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	<title>volumi produttivi &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>volumi produttivi &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Champagne DOP, il Comité sceglie di continuare ad abbassare la produzione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-il-comite-sceglie-di-continuare-ad-abbassare-la-produzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 06:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vignaioli e le maisons francesi scelgono di continuare ad abbassare la produzione di Champagne DOP, fissata la resa della vendemmia 2026 a 8.800 kg per ettaro. I vignaioli e le maisons produttrici di Champagne hanno fissato a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I vignaioli e le maisons francesi scelgono di continuare ad abbassare la produzione di Champagne DOP, fissata la resa della vendemmia 2026 a 8.800 kg per ettaro.</em></p>
<p><strong>I vignaioli</strong> e le maisons produttrici di <strong>Champagne</strong> hanno fissato a 8.800 Kg per ettaro la resa destinata alla commercializzazione della vendemmia 2026. Una quantità in calo per il quarto anno consecutivo quella annunciata dal <strong>Comité Champagne</strong> alla luce di un contesto geopolitico con notevoli incertezze e per le ricorrenti problematiche dettate dall&#8217;andamento climatico.</p>
<p>&#8220;Si tratta &#8211; spiega in una nota l&#8217;interprofessione della filiera delle pregiate bollicine d&#8217;Oltralpe, che rappresenta oltre 16.000 Vigneron e 350 Maison &#8211; di una decisione collettiva è volta a riequilibrare progressivamente gli stock, salvaguardando al tempo stesso la sostenibilità economica del vigneto e il mantenimento dei loro elevati standard qualitativi&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.lanazione.it/economia/ultimaora/champagne-vignaioli-francesi-scelgono-di-d2b40eb6" target="_blank" rel="noopener">La Nazione.it</a></strong></p>
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		<title>Pecorino Romano DOP, 39 milioni di chili nell’ultima campagna</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-39-milioni-di-chili-nellultima-campagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP in assemblea tra situazione dei mercati e battaglia sui dazi USA: 39 milioni di chili nell’ultima campagna. Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano DOP prodotti nell’ultima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP in assemblea tra situazione dei mercati e battaglia sui dazi USA: 39 milioni di chili nell’ultima campagna.</em></p>
<p>Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano DOP prodotti nell’ultima campagna, quasi 9mila allevatori e 47 caseifici coinvolti nella filiera, un export che vale il 60% della produzione e il mercato interno fra luci e ombre: i dati della campagna 2024/2025 sono stati resi noti oggi nell’annuale assemblea dei soci del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP. Durante i lavori, che si sono svolti oggi a Siamaggiore, il presidente Gianni Maoddi ha fatto il punto anche sulle attività di tutela, vigilanza e promozione svolte nel corso dell&#8217;anno, con particolare attenzione alla questione dei dazi Usa che continuano ad alimentare incertezza e creare instabilità.</p>
<h4>La produzione</h4>
<p>Nella campagna 2024/2025 sono stati realizzati poco più di 39 milioni di chili di Pecorino Romano DOP, come certificato dall&#8217;ente di controllo. I 47 caseifici della filiera hanno lavorato oltre 300 milioni di litri di latte, di cui il 76% destinato alla produzione della DOP. La Sardegna resta il cuore produttivo, con il 92% del totale, contro l&#8217;8% di Lazio e provincia di Grosseto; il sistema cooperativo realizza il 54% della produzione, l&#8217;industria privata il restante 46%. Nel sistema di controllo risultano oggi iscritti quasi 9mila allevatori, 47 caseifici, 15 stagionatori e 91 tra confezionatori e grattugiatori</p>
<h4>Il mercato interno</h4>
<p>Sul mercato italiano le vendite di Pecorino Romano DOP nella grande distribuzione crescono per il secondo anno consecutivo, raggiungendo quasi 48mila quintali, con un aumento del 4,3% rispetto al 2024. Un risultato in controtendenza rispetto al resto del comparto: considerando anche i volumi assorbiti da industria alimentare, canale horeca (ristoranti, bar e catering) e vendita al dettaglio, il consumo interno complessivo del Pecorino Romano DOP si stima in circa 123mila quintali.</p>
<h4>I mercati esteri</h4>
<p>Gli Stati Uniti, ha sottolineato ancora il presidente Maoddi, restano saldamente il primo mercato estero del Pecorino Romano, con circa 131mila quintali esportati nel 2025, in leggera crescita per quanto riguarda il volume ma in calo in termini di valore per effetto dei dazi. Subito dopo gli Usa segue l&#8217;Unione Europea, che assorbe quasi 55mila quintali, in aumento del 2,4%. A crescere con più forza sono però i mercati emergenti: il Regno Unito segna un +8,6%, il Canada un +16%, l&#8217;Australia un +19,6%, confermandosi una delle scommesse vincenti degli ultimi anni, confermata dalla partecipazione del Consorzio alla Fiera Fine Food di Sydney. Nel complesso, l&#8217;export 2025 sfiora i 218mila quintali, pari al 60% della produzione vendibile.</p>
<h4>Il fronte dazi USA</h4>
