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	<title>Consortium 2022/04 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Consortium 2022/04 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>OriGIn &#8211; L&#8217;organizzazione dei Consorzi di tutela delle IG agroalimentari</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/origin-lorganizzazione-dei-consorzi-di-tutela-delle-ig-agroalimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 14:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#ItaliaNextDOP]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soggetto di sintesi delle esigenze collettive dei Consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero, rappresenta il 90% della produzione italiana agroalimentare a Indicazione Geografica Origin Italia è la principale associazione di rappresentanza dei Consorzi di Tutela [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Soggetto di sintesi delle esigenze collettive dei Consorzi di tutela riconosciuti dal Ministero, rappresenta il 90% della produzione italiana agroalimentare a Indicazione Geografica</em></p>
<p>Origin Italia è la principale associazione di rappresentanza dei Consorzi di Tutela delle produzioni agroalimentari DOP IGP in Italia. Ad essa aderiscono attualmente 68 realtà consortili e due associazioni dei Consorzi, Afidop e Federdop Oli, che rappresentano complessivamente circa il 90% del valore delle produzioni italiane DOP IGP.</p>
<h4>VISION</h4>
<p>Affermare la crescita del sistema agroalimentare italiano attraverso la cultura della qualità, della certificazione e dello sviluppo sostenibile dei territori.</p>
<p>Origin Italia è, inoltre, associata a livello internazionale alle organizzazioni Origin Mondo, Origin Europa e Fondazione Qualivita e si pone come soggetto di sintesi delle esigenze collettive dei Consorzi di Tutela riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L’Associazione mira ad affermare la crescita del sistema agroalimentare italiano attraverso la cultura della qualità, della certificazione e dello sviluppo dei territori, lavorando per favorire la crescita delle IG e dei Consorzi di Tutela attraverso la cooperazione e il coordinamento di tutti gli stakeholder. In quanto luogo di confronto tra piccole e grandi realtà consortili, collabora con le istituzioni per rappresentare gli interessi dei Consorzi di Tutela e per cercare di influenzare le decisioni che incidono sul sistema delle Indicazioni Geografiche. Inoltre, fornisce ai propri soci una piattaforma di discussione su vari temi del contesto attuale e agevola i contatti tra le diverse realtà consortili, così da contribuire anche allo scambio di conoscenze e allo sviluppo dei prodotti di qualità.</p>
<h4>MISSION</h4>
<p>Lavorare per favorire lo sviluppo delle Indicazioni Geografiche e dei Consorzi di tutela italiani attraverso la cooperazione e il coordinamento di tutti gli stakeholder.</p>
<p>Le esigenze dei Consorzi di Tutela e dell’intera filiera sono evidenziate attraverso una costante attività di rappresentanza nei confronti dei referenti politici e amministrativi. Tale attività, esercitata con il massimo coinvolgimento dei Soci, mira a creare una posizione univoca concernente specifiche tematiche di interesse per il settore, da sostenere nei contesti decisionali nazionali ed europei. Per perseguire tale scopo, l’azione dell’Associazione è supportata da un attento e meticoloso lavoro di monitoraggio e di analisi delle iniziative legislative e di tutte le altre questioni che coinvolgono, direttamente o indirettamente, le DOP IGP. L’attività di monitoraggio è accompagnata, altresì, da una pronta pronta comunicazione ai Soci con l’intento di fornire un quadro completo sulle riforme legislative in atto e di garantire la massima trasparenza nelle attività intraprese dall’Associazione. Le richieste della filiera vengono palesate durante gli incontri periodici con i referenti nazionali ed europei e le riunioni di carattere urgente o tecnico presso il Ministero competente.</p>
<p>Inoltre, l’Associazione fornisce supporto ai Soci per questioni di natura legale e amministrativa, nonché per la presentazione di diversi progetti, facilitando pertanto l’accesso alle forme di finanziamento pubblico previste per i Consorzi di tutela.</p>
<p>Per quanto attiene alla conoscenza e al dibattito nazionale sulle Indicazioni Geografiche, l’Associazione cura, in collaborazione con Fondazione Qualivita, la diffusione di specifici contenuti informativi sul sito web e sui canali social, curando anche l’aspetto grafico inserito in un continuo percorso di restyling. n particolare sono diffusi con cadenza settimanale due bollettini informativi “Roma Express” e “Bruxelles Express” che contengono rispettivamente le notizie della settimana dall’Italia e dall’UE sulle Indicazioni Geografiche. A questi si aggiunge a cadenza mensile un bollettino informativo contenente l’approfondimento normativo. La crescita conoscitiva viene garantita anche con l’organizzazione periodica di incontri formativi, nei quali vengono condivise diverse esperienze consortili e forniti gli aggiornamenti circa l’evoluzione dei procedimenti legislativi.</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_01</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/02/10-Origin.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Editoriale &#8211; Arriva il Simposio Scientifico per le DOP IGP italiane</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/editoriale-arriva-il-simposio-scientifico-per-le-dop-igp-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 12:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#ItaliaNextDOP]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La qualità italiana non è solo tradizione, ma anche e soprattutto ricerca e innovazione. Chi pensa che tutto il successo del sistema made in Italy agroalimentare e in particolare dei prodotti DOP IGP sia basato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La qualità italiana non è solo tradizione, ma anche e soprattutto <strong>ricerca</strong> e <strong>innovazione</strong>. Chi pensa che tutto il successo del sistema made in Italy agroalimentare e in particolare dei prodotti DOP IGP sia basato solo sulla notorietà storica si sbaglia.</p>
<p>Nella lunga attività dell’Osservatorio Qualivita – ormai quasi 23 anni – emerge con chiarezza dai dati e dalle analisi come in questi anni la ricerca scientifica abbia contribuito in maniera determinate al consolidamento della Dop economy.</p>
<p>Nonostante le ridotte dimensioni aziendali del comparto e il pulviscolo di centri universitari dedicati non sempre collegati tra loro, in Italia si sono create le condizioni per una perfetta osmosi fra produzione e ricerca. Se andiamo a consultare la “libreria scientifica” Google Scholar, i risultati degli studi sui prodotti DOP IGP sono impressionanti: oltre 18.000 lavori pubblicati su riviste accademiche negli ultimi 10 anni dedicati ai prodotti a Indicazione Geografica, di cui una grande parte condotti da ricercatori e dipartimenti italiani nei molteplici contesti delle filiere del nostro Paese. Progetti che hanno nel corso del tempo contribuito a approfondire la conoscenza e individuare ambiti di innovazione e sviluppo delle filiere produttive di qualità.</p>
<p>Questo numero di Consortium dedica uno speciale “<strong>ITALIA NEXT DOP &#8211; 1°Simposio Scientifico Filiere DOP IGP</strong>” organizzato dalla Fondazione Qualivita in collaborazione con i soci fondatori CSQA, Origin Italia, Agroqualità e Poligrafico e Zecca dello Stato. L’evento è stato costruito per essere innanzitutto una nuova piattaforma di incontro e conoscenza dove competenze tecniche e pratiche delle imprese, quelle organizzative dei Consorzi di tutela, insieme a quelle teoriche e scientifiche delle università, si saldano per affrontare temi della transizione ambientale e digitale. Pensare insieme ad una nuova qualità alimentare in linea con le nuove istanze della società e per rispondere alle crisi in corso: è questo l’obbiettivo primario delle filiere DOP IGP Italiane. Una risposta vera alle tante provocazioni, come quella del cibo sintetico, che guarda in avanti e propone un modello alimentare qualitativo ben ancorato al territorio e all’agricoltura e che utilizza la scienza non per “falsificare” l’alimentazione.</p>
<p>Un settore quello delle DOP IGP che rilancia, non si chiude davanti alle sfide e che conosce bene l’ingaggio sulla qualità, ovvero un impegno continua all’interno di un mercato dinamico e di un contesto socioeconomico complicato. Il Simposio sarà anche l’occasione per raccontare tante storie di successo, nate dalla creatività delle imprese italiane che hanno non solo saputo reagire e rispondere alla pandemia con dei dati economici importanti, ma anche consolidato un modello di supply chain corta che risulta vincente nel nuovo mondo della globalizzazione.</p>
