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	<title>mercati &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>mercati &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Pomodoro di Pachino IGP e Galbani insieme nel must dell’estate: la caprese</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pomodoro-di-pachino-igp-e-galbani-insieme-nel-must-dellestate-la-caprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:56:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriva l’abbinamento tra il Pomodoro di Pachino IGP e la mozzarella insaporita al basilico Nasce un’alleanza di filiera tra il Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP e Galbani per firmare insieme il piatto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><em>Arriva l’abbinamento tra il Pomodoro di Pachino IGP e la mozzarella insaporita al basilico</em></p>
<p>Nasce un’alleanza di filiera tra il <strong>Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP</strong> e Galbani per firmare insieme il piatto simbolo dell’estate italiana: la Caprese.</p>
<p>I due <strong>storici marchi</strong>, infatti, hanno presentato un abbinamento che unisce due grandi eccellenze del Made in Italy: l’oro rosso di Sicilia e la nuova mozzarella insaporita al basilico firmata Santa Lucia, un connubio che valorizzerà ulteriormente il piatto principe delle tavole estive. La mozzarella insaporita al basilico, infatti, reinterpreta la ricetta tradizionale e, grazie all’aroma naturale di basilico, aggiunge una nota fresca e delicata alla mozzarella,<br />
esaltandone gusto e profumo senza conservanti.</p>
<p>L’iniziativa prevede l’inserimento di un <strong>bollino dedicato sulle confezioni di Pomodoro di Pachino IGP</strong> che promuove l’abbinamento tra le due eccellenze, un invito diretto al consumatore a riscoprire la caprese nella sua versione più immediata e riconoscibile.</p>
<p>Nel formato da 125 grammi, la nuova Mozzarella Galbani Santa Lucia insaporita al basilico è pensata per <strong>piatti freschi,</strong> insalate e preparazioni creative. Un ingrediente già pronto all’uso che, insieme al Pomodoro di Pachino IGP, trasforma ricette semplici in esperienze di gusto. Perché, quando la terra e il saper fare italiano si incontrano, il Made in Italy non si racconta. Si assaggia.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.igppachino.it/pachino-igp-e-galbani-insieme-nel-must-dellestate-la-caprese/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP</strong></a></p>
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		<title>Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP: come il mercato altera tempi, qualità e sostenibilità della carne Chianina</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vitellone-bianco-dellappennino-centrale-igp-come-il-mercato-altera-tempi-qualita-e-sostenibilita-della-carne-chianina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 12:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Zootecnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Realizzata dall’Ufficio Qualità, Sviluppo e Ricerca di Bovinitaly insieme all’Università di Perugia, l’analisi su 28.927 capi di razza Chianina certificata mostra come le pressioni commerciali alterino tempi fisiologici, parametri produttivi e stabilità della filiera IGP [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Realizzata dall’Ufficio Qualità, Sviluppo e Ricerca di Bovinitaly insieme all’Università di Perugia, l’analisi su 28.927 capi di razza Chianina certificata mostra come le pressioni commerciali alterino tempi fisiologici, parametri produttivi e stabilità della filiera IGP</em></p>
<p>La Chianina è una delle razze bovine più antiche d’Italia e rappresenta un pa­trimonio zootecnico che unisce storia, selezione e territorio. La sua valo­rizzazione attraverso l’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” ha consolidato negli ultimi venticinque anni un modello produttivo fondato su qualità, tracciabilità e tutela del reddito degli allevatori. La razza, caratterizzata da gigantismo somatico, accrescimento tardivo e resistenza alle condizioni ambientali, produce una carne magra e ricca di acidi grassi insaturi, la cui qualità dipende non solo dalla genetica, ma anche dall’alimentazione e dalle metodiche di allevamento definite dal disciplinare IGP.</p>
<p>Negli ultimi anni, tuttavia, la filiera sta vivendo una crescente instabilità. Le oscillazioni della domanda, la riduzione del numero di allevamenti e la pressione esercitata dagli operatori commerciali stanno modificando in profondità i tempi di allevamento e ma­cellazione. Non si tratta di semplici variazioni di mercato, ma di una trasformazione strutturale che rischia di compromettere la fisiologia della razza e la coerenza produt­tiva dell’IGP. Ogni volta che un operatore sposta volumi significativi di capi o modifica la destinazione della merce, non risponde soltanto alla domanda: incide sulla disponi­bilità, ridisegna gli equilibri territoriali e influenza la qualità del prodotto.</p>
<p>In questo contesto emerge una forma di “violenza commerciale”: una pressione si­stemica che spinge gli allevatori ad anticipare o ritardare la macellazione, talvolta in contrasto con i tempi biologici dell’animale e con gli obiettivi di qualità del marchio IGP. L’analisi dei dati del Centro Carni di Perugia — dove si macella il 33% della Chiani­na certificata — offre un osservatorio privilegiato per comprendere come la filiera re­agisca alle dinamiche del mercato. Le variazioni dell’età alla macellazione, del peso carcassa e dell’accrescimento medio giornaliero mostrano una filiera sempre più vulnerabile alle pressioni commerciali.</p>
<p>Questa instabilità non riguarda solo la qualità della carne, ma anche la sostenibilità ambientale, la gestione aziendale e la continuità genetica della razza. La Chianina, come tut­te le razze a lento accrescimento, richiede cicli produttivi regolari e programmabili. Le oscillazioni di 40–50 giorni osservate negli ultimi anni sono incompatibili con un percorso di selezione genetica coerente e con una gestio­ne sostenibile delle risorse. L’obiettivo di questa analisi è descrivere come le dinamiche commerciali stiano influen­zando la filiera, evidenziando le implicazioni per genetica, sostenibilità e qualità, e sottolineando il ruolo centrale del Consorzio nel garantire stabilità e tutela del prodotto.</p>
<blockquote><p><strong>Andrea Fioroni<br />
</strong>Agronomo e zootecnico, responsabile Qualità, Sviluppo e Ricerca presso Bovinitaly. Esperto di sistemi zootecnici certificati, tracciabilità e filiere IGP, svolge attività di ricerca applicata, analisi dei dati produttivi e divulgazione scientifica.</p>
<p><strong>Viviana Bolletta<br />
</strong>Ricercatrice PostDoc presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali dell’Università di Pisa.</p>
<p><strong>Mariano Pauselli<br />
</strong>Professore associato di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L’analisi utilizza i dati di 28.927 capi Chianina macellati pres­so il Centro Carni di Perugia tra il 2012 e il 2025, integrati con le statistiche ANABIC e BDN sulla consistenza della razza. Sono stati valutati età alla macellazione, peso carcassa, ac­crescimento medio giornaliero e variabilità dei cicli produt­tivi, per misurare l’impatto delle pressioni commerciali su genetica, qualità e sostenibilità della filiera IGP.</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5>Un mercato che anticipa o ritarda i tempi fisiologici</h5>
<p>I dati mostrano una forte correlazione tra oscillazioni della domanda e variazioni dell’età alla macellazione. Nei perio­di di elevata richiesta commerciale, come nel 2014, 2019 e soprattutto nel 2025, i capi vengono macellati più giovani: si scende fino a 622 giorni, il valore più basso della serie sto­rica. Questa riduzione non è spiegabile da fattori tecnici: non cambiano genetica, alimentazione o gestione azienda­le. È il mercato a comprimere i tempi fisiologici, con carcas­se più leggere e crescita incompleta.</p>
