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	<title>tecnologia &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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		<title>Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP fa scuola: agronomi e insegnanti polacchi visitano il Ponente per studiare le innovazioni contro il riscaldamento globale Al Professor Dariusz Sochacki, il volo del drone è piaciuto in odo particolare. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP fa scuola: agronomi e insegnanti polacchi visitano il Ponente per studiare le innovazioni contro il riscaldamento globale</em></p>
<p>Al Professor Dariusz Sochacki, il volo del drone è piaciuto in odo particolare. «Una sperimentazione davvero interessante sul piano scientifico. <a href="https://www.qualivita.it/argomento/transizione-tecnologica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;uso di tecnologie innovative</strong></a>, come i droni, per <strong>l&#8217;orticoltura di precisione</strong>, può essere esportato anche su altre colture, in Italia come in Polonia». <strong> Sochacki, che è docente di floricoltura all&#8217;Università di Varsavia</strong>, ha coordinato una delegazione di una ventina di insegnanti polacchi in visita la scorsa settimana nel ponente ligure.</p>
<p><a href="https://www.oliorivieraligure.it/news/oliveto-della-riviera-ligure/" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;oliveto sperimentale del Consorzio per la tutela dell&#8217;olio Dop Riviera Ligure</strong></a>, sulle alture di Lucinasco, a nordovest di Imperia, è stata una tappa centrale del viaggio di formazione. «Il <strong>riscaldamento globale</strong> ci sta dettando l&#8217;agenda. In Polonia, a causa delle temperature in aumento, aumentano anche le coltivazioni di uva, e stiamo cominciando a provare i nostri vini. In questo clima, la coltura di precisione, che riduca il consumo di sostanze chimiche e di acqua, è essenziale».</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/riviera-ligure-dop-innovazione-negli-oliveti-a-lucinasco-il-prototipo-del-progetto-drupe/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Nell&#8217;oliveto sperimentale di Lucinasco</strong></a>, su 18 piante, sono stati applicati una <strong>trentina di sensori che misurano parametri come la temperatura dell&#8217;ambiente, la luminosità, la temperatura delle foglie, la capacità delle foglie di riflettere la luce, o albedo</strong>. Altri sensori, nel suolo, misurano temperatura, umidità, presenza di acqua e dinutrienti. Quanto ai droni, il <strong>presidente del Consorzio, Carlo Siffredi vorrebbe poterli usare presto</strong>. «La legge vieta l&#8217;uso di mezzi aerei per distribuire fitofarmaci sulle piantagioni. Lo concede soltanto per la distribuzione del concime. Stiamo facendo queste prove per fornire i dati al ministero. Con i droni, la sicurezza e l&#8217;efficacia aumentano: non c&#8217;è contatto diretto, le sostanze vengono nebulizzate, diminuisce la quantità di prodotto necessaria».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsecoloxix.it/imperia/2026/04/27/news/oliveto_tecnologico_ligure_agronomi_polacchi-15600409/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Secolo XIX Imperia</strong></a></p>
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		<item>
		<title>eIDAS 2: Innovazione dell’Identità Digitale e dei Servizi Fiduciari</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/eidas-2-innovazione-dellidentita-digitale-e-dei-servizi-fiduciari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 17:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Unione Europea si trova nel mezzo di una trasformazione normativa senza precedenti con eIDAS 2, che ridefinisce l’identità digitale e i servizi fiduciari. Come emerso durante l’intervento “eIDAS_2 e la nuova conservazione digitale: l’evoluzione dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex-shrink-0 flex flex-col relative items-end">
<div>
<div class="pt-0">
<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<div class="relative p-1 rounded-sm flex items-center justify-center bg-token-main-surface-primary text-token-text-primary h-8 w-8"><em>L’Unione Europea si trova nel mezzo di una trasformazione normativa senza precedenti con eIDAS 2, che ridefinisce l’identità digitale e i servizi fiduciari.</em></div>
<div></div>
<div class="relative p-1 rounded-sm flex items-center justify-center bg-token-main-surface-primary text-token-text-primary h-8 w-8">Come emerso durante l’intervento <em>“<strong>eIDAS_2 e la nuova conservazione digitale: l’evoluzione dei servizi trust nell’ambito dell’UE</strong>”</em> tenuto da Anna Conte (Responsabile Sviluppo Servizi Digitali &amp; Cybersecurity – <strong><a href="https://www.csqa.it/it-it" target="_blank" rel="noopener">CSQA</a>)</strong> e Andrea Castello (Responsabile Schema Servizi Digitali – CSQA) in occasione del <a href="https://www.ictsecuritymagazine.com/eventi/forumictsecurity2024#programma">Forum ICT Security 2024</a>, questo processo mira a definire un quadro giuridico che faciliti la creazione di un sistema di identità digitale unico e sicuro per ogni cittadino comunitario.</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Tale <strong>evoluzione normativa</strong> – avviata inizialmente in Italia e progressivamente estesa all’intera Unione – si concretizza attraverso oltre venti regolamenti, parte di un ambizioso programma di digitalizzazione dell’ecosistema europeo: l’obiettivo è fornire una risposta strategica alle sfide poste da un contesto tecnologico sempre più interconnesso e vulnerabile a rischi di natura sistemica.</p>
<p>Castello ha evidenziato come negli ultimi anni la <strong>priorità</strong> <strong>dell’Unione Europea</strong> sia stata la creazione di un quadro regolatorio uniforme, partendo nel 2014 con eIDAS per la definizione di un framework di identità digitale passando poi nel 2016 con il GDPR per la protezione dei dati personali fino ad arrivare ad atti recenti come Dora il <em>Cyber Resilience Act</em>.</p>
<p>Questi <strong>regolamenti</strong> non sono esclusivamente volti alla definizione di standard tecnici: mirano infatti alla costruzione di un ecosistema digitale interoperabile a livello europeo, caratterizzato da una convergenza normativa che rafforza la fiducia nella sicurezza degli strumenti digitali. L’interazione tra i vari strumenti normativi tende perciò allo sviluppo di una struttura integrata che tuteli non solo la privacy degli utenti ma anche la sicurezza complessiva, nonché la resilienza e la continuità operativa del sistema.</p>
<p>L’attuale <strong>quadro normativo</strong> si estende ben oltre la mera sicurezza informatica, includendo ulteriori aspetti essenziali come la trasparenza contrattuale, la continuità operativa e l’accessibilità dei servizi digitali.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: i<a href="https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/eidas-2-identita-digitale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ctsecuritymagazine.com</strong></a></p>
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		<item>
		<title>Identificare l’abbandono degli oliveti con dati satellitari e intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/identificare-labbandono-degli-oliveti-con-dati-satellitari-e-intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 10:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FOCUS &#8211; Digitalizzazione DOP IGP AEDIT srl, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha sviluppato uno strumento informatico per l’identificazione degli oliveti abbandonati nel territorio del Seggiano DOP – Olio EVO al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #e25245;">FOCUS &#8211; Digitalizzazione DOP IGP</span></strong></p>
<p><em>AEDIT srl, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha sviluppato uno strumento informatico per l’identificazione degli oliveti abbandonati nel territorio del Seggiano DOP – Olio EVO al fine di progettare politiche agricole più sostenibili</em></p>
<p>La coltivazione dell’olivo (Olea europea L.) è fortemente radicata nella cultura dei popoli del Mediterraneo e in particolare in Italia, Paese che contribuisce in gran parte alla produzione mondiale di olio d’oliva insieme a Spagna e Grecia. Tuttavia, sebbene l’Italia detenga a livello europeo la percentuale maggiore delle Denominazioni di Origine Protetta (DOP) di olio d’oliva (circa 40%), la situazione del settore si presenta vulnerabile, specialmente per i piccoli produttori, a causa della volatilità delle produzioni e dei prezzi. La conseguente bassa profittabilità sta portando all’abbandono di molti oliveti, con effetti dannosi dal punto di vista economico, sociale, ambientale e culturale.</p>
<p>Diventa quindi sempre più cruciale dotarsi di strumenti avanzati per mappare tale fenomeno, fornendo così un supporto ai gestori del territorio e ai responsabili politici nell’attuazione di strategie efficaci di monitoraggio e gestione. Le tecniche tradizionali per il controllo dei territori agricoli prevedono la raccolta di dati a terra e la fotointerpretazione, richiedendo però un alto impiego di manodopera.</p>
<p>Il telerilevamento offre un aiuto significativo a questi monitoraggi, garantendo una copertura spaziale e temporale estesa, con un bisogno di manodopera inferiore. Tuttavia, le applicazioni del telerilevamento negli agroecosistemi caratterizzati dalla presenza di oliveti sono ancora relativamente scarse.</p>