<p>Lo sforzo della Fondazione Qualivita per la realizzazione del Simposio è finalizzato a fornire agli operatori delle nostre filiere una giornata altamente formativa per acquisire stimoli e contenuti utili a indirizzare le proprie aziende nella giusta direzione, dentro al contesto del mondo delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p><em>A cura di Mauro Rosati, direttore editoriale Consortium</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/01/Consortium212204_Editoriale.pdf">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/editoriale-arriva-il-simposio-scientifico-per-le-dop-igp-italiane/">Editoriale &#8211; Arriva il Simposio Scientifico per le DOP IGP italiane</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>ITALIA NEXT DOP – 1° Simposio Scientifico delle filiere DOP IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/italia-next-dop-1-simposio-scientifico-delle-filiere-dop-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 11:50:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#ItaliaNextDOP]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consorzi di tutela, imprese e ricerca insieme per una nuova qualità agroalimentare. La prima iniziativa nazionale, organizzata dalla Fondazione Qualivita, per diffondere la ricerca scientifica nelle filiere DOP IGP “ITALIA NEXT DOP – 1° Simposio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/italia-next-dop-1-simposio-scientifico-delle-filiere-dop-igp/">ITALIA NEXT DOP – 1° Simposio Scientifico delle filiere DOP IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Consorzi di tutela, imprese e ricerca insieme per una nuova </em><em>qualità agroalimentare. La prima iniziativa nazionale, </em><em>organizzata dalla Fondazione Qualivita, per diffondere la </em><em>ricerca scientifica nelle filiere DOP IGP</em></p>
<p>“<strong>ITALIA NEXT DOP – 1° Simposio Scientifico delle filiere DOP IGP</strong>” è la prima iniziativa nazionale organizzata appositamente per diffondere la ricerca scientifica nelle filiere DOP IGP. Il Simposio, organizzato da Qualivita con il coordinamento del proprio Comitato Scientifico, nasce per dare riposta ai numerosi input giunti dal mondo dei Consorzi di tutela e delle filiere DOP IGP, per offrire un momento di confronto ampio fra università, Consorzi e imprese. Un’iniziativa di alta formazione declinata in sessioni scientifiche in cui saranno esposti e discussi gli argomenti di ricerca più rilevanti per lo sviluppo di una nuova strategia del settore.</p>
<p>In questi anni le filiere DOP IGP hanno contribuito all’evoluzione del settore agroalimentare italiano anche grazie a vari progetti di ricerca realizzati con la regia dei Consorzi di tutela, che hanno permesso alle aziende di migliorare e innovare molti degli aspetti produttivi e qualitativi dei prodotti. Le nuove sfide contemporanee richiedono però uno sforzo ulteriore del sistema delle Indicazioni Geografiche italiane nella direzione della crescita delle competenze e della visione strategica di lungo termine. Dalle politiche dell’UE, che con la strategia Farm to Fork pongono traguardi ambiziosi al sistema agroalimentare europeo su nuovi standard di produzione sostenibile; alle tendenze di mercato caratterizzate da forti fluttuazioni nello scenario internazionale e da abitudini di acquisto con nuove percezioni della qualità; agli effetti della crisi climatica ed energetica con problematiche sugli approvvigionamenti che hanno forti implicazioni in filiere come quelle DOP IGP sottoposte a regole e disciplinari; fino alle prospettive legate ai piani di sostenibilità con la Riforma europea sulle IG che sicuramente in quest’ambito porterà dei cambiamenti nel mondo delle denominazioni.</p>
<p>Di fronte a questo scenario, i Consorzi di tutela sono chiamati a supportare gli operatori delle filiere per aggiornare le strategie di sviluppo, con azioni di formazione legate al grande patrimonio della ricerca scientifica sul settore. Il mondo dell’agroalimentare DOP IGP italiano oggi si distingue per il ricco bagaglio di competenze e conoscenze consolidate negli anni, che possono risultare determinanti per affrontare con successo il processo di transizione. Ciò è stato reso possibile proprio da un continuo rafforzamento delle conoscenze sia da parte dei singoli operatori, con lo sviluppo di specifiche competenze e professionalità, sia a livello aziendale attraverso un know how specifico. I Consorzi di tutela – che rappresentano il perno centrale per il funzionamento di filiere caratterizzate da molte piccole e medie imprese – hanno un ruolo fondamentale per il supporto alle diverse realtà, attraverso la definizione e l’orientamento di strategie condivise e l’implementazione dei progetti di ricerca. Questo può avvenire a partire dal grande patrimonio delle Università e dei Centri di ricerca italiani, che hanno prodotto una gran mole di studi sulle IG, con risultati e applicazioni rilevanti per il sistema.</p>
<p>ITALIA NEXT DOP nasce proprio dalla volontà di mettere a conoscenza il mondo delle filiere DOP IGP delle ricerche realizzate, attraverso la facilitazione di sinergie fra Università, Consorzi e aziende, in modo da applicare la ricerca e sostenere con le dovute conoscenze l’evoluzione delle filiere.</p>
<p>Ricercatori del mondo IG, management dei Consorzi di tutela e imprenditori innovativi insieme per condividere le conoscenze e i risultati scientifici, avviare un dialogo operativo stabile e delineare nuove linee strategiche di ricerca.</p>
<p>L&#8217;evento ospiterà importanti esperti del settore DOP IGP italiano provenienti dal mondo accademico, dai Consorzi di tutela e dai rappresentanti del mondo produttivo di qualità. Nella sessione introduttiva saranno presentate le principali sfide e criticità del settore per stimolare il dibattito e delineare i temi delle sessioni scientifiche.</p>
<p>Nella volontà di offrire contenuti di alto profilo e consegnare punti di vista capaci di indirizzare l’evoluzione del settore nella giusta direzione, nella sessione dedicata ai keynote speakers sono previsti interventi di soggetti di ampia e comprovata esperienza, in grado di offrire spunti preziosi per i protagonisti del settore delle Indicazioni Geografiche e della ricerca scientifica.</p>
<p>A ITALIA NEXT DOP si incontrerà un vasto pubblico di attori dell’innovazione del settore agroalimentare italiano. Lo Spazio Agorà è un’area espositiva interamente dedicata a condividere e conoscere le novità e i risultati di ricerca raggiunti nelle filiere DOP IGP. Le Università, gli enti di ricerca, i Consorzi di tutela e le imprese selezionate, presentano attraverso dei desk dedicati studi e progetti scientifici applicati nel settore. Un’occasione importante per illustrare i risultati raggiunti e promuovere i progetti di ricerca presso gli operatori e gli stakeholder delle filiere DOP IGP. Lo Spazio Agorà ha l’obiettivo di aumentare la visibilità degli studi sul comparto delle Indicazioni Geografiche e di stimolare la condivisione delle conoscenze e dei risultati tra i vari soggetti coinvolti in modo da creare un dialogo costante tra la ricerca e le aziende.</p>
<p><strong>Sessione scientifica 1 &#8211; QUALITÀ IG</strong><br />
MIGLIORAMENTI QUALITATIVI, NUTRACEUTICA, INNOVAZIONE DI PROCESSO</p>
<p>La capacità di innovare la qualità dei prodotti e dei processi assume sempre più rilievo: cresce l’importanza della ricerca sugli aspetti nutrizionali e nutraceutici e risultano essenziali i miglioramenti sulla parte produttiva – agricola, zootecnica, enologica – che garantiscano il mantenimento di standard qualitativi di eccellenza.</p>
<p><strong>Sessione scientifica 2 &#8211; NORMATIVA IG</strong><br />
TUTELA, POLITICHE UNIONALI, ACCORDI INTERNAZIONALI</p>
<p>Un sistema normativo evoluto è elemento di forza delle DOP IGP: una evoluzione a livello internazionale, unionale, nazionale e regionale per tenere conto delle necessarie innovazioni di settore, delle dinamiche competitive, degli obiettivi di tutela, delle sfide della sostenibilità e delle strategie di comunicazione di valore.</p>
<p><strong>Sessione scientifica 3 &#8211; GOVERNANCE IG</strong><br />
PROGRAMMAZIONE OFFERTA, RETE TERRITORIALE, PATTO DI FILIERA<br />
La capacità dei produttori di dotarsi di specifici modelli di governance (rapporti interni e deleghe, regolazione dell’offerta, coordinamento per la qualità e la gestione dei mercati) può portare a cambiamenti in grado di creare sviluppo, anche per realtà medio-piccole e generare valore grazie a un’organizzazione multifunzionale.</p>
<p><strong>Sessione scientifica 4 &#8211; SOSTENIBILITÀ IG</strong><br />
CERTIFICAZIONI AMBIENTALI E SOCIALI, BENESSERE ANIMALE, EFFICIENTAMENTO ENERGETICO<br />
La sostenibilità delle filiere è un tema di sviluppo centrale che necessita di soluzioni innovative in risposta a questioni complesse. È fondamentale trasferire dalla ricerca al mondo produttivo applicazioni pratiche a livello di singole aziende, filiera e territorio, considerando anche gli aspetti di misurazione degli impatti e di certificazione.</p>
<p><strong>Sessione scientifica 5 &#8211; MERCATI IG</strong><br />