<h5>Un contesto nazionale che amplifica le tensioni</h5>
<p>Le dinamiche osservate non sono isolate: si inseriscono in un quadro nazionale caratterizzato da riduzione degli allevamenti, aumento dei costi di produzione e crescen­te concentrazione delle macellazioni. In questo scenario, ogni variazione della domanda commerciale genera effetti amplificati lungo la filiera, rendendo più difficile program­mare cicli produttivi regolari e coerenti con i tempi biolo­gici della razza.</p>
<h5>La demografia della Chianina: una razza sotto pressione</h5>
<p>Negli anni di difficoltà commerciale — 2023 e 2024 — l’età alla macellazione aumenta rispettivamente a 672 e 667 giorni. Gli allevatori trattengono gli animali più a lungo, con un in­cremento dei costi di mantenimento e carcasse più pesanti non per miglioramento fisiologico, ma per permanenza pro­lungata in stalla. La differenza tra 2023 e 2025 è di 50 giorni: un’oscillazione troppo ampia per essere assorbita da un per­corso di selezione genetica coerente. Parallelamente, tra il 2022 e il 2024 la popolazione iscritta al Libro Genealogico ANABIC diminuisce di oltre 5.800 capi, mentre le certifica­zioni IGP aumentano. Meno capi disponibili e più domanda generano una tensione strutturale che amplifica ulterior­mente la variabilità dei cicli produttivi.</p>
<h5>Effetti sulla qualità e sulla sostenibilità</h5>
<p>L’accrescimento medio giornaliero (AMG) mostra una re­lativa stabilità grazie agli sforzi degli allevatori, ma risente comunque della variabilità dei cicli produttivi. La sosteni­bilità ne risulta compromessa: razioni meno ottimizzabili, maggiore inefficienza alimentare, aumento delle emissioni per kg di carne prodotta. Sul piano qualitativo, l’età alla macellazione influenza direttamente tenerezza, struttura muscolare e capacità di trattenere i liquidi, con effetti mi­surabili sulla qualità finale della carne.</p>
<h5>La castrazione come risposta commerciale</h5>
<p>Dal 2023 si registra inoltre un aumento significativo dei capi castrati. La castrazione facilita la gestione e produce carcasse più uniformi, ma attenua la tipicità della razza e introduce criticità di benessere animale. Si tratta di una ri­sposta commerciale, non di un miglioramento zootecnico, e riflette la crescente pressione per ottenere prodotti più standardizzati in un contesto di forte instabilità.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>La filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP razza Chianina si trova oggi in un equilibrio delicato, espo­sta a oscillazioni della domanda che comprimono o dilata­no i tempi fisiologici della razza, con effetti diretti su gene­tica, sostenibilità e qualità. La variabilità osservata — fino a 50 giorni in soli due anni — è incompatibile con un percor­so di selezione genetica coerente e con una gestione azien­dale programmabile. Anche la sostenibilità ambientale ri­sente dell’instabilità: razioni meno ottimizzabili, maggiore inefficienza alimentare e un incremento delle emissioni per chilogrammo di carne prodotta.</p>
<p>In questo scenario, il ruolo del Consorzio e delle coope­rative mutualistiche assume un valore strategico. Le coo­perative garantiscono continuità operativa, trasparenza nelle relazioni commerciali e un prezzo che riflette i reali costi di produzione. Il Consorzio, attraverso il disciplina­re IGP, tutela la qualità del prodotto, la tracciabilità e l’i­dentità della razza, offrendo un riferimento stabile in una filiera sempre più esposta alle pressioni del mercato. La sua funzione di coordinamento contribuisce a ridurre la variabilità dei cicli produttivi e a preservare la coerenza del modello IGP.</p>
<p>La sfida dei prossimi anni sarà rafforzare la capacità della fi­liera di resistere alle dinamiche commerciali, mantenendo regolarità produttiva e rispetto dei tempi biologici dell’a­nimale. Le evidenze scientifiche confermano che l’età alla macellazione è un determinante diretto della qualità e che la variabilità operativa tra macelli incide sulla coerenza del prodotto finale. La ricerca sta inoltre esplorando nuovi pa­rametri qualitativi — come indice di rosso, water holding capacity e contenuto calorico — che potrebbero arricchire ulteriormente il disciplinare IGP e migliorare la valorizza­zione della carne Chianina.</p>
<p>Garantire un futuro sostenibile alla razza richiederà un im­pegno condiviso lungo tutta la filiera: programmare cicli produttivi più regolari, valorizzare la genetica, rafforzare la sostenibilità e mantenere la qualità come riferimento centrale. Una razza non si protegge solo attraverso norme e certificazioni, ma attraverso scelte coerenti che rispettino i tempi dell’animale e non soltanto le esigenze del mercato. In questo percorso, il Consorzio rappresenta l’elemento di stabilità necessario per preservare identità, qualità e conti­nuità della Chianina.</p>
<blockquote>
<h4>RIFERIMENTI RICERCA</h4>
<p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Violenza commerciale: come la filiera sta piegando la Chianina alle logiche del mercato</p>
<p><strong>Autori</strong></p>
<p>A. Fioroni, V. Bolletta, M. Pauselli</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>La ricerca analizza l’evoluzione recente della filiera della Chianina, evidenziando come le dinamiche commerciali stiano progressivamente condizionando i tempi fisiologici della razza e la qualità del prodotto. L’analisi si basa su 28.927 capi di razza Chianina macellati presso il Centro Carni di Perugia tra il 2012 e il 2025, che concentra il 33% delle macellazioni certificate. I dati mostrano un anticipo dell’età di macellazione nei periodi di forte domanda, con un minimo storico di 622 giorni nel 2025, e un allungamento dei cicli produttivi nei momenti di crisi, come nel 2023, quando si raggiungono 672 giorni. Come riportato nel testo, “ogni volta che un operatore commerciale sposta volumi significativi di capi… può generarsi una forma di ‘violenza commerciale’”, che induce scelte non tecniche ma reattive alle pressioni del mercato.</p>
<p>L’instabilità dei cicli produttivi incide sulla genetica — con la macellazione di scottone destinate alla rimonta nei periodi di elevata richiesta — e sulla sostenibilità, poiché compromette l’efficienza alimentare e gestionale. La qualità della carne risulta direttamente influenzata dall’età alla macellazione, come confermato anche dalla comunicazione ASPA O219, secondo cui “l’età alla macellazione influenza parametri come tenerezza e water holding capacity”. Il lavoro conclude che la filiera della Chianina si trova oggi in una condizione di vulnerabilità strutturale, in cui le pressioni commerciali prevalgono sui criteri zootecnici, compromettendo coerenza genetica, sostenibilità e qualità del prodotto.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>ANABIC. (2024). Dati demografici della razza Chianina. Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne.</li>
<li>BDN – Banca Dati Nazionale. (2024). Statistiche nazionali allevamenti e consistenze bovine. Ministero della Salute.</li>
<li>Forabosco, F. (2005). Breeding for longevity in Italian Chianina cattle (Doctoral dissertation). Wageningen University and Research.</li>
<li>Regolamento (CE) n. 1760/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 luglio 2000, che istituisce un sistema di identificazione e registrazione dei bovini.</li>
<li>Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP. (1998). Disciplinare di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”. Iscrizione nel Registro delle Denominazioni di Origine Protette e delle Indicazioni Geografiche Protette ai sensi del Regolamento (CE) n. 134/98.</li>
<li>ASPA – Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali. (2025). Comunicazione O219: Parametri di qualità della carne nelle razze del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale. Congresso ASPA 2025.</li>
