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	<title>Produzione vitivinicola &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Produzione vitivinicola &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Champagne DOP, il Comité sceglie di continuare ad abbassare la produzione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-il-comite-sceglie-di-continuare-ad-abbassare-la-produzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 06:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vignaioli e le maisons francesi scelgono di continuare ad abbassare la produzione di Champagne DOP, fissata la resa della vendemmia 2026 a 8.800 kg per ettaro. I vignaioli e le maisons produttrici di Champagne hanno fissato a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I vignaioli e le maisons francesi scelgono di continuare ad abbassare la produzione di Champagne DOP, fissata la resa della vendemmia 2026 a 8.800 kg per ettaro.</em></p>
<p><strong>I vignaioli</strong> e le maisons produttrici di <strong>Champagne</strong> hanno fissato a 8.800 Kg per ettaro la resa destinata alla commercializzazione della vendemmia 2026. Una quantità in calo per il quarto anno consecutivo quella annunciata dal <strong>Comité Champagne</strong> alla luce di un contesto geopolitico con notevoli incertezze e per le ricorrenti problematiche dettate dall&#8217;andamento climatico.</p>
<p>&#8220;Si tratta &#8211; spiega in una nota l&#8217;interprofessione della filiera delle pregiate bollicine d&#8217;Oltralpe, che rappresenta oltre 16.000 Vigneron e 350 Maison &#8211; di una decisione collettiva è volta a riequilibrare progressivamente gli stock, salvaguardando al tempo stesso la sostenibilità economica del vigneto e il mantenimento dei loro elevati standard qualitativi&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.lanazione.it/economia/ultimaora/champagne-vignaioli-francesi-scelgono-di-d2b40eb6" target="_blank" rel="noopener">La Nazione.it</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Vino, distillazione di crisi in Francia: 770.000 ettolitri la richiesta, da Bordeaux in primis</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-distillazione-di-crisi-in-francia-770-000-ettolitri-la-richiesta-da-bordeaux-in-primis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati di FranceAgriMer, domande per la distillazione di vino da oltre 2.000 operatori. Per il futuro si guarda all’innovazione, dalla vigna fino al consumatore Da un lato il presente, con il processo di distillazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I dati di FranceAgriMer, domande per la distillazione di vino da oltre 2.000 operatori. Per il futuro si guarda all’innovazione, dalla vigna fino al consumatore</em></p>
<p>Da un lato il presente, con il<strong> processo di distillazione del vino</strong>, una delle misure scelte per la <strong>gestione della crisi in una fase di difficoltà per i viticoltori</strong>; dall’altra il futuro che dovrà guardare con attenzione all’innovazione, dalla vigna fino al consumatore.</p>
<h4>La Francia del vino continua a confrontarsi per lo sviluppo di un settore fondamentale per l’economia del Paese e che, ormai da tempo, sta vivendo un periodo delicato</h4>
<p><strong>Nei giorni scorsi, a Montreuil, <a href="https://www.franceagrimer.fr/actualites/linnovation-au-coeur-des-echanges-du-conseil-specialise-vin-et-cidre">si è riunito il consiglio specializzato “Vin et cidre” di FranceAgriMer</a></strong> che ha ribadito l’importanza del lavoro svolto per molti anni dall’industria vitivinicola e da diverse parti interessate in merito agli impatti dei cambiamenti climatici, alle sfide dell’adattamento e alla necessaria strategia di resilienza. Le associazioni professionali, dalla fase a monte a quella a valle della filiera, hanno chiesto un’accelerazione di questo lavoro, data l’urgenza della situazione.</p>
<p>FranceAgriMer ha mostrato una prima <strong>valutazione delle richieste di impegno presentate nell’ambito del programma di distillazione della crisi 2026</strong>, la cui seconda fase si è conclusa il 30 giugno.</p>
<p><strong>L’analisi dei dati provvisori</strong>, al 1 luglio 2026, parla di <strong>più di 2.000 operatori che hanno presentato domanda per un totale di oltre 770.000 ettolitri</strong>. L’<strong>Aquitania</strong> è la prima regione vitivinicola rappresentata (40% delle richieste e 45% dei volumi), seguita da <strong>Languedoc-Roussillon</strong> e <strong>Valle del Rodano</strong> e <strong>Provenza</strong>. La Gironda è, invece, il primo Dipartimento (è in Nuova Aquitania e il suo centro principale è Bordeaux) davanti ad Hérault e Aude, con le cantine private che rappresentano il 92% delle richieste e l’80% dei volumi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://winenews.it/it/vino-distillazione-di-crisi-in-francia-770-000-ettolitri-la-richiesta-da-bordeaux-in-primis_597214/" target="_blank" rel="noopener">Wine News.it</a></strong></p>
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		<item>
		<title>La nuova geografia climatica del vino italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-nuova-geografia-climatica-del-vino-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 06:04:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambiamento climatico segna una nuova geografia climatica del vino italiano e i dati suggeriscono che non sarà una semplice migrazione verso Nord. Quando pensiamo agli effetti del cambiamento climatico sul vino italiano, la rappresentazione più immediata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il cambiamento climatico segna una nuova geografia climatica del vino italiano e i dati suggeriscono che non sarà una semplice migrazione verso Nord.</em></p>
