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	<title>panorama internazionale Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Sep 2026 08:27:16 +0000</lastBuildDate>
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	<title>panorama internazionale Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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		<title>II valore delle DOP: dalla tradizione alle sfide dei mercati globali</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ii-valore-delle-dop-dalla-tradizione-alle-sfide-dei-mercati-globali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 07:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Formaggi DOP, pilastro del Made in Italy tra record d&#8217;export e nuove frontiere Ho.Re.Ca. II comparto caseario a denominazione supera i 3,3 miliardi di euro all&#8217;export. Tra l&#8217;incognita dazi negli USA, la presenza strategica alle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Formaggi DOP, pilastro del Made in Italy tra record d&#8217;export e nuove frontiere Ho.Re.Ca.</em></p>
<p><strong>II comparto caseario a denominazione supera i 3,3 miliardi di euro all&#8217;export</strong>. Tra l&#8217;incognita dazi negli USA, la presenza strategica alle grandi fiere internazionali e il ruolo dell&#8217;Ho,Re.Ca., il mondo della ristorazione diventa il perno insostituibile per raccontare il valore autentico del territorio. Nella mappa del patrimonio agroalimentare italiano, i formaggi a Denominazione di Origine Protetta non rappresentano soltanto un caposaldo identitario, ma costituiscono l&#8217;ossatura stessa di quel modello gastronomico che ha portato la Cucina Italiana al riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell&#8217;Umanità UNESCO: Un&#8217;attestazione culturale che si trasforma in una fondamentale leva economico-strategica: i formaggi DOP sono il motore dell&#8217;intera Dop Economy nazionale, un comparto capace di generare valore, garantire la tenuta sociale ed economica delle filiere territoriali e fare da ambasciatore dell&#8217;eccellenza sui mercati globali.</p>
<h4>I numeri del comparto: una crescita che sfida le congiunture</h4>
<p>Stando ai dati fotografati nel corso della 36° Assemblea Annuale di <strong>AFIDOP</strong> (Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP), <strong>il settore ha chiuso un anno da record</strong>: la produzione certificata ha <strong>superato le 625 mila tonnellate </strong>(<strong>+</strong>4%u sull&#8217;anno precedente), mentre le esportazioni hanno toccato quota 260 mila tonnellate, generando un fatturato all&#8217;export superiore ai 3,3 miliardi di euro (+10% in valore). Oggi i formaggi DOP e IGP coprono da soli oltre il 55% del valore totale del l&#8217;export caseario italiano.</p>
<p><strong>I dati ripresi dai report di Fondazione Qualivita ed Ismea</strong> confermano il primato del segmento caseario all&#8217;interno del cibo tutelato.</p>
<p>[…]</p>
<h4>Geopolitica del gusto: dazi e &#8220;fare sistema&#8221; all&#8217;estero</h4>
<p>Se l&#8217;Unione Europea assorbe la quota maggioritaria delle spedizioni, <strong>gli Stati Uniti si confermano il primo mercato extra-UE con 485 milioni di euro di importazioni</strong>, concentrate per il 95% sui grandi formaggi duri. Tuttavia, lo scenario impone cautela: le <strong>tensioni tariffarie</strong> e la gestione dei <strong>dazi</strong> nei porti statunitensi creano rincari al consumo vicini al 30%.</p>
<p><strong>II rischio principale è la prolificazione dell&#8217;Italian Sounding</strong>: l&#8217;aumento di prezzo del prodotto autentico rischia di spingere il consumatore estero verso imitazioni locali come il parmesan o il finto romano.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Sala e Cucina</strong></p>
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		<title>Dazi e guerre stravolgono il mercato: Europa e Ai per la sovranità alimentare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dazi-e-guerre-stravolgono-il-mercato-europa-e-ai-per-la-sovranita-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
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		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Azzerata la crescita dell’export agroalimentare. Le strade per resistere a guerre e dazi: innovazione e piani strategici UE C&#8217;è un luogo molto vicino a noi per capire quanto la geopolitica sia entrata nelle nostre vite: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Azzerata la crescita dell’export agroalimentare. Le strade per resistere a guerre e dazi: innovazione e piani strategici UE</em></p>
<p>C&#8217;è un luogo molto vicino a noi per capire quanto la geopolitica sia entrata nelle nostre vite: il carrello della spesa. Trump che impone un dazio dalla Casa Bianca, una nave che evita lo Stretto di Hormuz o un missile che colpisce un porto ucraino non sono solo un fronte della terza guerra mondiale a pezzi. Prima o poi diventano una voce nei costi di un pastificio, di un caseificio, di un allevamento. E da lì arrivano fino al piatto in cui mangiamo.</p>
<h4>L’agroalimentare italiano, per ora, resiste.</h4>
<p><strong>Nel 2025 l’export ha raggiunto il record di circa 73 miliardi di euro</strong>, confermando il settore come primo comparto manifatturiero italiano. Ma il vento sta cambiando. Nel <strong>primo semestre 2026 la crescita delle esportazioni agroalimentari si è fermata allo 0,6%</strong>, contro il +5% del 2025. Il segno è ancora positivo, ma siamo a uno “zerovirgola”.</p>