<p>Il tema dei dazi statunitensi ha caratterizzato i tre quarti del 2025 e li ha inevitabilmente e fortemente condizionati, anche se si è riusciti a mantenere gli stessi volumi esportati dell’anno precedente. Dopo le tariffe introdotte nel 2019 nell&#8217;ambito della disputa Airbus-Boeing e la loro sospensione nel 2021, il 2 aprile 2025 l&#8217;amministrazione Trump ha varato un nuovo schema di dazi reciproci, sfociato ad agosto in una tariffa minima del 15% sui prodotti europei. A febbraio 2026 questi dazi sono stati dichiarati illegittimi, ma gli Stati Uniti hanno immediatamente introdotto, attraverso la Section 122 del Trade Act del 1974, un nuovo dazio generale del 10%, tutt’ora in vigore. Per difendere la filiera, il Consorzio ha promosso nel 2025, in collaborazione con lo studio legale Gibbons di New York, una serie di incontri a Washington con i vertici di importanti componenti del Congresso americano, sia democratici che repubblicani, con l&#8217;obiettivo di costruire un consenso bipartisan per l&#8217;esenzione tariffaria del Pecorino Romano. In parallelo è proseguito il confronto con il ministero degli Esteri italiano, che da settembre 2025 ha inserito il Consorzio nella Task Force dedicata alla questione dazi. Una battaglia ancora lunga e complessa, che impegna quotidianamente la filiera nella difesa di un prodotto che resta fondamentale per l’economia in particolare della Sardegna.</p>
<h4>Tutela e vigilanza</h4>
<p>Il 2025 si è aperto con un riconoscimento storico: l&#8217;ufficio statunitense dei marchi e brevetti (USPTO) ha dichiarato incontestabile il marchio tridimensionale di certificazione del Pecorino Romano, rafforzandone in modo significativo la protezione giuridica negli Stati Uniti in un momento negoziale particolarmente delicato. Prosegue intanto il servizio di sorveglianza web attivo da un decennio, mentre in centro America si moltiplicano le azioni di opposizione contro tentativi di registrazione di marchi simili al toponimo &#8220;Romano&#8221;, con il sostegno delle ambasciate italiane in Ecuador, Guatemala e Cile. Il Consorzio ha inoltre dotato il laboratorio Laore di una nuova tecnologia di analisi rapida, a disposizione di tutti i soci, per il controllo di latti estranei, sporigeni e Listeria.</p>
<h4>Promozione</h4>
<p>Prosegue il piano di promozione internazionale sostenuto dai fondi europei. Si è concluso <strong>PR ON TOP</strong>, il progetto triennale dedicato al mercato statunitense, con un evento finale a New York che ha riunito importatori e distributori americani. Vanno avanti <strong>TASK EU</strong> su Regno Unito e Svizzera, realizzato insieme ai Consorzi Vini Alto Adige e Vini Etna, <strong>EMPIR EU</strong> su Italia e Germania, con la presenza alle fiere Cibus, Tuttofood e Anuga, e <strong>KYOI</strong> sul mercato giapponese. In Australia il progetto <strong>Marchi Collettivi</strong>, finanziato da MIMIT e Unioncamere, ha portato il Pecorino Romano a Sydney con una cena evento nel ristorante dello chef stellato Giovanni Pilu e una masterclass dedicata. È inoltre in attesa di avvio la <strong>Misura SRG 10</strong> della Regione Lazio, che finanzierà il nuovo sito istituzionale del Consorzio e attività didattiche nelle scuole. Nel corso dell&#8217;anno il Consorzio ha inoltre partecipato a nove fiere internazionali di settore, tra cui Summer Fancy Food a New York, Anuga a Colonia e Fine Food Australia a Sydney. “Investire nella promozione internazionale significa rafforzare il valore del Pecorino Romano sui mercati esteri e raccontare al mondo la storia, la qualità e il legame profondo di questo prodotto con i territori di origine”, dice <strong>il direttore del Consorzio Riccardo Pastore</strong>. “I progetti di promozione rappresentano uno strumento fondamentale per aumentare la conoscenza del nostro formaggio, sostenere le imprese della filiera e creare nuove opportunità di crescita. Attraverso queste iniziative possiamo valorizzare non solo un’eccellenza agroalimentare, ma anche il patrimonio di tradizioni, competenze e cultura che il Pecorino Romano porta con sé”.</p>
<h4>La dichiarazione del presidente del Consorzio Gianni Maoddi</h4>
<p><em>&#8220;I dati presentati oggi in assemblea confermano la solidità di una filiera che continua a crescere nonostante le difficoltà in un contesto internazionale complesso, ne siamo orgogliosi e siamo consapevoli che è il risultato di un anno di duro lavoro da parte di tutti”, dice il presidente del Consorzio Gianni Maoddi. “Purtroppo, il mercato interno nel 2025 è stato caratterizzato sì da una tenuta in termini di volumi di vendita, ma da una progressiva seppur ingiustificata diminuzione in termini di valore. Per quanto riguarda i mercati esteri, registriamo una crescita interessante </em>su mercati come il Canada e l&#8217;Australia, sui quali continueremo a puntare esplorando allo stesso tempo nuove opportunità commerciali<em>. </em><em>Ma il 2025 – sottolinea Maoddi &#8211; sarà ricordato soprattutto per l&#8217;intenso lavoro diplomatico svolto negli Stati Uniti: abbiamo portato le ragioni della nostra filiera fino al Congresso americano, costruendo un dialogo bipartisan che oggi ci consente di guardare al futuro con maggiore fiducia anche se sicuramente gli ostacoli da affrontare sono tanti e la situazione resta molto incerta, cosa che naturalmente non fa bene ai mercati che invece chiedono stabilità. Dunque siamo in un momento che richiede grande impegno e determinazione da parte dell’intera filiera e il supporto delle istituzioni regionali e nazionali, a cui chiediamo di mettere in campo ogni azione utile per affiancare il nostro lavoro. Noi, come Consorzio, continueremo a difendere con determinazione il valore del Pecorino Romano DOP, la sua origine e il lavoro di migliaia di allevatori e produttori che ogni giorno rendono grande questa denominazione”, conclude il presidente Maoddi.</em></p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.pecorinoromano.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Cs-Pecorino-Romano-Assemblea-15-luglio-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></div>