<p>Studi precedenti hanno dimostrato che l’analisi delle serie temporali degli indici vegetazionali, in particolare Normalized Difference Vegetation Index (NDVI), calcolati a partire da dati satellitari, consente l’identificazione dei cambiamenti di uso del suolo o dell’abbandono dei terreni agricoli su larga scala. I recenti progressi nella tecnologia di telerilevamento hanno però notevolmente migliorato la capacità di monitorare e analizzare i paesaggi agricoli. La disponibilità di immagini ad alta risoluzione spaziale, come quelle fornite dai satelliti Copernicus Sentinel-2, ha aperto infatti nuove possibilità per il controllo delle parcelle agricole.</p>
<p>L’integrazione di modelli di machine learning e immagini Sentinel per la classificazione dell’uso e dell’abbandono del suolo fornisce un flusso di lavoro facilmente integrabile in strumenti digitali per il monitoraggio e la gestione del territorio, basato su dati open, permettendo un’analisi automatizzata su larga scala delle immagini satellitari. L’obiettivo generale del presente studio è stato quello di sviluppare una tecnica per il riconoscimento degli oliveti abbandonati sulla base dell’ipotesi che un modello di machine learning, addestrato con osservazioni sul campo, possa discriminare tra oliveti abbandonati e coltivati, utilizzando serie temporali annuali di NDVI.</p>
<p>Il lavoro ha previsto anche la realizzazione di un’app per facilitare la raccolta dei dati a terra sul livello di abbandono degli oliveti e un web-GIS per la visualizzazione dei risultati del modello, con l’obiettivo di fornire soluzioni tecnologiche e pratiche per la progettazione di politiche agricole sostenibili.</p>
<blockquote><p><strong>Iride Volpi</strong> ha un dottorato in Agrobioscienze conseguito presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Attualmente si occupa di analisi di dati e di ricerca e sviluppo presso AEDIT, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni informatiche per l’agricoltura e l’ambiente, mettendo a punto algoritmi per supportare l’applicazione di pratiche agricole sostenibili.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L’area di studio è stata quella della DOP “Olio Seggiano” (Grosseto, Toscana). I dati a terra usati per la calibrazione, il test e la validazione del modello (751 punti), sono stati raccolti con un’app, sviluppata da AEDIT, per la raccolta di punti GPS e del livello di abbandono degli oliveti. I poligoni degli oliveti sono stati ricavati unendo i dati dell’uso del suolo della Toscana e i dati del Piano Colturale Grafico di ARTEA del 2019, risultando in 7465 parcelle, 4158.18 ha totali. Per il calcolo delle serie temporali di NDVI (Normalized Difference Vegetation Index) sono stati utilizzati i dati satellitari Sentinel-2 dell’anno 2020, ottenendo una mappa della serie temporale di NDVI ricampionata ogni 10 giorni per ogni pixel. Un modello machine learning Random Forest è stato calibrato e validato usando il software Orfeo ToolBox (OTB). Ogni parcella a oliveto è stata poi classificata usando la classe predominante stimata su ogni pixel dal modello.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>I risultati della classificazione del modello sono stati pubblicati in uno strumento web-GIS (Sistema Informativo Geografico) (CoseDiModa web-GIS) per renderli disponibili ai potenziali utilizzatori, quali autorità locali, Consorzi e associazioni di produttori. L’applicazione per smartphone (CoseDiModa app) ha facilitato la raccolta dei dati a terra rispetto a metodi tradizionali, permettendo la selezione di 751 punti da dicembre 2020 a marzo 2020. Analizzando i valori di NDVI nei punti usati per calibrare il modello è stato possibile distinguere una serie temporale media per l’oliveto abbandonato e una per quello coltivato.</p>
<p>La media annuale di NDVI è stata più alta (0.55) nei pixel degli oliveti abbandonati rispetto a quelli coltivati (0.51), con valori mediamente più alti da fine aprile agli inizi di novembre. Negli oliveti abbandonati l’insediamento di specie arboree decidue potrebbe aver contribuito a differenziare la stagionalità dell’NDVI rispetto agli oliveti coltivati. Gli oliveti coltivati hanno registrato la tendenza ad avere un NDVI più basso durante l’estate, probabilmente dovuto alla riduzione dello strato erbaceo causata dalla siccità o alle lavorazioni del terreno. Il modello Random Forest è stato in grado di classificare correttamente i pixel come oliveti abbandonati o coltivati con un’accuratezza dell’85%, sia nel dataset di test che di validazione, confermando che le tecnologie di telerilevamento e machine learning possono essere impiegate efficacemente per mappare l’abbandono dei terreni agricoli.</p>
<p>L’immagine dell’area di studio con tutti i pixel classificati dal modello è stata pubblicata nel web-GIS, servibile attraverso un’interfaccia user-friendly, e utilizzata come strumento di monitoraggio del territorio dalle associazioni dei produttori del Consorzio Tutela Olio Seggiano DOP (Figura 1). Aggregando i dati per Comune è emerso che la percentuale degli oliveti abbandonati nell’area della DOP dell’Olio di Seggiano è variabile dal 7% al 59% (Tabella 1).</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>La combinazione delle immagini ad alta risoluzione di Sentinel- 2 e del modello Random Forest è stata in grado di distinguere gli oliveti abbandonati da quelli coltivati in un tipico agroecosistema mediterraneo del centro Italia. Lo sviluppo di un’applicazione per smartphone per il campionamento in campo ha facilitato la raccolta di 751 punti geolocalizzati, utilizzati per addestrare, testare e validare il modello Random Forest.</p>
<p>Il modello calibrato ha mostrato un’accuratezza dell’85% nella classificazione di punti appartenenti a oliveti coltivati e abbandonati, sia sui dati usati a scopo di test che di validazione. Il modello è stato poi applicato a tutti i pixel dell’area di studio e le parcelle a oliveto sono state classificate secondo il criterio del valore più frequente nella geometria. Questo ha permesso di evidenziare una percentuale di oliveti abbandonati, all’interno della DOP Olio Seggiano, dal 7% al 59% sul totale dell’area olivetata.</p>
<p>I risultati sono stati pubblicati in uno strumento web-GIS dedicato ai gestori del territorio della DOP Olio Seggiano, sottolineando il potenziale delle tecnologie testate nel supportare il monitoraggio e la gestione del territorio. Ulteriori sviluppi potrebbero prevedere l’automatizzazione delle procedure di calibrazione del modello con dati di eventuali nuove campagne di monitoraggio effettuate con l’app e di pubblicazione della mappa nel web-GIS, e testare l’applicabilità della procedura in altre aree geografiche.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Detecting olive grove abandonment with Sentinel-2 and machine learning: The development of a web-based tool for land management</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>I. Volpi, S. Marchi, R. Petacchi, K. Hoxha, D. Guidotti</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Smart Agricultural Technology 3 (2023) 100068.<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/j.atech.2022.100068" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.atech.2022.100068</a></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>L’abbandono delle aree rurali rappresenta in Europa un serio problema ambientale e socio-economico che minaccia la stabilità e la redditività della produzione agricola. L’identificazione e la quantificazione dei terreni agricoli abbandonati è fondamentale per monitorare il fenomeno e applicare misure per contrastarlo. L’Italia è uno dei Paesi europei più importanti per la produzione di olio d’oliva di alta qualità, rappresentando una grande fetta della produzione certificata europea (DOP, IGP). In questo studio viene presentato un modello di Machine Learning (Random Forest) per l’identificazione degli oliveti abbandonati utilizzando osservazioni in campo e serie temporali di NDVI, testato in un tipico agroecosistema del centro Italia caratterizzato dalla presenza di oliveti. Per raccogliere punti in campo, utilizzati per addestrare il modello, è stata sviluppata e utilizzata un’applicazione per smartphone in grado di registrare la posizione geografica e il livello di abbandono degli oliveti. I dati di NDVI da gennaio a dicembre 2020, calcolati su immagini Sentinel-2, sono stati estratti per ciascun punto di monitoraggio e integrati per ottenere una serie temporale con intervallo di 10 giorni. Il modello Random Forest ha utilizzato le serie temporali annuali di NDVI come variabili e ha classificato i punti di campionamento nel dataset di test con un’accuratezza dell’85%. Il modello ha mostrato una maggiore capacità di classificare i punti coltivati rispetto a quelli abbandonati, con una sensibilità pari a 88% e una specificità pari a 82%. I risultati hanno dimostrato l’applicabilità dell’approccio per discriminare gli oliveti coltivati da quelli abbandonati, a condizione che le particelle destinate alla coltivazione di olivi siano conosciute. È stato implementato uno strumento web-GIS per mostrare i risultati e supportare il monitoraggio e la gestione del territorio.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>G. Belletti, A. Marescotti, J. Sanz-Cañada, H. Vakoufaris, Linking protection of Geographical Indications to the environment: evidence from the European Union olive-oil sector, Land Use Policy 48 (2015) 94–106.</li>
<li>A.A. Rodríguez Sousa, J.M. Barandica, A.J. Rescia, Application of a dynamic model using agronomic and economic data to evaluate the sustainability of the olive grove landscape of Estepa (Andalusia, Spain), Landsc. Ecol. 34 (2019) 1547–1563.</li>
