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	<title>Innovazione &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Innovazione &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Mozzarella di Bufala Campana DOP unico modello solido creato dalla filiera bufalina</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/mozzarella-di-bufala-campana-dop-unico-modello-solido-creato-dalla-filiera-bufalina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 06:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla tutela della razza mediterranea italiana al miglioramento degli allevamenti: a Sorrento il confronto internazionale sul futuro della Mozzarella di Bufala Campana DOP. La filiera della mozzarella di bufala campana dop è l&#8217;unico modello economico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla tutela della razza mediterranea italiana al miglioramento degli allevamenti: a Sorrento il confronto internazionale sul futuro della Mozzarella di Bufala Campana DOP.</em></p>
<p><strong>La filiera della mozzarella di bufala campana dop</strong> è l&#8217;unico modello economico solido creato dalla bufala. La razza mediterranea italiana è unica al mondo, con caratteristiche ben precise. Ed è anche dal miglioramento costante dell&#8217;allevamento che dipende il futuro del nostro prodotto.</p>
<p>Così la componente del Cda del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop e amministratrice unica di Mbc Service, società in house che ha il compito di organizzare a livello operativo il 14/o Congresso mondiale del bufalo dal 28 al 30 ottobre a Sorrento, voluto dal Consorzio e in collaborazione con Università Federico II di Napoli e Istituto zooprofilattico.</p>
<p>Il Congresso torna in Italia dopo quasi 20 anni e vuole essere anche &#8220;una vera e propria vetrina internazionale per affrontare anche questioni cruciali per il futuro della nostra filiera, tra cui la <strong>sostenibilità</strong> e il <strong>benessere animale</strong>&#8220;.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lanazione.it/economia/ultimaora/mozzarella-di-bufala-campana-unico-69077238" target="_blank" rel="noopener"><strong>La Nazione</strong></a></p>
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		<item>
		<title>Il Consorzio Cacciatore Italiano presenta il nuovo sito web</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-cacciatore-italiano-presenta-il-nuovo-sito-web/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti a base di carne]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Online dal 1° luglio 2026 il nuovo sito istituzionale www.salamecacciatore.it : una piattaforma completamente rinnovata per raccontare i Salamini Italiani alla Cacciatora DOP: più innovazione, più valore alla DOP, più connessione con il territorio Un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Online dal 1° luglio 2026 il nuovo sito istituzionale </em><a href="http://www.salamecacciatore.it"><em>www.salamecacciatore.it</em></a><em> : una piattaforma completamente rinnovata per raccontare i Salamini Italiani alla Cacciatora DOP: più innovazione, più valore alla DOP, più connessione con il territorio</em></p>
<p>Un nuovo volto digitale per una Denominazione che guarda al futuro, senza perdere il legame con la propria tradizione. Dal <strong>1° luglio 2026</strong> è online il nuovo sito web del <strong>Consorzio Cacciatore Italiano</strong>, un progetto che rappresenta un importante passo avanti nella strategia di comunicazione e valorizzazione dei Salamini Italiani alla Cacciatora DOP. Pensato per rispondere alle esigenze di consumatori, operatori del settore e aziende produttrici, il nuovo portale offre un&#8217;esperienza di navigazione più intuitiva, contenuti aggiornati e una struttura moderna, capace di raccontare in modo efficace il valore della Denominazione e delle persone che ogni giorno la rendono unica. L’obiettivo è quello di <strong>consolidare il posizionamento </strong>del Salame Cacciatore Italiano come<strong> punto di riferimento per la promozione della Denominazione in Italia e all&#8217;estero</strong>.</p>
<p>Il lancio del nuovo sito si inserisce all&#8217;interno di un più ampio percorso di rinnovamento dell&#8217;identità visiva e della strategia di comunicazione digitale del Consorzio, avviato all&#8217;inizio del 2026 insieme all’agenzia <strong>Organica Group</strong>.</p>
<p>“<em>Il nuovo linguaggio visivo e strategico è stato <strong>sviluppato in modo coordinato su tutto l&#8217;ecosistema digitale</strong>, dai canali social al sito web, con l&#8217;obiettivo di rafforzare la riconoscibilità, la coerenza e l’efficacia della comunicazione” </em>– dichiara <strong>Paolo Beretta</strong>, Presidente del Consorzio Cacciatore Italiano.</p>
<p>Il restyling introduce una piattaforma completamente rinnovata e capace di intercettare gli interessi degli utenti, mappati grazie all’<strong>analisi sugli stati di bisogno dei consumatori</strong> condotta sempre da Organica Group, grazie a sezioni dedicate alla DOP, agli abbinamenti di prodotto, alle aziende produttrici, ai progetti di promozione italiani ed esteri, agli eventi e alle iniziative del Consorzio. Un punto di riferimento autorevole e costantemente aggiornato, progettato per rendere ancora più accessibili informazioni, attività e contenuti dedicati al mondo del Salamini Italiani alla Cacciatora DOP.</p>
<p>L’attività relativa all’ideazione e sviluppo del nuovo sito è stata finanziata dal Programma di Sviluppo Rurale del Piano per Regione Lombardia, attraverso l&#8217;intervento <strong>SRG10 – &#8220;Informazione e Promozione dei prodotti di qualità&#8221;. </strong></p>