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		<title>Cozza di Scardovari DOP produzione azzerata e cresce l&#8217;allarme</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cozza-di-scardovari-dop-produzione-azzerata-e-cresce-lallarme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[pesci e molluschi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disastro cozze. Per il Consorzio tutela Cozza di Scardovari DOP &#8220;perso il 99% della produzione estiva&#8221;. Cia lancia l&#8217;allarme per l&#8217;anossia e chiede dragaggi costanti. Il settore invoca interventi strutturali mentre la Regione avvia la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Disastro cozze. Per il Consorzio tutela Cozza di Scardovari DOP &#8220;perso il 99% della produzione estiva&#8221;. Cia lancia l&#8217;allarme per l&#8217;anossia e chiede dragaggi costanti. Il settore invoca interventi strutturali mentre la Regione avvia la vivificazione delle lagune</em></p>
<p><strong>La crisi dell&#8217;acquacoltura nel Delta è drammatica</strong> e il settore chiede interventi immediati. Dopo la <strong>moria di mitili registrata nelle scorse settimane nella Sacca di Scardovari</strong>, Cia Rovigo toma a suonare la sirena d&#8217;emergenza, parlando di un disastro che rischia di compromettere definitivamente il futuro del comparto.</p>
<p>I numeri diffusi da Cia fotografano un vero e proprio tracollo, con <strong>una perdita che sfiora il 99 % della Cozza di Scardovari DOP nell&#8217;ultimo periodo di caldo estremo</strong>: dei circa 13mila quintali prodotti quest&#8217;anno, gli ultimi mille erano ancora immersi in acqua e pronti per essere immessi sul mercato, ma sono andati completamente distrutti, traducendosi in una perdita totale sul prodotto invenduto. Secondo il presidente provinciale dell&#8217;associazione Erri Faccini si tratta a tutti gli effetti di &#8220;<strong>un&#8217;annata nera per l&#8217;acquacoltura polesana</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>A mettere ko gli allevamenti è stato il fenomeno dell&#8217;anossia</strong>, una piaga che per Faccini ha cause precise, legate alla carenza di manutenzione. Il presidente di Cia evidenzia infatti come negli anni scorsi siano mancati &#8220;quei necessari lavori strutturali nei fondali finalizzati a garantire un corretto ricircolo dell&#8217;acqua, e oggi il territorio ne paga fatalmente le conseguenze&#8221;. Da qui la richiesta perentoria di dragaggi costanti e &#8220;non a spot&#8221;, e dell&#8217;acquisto di battellidraga da parte della Regione Veneto per assicurare una manutenzione continua.</p>
<p>Una ricostruzione drammatica che sposa quanto già denunciato dal <strong>presidente del Consorzio Paolo Mancin</strong>, il quale ha confermato la perdita di circa mille quintali di Cozza Dop, sottolineando la beffa di una raccolta che, se fosse durata appena una settimana in più, avrebbe evitato gran parte del danno.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Voce di Rovigo</strong></p>
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		<title>Maremma Toscana DOP: “Tagliare le rese non basta. Servono interventi strutturali”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/maremma-toscana-dop-tagliare-le-rese-non-basta-servono-interventi-strutturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini della Maremma Toscana contrario alle riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, Mazzei: &#8220;le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti&#8221; In un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Consorzio Vini della Maremma Toscana contrario alle riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, Mazzei: &#8220;le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti&#8221;</span></span></em></p>
<p>In un momento in cui numerose denominazioni italiane stanno valutando o adottando riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana esprime una posizione diversa, fondata sulle peculiarità del territorio e sui dati reali di produzione.</p>