<li>Gennai-Schott, S., Sabbatini, T., Rizzo, D., Marraccini, E., 2020. Who remains when professional farmers give up? Some insights on hobby farming in an olive groves oriented terraced mediterranean area. Land 9.</li>
<li>S. Morell-Monzó, J. Estornell, M.T. Sebastiá-Frasquet, Article comparison of Sentinel-2 and high-resolution imagery for mapping land abandonment in fragmented areas, Remote Sens. 12 (2020) 2062.</li>
<li>S. Estel, T. Kuemmerle, C. Alcántara, C. Levers, A. Prishchepov, P. Hostert, Mapping farmland abandonment and recultivation across Europe using MODIS NDVI time series, Remote Sens. Environ. 163 (2015) 312–325.</li>
<li>S. Wang, G. Azzari, D.B. Lobell, Crop type mapping without field-level labels: random forest transfer and unsupervised clustering techniques, Remote Sens. Environ. 222 (2019) 303–317.</li>
<li>X. Zhu, G. Xiao, D. Zhang, L. Guo, Mapping abandoned farmland in China using time series MODIS NDVI, Sci. Total Environ. 755 (2021) 142651.</li>
<li>M. Belgiu, L. Dr ăgu ț, Random forest in remote sensing: a review of applications and future directions, ISPRS J. Photogramm. Remote Sens. 114 (2016) 24–31.</li>
<li>L. Brilli, M. Chiesi, F. Maselli, M. Moriondo, B. Gioli, P. Toscano, A. Zaldei, M. Bindi, Simulation of olive grove gross primary production by the combination of ground and multi-sensor satellite data, Int. J. Appl. Earth Observ. Geoinf. 23 (2013) 29–36.</li>
<li>L.E. Nugroho, A.G.H Pratama, I.W. Mustika, Ri. Ferdiana, Development of monitoring system for smart farming using Progressive Web App, in: 2017 9th International Conference on Information Technology and Electrical Engineering (ICITEE), 2017, pp. 1–5.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-03/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_03</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/10/Consortium-24-abbandono-oliveti-intelligenza-artificiale.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/identificare-labbandono-degli-oliveti-con-dati-satellitari-e-intelligenza-artificiale/">Identificare l’abbandono degli oliveti con dati satellitari e intelligenza artificiale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>NFT per le Indicazioni Geografiche: un patrimonio da tutelare sulla “tavola” del Metaverso</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nft-per-le-indicazioni-geografiche-un-patrimonio-da-tutelare-sulla-tavola-del-metaverso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 09:40:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>FOCUS &#8211; Digitalizzazione DOP IGP Uno studio esplorativo per comprendere la propensione dei consumatori all’utilizzo degli NFT per prodotti DOP e IGP, sottolineando il ruolo e i benefici per i Consorzi di tutela Con la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #e25245;">FOCUS &#8211; Digitalizzazione DOP IGP</span></strong></p>
<p><em>Uno studio esplorativo per comprendere la propensione dei consumatori all’utilizzo degli NFT per prodotti DOP e IGP, sottolineando il ruolo e i benefici per i Consorzi di tutela</em></p>
<p>Con la crescita della blockchain e l’affermarsi dell’importanza della tracciabilità della filiera agroalimentare, le aziende dovrebbero adattarsi alle sfide attuali, promuovendo la consapevolezza del marchio e migliorando la connessione con la comunità dei clienti online. Inoltre, i processi di trasformazione digitale stanno cambiando radicalmente la configurazione dei modelli di business in ogni settore, richiedono nuove forme di finanziamento e cercano di alimentarne le attività primarie e di supporto per raggiungere obiettivi di creazione di valore.</p>
<p>Le opportunità offerte dal Metaverso e la popolarità che stanno riscontrando i Non Fungible Token (NFT) interessano le aziende appartenenti a diversi settori economici. Infatti, gli NFT sono certificati digitali che garantiscono proprietà e autenticità, sono verificabili e non possono essere oggetto di frode. Questi hanno riscontrato un buon successo come oggetti da collezione e sono stati implementati anche nell’arte: è fortemente rappresentativa la vendita di un NFT da parte della Galleria degli Uffizi nel 2022, che ha digitalizzato il “Tondo Doni” di Michelangelo, evidenziando il potenziale finanziario e di marketing associato alla certificazione NFT.</p>
<p>L’agroalimentare non può essere escluso da queste forme di innovazione, ricche di benefici in ottica di finanziamento e di promozione delle caratteristiche peculiari dei prodotti certificati. La crescente enfasi nella letteratura sulle certificazioni deriva dalla crescente domanda da parte dei consumatori europei di garanzie di qualità, in linea con le politiche agricole incentrate sulla sicurezza alimentare e sulla ristrutturazione organizzativa. Questa continua necessità di conoscere l’origine dei prodotti alimentari sollecita i Consorzi di tutela nel promuovere informazioni accurate sui prodotti che rappresentano. Proprio per questi motivi, gli NFT possono essere strumenti utili per rendere nota l’intera filiera e per offrire garanzia di veridicità e originalità delle Indicazioni Geografiche. Basandosi su queste intuizioni, questo studio cerca di esplorare le percezioni dei consumatori nei confronti dello sviluppo di NFT per prodotti agroalimentari certificati.</p>
<p>Attraverso la somministrazione di questionari ad un campione di consumatori, si è scelto di indagare sul livello di apprezzamento dei prodotti certificati e sulla percezione dei consumatori nei confronti dell’impiego di NFT per prodotti a Denominazione d’Origine Protetta (DOP) e a Indicazione Geografica Protetta (IGP). Nell’esplorare le nuove tecnologie per salvaguardare l’eccellenza agricola, le nostre domande di ricerca si concentrano sull’adozione di questi strumenti da parte dei clienti e sulla loro volontà di utilizzarli, in linea con i precedenti studi sull’adozione della tecnologia. Considerando le opportunità offerte dall’ambiente digitale del Metaverso, i consumatori potrebbero detenere gli NFT dei prodotti certificati per osservare le fasi della produzione e conoscere direttamente le peculiarità del prodotto di origine.</p>
<p>La ricerca evidenzia anche come gli NFT possano essere utilizzati per finanziare iniziative di contrasto al cambiamento climatico. In particolare, le attività dei Consorzi di tutela potrebbero essere supportate dalla vendita di questi certificati digitali legati ai prodotti da essi certificati.</p>
<blockquote><p><strong>Chiara Colamartino</strong> è Assegnista di Ricerca e ha conseguito il Dottorato presso l&#8217;Università LUM Giuseppe Degennaro di Casamassima (BA).</p>
<p><strong>Francesco Manta</strong> è docente a contratto di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università del Salento.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Il questionario è stato strutturato seguendo i dettami del Technology Acceptance Model (TAM) al fine di esaminare il livello di conoscenza del Metaverso e del TAM2 per osservare l’intenzione comportamentale nei confronti dell’uso degli NFT. Inizialmente proposto da Davis (1985), il TAM sottolinea l’utilità percepita e la facilità d’uso ed è stato applicato dagli studiosi per comprendere l’accettazione degli utenti in vari ambiti, tra cui la blockchain. Per perseguire gli obiettivi di ricerca, si sono costruite sei ipotesi di ricerca, consultando la letteratura scientifica e formando specifici costrutti atti ad analizzare le percezioni del consumatore. Per l’analisi dei dati si è scelto di utilizzare il Partial Least Squares Structural Equation Modelling (PLS-SEM), tecnica sempre più popolare tra gli accademici di gestione e marketing, grazie alla sua applicazione su piccoli campioni per studi esplorativi di una nuova tecnologia. I risultati ottenuti sono stati esaminati attraverso l’Artificial Neural Network (ANN) che ha validato il modello ottenuto.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>Il questionario è stato suddiviso in sette sezioni, tra cui una dedicata ai dati demografici, contenenti una scala Likert a cinque punti per le risposte. È stato lanciato uno studio pilota su 35 partecipanti, per validare le domande. Sono stati distribuiti 967 questionari online in cinque settimane (dal 16 gennaio al 23 febbraio 2023) e sono state raccolte 206 compilazioni valide per l’analisi con PLS-SEM.</p>
<p>L’analisi si è concentrata sull’illustrazione delle relazioni tra i costrutti, che rivelano supporto per tutte le ipotesi: i punteggi di Composite Reliability (CR) hanno superato 0.70, indicando affidabilità in questo contesto esplorativo, e i valori di Average Variance Extracted (AVE) superavano 0.50. I risultati ottenuti offrono una dimensione del fenomeno intuitiva, che suggerisce il grande potenziale dell’innovazione. Osservando la Figura 1, si può affermare che, sebbene molti dei rispondenti si siano dichiarati discreti conoscitori del Metaverso e decisamente interessati al mondo delle certificazioni di qualità, il segmento degli NFT risulta ancora inesplorato, poco conosciuto e, conseguentemente, poco utilizzato.</p>
<p>In Figura 1 emerge la marcata preferenza dei prodotti a marchio DOP e IGP e in Figura 2 si evince che più della metà degli intervistati (appartenenti a diverse classi di età) assume una posizione neutra o è completamente d’accordo con l’utilizzo degli NFT per i prodotti DOP e IGP. In tal senso, è risultato cruciale rilevare l’interesse, la curiosità e la propensione degli intervistati verso la creazione di certificati digitali dei prodotti DOP e IGP con lo scopo duplice di promuovere la conoscenza di tali pratiche (con la possibilità di proteggere i marchi di qualità da contraffazione) e di utilizzare nuove fonti di finanziamento alternative afferenti alla finanza digitale.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Il Metaverso è ancora nella sua fase iniziale e manca di standard stabiliti. La regolamentazione potrebbe migliorare l’accettazione da parte dei clienti degli strumenti del Metaverso. Contribuiamo alla letteratura sull’economia dell’innovazione esaminando l’impatto delle innovazioni dirompenti sul comportamento dei consumatori. Il TAM è stato applicato per testare l’uso degli NFT nelle imprese agroalimentari, aprendo nuove strade di finanziamento tramite asset crittografici.</p>
