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	<title>territorio &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>territorio &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Morellino del Cuore 2026: i vini simbolo della DOP scelti da grandi sommelier italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Morellino di Scansano torna con la quarta edizione di Morellino del Cuore, iniziativa che valorizzare il patrimonio enologico del Morellino di Scansano attraverso una selezione annuale di vini scelti da una commissione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio Morellino di Scansano torna con la quarta edizione di Morellino del Cuore, iniziativa che valorizzare il patrimonio enologico del Morellino di Scansano attraverso una selezione annuale di vini scelti da una commissione di professionisti</em></p>
<p>Il Morellino di Scansano si racconta ancora una volta attraverso il giudizio di alcuni tra i più autorevoli professionisti della sommellerie italiana. Con la quarta edizione di <strong>Morellino del Cuore</strong>, il progetto promosso dal <strong><a href="https://www.consorziomorellino.it/it/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio Morellino di Scansano</a> </strong>insieme ai giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli ha selezionato i 10 vini che, secondo una commissione composta da sommelier italiani provenienti da ristoranti stellati, rappresentano oggi le espressioni più significative della denominazione. Un’edizione che segna anche una novità storica con l’ingresso, per la prima volta, della <a href="https://winecouture.it/2026/02/23/nasce-il-morellino-di-scansano-superiore-ufficiale-la-nuova-tipologia-docg/">categoria</a> <strong>Morellino Superiore</strong>.</p>
<h4>Un progetto che valorizza la ricchezza del Morellino di Scansano</h4>
<p>Nato dalla collaborazione tra il Consorzio e i giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli, Morellino del Cuore si è affermato come uno dei progetti più rappresentativi della denominazione maremmana.</p>
<p>L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio enologico del Morellino di Scansano attraverso una selezione annuale di vini scelti da una commissione di professionisti chiamati a degustare rigorosamente alla cieca le etichette candidate.</p>
<p>La particolarità del format risiede nell’alternanza dei degustatori: un anno la selezione è affidata ai giornalisti specializzati, quello successivo ai protagonisti della sommellerie italiana. Un meccanismo che consente di offrire punti di vista differenti e complementari sull’evoluzione della denominazione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://winecouture.it/2026/07/19/morellino-del-cuore-2026-i-dieci-vini-simbolo-della-docg/" target="_blank" rel="noopener"><b>Wine Couture.it</b></a></p>
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		<title>Alta Langa: si prevede una vendemmia di qualità elevata</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/alta-langa-si-prevede-una-vendemmia-di-qualita-elevata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alta Langa l’autunno 2025 è stato caratterizzato da una buona piovosità, accompagnata dalla prima nevicata registrata il 21 novembre. Anche la prima parte del 2026 ha beneficiato di precipitazioni, garantendo un’adeguata riserva idrica nei suoli. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alta Langa l’autunno 2025 è stato caratterizzato da una buona piovosità, accompagnata dalla prima nevicata registrata il 21 novembre. Anche la prima parte del 2026 ha beneficiato di precipitazioni, garantendo un’adeguata riserva idrica nei suoli.</em></p>
<p>La primavera si è sviluppata con temperature miti e in assenza di particolari episodi di freddo intenso. Il germogliamento è avvenuto già alla fine del mese di marzo, determinando un anticipo delle principali fasi fenologiche, in particolare della fioritura e del successivo sviluppo vegetativo. Di conseguenza, si prevede un avvio della vendemmia nella prima parte del mese di agosto, iniziando con il Pinot Nero e, a seguire, con lo Chardonnay, con un anticipo rispetto alla media stagionale. Nelle aree poste alle quote più elevate, l’inizio della raccolta potrà essere posticipato di alcuni giorni, in funzione delle differenti condizioni pedoclimatiche.<br />
L’andamento estivo si è mantenuto regolare, con precipitazioni limitate e un decorso climatico favorevole. Tali condizioni hanno contribuito a contenere la pressione delle principali malattie fungine, consentendo una gestione fitosanitaria più agevole e garantendo un ottimo stato sanitario delle uve.<br />
Alla luce dell’andamento meteorologico e dello sviluppo vegeto-produttivo osservato, le prospettive per la vendemmia 2026 in Alta Langa risultano complessivamente molto positive. Si prevede una produzione di uve sane, caratterizzate da un buon equilibrio acido, da un’adeguata maturazione tecnologica e da un elevato potenziale qualitativo. Le condizioni rilevate fanno prevedere una vendemmia di elevata qualità, particolarmente favorevole alla produzione di basi spumante dotate di freschezza, finezza ed eleganza.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.altalangadocg.com/alta-langa-si-prevede-una-vendemmia-di-qualita-elevata/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Alta Langa</strong></a></p>
