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	<title>Rapporto Ismea &#8211; Qualivita 2021 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Rapporto Ismea &#8211; Qualivita 2021 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>DOP Economy formato Horeca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 07:32:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Protagonisti sul fronte economico lo sono già, ora è da capire se riusciranno a essere tali anche negli assortimenti dei distributori Horeca. I prodotti DOP e IGP sono i &#8216;motori&#8217; dell&#8217;agroalimentare italiano di qualità, con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Protagonisti sul fronte economico lo sono già, ora è da capire se riusciranno a essere tali anche negli assortimenti dei distributori Horeca. I prodotti DOP e IGP sono i &#8216;motori&#8217; dell&#8217;agroalimentare italiano di qualità, con numeri che restano clamorosi, al netto delle turbative create dall&#8217;emergenza pandemica.</em></p>
<p>Le Denominazioni di origine Protetta e le Indicazioni Geografiche Protette rappresentano un comparto che conta 200mila operatori, 286 consorzi di tutela, 16,6 miliardi di euro di valore della produzione (pari al 19% del fatturato totale dell&#8217;agroalimentare italiano) e 9,5 miliardi di euro di export (pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore, dati 2020). Le cifre emergono dal<strong> XIX Rapporto Ismea-Qualivita</strong>, che mette in luce come anche nell&#8217;annus horribilis per l&#8217;economia internazionale, il 2020, il mondo del cibo DOP e IGP ha raggiunto i 7,3 miliardi di euro di valore alla produzione. Il segno meno dell&#8217;anno dei lockdown (-3,8%) va infatti rapportato al trend crescente dell&#8217;ultimo decennio: +29% dal 2010. Stabile il valore al consumo a 15,2 miliardi di euro (+34% rispetto al 2010). Dal canto suo, il settore vitivinicolo italiano DOP e IGP ha registrato 24,3 milioni di ettolitri di vino imbottigliati (+1,7% in un anno), con le DOP che rappresentano il 68% della produzione e le IGP il 32%.</p>
<p>&#8220;Il paniere dei prodotti DOP è l&#8217;elemento più rilevante degli ultimi anni nei sistemi produttivi alimentari. Prima la qualità era solo sicurezza alimentare e igiene. Ora è metodo di produzione, gusto e sapore&#8221; afferma <strong>Mauro Rosati,</strong> <strong>Direttore della Fondazione Qualivita</strong> ed esperto di indicazioni geografiche e politiche agricole. Il fenomeno della <strong>DOP economy</strong> ha un impatto rilevante sul mondo dell&#8217;Horeca e, di conseguenza, sulle scelte che sono chiamati a compiere i distributori.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>GBI Distributori di Idee</strong></p>
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		<title>Allarme dal Summer Fancy Food: gli USA pronti a invadere il mercato con i falsi made in Italy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/allarme-dal-summer-fancy-food-gli-usa-pronti-a-invadere-il-mercato-con-i-falsi-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 07:48:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con le imitazioni delle nostre DOP, dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, si mette a rischio la Dop Economy italiana che vale 16,6 miliardi. Gli Stati Uniti vogliono invadere il mercato europeo e italiano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con le imitazioni delle nostre DOP, dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, si mette a rischio la Dop Economy italiana che vale 16,6 miliardi.</em></p>
<p>Gli Stati Uniti vogliono invadere il mercato europeo e italiano con le imitazioni a stelle e strisce delle specialità nazionali DOP e IGP, mettendo in pericolo una Dop Economy Made in Italy che vale oggi 16,6 miliardi di euro.</p>
<p><strong>A lanciare l’allarme Coldiretti e Filiera Italia al Summer Fancy Food 2022,</strong> evento fieristico mondiale dedicato alle specialità alimentari a <strong>New York City</strong> presso il Javits Center, con le eccellenze del Made in Italy a tavola protagoniste a Padiglione Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">“<em>Nel Rapporto 2022 sulle stime del commercio nazionale americano l’Ufficio del rappresentante Usa al Commercio (Ustr)</em> – <strong>afferma Coldiretti</strong> – <em>attacca il sistema europeo delle indicazioni geografiche (DOP e IGP) con l’accusa di costituire una vera e propria barriera d’accesso al mercato europeo per i prodotti a stelle e strisce che si basano, al contrario, sui nomi comuni. <strong>Gli americani, in pratica, non solo non riconoscono il diritto dei produttori italiani a vedere tutelati dalle imitazioni negli States prodotti come il Parmigiano Reggiano Dop o il Prosciutto di Parma Dop, ma vorrebbero</strong></em> – aggiunge l’organizzazione agricola – <em><strong>che sui mercati Ue si potessero vendere in piena libertà prodotti con nomi che richiamano esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese</strong> senza averci nulla a che fare, dalla mozzarella alla ricotta, dal provolone all’asiago, dal parmesan al romano ottenuto però senza latte di pecora, fino alla mortadella ‘bologna’, nonostante si tratti con tutta evidenza di imitazioni delle più note specialità italiane”.</em></p>
<p align="JUSTIFY">E’ bene ricordare che l’analisi del <strong>Rapporto Ismea-Qualivita</strong> sul settore italiano dei prodotti DOP IGP ci dice che la <strong>Dop Economy raggiunge 16,6 miliardi di euro </strong>di valore alla produzione, pari al 19% del fatturato totale dell’agroalimentare italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">[&#8230;]</p>
<p align="JUSTIFY">Fonte: <a href="https://www.gustoh24.it/allarme-dal-summer-fancy-food-gli-usa-pronti-a-invadere-il-mercato-con-i-falsi-made-in-italy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GustoH24</a></p>
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		<title>Tante DOP e IGP nel vino. Ma il 50% è al lumicino</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tante-dop-e-igp-nel-vino-ma-il-50-e-al-lumicino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 07:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#RapportoDopIgp2021]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tante DOP e IGP nel vino, poche quelle che realmente producono. Tante da rischiare di far perdere vantaggio competitivo al settore. Sono 526 le denominazioni italiane enologiche, 408 DOP e 118 IGP. Ma «oltre il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tante DOP e IGP nel vino, poche quelle che realmente producono. Tante da rischiare di far perdere vantaggio competitivo al settore. Sono 526 le denominazioni italiane enologiche, 408 DOP e 118 IGP.</em></p>
