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	<title>Consortium 2024/02 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Consortium 2024/02 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Le prospettive del nuovo Regolamento (UE) 2024/1143</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 10:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG2024]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La legislatura europea appena conclusa ci ha lasciato in eredità un importante strumento per la crescita e il progresso delle Indicazioni Geografiche: il nuovo Regolamento (UE) 2024/1143. Frutto delle esperienze europee iniziate nel 1991 con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La legislatura europea appena conclusa ci ha lasciato in eredità un importante strumento per la crescita e il progresso delle Indicazioni Geografiche: il <strong>nuovo Regolamento (UE) 2024/1143</strong>. Frutto delle esperienze europee iniziate nel 1991 con l&#8217;introduzione delle DOP IGP, questo Regolamento rappresenta un significativo passo avanti. Desideriamo ringraziare <strong>Paolo De Castro</strong>, padre della riforma, e tutti coloro che hanno contribuito a questa impresa sistemica, che per la prima volta unifica in una stessa norma la regolamentazione del cibo, del vino e delle bevande spiritose di qualità.</p>
<p>Con questo numero di Consortium si inaugura uno <strong>SPECIALE</strong> dedicato agli <strong>approfondimenti tecnico-giuridici sul nuovo Regolamento</strong>, che ci consentirà di esplorare numerose implicazioni e opportunità. Docenti ed esperti del settore ci offriranno una panoramica completa delle potenzialità del nuovo testo legislativo, aiutandoci anche a comprendere meglio le eventuali criticità. Iniziamo questo approfondimento con due interventi: il primo del Professor <strong>Ferdinando Albisinni</strong>, che ci ha fornito una visione lucida e originale, evidenziando come questo provvedimento rappresenti una svolta significativa per il settore; il secondo di <strong>Stefano Vaccari</strong>, attuale dirigente del Masaf, che ha sottolineato l&#8217;importanza del riconoscimento che il nuovo Regolamento attribuisce alle IG come presidio culturale europeo.</p>
<p>Sempre in merito al nuovo Regolamento che, grazie anche al lavoro svolto negli anni dalla Fondazione Qualivita, introduce tra le varie deleghe assegnate ai Consorzi di tutela la possibilità di gestire servizi turistici con una specifica funzione &#8220;didattica&#8221;, offriamo una <strong>riflessione sul Turismo DOP</strong> attraverso uno specifico <strong>FOCUS</strong>. Questa nuova idea di turismo enogastronomico mira a distinguere le attività turistiche legate alle Indicazioni Geografiche da quelle più generiche del turismo enogastronomico più ad &#8221;uso commerciale&#8221;. Sul tema del turismo e delle produzioni agricole, è fondamentale affrontare anche le questioni legate alla sostenibilità, che non possono essere separate dalle Indicazioni Geografiche. Con <strong>Marina Montedoro</strong>, presidente dell&#8217;<strong>Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene</strong>, abbiamo approfondito l&#8217;aspetto della gestione corretta di un&#8217;area riconosciuta come patrimonio Unesco, che si sovrappone a una zona di produzione di un prodotto DOP. L&#8217;osservatorio che ha realizzato Fondazione Qualivita www.turismodop.it si presta come primo strumento di raccolta dati proprio per gestire al meglio il turismo enogastronomico da parte dei Consorzi e delle imprese. Il tema del <strong>turismo e delle IG come strumento di marketing territoriale</strong> trova particolare spazio anche fra gli articoli di analisi in questo numero di Consortium, insieme a studi sull&#8217;economia circolare, sulla sostenibilità ambientale e sulla forza del le reti locali delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p>Importanti novità provengono anche dall&#8217;<strong>Assemblea di Origin Italia</strong> che, come anticipato nel numero scorso, ha aderito alla <strong>strategia FAO sulla sostenibilità</strong>. L&#8217;obiettivo ambizioso è definire e applicare uno standard di sistema entro il 2030 per tutte le Indicazioni Geografiche italiane. Durante la stessa occasione, <strong>Diego Canga Fano</strong>, di rettore delle Indicazioni Geografiche della DG AGRI, ha annunciato la volontà della Commissione di avviare un piano d&#8217;azione a livello europeo.</p>
<p>Per concludere dobbiamo riconoscere l&#8217;impegno straordinario del Ministero, e in particolare del Ministro <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, che nei primi sei mesi del 2024 ha attuato una serie di <strong>iniziative di grande risonanza a sostegno del made in Italy,</strong> con un&#8217;attenzione speciale al settore DOP IGP. Le campagne promozionali abbinate a eventi sportivi, la collaborazione con enti internazionali e le iniziative di valorizzazione che hanno coinvolto cittadini, imprese, Consorzi di tutela ed enti territoriali, si sono basate su una strategia che valorizza la qualità, l&#8217;origine, la certificazione e la tracciabilità dei nostri prodotti. Questo impegno ha posizionato le produzioni DOP e IGP al vertice del modello italiano di qualità, rafforzando la fiducia degli operatori e di tutto il sistema delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p><em>Editoriale a cura di Mauro Rosati, direttore editoriale Consortium</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/01_Editoriale-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Atlante Qualivita Treccani in dono ai Capi di Stato del G7</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/atlante-qualivita-treccani-in-dono-ai-capi-di-stato-del-g7-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 10:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AtlanteQualivita2024]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[QualivitaAtlasG7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Realizzata un&#8217;edizione speciale dell&#8217;Atlante Qualivita-Treccani per il G7, con la prefazione del Premier Meloni e del Ministro ollobrigida, che racconta il made in Italy agroalimentare. L&#8217;agroalimentare made in Italy è stato al centro degli eventi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Realizzata un&#8217;edizione speciale dell&#8217;Atlante Qualivita-Treccani per il G7, con la prefazione del Premier Meloni e del Ministro ollobrigida, che racconta il made in Italy agroalimentare.</em></p>
<p>L&#8217;agroalimentare made in Italy è stato al centro degli eventi che si sono tenuti in occasione della Presidenza italiana del G7 2024 rappresentato dalle Indicazioni Geografiche, scelte come simbolo dell&#8217;eccellenza italiana, grazie ad una edizione speciale dell&#8217;Atlante Qualivita e uno spazio dedicato ai Consorzi di tutela all&#8217;interno dell&#8217;International Media Centre alla Fiera del Levante di Bari.<br />
Proprio per promuovere l&#8217;eccellenza agroalimentare made in Italy, il Governo italiano ha scelto l&#8217;Atlante Qualivita edizione Treccani, l&#8217;opera che raccoglie il patrimonio a Indicazione Geografica italiano, come dono per accogliere i Capi di Stato dei Paesi partecipanti al G7, tenutosi in Puglia dal 13 al 15 giugno 2024. Nell&#8217;occasione è stata realizzata una versione speciale dell&#8217;opera in lingua inglese con la prefazione del Premier <strong>Giorgia Meloni</strong> e del Ministro dell&#8217;agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste <strong>Francesco Lollobrigida</strong>.</p>
<p>Una scelta che conferma l&#8217;<strong>importanza del cibo di alta qualità come strumento di soft power</strong>, proprio per la sua capacità di diffondere i valori di riferimento del Paese, insieme alla cucina italiana, recentemente candidata a patrimonio Unesco e colonna portante della <strong>Dieta Mediterranea</strong>. Non a caso l&#8217;Italia è il Paese con più prodotti DOP IGP al mondo, capaci di esprimere la grande cultura enogastronomica nazionale, il valore e la biodiversità delle filiere territoriali.</p>
<p>L&#8217;edizione speciale dell&#8217;Atlante Qualivita &#8221;G7 Italia 2024&#8221; racconta l&#8217;identità di questo patrimonio ed è stata realizzata con il supporto del Masaf appositamente per offrire agli ospiti internazionali del forum un&#8217;espressione di punta della cultura e dell&#8217;eccellenza made in Italy.</p>
<p>&#8221;I prodotti DOP, IGP e STG rappresentano un asset strategico dell&#8217;economia italiana. Le decine di migliaia di imprese impegnate nel settore generano un indotto fondamentale per i territori e l&#8217;occupazione e trascinano l&#8217;export agroalimentare nazionale. Il Governo ringrazia la Fondazione Qualivita e l&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana &#8211; Treccani per aver realizzato e pubblicato questo Atlante, una vera e propria guida per esplorare il mondo della Dop economy italiana, conoscere i prodotti dell&#8217;enogastronomia italiana e scoprire le storie, le persone e i paesaggi che sono dietro ad ogni etichetta. […] L&#8217;Italia è un modello, e offre al mondo il suo patrimonio unico, di conoscenze e competenze, anche per affrontare la sfida globale della sicurezza alimentare, tra le priorità della Presidenza italiana del G7&#8221;. Dalla prefazione del Presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>.</p>
<p>Durante il G7, inoltre, la rappresentazione dell&#8217;agroalimentare italiano ha avuto ampia visibilità anche nell&#8217;ambito dell&#8217;<strong>International Media Centre alla Fiera del Levante di Bari</strong>, lo spazio da cui oltre mille giornalisti accreditati hanno seguito i lavori del forum. Oltre alla presentazione dell&#8217;Atlante Qualivita tenutasi durante la conferenza di apertura degli spazi espositivi del made in Italy, dal 13 giugno si sono tenuti numerosi <strong>eventi formativi e di degustazione dei prodotti DOP IGP realizzati e guidati dai Consorzi</strong> <strong>di tutela</strong> con la collaborazione di <strong>Origin Italia</strong>.</p>
<p><em>Editoriale a cura di Mauro Rosati, direttore editoriale Consortium</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/02_G7-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Indicazioni Geografiche e innovazioni disciplinari: il nuovo Pacchetto Qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazioni-disciplinari-il-nuovo-pacchetto-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Regolamento (UE) 2024/1143 introduce novità rilevanti nella disciplina IG, nel merito e anche nel disegno istituzionale, nelle competenze e procedure. I produttori e le organizzazioni sono al centro della regolazione, che si propone quale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Regolamento (UE) 2024/1143 introduce novità rilevanti nella disciplina IG, nel merito e anche nel disegno istituzionale, nelle competenze e procedure. I produttori e le organizzazioni sono al centro della regolazione, che si propone quale modello ben oltre i confini politici e disciplinari.</em></p>
<h4>Un modello unitario e una disciplina sistemica</h4>
<p>Il nuovo Regolamento (UE) 2024/ll43 del Parlamento Europeo e del Consiglio, dell&#8217;11 aprile 2024, in applicazione dal 13 maggio 2024, ha introdotto una disciplina originale e innovativa in tema di Indicazioni Geograɦche e di altre Indicazioni di qualità. Il legislatore europeo, che oltre dieci anni fa aveva regolato in un unico testo DOP, IGP, e STG dei prodotti agricoli e alimentari, e altri regimi di qualità, prosegue lungo un percorso di riordino sistemico, regolando in modo unitario anche i vini e le bevande spiritose, sin qui oggetto di testi normativi formalmente (ed in più punti<br />
anche sostanzialmente) separati e distinti.</p>
<p>Tutto ciò ha conseguenze rilevanti, anzitutto quanto alla configurazione unitaria dei prodotti del territorio, espressamente riconosciuti nel loro insieme come &#8221;<em>un punto di forza e un vantaggio competitivo importante per i produttori dell&#8217;Unione e … parte integrante del suo patrimonio culturale e gastronomico vivo</em>&#8221; (considerando 6 del Reg.).<br />
Sul piano operativo ne deriva la generalizzata applicazione della tutela <em>ex officio</em>, con obbligo di intervento a tutela delle IG da parte delle Autorità degli Stati di commercializzazione oltre che di quelli di produzione; tutela <em>ex officio</em>, che il Regolamento del 2012 aveva introdotto con formula innovativa ma limitata alle sole DOP e IGP dei prodotti agricoli e alimentari, e che oggi è estesa anche alle IG del vino e delle bevande spiritose.</p>
<blockquote><p><strong>Ferdinando Albisinni</strong> è professore ordinario di Diritto Agrario presso l’Università degli Studi della Tuscia e Accademico Emerito dell’Accademia dei Georgofili.</p></blockquote>
<p>Sul piano dei modelli, il nuovo Regolamento introduce altresì un&#8217;esplicita estensione della tutela ai nomi di dominio (artt. 26 e 35) sin qui non espressamente considerati, nonché regole innovative quanto alla relazione fra IG e marchi (art. 3l). Novità importanti riguardano poi l&#8217;espressa applicazione della disciplina a tutti i prodotti realizzati nel territorio dell&#8217;Unione Europea, anche se destinati esclusivamente all&#8217;esportazione al di fuori dell&#8217;Unione (art. 26), e l&#8217;adozione di disposizioni in tema di uso dell&#8217;IG nella denominazione di vendita di prodotti che contengono tale IG fra i propri ingredienti, con la previsione, fra l&#8217;altro, della preventiva notifica scritta di tale uso al gruppo riconosciuto di produttori (art. 27).</p>
<p>Trova conferma, nelle nuove disposizioni così introdotte, il dialogo fra istituzioni europee e nazionali, e fra legislatori e giudici (ad esempio quanto all&#8217;adozione di una specifica disciplina UE sull&#8217;uso del nome protetto all&#8217;interno della denominazione di prodotti composti, che propone alcune prime risposte al noto caso dello Champagne Sorbet deciso dalla Corte di giustizia, e riprende alcuni elementi della disciplina italiana; e quanto all&#8217;estensione della tutela anche ai prodotti destinati esclusivamente all&#8217;esportazione al di fuori del territorio dell&#8217;Unione, che offre risposte alle criticità evidenziate dalla Corte di giustizia nella decisione del 2022 sulla produzione in Danimarca di un formaggio denominato &#8221;Feta&#8221;, che non rispettava il disciplinare di tale prodotto).</p>
<h4>Il ruolo centrale assegnato alle collettività dei produttori</h4>
<p>Nell&#8217;originale disegno introdotto dal nuovo Regolamento, un ruolo centrale è assegnato alle collettività di produttori, investite del governo delle denominazioni e chiamate a rispondere alle domande, anche in tema di so stenibilità, dell&#8217;intera società, complessivamente intesa, oltre che dei produttori e dei consumatori.</p>