<p>Quando pensiamo agli effetti del <strong>cambiamento climatico</strong> sul vino italiano, la rappresentazione più immediata sembra quasi ovvia: il Sud diventerà progressivamente troppo caldo, mentre il Nord potrà beneficiare di temperature più favorevoli alla maturazione dell’uva.</p>
<p>Per molto tempo abbiamo immaginato il cambiamento climatico del vino come uno spostamento ordinato lungo la carta geografica: il Sud destinato a diventare troppo caldo, il Nord progressivamente favorito da temperature più miti, le coltivazioni in risalita verso quote e latitudini superiori. Una rappresentazione semplice, quasi geometrica, che i dati climatici del 2026 contribuiscono però a mettere in discussione, suggerendo una <strong>geografia assai meno lineare</strong>.</p>
<p>Utilizzando l’<a href="https://www.ilpost.it/2026/06/24/temperature-caldo-comuni-italiani/">infografica realizzata dal <strong><em>Post</em></strong></a> sulla base dei dati <a href="https://cds.climate.copernicus.eu/datasets/reanalysis-era5-single-levels?tab=overview"><strong>ERA5-Land</strong></a> del programma europeo <strong>Copernicus</strong>, abbiamo confrontato le <strong>anomalie delle temperature medie mensili del 2026 in alcuni tra i principali comuni vitivinicoli italiani</strong>.</p>
<p>I valori, stimati su una griglia di circa 11 chilometri, sono rapportati alla <strong>media climatica del periodo 1961–1990</strong>. Per giugno 2026 il dato è parziale e aggiornato al 18 giugno. Il confronto ha pertanto un valore esplorativo e territoriale: il campione non è statisticamente rappresentativo dell’intera viticoltura italiana e la risoluzione spaziale dei dati non consente di distinguere i microclimi dei singoli vigneti.</p>
<p>Nel campione analizzato, <strong>tutti i comuni vitivinicoli registrano, tra gennaio e giugno 2026, temperature superiori alla media 1961–1990, con uno scarto medio complessivo di circa +2,4 °C</strong>. Il dato più evidente è una marcata differenziazione geografica: raggruppando i comuni in modo puramente descrittivo, <strong>lo scarto medio passa da circa +1,9 °C nel Sud e nelle Isole a +2,5 °C nell’Italia centrale, fino a +2,8 °C nel Nord</strong>.</p>
<p>Le anomalie più elevate interessano soprattutto territori settentrionali e continentali. <strong>Berbenno di Valtellina</strong> raggiunge +3,2 °C, mentre <strong>Barbaresco</strong>, <strong>Erbusco</strong> e <strong>Terlano</strong> registrano +3,1 °C. Seguono <strong>Montalcino</strong>, con +2,7 °C, e diversi comuni del Centro-Nord, compresi tra +2,4 e +2,5 °C. Al contrario, gli scarti più contenuti emergono a <strong>Marsala</strong>, con +1,6 °C, a <strong>Milo</strong> e <strong>Manduria</strong>, con +1,7 °C, a <strong>Tramonti</strong>, con +1,8 °C, e a <strong>Cirò</strong>, con +2,0 °C.</p>
<p>Ancora più significativi sono i picchi mensili. <strong>Berbenno</strong> raggiunge un’anomalia di +5,1 °C in aprile, <strong>Terlano</strong> +4,6 °C, <strong>Erbusco</strong> +4,1 °C e <strong>Barbaresco</strong> +4,1 °C in febbraio. Nei territori meridionali, invece, il massimo scarto si concentra prevalentemente in febbraio e rimane generalmente compreso tra +2,2 e +2,6 °C, con l’eccezione di Taurasi, che arriva a +3,5 °C.</p>
<p><strong>Barolo</strong>, <strong>Barbaresco</strong>, <strong>Valdobbiadene</strong>, <strong>Erbusco</strong> e <strong>Montalcino</strong> mostrano dunque anomalie termiche particolarmente elevate rispetto alla media climatica del periodo 1961–1990. In diversi casi, lo scostamento dalla norma storica risulta più marcato di quello rilevato a <strong>Marsala</strong>, <strong>Milo</strong>, <strong>Manduria</strong> e in altri importanti territori vinicoli meridionali.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Non sarà una semplice migrazione verso Nord</h4>
<p>I dati del 2026 mettono in crisi l’idea che il futuro del vino possa essere descritto come un semplice spostamento delle coltivazioni dalle regioni meridionali verso quelle settentrionali.</p>
<p>La <strong>nuova geografia climatica del vino italiano</strong> sarà probabilmente molto più <strong>frammentata</strong> e assumerà la forma di una <strong>riorganizzazione</strong> interna dei territori: dai fondovalle ai versanti, dalle esposizioni meridionali a quelle settentrionali, dalle quote inferiori a quelle più elevate, dai suoli meno profondi a quelli capaci di conservare maggiore umidità, dalle aree interne a quelle maggiormente ventilate.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.intravino.com/primo-piano/la-nuova-geografia-climatica-del-vino-italiano-spoiler-non-sara-una-semplice-migrazione-verso-nord/?fbclid=IwZnRzaATFioNwZG9mA2ZkaWQWUKoXR3ezTYsJlblvxjiSBPv5hKxhVGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkCjY2Mjg1NjgzNzkAAR4Rr_uve6syLRUUAMpyRXyuDQn2RH4psYFcNHhlInjtGSsNVzQ-q4HXW8xLAA_aem_yVR6rotzdYvblouGyJNe5g" target="_blank" rel="noopener"> Intravino.com</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Maremma Toscana DOP: “Tagliare le rese non basta. Servono interventi strutturali”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/maremma-toscana-dop-tagliare-le-rese-non-basta-servono-interventi-strutturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini della Maremma Toscana contrario alle riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, Mazzei: &#8220;le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti&#8221; In un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Consorzio Vini della Maremma Toscana contrario alle riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, Mazzei: &#8220;le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti&#8221;</span></span></em></p>
<p>In un momento in cui numerose denominazioni italiane stanno valutando o adottando riduzioni delle rese produttive come strumento di gestione dell&#8217;offerta, il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana esprime una posizione diversa, fondata sulle peculiarità del territorio e sui dati reali di produzione.</p>