<li>Centro Carni Perugia – BDN Teramo. (2012–2025). Database capi Chianina macellati presso il Centro Macellazione Carni Perugia. Elaborazione interna.</li>
</ol>
</blockquote>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Vitellone-Bianco-Appennino-IGP_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO </a></strong></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;estate del Garda DOP passa da enoturismo, low alcol e novità del disciplinare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lestate-del-garda-dop-passa-da-enoturismo-low-alcol-e-novita-del-disciplinare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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		<category><![CDATA[No-Lo]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;estate si vive sul Garda: attraverso calici che raccontano un territorio in continua evoluzione, come testimoniano il nuovo ingresso del comune di Castenedolo e la nuova proposta di vini low alcol Garda DOP C&#8217;è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;estate si vive sul Garda: attraverso calici che raccontano un territorio in continua evoluzione, come testimoniano il nuovo ingresso del comune di Castenedolo e la nuova proposta di vini low alcol Garda DOP</em></p>
<p>C&#8217;è un luogo in cui il clima mediterraneo incontra il fascino delle Alpi, dove la brezza del lago accompagna la maturazione delle uve e ogni calice racconta uno stile di vita. È il territorio di Garda DOP, una delle destinazioni enoturistiche più affascinanti d&#8217;Italia, che con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate invita a vivere un patrimonio unico di tradizione vitivinicola.</p>
<p>Affacciata sul lago più grande d&#8217;Italia e distribuita tra le province di Brescia, Mantova e Verona, la denominazione continua oggi il proprio percorso di crescita <strong>con l&#8217;ingresso del comune di Castenedolo nell&#8217;area di produzione</strong>. Un ampliamento che conferma la vitalità di Garda DOP e rafforza il legame con un territorio in grado di evolversi preservando la propria identità.</p>
<p>Come ama definirlo il presidente del Consorzio Garda DOC, <strong>Paolo Fiorini</strong>, il Garda è <em>&#8220;un angolo di Mediterraneo ai piedi delle Alpi&#8221;</em>: un equilibrio climatico irripetibile, caratterizzato da una straordinaria luminosità, dalla costante brezza del lago e da un microclima mite che regala ai vini freschezza, eleganza e una ricca espressione aromatica.</p>
<p>Non sorprende quindi che ogni anno milioni di visitatori scelgano il Lago di Garda come meta delle proprie vacanze. Qui il vino è parte integrante dell&#8217;esperienza del territorio: accompagna le degustazioni in cantina, le passeggiate tra i vigneti, le gite in barca, la cucina locale e le serate all&#8217;aperto. A interpretare al meglio queste esperienze è anche <strong>la nuova proposta di vini low alcol Garda DOP</strong>: una risposta contemporanea ai nuovi stili di consumo che vede la denominazione protagonista, prima DOP italiana ad aver introdotto questa tipologia. Vini pensati per chi desidera vivere ogni momento dell&#8217;estate con leggerezza e consapevolezza, senza rinunciare alla qualità, all&#8217;identità e all&#8217;eleganza che contraddistinguono il territorio gardesano.</p>
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate, Garda DOP rinnova così il proprio invito a scoprire un territorio in cui il vino è molto più di un prodotto: è il racconto di un paesaggio, di una cultura dell&#8217;ospitalità e di uno stile di vita che trova nel lago la sua espressione più autentica. La denominazione continua a evolversi, come dimostrano l&#8217;ingresso di Castenedolo e l&#8217;introduzione dei vini low alcol, interpretando le nuove esigenze dei consumatori senza perdere il legame con le proprie radici.</p>
<p>Le attività si inseriscono nel programma del progetto europeo Euchronicles <em>Eccellenze DOP : un savoir-faire tutto europeo</em>, iniziativa di promozione dedicata alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari europee, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza delle denominazioni tra operatori e consumatori.</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.gardadocvino.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Consorzio Garda DOC</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/CS-GARDA-DOC-ESTATE-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/lestate-del-garda-dop-passa-da-enoturismo-low-alcol-e-novita-del-disciplinare/">L&#8217;estate del Garda DOP passa da enoturismo, low alcol e novità del disciplinare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Vini Alto Adige, parte la conquista dell’Australia: 30 produttori e 170 vini protagonisti a Sydney</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vini-alto-adige-parte-la-conquista-dellaustralia-30-produttori-e-170-vini-protagonisti-a-sydney/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio Vini Alto Adige debutta nel mercato australiano con il primo grande evento dedicato alle eccellenze altoatesine. Parallelamente continuano le attività in Giappone e Corea del Sud, coinvolgendo complessivamente oltre 500 operatori del settore. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vini-alto-adige-parte-la-conquista-dellaustralia-30-produttori-e-170-vini-protagonisti-a-sydney/">Vini Alto Adige, parte la conquista dell’Australia: 30 produttori e 170 vini protagonisti a Sydney</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio Vini Alto Adige debutta nel mercato australiano con il primo grande evento dedicato alle eccellenze altoatesine. Parallelamente continuano le attività in Giappone e Corea del Sud, coinvolgendo complessivamente oltre 500 operatori del settore.</em></p>
<p>L’Australia entra ufficialmente nella strategia di sviluppo internazionale dei Vini Alto Adige. Con un grande evento organizzato nei giorni scorsi a Sydney il Consorzio Vini Alto Adige ha avviato per la prima volta un programma strutturato di promozione nel mercato australiano. In contemporanea sono state intensificate anche le attività in Giappone e Corea del Sud. «<em>Il mercato australiano è estremamente interessante»</em>, afferma il direttore del Consorzio, Eduard Bernhart.  <em>«È il decimo mercato del vino al mondo e continua a crescere, poiché la quota dei vini importati è in costante aumento.»</em> Accanto ai mercati europei e nordamericani, l’Australia diventa un nuovo focus delle attività promozionali coordinate dal Consorzio. L’obiettivo è costruire una presenza strutturata e condivisa sul mercato, andando oltre le iniziative delle singole aziende.</p>
<p><em>«Dobbiamo far conoscere il nostro territorio e i nostri vini, mettendone in evidenza la qualità e la varietà»</em>, spiega Bernhart. Un primo passo concreto in questa direzione è stato appunto compiuto il 23 giugno a Sydney, dove il Consorzio Vini Alto Adige ha organizzato una grande presentazione dedicata ai vini dell’Alto Adige. Trenta produttori erano presenti con circa 170 vini, offrendo a più di 160 operatori del settore – soprattutto del commercio specializzato – l’opportunità di conoscere da vicino la produzione vitivinicola altoatesina. Con questo lavoro di squadra si vuole sostenere l’ampliamento delle reti distributive dei produttori favorendo anche l’incontro tra aziende ancora alla ricerca di un importatore e potenziali partner commerciali. I partecipanti hanno inoltre avuto la possibilità di seguire una masterclass guidata da Matt Irwin, esperto enologico australiano, approfondendo la conoscenza del territorio vitivinicolo altoatesino e delle sue peculiarità. Il programma comprendeva anche un evento esclusivo dedicato ai media specializzati. <em>«Le mie impressioni sono positive: abbiamo trovato un mercato interessato a scoprire nuove regioni vitivinicole»</em>, afferma Bernhart.</p>