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		<item>
		<title>Maremma Toscana DOP: “Tagliare le rese non basta. Servono interventi strutturali”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/maremma-toscana-dop-tagliare-le-rese-non-basta-servono-interventi-strutturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini della Maremma Toscana contrario alle riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, Mazzei: &#8220;le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti&#8221; In un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Consorzio Vini della Maremma Toscana contrario alle riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, Mazzei: &#8220;le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti&#8221;</span></span></em></p>
<p>In un momento in cui numerose denominazioni italiane stanno valutando o adottando riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana esprime una posizione diversa, fondata sulle peculiarità del territorio e sui dati reali di produzione.</p>
<p>Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio ritiene che, nella fase attuale del mercato, siano più efficaci misure di carattere strutturale, capaci di intervenire direttamente sul potenziale viticolo e di accompagnare l&#8217;evoluzione della domanda, tenendo conto anche del diverso orientamento dei mercati. <strong>&#8220;<em>Ogni territorio ha caratteristiche produttive profondamente diverse e le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti</em>&#8220;</strong>, afferma il Presidente del Consorzio,<strong> </strong><strong>Francesco Mazzei</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>In Maremma Toscana le rese effettive di uva/ettaro sono già molto inferiori ai limiti previsti dal disciplinare. Una loro riduzione, anche significativa sulla carta, non produrrebbe alcun beneficio concreto nella gestione del mercato. “<em>Oggi abbiamo bisogno di strumenti che affrontino le criticità in modo strutturale, intervenendo sul potenziale produttivo e accompagnando l&#8217;evoluzione della domanda internazionale. Dobbiamo programmare il futuro della denominazione con una visione di lungo periodo, tenendo conto anche dei cambiamenti nei consumi, che vedono una crescente richiesta di vini bianchi rispetto ai rossi. Servono scelte coraggiose, basate sull&#8217;efficacia e non su misure simboliche</em>&#8220;, spiega Mazzei.</strong></p>
<p><strong>“<em>Per questo motivo</em>”, prosegue Mazzei, “<em>riteniamo che sia indispensabile bloccare l’automatismo dell’aumento indistinto dell’1% annuo della superficie vitata concessa mediante le autorizzazioni all’impianto, che ha portato l’Italia ad essere l’unico tra i grandi Paesi produttori europei ad aumentare negli ultimi anni il proprio potenziale viticolo. Possiamo farlo intanto per un anno, meglio sarebbe per due. Poi, a nostro avviso, è necessario anche un intervento diretto sul potenziale viticolo che preveda estirpazioni mirate e indirizzate verso le aree meno vocate, effettuate però senza intaccare le risorse destinate alla promozione, agli investimenti e all’innovazione, in modo da riequilibrare l’offerta</em>.”</strong></p>
<p>Il Consorzio Vini Maremma Toscana conferma con questa decisione il proprio impegno a sostenere una gestione della denominazione basata su analisi tecniche, sostenibilità economica delle imprese e capacità di interpretare con pragmatismo le trasformazioni del mercato vitivinicolo.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziovinimaremma.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Vini della Maremma Toscana</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Vini-Maremma-Toscana-Tagliare-le-rese-non-basta.-Servono-interventi-strutturali.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte presenta la prima mappa geologica delle denominazioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-tutela-nebbioli-alto-piemonte-presenta-la-prima-mappa-geologica-delle-denominazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:14:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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		<category><![CDATA[Valorizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Realizzata in collaborazione con Vigna Veritas, la nuova cartografia racconta le caratteristiche geologiche e paesaggistiche delle dieci denominazioni dell’Alto Piemonte, diventando un nuovo punto di riferimento per produttori, operatori e appassionati. Il Consorzio Tutela Nebbioli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Realizzata in collaborazione con Vigna Veritas, la nuova cartografia racconta le caratteristiche geologiche e paesaggistiche delle dieci denominazioni dell’Alto Piemonte, diventando un nuovo punto di riferimento per produttori, operatori e appassionati. Il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte presenta la prima mappa dei territori dell’Alto Piemonte, un progetto nato con l’obiettivo di mettere a disposizione uno strumento di conoscenza, valorizzazione e promozione di uno dei territori vitivinicoli più affascinanti e complessi d’Italia. </em></p>