<p>Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio ritiene che, nella fase attuale del mercato, siano più efficaci misure di carattere strutturale, capaci di intervenire direttamente sul potenziale viticolo e di accompagnare l&#8217;evoluzione della domanda, tenendo conto anche del diverso orientamento dei mercati. <strong>&#8220;<em>Ogni territorio ha caratteristiche produttive profondamente diverse e le decisioni devono partire dall&#8217;analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti</em>&#8220;</strong>, afferma il Presidente del Consorzio,<strong> </strong><strong>Francesco Mazzei</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>In Maremma Toscana le rese effettive di uva/ettaro sono già molto inferiori ai limiti previsti dal disciplinare. Una loro riduzione, anche significativa sulla carta, non produrrebbe alcun beneficio concreto nella gestione del mercato. “<em>Oggi abbiamo bisogno di strumenti che affrontino le criticità in modo strutturale, intervenendo sul potenziale produttivo e accompagnando l&#8217;evoluzione della domanda internazionale. Dobbiamo programmare il futuro della denominazione con una visione di lungo periodo, tenendo conto anche dei cambiamenti nei consumi, che vedono una crescente richiesta di vini bianchi rispetto ai rossi. Servono scelte coraggiose, basate sull&#8217;efficacia e non su misure simboliche</em>&#8220;, spiega Mazzei.</strong></p>
<p><strong>“<em>Per questo motivo</em>”, prosegue Mazzei, “<em>riteniamo che sia indispensabile bloccare l’automatismo dell’aumento indistinto dell’1% annuo della superficie vitata concessa mediante le autorizzazioni all’impianto, che ha portato l’Italia ad essere l’unico tra i grandi Paesi produttori europei ad aumentare negli ultimi anni il proprio potenziale viticolo. Possiamo farlo intanto per un anno, meglio sarebbe per due. Poi, a nostro avviso, è necessario anche un intervento diretto sul potenziale viticolo che preveda estirpazioni mirate e indirizzate verso le aree meno vocate, effettuate però senza intaccare le risorse destinate alla promozione, agli investimenti e all’innovazione, in modo da riequilibrare l’offerta</em>.”</strong></p>
<p>Il Consorzio Vini Maremma Toscana conferma con questa decisione il proprio impegno a sostenere una gestione della denominazione basata su analisi tecniche, sostenibilità economica delle imprese e capacità di interpretare con pragmatismo le trasformazioni del mercato vitivinicolo.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziovinimaremma.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Vini della Maremma Toscana</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Vini-Maremma-Toscana-Tagliare-le-rese-non-basta.-Servono-interventi-strutturali.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Presentato il VI report annuale del Consorzio Tutela Vini Valpolicella</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/a-venezia-la-presentazione-vi-edizione-report-annuale-del-consorzio-tutela-vini-valpolicella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vigneto che interseca 19 comuni e 11 vallate; una presenza consolidata in 87 Paesi e un consorzio che continua a investire nella promozione internazionale. È la fotografia restituita dalla VI edizione del Valpolicella Annual [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/a-venezia-la-presentazione-vi-edizione-report-annuale-del-consorzio-tutela-vini-valpolicella/">Presentato il VI report annuale del Consorzio Tutela Vini Valpolicella</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un vigneto che interseca 19 comuni e 11 vallate; una presenza consolidata in 87 Paesi e un consorzio che continua a investire nella promozione internazionale. È la fotografia restituita dalla VI edizione del Valpolicella Annual Report del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, illustrato oggi a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto alla presenza del governatore, Alberto Stefani, e del consigliere regionale Alberto Bozza, tra i promotori dell’incontro prologo di Venezia Superiore.</em></p>
<p><strong>La principale denominazione rossista del Veneto conferma un vigneto ormai stabilizzato a 8.614 ettari</strong> e una filiera composta da oltre 2200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Verona conferma il primato per superficie vitata (15%), seguita da Negrar, San Pietro in Cariano (entrambi al 13%) e Illasi (11%), che insieme concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione (52%). Il patrimonio varietale resta fortemente identitario, con la Corvina che rappresenta il 56% della superficie rivendicata, seguita da Rondinella e Corvinone (19% ciascuna), mentre la Molinara si mantiene al 2%.</p>
<p>Nel 2025 la produzione si è attestata a 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 quintali destinati all&#8217;appassimento ai livelli del 2016. L&#8217;imbottigliato della denominazione ha raggiunto quasi 57,5 milioni di bottiglie, in calo del 3% rispetto al 2024. La flessione interessa tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso a 27,37 milioni (-3,7%) e il Valpolicella a 16,50 milioni (-2,7%), confermando così una fase di normalizzazione dei volumi.</p>
<p>“La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei vini della Valpolicella nel panorama enologico nazionale e internazionale.  È una sfida che il Consorzio e le aziende stanno affrontando insieme, con una visione di lungo periodo”, ha commentato il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, <strong>Christian Marchesini. </strong></p>
