geografiche, anche appartenenti a filiere pro­duttive differenti. La norma favorisce l’aggregazione dei produttori e degli operatori, nel tentativo di superare storiche e anacronistiche frammentazioni, per costruire modelli consortili più forti, efficienti e stabili, sempre tutelando l’autonomia decisionale di ciascuna denomi­nazione. Si tratta di una disposizione largamente condivi­sibile, finalizzata a consentire anche alle denominazioni organizzativamente meno robuste di dotarsi di strumenti di rappresentanza efficaci e rispondenti alle esigenze dei mercati.</p>
<p><strong>Ridefinizione delle funzioni dei Consorzi</strong></p>
<p>Particolare rilievo sistematico, nel corpo normativo, è ri­vestito dall’Articolo 17, che compie un&#8217;ampia ricognizio­ne riepilogativa delle molteplici funzioni attribuite agli enti consortili, comprese quelle di tutela e protezione, con utili specifiche al riguardo sub 2b, 2i), 3d).</p>
<p>L’Articolo 18, inoltre, coordina e armonizza le previsioni concernenti la fondamentale attività di vigilanza svolta dai Consorzi, in collaborazione e sotto il coordinamento dell’ICQRF.</p>
<p>Tra le varie attribuzioni conferite ai Consorzi rientra, ai sensi dell’Articolo 19, la gestione dell’utilizzo delle deno­minazioni nei prodotti composti, elaborati o trasformati, attraverso il rilascio di autorizzazioni e la tenuta di elen­chi degli operatori autorizzati.</p>
<p>Gli aspetti più innovativi del Decreto sono enunciati nell’ultimo punto della parte introduttiva, secondo il quale si è “ritenuto necessario introdurre norme per la gestione della DOP o IGP da parte del Consorzio di tute­la, in particolare relative alle modalità di predisposizione di regolazione dell’offerta, delle buone pratiche di soste­nibilità ambientale, sociale ed economica connesse alla produzione della DOP o IGP, nonché la procedura per atti­vare la promozione del turismo collegato alla DOP o IGP”.</p>
<p><strong>Regolazione dell&#8217;offerta</strong></p>
<p>Per quanto concerne la predisposizione e la regolazione dell’offerta, terreno da sempre scivoloso anche sul ver­sante Antitrust, il provvedimento interviene sull’argo­mento con approccio pragmatico e innovativo. L’Artico­lo 21, in particolare, introduce la possibilità di proporre misure finalizzate a migliorare la programmazione pro­duttiva, l’equilibrio dei mercati, la valorizzazione delle produzioni e la trasparenza del sistema di offerta, nel rispetto delle norme sulla concorrenza, fermo restando, come si legge al numero 3, che l’attività dei Consorzi “non può comportare il controllo dei prezzi, né restringere in­debitamente la libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea”. Letteralmente, al numero 2, la di­sposizione prevede l’introduzione di piani finalizzati “a migliorare la programmazione produttiva, l’equilibrio di mercato, la valorizzazione del prodotto e la trasparenza del sistema di offerta, nel rispetto dei principi di propor­zionalità, non discriminazione e libera concorrenza”.</p>
<p><strong>Sostenibilità e Turismo DOP</strong></p>
<p>Riguardo alle nuove competenze in materia di sostenibi­lità e turismo legato alle Indicazioni Geografiche, i Con­sorzi potranno promuovere iniziative ambientali, sociali ed economiche coerenti con i disciplinari di produzione e con i territori di riferimento, oltre a definire linee guida per lo sviluppo del turismo enogastronomico.</p>
<p>L’Articolo 22, al numero 4, chiarisce “a titolo esemplifi­cativo e non esaustivo” che “il Consorzio di tutela può promuovere pratiche di produzione rispettose dell’am­biente, incentivando l’adozione di tecniche agronomi­che sostenibili, il risparmio idrico, la conservazione delle risorse naturali, l’efficienza energetica, la biodiversità agraria, la riduzione degli sprechi lungo la filiera produt­tiva, la riduzione delle emissioni e l’economia circolare all&#8217;interno della filiera”.</p>
<p>La medesima disposizione, al successivo numero 5, sot­tolinea: “Il Consorzio di tutela può adottare delle linee di indirizzo che abbiano a oggetto lo sviluppo del turismo gastronomico nella zona geografica pertinente della IG, e la promozione della conoscenza del prodotto e delle sue caratteristiche qualitative, del suo legame con l’ambien­te, della sua storia e del valore aggiunto territoriale che esso esprime”.</p>
