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	<title>Consortium 2023/04 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Consortium 2023/04 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Il futuro della tutela e della sostenibilità passa dal digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 17:10:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non potevamo non aprire questo numero di Consortium con l’approvazione del nuovo “<a href="https://www.qualivita.it/riforma-dei-sistemi-delle-indicazioni-geografiche-dellue-food-wine-spirits/" target="_blank" rel="noopener"><strong>testo unico della qualità</strong></a>”, che dopo la votazione dello scorso novembre si avvia alla fase conclusiva prevista nella primavera 2024. Tale Regolamento apre scenari nuovi sia in Europa che nei singoli Paesi per il <strong>settore <a href="https://www.qualivita.it/cosa-sono-le-indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener">DOP IGP</a></strong>, dove dovrà essere recepito attraverso delle rinnovate norme nazionali.</p>
<p>Per l’Italia sarà l’occasione per confermare il proprio ruolo di capofila politico e istituzionale quale guida e punto di riferimento in Europa nell’attuazione delle politiche per i sistemi IG. Risulterà necessario modellare il ridisegno organizzativo del Ministero in coerenza con le nuove sfide e individuare strumenti più efficaci per sostenere il progresso e l’affermazione delle tante filiere IG nate negli ultimi 20 anni – e dei relativi Consorzi – che risultano ancora fragili. Senza però dimenticare le esigenze dei “campioni” della <a href="https://www.qualivita.it/dop-economy/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Dop economy</strong></a> nella prospettiva di una nuova competizione globale.</p>
<p>Prima di entrare nel vivo dei temi della ricerca affrontati in questo numero della rivista, una riflessione doverosa anche sui dati del <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2023/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Ismea-Qualivita 2023</strong></a> presentato a dicembre a Roma.</p>
<p>Il superamento dei 20 miliardi di valore raggiunto dal comparto delle DOP IGP del nostro Paese rappresenta un bel risultato dopo il lungo periodo della pandemia. L’80% delle province italiane si dimostra in crescita, indicando come l’impatto delle Indicazioni Geografiche sia un fenomeno generalizzato, che non riguarda solo i big del Centro-Nord.</p>
<p>Ciò che invece destabilizza e preoccupa sono le ripetute emergenze che si evidenziano negli areali di produzione delle filiere DOP IGP italiane. Fra crisi climatiche, parassiti, patologie animali e vegetali e mancanza di manodopera specializzata, il lungo elenco delle criticità che impattano in modo crescente sul settore della qualità agroalimentare e vitivinicola ci dimostra come sia sempre più necessario mettere in campo una vera e propria strategia nazionale. La salvaguardia del nostro patrimonio enogastronomico passa da un’efficace connessione fra ricerca scientifica e filiere produttive.</p>
<p>Proprio in tema di ricerca, fra gli argomenti più dibattuti dell’ultimo periodo vi sono senza dubbio quelli relativi all’intelligenza artificiale e alla blockchain, che ha trovato posto anche nel <strong>DDL Made in Italy</strong> di recente approvazione da parte del Parlamento. Di certo il sistema produttivo alimentare può avere nella transizione digitale un forte alleato per migliorare la propria sostenibilità.</p>
<p>L’innovazione è dunque un tema che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, riguarda da vicino un sistema tradizionale come quello delle <a href="https://www.qualivita.it/cosa-sono-le-indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Indicazioni Geografiche</strong></a>, che dimostra così di essere pronto a implementare nuove tecnologie e modelli organizzativi, grazie anche alla formazione di reti sociali stabili che permettono ai produttori di trasferire e acquisire nuova conoscenza. Abbiamo dunque cercato in questo numero di cominciare a porre un focus particolare sul tema delle innovazioni digitali, attraverso i risultati di alcuni studi condotti da varie Università italiane.</p>
<p>Ciò che emerge, al netto del grande dibattito etico intorno all’uso delle tecnologie, è che queste si dimostrano strumenti efficaci nel garantire alle filiere certificate DOP e IGP tracciabilità e sicurezza, combattendo frodi e fenomeni come l’<strong>Italian Sounding</strong>, e comunicando allo stesso tempo il valore del territorio ai consumatori. A questo proposito risulta di grande importanza anche il lavoro di IPZS nel garantire tracciabilità e trasparenza grazie a progetti come il Passaporto Digitale.</p>
<p><em>Editoriale a cura di Mauro Rosati, direttore editoriale Consortium</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/1.-Editoriale-Mauro-Rosati.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Rapporto Ismea-Qualivita 2023, l’analisi per conoscere e guidare la Dop economy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 17:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentata a Roma a dicembre 2023 l’indagine annuale che analizza i dati economici, produttivi e gli impatti territoriali del settore italiano DOP IGP, alla presenza del Ministro Lollobrigida e dei referenti del settore In uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentata a Roma a dicembre 2023 l’indagine annuale che analizza i dati economici, produttivi e gli impatti territoriali del settore italiano DOP IGP, alla presenza del Ministro Lollobrigida e dei referenti del settore</em></p>
<p>In uno scenario macroeconomico condizionato dalla crisi energetica e climatica, la Dop economy italiana mostra ancora una volta un quadro positivo contrassegnato da valori record, anche se la prospettiva appare molto incerta. Se da un lato la recente approvazione della Riforma europea sul sistema delle Indicazioni Geografiche prevista nella strategia <strong>Farm to Fork</strong> rappresenta un elemento di grande opportunità, dall’altro l’indagine di settore realizzata da <strong>Origin Italia</strong> e <strong>Fondazione Qualivita</strong> presso i Consorzi di tutela e le Associazioni di produttori delle DOP IGP rileva con chiarezza come le emergenze climatiche, le problematiche fitosanitarie, la fluttuazione dei mercati internazionali, la crescente inflazione degli ultimi mesi e l’attuazione di alcune norme controverse contribuiscano a creare una condizione di instabilità per il settore.</p>
<p>Come afferma <strong>Mauro Rosati</strong>, Direttore Generale della Fondazione Qualivita, per affrontare questo complesso scenario serve un vero e proprio cambio di paradigma: “Il settore delle DOP IGP cresce nonostante un quadro congiunturale difficile ed è un dato indubbiamente positivo. Gli 890 mila occupati nella fase agricola e di trasformazione esprimono un ulteriore elemento di valore della Dop economy da non sottovalutare. Permangono le criticità, a partire dalle emergenze climatiche che coinvolgono da alcuni anni tutta l’agricoltura, ma in particolare le produzioni DOP IGP legate a micro-areali.</p>
<p>La <strong>Riforma europea</strong> apre una nuova fase per la qualità agroalimentare italiana che impone a tutti gli attori una riflessione su tre punti cardine: governance dei territori, rapporto con il <strong>consumatore</strong> e <strong>ricerca</strong> <strong>scientifica</strong>.</p>
<p>L’indagine che abbiamo realizzato testimonia come proprio la ricerca sia già divenuta uno degli asset primari di investimento dei Consorzi di tutela per accompagnare l’evoluzione delle filiere, in linea con la strategia europea e italiana, che solo attraverso il <strong>PNRR</strong> ha destinato risorse per quasi 500 milioni di euro alla ricerca scientifica sull’alimentazione e sulle nuove tecnologie in agricoltura.</p>
<p>Possiamo lavorare insieme ad un nuovo paradigma della qualità italiana anche con il sostegno delle recenti misure del Governo e del Ministero”.</p>
<p>In questa fase di trasformazione, le filiere dei prodotti <strong>agroalimentari</strong> e <strong>vitivinicoli</strong> <strong>DOP</strong> <strong>IGP</strong> hanno necessità di condividere sforzi e strategie con le istituzioni come successo negli ultimi mesi con il DDL Made in Italy e due fondi da 25 milioni di euro – uno per il comparto vino e uno per il comparto agroalimentare – istituiti con due distinti Decreti del Ministero dell’agricoltura per la promozione e l’apertura di nuovi mercati.</p>
<p>Come ha ribadito il Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste <strong>Francesco Lollobrigida</strong> alla presentazione del Rapporto Ismea-Qualivita 2023: “Quelli legati alle Indicazioni Geografiche sono valori intrinseci nei nostri produttori, queste filiere non sono solo un obiettivo di un Paese che non guarda alla quantità. L’Italia punta alla qualità e noi vogliamo difenderla creando sinergie e rafforzando il vero sistema Paese in tutto il mondo. Il nostro impegno è attuare anche una visione strategica che impedisca la proliferazione dei marchi di qualità pubblici e l’affermazione di etichette scorrette che disorientano il consumatore”.</p>
<p>L’impatto che la Dop economy con le sue produzioni non delocalizzabili ha lungo tutta la penisola rimane fattore centrale dello sviluppo sostenibile dei territori italiani. Come ha documentato <strong>Maria Chiara Zaganelli</strong>, Direttore Generale ISMEA, presentando i dati dell’indagine in un contesto macroeconomico sfavorevole e instabile, le produzioni DOP e IGP hanno continuato a esercitare il loro impatto positivo in numerose aree: “Insieme ai valori produttivi le filiere a Indicazione Geografica hanno contribuito ad attrarre flussi rilevanti di turismo enogastronomico, diffondendo la reputazione della qualità agroalimentare italiana e mantenendo vitale il tessuto socio-economico di aree rurali spesso interne.</p>