<p>“La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità – ha sottolineato il presidente della Regione del Veneto, <strong>Alberto Stefani</strong> -. Valpolicella ne è la conferma perché è nel nome stesso che viene indicata un’eccellenza territoriale su cui si è sviluppata una cultura enologica superlativa con una denominazione che ha raggiunto posizioni di assoluto rilievo internazionale.  Il frutto di un grande impegno che ha le sue radici nell’identità stessa del territorio con uve antiche ed autoctone che crescono nel Veronese e lo caratterizzano da quando l’uomo lavora la terra per produrre il vino. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato. Lo confermano i dati ma anche l’impegno che viene profuso nei vigneti, nelle cantine e in tutto il mondo che ruota intorno al vino”.</p>
<p>Il consigliere regionale, <strong>Alberto Bozza</strong>, nel rimarcare “L’importante lavoro svolto dal Consorzio della Valpolicella a tutela del territorio e della qualità dei suoi vini” ha aggiunto che “Il report presentato certifica la forza della denominazione. I vini della Valpolicella sono versatili e universali e oggi è in atto anche un’importante operazione culturale per raccontare il territorio e potenziare l’enoturismo, perché il vino non è solo gusto e piacere sensoriale ma anche esperienza, cultura, territorio”. Inoltre &#8211; ha continuato &#8211; :“La denominazione Valpolicella  è conosciuta in tutto il mondo, è ambasciatrice del buon vino italiano. Sapienza contadina e continui investimenti tecnologici, permettono oggi al Valpolicella di essere presente in tutti i mercati. Tuttavia anche il settore del vino vive le sue criticità. Tensioni geopolitiche e protezionismo americano rendono delicato il contesto internazionale e dell’export: per questo occorre fare sistema come Paese e anche come Regione nella promozione del nostro vino, andando assieme a sensibilizzare i nuovi mercati utilizzando le nostre ambasciate e il canale diplomatico della cooperazione internazionale”. Bozza infine ha ricordato “la sfida da vincere della candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella”.</p>
<p>Tra gli approfondimenti del Report, la composizione dell&#8217;imbottigliato per dimensione aziendale evidenzia una denominazione nella quale convivono modelli imprenditoriali eterogenei ma complementari. Se nelle aziende piccole il Valpolicella Doc pesa per il 40%, nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi il Ripasso diventa la tipologia prevalente (45-50%). Resta invece stabile in tutte le categorie il ruolo di Amarone e Recioto, che rappresentano tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo, a testimonianza di una filiera impegnata a costruire il valore della denominazione attraverso un&#8217;offerta ampia e trasversale.</p>
<p>Per quanto riguarda l’attività di internazionalizzazione della denominazione, l’anno scorso il Consorzio ha promosso 27 attività in 16 Paesi (Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, UK e Usa) distribuiti nei cinque continenti.</p>
<p>Venezia Superiore proseguirà questa sera al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto (dalle 18 alle 23). In degustazione 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore di 19 aziende del territorio, servite a una temperatura di 6/8 gradi.</p>
<p>Fonte: <a href="https://landing.consorziovalpolicella.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Tutela vini Valpolicella</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/VINO-VALPOLICELLA-575-MILIONI-DI-BOTTIGLIE-NEL-2025.-EXPORT-IN-87-PAESI-E-PROMOZIONE-INTERNAZIONALE-IN-CRESCITA_.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Crisi del vino, un milione 700mila euro dalla Regione Piemonte</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/crisi-del-vino-un-milione-700mila-euro-dalla-regione-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Palazzo Lascaris l&#8217;intervento del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: declassamento delle eccedenze, fondi per promuovere le etichette piemontesi e dialogo sul futuro con produttori, consorzi e associazioni del settore Non lasciare soli gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Palazzo Lascaris l&#8217;intervento del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: declassamento delle eccedenze, fondi per promuovere le etichette piemontesi e dialogo sul futuro con produttori, consorzi e associazioni del settore</em></p>
<p><strong>Non lasciare soli gli agricoltori</strong>, aiutare un settore che tra guerre, dazi e cambi nelle abitudini di consumo sta attraversando mille difficoltà. Dopo l&#8217;allarme dei viticoltori e le richieste arrivate dall&#8217;opposizione e dalla stessa maggioranza, <strong>la crisi arriva a Palazzo Lascaris</strong>: eccedenze da smaltire, vendemmia alle porte. A farsene carico lo stesso<strong> presidente della Regione, Alberto Cirio</strong>, che sul tavolo mette milioni di euro da investire.</p>
<p>“Le risorse in campo oggi si aggirano intorno ai cento milioni”, le sue parole. “Ce ne sono per esempio diciotto &#8211; ha proseguito &#8211; per la promozione del nostro vino nel mondo. Poi abbiamo aggiunto in questo assestamento <strong>un milione e settecentomila euro di risorse regionali</strong> che ci permetteranno le <strong>misure straordinarie</strong> per far fronte ai momenti di crisi che stiamo vivendo”.</p>
<p>Misure straordinarie che significano<strong> declassamento delle attuali eccedenze</strong>, da trasformare in aceto o alcool. Una decisione che non piace a nessuno, ma che è ora necessaria.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2026/07/crisi-del-vino-le-nuove-misure-straordinarie-della-regione-57eae80b-096b-4b8f-b14f-2b83c694e4b1.html" target="_blank" rel="noopener">Rai News.it</a></p>
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		<title>Il settore vinicolo in Italia: stato dell’arte e contesto competitivo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-stato-dellarte-e-contesto-competitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi</em></p>