<p>“L’Alto Piemonte è un mosaico di territori, suoli e paesaggi che rendono ogni denominazione unica e irripetibile”, commenta Andrea Fontana, Presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. “Sentivamo la necessità di dotarci di uno strumento capace di raccontare in maniera chiara e scientificamente rigorosa questa straordinaria ricchezza. La mappa rappresenta un importante investimento culturale oltre che promozionale: sarà uno strumento prezioso per i produttori, per chi studia il territorio e per tutti coloro che, in Italia e all’estero, desiderano approfondire le caratteristiche che rendono i nostri vini così distintivi.” Realizzata in collaborazione con Davide Ferrarese e il suo gruppo di lavoro VignaVeritas, la mappa offre una lettura dettagliata delle peculiarità geologiche e morfologiche delle dieci denominazioni che compongono il patrimonio vitivinicolo dell’Alto Piemonte: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC e Valli Ossolane DOC “Il focus principale del progetto” dice VignaVeritas “è rappresentato dalla geologia dei suoli, elemento determinante per comprendere l’identità e le differenti espressioni dei Nebbioli dell’Alto Piemonte. Accanto alla rappresentazione delle principali formazioni geologiche, la cartografia evidenzia anche le altimetrie dei rilievi collinari, i corsi d’acqua, i principali centri abitati e la distribuzione delle superfici vitate, offrendo così una visione completa del paesaggio che caratterizza quest’area.”</p>
<p>La mappa nasce dalla volontà del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di realizzare uno strumento di riferimento per la valorizzazione dell’Alto Piemonte, in grado di raccontare con rigore scientifico la complessità e l’unicità del territorio. Destinata a viticoltori, operatori del settore, appassionati e stakeholder internazionali, costituirà uno degli strumenti chiave per le attività di promozione e divulgazione del Consorzio in Italia e nel mondo. Determinante per la realizzazione del progetto è stato il contributo di VignaVeritas, realtà specializzata nello studio del terroir vitivinicolo e nella cartografia applicata al mondo del vino. Guidato da Davide Ferrarese, il gruppo di lavoro integra competenze agronomiche, geologiche, pedologiche e cartografiche per sviluppare strumenti di analisi destinati alla valorizzazione delle aree viticole. Attraverso un approccio multidisciplinare e basato su dati scientifici, Vigna Veritas realizza cartografie tematiche che consentono di leggere e interpretare il legame tra suolo, paesaggio e produzione vitivinicola, contribuendo alla tutela e alla comunicazione dell’identità dei territori. Disponibile in formato cartaceo, la nuova mappa diventerà uno degli strumenti principali attraverso cui il Consorzio racconterà l’Alto Piemonte durante le attività di promozione in Italia e sui mercati internazionali, contribuendo a diffondere una conoscenza sempre più approfondita del patrimonio vitivinicolo delle sue denominazioni e del loro straordinario legame con il territorio</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/CS_MAPPA-TERRITORIO.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Nasce il Progetto Montenapoleone: dare un’identità ai grandi vini fermi dell’Oltrepò Pavese</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nasce-il-progetto-montenapoleone-dare-unidentita-ai-grandi-vini-fermi-delloltrepo-pavese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 07:33:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[proposta di riconoscimento]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il Consorzio ha organizzato un incontro con le aziende e le associazioni di categoria agricole per presentare la prossima tappa del percorso di valorizzazione delle produzioni del territorio, dopo aver concluso il progetto di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Consorzio</strong> ha organizzato un incontro con le aziende e le associazioni di categoria agricole per presentare la <strong>prossima tappa del percorso di valorizzazione delle produzioni del territorio</strong>, dopo aver concluso il progetto di <a href="https://www.qualivita.it/news/loltrepo-pavese-metodo-classico-dop-punta-forte-sul-classese" target="_blank" rel="noopener"><strong>rilancio del Metodo Classico attraverso il Classese</strong></a>, presentato con successo alla scorsa edizione di Vinitaly.</p>
<p>Se il Classese resterà comunque la locomotiva in termini di traino d’immagine, il territorio vanta da sempre numerosi altri prodotti d’eccellenza che non sono mai stati valorizzati a sufficienza, anche a causa dell’appiattimento di ogni vino sotto il brand Oltrepò Pavese, che comprende vini di primo prezzo ma anche etichette considerate, a buon diritto, tra le massime eccellenze del panorama italiano. Alla base del nuovo progetto c’è dunque la <strong>costruzione di una piramide di posizionamento per i vini fermi</strong>, capace di collocare ogni produzione nella fascia di valore che merita, incidendo così sul valore delle uve di partenza e dei vigneti, che resta in definitiva l’obiettivo del Consorzio.</p>