<p><strong>Il Consorzio come perno del sistema italiano</strong> <strong>delle Indicazioni Geografiche</strong></p>
<p>Il Decreto, in buona sostanza, letto nel suo complesso, appare come una vera e propria investitura dei Consor­zi quali elementi cardine del sistema Italia, insostituibili strumenti preposti alla promozione, alla tutela e alla va­lorizzazione delle nostre eccellenze agroalimentari. Lo scopo ultimo del provvedimento, in altri termini, è quello di rendere i Consorzi soggetti sempre più forti, moderni ed efficienti, al fine di poter operare in modo efficace e adempiere in pieno alle diverse e fondamentali funzioni delle quali risultano insigniti.</p>
<p>Possiamo conclusivamente dire che ci troviamo dinanzi a un passaggio di portata storica, uno snodo di cruciale im­portanza nell’ambito dei grandi cambiamenti in atto nel contemporaneo, nello specifico comparto dell’agricoltu­ra e con riferimento all’economia a tutto tondo.</p>
<p>Giova ricordare, per coglierne meglio il significato, al­cuni passaggi del Considerando 19 del Regolamento 2024/1143: “I produttori che agiscono collettivamente hanno maggiori poteri rispetto ai singoli produttori e si assumono la responsabilità collettiva di gestire le loro In­dicazioni Geografiche, anche rispondendo alle esigenze della società rivolte a prodotti che sono il risultato di una produzione sostenibile. Analogamente, l’organizzazio­ne collettiva dei produttori di un prodotto designato da un’Indicazione Geografica può garantire meglio un’equa distribuzione del valore aggiunto tra gli attori della cate­na di approvvigionamento, al fine di fornire un reddito equo ai produttori che copra i loro costi e consenta loro di investire ulteriormente nella qualità e nella sostenibilità dei loro prodotti. L’uso delle Indicazioni Geografiche ri­compensa i produttori in modo equo per il loro impegno nel produrre una gamma diversificata di prodotti di qua­lità. Al tempo stesso, ciò può andare a vantaggio dell’eco­nomia rurale, in particolare nelle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici, come le zone montane e le regioni remote, comprese le regioni ultraperiferiche, dove il settore agricolo ha un peso economico notevole e i costi di produzione sono elevati”.</p>
<p>Il Decreto 264637/26, in estrema sintesi, riconosce e abi­lita i Consorzi quali protagonisti di una sfida al tempo stesso fortemente pragmatica ed estremamente alta. Le organizzazioni dei produttori, infatti, vengono investite della responsabilità di creare nell’immediato sviluppo per imprese e territori, contemporaneamente ponendo più ad ampio raggio le basi per un domani di progresso e di equità.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener">Consortium n° 31 &#8211; 2026/02</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/I-Consorzi-di-tutela-motore-delle-Indicazioni-Geografiche_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Il settore vinicolo in Italia: stato dell’arte e contesto competitivo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-stato-dellarte-e-contesto-competitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi</em></p>
<p>Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di un contesto complesso e denso di incognite. Vi concorrono il calo dei consumi e il cambiamento delle preferenze, indotti dal ricambio generazionale e dal diffondersi di modelli salutistici. A ciò si aggiunge la crisi climatica che sta trasformando la geografia della produzione di uva. Senza dimenticare temi contingenti che influiscono sui mercati di sbocco. Se le sfide sono molteplici, altrettante sono le leve per affrontarle. La debolezza della domanda può esse­re mitigata dall’ingresso in mercati ancora poco esplorati, dalla rimodulazione di formati e canali e, soprattutto, da una maggiore diversificazione dell’offer­ta grazie all’innovazione di prodotto e di processo, con lo spostamento verso prodotti complementari o categorie no/low alcol. La spiccata eterogeneità del sistema produttivo nazionale, legata a specificità di prodotto, segmento e ter­ritorio, trova corredo in una molteplicità di strutture organizzative e modelli di governance che, da ultimo, si riverberano anche nelle performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Oriana Romeo</strong><br />