<p>Un settore in continua crescita che non sviluppa quindi solo valore economico sui territori. Con 890.000 contratti di lavoro nel settore IG, la Dop economy afferma anche un valore sociale, etico e occupazionale indiscutibile. Si tratta di un settore che si caratterizza per la sua eterogeneità, e proprio per questo è importante che non sia sottoposto a frammentazione da spinte localistiche, che mantenga un legame con i territori attraverso un sistema coeso che permette di esprimere nel mondo l’eccellenza italiana”.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/2.-Notizia-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/rapporto-ismea-qualivita-2023-lanalisi-per-conoscere-e-guidare-la-dop-economy/">Rapporto Ismea-Qualivita 2023, l’analisi per conoscere e guidare la Dop economy</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Dop economy prima volta sopra 20 miliardi, in crescita del +6,4% con 890.000 occupati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 17:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il XXI Rapporto Ismea-Qualivita descrive il settore dei prodotti DOP IGP con valori in crescita per quasi tutte le filiere Il settore delle DOP e IGP, rileva il Rapporto Ismea-Qualivita 2023, vola oltre la soglia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dop-economy-prima-volta-sopra-20-miliardi-in-crescita-del-64-con-890-000-occupati/">Dop economy prima volta sopra 20 miliardi, in crescita del +6,4% con 890.000 occupati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il XXI Rapporto Ismea-Qualivita descrive il settore dei prodotti DOP IGP con valori in crescita per quasi tutte le filiere</em></p>
<p>Il settore delle DOP e IGP, rileva il <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2023/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Ismea-Qualivita 2023</strong></a>, vola oltre la soglia dei 20 miliardi € di valore alla produzione nel 2022 (+6,4% su base annua) assicurando un contributo del 20% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano. Una crescita in continua progressione che fa segnare un valore quadruplicato in 20 anni, dai 5 miliardi del settore nel 2003 ai 20 miliardi del 2023 (Fig. 1).</p>
<p>Il comparto <strong>cibo</strong> sfiora i <strong>9</strong> <strong>miliardi</strong> € (+9%), mentre quello <strong>vitivinicolo</strong> supera gli <strong>11 miliardi</strong> € (+5%). Risultati importanti, seppure in parte condizionati dalla spinta inflattiva, che testimoniano la grande solidità della Dop economy nazionale: un sistema organizzato, che conta 296 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero dell’agricoltura e oltre 195.000 imprese delle filiere cibo e vino, con un numero di rapporti di lavoro stimati per la prima volta in 890.000, 580.000unità nella fase agricola e 310.000 nella fase di trasformazione.</p>
<p>Di seguito sono illustrati alcuni dei principali risultati presenti nel Rapporto, organizzati secondo brevi paragrafi descrittivi. In calce all’articolo sono riportati i riferimenti per consultare la pubblicazione completa.</p>
<p><strong>Intro metodologica</strong></p>
<p>Il Rapporto Ismea-Qualivita dal 2003 offre ogni anno un’analisi dettagliata del settore italiano del cibo e del vino a Indicazione Geografica, con dati produttivi ed economici, analisi sulle ricadute territoriali, sulle evoluzioni nel mercato nazionale ed estero.</p>
<p>Il Rapporto, unico studio in Europa sull’impatto economico delle Indicazioni Geografiche a livello nazionale, è frutto dell’integrazione delle competenze sviluppate da ISMEA e dall’Osservatorio Qualivita e si basa sulla raccolta, l’analisi e l’elaborazione dei dati rilevati con indagini dirette presso fonti istituzionali e operatori del settore.</p>
<p><strong>Export DOP IGP</strong></p>
<p>Il rapporto evidenzia un balzo in avanti dell’export che nel 2022, grazie al contributo delle due componenti cibo e vino, raggiunge quota 11,6 miliardi € (+8% sul 2021), rappresentando il 19% del giro d’affari all’estero dell’agroalimentare nazionale. La filiera del cibo realizza 4,7 miliardi € di fatturato evidenziando un +6% in un anno e un +66% nel decennio, per effetto soprattutto del recupero dei mercati Extra-UE (+10%).</p>
<p>Il comparto vino sfiora i 7 miliardi €, registrando una progressione del +10% sul 2021 e +80% rispetto al 2012 (+116% considerando solo i vini DOP). Le DOP e IGP vinicole rappresentano a valore quasi il 90% delle esportazioni delle cantine italiane.</p>
<p><strong>Impatto sull’occupazione</strong></p>
<p>Il XXI Rapporto Ismea-Qualivita fotografa per la prima volta l’impatto sull’occupazione del settore delle Indicazioni Geografiche italiane, con un numero di rapporti di lavoro stimati in 890.000, suddivisi come descritto di seguito.</p>
<p><em>Fase agricola</em>. Nel settore agricolo si stima un numero di rapporti di lavoro dipendente a tempo determinato pari a 430.000 (di cui 211.000 nel vino e 219.000 nel cibo) e a 50.000 a tempo indeterminato (di cui 20.000 nel vino e 30.000 nel cibo), a cui vanno aggiunti poco meno di 100.000 lavoratori autonomi, tra imprenditori agricoli e coltivatori diretti.</p>
<p><em>Fase industriale.</em> Nella fase industriale il sistema IG genera oltre 250.000 rapporti di lavoro a tempo indeterminato (di cui 210.000 nel cibo e 43.000 nel vino) e circa 60.000 rapporti a tempo determinato o stagionali (di cui 45.000 nel cibo e 15.000 nel vino). Da considerare, nella valutazione complessiva, che i dati si riferiscono al numero di rapporti di lavoro, che è superiore al numero effettivo di lavoratori dipendenti, a causa della possibilità per un lavoratore di avere contratti con più aziende.</p>
<p><strong>Cibo DOP IGP STG</strong></p>
<p>Nel 2022 il comparto del cibo DOP IGP sfiora i 9 miliardi € di valore all’origine (+9% la crescita annua, +33% il trend in dieci anni) per un fatturato al consumo finale che supera i 17 miliardi € (+6%). Numeri record che testimoniano l’impegno di 85.584 operatori, 550.000 occupati, 168 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 41 Organismi di controllo. L’export del comparto raggiunge 4,6 miliardi € ( +6% su base annua e +66% sul 2012), grazie soprattutto al recupero dei mercati Extra-UE (+10%).</p>
<p><strong>Vino DOP IGP</strong></p>
<p>La produzione di vino imbottigliato DOP IGP, dopo il forte balzo nel 2021, si attesta a 26 milioni di ettolitri nel 2022, in ridimensionamento sull’anno precedente (-4%). I dati in valore indicano invece, sulla base delle stime aggiornate, una crescita per l’imbottigliato (+5% a 11 miliardi €) e per lo sfuso (+13% a 4 miliardi €). Tra le prime 10 denominazioni per valore ben 9 fanno registrare una crescita rispetto al 2021.</p>
<p>Risultati frutto dell’impegno quotidiano di 109.823 operatori che danno lavoro a oltre 340.000 persone, grazie anche al coordinamento di 128 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e seguiti dall’attività di 12 Organismi di controllo. A fronte di volumi esportati simili al 2021, gli introiti crescono del +10%, arrivando a sfiorare i 7 miliardi € nel 2022, per un trend del +80% rispetto al 2012 e risultati positivi soprattutto per i vini DOP (+12%) e in particolare per gli spumanti (+21%).</p>
<p><strong>Fig. 1</strong> Valori Dop economy italiana</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/12/Infografica-CS01-Dati-generali.jpeg"><img class="aligncenter wp-image-444912 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/12/Infografica-CS01-Dati-generali.jpeg" alt="" width="1098" height="471" /></a></p>
<p><strong>GDO italiana</strong></p>
<p>Negli ultimi due anni gli italiani hanno speso mediamente di più per gli acquisti alimentari domestici e ciò vale anche per il cibo e vino DOP IGP: le vendite dei principali prodotti IG a peso fisso e variabile nella Grande Distribuzione Organizzata hanno oltrepassato nel 2022 i 5,4 miliardi € (+3% su base annua), con una dinamica più sostenuta per il cibo (+5,6%) rispetto al vino (-2,5%) che risente della ripresa del “fuori casa”. I dati relativi ai primi nove mesi del 2023 indicano un ulteriore balzo in avanti del +10% della spesa alimentare nella GDO, a fronte di un incremento lievemente più contenuto per gli acquisti di prodotti a marchio DOP e IGP (+8%). Cresce la rilevanza del canale Discount per una fetta significativa di prodotti DOP IGP e resta forte, per quanto in calo, l’incidenza delle vendite in promozione per i prodotti IG nella GDO (21,5%).</p>
<p><strong>Impatti territoriali</strong></p>
<p>Il Rapporto Ismea-Qualivita riporta ogni anno un’analisi economica territoriale, attraverso l’elaborazione di<strong> indicatori di impatto</strong> stimati secondo una metodologia che considera, per ogni denominazione, il <strong>valore alla produzione, l’areale di riferimento, il numero di operatori</strong> per provincia (settore cibo) e il dato relativo alla <strong>superficie</strong> <strong>vitata</strong> per provincia (settore vino).</p>
<p>Osservare l’effetto della Dop economy nei territori italiani è un’operazione particolarmente emblematica: non significa semplicemente calcolare il ritorno economico di un settore produttivo, ma misurare il valore che “appartiene” a quei territori, frutto di filiere non delocalizzabili, espressione di un patrimonio collettivo e di un insieme di fattori ambientali, storici e culturali.</p>
<p>L’analisi sull’impatto economico territoriale delle filiere del cibo e del vino DOP IGP nel 2022 mostra, per il secondo anno consecutivo, una crescita del valore per 18 regioni su 20. Tra le 107 province italiane, 84 hanno incrementato il valore delle loro produzioni a marchio comunitario e per 40 di queste la crescita viaggia a due cifre (Tab. 1).</p>
<p>Le quattro regioni del Nord-Est, capitanate da Veneto ed <strong>Emilia-Romagna</strong>, con 11 miliardi € valgono da sole il 55% del comparto, con una crescita di quasi il +6% sul 2021. In termini relativi è però il Nord-Ovest (4,3 miliardi €) a mostrare l’incremento maggiore (+12%), trainato dal Piemonte e, soprattutto, dalla Lombardia che è la regione con la crescita più alta in termini assoluti nel 2022 (+318 mln € pari al +15%).</p>
<p>Le regioni del Centro (1,8 miliardi €), guidate dalla <strong>Toscana</strong>, avanzano mediamente del +4%, mentre l’area “Sud e Isole” (3 miliardi €), dopo i progressi messi a segno nel 2020 e nel 2021, registra un ulteriore +3%, sintesi della dinamica particolarmente positiva di Campania (+9%), Sardegna (+19%) e Abruzzo (+9%) e della flessione della Puglia (-16%).</p>