<p><strong>A rallentare, inevitabilmente, sono soprattutto gli Stati Uniti</strong>, un mercato da 8 miliardi di euro per il cibo italiano. Ma un mercato zavorrato dalla battaglia commerciale di Trump. Vino, formaggi, olio, pasta e salumi hanno un forte valore aggiunto, ma proprio per questo sono più esposti quando il prezzo finale aumenta.</p>
<p>«C’è un’incertezza drammatica che attraversa tutte le imprese», osserva<strong> Paolo De Castro</strong>, ordinario di Economia e Politica Agraria all’università di Bologna, presidente di Nomisma e una vita all’Europarlamento a occuparsi del settore primario.</p>
<p><strong> L’incertezza ha un effetto immediato</strong>: frena gli investimenti proprio nell’era della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. I <strong>fertilizzanti</strong>, dopo gli shock degli ultimi anni, sono arrivati a costare il doppio rispetto ai livelli precedenti. <strong>Energia, carburanti, trasporti e materie prime</strong> aggiungono pressione sui margini.</p>
<p>Se Hormuz significa soprattutto stangata sui costi di produzione, l’Ucraina ha mostrato l’altra faccia della vulnerabilità: materie prime e rotte commerciali.</p>
<p>La guerra ha costretto l’Europa a riorganizzare i flussi di cereali e altri prodotti agricoli, mentre la dipendenza da fornitori esterni resta significativa per alcuni input essenziali. <strong>L’Europa è infatti una grande potenza agroalimentare, ma non è autosufficiente</strong>. Nel primo semestre 2026 ha esportato per 117,2 miliardi, mantenendo un surplus commerciale di 23,9 miliardi. Eppure, ad esempio, importa gran parte delle proteine vegetali necessarie alla zootecnia: soia e derivati arrivano soprattutto dalle Americhe.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Stampa</strong></p>
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		<title>La guerra del grano, prezzi su, meno sicurezza: la sfida per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-guerra-del-grano-prezzi-su-meno-sicurezza-la-sfida-per-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Contro l’inflazione legata al cibo le banche centralisono impotenti. Cina, India, Russia e Ucraina formano la mappa dei granai del mondo, che si sovrappone a quella delle grandi tensioni geopolitiche. Dall’aumento del valore finanziario delle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Contro l’inflazione legata al cibo le banche centralisono impotenti. Cina, India, Russia e Ucraina formano la mappa dei granai del mondo, che si sovrappone a quella delle grandi tensioni geopolitiche. Dall’aumento del valore finanziario delle materie prime alle fiammate di polizze e noli, fino alla siccità degli ultimi mesi che mette a rischio le scorte: il Vecchio Continente e gli Stati Uniti devono fare i conti con un mercato che continua a complicarsi. E con le richieste dei Paesi più poveri che sono in difficoltà</em></p>
<p>Non c’è solo lo stretto di Hormuz. E non c’è solo il petrolio o il gas. Ci sono anche le <strong>materie prime agricole</strong> che sono persino più strategiche delle fonti fossili. Anche perché — ed è il paradosso — è molto più facile che manchino, soprattutto nei Paesi più poveri, gli alimenti essenziali.</p>
<p>L’energia, là dove c’è, è quasi sempre disponibile seppur più cara. Il cibo può mancare del tutto. <strong>La geopolitica delle materie prime agricole è largamente sottovalutata in Europa</strong>. Non così nel resto del mondo. Noi siamo abituati all’abbondanza, non alla scarsità che i prezzi hanno segnalato, soprattutto in agosto, in misura drammatica.</p>
<p>Nota con una punta di amarezza il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti: «Si sta ridefinendo, sotto i nostri distratti occhi europei, la mappa degli approvvigionamenti strategici, per esempio di grano duro e tenero, soia. Parliamo giustamente di sicurezza ma non di quella alimentare. Qualche esempio? <strong>La Cina detiene la metà delle scorte alimentari e di fertilizzanti</strong> al mondo. Il premier indiano Modi ha comprato, a costi proibitivi, tutta l’urea disponibile per distribuirla a prezzi calmierati, altrimenti non avrebbero seminato il riso. <strong>In Ucraina e in Russia la guerra ora vede come bersagli, da una parte e dall’altra, i depositi di cereali</strong>, oltre alle navi di trasporto. C’è una forte speculazione finanziaria sui future. L’inflazione da materie prime è imbattibile anche dalle banche centrali».</p>
<p>Allora, che cosa sta succedendo realmente sui mercati delle materie prime agricole? <strong>I prezzi internazionali del grano tenero e duro sono cresciuti, dall’inizio dell’anno, rispettivamente del 50 e del 58 per cento</strong>. L’ampia fiammata registrata, in agosto, al Chicago Board of Trade (Cbot) e all’Euronext di Parigi è motivata soprattutto dal nuovo inasprimento della guerra in Ucraina. Il nodo fondamentale non è tanto la mancanza assoluta di raccolto, quanto le difficoltà logistiche nell’esportarlo.</p>
<p>Le <strong>restrizioni al traffico navale nelle rotte strategiche</strong>, le minacce ai porti commerciali del Mar Nero e il rallentamento nei ritmi di carico stanno trattenendo milioni di tonnellate di frumento nei magazzini locali.</p>
<p>Gli acquirenti internazionali (in particolare del Nord Africa e del Medio Oriente) sono quindi costretti a cercare forniture alternative in Europa o America, facendo salire i prezzi. I recenti attacchi militari contro gli scali marittimi civili e le infrastrutture portuali (specialmente nell’area di Odessa) hanno paralizzato le attività di imbarco.</p>