<p>Ma «<strong>oltre il 50% delle denominazioni vitivinicole non certifica o certifica una quantità al di sotto dei mille litri di vino all&#8217;anno</strong>. Un paniere così grande e non utilizzato di <strong>Indicazioni Geografiche</strong> non è vantaggio competitivo sui mercati, anzi rischia di sminuire il concetto di denominazione ed inserisce elementi distorsivi del percepito del nostro sistema», sottolinea a ItaliaOggi, <strong>Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita</strong>. «La normativa prevede già un meccanismo di cancellazione; è opportuno operare in tal senso facendo una revisione delle denominazioni italiane che non hanno un vero sistema produttivo dietro», dice Rosati».</p>
<p>Dai dati dell&#8217;<strong>Osservatorio Ismea-Qualivita</strong> il 65% (2,118 miliardi di euro) del valore totale del valore alla cantina (3,23 miliardi di euro) è realizzato da soltanto 20 tra DOP e IGP. Ce ne sono infatti 87 (17%) che non hanno nessuna quantità certificata, ovvero tra zero e 100 litri, 145 (28%) tra 100 e 1.000 litri e 232 (44%) con meno di mille litri. Ovvero 464 denominazioni che pesano poco o niente. Sul portale <strong>Qualigeo</strong> (<a href="https://www.qualigeo.eu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.qualigeo.eu)</a>, si scopre, tanto per fare qualche esempio, che in provincia di Catanzaro Valdamato ha un solo vinificatore, 1,3 ettari di vigneto e zero per produzione e fatturato. Anche nel senese, il Valdarbia non ha alcuna quantità rivendicata, nonostante 16 vinificatori iscritti; stesso discorso per il Trexenta nella provincia Sud Sardegna, con zero in tutte le voci o il Terre di Veleja, provincia di Piacenza.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.italiaoggi.it/news/tante-dop-e-igp-nel-vino-ma-il-50-e-al-lumicino-2561254" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Italia Oggi</strong></a></p>
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		<title>&#8220;DOP economy&#8221;: tiene nell&#8217;anno della pandemia e rilancia per il futuro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-tiene-nellanno-della-pandemia-e-rilancia-per-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2022 08:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RapportoDopIgp2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato presentato lo scorso 14 febbraio il Rapporto Ismea-Qualivita 2021, l&#8217;analisi della &#8220;DOP economy&#8221; italiana sui valori economici e produttivi dei settori agroalimentare e vitivinicolo DOP e IGP Nell&#8217;anno della pandemia, sembra che la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dop-economy-tiene-nellanno-della-pandemia-e-rilancia-per-il-futuro/">&#8220;DOP economy&#8221;: tiene nell&#8217;anno della pandemia e rilancia per il futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>È stato presentato lo scorso 14 febbraio il Rapporto Ismea-Qualivita 2021, l&#8217;analisi della &#8220;DOP economy&#8221; italiana sui valori economici e produttivi dei settori agroalimentare e vitivinicolo DOP e IGP</em></p>
<p>Nell&#8217;anno della pandemia, sembra che la &#8220;<strong>DOP economy</strong>&#8221; abbia confermato il suo ruolo nei territori. Nel 2020 il settore italiano dei prodotti DOP e IGP ha raggiunto i <strong>16,6 miliardi di euro</strong> di valore alla produzione (-2,0%), pari al <strong>19% del fatturato totale dell&#8217;agroalimentare italiano</strong>. Se da un lato si interrompe il trend di crescita del settore, ininterrotto negli ultimi dieci anni, dall’altro si conferma la capacità di tenuta di un sistema di qualità diffuso in tutto il territorio nazionale. Il comparto agroalimentare DOP/IGP vale 7,3 miliardi di euro alla produzione e il vitivinicolo imbottigliato raggiunge 9,3 miliardi di euro. L’agroalimentare italiano DOP/ IGP/STG coinvolge oltre <strong>86mila operatori, 165 consorzi autorizzati e 46 organismi di controllo</strong>. L’export dei prodotti certificati vale 9,5 miliardi di euro (-0,1%) pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore. Le esportazioni hanno risentito degli effetti della pandemia soprattutto sui mercati extra UE, mentre sono cresciute verso i Paesi europei. A patire maggiormente è stato il comparto del vino che con 5,6 miliardi di euro mostra un calo dell’1,3%, mentre il cibo, con 3,9 miliardi di euro registra un incremento delle esportazioni in valore dell’1,6%.</p>
<p><strong>Paolo De Castro, Coordinatore S&amp;D alla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo</strong>: <em>Al di là dei danni e delle ripercussioni sulla salute pubblica, la pandemia da Covid-19 è stata una fase di transizione per l’economia agroalimentare con alcuni settori strategici, come quello dei formaggi a Denominazione di origine, che si confermano ad alto valore aggiunto sul mercato interno e su quelli globali. Non solo per i loro elevati standard di qualità, apprezzati e riconosciuti dai consumatori, ma anche per la loro intrinseca capacità di esprimere un patrimonio dei territori italiani che non è delocalizzabile. E questo nonostante i diffusi e frequenti tentativi di imitazione e le azioni fraudolente cui sono soggetti nel mondo. Le criticità e le opportunità sono insite nella unicità di questi prodotti, in quanto patrimonio fatto appunto di una materia prima, come il latte, di tecniche di lavorazione che si tramandano da secoli e che non sono replicabili al di fuori delle zone d’origine. Parliamo di fondamentali sui quali poi si innesta la capacità dei produttori e dei loro consorzi di tutela di programmare l’offerta per i mercati. La diversificazione produttiva in termini di stagionatura e la commercializzazione possono risultare determinanti per l’efficienza di tutta la filiera. Il futuro delle Indicazioni Geografiche è subordinato alle dinamiche di mercato e alla capacità dei produttori di realizzare economie di scala in un mondo che è in continua evoluzione e con una popolazione in aumento. Il peso specifico di prodotti identificabili e riconoscibili sul piano della qualità non può tuttavia prescindere da una corretta e costante informazione, che deve coinvolgere tutti gli anelli e gli attori delle filiere, dagli agricoltori-allevatori ai consumatori finali. Un prodotto buono e di valore deve essere raccontato da chi lo sa fare. La formazione e la comunicazione in questo senso restano fondamentali.</em></p>