<p>Alla base della piramide ci sarebbe il <strong>Provincia di Pavia IGP</strong>, da collocare in un segmento di ingresso. Appena <strong>sopra i vini Oltrepò Pavese</strong>, e al vertice i vini premium e oltre. Per questi ultimi il progetto prevede la creazione di una nuova denominazione su misura. La necessità di crearne una nuova nasce dal fatto che agire diversamente significherebbe intervenire in modo pesante su molti disciplinari, andando anche a ledere in diversi casi diritti preacquisti e rischiando anni di contenziosi che potrebbero, in ultima analisi, bloccare qualsiasi progetto. Al contrario, lavorando su qualcosa di nuovo non si modificherebbe nulla dello status quo, consentendo a ogni azienda di continuare a operare come ritiene più opportuno, ma offrendo un’opportunità a chi finora non ne ha mai avute di lavorare nel segmento più alto di qualità, posizionandosi di conseguenza.</p>
<p>In particolare, i vini fermi su cui <strong>la nuova denominazione sarà incentrata saranno i grandi rossi a base di uve autoctone, con Croatina e Barbera</strong> in primo piano. Sarà prevista anche una tipologia bianca da dedicare esclusivamente al Riesling Renano, così da risolvere l’equivoco storico tra questa varietà e l’Italico, che in futuro potrebbe quindi mantenere l’appannaggio esclusivo della tipologia Riesling nel disciplinare dell’Oltrepò Pavese.</p>
<p>Analogamente, nell’ambito del riordino complessivo, <strong>un’altra possibile modifica sarebbe togliere la tipologia ferma dal Bonarda</strong>, così da mantenere questa denominazione per la tipologia frizzante, certamente la più rappresentativa e tipica. In questo contesto troverebbe anche più senso il <strong>Buttafuoco</strong>, che diventerebbe una nicchia di eccellenza di un progetto di qualità dedicato ai rossi autoctoni fermi del territorio.</p>
<p>Infine, per valorizzare il <strong>Pinot Nero DOC</strong> nella sua versione rossa, l’idea sarebbe quella di lavorare sulla sua promozione a DOCG.</p>
<h4>La proposta di una nuova DOC</h4>
<p><strong>La nuova DOC</strong>, oltre a seguire criteri produttivi orientati alla massima qualità, potrà prevedere le menzioni comunali, così che ogni comune dell’Oltrepò Pavese possa trovare una propria valorizzazione nei vini ottenuti da uve coltivate esclusivamente nel proprio territorio.</p>
<p><strong>L’areale resterebbe quello dell’attuale Oltrepò vinicolo</strong>, con l’eventualità di introdurre un limite minimo di altitudine per i vigneti. Un’attenzione particolare sarà riservata anche alla sostenibilità, con la proposta innovativa di fissare un peso massimo per le bottiglie, così da ridurre drasticamente l’uso del vetro.</p>
<p>Quanto al <strong>nome</strong>, dovendo necessariamente trattarsi di un nome storico, legato al territorio, già presente e attestato, oltre che non confondibile con altre denominazioni,<strong> la proposta del Consorzio</strong> è stata quella di ripescare nella storia gloriosa di questo territorio il <strong>Montenapoleone</strong>, vino rosso che fino agli anni ’60 fu tra i più apprezzati insieme a Buttafuoco, Sangue di Giuda e Barbacarlo.</p>
<p><strong> Il Consiglio di amministrazione attuale si propone, entro la fine del mandato nel febbraio 2027, di portare in Assemblea il progetto Montenapoleone</strong>, così che, come nel caso del Classese, si possa da subito partire con l’utilizzo del nome come marchio collettivo, già registrato l’anno scorso dal Consorzio a questo scopo, mentre verrà portata avanti la pratica di richiesta per la nuova denominazione. Nei suoi tre anni di mandato, dunque, il Consiglio di Amministrazione, nonostante i momenti di grandi difficoltà per il territorio, avrà chiuso tre temi cardinali da sempre dibattuti e mai risolti: la giusta rappresentanza delle aziende tramite il nuovo statuto, la valorizzazione della DOCG con il progetto Classese e il riordino delle denominazioni del territorio con il progetto Montenapoleone. La proposta è stata accolta con grande favore dalle associazioni e dalle aziende presenti, segnando così un altro fondamentale passo nell’opera di rivalorizzazione dell’Oltrepò Pavese.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.classeseoltrepopavese.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Progetto-Montenapoleone.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/nasce-il-progetto-montenapoleone-dare-unidentita-ai-grandi-vini-fermi-delloltrepo-pavese/">Nasce il Progetto Montenapoleone: dare un’identità ai grandi vini fermi dell’Oltrepò Pavese</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il calo dell’export di vino colpisce tutto un territorio: il “caso Verona”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-calo-dellexport-di-vino-colpisce-non-solo-le-cantine-ma-tutto-un-territorio-il-caso-verona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 08:01:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Turismo DOP e Dop economy: le riflessioni dal “Forum sul futuro del vino” della Camera di Commercio della città dell’Arena. Un -5% di esportazioni “costa” 261 milioni di euro “Capitale della Valpolicella”, ma che si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Turismo DOP e Dop economy: le riflessioni dal “Forum sul futuro del vino” della Camera di Commercio della città dell’Arena. Un -5% di esportazioni “costa” 261 milioni di euro</em></p>