<p>Il direttore sottolinea inoltre che in Australia esiste un interesse particolare per vini caratterizzati da freschezza. <em>«Si tratta di un aspetto che valorizza i nostri vini, anche perché l’Alto Adige viene associato alle Alpi e, soprattutto, alle Dolomiti, quindi in ogni caso a un territorio di montagna.»</em> A favore dei produttori altoatesini gioca anche l’elevata presenza della ristorazione italiana in Australia, anche se non mancano le sfide. <em>«I dazi rappresentano un ostacolo da non sottovalutare, così come la grande distanza»</em>, spiega Bernhart. Parallelamente alle iniziative in Australia, il Consorzio è attivo anche nei mercati più dinamici dell’Asia orientale. <em>«Lavoriamo sul Giappone e sulla Corea del Sud già da alcuni anni e qui abbiamo ormai costruito solide basi»,</em> spiega Bernhart. Sempre in questo mese a Tokyo, 24 produttori hanno presentato i propri vini a circa 250 operatori del settore, mentre a Seoul è stata organizzata una masterclass con circa 100 partecipanti. Complessivamente, le iniziative realizzate nelle tre città hanno coinvolto oltre 500 professionisti del vino tra importatori, distributori, buyer, sommelier e media specializzati. <em>«Il nostro obiettivo è sostenere i produttori offrendo loro, attraverso eventi mirati, una piattaforma attraverso la quale possano presentarsi direttamente»</em>, conclude Bernhart. <em>«Questo permette alle aziende di instaurare un dialogo personale con il pubblico professionale e di sviluppare contatti importanti. È proprio questa la nostra forza come organizzazione di riferimento del settore vitivinicolo altoatesino: possiamo unire le risorse, creare visibilità e contribuire, passo dopo passo, all’apertura di nuovi mercati.»</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Vini Alto Adige</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/P2M7w1Pw.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Canada, il mercato del vino si rimodella: cosa devono sapere i produttori italiani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/canada-il-mercato-del-vino-si-rimodella-cosa-devono-sapere-i-produttori-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 06:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica. La guerra commerciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La guerra dei dazi tra USA e Canada ha creato uno spazio inedito sugli scaffali canadesi. I dati parlano chiaro ma le opportunità per i vini italiani vanno lette con attenzione strategica.</em></p>
<h4>La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada ha tolto dagli scaffali il vino americano, aprendo uno spazio inedito nel mercato canadese. L’Italia guida le importazioni per volume, ma cresce meno del previsto. Ecco cosa dicono i dati — e quali strategie e leve possono utilizzare i produttori italiani.</h4>
<p>C’è un mercato, quello canadese, che nell’ultimo anno e mezzo ha subito una trasformazione profonda e rapida. Non per ragioni di gusto o di tendenza, ma per una decisione politica che ha svuotato letteralmente gli scaffali di una delle categorie più vendute: il vino americano. Quello che ne è seguito è un <strong>caso di studio che vale la pena analizzare con attenzione</strong> — non solo per chi esporta in Canada, ma per chiunque voglia capire come si muovono oggi i mercati vinicoli internazionali quando le variabili geopolitiche entrano in gioco.</p>
<h4>Il contesto: cosa è successo e perché</h4>
<p><strong>Il 4 marzo 2025</strong> <strong>entrano in vigore i dazi del 25%</strong> annunciati dall’amministrazione americana sulle merci canadesi. La risposta di Ottawa è simmetrica: tariffe equivalenti sui prodotti alcolici statunitensi, accompagnate — a livello provinciale — da <strong>veri e propri divieti di importazione</strong>. In un sistema dove la distribuzione degli alcolici è controllata da enti governativi provinciali (con la sola eccezione dell’Alberta, privatizzata nel 1993), una simile misura ha effetti immediati: <strong>i vini americani spariscono dagli scaffali dei liquor store pubblici</strong>, vengono bloccati nei magazzini dell’LCBO in Ontario, e i retailer privati in Alberta e British Columbia possono esaurire le scorte esistenti ma non rifornirsi.</p>
<p>Il risultato è un vuoto di mercato improvviso e consistente: <strong>negli ultimi dodici mesi il volume di vino importato dagli USA è crollato del 73%</strong>, passando da 66 a 18 milioni di litri. La quota di mercato americana scende dal 17% al 5%. Qualcuno deve occupare quello spazio.</p>
<h4>Chi ha guadagnato — e quanto</h4>
<p>I dati di Trade Data Monitor sui dodici mesi a febbraio 2026 mostrano una crescita generalizzata per i principali Paesi fornitori. <strong>L’Italia rimane saldamente al primo posto per volume</strong> con 77 milioni di litri (+4%). La Francia segue a 66 milioni (+9%). L’Australia raggiunge i 65 milioni (+6%).</p>
<p>A prima lettura, si potrebbe essere soddisfatti: l’Italia cresce, mantiene la leadership, il mercato risponde. Ma è proprio qui che occorre fermarsi a ragionare.</p>
<p><strong>Un +4% per il primo Paese fornitore, in un contesto in cui il secondo si è contratto del 73%, non è un risultato entusiasmante.</strong> Francia e Australia, partendo da basi inferiori, hanno saputo accelerare con più decisione.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Cosa significa tutto questo per i produttori italiani</h4>
<p><strong>L’Italia parte da una posizione di forza strutturale:</strong> primo Paese fornitore per volume, presenza consolidata nei principali canali distributivi, brand riconosciuti. Ma la crescita contenuta rispetto alle potenzialità del momento suggerisce alcune riflessioni.</p>
<p><strong>Il portafoglio varietale e di comunicazione conta.</strong> Il consumatore canadese conosce Pinot Grigio, <strong>Prosecco</strong>, <strong>Chianti</strong>. Ma la complessità del sistema denominazionale italiano — un punto di orgoglio legittimo — può diventare un ostacolo in un mercato che ragiona per vitigno e fascia di prezzo. I produttori che vogliono crescere in Canada devono chiedersi con onestà come si posizionano sugli scaffali di un LCBO: <strong>il nome del vitigno è in evidenza? Il prezzo è competitivo nella fascia 8-15 dollari canadesi? La referenza è stabile nel listino da almeno due stagioni?</strong></p>
<p><strong>La continuità di fornitura è un requisito, non un vantaggio.</strong> I sistemi di acquisto provinciali lavorano su forecast annuali e tollerano male le discontinuità di disponibilità. Un produttore che ottiene una listing ma non riesce a mantenere i volumi richiesti rischia di perdere lo spazio conquistato. Prima di entrare in un nuovo canale provinciale, è essenziale avere <strong>chiarezza sulla capacità produttiva</strong> destinabile a quel mercato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/mercati/mercato-vino-canada-opportunita-strategie-produttori-italiani-2026/" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Assodistil, export di spirits a 1,7 miliardi di euro. L’Italia tiene meglio dei competitor</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[bevande spiritose]]></category>
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		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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		<category><![CDATA[No-Lo]]></category>
		<category><![CDATA[trend2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assodistil “per crescere servono innovazione, diversificazione e apertura verso nuovi mercati”. L’Italia tiene meglio dei competitor (-5%) nonostante il rallentamento del commercio mondiale e l’export raggiunge 1,7 miliardi di euro. Il mercato delle bevande spiritose [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Assodistil “per crescere servono innovazione, diversificazione e apertura verso nuovi mercati”. L’Italia tiene meglio dei competitor (-5%) nonostante il rallentamento del commercio mondiale e l’export raggiunge 1,7 miliardi di euro.</em></p>