<p><strong>Nicola Bertinelli, Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano</strong>: <em>Il mercato del Parmigiano Reggiano sta diventando sempre più internazionale. Oggi l’Italia rappresenta il 55% del mercato mentre la quota export è pari al 45% (+2,9% a volume rispetto al 2020). Gli Stati Uniti sono il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da Francia (19%), Germania (17%), Regno Unito (11%) e Canada (5%). Nei mercati più importanti, le performance migliori, rispetto al 2020, sono state in USA (+10,4%), Francia (+4,5%) e Canada (+5,5%). Crescono anche la maggior parte dei mercati europei, in particolare Svizzera  (+14,7%) e Svezia (+13,2%). Perde terreno il Regno Unito (-15,6%) a causa di Brexit, e la Germania (-1,9%) ma dopo un rialzo importante rispetto al 2019. Tutti i Paesi menzionati hanno un forte potenziale e ci aspettiamo che possano darci grandi soddisfazioni nei prossimi cinque anni. Più a lungo termine sono gli investimenti in Asia e Sudamerica. La strategia, per la comunicazione, è quella di far conoscere e spiegare i valori del prodotto, ossia i contenuti distintivi del disciplinare: dall’assenza di additivi e conservanti alla zona di origine, dalla totale naturalità all’assenza di lattosio che consente la stagionatura anche in tempistiche molto lunghe. La tregua che il Covid sta dando all’Europa potrebbe preludere, secondo l’OMS, alla fine della pandemia. La nostra filiera non solo ha retto all’onda d’urto del Covid ma quest’anno è riuscita a espandere i consumi e a trovare la stabilità dei prezzi alla produzione. Ora che stiamo uscendo da questa fase, dovremo fare fronte ai riflessi di un mercato che è stato tonico ma che potrebbe manifestare a seguito di un aumento produttivo trainato dai prezzi e dalla domanda &#8211; problemi di eccesso di offerta. Il piano marketing e i nuovi piani produttivi, deliberati in assemblea a dicembre 2021, sono i due strumenti principali con i quali ci apprestiamo ad affrontare queste sfide di breve e medio termine per posizionare, ancora una volta, il Parmigiano Reggiano su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo. Anche nel contesto attuale di incertezza, possiamo dire che il mondo dei prodotti di qualità ha superato bene il periodo Covid grazie alle scelte dei consumatori. Ora però ci sono sfide importanti all’orizzonte che, al netto dei nuovi problemi come la guerra in Ucraina e i suoi riflessi, si legano alla nuova PAC. Il 2022 sarà un anno chiave per le proposte di riforma UE della regolamentazione delle IG. Si tratta di un appuntamento politico importante per riuscire a semplificare il regolamento comunitario e, in particolare, le procedure di registrazione delle nuove DOP e il procedimento di modifica dei disciplinari. Sarà inoltre necessario trovare un modo per evitare le penalizzazioni nelle nuove regole legate all’attenzione nutrizionale: pensiamo al Nutriscore, alle recenti notizie dei bollini neri contro il vino e altre misure anche sulle carni lavorate. Siamo in una fase di transizione in cui va fatto quadrato politico per tutelare il valore dei prodotti di qualità che, se consumati responsabilmente, sono un motore di sviluppo del territorio anche in ottica sostenibile. E in questo c’è la priorità di lavoro sia a livello nazionale, sia comunitario sia anche di orIGin</em>.</p>
<p><strong>Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonnzola DOP</strong>: <em>L’Italia è il Paese con il più alto numero di DOP e tra i nostri prodotti certificati i formaggi sono i più numerosi con 56 denominazioni. Il Gorgonzola in particolare, che è un formaggio senza concorrenti in Italia, è la terza DOP per importanza nel panorama dei formaggi da latte vaccino. Il nostro obiettivo pertanto è di rafforzare e valorizzare il nostro prodotto in Italia facendo conoscere al meglio le sue caratteristiche non solo di gusto ma anche nutrizionali. Pochi sanno per esempio che è adatto anche a chi è intollerante al lattosio, essendo naturalmente privo di lattosio (&lt;0,1 g/100g), conseguenza naturale del tipico processo di produzione, e che è un mood food, ovvero uno di quegli alimenti che fanno bene anche all’umore. Abbiamo però ancora importanti margini di crescita soprattutto tra il pubblico più giovane con sbocchi su nuovi mercati nel mondo dove siamo presenti in 88 Paesi sovrani con una copertura globale del 46%. Le opportunità sono la nostra storia millenaria e un know how che solo i nostri esperti casari hanno e questo rappresenta una cultura del prodotto da valorizzare. Una criticità può essere rappresentata da scelte come quella del Nutriscore che non convincono perché appiattiscono il mercato e rischiano di penalizzare soprattutto i prodotti d’eccellenza. Poi il nostro grande nemico: l’Italian sounding che combattiamo costantemente ed è diventata una sfida imponente. Il legame col territorio è la forza delle IG e rafforzandolo non si può che crescere. Basti pensare a quanto sta aumentando il turismo enogastronomico. In Italia siamo leader in quanto a biodiversità, varietà di prodotti, cultura, paesaggio, clima. Dobbiamo essere consapevoli tutti, anche le istituzioni e la politica, che crescendo insieme si cresce di più e si rende un buon servizio al sistema Italia.</em></p>
<p><strong>Stefano Berni, Direttore Generale del Consorzio Tutela Grana Padano</strong>: <em>Veniamo da due anni controversi, dove i consumi domestici, anche all’estero, hanno assorbito il crollo dell’horeca. almeno durante il lockdown. La tendenza si è attenuata nel 2021 pur tra numerose incertezze, ma sui mercati esteri ha tuttavia visto consolidarsi e proseguire crescite significative. Questo dice che il Grana Padano DOP è entrato con maggiore decisione nelle case e quindi dovremo favorire questa tendenza e portarlo a essere sempre più un formaggio a pieno titolo nelle abitudini alimentari a ogni fascia di età, come avviene in Paesi di grande tradizione casearia, su tutti Germania e Francia. Sono anche convinto che i consumatori, oltre alla genuinità e ai controlli di qualità che da sempre garantiamo, sapranno anche apprezzare la sostenibilità, che offriamo da anni con studi e innovazioni, e il legame con il territorio, che va oltre il Made in Italy. Dovremo essere bravi a comunicare questi valori e perciò ci siamo attrezzati con un nuovo piano di marketing che prevede di superare il tasso di crescita media dei consumi del 2,6% annuo dell’ultimo decennio e già nel 2022 punterà a un rialzo del 3% circa delle vendite. Le criticità sono come di consueto l’Italian sounding, che cresce nei Paesi dove non ci sono accordi bilaterali con la UE per la protezione delle DOP, e gli ostacoli frapposti da sanzioni, embarghi e dazi che precludono ai prodotti italiani mercati importanti, come la Russia, da otto anni, e favoriscono l’affermarsi di prodotti “tarocchi”. L’opportunità è che la grande voglia d’Italia in tutti i continenti ci consentirà di far diventare il Grana Padano il formaggio simbolo d’italianità nel mondo. La nuova campagna di promozione e comunicazione che stiamo definendo valorizzerà il concetto che il Grana Padano è il frutto dei luoghi in cui è lavorato e delle sue materie prime, un formaggio dal sapore unico capace di comunicare la vera essenza del made in Italy. Sono convinto che il nostro lavoro sarà utile a tutto il sistema, pur se va ricordato che due formaggi e due prosciutti concentrano oltre l’80% della produzione DOP italiana. Un obiettivo da condividere dovrà essere l’affermazione delle produzioni IG come il risultato di una filiera legata rigorosamente a un territorio in ogni fase, partendo dalla materia prima utilizzata. È questo rapporto esclusivo tra territorio e prodotto che va oltre le produzioni italiane pur prestigiose, ma dove la materia prima non è necessariamente della zona di produzione, a rappresentare il valore aggiunto delle DOP e IGP.</em></p>