<p><strong>“Capitale della Valpolicella”, </strong>ma che si affaccia su altri distretti del vino importanti come quelli del<strong> Soave e del Lago di Garda, </strong>e <strong>“capitale del vino italiano”</strong>, grazie a Vinitaly, l’evento internazionale di riferimento del settore, Verona, tra le città d’arte italiane più visitate, Patrimonio Unesco, è legatissima al vino per storia, cultura ed economia, perché è il vigneto urbano più grande del Belpaese ed il suo territorio è n. 1 per valore dell’export e della produzione enoica, oltre a<strong> guardare all’enoturismo come asset strategico per il futuro</strong>. Nella “buona e nella cattiva sorte”, perché, se in fase di espansione l’economia vinicola ha arricchito la città e il suo territorio, ora, nel complesso periodo che il mercato del vino sta vivendo, a risentirne non è solo il bilancio delle cantine.</p>
<p><strong> Tanto che, con un calo delle esportazioni ipotetico del -5%, il danno economico per Verona ed il suo territorio ammonterebbe a 261 milioni di euro, mentre con un calo intorno al -7% (come sta avvenendo in questa prima metà 2026), la perdita arriverebbe a 366 milioni di euro. </strong>Scenari disegnati dallo studio condotto da Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona (Dipartimento di Scienze Economiche), ed illustrato, ieri, alla Camera di Commercio di Verona che lo ha commissionato (e che, nelle ipotesi più estreme, prevede danni economici fino a -1,3 miliardi di euro).</p>
<p>Una <strong>case history</strong>, quella di Verona &#8211; città che, comunque, vive anche di altri business importanti, dalla logistica alla manifattura, per esempio, e capitale anche della lirica italiana grazie all’Arena &#8211; <strong>che deve far riflettere in maniera profonda sui possibili impatti di un’ulteriore contrazione del business del vino in territori in cui questo rappresenta il principale, se non l’unico, motore economico.</strong></p>
<p>Un quadro, quello fornito, ieri, <strong>dal professor Francesco Pecci nel “Forum sul futuro del vino” (che ha visto sul palco, tra gli altri, Pierluigi Guarise, ad Collis Veneto Wine, Roberta Corrà, dg Gruppo Italiano Vini-Giv, Michele Tessari dell’azienda vitivinicola Ca’ Rugate, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Federdoc, Alessandro Rossi, National Category Manager wine Partesa, e Paolo Artelio, vicepresidente amministratore Fipe), che tiene conto non solo delle potenziali perdite delle imprese vinicole, ma anche dei fornitori, della comunità che lavora e trae beneficio da un comparto storicamente contraddistinto da un forte valore aggiunto.</strong> “Una contrazione della domanda &#8211; ha detto Pecci &#8211; genera impatti rilevanti non solo diretti, ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil, e destinati a ripercuotersi sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali”.</p>
<p>L’analisi dell’impatto si basa sulla matrice di contabilità sociale dell’economia provinciale; <strong>a una contrazione dell’export del 5% corrisponde un calo delle vendite di vino pari a 53 milioni di euro che generano una riduzione di oltre 186 milioni di euro sui settori produttivi coinvolti direttamente e indirettamente e una riduzione dei redditi di lavoro e di capitale, che si traducono in una diminuzione della ricchezza prodotta (il Pil) di 75,5 milioni di euro per un totale di oltre 261 milioni di euro.</strong> Applicando <strong>una riduzione dell’export del 7%, valore assai vicino al saldo dell’export scaligero nel primo trimestre 2026 del settore bevande (dove il vino pesa per oltre il 90%), di -7,4%, la perdita totale per l’economia veronese supera i 366 milioni di euro.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://winenews.it/it/il-calo-dellexport-di-vino-colpisce-non-solo-le-cantine-ma-tutto-un-territorio-il-caso-verona_595972/" target="_blank" rel="noopener">WineNews.it</a></p>
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		<title>Fontina DOP alpeggio, la stagione è nel vivo: tra caldo e siccità le mandrie risalgono la montagna</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/fontina-dop-alpeggio-la-stagione-e-nel-vivo-tra-caldo-e-siccita-le-mandrie-risalgono-la-montagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eccellenza europea riconosciuta come Denominazione di Origine Protetta dal 1996 e tutelata dal Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, la Fontina DOP Alpeggio entra nel cuore della stagione: una produzione di nicchia che vale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Eccellenza europea riconosciuta come Denominazione di Origine Protetta dal 1996 e tutelata dal Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, la Fontina DOP Alpeggio entra nel cuore della stagione: una produzione di nicchia che vale circa 70mila forme l’anno e racconta, tra transumanza e adattamento climatico, l’economia viva della montagna</em></p>
<p>All’alba, lungo i sentieri che salgono dal fondovalle, le mandrie si mettono in cammino. È la monticazione: le mucche risalgono la montagna seguendo un ritmo antico che, ancora oggi, scandisce una parte concreta dell’economia valdostana. In gioco non c’è solo una tradizione, ma una filiera produttiva che ogni anno porta alla realizzazione di circa 400mila forme di Fontina DOP, di cui quasi 70mila prodotte esclusivamente in alpeggio.</p>