Senior Economist dell’Area Studi Mediobanca. Si occupa di studi di settore, economia industriale e tematiche inerenti al family business. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano i comparti del food &amp; beverage, retail ed energy &amp; utilities.</p></blockquote>
<p><strong>Le performance economiche dei maggiori produttori di vino </strong></p>
<p>Il report dell’Area Studi Mediobanca analizza le maggiori imprese produttive ope­ranti nel settore vinicolo attraverso l’osservazione della loro dinamica economica e patrimoniale. Nell’ultima edizione sono state considerate 255 società italiane di capitali con fatturato 2024 maggiore di 20 milioni di euro. L’incertezza dello scenario e le molteplici variabili in gioco hanno fatto sì che nel 2025 le vendite complessive siano calate del -2,8% sul 2024, in misura superiore sul mercato este­ro (-3,4%) rispetto a quello nazionale (-2,2%). La leadership delle vendite nel 2025 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato pari a 635,1 mi­lioni di euro (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (462,9 milioni di euro, -0,3%), seguito da IWB con 395,9 milioni di euro (-1,5% sul 2024). Nel 2025 hanno mostrato una maggiore tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive); i vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite). Un terzo delle vendite di vino è stato veicolato dalla GDO, il principale tra i canali, che nel 2025 ha subito un calo a valore del -1,4% rispetto al 2024. Più marcata la flessione delle vendite on premise: il valore dell’Horeca, che rappresenta il 17,2% del mercato, si è ridotto del -2% mentre quello di enoteche e wine bar (market share al 5,5%) del -5,1%. Più resilienti, invece, le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Non decolla il mercato dell’online: nel 2025 le vendite sui siti internet azien­dali hanno subìto una flessione del -2,4% e quelle sulle piat­taforme di terzi del -3,6%. Relativamente alle esportazioni, l’intermediario importatore si conferma il principale canale di vendita con una quota del 77,3%. I Paesi UE hanno assorbito il 37,2% del fatturato estero, in diminuzione del -2,8% sul 2024, invece le vendite negli Stati Uniti si sono ridotte del -6,3%. Infi­ne, nel 2025 è peggiorata la marginalità dei maggiori produt­tori di vino: l’Ebitda si è ridotto del -4,2% sul 2024, l’Ebit del -9,5% e il risultato netto del -7,5% (<strong>Figura 1</strong>).</p>
<p><strong>Caratteristiche del sistema imprenditoriale italiano</strong></p>
<p>Il vino è un prodotto altamente segmentato per caratteri­stiche intrinseche, luogo, tecniche di produzione e fascia di prezzo. Una tale varietà si riflette sugli assetti organizza­tivi e sui modelli di governance che le società produttrici si sono date. Di tali caratteristiche è necessario tenere conto se si intende sviluppare qualche riflessione sulla capacità dell’industria di generare valore. All’interno del settore vi­tivinicolo nazionale è imprescindibile distinguere il mondo cooperativo, contraddistinto da specifiche caratteristiche strutturali. Dal punto di vista della struttura finanziaria, le cooperative presentano un rapporto tra i debiti finanziari e i mezzi propri (debt equity ratio) che nella media del perio­do 2020-2024 è stato di 2,6 volte maggiore rispetto a quello delle società nazionali non cooperative. Tale minore patri­monializzazione riflette uno specifico assetto organizzati­vo. I soci conferenti apportano la materia prima e, di con­seguenza, le cooperative mancano di buona parte delle fasi produttive a monte della filiera nelle quali si concentrano la maggior parte degli immobilizzi (terrenti e cespiti produtti­vi). A ciò si aggiunge il fatto che il maggior ricorso al debito finanziario è favorito dalla possibilità di accedere a forme di finanziamento peculiari e relativamente meno onerose, quali ad esempio i prestiti sociali, anche se il costo medio del debito è cresciuto, passando dall’1,5% medio del trien­nio 2020-2022 al 4,9% del 2024, che non si discosta molto da quello delle non cooperative (5,1% del 