<p>Il mercato delle bevande spiritose sta attraversando una fase particolarmente complessa, caratterizzata da nuove tendenze di consumo, una domanda interna debole, tensioni geopolitiche e commerciali che continuano a generare incertezza sui mercati internazionali. In questo contesto, nonostante il rallentamento del commercio mondiale, le bevande spiritose italiane confermano una <strong>forte vocazione internazionale con un export che nel 2025 ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma con un calo del -5% rispetto al 2024</strong>.</p>
<p>In uno scenario sempre più competitivo emerge la <strong>necessità di puntare sulla diversificazione geografica dell’export e sull’innovazione dell’offerta</strong>, intercettando le nuove tendenze di consumo e rafforzando la presenza nei mercati a maggiore potenziale di crescita. È quanto emerge dagli studi realizzati da <strong>Nomisma</strong> e dall’<strong>Osservatorio Distillati di Format Research</strong> presentati oggi in occasione dell’<strong>80ª Assemblea Annuale di AssoDistil</strong>.</p>
<p>Lo scenario economico mostra elementi di fragilità con una crescita contenuta dei consumi da parte delle famiglie italiane, fortemente condizionata dall’aumento delle spese obbligate e dai costi energetici. Sempre più consumatori, infatti, adottano comportamenti prudenti e selettivi, privilegiando acquisti consapevoli e orientati alla qualità. Nonostante questo, <strong>le imprese del comparto mostrano una buona capacità di tenuta</strong>: secondo l’Osservatorio Distillati di Format Research gli indicatori economici delle aziende del settore continuano infatti a collocarsi su livelli superiori alla media nazionale, confermando una sostanziale stabilità anche nelle prospettive per il 2026.</p>
<h4>In Italia prosegue il calo dei consumi di spirits (-10%), ma cambiano le modalità di consumo</h4>
<p>Nel 2025 il consumo di Spirits in Italia si è attestato a circa 125 milioni di litri, registrando una <strong>flessione del 10% rispetto al 2019</strong>. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il <strong>52% dei consumi complessivi</strong>, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%). Ma la riduzione dei volumi non significa però un venir meno dell’interesse verso il comparto. Gli italiani continuano a consumare Spirits, ma in modo diverso rispetto al passato, si consolida il <strong>paradigma del “better, not more”</strong>: il 52% dichiara di uscire meno per pranzi e cene fuori casa ma, quando lo fa, sceglie esperienze di maggiore qualità.</p>
<p><strong> Parallelamente si rafforzano alcune tendenze che stanno trasformando il mercato</strong>: cresce l’interesse per la <strong>mixology</strong>, sia nei locali sia tra le mura domestiche: l’80% dei consumatori che frequenta i locali preferisce consumare spirits in modalità miscelata, quota che si attesta al 52% anche nel consumo domestico. Continua inoltre <strong>l’espansione dei Ready To Drink a base spiritosa, che nel 2025 hanno raggiunto 22,4 milioni di litri consumati</strong>, registrando una <strong>crescita del 52% rispetto al 2019</strong>. Si affermano inoltre nuove sensibilità verso il benessere e la moderazione: il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare Spirits low alcohol, segnale di un mercato in continua evoluzione.</p>
<h4>Export: rallenta il commercio mondiale, ma l’Italia tiene meglio dei principali competitor (-5%). A trainare la diversificazione dei mercati</h4>
<p>Anche sul fronte internazionale il 2025 ha rappresentato un anno di rallentamento. Dopo anni di crescita sostenuta, il commercio mondiale di Spirits ha registrato una contrazione che ha coinvolto gran parte dei principali Paesi esportatori. In questo scenario <strong>l’Italia ha mostrato una maggiore capacità di tenuta</strong> rispetto ai principali competitor internazionali: a fronte del <strong>-5% registrato dal nostro Paese</strong>, <strong>Francia</strong> (-11%), <strong>Stati Uniti</strong> (-11%) e <strong>Messico</strong> (-17%) hanno subito contrazioni significativamente più marcate.</p>
<p>Restano forti però i motivi di preoccupazione legati all’evoluzione delle politiche commerciali internazionali e alle tensioni geopolitiche per questo assume un’importanza strategica crescente la diversificazione geografica dell’export. Se nel 2019 i primi <strong>tre mercati di destinazione rappresentavano il 43% del valore complessivo dell’export italiano di Spirits</strong>, nel 2025 il peso degli altri mercati è salito al 60%, segnale di una progressiva apertura verso nuove destinazioni.</p>
<p><strong>Tra i Paesi che hanno registrato le migliori performance</strong> dal 2019 spiccano <strong>Polonia</strong> (+227%), <strong>Croazia</strong> (+150%), <strong>Cina</strong> (+129%), <strong>Romania</strong> (+116%), <strong>Svezia</strong> (+111%), <strong>Irlanda</strong> (+107%) e <strong>Giappone</strong> (+100%), a conferma delle opportunità offerte dai mercati emergenti e ad alto potenziale di crescita. Particolare attenzione meritano inoltre le prospettive offerte dall’area Mercosur, un mercato che presenta ampi margini di sviluppo per le produzioni spiritose italiane.</p>
<p>La spinta verso <strong>l’innovazione</strong> e <strong>l’internazionalizzazione</strong> emerge con forza anche dalle aspettative delle imprese. <strong>Secondo Format Research, oltre il 75% delle aziende guarda con fiducia ai prossimi cinque anni</strong>. Il 32,2% individua nei nuovi prodotti la principale direttrice di sviluppo, mentre il 30% punta sull’apertura verso nuovi mercati come condizione fondamentale per agganciare un nuovo ciclo espansivo. Cresce inoltre l’attenzione verso digitalizzazione, automazione dei processi e sostenibilità, considerate leve sempre più importanti per rafforzare la competitività delle imprese nel medio-lungo periodo.</p>
<h4>Dichiarazioni</h4>
<p>“La fase che il settore sta attraversando richiede visione strategica e politiche capaci di sostenere la competitività delle nostre imprese. Le bevande spiritose italiane rappresentano un patrimonio economico, produttivo e culturale che continua a essere apprezzato nel mondo” – <strong>dichiara Antonio Emaldi, Presidente di AssoDistil</strong>. “I dati confermano che le aziende continuano a investire, innovare e guardare al futuro con fiducia, nonostante un contesto internazionale complesso. Oggi più che mai è necessario accompagnare il comparto nelle sfide poste dal cambiamento dei consumi, dalle nuove normative e dall’instabilità dei mercati internazionali. Al tempo stesso dobbiamo cogliere le opportunità offerte dall’innovazione di prodotto, dalla mixology, dalle proposte a basso contenuto alcolico e dall’apertura verso nuovi mercati esteri. Qualità, innovazione e valorizzazione delle nostre produzioni identitarie restano le leve fondamentali per sostenere la crescita del settore e rafforzare il ruolo del Made in Italy nel mondo” – conclude.</p>
<p>“L’analisi condotta da Nomisma evidenzia come la contrazione dei volumi sul mercato interno non coincide con un disinteresse dei consumatori, ma con una trasformazione dei modelli di consumo. Gli italiani non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano il modo in cui lo fanno: si riducono le occasioni di uscita per via di un quadro macroeconomico complesso, ma si pretende una qualità decisamente superiore quando si frequentano bar e ristoranti, cresce l’interesse per i <strong>ready to drink</strong> e i <strong>NOLO</strong> e continua ad espandersi il fenomeno della mixology (anche fra le mura domestiche). Questa stessa evoluzione si riflette anche sul fronte internazionale: in un anno di generalizzato rallentamento per il commercio mondiale di spirits, l’export italiano si riduce solo del -5% a fronte di cali a doppia cifra di grandi competitor come la Francia, a conferma dell’eccellente reputazione delle produzioni Made in Italy. In tale scenario, la chiave per il futuro risiede nella diversificazione geografica: il fatto che il peso dei top-3 mercati si sia ridotto nel corso degli ultimi anni dimostra come le aziende italiane stiano presidiando con successo nuovi mercati, dall&#8217;Europa dell&#8217;Est all&#8217;Asia” dichiara Emanuele Di Faustino, Head of Industry &amp; Retail di Nomisma.</p>