<p>L’<strong>operatività ridotta ai minimi nei terminal ucraini</strong> e minacce dirette alle rotte commerciali verso il Bosforo hanno azzerato la disponibilità di stive e fatto impennare i costi di assicurazione per le navi che si avventurano nella regione. <strong>Anche il commercio di grano russo sta affrontando serie difficoltà</strong> nei porti del Mar Nero e di Azov. Per ovviare all’incertezza e alle restrizioni nel bacino meridionale, molti esportatori russi stanno progressivamente dirottando una parte consistente delle spedizioni verso i terminal baltici.</p>
<p>Significativo un episodio poco conosciuto. Il 31 agosto il porto russo nel Baltico di Ust Luga (nella regione di Leningrado) ha subito un attacco di droni ucraini. L’incursione ha provocato un incendio all’interno dell’area portuale, un hub strategico per le esportazioni russe di petrolio, carbone e fertilizzanti. Si teme che altri porti, in cui vengono imbarcati i cereali, possano diventare obiettivi degli attacchi ucraini.</p>
<p><strong>La reazione </strong><br />
L’effetto sui future, i contratti a termine, di quell’episodio di guerra è stato immediato. In questo momento la differenza tra il prezzo spot (pronta consegna) e la quotazione dei future per il grano e per il mais è influenzata dalle dinamiche dei raccolti, dai costi di stoccaggio e dai flussi commerciali tra Europa e mercati globali. Sono state poi chiuse, nelle scorse settimane, diverse posizioni ribassiste (short covering) alimentando i rialzi. Diversi Paesi intermediari, tra cui la Turchia, stanno tentando di riaprire canali diplomatici con Mosca e Kyiv per stabilire corridoi di navigazione sicuri e sbloccare il transito merci.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>L&#8217;Economia &#8211; Corriere della Sera</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pecorino Romano DOP, confermati i dazi al 10%</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-confermati-i-dazi-al-10/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:33:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi confermati al 10%. Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP: &#8220;La politica deve aiutarci a gestire questo delicato momento&#8221; &#8220;Trump ha confermato i dazi del 10% sul Pecorino Romano, ora [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dazi confermati al 10%. Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP: &#8220;La politica deve aiutarci a gestire questo delicato momento&#8221;<br />
</em></p>
<p>&#8220;<strong>Trump ha confermato i dazi del 10% sul Pecorino Romano</strong>, ora la politica deve aiutarci a gestire questo delicato momento&#8221;. Così il <strong>presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano, Gianni Maoddi</strong>, commenta l&#8217;esito della revisione tariffaria varata dall&#8217;amministrazione statunitense, che lascia invariato il dazio sull’export del primo formaggio ovino italiano nel mercato americano.</p>
<p>Mentre <strong>per alcuni dei principali concorrenti del comparto lattiero-caseario italiano sul mercato americano la nuova intesa commerciale ha portato una riduzione della tariffa dal 25 al 15%</strong>, per il Pecorino Romano il quadro resta invariato: il dazio si conferma al 10%, un aggravio sempre più insostenibile per il comparto.</p>
<p>&#8220;<strong>Per il Pecorino Romano al momento è tutto confermato così com&#8217;era</strong>”, dice Maoddi. “Ora analizzeremo in modo puntuale il documento Usa di oltre 400 pagine e siamo in attesa della convocazione della task force ministeriale nei prossimi giorni.<strong> Il nostro auspicio è che ci sia ancora qualche spiraglio per far rientrare il Pecorino Romano tra i prodotti esentati</strong>, e continueremo a lavorare intensamente per questo: seguiamo con attenzione ogni margine che le trattative in corso possano ancora aprire. Ma ci servono aiuto e supporto da parte della politica, di quella nazionale e di quella regionale, con azioni e interventi immediati a supporto di un comparto che è fondamentale per l’economia della Sardegna e dell’agroalimentare italiano”.</p>
<p><strong>Intanto, la delibera con cui la Regione estende anche al comparto lattiero-caseario gli strumenti finanziari attivati dalla Sfirs</strong>, la società in house della Regione, viene accolta con soddisfazione dal Consorzio. &#8220;È una delibera attesa, che viene incontro alle esigenze della nostra filiera in un momento in cui ogni strumento di sostegno è importante – sottolinea Maoddi –. Bene anche il coinvolgimento della Sfirs: ci affidiamo ora alle competenze di entrambe, Regione e Sfirs, per entrare subito nella fase operativa. Non c’è un minuto da perdere: tra due mesi inizia la nuova campagna produttiva e dobbiamo assolutamente invertire la rotta per garantire stabilità al comparto”.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.pecorinoromano.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Cs-Dazi-Confermati-24-luglio-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Champagne DOP, il Comité sceglie di continuare ad abbassare la produzione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-il-comite-sceglie-di-continuare-ad-abbassare-la-produzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 06:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vignaioli e le maisons francesi scelgono di continuare ad abbassare la produzione di Champagne DOP, fissata la resa della vendemmia 2026 a 8.800 kg per ettaro. I vignaioli e le maisons produttrici di Champagne hanno fissato a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I vignaioli e le maisons francesi scelgono di continuare ad abbassare la produzione di Champagne DOP, fissata la resa della vendemmia 2026 a 8.800 kg per ettaro.</em></p>