<p>Fra le prime province i risultati migliori del 2022 in termini assoluti sono quelli di <strong>Brescia</strong> (+153 mln €), Treviso (+142 mln €), Parma (+116 mln €), Cuneo (+91 mln €) e Mantova (+88 mln €), mentre considerando le crescite relative, si riscontrano risultati positivi per Udine (+10,4%), Piacenza (+11,8%), Napoli (+9,7%) e Pordenone (+9,1%).</p>
<p><strong>Tabella 1.</strong> Impatto economico settore DOP IGP per regione italiana</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Dati-Regioni-Italia-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447674 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Dati-Regioni-Italia-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023.jpg" alt="" width="919" height="454" /></a></p>
<p>* &#8220;Peso DOP IGP&#8221; è il rapporto calcolato sulla Produzione agricola regionale a prezzi base + Stima del valore aggiunto regionale dell’industria alimentare</p>
<p><strong>Le emergenze e le azioni dei Consorzi per lo sviluppo sostenibile delle IG</strong></p>
<p>Alla luce delle numerose complessità e delle sfide che a vari livelli coinvolgono il settore della produzione agroalimentare e vitivinicola, Origin Italia e Fondazione Qualivita hanno svolto un’indagine presso i Consorzi di tutela e le Associazioni dei produttori italiani delle DOP IGP per valutare quali sono i principali effetti legati ai cambiamenti climatici e allo scenario economico avvertiti dalle filiere e quali azioni e progetti sono stati attivati per promuovere uno sviluppo sostenibile delle IG<strong> (Fig. 2)</strong>.</p>
<p>In merito ai cambiamenti climatici vi sono diversi effetti avvertiti come emergenziali da parte di un’ampia quota delle filiere DOP IGP, a partire dalla siccità (86%) e dall’innalzamento delle temperature (86%), passando per l’alterazione del microclima negli areali di produzione (68%) e l’impatto di eventi come grandine (55%) e alluvioni (42%).</p>
<p>Questi effetti, inoltre, inducono una più ampia diffusione di patologie e contribuiscono a una maggiore vulnerabilità delle produzioni agroalimentari DOP IGP: la peronospora, la flavescenza dorata, l’oidio, il mal dell’esca per il vino; la mosca, la lebbra e la rogna dell’olivo per l’olio; la peste suina per i prodotti a base di carne; la lingua blu e la brucellosi per i formaggi; la cimice asiatica e le malattie fungine per gli ortofrutticoli. Infine tra le emergenze di grande impatto si rilevano anche quelle legate ai predatori e in particolare la diffusione del granchio blu, causa di danni enormi agli ecosistemi locali.</p>
<p>A queste difficoltà, si aggiungono gli effetti del complesso scenario socio-economico che si riflettono nelle dinamiche produttive delle filiere. La quasi totalità dei Consorzi di tutela segnala il problema dovuto all’incremento dei costi delle materie prime (98%) e dei mangimi (93%), ma vi sono ostacoli anche in merito alla mancanza di manodopera specializzata (82%) e all’urgenza legata alla necessità di efficientamento energetico (77%); il tutto a fronte di un quadro che vede alcune DOP IGP che da una parte devono far fronte alle richieste di prodotti a prezzi bloccati o più bassi da parte della GDO (70%), e dall’altra combattere la concorrenza sleale (59%).</p>
<p>Per rispondere a questa congiuntura particolarmente complessa i Consorzi hanno messo in campo nell’ultimo anno una serie di investimenti e progetti speciali. Le azioni si sono concentrate in particolare sugli ambiti della ricerca (52%) e della formazione (50%), ma un peso significativo hanno avuto anche lo sviluppo di nuovi mercati (49%), i progetti di turismo enogastronomico (45%) e le attività culturali (41%) legate ai prodotti IG e ai territori.</p>
<p>A guidare l’azione dei Consorzi di tutela vi è, inevitabilmente, il grande tema ambientale: nell’ultimo anno il 51% delle filiere DOP IGP ha promosso o partecipato a progetti di sostenibilità ambientale, in oltre la metà dei casi attivati direttamente dai Consorzi.</p>
<p><strong>Figura 2.</strong> Emergenze filiere DOP IGP</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-202401-Figura-2.-Emergenze-filiere-DOP-IGP.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447676 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-202401-Figura-2.-Emergenze-filiere-DOP-IGP.jpg" alt="" width="915" height="472" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Rapporto Ismea-Qualivita 2023</em><br />
<strong>Fonte</strong><br />
<em>Fondazione Qualivita</em></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/2bis.-Analisi-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023-Dop-economy.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Riforma del settore delle Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/riforma-del-settore-delle-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 17:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Regolamento è in corso di traduzione nelle varie lingue dei Paesi UE, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale entro marzo/aprile 2024 e vedrà l’attuazione nazionale nel corso dei mesi estivi del 2024. Di seguito una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Regolamento è in corso di traduzione nelle varie lingue dei Paesi UE, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale entro marzo/aprile 2024 e vedrà l’attuazione nazionale nel corso dei mesi estivi del 2024.</em></p>
<p><em> Di seguito una sintesi dei pilastri del nuovo testo unico europeo sulle produzioni di qualità. Nelle pagine successive, le interviste al relatore delle Riforma Paolo De Castro e al Ministro dell’agricoltura delle sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida</em></p>
<p><strong>1. Rafforzamento del ruolo dei Consorzi</strong></p>
<p>I Consorzi di tutela restano in mano solo ai produttori e agli operatori lungo la filiera produttiva con maggiori e migliori responsabilità, tra cui la lotta alle pratiche svalorizzanti e la promozione del “turismo a Indicazione Geografica”; per i criteri di riconoscimento dei Consorzi sono salvaguardati gli schemi nazionali, come quello italiano, che già funzionano in modo efficace; agli Stati membri è riconosciuta la possibilità di introdurre sistemi di contributi erga-omnes, che prevedano l’obbligo per tutti i produttori di sostenere i costi del Consorzio per lo svolgimento delle attività previste dal Regolamento; i Consorzi riconosciuti beneficiano di un rafforzamento delle proprie prerogative, tra cui l’estensione da 3 a 6 anni per i piani di regolazione dell’offerta o la possibilità di redigere clausole di condivisione del valore lungo la filiera per i propri membri.</p>
<p><strong>2. Maggiore protezione</strong></p>
<ul>
<li><strong>Protezione on-line</strong> e nel sistema dei domini: diventa ex-officio tramite un sistema di geo-blocking che obbliga gli Stati membri a bloccare l’accesso a tutti i contenuti evocativi di una Indicazione Geografica, anche grazie a un alert system sviluppato da EUIPO.</li>
<li><strong>Protezione IG utilizzate come ingredienti</strong>: rende obbligatorio per i trasformatori l’indicazione in etichetta della percentuale di prodotto IG all’interno del prodotto trasformato e vieta l’utilizzo di altri prodotti comparabili alla IG; quando esistono Consorzi riconosciuti, i trasformatori sono obbligati ad informarli per iscritto dell’utilizzo della IG, e devono attendere un avviso di ricevimento che può includere indicazioni sul corretto utilizzo dell’Indicazione Geografica; gli Stati membri hanno la possibilità di rafforzare questo sistema, predisponendo una procedura autorizzativa a livello nazionale.</li>
<li><strong>Protezione internazionale</strong>: è possibile per i Consorzi riconosciuti, la cui IG abbia un mercato internazionale, essere registrati automaticamente all’atto di Ginevra dell’accordo di Lisbona, che prevede una protezione rapida e indefinita in tutti i Paesi firmatari, anche extra- UE; sono state eliminate le falle del sistema che consentivano di sfruttare indebitamente la reputazione delle IG tramite norme tecniche nazionali (aceto balsamico sloveno e cipriota) o strumenti unionali quali le menzioni tradizionali (Prosek made in Croazia) chiarendo che queste non possono corrispondere o evocare IG riconosciute.</li>
</ul>
<p><strong>3. Semplificazione</strong></p>
<p>Definiti tempi certi per l’esame delle richieste di registrazione e di modifica dei disciplinari da parte della Commissione, riducendoli a 6 mesi, estendibili di ulteriori 5 solo nel caso in cui la richiesta sia incompleta e debbano essere presentate ulteriori informazioni; devono passare dall’approvazione della Commissione solo gli emendamenti che implicano effetti reali sul mercato unico, mentre tutte le altre modifiche sono gestite esclusivamente a livello nazionale evitando il doppio passaggio che rallenta ogni procedura di modifica; sono quindi ridotti i dossier che devono essere analizzati a livello europeo e perciò non si rende necessario un maggiore coinvolgimento nella fase di scrutinio delle modifiche dei disciplinari dell’<strong>Ufficio europeo sulla proprietà intellettuale (EUIPO</strong>), che tuttavia può dare un supporto consultivo su questioni amministrative e contribuire alla<strong> tutela e alla promozione delle IG</strong> con lo sviluppo di un <strong>registro europeo on-line</strong> delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p><strong>4. Sostenibilità e trasparenza</strong></p>