<p>Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio ritiene che, nella fase attuale del mercato, siano più efficaci misure di carattere strutturale, capaci di intervenire direttamente sul potenziale viticolo e di accompagnare l&#8217;evoluzione della domanda, tenendo conto anche del diverso orientamento dei mercati. <strong>&#8220;<em>Ogni territorio ha caratteristiche produttive profondamente diverse e le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti</em>&#8220;</strong>, afferma il Presidente del Consorzio,<strong> </strong><strong>Francesco Mazzei</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>In Maremma Toscana le rese effettive di uva/ettaro sono già molto inferiori ai limiti previsti dal disciplinare. Una loro riduzione, anche significativa sulla carta, non produrrebbe alcun beneficio concreto nella gestione del mercato. “<em>Oggi abbiamo bisogno di strumenti che affrontino le criticità in modo strutturale, intervenendo sul potenziale produttivo e accompagnando l&#8217;evoluzione della domanda internazionale. Dobbiamo programmare il futuro della denominazione con una visione di lungo periodo, tenendo conto anche dei cambiamenti nei consumi, che vedono una crescente richiesta di vini bianchi rispetto ai rossi. Servono scelte coraggiose, basate sull&#8217;efficacia e non su misure simboliche</em>&#8220;, spiega Mazzei.</strong></p>
<p><strong>“<em>Per questo motivo</em>”, prosegue Mazzei, “<em>riteniamo che sia indispensabile bloccare l’automatismo dell’aumento indistinto dell’1% annuo della superficie vitata concessa mediante le autorizzazioni all’impianto, che ha portato l’Italia ad essere l’unico tra i grandi Paesi produttori europei ad aumentare negli ultimi anni il proprio potenziale viticolo. Possiamo farlo intanto per un anno, meglio sarebbe per due. Poi, a nostro avviso, è necessario anche un intervento diretto sul potenziale viticolo che preveda estirpazioni mirate e indirizzate verso le aree meno vocate, effettuate però senza intaccare le risorse destinate alla promozione, agli investimenti e all’innovazione, in modo da riequilibrare l’offerta</em>.”</strong></p>
<p>Il Consorzio Vini Maremma Toscana conferma con questa decisione il proprio impegno a sostenere una gestione della denominazione basata su analisi tecniche, sostenibilità economica delle imprese e capacità di interpretare con pragmatismo le trasformazioni del mercato vitivinicolo.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziovinimaremma.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Vini della Maremma Toscana</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Vini-Maremma-Toscana-Tagliare-le-rese-non-basta.-Servono-interventi-strutturali.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/maremma-toscana-dop-tagliare-le-rese-non-basta-servono-interventi-strutturali/">Maremma Toscana DOP: “Tagliare le rese non basta. Servono interventi strutturali”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Prosciutto di San Daniele DOP oltre l’ostacolo dazi: +20% di esportazioni negli Usa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/prosciutto-di-san-daniele-dop-oltre-lostacolo-dazi-20-di-esportazioni-negli-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 07:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dop economy. Fatturato all’origine in calo del 5% ma i volumi di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP sono in ripresa Superato il test dazi con un +20% di export Usa nel 2025, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/prosciutto-di-san-daniele-dop-oltre-lostacolo-dazi-20-di-esportazioni-negli-usa/">Prosciutto di San Daniele DOP oltre l’ostacolo dazi: +20% di esportazioni negli Usa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dop economy. Fatturato all’origine in calo del 5% ma i volumi di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP sono in ripresa</em></p>
<p>Superato il test dazi con un <strong>+20% di export Usa nel 2025</strong>, il <strong>Consorzio del Prosciutto di San Daniele</strong> va in pressing sui mercati di Danimarca e Svezia. E in attesa che l’Asia riapra le frontiere dopo il blocco commerciale dovuto alla epidemia di peste suina africana, si prepara a erodere nuove quote di mercato attraverso una “riserva certificata”.</p>
<p>«Vendere di più e meglio puntando sulle nostre caratteristiche di salubrità» è il mantra di <strong>Mario Cichetti</strong>, da più di vent’anni ai vertici del Consorzio. Il direttore generale ci accoglie negli uffici di San Daniele del Friuli, 8mila anime tra le Alpi Carniche e il mare Adriatico. Qui tempo e stagioni della comunità sono scandite da un prodotto che – su tutta la regione – vanta ricadute complessive per oltre 1,15 miliardi.</p>
<p>Cichetti snocciola gli ultimi dati relativi alla Dop che riunisce 31 produttori e 3.500 allevamenti medio-piccoli, in dieci regioni certificate. «<strong>Abbiamo chiuso un bilancio in positivo</strong>, con un fatturato alla produzione di 340 milioni di euro, in calo rispetto ai 360 milioni del 2024, ma con un recupero in volumi, passando dai 2,45 milioni di prosciutti del 2024, ai 2,54 milioni del 2025».</p>
<p>Il 2024 e i primi mesi del 2025 hanno rappresentato un banco di prova importante, a causa del caro-materie prime e alla contestuale epidemia di peste suina africana negli allevamenti, che ha colpito soprattutto Centro-Nord e Sardegna e che ha fatto schizzare al massimo storico i prezzi di cosce fresche e pezzi di suino.</p>