<p>È qui, tra i 2.000 e i 2.700 metri di quota, che nasce la Fontina DOP Alpeggio, la sua espressione più rara e identitaria, appena il 15% della produzione totale. Una produzione di nicchia, affidata a circa 125 alpeggi attivi, veri e propri micro-caseifici di montagna, dove tutto avviene in quota: il latte viene munto, lavorato e trasformato direttamente sul posto, spesso nel giro di poche ore.</p>
<p>Il latte, rigorosamente crudo, viene trasformato in alpeggio poche ore dopo la mungitura. Non si tratta di un obbligo imposto dal disciplinare, ma di una caratteristica intrinseca di una produzione che nasce e si sviluppa in quota, a stretto contatto con il territorio. Nessun passaggio intermedio, nessuna standardizzazione: ogni forma nasce dove pascolano le bovine e porta con sé le caratteristiche di quell’erba, di quella stagione e di quell’altitudine.</p>
<p>Quest’anno, la stagione dell’alpeggio si apre sotto il segno di un clima sempre più variabile. Le alte temperature e le scarse precipitazioni delle ultime settimane rappresentano una sfida per chi lavora in montagna. Eppure, l’alpeggio, per sua natura, è un sistema adattivo. Le mandrie si spostano seguendo l’erba e l’acqua: se il caldo anticipa la maturazione dei pascoli più bassi, si sale prima; se alcune aree si inaridiscono, si cercano quote più alte o versanti meglio esposti.</p>
<p>È una mobilità continua, fatta di tappe intermedie – i cosiddetti <em>tramuti</em> – che scandiscono la salita verso gli alpeggi più elevati. Un sapere pratico che permette di gestire anche condizioni climatiche complesse, sfruttando un vantaggio naturale: in quota le temperature restano più miti, garantendo migliori condizioni di benessere per gli animali e una qualità superiore del latte.</p>
<p>Nonostante le scarse piogge, la stagione sta procedendo in modo positivo. La presenza di riserve idriche naturali, tra ruscelli alpini e bacini alimentati dai ghiacciai, consente ancora oggi di sostenere l’attività di alpeggio.</p>
<p>In questo contesto, la Fontina DOP Alpeggio si conferma, oltre che un prodotto, un indicatore sensibile del territorio. Ogni forma riflette l’andamento della stagione: accanto ai tradizionali sentori lattici (latte, burro, panna, burro fuso) si sviluppano note erbacee, floreali, di frutta secca, legno e sottobosco che variano da alpeggio ad alpeggio, regalando al prodotto una sua unicità inimitabile.</p>
<p>La produzione segue un calendario flessibile, legato più al clima che alle date. I primi alpeggi iniziano tra fine maggio e giugno a quote più basse; a luglio e agosto si sale stabilmente sopra ai 2.000 metri, mentre tra fine agosto e settembre le mandrie ridiscendono progressivamente verso i pascoli iniziali, prima del rientro a valle. La stagione di alpeggio dura complessivamente circa 120 giorni. Tra fine agosto e inizio settembre, terminato il periodo minimo di stagionatura di 80 giorni, saranno disponibili le prime forme di Fontina DOP Alpeggio.</p>
<p><em>“Parliamo di una produzione limitata ma strategica: circa 70mila forme che rappresentano il valore più identitario della nostra DOP”</em> — sottolinea <strong>Fulvio Blanchet</strong>, Direttore del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina — <em>l’alpeggio è un sistema dinamico, capace di adattarsi anche a condizioni climatiche difficili. È qui che si misura la resilienza della nostra filiera e la capacità di coniugare tradizione, sostenibilità e qualità”.</em></p>
<p>Al di là della produzione, infatti, l’alpeggio continua ad essere una risorsa per la montagna: il pascolo mantiene vivi i versanti, previene l’abbandono e contribuisce alla stabilità dell’ecosistema alpino. In un contesto in cui il cambiamento climatico ridisegna equilibri e stagioni, la Fontina DOP Alpeggio racconta una montagna che continua a essere abitata, lavorata e interpretata.</p>
<p>E mentre le mandrie continuano a salire, giorno dopo giorno, la stagione entra nel suo momento più intenso.</p>
<p>Fontina: <strong>Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/CS-_-FONTINA-DOP-ALPEGGIO_30_06_2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Con “Vivi Parmigiano Reggiano” la DOP diventa una meta turistica da esplorare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-lancia-vivi-parmigiano-reggiano-la-dop-diventa-una-meta-turistica-da-esplorare-365-giorni-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Turismo DOP, il Consorzio Parmigiano Reggiano lancia “Vivi Parmigiano Reggiano” e punta a trasformare l&#8217;area di origine in una destinazione turistica da esplorare tutto l’anno, con l&#8217;obiettivo strategico di portare i visitatori diretti nei caseifici [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Turismo DOP, il Consorzio Parmigiano Reggiano lancia “Vivi Parmigiano Reggiano” e punta a trasformare l&#8217;area di origine in una destinazione turistica da esplorare tutto l’anno, con l&#8217;obiettivo strategico di portare i visitatori diretti nei caseifici a quota 300.000 entro il 2029.</em></p>