<p>È stata inserita la richiesta di elaborazione da parte dei Consorzi, inizialmente su base volontaria, di un rapporto di sostenibilità che spieghi ciò che svolgono in termini di sostenibilità ambientale, economica, sociale e di rispetto del benessere animale; è stata eliminata la delega alla <strong>Commissione di definire tramite le norme di sostenibilità</strong> in diversi settori e i criteri per il riconoscimento di quelle esistenti, che andrebbe contro la tutela delle specificità delle singole filiere; per una maggiore trasparenza verso il consumatore è stato inserito l’obbligo di indicare sull’etichetta di qualsiasi prodotto IG il nome del produttore.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/3.-Notizia-Riforma-del-settore-IG.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Con questa Riforma il sistema delle Indicazioni Geografiche guarda al futuro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/con-questa-riforma-il-sistema-delle-indicazioni-geografiche-guarda-al-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[governance]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo testo unico per un agroalimentare IG più competitivo, sostenibile e integrato Dopo decine di triloghi, tra tecnici e politici, è giunto al termine con l’approvazione del testo unico il percorso di Riforma del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un nuovo testo unico per un agroalimentare IG più competitivo, sostenibile e integrato</em></p>
<p>Dopo decine di triloghi, tra tecnici e politici, è giunto al termine con l’approvazione del testo unico il percorso di Riforma del settore delle Indicazioni Geografiche. Un risultato non scontato, che ha visto il mondo dei Consorzi di tutela italiani in prima linea per ottenere l’inclusione nel Regolamento di alcuni punti fondamentali. Più flessibilità di gestione, maggiore controllo, più tutela e un passo in avanti anche nella sostenibilità, sono solo alcuni degli elementi della Riforma.</p>
<p>Intervista a Paolo De Castro, Parlamentare europeo Relatore della Riforma. Economista, agronomo e accademico italiano, ha ricoperto numerosi incarichi politici in Italia e in Europa. È presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Qualivita.</p>
<p><strong>On. De Castro, la Riforma è un successo per il sistema?</strong></p>
<p>È un risultato molto importante anche perché viene in una legislatura dove grandi novità per il settore agroalimentare non se ne sono viste e vengono lasciati tanti capitoli ancora aperti, penso ad esempio alla direttiva emissioni, al regolamento sul packaging, a quello sull’utilizzo dei fitofarmaci. Tutti provvedimenti che difficilmente vedranno la luce entro questo mandato politico. Ciò che abbiamo dimostrato con l’accordo sul nuovo Regolamento per le Indicazioni Geografiche è il frutto di più di due anni di lavoro, quattro triloghi politici, venti triloghi tecnici, un percorso arduo che ci ha consentito di determinare un vero e proprio passo avanti nel sostegno e nello sviluppo dell’agroalimentare europeo di qualità.</p>
<p><strong>Qual è stato l’obiettivo di questa Riforma? </strong></p>
<p>Innanzitutto arrivare finalmente a un vero e proprio testo unico della qualità a livello europeo con un regolamento che mette insieme per la prima volta tutte le produzioni IG del mondo del vino e dell’agroalimentare. Il tutto riunito in un’unica base legislativa di riferimento che dà più forza ai Consorzi di tutela, che sono e rimangono il motore delle IG e che avranno vari vantaggi che fino a ora non erano possibili. Penso all’opportunità di gestire la tematica legata al turismo enogastronomico, oltre ad arricchire gli strumenti sulla programmazione produttiva, una delle leve più importanti introdotte dalla legislazione europea e che ha permesso ad esempio al mondo dei formaggi, ma non solo, di gestire l’immissione del prodotto sul mercato e garantire prezzi più remunerativi per gli allevatori.</p>
<p><strong>Il Consorzio sempre più centrale nella Governance?</strong></p>
<p>La Riforma dà maggiore ruolo ai Consorzi, ma soprattutto ne valorizza l’esistenza: saranno infatti favoriti quelli registrati, che in qualche modo sono stati oggetto di una certificazione a livello dei singoli Stati membri. Questa è una fondamentale differenziazione perché vede alcuni Paesi che hanno più tradizione all’interno delle IG, come Francia, Spagna e Italia, avvantaggiati rispetto ad altri. Sarà rafforzata la tutela dei prodotti IG, sia sul mercato, vedi i casi come il Prosek o l’aceto balsamico sloveno e cipriota, ma soprattutto rispetto ai domini internet, una novità assoluta perché sarà uno strumento “ex officio” obbligatorio per tutti gli Stati membri e come provvedimento verranno oscurati i portali che evocano nomi di Indicazioni Geografiche senza autorizzazione del Consorzio. A questo seguirà la creazione di un Registro Europeo delle IG e quindi un alert system per individuare immediatamente quei pirati che copiano o evocano marchi registrati.</p>
<p><strong>Uno dei temi più attesi è lo snellimento delle pratiche</strong>.</p>
<p>E ci siamo arrivati con la Riforma: le semplificazioni ci saranno eccome, grazie ai tempi certi per le modifiche dei disciplinari. Non più quindi attese incerte e tempi non definiti, ma 6 mesi per avere una risposta definitiva da parte della Commissione, eventualmente rinnovabili in un massimo di altri 5 mesi, e questo significa veramente una risposta concreta alle tante richieste del mondo dei Consorzi circa le lungaggini infinite che si portavano dietro le modifiche dei disciplinari.</p>
<p><strong>Sono quasi cento pagine di testo unico, ci sono anche elementi innovativi?</strong></p>
<p>La Riforma è per la gran parte innovativa. Porto ad esempio il tema dei codici doganali: fino a ora nell’export erano considerati codici riferiti a macrosettori (formaggi, vino, ortofrutta, ecc), mentre con la Riforma ogni singola DOP IGP potrà avere un proprio codice di identificazione e questo sarà fondamentale sia per la tracciabilità, sia per un riscontro diretto dei dati. Un altro esempio è che per la prima volta il produttore sarà obbligatoriamente inserito in etichetta. Ci sono tanti elementi interessanti e sarà fondamentale che il Masaf, nel caso dell’Italia, rediga un vademecum per rendere più immediato ogni passaggio del testo unico.</p>
<p><strong>È stato introdotto anche il tema della sostenibilità.</strong></p>
<p>Si tratta della richiesta ai Consorzi di un rapporto di sostenibilità. Nell’accordo finale è stato introdotto come volontario, anche se sono sicuro che diventerà una pratica comune di fatto perché quando saranno pubblicati i rapporti di sostenibilità sul Registro Unico è evidente che i Consorzi che non lo faranno verranno in qualche modo penalizzati. Nel Rapporto i Consorzi dovranno evidenziare ciò che i produttori fanno in materia di sostenibilità ambientale, economica e sociale, per far conoscere ai consumatori quanto un prodotto DOP IGP ricade sul territorio d’origine.</p>
<p><strong>Quali sono adesso gli ultimi passaggi?</strong></p>
<p>Il regolamento è arrivato ai giuristi linguisti per le traduzioni nelle varie lingue dei Paesi dell’UE; il passaggio successivo sarà la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea che prevedo entro il mese di marzo 2024.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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		<title>Un successo del Sistema Italia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/un-successo-del-sistema-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:20:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Lollobrigida]]></category>
		<category><![CDATA[governance]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dop economy asset strategico del sistema produttivo italiano Il sistema italiano delle Indicazioni Geografiche è un modello di riferimento a livello europeo e il nuovo Regolamento rappresenta il risultato del grande lavoro svolto in sinergia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dop economy asset strategico del sistema produttivo italiano</em></p>
<p>Il sistema italiano delle Indicazioni Geografiche è un modello di riferimento a livello europeo e il nuovo Regolamento rappresenta il risultato del grande lavoro svolto in sinergia fra gli operatori e i rappresentanti del settore delle DOP IGP italiane, i referenti delle istituzioni nazionali e comunitarie.</p>
<p>Intervista a Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.</p>
<p><strong>Ministro Lollobrigida, quanto è importante questa Riforma per il settore delle Indicazioni Geografiche italiane?</strong></p>
<p>La Dop economy è tra gli asset strategici del sistema produttivo italiano. Eccellenze che devono essere raccontate nella loro specificità, anche territoriale, e tutelate. L’approvazione della Riforma delle Indicazioni Geografiche è un risultato di primaria importanza per questo comparto. Per questo ringrazio il relatore Paolo De Castro e chi, da subito in Europa, al di là delle differenze politiche, ha vestito la maglia azzurra per difendere le produzioni di qualità e il patrimonio di ogni singolo territorio: tratti distintivi di una Nazione, la nostra, unica.</p>
<p><strong>Un risultato frutto di un lavoro di squadra, quindi.</strong></p>
<p>Il nuovo Regolamento rappresenta un successo del Sistema Italia che, lavorando in sinergia, ha avanzato delle proposte concrete per evitare casi di imitazione come il Prosek croato, che evoca il nostro Prosecco, tra i vini più venduti a livello mondiale, o l’aceto balsamico cipriota. Saranno anche valorizzati i Consorzi di tutela, che rappresentano il motore di sviluppo delle IG e possono essere un volano per le economie dei territori. Con 855 prodotti certificati, la nostra Nazione è prima in Europa per DOP IGP e STG. Un valore economico da difendere e far crescere. Perché l’Italia deve continuare a puntare sulla qualità, proteggendo le Indicazioni Geografiche dal mercato del falso.</p>
<p><strong>Qual è la visione del Ministero legata alle Indicazioni Geografiche?</strong></p>
<p>Vogliamo prediligere i prodotti del territorio per sostenere l’economia di prossimità, valorizzando la stagionalità e i cibi tipici che sono alla base della Cucina Italiana, definita tra le migliori al mondo e che abbiamo candidato a Patrimonio UNESCO. Il nostro è un modello che vogliamo esportare per garantire una buona e sana alimentazione per tutti. La difesa delle denominazioni, che descrivono una struttura complessa, rispettosa dell’ambiente e del lavoro che nasce da millenni di ricerca, è un passaggio fondamentale. L’Italia, infatti, ha giocato una partita comune per raggiungere questo obiettivo che va in sostegno del Sistema Italia. Lo abbiamo fatto, lavorando insieme agli operatori del comparto e anche con esponenti di forze politiche diverse, per proteggere la nostra Nazione.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/5.-Intervista-Francesco-Lollobrigida.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/un-successo-del-sistema-italia/">Un successo del Sistema Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>La blockchain come strumento di marketing per le Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-blockchain-come-strumento-di-marketing-per-le-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