<p>Lo studio esplora la percezione italiana del Metaverso e degli NFT per le certificazioni agroalimentari, evidenziando come questi possano migliorare l’unicità dei prodotti, similmente ai capolavori museali, e combattere le frodi. Questa innovazione digitale offre alle aziende l’opportunità di amplificare la conoscenza, la coscienza e l’intenzione di acquisto dei consumatori, mentre la tecnologia blockchain alla base degli NFT può rafforzare la produttività e combattere le frodi.</p>
<p>Le iniziative di creazione degli NFT possono essere veicolate dai Consorzi di tutela. Infatti, le micro, piccole e medie imprese artigianali del settore agroalimentare mostrano limitate capacità finanziarie per effettuare investimenti nella digitalizzazione dei processi, impedendo gli investimenti per migliorare l’efficienza produttiva.</p>
<p>Lo sfruttamento di economie di scopo tramite organizzazioni consortili, dunque, potrebbe contribuire a superare tali difficoltà. Le singole imprese del settore potrebbero beneficiare dell’uso di NFT attraverso i Consorzi di tutela per superare gli ostacoli finanziari e permettere innovazione oltre i contesti di business italiano. Progetti futuri potrebbero valutare il comportamento dei consumatori verso specifici NFT e superare i limiti dell’ampiezza del campione emersi in questo lavoro.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>NFTs for certified products: a heritage to protect on the “table” of the metaverse.</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>C. Colamartino, F. Manta, P. Toma</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Applied Economics, 1-16, June 2024<br />
<a href="https://doi.org/10.1080/00036846.2024.2364095" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1080/00036846.2024.2364095</a><br />
<strong>Abstract</strong></p>
<p>I prodotti certificati in campo agroalimentare sono caratterizzati da un’elevata qualità e da un forte legame territoriale. Questo lavoro esplora la possibile creazione di Non Fungible Token (NFT) per prodotti certificati nel settore agroalimentare, che può assicurare unicità e Indicazione di origine del prodotto che identificano. Sono stati sottoposti dei questionari per esplorare la conoscenza degli NFT e la propensione all’acquisto degli NFT per i prodotti agroalimentari certificati. Utilizziamo un adeguato modello di equazioni strutturali parziali dei minimi quadrati (PLS-SEM) e verifichiamo l’accuratezza predittiva con l’approccio della rete neurale artificiale (ANN). Viene dimostrata l’adeguata ricettività di queste tecnologie verso il pubblico e viene sottolineato come l’Agricoltura 4.0 possa adattare la NFT per i prodotti certificati per migliorare lo sviluppo locale e aumentare la conoscenza e il sistema blockchain alla base dei prodotti certificati. Le implicazioni dirette includono il potenziale di reinvestimento nelle attività delle aziende e dei Consorzi agroalimentari attraverso il posizionamento nello spazio virtuale. La ricerca futura potrebbe concentrarsi sulla sperimentazione di progetti pilota e sulla verifica dei risultati di questo studio preliminare.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Barrera, K. G., &amp; Shah, D. (2023). Marketing in the Metaverse: Conceptual understanding, framework, and research agenda. Journal of Business Research, 155, 113420.</li>
<li>C Maia, G., &amp; Vieira dos Santos, J. (2021). MiCA and DeFi (“Proposal for a Regulation on Market in Crypto-Assets” and “Decentralised Finance”). Forthcoming article in “Blockchain and the law: dynamics and dogmatism, current and future.</li>
<li>Cumming, D., Johan, S., Oberst, C., &amp; Uzuegbunam, I. (2020). The unintended consequences of biotechnology innovation adoption. Industry and Innovation, 27(10), 1089-1109.</li>
<li>Davis, F. D., R. P. Bagozzi, and P. R. Warshaw. 1989. “User Acceptance of Computer Technology: A Comparison of Two Theoretical Models.” Management Science 35:982–1003.</li>
<li>Davis, F. D. 1985. “A Technology Acceptance Model for Empirically Testing New End-User Information Systems: Theory and Results.” Ph.D. thesis., Massachusetts Institute of Technology.</li>
<li>Hameed, M. A., S. Counsell, and S. Swift. 2012. “A Conceptual Model for the Process of IT Innovation Adoption in Organizations.” Journal of Engineering and Technology Management 29:358–390.</li>
<li>Pesch, R., H. Endres, and R. B. Bouncken. 2021. “Digital Product Innovation Management: Balancing Stability and Fluidity Through Formalization.” Journal of Product Innovation Management 38:726–744.</li>
<li>Venkatesh, V., and F. D. Davis. 2000. “A Theoretical Extension of the Technology Acceptance Model: Four Longitudinal Field Studies.” Management Science 46:186–204.</li>
<li>Wang, Q., Li, R., Wang, Q., &amp; Chen, S. (2021). Non-fungible token (NFT): Overview, evaluation, opportunities and challenges. arXiv preprint arXiv:2105.07447.</li>
<li>Xu, R., and E. Guan. 2023. “Can Blockchain Innovation Promote Total Factor Productivity? Evidence from Chinese-Listed Firms.” Applied Economics 55:653–670.</li>
</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-03/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_03</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/10/Consortium-24-NFT-Indicazioni-Geografiche.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Tecnologie innovative basate sul DNA per investigare l’autenticità di alimenti e bevande fermentati DOP e IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tecnologie-innovative-basate-sul-dna-per-investigare-lautenticita-di-alimenti-e-bevande-fermentati-dop-e-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 09:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FOCUS &#8211; Digitalizzazione DOP IGP Lo studio condotto dal CNR-ISPA prende in esame le nuove tecnologie per il riconoscimento del DNA dei microorganismi al fine di individuare le tecniche migliori per valutare l’autenticità di alimenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #e25245;">FOCUS &#8211; Digitalizzazione DOP IGP</span></strong></p>
<p><em>Lo studio condotto dal CNR-ISPA prende in esame le nuove tecnologie per il riconoscimento del DNA dei microorganismi al fine di individuare le tecniche migliori per valutare l’autenticità di alimenti e bevande fermentati DOP e IGP e contrastare così le frodi alimentari</em></p>
<p>Per fini di lucro, l’etichetta dell’alimento, o il prodotto alimentare stesso, possono essere alterati, o sostituiti, commettendo così una frode alimentare. Per superare questo problema, che causa un danno a consumatori e industria di circa 10-15 miliardi di dollari all’anno (come stimato dalla U.S. Food and Drug Administration), l’autenticazione alimentare, intesa come un processo analitico che accerta le informazioni sull’etichetta relative i) al contenuto, ii) all’origine e iii) al processo di produzione dell’alimento, risulta di fondamentale importanza. Come definito dal gruppo di esperti dell’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP), gli alimenti fermentati sono “alimenti prodotti mediante replicazione microbica desiderata e conversioni enzimatiche delle componenti alimentari”.</p>
<p>Nell’Unione Europea, i marchi sulle Indicazioni Geografiche, noti come “Denominazione di Origine Protetta” (DOP) e “Indicazione Geografica Protetta” (IGP), promuovono e proteggono numerosi prodotti agricoli e alimentari. I prodotti che posseggono lo status DOP o IGP sono contrassegnati con il rispettivo logo che aiuta così i consumatori a poterli riconoscere. In particolare questi marchi proteggono un prodotto che proviene da una regione specifica e segue un particolare processo di produzione tradizionale. Molti formaggi fermentati italiani come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano posseggono il marchio DOP, altri insaccati fermentati come il Salame Felino e il Salame Cremona posseggono il marchio IGP, e numerose bevande fermentate come vari vini italiani posseggono o il marchio DOP o il marchio IGP.</p>
<p>Ciascun alimento fermentato o bevanda fermentata è caratterizzato da un peculiare microbiota originato dalle materie prime, dalle attrezzature e dall’ambiente di lavorazione, la cui composizione ed evoluzione sono influenzate da fattori biotici e abiotici che intervengono durante ogni specifico processo di produzione. Tale consorzio microbico assicura sia le attività di fermentazione primarie, che garantiscono i risultati tecnologici della trasformazione, sia quelle accessorie, che contribuiscono notevolmente alla definizione delle caratteristiche di tipicità e qualità, basi della notorietà dei prodotti fermentati. Sono stati riscontrati diversi consorzi microbici specifici per l’area geografica di origine. Per questo motivo, i microorganismi, ed in particolare il loro DNA, possono essere usati come marker per valutare l’autenticità di alimenti e bevande fermentati DOP e IGP (Figura 1).</p>
<blockquote><p><strong>Vincenzina Fusco</strong> è primo ricercatore presso l’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA).</p>