NUOVI MODELLI DI CONSUMO E QUALITÀ, EVOLUZIONE MERCATI, INTERNAZIONALIZZAZIONE<br />
L’analisi e la comprensione dell’evoluzione dei mercati e l’individuazione di nuovi sbocchi commerciali per le aziende rappresentano una priorità per il settore DOP IGP, anche attraverso lo studio dei processi di internazionalizzazione messi in atto dai Consorzi e degli accordi commerciali bilaterali sulle esportazioni dei prodotti a Indicazione Geografica.</p>
<p><strong>Sessione scientifica 6 &#8211; MARKETING IG</strong><br />
MARTECH, INNOVAZIONE, BRANDING, TRACCIABILITÀ DIGITALE<br />
In un mercato sempre più frammentato si assiste al cambiamento continuo della cultura di consumo degli individui e della qualità della relazione richiesta all’offerta. Nuovi imperativi di domanda impongono nuove risposte alle aziende e ai Consorzi e il valore aggiunto della qualità vive l’avvio di una nuova stagione, dove la tecnologia a servizio del marketing potenzia le capacità delle IG.</p>
<p><em>a cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/01/Consortium212204_ItaliaNextDOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/italia-next-dop-1-simposio-scientifico-delle-filiere-dop-igp/">ITALIA NEXT DOP – 1° Simposio Scientifico delle filiere DOP IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>RAPPORTO ISMEA &#8211; QUALIVITA 2022</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/rapporto-ismea-qualivita-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 09:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 novembre 2022 si è tenuta a Roma la presentazione del Rapporto Ismea-Qualivita 2022, con la partecipazione dell’on. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e di numerosi rappresentanti delle istituzioni, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/rapporto-ismea-qualivita-2022/">RAPPORTO ISMEA &#8211; QUALIVITA 2022</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 22 novembre 2022 si è tenuta a Roma la presentazione del Rapporto Ismea-Qualivita 2022, con la partecipazione dell’on. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e di numerosi rappresentanti delle istituzioni, dei Consorzi di tutela, degli organismi di controllo e degli stakeholder del sistema DOP IGP italiano. Un utile momento di incontro e confronto fra i protagonisti del settore, alla luce dei dati aggiornati sulla Dop economy italiana presentati nel corso dell’iniziativa.</em></p>
<p><strong>On. Francesco Lollobrigida</strong> &#8211; Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste<br />
Tutelare le eccellenze agroalimentari del nostro territorio, difendere la loro unicità e territorialità, affermare un modello centrato sulla qualità del prodotto e del lavoro sono al centro dell’impegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. L’analisi del <strong>XX Rapporto <a href="https://www.ismea.it/istituto-di-servizi-per-il-mercato-agricolo-alimentare">Ismea</a>-Qualivita</strong> dimostra ancora una volta come grazie alla distintività e alla tradizione delle nostre produzioni il made in Italy si dimostri vincente in Italia e all’estero, con numeri in netta crescita rispetto agli scorsi anni. Proprio per questo siamo convinti che la difesa di un modello che mette al centro i produttori e i consumatori possa contribuire a valorizzare ancor di più il prezioso lavoro dei Consorzi e promuovere la Dieta mediterranea, sinonimo di cibo salutare e sicuro. È mia ferma intenzione proteggere le nostre eccellenze, patrimonio della nostra comunità nazionale, e contrastare in ogni sede qualsiasi produzione che rischia di spezzare il legame millenario tra agricoltura e cibo, fino alle omologazioni alimentari, di cui il cibo sintetico rappresenta la forma più estrema.</p>
<p><strong>Cesare Mazzetti</strong> &#8211; Presidente Fondazione Qualivita<br />
Di fronte ai rapidi mutamenti che il sistema agroalimentare di qualità italiano si trova ad affrontare, per le imprese e i Consorzi di tutela DOP e IGP appare sempre più necessario avere a disposizione strumenti adeguati ad analizzare le sfide emergenti, così come innovazioni e modelli per intervenire in tempo utile. I dati del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ci indicano una strada per lo sviluppo delle Indicazioni Geografiche: dobbiamo proseguire con il rafforzamento del Sistema delle IG non solo in sede comunitaria ma anche nazionale per offrire alle aziende uno strumento di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare sempre più competitivo. D’altra parte, siamo convinti che questo studio possa anche costituire una base solida su cui creare un ponte fra ricerca, organizzazioni, Consorzi di tutela e filiere DOP e IGP che intercetti le nuove conoscenze scientifiche sul settore e permetta uno sviluppo sostenibile. Una visione che la Fondazione è determinata a perseguire con forza, a partire dal prossimo “Simposio scientifico filiere DOP IGP” che si terrà a febbraio del 2023.</p>
<p><strong>Angelo Frascarelli</strong> &#8211; Presidente ISMEA<br />
Il Rapporto Ismea Qualivita ci restituisce un quadro puntuale su un settore che è tornato a crescere energicamente, superando i 19 miliardi di euro di valore alla produzione, facendo perno sul legame fra tradizione, connotazione territoriale e innovazione. Le imprese delle filiere DOP e IGP hanno superato la crisi pandemica e stanno affrontando l’incremento dei costi energetici, con segnali molto positivi sul fronte delle esportazioni ed anche dei consumi interni. Questi dati ci confermano che la distintività è la leva di successo dell’agroalimentare italiano, anche in un periodo di grandi crisi e cambiamenti come quello attuale.</p>
<p><strong>Cesare Baldrighi</strong> &#8211; Presidente oriGIn Italia<br />
I dati in crescita del nuovo Rapporto Ismea-Qualivita 2022 aiutano ancora una volta a consolidare il sistema dei prodotti di qualità DOP IGP italiano in un contesto di profondi cambiamenti. Segnato dalle emergenze legate ai costi dell’energia, delle materie prime e delle condizioni climatiche, il settore è in cerca di risposte importanti dalla Riforma europea sulle Indicazioni Geografiche, per impostare una visione di sviluppo sostenibile nel lungo periodo e migliorare gli aspetti amministrativi ministeriali dei processi regolatori. Sono necessarie regole e risorse alla pari di tutti gli altri settori, ma soprattutto di risposte concrete in tempi rapidi. Per affrontare un momento così particolare per chi vuole fare qualità, con produzioni certificate sulla base di standard elevati, e deve confrontarsi con il forte aumento dei costi di numerosi fattori produttivi.</p>
<p><strong>Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi</strong> &#8211; Presidente Federdoc<br />
I dati statistici confermano i nostri vini a DO protagonisti indiscussi nei mercati europei ed internazionali sul fronte dell’export, nonostante le difficoltà generate dal contesto socio-economico degli ultimi anni. Il Rapporto Ismea-Qualivita è uno strumento utile per conoscere i dati economici e le analisi di mercato del comparto vitivinicolo ed alimentare, permettendo ai Consorzi di tutela di definire efficaci e mirate strategie di crescita delle nostre produzioni vitivinicole con l’obiettivo di individuare un nuovo concetto di qualità, onnicomprensivo, più elevato che miri alla promozione di valori etici come la sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Ai Consorzi di tutela spetta l’arduo compito di accompagnare il settore in questo processo di transizione ecologica, promuovendo le buone pratiche agronomiche sostenibili secondo i tre pilastri citati, ed è per questo che il mondo consortile necessita di ogni valido ausilio possibile e di un rafforzamento giuridico del ruolo dei Consorzi che attendiamo venga realizzato con la riforma delle Indicazioni Geografiche attualmente in discussione.</p>
<p>È molto più di una semplice ripresa della Dop economy italiana quella descritta dai dati del XX Rapporto Ismea-Qualivita: dopo un 2020 segnato dalla pandemia, nel quale il settore aveva comunque mostrato una buona capacità di tenuta e continuità produttiva, il comparto del cibo e del vino DOP IGP nel 2021 raggiunge un valore complessivo alla produzione pari a 19,1 miliardi di euro (+16,1% su base annua) e un export da 10,7 miliardi di euro (+12,8%). Sono risultati record che portano a quota 21% il contributo del comparto DOP IGP al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, un quadro che delinea una grande forza propulsiva da parte delle filiere dei prodotti DOP IGP, da sempre espressione di un patrimonio economico per sua natura non delocalizzabile, frutto del lavoro coeso di un sistema complesso e organizzato che in tutto il territorio nazionale coinvolge 198.842 operatori e 291 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero.</p>
<p><strong>Dop Economy &#8211; contributo del 21% all’economia agroalimentare nazionale</strong></p>