2024). Quanto alla redditività, nelle cooperative essa risente del fatto che la remunerazione dei soci avviene implicitamente attraverso i prezzi a essi riconosciuti a fronte del conferimento di uve e prodotti. In media nel 2020-2024 la redditività del capita­le investito (ROI-Return on investment) delle cooperative è stata del 2,7%, quella delle società di capitali del 6%. Tutta­via, è soprattutto la capacità di estrarre margini dalle vendi­te realizzate che marca la principale distanza strutturale tra i due modelli produttivi. In media nel periodo 2020-2024 il rapporto tra MON e fatturato (EBIT margin) nelle coopera­tive si è fermato all’1,8% contro il 9% delle altre società. Ciò dipende da più fattori, tra i quali principalmente la presenza prevalente delle cooperative in segmenti produttivi a basso invecchiamento e orientati per lo più al mass market. Infat­ti, prezzi più competitivi per presidiare tutti i canali della distribuzione e molteplici sbocchi di mercato comprimo­no la marginalità operativa (4,6% l’EBIT margin medio del­le imprese con posizionamento mass-market o premium accessibile) che, invece, raggiunge il 15,7% per le imprese che producono vini super premium. Queste ultime, spesso caratterizzate da una struttura produttiva a maggiore assor­bimento di capitale e integrazione verticale, sono, al contra­rio, penalizzate nella redditività del capitale investito (ROI medio al 5,1% vs 7,1% per il mass-market). Il meccanismo di generazione del valore, che richiede la capacità di realizzare margini industriali rispetto al fatturato, ma anche quella di realizzare tale obiettivo con un uso relativamente parsimo­nioso di capitale rispetto al volume delle vendite, trova nel raggiungimento di una adeguata dimensione aziendale la più efficace chiave di volta.</p>
<p><strong>Il futuro del vino: tra cambiamento dei consumi e break strutturale</strong></p>
<p>Quanto sopra descrive le dinamiche fino ad oggi. Sarà così anche in futuro? Il 70% dei produttori di vino ritiene che il set­tore sarà ancora attrattivo ma destinato a un processo di se­lezione più severo. Il focus resterà su una produzione di qua­lità e sulla possibilità di vivere esperienze di degustazione; mentre il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più adeguato. In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&amp;A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale, le cui decisioni devo­no necessariamente includere opportune scelte di governan­ce al fine di massimizzare le performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Il settore vinicolo in Italia (Ed. 2026)</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>Mediobanca &#8211; Area Studi</p>
<p><strong>Link</strong></p>
<p>https://www.areastudimediobanca.com/it/product/il-settore-vinicolo-italia-ed-2026</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>L&#8217;indagine contiene un&#8217;analisi del mercato italiano del vino ed esamina le performance economico-finanziarie del periodo 2020-2025 di 255 società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore a 20 milioni di euro e ricavi aggregati pari a 12 miliardi. Lo studio comprende un approfondimento sui canali distributivi, sui mercati di sbocco e sulle tipologie di prodotto, senza dimenticare le denominazioni regionali. Uno sguardo ulteriore è rivolto alle principali operazioni di M&amp;A e alla governance. Il report contiene anche un contributo elaborato dalla Fondazione Qualivita sul comparto vinicolo DOP IGP.</p></blockquote>
<h3>La Dop economy del vino: evoluzione e prospettive</h3>
<p>Per la prima volta il Rapporto di Mediobanca del 2026 inclu­de anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle IG, come elemento utile a comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano. La sezione analizza i principa­li dati economici del comparto, che conta 522 denominazio­ni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del Masaf e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazio­ni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto at­traverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Merca­to e Consumatori. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la Dop economy, settore strategico per consolidare il valore del vino italiano e la sua reputazione nel mondo.</p>