<p><strong>Daniele Chieffi</strong> è Assegnista di Ricerca presso l’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA).</p></blockquote>
<h4>Metodi di identificazione basati sulla reazione a catena della polimerasi (PCR)</h4>
<p>L’amplificazione mediante PCR del gene 16S rRNA, e la successiva analisi della sua sequenza nucleotidica, sono state ampiamente utilizzate per identificare batteri di origine alimentare. Tuttavia questo metodo potrebbe non consentire l’identificazione accurata di specie strettamente correlate dal punto di vista filogenetico. I saggi PCR volti invece ad amplificare frammenti di geni specie-specifici, anche diversi dai geni 16S rRNA, hanno accelerato e reso più accurato il processo di identificazione. Inoltre, mentre l’analisi di sequenza del gene 16S rRNA richiede classicamente un primo passaggio di isolamento del batterio bersaglio prima dell’estrazione del DNA, la PCR specie-specifica può essere coltura-indipendente, ossia essere eseguita direttamente sul DNA estratto dall’alimento.</p>
<h4>Metodi di tipizzazione basati sulla PCR e sequenziamento genomico</h4>
<p>L’identità di un microrganismo usato a scopo tecnologico, e/o probiotico, dovrebbe essere determinata non solo a livello di specie ma anche di ceppo. La RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA) PCR prevede l’amplificazione del DNA non mirata a specifiche sequenze bersaglio, ma bensì a regioni casuali del DNA. La AFLP (Amplified Fragment Lenght Polymorphysm) PCR è basata invece sulla combinazione di due diverse fasi: la preliminare digestione del DNA con enzimi di restrizione, e la successiva amplificazione selettiva dei frammenti ottenuti. RAPD- e AFLP-PCR sono tecniche di genotipizzazione che forniscono così profili di bande polimorfiche che consentono la discriminazione del ceppo. Tuttavia, l’analisi dell’endonucleasi di restrizione mediante elettroforesi su gel in campo pulsato (Restriction Endonuclease Analysis- Pulsed-Field Gel Electrophoresis, REA-PFGE), mediante la quale i frammenti ottenuti dall’endonucleasi di restrizione del DNA genomico vengono direttamente risolti mediante PFGE, evita gli svantaggi della PCR fornendo profili di bande polimorfiche, denominati pulsotipi, ed è considerata la tecnica “gold standard” per la genotipizzazione. Il sequenziamento dell’intero genoma (whole genome sequencing, WGS) consente l’identificazione di un microrganismo target sia a livello di specie che di ceppo. Inoltre, l’analisi dei dati WGS permette di effettuare una valutazione genetica della sicurezza e anche del potenziale probiotico del microrganismo. In aggiunta, analizzando interi genomi, è possibile rilevare sequenze specifiche del ceppo che possono essere utilizzate per disegnare primer e sonde per saggi PCR, anche di tipo real time, consentendo l’identificazione e la quantificazione tempestive di ceppi microbici target in alimenti fermentati.</p>
<h4>Metodi basati sulla PCR in tempo reale (real time PCR)</h4>
<p>La PCR in tempo reale (real time PCR), tecnica rapida, robusta e sensibile, è ampiamente applicata per indagare l’autenticità di alimenti fermentati. Con questa tecnica è possibile quantificare in “tempo reale” un determinato microrganismo presente nell’alimento grazie al monitoraggio di un segnale fluorescente direttamente proporzionale alla quantità di DNA target presente nel campione. La digital droplet PCR (ddPCR) è una tecnica di PCR che suddivide i campioni contenenti il DNA in migliaia di goccioline che costituiscono camere di reazione separate. La ddPCR fornisce i mezzi per rilevare il numero assoluto di molecole di DNA o RNA in ciascun campione, rendendo teoricamente il saggio più preciso e sensibile. Sono stati progettati primer e sonde specifici per specie e persino per ceppo per consentire l’identificazione e la quantificazione basata su real time PCR e ddPCR dei microrganismi tecnologici e per consentire l’autenticazione di alimenti fermentati. Tuttavia, i metodi basati sul DNA non discriminano tra microrganismi vitali e non vitali. Il propidio monoazide (PMA), con la sua capacità di penetrare le membrane cellulari compromesse, lega covalentemente il DNA delle cellule non vitali o danneggiate; e l’addotto risultante non è amplificabile mediante PCR. La PMA-real time PCR consente quindi il rilevamento quantitativo tempestivo solo di microrganismi vitali ed è uno strumento che può essere così applicato per l’autenticazione di alimenti probiotici e fermentati DOP e IGP.</p>
<h4>DNA-based biosensors e lab-on-a-chip devices</h4>
<p>Questi dispositivi combinano un elemento biologico sensibile (il recettore) con un trasduttore chimico o fisico per rilevare selettivamente e quali-quantitativamente la presenza di uno specifico composto in un dato ambiente. Le proprietà intrinseche del DNA, come la sua elevata specificità e la possibilità di rilevamento ottico, elettrico o meccanico, lo rendono un candidato eccellente per il suo utilizzo in questo tipo di applicazioni. Data la sensibilità e la robustezza intrinseca della PCR, il biosensing basato sulla PCR è frequentemente utilizzato. La rapida evoluzione delle micro e nanotecnologie ha aperto nuovi orizzonti verso la miniaturizzazione delle piattaforme di rilevamento convenzionali, dando vita ai cosiddetti dispositivi lab-on-a-chip. Tuttavia, la PCR richiede uno strumento di termociclazione, che limita significativamente la potenziale miniaturizzazione del sistema. Per superare questo limite, vengono sviluppati metodi di amplificazione isotermica e integrati in dispositivi microfluidici. Lo sviluppo e l’impiego di queste piattaforme integrate sono però ancora essenzialmente limitati al rilevamento dei microrganismi patogeni. Gli evidenti vantaggi che però queste tecnologie possono apportare per rilevare anche microrganismi tecnologici e probiotici risiedono soprattutto nella riduzione dei volumi dei reagenti impiegati, e quindi dei costi associati, nonché nella velocità dei tempi di ottenimento dei risultati.</p>
<h4>PCR-DGGE</h4>
<p>L’amplificazione PCR di regioni variabili del gene 16S rRNA seguita da elettroforesi su gel in gradiente denaturante (Denaturing Gradient Gel Electrophoresis, DGGE) è un’altra tecnica frequentemente utilizzata negli ultimi decenni per indagare l’autenticità di alimenti e bevande fermentati. La PCR-DGGE permette di ottenere un pattern di ampliconi che teoricamente riflette la comunità microbica dell’alimento target e può essere specifico per l’area geografica di origine, consentendo così di valutare l’autenticità di alimenti e bevande DOP e IGP, e di consentire la tracciabilità di questi prodotti. Metagenetica e metagenomica L’analisi metagenetica dei geni 16S rRNA può consentire la caratterizzazione di alimenti fermentati e l’autenticazione di prodotti DOP e IGP. Essa consiste nell’amplificazione PCR dei geni 16S rRNA presenti nel DNA metagenomico estratto da un alimento, combinata con sequenziamento e allineamento rispetto a un database di riferimento per rilevare la composizione tassonomica di una comunità microbica. Tramite la metagenomica shotgun viene invece sequenziato l’intero campione di DNA microbico estratto dall’alimento. Se il metodo di estrazione del DNA è efficiente, la metagenomica fornisce informazioni sulla presenza di svariati geni (non solo il 16S rRNA) e, inoltre, può permettere di ottenere interi genomi assemblati che possono fornire utili informazioni genomiche anche a livello di ceppo. Se combinata con la culturomica, la citometria a flusso o con l’uso di PMA, può portare alla caratterizzazione della comunità microbica vitale presente in prodotti probiotici e fermentati, anche DOP e IGP.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Le tecnologie basate sul DNA sono strumenti preziosi per valutare l’autenticità di alimenti e bevande DOP e IGP fermentati. Ad oggi sono disponibili diversi metodi basati sul DNA ma, a seconda dell’obiettivo specifico, dell’attrezzatura disponibile e del budget, si dovrebbe scegliere di volta in volta il metodo più adeguato. Se l’obiettivo è valutare l’autenticità di alimenti e bevande probiotici e fermentati, i dispositivi lab-on-a-chip basati sull’amplificazione isotermica con PMA sono strumenti preziosi e appropriati che possono consentire il rilevamento quali-quantitativo in loco e tempestivo di microrganismi vitali di origine alimentare. Tuttavia, sebbene tali dispositivi siano molto promettenti, stanno venendo sviluppati ed utilizzati principalmente per il rilevamento di microrganismi patogeni. Pertanto, la valutazione dell’efficacia di questi dispositivi nel rilevamento quali-quantitativo di microrganismi tecnologici e/o probiotici rappresenta un fruttuoso ambito di ricerca per il prossimo futuro.</p>
<p>I saggi basati sulla PCR in tempo reale con PMA, potendo essere anche di tipo multiplex, consentono il rilevamento quali-quantitativo simultaneo di numerosi probiotici, colture starter o adjunct, direttamente da alimenti e bevande fermentati. Tuttavia, i primer e le sonde devono essere ceppo- specifici in modo da consentire il rilevamento quali-quantitativo degli specifici ceppi probiotici e/o tecnologici considerati. In questo contesto, vale la pena progettare primer e sonde basati sul genoma sequenziato di ogni ceppo target. Se la necessità è quella di valutare l’autenticità di alimenti e bevande fermentati DOP e IGP, è necessario utilizzare l’intero microbioma come marcatore di autenticità. In questo caso, a seconda del budget e delle attrezzature disponibili, è possibile utilizzare la metagenomica o la PCR-DGGE.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Tecnologie recenti e avanzate basate sul DNA per l’autenticazione di alimenti e bevande fermentati probiotici, a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e a Indicazione Geografica Protetta (IGP).</p>