<p>La produzione certificata DOP IGP agroalimentare e vinicola nel 2021 raggiunge un valore di <strong>19,1 miliardi di euro</strong>, un dato che, dopo il segnale di stop del 2020 (-2,0% su base annua), riprende con un +16,1% il trend di crescita degli ultimi dieci anni. Il comparto cibo DOP IGP sfiora gli <strong>8 miliardi di euro</strong> (+9,7%), mentre il settore vitivinicolo supera gli <strong>11 miliardi di euro</strong> (+21,2%), valori record che portano per la prima volta a quota <strong>21%</strong> il contributo della Dop economy al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale: più di un euro su cinque del cibo e del vino italiano è generato da prodotti DOP IGP.</p>
<p><strong>Export DOP IGP superata la soglia dei 10 miliardi grazie al recupero nei Paesi Extra-UE</strong></p>
<p>Sul fronte delle esportazioni, le DOP IGP agroalimentari e vitivinicole nel 2021 raggiungono i <strong>10,7 miliardi di euro</strong>, per un peso del <strong>21%</strong> nell’export agroalimentare italiano complessivo, un risultato che è somma di un “doppio record” con il cibo a <strong>4,41 miliardi di euro</strong> e un +12,5% su base annua e il vino a <strong>6,29 miliardi di euro</strong> (+13,0%). In particolare si registrano crescite a due cifre per le principali categorie, dai formaggi (+15%) agli aceti balsamici (+11%) ai prodotti a base di carne (+13%). Il vitivinicolo è trainato dai vini DOP (+16%), con in testa gli spumanti (+25%).</p>
<p><strong>Impatto regioni cresce da Nord a Sud la Dop economy italiana</strong></p>
<p>Relativamente agli impatti economici delle filiere DOP IGP, il 2021 fa registrare una crescita per 18 regioni su 20, con oltre la metà dei casi che segnano variazioni percentuali a doppia cifra. Le quattro regioni del <strong>Nord-Est</strong> rafforzano il ruolo di traino economico, superando per la prima volta complessivamente i 10 miliardi di euro. Salgono anche <strong>Nord-Ovest</strong> (+10,8%) e <strong>Centro</strong> (+15,5%). Particolarmente significativo il dato per “<strong>Sud e Isole</strong>”, unica area in crescita nel 2020 (del +7,5%), nel 2021 segna un ulteriore +13,2%.</p>
<p><strong>Cibo DOP IGP STG agroalimentare IG risponde al post-pandemia con una crescita al +10%</strong></p>
<p>L’agroalimentare italiano DOP IGP STG coinvolge 85.601 operatori, 167 Consorzi autorizzati e 43 organismi di controllo. Nel 2021 raggiunge i <strong>7,97 miliardi di euro</strong> di valore alla produzione mettendo a segno un incremento del <strong>+9,7%</strong> in un anno e del <strong>+26%</strong> nel decennio. Al consumo il comparto tocca quota 15,82 miliardi di euro per un <strong>+4,5%</strong> su base annua. Prosegue anche nel 2021 la corsa dell’export con <strong>4,41 miliardi di euro</strong> (<strong>+12,5%</strong> sul 2020), un valore raddoppiato dal 2011 (+99,6%). I mercati principali si confermano gli <strong>USA</strong> (832 mln €), la <strong>Germania</strong> (791 mln €), la <strong>Francia</strong> (601 mln €), il <strong>Regno Unito</strong> (210 mln €) e la <strong>Spagna</strong> (205 mln €).</p>
<p><strong>Vino DOP IGP 2021 anno dei record per il vino italiano DOP IGP</strong></p>
<p>Il settore vitivinicolo italiano DOP IGP coinvolge 113.241 operatori, 124 Consorzi autorizzati e 12 organismi di controllo. Nel 2021 si registrano <strong>27 milioni di ettolitri</strong> di vino imbottigliato (+10,9% in un anno), il valore della produzione sfusa raggiunge i <strong>3,85 miliardi di euro</strong> e segna un +19,1% sul 2020, mentre il valore del vino imbottigliato DOP e IGP nel 2021 supera gli <strong>11,16 miliardi di euro</strong> per un <strong>+21,2%</strong> su base annua. L’incremento del valore è attribuibile principalmente ai vini DOP (+22%) rispetto alle IGP (+16%) e sono soprattutto le grandi denominazioni che trainano la crescita del settore. L’export raggiunge <strong>6,29 miliardi di euro</strong>, per un <strong>+13,0%</strong> su base annua e un trend del +74% dal 2011, con un recupero dei Paesi Extra-UE a partire dagli <strong>USA</strong> (+17,6%), primo mercato di destinazione con 1,58 miliardi di euro, a cui seguono <strong>Germania</strong> (940 mln €), <strong>Regno Unito</strong> (707 mln €), <strong>Svizzera</strong> (376 mln €) e <strong>Canada</strong> (362 mln €).</p>
<p><strong>GDO italiana canale driver conferma la crescita nel post-pandemia</strong></p>
<p>Dopo il balzo degli acquisti nella Grande Distribuzione Organizzata del <strong>2020</strong>, di riflesso alla pandemia e alle restrizioni sugli altri canali, che per il paniere DOP IGP si è tradotto in una progressione della spesa del +6,4% (+9,7% considerando le sole vendite a peso fisso), l’analisi del <strong>2021</strong> e dei primi nove mesi del <strong>2022</strong> mostra una<strong> sorprendente tenuta dei risultati nella GDO</strong>. Nel 2021 le vendite in valore di cibo e vino DOP IGP hanno registrato su base annua una lievissima flessione (-0,5%) che diventa variazione positiva considerando solo le vendite a peso fisso (+0,7%), un trend confermato anche nei primi nove mesi del 2022. Le vendite dei principali prodotti DOP IGP nella GDO italiana superano i<strong> 5 miliardi di euro</strong> di giro di affari.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_04</strong></p>
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		<title>Orcia DOP, la strategia di crescita del &#8220;vino più bello del mondo&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/orcia-dop-la-strategia-di-crescita-del-vino-piu-bello-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 11:08:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presidente Zamperini: &#8220;Promozione e coesione territoriale per diventare l’icona enologica del paesaggio simbolo della Toscana nel mondo” Nata nel febbraio del 2000, l’Orcia DOP raccoglie nella sua area di produzione dodici comuni a sud di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La presidente Zamperini: &#8220;Promozione e coesione territoriale per diventare l’icona enologica del paesaggio simbolo della Toscana nel mondo”</em></p>
<p>Nata nel febbraio del 2000, l’<strong>Orcia DOP</strong> raccoglie nella sua <strong>area di produzione</strong> dodici comuni a sud di Siena (Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei territori di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena). Si tratta di un paesaggio culturale iscritto nella lista dei <strong>siti Unesco</strong>, fatto di spazi agricoli e pastorali, ma anche città, villaggi e case coloniche, solcato dalla via Francigena, costellata di abbazie, locande, santuari e ponti.</p>
<p>I Vini Orcia DOP sono espressione di un <strong>territorio</strong> che è connubio di arte e <strong>paesaggio</strong>, spazio geografico ed <strong>ecosistema</strong>, in equilibrio fra le caratteristiche naturali e la testimonianza della gente che vi abita. Il paesaggio duro, accidentato delle crete, si alterna a quello più morbido delle colline con la macchia mediterranea, vigneti e uliveti; la Val d’Orcia è un eccezionale esempio di disegno del paesaggio nel Rinascimento. Il disciplinare di produzione della denominazione prevede le tipologie: “Orcia” (uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese) e “Orcia Sangiovese” (con almeno il 90% di Sangiovese) entrambe anche con la menzione Riserva in base a un prolungato invecchiamento (rispettivamente 24 e 30 mesi tra botte di legno e bottiglia).</p>
<p>Fanno inoltre parte della DOP il bianco, il rosato e il Vin Santo. A oggi sono 153 gli ettari di vigneti dichiarati su un totale potenziale di 400 ettari. La <strong>produzione </strong>media annua si attesta intorno alle <strong>255mila bottiglie</strong> realizzate dalle circa <strong>60 cantine</strong> nel territorio, di cui oltre 30 socie del Consorzio di tutela, che dal 2014 ha l’incarico di vigilanza e promozione Erga Omnes nei confronti di tutti i produttori della denominazione. Il <a href="https://www.consorziovinoorcia.it/consorzio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio di tutela</a> si occupa di promuovere la denominazione attraverso azioni varie, dal web alla segnaletica sul territorio, passando per incoming di giornalisti e buyers da tutto il mondo. Sono ormai di riferimento eventi territoriali tra cui proprio l’<strong>Orcia Wine Festival</strong>.</p>
<p>Dal 2022 a presiedere il Consorzio dei produttori dell’Orcia DOP è la giovanissima<strong> Giulitta Zamperini</strong>. Classe 1990, nata a Siena, ma cresciuta a San Quirico d’Orcia, la nuova <strong>presidente del Consorzio della DOP Orcia</strong> è perito chimico. L’amore per la terra e per il vino le arrivano dal padre Luca, che ha fondato l’azienda nel 1999. Nel 2011 Giulitta Zamperini è stata tra i fondatori della delegazione <strong>Onav Siena</strong>, della quale tutt’oggi fa parte.</p>