<p>Il Consorzio invita dunque, a visitare il sito e contribuire alla diffusione di uno strumento che rappresenta un nuovo tassello nella valorizzazione dei Salamini Italiani alla Cacciatora DOP e dell&#8217;intera filiera produttiva.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.salamecacciatore.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Cacciatore Italiano</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/IL-CONSORZIO-CACCIATORE-ITALIANO-PRESENTA-IL-NUOVO-SITO-WEB_1.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Adattarsi ai cambiamenti climatici: cosa influenza le scelte dei produttori di Indicazioni Geografiche?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/adattarsi-ai-cambiamenti-climatici-cosa-influenza-le-scelte-dei-produttori-di-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell’Università di Padova indaga la propensione all’adattamento al cambiamento climatico dei produttori IG veneti, dimostrando come il rigore dei disciplinari DOP non freni la resilienza Il cambiamento climatico è ormai una realtà che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/adattarsi-ai-cambiamenti-climatici-cosa-influenza-le-scelte-dei-produttori-di-indicazioni-geografiche/">Adattarsi ai cambiamenti climatici: cosa influenza le scelte dei produttori di Indicazioni Geografiche?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio dell’Università di Padova indaga la propensione all’adattamento al cambiamento climatico dei produttori IG veneti, dimostrando come il rigore dei disciplinari DOP non freni la resilienza</em></p>
<p>Il cambiamento climatico è ormai una realtà che impatta tutti, ma in modo particolare l’agricoltura. Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP27, nel 2022), è stato sottolineato quanto sia fondamentale condividere buone pratiche di adattamento, soprattutto tra produttori e istituzioni pubbliche. Adattarsi ai cambiamenti climatici significa modi­ficare le proprie pratiche per ridurre i danni o sfruttare eventuali vantaggi (IPCC, 2014). In agricoltura, queste strategie possono essere molto diverse: si va dall’uso di nuove tecnologie alla scelta di colture più resistenti, dal cam­biamento dei calendari di raccolta fino a decisioni più profonde sulla gestio­ne aziendale.</p>
<p>Per i produttori di Indicazioni Geografiche – come le DOP e le IGP – adattarsi è ancora più complesso. Questi prodotti, infatti, sono legati in modo stretto al territorio e alle sue condizioni climatiche e ambientali. Cambiare un disci­plinare di produzione – che regola confini geografici dell’area di produzio­ne, varietà coltivate, date di raccolta – è difficile, lungo e richiede l’accordo di molti attori. Questo rende le IG particolarmente vulnerabili: la capacità di adattamento, infatti, dipende dalla volontà e dalla possibilità degli attori loca­li di innovare, entro i limiti imposti dal disciplinare di produzione. Nonostante la centralità del tema, gli studi in merito sono ancora limitati, soprattutto nei Paesi ad alto reddito. Molti studi si concentrano sul vino, ma si sa poco sulle scelte di adattamento delle altre produzioni agroalimentari certificate (es. si vedano in merito i lavori di Marescotti et al., 2020; Henry, 2023).</p>
<blockquote><p><strong>Dana Salpina</strong><br />
Ricercatrice presso l&#8217;Euro-Mediterranean Center on Climate Change (CMCC) e professoressa a contratto presso l’Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Francesco Pagliacci</strong><br />
Professore Associato in Economia Agraria presso il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli Studi di Padova.</p></blockquote>
<p>Questo studio tenta di colmare questa lacuna di conoscenza, analizzando le strategie di adattamento locale nel contesto delle IG agroalimentari nella Regione Veneto. Obiettivo del lavoro è quello di rispondere a due domande di ricerca: Quali strategie di adattamento vengono adottate? Cosa spinge (o frena) i produttori nel fare queste scelte? Attraverso un que­stionario online, rivolto ai produttori di IG agroalimentari, si è cercato di testare come l&#8217;adattamento ruoti attorno alla com­plessa interazione di diversi fattori, suddivisibili in quattro ambiti principali: i) Caratteristiche socio-demografiche dei produttori (ad esempio, età, sesso e livello di istruzione); ii) Gestione aziendale (agricoltori a tempo pieno vs. part-time) e partecipazione a reti sociali; iii) Caratteristiche del prodotto (produzioni vegetali vs. animali, produzioni DOP vs. IGP); iv) entità e percezione del cambiamento climatico.</p>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L’analisi si concentra sulla Regione Veneto non solo per l’importanza che le IG agroalimentari rivestono nell’eco­nomia della regione (nei comuni della regione possono essere prodotte 18 DOP e 18 IGP agroalimentari) (ISME­A-Qualivita, 2022) ma anche perché la regione è partico­larmente esposta agli effetti del clima che cambia: si re­gistrano temperature più alte, piogge meno prevedibili e più eventi estremi. Ai produttori di IG agroalimentari della Regione Veneto – con il supporto di Consorzi e Or­ganizzazioni di Produttori (OP) – è stato somministrato un questionario online. Dopo una fase pilota (dicembre 2021), l’indagine è stata condotta tra gennaio e agosto 2022. Complessivamente, sono state raccolte 183 rispo­ste, ma solo 137 sono state quelle valide. Il campione fi­nale comprende 29 produttori di IG animali (ad esempio, formaggi, prodotti a base di carne) e 108 produttori di IG vegetali (ad esempio, ciliegie, radicchio).</p>