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		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca condotta da un team interateneo approfondisce il ruolo di marketing della tecnologia blockchain applicata alle produzioni DOP e IGP, identificando le principali opportunità e sfide legate alla sua adozione da parte di Produttori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-blockchain-come-strumento-di-marketing-per-le-indicazioni-geografiche/">La blockchain come strumento di marketing per le Indicazioni Geografiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ricerca condotta da un team interateneo approfondisce il ruolo di marketing della tecnologia blockchain applicata alle produzioni DOP e IGP, identificando le principali opportunità e sfide legate alla sua adozione da parte di Produttori e Consorzi</em></p>
<p>Lo studio si inserisce nell’ambito del dibattito accademico sull’adozione delle tecnologie di Industria 4.0 del settore agroalimentare. L’obiettivo dell’indagine è quello di arricchire la conoscenza di blockchain e della sua applicazione ai <strong>prodotti DOP e IGP</strong>, fornendo una prospettiva circa gli impatti di marketing e le principali opportunità e sfide per i produttori e i Consorzi.</p>
<p><strong>Blockchain</strong>, o catena di blocchi, è un database condiviso e immutabile, che viene gestito in modo non centralizzato. I sistemi blockchain sono costruiti attorno a diversi nodi che rappresentano i partecipanti ai blocchi, e che consentono la registrazione, l’archiviazione e la condivisione di documenti e beni in forma digitale. Nell’agroalimentare la blockchain può essere utilizzata per disintermediare i processi, ottimizzare la tracciabilità delle fasi di produzione e aumentare la trasparenza delle informazioni condivise lungo tutta la filiera.</p>
<p>Durante la pandemia da <strong>COVID-19</strong>, la richiesta da parte dei consumatori al livello globale di una accresciuta sicurezza e trasparenza alimentare ha accelerato l’adozione della tecnologia blockchain. Recenti stime evidenziano che gli investimenti globali in soluzioni blockchain da parte delle imprese agroalimentari cresceranno a due cifre nei prossimi anni e raggiungeranno circa 1,4 miliardi di dollari entro il 2028. In Italia aumentano le sperimentazioni di soluzioni blockchain, le quali coinvolgono anche le produzioni di Indicazioni Geografiche, tuttavia le barriere alla sua adozione, soprattutto nella filiera delle DOP, sono ancora rilevanti.</p>
<p>È in questo contesto che si inserisce lo studio, che si propone di accrescere la comprensione delle applicazioni di blockchain nell’ambito delle produzioni DOP e IGP, mostrando il ruolo di blockchain come asset competitivo e leva per la creazione di valore di mercato, e presentando al contempo le principali sfide relative alla sua applicazione, al fine di fornire una guida ai produttori e ai <strong>Consorzi</strong> DOP e IGP per una gestione ottimale di progetti che coinvolgono questa tecnologia.</p>
<blockquote><p><strong>Enrico Bonetti </strong>Ph.D è professore ordinario di Marketing presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegna Marketing e Comunicazione e dei Servizi e Social Media Marketing</p>
<p><strong>Chiara Bartoli </strong>Ph.D è Research Fellow presso l’Università LUISS Guido Carli, Dipartimento di Business and Management, e Fellow presso il Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”</p>
<p><strong>Alberto Mattiacci</strong> Ph.D è professore ordinario di Management e Marketing alla Sapienza Università di Roma e Senior Fellow alla Luiss Business School di Roma e Milano. Alberto Mattiacci è presidente del Comitato Scientifico dell’Eurispes</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Lo studio ha adottato un approccio qualitativo all’analisi, attraverso interviste in profondità a rappresentanti di Consorzi, Grande Distribuzione, società di consulenza e produttori DOP e IGP già coinvolti in progetti di blockchain. Le interviste sono state successivamente analizzate attraverso la tecnica delle mappe cognitive (Fig. 1), mediante la quali è stato possibile ricostruire il contenuto delle interviste in chiave sistemica, individuando i fenomeni rilevanti e le relazioni di causa-effetto tra i fenomeni stessi.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Lo studio ha consentito di comprendere come blockchain sia un potente strumento di marketing a servizio delle produzioni di Indicazione Geografica, capace di intervenire su cinque dimensioni rilevanti, quali: la valorizzazione del prodotto, il posizionamento di brand, la relazione con il consumatore, l’accesso al mercato e le relazioni di filiera.</p>
<p>Nella valorizzazione del prodotto, blockchain si rivela capace di agire come sistema integrato in grado di aumentare la qualità percepita e la sicurezza del prodotto attraverso la raccolta, la condivisione e la trasparenza dei dati, aumentando da un lato la sostenibilità percepita del prodotto, dall’altro creando un sistema che ostacola le frodi.</p>
<p>Blockchain svolge anche una funzione di supporto alla narrativa del prodotto, potenziando le attività di comunicazione dei produttori. Blockchain rappresenta inoltre un alleato del brand system delle DOP, integrando le etichette e rafforzando il loro significato di segnaletica di valore per il consumatore. Infatti blockchain supporta le attività di branding delle DOP migliorando la comprensione da parte dei consumatori circa gli attributi differenziali del prodotto DOP, come l’origine e la qualità, e aumentando in tal modo l’appeal, il valore percepito e la <strong>willingness</strong> <strong>to</strong> <strong>pay</strong>.</p>
<p>Nella dimensione della relazione con il consumatore emerge inoltre come blockchain rappresenti un nuovo punto di contatto dinamico a disposizione dei produttori per condividere offerte e messaggi sempre più personalizzati, e stabilire una relazione diretta con il consumatore che accresce engagement, fiducia e lealtà di marca.</p>
<p>Nelle relazioni di filiera, blockchain agisce come una “macchina della fiducia” che da un lato certifica la credibilità di aziende e agricoltori, e dall’altro facilita la conoscenza delle caratteristiche dei prodotti DOP e IGP, consentendo ai produttori di posizionarsi in mercati di nicchia guidati dalla domanda di autenticità e qualità superiore.</p>
<p>Lo studio conferma inoltre che blockchain rafforza i legami tra gli attori della filiera, aumentando la costruzione di relazioni collaborative e promuovendo una gestione condivisa ed efficiente del sistema di dati agricoli. In questa prospettiva, blockchain promuove lo sviluppo di ecosistemi DOP, dove gli attori di filiera sono tutti interconnessi, creando interazioni e scambi continui che vengono abilitati digitalmente.</p>
<p>La ricerca, infine, sistematizza le principali sfide che sono legate all’<strong>adozione della blockchain in agricoltura</strong>, e che hanno una natura sia tecnologica che non tecnologica, perché coinvolgono anche la dimensione organizzativa e le competenze delle imprese, e richiedono sinergie con partner esterni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><em>La blockchain è un registro digitale decentralizzato che immagazzina transazioni in modo sicuro e trasparente. Ogni blocco di dati è collegato in modo crittografico al precedente, formando una catena indissolubile. Questo sistema elimina la necessità di intermediari, garantendo sicurezza e integrità delle informazioni. La blockchain trova applicazioni nel settore alimentare per garantire tracciabilità e autenticità. Ad esempio, può essere utilizzata per registrare l’intero percorso di produzione e distribuzione degli alimenti, consentendo ai consumatori di verificare la provenienza e la qualità. Inoltre, la blockchain facilita la gestione delle catene di approvvigionamento, riducendo il rischio di frodi alimentari e garantendo maggiore fiducia nel sistema alimentare.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Il lavoro offre una visione olistica del ruolo di blockchain, che va oltre la trasparenza e la tracciabilità, e che la identifica come piattaforma digitale di supporto ai Produttori DOP e IGP nei processi di costruzione di un vantaggio competitivo duraturo e di relazioni di mercato basate sul valore e sulla qualità</p>
<p>La blockchain rappresenta quindi un’etichetta aggiuntiva a disposizione delle produzioni di Indicazione di Origine per rafforzare il posizionamento della marca e sfruttare gli elementi intangibili della propria offerta di prodotto. Inoltre, blockchain fornisce ai produttori un punto di contatto aggiuntivo con il consumatore per veicolare il valore del prodotto in maniera continuativa ed interattiva, e promuovere in tal modo relazioni basate sulla fiducia e sul coinvolgimento.</p>
<p>Questo lavoro evidenzia anche le sfide che i produttori devono affrontare per sfruttare appieno il potenziale di marketing della blockchain e che richiedono non soltanto l’investimento in infrastrutture digitali adeguate, ma anche nuovo modelli organizzativi, basati su competenze digitali consolidate che implicano non solo attività di upskilling e reskilling del personale, ma anche la creazione di partnership con imprese digitali, e soprattutto approcci collaborativi con la propria filiera, basati sulla trasparenza nell’approccio al mercato e sulla volontà di condivisione dei dati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Applying blockchain to quality food products: a marketing perspective</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>E. Bonetti, C. Bartoli, A. Mattiacci</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