<p>“Al termine del mio secondo mandato come vicepresidente – racconta a Consortium Giulitta Zamperini – grazie al sostegno dimostratomi dagli altri consiglieri e all’opportunità di crescita che mi è stata data nell’affiancare una presidente come Donatella Cinelli Colombini, ho deciso, seppur con un po’ di timore, di rendermi disponibile a questo passaggio di testimone, ottenendo l’incarico per portare avanti insieme al Consiglio, gli importanti obiettivi per la crescita della Denominazione e contando sulla continuità dell’ottimo lavoro svolto sino a oggi dal precedente percorso”.</p>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi di questa “emergente” denominazione toscana? </strong></p>
<p>Tra i principali obiettivi c’è sicuramente quello della <strong>salvaguardia</strong> del paesaggio agricolo, uno tra i più belli del mondo, meritatamente sito Unesco. Un paesaggio che crea valore economico e dove si registrano ogni anno, in media circa 1,4 milioni di presenze turistiche, con un milione di escursionisti, molti dei quali sono anche gli stranieri che hanno case di proprietà nella zona. Non a caso il 65% delle aziende vitivinicole dell’Orcia DOP è impegnato anche nell’<strong>ospitalità</strong> con un agriturismo o un servizio di <strong>ristorazione</strong>. Senza contare che la maggior parte di queste strutture è come un museo all’aria aperta, un “museo del paesaggio” con punti panoramici unici al mondo.</p>
<p><strong>Ma cosa si intende per “vino più bello del mondo”?</strong></p>
<p>Siamo stati i primi a coniare il termine e da questo punto di vista siamo stati dei visionari che hanno però saputo cogliere l’evoluzione di un territorio che negli ultimi trent’anni si è imposto agli occhi del mondo come esempio di Buongoverno e meta sempre più ambita dai turisti. Occorrerà quindi rafforzare e consolidare il rapporto tra vino, paesaggio ed <strong>enoturismo</strong> perché essere parte di una DOP che si estende all’interno di un sito Unesco è un onore quanto un onere, e proprio per questo motivo dovremo attivare azioni per intercettare i nuovi consumer che corrispondono al profilo degli “Orcia lovers” partendo dal potenziamento della sinergia tra cantine, strutture ricettive, produttori e, naturalmente, il Consorzio. Il tutto attraverso un’attenta programmazione delle attività pianificate nel tempo.</p>
<p><strong>Quali azioni state portando avanti nello specifico? </strong></p>
<p>Intanto stiamo lavorando molto sulla <strong>promozione</strong>, anche integrata, del territorio. A questo proposito per esempio abbiamo organizzato un evento dedicato alla stampa generalista e di settore in occasione del Festival del Tartufo delle Crete Senesi. Una dozzina di giornalisti da tutta Italia sono arrivati nel territorio per conoscere i vini, ma soprattutto le persone che sono alla loro origine e altre eccellenze come il tartufo appunto. A questo abbiamo poi legato una masterclass in novembre, sempre dedicata alla stampa, in questo caso più di settore, per raccontare le “sfumature” del nostro Sangiovese. In questa ottica poi abbiamo già in programma azioni di incoming di stampa entro il primo semestre dell’anno 2023.</p>
<p><strong>Insomma presidente Zamperini, promozione con gioco di squadra sono i vostri segreti per cercare di emergere sempre più. </strong></p>
<p>L’Orcia DOP, secondo il nuovo Consiglio, deve ambire a diventare e ad essere percepita come l’icona enologica del paesaggio simbolo della Toscana nel mondo. Il prossimo mandato consortile sarà caratterizzato anche per l’attivazione di <strong>canali di informazione interna</strong> e il coinvolgimento diretto di tutti i soci già appartenenti al Consorzio, perché possano sentirsi parte di un ingranaggio indispensabile per il perfetto funzionamento della struttura; d’altra parte, saranno attivate forme di dialogo e coinvolgimento diretto delle aziende che ancora non sono all’interno del Consorzio, per ampliarne la base associativa e crescere nei numeri e nei soci. Per quanto riguarda i progetti, sarà portato avanti e a conclusione il progetto di inserimento della “Toscana” nell’etichetta della DOC, già partito con la precedente amministrazione, per potenziare la riconoscibilità nei mercati esteri. Mentre, come obiettivo più a lungo termine, sarà avviato il percorso per il passaggio da DOC a DOCG.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/12/Consortium212204_OrciaDOC.pdf">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Da nord a sud, il patrimonio delle patate DOP IGP italiane</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/da-nord-a-sud-il-patrimonio-delle-patate-dop-igp-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2023 11:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2020_04]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una produzione mondiale di circa 400 miliardi di chili all’anno la patata è il prodotto ortofrutticolo non cereale numero uno nel mondo, al quarto posto tra gli alimenti agricoli più coltivati sul pianeta dopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con una produzione mondiale di circa <strong>400 miliardi di chili all’anno</strong> la patata è il prodotto ortofrutticolo non cereale numero uno nel mondo, al quarto posto tra gli alimenti agricoli più coltivati sul pianeta dopo mais, riso e frumento (Sandro Fuoco, patatem.it). La facilità della sua coltivazione e il suo grande contenuto energetico l’hanno resa un valido prodotto commerciale per milioni di agricoltori. Fino all’85% della pianta è commestibile per l’uomo, contro il 50% dei cereali.</p>
<p>Originaria dell’America meridionale e centrale, oggi è diffusa ovunque. In Italia, la patata, grazie alla notevole capacità di adattamento agli elementi del clima, può essere coltivata da nord a sud, in diversi periodi dell’anno e a diverse altitudini. Le particolari condizioni climatiche di alcune aree e l’adattabilità della coltura ai cicli extra-stagionali consentono di avere inoltre un calendario di produzione di patate quasi continuo, fino a coprire praticamente tutto l’anno.</p>
<p>I <strong>cambiamenti climatici</strong> in corso e il previsto calo delle risorse idriche dei prossimi anni, pongono le patate in una <strong>posizione vantaggiosa rispetto ad altre colture</strong> alimentari perché grazie alle numerose qualità specifiche, possono crescere nelle più svariate condizioni climatiche. A differenza dei principali cereali, solo una parte della produzione di patate entra nel commercio internazionale e i prezzi, in generale, sono determinati dai costi locali di produzione, e non dalla fluttuazione del mercato mondiale. Questo rende la loro coltivazione indicata per la sicurezza alimentare, in quanto può aiutare gli agricoltori a basso reddito e i consumatori vulnerabili, ad attraversare l’attuale momento di instabilità tra l’offerta e la domanda di prodotti alimentari.</p>
<p>La <strong>produzione italiana</strong> di patate comuni negli ultimi anni varia <strong>dai 13 ai 15 milioni di quintali</strong> tra patate novelle, da consumo fresco e tuberi destinati all’industria. Un dato in forte calo rispetto a 20 anni fa, quando se ne producevano 20 milioni di quintali. Il trend negativo registrato da alcuni anni nel consumo di patate è imputabile a diversi fattori, fra cui abitudini alimentari che portano a scegliere prodotti considerati più dietetici. Oggi l’escalation dei costi delle materie prime mette a ulteriore rischio il settore delle patate made in Italy e dal comparto viene segnalata la necessità di trovare un punto di equilibrio con i rappresentanti delle catene della grande distribuzione per un approccio condiviso. Il settore risente dell’aumento generalizzato dei costi di energia, trasporti e materiali di imballaggio, nonché dei rincari dei concimi e dell’acqua. Inoltre, la mancanza di risorse idriche durante la torrida estate 2022, abbinata agli effetti delle alte temperature, sta comportando una significativa diminuzione delle rese produttive di oltre il -15%. Anche la guerra in Ucraina, per diversi motivi, avrà molto probabilmente un notevole impatto sul mercato delle patate.</p>
<p>La produzione pataticola nazionale non è sufficiente rispetto ai consumi interni e <strong>l’Italia importa dai 5 ai 7 milioni di quintali all’anno di patate</strong> provenienti principalmente da Francia e Germania. Le superfici complessive destinate alla pataticoltura sono calate negli ultimi due decenni, passando da 70 a 50mila ettari (fonte quotidiano.net/economia).</p>
<p>Il trend attuale per la produzione di patate in Italia sembra puntare più sull’eccellenza che sulla quantità e, a fronte di minori consumi, le persone scelgono la qualità. Fra le 319 IG italiane del cibo, la patata, ha ben sei DOP IGP, legate ai territori più vocati per la coltivazione. Nel dicembre 2021 la <strong>Borsa Patate felsinea</strong> (produttori e commercianti), ha aggiornato il prezzo delle patate destinate allo stoccaggio, fissando per il secondo anno consecutivo, il valore più elevato mai raggiunto (0,32 euro al kg per il prodotto di prima qualità).</p>
<p>“Un riconoscimento che premia la valorizzazione fatta nell’ambito del contratto quadro con le produzioni di elevata qualità presenti sul mercato e riconosciuti ormai come top di gamma per le patate fresche” come cita una nota della Borsa.</p>