<p>Dopo una prima analisi delle statistiche descrittive, rela­tivamente a percezione di cambiamenti climatici, eventi estremi e pratiche di adattamento, un modello econo­metrico logit multinomiale è stato utilizzato per analizzare i fattori che possono influenzare la disponibilità ad adottare strategie di adattamento a livello aziendale. Sono stati stimati diversi modelli, usando una stessa va­riabile dipendente, rappresentata dalla distinzione tra: i) avere già adottato misure di adattamento; ii) avere in­tenzione di farlo in futuro e iii) non avere intenzione di adottare tali misure. Tra le variabili esplicative testate, sono state incluse: caratteristiche socio-demografiche, gestione aziendale e reti, caratteristiche del prodotto, percezione e dati sul cambiamento climatico (oltre a una variabile di controllo sull’altitudine).</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>La <strong>Tabella 1 </strong>riporta le principali statistiche descrittive del campione di 137 produttori intervistati, con rife­rimento alle caratteristiche socio-demografiche, alla gestione dell&#8217;azienda e reti sociali e alle caratteristiche del prodotto. Inoltre, rispetto al cambiamento climati­co, i dati forniti da Ferrari e Gjergji (2020) e alcune del­le variabili accessorie raccolte nel sondaggio aiutano a caratterizzarne la portata. In media, i comuni in cui sono localizzati i terreni dei produttori hanno registrato un aumento pari a +2,7 °C, nel confronto tra 1961-1970 e 2009-2018. Inoltre, questi cambiamenti si vedono: il 90% dei produttori ha notato cambiamenti concreti nel clima. In particolare, preoccupano le piogge sempre più irregolari (per l’80% circa dei produttori), le temperatu­re in aumento, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti.</p>
<p>Tuttavia, l’adattamento è ancora parziale: solo un pro­duttore su quattro ha già adottato misure di adattamen­to, mentre uno su tre circa pensa di farlo in futuro. Tra le misure più comuni ci sono le assicurazioni agricole e il ricorso ad attività di formazione tecnica e di consulenza. I produttori di IG vegetali puntano su nuove varietà, mi­glior gestione dell’irrigazione e dei parassiti. Quelli di IG animali investono su impianti di raffrescamento in stalla e sull’importazione di foraggio.</p>
<p>Analizzando i dati, lo studio ha poi individuato i princi­pali fattori che spingono un produttore a implementare misure di adattamento o meno. Nello studio, sono stati stimati 5 distinti modelli econometrici. I risultati mo­strano che il livello di istruzione è tra i principali fattori che influenzano la scelta di adattarsi ai cambiamenti cli­matici (rispetto all’opzione di non adattare): chi ha stu­diato in ambito agrario è molto più propenso ad adottare misure di adattamento. Anche il tipo di lavoro agricolo è importante: chi lavora a tempo pieno è più coinvolto e disposto a innovare (anche in termini di adattamento) rispetto a chi ha un’attività agricola part-time. Per quan­to riguarda il tipo di IG, i produttori di IG vegetali sono meno propensi ad adattare rispetto ai produttori di IG animali. Infine, l’esperienza diretta del cambiamento cli­matico conta: chi vede con i propri occhi gli effetti del clima tende ad agire. Un risultato interessante riguarda invece il tipo di certificazione (DOP o IGP). Contraria­mente a quanto si potrebbe pensare, la maggiore rigidi­tà dei disciplinari DOP non sembra frenare l’adattamen­to più di quanto accada per le IGP.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Analizzando le strategie di adattamento al cambiamen­to climatico da parte dei produttori di IG agroalimen­tari nella Regione Veneto emergono alcune indicazioni di interesse. Nonostante un’elevata consapevolezza del cambiamento climatico, solo il 50% dei produttori ha adottato o intende adottare misure di adattamento. Tutti i principali fattori esplicativi utilizzati nel model­lo risultano importanti per spiegare tali scelte, mentre appare in parte inatteso il ruolo giocato dal tipo di cer­tificazione (DOP o IGP), che non risulta significativo. Tuttavia, questo risultato sembra essere supportato anche dall&#8217;analisi delle principali barriere osservate dai produttori: i soggetti intervistati sono infatti molto più preoccupati dalla mancanza di risorse finanziarie o dalle difficoltà di accesso ai fondi pubblici (ad esempio, quel­li della Politica di Sviluppo Rurale). Anche i problemi di scarsa informazione e limitata diffusione della cono­scenza sembrano rappresentare una barriera al processo di adattamento.</p>
<p>Di conseguenza, emergono alcune indicazioni pratiche, non solo per il contesto regionale ma anche per quello di altri territori. L’analisi suggerisce che, oltre a mag­giori risorse economiche e un accesso semplificato ai fondi pubblici (ad esempio nella nuova PAC 2023–2027) è altresì fondamentale migliorare la diffusione delle informazioni, ad esempio sull’efficacia delle nuove tec­nologie o su come altri produttori o altri sistemi di IG affrontano gli stessi problemi e gli stessi rischi. Le reti di collaborazione tra produttori (peer-to-peer) e le attività di formazione possono fare la differenza. In particola­re, i Consorzi e OP devono avere un ruolo attivo, anche come “mediatori di innovazione”, facilitando il dialogo tra agricoltori e mondo della ricerca.</p>