<p><strong>I vignaioli</strong> e le maisons produttrici di <strong>Champagne</strong> hanno fissato a 8.800 Kg per ettaro la resa destinata alla commercializzazione della vendemmia 2026. Una quantità in calo per il quarto anno consecutivo quella annunciata dal <strong>Comité Champagne</strong> alla luce di un contesto geopolitico con notevoli incertezze e per le ricorrenti problematiche dettate dall&#8217;andamento climatico.</p>
<p>&#8220;Si tratta &#8211; spiega in una nota l&#8217;interprofessione della filiera delle pregiate bollicine d&#8217;Oltralpe, che rappresenta oltre 16.000 Vigneron e 350 Maison &#8211; di una decisione collettiva è volta a riequilibrare progressivamente gli stock, salvaguardando al tempo stesso la sostenibilità economica del vigneto e il mantenimento dei loro elevati standard qualitativi&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.lanazione.it/economia/ultimaora/champagne-vignaioli-francesi-scelgono-di-d2b40eb6" target="_blank" rel="noopener">La Nazione.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/champagne-dop-il-comite-sceglie-di-continuare-ad-abbassare-la-produzione/">Champagne DOP, il Comité sceglie di continuare ad abbassare la produzione</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pecorino Romano DOP, 39 milioni di chili nell’ultima campagna</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-39-milioni-di-chili-nellultima-campagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP in assemblea tra situazione dei mercati e battaglia sui dazi USA: 39 milioni di chili nell’ultima campagna. Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano DOP prodotti nell’ultima [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-39-milioni-di-chili-nellultima-campagna/">Pecorino Romano DOP, 39 milioni di chili nell’ultima campagna</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP in assemblea tra situazione dei mercati e battaglia sui dazi USA: 39 milioni di chili nell’ultima campagna.</em></p>
<p>Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano DOP prodotti nell’ultima campagna, quasi 9mila allevatori e 47 caseifici coinvolti nella filiera, un export che vale il 60% della produzione e il mercato interno fra luci e ombre: i dati della campagna 2024/2025 sono stati resi noti oggi nell’annuale assemblea dei soci del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP. Durante i lavori, che si sono svolti oggi a Siamaggiore, il presidente Gianni Maoddi ha fatto il punto anche sulle attività di tutela, vigilanza e promozione svolte nel corso dell&#8217;anno, con particolare attenzione alla questione dei dazi Usa che continuano ad alimentare incertezza e creare instabilità.</p>
<h4>La produzione</h4>
<p>Nella campagna 2024/2025 sono stati realizzati poco più di 39 milioni di chili di Pecorino Romano DOP, come certificato dall&#8217;ente di controllo. I 47 caseifici della filiera hanno lavorato oltre 300 milioni di litri di latte, di cui il 76% destinato alla produzione della DOP. La Sardegna resta il cuore produttivo, con il 92% del totale, contro l&#8217;8% di Lazio e provincia di Grosseto; il sistema cooperativo realizza il 54% della produzione, l&#8217;industria privata il restante 46%. Nel sistema di controllo risultano oggi iscritti quasi 9mila allevatori, 47 caseifici, 15 stagionatori e 91 tra confezionatori e grattugiatori</p>
<h4>Il mercato interno</h4>
<p>Sul mercato italiano le vendite di Pecorino Romano DOP nella grande distribuzione crescono per il secondo anno consecutivo, raggiungendo quasi 48mila quintali, con un aumento del 4,3% rispetto al 2024. Un risultato in controtendenza rispetto al resto del comparto: considerando anche i volumi assorbiti da industria alimentare, canale horeca (ristoranti, bar e catering) e vendita al dettaglio, il consumo interno complessivo del Pecorino Romano DOP si stima in circa 123mila quintali.</p>
<h4>I mercati esteri</h4>
<p>Gli Stati Uniti, ha sottolineato ancora il presidente Maoddi, restano saldamente il primo mercato estero del Pecorino Romano, con circa 131mila quintali esportati nel 2025, in leggera crescita per quanto riguarda il volume ma in calo in termini di valore per effetto dei dazi. Subito dopo gli Usa segue l&#8217;Unione Europea, che assorbe quasi 55mila quintali, in aumento del 2,4%. A crescere con più forza sono però i mercati emergenti: il Regno Unito segna un +8,6%, il Canada un +16%, l&#8217;Australia un +19,6%, confermandosi una delle scommesse vincenti degli ultimi anni, confermata dalla partecipazione del Consorzio alla Fiera Fine Food di Sydney. Nel complesso, l&#8217;export 2025 sfiora i 218mila quintali, pari al 60% della produzione vendibile.</p>
<h4>Il fronte dazi USA</h4>