British Food Journal (2023) <a href="https://doi.org/10.1108/BFJ-12-2022-1085" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1108/BFJ-12-2022-1085</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/6.-Analisi-Blockchain.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Comunicazione e informazione per tutelare la qualità italiana</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/comunicazione-e-informazione-per-tutelare-la-qualita-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:19:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[AtlanteQualivita2024]]></category>
		<category><![CDATA[COMUNICAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
		<category><![CDATA[Passaporto Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra innovazione e tracciabilità, IPZS al servizio delle filiere IG italiane Tutelare i prodotti made in Italy, difenderli dai falsi e dal fenomeno dell’Italian Sounding, richiede collaborazione e velocità per un’azione efficace. L’Istituto Poligrafico e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra innovazione e tracciabilità, IPZS al servizio delle filiere IG italiane</em></p>
<p>Tutelare i prodotti made in Italy, difenderli dai falsi e dal fenomeno dell’<strong>Italian Sounding</strong>, richiede collaborazione e velocità per un’azione efficace.</p>
<p>L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato è in prima linea nel combattere la contraffazione dei prodotti DOP IGP, grazie a soluzioni come il contrassegno di Stato e il Passaporto Digitale, strumento innovativo che combina elementi fisici in <strong>etichetta e tracciabilità digitale</strong>.</p>
<p>La sfida non è solo comunicare, ma soprattutto informare il consumatore, sia italiano sia internazionale, sulla qualità delle nostre eccellenze. Intervista a Francesco Soro, amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.</p>
<p><strong>Dott. Soro, il fenomeno dell&#8217;Italian Sounding non conosce sosta. Che ruolo gioca l&#8217;Istituto in questa partita?</strong></p>
<p>L’obiettivo dello Stato italiano è contrastare ogni fenomeno di Italian Sounding e tutelare le produzioni di qualità. Per questo ha impiegato l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, massima espressione dello Stato nella garanzia della qualità e della fede pubblica. Parlando di ruolo, se mi passa la metafora calcistica, l’Istituto è il centrale di difesa e il Ministro Lollobrigida è il regista.</p>
<p><strong>Che vuol dire, in concreto, tutelare la qualità?</strong></p>
<p>È un gioco di squadra, in cui occorre unità d’intenti e, al tempo stesso, velocità di azione. Questo perché i signori della contraffazione, mi lasci dire “del falso”, elaborano continuamente menzogne in grado di danneggiare le aziende italiane. Per fare tre esempi di atti efficaci di tutela: il lavoro di Paolo De Castro in UE per la Riforma DOP e IGP, la fondamentale azione degli organismi di certificazione e il continuo impulso che Cesare Mazzetti e Mauro Rosati offrono con la Fondazione Qualivita.</p>
<p><strong>E dal punto di vista del Poligrafico?</strong></p>
<p>Noi siamo chiamati ad evolvere e implementare le soluzioni di sicurezza. Già oggi utilizziamo, per l’anticontraffazione, le tecniche con cui viene tutelato il bene pubblico più importante, che è l’identità degli italiani (passaporti e carte di identità elettroniche, ndr), e con cui viene realizzata la carta per le banconote dalla società che abbiamo con Banca d’Italia. Dall’altra parte, ed è questo l’aspetto su cui ci stiamo impegnando più a fondo, dobbiamo diventare sempre più un partner dinamico dei produttori, comprendendone le esigenze produttive. Andando noi verso di loro e non viceversa.</p>
<p><strong>Quanto conta, in questa battaglia contro il falso, l&#8217;azione di comunicazione?</strong></p>
<p>Molto, come ha recentemente dimostrato il caso del <strong>Consorzio di tutela del Prosecco DOP</strong>, che ha raggiunto la sua migliore tutela attraverso una combinazione tra il contrassegno di Stato fornito dal Poligrafico e la comunicazione del valore del contrassegno. Ma più che di comunicazione parlerei di comunicazione e informazione, perché la qualità italiana è frutto di processi e di disciplinari affinati nel tempo dalle nostre eccellenze produttive e occorre che i consumatori, italiani e internazionali, comprendano “perché” la qualità italiana non è avvicinabile. In questo senso vanno anche le partnership sul “Passaporto Digitale”, realizzate, tra gli altri, con il <strong>Consorzio Cioccolato di Modica IGP</strong>, con il <strong>Consorzio Olio di Roma IGP</strong> e con il <strong>Consorzio Aceto Balsamico di Modena IGP</strong>.</p>
<p><strong>Ci spieghi meglio cos’è il Passaporto Digitale.</strong></p>
<p>È un sistema realizzato dall’Istituto che combina un elemento fisico, un contrassegno personalizzato in base alle richieste del Consorzio su cui vengono applicati i più elevati standard di sicurezza, e un elemento digitale, che assicura la tracciabilità del prodotto e il controllo puntuale della produzione, consentendo al tempo stesso di verificare l’autenticità dei dati riportati in etichetta e offrire al produttore la possibilità di comunicare con il consumatore finale. È uno strumento che stiamo evolvendo, anche ragionando insieme a Qualivita su come sfruttare al meglio le potenzialità della tecnologia, dalla blockchain all’intelligenza artificiale. Un’occasione importante, in questa prospettiva, è offerta dall’attuazione della Riforma del Regolamento UE su DOP e IGP, là dove lavorando assieme con Origin, Qualivita e gli organismi di certificazione, potremo assicurare al Ministero il più efficace funzionamento della filiera della tutela pubblica, anche attraverso un utilizzo mirato della blockchain.</p>
<p><strong>Durante la presentazione dell’Atlante Qualivita lei ha ricordato l’importanza che riveste, in tema di anticontraffazione, l’uso sul contrassegno dell’emblema della Repubblica</strong>.</p>
<p>Certo, perché per combattere i falsi e tutelare le eccellenze italiane scende in campo lo Stato. Il codice penale punisce severamente (fino a 12 anni, ndr) chi è coinvolto in alterazioni o detenzione non autorizzata di carte valori. E il contrassegno del Poligrafico, quando è così definito dalla legge, come per DOC/DOCG e come si prevede nel DDL Made in Italy, gode di questa tutela rafforzata. L’art. 6-ter della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà intellettuale, d’altronde, stabilisce il divieto assoluto di utilizzare gli emblemi di Stato dei Paesi dell’Unione senza l’autorizzazione dell’Autorità competente. Naturale che una tutela così severa rappresenti un elemento di garanzia fondamentale per aziende e produttori.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/7.-Intervista-Francesco-Soro.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Indicazioni Geografiche e innovazioni nell’agroalimentare: alleati o antagonisti?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-e-innovazioni-nellagroalimentare-alleati-o-antagonisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Università degli Studi di Milano ha pubblicato, sulla rivista Food Policy, una ricerca che indaga come la politica comunitaria sulle Indicazioni Geografiche possa incentivare o limitare l’innovazione nelle imprese agroalimentari europee. I risultati rivelano che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Università degli Studi di Milano ha pubblicato, sulla rivista Food Policy, una ricerca che indaga come la politica comunitaria sulle Indicazioni Geografiche possa incentivare o limitare l’innovazione nelle imprese agroalimentari europee. I risultati rivelano che le IG sono alleate dell’innovazione soprattutto nelle regioni meno sviluppate dal punto di vista tecnologico</em></p>
<p>Le Indicazioni Geografiche costituiscono un pilastro cruciale dell’economia agroalimentare dell’Unione Europea, con oltre 1.300 denominazioni e vendite per circa 77,15 miliardi di euro nel 2017. L’adozione di questa politica, iniziata nel 1992 con il regolamento 2081/92, e modificata successivamente dai Regolamenti 510/2006 e 1151/2012, ha visto una crescita significativa sia nel numero di prodotti registrati che nei volumi e nel valore delle vendite.</p>
<p>Questo successo può essere attribuito a diversi fattori, tra cui la<strong> capacità di tali certificazioni di differenziare i prodotti presenti sul mercato</strong>, di proteggere le denominazioni a livello internazionale ed il loro effetto sulle economie regionali. Un aspetto poco esplorato riguarda l’effetto delle IG sulla capacità innovativa delle imprese agroalimentari e delle regioni all’interno dell’UE.</p>
<p>Un aspetto critico delle IG, infatti, risulta essere legato alla comprensione di come queste possano<strong> incoraggiare o frenare strategie economiche a lungo termine basate sull’innovazione</strong>. Tale aspetto è determinante per poter valutare l’efficacia del Regolamento europeo in chiave di sostenibilità economica e sviluppo sostenibile.</p>
<p>Comprendere la capacità delle IG di produrre effetti di ricaduta stimolando l’innovazione è determinante per valutarne l’adeguatezza nel raggiungimento di un sistema alimentare sostenibile e competitivo, in grado di rispondere alle mutevoli preferenze qualitative dei consumatori e alle criticità globali. La letteratura esistente sulla relazione fra IG e innovazione è piuttosto controversa e non sono emerse evidenze quantitative che stabiliscano una valutazione condivisa della loro possibile interazione.</p>
<p>La distribuzione territoriale delle IG e delle innovazioni agroalimentari (intese come brevetti in questo lavoro), sembra suggerire una <strong>polarizzazione tra le regioni dell’UE</strong>. Le IG sono presenti soprattutto nelle regioni del Mediterraneo (Fig. 1), mentre i brevetti agroalimentari sono concentrati principalmente nelle regioni centrali e settentrionali (Fig. 2). Esistono alcune eccezioni rilevanti, in particolare nel Nord Italia e nella Francia meridionale, dove sembrano coesistere IG e innovazione.</p>