<p>Il <strong>Consorzio</strong> lancia <strong>“Vivi Parmigiano Reggiano”</strong>, il progetto strategico per <strong>trasformare la zona d’origine della DOP in una destinazione turistica</strong> da visitare, vivere e raccontare. Il progetto copre l’intera area di produzione, che abbraccia le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova alla destra del fiume Po e Bologna alla sinistra del Reno. Questa zona accoglie circa quattro milioni di visitatori ogni anno. L’obiettivo del Consorzio è intercettare in modo sempre più strutturato questo flusso, portando i turisti direttamente all’interno dei caseifici e passando dagli attuali 100.000 a <strong>300.000 visitatori entro il 2029</strong>.</p>
<p>L’iniziativa sancisce un cambio di paradigma per il Consorzio: l’obiettivo è superare la logica centrata esclusivamente sul prodotto per abbracciare una visione più ampia che metta al centro l’<strong>esperienza vissuta</strong>. Il Parmigiano Reggiano DOP possiede un <strong>patrimonio storico, umano e paesaggistico irripetibile</strong> che risponde perfettamente alle nuove esigenze dei turisti contemporanei, orientati alla ricerca di autenticità, di esperienze uniche e di un contatto diretto con chi produce.</p>
<p>Il cuore pulsante di “Vivi Parmigiano Reggiano” è l&#8217;invito a scoprire questo ecosistema non solo durante i grandi eventi, ma tutti i giorni. I <strong>caseifici della DOP</strong> sono infatti <strong>aperti e visitabili 365 giorni all’anno</strong>; le esperienze, che spaziano dall&#8217;osservazione della produzione fino alla degustazione guidata, sono facilmente prenotabili attraverso il <strong>sito ufficiale del Consorzio</strong>: <a href="http://www.parmigianoreggiano.com/it/caseifici-trova-caseificio">www.parmigianoreggiano.com/it/caseifici-trova-caseificio</a>. Inoltre, per rendere l’offerta ancora più chiara e strutturata, il Consorzio ha istituito la certificazione di <strong>“Caseifici turistici”</strong> per quelle realtà particolarmente attrezzate per l&#8217;accoglienza continua.</p>
<p>Per tradurre visivamente la vitalità del territorio, il Consorzio si è affidato all’illustratore italiano <strong>Antonio Colomboni</strong>. Attraverso il suo tratto caldo, iconico e contemporaneo, l’artista ha saputo trasformare i luoghi, i gesti della produzione e i paesaggi tipici in un racconto visivo capace di comunicare a colpo d’occhio l’unicità di questa terra. Inoltre, il lancio del progetto si accompagna a campagne di <strong>out of home</strong> e <strong>digital</strong>. Un primo passo di un percorso più ampio, che vedrà aggiungersi il presidio diretto dei principali punti di accesso e di percorrenza: <strong>stazioni ferroviarie, </strong>l’<strong>aeroporto di Bologna, aree di servizio autostradali e altri punti strategici</strong>, per segnare in modo concreto i confini della <strong>“terra del Parmigiano Reggiano”</strong> e accompagnare chi arriva nei luoghi della Dop.</p>
<p>Una volta entrati in caseificio, il viaggio è solo all’inizio. La visita diventa il punto di partenza naturale per esplorare i tesori storici e paesaggistici della zona di origine della DOP: dai sapori della Food Valley di <strong>Parma</strong> ai percorsi naturalistici dell’Appennino di <strong>Reggio Emilia</strong>, dal fascino delle automobili nella Motor Valley di <strong>Modena</strong> ai capolavori architettonici di <strong>Bologna</strong> e ai palazzi dei Gonzaga a <strong>Mantova</strong>, incrociando lungo il cammino rotte storiche come la Via Francigena e la Via Romea Nonantolana.</p>
<p>«<em>Con ‘Vivi Parmigiano Reggiano’ apriamo un nuovo capitolo nella storia della nostra denominazione</em>», ha dichiarato <strong>Nicola Bertinelli</strong>, presidente del Consorzio. «<em>Vogliamo che chiunque ama il nostro formaggio possa viaggiare nelle sue terre di origine, entrare nei caseifici e scoprire che dietro a quella scaglia perfetta ci sono volti, storie e un paesaggio meraviglioso. È un progetto che crea valore aggiunto non solo per la marca, ma per l&#8217;intera comunità, dimostrando che il Parmigiano Reggiano è molto più di un prodotto: è una destinazione culturale a tutti gli effetti</em>».</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Parmigiano Reggiano</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/CS-Vivi-Parmigiano-Reggiano.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Consorzio Asti DOCG: proposta rese a 85 quintali per ettaro nella prossima vendemmia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-asti-docg-proposta-rese-a-85-quintali-per-ettaro-nella-prossima-vendemmia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:25:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rese a 85 quintali a ettaro, in linea con i quantitativi dello scorso anno, con ulteriori 15 quintali di supero e l’impegno a rivedere i parametri produttivi in funzione dell’andamento di mercato. È questa la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rese a 85 quintali a ettaro, in linea con i quantitativi dello scorso anno, con ulteriori 15 quintali di supero e l’impegno a rivedere i parametri produttivi in funzione dell’andamento di mercato. È questa la proposta approvata ieri dal Consiglio di amministrazione del Consorzio Asti Docg per la prossima campagna vendemmiale, nell’ottica di garantire equilibrio tra domanda e offerta e di tutelare il valore della denominazione. </em></p>