<p>Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di un contesto complesso e denso di incognite. Vi concorrono il calo dei consumi e il cambiamento delle preferenze, indotti dal ricambio generazionale e dal diffondersi di modelli salutistici. A ciò si aggiunge la crisi climatica che sta trasformando la geografia della produzione di uva. Senza dimenticare temi contingenti che influiscono sui mercati di sbocco. Se le sfide sono molteplici, altrettante sono le leve per affrontarle. La debolezza della domanda può esse­re mitigata dall’ingresso in mercati ancora poco esplorati, dalla rimodulazione di formati e canali e, soprattutto, da una maggiore diversificazione dell’offer­ta grazie all’innovazione di prodotto e di processo, con lo spostamento verso prodotti complementari o categorie no/low alcol. La spiccata eterogeneità del sistema produttivo nazionale, legata a specificità di prodotto, segmento e ter­ritorio, trova corredo in una molteplicità di strutture organizzative e modelli di governance che, da ultimo, si riverberano anche nelle performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Oriana Romeo</strong><br />
Senior Economist dell’Area Studi Mediobanca. Si occupa di studi di settore, economia industriale e tematiche inerenti al family business. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano i comparti del food &amp; beverage, retail ed energy &amp; utilities.</p></blockquote>
<p><strong>Le performance economiche dei maggiori produttori di vino </strong></p>
<p>Il report dell’Area Studi Mediobanca analizza le maggiori imprese produttive ope­ranti nel settore vinicolo attraverso l’osservazione della loro dinamica economica e patrimoniale. Nell’ultima edizione sono state considerate 255 società italiane di capitali con fatturato 2024 maggiore di 20 milioni di euro. L’incertezza dello scenario e le molteplici variabili in gioco hanno fatto sì che nel 2025 le vendite complessive siano calate del -2,8% sul 2024, in misura superiore sul mercato este­ro (-3,4%) rispetto a quello nazionale (-2,2%). La leadership delle vendite nel 2025 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato pari a 635,1 mi­lioni di euro (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (462,9 milioni di euro, -0,3%), seguito da IWB con 395,9 milioni di euro (-1,5% sul 2024). Nel 2025 hanno mostrato una maggiore tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive); i vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite). Un terzo delle vendite di vino è stato veicolato dalla GDO, il principale tra i canali, che nel 2025 ha subito un calo a valore del -1,4% rispetto al 2024. Più marcata la flessione delle vendite on premise: il valore dell’Horeca, che rappresenta il 17,2% del mercato, si è ridotto del -2% mentre quello di enoteche e wine bar (market share al 5,5%) del -5,1%. Più resilienti, invece, le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Non decolla il mercato dell’online: nel 2025 le vendite sui siti internet azien­dali hanno subìto una flessione del -2,4% e quelle sulle piat­taforme di terzi del -3,6%. Relativamente alle esportazioni, l’intermediario importatore si conferma il principale canale di vendita con una quota del 77,3%. I Paesi UE hanno assorbito il 37,2% del fatturato estero, in diminuzione del -2,8% sul 2024, invece le vendite negli Stati Uniti si sono ridotte del -6,3%. Infi­ne, nel 2025 è peggiorata la marginalità dei maggiori produt­tori di vino: l’Ebitda si è ridotto del -4,2% sul 2024, l’Ebit del -9,5% e il risultato netto del -7,5% (<strong>Figura 1</strong>).</p>
<p><strong>Caratteristiche del sistema imprenditoriale italiano</strong></p>
<p>Il vino è un prodotto altamente segmentato per caratteri­stiche intrinseche, luogo, tecniche di produzione e fascia di prezzo. Una tale varietà si riflette sugli assetti organizza­tivi e sui modelli di governance che le società produttrici si sono date. Di tali caratteristiche è necessario tenere conto se si intende sviluppare qualche riflessione sulla capacità dell’industria di generare valore. All’interno del settore vi­tivinicolo nazionale è imprescindibile distinguere il mondo cooperativo, contraddistinto da specifiche caratteristiche strutturali. Dal punto di vista della struttura finanziaria, le cooperative presentano un rapporto tra i debiti finanziari e i mezzi propri (debt equity ratio) che nella media del perio­do 2020-2024 è stato di 2,6 volte maggiore rispetto a quello delle società nazionali non cooperative. Tale minore patri­monializzazione riflette uno specifico assetto organizzati­vo. I soci conferenti apportano la materia prima e, di con­seguenza, le cooperative mancano di buona parte delle fasi produttive a monte della filiera nelle quali si concentrano la maggior parte degli immobilizzi (terrenti e cespiti produtti­vi). A ciò si aggiunge il fatto che il maggior ricorso al debito finanziario è favorito dalla possibilità di accedere a forme di finanziamento peculiari e relativamente meno onerose, quali ad esempio i prestiti sociali, anche se il costo medio del debito è cresciuto, passando dall’1,5% medio del trien­nio 2020-2022 al 4,9% del 2024, che non si discosta molto da quello delle non cooperative (5,1% del 2024). Quanto alla redditività, nelle cooperative essa risente del fatto che la remunerazione dei soci avviene implicitamente attraverso i prezzi a essi riconosciuti a fronte del conferimento di uve e prodotti. In media nel 2020-2024 la redditività del capita­le investito (ROI-Return on investment) delle cooperative è stata del 2,7%, quella delle società di capitali del 6%. Tutta­via, è soprattutto la capacità di estrarre margini dalle vendi­te realizzate che marca la principale distanza strutturale tra i due modelli produttivi. In media nel