<p>Questa polarizzazione nella distribuzione delle IG e delle innovazioni tra le regioni dell’UE e le evidenze contrastanti sul ruolo potenziale delle IG nello stimolare o scoraggiare le innovazioni sollevano la necessità di esplorare con un’analisi empirica approfondita la relazione fra IG e attività innovative nell’UE. Il lavoro di ricerca condotto per esplorare tale relazione si è basato su un modello teorico che collega la concorrenza, la regolamentazione e l’innovazione, esaminando la relazione tra la diffusione delle IG e le attività innovative in 265 regioni dell’UE (livello NUTS-2 in base alla nomenclatura statistica europea) tra il 1996 e il 2014.</p>
<p>Utilizzando diversi strumenti di regressione, lo studio rivela che le politiche sulle IG possono avere un impatto positivo sull’innovazione e sulla crescita regionale, specialmente nelle regioni meno sviluppate. Tuttavia, solleva anche preoccupazioni riguardo al potenziale effetto anticoncorrenziale associato alla diffusione delle IG.</p>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Il modello teorico preso in considerazione è quello della “distanza dalla frontiera” proposto da Aghion et al. (2005; 2009). Tale cornice teorica prende in considerazione il livello di concorrenza in cui operano le imprese e la struttura di mercato di riferimento. In base a tale teoria, la presenza di bassi livelli di concorrenza, o di misure normative che alterano la concorrenza, porta le regioni che risultano prossime alla frontiera tecnologica, ossia le regioni in cui le imprese risultano avanzate tecnologicamente rispetto ad un livello medio di riferimento, a non innovare. Al contrario, le regioni in cui si registra un basso livello di innovazione rispetto alla frontiera tecnologica tenderanno ad innovare.</p>
<p>La politica comunitaria sulle IG viene considerata come un intervento volto ad alterare i livelli di concorrenza per diversi motivi, fra cui la capacità di differenziare i prodotti sul mercato, di alterare i flussi commerciali e di spingere verso fenomeni di collusione fra i produttori agricoli. Di conseguenza, un’elevata diffusione di IG dovrebbe spingere le regioni in ritardo di sviluppo tecnologico ad innovare e le regioni con un elevato livello tecnologico a non innovare.</p>
<p>Per verificare tale ipotesi, abbiamo creato un dataset originale raccogliendo dati da diverse fonti secondarie, fra cui Oecd RegPat, che fornisce un completo archivio di dati sui brevetti, eAmbrosia, che fornisce informazioni sulle IG, e Ardeco, che contiene informazioni sulla popolazione regionale.</p>
<p>Il risultante da taset contiene circa 1.600 prodotti IG, 18.000 brevetti dell’industria alimentare e 27.000 brevetti del settore agricolo. La selezione del periodo, che va dal 1996 al 2014, è condizionata dalla disponibilità dei dati e si allinea con l’entrata in vigore del Regolamento 2081/92 e del Regolamento 2082/92, che entrano in vigore nel 2014 con le prime registrazioni.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Sulla base delle analisi di regressione condotte, è possibile delineare una relazione sfaccettata tra le IG e l’innovazione regionale dovuta al livello di prossimità della regione in questione rispetto alla frontiera tecnologica. Nello specifico, i risultati rivelano che nelle regioni situate più lontano dalla frontiera tecnologica, le IG emergono come potenti catalizzatori per l’innovazione.</p>
<p>Queste aree, spesso caratterizzate da minori vantaggi intrinseci in termini di capacità tecnologiche, sperimentano un notevole impatto positivo sull’innovazione. Di conseguenza, tale evidenza empirica suggerisce che le IG svolgono un ruolo chiave nel colmare il divario nell’innovazione e nello stimolare la crescita economica nelle regioni in ritardo di sviluppo rispetto alla media europea. Agiscono come fari di identità ed eccellenza regionale, fornendo una piattaforma per i produttori locali per innovare e crescere.</p>
<p>Al contrario, nelle regioni che si avvicinano alla frontiera tecnologica l’impatto positivo delle IG sull’innovazione diminuisce. In queste regioni, il ruolo delle IG diventa relativamente ridotto, poiché l’innovazione tende a basarsi maggiormente su fattori endogeni dell’ecosistema esistente di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Qui, le IG assumono un ruolo complementare piuttosto che trasformativo nel promuovere l’innovazione. Questa prospettiva sfumata sottolinea la necessità di considerare il contesto regionale di sviluppo nell’analisi delle IG. Gli interventi di politica a riguardo, in particolare, dovrebbero riconoscere che le IG possiedono il potenziale per fungere da motori di innovazione e promuovere lo sviluppo regionale in tutta l’Unione Europea, specialmente nelle regioni meno sviluppate.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Questa indagine offre preziosi spunti sulla complessa relazione tra le IG e l’innovazione regionale all’interno dell’UE. Rinforza l’idea che le IG non siano semplici etichette, ma strumenti dinamici capaci di plasmare in modi diversi i paesaggi dell’innovazione regionale. In questa chiave, quindi, le IG possono essere considerate come uno strumento di resilienza e sostenibilità economica dei territori nell’UE. Le evidenze empiriche riscontrate devono essere, tuttavia, contestualizzate considerando che spesso le innovazioni nelle IG riguardano miglioramenti di prodotto o organizzativi e che tali cambiamenti non vengono rilevati dalla brevettazione.</p>
<p>Questa interpretazione potrebbe attenuare in parte la relazione negativa riscontrata nella presente analisi fra diffusione di IG e innovazione nelle regioni avanzate dal punto di vista tecnologico e spiegare la presenza di un elevato numero di IG in alcune regioni vicine alla frontiera tecnologica, come la Lombardia e l’Emilia-Romagna in Italia o la regione di Rhone-Alpes in Francia.</p>
<p>Un’altra importante implicazione della nostra analisi riguarda l’impatto della diffusione delle IG sull’ambiente competitivo. Sulla base dei risultati ottenuti si potrebbe concludere che la diffusione delle IG influisce sull’ambiente competitivo dell’agroalimentare, una conclusione che si accorda con diversi lavori che indagano il possibile effetto di collusione delle IG. Questa evidenza, tuttavia, è sicuramente indiretta e sono necessari ulteriori studi più dettagliati per confermare tale ipotesi.</p>
<p>L’analisi presenta dei limiti. L’uso dei brevetti come proxy delle attività di innovazione nel settore agroalimentare risulta approssimativo per lo studio delle dinamiche innovative nel settore agroalimentare. Molte aziende non investono direttamente in attività di ricerca e sviluppo e molte innovazioni (incrementali) a livello di azienda agricola o di impresa non sono brevettate. Di conseguenza, un altro importante sbocco della ricerca futura è lo sviluppo di studi più qualitativi attraverso interviste in profondità. Tale approccio consentirà agli studiosi di cogliere meglio i legami diretti e indiretti tra le IG e i risultati innovativi delle imprese alimentari nelle regioni dell’UE in termini di brevetti, marchi e nuovi prodotti.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Geographical Indications and Innovation: Evidence from EU regions</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>S. Stranieri, L. Orsi , I. De Noni, A. Olper</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Food Policy, 116, 102425. <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2023.102425" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2023.102425</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/8.-Analisi-Indicazioni-Geografiche-e-innovazioni.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Impronta chimica e reti neurali artificiali per l’autenticità dell’olio EVOO: il caso studio Taggiasca Ligure</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/impronta-chimica-e-reti-neurali-artificiali-per-lautenticita-dellolio-evoo-il-caso-studio-taggiasca-ligure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[frodi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Cattolica del sacro Cuore ha utilizzato reti neurali artificiali (ANN), accoppiate all’analisi dell’impronta chimica, per il riconoscimento dell’olio prodotto a partire dalla varietà Taggiasca Ligure, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/impronta-chimica-e-reti-neurali-artificiali-per-lautenticita-dellolio-evoo-il-caso-studio-taggiasca-ligure/">Impronta chimica e reti neurali artificiali per l’autenticità dell’olio EVOO: il caso studio Taggiasca Ligure</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Cattolica del sacro Cuore ha utilizzato reti neurali artificiali (ANN), accoppiate all’analisi dell’impronta chimica, per il riconoscimento dell’olio prodotto a partire dalla varietà Taggiasca Ligure, raggiungendo una sensibilità prossima al 100%</em></p>
<p>La qualità dell’EVOO dipende da diversi attributi <strong>determinati geneticamente ma influenzati dalle condizioni del terreno, dalla gestione agronomica, dalla maturazione del frutto e dal tipo di produzione</strong>. In particolare, la varietà “Taggiasca Ligure” è una tipica varietà, sostanzialmente limitata alle province di Imperia e Savona, che non mostra il marchio di certificazione DOP nonostante sia riconosciuta come prodotto costoso e di alta qualità. Grazie al suo elevato valore di mercato, l’EVOO è potenzialmente esposto a frodi quali la miscelazione con altri oli o l’etichettatura fraudolenta con false dichiarazioni.</p>
<p>Pertanto, l’implementazione di strumenti analitici che garantiscano la tracciabilità e l’autenticità e assicurino la protezione dei consumatori e la concorrenza leale sono diventati di grande interesse sia in ambito scientifico che commerciale. A questo proposito, la metabolomica non target (impronta chimica), abbinata a statistiche multivariate e chemometria, può essere uno strumento utile per garantire la qualità e l’integrità degli alimenti.</p>
<p>La grande quantità di informazioni fornite dalla metabolomica richiede un adeguato trattamento dei dati, dove le reti neurali artificiali (ANN) stanno mostrando un<strong> enorme potenziale contro le frodi alimentari</strong>. Il presente lavoro combina impronta chimica e reti neurali per garantire l’autenticità dell’EVOO, utilizzando la cultivar Taggiasca come modello studio.</p>