<p>La <strong>sostenibilità ambientale</strong> è uno degli aspetti produttivi che rappresenta anche una leva di marketing tra le più importanti per le patate di eccellenza DOP e IGP italiane. È il caso di numerose aziende impegnate nella costante e concreta attenzione all’impatto ambientale, ad esempio attraverso impianti a biomasse per la produzione di energia rinnovabile dal biogas, alimentati dagli scarti della lavorazione delle patate, per limitare l’impatto della produzione sugli ecosistemi e sulle risorse naturali, cercando un impegno green in tutti i livelli della filiera: dal campo, allo stabilimento, fino agli imballaggi dei prodotti. Tra il 2010 e il 2016 <strong>due nuove DOP e quattro nuove IGP</strong> di patate hanno coinvolto più regioni italiane: la Calabria, l’Emilia-Romagna, il Lazio, la Puglia, l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo, tracciando un ideale percorso del gusto da nord a sud.</p>
<p>Dal 2010 la <strong>Patata della Sila</strong> ha ottenuto il marchio IGP ed è coltivata nell’altopiano calabrese all’interno di un territorio piuttosto ristretto. Ha ottime caratteristiche culinarie ed è ideale per essere fritta, grazie alla forte presenza di sostanza secca. Sempre del 2010 è la certificazione DOP della <strong>Patata di Bologna</strong>, dal sapore delicato e particolarmente versatile. È una produzione economicamente molto interessante sul territorio al punto che esiste una Borsa Patate di Bologna. Nel 2014 viene registrata l’IGP della <strong>Patata dell’Alto Viterbese</strong>, prodotta dagli anni ’70 nell’area intorno al Lago di Bolsena, su terreni vulcanici ricchi di potassio. La Patata Novella di Galatina in Puglia, coltivata nel Salento e sulle coste ioniche, è DOP dal 2015. L’80% dei tuberi della <strong>Patata Novella di Galatina DOP</strong> è destinato al mercato nord-europeo, in particolare quello tedesco, dove raggiunge le maggiori quotazioni rispetto ad altre varietà di patate novelle e nel quale si posiziona bene nel periodo fra aprile e giugno, quando le scorte di patate del vecchio raccolto locale sono esaurite o in via di esaurimento e non è ancora disponibile il nuovo prodotto. Lo stesso anno ottiene l’IGP la <strong>Patata Rossa di Colfiorito</strong> coltivata nell’area montana dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Con buccia rossa e polpa gialla è una patata coltivata a partire dai 470 metri di altitudine e su terreni silicei. È nota per la compattezza e la tenuta della cottura, adatta per ogni tipo di preparazione. Nel 2016 arriva l’IGP per la <strong>Patata del Fucino</strong>, in Abruzzo, apprezzata per la sua sapidità e la capacità di conservazione. Si coltiva in diverse varietà, sia a buccia gialla che rossa, sopra i 600 metri di altitudine in 9 comuni della provincia dell’Aquila.</p>
<h4>Patata del Fucino IGP</h4>
<p>Il Consorzio di Tutela Patata del Fucino IGP è stato costituito nel 2016, riconosciuto nel 2017, e rappresenta oltre l’80% della produzione certificata IGP. I produttori sono riuniti nel Consorzio per la valorizzazione di questo tubero, che in Abruzzo era originariamente conosciuto come ‘Patata di Avezzano’, poi registrata nel 2016 con il nome di Patata del Fucino IGP. Il prosciugamento e la bonifica del lago Fucino – voluto nella seconda metà del XIX secolo da Alessandro Torlonia – permise la coltivazione di patate, cereali, barbabietole da zucchero e altri prodotti orticoli come la Carota dell’Altopiano del Fucino, registrata IGP nel 2007, su una superficie iniziale di circa 15.000 ettari. La trasformazione lago-pianura ebbe nel territorio marsicano delle forti ripercussioni di carattere sociale, culturale ed economico. A cominciare dagli anni ’60 l’avvento dell’imprenditoria, affiancata all’agricoltura di tipo tradizionale, trasformò l’economia della zona, grazie anche al miglioramento delle infrastrutture. <strong>Mario Nucci</strong> è il direttore del Consorzio di Tutela Patata del Fucino IGP.</p>
<p><strong>Direttore, c’è stato incremento di associati negli anni?</strong><br />
Direi proprio di sì, attualmente contiamo 238 associati. Nel 2017 abbiamo iniziato su una coltivazione di 135 ettari, attualmente, nel 2022, siamo arrivati a coltivare un superficie registrata di 780 ettari.<br />
<strong>Gli agricoltori sono favorevoli alla certificazione?</strong><br />
Certamente, in considerazione del notevole impegno nella coltivazione. Il Consorzio associa produttori e confezionatori iscritti al piano dei controlli, uniti per tutelare la qualità, la storicità, l’appartenenza al territorio di provenienza.<br />
<strong>Quanto è impegnato il vostro Consorzio nell’attenzione alla sostenibilità ambientale?<br />
</strong>Il sistema di contratto adottato dal Consorzio garantisce sia il prodotto che l’ambiente. La sostenibilità costituisce un obiettivo irrinunciabile, con l’applicazione di tecniche di coltivazione e confezionamento a basso impatto ambientale. L’obbligo della rotazione quadriennale è un impegno concreto sulla sostenibilità ambientale.<br />
<strong>Qual è la posizione del vostro Consorzio verso gli impianti a biomasse per la produzione di energia rinnovabile dal biogas alimentato dagli scarti della lavorazione delle patate?</strong><br />
Nulla quaestio sull’utilizzo di piccoli impianti limitati al fabbisogno energetico delle aziende confezionatrici. Non siamo favorevoli invece a grandi impianti che hanno bisogno di grossi quantitativi e di conseguenza vengono utilizzati anche da altri “scarti”, tipo rifiuti urbani, che arrivano da città non vicine alla zona agricola di produzione, con un traffico di mezzi che causerebbe inquinamento<br />
<strong>Sono remunerative per i coltivatori le pratiche agronomiche definite “naturali” o “a basso impatto”, sia nella concimazione sia nella difesa da insetti e malattie?</strong><br />
A livello economico incidono sicuramente, ma ci si augura una maggiore remunerazione da un prodotto di qualità come la Patata del Fucino IGP.<br />
<strong>Avete collaborazioni con centri di ricerca e Università per la sperimentazione e lo sviluppo di nuove tecnologie, con l’obiettivo di definire tecniche colturali sempre più efficienti e sostenibili?</strong><br />
Abbiamo un’ottima collaborazione con la Facoltà di Microbiologia dell’Università dell’Aquila con progetti di ricerca innovativi, tra cui il deposito di un brevetto con un nuovo metodo di tecnica colturale, con l’utilizzo di prodotti solubilizzatori di macro e micro elementi.<br />
<strong>La siccità e l’attuale situazione di cambiamento climatico influiscono molto anche sulla coltivazione delle patate?<br />
</strong>Per adesso non è un problema, perché il territorio di produzione è in una zona a 800 metri sul livello del mare e nell’alveo di un lago – prosciugato grazie a una soluzione ingegneristica straordinaria – in cui è stata effettuata una canalizzazione non finalizzata a far defluire le acque, ma studiata per farle rimanere nei canali, creando una continua umidità nel sottosuolo. Per la coltivazione delle patate, sono sufficienti solo due irrigazioni, che da sole garantiscono un ottimo prodotto come le Patate del Fucino IGP.</p>
<h4>Patata dell’Alto Viterbese IGP</h4>
<p>Nei campi che circondano il lago di Bolsena e sulle colline circostanti, la patata è stata coltivata per centinaia di anni. Un prodotto che si è subito adattato a un territorio di origine vulcanica, ricco di potassio e di elementi chimici di primaria importanza per la produzione di tuberi di qualità. Lo speciale microclima dovuto al bacino lacustre e le componenti minerali del terreno conferiscono al prodotto specificità che lo contraddistinguono sui mercati nazionali. Dal 2014 la Patata dell’Alto Viterbese ha ottenuto la denominazione IGP. Il COPAVIT (Consorzio della Patata Alto Viterbese) oggi rappresenta un’importante realtà del comparto agroalimentare della Tuscia, con 5 cooperative e circa 150 aziende associate che operano nei comuni di San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Grotte di Castro, Gradoli, Acquapendente e Latera. Consortium ha intervistato <strong>Stefano Broccatelli</strong>, presidente del Consorzio Patata dell’Alto Viterbese IGP.</p>
<p><strong>Presidente Broccatelli, gli agricoltori sono favorevoli alla certificazione?</strong><br />
Sinceramente vivono ancora la certificazione come un peso, a causa dei troppi adempimenti burocratici; il problema non è adeguarsi al disciplinare per la produzione – anche il prodotto non IGP di fatto viene coltivato allo stesso modo – il problema è la burocrazia necessaria per ottenere la certificazione che scoraggia molti dei nostri produttori.<br />
<strong>Quanto è impegnato il vostro Consorzio nell’attenzione alla sostenibilità ambientale?</strong><br />
La sensibilità ambientale c’è per quello che è possibile: tutte le nostre cooperative fanno la lotta integrata e come Consorzio siamo certificati per lavorare il biologico. Seguiamo le linee nazionali, cerchiamo di stare attenti. Quest’anno sono stati necessari pochi trattamenti, niente insetti e niente malattie fungine, forse anche perché non ha piovuto. Sono stati necessari solo trattamenti di copertura.<br />