<p>Fonte: <a href="https://assodistil.it/80a-assemblea-assodistil-ottantanni-di-eccellenza-italiana/" target="_blank" rel="noopener">Assodistil</a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/cs-AssoDistil-mercato-spirits.pdf">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>La Grappa del Trentino IG cresce se interpreta il bere consapevole</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-grappa-cresce-se-interpreta-il-bere-consapevole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il commento post assemblea Assodistil dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino. Dall’80ª Assemblea Assodistil emerge un mercato che premia il valore: il Trentino, tra i primi territori in Italia a dotarsi di un Istituto di tutela [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-grappa-cresce-se-interpreta-il-bere-consapevole/">La Grappa del Trentino IG cresce se interpreta il bere consapevole</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il commento post assemblea Assodistil dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino. Dall’80ª Assemblea Assodistil emerge un mercato che premia il valore: il Trentino, tra i primi territori in Italia a dotarsi di un Istituto di tutela negli anni Sessanta, è un habitat ideale per accompagnare l’evoluzione dei consumi della grappa in Italia e all’estero</em></p>
<p><em> </em>L’<strong>Istituto Tutela Grappa del Trentino</strong>, tra le prime grappe in Italia ad essersi dotata di un Istituto di tutela già negli anni Sessanta, commenta i dati presentati in occasione dell’80ª Assemblea Annuale di AssoDistil, che fotografano con chiarezza il cambiamento in atto nel mercato degli spirits: si beve meno, ma si beve meglio. È un passaggio che riguarda da vicino anche la Grappa del Trentino IG, chiamata oggi a interpretare una domanda più selettiva, più consapevole e sempre più orientata alla qualità dell’esperienza.</p>
<p>“Dall’80ª Assemblea Assodistil è emerso con chiarezza un messaggio che consideriamo decisivo anche per il nostro settore: oggi si beve meno, ma meglio. Questo significa che la grappa deve saper parlare a un consumatore che cerca autenticità, qualità e contenuto culturale, non soltanto un prodotto da consumare a fine pasto. Per noi è una conferma importante, perché la Grappa del Trentino nasce proprio dall’incontro fra materia prima, competenza distillatoria e identità del territorio”, commenta <strong>Alessandro Marzadro</strong>, presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino.</p>
<p>I numeri presentati da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research confermano che il calo dei volumi non coincide con una perdita di interesse verso il comparto. Al contrario, prende forza un modello di consumo in cui il valore percepito conta più della quantità: occasioni meno frequenti, ma più qualificate; acquisti più ragionati, ma orientati a prodotti capaci di raccontare identità, origine e cultura. In questo scenario la grappa ha tutte le carte per rafforzare il proprio ruolo, superando definitivamente una lettura che la confinava al solo fine pasto.</p>
<p>Le tendenze emerse dall’Assemblea indicano con precisione anche la direzione di sviluppo. La crescita passa dalla capacità di proporre la grappa come esperienza contemporanea: un distillato che vive nella degustazione di qualità, nella valorizzazione del territorio, nei percorsi di visita e scoperta legati al turismo, ma anche nei linguaggi più nuovi della mixology, che consentono di intercettare pubblici diversi e occasioni di consumo più ampie. È su questo terreno che si gioca una parte importante del futuro del prodotto, sia sul mercato interno sia, soprattutto, sui mercati internazionali. In questo percorso il Trentino rappresenta un habitat ideale. Qui la grappa può contare su una tradizione produttiva riconosciuta, su un forte legame con la montagna e con la filiera vitivinicola, su una cultura dell’accoglienza che rende naturale l’incontro fra prodotto, paesaggio e racconto. È un contesto che favorisce un posizionamento evoluto della grappa, capace di tenere insieme artigianalità, reputazione, innovazione e attrattività turistica.</p>
<p><em> </em>“Se il mercato premia il ‘better, not more’, allora la grappa ha l’opportunità di affermarsi ancora di più come simbolo di eccellenza italiana. Dobbiamo investire nel racconto del territorio, nell’innovazione dei linguaggi di consumo, dalla mixology all’enoturismo, e nella presenza sui mercati esteri, dove c’è spazio per prodotti identitari e ad alto valore aggiunto. Il Trentino, per storia, competenze e vocazione, può essere un laboratorio privilegiato di questa evoluzione”, aggiunge Marzadro.</p>
<p>I dati sull’export e sulla diversificazione dei mercati confermano infatti che il potenziale di crescita si concentra sempre di più fuori dai confini nazionali. In una fase di rallentamento complessivo dei consumi, la competitività si costruisce attraverso valore, riconoscibilità e capacità di differenziazione. Per la grappa questo significa rafforzare il proprio posizionamento come distillato premium, profondamente radicato nel territorio ma perfettamente in grado di dialogare con il gusto internazionale contemporaneo.</p>
<p>L’Istituto Tutela Grappa del Trentino ribadisce quindi l’importanza di accompagnare questa trasformazione investendo nella qualità percepita e reale del prodotto, nella promozione del territorio e nell’apertura verso nuovi contesti di consumo. È in questo equilibrio fra tradizione e innovazione che la grappa può trovare nuovo slancio e consolidare il proprio ruolo nel panorama degli spirits di qualità.</p>
<p>Fonte: <strong>Istituto Tutela Grappa del Trentino</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/05-ITGT-su-dati-Assodistil.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>La bolla del vino: perché in Piemonte ormai si lavora in perdita</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-bolla-del-vino-perche-in-piemonte-ormai-si-lavora-in-perdita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
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		<category><![CDATA[mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, guerre, sovrapproduzione. Dopo anni di tumultuosa crescita il Piemonte ora teme la crisi: il mercato del vino è saturo e crolla il prezzo dell’uva. «Ormai lavoriamo in perdita». Alle sette di venerdì sera Sandro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-bolla-del-vino-perche-in-piemonte-ormai-si-lavora-in-perdita/">La bolla del vino: perché in Piemonte ormai si lavora in perdita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dazi, guerre, sovrapproduzione. Dopo anni di tumultuosa crescita il Piemonte ora teme la crisi: il mercato del vino è saturo e crolla il prezzo dell’uva. «Ormai lavoriamo in perdita».</em></p>
<p>Alle sette di venerdì sera Sandro Vico sta ancora trinciando tra i filari nella sua vigna a Castel Boglione, nell&#8217;Astigiano. «Ho 66 anni, lavoro questa terra da quando ne avevo 14. Mio padre ci ha passato la vita, mio nonno pure e così il mio bisnonno. Mio figlio ha deciso di fare altro e non lo biasimo: perché mai dovrebbe lavorare in perdita e indebitarsi?». Dopo anni di tumultuosa espansione il <strong>vino piemontese</strong> &#8211; e non solo &#8211; <strong>arranca</strong>.</p>