<p><strong>Formaggi: produzione su, valore giù</strong><br />
Secondo quanto emerge dal Rapporto Ismea – Qualivita, i formaggi possono contare su 56 denominazioni e 25.830 operatori per un valore di 4,18 miliardi € alla produzione (-7,8%) pari al 57% del comparto alimenti DOP e IGP. Cresce la quantità certificata, ma cala il valore per alcuni formaggi DOP per le difficoltà di assorbimento del mercato interno, soprattutto per la chiusura dell’horeca durante la pandemia. Le esportazioni raggiungono 2,06 miliardi € grazie alla crescita nei Paesi UE. In Lombardia (1,32 miliardi €) e Emilia-Romagna (1,31 miliardi €) si concentrano quasi i due terzi del valore della categoria; al terzo posto la Campania (414 milioni €). Le prime cinque filiere DOP per valore alla produzione sono Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Mozzarella di Bufala Campana, Gorgonzola e Pecorino Romano che valgono 3,7 miliardi €.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Latte</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/05/20220503_RS_ILLATTE.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Grana Padano DOP re della Dop economy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/grana-padano-dop-re-della-dop-economy/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 08:24:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha colpito duro il mondo del food, anche se i prodotti DOP e IGP italiani hanno dimostrato di saper reggere bene l’urto: tra questi spicca in particolare il Grana Padano DOP, che nel 2020 è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La pandemia ha colpito duro il mondo del food, anche se i prodotti DOP e IGP italiani hanno dimostrato di saper reggere bene l’urto: tra questi spicca in particolare il Grana Padano DOP, che nel 2020 è risultato il formaggio DOP più consumato al mondo, confermandosi al vertice della classifica dei prodotti che si fregiano del bollino UE per valore alla produzione. </em></p>
<p>A sottolinearlo è il 19esimo <strong>rapporto Ismea-Qualivita</strong>, edizione 2022, che ha analizzato l’andamento della <strong>Dop economy</strong> nel 2020. In base ai risultati, il Grana Padano DOP ha generato <strong>un giro d’affari di oltre 1,3 miliardi di euro</strong> alla produzione. In seconda posizione si è invece collocato il Parmigiano Reggiano (1,2 miliardi) e al terzo posto il Prosciutto di Parma (687 milioni di euro).</p>
<p>Secondo il rapporto, <strong>il Grana Padano DOP è anche il primo dei prodotti top five a marchio UE</strong> sempre per valore, insieme a <strong>Parmigiano Reggiano DOP</strong>, <strong>Mozzarella di Bufala Campana DOP</strong>, <strong>Gorgonzola DOP e Pecorino Romano DOP</strong>.</p>
<p>Complessivamente i top five della categoria formaggi DOP hanno messo assieme un valore alla produzione di 3,7 miliardi di euro, ossia quasi due terzi del comparto totale fatturato dall’agroalimentare DOP IGP. Secondo il direttore generale del <a href="https://www.granapadano.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio di tutela del Grana Padano</a>, <strong>Stefano Berni</strong>, il 2020 rappresenta un anno da incorniciare in quanto a consumi di Grana Padano DOP.</p>
<p>Questo grazie al boom di acquisti delle famiglie italiane durante la pandemia da Covid 19 che hanno più che compensato le perdite subite nel canale <strong>Horeca</strong>, praticamente chiuso per le restrizioni sanitarie. Un trend che ha retto anche nel 2021, anno in cui le performance sono state migliori delle attese e in cui le vendite hanno sostanzialmente tenuto.</p>
<p>Complessivamente sono 56 i formaggi Dop: nel 2020 è aumentata la quantità delle loro vendite in volume, ma è diminuito il valore alla produzione (4,18 miliardi di euro, il 7,8% in meno rispetto all’anno precedente), soprattutto a causa della chiusura del canale Horeca, sia in Italia sia all’estero.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.repubblica.it/green-and-blue/dossier/forme-sostenibili/2022/04/26/news/grana_padano_re_della_dop_economy-347001229/?rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>la Repubblica</strong> </a></p>
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		<title>Evoluzione e innovazione di carni e salumi made in Italy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/evoluzione-e-innovazione-di-carni-e-salumi-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 07:41:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RapportoDopIgp2021]]></category>
		<category><![CDATA[Carni fresche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti a base di carne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il settore delle carni e dei salumi mantiene la sua posizione nel panorama economico e produttivo italiano e mondiale. Le aziende italiane evolvono e si confermano vivaci sia sul fronte dell&#8217;innovazione sia sul fronte degli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il settore delle carni e dei salumi mantiene la sua posizione nel panorama economico e produttivo italiano e mondiale. Le aziende italiane evolvono e si confermano vivaci sia sul fronte dell&#8217;innovazione sia sul fronte degli accordi commerciali: guardano al futuro e mantengono alto il vessillo del made in Italy</em></p>
<p><strong>DOP Economy, Rapporto Ismea-Qualivita</strong></p>
<p>Il sistema DOP IGP è la componente fondamentale del made in Italy, pronto a sostenere le pronto a sostenere le sfide europee in ambito PNRR. La Dop Economy ha confermato il ruolo esercitato nei territori, grazie al lavoro svolto da 200mila operatori e 286 Consorzi di tutela dei comparti cibo e vino. A confermare questi numeri è l&#8217;analisi del Rapporto Ismea-Qualivita sul settore italiano dei prodotti DOP IGP, che nel 2020 raggiunge 16,6 miliardi di euro di valore alla produzione (-2%) pari al 19% del fatturato totale dell&#8217;agroalimentare italiano, e un export da 9,5 miliardi di euro (-1,0%) pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore.</p>