<strong>Che posizione avete verso gli impianti a biomasse per la produzione di energia rinnovabile dal biogas alimentato dagli scarti della lavorazione delle patate?</strong><br />
Come Consorzio avevamo il progetto di realizzare un impianto, ma non abbiamo ancora trovato i finanziamenti. Per adesso ci stiamo appoggiando a impianti esterni dove smaltiamo gratuitamente i nostri rifiuti, ma abbiamo il costo del trasporto. Realizzarne uno nostro è un progetto che è sempre nelle nostre ambizioni, diventerebbe un guadagno, avremmo energia per autoconsumo.<br />
<strong>Collaborate con centri di ricerca e Università per la sperimentazione e lo sviluppo di nuove tecnologie, con l’obiettivo di definire tecniche colturali sempre più efficienti e sostenibili?</strong><br />
Collaboriamo da anni con la facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia, adesso è in corso un progetto sul prodotto semi disidratato che sarà finito nel 2023; sempre con l’Università della Tuscia siamo riusciti a mettere a punto le patate di IV gamma, destinate al canale Horeca con conservazione naturale: fresche, lavate, asciugate, tagliate e confezionate, pronte per essere cucinate. Questo tipo di lavorazione sta funzionando molto bene per mense, ospedali e ristorazione. Lavoriamo molto su Roma e siamo davvero soddisfatti.<br />
<strong>La siccità influisce molto anche sulla coltivazione delle patate? Quanto incide l’attuale situazione di cambiamento climatico sul vostro settore?</strong><br />
La siccità influisce moltissimo, avremo produzione bassissima con solo patate piccole. Per noi il problema non è l’acqua, c’è il Consorzio di bonifica, i terreni sono tutti irrigui, ma con queste temperature le piante sono dormienti, anche se irrigate stanno ferme a causa del forte caldo durante il giorno. Sono bloccate tutto il giorno, riprendono un pochino solo all’ alba e al tramonto quando si abbassano le temperature. Anche se annaffiamo si è bloccata la crescita, non facendo la fotosintesi, la pianta non metabolizza. Siamo stati per un mese su una media di 35 gradi, ma abbiamo toccato anche 39 gradi.<br />
<strong>Quanta parte della vostra produzione è destinata all’export? Come sono stati gli ultimi anni?</strong><br />
Noi abbiamo un mercato esclusivamente italiano, il Covid ci ha danneggiati tantissimo perché lavoriamo prevalentemente con il canale Horeca e con la pandemia le mense hanno chiuso, molti lavoratori sono ancora in smart working. Da 650 quintali di patate al mese pre Covid, adesso siamo scesi sui 350 quintali; stiamo cercando altri mercati Horeca privati, gruppi di acquisto, abbiamo una proposta in Svizzera, ma è difficile. Per noi la contrazione delle vendite non è stata causata da un diffuso stile di vita wellness, su di noi hanno pesato le chiusure delle aziende che fornivano mense.</p>
<h4>Patata della Sila IGP</h4>
<p>Il Consorzio di tutela della Patata della Sila IGP si è costituito nel maggio 2012. I soci iscritti sono 27 e rappresentano il 66% della produzione. Nel 2021 la produzione valorizzata sui mercati è stata di circa 13.000 tonnellate con un valore alla produzione di circa 4,2 milioni di euro e 19 milioni al consumo finale. Il 90% della produzione è distribuito dalla GDO e la totalità del prodotto è venduta in Italia. <strong>Pietro Tarasi</strong> è presidente del Consorzio di tutela Patata della Sila IGP.</p>
<p><strong>Presidente Tarasi, avete quote di mercato destinate all’export?</strong><br />
No, nulla è destinato all’export. La produzione della Sila è autunnale e quindi in linea con le produzioni Nord Europee che rendono difficile la penetrazione del nostro prodotto nei mercati stranieri.<br />
<strong>Quanto prodotto certificate?<br />
</strong>La certificazione ha avuto notevoli incrementi negli ultimi anni, investendo circa 650 ettari dell’areale, pari al 50% della superficie coltivata a patate sull’altopiano della Sila.<br />
<strong>Qual è l’atteggiamento del vostro Consorzio nei confronti della sostenibilità ambientale?</strong><br />
Il Consorzio ha investito molto nella sostenibilità ambientale, promuovendo una serie di collaborazioni con l’ente Parco Nazionale della Sila e l’Università della Calabria, costruendo una rete di monitoraggio ambientale allo scopo di ridurre l’uso di fitofarmaci e razionalizzare l’utilizzo dell’acqua di irrigazione. Sempre con il Parco, l’Arsac e l’Università, si sono sviluppate ricerche su alcuni indicatori ambientali, quali la presenza di coleotteri nei coltivi o di impollinatori. Si stanno monitorando le patologie fungine e sperimentando tecniche di cover crop. Tutto ciò nell’ottica di ridurre gli impatti ambientali locali e per un più razionale utilizzo dei fitofarmaci e dei concimi che seguono un disciplinare di produzione volto alla gestione dei materiali al minimo, sia per alleviare i costi, sia per ridurre la pressione sui territori. Del resto la nostra patata è coltivata in un ambiente di pregio come il parco nazionale della Sila, che conferisce al prodotto le caratteristiche organolettiche che lo rendono particolarmente distinto nel panorama delle produzioni nazionali e, pur coprendo solo il 2% della superficie coltivata dell’areale, richiede particolare cura e attenzione.<br />
<strong>Quanto influiscono sulla vostra produzione i cambiamenti climatici?<br />
</strong>L’aumentata incidenza dei cambiamenti climatici e le ripetute siccità che hanno caratterizzato le ultime estati, iniziano a destare preoccupazione e spesso rischiano di generare conflitti tra gli agricoltori. Per questo motivo è posta la massima attenzione sullo studio degli andamenti climatici e sul monitoraggio delle acque di superficie. Per quanto riguarda gli scarti di lavorazione, inviamo tutto il prodotto a impianti di biomasse dislocati nelle vicinanze della zona di produzione. Ultimamente, vista la concentrazione della produzione, si sta valutando la possibilità di un impianto di biomasse in loco. Inoltre, le aziende investono molto nell’utilizzo di pannelli fotovoltaici sui tetti dei capannoni.</p>
<h4>Patata Novella di Galatina DOP</h4>
<p>La Patata Novella di Galatina, iscritta nel registro europeo delle DOP dal 2014, oltre che a Galatina, viene prodotta anche in altri comuni del Salento, dove la varietà Sieglinde salentina può esprimere le sue potenzialità di sviluppo per le caratteristiche dei terreni e la natura sabbiosa delle terre di coltivazione. La Patata Novella di Galatina DOP si presenta a buccia gialla o bruno-rossastra e a pasta giallognola, ha una forma allungata o ovale, di grandezza media, con buccia uniforme, facile allo sfaldamento ma priva di screpolature e, a causa della presenza di residui terrosi derivanti dalla coltivazione nelle terre rosse, può assumere un colore ruggine-cioccolato. La polpa è di colore giallognolo e ha una consistenza soda. L’intuizione di dedicarsi alla coltivazione della Patata Novella di Galatina risale al secondo dopoguerra e, all’inizio, la coltivazione interessava esclusivamente il comune salentino di Galatina, per poi estendersi anche ai comuni limitrofi, fino a diffondersi dalla costa adriatica a quella ionica. Interessante notare come lo sbocco commerciale principale della Patata Novella di Galatina DOP sia all’estero, in particolare nel Nord Europa, con più dell’80% dell’esportazione riservata ai mercati tedeschi, mentre la quota di mercato nazionale è quasi trascurabile. In Germania, la Patata Novella di Galatina DOP raggiunge quotazioni maggiori rispetto ad altre varietà di patate novelle prodotte in diverse zone dell’Italia meridionale e si posiziona particolarmente bene nel periodo di tempo fra aprile e giugno, quando le scorte di patate del vecchio raccolto tedesco sono esaurite o in via di esaurimento e non è ancora disponibile il nuovo prodotto locale. L’80% di export è un dato che pone la Patata Novella di Galatina DOP al primo posto per le esportazioni ortofrutticole della provincia di Lecce. La DOP costituisce un elemento di preferenza per il consumatore, per il richiamo alla cultura e alla tradizione e per la visibilità di tutto il settore. Il consumatore cerca sempre più sicurezza nelle sue scelte e la tracciabilità dal campo alla tavola esercita un elevato potere di rassicurazione. Per la filiera sarebbe importante costituire un Consorzio di tutela per regolamentare la produzione, mantenere una migliore remunerazione del produttore e informare meglio il consumatore sulle caratteristiche organolettiche e qualitative della Sieglinde salentina.<br />
Come dichiara <strong>Enzo Manni</strong>, presidente dell’Associazione Produttori Patate Novelle di Galatina: “La DOP per la Patata Novella di Galatina è una straordinaria opportunità di sviluppo per il territorio”.</p>
<h4>Patata Rossa di Colfiorito IGP</h4>