periodo 2020-2024 il rapporto tra MON e fatturato (EBIT margin) nelle coopera­tive si è fermato all’1,8% contro il 9% delle altre società. Ciò dipende da più fattori, tra i quali principalmente la presenza prevalente delle cooperative in segmenti produttivi a basso invecchiamento e orientati per lo più al mass market. Infat­ti, prezzi più competitivi per presidiare tutti i canali della distribuzione e molteplici sbocchi di mercato comprimo­no la marginalità operativa (4,6% l’EBIT margin medio del­le imprese con posizionamento mass-market o premium accessibile) che, invece, raggiunge il 15,7% per le imprese che producono vini super premium. Queste ultime, spesso caratterizzate da una struttura produttiva a maggiore assor­bimento di capitale e integrazione verticale, sono, al contra­rio, penalizzate nella redditività del capitale investito (ROI medio al 5,1% vs 7,1% per il mass-market). Il meccanismo di generazione del valore, che richiede la capacità di realizzare margini industriali rispetto al fatturato, ma anche quella di realizzare tale obiettivo con un uso relativamente parsimo­nioso di capitale rispetto al volume delle vendite, trova nel raggiungimento di una adeguata dimensione aziendale la più efficace chiave di volta.</p>
<p><strong>Il futuro del vino: tra cambiamento dei consumi e break strutturale</strong></p>
<p>Quanto sopra descrive le dinamiche fino ad oggi. Sarà così anche in futuro? Il 70% dei produttori di vino ritiene che il set­tore sarà ancora attrattivo ma destinato a un processo di se­lezione più severo. Il focus resterà su una produzione di qua­lità e sulla possibilità di vivere esperienze di degustazione; mentre il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più adeguato. In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&amp;A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale, le cui decisioni devo­no necessariamente includere opportune scelte di governan­ce al fine di massimizzare le performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Il settore vinicolo in Italia (Ed. 2026)</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>Mediobanca &#8211; Area Studi</p>
<p><strong>Link</strong></p>
<p>https://www.areastudimediobanca.com/it/product/il-settore-vinicolo-italia-ed-2026</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>L&#8217;indagine contiene un&#8217;analisi del mercato italiano del vino ed esamina le performance economico-finanziarie del periodo 2020-2025 di 255 società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore a 20 milioni di euro e ricavi aggregati pari a 12 miliardi. Lo studio comprende un approfondimento sui canali distributivi, sui mercati di sbocco e sulle tipologie di prodotto, senza dimenticare le denominazioni regionali. Uno sguardo ulteriore è rivolto alle principali operazioni di M&amp;A e alla governance. Il report contiene anche un contributo elaborato dalla Fondazione Qualivita sul comparto vinicolo DOP IGP.</p></blockquote>
<h3>La Dop economy del vino: evoluzione e prospettive</h3>
<p>Per la prima volta il Rapporto di Mediobanca del 2026 inclu­de anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle IG, come elemento utile a comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano. La sezione analizza i principa­li dati economici del comparto, che conta 522 denominazio­ni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del Masaf e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazio­ni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto at­traverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Merca­to e Consumatori. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la Dop economy, settore strategico per consolidare il valore del vino italiano e la sua reputazione nel mondo.</p>
<p><strong>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione </strong></p>
<p>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione appro­vate nel quadriennio 2022-2025 offre una chiave di lettura efficace per comprendere la direzione di sviluppo del vino italiano. Nel sistema delle DOP e IGP, infatti, la tutela dell’o­rigine non coincide con la cristallizzazione delle regole: al contrario, la forza delle denominazioni risiede anche nella capacità di aggiornarsi, adattandosi a contesti climatici, tecnologici e di mercato in rapida trasformazione, senza perdere il proprio ancoraggio alla tradizione e al territorio.</p>
<p>L’esame delle oltre 440 modifiche (<strong>Figura 1</strong>) mostra come i disciplinari siano strumenti dinamici di governo delle filiere, costruiti attraverso un percorso che coinvolge Consorzi di tu­tela, produttori e istituzioni. In questo senso, le revisioni non rappresentano semplicemente un adeguamento tecnico, ma raccontano l’evoluzione stessa del comparto: un settore che, per restare competitivo, deve saper bilanciare continuità identitaria e capacità di innovazione.</p>
<p>Le modifiche osservate possono essere lette lungo quattro grandi direttrici: Produzione, Territorio, Mercato e Consu­matori. Sul versante produttivo emergono gli interventi volti a rendere più flessibili le regole colturali e di trasformazione, così da rispondere alle nuove condizioni ambientali e alle esi­genze della filiera. Si tratta di un ambito sempre più rilevante, perché il cambiamento climatico impone alle denominazioni un aggiornamento costante degli strumenti normativi e tec­nici che governano la produzione. Accanto alla dimensione produttiva, le modifiche riguardano anche il Territorio, con interventi che rafforzano il legame tra denominazione e area di origine e che contribuiscono a definire con più precisione il perimetro identitario dei vini DOP e IGP. Il disciplinare, in questo caso, è un presidio di valorizzazione territoriale, ca­pace di esprimere in modo sempre più chiaro il rapporto tra vino, paesaggio e comunità locale. Sul fronte del Mercato e dei Consumatori, infine, le revisioni riflettono la necessità di dialogare con un contesto in cui cambiano canali distributivi, modelli di consumo e aspettative del pubblico. La crescente attenzione alla leggibilità delle informazioni, alla trasparenza e alla capacità delle denominazioni di comunicare il proprio valore si traduce in un’evoluzione dei disciplinari che va oltre l’ambito strettamente produttivo e tocca direttamente il po­sizionamento commerciale e reputazionale dei vini italiani.</p>