<p>«Approvvigionare magazzini con costi del 30% più alti è stato oneroso», commenta Cichetti. Gli effetti della Psa sono percepibili nel blocco commerciale ancora in atto con Giappone e Cina, che insieme rappresentano il 10% dell’export: «Lo stallo pesa – dice – ma ci auguriamo, come sembra, una ripresa a breve dell’export con il Giappone, mentre per la Cina temiamo tempi più lunghi».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Dop economy, la Bresaola della Valtellina IGP supera i 502 milioni di euro al consumo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:35:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con una produzione complessiva pari a 11.947 tonnellate (-5,47%) e un valore al consumo che raggiunge i 502 milioni di euro (+4,6%), il 2025 conferma la resilienza del comparto della Bresaola della Valtellina IGP, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con una produzione complessiva pari a 11.947 tonnellate (-5,47%) e un valore al consumo che raggiunge i 502 milioni di euro (+4,6%), il 2025 conferma la resilienza del comparto della Bresaola della Valtellina IGP, che rafforza il proprio posizionamento sui mercati internazionali nonostante la contrazione produttiva, l’aumento dei costi di produzione e il peso crescente delle barriere doganali sulle importazioni extra-UE.</em></p>
<p>Con una <strong>produzione</strong> che tocca le <strong>11.947</strong> <strong>tonnellate (-5,47% sul 2024),</strong> il comparto della <strong>Bresaola della Valtellina IGP – </strong>rappresentato dalle <strong>13 aziende certificate </strong>dall’Organismo di controllo <a href="https://www.csqa.it/it-it" target="_blank" rel="noopener"><strong>CSQA</strong> </a>(Certificazione Sicurezza Qualità Agroalimentare) <strong>– chiude il 2025</strong> confermando <strong>la propria capacità di tenuta e resilienza in un contesto socioeconomico complesso</strong>.  Nonostante l’aumento dei costi di produzione, che ha reso necessario un adeguamento dei prezzi incidendo sui comportamenti di consumo e sulla frequenza d’acquisto, il comparto conferma la propria solidità sia sul mercato nazionale sia soprattutto sui mercati esteri. Un dinamismo che si riflette anche nel <strong>valore al consumo, salito a 502 milioni di euro (+4,6% rispetto al 2024). </strong></p>
<h4>In notevole crescita i dati relativi all’esportazione</h4>
<p>Nel 2025 sono state infatti esportate <strong>836 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP (+32,34% rispetto al 2024)</strong>, distribuite per il <strong>64%</strong> nei <strong>Paesi UE (+17% sul 2024) </strong>e per il <strong>36% </strong>nei Paesi <strong>extra UE (+70% sul 2024), </strong>dove spiccano diversi paesi del<strong> Medio Oriente, soprattutto nei paesi di religione islamica.</strong></p>
<p>Tuttavia, nonostante i segnali di resilienza del comparto, restano elevate le preoccupazioni della filiera. La <strong>riduzione della materia prima</strong> disponibile sul mercato europeo spinge, infatti, i produttori ad aumentare le importazioni da Paesi extra-UE, sempre più onerose per l’evoluzione delle politiche commerciali internazionali e delle <strong>barriere doganali</strong>.</p>
<p>Le licenze <strong>GATT</strong> (General Agreement on Tariffs and Trade), che consentono l’importazione di carne con un dazio agevolato del 20%, restano infatti <strong>vincolate</strong> a <strong>contingenti rigidi e non ampliabili</strong>. Nel contesto attuale, caratterizzato da una persistente scarsità di materia prima, tali licenze non vengono più impiegate soltanto per l’importazione di tagli nobili – come la fesa utilizzata per la produzione di bresaola – ma anche per numerose altre lavorazioni dell’industria alimentare, incluse quelle destinate alla produzione di hamburger e preparati. Di conseguenza, il ricorso alle importazioni in regime <strong>extra-GATT</strong> è diventato <strong>strutturale e quasi inevitabile per i produttori di Bresaola della Valtellina IGP</strong>.</p>
<p><em>“Il comparto chiude un 2025 che riflette le complesse dinamiche socioeconomiche degli ultimi anni – </em>dichiara <strong>Mario Francesco Moro, presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina</strong><em> -. Il valore al consumo pari a 502 milioni di euro (+4,6%) è stato sostenuto anche dalla diminuzione della produzione e dal conseguente adeguamento dei prezzi. A incidere ulteriormente sul settore sono oggi anche le difficoltà di approvvigionamento e l’aumento dei costi legati alle importazioni extra-UE, aggravati dalle attuali dinamiche tariffarie internazionali. Da un lato, è fondamentale sostenere i produttori europei, incentivandoli ad aumentare i volumi di produzione per rafforzare l’autosufficienza del continente. Dall’altro, è innegabile che, nell’attesa, le imprese di trasformazione della carne stanno subendo pesanti conseguenze, trovandosi a fronteggiare una carenza di materia prima che potrebbe comprometterne la stabilità”.</em></p>
<p>In questo contesto, il 2025 si rivela un anno di complessità per il comparto della Bresaola della Valtellina IGP, che dimostra <strong>solidità nonostante lo scenario economico</strong> caratterizzato da forti pressioni sui costi produttivi e di approvvigionamento. Il Consorzio sottolinea quindi la necessità di creare una maggiore sinergia tra istituzioni, filiera e operatori del settore, al fine di affrontare con strumenti condivisi le criticità legate alla disponibilità della materia prima e all’impatto crescente delle dinamiche tariffarie internazionali.</p>