<p><em>Questo articolo è stato preparato nell’ambito del progetto bilaterale CNR-CONICET “Lactic Acid Bacteria as bioprotective agents against zoonotic pathogens in the meat chain” e nell’ambito del progetto: “l’Evoluzione delle Produzioni Lattiero-Casearie: le Biotecnologie valorizzano la Tradizione” – ELEVATO, n. F/200112/03/X45, Fondo per la Crescita Sostenibile – Sportello “Agrifood” PON I&amp;C 2014-2020.</em></p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>V. Fusco, F. Fanelli F, D.Chieffi</p>
<p><strong>Fonte</strong></p>
<p>Foods. 2023; 12(20):3782.<br />
<a href="https://doi.org/10.3390/foods12203782" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/foods12203782</a></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>L’autenticità di alimenti e bevande fermentati che posseggono lo status di “Denominazione di Origine Protetta” (DOP) o “Indicazione Geografica Protetta” (IGP) può essere valutata con numerosi metodi. Le tecnologie basate sul DNA sono emerse negli ultimi decenni come strumenti preziosi per ottenere l’autenticazione alimentare e sono in fase di sviluppo metodi e piattaforme di analisi sempre più avanzati. Il presente articolo si concentra sulle più recenti e avanzate tecniche basate sul DNA per l’autenticazione di alimenti e bevande fermentati DOP e IGP. Tra le tecnologie disponibili, le tecnologie basate sulla reazione a catena della polimerasi (PCR) in tempo reale con propidio monoazide (PMA) consentono il rilevamento quantitativo e tempestivo dei microrganismi vitali. I lab-on-a-chip basati sul DNA sono dispositivi promettenti che possono essere utilizzati per il rilevamento quali-quantitativo in loco e puntuale dei microrganismi tecnologici. PCR-DGGE e metagenomica, anche combinati con l’uso di PMA, sono strumenti preziosi che consentono di ottenere informazioni sulla comunità microbica che caratterizza gli alimenti e le bevande fermentati DOP e IGP necessarie per la loro autenticazione.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Danezis, G.P., Tsgkaris, A.S., Brusic, V., &amp; Georgiou, C.A. (2016). Food authentication: state of the art and prospects. Current Opinion in Food Science, 10, 22-31. Doi: 10.1016/j.cofs.2016.07.003.</li>
<li>Ercolini, D. (2004). PCR-DGGE fingerprinting: novel strategies for detection of microbes in food. Journal of Microbiological Methods, 56, 297-314. doi: 10.1016/j.mimet.2003.11.006.</li>
<li>Fusco, V., &amp; Quero, G.M. (2014). Culture-dependent and -independent nucleic acid-based methods used in the microbial safety assessment of milk and dairy products. Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety, 13, 493-537.</li>
<li>Giuffrida, M.C., &amp; Spoto, G. (2017). Integration of isothermal amplification methods in microfluidic devices: recent advances. Biosensors and Bioelectronics, 90, 174-186. doi: 10.1016/j.bios.2016.11.045.</li>
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</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-03/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_03</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/10/Consortium-24-tecnologie-autenticita-DNA.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Come l&#8217;Intelligenza Artificiale sta trasformando il settore alimentare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/come-lintelligenza-artificiale-sta-trasformando-il-settore-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 07:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
		<category><![CDATA[horeca]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Intelligenza Artificiale sta trasformando il settore alimentare e Horeca con una crescita prevista a 43,4 miliardi di dollari entro il 2028. L&#8217;intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il settore alimentare e Horeca, con previsioni di crescita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Intelligenza Artificiale sta trasformando il settore alimentare e Horeca con una crescita prevista a 43,4 miliardi di dollari entro il 2028.</em></p>
<p><strong>L&#8217;intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il settore alimentare e Horeca</strong>, con previsioni di crescita straordinarie per i prossimi anni. Secondo una recente ricerca del Team Innovation di PwC Italia, il mercato globale dell&#8217;IA nel settore alimentare è destinato a raggiungere i 43,4 miliardi di dollari entro il 2028, segnando un incremento straordinario rispetto agli 8,2 miliardi del 2023. Questo fenomeno è accompagnato da un impressionante tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 39,5% nel periodo 2023-2028.</p>
<p>I dati sono stati analizzati e divulgati da <a href="https://www.ilsole24ore.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a>, che offre numerosi spunti interessanti per immaginare il prossimo futuro del mondo food.</p>
<p>A livello mondiale, <strong>l’Europa ha raggiunto un rendimento di 2,2 miliardi</strong>, con una porzione del 27% del mercato mondiale della tecnologia Intelligenza Artificiale applicato al settore alimentare, posizionandosi così al secondo posto del mercato globale dopo l&#8217;America del Nord, e questo grazie alle performance di Germania e Francia, seguite da Italia, Spagna, Paesi Bassi e Svizzera.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Turismo Enogastronomico: L&#8217;ascesa dei chatbot.</h4>
<p>Nel turismo enogastronomico, i chatbot basati su IA sono già in uso per fornire assistenza e informazioni su prodotti e servizi. Il 10,1% delle aziende del settore utilizza questi strumenti, con una maggiore diffusione tra i giovani (18,4% nella fascia 18-24 anni). Questa tecnologia consente, ad esempio, un servizio clienti più efficiente.</p>
<h4>Esempi Innovativi: Il Cyber Burger e la Protezione del Made in Italy.</h4>
<p>Tra le innovazioni più recenti, il <a href="https://horecanews.it/pane-trita-grande-successo-per-il-cyber-burger-creato-dallai"><strong>Cyber Burger di Pane &amp; Trita</strong></a> rappresenta una curiosità unica: il primo hamburger creato dall&#8217;IA, completamente plant-based e sviluppato tenendo conto della sostenibilità. D&#8217;altra parte, il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop ha introdotto &#8220;<a href="https://www.mozzarelladop.it/il-consorzio-di-tutela-della-mozzarella-di-bufala-campana-dop-a-favore-delle-iniziative-dellassociazione-mama-buffalo-incontro-tecnico-venerdi-10-aprile-istituto-alberghiero-g-fer/mozzarella-dop-la-vigilanza-si-fa-con-lia" target="_blank" rel="noopener">Nina</a>&#8220;, un sistema AI per combattere le imitazioni e contraffazioni del celebre prodotto italiano, utilizzando tecniche di scraping per monitorare la rete.</p>
<p dir="ltr">[&#8230;]</p>
<p dir="ltr">Fonte: <strong><a href="https://horecanews.it/come-lintelligenza-artificiale-sta-trasformando-il-settore-alimentare-dalla-ristorazione-alla-logistica" target="_blank" rel="noopener">HorecaNews.it</a></strong></p>
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		<title>Economia circolare e sostenibilità della filiera della Pera Mantovana IGP: il progetto ESPERA</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/economia-circolare-e-sostenibilita-della-filiera-della-pera-mantovana-igp-il-progetto-espera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dal Politecnico di Milano analizza le sfide affrontate dagli agricoltori, le strategie di circolarità e il ruolo delle innovazioni tecnologiche per il futuro sostenibile della Pera Mantovana IGP e del settore ortofrutticolo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio condotto dal Politecnico di Milano analizza le sfide affrontate dagli agricoltori, le strategie di circolarità e il ruolo delle innovazioni tecnologiche per il futuro sostenibile della Pera Mantovana IGP e del settore ortofrutticolo.</em></p>
<p>Da alcuni anni la filiera della pera è stata esposta a molteplici criticità che hanno causato una contrazione dell’offerta e della domanda del prodotto. La produzione europea, che nel 2023 è stata di circa 1.746.000 tonnellate, ha segnato una diminuzione del 13% rispetto al 2022. In Italia, la produzione del 2023 si attesta sulle 180.000 tonnellate, registrando un calo significativo rispetto agli anni precedenti. In particolare, secondo uno studio di Nomisma del 2023, la produzione si è ridotta del 63% rispetto al 2022 e del 75% rispetto al 2018. Dal punto di vista della domanda, l’intero settore della frutta in Italia evidenzia una contrazione dei consumi. Secondo CSO Italy, nel 2023 i consumi di ortofrutta hanno registrato 2.780.000 tonnellate, -8% rispetto al 2022. Per quanto riguarda esclusivamente il comparto frutta, nel 2023 i consumi hanno raggiunto 1.280.000 di tonnellate (-10% rispetto al 2022). Il quadro diviene ancora più complesso se si considera il problema dello spreco alimentare, particolarmente sentito nella filiera ortofrutticola e se si considerano la ricchezza nutrizionale di questi prodotti e la loro importanza per una dieta sana ed equilibrata. Secondo i dati disponibili della FAO del 2019, il 21,6% dei prodotti, dalla raccolta alla distribuzione, finisce per essere sprecato. La complessità nella gestione della filiera ortofrutticola, è attribuibile all’alta deperibilità delle varie tipologie di frutta e verdura, alla loro eterogeneità, alle sfide nella programmazione della produzione e ai molteplici fattori esogeni che possono danneggiare i raccolti e minarne la produttività, tra cui citiamo patologie, infestanti, gelate e siccità.</p>