<p>In sintesi, il cambiamento climatico è una sfida concreta per i produttori di IG. Lo studio mostra che la volontà di adattarsi c’è, ma non è ancora diffusa quanto servirebbe. La buona notizia è che educazione, esperienza e colla­borazione possono fare da motore del cambiamento. Le politiche pubbliche, quindi, dovrebbero puntare non solo su finanziamenti, ma anche su formazione, condivi­sione delle conoscenze e sostegno alle reti locali, facili­tando il trasferimento delle conoscenze. Infine, sarebbe importante che ulteriori studi replicassero l&#8217;indagine in altri Paesi o regioni, oppure estendessero il confronto anche a gruppi di produttori che operano al di fuori de­gli schemi di qualità, contribuendo così ad aumentare e a diffondere la conoscenza su questi temi così importanti.</p>
<blockquote>
<h4>RIFERIMENTI RICERCA</h4>
<p><strong>Titolo<br />
</strong>Adapting to climate change: what really drives the choices of the producers of Geographical Indications?</p>
<p><strong>Autore<br />
</strong>F. Pagliacci, D. Salpina</p>
<p><strong>Fonte<br />
</strong>Bio-based and Applied Economics 13(3) 265-283<br />
Doi: https://doi.org/10.36253/bae-15221</p>
<p><strong>Abstract </strong></p>
<p>In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti climatici, si fa sempre più pressante l’esigenza di individuare le migliori prati­che di adattamento ai cambiamenti climatici in agricoltura e di comprendere i fattori che determinano la disponibilità dei pro­duttori ad attuare strategie di adattamento. Molti studi prendono in esame esclusivamente l’agricoltura tradizionale e settori specifici (ad esempio, quello vitivinicolo), mentre è stata prestata scarsa attenzione ai prodotti certificati e di alta qualità nel loro complesso. Per colmare questa lacuna di conoscenza, nel 2022 è stata condotta un&#8217;indagine online basata su un questio­nario rivolta a 137 produttori di prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica nella Regione Veneto (Italia nord-orientale). Utilizzando un modello logit multinomiale, questo studio evidenzia i fattori che spiegano le strategie di adattamento distin­guendo tre casi: (i) agricoltori che hanno implementato strategie di adattamento; (ii) agricoltori che intendono implementarle in futuro; (iii) agricoltori che non le hanno né attuate né intendono farlo. I risultati suggeriscono che le caratteristiche socio-de­mografiche, in particolare l’istruzione, sono rilevanti, con i produttori in possesso di un diploma di scuola superiore in agri­coltura che mostrano una maggiore disponibilità ad adattarsi. Inoltre gli agricoltori a tempo pieno presentano una maggiore probabilità di aver già attuato strategie di adattamento. Infine, anche l’osservazione diretta dei cambiamenti climatici nell’area di produzione influenza le decisioni di adattamento degli agricoltori</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<ol>
<li>Ferrari, L., Gjergji, O. (2020). Il riscaldamento climatico in Europa, comune per comune. In: European Data Journalism Network. Available at: https://www.europeandatajournalism.eu/ita/Notizie/Data-news/Il-riscaldamento-climatico-in-Europa-comune-per-comune (last accessed on 19th December 2022).</li>
<li>Henry, L. (2023). Adapting the designated area of geographical indications to climate change. American Journal of Agricultural Economics 105, 1088-1115. https://doi.org/10.1111/ajae.12358.</li>
<li>IPCC (2014). Annex II: Glossary. IPCC: Geneva (CH). https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/WGIIAR5-AnnexII_FINAL.pdf (last accessed on 20th December 2022).</li>
<li>Ismea-Qualivita (2022). Rapporto sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG. Fondazione Qualivita, Siena, Italia. https://www.qualivita.it/osservatorio/rapporto-ismea-qualivita/#toggle-id-1 (last accessed on 18th December 2022).</li>
<li>Marescotti, A., Quiñones-Ruiz, X.F., Edelmann, H., Belletti, G., Broscha, K., Altenbuchner, C., Penker, M., Scaramuzzi, S. (2020). Are Protected Geographical Indications Evolving Due to Environmentally Related Justifications? An Analysis of Amendments in the Fruit and Vegetable Sector in the European Union. Sustainability 12(9), 3571. https://doi.org/10.3390/su12093571.</li>
<li>Salpina, D., Pagliacci, F. (2022b). Are We Adapting to Climate Change? Evidence from the High-Quality Agri-Food Sector in the Veneto Region. Sustainability 14(18), 11482. https://doi.org/10.3390/su141811482.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<div class="entry-content">
<div class="entry-content">
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Adattarsi-ai-cambiamenti-climatici_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
</div>
</div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di uno stimolante dibattito sul palco di Identità Milano, per capire se questi siano prodotti legati a una moda o se abbiano invece un futuro. Ma prima di tutto rappresentano un cambiamento culturale Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino/">Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Racconto di uno stimolante dibattito sul palco di Identità Milano, per capire se questi siano prodotti legati a una moda o se abbiano invece un futuro. Ma prima di tutto rappresentano un cambiamento culturale</em></p>
<p>Per una volta partiamo dalla conclusione: alla domanda <strong>“Low-Alcol e NO-Alcol: solo una tendenza o il futuro?”</strong>, tema dell’incontro guidato da Cinzia Benzi sul <em>Main Stage</em> di <strong><em>Identità Milano 2026</em>,</strong> al momento non esiste una risposta univoca.</p>