<p>Sembrava una crescita inarrestabile e illimitata. Ora non sono in pochi a chiedersi se stia per esplodere una <strong>bolla</strong>. È successo tutto in poco tempo: i dazi americani hanno colpito il primo mercato d&#8217;esportazione, con la Russia si lavora sempre meno, chi scommetteva sul Medio Oriente fronteggia un&#8217;altra guerra. In generale il <strong>mercato è saturo: le cantine sono piene, i magazzini anche</strong>. Per chi produce i costi sono lievitati: gasolio, energia, fertilizzanti. <strong>Stiamo lavorando in perdita</strong>, il 20-30%. Ci stiamo mangiando quanto messo da parte in anni».</p>
<p>Dal suo ufficio di Alba, dove da 25 anni commercia vini, Paolo Repetto si è fatto un&#8217;idea piuttosto chiara: «Attraversiamo una fase di forte <strong>rallentamento dal punto di vista commerciale</strong>. Le cantine &#8211; dei bevitori e dei produttori &#8211; sono piene. Tanti nodi stanno venendo al pettine a cominciare dall&#8217;eccesso di offerta: troppi produttori. E bottiglie vendute a prezzi eccessivi». Una sorta di ingordigia collettiva, spinta dalle moltitudini di visitatori sulle colline Unesco (1,6 milioni lo scorso anno), da un`abile strategia di marketing capace di attrarre turisti ad altissima capacità di spesa su cui edificare un modello di business: resort di lusso, esperienze esclusive, prezzi sostenuti.</p>
<p>Ma ora che il mercato non promette più crescita illimitata tutti tirano il freno. E il sistema si è inceppato. A cominciare dalla base, i <strong>prezzi dell&#8217;uva</strong>, che dovrebbero tenere a galla i 33 mila produttori piemontesi. Tre anni fa un chilo d&#8217;uva destinato a diventare barolo veniva pagato fino a 4,30 euro al produttore; l`ultimo dato disponibile dice 2,70 euro al chilo. La barbera d`Alba è passata da 1,72 a 1,18 euro. L`uva da nebbiolo ha dimezzato il proprio valore: da 2,09 a 1,05 euro al chilo. Quella per vini meno pregiati ma molto diffusi, dalla barbera d&#8217;Asti al dolcetto al grignolino, non vale quasi più nulla: da 50 a 70 centesimo al chilo; appena tre anni fa veniva pagata intorno all&#8217;euro.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lastampa.it/cuneo/2026/06/15/news/bolla_vino_piemonte_lavora_perdita-15659129/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La Stampa</strong></a></p>
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		<title>Il Consorzio Vino Chianti vola a Bangkok e Ho Chi Minh City</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-vino-chianti-vola-a-bangkok-e-ho-chi-minh-city-per-raccontare-lanima-della-denominazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 16 al 18 giugno il Chianti Lovers Asian Tour 2026 fa tappa in Thailandia e Vietnam: degustazioni, incontri B2B e masterclass dedicate agli operatori del settore. Il presidente Busi: &#8220;Portiamo non solo un vino, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 16 al 18 giugno il Chianti Lovers Asian Tour 2026 fa tappa in Thailandia e Vietnam: degustazioni, incontri B2B e masterclass dedicate agli operatori del settore. Il presidente Busi: &#8220;Portiamo non solo un vino, ma il senso profondo di un territorio e del suo stile di vita&#8221;</em></p>
<p>Il Chianti Docg torna in Asia per portare il racconto della Denominazione, delle colline toscane e di un vino che da secoli ne rappresenta l&#8217;identità. <strong>Dal 16 al 18 giugno il Consorzio Vino Chianti sarà protagonista del Chianti Lovers Asian Tour 2026</strong>, il percorso promozionale che farà tappa a <strong>Bangkok e Ho Chi Minh City </strong>con degustazioni, incontri B2B e momenti di approfondimento rivolti agli operatori del settore. Un viaggio che accompagnerà le aziende e la denominazione in due mercati sempre più attenti ai vini italiani e alle esperienze autentiche che sanno esprimere.</p>
<p>&#8220;Ogni bottiglia di Chianti rappresenta molto più di un prodotto – dice <strong>Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti</strong> –. Racconta una terra, il lavoro delle nostre aziende, la tradizione enologica toscana e uno stile di vita conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Attraverso questo tour vogliamo condividere proprio questa identità, incontrando importatori e professionisti che guardano con crescente interesse alla qualità e all&#8217;autenticità delle nostre produzioni&#8221;.</p>
<p>La prima tappa del tour sarà il<strong> 16 giugno a Bangkok, all&#8217;Hyatt Regency Bangkok Sukhumvit</strong>. Parteciperanno 15 aziende con un proprio desk, che presenteranno complessivamente 34 etichette di Chianti DOCG su un totale di 82 etichette ai desk aziendali, tra Chianti e altri vini. La giornata si aprirà con una degustazione walk-around riservata agli importatori, dalle 10 alle 13. Dalle 13 alle 14 si terrà la masterclass istituzionale e degustazione guidata dal titolo &#8220;Orizzonti del Chianti: l&#8217;espressività del terroir. Anatomia di un Chianti Docg: diversità pedoclimatica e interpretazioni stilistiche&#8221;, affidata alla Wine Educator WSET Sariya Kampanathsanyakorn. Dalle 14 alle 17 spazio alla degustazione walk-around aperta agli operatori del settore vino.</p>
<p>Il <strong>18 giugno</strong> il Chianti Lovers Asian Tour approderà invece a <strong>Ho Chi Minh City, negli spazi del The Reverie Saigon – Times Square</strong>. In questa occasione saranno 12 le aziende partecipanti, con 30 etichette di Chianti Docg presentate su un totale di 67 etichette ai desk aziendali, tra Chianti e altri vini. La mattinata, dalle 9.30 alle 12.30, sarà dedicata agli incontri B2B con gli importatori. Dalle 12.30 alle 13.30 si svolgerà la masterclass e degustazione guidata dal titolo &#8220;Chianti: l&#8217;essenza della vita toscana. Un viaggio attraverso Sottozone, Annata e Riserva&#8221;, a cura di Tu Le Huy, presidente della Sommelier Saigon Association, nella Jade Room. A seguire, dalle 13.30 alle 16.30, la degustazione walk-around riservata agli operatori professionali.</p>
<p>&#8220;Queste iniziative – conclude Busi – ci permettono di mostrare la ricchezza e la versatilità del Chianti Docg attraverso le sue diverse interpretazioni. Il confronto diretto con chi ogni giorno opera nel mondo del vino è essenziale per far conoscere sempre di più la nostra denominazione e costruire nuove relazioni attorno ai valori che rappresenta: qualità, autenticità e legame con il territorio&#8221;.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Vino Chianti</strong></p>
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		<title>Al via la campagna 2026 della Pesca e Nettarina di Romagna IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/al-via-la-campagna-2026-della-pesca-e-nettarina-di-romagna-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si apre ufficialmente la campagna commerciale 2026 della Pesca e Nettarina di Romagna IGP, con prospettive incoraggianti sul fronte produttivo e una qualità che, anche quest&#8217;anno, si preannuncia di ottimo livello. Il Consorzio di Tutela [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/al-via-la-campagna-2026-della-pesca-e-nettarina-di-romagna-igp/">Al via la campagna 2026 della Pesca e Nettarina di Romagna IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si apre ufficialmente la campagna commerciale 2026 della <strong>Pesca e Nettarina di Romagna IGP</strong>, con prospettive incoraggianti sul fronte produttivo e una qualità che, anche quest&#8217;anno, si preannuncia di ottimo livello. Il Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna IGP lancia la stagione con un messaggio chiaro: la filiera romagnola è in piena ripresa, forte di un parco varietale rinnovato, di un marchio riconosciuto sui mercati italiano ed europeo e di una domanda che premia la distintività del prodotto certificato.</em></p>