<p><strong>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione </strong></p>
<p>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione appro­vate nel quadriennio 2022-2025 offre una chiave di lettura efficace per comprendere la direzione di sviluppo del vino italiano. Nel sistema delle DOP e IGP, infatti, la tutela dell’o­rigine non coincide con la cristallizzazione delle regole: al contrario, la forza delle denominazioni risiede anche nella capacità di aggiornarsi, adattandosi a contesti climatici, tecnologici e di mercato in rapida trasformazione, senza perdere il proprio ancoraggio alla tradizione e al territorio.</p>
<p>L’esame delle oltre 440 modifiche (<strong>Figura 1</strong>) mostra come i disciplinari siano strumenti dinamici di governo delle filiere, costruiti attraverso un percorso che coinvolge Consorzi di tu­tela, produttori e istituzioni. In questo senso, le revisioni non rappresentano semplicemente un adeguamento tecnico, ma raccontano l’evoluzione stessa del comparto: un settore che, per restare competitivo, deve saper bilanciare continuità identitaria e capacità di innovazione.</p>
<p>Le modifiche osservate possono essere lette lungo quattro grandi direttrici: Produzione, Territorio, Mercato e Consu­matori. Sul versante produttivo emergono gli interventi volti a rendere più flessibili le regole colturali e di trasformazione, così da rispondere alle nuove condizioni ambientali e alle esi­genze della filiera. Si tratta di un ambito sempre più rilevante, perché il cambiamento climatico impone alle denominazioni un aggiornamento costante degli strumenti normativi e tec­nici che governano la produzione. Accanto alla dimensione produttiva, le modifiche riguardano anche il Territorio, con interventi che rafforzano il legame tra denominazione e area di origine e che contribuiscono a definire con più precisione il perimetro identitario dei vini DOP e IGP. Il disciplinare, in questo caso, è un presidio di valorizzazione territoriale, ca­pace di esprimere in modo sempre più chiaro il rapporto tra vino, paesaggio e comunità locale. Sul fronte del Mercato e dei Consumatori, infine, le revisioni riflettono la necessità di dialogare con un contesto in cui cambiano canali distributivi, modelli di consumo e aspettative del pubblico. La crescente attenzione alla leggibilità delle informazioni, alla trasparenza e alla capacità delle denominazioni di comunicare il proprio valore si traduce in un’evoluzione dei disciplinari che va oltre l’ambito strettamente produttivo e tocca direttamente il po­sizionamento commerciale e reputazionale dei vini italiani.</p>
<p>Nel loro insieme, queste trasformazioni confermano che il sistema delle Indicazioni Geografiche non è un modello sta­tico, ma un organismo vivo, capace di reagire ai cambiamenti e di incorporarli in un quadro di regole condivise. È proprio la visione d’insieme di questo “movimento” a rendere il settore dei vini DOP e IGP un elemento chiave per leggere la direzione e le prospettive del vino italiano.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Il-settore-vinicolo-in-Italia_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Autogrill e Qualivita, il made in Italy certificato entra nel viaggio quotidiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/autogrill-e-qualivita-il-made-in-italy-certificato-entra-nel-viaggio-quotidiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 14:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=525193</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il network globale di Avolta diventa vetrina per il patrimonio agroalimentare italiano con il progetto “Origini Edition”. L’iniziativa, sostenuta da Masaf e FIPE, promuove il sistema dei prodotti DOP IGP e dei Consorzi di tutela [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il network globale di Avolta diventa vetrina per il patrimonio agroalimentare italiano con il progetto “Origini Edition”. L’iniziativa, sostenuta da Masaf e FIPE, promuove il sistema dei prodotti DOP IGP e dei Consorzi di tutela attraverso la rete della mobilità</em></p>