<p>Ma il solo fatto di riuscire a discuterne, a confrontarsi e – comunque – a guardare al futuro del mondo beverage, è un fattore positivo, per evitare di “fossilizzarsi” o di proseguire sulla propria strada con il paraocchi, senza accorgersi magari che il mondo sta prendendo un’altra direzione.</p>
<p>Il dibattito ha coinvolto vari protagonisti, interessati al discorso sui low e no alcol a vario titolo Eleonora Spadotto di Lea Winery, Federico Veronesi di Signorvino, Francesca Argentero, Giovanni Rastrelli e Luca Argentero (l’attore non ha potuto intervenire ma ha mandato un suo contributo video) di Sodamore, Marzia Varvaglione, Presidente CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins), che ha mandato un suo contributo video, e <strong>Stefano Ricagno, presidente Consorzio dell’Asti DOP</strong>.</p>
<p>Proprio Ricagno ha rotto il ghiaccio, confermando come <strong>gli Spumanti dell’Asti DOP rispecchino già naturalmente una richiesta di prodotti a basso contenuto di alcol.</strong> «Siamo il Consorzio low alcol per eccellenza. È una <em>Denominazione</em> con 90 anni, rappresentiamo la storia dello spumante d’Italia, grazie a Carlo Gancia. Già all’epoca non aveva fatto altro che seguire le caratteristiche dell’uva, il <em>Moscato</em>, creando un vino tra i 5 e i 7 gradi, ma con maggiore presenza di zucchero».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/476/46177/ig2026-identita-future/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino-ancora-da-interpretare.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Identità golose web</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/low-alcol-e-no-alcol-nuova-frontiera-del-vino/">Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Investimenti pubblici nell’agroalimentare: +46% dal 2023 al 2025</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/investimenti-pubblici-nellagroalimentare-46-dal-2023-al-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:23:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli investiti sul settore agroalimentare italiano raggiungono i 16,8 miliardi di euro tra 2023 e 2025, investimenti rivolti soprattutto su capacità produttiva, innovazione tecnologica e autonomia energetica Nel post Covid, e cioè tra il 2023 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli investiti sul settore agroalimentare italiano raggiungono i 16,8 miliardi di euro tra 2023 e 2025, investimenti rivolti soprattutto su capacità produttiva, innovazione tecnologica e autonomia energetica</em></p>
<p>Nel post Covid, e cioè tra il 2023 e il 2025, sono stati investiti sul settore agroalimentare italiano 16,8 miliardi di euro, con una crescita del 46% rispetto al triennio precedente. È il <strong>principale dato emerso dalla decima edizione del Forum Food&amp;Beverage</strong> organizzato a Bormio (Sondrio) da The European House Ambrosetti e nel corso del quale è stato anche presentato l’Osservatorio sulle politiche agroalimentari, che monitorerà gli effetti delle politiche a supporto del settore.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>L’Osservatorio sottolinea inoltre un cambio di passo rispetto al passato: dal 2010 al 2022 il sostegno pubblico all’agricoltura è rimasto sostanzialmente invariato, con una media annua che non ha superato i 12,4 miliardi. «Nel confronto internazionale – ha commentato il managing partner e ceo di The European House Ambrosetti, Valerio De Molli – emerge un divario significativo nel livello di sostegno pubblico: <strong>negli Stati Uniti il budget dell’Usda (United States Department of Agriculture) rappresenta il 40,1% del fatturato agricolo</strong>, quasi quattro volte in più del 10,4% garantito dalla Politica agricola comune Ue. In questa ottica va accolto positivamente il rafforzamento delle politiche nazionali, decisive per sostenere competitività, resilienza e autonomia strategica dell’agroalimentare italiano».</p>
<p>Secondo i dati dell’Osservatorio<strong> le principali linee guida seguite dagli investimenti</strong> sull’agroalimentare nell’ultimo triennio hanno visto al primo posto (con 6,1 miliardi) i sostegni alla <strong>capacità produttiva</strong> delle filiere strategiche. Gli interventi sull’<strong>innovazione tecnologica</strong> e l’<strong>autonomia energetica</strong> hanno mobilitato 5,6 miliardi. La promozione dell’<strong>imprenditoria giovanile</strong> in un’ottica di ricambio generazionale ha beneficiato di 0,4 miliardi. I <strong>sostegni al consumo alimentare</strong> ha intercettato 3,6 miliardi per tutelare il potere d’acquisto e promuovere i <strong>prodotti di qualità</strong>, e la sicurezza alimentare. Mentre 1,1 miliardi sono stati utilizzati per <strong>proteggere la produzione da crisi sanitarie e fitosanitarie</strong>.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<strong> Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Consorzio del Parmigiano Reggiano: due borse di studio dedicate alla formazione dei giovani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-del-parmigiano-reggiano-due-borse-di-studio-dedicate-alla-formazione-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto del Consorzio del Parmigiano Reggiano si rivolge a diplomati under 27, con un investimento triennale totale di 42.000 euro. L’iniziativa sostiene il percorso di laurea a orientamento professionale in Tecnologie e gestione dell’impresa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il progetto del Consorzio del Parmigiano Reggiano si rivolge a diplomati under 27, con un investimento triennale totale di 42.000 euro. L’iniziativa sostiene il percorso di laurea a orientamento professionale in Tecnologie e gestione dell’impresa casearia, rafforzando il legame con il territorio e promuovendo la formazione di nuove figure professionali</em></p>
