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	<title>Km0 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Km0 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Nuovi trend della pizza: sostenibilità e prodotti DOP IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nuovi-trend-della-pizza-sostenibilita-e-prodotti-dop-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 07:13:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;utilizzo di prodotti DOP e IGP e anche a chilometro zero si uniscono alla sostenibilità tra i nuovi trend del momento nel mondo della pizza. Oggi, la pizza&#8221;trend&#8221; è a base di prodotti di qualità, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;utilizzo di prodotti DOP e IGP e anche a chilometro zero si uniscono alla sostenibilità tra i nuovi trend del momento nel mondo della pizza.</em></p>
<p>Oggi, la pizza&#8221;trend&#8221; è a <strong>base di prodotti di qualità, DOP, IGP</strong>, a Km 0, e <strong>si proietta verso la sostenibilità, con l&#8217;utilizzo &#8220;no waste&#8221;</strong> dei vari ingredienti.</p>
<p>Sembra quindi archiviata l&#8217;era degli alveoli e dei cornicioni a canotto, mentre ormai i pizzaioli dedicano grande attenzione all&#8217;estro, all&#8217;improvvisazione e ad abbinamenti gastronomici prima impensabili.</p>
<p>E se <strong>la stracciatella e la burrata rimangono salde come latticino principe</strong> per le pizze &#8220;gourmet&#8221;, le creme e le mousse si presentano come le nuove protagoniste del 2024, insieme con verdure di stagione, cialde croccanti e tarallo sbriciolato, così da creare contrasti di consistenze.</p>
<p><strong>Le creme e le mousse</strong> sono spalmate sulla base, a ciuffetti o a strisce per dare un tocco di colore ed estetica al piatto; a base di formaggi o vegetali, amplificano la scioglievolezza dell&#8217;impasto e il contrasto al palato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Gazzetta del Sud</strong></p>
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		<title>Nostrano Valtrompia DOP: progetto sostenibile per produrre di più a Km 0</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nostrano-valtrompia-dop-dai-prati-incolti-il-foraggio-per-produrre-a-km-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 10:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo progetto della Comunità Montana per fare de formaggio Nostrano Valtrompia DOP un prodotto a km zero. Diciassette ettari di superfici pratili abbandonate e cedute in uso gratuito da privati alla Comunità Montana sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>nuovo progetto della Comunità Montana</strong> per fare de formaggio <strong>Nostrano Valtrompia DOP</strong> un prodotto a <strong>km zero</strong>. Diciassette ettari di superfici pratili abbandonate e cedute in uso gratuito da privati alla Comunità Montana sono a disposizione affinché producano il fieno necessario alla filiera del Nostrano Valtrompia DOP<strong>.</strong></p>
<p>Nell’ambito del progetto<strong> &#8220;ForMaggio&#8221;</strong>, l’ente comunitario offre ad imprenditori agricoli l’opportunità di sfruttare superfici oggi incolte e ridotte a prato di serie “B” per trasformare l&#8217;erba in foraggio. Un altro tassello si aggiunge dunque al disegno che si pone l’obiettivo di fare del NostranoValtrompia DOP un prodotto a Km zero a cominciare dal nutrimento delle mucche che necessariamente si deve basare su fieno autoctono.</p>
<p>Se l’obiettivo è quello di <strong>sostenere il prodotto aumentandone le quantità disponibili</strong> è necessario anche incrementare la produzione di cibo da destinare al bestiame da latte. E allora chi è interessato a condurre i terreni per la produzione di foraggio, lo può fare dichiarando al propria disponibilità alla Comunità Montana che fino al 15 aprile accetta le candidature degli operatori interessati.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Giornale di Brescia</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2017/04/20170410_RS_GIORNALE-DI-BRESCIA.