<blockquote><p><strong>Luigi Lucini</strong> è laureato in Scienze e tecnologie alimentari, ha un Master in Sicurezza alimentare e il Dottorato di ricerca in Chimica, biochimica ed ecologia dei pesticidi. Professore ordinario di chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. È coordinatore della piattaforma di metabolomica e direttore del centro di ricerca interdipartimentale CRAST.</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Campioni EVOO. Per l’analisi sono stati selezionati oli georeferenziati da diverse aree e altitudini, forniti direttamente dal consorzio dei produttori “<strong>Consorzio per la Tutela dell’Olio Extra-Vergine di Oliva DOP Riviera Ligure</strong>” (Imperia, Italia). Complessivamente, sono stati utilizzati 408 campioni, 282 dei quali erano Taggiasca originari dell’area di riferimento (province di Imperia e Savona), dalla Riviera dei Fiori ed extra-Italia. Gli altri 126 campioni erano caratterizzati principalmente dalle varietà Lavagnino, Leccino e Pignola. Da questi, 39 campioni aggiuntivi sono stati preparati in laboratorio mescolando oli Taggiasca con diverse percentuali di altre varietà (Biancolilla, Coratina, Leccino e Ogliarola &#8211; ciascuna al 10%, 50% e 80%, in volume).</p>
<p><em>Estrazione e analisi dei campioni.</em> Il profilo dei composti fenolici e fitosterolici è stato ottenuto tramite un approccio di metabolomica basato sulla cromatografia liquida ad alta pressione (UHPLC) accoppiata a spettrometria di massa ibrida.</p>
<p><em>Statistica multivariata e reti neurali.</em> Per quanto riguarda le reti neurali, l’architettura feed-forward multistrato è stata applicata al dataset per costruire un modello di previsione in grado di discriminare gli oli Taggiasca dagli oli non-Taggiasca basandosi sui metaboliti selezionati. Una rappresentazione semplificata dell’architettura dell’ANN in cui la rete è stata addestrata attraverso un algoritmo di retropropagazione. Infine, 32 oli Taggiasca e 30 oli non-Taggiasca indipendenti, dalla stagione di raccolta del 2022 sono stati utilizzati per convalidare il modello, e una matrice di confusione è stata creata per valutarne le prestazioni e per convalidare le differenze tramite l’analisi di transvariazione.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>È noto che diversi fattori come il clima, la varietà, la zona geografica e le pratiche agronomiche, le condizioni di estrazione e lavorazione, nonché la conservazione possono influenzare il profilo degli steroli e dei fenoli dell’olio d’oliva.</p>
<p>Di conseguenza, l’analisi metabolica è stata condotta per investigare in modo completo le differenze nei profili fitochimici quando: 1) si ottengono oli Taggiasca da oliveti a diverse altitudini (0-800 m s.l.m.) nella stessa area di produzione; 2) si confrontano gli oli Taggiasca con altre varietà liguri; 3) si adulterano gli oli Taggiasca mescolandoli con diverse percentuali di oli di altre varietà; 4) si confrontano gli oli d’oliva Taggiasca con altri oli d’oliva non Taggiasca.</p>
<p>Considerando l’effetto dell’altitudine, tirosoli come l’idrossitirosolo, la demetiloleuropeina e l’aglicone dell’oleuropeina, il 3,4-DHPEA-EDA e il 3,4-DHPEA-EA erano i principali marcatori che caratterizzavano i campioni in esame, come mostrato nel grafico OPLS-DA (Fig. 1).</p>
<p>Per valutare ulteriormente l’effetto terroir, le impronte chimiche degli oli Taggiasca dell’area di coltivazione di riferimento (Imperia e Savona, definiti “autentici”) sono state confrontate con la stessa varietà proveniente da regioni diverse e con diverse varietà ma della stessa regione (Liguria). Gli oli d’oliva autentici sono stati caratterizzati da valori più elevati di lignani (pinoresinolo), mentre le altre varietà hanno registrato un maggiore contenuto di acidi fenolici, tra cui acidi benzoici, cinnamici e fenilacetici, nonché flavoni (Fig. 2).</p>
<p>Inoltre, oleuropeina, ligstroside e i loro agliconi, insieme a tirosolo, idrossitirosolo e loro derivati erano i composti più abbondanti negli EVOO <strong>Taggiasca Ligure</strong> di Imperia e Savona. Per quanto riguarda la miscelazione dell’EVOO Taggiasca con altri olii non-Taggiasca, i marcatori principali erano flavonoidi (16% dei marcatori), di acidi fenolici (14% dei VIP), tra cui acidi idrossibenzoici e idrossicinnamici e 32 steroli (41% dei marcatori VIP).</p>
<p>Il concetto di terroir è tradizionalmente utilizzato per il vino, nonostante sia chiaro che tutte le colture siano influenzate dalle condizioni pedo-climatiche. I composti fenolici e gli steroli sono metaboliti secondari con processi di biosintesi non correlati e una grande diversità chimica tra le loro sottoclassi e come altri metaboliti secondari, non sorprende che subiscano una modulazione specifica della varietà in relazione alla stagionalità, alle condizioni del suolo e del clima, e alle pratiche agronomiche. I composti fenolici sono già stati associati al concetto di “terroir” in diverse colture, compresi l’uva lo zafferano, la nocciola e il cacao sottolineando come l’impronta chimica è essenziale per catturare la diversità chimica di questi composti nei prodotti alimentari di origine vegetale.</p>
<p><em>Reti neurali ANN</em>. Il modello a reti neurali ha mostrato come, dei 62 campioni indipendenti utilizzati nella fase di validazione, 29/30 dei non autentici (Veri Negativi &#8211; TN) e 32/32 Taggiasca Ligure (varietà e territorio) siano stati classificati correttamente (Veri Positivi &#8211; TP). La sensibilità, definita come il numero di TP (32) diviso per il numero totale effettivo di campioni Taggiasca (32), è stata del 100%.</p>
<p>Il rapporto tra il numero di TN (29) e il numero totale effettivo di campioni non Taggiasca (30), chiamato specificità, è stato invece del 96,7%. Pertanto, ANN è stata in grado di modellare specificamente il tratto desiderato (cioè Taggiasca dalla zona di riferimento) anche in presenza di altri fattori (stagionalità, blending) in un modo che è quasi indifferente agli altri fattori confondenti.</p>
<p>È importante sottolineare come la modellazione delle classi come ANN si riferisca a una sola classe di interesse alla volta (nel nostro caso, Taggiasca Ligure dell’areale di riferimento). Per quanto l’impronta chimica tramite metabolomica abbia un enorme potenziale nella autenticità, indipendentemente dall’approccio chemometrico utilizzato, è essenziale un set di addestramento completo e un’appropriata convalida del modello.</p>
<p><strong>Figura 1.</strong> OPLS-DA score plot di olivi a diverse altitudini. Grafico OPLS-DA basato sul profilo metabolomico degli oli ottenuti da ulivi a diverse altitudini.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-1.-OPLS-DA-score-plot-di-olivi-a-diverse-altitudini.jpg"><img class="aligncenter wp-image-448729 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-1.-OPLS-DA-score-plot-di-olivi-a-diverse-altitudini.jpg" alt="" width="992" height="455" /></a></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Gli studi sull’autenticità alimentare spesso si basano su segnali analitici che comprendono un gran numero di variabili (da centinaia a migliaia) rendendo essenziale la riduzione delle variabili e/o l’identificazione di un numero di predittori (marcatori). Il nostro lavoro si è basato sull’utilizzo della metabolomica non mirata per la cattura dell’impronta chimica (nella fattispecie, per la profilazione di fenoli e steroli) includendo un numero relativamente elevato di fattori, tutti potenzialmente influenti sul profilo dell’EVOO.</p>
<p>I nostri risultati hanno evidenziato che per lo sviluppo di un approccio all’integrità alimentare, un insieme così ampio di “fattori confondenti” e le dimensioni del campione, devono essere presi in considerazione nello sviluppo di un approccio di tutela dell’autenticità, affinché i risultati siano spendibili in termini realistici e non rimangano collocati all’interno della ricerca scientifica.</p>
<p>Da una parte, la metabolomica UHPLC/QTOF-MS abbinata al modello OPLS-DA è stata uno strumento promettente per il riconoscimento dei pattern, consentendo di verificare gli effetti della cultivar, dell’altitudine, delle condizioni pedoclimatiche e della miscelazione sull’EVOO e per la scoperta di biomarcatori (tramite l’approccio VIP). Dall’altra, l’analisi ANN ha rappresentato un modo diretto per identificare l’autentico EVOO Taggiasca, indipendentemente dal contributo specifico degli altri fattori (cultivar, altitudine, condizioni pedoclimatiche miscelazione). Pertanto, l’impronta chimica può essere utilizzata come approccio di selezione delle caratteristiche, e i marcatori “candidati” per l’autenticità essere convalidati su un ampio set di campioni.</p>
<p><strong>Figura 2.</strong> Grafico OPLS-DA basato sul profilo metabolomico di oli d’oliva Taggiasca, definiti “autentici” e oli provenienti da altre cultivar liguri, definiti “altri”.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-2.-Grafico-OPLS-DA-basato-sul-profilo-metabolomico-di-oli-doliva-Taggiasca.jpg"><img class="aligncenter wp-image-448730 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-2.-Grafico-OPLS-DA-basato-sul-profilo-metabolomico-di-oli-doliva-Taggiasca.jpg" alt="" width="992" height="451" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Combining untargeted profiling of phenolics and sterols, supervised multivariate class modelling and artificial neural networks for the origin and authenticity of extra-virgin olive oil: A case study on Taggiasca Ligure</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>B. Senizza, P. Ganugi, M. Trevisan, L. Lucini</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Food Chemistry, Volume 404, Part A, 2023 <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2022.134543" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2022.134543</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/9.-Analisi-Impronta-chimica.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/impronta-chimica-e-reti-neurali-artificiali-per-lautenticita-dellolio-evoo-il-caso-studio-taggiasca-ligure/">Impronta chimica e reti neurali artificiali per l’autenticità dell’olio EVOO: il caso studio Taggiasca Ligure</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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