<p>Fonte: <strong>Ingegneria Alimentare</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/04/Evoluzione-e-innovazione-di-carni-e-salumi-made-in-Italy.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Rapporto Ismea-Qualivita 2021 sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/rapporto-ismea-qualivita-2021-sulle-produzioni-agroalimentari-e-vitivinicole-italiane-dop-igp-e-stg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 10:36:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RapportoDopIgp2021]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’anno segnato dalla pandemia, che ha messo in discussione molti fattori alla base dei sistemi di produzione, distribuzione e consumo, la Dop economy ha confermato il ruolo esercitato nei territori, grazie al lavoro svolto da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/rapporto-ismea-qualivita-2021-sulle-produzioni-agroalimentari-e-vitivinicole-italiane-dop-igp-e-stg/">Rapporto Ismea-Qualivita 2021 sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’anno segnato dalla pandemia, che ha messo in discussione molti fattori alla base dei sistemi di produzione, distribuzione e consumo, la <strong>Dop economy</strong> ha confermato il ruolo esercitato nei territori, grazie al lavoro svolto da <strong>200mila operatori</strong> e <strong>286 Consorzi di tutela</strong> dei comparti cibo e vino. A confermare questi numeri è l’analisi del <strong>XIX Rapporto <a href="https://www.ismea.it/istituto-di-servizi-per-il-mercato-agricolo-alimentare" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ismea</a>-Qualivita</strong> sul settore italiano dei prodotti DOP IGP che nel 2020 raggiunge <strong>16,6 miliardi di euro</strong> di valore alla produzione (-2,0%), pari al 19% del fatturato totale dell’agroalimentare italiano, e un export da <strong>9,5 miliardi di euro</strong> (-0,1%) pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore. Risultati resi possibili dall’impegno di tutto il sistema con azioni di solidarietà, attività di sostegno agli operatori, accordi con i soggetti del mercato e un continuo dialogo con le istituzioni che, riconoscendo la valenza strategica del settore, hanno supportato attraverso apposite misure la continuità produttiva delle filiere DOP IGP, capaci di esprimere un patrimonio economico dei territori italiani per sua natura <strong>non delocalizzabile</strong>.</p>
<p><strong>La Dop economy tiene nel 2020 con 16,6 miliardi di euro</strong><br />
Nell’anno della pandemia, il settore DOP IGP italiano cala del -2% in valore, mentre resta stabile l’export a 9,5 miliardi. L’agroalimentare DOP IGP vale 7,3 miliardi e il vino 9,3 miliardi. Traina il Nord ma a crescere sono Sud e Isole al +7,5%. In Italia dieci province registrano oltre 500 milioni di impatto economico, di queste sette sono nel Nord-Est.</p>
<p><strong>Dop Economy: un euro su cinque dell’agroalimentare italiano da prodotti DOP IGP</strong><br />
La produzione certificata DOP IGP agroalimentare e vinicola nel 2020 esprime un valore di 16,6 miliardi di euro, un dato in calo del -2,0% rispetto all’anno precedente; ma se da una parte si interrompe il trend di crescita del settore, ininterrotto negli ultimi dieci anni, dall’altra in un passaggio di difficoltà straordinaria si conferma la capacità di tenuta di un sistema di qualità diffuso in tutto il territorio nazionale. La <strong>Dop economy vale il 19% </strong>del fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, grazie soprattutto al contributo delle grandi produzioni certificate, ma non mancano elementi che confermano un forte dinamismo del sistema delle Indicazioni Geografiche italiane, fra cui l’affermarsi di categorie come le Paste alimentari o i Prodotti della panetteria e pasticceria. Il comparto agroalimentare DOP IGP <strong>vale 7,3 miliardi di euro</strong> alla produzione e il vitivinicolo imbottigliato raggiunge <strong>9,3 miliardi di euro</strong>.</p>
<p><strong>Export DOP IGP: variano le dinamiche ma si conferma il valore delle esportazioni IG</strong><br />
Le esportazioni delle DOP e IGP agroalimentari e vitivinicole nel 2020 registrano un valore stabile su base annua raggiungendo i <strong>9,5 miliardi di euro</strong> (-0,1%) per un peso del 20% nell’export agroalimentare italiano. Si tratta di un risultato importante, con chiari effetti collegati alla pandemia sui mercati extra-UE, il cui calo è compensato da una crescita delle esportazioni verso destinazioni europee. Il valore complessivo è frutto anche di un andamento diverso fra i due comparti, con il cibo che con <strong>3,92 miliardi di euro</strong> registra un incremento del valore esportato del +1,6% e il vino che con <strong>5,57 miliardi di euro</strong> mostra un calo del -1,3%.</p>
<p><strong>Impatto territoriale: traina il Nord Italia, ma le crescite sono nelle regioni del Sud e Isole</strong><br />
<strong>Tutte le regioni e le province italiane</strong> registrano un impatto economico delle filiere DOP IGP, anche se si conferma la concentrazione del valore nel Nord Italia. Fra le prime venti province per valore, ben undici sono delle regioni del <strong>Nord-Est</strong>, a partire dalle prime tre – Treviso, Parma e Verona – che registrano un impatto territoriale oltre il miliardo di euro. Nel 2020 solo l’area “<strong>Sud e Isole</strong>” mostra un incremento complessivo del valore rispetto all’anno precedente (+7,5%), con crescite importanti soprattutto per Puglia e Sardegna.</p>
<p><strong>CIBO DOP IGP STG: tiene il valore alla produzione, cresce l’export in UE</strong><br />
L’agroalimentare italiano DOP IGP STG coinvolge oltre <strong>86mila operatori</strong>, <strong>165 Consorzi autorizzati</strong> e <strong>46 organismi di controllo</strong>. Nel 2020 raggiunge i 7,3 miliardi di euro di valore alla produzione per un -3,8% in un anno e con un trend del +29% dal 2010. Stabile il valore al consumo a 15,2 miliardi di euro per un andamento del +34% sul 2010. Prosegue anche nel 2020 la crescita dell’export che raggiunge i <strong>3,9 miliardi di euro</strong> per un +1,6% su base annua con un dato che dal 2010 è più che raddoppiato (+104%). Mercati principali si confermano Germania (770 mln €), USA (647 mln €), Francia (520 mln €) e Regno Unito (268 mln €).</p>
<p><strong>Vino DOP IGP: valore dell’imbottigliato stabile, frena l’export</strong><br />
Il vitivinicolo italiano DOP IGP coinvolge oltre <strong>113mila operatori</strong>, <strong>121 Consorzi autorizzati</strong> e <strong>12 organismi di controllo</strong>. Nel 2020 registra <strong>24,3 milioni di ettolitri</strong> di vino IG imbottigliato (+1,7% in un anno), con le DOP che rappresentano il 68% della produzione e le IGP il 32%. Il valore della produzione sfusa di vini IG è di <strong>3,2 miliardi di euro</strong>, mentre all’imbottigliato è <strong>9,3 miliardi di euro</strong> (-0,6%) con le DOP che ricoprono un peso economico pari all’81%. L’export raggiunge <strong>5,6 miliardi di euro</strong>, per un -1,3% su base annua e un trend del +71% dal 2010; risentono degli effetti della pandemia soprattutto i mercati extra-UE (-4,3%), mentre cresce l’export in UE (+4,1%) con incrementi a doppia cifra per i Paesi scandinavi e del Nord Europa.</p>
<p><strong>DOP IGP STG nel mondo: lo scenario nel mondo e in Europa</strong><br />