<p>Se i primi regolamenti del 1992 dichiaratamente miravano a proteggere i nomi di prodotti agricoli e alimentari di qualità al fine di sostenere economicamente &#8221;il mondo rurale&#8221; e &#8221;i redditi degli agricoltori&#8221;, e il regolamento del 2012 aveva affiancato la tutela &#8221;del patrimonio culturale e gastronomico vivo&#8221; all&#8217;obiettivo di sostenere i redditi degli agricoltori, il nuovo Pacchetto Qualità del 2024 ha esplicitamente posto al centro della propria attenzione le comunità dei produttori.</p>
<p>Tale prospettiva è largamente presente nelle singole disposizioni, e così nell&#8217;art. 4, rubricato &#8221;Obiettivi&#8221;, che alla lettera (a) individua quale primo obiettivo assegnato alla nuova disciplina quello di operare: &#8221;garantendo che i produttori che agiscono collettivamente dispongano dei poteri e delle responsabilità necessari per gestire l&#8217;Indica zione Geografica in questione, anche per rispondere alle esigenze della società, ad esempio per la salute e il benes sere degli animali, rivolte a prodotti che sono il risultato di una produzione sostenibile nelle sue tre dimensioni di valore economico, ambientale e sociale, e per operare e essere competitivi sul mercato.&#8221;; e nell&#8217;art. 32, lì ove si prevede che: &#8221;4. Un gruppo di produttori può svolgere in particolare i compiti seguenti: d) concordare le pratiche sostenibili di cui all&#8217;articolo 7, comprese nel disciplinare o separate da quest&#8217;ultimo, anche con disposizioni per verificare la conformità con tali pratiche e garantire ad esse un&#8217;adeguata pubblicità, in particolare in un sistema di informazione fornito dalla Commissione; e) intrapren dere azioni per migliorare le prestazioni dell&#8217;Indicazione Geografica, in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica&#8221;.</p>
<p>Queste norme rendono esplicito, sul piano delle regole, quanto solennemente dichiarato nelle premesse del nuovo regolamento, lì ove si legge, al considerando 19: &#8221;I produttori che agiscono collettivamente hanno maggiori poteri rispetto ai singoli produttori e si assumono la responsabilità collettiva di gestire le loro Indicazioni Geografiche, anche rispondendo alle esigenze della società rivolte a prodotti che sono il risultato di una produzione sostenibile&#8230;&#8221;, con ciò riconoscendo espressamente in capo alle comunità di produttori la responsabilità collet tiva nell&#8217;uso delle IG nel mercato. Ne emerge un disegno, che valorizza fortemente le capacità di autogoverno, con un approccio down-up, che innova profondamente rispetto al tradizionale approccio bottom-down.</p>
<p>Ai compiti tradizionalmente assegnati alle collettività dei produttori, dalla presentazione delle domande di ricono scimento di nuove DOP e IGP e di modifica dei disciplinari di produzione, alla legittimazione ad agire in sede ammi nistrativa e giurisdizionale a tutela della denominazione, si aggiunge quello, assolutamente centrale, del governo della denominazione nel mercato. È una linea, che da alcuni anni è presente nelle generali riforme della PAC, con il riconoscimento alle organizzazioni dei produttori e alle loro associazioni del compito di operare nel mercato all&#8217;interno di un quadro di specia-lità delle regole.</p>
<p>Il nuovo Pacchetto Qualità fa però un ulteriore passo in avanti, lì ove individua nei produttori e nelle loro organizzazioni i soggetti centrali per la realizzazione delle finali tà assegnate ai Prodotti di Qualità, e dunque delle stesse finalità assegnate alla PAC.</p>
<p>I produttori organizzati acquistano nel disegno europeo un ruolo essenziale nella relazione con il mercato, e con i consumatori. Da ciò una serie di disposizioni, rivolte anche agli Stati membri, intese ad assicurare la democraticità e la rappresentatività di tali organizzazioni nella definizione delle strutture interne e nell&#8217;operatività quotidiana (artt. 32-34), valorizzando l&#8217;attenzione alla sostenibilità (artt. 7-8); disposizioni che incidono in misura significativa sul modello di governo del settore, a livello nazionale oltre che unionale.</p>
<h4>La sostenibilità quale canone identitario delle IG</h4>
<p>Peculiare rilievo è assegnato alla &#8221;sostenibilità&#8221;, nelle sue plurime declinazioni come &#8221;sostenibilità, ambientale, sociale o economica o di benessere degli animali&#8221; (art. 7), con la richiamata attribuzione alle organizzazioni dei produttori di un ruolo di leadership nella promozione di produzioni sostenibili (art. 4), la previsione di relazioni periodiche sulla sostenibilità delle pratiche utilizzate (art. 8), e l&#8217;inserimento delle pratiche sostenibili all&#8217;interno del disciplinare (art. 49).</p>
<h4>La dimensione unionale e quella transnazionale</h4>
<p>Il nuovo regolamento introduce norme assai dettagliate sui procedimenti e sulle opposizioni, superando le incertezze che in tema di riconoscimento di DOP e IGP avevano portato in anni recenti ad irrisolti conflitti giudiziali; affianca alle formali opposizioni il nuovo istituto della &#8221;notifica di osservazioni&#8221; (art. 26); semplifica le procedure di modifica dei disciplinari (art. 24).</p>
<p>La competenza a decidere sulle domande di registrazione e di cancellazione di una IG, così come quella relativa alle richieste di modifica dei disciplinari nei punti maggiormente rilevanti, è confermata in capo alla Commissione europea (artt. 21, 24, e 25), mentre è assegnato all&#8217;EUIPO (innovando rispetto alla disciplina precedente) il compito di gestire e tenere aggiornato il registro delle IG, fermo restando che spetta alla Commissione la decisione sulla denominazione (art. 22).</p>
<p>La dimensione transnazionale – coerentemente con una li nea emersa più volte nei i recenti provvedimenti in materia agroalimentare – è anch&#8217;essa presente in misura crescente rispetto ai testi precedenti, con la previsione di specifiche procedure di registrazione di prodotti di Paesi terzi (artt. 14 e 57) nonché di opposizione da parte di soggetti di Paesi terzi (art. 17), di emendamenti alle registrazioni, e di controlli nei Paesi terzi.</p>
<p>In una parola la dimensione transnazionale, sia in entrata che in uscita, si conferma componente essenziale della disciplina europea in materia di IG, così come avvenuto di recente con la proiezione esterna alla UE della disciplina delle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare.</p>
<h4>Il modello espansivo della disciplina delle IG dei prodotti agricoli e alimentari</h4>
<p>Occorre aggiungere che l&#8217;innovazione disciplinare, introdotta in riferimento alle Indicazioni Geografiche del settore agroalimentare, si propone quale modello espansivo, che va ben oltre tale settore. Pochi mesi fa è stato emanato l&#8217;inno vativo Regolamento (UE) 2023/2411 che, ad oltre 30 anni dal Regolamento (CE) n. 2081/1992, ha previsto la registrazione e la protezione, in sede europea e internazionale, di Indi cazioni Geografiche che designano prodotti artigianali e industriali, riprendendo in molti aspetti, a partire dalle definizioni e dagli strumenti di tutela, le esperienze disciplinari elaborate in ambito agroalimentare.</p>
<p>Il diritto europeo delle IG dei prodotti agricoli e alimentari, muovendo dal fondo e dal territorio si conferma così quale modello innovativo ed espansivo, operante ben oltre i confini geografici e di area disciplinare.</p>
<p>Resta da verificare in che misura gli ordinamenti nazionali sapranno adeguarsi a queste sollecitazioni e a queste sfide.</p>
<blockquote><p><strong>Autori</strong><br />
<em>F. Albisinni</em></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>Il nuovo Regolamento (UE) 2024/1143 dell’11 aprile 2024, in applicazione dal 13 maggio 2024, in tema di Indicazioni Geografiche e di altre Indicazioni di qualità, ha introdotto significative innovazioni nella disciplina della materia, sia sotto il profilo sistematico (nella misura in cui ha raccolto in un unico testo normativo le disposizioni sulle IG dei prodotti agricoli e alimentari e quelle sulle IG dei vini e della bevande alcoliche), sia nel merito (ad esempio quanto all’uso delle IG come ingredienti di prodotti composti), sia e soprattutto quanto al governo delle IG nel mercato.</p>
<p>Un ruolo centrale è stato assegnato alle comunità dei produttori, radicate localmente ed organizzate nel rispetto dei principi fissati dal Regolamento, con una proiezione transnazionale della tutela, che va oltre gli stessi confini dell’Unione Europea.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Commissione Europea, <a href="https://agriculture.ec.europa.eu/farming/geographical-indications-and-quality-schemes_it">https://agriculture.ec.europa.eu/farming/geographical-indications-and-quality-schemes_it</a></li>
<li>Comunicazioni della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni:</li>
<li><em>Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura. Comunicazione sulla politica agricola comune post 2020</em>, Bruxelles, 29 novembre 2017, COM(2017) 713 final;</li>
<li><em>Il Green Deal europeo</em>, Bruxelles, 11 dicembre 2019, COM(2019) 640 final;</li>
<li><em>Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030. Riportare la natura nella nostra vita, Bruxelles, </em>5.2020, COM(2020) 380 final;</li>
<li><em>Una strategia “Dal produttore al consumatore” per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente</em>, Bruxelles, 20 maggio 2020, COM(2020) 381 final;</li>
<li><em>Sfruttare al meglio il potenziale innovativo dell&#8217;UE. Piano d&#8217;azione sulla proprietà intellettuale per sostenere la ripresa e la resilienza dell&#8217;UE</em>, Bruxelles, 25.11.2020</li>
<li>COM(2020) 760 final;</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/03_Ferdinando-Albisinni-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Le IG come patrimonio culturale dell&#8217;UE: prime riflessioni sul nuovo Regolamento UE</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/le-ig-come-patrimonio-culturale-dellue-prime-riflessioni-sul-nuovo-regolamento-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo viene analizzato il legame tra patrimonio culturale europeo e le Indicazioni Geografiche. Con la Riforma del sistema delle Indicazioni Geografiche viene segnato un passo avanti per la costruzione dell&#8217;identità europea: questa infatti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In questo articolo viene analizzato il legame tra patrimonio culturale europeo e le Indicazioni Geografiche. Con la Riforma del sistema delle Indicazioni Geografiche viene segnato un passo avanti per la costruzione dell&#8217;identità europea: questa infatti sancisce che i prodotti IG dell&#8217;Unione sono &#8221;parte integrante del suo patrimonio culturale e gastronomico vivo&#8221;</em></p>
<p>Dopo circa due anni di dibattito serrato l&#8217;Unione Europea ha approvato l&#8217;attesa riforma della regolamentazione delle Indicazioni Geografiche, includendo in un unico Regolamento la disciplina dei prodotti agricoli, dei vini e delle bevande spiritose a Indicazione Geografica (1). Il percorso legislativo non è stato semplice anche perché le critiche all&#8217;unificazione della normativa non sono mancate, specie in Italia e paradossalmente proprio dal mondo delle DOC del vino (2). La normativa europea sulle Indicazioni Geografiche, come noto, si era in precedenza fondata sul Reg. UE<br />
n. 1151/12 (3) per quanto riguarda i prodotti agricoli, sul Reg. UE n. 1308/2013 (4) relativamente ai vini e sul Reg. UE n. 2019/787 (5) per quanto concerne le bevande spiritose. In parallelo, con il Reg. (UE) 2017/1001 (6) era stato disciplinato il marchio dell&#8217;Unione Europea e istituito l&#8217;Ufficio dell&#8217;UE per la proprietà intellettuale.</p>
<p>Il nuovo Regolamento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale CE nell&#8217;aprile 2024, interviene su tutte le predette basi giuridiche definendo una sorta di Testo unico delle IG europee. Si tratta di un Regolamento assai corposo sia nelle premesse (85 considerando), che nell&#8217;articolato (89 articoli) che cerca di unificare procedure e protezione dei diritti di proprietà intellettuale riferiti alle IG alimentari. Ricordiamo infatti che nell&#8217;UE esistono anche le Indicazioni Geografiche dei prodotti artigianali la cui normativa è affidata al Reg. (UE) 2023/2411 (7).</p>
<p>In questo primo, necessariamente sintetico, commento ci si sofferma su un aspetto apparentemente poco operativo della nuova normativa sulle IG, ma fondamentale per comprendere la portata della norma: il legame tra il patrimonio culturale europeo e le Indicazioni Geografiche.</p>
<blockquote><p><strong>Stefano Vaccari </strong>economista e giurista, ha ricoperto a lungo incarichi di vertice nell&#8217;Amministrazione agricola italiana. È stato Capo Dipartimento e direttore generale presso il Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.</p></blockquote>
<p>Nel 2012, il primo dei considerando del Reg. UE n. 1151/12 sulle IG food sancì: &#8220;<em>La qualità e la varietà della produzione agricola, ittica e dell&#8217;acquacoltura dell&#8217;Unione rappresentano un punto di forza e un vantaggio competitivo importante per i produttori dell&#8217;Unione e sono parte integrante del suo patrimonio culturale e gastronomico vivo. Ciò è dovuto alle competenze e alla determinazione degli agricoltori e dei produttori dell&#8217;Unione, che hanno saputo preservare le tradizioni pur tenendo conto dell&#8217;evoluzione dei nuovi metodi e materiali produttivi</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;inserimento dei prodotti agricoli di qualità nel patrimonio culturale dell&#8217;UE non è stato privo di significato pratico. L&#8217;art. 3 par. 3 del Trattato UE sancisce solennemente che l&#8217;Unione Europea &#8221;<em>rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo</em>.&#8221;. Ciò significa che l&#8217;UE è, prima ancora degli Stati membri, titolare della missione di salvaguardia e tutela del patrimonio culturale, anche con riferimento alle Indicazioni Geografiche. Sotto il profilo pratico il Reg. 1151/12, all&#8217;art. 13, par. 3, ha introdotto il meccanismo di protezione dei nomi a IG noto come <em>ex officio</em>, per il quale &#8221;<em>Gli Stati membri adottano le misure amministrative e giudiziarie adeguate per prevenire o far cessare l&#8217;uso illecito delle Denominazioni di Origine Protette e delle Indicazioni Geografiche Protette ai sensi del paragrafo 1, prodotte o commercializzate in tale Stato membro.</em>&#8221;. In coerenza con la missione di salvaguardia del patrimonio culturale dell&#8217;UE, tutti gli stati membri sono quindi obbligati ad assicurare protezione a tutti i prodotti UE che si fregiano di IG.</p>
<p>Sino all&#8217;approvazione del nuovo Regolamento il meccanismo di protezione dei vini e degli spiriti era differente, basato su norme derivanti dall&#8217;Organizzazione Comune di Mercato dei vini o specifiche per gli spiriti, tali da assicurare una protezione sostanziale ai nomi registrai ma non ricadente sotto il cappello protettivo dell&#8217;art. 3, par. 3 del Trattato mancando, nei Regolamenti nn. 1308/13 e 2019/787 l&#8217;esplicito aggancio tra IG e patrimonio culturale dell&#8217;UE.</p>