<p>Il tema dei dazi statunitensi ha caratterizzato i tre quarti del 2025 e li ha inevitabilmente e fortemente condizionati, anche se si è riusciti a mantenere gli stessi volumi esportati dell’anno precedente. Dopo le tariffe introdotte nel 2019 nell&#8217;ambito della disputa Airbus-Boeing e la loro sospensione nel 2021, il 2 aprile 2025 l&#8217;amministrazione Trump ha varato un nuovo schema di dazi reciproci, sfociato ad agosto in una tariffa minima del 15% sui prodotti europei. A febbraio 2026 questi dazi sono stati dichiarati illegittimi, ma gli Stati Uniti hanno immediatamente introdotto, attraverso la Section 122 del Trade Act del 1974, un nuovo dazio generale del 10%, tutt’ora in vigore. Per difendere la filiera, il Consorzio ha promosso nel 2025, in collaborazione con lo studio legale Gibbons di New York, una serie di incontri a Washington con i vertici di importanti componenti del Congresso americano, sia democratici che repubblicani, con l&#8217;obiettivo di costruire un consenso bipartisan per l&#8217;esenzione tariffaria del Pecorino Romano. In parallelo è proseguito il confronto con il ministero degli Esteri italiano, che da settembre 2025 ha inserito il Consorzio nella Task Force dedicata alla questione dazi. Una battaglia ancora lunga e complessa, che impegna quotidianamente la filiera nella difesa di un prodotto che resta fondamentale per l’economia in particolare della Sardegna.</p>
<h4>Tutela e vigilanza</h4>
<p>Il 2025 si è aperto con un riconoscimento storico: l&#8217;ufficio statunitense dei marchi e brevetti (USPTO) ha dichiarato incontestabile il marchio tridimensionale di certificazione del Pecorino Romano, rafforzandone in modo significativo la protezione giuridica negli Stati Uniti in un momento negoziale particolarmente delicato. Prosegue intanto il servizio di sorveglianza web attivo da un decennio, mentre in centro America si moltiplicano le azioni di opposizione contro tentativi di registrazione di marchi simili al toponimo &#8220;Romano&#8221;, con il sostegno delle ambasciate italiane in Ecuador, Guatemala e Cile. Il Consorzio ha inoltre dotato il laboratorio Laore di una nuova tecnologia di analisi rapida, a disposizione di tutti i soci, per il controllo di latti estranei, sporigeni e Listeria.</p>
<h4>Promozione</h4>
<p>Prosegue il piano di promozione internazionale sostenuto dai fondi europei. Si è concluso <strong>PR ON TOP</strong>, il progetto triennale dedicato al mercato statunitense, con un evento finale a New York che ha riunito importatori e distributori americani. Vanno avanti <strong>TASK EU</strong> su Regno Unito e Svizzera, realizzato insieme ai Consorzi Vini Alto Adige e Vini Etna, <strong>EMPIR EU</strong> su Italia e Germania, con la presenza alle fiere Cibus, Tuttofood e Anuga, e <strong>KYOI</strong> sul mercato giapponese. In Australia il progetto <strong>Marchi Collettivi</strong>, finanziato da MIMIT e Unioncamere, ha portato il Pecorino Romano a Sydney con una cena evento nel ristorante dello chef stellato Giovanni Pilu e una masterclass dedicata. È inoltre in attesa di avvio la <strong>Misura SRG 10</strong> della Regione Lazio, che finanzierà il nuovo sito istituzionale del Consorzio e attività didattiche nelle scuole. Nel corso dell&#8217;anno il Consorzio ha inoltre partecipato a nove fiere internazionali di settore, tra cui Summer Fancy Food a New York, Anuga a Colonia e Fine Food Australia a Sydney. “Investire nella promozione internazionale significa rafforzare il valore del Pecorino Romano sui mercati esteri e raccontare al mondo la storia, la qualità e il legame profondo di questo prodotto con i territori di origine”, dice <strong>il direttore del Consorzio Riccardo Pastore</strong>. “I progetti di promozione rappresentano uno strumento fondamentale per aumentare la conoscenza del nostro formaggio, sostenere le imprese della filiera e creare nuove opportunità di crescita. Attraverso queste iniziative possiamo valorizzare non solo un’eccellenza agroalimentare, ma anche il patrimonio di tradizioni, competenze e cultura che il Pecorino Romano porta con sé”.</p>
<h4>La dichiarazione del presidente del Consorzio Gianni Maoddi</h4>
<p><em>&#8220;I dati presentati oggi in assemblea confermano la solidità di una filiera che continua a crescere nonostante le difficoltà in un contesto internazionale complesso, ne siamo orgogliosi e siamo consapevoli che è il risultato di un anno di duro lavoro da parte di tutti”, dice il presidente del Consorzio Gianni Maoddi. “Purtroppo, il mercato interno nel 2025 è stato caratterizzato sì da una tenuta in termini di volumi di vendita, ma da una progressiva seppur ingiustificata diminuzione in termini di valore. Per quanto riguarda i mercati esteri, registriamo una crescita interessante </em>su mercati come il Canada e l&#8217;Australia, sui quali continueremo a puntare esplorando allo stesso tempo nuove opportunità commerciali<em>. </em><em>Ma il 2025 – sottolinea Maoddi &#8211; sarà ricordato soprattutto per l&#8217;intenso lavoro diplomatico svolto negli Stati Uniti: abbiamo portato le ragioni della nostra filiera fino al Congresso americano, costruendo un dialogo bipartisan che oggi ci consente di guardare al futuro con maggiore fiducia anche se sicuramente gli ostacoli da affrontare sono tanti e la situazione resta molto incerta, cosa che naturalmente non fa bene ai mercati che invece chiedono stabilità. Dunque siamo in un momento che richiede grande impegno e determinazione da parte dell’intera filiera e il supporto delle istituzioni regionali e nazionali, a cui chiediamo di mettere in campo ogni azione utile per affiancare il nostro lavoro. Noi, come Consorzio, continueremo a difendere con determinazione il valore del Pecorino Romano DOP, la sua origine e il lavoro di migliaia di allevatori e produttori che ogni giorno rendono grande questa denominazione”, conclude il presidente Maoddi.