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Stagionalità, buona pratica per aiutare il pianeta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/stagionalita-buona-pratica-per-aiutare-il-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 10:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sostenibilità ambientale, qualità degli alimenti, benessere: sono alcune delle ragioni per riscoprire i prodotti di stagione, soprattutto frutta e verdura. Una scelta che porta con sé un diverso modello di agricoltura. C’è una parola magica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Sostenibilità ambientale, qualità degli alimenti, benessere: sono alcune delle ragioni per riscoprire i prodotti di stagione, soprattutto frutta e verdura. Una scelta che porta con sé un diverso modello di agricoltura.</em></strong></p>
<p>C’è una parola magica che potrebbe essere più efficace di qualsiasi norma, progetto, iniziativa a favore del clima e del benessere umano. Una parola che appartiene a tutti i cittadini, ma che è scomparsa dal nostro vocabolario con il cambiamento dei consumi degli ultimi cinquanta anni. È una parola che prima non veniva neanche pronunciata perché era la prassi, il comportamento obbligato all’interno dei nostri consumi alimentari. Una parola che potrebbe riportare al centro della nostra dieta tanti cibi scomparsi dalla tavola per ragioni imprecisate. Un parola capace di mettere in connessione ciò che mangiamo, il modo in cui viviamo e il pianeta che abitiamo: la stagionalità.</p>
<p>“Nel Medioevo e nel Rinascimento &#8211; ha affermato Alfonso Pascale, saggista esperto di cibo e ruralità &#8211; offrire cibi “fuori stagione” significava fare sfoggio di potere, ricchezza, lusso. Era come dissacrare una restrizione popolare e mostrare di poterselo permettere. E osservare la stagionalità era, invece, un’abitudine dei poveri: non per virtù ma perché costretti. In passato, però, prendersi il gusto di infrangere una regola presupponeva una profonda conoscenza dei ritmi stagionali. Altrimenti non aveva senso. Oggi non è più così: si mangiano frutti in ogni stagione, non già per assaporare il piacere del proibito, ma solo per ignoranza. Quello che è importante è essere consapevoli quando vogliamo rispettare un’antica regola e quando invece la vogliamo trasgredire”.</p>
<p><strong>Food Miles</strong><br />
Per comprendere quali siano realmente gli effetti sistemici di tutti quei cibi fuori stagione &#8211; quasi sempre provenienti dall&#8217;altro capo del mondo &#8211; che consumiamo abitualmente scegliendo tra i banchi della Grande Distribuzione Organizzata, nel 1992, il professore Tim Lang, della City University di Londra, ha messo a punto un modo per calcolare la quantità di anidride carbonica nascosta dietro il trasporto di una cassetta di frutta o di verdura esotica. Nasce così il concetto di Food Miles, cioè di distanze percorse dal cibo, che con buona approssimazione ci rende consapevoli del fatto che, solo dal punto di vista ambientale, consumare pomodori importati produce il 25% di C02 in più, mentre se parliamo di formaggio la percentuale di C02 sale al 46%. Questi esempi, così come quello relativo alle coltivazioni in serra che forzano l&#8217;equilibri della biodiversità, ci dicono quanto pesi l&#8217;importazione dei cibi sull&#8217;inquinamento prodotto per necessità alimentari, che tutti gli anni vede ogni italiano accollarsi 1800 Kg di emissioni di C02.</p>
<p>Ma la sostenibilità ambientale è solo una delle cinque buone ragioni per cui dovremmo scegliere i prodotti di stagione, soprattutto frutta e verdura. Il secondo e il terzo aspetto riguardano la qualità degli alimenti e il benessere di noi consumatori, che spesso dovremmo chiederci più seriamente che cosa mangiamo. Quale sapore dovrebbe avere la frutta che viene colta semi-acerba, stoccata, raffreddata e trasportata a migliaia di km di distanza? E quali valori nutrizionali? Senza contare un quarto aspetto direttamente collegabile a questi ultimi: l&#8217;uso di trattamenti chimici su molte coltivazioni agricole massive o l&#8217;uso di piante geneticamente modificate (OGM), ad esempio, aprono una questione sulla salute su cui è necessario porre molta attenzione. Infine, e non per importanza, c&#8217;è anche una questione economica. Spesso e volentieri infatti finiamo per mangiare alimenti di scarsa qualità, inquinando l&#8217;ambiente ad alimentando un processo basato sul profitto di grandi soggetti lontani a discapito delle imprese dei nostri territori.</p>