<p>La sostanziale efficacia della protezione derivante dalla registrazione del nome nel registro UE eAmbrosia (8), vale a dire il Registro europeo delle Indicazioni Geografiche, non deve far dimenticare che la base giuridica di tale protezione, per i vini e gli spiriti, era costituita da una regolamentazione di settore, vale a dire la Politica Agricola Comune, come tale soggetta a modifiche ed evoluzioni contingenti. La PAC è stata per oltre sessant&#8217;anni la principale politica dell&#8217;UE in termini finanziari e non solo: nel corso dei decenni la PAC ha saputo inglobare numerose finalità extragricole attuando politiche di sicurezza alimentare, ambientali e commerciali, sempre avendo come base giuridica gli articoli da 38 a 44 dell&#8217;attuale Trattato FUE. Per fare due esempi, la PAC ha costituito base giuridica per la normativa unionale sul food security (Reg. n. 178/02) e per le pratiche commerciali sleali (Dir. n. 633/19).</p>
<p>Negli ultimi cinque anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una decisa invasione di campo da parte di altre politiche, a cominciare da quelle ambientali e sanitarie, che hanno ridotto significativamente la sfera di influenza della PAC anche su materie afferenti la produzione agroalimentare. Un esempio su tutti è la normativa UE in materia di uso del suolo e carbon farming, discendente dal Green Deal e che ha come base giuridica l&#8217;art. 192 del TFUE, vale a dire la politica ambientale.</p>
<p>La digressione sull&#8217;impiego della PAC quale base giuridica di determinate politiche è funzionale a mostrare come la tutela dei vini e degli spiriti, prima del nuovo Regolamento sulle IG, fosse comunque influenzabile dai rapporti di forza delle diverse politiche unionali. Essendo vini e spiriti prodotti contenenti alcool, è nota la posizione di parte della Commissione Europea e di numerosi Stati membri mirante a un ridimensionamento delle politiche indirizzate al settore e a un&#8217;etichettatura precauzionale come quella adottata dall&#8217;Irlanda, con il placet della Commissione Europea, recante l&#8217;avviso: &#8221;&#8221;Il vino nuoce gravemente alla salute&#8221;.</p>
<p>Il nuovo Regolamento UE sulle IG introduce importanti novità portando tutti i prodotti a IG sotto l&#8217;ala protettiva dell&#8217;art. 3, par. 3 del Trattato UE.</p>
<p>Il 6° considerando, riprendendo quanto già enunciato per le IG food nel Reg. 1151/2, sancisce che: &#8220;<em>La qualità e la varietà della produzione agricola e alimentare dell&#8217;Unione rappresentano un punto di forza e un vantaggio competitivo importante per i produttori dell&#8217;Unione e sono parte integrante del suo patrimonio culturale e gastronomico vivo. Ciò è dovuto alle competenze e alla determinazione dei produttori, che hanno saputo preservare le tradizioni e l&#8217;identità culturale come parte del patrimonio dell&#8217;Unione, pur tenendo conto dell&#8217;evoluzione dei nuovi metodi e materiali produttivi i che hanno fatto dei prodotti tradizionali dell&#8217;Unione un simbolo di qualità</em>&#8221;.</p>
<p>Tutti i prodotti normati dal nuovo Regolamento, cioè food, wine &amp; spirits, sono parte integrante del patrimonio culturale UE.</p>
<p>L&#8217;8° considerando si spinge ad affermare che: &#8220;<em>I prodotti di alta qualità rappresentano una delle maggiori risorse dell&#8217;Unione, sia per la nostra economia che per la nostra identità culturale. Tali prodotti sono la più forte rappresentazione del marchio &#8221;made in the EU&#8221;, riconoscibile in tutto il mondo, che genera crescita e tutela il nostro patrimonio. I vini, le bevande spiritose e i prodotti agricoli sono una risorsa europea che deve essere ulteriormente rafforzata e protetta</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;affermazione che i prodotti di alta qualità siano &#8221;<em>la più forte rappresentazione del marchio &#8221;made in the EU&#8221;, riconoscibile in tutto il mondo, che genera crescita e tutela il nostro patrimonio</em>&#8221; , nella sua enfasi, induce ad alcune riflessioni. Il Considerando introduce una definizione di prodotti &#8221;ad alta qualità&#8221;, non esplicitamente presente nella precedente normativa, che definiva &#8221;prodotti di qualità&#8221; le IG registrate. La costruzione della frase sembra indicare che l&#8217;aggettivo &#8221;alta&#8221; sia una semplice enfasi sulla categoria &#8221;prodotti di qualità&#8221; e che voglia ricomprendere non solo le IG, ma anche i prodotti che si fregiano delle &#8221;indicazioni facoltative di qualità&#8221; di cui agli artt. 74 e ss. del nuovo Regolamento. Se nella definizione di &#8221;prodotti di alta qualità&#8221; sono quindi ricompresi tutti i regimi di qualità di cui al nuovo Regolamento, non si può non riconoscere un favor dell&#8217;UE, sotto il profilo dell&#8217;identità europea, a tali prodotti, ben superiore a quello riguardante tutti gli altri prodotti commerciali registrati a marchio EU. I prodotti agroalimentari di qualità, in quanto patrimonio culturale dell&#8217;UE, hanno quindi un&#8217;identità dal valore superiore al mero regime giuridico di protezione che contraddistingue gli ordinari Diritti di Proprietà Intellettuale (IPR).</p>
<p>I considerando 18 e 20 pongono quindi l&#8217;accento sul fatto che &#8221;Garantire il riconoscimento e la protezione uniformi nell&#8217;intera Unione dei diritti di proprietà intellettuale connessi ai nomi protetti nell&#8217;Unione è una priorità che può essere conseguita efficacemente solo a livello di Unione (9), e che &#8221;Un sistema unitario ed esclusivo di Indicazioni Geografiche dovrebbe contribuire in maniera significativa ad accrescere la conoscenza, il riconoscimento e la comprensione dei consumatori, sia nell&#8217;Unione che nei Paesi terzi, riguardo ai simboli, alle indicazioni e alle abbreviazioni che attestano la partecipazione ai regimi di qualità europei&#8221; (10).</p>
<p>Da un lato vi è dunque una specificità delle Indicazioni Geografiche europee in termini di valori identitari rispetto ai trade marks, dall&#8217;altro vi è la volontà dell&#8217;Unione di avere una gestione omogenea e centralizzata a livello europeo dell&#8217;intera materia dei marchi, affidando all&#8217;EUIPO il mantenimento e l&#8217;aggiornamento del registro dell&#8217;Unione in relazione a registrazioni, modifiche e cancellazioni di Indicazioni Geografiche (art. 23 nuovo Regolamento).</p>
<p>L&#8217;unificazione della normativa sulle Indicazioni Geografiche di vino, spiriti e prodotti agricoli non è dunque un&#8217;operazione di semplificazione e razionalizzazione delle procedure europee ma costituisce un passo in avanti rilevante per la costruzione dell&#8217;identità europea, e ciò in un momento delicato per la politica Agricola Comune, base giuridica e fondamento produttivo delle Indicazioni Geografiche europee, ma anche faro illuminante per le politiche agricole nazionali.</p>
<blockquote><p><strong>Riferimenti</strong></p>
<ol>
<li>Il Regolamento è stato definitivamente adottato dal Parlamento europeo il 28 febbraio 2024 ed è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell&#8217;UE.</li>
<li>Ancora nell&#8217;aprile 2023 le rappresentanze delle Indicazioni Geografiche del vino, a cominciare da FEDERDOC, erano in larga parte contrarie ad unificare la normativa con il food. https://www.vinitaly.com/magazine/il-vino-d-italia-e-d-europa-e-diviso- sulla-riforma-delle-indicazioni-geografiche/</li>
<li>Regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari</li>
<li>Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i Regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio.</li>
<li>Regolamento (UE) 2019/787 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione e all&#8217;etichettatura delle bevande spiritose, all&#8217;uso delle denominazioni di bevande spiritose nella presentazione e nell&#8217;etichettatura di altri prodotti alimentari, nonché alla protezione delle Indicazioni Geografiche delle bevande spiritose e all&#8217;uso dell&#8217;alcole etilico e di distillati di origine agricola nelle bevande alcoliche, e che abroga il Regolamento (CE) n. 110/2008.</li>
<li>Regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2017 sul marchio dell&#8217;Unione Europea.</li>
<li>Regolamento (UE) 2023/2411 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 ottobre 2023 relativo alla protezione delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali e che modifica i Regolamenti (UE) 2017/1001 e (UE) 2019/1753</li>
<li>https://ec.europa.eu/agriculture/eambrosia/geographical-indications-register/</li>
<li>Considerando 18</li>
<li>Considerando 20</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/04_Stefano-Vaccari-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Dal nuovo Regolamento europeo sulle IG un passo avanti per lo sviluppo del &#8220;Turismo DOP&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dal-nuovo-regolamento-europeo-sulle-ig-un-passo-avanti-per-lo-sviluppo-del-turismo-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Enogastronomico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualivita e Origin Italia lanciano l&#8217;Osservatorio Turismo DOP per supportare la conoscenza, rafforzare la governance dei Consorzi di tutela e promuovere una strategia di settore Nel comparto dell&#8217;agroalimentare si stanno affermando nuove strategie di valorizzazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Qualivita e Origin Italia lanciano l&#8217;Osservatorio Turismo DOP per supportare la conoscenza, rafforzare la governance dei Consorzi di tutela e promuovere una strategia di settore</em></p>
<p>Nel comparto dell&#8217;agroalimentare si stanno affermando nuove strategie di valorizzazione legate alla dimensione turistica nel territorio di origine che assumono sempre più il valore di un&#8217;etichetta &#8221;viva&#8221; del prodotto locale e in particolare della sua massima espressione qualitativa: l&#8217;Indicazione Geografica.</p>
<blockquote><p><strong>Mauro Rosati, </strong>esperto di Indicazioni Geografiche e politiche agricole è direttore della Fondazione Qualivita e di Origin Italia</p></blockquote>
<h4>Il fenomeno del turismo enogastronomico</h4>
<p>Il turismo enogastronomico è uno di quei &#8221;comparti-gioiello&#8221; che, dopo le chiusure legate alla Pandemia, non hanno smesso di crescere sia nell&#8217;attrarre i mercati sia nel generare &#8221;esternalità positive&#8221; per i territori: in Italia si va dall&#8217;economia alla sostenibilità, dall&#8217;occupazione alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari e vitivinicole di qualità. Siamo di fronte a un mercato che gli analisti finanziari prevedono crescerà a una media annua del +17 % per la componente gastronomica e del +13% per la componente vino (Dati Forum Food &amp; Wine Tourism 2024).</p>
<p>Per sostenere questa crescita le istituzioni sono al lavoro su diversi piani, dalle linee guida per le buone pratiche e lo sviluppo sostenibile ad una legislazione sempre più evoluta. I forum mondiali annuali in ambito &#8221;Gastronomy and Wine Tourism&#8221; della UNWTO, l&#8217;Organizzazione Mondiale del Turismo dell&#8217;ONU, rappresentano probabilmente il punto di riferimento internazionale così come i lavori del Comitato per il turismo dell&#8217;OCSE. L&#8217;Italia, che nel 2024 ha scalato la classifica del Travel &amp; Tourism Development Index 2024 pubblicata dal Forum economico mondiale (Wef) piazzandosi al nono posto, ha nel turismo enogastronomico un punto di riferimento per l&#8217;esperienza dei territori.</p>
<p>Secondo l&#8217;edizione 2023 del &#8220;Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano&#8221; curato da Roberta Garibaldi, a cui la Fondazione Qualivita collabora fin dalle prime edizioni, il 58% degli italiani ha effettuato almeno un viaggio con principale motivazione enogastronomica nel 2023, con una stima di circa 9,6 milioni di persone. Questo rappresenta un aumento del 37% rispetto al 2016.</p>
<h4>Le norme sul turismo enogastronomico</h4>
<p>Le Strade del Vino e dei Sapori sono le prime esperienze italiane regolamentate nel turismo enogastronomico. Queste iniziative sono state istituite tramite specifiche leggi regionali, basandosi sulla legge quadro n. 268 del 27 luglio 1999. Tale normativa aveva l&#8217;obiettivo di promuovere lo sviluppo turistico e culturale delle aree vitivinicole, incentivando la collaborazione tra produttori, enti locali e operatori turistici.</p>
<p>Con il crescente interesse dei turisti per i temi enogastronomici, le autorità sovranazionali e nazionali stanno iniziando a colmare le lacune normative che hanno caratterizzato il settore per molti anni, dato che la stessa legge sulle Strade del Vino e dei Sapori non è stata in grado di dare risposte efficaci. In Italia, dato l&#8217;importante ruolo del comparto agroalimentare, la Legge di Bilancio 160/2019 ha previsto, a partire da gennaio 2021, che le disposizioni in materia di enoturismo contenute nella Legge di Bilancio 205/2017 fossero estese anche all&#8217;oleoturismo, ponendo così le prime basi legislative intersettoriali. La crescente domanda del comparto produttivo e l&#8217;intervento del legislatore nazionale hanno fornito agli enti regionali tutti gli elementi necessari per normare i settori dell&#8217;enoturismo e dell&#8217;oleoturismo. Le Regioni hanno quindi emanato leggi regionali e delibere utili a definire l&#8217;esercizio delle attività e a supportarne la promozione. Al 15 giugno 2024, secondo un&#8217;analisi di Qualivita-Origin Italia, sono 18 le Regioni intervenute a livello normativo con leggi, delibere o regolamenti: 17 in ambito enoturismo e 13 in quello oleoturismo. A livello europeo, con l&#8217;approvazione del nuovo regolamento 2024/1143 sulle Indicazioni Geografiche, viene assegnato ai Consorzi di tutela il compito di sviluppare specifici servizi turistici nel territorio di produzione. Queste attività mirano a diffondere informazioni e promuovere le caratteristiche dei prodotti DOP IGP ai consumatori. Con l&#8217;importanza crescente della Dop economy, il sistema dei Consorzi di tutela è chiamato a svolgere un ruolo di coordinamento e impulso nel delineare una strategia di sviluppo collettiva. Questo impegno mira a favorire non solo la crescita delle produzioni, ma anche l&#8217;economia territoriale nel suo insieme, incluso il comparto turistico, in modo sostenibile e coerente con i valori delle Indicazioni Geografiche. In quest&#8217;ottica, è opportuno differenziare il turismo enogastronomico, che comprende una vasta gamma di attività e operatori, dal &#8220;Turismo DOP&#8221;. Quest&#8217;ultimo qualifica specificamente le iniziative turistiche organizzate dalle imprese delle filiere IG o dai Consorzi di tutela, con l&#8217;obiettivo principale di promuovere e far conoscere i prodotti DOP IGP.</p>