Al 31.12.2021 si contano complessivamente <strong>3.249 prodotti DOP IGP STG nel mondo</strong>, di cui <strong>3.043 registrati nei Paesi europei</strong> a cui si aggiungono le <strong>206 produzioni DOP IGP STG riconosciute in 15 Paesi extra comunitari</strong>, compreso il Regno Unito. L’Italia conferma il primato mondiale per numero di prodotti certificati con 841 DOP, IGP, STG. Nel 2021 sono state registrate 43 nuove IG nel mondo, di cui 39 in 15 Paesi europei e 4 in Paesi extra-UE. L’Italia conta 3 nuove registrazioni nel comparto Cibo: Pistacchio di Raffadali DOP, Pesca di Delia IGP e Olio di Roma IGP.</p>
<p><em>A cura della Redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_01</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/03/Consortium13-RapportoIsmeaQualivita2021.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Il lavoro della Fondazione Qualivita raccontato in un&#8217;intervista al presidente Cesare Mazzetti</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-lavoro-della-fondazione-qualivita-raccontato-in-unintervista-al-presidente-cesare-mazzetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 08:29:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Nutriscore]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Valorizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cesare Mazzetti, presidente della Fondazione Qualivita, in un’intervista esclusiva, parla ai nostri lettori del lavoro attivo che svolge la Fondazione Qualivita e dell’impegno nelle controversie e problematiche che si presentano nel mondo della produzione agroalimentare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-lavoro-della-fondazione-qualivita-raccontato-in-unintervista-al-presidente-cesare-mazzetti/">Il lavoro della Fondazione Qualivita raccontato in un&#8217;intervista al presidente Cesare Mazzetti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Cesare Mazzetti, presidente della Fondazione Qualivita, in un’intervista esclusiva, parla ai nostri lettori del lavoro attivo che svolge la Fondazione Qualivita e dell’impegno nelle controversie e problematiche che si presentano nel mondo della produzione agroalimentare</em></p>
<p><strong>Fondazione Qualivita</strong> è un progetto che dal 2002 porta avanti l’obiettivo di valorizzare e difendere le produzioni <strong>DOP e IGP italiane</strong>. Nel corso degli anni è diventata punto di riferimento per i produttori italiani e soprattutto per i<strong> Consorzi di Tutela.</strong> Col tempo ha aperto il proprio interesse nei confronti della tutela della denominazione anche a livello europeo, creando reti di collaborazione con organizzazioni e associazioni del settore all’estero.</p>
<p><strong>1. Quanto è importante, per una filiera, il riconoscimento DOP, IGP o STG?</strong></p>
<p>Non si tratta solo di uno stemma da appuntare sulla giacca: è un processo che parte dalla presa di coscienza di una tradizione, del legame con un territorio che si vuole valorizzare, e procede con la <strong>valorizzazione</strong> mediante la <strong>certificazione</strong> di ogni fase produttiva, per avere la certezza di offrire un prodotto di qualità. Tutti gli operatori della filiera debbono essere consapevoli del valore della registrazione della propria Indicazione Geografica – sia essa una DOP o una IGP – e solo in caso di questa collaborazione tra ogni anello si ottengono prodotti che hanno delle chances di vero successo. Poi purtroppo esistono anche denominazioni ‘vuote’, che sono appunto stemmini sulla giacca per qualche amministratore locale.</p>
<p><strong>2. Nel suo ruolo di Presidente, quali azioni mette in campo per contribuire alla valorizzazione e tutela dei prodotti a marchio comunitari</strong>o?</p>
<p>Qualivita da 20 anni si occupa della valorizzazione delle IG italiane in primis , ma anche europee. Il sistema europeo si distingue da tutti gli altri, poiché è riuscito a concepire una struttura, quella delle IG, divisa in quattro grandi categorie, che parte dalla protezione dei diritti di proprietà intellettuale – le denominazioni – ma che poi si estende alla considerazione dei metodi di produzione (attraverso i disciplinari) e dei sistemi di controllo (i Piani di Controllo e gli Organismi di Certificazione) , che formano un unicum teso a garantire la qualità. È un sistema complesso, che deve essere conosciuto, per questo facciamo formazione a tutti i livelli, ma anche diffuso a livello di comunicazione, attagliata alla audience: e così Qualivita fa editoria diretta ai Consorzi (con la <strong>rivista Consortium</strong>) ma anche ai consumatori informati (con <strong>l’Atlante delle DOP e IGP, da due anni edito da Treccani</strong>) e agli stakeholders di sistema (con <strong>il Rapporto Qualivita-Ismea</strong>)</p>
<p><strong>3. Rispetto al problema della peste suina ed il calo di export dei salumi italiani, in che modo Qualivita sta cercando di contrastare il problema?</strong></p>
<p>Si tratta di una contingenza importante e sfortunata. Qualivita non è stata investita del problema da parte delle associazioni e dei Consorzi interessati, che se ne stanno occupando in prima persona. Noi ci limitiamo a segnalare che i prodotti certificati sono certamente più sicuri di quelli generici, quindi i consumatori dovrebbero consumarli con tranquillità. Poi le decisioni di alcuni Paesi di porre barriere all’import sono di tipo politico e spetta ai rispettivi Governi una interlocuzione in tal senso.</p>
<p><strong>4. Può parlarci del Nutriscore e dell’eventuale danno all’industria vitivinicola italiana?</strong></p>
<p><strong>Il Nutriscore</strong> è la dimostrazione di come una idea nata in una piccola comunità scientifica, idea oggi rivelatasi chiaramente controversa e decisamente contraddittoria, sia balzata all’attenzione del mondo solo perché confacente agli enormi interessi economici di alcune grandi imprese alimentari. Si tratta non di un sistema di informazione al consumatore, che sarebbe ben accetto (perché i consumatori hanno sempre più fame di informazioni su ciò che acquistano), ma di un vero e proprio sistema di condizionamento degli acquisti, che tra l’altro fa l’occhiolino al consumo di prodotti superprocessati o contenenti additivi e conservanti. Oltretutto si tratta di un sistema ingannevole, poiché si riferisce sempre al consumo di 100grammi di quel prodotto: ora mi dica, chi è che consuma 100grammi di olio? E per questo l’olio di oliva viene penalizzato con una D, rispetto alle patatine prefritte di McCain, che hanno A. Per non parlare dei vini e delle bevande alcooliche, che <strong>Hercberg</strong>, il professore francese che ha ideato il sistema, si è prontamente dato da fare per indicare con una bella F nera, facendo l’occhiolino alla posizione della CE sul &#8220;<em>Beat cancer plan</em>&#8220;. Una posizione per nulla scientifica e del tutto politica, che per fortuna ha fatto aprire gli occhi anche ai francesi stessi – per i quali il vino è sacro -circa la dannosità del sistema. E oggi possiamo dire che fortunatamente sul vino sembra che il Parlamento stia riportando le cose ad una posizione di maggior equilibrio, condannandone il consumo smodato e sostenendo quello moderato.</p>