<p>A livello europeo, secondo i dati di CSO Italy, la campagna 2026 si inserisce in un contesto di recupero produttivo: secondo le stime più recenti, la produzione comunitaria di pesche, nettarine e percoche dovrebbe raggiungere oltre 3,4 milioni di tonnellate, con una crescita del 9% rispetto al 2025. In Italia la produzione complessiva è stimata intorno alle <strong>912.000 tonnellate</strong>, con un recupero significativo nel Nord Italia, dove si collocano i pescheti romagnoli IGP. In Emilia-Romagna l’offerta 2026 è attesa su circa 174.000 tonnellate, di cui 122.000 tonnellate sono rappresentante dalle nettarine. La crescita rispetto allo scorso anno è significativa, +16% le nettarine e +13% le pesche da consumo fresco. Da segnalare una certa stabilità delle superfici dopo anni di calo, con solo le pesche in diminuzione di pochi punti percentuali.</p>
<p>Sul fronte IGP, il Consorzio gestisce oggi oltre <strong>1.100 ettari certificati</strong> in un territorio che comprende le province di Ferrara, Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, coinvolgendo circa 500 aziende agricole. La Romagna produce circa un quinto della produzione nazionale di pesche e nettarine: un primato storico che affonda le radici nel XIX secolo e che il marchio IGP – riconosciuto nel 1998 – ha ulteriormente consolidato e valorizzato.<br />
<strong>La parola al Presidente Paolo Pari</strong><br />
«La campagna 2026 si apre in un momento di concreta ripresa per il nostro settore. Dopo anni in cui la peschicoltura romagnola ha attraversato fasi molto difficili, oggi vediamo segnali chiari e confortanti: la domanda cresce, il marchio IGP è sempre più riconosciuto — il 70% dei consumatori associa la Pesca e Nettarina di Romagna alla nostra certificazione — e le aziende socie hanno dimostrato una resilienza straordinaria, tenendo la barra dritta anche negli anni più bui. A loro va il mio primo ringraziamento.<br />
Nel 2024 abbiamo aumentato le vendite del 21% e la campagna 2025, nonostante qualche difficoltà climatica nella fase iniziale, si è chiusa positivamente sia in Italia che in Germania. Questo ci dà fiducia e responsabilità. La fiducia che il percorso intrapreso sia quello giusto. La responsabilità di non fermarci.<br />
La sfida davanti a noi è chiara: dobbiamo consolidare la crescita, rinnovare costantemente il parco varietale del disciplinare con cultivar più performanti e più vicine al gusto del consumatore contemporaneo, e investire ancora di più in comunicazione. Il valore del marchio IGP non si difende da solo: va raccontato, presidiato, portato nelle corsie della distribuzione e nelle scelte quotidiane di chi fa la spesa. La nostra unicità territoriale — questo mix di storia, cultura, clima e competenze che solo la Romagna sa esprimere — è un patrimonio inimitabile. Il nostro compito è valorizzarlo ogni anno di più.<br />
Come Consorzio continueremo a lavorare in stretta sinergia con i soci, con la Regione Emilia-Romagna e con CSO Italy, perché solo una filiera coesa può reggere la competizione di un mercato sempre più esigente. La stagione 2026 parte con le premesse migliori: qualità eccellente, produzione in ripresa, mercati attenti. Sta a noi trasformare queste premesse in risultati».<br />
<strong>I soci protagonisti della stagione</strong><br />
<em>Abbiamo chiesto a ciascun socio del Consorzio una sola cosa: dirci cos’ha di speciale questa stagione. Queste le loro risposte.</em><br />
<strong>Enrico Bucchi Alegra</strong><br />
«Questa terra fantastica offre nel periodo estivo il meglio di sé sotto tutti i punti vista e lo fa anche attraverso la produzione delle Pesche e Nettarine di Romagna IGP, sapientemente coltivate dai nostri soci agricoltori.<br />
Siamo all’esordio di una stagione che ha tutte le premesse per confermare questo prodotto come riferimento per qualità e riconoscibilità nel comparto peschicolo nazionale.»<br />
<strong>Apofruit Mirco Zanelli  </strong><br />
Dopo anni difficili, finalmente il mercato ci restituisce segnali più che positivi: i volumi ci sono e le prospettive per l&#8217;estate sono buone. L&#8217;anticipo della stagione calda ha favorito uno sviluppo ottimale del prodotto, con una qualità che quest&#8217;anno si preannuncia davvero eccellente. Siamo fiduciosi che questa sia una bella estate per la peschicoltura romagnola.<br />
<strong>Massimiliano Moretti   Agribologna &#8211; </strong><br />
«La grande distribuzione è il banco di prova di ogni annata produttiva. La presenza costante del prodotto in GDO con continuità e con riscontri positivi  dei consumatori, è la nostra risposta alla stagione 2026  che si preannuncia molto buona sia sotto l’aspetto produttivo che qualitativo; i nostri produttori stanno mettendo in campo tutte le loro competenze per portare al consumatore un prodotto d’eccellenza come ci si aspetta dal nostro territorio.»<br />
<strong>Vincenzo Finelli Orogel Fresco</strong><br />
«Una pesca di Romagna porta con sé un territorio preciso: il clima, la terra, le mani di chi la coltiva. Questo legame non è uno slogan — è quello che il consumatore sente quando la assaggia. Le regole che ci siamo dati come Consorzio sono finalizzate proprio alla qualità.»<br />
<strong>Naturitalia — Gabriele Ferri</strong><br />
«Una stagione che parte con una produzione adeguata e una qualità eccellente. Il consumatore riconoscerà nella produzione romagnola il valore identitario e il gusto riconoscibile. Il freno al consumo può essere la capacità di spesa, ma l’estate calda porta la voglia di mangiare il frutto dell’estate per eccellenza.»<br />
<strong>Antonio Zani Granfrutta Zani</strong><br />
«Il rinnovo varietale non è solo una scelta tecnica, è una scelta di campo. Restare legati al territorio romagnolo e, al tempo stesso, portare varietà più performanti e più buone: è la scommessa che facciamo ogni anno, e con annate come queste chi fa qualità in campo sarà ripagato»<br />
<strong> Cristian Tozzi – Tozzi Frutta</strong><br />
«Le Pesche e nettarine di Romagna rappresentano la sintesi perfetta tra territorio, competenza e rispetto della filiera. Dopo quindici anni, trascorsi in campagna e oggi con la responsabilità in azienda, della qualità e della sicurezza alimentare nel post-raccolta, so quanto contino rigore e trasparenza per portare ai consumatori un frutto integro, buono e tracciabile. Questa campagna sarà una conferma del nostro saper fare. »<br />
<strong>AOP Italia – Andrea Bini </strong><br />
«Quest’anno è il primo degli ultimi sei anni con una produzione equilibrata e dove c’è equilibrio c’è qualità. Consistenza, grado zuccherino, aroma al top. Ed è quello che il mercato si aspetta dalla produzione romagnola.»<br />
La stagione 2026 si apre con tutti i requisiti che rendono la Pesca e la Nettarina di Romagna IGP un prodotto unico: dolcezza, consistenza, aroma e una filiera che, anno dopo anno, investe in innovazione varietale per rispondere con ancora più precisione ai gusti del consumatore. In Italia, un mercato che già esprime, secondo i dati di CSO Italy circa 15 kg di consumo di pesche e nettarine per famiglia all&#8217;anno — con una crescita del 4% registrata nel biennio 2023-2024 — e una distribuzione organizzata sempre più attenta alla distintività dell&#8217;origine certificata. In Europa, e in particolare in Germania, un pubblico che cresce nell&#8217;attenzione verso il localismo e le denominazioni IGP e DOP.<br />
Il Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna IGP si conferma punto di riferimento per chi cerca il vero sapore dell&#8217;estate italiana: un prodotto che nasce in un territorio vocato viene coltivato con disciplinare certificato e arriva al consumatore con la garanzia di un&#8217;eccellenza riconosciuta.</p>
<p><em>Le pesche e le nettarine di Romagna IGP sono disponibili sul mercato dal 10 giugno al 20 settembre.</em></p>
<p><strong>Fonte: </strong>Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna IGP</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/FinaleCS1-2026PESCHE-E-NETTARINE-DI-ROMAGNA-IGP-_.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/al-via-la-campagna-2026-della-pesca-e-nettarina-di-romagna-igp/">Al via la campagna 2026 della Pesca e Nettarina di Romagna IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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