<p><strong>Il modello dei G.A.S.</strong><br />
E&#8217; proprio dalle contraddizioni tra produzione e consumo messe in luce dal concetto di Food Miles che si sono riaffermati negli ultimi anni concetti sintetizzabili con la formula del Km0, ma anche con quella dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), nuclei di persone che decidono di incontrarsi per acquistare “all’ingrosso” prodotti alimentari direttamente da agricoltori del territorio, riconosciuti in Italia anche da uno specifico comma della legge finanziaria del 2008.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-186502 " src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/Diapositiva1.jpg" alt=" width="673" height="505" /></p>
<p>In Italia i GAS nascono nel 1994 da un gruppo pioniere e si sviluppano su concetti tanto semplici quanto difficili da attuare: attenzione al prezzo del cibo, alla sua qualità e a come è stato prodotto, “con quella S finale – spiegano gli autori di L’altra Spesa, uno dei testi di riferimento &#8211; che segna l&#8217;inizio di una nuova azione collettiva che con la spesa promuove un altro modello di sviluppo”.<br />
In oltre venti anni questi gruppi sono riusciti a scrollarsi di dosso l’etichetta di “idealisti” coinvolgendo stabilmente circa mezzo milione di italiani nella Rete GAS (secondo Coldiretti e Censis gli italiani che fanno la spesa regolarmente con i GAS sono 2,7 milioni) con un giro d&#8217;affari da 90 milioni di euro l’anno. Numeri importanti, che sommati a quelli della vendita diretta, hanno riaffermato in maniera significativa, nella cultura e nella pratica, il concetto di stagionalità collegato ad un modello di agricoltura territoriale sostenibile. Cifre che hanno affermato anche che è possibile concretizzare un sistema distributivo alternativo spingendo anche la GDO ad allinearsi ai valori che contraddistinguono le pratiche dei GAS, come l’origine certa e verificabile di un prodotto, il risparmio di energia e di emissioni, e la qualità dei cibi freschi di stagione.</p>
<p><strong>Moderna cultura del cibo</strong><br />
Per affermare nuovi valori è necessaria un’azione coerente e continuata in grado di incidere ad un livello culturale profondo, un’azione positiva che sia l’esatto contrario di quella negativa attuata dall’opinione pubblica nel caso dei presunti rischi derivanti dalla carne rossa lavorata e che serva a riaffermare un rapporto più corretto con l’agricoltura primaria, il vero ago della bilancia per uno sviluppo sostenibile sotto gli aspetti dell’ambiente, della salute e dell’economia.</p>
<p>Se riuscissimo a riallineare i consumi alimentari con la produzione territoriale e con la sua stagionalità, riusciremmo a fare passi in avanti su due dei maggiori obiettivi della Carta di Milano: la sostenibilità e lo spreco alimentare. Un grande aiuto in questo senso potrebbe arrivare dal modello delle Indicazioni Geografiche italiane. Molte delle nostre grandi eccellenze IG hanno, infatti, un disciplinare che ne regola le fasi di produzione secondo le stagioni e i ritmi naturali di uno specifico territorio, abbinando qualità, salubrità e basso impatto ambientale.</p>
<p>Ri-orientare i nostri consumi verso i prodotti di stagione può avere anche un effetto concreto sulla costruzione di un modello agricolo più efficiente e al contempo meno impattante e ci permette inoltre di godere di una maggiore qualità della vita, di sostenere gli agricoltori delle nostre campagne e di tutelare l’ecosistema che ci circonda. Così come l’aver imparato a fare la raccolta differenziata dei rifiuti contribuisce a ridurre l’impatto sull’ambiente, imparare a consumare cibi di stagione potrebbe farci fare notevoli passi in avanti nella difficile ricerca di un equilibrio sostenibile nel settore agricolo.</p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong></p>