<p>Trasformare la rete della risto razione e del retail da viaggio in uno dei principali spazi con temporanei di incontro tra mobilità, qualità certificata e cultura italiana. È questa la visione alla base del pro getto promosso da Avolta-Autogrill in collaborazione con Fondazione Qualivita: una piattaforma integrata del made in Italy certificato DOP e IGP, pensata per valorizzare le eccellenze agroalimentari italiane nei luoghi del viaggio e intercettare milioni di consumatori italiani e stranieri ogni anno.</p>
<p>L’iniziativa è stata presentata a Roma, il 10 aprile scorso, nella sede di FIPE, da Massimiliano Santoro, CEO Italy di Avolta, e dal direttore generale Luca D’Alba, con la partecipazione del presidente di Origin Italia Cesare Baldri ghi e alla presenza del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida (Foto intestazione articolo). Il progetto si inserisce in un percorso sostenuto dal Masaf e da FIPE, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra ristorazione da viaggio, filiere certificate e cultura agroalimentare italiana. Sintetizzato nel claim “Il viaggio più buono del mondo”, il progetto non nasce come una semplice linea di prodotto né come una campagna di comunicazione, ma come una piattaforma trasversale destinata a coinvolgere progressivamente snack, retail, risto razione e, più in generale, l’esperienza quotidiana dei viaggiatori. L’obiettivo è portare nei punti vendita Autogrill un racconto coerente della qualità certificata italiana, trasformando gli ingredienti premium DOP e IGP in va lore culturale, i piatti in narrazione e la relazione con produttori e Consorzi di tutela in una leva di crescita.</p>
<p>Il banco di prova è rappresentato da “Origini Edition”, iniziativa già avviata nel mondo snack con la realizzazione di panini che utilizzano ingredienti DOP e IGP selezionati in collaborazione con Fondazione Qualivita e i Consorzi di tutela coinvolti. Un primo passo che ha consentito di valorizzare materie prime certificate all’interno dell’offerta Autogrill, attraverso la costruzione di relazioni con i Consorzi di tutela e la realizzazione di contenuti digitali, mate riali in-store e comunicazione istituzionale. La prospettiva, tuttavia, è molto più ampia con l’obiettivo di estendere progressivamente il modello anche al retail, attraverso spazi espositivi dedicati e una maggiore riconoscibilità dei prodotti certificati, e alla ristorazione, dove le DOP e IGP possono diventare ingredienti qualificanti dei menu e delle esperienze gastronomiche. In questo modo la piattaforma può contribuire a creare una presenza più strutturata e continuativa delle Indicazioni Geografiche all’interno della rete Autogrill, superando la logica delle iniziative occasionali e costruendo un progetto riconoscibile nel tempo.</p>
<p>In questo percorso Fondazione Qualivita svolge un ruolo di presidio culturale, tecnico e relazionale: supporta la selezione dei prodotti, facilita il rapporto con i Consorzi di tutela, contribuisce alla correttezza dei contenuti informativi e promozionali e favorisce il dialogo con istituzioni, territori e stakeholder dell’agroalimentare italiano. Un’attività che mira a garantire coerenza e autorevolezza all’intero progetto, valorizzando le produzioni certificate nel rispetto delle loro specificità. Particolarmente rilevante è il coinvolgimento diretto dei Consorzi di tutela, chiamati non solo a fornire prodotti e competenze, ma anche a condividere la progetta zione dei contenuti e delle attività di valorizzazione. In questo senso, la piattaforma può rappresentare un nuovo spa zio di visibilità per il sistema delle Indicazioni Geografiche italiane e un’opportunità concreta per rafforzare il rapporto tra filiere produttive e consumatori.</p>
<p>Uno degli aspetti più delicati riguarda la necessità di evitare ogni forma di DOPwashing: le DOP e le IGP non possono es sere utilizzate come un generico richiamo all’origine o alla tipicità, ma devono diventare una componente strutturale, riconoscibile e continuativa dell’offerta, capace di dare certezza al consumatore e valore reale alle filiere. La credibilità dell’iniziativa dipenderà proprio dalla capacità di mantenere nel tempo una coerenza tra prodotti utilizzati, comunica zione e attività di valorizzazione.</p>