</em></p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.pecorinoromano.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Cs-Pecorino-Romano-Assemblea-15-luglio-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-39-milioni-di-chili-nellultima-campagna/">Pecorino Romano DOP, 39 milioni di chili nell’ultima campagna</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>UE, proposta agli USA per riduzioni sui dazi su una lista di prodotti</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ue-proposta-agli-usa-per-riduzioni-sui-dazi-su-una-lista-di-prodotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:03:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Portavoce della Commissione UE: &#8220;Fortemente impegnati nel dialogo con gli Stati Uniti, proposta una lista di prodotti per possibili riduzioni sui dazi&#8221; &#8220;Abbiamo condiviso con gli Stati Uniti un ampio elenco di prodotti esportati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Portavoce della Commissione UE: &#8220;Fortemente impegnati nel dialogo con gli Stati Uniti, proposta una lista di prodotti per possibili riduzioni sui dazi&#8221;</em></p>
<p>&#8220;Abbiamo condiviso con gli Stati Uniti un ampio elenco di prodotti esportati dall&#8217;Unione europea per i quali riteniamo possibili riduzioni tariffarie&#8221;.</p>
<p>Lo ha detto il <strong>portavoce della Commissione europea Olof Gill</strong>, interpellato sulle notizie riportate da Euractiv, secondo cui <strong>Bruxelles avrebbe chiesto a Washington di esentare dal dazio del 15% centinaia di prodotti, tra cui Roquefort, Pecorino, vini, macchinari industriali e dispositivi sanitari</strong>.</p>
<p>Alla domanda se la Commissione stia discutendo con gli Stati Uniti &#8220;altri possibili settori e prodotti&#8221; per i quali ottenere &#8220;riduzioni tariffarie più ampie o persino esenzioni tariffarie&#8221;, Gill ha risposto: &#8220;La risposta è sì. Siamo fortemente impegnati nel dialogo con gli Stati Uniti per raggiungere questo risultato&#8221;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/07/15/ue-proposta-agli-usa-lista-di-prodotti-per-possibili-riduzioni-sui-dazi_79eaff93-e462-4040-9ae1-0443e6f58f51.html" target="_blank" rel="noopener">Ansa.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/ue-proposta-agli-usa-per-riduzioni-sui-dazi-su-una-lista-di-prodotti/">UE, proposta agli USA per riduzioni sui dazi su una lista di prodotti</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Antibes. Lollobrigida: &#8220;Più fondi per la PAC e intesa con Parigi per tutelare DOP e IGP&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 07:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad Antibes un vertice Italia-Francia, al centro le risorse PAC e la strategia di tutela comune per i prodotti DOP e IGP Più risorse per la PAC, difesa della reciprocità commerciale e una strategia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ad Antibes un vertice Italia-Francia, al centro le risorse PAC e la strategia di tutela comune per i prodotti DOP e IGP</em></p>
<p>Più risorse per la PAC, difesa della reciprocità commerciale e una <strong>strategia di tutela comune per i prodotti DOP e IGP</strong>. Il Vertice Intergovernativo Italia-Francia di Antibes si chiude con un asse agricolo Roma-Parigi fortemente rilanciato, finalizzato a fare sponda comune a Bruxelles in vista dei prossimi negoziati europei.</p>
<p>Il bilaterale a Villa Thuret tra il Ministro dell&#8217;Agricoltura italiano, <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, e la controparte francese <strong>Annie Genevard</strong> &#8211; inserito nella cornice del summit guidato dalla Premier Giorgia Meloni &#8211; ha messo al centro la Politica Agricola Comune (PAC). Per le due potenze agroalimentari la linea è chiara: la PAC è un asset strategico intoccabile e non si presterà a tagli di bilancio, dovendo anzi garantire fondi adeguati per transizione climatica e stabilità dei mercati.</p>
<p>Sul fronte del <strong>commercio internazionale</strong>, i due Paesi hanno ribadito il &#8220;principio di reciprocità&#8221;: stop all&#8217;ingresso sul mercato UE di merci straniere che non rispettano i rigidi standard ambientali e sanitari imposti agli agricoltori europei. Parallelamente, sul fronte dei consumi, si punta all&#8217;estensione dell&#8217;obbligo di etichettatura d&#8217;origine a livello comunitario.</p>
<p><strong>La cooperazione tra Roma e Parigi si è tradotta anche in atti formali</strong>. Durante la plenaria è stato siglato un Memorandum d&#8217;intesa sulle indicazioni geografiche (con il coinvolgimento dell&#8217;INAO) per rafforzare la tutela delle produzioni di qualità. Fissata inoltre la tabella di marcia 2026-2027, che prevede il potenziamento dei controlli anti-contraffazione (anche digitali) e un coordinamento nei mercati esteri. Infine, sul piano della ricerca, è stata siglata una dichiarazione d&#8217;intenti tra gli istituti CREA e INRAE per l&#8217;innovazione e la sostenibilità scientifica nel settore.</p>