<p>All’interno di questo contesto si inserisce il progetto “ESPERA – Economia circolare e Sostenibilità nella filiera della pera IGP del Mantovano”. Finanziato dalla Regione Lombardia, il progetto – coordinato dal Politecnico di Milano e con la partecipazione dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR di Milano, il Centro Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari di Milano del CREA e l’Università degli Studi di Milano – si è prefissato come obiettivo generale il miglioramento complessivo della gestione della filiera della Pera Mantovana IGP, coniugando innovazioni tecnologiche con la riconfigurazione dei processi di produzione e distribuzione, nel contesto dei paradigmi di economia circolare e sostenibilità. Sulla base dell’analisi della letteratura e di interviste a agricoltori e esperti, in primo luogo si è analizzato come le risposte e le dinamiche indotte dai fattori di contesto hanno determinato un aumento dei costi e una riduzione dei ricavi, con una complessiva riduzione della produzione. L’impianto di nuovi pereti emerge come sempre meno redditizio e, con alta intensità, si verificano espianti. In seguito, è stato svolto un approfondimento sui diversi flussi di prodotti che costituiscono lo spreco, identificando nel dettaglio le cause del problema e le diverse opzioni per prevenire lo spreco e valorizzare eccedenze, sottoprodotti e scarti. L’analisi condotta ha evidenziato come la filiera della pera in Italia si distingua per una limitata generazione dello spreco alimentare, fenomeno riconducibile a una forte attenzione degli operatori alla prevenzione e all’adozione di pratiche di valorizzazione delle eccedenze, una volta generate, al fine di minimizzare la perdita di prodotto e di valore economico. Ciononostante, rimangono margini di miglioramento per una valorizzazione più efficiente dei prodotti e opportunità per una maggiore circolarità e sostenibilità dell’intera filiera. A questo proposito, l’indagine ha anche svolto un censimento e un’analisi delle soluzioni tecnologiche per la riduzione dello spreco. Sono stati identificati possibili interventi attraverso l’integrazione di innovazioni tecnologiche e applicazioni volte ad agevolare l’implementazione di soluzioni di economia circolare nel settore agroalimentare.</p>
<blockquote><p><strong>Giulia Bartezzaghi,</strong> Direttrice Food Sustainability Lab, Politecnico di Milano</p>
<p><strong>Cesare Arturo Colvara,</strong> Ricercatore Junior Osservatorio Food Sustainability, Politecnico di Milano</p>
<p><strong>Chiara Corbo,</strong> Direttrice Osservatorio Food Sustainability, Politecnico di Milano</p>
<p><strong>Silvia Falasco,</strong> Dottoranda Food Sustainability Lab, Politecnico di Milano</p>
<p><strong>Paola Garrone,</strong> Professoressa Business and Industrial Economics, Politecnico di Milano</p>
<p><strong>Niso Randellini,</strong> Dottorando Food Sustainability Lab, Politecnico di Milano.</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>L’indagine ha previsto una fase di ricerca della letteratura scientifica e di settore per acquisire una comprensione approfondita del contesto, seguita da interviste che hanno coinvolto attori chiave dell’intera filiera, comprese sei aziende della filiera, cinque produttori agricoli di pera e due Organizzazioni di Produttori provenienti dalle province di Mantova, Ferrara e Rovigo. Le interviste hanno esaminato le criticità e i cambiamenti a cui è esposto il settore, le caratteristiche aziendali, il processo produttivo delle pere e le sue evoluzioni più recenti, nonché la generazione, le cause e la gestione di flussi di eccedenze, sottoprodotti e scarti. Per la classificazione delle soluzioni tecnologiche circolari, la ricerca ha eseguito un censimento di 50 soluzioni presenti nella letteratura scientifica e di settore, interviste a quattro esperti in ambito tecnologico e un’analisi approfondita di 36 soluzioni già disponibili sul mercato. Questo approccio metodologico ha consentito una valutazione completa e approfondita del contesto nella filiera della pera, integrando sia prospettive teoriche che le esperienze pratiche del settore.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Le principali cause della crisi nel settore </span><br />
Le cause all’origine dell’instabilità del settore sono molteplici e connesse a diversi fenomeni. Nuove malattie, condizioni climatiche estreme e i divieti da parte dell’Unione Europea di alcuni agrofarmaci hanno compromesso sia la capacità produttiva che la qualità complessiva del prodotto. A sua volta, la riduzione dei volumi di pera disponibili ha causato una parziale perdita delle economie di scala, rendendo il prodotto meno competitivo e favorendo così l’ingresso di prodotti provenienti da Paesi concorrenti. Inoltre, la perdita di quote di mercato ha reso ancora più difficile la conservazione dei prodotti nelle celle frigorifere, per difficoltà nella previsione della domanda e la conseguente generazione di eccedenze di prodotto invenduto. In aggiunta a questi fenomeni, si è verificata una disaffezione generale del consumatore al prodotto. Gli agricoltori esprimono dubbi sull’efficacia del marchio IGP, sottolineando che i costi di gestione del marchio non sembrano portare benefici o a un riconoscimento significativo da parte dei consumatori. Il sommarsi di queste concause ha fatto sì che l’impianto di pereti nella zona del mantovano non sia più redditizio come lo era in passato, generando una maggior quantità di espianti rispetto agli impianti (Figura 1).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Le pratiche principali per la gestione delle pere </span><br />
Sono state quindi individuate tre pratiche principali per la gestione del prodotto in base alla qualità delle pere (calibro, grado di maturazione, omogeneità all’interno della partita). La prima pratica consiste nella vendita delle pere come prodotto fresco e porta ai maggiori benefici per gli agricoltori. Dalle indagini è emerso che la produzione indirizzata alla vendita di pere fresche è diminuita dall’80% della produzione nel 2021 a solo il 20-40% nel 2023, evidenziando quanto le cause precedentemente individuate abbiano impattato l’intera filiera. La conseguenza è stata un aumento di pere di seconda categoria destinate all’industria della trasformazione alimentare, utilizzate per la produzione di alimenti come pere sciroppate, prodotti da forno e succhi. Sebbene questo approccio consenta la commercializzazione di pere di qualità inferiore, è da considerare che non sempre il prezzo di vendita copre i costi di raccolta per gli agricoltori. La terza strategia di valorizzazione riguarda le pere gravemente danneggiate, le quali vengono comunemente utilizzate come fertilizzante o, in alcuni casi, destinate all’industria di produzione di alcol per recuperare una parte dei costi sostenuti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tassonomia delle tecnologie di prevenzione e gestione di eccedenze ortofrutticoli </span><br />
In questo scenario, il ruolo della tecnologia è rilevante. Sul mercato, infatti stanno emergendo nuove soluzioni tecnologiche che ampliano la gamma di possibili opzioni per la prevenzione e la valorizzazione delle eccedenze nella filiera ortofrutticola. La Tabella 1 propone una tassonomia delle tecnologie disponibili sulla base dello scopo di utilizzo e della destinazione d’uso delle eccedenze (prevenzione, riuso e ridistribuzione per consumo umano, riuso per alimentazione animale, riciclo, recupero energetico). In particolare, i sistemi di informazione e analisi dei dati possono essere adottati per fini di previsione, monitoraggio, raggruppamento e selezione. Rientrano in questo cluster i sistemi di previsione della domanda e dell’offerta di frutta e verdura basati sull’applicazione di algoritmi di machine learning, o sensori che misurano e monitorano parametri di campo, ad esempio la temperatura e il livello di umidità del suolo, al fine di supportare gli agricoltori nelle attività agricole, ottimizzando la programmazione della produzione. Le tecnologie di conservazione chimica (es. soluzioni di packaging attivo) e di conservazione meccanica (es. tecnologie di stoccaggio in atmosfera controllata) sono invece impiegate per migliorare la qualità del prodotto o per estenderne la vita residuale. Infine, le tecnologie di trasformazione, che rappresentano la gamma più ampia di tecnologie disponibili, sono impiegate per trasformare il prodotto in un altro di maggior valore percepito di qualità e/o economico. In questo cluster rientrano tecnologie di natura meccanica per estendere la shelf-life del prodotto, come l’essicazione, la liofilizzazione e i sistemi di cottura a estrusione per la preparazione di snack ad alto contenuto di frutta e verdura. Tecnologie di natura biochimica o termochimica vengono invece adottate per il recupero energetico. Ad esempio, mediante il processo di gassificazione è possibile convertire la biomassa solida in gas sintetico combustibile per la generazione di energia e/o calore, o che può essere usato come materia prima per la sintesi di altri prodotti chimici. I vari tipi di tecnologie trovano diversa applicazione e livello di adozione considerando l’obiettivo specifico perseguito e lo stadio della filiera in cui tali tecnologie sono adottate.