<p>Il <strong>Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong> rinnova per il secondo anno il <strong>bando</strong> a sostegno dei giovani che vogliono intraprendere un <strong>percorso formativo</strong> nell’<strong>ambito lattiero-caseario</strong>. È prevista l’assegnazione di <strong>due borse di studio</strong> dedicate a studenti che si iscriveranno al <strong>corso di laurea a orientamento professionale</strong> in <strong>Tecnologie e gestione dell’impresa casearia (TeGIC)</strong> interateneo con l’<strong>Università di Parma</strong>, l’<strong>Università di Milano</strong> e l’<strong>Università Cattolica del Sacro Cuore</strong>, in collaborazione con il <strong>CREA &#8211; Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria</strong> di Lodi.</p>
<p>Il bando si rivolge a <strong>giovani diplomati under 27</strong>. Nell’impegno del Consorzio a rafforzare il legame tra l’investimento nella formazione di nuove figure professionali e il territorio d’origine della Dop, la candidatura dovrà essere <strong>sostenuta da un soggetto della filiera</strong> (caseificio, allevamento, operatore), che potrà anche rendersi disponibile ad accogliere il candidato per il tirocinio previsto dai corsi. Lo svolgimento del tirocinio presso un soggetto della filiera consentirà allo studente di ottenere una maggiorazione della borsa studio rispetto al valore base di 18.000 euro per il triennio di studi (per un totale di <strong>21.000 euro</strong>).</p>
<p>La selezione avverrà attraverso la valutazione delle candidature e la redazione di una graduatoria di merito. Il saldo annuale della borsa sarà subordinato al raggiungimento dei requisiti previsti al termine di ciascun anno di corso. Il bando e i moduli per la candidatura sono disponibili sul sito del Consorzio. Le <strong>domande</strong> dovranno essere presentate <strong>entro il 30 settembre 2026</strong>. Con questa iniziativa, il Consorzio rafforza il proprio ruolo di promotore dello sviluppo professionale, con un’attenzione particolare alla sostenibilità sociale e al radicamento territoriale della filiera.</p>
<p>«<em>Siamo orgogliosi di riconfermare, a nome di tutta la filiera, l&#8217;iniziativa lanciata nel 2025 per l&#8217;assegnazione di borse di studio, giunta alla sua seconda annualità</em>», ha dichiarato <strong>Nicola Bertinelli</strong>, presidente del Consorzio. «<em>Dare continuità a questo bando significa ribadire la nostra volontà di scommettere sui giovani e sulla loro preparazione come pilastro fondamentale per il domani del nostro territorio e per l&#8217;eccellenza della nostra Dop. Attraverso questo percorso, continuiamo a offrire un sostegno tangibile a chi aspira a una carriera nel comparto agroalimentare e lattiero-caseario, creando un ponte diretto tra le nuove competenze e le realtà produttive che rendono grande il Parmigiano Reggiano. Si tratta di una visione di lungo periodo che punta su innovazione e responsabilità sociale, con la consapevolezza che formare oggi i nostri talenti significa preparare i migliori ambasciatori di domani della nostra Dop</em>».</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Consorzio Parmigiano Reggiano DOP</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/CS-Bando-borse-di-studio-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena lancia “GENERATIVA”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-di-tutela-aceto-balsamico-di-modena-lancia-generativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Altri prodotti dell'allegato I del Trattato]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“GENERATIVA” è un progetto con Nativa, CSQA e Università di Parma per una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP sempre più sostenibile, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo. Il Consorzio di Tutela Aceto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“GENERATIVA” è un progetto con Nativa, CSQA e Università di Parma per una filiera dell’Aceto Balsamico di Modena IGP sempre più sostenibile, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo.</em></p>
<p>Il <a href="https://www.consorziobalsamico.it/"><strong>Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena</strong></a> ha lanciato il 4 maggio “<strong>GENERATIVA</strong>”, <strong>un progetto sviluppato insieme a Nativa, CSQA e all’Università di Parma </strong>che proseguirà fino al 2028 con con l’obiettivo di rendere la <strong>filiera dell’Aceto Balsamico di Modena sempre più sostenibile</strong>, trasparente e orientata alla creazione di valore nel tempo.</p>
<p><strong>GENERATIVA poggia su due pilastri fondamentali</strong>: il primo è il programma <a href="https://www.csqa.it/it-it/certificazioni/sostenibilita/made-green-in-italy"><strong>Made Green in Italy</strong></a>, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la <strong>valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti </strong>e <strong>certificabile da CSQA</strong>.</p>
<p>Il secondo pilastro è il progetto di <strong>Supply Chain Co-evolution</strong> che punta a costruire una vera e propria catena di valore sostenibile che coinvolga l’intero comparto, fino alla fase agricola.</p>
<p>L’obiettivo è rafforzare l’identità e la collaborazione di una filiera oggi frammentata, <strong>creando un sistema condiviso fatto di dati affidabili, regole comuni e competenze territoriali.</strong></p>