<p>Il pacchetto di intese definito ad Antibes segna così un rafforzamento della cooperazione bilaterale, con l&#8217;obiettivo di tradurre la convergenza politica in iniziative comuni nei prossimi passaggi europei, a partire dalla riforma della PAC e dal <strong>futuro piano d&#8217;azione sulle Indicazioni Geografiche</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.masaf.gov.it/Antibes_Pac_Parigi_Dop_Igp" target="_blank" rel="noopener">Masaf &#8211; Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/antibes-lollobrigida-piu-fondi-per-la-pac-e-intesa-con-parigi-per-tutelare-dop-e-igp/">Antibes. Lollobrigida: &#8220;Più fondi per la PAC e intesa con Parigi per tutelare DOP e IGP&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Canada, il mercato del vino si rimodella: cosa devono sapere i produttori italiani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/canada-il-mercato-del-vino-si-rimodella-cosa-devono-sapere-i-produttori-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 06:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica. La guerra commerciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica.</em></p>
<h4>La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada ha tolto dagli scaffali il vino americano, aprendo uno spazio inedito nel mercato canadese. L’Italia guida le importazioni per volume, ma cresce meno del previsto. Ecco cosa dicono i dati — e quali strategie e leve possono utilizzare i produttori italiani.</h4>
<p>C’è un mercato, quello canadese, che nell’ultimo anno e mezzo ha subito una trasformazione profonda e rapida. Non per ragioni di gusto o di tendenza, ma per una decisione politica che ha svuotato letteralmente gli scaffali di una delle categorie più vendute: il vino americano. Quello che ne è seguito è un <strong>caso di studio che vale la pena analizzare con attenzione</strong> — non solo per chi esporta in Canada, ma per chiunque voglia capire come si muovono oggi i mercati vinicoli internazionali quando le variabili geopolitiche entrano in gioco.</p>
<h4>Il contesto: cosa è successo e perché</h4>
<p><strong>Il 4 marzo 2025</strong> <strong>entrano in vigore i dazi del 25%</strong> annunciati dall’amministrazione americana sulle merci canadesi. La risposta di Ottawa è simmetrica: tariffe equivalenti sui prodotti alcolici statunitensi, accompagnate — a livello provinciale — da <strong>veri e propri divieti di importazione</strong>. In un sistema dove la distribuzione degli alcolici è controllata da enti governativi provinciali (con la sola eccezione dell’Alberta, privatizzata nel 1993), una simile misura ha effetti immediati: <strong>i vini americani spariscono dagli scaffali dei liquor store pubblici</strong>, vengono bloccati nei magazzini dell’LCBO in Ontario, e i retailer privati in Alberta e British Columbia possono esaurire le scorte esistenti ma non rifornirsi.</p>
<p>Il risultato è un vuoto di mercato improvviso e consistente: <strong>negli ultimi dodici mesi il volume di vino importato dagli USA è crollato del 73%</strong>, passando da 66 a 18 milioni di litri. La quota di mercato americana scende dal 17% al 5%. Qualcuno deve occupare quello spazio.</p>
<h4>Chi ha guadagnato — e quanto</h4>
<p>I dati di Trade Data Monitor sui dodici mesi a febbraio 2026 mostrano una crescita generalizzata per i principali Paesi fornitori. <strong>L’Italia rimane saldamente al primo posto per volume</strong> con 77 milioni di litri (+4%). La Francia segue a 66 milioni (+9%). L’Australia raggiunge i 65 milioni (+6%).</p>
<p>A prima lettura, si potrebbe essere soddisfatti: l’Italia cresce, mantiene la leadership, il mercato risponde. Ma è proprio qui che occorre fermarsi a ragionare.</p>
<p><strong>Un +4% per il primo Paese fornitore, in un contesto in cui il secondo si è contratto del 73%, non è un risultato entusiasmante.</strong> Francia e Australia, partendo da basi inferiori, hanno saputo accelerare con più decisione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Cosa significa tutto questo per i produttori italiani</h4>
<p><strong>L’Italia parte da una posizione di forza strutturale:</strong> primo Paese fornitore per volume, presenza consolidata nei principali canali distributivi, brand riconosciuti. Ma la crescita contenuta rispetto alle potenzialità del momento suggerisce alcune riflessioni.</p>
<p><strong>Il portafoglio varietale e di comunicazione conta.</strong> Il consumatore canadese conosce Pinot Grigio, <strong>Prosecco</strong>, <strong>Chianti</strong>. Ma la complessità del sistema denominazionale italiano — un punto di orgoglio legittimo — può diventare un ostacolo in un mercato che ragiona per vitigno e fascia di prezzo. I produttori che vogliono crescere in Canada devono chiedersi con onestà come si posizionano sugli scaffali di un LCBO: <strong>il nome del vitigno è in evidenza? Il prezzo è competitivo nella fascia 8-15 dollari canadesi? La referenza è stabile nel listino da almeno due stagioni?</strong></p>
<p><strong>La continuità di fornitura è un requisito, non un vantaggio.</strong> I sistemi di acquisto provinciali lavorano su forecast annuali e tollerano male le discontinuità di disponibilità. Un produttore che ottiene una listing ma non riesce a mantenere i volumi richiesti rischia di perdere lo spazio conquistato. Prima di entrare in un nuovo canale provinciale, è essenziale avere <strong>chiarezza sulla capacità produttiva</strong> destinabile a quel mercato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/mercato-vino-canada-opportunita-strategie-produttori-italiani-2026/" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/canada-il-mercato-del-vino-si-rimodella-cosa-devono-sapere-i-produttori-italiani/">Canada, il mercato del vino si rimodella: cosa devono sapere i produttori italiani</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>European sounding. L’asse americano di Trump e Milei contro le produzioni Ue</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/european-sounding-lasse-americano-di-trump-e-milei-contro-le-produzioni-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