<p>Tuttavia, per agire efficacemente e definire un progetto complessivo sul turismo enogastronomico, è necessario prima misurare e monitorare. Secondo una mappatura del 2022 condotta da UNWTO e OIV, il 70% dei Paesi non raccoglie sistematicamente dati sull&#8217;enoturismo – il comparto più evoluto – e il 70% non ha creato indicatori di sostenibilità sull&#8217;impatto del turismo del vino.</p>
<blockquote><p><em><strong>Turismo DOP</strong></em></p>
<p>Il Turismo DOP è il segmento del turismo enogastronomico caratterizzato da attività e servizi sui prodotti DOP IGP organizzati prevalentemente dai Consorzi di tutela e dalle imprese associate. Il Turismo DOP attira le persone verso luoghi rinomati per i loro prodotti DOP IGP attraverso attività che presentano finalità didattica, legata alla conoscenza delle caratteristiche distintive e storico-culturali del prodotto, in grado di tutelare la reputazione e garantire una percezione positiva della filiera, in chiave sostenibile e in coerenza con i valori delle Indicazioni Geografiche.</p>
<ul>
<li><em>Un gruppo di produttori può svolgere in particolare i compiti seguenti: […] diffusione di attività di informazione e promozione tese a comunicare ai consumatori le caratteristiche del prodotto designato da un&#8217;Indicazione Geografica, compreso lo sviluppo di servizi turistici nella pertinente zona geografica (Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, UE 2024/1143, p.103) • Con la riforma delle regole UE su Dop e Igp potrebbe decollare anche il turismo a Denominazione d&#8217;Origine. Tra le novità della bozza di regolamento che nei giorni scorsi è stata approvata dalla Commissione Agricoltura dell&#8217;Europarlamento è prevista anche una definizione delle competenze in materia turistica dei Consorzi di tutela. Si tratta dell&#8217;attribuzione di un ruolo istituzionale nella promozione del &#8220;turismo Dop&#8221; ovvero la ricettività turistica legata ai prodotti a Indicazione geografica. (Giorgio dell&#8217;Orefice, Il Sole 24 Ore, 29 aprile 2023, p.19).</em></li>
</ul>
</blockquote>
<h4>Il Progetto Osservatorio Turismo DOP</h4>
<p>Per supplire ad una carenza di dati strutturali, necessari alla formulazione di una strategia di settore volta a promuovere uno sviluppo territoriale sostenibile, Fondazione Qualivita, in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, sta realizzando l&#8217;Osservatorio Turismo DOP. Questo nuovo strumento potrà consentire al sistema delle Indicazioni Geografiche italiane di avere una visione completa del fenomeno turistico enogastronomico legato ai prodotti DOP IGP, attraverso il monitoraggio e l&#8217;analisi delle attività organizzate dai Consorzi di tutela e dalle imprese associate.</p>
<p>Numerose fonti sono già state raccolte grazie a un lavoro di ricerca su banche dati esistenti, siti dei Consorzi e delle imprese, includendo informazioni sugli eventi, normative nazionali, europee e internazionali, ricerche scientifiche e pubblicazioni di organismi internazionali. Ulteriori fonti sono in fase di acquisizione. Per la realizzazione del progetto, Fondazione Qualivita collabora in sinergia con i Consorzi di tutela DOP IGP riconosciuti, le aziende associate e altri enti di ricerca, organizzazioni e stakeholder del settore.</p>
<p>La banca dati informativa dell&#8217;osservatorio è accessibile attraverso un sito web dedicato &#8211; <a href="http://www.turismodop.it/">www.turismodop.it</a> &#8211; organizzato in quattro aree distinte (<strong>Figura 1</strong>):</p>
<ul>
<li>Attività</li>
<li>Normativa</li>
<li>Studi e Ricerche</li>
<li>Dati e indicatori</li>
</ul>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/Consortium_Turismo-DOP-Figura-1_20240711.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img class="adapt-img alignleft wp-image-471950 size-medium" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/Consortium_Turismo-DOP-Figura-1_20240711-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></a>L&#8217;Area Attività raccoglie un archivio, frutto dell&#8217;indagine Qualivita, contenente le principali esperienze legate allo sviluppo del turismo enogastronomico realizzate dai Consorzi di tutela. Le informazioni sono suddivise in quattro ambiti distinti: eventi; modelli organizzativi, formazione e promozione; infrastrutture materiali e immateriali; valorizzazioni (riconoscimenti territoriali come Unesco e Parchi Nazionali, certificazioni, ecc.).</p>
<p>L&#8217;Area Normativa ospita le fonti normative nazionali, regionali ed europee più rilevanti collegate al turismo enogastronomico, con un focus particolare sul Turismo DOP. Nell&#8217;Area Studi e Ricerche è riportato il monitoraggio delle pubblicazioni scientifiche relative al settore del turismo enogastronomico italiano e internazionale, con particolare attenzione ai prodotti a Indicazione Geografica, realizzate da enti di ricerca, università e altri soggetti accreditati.</p>
<p>L&#8217;Area Dati e Indicatori ospita dashboard con dati di interesse turistico e rappresenta l&#8217;obiettivo più ambizioso nel lungo periodo, mirando a costruire un riferimento statistico per un settore in continua evoluzione.</p>
<p>L&#8217;Osservatorio è stato concepito per far emergere un settore pronto a diventare un pilastro economico e sociale. Ha l&#8217;obiettivo di supportare la conoscenza, rafforzare la governance dei Consorzi di tutela e promuovere una strategia di settore, attraverso la condivisione e l&#8217;uso di dati e informazioni da parte degli attori del sistema DOP IGP.</p>
<h4>Nuovi compiti e nuove opportunità per i Consorzi di tutela</h4>
<p>Come evidenziato dal Prof. Albisinni, il nuovo Regolamento europeo rappresenta una disciplina sistemica che assegna ai Consorzi di tutela un ruolo centrale e di primo piano. In questa visione, i Consorzi di tutela hanno un compito significativo nel settore del turismo enogastronomico. Il Regolamento 2024/1143, che per la prima volta unisce i settori Cibo, Vino e Bevande spiritose a IG, stabilisce che i Consorzi sono responsabili della protezione e della promozione dei veri prodotti tipici anche in ambito turistico (<strong>Tabella 1</strong>). Ciò implica che essi siano i custodi delle tradizioni culinarie di una determinata regione o area geografica. Il loro lavoro di &#8221;vigilanza&#8221; sulle diverse esperienze turistiche legate alle DOP IGP deve quindi contribuire a preservare la qualità, l&#8217;autenticità e la reputazione dei prodotti, garantendo che i consumatori siano consapevoli dell&#8217;origine e delle caratteristiche distintive di tali eccellenze.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/Consortium_Turismo-DOP-Tabella-1_20240711.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img class="adapt-img alignleft wp-image-471951 size-medium" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/Consortium_Turismo-DOP-Tabella-1_20240711-300x280.jpg" alt="" width="300" height="280" /></a>La dimensione turistica nel territorio, in particolare nelle attività all&#8217;interno delle aziende di produzione e nelle sagre, assume il valore di un&#8217;etichetta &#8221;viva&#8221; dell&#8217;Indicazione Geografica. Il consumatore/turista acquisisce informazioni dall&#8217;esperienza diretta e dal racconto delle varie figure della filiera con cui entra in contatto.</p>
<p>In questa accezione di etichetta narrante dell&#8217;esperienza turistica, i Consorzi di tutela devono innanzitutto sviluppare un progetto formativo per tutti gli operatori, rendendo coerente il contenuto informativo ed educativo. In secondo luogo, devono attuare un&#8217;attenta &#8221;vigilanza&#8221; affinché non ci siano disinformazioni a discapito della reputazione della Indicazione Geografica.</p>
<p>Il Regolamento stabilisce inoltre il ruolo guida del Consorzio in azioni per migliorare le prestazioni della filiera in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, con una forte attenzione alle ricadute sul territorio di origine. Onere che dovrà comprendere anche inevitabilmente la gestione delle attività turistiche.</p>
<p>A differenza dei soggetti tradizionalmente impegnati nel turismo, come le Pro Loco, ai Consorzi di tutela spetta un ruolo di coordinamento tra i diversi attori presenti sul territorio e nei vari ambiti di intervento. Questi ambiti includono la gestione di aree riconosciute a livello mondiale, alcune delle quali sono persino patrimonio Unesco, e che portano il nome della denominazione, come il Chianti, le &#8220;Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene&#8221; e i &#8220;Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato&#8221;. In questi casi, è evidente come il nome del prodotto sia strettamente legato alla destinazione turistica, con una molteplicità di soggetti coinvolti su diversi livelli: dalla produzione alla mobilità, dall&#8217;esperienza ambientale all&#8217;enogastronomia. Pertanto, il ruolo del Consorzio di tutela nella gestione del turismo non si deve limitare alla filiera produttiva, ma deve anche interconnettersi con gli altri organismi preposti giocando un ruolo di primo piano.</p>
<p>Il turismo DOP è una grande opportunità per le filiere italiane ma è necessario partire con il piede giusto e con un progetto complessivo credibile, per evitare la l&#8217;usura dei territori e l&#8217;abbondono della vocazione primaria agricola da parte delle imprese.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/05_Rosati-Turismo-DOP-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dal-nuovo-regolamento-europeo-sulle-ig-un-passo-avanti-per-lo-sviluppo-del-turismo-dop/">Dal nuovo Regolamento europeo sulle IG un passo avanti per lo sviluppo del &#8220;Turismo DOP&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Patrimonio Unesco e Indicazioni Geografiche: l&#8217;effetto del riconoscimento congiunto sui flussi turistici</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/patrimonio-unesco-e-indicazioni-geografiche-leffetto-del-riconoscimento-congiunto-sui-flussi-turistici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio condotto dall&#8217;Università Roma Tre analizza l&#8217;effetto delle Indicazioni Geografiche e dei siti Unesco sul turismo, evidenziando come il riconoscimento congiunto possa fungere da driver per il turismo e lo sviluppo sostenibile del territorio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo studio condotto dall&#8217;Università Roma Tre analizza l&#8217;effetto delle Indicazioni Geografiche e dei siti Unesco sul turismo, evidenziando come il riconoscimento congiunto possa fungere da driver per il turismo e lo sviluppo sostenibile del territorio</em></p>
<p>L’accreditamento delle destinazioni turistiche è diventato un ingrediente importante per aumentare l&#8217;attrattiva del turismo. La motivazione è triplice: la maggiore concorrenza globale e nazionale di destinazioni turistiche, la crescente importanza del turismo come strumento di sviluppo economico e le asimmetrie informative tra domanda e offerta che tipicamente caratterizzano il mercato turistico; queste motivazioni sono alla base delle crescenti richieste di certificazione da parte di amministratori locali e professionisti del turismo.<br />
Tra gli accreditamenti più influenti, la Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) gioca un ruolo di primo piano. Sebbene la missione del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Unesco sia quella di garantire la conservazione del patrimonio e aumentare la consapevolezza pubblica dei siti inclusi nell&#8217;elenco, un flusso sempre crescente di letteratura ne ha esplorato il possibile ruolo di attrattore del turismo, funzionando da &#8221;top brand&#8221; che conferisce un vantaggio competitivo rispetto alle altre destinazioni.&#8221; Tuttavia, nel corso degli anni, i turisti sono diventati sempre più attratti dalla possibilità di fruire di esperienze di visita eterogenee che, oltre al patrimonio culturale e ambientale, includono anche le tradizioni gastronomiche e le esperienze culinarie, rendendo il patrimonio enogastronomico locale un fattore sempre più importante di attrattività dei territori.<br />
In questo contesto giocano un ruolo importante anche le Indicazioni Geografiche (IG), accreditamento attribuito ai prodotti agroalimentari con un&#8217;origine geografica specifica e che possiedono qualità e reputazione essenzialmente legata al loro territorio di origine.</p>
<p>Attraendo persone a visitare luoghi di prodotti rinomati e apprezzati, le IG infatti svolgono un ruolo chiave anche per il settore turistico: aiutano a qualificare i sistemi territoriali preservando e sostenendo la loro identità all&#8217;interno un&#8217;industria turistica sempre più globalizzata.</p>
<p>Sebbene il legame tra il riconoscimento Unesco e la certificazione IG sia forte da un punto di vista concettuale (riconoscono il patrimonio locale in uno schema internazionale), l&#8217;impatto del loro riconoscimento congiunto non era stato ancora indagato nella letteratura scientifica. La ricerca qui riassunta (De Simone et al. 2023) contribuisce a colmare almeno in parte questa assenza interrogandosi su due domande specifiche: qual è l&#8217;impatto del riconoscimento congiunto del Patrimonio Mondiale Unesco e delle IG sul turismo? E in che misura l&#8217;impatto del Patrimonio Mondiale Unesco e delle IG dipende dalla dotazione locale di accreditamenti?</p>
<blockquote><p><strong>Mara Giua, </strong>professoressa presso il Dipartimento di Economia dell&#8217;Università Roma Tre, e vice direttore del Centro Ricerche Economiche e Sociali Manlio Rossi-Doria, presso il Dipartimento di Economia dell&#8217;Università</p>
<p><strong>Cristina Vaquero Piñeiro, </strong>ricercatrice in Politica Economica presso il Dipartimento di Economia dell&#8217;Università Roma Tre, dove insegna Economia per la Sostenibilità e l&#8217;Innovazione Agroalimentare</p>
<p><strong>Elina De Simone, </strong>professoressa associata presso il Dipartimento di Economia dell&#8217;Università Roma Tre e vice direttore del Centro di ricerca di Economia e Finanza Pubblica (CEFIP)</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L&#8217;analisi è stata condotta guardando alle province italiane (NUTS3) durante il periodo 1999-2019 e, per quanto riguarda le IG, prendendo come riferimento quelle del vino: scelta guidata dall&#8217;importanza dei prodotti vitivi- nicoli nel mercato delle IG italiane (più di 500 vini cer- tificati), dal valore storico culturale della produzione vitivinicola per l&#8217;agroalimentare italiano, e dalla sua importanza per il turismo enogastronomico. Lo studio ha impiegato modelli comunamente usati per la valuta- zione delle politiche &#8211; Propensity Score Matching-Diffe- rence in Differences (PSM-DiD) e Generalized Propensity Score Matching (GPSM)e ha stimato l&#8217;effetto su arrivi, pernottamenti e spesa di turisti sia nazionali che internazionali nelle province italiane.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>La distribuzione degli arrivi turistici nelle province italiane all&#8217;inizio e alla fine del periodo in analisi mostra come, nonostante i flussi turistici siano associati principalmente a città famose con ricche collezioni d&#8217;arte e/o località montane e costiere, negli anni siano aumentati anche i visitatori di territori che offrono un&#8217;esperienza turistica completa, alimentata anche da consolidate realtà enogastronomiche. Negli anni considerati sono aumentati sia i siti Unesco che le IG riconosciuti.</p>