<p><strong>5. Che ruolo svolge Qualivita in merito alle mediazioni tra le istituzioni e le aziende di produzione?</strong></p>
<p><strong>Qualivita </strong>appoggia <strong>Origin</strong>, l’associazioni che rappresenta oltre<strong> 600 consorzi di imprese produttrici di IG a livello mondiale</strong>, e le sue rappresentanze territoriali, come <strong>Origin EU e Origin Italia.</strong> Sono queste le associazioni che mantengono stretti rapporti con la<strong> DG Agri a Bruxelles e con il Ministero dell’Agricoltura italiano</strong> sui temi maggiormente ‘tecnici’. Qualivita invece organizza interlocuzioni istituzionali per sostenere l’importanza economica, sociale e oggi anche ambientale del sistema sotteso alle Indicazioni Geografiche. Inoltre Qualivita organizza incontri informativi tra produttori per sostenere l’esigenza che le imprese si associno per fare sistema e presentarsi sul mercato con maggiori chances di successo.</p>
<p><strong>6. L’Italia è il paese europeo con maggiori riconoscimenti: cosa rende i nostri prodotti così eccellenti?</strong></p>
<p>Intanto, è la storia stessa del nostro Paese, così travagliata e oggetto di continui frazionamenti e aggregazioni, passata sotto dominazioni e culture diverse, ad aver creato un insieme unico di ricette, di tradizioni produttive, di approcci al cibo. Oggi abbiamo uno straordinario patrimonio di monumenti, di tesori artistici e di cibi che ci rendono unici al mondo, e meta di pellegrinaggi turistici. La commercializzazione delle nostre specialità agroalimentari e vitivinicole si è sviluppata anche grazie alla domanda di chi, visitando il nostro Paese, vuole portarsi a casa un pezzo della nostra cultura e stile di vita. A merito del nostro Paese va poi ascritta la capacità di aver capito l’importanza del patrimonio enogastronomico, e di averlo messo a sistema con una normativa ad hoc, che per molti aspetti è eccellente, e unica al mondo.</p>
<p><strong>7. In merito alla sostenibilità, quali sono i compromessi tra metodi tradizionali e le nuove esigenze ambientali nelle varie filiere?</strong></p>
<p>Non va dimenticato che i tre pillars sui quali si regge la <strong>sostenibilità</strong> sono quello economico, sociale e ambientale. Oggi le filiere a IG (DOP e IGP) riescono già a garantire i primi due criteri, poiché lo sviluppo commerciale dei prodotti locali di qualità riesce a dare un reddito alle popolazioni di territori che altrimenti sarebbero stati destinati all’abbandono (penso alle aree di montagna, per esempio) , e allo stesso tempo a mantenere viva la società e la cultura di quei luoghi. Il rispetto ambientale dovrebbe procedere automaticamente dalle considerazioni precedenti, in quanto una popolazione che cerca di stare in un luogo e di renderlo commercialmente attrattivo cercherà di mantenerlo pulito ed accogliente. I problemi sorgono nei casi di grande sfruttamento territoriale a seguito di sviluppi inaspettati della produzione, che possono creare problemi ad alcune zone. Penso al grande sviluppo della viticoltura in certe zone del Veneto, con la insorgente necessità di limitare l’utilizzo di trattamenti fitochimici , o la grande presenza di allevamenti animali dove si producono certi formaggi, con la necessità di smaltire i liquami. In tutti i casi, la presenza di una DOP o IGP in zona è di grande aiuto, poiché i Consorzi si danno da fare per inserire a disciplinare la regolamentazione di certe pratiche, in modo che tutti siano obbligati a seguirle, piuttosto che lasciare la risoluzione del problema all’iniziativa privata delle singole aziende. La qual cosa, come sappiamo, porta con sé il rischio della insorgenza di iniziative discutibili, se non addirittura illecite, quando gli operatori che non producono una IG non sono soggetti ai relativi controlli e cercano di fare da sé..</p>
<p><strong>8. Ci sono progetti futuri di cui vuole parlarci?</strong></p>
<p>Qualivita, conscia della crescente importanza dei sistemi delle Indicazioni Geografiche non solo in Italia, ma in Europa e in molte parti del mondo, è preoccupata dalla crescita di tendenze contrarie a tali sistemi, spesso alimentate da grandi interessi industriali, che cercano di minarli in molti modi. Proprio per contrastare questi tentativi – i cui più recenti esempi sono senza dubbio il Nutriscore e la c.d. <em>&#8220;Dieta Universale&#8221;</em>, ma se ne possono contare molti altri – il Consiglio di Amministrazione di Fondazione Qualivita nello scorso anno ha varato un ambizioso progetto: si è deciso di rafforzare il nostro Comitato Scientifico, sotto la guida di Paolo De Castro, unendo le forze di 21 grandi personalità in campo scientifico, economico, umanistico e intellettuale che si interesseranno ai vari aspetti collegati al sistema delle IG con l’ambizione di poter divenire un <strong>riferimento scientifico</strong> di grande peso, sostenendo lo sviluppo delle IG e dimostrando l’infondatezza delle tesi che cercano di danneggiarlo.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.italianfoodnews.it/2022/03/17/il-lavoro-di-tutela-e-valorizzazione-delle-produzioni-italiane-svolto-dalla-fondazionequalivita-raccontato-in-unintervista-al-presidente-cesare-mazzetti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Italian Food News</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-lavoro-della-fondazione-qualivita-raccontato-in-unintervista-al-presidente-cesare-mazzetti/">Il lavoro della Fondazione Qualivita raccontato in un&#8217;intervista al presidente Cesare Mazzetti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dalla crisi può nascere il reshoring agroalimentare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dalla-crisi-puo-nascere-il-reshoring-agroalimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 08:51:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#FriuliVeneziaGiuliaDOPIGP2021]]></category>
		<category><![CDATA[#RapportoDopIgp2021]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;interruzione delle catene di fornitura di materie prime agroalimentari da Russia e Ucraina ha messo in evidenza un tallone di Achille di diverse filiere regionali: ma si tratta soltanto della classica goccia che fa traboccare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;interruzione delle catene di fornitura di materie prime agroalimentari da Russia e Ucraina ha messo in evidenza un tallone di Achille di diverse filiere regionali: ma si tratta soltanto della classica goccia che fa traboccare il vaso, in quanto già nel periodo di passaggio pre-pandemico con i due anni caratterizzati dalla rivoluzione dei consumi e delle catene di generazione di valore in questo settore, diversi modelli produttivi sono stati messi in discussione</em></p>