<p><em>“Il comparto continua a dimostrare solidità e capacità di tenuta, ma senza interventi concreti sarà difficile sostenere a lungo questa situazione. L’aumento dei costi di produzione, che da anni pesa sulle aziende, non può più gravare esclusivamente sui produttori. Come Consorzio siamo impegnati nel contenere questo squilibrio, ma è necessario uno sforzo condiviso lungo tutta la filiera, che coinvolga non solo i produttori, ma anche la distribuzione, le Istituzioni e i decisori politici. Solo attraverso un’azione comune sarà possibile affrontare con efficacia le sfide del contesto attuale.” </em><strong>conclude il Presidente Moro.</strong></p>
<h4>Bresaola della Valtellina IGP: nuove norme nel disciplinare di produzione</h4>
<p>Nel mese di marzo è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana la <strong>domanda di modifica ordinaria del disciplinare di produzione della Bresaola della Valtellina IGP</strong>, entrata oggi ufficialmente in vigore.</p>
<p>Tra le principali novità del disciplinare figura il rafforzamento dei sistemi di <strong>tracciabilità</strong> e <strong>rintracciabilità </strong>del prodotto. In particolare, tutte le fasi del processo produttivo dovranno essere documentate attraverso una registrazione puntuale dei flussi in entrata delle materie prime e di quelli in uscita dei prodotti finiti.</p>
<p>A questo si affianca l’obbligo di iscrizione in appositi elenchi – gestiti dall’organismo delegato – per tutti gli operatori coinvolti nelle diverse fasi, inclusi elaboratori, porzionatori, affettatori e confezionatori, nonché la comunicazione tempestiva delle quantità lavorate. L’insieme di queste misure consente di garantire una piena tracciabilità e rintracciabilità del prodotto lungo l’intera filiera produttiva, da monte a valle.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://bresaolavaltellina.it/news/bresaola-della-valtellina-igp-nel-2025-valore-al-consumo-a-502-milioni-di-euro-export-in-forte-crescita-3234/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina</a></strong></p>
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		<title>Export vino italiano: vendite negli Usa giù del 20%, bene Russia, Cina, Brasile e Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 07:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati emergenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Osservatorio Uiv: sui mercati extra Ue a marzo calo delle spedizioni di vino italiano dell’11%. Male gli Stati Uniti una boccata d’ossigeno da Sudamerica e Asia. Frescobaldi: indispensabile ridurre la produzione Ancora nessun segnale di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Osservatorio Uiv: sui mercati extra Ue a marzo calo delle spedizioni di vino italiano dell’11%. Male gli Stati Uniti una boccata d’ossigeno da Sudamerica e Asia. Frescobaldi: indispensabile ridurre la produzione</em></p>
<p>Ancora nessun segnale di inversione di tendenza sul fronte delle <strong>esportazioni di vino italiano</strong> il prodotto più export oriented dell’intero agroalimentare made in Italy. Secondo i <strong>dati dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini</strong> nel primo trimestre del 2026 le <strong>vendite sui mercati extra Ue</strong> hanno chiuso con un<strong> fatturato vicino al miliardo di euro (-11%)</strong> risultato che pur rappresentando un miglioramento rispetto al primo bimestre (-16%) continua a restare saldamente in terreno negativo.</p>
<p>Il <strong>leggero miglioramento</strong> è stato determinato da un mese di marzo di sostanziale stabilità con un <strong>-2,3% a valore ma un +3,9% in volume</strong>. Secondo l’analisi Uiv basata su dati ufficiali, a calmierare parte della perdita non sono tradizionali mercati di sbocco ma quelli “<strong>nuovi</strong>”. Forti <a href="https://www.qualivita.it/news/ecco-i-13-mercati-emergenti-dove-lexport-di-vino-italiano-non-smette-di-crescere/" target="_blank" rel="noopener">incrementi della domanda sono venuti infatti da Russia, Cina, Brasile</a> (si cominciano a registrare i primi positivi effetti dell’accordo Ue-Mercosur) e <strong>Messico</strong>. Restano invece <strong>in forte calo le vendite nel principale mercato: gli Usa</strong>.</p>
<p><strong>A marzo il vino italiano ha registrato negli Usa un calo del 20,5%</strong>. Un dato quest’ultimo però da maneggiare con cautela perché il confronto con il primo trimestre dello scorso anno sconta la forte corsa agli acquisti (cosiddetto frontloading) da parte degli importatori americani che già “vedevano” l’arrivo dei dazi aggiuntivi da parte del presidente Trump.</p>
<p>«I dati di mercato che riscontriamo – ha commentato il <strong>presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi</strong> &#8211; indicano che, in generale, il livello di guardia resta alto e che l’attenzione deve essere massima. L’imperativo, oggi, è misurare le proprie forze per mantenere il più possibile in equilibrio la filiera e continuare a garantire l’alto livello qualitativo oggi unanimemente riconosciuto al vino italiano. In tal senso, <a href="https://www.qualivita.it/news/ecco-i-13-mercati-emergenti-dove-lexport-di-vino-italiano-non-smette-di-crescere/" target="_blank" rel="noopener"><strong>apprezziamo le decisioni assunte da alcune denominazioni di ridurre le rese</strong></a> in vista della prossima vendemmia e auspichiamo che questa indicazione possa essere condivisa e promossa anche a livello nazionale».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/vino-italiano-vendite-usa-giu-20percento-bene-russia-cina-brasile-e-messico-AIRj3qJD" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore.it</strong></a></p>