<p>Nel breve periodo, GENERATIVA mira a strutturare un programma di coinvolgimento e miglioramento continuo, basato sulla raccolta di dati primari lungo tutta la catena del valore. Nel medio-lungo termine, il progetto intende generare risultati duraturi in termini di sostenibilità, resilienza e capacità di pianificazione del comparto.</p>
<p>L’approccio integra competitività e sostenibilità secondo il paradigma della Value Creation: creare valore economico, sociale e ambientale attraverso un percorso partecipato, scientifico e orientato al miglioramento continuo dell’intera filiera.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.consorziobalsamico.it/news-blog/il-consorzio-abm-avvia-generativa/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena</a></p>
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		<title>Pomodoro Pachino IGP: presentato al Macfrut il box da 3 kg per l&#8217;Ho.Re.Ca.</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pomodoro-pachino-igp-presentato-al-macfrut-il-box-da-3-kg-per-lho-re-ca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di Tutela della IGP Pomodoro di Pachino presenta alla Macfrut 2026 il box da 3 kg realizzato per il settore Ho.Re.Ca. Il Consorzio di Tutela della IGP Pomodoro di Pachino saluta il Macfrut [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di Tutela della IGP Pomodoro di Pachino presenta alla Macfrut 2026 il box da 3 kg realizzato per il settore Ho.Re.Ca.</em></p>
<p>Il <strong>Consorzio di Tutela della IGP Pomodoro di Pachino</strong> saluta il <a href="https://www.macfrut.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Macfrut 2026</strong></a> con una novità assoluta: il <strong>box da 3 kg pensato appositamente per il settore <a href="http://ho.re.ca/">Ho.Re.Ca</a>.</strong> &#8220;Una novità importante &#8211; dichiara <strong>il Presidente Sebastiano Fortunato</strong> &#8211; che ci consentirà di andare incontro in modo ancora più soddisfacente alle esigenze della ristorazione, mantenendo comunque un alto livello di qualità e sicurezza alimentare&#8221;.</p>
<p>Il box, che inaugura la Linea Professionale del Consorzio, è <strong>realizzato in cartone e si presenta con un imballaggio chiuso e sigillato con il marchio IGP</strong>, che ne garantisce l&#8217;autenticità. <strong>&#8220;Un packaging all&#8217;insegna della sostenibilità e del basso impatto ambientale</strong> &#8211; ha aggiunto Fortunato &#8211; ma allo stesso tempo estremamente maneggevole e pratico, requisito fondamentale anche per le operazioni di delivery&#8221;.</p>
<p>Il box è stato presentato in occasione della visita allo stand del <strong>Ministro del Masaf Francesco Lollobrigida</strong>, che ne ha elogiato styling e praticità. Tra gli altri visitatori &#8220;eccellenti&#8221; dello spazio Pachino IGP, allestito all&#8217;interno della collettiva della Regione Sicilia, anche il Presidente ISMEA <strong>Livio Proietti</strong>, il Consigliere del Ministero degli Esteri <strong>Nicola Caputo</strong> e il Direttore Centrale per i Servizi dell&#8217;Export dell&#8217;Agenzia ICE <strong>Maurizio Forte.</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.igppachino.it/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di Tutela Pomodoro di Pachino IGP</a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/04/PACHINO-IGP-PRESENTATO-AL-MACFRUT-IL-BOX-DA-3-KG-PER-LHORECA.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/pomodoro-pachino-igp-presentato-al-macfrut-il-box-da-3-kg-per-lho-re-ca/">Pomodoro Pachino IGP: presentato al Macfrut il box da 3 kg per l&#8217;Ho.Re.Ca.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Cipolla Rossa di di Tropea Calabria IGP e innovazione digitale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cipolla-rossa-di-di-tropea-calabria-igp-e-innovazione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di tutela della Cipolla Rossa di di Tropea Calabria IGP presenta a Think Fresh 2026 la nuova strategia di tutela per un marchio che vanta il 97% di notorietà Con una notorietà che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/cipolla-rossa-di-di-tropea-calabria-igp-e-innovazione-digitale/">Cipolla Rossa di di Tropea Calabria IGP e innovazione digitale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di tutela della Cipolla Rossa di di Tropea Calabria IGP presenta a Think Fresh 2026 la nuova strategia di tutela per un marchio che vanta il 97% di notorietà</em></p>
<p>Con una notorietà che sfiora il <strong>97%</strong>, la <strong>Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp</strong> si conferma un <em>case history</em> d’eccezione per l’ortofrutta italiana. Sul palco di <strong>Think Fresh 2026</strong>, il <strong>Consorzio di Tutela</strong> ha delineato la nuova strategia di valorizzazione: un percorso che intreccia le radici leggendarie del prodotto con moderne direttrici di rilancio e consolidamento sul mercato.</p>
<h4>Una storia che parte dal mare</h4>
<p>Il fascino di questo bulbo affonda le radici in tempi antichi. Come ricordato dal <strong>presidente Giuseppe Laria</strong>, la leggenda ne attribuisce l&#8217;introduzione ai Fenici o a pescatori di ritorno dalle battute in mare. Già nel Medioevo il prodotto era ampiamente diffuso tra Tropea e Parghelia, ma è all&#8217;inizio del &#8216;900 che avviene la svolta commerciale. In quel periodo, importatori americani di ritorno dalla Sicilia assaggiarono la cipolla e la vollero a tutti i costi.</p>