		<category><![CDATA[MERCOSUR]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tycoon e il presidente argentino hanno siglato un accordo che regolamenta l’export verso Buenos Aires di prodotti alimentari come la mozzarella made in Usa, mettendo a rischio le produzioni europee. Una mossa che potrebbe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/european-sounding-lasse-americano-di-trump-e-milei-contro-le-produzioni-ue/">European sounding. L’asse americano di Trump e Milei contro le produzioni Ue</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il tycoon e il presidente argentino hanno siglato un accordo che regolamenta l’export verso Buenos Aires di prodotti alimentari come la mozzarella made in Usa, mettendo a rischio le produzioni europee. Una mossa che potrebbe danneggiare anche gli allevatori americani senza portare benefici reali ai consumatori</em></p>
<p><a href="http://www.editorialedomani.it/tag/donald%20trump">Donald Trump</a> è riuscito a fregare l’Unione Europea come farebbe un salumiere disonesto che affetta più di quanto richiesto dal cliente per poi dire “che faccio, lascio?” mentre ha già il dito sul registratore di cassa pronto a battere lo scontrino, sempre che lo batta. E lo ha fatto con l’aiuto del presidente argentino neoliberista <a href="http://www.editorialedomani.it/tag/Javier%20Milei">Javier Milei</a>.</p>
<p><strong>I due hanno siglato un accordo, in poco più di tre mesi, che regolamenta l’export verso l’Argentina di prodotti alimentari</strong> come la mozzarella e il roquefort made in Usa mettendo a rischio le produzioni europee. Eppure quella che sembra una vittoria commerciale per Trump potrebbe trasformarsi in un boomerang in vista delle prossime elezioni di metà mandato.</p>
<p>La geopolitica è anche una questione di salumi e formaggi, perché l’intesa tra Washington e Buenos Aires, che dà una spallata all’Europa, stabilisce come l’Argentina permetterà l’ingresso nel proprio mercato a 39 denominazioni di formaggi e dieci di salumi, prodotti negli Usa, anche quando corrispondono a specialità europee. Alcuni dei nomi indicati dall&#8217;accordo sono Fontina, Gorgonzola, Asiago, Feta, Camembert, Pecorino, Mortadella e Prosciutto.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Sfida al Mercosur</h4>
<p>Il trattato tra i due paesi del continente americano entra in pieno conflitto con il piano dell’Unione Europea per tutelare i suoi prodotti tipici <a href="https://www.qualivita.it/argomento/mercosur/">verso il Mercosur</a>, l’unione economica composta da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Le ricadute economiche per il vecchio continente potrebbero essere devastanti.</p>
<p><strong>Gli Stati Uniti d’America infatti sono i leader globali nella produzione di alimenti <em>european sounding</em></strong>, ovvero prodotti che richiamano nomi, immagini o simboli di paesi europei pur non avendo alcun legame con i territori d&#8217;origine. Il solo mercato dell’italian sounding vale, secondo Ambrosetti, almeno 63 miliardi di euro, per Coldiretti addirittura 120.</p>
<p>[…]</p>
<p>Mentre i paesi del Sud America trattavano con l&#8217;Europa, Trump e Milei hanno visto un’opportunità e si sono accordati per far arrivare sugli scaffali dei supermercati argentini formaggi e salumi come il Parmesan o la Feta made in Usa, con tanto di bandierina italiana e greca sulla confezione, vicino al Parmigiano Reggiano o alla Feta prodotta nell’Epiro. Il tutto senza distinzione e senza che nessuno possa avviare un’azione legale per concorrenza sleale.</p>
<p><strong>L’accordo, in pratica, permette ai produttori americani di sfruttare il marketing, i loghi e la reputazione del made in Italy o del made in France</strong> senza doversene accollare i costi e i vincoli che gli europei devono rispettare.</p>
<p>[…]</p>
<p>La contropartita che Trump ha garantito al collega sudamericano è quella di incrementare fino a cinque volte l’importazione di carne prodotta in Argentina e questo aspetto in particolare potrebbe costare caro al presidente americano in vista delle prossime elezioni per rinnovare il congresso.<strong> L’arrivo della carne argentina nelle macellerie statunitensi ha mandato su tutte le furie i produttori americani</strong> che lo avevano votato e che ora potrebbero voltargli le spalle.</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/european-sounding-lasse-americano-di-trump-e-milei-contro-le-produzioni-ue-owd4azsv?utm_source=dlvr.it&amp;utm_medium=facebook&amp;fbclid=IwY2xjawSlvE9leHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFPOFd4ODBVanpmU2VXZkxZc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHoF_0zoo0uFYyJs1tbg7ShaXuj0aVVbSndogd3PBO_XfbpfVqIL5bm3nVxnz_aem_Gdw9aVbLBwSP8hUCFt_s9Q" target="_blank" rel="noopener">Domani</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/european-sounding-lasse-americano-di-trump-e-milei-contro-le-produzioni-ue/">European sounding. L’asse americano di Trump e Milei contro le produzioni Ue</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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