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		<title>Il vino Delle Venezie DOP rafforza le misure a tutela del valore per la vendemmia 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[Vendemmia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La programmazione produttiva e gestione equilibrata dell’offerta al centro della strategia del Consorzio DOC Delle Venezie per sostenere qualità, identità e competitività del Pinot Grigio DOC Delle Venezie Prosegue il percorso di valorizzazione e programmazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La programmazione produttiva e gestione equilibrata dell’offerta al centro della strategia del Consorzio DOC Delle Venezie per sostenere qualità, identità e competitività del Pinot Grigio DOC Delle Venezie</em></p>
<p>Prosegue il percorso di valorizzazione e programmazione produttiva del Consorzio DOC Delle Venezie, il più esteso modello di integrazione interregionale del vino italiano che riunisce la filiera del Pinot Grigio di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento. Nell’ambito della strategia di governo dell’offerta approvata nel corso dell’Assemblea dei Soci che si è tenuta nei giorni scorsi, <strong>il Consorzio ha quindi definito le misure da applicare alla vendemmia 2026</strong>, orientate a rafforzare equilibrio, qualità e valore del Pinot Grigio DOC Delle Venezie.</p>
<p>Nel dettaglio, per la campagna produttiva 2026 è stata deliberata una <strong>riduzione della resa massima di uva, fissata a 160 quintali/ettaro, di cui 30 quintali destinati a stoccaggio amministrativo</strong>.</p>
<p>La misura si inserisce nel percorso di gestione programmata del potenziale produttivo della denominazione, uno strumento che negli anni ha consentito alla DOC Delle Venezie di accompagnare in maniera efficace l’evoluzione del comparto, consolidando il valore ed il posizionamento del Pinot Grigio DOC nei mercati internazionali.</p>
<p>Attraverso la modulazione delle rese e il ricorso allo stoccaggio amministrativo, il Consorzio conferma un approccio orientato alla stabilità del sistema Pinot Grigio del Nordest e alla valorizzazione, con l’obiettivo di lavorare sulla qualità preservando identità, competitività e prospettive di sviluppo future.</p>
<p><em>“Le misure approvate dall’Assemblea dei Soci</em> – commenta il <strong>Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie Luca Rigotti</strong> – <em>confermano l’impegno e la capacità del nostro Consorzio di operare con visione condivisa e senso di responsabilità. La programmazione dell’offerta rappresenta oggi uno strumento fondamentale per accompagnare la crescita del Pinot Grigio DOC Delle Venezie, rafforzandone valore, riconoscibilità, stabilità di mercato e posizionamento nel tempo”.</em></p>
<p>Nelle prossime settimane sarà definita inoltre la <strong>data limite di riclassificazione orizzontale</strong> che, anche per la campagna vitivinicola 2026/2027, consentirà di regolamentare le riclassificazioni dei volumi di Pinot Grigio in ingresso, provenienti cioè da altre DOC territoriali con tipologia varietale Pinot Grigio, con l’obiettivo di monitorare in maniera più efficace i volumi e le giacenze e poter quindi promuovere una sempre migliore programmazione delle misure di gestione in relazione alle disponibilità.</p>
<p>Con circa 27 mila ettari vitati distribuiti nel Triveneto, la DOC Delle Venezie rappresenta oggi uno dei principali modelli di coordinamento e visione del vino italiano, espressione di una filiera ampia e integrata capace di coniugare qualità, coesione territoriale e competitività.</p>
<p>Fonte: <a href="https://4j0gt.r.sp1-brevo.net/mk/mr/sh/1t6AVsd2XFnIGLpGcnBz0NDmJf83JS/Ahar4WOqxHW0" target="_blank" rel="noopener"><strong><span dir="auto">Consorzio DOC delle Venezie</span></strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/17.-CS-DOC-delle-Venezie_Misure-di-gestione-stagione-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>Consorzio Brunello di Montalcino, confermata riduzione rese per vendemmia 2026</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-brunello-di-montalcino-confermata-riduzione-rese-per-vendemmia-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consorzio Brunello di Montalcino, Bartolommei (Presidente): riduzione rese per vendemmia 2026 misura necessaria nel segno della continuità per mantenere posizionamento denominazione Confermata la riduzione delle rese da 80 a 70 quintali, escluso il primo ettaro, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consorzio-brunello-di-montalcino-confermata-riduzione-rese-per-vendemmia-2026/">Consorzio Brunello di Montalcino, confermata riduzione rese per vendemmia 2026</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Consorzio Brunello di Montalcino, Bartolommei (Presidente): riduzione rese per vendemmia 2026 misura necessaria nel segno della continuità per mantenere posizionamento denominazione</em></p>
<p>Confermata la <strong>riduzione delle rese da 80 a 70 quintali</strong>, escluso il primo ettaro, per la <strong>campagna vendemmiale 2026 del Brunello di Montalcino</strong>. È la misura varata ieri sera a larga maggioranza dall’assemblea dei soci del Consorzio del vino Brunello di Montalcino a tutela della denominazione, anche alla luce della difficile e attuale situazione congiunturale.</p>