<p>Dalle stime emerge che sia i siti Unesco che le IG hanno un effetto causale positivo sul turismo generando un aumento in media consistente in termini di arrivi. Inoltre, l&#8217;effetto di branding congiunto di siti Unesco e IG ha successo sia per attrarre turisti sia per aumentare la durata del soggiorno. Il marchio congiunto è vantaggioso anche in termini di spesa dei visitatori, suggerendo che il doppio accreditamento potrebbe attrarre più visitatori ad alto consumo, il che, a sua volta, è vantaggioso per le entrate turistiche. Questo risultato è in linea con studi precedenti, confermando l&#8217;influenza favorevole sul turismo esercitata dal riconoscimento congiunto dei marchi: le destinazioni di viaggio possono migliorare la loro attrattività turistica offrendo un insieme più ricco di attrazioni, grazie al ruolo svolto da accreditamenti sia culturali che enogastronomici nei relativi segmenti turistici. L&#8217;effetto del riconoscimento combinato si conferma positivo sia per gli arrivi turistici nazionali che per quelli internazionali. Tuttavia, l&#8217;impatto di questo riconoscimento congiunto è notevolmente più pronunciato per i flussi turistici internazionali rispetto a quelli nazionali. Questa osservazione vale anche per i pernottamenti. Per quanto riguarda la spesa turistica, l&#8217;aumento è, invece, relativamente più consistente per il segmento domestico che per quello internazionale.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Lo studio ha evidenziato l&#8217;esistenza di un effetto positivo dei riconoscimenti congiunti sui flussi turistici in entrata, suggerendo una strategia di marketing per migliorare il posizionamento delle destinazioni locali nel mercato globale. In linea con precedenti ricerche, i risultati mo- strano che sia la Lista del Patrimonio Mondiale (WHL) che le Indicazioni Geografiche hanno un effetto positivo sugli arrivi turistici, sui pernottamenti e sulla spesa turi- stica. Questo effetto positivo è, almeno in parte anche, legato al numero di accreditamenti: più una provincia è dotata di riconoscimenti naturali, culturali o enologici, maggiore è l&#8217;attrattiva turistica da essi generata. Ciò è vantaggioso sia per le destinazioni turistiche emergenti che per quelle più mature. Inoltre, l&#8217;impatto dei riconoscimenti varia a seconda dei segmenti turistici. Sebbene gli effetti siano mediamente più rilevanti in termini di flussi internazionali, l&#8217;impatto è positivo e significativo anche per i flussi nazionali, dimostrando l&#8217;importanza sia dei singoli riconoscimenti sia della pubblicità congiunta del marchio. Destinazioni riconosciute come aree IG e siti Unesco, attraendo diverse tipologie di turismo (enogastronomico e/o culturale) hanno inoltre un potenziale positivo in termini di gestione della stagionalità del turismo.</p>
<p>La promozione del patrimonio locale è un tema caldo nella nuova agenda europea per il turismo, con l&#8217;obiettivo di sostenere un turismo più sostenibile e rigenerativo che faciliti i cambiamenti necessari verso sistemi economici più resilienti e sostenibili. I risultati di questa ricerca supportano pienamente questo nuovo approccio, suggerendo di sfruttare le sinergie tra attrazioni culturali ed enogastronomiche per promuovere ricadute positive e ulteriori collaborazioni per un turismo sostenibile e rigenerativo.</p>
<p>Soprattutto nelle aree rurali e nei territori con risorse ambientali ed enogastronomiche di eccellenza, l&#8217;accreditamento turistico potrebbe rappresentare un valore aggiunto per aumentare l&#8217;attrattività dei siti e fornire una preziosa risorsa economica alle comunità locali. D&#8217;altro canto, sarebbe anche un modo per migliorare l&#8217;esperienza turistica dei visitatori, soddisfacendo sia motivazioni culturali che gastronomiche. Va comunque considerato che la creazione di ricadute positive tra destinazioni nella stessa area richiede lo sviluppo di piani di gestione turistica più complessi, inglobando turisti eterogenei in un quadro unificato, cosa che raramente viene eseguita dai manager locali, che si preoccupano delle specificità locali senza considerarle all&#8217;interno di un approccio più olistico. Ciò sarà fondamentale per tenere conto dei possibili compromessi tra l&#8217;attrattiva della destinazione, l&#8217;efficienza dei servizi turistici locali e la sostenibilità del turismo.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Eat, visit, love. World heritage list and Geographical Indications: Joint acknowledgement and consistency as drivers of tourism attractiveness in Italy*</p>
<p><em>*</em>Parte di questo studio è stata condotta nell&#8217;ambito del progetto PON &#8216;<em>&#8216;Ricerca e Innovazione 2014-2020-Azione IV.6. Contratti di ricerca su tematiche Green,&#8221; </em>D.M. 1062/2021,Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca.</p>
<p><strong>Autori</strong></p>
<p>De Simone, M. Giua, C. Vaquero-Piñeiro</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Tourism Economics, 2023<br />
<a href="https://doi.org/10.1177/13548166231218765" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1177/13548166231218765</a></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>Questo articolo indaga l&#8217;influenza degli accreditamenti sulla domanda turistica, in particolare le designazioni nella Lista del Patrimonio Mondiale (WHL) e le Indicazioni Geografiche (IG). L&#8217;analisi esamina i dati italiani a livello NUTS3 che vanno dal 1999 al 2019. Il contributo dello studio è duplice. In primo luogo, utilizzando un modello Difference-in-Differences insieme al Propensity Score Matching (PSM-DiD), lo studio valuta l&#8217;impatto del riconoscimento congiunto di entrambi gli accreditamenti come trattamento binario (sì/no). In secondo luogo, utilizzando il Generalized Propensity Score Matching (GPSM) per il trattamento continuo, lo studio misura come l&#8217;impatto dei due accreditamenti dipenda dal numero di riconoscimenti. Le conclusioni evidenziano effetti positivi in termini di arrivi turistici, pernottamenti e spese turistiche, associati sia al riconoscimento combinato (PSM-DiD) che alla consistenza dell&#8217;accreditamento (GPSM) e riguardano sia i flussi turistici nazionali che quelli internazionali. I risultati supportano l&#8217;attuazione di politiche che promuovano la diversità delle risorse locali, in particolare il patrimonio culturale e l&#8217;eccellenza agroalimentare.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong> <strong>essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Crescenzi R, De Filippis F, Giua M, et (2022) Geographical Indications and local development: the strength of territorial embeddedness. Regional Studies 56(3): 381-393.</li>
<li>Patuelli R, MussoniMand Candela G (2013) The effects ofWorld Heritage Sites on domestic tourism: a spatial interaction model for Journal of Geographical Systems 15(3): 369-402.</li>
<li>Pomarici E, Corsi A, Mazzarino S, et (2021) The Italian wine sector: evolution, structure, competitiveness and future challenges of an enduring leader. Italian Economic Journal: 1-37.</li>
<li>Canale RR, De Simone E, Di Maio A, et (2019) Unesco World Heritage sites and tourism attractiveness: the case of Italian provinces. Land Use Policy 85: 114-120.</li>
<li>Crescenzi R, De Filippis F, Giua M, et (2023) From local to global, and return: Geographical indications and FDI in Europe. Papers in Regional Science 102(5): 985-1006.</li>
<li>Cuccia T, Guccio C and Rizzo I (2017) Unesco sites and performance trend of Italian regional tourism destinations: a two-stage DEA window analysis with spatial interaction. Tourism Economics 23(2): 316-342.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/06_IG-e-Unesco-UniRomaTre-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/patrimonio-unesco-e-indicazioni-geografiche-leffetto-del-riconoscimento-congiunto-sui-flussi-turistici/">Patrimonio Unesco e Indicazioni Geografiche: l&#8217;effetto del riconoscimento congiunto sui flussi turistici</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Promozione turistica delle aree rurali attraverso i prodotti a Indicazione Geografica: il caso della Toscana</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/promozione-turistica-delle-aree-rurali-attraverso-i-prodotti-a-indicazione-geografica-il-caso-della-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:37:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ricerca condotta dall&#8217;Università di Pisa analizza i punti di forza e di debolezza dei prodotti tradizionali nella promozione del turismo rurale e del Turismo DOP, e sottolinea l&#8217;importanza di un&#8217;offerta turistica integrata e di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/promozione-turistica-delle-aree-rurali-attraverso-i-prodotti-a-indicazione-geografica-il-caso-della-toscana/">Promozione turistica delle aree rurali attraverso i prodotti a Indicazione Geografica: il caso della Toscana</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una ricerca condotta dall&#8217;Università di Pisa analizza i punti di forza e di debolezza dei prodotti tradizionali nella promozione del turismo rurale e del Turismo DOP, e sottolinea l&#8217;importanza di un&#8217;offerta turistica integrata e di una strategia di comunicazione adatta anche ai turisti stranieri</em></p>
<p>I prodotti a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e Indicazione Geografica Protetta (IGP), così come i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) vantano caratteristiche uniche che li rendono strumenti preziosi per promuovere in una maniera sostenibile i territori rurali dove vengono prodotti. In questo contesto, i prodotti di aziende agricole localizzate sulle antiche vie della transumanza, rappresentano un ulteriore asset per differenziare l&#8217;immagine del territorio in un contesto competitivo sempre più dinamico.</p>
<p>Lo scopo di questo lavoro, realizzato nell&#8217;ambito di un progetto Interreg Marittimo denominato CambioVia è stato triplice: analizzare il grado di comprensione da parte dei turisti italiani e stranieri delle certificazioni DOP, IGP, PAT; valutare il livello di interesse nei confronti dei prodotti agroalimentari realizzati &#8221;secondo la tradizione&#8221; e se questi possano fungere da potenziale fattore di attrazione; e individuare delle strategie per attirare visitatori e promuovere i prodotti tradizionali, favorendo l&#8217;economia locale.</p>
<blockquote><p><strong>Ariela Bankier, </strong>consulente nel campo del turismo e CEO di Travel Italy Guru, un tour operator specializzato in turismo enogastronomico e turismo rurale esperienziale. Si è laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali presso l&#8217;Università di Pisa e ha pubblicato delle guide sull&#8217;Italia. Collabora come docente con varie organizzazioni.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Un questionario semi-strutturato di 18 domande è stato somministrato a un campione di convenienza di 100 persone, composto da 39 italiani e 61 stranieri. La somministrazione del questionario si è svolta nell&#8217;arco di tre mesi, in diversi contesti: nelle città di Firenze, Lucca e Pisa; in due festival gastronomici (il Mercato Internazionale del Tartufo Bianco a San Miniato e il Desco Food Festival a Lucca); e tramite interviste telefoniche. Le risposte sono state codificate utilizzando un software per la gestione dei dati qualitativi (MAXQDA), permettendo l&#8217;identificazione dei principali temi emergenti. Considerato il carattere esplorativo dello studio, le domande erano prevalentemente aperte, con la possibilità di fornire risposte multiple. Ai partecipanti è stato chiesto, tra l&#8217;altro: di descrivere la loro giornata ideale nella campagna Toscana; di indicare i fattori più attraenti della regione; di definire il loro livello di interesse per il cibo; di condividere le loro conoscenze sui cibi DOP, IGP, e PAT; di indicare la loro disponibilità a visitare le zone di produzione di questi cibi; di specificare quali fattori potrebbero incentivarli a visitare un&#8217;area rurale di produzione; e di indicare l&#8217;interesse a visitare una zona rurale se la visita in azienda fosse accompagnata da un&#8217;attività complementare (come ad esempio da una lezione di cucina o una escursione). Inoltre, è stato chiesto ai partecipanti se preferiscono le aziende che adottano pratiche di produzione sostenibile, e se sarebbero disposti a pagare un prezzo più alto per un&#8217;attività di turismo esperienziale (lezione di cucina) che impiega esclusivamente prodotti locali.</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>I risultati del questionario evidenziano che il cibo rappresenta uno degli elementi più attrattivi della Toscana (menzionato nelle risposte codificate del 78% degli intervistati). Alla domanda &#8220;Descrivi la tua giornata ideale nella campagna toscana&#8221;, la possibilità di gustare cibo italiano e godersi un buon pasto con vista panoramica ricorre frequentemente nelle risposte. Su un totale di 342 codici identificati, ben 112 riguardano cibo e vino. Inoltre, 41% degli italiani e 46% degli stranieri si sono autodefiniti &#8220;foodies&#8221; (appassionati di cibo), rivelando la presenza di un segmento di mercato particolarmente interessato alle esperienze culinarie.</p>
<p>La seconda sezione del questionario indagava la conoscenza dei prodotti tradizionali. I risultati evidenziano una netta disparità tra turisti italiani e stranieri in termini di familiarità con le denominazioni DOP, IGP e PAT. Tra i 39 partecipanti (su 100) che non conoscevano né il termine &#8221;DOP&#8221; né il termine &#8221;IGP&#8221;, 38 erano stranieri. I prodotti DOP risultano più noti rispetto agli IGP, e la conoscenza dei termini DOP e IGP è maggiore tra i &#8220;foodies&#8221;: su 28 &#8220;foodies&#8221; stranieri, il 64,3% conoscevano almeno il termine DOP. Tra i 16 &#8220;foodies&#8221; italiani, tutti gli intervistati conoscevano almeno il termine DOP. Pur conoscendo i termini, non tutti gli intervistati ne comprendevano appieno il significato. Quando invitati a spiegare che cos&#8217;è un prodotto DOP/IGP a parole proprie, le risposte sono state variegate: 49 partecipanti hanno menzionato nella loro risposta un legame tra il prodotto e il suo territorio, 26 hanno associato i termini a un riconoscimento della qualità del prodotto, e 28 hanno fatto riferimento a un sistema di garanzia. Questi dati suggeriscono che una strategia di marketing basata sul riconoscimento di un prodotto agroalimentare come DOP o IGP sia più efficace su un target di consumatori italiani piuttosto che stranieri, che spesso non conoscono il valore associato alle IG.</p>