<p><em>Direttore Generale Fondazione Qualivita</em></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2015/12/20151214_RS_UNITA1.pdf">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>Fonte: <strong>L&#8217;Unità &#8211; Terra e Cibo</strong></p>
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		<item>
		<title>Il cibo Biologico continua a correre anche nel 2015</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-cibo-biologico-continua-a-correre-anche-nel-2015/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2015 10:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
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		<category><![CDATA[prodotti alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Biologico non si ferma: le rilevazioni del 2014 e quelle del primo quadrimestre 2015 segnalano che la corsa al prodotto alimentare BIO è in pieno sviluppo. In netta controtendenza rispetto al trend generale dei consumi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Biologico</strong> non si ferma: le rilevazioni del 2014 e quelle del primo quadrimestre 2015 segnalano che la corsa al prodotto alimentare <strong>BIO</strong> è in pieno sviluppo. In netta controtendenza rispetto al trend generale dei consumi degli ultimi anni.</p>
<p>Secondo i <strong>dati Nielsen</strong> (che verranno presentati questa mattina a Expo 2015 da Assobio presso il Teatro della Terra Parco della Biodiversità), nel 2014 le vendite di <strong>alimentari biologici</strong> nella distribuzione moderna sono cresciute del 12% (contro il -0,7% del dato generale) a 737 milioni e del 16% nel primo quadrimestre (+1,1% ). Se si considerano invece tutti i canali commerciali (negozi specializzati, food service e gli altri) allora le vendite 2014 balzano a 2,5 miliardi.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni le vendite di <strong>BIO</strong> nei canali iper e supermercati sono cresciute a due cifre, ma ancor oggi rappresentano appena il 2,5% della spesa alimentare complessiva. Si tratta comunque di 3,2 milioni di famiglie acquirenti abituali di bio su circa 18 totali. La <strong>spesa pro-capite</strong> degli italiani è di circa 40 euro.</p>
<p>Quale la motivazione dei consumatori di prodotti biologici (che costano di più di quelli standard)? Secondo Nicola De Carne di Nielsen la ricerca di soddisfare il piacere di mangiare generala domanda di qualità. E in questo solco il 65% dei consumatori acquista prodotti <strong>DOP e IGP</strong>; il 56% consuma solo cibi italiani: il 34% sceglie spesso prodotti a <strong>km zero</strong>; il 20% punta spesso sui prodotti biologici. Inoltre il 47% dei consumatori acquista prodotti che costano più della media mentre il 41% evita di scegliere quelli che costano poco.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2015/06/20150603_RS_IL-SOLE-24-ORE.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Se vuoi mangiare davvero italiano, controlla bene l&#8217;etichetta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/se-vuoi-mangiare-davvero-italiano-controlla-bene-letichetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 07:13:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tirreno Come facciamo a sapere che quello che compriamo è prodotto in Italia? Guardando attentamente l&#8217;etichetta. Circolano un sacco di prodotti che, pubblicizzati come italiani (magari solo con il disegnino del tricolore o un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/adcd5aecab0e49d2e44bedef30eeb40d.jpg" alt="" /><strong>Il Tirreno</p>
<p></strong> </p>
<p style="text-align: justify;">Come facciamo a sapere che quello che compriamo è prodotto in Italia? Guardando attentamente l&#8217;etichetta. Circolano un sacco di prodotti che, pubblicizzati come italiani (magari solo con il disegnino del tricolore o un nome italiano) vengono da altrove. Il codice a barre aiuta (bisogna guardare i primi due numeri, l&#8217;Italia ha quelli dall&#8217;80 all&#8217;83), ma per avere una ragionevole garanzia che il prodotto alimentare sia italiano, occorre guardare anche se sull&#8217;etichetta c&#8217;è scritto: &#8220;fabbricato nello stabilimento di&#8230;&#8221; (con l&#8217;indirizzo di una località italiana), o invece solo: &#8220;distribuito da&#8230; &#8220;, poiché in quest&#8217;ultimo caso si tratta probabilmente di un prodotto importato.</p>