<p>Nel loro insieme, queste trasformazioni confermano che il sistema delle Indicazioni Geografiche non è un modello sta­tico, ma un organismo vivo, capace di reagire ai cambiamenti e di incorporarli in un quadro di regole condivise. È proprio la visione d’insieme di questo “movimento” a rendere il settore dei vini DOP e IGP un elemento chiave per leggere la direzione e le prospettive del vino italiano.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Il-settore-vinicolo-in-Italia_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
</div>
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		<title>Dazi e consumi in calo. Le Langhe tagliano il vino ma salvano il Barolo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dazi-e-consumi-in-calo-le-langhe-tagliano-il-vino-ma-salvano-il-barolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 07:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[Vendemmia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani di tutela riduce del 10% le rese di Nebbiolo e Barbera. I viticoltori preoccupati per le quotazioni delle uve sempre più basse Il Consorzio di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani di tutela riduce del 10% le rese di Nebbiolo e Barbera. I viticoltori preoccupati per le quotazioni delle uve sempre più basse</em></p>
<p><strong>Il Consorzio di tutela riduce del 10% le rese di Nebbiolo e Barbera</strong>. I viticoltori preoccupati per le quotazioni delle uve sempre più basse Meno bottiglie di Langhe Nebbiolo e Barbera d&#8217;Alba da vendere sul mercato, stop a nuovi vigneti, promozione più efficace e ricerca di mercati alternativi agli Stati Uniti, gravati dai dazi e dal minore potere di spesa degli americani.</p>
<p><strong>Anche le blasonate Langhe fanno i conti con la crisi globale del vino</strong> e provano a rispondere al rischio sempre più concreto di arrivare alla prossima vendemmia con un eccesso di produzione e le cantine ancora mezze piene.</p>
<p>I produttori aderenti al Consorzio di tutela del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani hanno <strong>approvato in assemblea una riduzione delle rese di due denominazioni più esposte al pericolo</strong>: il Langhe Nebbiolo Doc e la Barbera d&#8217;Alba Doc.</p>
<p>Per entrambi, è stata<strong> decisa a larghissima maggioranza una riduzione del 10% della resa</strong>, che per quest&#8217;anno scenderà a 90 quintali per ettaro, contro i 100 quintali previsti dal disciplinare. È <strong>ammesso un 20% di esubero, ma solo il 5% potrà essere utilizzato per produrre vino da tavola</strong>, mentre il resto dovrà essere obbligatoriamente destinato ad altri usi come succhi di frutta o distillazione.</p>
<p>«Abbiamo ottenuto quasi l&#8217;unanimità, la compagine sociale si è espressa con una visione chiara e coerente – è il commento del <strong>presidente del Consorzio, Sergio Germano</strong> -. In questo scenario, attuare una riduzione del potenziale produttivo è una misura utile per tenere sotto controllo l&#8217;offerta, senza interventi drastici. Non avrà effetti positivi nell&#8217;immediato, ma è un utile segnale di responsabilità da parte di noi produttori. Inoltre, si inserisce in un programma più ampio di gestione avviato in questi anni e che passa anche attraverso il controllo degli ettari vitati e la promozione».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lastampa.it/economia/2026/07/02/news/dazi_e_consumi_in_calo_le_langhe_tagliano_il_vino_ma_salvano_il_barolo-15677280/" target="_blank" rel="noopener">La Stampa.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dazi-e-consumi-in-calo-le-langhe-tagliano-il-vino-ma-salvano-il-barolo/">Dazi e consumi in calo. Le Langhe tagliano il vino ma salvano il Barolo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Vino, il mercato premia la concentrazione: le aziende possono rispondere facendo rete</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-il-mercato-premia-la-concentrazione-le-aziende-possono-rispondere-facendo-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività. Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’Annual Report [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-il-mercato-premia-la-concentrazione-le-aziende-possono-rispondere-facendo-rete/">Vino, il mercato premia la concentrazione: le aziende possono rispondere facendo rete</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività.</em></p>
<p>Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’<strong>Annual Report 2026 di Valoritalia</strong>, nell’appuntamento annuale con cui l’organismo di controllo e certificazione del vino a denominazione offre una fotografia aggiornata dello stato di salute del settore. Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, consorzi di tutela, aziende e stampa specializzata, l’incontro ha fornito come di consueto, importanti dati e spunti di riflessione sul comparto.</p>