<p>La proposta sarà poi discussa il 30 giugno nel corso dell’assemblea dei consorziati. “La soluzione individuata dal Cda nasce da un confronto condiviso tra le diversi componenti della filiera e si inserisce in una strategia di gestione responsabile dell’offerta – commenta Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg -. L’obiettivo è garantire stabilità, programmazione e valore, mantenendo la capacità di adattare le scelte produttive sulla base dell’evoluzione dei mercati. In quest’ottica – conclude Ricagno &#8211; assume particolare rilievo l’impegno espresso dalle case spumantiere nel continuare a sostenere la denominazione a le remunerazione della materia prima, confermando una linea di responsabilità e attenzione verso l’intero comparto produttivo”. Nel corso della riunione, il Consiglio di amministrazione dell’ente consortile si è inoltre impegnato per fornire già nei primi mesi del 2027 un’indicazione chiara all’intera filiera attraverso l’analisi dei dati di mercato al 31 dicembre 2026. Qualora le vendite si mantenessero in linea con gli attuali livelli (pari a circa 85 milioni di bottiglie annue), la resa potrà essere confermata a 85 quintali per ettaro. Un risultato che potrà ulteriormente migliorare se si dovesse registrare una ripresa dei mercati internazionali e un allentamento delle attuali tensioni geopolitiche. Nel caso in cui, invece, si rilevasse una diminuzione delle fascette consegnate rispetto agli attuali volumi di riferimento, il Consorzio orienterà la programmazione produttiva verso una resa non superiore a 80 quintali per ettaro, al fine di tutelare il valore della denominazione nel medio e lungo periodo. Nei primi cinque mesi 2026 il saldo dei contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato si è attestato a 31,5 milioni di pezzi, il 4% in meno rispetto ai 32,8 milioni di pezzi del pari periodo dello scorso anno.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Asti Docg</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/cs-Asti_proposta-riduzione-rese.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Il neo cavaliere Mauro Rosati: “Lavoro per valorizzare il territorio”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-neo-cavaliere-mauro-rosati-lavoro-per-valorizzare-il-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 07:13:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=522806</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il direttore generale della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati, ha ricevuto il riconoscimento per la Festa della Repubblica Mauro Rosati è stato nominato Cavaliere della Repubblica. Un riconoscimento più che meritato per una figura di primo piano a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il direttore generale della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati, ha ricevuto il riconoscimento per la Festa della Repubblica</em></p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong> è stato nominato <a href="https://www.qualivita.it/news/festa-della-repubblica-mauro-rosati-nominato-cavaliere-della-repubblica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cavaliere della Repubblica</strong></a>. Un riconoscimento più che meritato per una figura di primo piano a livello nazionale nel mondo dell’<strong>alimentazione sana</strong>, con la <strong>fondazione nel 2003</strong> di <strong>Qualivita</strong>, che si occupa della valorizzazione di <strong>prodotti a filiera corta dop e igp</strong>.</p>
<p>“<strong>È stata una bella emozione</strong> ricevere questo titolo &#8211; afferma Rosati &#8211; soprattutto perché è legata a un periodo di forte attività che abbiamo svolto in questi ultimi mesi. È un’esperienza che si collega a quanto abbiamo fatto sia a Siena con il <strong>Qualivita Festival</strong>, sia con tutta un’altra serie di iniziative che abbiamo organizzato, come il <strong>forum con il Commissario Europeo all’Agricoltura</strong>, e poi con l’uscita del libro che ho scritto <a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La filosofia della Dop economy</strong></a>. Sono felice di essermi impegnato in questi anni a supporto del lavoro e della valorizzazione dei territori”.</p>
<p>Questo titolo per <strong>Mauro Rosati</strong> è un modo per guardarsi indietro e ripensare a quanto fatto nel corso della sua carriera: “<strong>Non ci avrei nemmeno pensato quando ho iniziato questo percorso</strong> &#8211; spiega -. È stato anche un <strong>riconoscimento inaspettato</strong>, perché quando l’ho saputo ad aprile dalla <strong>Gazzetta Ufficiale</strong> io non ne sapevo nulla, quindi è stato un po&#8217; un <strong>fulmine a ciel sereno</strong>”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.corrieredisiena.it/news/cronaca/452221/il-neo-cavaliere-mauro-rosati-che-emozione-non-me-lo-aspettavo-lavoro-per-valorizzare-il-territorio.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Corriere di Siena</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-neo-cavaliere-mauro-rosati-lavoro-per-valorizzare-il-territorio/">Il neo cavaliere Mauro Rosati: “Lavoro per valorizzare il territorio”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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