<p>La piattaforma potrà inoltre svilupparsi attraverso degu stazioni guidate, conferenze stampa territoriali, attività di formazione e iniziative legate al Turismo DOP, creando un collegamento diretto tra l’esperienza del viaggio e la scoperta dei luoghi di origine delle produzioni certificate. Un approccio che consente di ampliare il racconto delle DOP e IGP oltre il momento dell’acquisto, favorendo una relazione più profonda con i territori e con le comunità che li esprimono.</p>
<p>La rete internazionale di Avolta apre infine una prospettiva strategica di particolare interesse. Il modello sviluppato in Italia potrebbe infatti essere progressivamente esteso ad altri Paesi, trasformando la presenza globale del gruppo in uno strumento di promozione del made in Italy certificato. In questa prospettiva, Autogrill può diventare una grande infrastruttura quotidiana del soft power agroalimentare italiano, capace di portare nel mondo non soltanto prodotti, ma anche cultura, territori e identità.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener">Consortium 2026 n°02</a></strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/Consortium-31_Autogrill-e-Qualivita.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Origin Italia riunisce ad Altamura l&#8217;assemblea annuale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/origin-italia-riunisce-ad-altamura-lassemblea-annuale-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:43:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Origin Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sostenibilità, digitale e turismo al centro del confronto pubblico sul futuro della Dop economy. Oltre 300 partecipanti tra Consorzi di tutela, istituzioni, imprese e operatori Il 29 e 30 maggio 2026, Altamura ha ospitato l’Assemblea [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sostenibilità, digitale e turismo al centro del confronto pubblico sul futuro della Dop economy. Oltre 300 partecipanti tra Consorzi di tutela, istituzioni, imprese e operatori</em></p>
<p>Il 29 e 30 maggio 2026, Altamura ha ospitato l’Assemblea annuale di Origin Italia, momento centrale di confronto per il sistema delle Indica zioni Geografiche italiane, realizzato in collaborazione con i Consorzi di tutela pugliesi. L’appuntamento ha riunito oltre 300 partecipanti tra Consorzi aderenti, rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, imprese e opera tori del settore agroalimentare, confermandosi come uno spazio qualificato di dialogo sul presente e sul futuro della Dop economy. I lavori assembleari sono stati affiancati da una sessione pubblica di approfondimento dedicata alle principali traiettorie di sviluppo del sistema DOP e IGP, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità, della transi zione digitale e del turismo legato ai territori di origine. Un confronto che ha messo in evidenza il ruolo sempre più centrale delle IG come modello di sviluppo capace di integrare valore eco nomico, tutela del territorio, identità produttiva e innovazione.</p>
<p>Nel corso dell’iniziativa, Origin Italia ha posto al centro del dibattito le trasformazioni che stanno interessando il comparto agroalimentare italiano, ribadendo la funzione strategica dei Consorzi di tutela non solo nella salvaguardia delle produzioni certi ficate, ma anche nella costruzione di politiche di filiera, nella promozione dei territori e nel rafforzamento della competitività delle imprese sui mercati nazionali e internazionali. Un contributo di particolare rilievo è stato offerto dal keynote speech del professor Emanuele Frontoni, dedicato al tema dell’intelligenza artificiale e alle sue possibili applicazioni nel mondo delle DOP e IGP. L’intervento ha avviato una riflessione articolata sui potenziali impatti dell’IA lungo le filiere certifica te, evidenziando la necessità di un approccio consapevole e condiviso che sappia cogliere le opportunità dell’innovazione, preservando al contempo i valori fondanti del sistema delle Indicazioni Geografiche. Nel confronto pubblico è emersa con forza anche la crescente attenzione delle istituzioni regionali verso il sistema DOP e IGP. Gli interventi degli assessori Francesco Paolicelli e Carmine