<p>Tra i dati di Valoritalia che meritano una riflessione più ampia, perché aiutano a leggere una delle caratteristiche più identificative del vino italiano, vi è quello dell’elevato grado di <strong>concentrazione del settore</strong>: le prime 5 imprese imbottigliatrici realizzano il 18,7% del fatturato, in termini di volumi; le prime 40 aziende raggiungono il 55,5% dei volumi imbottigliati. Sul fronte gestionale la concentrazione genera massa critica, capacità di investimento, maggiore presenza sui mercati e forza contrattuale. È un fenomeno che, come ha sottolineato <strong>Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia</strong>, interessa le imprese, ma anche gli organismi di rappresentanza e le denominazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>Consorzi, i primi 20 per volumi di produzione rappresentano il 78,4%</strong> del totale della produzione certificata da Valoritalia; a livello di denominazioni, le prime 20 per volumi di produzione rappresentano l’86% della produzione certificata. Nell’analisi del presidente il grado di concentrazione, e quindi di dimensione, si accompagna a una maggiore rappresentatività e quindi efficacia, delle aggregazioni.</p>
<p>La concentrazione del settore riguarda quindi l’intera filiera, non solo il comparto produttivo, e sembra premiare quei sistemi capaci di raggiungere una dimensione adeguata per affrontare contesti sempre più complessi, competitivi e internazionali. Non è difficile comprenderne le ragioni: più ampia è la base produttiva, maggiori sono le risorse disponibili per attività di promozione, ricerca, organizzazione e presidio dei mercati; <strong>la dimensione, in molto casi, è la condizione che permette di generare altro valore aggiunto</strong>.</p>
<p>E’ un fenomeno, quello della concentrazione, che può sembrare in contrasto con l’evidenza strutturale del mercato italiano, che, stando al solo sistema Valoritalia, annovera 48 DOCG certificate, 136 DOC, 35 IGT e 89.000 operatori inseriti nel sistema dei controlli, tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori; e che pone una domanda cruciale: come può un sistema, come quello del <strong>vino italiano, strutturalmente fondato sulla pluralità delle identità territoriali e sulla parcellizzazione dell’offerta</strong> vivere, distinguersi e svilupparsi, se a vivere meglio sono le grandi concentrazioni?</p>
<p>Le piccole e medie aziende rappresentano l’ossatura del sistema, custodiscono territori, tradizioni, vitigni e paesaggi, contribuendo in modo determinante alla reputazione internazionale del Made in Italy; <strong>il 75% delle imprese italiane ha una produzione che non supera le 67.000 bottiglie.</strong></p>
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<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/approfondimenti/concentrazione-vitivinicola-piccole-imprese-fare-rete-valoritalia-giugno-2026/?utm_source=ActiveCampaign&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;utm_campaign=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;vgo_ee=OJI0pP8NNH0E6XeH9YGafTYJ1iqn8Wd%2BO3euVrYcU3dwUH3ECp6SP8mIIg%3D%3D%3AXp60UesZYgdkdCHs72sTnKbCkqufkj4s" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Consorzio Asti DOCG: proposta rese a 85 quintali per ettaro nella prossima vendemmia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:25:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rese a 85 quintali a ettaro, in linea con i quantitativi dello scorso anno, con ulteriori 15 quintali di supero e l’impegno a rivedere i parametri produttivi in funzione dell’andamento di mercato. È questa la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rese a 85 quintali a ettaro, in linea con i quantitativi dello scorso anno, con ulteriori 15 quintali di supero e l’impegno a rivedere i parametri produttivi in funzione dell’andamento di mercato. È questa la proposta approvata ieri dal Consiglio di amministrazione del Consorzio Asti Docg per la prossima campagna vendemmiale, nell’ottica di garantire equilibrio tra domanda e offerta e di tutelare il valore della denominazione. </em></p>
<p>La proposta sarà poi discussa il 30 giugno nel corso dell’assemblea dei consorziati. “La soluzione individuata dal Cda nasce da un confronto condiviso tra le diversi componenti della filiera e si inserisce in una strategia di gestione responsabile dell’offerta – commenta Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg -. L’obiettivo è garantire stabilità, programmazione e valore, mantenendo la capacità di adattare le scelte produttive sulla base dell’evoluzione dei mercati. In quest’ottica – conclude Ricagno &#8211; assume particolare rilievo l’impegno espresso dalle case spumantiere nel continuare a sostenere la denominazione a le remunerazione della materia prima, confermando una linea di responsabilità e attenzione verso l’intero comparto produttivo”. Nel corso della riunione, il Consiglio di amministrazione dell’ente consortile si è inoltre impegnato per fornire già nei primi mesi del 2027 un’indicazione chiara all’intera filiera attraverso l’analisi dei dati di mercato al 31 dicembre 2026. Qualora le vendite si mantenessero in linea con gli attuali livelli (pari a circa 85 milioni di bottiglie annue), la resa potrà essere confermata a 85 quintali per ettaro. Un risultato che potrà ulteriormente migliorare se si dovesse registrare una ripresa dei mercati internazionali e un allentamento delle attuali tensioni geopolitiche. Nel caso in cui, invece, si rilevasse una diminuzione delle fascette consegnate rispetto agli attuali volumi di riferimento, il Consorzio orienterà la programmazione produttiva verso una resa non superiore a 80 quintali per ettaro, al fine di tutelare il valore della denominazione nel medio e lungo periodo. Nei primi cinque mesi 2026 il saldo dei contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato si è attestato a 31,5 milioni di pezzi, il 4% in meno rispetto ai 32,8 milioni di pezzi del pari periodo dello scorso anno.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Asti Docg</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/cs-Asti_proposta-riduzione-rese.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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