<p>Si sottolinea anche il grande interesse emerso verso i prodotti della transumanza, realizzati da aziende che ancora praticano questa tradizione antica: il 90% degli intervistati (italiani e stranieri) ha espresso il desiderio di assaggiarne uno. Nonostante l&#8217;assenza di una definizione ufficiale o di una tutela legale specifica, questi prodotti hanno suscitato grande curiosità e sembrano essere percepiti come &#8220;genuini&#8221; e &#8220;autentici&#8221;.</p>
<p>Un ostacolo emerso dallo studio è che la conoscenza di un prodotto certificato come DOP o IGP non garantisce automaticamente l&#8217;interesse dei turisti, specialmente se stranieri, a visitare le zone rurali di produzione nonostante &#8211; in risposta alla domanda &#8221;Cosa ti invoglierebbe a visitare un luogo di produzione di alimenti tradizionali?&#8221; &#8211; le motivazioni più frequenti riguardino la fama, la reputazione, l&#8217;unicità e la qualità del prodotto. L&#8217;abbinamento di una visita in azienda agricola ad un&#8217;attività complementare, come un festival, un corso di cucina, un&#8217;escursione o un giro in e-bike, ha incrementato l&#8217;interesse a visitare un&#8217;azienda: l&#8217;81,4% dei &#8220;foodies&#8221; (rispetto al 74,4%) e il 63% (rispetto al 53,7%) dei &#8220;moderatamente interessati al cibo&#8221; ha espresso la propria disponibilità a valutare una visita con degustazione in azienda se fosse associata ad un&#8217;altra esperienza. Queste risposte evidenziano la necessità di co-creare un&#8217;offerta turistica territoriale attrattiva e completa, costruita tramite una collaborazione strategica tra vari stakeholders sul territorio.</p>
<p>In risposta alle domande sulla sostenibilità, l&#8217;85% degli italiani e il 68,9% degli stranieri hanno espresso una preferenza per aziende agricole che adottano pratiche sostenibili, ma al contempo il 24% delle persone ha specificato che ci sono altri fattori che considerano più importanti della sostenibilità. Tra le diverse aree di sostenibilità, il benessere animale si è distinto come la priorità principale per il 46% degli intervistati, soprattutto per i turisti stranieri. Questo crescente interesse potrebbe diventare un vantaggio per le PMI che utilizzano dei sistemi di allevamento rispettosi del benessere animale. Il benessere animale potrebbe far parte di una strategia di differenziazione e marketing aziendale, attirando sia i consumatori che i turisti sensibili a questi argomenti. Ulteriori ricerche sarebbero necessarie per comprendere la disponibilità dei clienti a pagare un prezzo premium per prodotti tradizionali realizzati in linea con questi principi.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>La Toscana, rinomata per il suo patrimonio artistico, ha visto emergere l&#8217;enogastronomia come un potente fattore di attrazione turistica. L&#8217;elevato interesse per il cibo autentico, rinomato e gustoso può essere valorizzato attraverso iniziative che celebrano i prodotti locali e promuovono le aree rurali. Il turismo rurale ed esperienziale basato sui prodotti d&#8217;eccellenza rappresenta un&#8217;importante opportunità di crescita sostenibile e inclusiva per le aziende agricole, offrendo nuovi canali di vendita e di reddito.</p>
<p>La strategia di promozione dei prodotti d&#8217;eccellenza rurali, tra cui i prodotti DOP e IGP, dovrebbe prendere in considerazione il divario di conoscenze tra visitatori italiani e stranieri su questa materia. Una strategia di marketing articolata potrebbe essere necessaria per compensare la mancanza di conoscenze, sottolineando l&#8217;unicità territoriale, l&#8217;autenticità, il gusto, e l&#8217;alta qualità dei prodotti locali. L&#8217;analisi qualitativa delle risposte codificate emerse dallo studio evidenzia l&#8217;importanza che i visitatori attribuiscono soprattutto al sapore, alla fama, all&#8217;esclusività e alla reputazione di un cibo. Ulteriori ricerche sono necessarie per identificare i modi più efficaci per comunicare la qualità di un prodotto DOP o IGP ai potenziali turisti, creando un brand chiaro e inconfondibile.</p>
<p>Una seconda sfida consiste nel trasformare l&#8217;interesse verso un prodotto, in un viaggio nella sua zona di produzione, promuovendo il turismo locale. I dati suggerisco no la necessità di un&#8217;offerta turistica completa che includa attrazioni complementari al prodotto stesso. Inoltre, sarebbe fondamentale differenziare questa offerta per distinguerla dall&#8217;offerta enogastronomica &#8220;standard&#8221; già presente nelle mete turistiche più gettonate in regione. Emulare le proposte consolidate di altre destinazioni rinomate potrebbe rivelarsi inefficace per le zone rurali, soprattutto quelle che non corrispondono all&#8217;immagine &#8221;classica&#8221; della Toscana. Al contrario, puntare sulla differenziazione attraverso esperienze autentiche e tipiche legate al territorio offrirebbe maggiori prospettive, attraendo segmenti di visitatori che cercano genuinità e una connessione con le comunità locali.</p>
<p>Infine, lo studio evidenzia il potenziale di un&#8217;offerta sinergica tra vari stakeholders locali per la promozione dei prodotti tradizionali e del territorio stesso. Tale approccio si allinea al Piano Strategico del Turismo 2023-27, che sottolinea la necessità di &#8220;favorire gli investimenti nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico, delle sue produzioni di eccellenza, dei suoi paesaggi, degli artigiani e dei luoghi storici del gusto, preservandone le espressioni identitarie quali, ad esempio, la Cucina Italiana e la Dieta Mediterranea&#8221;.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>How Can Traditional Products (PDO, PGI, TAP, Transhumance) Contribute to the Development of Sustainable and Inclusive Destinations in Rural Tuscany</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>Ariela Bankier</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>tesi del Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali, Università di Pisa https://etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-01092024-091751/</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>Mentre alcune aree della Toscana centrale attirano un gran numero di turisti ogni anno, le aree rurali, soprattutto nella Toscana settentrionale, faticano ad attirare la stessa quantità di attenzione. I prodotti alimentari tradizionali e quelli recanti Indicazioni Geografiche (IG), tra cui la Denominazione di Origine Protetta (DOP), l&#8217;Indicazione Geografica Protetta (IGP), i Prodotti Agricoli Tradizionali (TAP) e i prodotti della transumanza, hanno il potenziale per trasformare le aree rurali e attrarre sia e visitatori stranieri, promuovendo al contempo un ecosistema turistico sostenibile e inclusivo. Lo scopo di questo lavoro è analizzare il grado in cui i turisti comprendono il significato del sistema di certificazione IG; valutare il livello di interesse per i prodotti alimentari tradizionali e se possano fungere da potenziale fattore di attrazione; e valutare possibili strategie per attirare visitatori e promuovere i prodotti agroalimentari locali contribuendo allo stesso tempo all&#8217;economia locale. Applicando la tecnica della codifica a 100 interviste semi-strutturate condotte con intervistati italiani e stranieri in tutta la Toscana, questo studio evidenzia i principali temi e le opinioni sottostanti che influenzano le loro scelte. I risultati mostrano che i turisti stranieri hanno meno familiarità con gli alimenti IG; che le attività combinate possono potenzialmente aumentare il numero di turisti che visitano un&#8217;area rurale dove vengono prodotti cibi tradizionali; e che i turisti abbiano un&#8217;opinione favorevole delle aziende agricole che producono cibo in modo sostenibile e sottolineino l&#8217;importanza di preservare le tradizioni locali e il benessere degli animali.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong> <strong>essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Biddulph , Scheyvens R. (2018). Introducing inclusive tourism. Tourism Geographies. 20. P.1-6.</li>
<li>Cavicchi A., Stancova K. (2016). Food and gastronomy as elements of regional innovation strategies. Report number: JRC99987, Institute for Prospective Technological Studies.</li>
<li>Domi S., Belletti G. (2022). The role of origin products and networking on agritourism performance: The case of Tuscany. Journal of Rural Studies. 90. 113-123.</li>
<li>FAO (2008). Promotion of traditional regional agricultural and food products: a further step towards sustainable rural development (2008), twenty-sixth FAO regional conference for Europe.</li>
<li>Garibaldi , Pozzi A. (2021). Il turismo enogastronomico e le dinamiche della domanda: un&#8217;analisi del comportamento degli italiani.</li>
<li>Hall, (2012). Boosting food and tourism-related regional economic development. Food and the Tourism Experience p.49-62.</li>
<li>Montanari , Staniscia B. (2009). Culinary Tourism as a Tool for Regional Re-equilibrium. European Planning Studies. 17. 1463-1483.</li>
<li>Rinaldi (2017). Food and Gastronomy for Sustainable Place Development: A Multidisciplinary Analysis of Different Theoretical Approaches. Sustainability 2017, 9(10), 1748.</li>
<li>Vandecandelaere , Arfini F., Belletti G., Marescotti A. (2007). Linking people, places and products: A guide for promoting quality linked to geographical origin and sustainable Geographical Indications (second edition). FAO.</li>
<li>Williams A., Williams Jr. R.L., Omar M. (2014) &#8216;Gastro-tourism as destination branding in emerging markets&#8217;, Int. J. Leisure and Tourism Marketing, Vol. 4, No. 1, pp.1–18.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/07_IG-e-aree-rurali-Bankier-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/promozione-turistica-delle-aree-rurali-attraverso-i-prodotti-a-indicazione-geografica-il-caso-della-toscana/">Promozione turistica delle aree rurali attraverso i prodotti a Indicazione Geografica: il caso della Toscana</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Tutela e valorizzazione di un patrimonio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/le-colline-del-prosecco-di-conegliano-e-valdobbiadene-tutela-e-valorizzazione-di-un-patrimonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sostenibilità e cooperazione, una strada obbligata per l&#8217;Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che sta sviluppando progetti per il miglioramento del turismo, della logistica e della qualità della vita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sostenibilità e cooperazione, una strada obbligata per l&#8217;Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che sta sviluppando progetti per il miglioramento del turismo, della logistica e della qualità della vita dei cittadini</em></p>
<p>Nel 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono state inserite da Unesco nella lista dei Patrimoni dell&#8217;Umanità come paesaggio culturale. Il riconoscimento, arrivato dopo 11 anni dalla presentazione del dossier, ha voluto premiare un&#8217;area, quella di produzione di una delle Denominazioni più importanti in Italia, non solo per vino che vi si produce (Conegliano Valdobbiadene – Prosecco DOP), ma anche e soprattutto per le caratteristiche paesaggistiche e geomorfologiche della zona, con particolare focus su tre elementi distintivi:</p>
<ol>
<li><strong>hogback</strong>: la presenza di crinali estremamente irti e scoscesi allungati in direzione est-ovest e intervallati da piccole valli parallele;</li>
<li><strong>ciglioni inerbiti</strong>: una tipologia di terrazzamento nei vigneti che prevede il naturale inerbimento dell&#8217;interfila al posto di muretti a secco o altre soluzioni;</li>
<li><strong>paesaggio a mosaico</strong>: zone fortemente parcellizzate e interconnesse tra loro in cui piccoli appezzamenti di vite, mediamente di un ettaro, si intervallano a bosco.</li>
</ol>
<p>Questi elementi non solo rendono la zona unica da un punto di vista paesaggistico per la sua straordinaria bellezza, ma garantiscono da un lato la tenuta dei pendii a fronte di rischi idrogeologici sempre più frequenti in un contesto di mutate condizioni climatiche, dall&#8217;altro la presenza di una biodiversità naturale unica, considerando che circa il 30% dell&#8217;area è investita a vite e il restante 55% è rappresentato da bosco.</p>
<blockquote><p><strong>Marina</strong> <strong>Montedoro, </strong>laureata nel 2001 alla Facoltà di Agraria di Padova, dal 2002 è Dottore Agronomo, nel 2005 consegue il Dottorato di Ricerca in Economia e Politica. Dal 2014 è direttore dello Spallanzani di Milano ente nazionale di ricerca che tutt&#8217;ora guida. Nel 2019 è nominata direttore di Coldiretti Lombardia. Dal 2020 è nominata presidente dell&#8217;Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Dal 2021 è direttore di Coldiretti Veneto. Nel 2022 è nominata coordinatore dei Siti Unesco del Veneto</p></blockquote>
<h4>La crescita del turismo</h4>
<p>Un riconoscimento come quello Unesco, da una parte, impone vincoli importanti a partire da quelli paesaggistici che condizionano anche le attività antropiche a partire dalla normale pratica viticola, dall&#8217;altra, rappresenta un valore aggiunto inestimabile perché consente di far conoscere una zona prima quasi sconosciuta ai più e che nel 2023 si è confermata la prima destinazione turistica in Veneto per crescita del numero di presenze turistiche rispetto alla media regionale. I primi tre mesi del 2024 confermano questa tendenza con un +35% di presenze rispetto al resto del Veneto (+13%), con una forte tendenza alla destagionalizzazione dei flussi con presenze importanti anche nei mesi un tempo ritenuti &#8221;morti&#8221; (inverno e autunno) con un +23% gennaio, +18% febbraio e +40% marzo rispetto al 2023 e un + 39% di stranieri rispetto al + 23% degli italiani (Dati Ufficio turismo Regione Veneto). Questi dati parlano di una tendenza in atto che va tenuta in considerazione e dimostra come diventi fondamentale attuare delle strategie di valorizzazione e di protezione per tutelare il paesaggio nel rispetto di quelli che oggi sono anche degli impegni chiari nei confronti di Unesco, ma che in realtà da sempre sono il focus delle politiche di valorizzazione sostenute dalla Regione Veneto. L&#8217;Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene è l&#8217;ente che ufficialmente e da Statuto si occupa del sito tenendo conto della necessità in primis della sua tutela e in seconda battuta della sua valorizzazione. L&#8217;attuazione di strategie condivise con tutti i portatori di interesse, dalle amministrazioni comunali, ai Consorzi di tutela delle Denominazioni che insistono sull&#8217;area (non solo vini), alle pro loco, alle organizzazioni sindacali, ecc. rappresenta per l&#8217;Associazione la direttrice su cui, da quando è stata fondata nel 2020, si muove.</p>