<p style="text-align: justify;">E per l&#8217;olio extravergine di oliva? Oggi per essere sicuri di consumare olio italiano bisogna acquistare olio extravergine di oliva Dop, un prodotto certificato Igp, oppure un olio extravergine di oliva con la dicitura &#8220;100% italiano&#8221;, &#8220;prodotto solo da olive italiane&#8221; o &#8220;ottenuto da olive coltivate in Italia&#8221;. Purtroppo (ma non casualmente) in numerose etichette presenti sugli scaffali, l&#8217;indicazione &#8220;miscele di oli di oliva comunitari&#8221; è riportata in caratteri molto piccoli e in molti casi al margine estremo della etichetta, difficilmente visibile per il consumatore. Quindi occhio all&#8217;etichetta!</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/07/Il_Tirreno_5.pdf" alt="Il_Tirreno_5.pdf">Il_Tirreno_5.pdf</a></p>
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		<title>Piace il biologico e a km zero</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/piace-il-biologico-e-a-km-zero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2014 07:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
		<category><![CDATA[filiera corta]]></category>
		<category><![CDATA[Km0]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adige In Trentino ci sono ben 35 Gruppi di acquisto solidale (Gas) per un totale di oltre 4000 persone che hanno deciso di approvvigionarsi «in rete» condividendo tempistiche di consegna e fatture, valorizzazione dei piccoli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/0af4e1df33d4e3ccb22fce0f54a432e5.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Adige</p>
<p></strong>In Trentino ci sono ben 35 Gruppi di acquisto solidale (Gas) per un totale di oltre 4000 persone che hanno deciso di approvvigionarsi «in rete» condividendo tempistiche di consegna e fatture, valorizzazione dei piccoli produttori locali e rispetto dell&#8217;ambiente. Non una scelta dettata dalla crisi rna una presa di responsabilità e consapevolezza, una scelta di natura etica. Solo nella città di Trento si contano 18 Gas: in questo caso le persone coinvolte sono più di 2000, considerando che un Gruppo d&#8217;acquisto solidale è mediamente composto da 30 famiglie. Nella verde cornice del parco Valnigra di Villazzano si è svolta, nel pomeriggio di ieri, la prima edizione di «TrentoBio». Si tratta della prima festa organizzata da otto dei Gas presenti sulla città diTrento, che si sono occupati di invitare alcuni agricoltori biologici presenti sul territorio, da cui si riforniscono.</p>
<p>«Tra i principali obiettivi della giornata di oggi &#8211; spiega Alessandro Zanon del Gas di Villazzano &#8211; c&#8217;è sicuramente quello di farci conoscere dalla popolazione, comunicando i principi che muovono la nostra modalità d&#8217;acquisto».</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/06/ADIGE_08.06.pdf" alt="ADIGE_08.06.pdf">ADIGE_08.06.pdf</a></p>
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		<title>Il Radicchio di Chioggia IGP arriva nei supermercati della città lagunare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-radicchio-di-chioggia-igp-arriva-nei-supermercati-della-citta-lagunare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 12:58:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Km0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CHIOGGIA, lunedì 28 aprile 2014 &#8211; Finalmente il Radicchio di Chioggia IGP è arrivato anche nei supermercati della città lagunare. Fisicamente, la strada che ha percorso è veramente poca: dagli orti litoranei tra il Brenta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/2f8d1846283f12e86965ea3dae896183.jpg" alt="" />CHIOGGIA, lunedì 28 aprile 2014 &#8211; Finalmente il <strong>Radicchio di Chioggia IGP</strong> è arrivato anche nei supermercati della città lagunare. Fisicamente, la strada che ha percorso è veramente poca: dagli orti litoranei tra il Brenta e l’Adige, al centro di confezionamento dei Fratelli Garbin in Valgrande a Sant’Anna-Cavanella, fino a Sottomarina in viale Venezia nel supermercato Sisa-Issimo, gestito dalla giovane coppia Fiammetta e Marco Tiozzo. Un autentico km zero, quindi, che è stato subito apprezzato anche dai numerosi turisti che hanno affollato la località balneare nel lungo ponte del 25 aprile. <br />Più lungo e articolato, invece il cammino che il Consorzio di Tutela Radicchio di Chioggia ha dovuto percorrere per promuovere l’immagine e le qualità del prodotto dall’origine certificata col marchio europeo, partecipando ad alcune delle maggiori fiere nazionali ed internazionali di settore, dal Macfrut di Cesena, al Sol&amp;Agrifood del Vinitaly a Verona, fino al Frut Logistica di Berlino. In questo affiancato anche dalla capillare promozione nelle grandi catene della GDO nazionale effettuata direttamente dai confezionatori associati al Consorzio. <br />Azioni che in un anno hanno portato al raddoppio dei quantitativi commercializzati. «Paradossalmente &#8211; spiega Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia &#8211; finora è stato più semplice comunicare l’Igp del radicchio come garanzia del legame col suo territorio d’origine ai consumatori del Nord Europa, dove “Chioggia” è spesso sinonimo di “Radicchio” nei menù dell’alta gastronomia. Speriamo che questo sia l’avvio per la diffusione su tutti i banchi dei negozi e su tutte le tavole dei ristoranti di Chioggia dell’autentico Radicchio Igp, di cui attualmente è in produzione la tipologia precoce, che si raccoglie da aprile fin verso l’estate esclusivamente negli orti litoranei di Chioggia e Rosolina; poi, da settembre fino ad inverno inoltrato, si raccoglie il radicchio tardivo, che viene prodotto nel territorio dei 10 comuni che vanno dalla Laguna di Venezia fino al Delta del Po: Chioggia, Cavarzere, Cona, Codevigo, Correzzola, Rosolina, Loreo, Porto Viro, Taglio di Po e Ariano Polesine».<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/04/Radicchio_di_Chioggia.pdf" alt="Radicchio_di_Chioggia.pdf">Radicchio_di_Chioggia.pdf</a></p>
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		<title>Il BigMac parla piemontese</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-bigmac-parla-piemontese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 15:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[Km0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il BIGMAC alla piemontese piace parecchio. A 5 giorni dal lancio della sua versione sabauda, l&#8217;hamburger simbolo del colosso americano è già stato addentato in 250 mila esemplari, il 20 per cento ili più del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/1f2d1eed2f903fe0f5cd3a616eca68cc.jpg" alt="" />Il BIGMAC alla piemontese piace parecchio. A 5 giorni dal lancio della sua versione sabauda, l&#8217;hamburger simbolo del colosso americano è già stato addentato in 250 mila esemplari, il 20 per cento ili più del previsto. Il Gran Piemontese, con carne certificata «razza piemontese » proveniente da 52 allevamenti, è in vendita in 473 McDonald&#8217;s in tutta Italia grazie a un accordo tralamultinazionale Usa, Coldiretti, il consorzio Coalvi e la fondane Qualivita.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/12/20131205_La_Repubblica.pdf" alt="20131205_La_Repubblica.pdf">20131205_La_Repubblica.pdf</a></p>
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		<title>Italia, serve un codice alimentare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ora-un-codice-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 07:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Km0]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Nunzia De Girolamo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Italia Oggi Un disegno di legge delega per riformare entro due anni l&#8217;intero comparto agroalimentare a colpi di decreto. Usando, se è il caso, anche le leve tributaria e previdenziale per favorire i giovani. E [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/b4a464a3dfa1dc4626cc349250d765a0.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Italia Oggi</p>