Cicala hanno sottolineato come negli ultimi anni si sia consolidata, anche nel Mezzogiorno, una maggiore consapevolezza del valore strategico delle Indicazioni Geo grafiche, riconosciute come strumenti fondamentali di sviluppo economico, coesione territoriale e valorizzazione delle produzioni locali. Ampia e qualificata anche la partecipazione delle istituzioni nazionali coinvolte nella governance, nei controlli e nello sviluppo delle filiere agroalimentari di qualità. Marco Lupo, Capo Dipartimento del Masaf, Daniel Melis, Comandante dei Carabinieri Agroalimentari, Felice Assenza, Capo Dipartimento dell’ICQRF, e Livio Proietti, presidente di ISMEA, hanno confermato l’impegno delle rispettive strutture a sostegno del sistema delle Indicazioni Geografiche, riconoscendone il valore economico, produttivo e territoriale e il ruolo dei Consorzi di tutela come interlocutori qualificati delle istituzioni. Il presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo, ha richiamato il lavoro svolto dal Parlamento per l’approvazione delle nuove norme a tutela del sistema agroalimentare italiano, con particolare riferimento alle produzioni DOP e IGP, sottolineando l’importanza di un quadro normativo solido e aggiornato per accompagnare l’evoluzione delle filiere di qualità. Tra gli interventi più significativi, quello di Paolo De Castro, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Qualivita, che ha ribadito il proprio impegno a sostegno delle Indicazioni Geografiche ita liane, anche alla luce della recente riforma europea del sistema IG, nella quale ha svolto un ruolo di primo piano. Un impegno rivolto in particolare al rafforzamento della funzione dei Consorzi di tutela come pilastro del modello europeo delle IG. Il Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle fo reste, Francesco Lollobrigida, ha confermato l’attenzione del Governo verso le filiere a Indicazione Geografica, riconosciute come una delle espressioni più forti del made in Italy agroalimentare. Nel suo intervento, il Ministro ha inoltre richiamato il valore delle iniziative legate alla cucina italiana e al suo per corso di valorizzazione in ambito Unesco, come leva culturale e promozionale a supporto delle produzioni DOP e IGP. In col legamento video è intervenuto anche il Vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che ha espresso vicinanza e disponibilità a un confronto sempre più diretto con Origin Italia e con i Consorzi di tutela, sottolineando l’importanza di sostenere le istanze del sistema delle Indicazioni Geografiche anche a Bruxelles, in una fase decisiva per il futuro delle politiche agroalimentari europee.</p>
<p>L’Assemblea annuale di Altamura ha rappresentato così una tappa significativa nel percorso di rafforzamento della Dop economy italiana: un modello che guarda al futuro, investe sulla conoscenza, interpreta l’innovazione come strumento di tutela e promozione e riconosce nei territori, nei Consorzi e nelle istituzioni una rete essenziale per la definizione di strategie di sviluppo condivise. Nel suo intervento conclusivo, il presidente di Origin Italia Cesare Baldrighi ha ringraziato i Consorzi di tutela pugliesi aderenti all’associazione e il Comune di Altamura per il contributo determinante all’organizzazione dell’Assemblea, sottolineando come la partecipazione registrata e la presenza qualificata delle istituzioni abbiano confermato la forza del sistema consortile e la capacità delle Indicazioni Geografiche di generare relazioni, progettualità e visione condivisa.</p>
<p>A completamento dei lavori assembleari, gli ospiti hanno partecipato a visite presso aziende aderenti ai Consorzi di tutela pugliesi DOP e IGP, vivendo un’esperienza diretta nei territori di produzione attraverso degustazioni, incontri con gli operatori e attività sul campo. Un momento di conoscenza e condivisione che ha contribuito a rafforzare la coesione tra le filiere delle IG e a valorizzare il ruolo dei Consorzi come punto di raccordo tra produzione, territorio e istituzioni.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Consortium-31_Origin-Italia-assemblea.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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