<p>La Patata Rossa di Colfiorito IGP si riferisce al tubero maturo, a buccia rossa e polpa giallo-chiara, della specie Solanum Tuberosum. La zona di produzione ricade nell’area montana dell’Appennino Umbro-Marchigiano e comprende alcuni comuni delle province di Perugia, nella regione Umbria, e di Macerata, nella regione Marche. La Patata Rossa di Colfiorito IGP è caratterizzata da buccia rossa, opaca, sottile e ruvida, con polpa consistente giallo paglierino. Le prime testimonianze della coltivazione della patata rossa nella zona degli altipiani di Colfiorito e di Casenove risalgono alla seconda metà del XVIII secolo, quando la zona era una tappa obbligatoria per gli eserciti che dovevano raggiungere le Marche, e probabilmente la patata venne portata proprio dalle truppe imperiali durante il loro passaggio nello Stato Pontificio e nella successiva occupazione francese nel periodo napoleonico. Gli eserciti infatti facevano largo consumo della patata a livello alimentare. Per mantenere intatte le sue caratteristiche, la Patata Rossa di Colfiorito IGP deve essere conservata al riparo dalla luce e a bassa temperatura. Dal 1978, annualmente, nel mese di agosto, si svolge la sagra della Patata Rossa di Colfiorito IGP, che è la migliore occasione per gustare le moltissime preparazioni possibili. La stretta collaborazione con l’Ente Parco di Colfiorito (un parco regionale che è nato intorno a una palude, oggi di importanza internazionale sia dal punto di vista botanico che zoologico), ha fatto riscoprire il fascino di queste terre. La Patata Rossa di Colfiorito IGP ha contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo della zona degli altopiani. Coltivata più intensivamente dal 1963, nel giro di pochi anni la patata a pasta rossa ha sostituito completamente la coltivazione della patata a pasta bianca che era tradizionale di quest’area geografica, qualità oggi preferita da tutti gli agricoltori della zona, perché molto più adatta alle condizioni climatiche e ambientali degli altipiani, con zone piovose, terreni sabbiosi e temperature basse; ha inoltre un’ottima resistenza ai parassiti e alle malattie. Da disciplinare, la Patata Rossa di Colfiorito IGP deve essere coltivata a un’altitudine uguale o maggiore di 470 metri, nell’area montana dell’Appennino Umbro-Marchigiano, tra l’area est della provincia di Perugia e l’area ovest della provincia di Macerata.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2020_04</strong></p>
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		<title>La resilienza del vino italiano in Angola</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-resilienza-del-vino-italiano-in-angola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 12:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[import]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La crescita del vino italiano, le potenzialità e l’interesse del mercato, nonostante la pandemia e la crisi economica</em></p>
<p>Uno dei prodotti capaci di resistere alla <strong>pandemia</strong> e alle varie crisi del mercato angolano, è stato sicuramente il vino, capace di restare a tavola dei consumatori indipendentemente dai vari fattori esterni che influenzano sia la <strong>produzione</strong> che la <strong>distribuzione</strong>. In Angola, come in tutto il mondo, la pandemia ha avuto un impatto importante sul <strong>commercio</strong> del settore <strong>agroalimentare</strong>, impatto relativamente minore per quanto riguarda le bevande. Come rivelano i dati sulla quantità di vino importato negli ultimi anni: 29,18 milioni di euro nel 2021 e 30,14 milioni di euro nel 2020, mentre nel 2019, prima della pandemia, l’Angola ha registrato un <strong>import</strong> di 42,59 milioni di euro, con grande predominanza dei vini portoghesi, che hanno una quota di mercato sempre superiore all’80% (86% nel 2019 e nel 2020, 82% nel 2021), secondo i dati della piattaforma Trade Data Monitor.</p>
<p>La variazione negativa del -29,23% dal 2019 al 2020 (-12.449.464 euro nel valore totale dell’import), non dipende soltanto dalla pandemia, ma soprattutto dalla <strong>crisi del prezzo del petrolio</strong>, principale prodotto di esportazione del Paese, che attualmente rappresenta il 95,3% delle esportazioni angolane, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistiche (www.ine.gov.ao).</p>
<p>La crisi del petrolio ha avuto un impatto significativo nel <strong>bilancio del Paese</strong>, considerata la riduzione della capacità di ottenimento di valuta estera proveniente dalle <strong>esportazioni</strong>, che ha influenzato non poco la capacità di importazione delle aziende locali. Infatti, solamente nel 2022, considerando il grande balzo del prezzo del petrolio dovuto alla <strong>guerra in Ucraina</strong>, il Paese ha riacquisito la capacità di importazione di un tempo, avendo più disponibilità di valuta estera, derivante dall’export della sua commodity principale.</p>
<p>A prescindere da queste oscillazioni accentuate, al vino italiano va data una nota positiva, perché nonostante la variazione negativa del -34,4% dal 2019 al 2020, passando dai 956mila euro di export di vino per l’Angola nel 2019 ai 627mila euro nel 2020, ha registrato un aumento considerevole nel 2021, con una variazione positiva del +95,17%, per un totale di 1,22 milioni di euro, occupando adesso il terzo posto tra i principali partner commerciali del settore vinicolo.</p>
<p>La <strong>quota di mercato</strong> attualmente occupata dall’<strong>Italia</strong> è del <strong>4,2</strong>%, che anche se apparentemente irrisoria, è decisamente importante, considerando che il mercato locale è storicamente dominato dal vino portoghese, anche per motivi culturali, essendo l’Angola un ex colonia del Portogallo. Per capire meglio l’importanza della quota italiana, è sufficiente constatare che anche il Sudafrica, importante partner commerciale dell’Angola soprattutto per motivi di vicinanza geografica e grande produttore di vino a livello mondiale, occupa solamente una quota del 4,9%, non molto lontana da quella italiana.</p>
<p>Tra le categorie di vini italiani più apprezzati localmente, spiccano il <strong>Moscato</strong> e il <strong>Lambrusco</strong>, che si trovano in vendita pressoché in tutti i negozi di commercio di bevande alcoliche. La grande disponibilità e presenza di questi prodotti è basata sul fatto che il consumatore medio angolano ha una preferenza per i <strong>vini dolci e fruttati</strong>, considerando anche il numero elevato di consumatori di giovane età, sotto i 35 anni, che rappresentano più del 70% della popolazione, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistiche. Gli <strong>spumanti</strong>, in generale, rappresentano i vini più acquistati dagli importatori angolani, anche se il consumo dei vini fermi è in continua crescita.</p>
<p>Il vino in Angola viene commercializzato perlopiù nei supermercati e nelle cantine sparse un po’ per tutto il Paese, non essendoci in vigore legislazioni che limitino il commercio di bevande alcooliche. Molto comune anche la vendita di vino nel mercato informale, dove il commercio viene effettuato senza lo scrupoloso rispetto delle normative tributarie e sanitarie, e perciò l’attenzione principale dei commercianti e degli acquirenti è indirizzata al prezzo del prodotto, di solito molto ridotto rispetto al mercato formale. Il vino italiano, comunque, è posizionato quasi esclusivamente nel mercato formale, ad eccezione degli spumanti (in particolare il Moscato) che si possono trovare anche nel mercato informale. È in crescita anche il commercio di vino nei canali e-commerce, anche se i numeri sono ancora lontani da quelli dei negozi fisici.</p>
<p>Nonostante i quantitativi importati siano in costante aumento, i buyer locali si imbattono di frequente con le normative tributarie considerate penalizzanti per le aziende del settore. Infatti, per l’arrivo del prodotto, a parte la necessità di superare una procedura doganale lunga e burocratica, sono previste spese relativamente alte per l’importatore, con dazi doganali pari al 50% del valore della fattura, a cui si aggiungono le accise all’8%, l’IVA al 14% e gli emolumenti al 2%. Considerando l’inflazione locale significativamente elevata, superiore al 25% ogni anno (27% nel 2021), e i vari passaggi da importatori, distributori e commercianti al dettaglio, il prezzo della bottiglia non di rado supera il 100% del valore dell’acquisto dall’esportatore.</p>
<p>L’Ufficio ICE di Luanda ha individuato il vino come uno dei prodotti su cui puntare per promuovere il made in Italy localmente, tenendo conto del potenziale e dell’interesse del mercato. A questo fine, vengono svolte varie iniziative per promuovere il vino in loco, come corner nei supermercati, sessioni di formazione sul vino italiano rivolta agli importatori locali, incontri B2B, missioni in Italia per favorire contatti con potenziali esportatori.</p>
<p><em>A cura di ICE Luanda &#8211; Angola</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/12/Consortium202204_IceAngola.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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