<p>“La riduzione delle rese è una misura che il Consorzio porta avanti da anni ed è storicamente orientata a mantenere il posizionamento qualitativo della denominazione – <strong>commenta il presidente dell’ente consortile Giacomo Bartolommei</strong> -. Oggi, però, questa scelta risponde anche all’esigenza di tenere conto dell’attuale contesto di mercato e di tutelare l’equilibrio e il valore della denominazione stessa. In fasi particolarmente complesse, infatti, un’eccessiva disponibilità di vino può generare criticità legate alle giacenze e al conseguente valore del prodotto, talvolta aggravate dalle necessità strutturali di stoccaggio e dagli impegni finanziari che le aziende sostengono per i propri investimenti”.</p>
<p>Nello specifico, per la prossima vendemmia, <strong>per il primo ettaro la quantità massima di uva rivendicabile sarà di un massimo di 80 quintali</strong>, restando invariata rispetto al disciplinare di produzione. A partire dal secondo ettaro, potranno essere rivendicati un massimo di 70 quintali/Ha. Per quanto riguarda i rimanenti 10 quintali derivanti dalla riduzione delle rese potranno essere destinati alla produzione di Rosso di Montalcino o di Sant’Antimo. <strong>Rimane invariata la resa del Rosso di Montalcino “annata”: 90 quintali/Ha.</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziobrunellodimontalcino.it/it/home/home" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio del Brunello di Montalcino</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/cs_consorzio-Brunello_riduzione-rese.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consorzio-brunello-di-montalcino-confermata-riduzione-rese-per-vendemmia-2026/">Consorzio Brunello di Montalcino, confermata riduzione rese per vendemmia 2026</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Asiago DOP ha tutti i numeri in crescita, fa rete per il valore e chiede un&#8217;Ocm latte</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lasiago-dop-ha-tutti-i-numeri-in-crescita-fa-rete-per-il-valore-e-chiede-unocm-latte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:54:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[CDA]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Asiago DOP corre sui mercati: il bilancio 2025 ha chiuso con tutti i numeri in crescita. Ma c’è la necessità di una Ocm latte come quelle esistenti per vino e ortofrutta. I dati presentati la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/lasiago-dop-ha-tutti-i-numeri-in-crescita-fa-rete-per-il-valore-e-chiede-unocm-latte/">L&#8217;Asiago DOP ha tutti i numeri in crescita, fa rete per il valore e chiede un&#8217;Ocm latte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Asiago DOP corre sui mercati: il bilancio 2025 ha chiuso con tutti i numeri in crescita. Ma c’è la necessità di una Ocm latte come quelle esistenti per vino e ortofrutta.</em></p>
<p>I <a href="https://www.qualivita.it/news/asiago-dop-nel-2025-crescono-produzione-quotazioni-e-consumi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dati presentati la scorsa settimana durante l’assemblea dei soci del Consorzio di tutela</strong></a> parlano di 1,63 mln di forme prodotte (+8,3% sul 2024) e un fatturato alla produzione arrivato a 181 mln di euro, +16,6%. A trainare il comparto è stata la capacità di intercettare i nuovi stili di vita dei consumatori.</p>
<h4>L’Asiago Dop ha registrato la migliore performance di crescita tra i formaggi duri e semiduri sul mercato interno</h4>
<p>+4% a volume e +11,3% a valore. Particolarmente brillante lo Stagionato che segna un incremento produttivo del 17,6%, mentre la versione fresca cresce del 6,7%. Anche i prezzi all’ingrosso riflettono in maniera positiva della situazionne: il Fresco è arrivato a 7,18 €/kg (+12,5%), mentre lo Stagionato a 8,57 €/kg (+4,4%). Non meno rilevante <strong>l’export</strong>, che vale 13,1 mln di euro (+2,3%), con gli <strong>Stati Uniti</strong> primo mercato extra – Ue (26,4%), seguiti da <strong>Svizzera</strong> e <strong>Australia</strong>.</p>
<p>«I positivi risultati del 2025 sono il frutto di una visione strategica e di un lavoro condiviso lungo tutta la filiera», <strong>ha affermato Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio</strong>. «Per il futuro la sfida è costruire un ecosistema territoriale in cui produttori, istituzioni e operatori economici convergano per generare valore duraturo». Ma ha sottolineato anche che «ci battiamo per creare un Ocm per il settore latte perché riteniamo fondamentale che i fondi europei non vadano per la maggior parte verso altri settori».</p>
<p><strong>L’assemblea dei soci è stata anche l’occasione per guardare al futuro</strong> con una tavola rotonda, condotta dal direttore del Consorzio, <strong>Flavio Innocenzi</strong>, con il presidente di Ice – Agenzia, <strong>Matteo Zoppas</strong>, <strong>Alberto Mattiacci</strong> (professore di economia alla Sapienza), <strong>Vladimiro Ciccarelli</strong> (vicepresidente Confindustria Alberghi) e <strong>Mauro Rosati</strong> (direttore Fondazione Qualivita).</p>
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<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
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