<h4>I progetti per la sostenibilità delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene</h4>
<p>EcoLog è uno dei tanti progetti che sono stati messi in cantiere in questi anni coinvolgendo più portatori di interesse con l&#8217;obiettivo di favorire una crescita sostenibile dell&#8217;area tenendo conto di alcuni elementi critici quali la pressione turistica, la logistica, l&#8217;accoglienza, ecc. La logistica, soprattutto nelle fasi di maggior concentrazione dovute alla stagione vitivinicola, è uno degli elementi più sensibili in un&#8217;area in cui va garantita la viabilità sia per i cittadini che per i visitatori, sempre più presenti in zona, oltre che per gli operatori vitivinicoli. Il Progetto è nato per affrontare queste esigenze, tipiche di un territorio di produzione vitivinicola, basandosi su buone pratiche già realizzate con successo in un&#8217;altra area Unesco quella della Langhe, Roero e Monferrato, con tutti gli ovvi distinguo del caso, nella convinzione che l&#8217;ottimizzazione logistica può contribuire a valorizzare il territorio dove operano centinaia di cantine e che un servizio ad hoc di supporto alle vendite, sia intra sia extra UE, sia &#8221;B2C&#8221; sia &#8221;B2B&#8221;, può ridurre il carico burocratico che grava sulle singole cantine e migliorare la loro capacità di risposta alle esigenze di commercio nazionale e internazionale. Il progetto EcoLog nasce, quindi, per costituire un Hub Logistico e di Servizi dedicato al territorio, per raccogliere la merce da spedire e di conseguenza convogliare il traffico &#8221;pesante&#8221; su uno o più centri posizionati strategicamente a &#8221;fondo valle&#8221; e/o in prossimità di accessi all&#8217;autostrada. In questo modo si prevede che sarà possibile ridurre le criticità legate all&#8217;intensità del traffico pesante sulle Colline, creare un servizio nevralgico nel quale centralizzare le attività logistiche distributive e futuri servizi di supporto alla produzione, alla vendita e alla distribuzione. Il progetto si pone, quindi, come obiettivo finale e concreto la gestione centralizzata di ordini di ritiro attraverso una Piattaforma di &#8221;booking collaborativo&#8221; che consenta la governance dei flussi quotidiani su un territorio che ha le sue fragilità e deve essere tutelato, lasciando agli operatori vitivinicoli libertà di azione affinchè la zona non perda di attrattività per attività economiche che sono da tutti riconosciute come fondamentali per la vita delle Colline, a partire dalla tutela del lavoro dei viticoltori, a quella di una denominazione che è un fiore all&#8217;occhiello anche per il sito Unesco. Tracciare e misurare le spedizioni effettuate dalle cantine diventa strategico per misurare, prevedere e quindi prevenire giornate/periodi di intenso traffico, limitando i flussi di ritiro e favorendo le aggregazioni di volumi nel corso dell&#8217;anno, gestendo i flussi in modo sempre più omogeneo, distribuendo meglio richieste e volumi in consegna e tenendo più stabile il traffico, andando anche ridurne i picchi. In estrema sintesi EcoLog potrebbe favorire il coordinamento tra tutte le cantine (con un occhio attento alle differenze anche in base alla loro dimensione), gli operatori logistici e le amministrazioni comunali, creando occasioni di sinergia operativa a tutto vantaggio della sostenibilità del territorio considerando anche il maggior risparmio di CO<sub>2</sub> attribuibile principalmente alla gestione ottimizzata dei mezzi con una saturazione degli stessi e una sostituzione di mezzi obsoleti con motrici moderne. Si è stimato che, grazie alla realizzazione del Progetto, sia possibile una riduzione delle emissioni del 30-40% (pari a 130-170 tonnellate/anno non più emesse nell&#8217;ambiente).</p>
<p>I principi che muovono il progetto (sostenibilità, ottimizzazione, cooperazione, condivisione, tutela, ecc.) rappresentano i principi base della tutela di un paesaggio Patrimonio dell&#8217;Umanità e rappresentano una strada obbligata oggi per una gestione che sappia valorizzare a 360 gradi le attività economiche necessarie alla sopravvivenza della zona, le produzioni enogastronomiche che rappresentano la storia dell&#8217;area, la presenza di visitatori da tutto il mondo che sono poi il biglietto da visita delle Colline e la qualità di vita dei cittadini che abitano e amano queste zone.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/08_Montedoro-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/le-colline-del-prosecco-di-conegliano-e-valdobbiadene-tutela-e-valorizzazione-di-un-patrimonio/">Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Tutela e valorizzazione di un patrimonio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>EcoLog: un progetto per la viabilità sostenibile nelle Colline di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio Unesco</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ecolog-un-progetto-per-la-viabilita-sostenibile-nelle-colline-di-conegliano-e-valdobbiadene-patrimonio-unesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio agricolo]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Enogastronomico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto, realizzato in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, mira a sviluppare un sistema di logistica sostenibile per il territorio al fine di ridurre l&#8217;impronta ecologica e il traffico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ecolog-un-progetto-per-la-viabilita-sostenibile-nelle-colline-di-conegliano-e-valdobbiadene-patrimonio-unesco/">EcoLog: un progetto per la viabilità sostenibile nelle Colline di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio Unesco</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il progetto, realizzato in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, mira a sviluppare un sistema di logistica sostenibile per il territorio al fine di ridurre l&#8217;impronta ecologica e il traffico causato dai mezzi pesanti</em></p>
<p>Il territorio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOP oltre ad essere conosciuto per il suo prodotto, dal 2019 in seguito al riconoscimento Unesco ha esteso la sua fama anche per le particolarità paesaggistiche e per le unicità legate al vino dei suoi luoghi. Questi due elementi, prodotto e territorio, hanno negli ultimi anni accresciuto in modo quasi inaspettato l&#8217;interesse per l&#8217;area, incrementando le presenze enoturistiche e di conseguenza anche il movimento di mezzi e di merci. Ancora contemporaneo a questi fatti, vi è negli ultimi anni una attenzione sempre più puntuale a tutto ciò che è sostenibile e a tutto ciò che deve essere in questo senso migliorato.</p>
<blockquote><p><strong>Diego Tomasi, </strong>ricercatore presso il CREA-VE e direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. È presidente del comitato scientifico del CERVIM e presidente del SIVE. Dal 1995 per conto del MIPAAF fa parte della delegazione italiana all&#8217;OIV. Dal 2004 è accademico ordinario dell&#8217;Accademia Italiana Vite e Vino. Nel 2016 è nominato socio onorario dell&#8217;Associazione donne della vite. Ha ricoperto l&#8217;incarico di direttore del CREA-VE dal 2015 al 2017</p></blockquote>
<h4>Le sfide delle aree rurali, tra turismo e logistica</h4>
<p>La Denominazione movimenta oggi oltre 90 milioni di bottiglie (con un percorso di entrata in cantina e di successiva uscita), a cui si aggiunge tutto ciò che riguarda la preparazione del vino e il suo confezionamento. Come già anticipato, negli ultimi anni l&#8217;enoturismo sta diventando un&#8217;altra voce importante e ad esso è legata la considerevole quota di movimento delle persone che con vari mezzi frequentano il territorio. Bisogna però ricordare che a fronte di questo incremento di mezzi di trasporto di varie dimensioni e tipologie, la rete stradale negli ultimi 40-50 anni non è cambiata. Ciò significa che è stato progettato un tempo, adatto ad un&#8217;area prevalentemente rurale, oggi non è più adeguato alle necessità attuali e ciò sta creando sempre maggiori difficoltà di percorrenza, mettendo a rischio anche la stabilità del fondo stradale per i molti automezzi pesanti che transitano. A fronte di queste sempre più urgenti problematiche nasce la volontà di intervenire sul tema della viabilità all&#8217;interno dell&#8217;intero sito Patrimonio dell&#8217;Umanità Unesco che, anche a causa della morfologia collinare del territorio, non ha potuto avere l&#8217;evoluzione necessaria a sopportare la mole di traffico generata dallo sviluppo economico dell&#8217;area. L&#8217;idea di un progetto per la gestione sostenibile della logistica delle cantine e dell&#8217;enoturismo nell&#8217;area delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene nasce su iniziativa di Coldiretti Treviso che si è ispirata alle best practice attuate nel sito Unesco Langhe Roero e Monferrato.</p>
<blockquote><p><strong>Il partenariato EcoLog</strong></p>
<p>Il progetto nasce da un&#8217;idea di Coldiretti Treviso ed è stato sviluppato in collaborazione con l&#8217;Associazione, coinvolgendo il Comune di Valdobbiadene, il Consorzio di Tutela della DOCG Conegliano Valdobbiadene, la banca Prealpi San Biagio e ha ricevuto nel 2024 un contributo pubblico per la sua realizzazione (che si unisce alle risorse finanziare già messe a disposizione volontariamente nel 2023 dai soggetti coinvolti) da parte di Regione Veneto che lo ha ritenuto meritevole di finanziamento.</p></blockquote>
<h4>Un protocollo di intesa per una filiera sostenibile</h4>
<p>Per dare concretezza all&#8217;idea, si è costituito un partenariato composto da Coldiretti Treviso, l&#8217;Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, il Comune di Valdobbiadene e la Banca Prealpi San Biagio, che grazie ad un protocollo di intesa si è proposto come primo step quello di avviare uno studio di fattibilità, sull&#8217;esempio piemontese, che analizzasse la possibilità di intervenire per rendere più sostenibile il movimento dei mezzi di trasporto per merci e persone. L&#8217;indagine preliminare già conclusa ha coinvolto una ventina di cantine rappresentative del territorio alle quali è stato chiesto il loro movimento merci medio annuale, i picchi di attività e le attuali modalità di svolgimento. I risultati preliminari confermano che gestendo in modo diverso la logistica dei trasporti, si potrà ottenere un risparmio fino al 40% sulle emissioni di CO<sub>2</sub>, diminuendo il traffico di mezzi pesanti come i Tir e rendendo più sicura anche per il ciclista e il pedone la viabilità sulle colline Patrimonio dell&#8217;Umanità. Anche gli abitanti ne avranno certamente un beneficio grazie ad un alleggerimento del traffico e di tutto quello che ne concerne in termini di problematiche presenti sulle strade. L&#8217;intero progetto, denominato EcoLog, prevede anche l&#8217;individuazione di due poli logistici alle estremità della Denominazione dove far confluire le merci in arrivo e in partenza con previsto stoccaggio delle stesse. Inoltre, il passo successivo prevede la realizzazione di una piattaforma software necessaria alla gestione dei poli stessi mediante la gestione &#8221;dell&#8217;ultimo miglio&#8221; – ovvero la fase finale del processo di consegna dall&#8217;hub logistico alla destinazione finale – e la riduzione dei viaggi di ritorno a vuoto. Per i turisti saranno previsti punti di confluenza e di trasporto congiunto.</p>
<blockquote><p><strong>Gli impatti di EcoLog</strong></p>
<p>Per la stima degli impatti il progetto EcoLog ha preso in considerazione tutta l&#8217;area interessata dalla logistica (16 comuni di cui 15 in area core e buffer) che è pari a circa 480 Km2 dove si producono sia Conegliano e Valdobbiadene DOCG, sia DOC, sia qualche altra denominazione per un numero totale stimato di 300 mln di bottiglie prodotte, per un totale di 254 cantine iscritte al Consorzio della DOCG. Dall&#8217;analisi preliminare è stata calcolata una riduzione delle emissioni di CO<sub>2</sub>eq compresa tra il 30 e il 40%, pari a 130-170 tonnellate/anno.</p></blockquote>
<h4>EcoLog, ripensare la viabilità per ridurre l&#8217;impronta ambientale e sociale</h4>
<p>In definitiva EcoLog si propone di ridurre l&#8217;inquinamento da CO<sub>2</sub>, ridurre la presenza di veicoli singoli a favore dei veicoli condivisi, evitare in modo prioritario la presenza dei mezzi di grandi dimensioni, ridurre la presenza dei mezzi a trazione tradizionale a favore dei mezzi elettrici green e non ultimo porterà dei benefici anche al turista che sempre più è parte integrante della nostra economia. Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene DOCG da tempo si sta impegnando in quelli che sono tutti i progetti che riguardano la sostenibilità nel proprio territorio, di conseguenza EcoLog diventa importantissimo in quanto si aggiunge e porta ad un equilibrio più ampio e accelerato per tutto ciò che concerne il rispetto dell&#8217;ambiente e la sua pianificazione. Di fronte alle positive aspettative emerse dallo studio di fattibilità anche la Regione del Veneto ha annunciato il suo sostegno al progetto &#8221;EcoLog – Polo logistico Conegliano Valdobbiadene&#8221;, un&#8217;iniziativa come detto volta promuovere una visione responsabile e attenta all&#8217;ambiente nella filiera vitivinicola in coerenza con il Piano Regionale dei Trasporti. Grazie al finanziamento regionale, verrà a breve attivato un servizio sperimentale nel Comune di Valdobbiadene (TV): coinvolgendo pochi operatori logistici che utilizzando mezzi green di piccole/medie dimensioni effettueranno le consegne di merci e il ritiro dell&#8217;imbottigliato dalle singole cantine e il suo stoccaggio rapido presso i poli logistici dai quali partirà la consegna ad ogni cliente; in aggiunta si svilupperà un portale EcoLog per il booking delle consegne e dei ritiri. La gestione operativa sarà attivata in via sperimentale per alcuni mesi utili a mappare frequenze, modalità di servizio ed elaborare i dati raccolti. Nei giorni festivi gli stessi automezzi potranno essere trasformati e adibiti al trasporto dei visitatori. A fronte dell&#8217;eventuale esito positivo della sperimentazione condotta, l&#8217;attività di servizio verrà estesa su tutto il territorio e ambito di produzione vinicola del Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco DOP.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/09_EcoLog-Tomasi-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ecolog-un-progetto-per-la-viabilita-sostenibile-nelle-colline-di-conegliano-e-valdobbiadene-patrimonio-unesco/">EcoLog: un progetto per la viabilità sostenibile nelle Colline di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio Unesco</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Approcci partecipativi per la sostenibilità vitivinicola: il caso del Prosecco DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/approcci-partecipativi-per-la-sostenibilita-vitivinicola-il-caso-del-prosecco-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il CIRVE di Conegliano presenta il caso studio del progetto di sostenibilità del Prosecco DOP l&#8217;obiettivo è avviare un processo territoriale di transizione verso modelli produttivi in linea con lo sviluppo sostenibile l tema della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/approcci-partecipativi-per-la-sostenibilita-vitivinicola-il-caso-del-prosecco-dop/">Approcci partecipativi per la sostenibilità vitivinicola: il caso del Prosecco DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il CIRVE di Conegliano presenta il caso studio del progetto di sostenibilità del Prosecco DOP l&#8217;obiettivo è avviare un processo territoriale di transizione verso modelli produttivi in linea con lo sviluppo sostenibile</em></p>