<p></strong></p>
<p>Un disegno di legge delega per riformare entro due anni l&#8217;intero comparto agroalimentare a colpi di decreto. Usando, se è il caso, anche le leve tributaria e previdenziale per favorire i giovani. E attivando nuovi strumenti per facilitare il credito e intervenire a sostegno dei prodotti colpiti da crisi di mercato. Il tutto attraverso una raffica di dlgs attuativi, che entreranno in vigore per silenzio assenso, se trascorsi 40 giorni le competenti commissioni parlamentari non rilasceranno i pareri di competenza. E tutto con l&#8217;obiettivo di arrivare a un codice unico delle norme vigenti in materia di prodotti agricoli e alimentari. Ieri il consiglio dei ministri ha varato il provvedimento che punta a «modernizzare» e a riordinare l&#8217;intera disciplina nei settori agricoltura, agroalimentare, pesca, acquacoltura e foreste.  Un&#8217;operazione che il dicastero guidato da Nunzia De Girolamo definisce una primizia, visto che il comparto vale da solo il 17% del Pil italiano. E che, per la prima volta, esplicita uno scopo preciso: «favorire l&#8217;ammodernamento delle filiere agroalimentari gestite direttamente dagli imprenditori agricoli», anche «attraverso la costituzione di appositi organismi di coordinamento». Che tradotto significa supportare iniziative a filiera corta già presenti nel paese, come i punti vendita delle Coop Qui da Noi di Fedagri Confcooperative, le molteplici iniziative Campagna Amica di Coldiretti e quelle in fase di sviluppo della Cia, sotto l&#8217;insegna La spesa in Campagna.</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/06/20130627_italiaoggi.pdf" alt="20130627_italiaoggi.pdf">20130627_italiaoggi.pdf</a></p>
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		<title>Prodotti a chilometro zero per difendere l&#8217;ambiente</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/prodotti-a-chilometro-zero-per-difendere-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 07:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Km0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Libertà Piacenza Si diffonde sempre più la &#8220;passione&#8221; per i prodotti a km zero: nel 2012 secondo i dati Coldiretti sono infatti stati spesi più di 3 miliardi di euro per l&#8217;acquisto di questo tipo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/9e2860452c1d2b0e6a12880faacca72d.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Libertà Piacenza</p>
<p></strong></p>
<p>Si diffonde sempre più la &#8220;passione&#8221; per i prodotti a km zero: nel 2012 secondo i dati Coldiretti sono infatti stati spesi più di 3 miliardi di euro per l&#8217;acquisto di questo tipo di prodotti alimentari. «Anche a Piacenza &#8211; ha chiarito Luigi Bisi, presidente di Coldiretti Piacenza &#8211; questa tendenza si va sempre più consolidando. E va tenuto presente che i prodotti alimentari come la frutta e la verdura a chilometro zero, acquistati al mercato degli agricoltori o direttamente nelle azienda agricole riducono gli sprechi del 30 per cento perché sono più freschi e durano fino a una settimana in più rispetto a quelli dei canali di vendita tradizionali, ma anche perché non si verificano le perdite dovute alle intermediazioni commerciali, conservazioni intermedie in magazzino e lunghi trasporti che compromettono gli altri prodotti &nbsp; prima di arrivare sul banco di vendita». Ma non solo. Sul piano ambientale, acquistando prodotti alimentari a chilometro zero, si riducono anche le emissioni di gas ad effetto serra provocate dai trasporti per lunghe distanze e si stima che, grazie alla spesa &#8220;salva clima&#8221; degli italiani, nei mercati degli agricoltori si sia ridotta di 98 milioni di chili l&#8217;anidride carbonica ad effetto serra emessa nell&#8217;atmosfera in un anno.</p>
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