<p>“I produttori e i commercianti del tempo iniziarono questa esportazione verso le Americhe – ha raccontato Laria – il prodotto veniva messo in ceste di castagno e veniva spedito nei vagoni ferroviari che <strong>venivano assemblati a Tropea: da qui prende il nome Cipolla Rossa di Tropea</strong>”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Territorio e tecnica</h4>
<p>Ma, come ha ricordato <strong>Roberto Della Casa, Responsabile scientifico di Agroter Group</strong>, non è solo una questione di storytelling: la dolcezza della Cipolla di Tropea ha basi scientifiche precise.</p>
<p><strong>Carmen Giampà, consigliera del Consorzio</strong>, ha illustrato le caratteristiche distintive di un prodotto disponibile tutto l’anno grazie alla distinzione tra cipolla fresca a gambo verde e cipolla da serbo secca, commercializzata nelle iconiche trecce o in diverse confezioni.</p>
<p>[…]</p>
<h4>Le sfide della nuova governance</h4>
<p>Nonostante una<strong> notorietà del 97% </strong>tra i consumatori italiani e una <strong>penetrazione di consumo del 74%</strong>, dati emersi dalle ricerche Agroter, il settore oggi sta attraversando un momento delicato per la redditività dei produttori. La risposta della <strong>nuova governance </strong>risiede in un progetto strategico avviato con il supporto di <strong>Agroter e Sata</strong>, mirato a un maggior coinvolgimento della base sociale attraverso azioni concrete su più fronti.</p>
<p>Sul <strong>fronte tecnico</strong>, il Consorzio sta attivando progetti pilota per il<strong> risparmio idrico </strong>e per la <strong>standardizzazione qualitativa</strong>. Parallelamente, l&#8217;area mercato si sta focalizzando sulla tutela del marchio e sul contrasto serrato alla contraffazione per garantire valore alla filiera.</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.italiafruit.net/cipolla-rossa-di-tropea-igp-tra-leggenda-e-innovazione-digitale" target="_blank" rel="noopener">Italia Fruit News.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/cipolla-rossa-di-di-tropea-calabria-igp-e-innovazione-digitale/">Cipolla Rossa di di Tropea Calabria IGP e innovazione digitale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione tecnologica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=520120</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP fa scuola: agronomi e insegnanti polacchi visitano il Ponente per studiare le innovazioni contro il riscaldamento globale Al Professor Dariusz Sochacki, il volo del drone è piaciuto in odo particolare. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/">Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP fa scuola: agronomi e insegnanti polacchi visitano il Ponente per studiare le innovazioni contro il riscaldamento globale</em></p>
<p>Al Professor Dariusz Sochacki, il volo del drone è piaciuto in odo particolare. «Una sperimentazione davvero interessante sul piano scientifico. <a href="https://www.qualivita.it/argomento/transizione-tecnologica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;uso di tecnologie innovative</strong></a>, come i droni, per <strong>l&#8217;orticoltura di precisione</strong>, può essere esportato anche su altre colture, in Italia come in Polonia». <strong> Sochacki, che è docente di floricoltura all&#8217;Università di Varsavia</strong>, ha coordinato una delegazione di una ventina di insegnanti polacchi in visita la scorsa settimana nel ponente ligure.</p>
<p><a href="https://www.oliorivieraligure.it/news/oliveto-della-riviera-ligure/" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;oliveto sperimentale del Consorzio per la tutela dell&#8217;olio Dop Riviera Ligure</strong></a>, sulle alture di Lucinasco, a nordovest di Imperia, è stata una tappa centrale del viaggio di formazione. «Il <strong>riscaldamento globale</strong> ci sta dettando l&#8217;agenda. In Polonia, a causa delle temperature in aumento, aumentano anche le coltivazioni di uva, e stiamo cominciando a provare i nostri vini. In questo clima, la coltura di precisione, che riduca il consumo di sostanze chimiche e di acqua, è essenziale».</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/riviera-ligure-dop-innovazione-negli-oliveti-a-lucinasco-il-prototipo-del-progetto-drupe/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Nell&#8217;oliveto sperimentale di Lucinasco</strong></a>, su 18 piante, sono stati applicati una <strong>trentina di sensori che misurano parametri come la temperatura dell&#8217;ambiente, la luminosità, la temperatura delle foglie, la capacità delle foglie di riflettere la luce, o albedo</strong>. Altri sensori, nel suolo, misurano temperatura, umidità, presenza di acqua e dinutrienti. Quanto ai droni, il <strong>presidente del Consorzio, Carlo Siffredi vorrebbe poterli usare presto</strong>. «La legge vieta l&#8217;uso di mezzi aerei per distribuire fitofarmaci sulle piantagioni. Lo concede soltanto per la distribuzione del concime. Stiamo facendo queste prove per fornire i dati al ministero. Con i droni, la sicurezza e l&#8217;efficacia aumentano: non c&#8217;è contatto diretto, le sostanze vengono nebulizzate, diminuisce la quantità di prodotto necessaria».</p>
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<p>Fonte: <a href="https://www.ilsecoloxix.it/imperia/2026/04/27/news/oliveto_tecnologico_ligure_agronomi_polacchi-15600409/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Secolo XIX Imperia</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/">Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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