<p>l tema della sostenibilità oggi ha una notevole rilevanza nel settore vitivinicolo, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici che stanno avendo un forte impatto sul mondo del vino. Diversi studi hanno infatti mostrato come l&#8217;aumento delle temperature previsto nei prossimi anni avrà effetti significativi sulla fisiologia della vite, mettendo in discussione l&#8217;idoneità alla produzione di uva di qualità in alcune regioni storicamente vocate, con impatti economici significativi per chi ha investito in viticoltura. L&#8217;importanza di questa tematica è poi accentuata dalla crescente sensibilità dei consumatori agli aspetti ambientali e sociali che li sta inducendo ad orientarsi sempre di più verso prodotti realizzati con processi meno impattanti. Ciò è vero anche per i consumatori di vino, soprattutto in alcuni mercati, come quelli del Nord Europa, dove viene richiesto alle aziende un impegno concreto non solo in termini di riduzione dell&#8217;impatto ambientale ma anche a favore dei lavoratori e delle comunità locali. Anche chi vive nei pressi di areali viticoli richiede un approccio più sostenibile alla coltivazione della vite, che consenta la riduzione dell&#8217;uso di pesticidi e una maggiore tutela del paesaggio e della biodiversità.<br />
L&#8217;interesse verso gli aspetti di sostenibilità nel mondo del vino ha portato alla nascita nei principali Paesi produttori di un numero significativo di programmi di certificazione della sostenibilità e/o di valutazione delle performance ambientali, sociali ed economiche. Queste iniziative, promosse da associazioni di produttori, organizzazioni o istituzioni e sviluppate molto spesso grazie alla collaborazione con centri di ricerca, sono state sviluppate per migliorare e certificare la conformità della produzione vitivinicola ai principi di sostenibilità. Nonostante l&#8217;attenzione alla sostenibilità però l&#8217;adesione a questi programmi è ancora limitata, anche se le istituzioni stanno promuovendo programmi e iniziative volte a supportare e indirizzare le aziende verso scelte più consapevoli offrendo incentivi alla transizione verso modelli produttivi più &#8221;green&#8221;. Ciò è dovuto in larga parte alla complessità tecnica richiesta per implementare le buone pratiche di sostenibilità e all&#8217;incertezza relativa ai benefici economici. Infatti, tra i produttori è diffusa l&#8217;idea che i costi necessari per intraprendere un percorso di sostenibilità siano superiori ai benefici economici che ne deriverebbero. Tuttavia, alcuni studi, evidenziano che la presenza di competenze specifiche che supportano l&#8217;implementazione di buone pratiche in azienda influenzi positivamente l&#8217;effetto della loro adozione sui costi e sulla redditività. Per favorire quindi un&#8217;adesione a programmi di sostenibilità a più ampia scala, approcci partecipativi mediati da organismi di settore – come associazioni di produttori o Consorzi che mirino alla condivisione di informazioni e competenze per individuare soluzioni comuni a problemi condivisi dalle aziende in aree specifiche – possono certamente svolgere un ruolo chiave.<br />
Questo articolo presenta un caso di adozione di un approccio collaborativo da parte della Denominazione Prosecco DOP, al fine di mostrare quale tipo di organizzazione e quali risorse sono necessarie per avviare un processo territoriale di transizione verso modelli produttivi coerenti con i principi dello sviluppo sostenibile. Data la necessità e l&#8217;urgenza di integrare la sostenibilità nei sistemi produttivi a scala territoriale, l&#8217;esperienza del Prosecco DOP, può fornire un valido supporto a enti o comunità che vogliano mettere insieme competenze diverse per raggiungere ambiziosi obiettivi ambientali, sociali ed economici.</p>
<blockquote><p><strong>Valentina</strong> <strong>Di</strong> <strong>Chiara, </strong>laureata in viticoltura, enologia e mercati vitivinicoli e frequenta il corso di dottorato in Land, Environment, Resources, Health (LERH) dell&#8217;Università di Padova</p>
<p><strong>Eugenio</strong> <strong>Pomarici, </strong>professore ordinario presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) e vicedirettore del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CIRVE) dell&#8217;Università di Padova</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Attraverso il metodo del single case study viene presentato il progetto di sostenibilità denominato &#8220;PRO.S.E.C.CO DOC&#8221; (Programma della sostenibilità e del controllo della competitività della filiera vitivinicola Prosecco DOP), ovvero un programma lanciato nel 2019 dal Consorzio di Tutela della DOC Prosecco e ancora in corso, che mira ad aumentare il livello di sostenibilità della Denominazione grazie all&#8217;azione collaborativa di diversi attori. Le informazioni utilizzate per descrivere il caso studio provengono dall&#8217;esperienza degli autori coinvolti direttamente nel progetto e dall&#8217;analisi di report, linee guida e strumenti prodotti dall&#8217;attività del gruppo operativo.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>L&#8217;avvio del progetto è stato possibile grazie alla costituzione di un gruppo operativo (GO) nell&#8217;ambito dei programmi di Partenariato Europeo per l&#8217;Innovazione (PEI &#8211; AGRI, art. 35 del reg. 1305/2013), costituito dal Consorzio, con ruolo di coordinamento, da altri partner e coinvolgendo figure professionali esterne <strong>(Tabella 1)</strong>. Ciò ha consentito di far lavorare insieme professionisti con conoscenze complementari (pratiche, imprenditoriali, scientifiche, ecc.) per sviluppare soluzioni e strumenti efficaci per aumentare il livello di sostenibilità delle aziende. Per il progetto è stato inoltre scelto come benchmark di sostenibilità lo standard SOPD di Equalitas®, che fornisce un approccio basato su tre pilastri e che promuove l&#8217;adozione di pratiche virtuose richiedendo ai diversi attori della filiera di ottemperare a requisiti oggettivi e di misurare indicatori di performance ambientali.</p>
<p>Il progetto prevede cinque fasi principali:</p>
<ol>
<li>Creazione di un tavolo di lavoro per il coordinamento del gruppo operativo al fine di stabilire un piano di lavoro condiviso con il quale portare avanti le attività;</li>
<li>Progettazione del sistema di coordinamento, che pone le basi per il futuro sviluppo della piattaforma informatica per il controllo del sistema di gestione della sostenibilità e una prima rilevazione degli indicatori di perfomance ambientali, sociali ed economiche, al fine di verificare la situazione nella Denominazione;</li>
<li>Sviluppo di strategie e strumenti per facilitare l&#8217;adozione delle buone pratiche di sostenibilità definite dallo standard Equalitas, coinvolgendo un gruppo di aziende pilota. Sono stati sviluppati ad oggi strumenti per il monitoraggio degli impatti in termini di emissioni di CO<sub>2</sub>, consumo di acqua e tutela della biodiversità, nonché proposti protocolli e innovazioni per la riduzione dei prodotti fitosanitari. Il gruppo operativo sta lavorando su strumenti che favoriscano il dialogo con i lavoratori e la comunità e che mirino a incoraggiare la crescita professionale e il benessere dei lavoratori. Si sta inoltre lavorando su strumenti per monitorare i costi e la distribuzione del valore all&#8217;interno della Denominazione, per prevedere le tendenze del mercato e soluzioni che consentano di individuare e ridurre gli sprechi;</li>
<li>Attività di informazione verso i diversi stakeholder sugli strumenti sviluppati e resi disponibili dal progetto con l&#8217;obiettivo di coinvolgere un numero sempre maggiore di aziende;</li>
<li>Riesame del progetto per individuare e sviluppare il percorso più adatto a trasferire il modello all&#8217;intero sistema produttivo del Prosecco DOP.</li>
</ol>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Il caso del GO PRO.S.E.C.CO DOC fornisce chiare indicazioni sui passi da compiere per favorire l&#8217;adozione di un approccio partecipativo efficace nell&#8217;aiutare una vasta comunità di produttori a passare a modelli di produzione più sostenibili. Dall&#8217;esperienza del Prosecco DOP emerge l&#8217;importanza di strutturare un piano di lavoro che consenta di mettere insieme le competenze di diversi professionisti al fine di individuare le migliori strategie che aiutino le imprese incrementare le proprie performance ambientali, sociali ed economiche. La conclusione delle attività previste dal progetto consentirà un primo passo verso un percorso di crescita della Denominazione finalizzato al raggiungimento di elevati livelli di sostenibilità. Allo stesso tempo, ciò consentirà un miglioramento della reputazione dell&#8217;area del Prosecco DOP, che permetterà una maggiore fidelizzazione dei consumatori e una migliore percezione da parte della comunità locale, consentendo al contempo alle aziende di aumentare la propria competitività sui mercati. Sebbene efficace, l&#8217;adozione di un approccio collaborativo prevede notevoli sforzi per integrare e coordinare attori con approcci di lavoro e competenze differenti. Risulta quindi fondamentale il coordinamento a livello territoriale da parte di un soggetto autorevole con buone relazioni con gli stakeholder. Il ruolo del coordinatore deve essere finalizzato a favorire il dialogo tra gli stakeholder e a sostenere le iniziative, anche attraverso l&#8217;individuazione di finanziamenti pubblici. A questo proposito, la Politica Agricola Comune mette a disposizione delle aziende e degli organismi di coordinamento strumenti a sostegno di queste iniziative. L&#8217;esperienza del Progetto Sostenibilità Prosecco dimostra inoltre come il coinvolgimento delle aziende fin dall&#8217;inizio delle attività sia fondamentale per individuare strategie e strumenti utili e testarne l&#8217;efficacia.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Collaborative Approach for Achieving Ambitious Sustainability Goals: The Prosecco Sustainability Project</p>
<p><strong>Autori</strong></p>
<p>Di Chiara, A. Battistella, V. Boatto, S. Furlan, L. Giavi, S. Liggieri, A. Paiola, E. Pomarici, S. Stefanucci</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Sustainability 2024, 16(2), 583;<br />
<a href="https://doi.org/10.3390/su16020583" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/su16020583</a></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>Nonostante l&#8217;attenzione alla sostenibilità sia cresciuta nell&#8217;ultimo decennio nel settore vitivinicolo, il tasso di associazione con programmi di sostenibilità del vino sembra ancora limitato. Ciò è principalmente legato all&#8217;incertezza sui benefici economici legati all&#8217;implementazione di migliori pratiche sostenibili. A questo proposito, alcuni studi hanno evidenziato che la presenza di professionisti in grado di gestire i requisiti promossi dalle norme porta generalmente ad una percezione positiva del loro impatto sulle performance economiche delle aziende. Pertanto, per incoraggiare la partecipazione a programmi di sostenibilità, l&#8217;adozione di un approccio collaborativo per condividere le competenze e le conoscenze necessarie a gestire la transizione da un&#8217;organizzazione convenzionale a una sostenibile sembra essere una strategia funzionale. Questo articolo presenta il Prosecco Sustainability Project come un caso di studio per indagare come un insieme strutturato di attività debba essere implementato attraverso un approccio partecipativo/collaborativo per migliorare significativamente il livello di sostenibilità di una comunità ampia ed eterogenea di produttori di uva e vino. Il caso studio evidenzia che la collaborazione tra diversi attori e la guida di una figura di coordinamento in grado di favorire il dialogo e la cooperazione tra i diversi stakeholder rappresentano elementi chiave per l&#8217;implementazione su larga scala di un sistema di gestione sostenibile.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong> <strong>essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Annunziata, E.; Pucci, T.; Frey, M.; Zanni, L. The Role of Organizational Capabilities in Attaining Corporate Sustainability Practices and Economic Performance: Evidence from Italian Wine J. Clean. Prod. 2018, 171, 1300-1311.</li>
<li>Broccardo, ; Zicari, A. Sustainability as a Driver for Value Creation: A Business Model Analysis of Small and Medium Entreprises in the ItalianWine Sector. J. Clean. Prod. 2020, 259, 120852.</li>
<li>De Steur, ; Temmerman, H.; Gellynck, X.; Canavari, M. Drivers, Adoption, and Evaluation of Sustainability Practices in Italian Wine SMEs. Bus. Strategy Environ. 2020, 29, 744-762.</li>
<li>Golicic, L. Changes in Sustainability in the Global Wine Industry. Int. J. Wine Bus. Res. 2021, 34, 392-409.</li>
<li>Guerrero-Villegas, J.; Sierra-Garc a, L.; Palacios-Florencio, B. The Role of Sustainable Development and Innovation on Firm Corp. Soc. Responsib. Environ. Manag. 2018, 25, 1350-1362.</li>
<li>Jourjon, ; Chou, H.-C.; Gezart, A.; Kadison, A.E.; Martinat, L.; Pomarici, E.; Vecchio, R.Wineries Evaluation of Costs and Benefits of Sustainability Certification Program: The Case of Terra Vitis in France. Recent Pat. Food Nutr. Agric. 2016, 8, 138–147.</li>
<li>Pomarici, ; Sardone, R. EU Wine Policy in the Framework of the CAP: Post-2020 Challenges. Agric. Food Econ. 2020, 8, 17.</li>
<li>Pomarici, ; Vecchio, R.; Mariani, A.Wineries&#8217; Perception of Sustainability Costs and Benefits: An Exploratory Study in California.</li>
<li>Schaufele, I.; Hamm, U. Consumers&#8217; Perceptions, Preferences and Willingness-to-Pay for Wine with Sustainability Characteristics: A Review. Clean. Prod. 2017, 147, 379-394.</li>
<li>Yin, K. Case Study Research and Applications: Design and Methods/Robert K. Yin, 6th ed.; Sage: Los Angeles, CA, USA, 2018; ISBN 978-1-5063-3616-9.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/07/10_Sostenibilita-Prosecco-DOP-Di-Chiara-e-Pomarici-Consortium-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/approcci-partecipativi-per-la-sostenibilita-vitivinicola-il-caso-del-prosecco-dop/">Approcci partecipativi per la sostenibilità vitivinicola: il caso del Prosecco DOP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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