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Il settore della pera sta affrontando notevoli criticità che derivano da una combinazione di fattori interni ed esterni, e che minacciano la sostenibilità economica, ambientale e sociale dell’attività produttiva. L’aumento dei costi di produzione e la diminuzione dei ricavi impattano sui guadagni degli agricoltori, e la sostenibilità dell’intera filiera è minata dagli effetti di condizioni climatiche avverse e dalla diffusione di nuove patologie. Questa situazione ha portato a un progressivo abbandono della filiera da parte di molti agricoltori, con conseguenze negative sul tessuto socioeconomico delle comunità rurali e in particolare con ripercussioni sui soggetti più fragili coinvolti nella filiera della pera. Attraverso il progetto ESPERA sono state analizzate e categorizzate le innovazioni tecnologiche che possono contribuire alla gestione del prodotto e che favoriscono l’implementazione di soluzioni di economia circolare nel settore agroalimentare. Le tecnologie identificate possono trovare diverse applicazioni per la prevenzione e gestione di eccedenze nella filiera ortofrutticola. In particolare, è emerso che nuovi sistemi di analisi e misurazione, sempre più accurati nella valutazione delle caratteristiche del frutto, promuovono una gestione più ottimale delle eccedenze, favorendo la trasformazione in nuovi prodotti a più lunga vita residuale e di più alto valore riconosciuto dal mercato. L’adozione di tali innovazioni richiede una revisione degli accordi commerciali tra gli attori della filiera, al fine di garantire una più equa distribuzione dei costi e dei benefici degli investimenti. A tal proposito, le istituzioni possono svolgere un ruolo significativo per riequilibrare i rapporti di filiera e fornire incentivi economici ai produttori. Le fasi successive della ricerca dovrebbero indagare le dinamiche per cui l’adozione di pratiche e tecnologie di economia circolare rafforzano la resilienza produttiva ed economica delle aziende agricole produttrici di frutta in Lombardia. Un’analisi approfondita in questo ambito potrebbe offrire preziose indicazioni per migliorare la sostenibilità e la prosperità nel settore della pera.</p>
<blockquote><p><strong>Autori</strong><br />
<em>G. Bartezzaghi, C. A. Colvara, C. Corbo, S. Falasco, P. Garrone, N. Randellini</em></p>
<p><strong>Hanno partecipato alla ricerca</strong><br />
<em>F. Renga, F. Rizzi, G. Scotti, A. Silvestro</em></p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Sulla base dell’analisi della letteratura e di interviste ad agricoltori e ad altri esperti, in primo luogo viene analizzato come le risposte e le dinamiche indotte da diversi fenomeni hanno determinato un aumento dei costi e una riduzione dei ricavi per gli agricoltori, che ha portato a una complessiva riduzione della produzione di pera. Nell’attuale contesto, l’impianto di nuovi pereti risulta essere poco redditizio per gli agricoltori e gli espianti sono sempre più frequenti. In secondo luogo, a partire dal riconoscimento che frutta e verdura sono produzioni soggette a un tasso di spreco alimentare alto a livello globale, è stato svolto un approfondimento sulle principali cause di generazione del fenomeno e sulle diverse opzioni per prevenire lo spreco e valorizzare eccedenze, sottoprodotti, residui e scarti. Infine, l’indagine ha svolto un censimento e un’analisi delle soluzioni tecnologiche per la riduzione dello spreco. Si propone una nuova tassonomia delle soluzioni tecnologiche innovative per la prevenzione e valorizzazione delle eccedenze generate lungo la filiera ortofrutticola. Le tecnologie identificate sono state categorizzate in termini di scopo di utilizzo e della destinazione d’uso delle eccedenze, proponendo riflessioni su quali possano essere gli interventi a fronte alle difficoltà nella filiera.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
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</ol>
</blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/08-Consortium-22-ESPERA.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Trappole con foto camera contro gli insetti nocivi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/trappole-con-foto-camera-contro-gli-insetti-nocivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 06:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[difesa fitosanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Progetto Spots: proteggere le produzioni agricole da funghi, patologie e insetti nocivi attraverso lo sviluppo di soluzioni innovative e sostenibili.</em></p>
<p>L&#8217;innovazione prova a rendere più sostenibile la coltivazione di frutta in Emilia Romagna. È quanto si propone di fare <strong>Spots &#8211; Sviluppo di tecniche sostenibili per la gestione delle infestanti e la difesa fitosanitaria in frutticoltura</strong>, progetto che da gennaio dello scorso anno vede impegnate Rinova, Apofruit e altre cinque realtà del territorio regionale.</p>
<p>Allo studio ci sono <strong>soluzioni innovative</strong> di carattere naturale e alternative a quelle chimiche per <strong>proteggere le produzioni agricole da funghi, patologie e insetti nocivi</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è <strong>individuare nuovi percorsi e nuove tecniche agronomiche green</strong> per <strong>ridurre del 50% l&#8217;impiego dei pesticidi</strong> in frutticoltura.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
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		<title>Agricoltura 4.0: business record nel 2023</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agricoltura-4-0-business-record-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 08:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura di precisione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[TREND2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023 l&#8217;agricoltura 4.0 italiana a quota 2,5 miliardi di euro, +19% con il 72% delle aziende agricole che usa strumenti smart. La superficie coltivata con tecnologie digitali sale al 9% del totale. Il comparto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel 2023 l&#8217;agricoltura 4.0 italiana a quota 2,5 miliardi di euro, +19% con il 72% delle aziende agricole che usa strumenti smart. La superficie coltivata con tecnologie digitali sale al 9% del totale.</em></p>
<p>Il comparto agrifood è in una fase di profonda trasformazione, in parte anche per gli effetti inevitabili dell&#8217;emergenza climatica. Anche per questo, è uno dei comparti che potenzialmente <strong>possono trarre il maggiore vantaggio dalle tecnologie della digitalizzazione</strong>.</p>
<p>Lo dimostrano, anche in Italia, i <a href="https://www.osservatori.net/it/ricerche/comunicati-stampa/agricoltura-4-0-2023" target="_blank" rel="noopener">numeri del mercato dell’Agricoltura 4.0</a>. Il quale &#8211; secondo l&#8217;<strong>Osservatorio Smart Agrifood</strong> della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia &#8211; ha chiuso il 2023 con un business record di<strong> 2,5 miliardi di euro</strong>, con una crescita del +19% <a href="https://www.impresacity.it/news/28522/cresce-lagricoltura-40-in-italia.html" target="_Blank" rel="noopener" data-cmp-ab="2">anno su anno</a>.</p>
<p>Il mercato Agricoltura 4.0 mostra però sempre <strong>una dinamica a doppia velocità</strong>. &#8220;<em>Chi storicamente ha già investito nel digitale per l’agrifood raggiunge risultati positivi e quindi prosegue ad investire in maniera ancora più intensa, ma nuove aziende faticano a fare il primo passo</em>&#8220;, sintetizza <strong>Andrea Bacchetti,</strong> Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood. È una questione di competenze che mancano nelle imprese potenziali utenti, come prevedibile, ma si sente anche la mancanza di nuove figure professionali che facciano da collegamento tra queste aziende e i fornitori tecnologici.</p>
<p>Così la quota delle aziende agricole italiane che utilizzano soluzioni di Agricoltura 4.0 <strong>resta ferma al 72%</strong>.</p>
<p>E anche la <strong>superficie italiana coltivata con tecnologie digitali</strong> cresce di poco: dall’8% del 2022 al 9% del 2023.</p>
<p>Ma le aziende che sono già convinte della bontà della digitalizzazione investono di più, quindi aumenta il <strong>numero di soluzioni medie per azienda</strong>: 3,4 rispetto al 3,2 del 2022.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.impresacity.it/news/31120/agricoltura-40-business-record-nel-2023.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>ImpresaCity</strong></a></p>
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		<title>Venture capital. Investimenti triplicati per le startup green</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/venture-capital-investimenti-triplicati-per-le-startup-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 08:51:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[Green Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tempi di crisi meglio puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità.  A quanto pare, sembra questa la strategia che guiderà nel 2024 i venture capital, fondi specializzati negli investimenti in aziende ad alto rischio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In tempi di crisi meglio puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. </em></p>
<p>A quanto pare, sembra questa la strategia che guiderà nel 2024 i venture capital, fondi specializzati negli investimenti in aziende ad alto rischio ma con un alto potenziale di crescita. Per l&#8217;Italia il trend non cambia. Gli investimenti in venture capital nel 2023 hanno superato un miliardo di euro, quasi il 50% in meno rispetto agli oltre 2 miliardi del 2022, con 263 operatori rispetto ai 326 dell&#8217;anno precedente, secondo Venture Capital Barometer, studio annuale di EY che analizza l&#8217;andamento delle sturtup italiane. [&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Repubblica</strong></p>
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