<p>La partita è molto importante: secondo l&#8217;ultimo rapporto Ismea-Qualivita l&#8217;economia che ruota alle<strong> Indicazioni Geografiche</strong>, cioè i prodotti con certificazione europea di provenienza, in Friuli-Venezia Giulia sfiora il miliardo di euro all&#8217;anno.</p>
<p>La crisi che sta vivendo il settore potrebbe spingere con maggiore forza a ripensare i modelli produttivi di diverse filiere. È quello che auspica la <a href="http://www.agrifoodfvg.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Fondazione Agrifood FVG</strong></a>, l&#8217;ente coordinatore di cluster regionale che si occupa di ideare e sviluppare progetto nel settore dell&#8217;agroalimentare e della bioeconomia.</p>
<p><em>&#8220;Questi dati meritano alcune riflessioni, a maggior ragione mentre stiamo entrando in una fase storica strategica, quale è la riorganizzazione nel post pandemia, e mentre stiamo affrontando lo shock di forniture per la crisi bellica ucraina</em> &#8211; commenta il presidente<strong> Claudio Filipuzzi</strong> &#8211; .<em>La prima è legata alla differenza di valore tra il comparto del vino e quello del cibo, nonostante quest&#8217;ultimo conti prodotti di altissima qualità a partire dal Prosciutto di San Daniele DOP e dal formaggio Montasio DOP. La marcia in più dell&#8217;enologia è rappresentata dall&#8217;avere generato non soltanto un tessuto agricolo, ma una intera catena di valore composta sia da produttori primari sia da trasformatori e distributori. Inoltre sono presenti anche i fornitori di mezzi tecnici, materiali e attrezzature il cui volume di indotto è di tutto rispetto. Nella valutazione Ismea, addirittura, questi elementi dell&#8217;indotto non sono considerati limitandosi al valore della filiera di produzione. Quindi è evidente che più la catena del valore si sviluppa localmente più il volume dell&#8217;indotto e dei servizi connessi ne aumenta l&#8217;importanza. Nel comparto Cibo invece la situazione è diversa perché i prodotti protetti a base di carne hanno filiere anche esterne alla regione, mentre la DOP Montasio è addirittura interregionale. Entrambe, quindi. sviluppano solo una parte della catena, sebbene sia quella di maggior valore aggiunto, in Friuli Venezia Giulia, mentre la produzione primaria e parte della distribuzione sono esterne alla nostra regione&#8221;.</em></p>
<p>Seconda riflessione, secondo Filipuzzi, è che le filiere delle DOP e IGP, se viste in u&#8217;ottica di ruralità, plasmano, caratterizzano e curano buona parte del nostro territorio. Infatti le superfici coltivate a vigneto, quelle a cereali per uso zootecnico e quelle coinvolte nella fienagione connotano e caratterizzano la nostra terra. Non sono quindi importanti esclusivamente per il loro valore economico diretto, ma anche per quelli ambientale e sociale.</p>
<p><em>&#8220;Ultima considerazione, non meno importante &#8211; conclude il presidente di Agrifood &#8211; è quella relativa a come queste filiere e queste produzioni si riorganizzeranno per ammortizzare gli aumenti dei costi energetici e della logistica cui stiamo assistendo.</em><br />
<em>Infatti, in questa prima fase gli inevitabili aumenti delle spese di produzione saranno assorbiti dalla marginalità, stante anche i contratti in essere. A lungo andare, però, se la situazione non dovesse cambiare in modo sostanziale, si apriranno prospettive di accorciamento della filiera, riorganizzazione delle produzioni e loro ottimizzazione, fenomeni questi che fino a pochi mesi fa erano solo ipotesi con poco credito nel più tradizionalista dei settori produttivi ovvero l`agroalimentare: anche questo settore cioè farà in conti con termini quali re-shoring o near-shoring. Queste ipotesi, per un settore alimentare nazionale che sempre Ismea vede dipendere da una fornitura estera in modo variabile ma costante (ad eccezione delle filiere vitivinicole e della frutta e verdura), sono opzioni su cui cominciare a ragionare concretamente. Quanto dimostrato dal settore alimentare ed evidenziato oggi dalle Denominazioni di origine durante la pandemia ci dice che il processo non sarà facile, ma anche che ha un valore e una incidenza sociale e ambientale di non poco conto&#8221;.</em></p>
<p>Fonte: <strong>il Friuli &#8211; Business</strong></p>
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		<title>DOP e IGP per l&#8217;olio di oliva, il quadro nazionale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-e-igp-per-lolio-di-oliva-il-quadro-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 08:49:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[RassegnaRapporto2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante il numero crescente di marchi di origine, il volume degli oli certificati conta poco rispetto alla produzione nazionale. I dati del comparto nella fotografia del XIX Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni A Indicazione Geografica nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nonostante il numero crescente di marchi di origine, il volume degli oli certificati conta poco rispetto alla produzione nazionale. I dati del comparto nella fotografia del XIX Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni A Indicazione Geografica nel 2020, anno della pandemia.</em></p>
<p>Dopo anni di continua crescita, nell&#8217;anno della <strong>pandemia</strong> l&#8217;agroalimentare italiano con indicazione geografica (IG) ha dato un leggero segnale di arresto che ha messo in discussione molti fattori alla base dei sistemi di produzione, distribuzione e consumo.</p>
<p>Nel 2020, comunque, l&#8217;<strong>economia</strong> dei prodotti IG ha confermato il ruolo esercitato nei territori, grazie al lavoro svolto da 200.000 operatori e 286 Consorzi di tutela dei comparti cibo e vino.</p>
<p>A rappresentare tale scenario è l&#8217;analisi del XIX <strong>Rapporto Ismea- Qualivita</strong>, presentato a metà febbraio 2022, e che fornisce un&#8217;esaustiva panoramica sul settore italiano dei prodotti DOP e IGP. Il comparto IG nel 2020 ha raggiunto 16,6 miliardi di euro di <strong>valore alla produzione</strong> (-2,0%), pari al 19% del <strong>fatturato</strong> totale dell&#8217;<strong>agroalimentare italiano</strong>, e un export da 9,5 miliardi di euro (-0,1%) pari al 20% delle <strong>esportazioni</strong> nazionali di settore.</p>
<p>Risultati resi possibili dall&#8217;impegno di tutto il sistema con azioni di solidarietà, attività di sostegno agli operatori, accordi con i soggetti del mercato e un continuo dialogo con le istituzioni che, riconoscendo la valenza strategica del settore, hanno supportato attraverso apposite misure la continuità produttiva delle filiere DOP e IGP, capaci di esprimere un patrimonio economico per sua natura non delocalizzabile.</p>
<p>Fonte: <strong>Olivo e Olio</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/03/20220314_RS_OLIVO-E-OLIO.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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