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	<title>imprese &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>imprese &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Il settore vinicolo in Italia: stato dell’arte e contesto competitivo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-stato-dellarte-e-contesto-competitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca offre una lettura delle performance delle principali imprese del settore e delle trasformazioni che stanno interessando mercati, consumi e modelli organizzativi</em></p>
<p>Le imprese vitivinicole nazionali si muovono all’interno di un contesto complesso e denso di incognite. Vi concorrono il calo dei consumi e il cambiamento delle preferenze, indotti dal ricambio generazionale e dal diffondersi di modelli salutistici. A ciò si aggiunge la crisi climatica che sta trasformando la geografia della produzione di uva. Senza dimenticare temi contingenti che influiscono sui mercati di sbocco. Se le sfide sono molteplici, altrettante sono le leve per affrontarle. La debolezza della domanda può esse­re mitigata dall’ingresso in mercati ancora poco esplorati, dalla rimodulazione di formati e canali e, soprattutto, da una maggiore diversificazione dell’offer­ta grazie all’innovazione di prodotto e di processo, con lo spostamento verso prodotti complementari o categorie no/low alcol. La spiccata eterogeneità del sistema produttivo nazionale, legata a specificità di prodotto, segmento e ter­ritorio, trova corredo in una molteplicità di strutture organizzative e modelli di governance che, da ultimo, si riverberano anche nelle performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Oriana Romeo</strong><br />
Senior Economist dell’Area Studi Mediobanca. Si occupa di studi di settore, economia industriale e tematiche inerenti al family business. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano i comparti del food &amp; beverage, retail ed energy &amp; utilities.</p></blockquote>
<p><strong>Le performance economiche dei maggiori produttori di vino </strong></p>
<p>Il report dell’Area Studi Mediobanca analizza le maggiori imprese produttive ope­ranti nel settore vinicolo attraverso l’osservazione della loro dinamica economica e patrimoniale. Nell’ultima edizione sono state considerate 255 società italiane di capitali con fatturato 2024 maggiore di 20 milioni di euro. L’incertezza dello scenario e le molteplici variabili in gioco hanno fatto sì che nel 2025 le vendite complessive siano calate del -2,8% sul 2024, in misura superiore sul mercato este­ro (-3,4%) rispetto a quello nazionale (-2,2%). La leadership delle vendite nel 2025 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato pari a 635,1 mi­lioni di euro (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (462,9 milioni di euro, -0,3%), seguito da IWB con 395,9 milioni di euro (-1,5% sul 2024). Nel 2025 hanno mostrato una maggiore tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive); i vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite). Un terzo delle vendite di vino è stato veicolato dalla GDO, il principale tra i canali, che nel 2025 ha subito un calo a valore del -1,4% rispetto al 2024. Più marcata la flessione delle vendite on premise: il valore dell’Horeca, che rappresenta il 17,2% del mercato, si è ridotto del -2% mentre quello di enoteche e wine bar (market share al 5,5%) del -5,1%. Più resilienti, invece, le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Non decolla il mercato dell’online: nel 2025 le vendite sui siti internet azien­dali hanno subìto una flessione del -2,4% e quelle sulle piat­taforme di terzi del -3,6%. Relativamente alle esportazioni, l’intermediario importatore si conferma il principale canale di vendita con una quota del 77,3%. I Paesi UE hanno assorbito il 37,2% del fatturato estero, in diminuzione del -2,8% sul 2024, invece le vendite negli Stati Uniti si sono ridotte del -6,3%. Infi­ne, nel 2025 è peggiorata la marginalità dei maggiori produt­tori di vino: l’Ebitda si è ridotto del -4,2% sul 2024, l’Ebit del -9,5% e il risultato netto del -7,5% (<strong>Figura 1</strong>).</p>
<p><strong>Caratteristiche del sistema imprenditoriale italiano</strong></p>
<p>Il vino è un prodotto altamente segmentato per caratteri­stiche intrinseche, luogo, tecniche di produzione e fascia di prezzo. Una tale varietà si riflette sugli assetti organizza­tivi e sui modelli di governance che le società produttrici si sono date. Di tali caratteristiche è necessario tenere conto se si intende sviluppare qualche riflessione sulla capacità dell’industria di generare valore. All’interno del settore vi­tivinicolo nazionale è imprescindibile distinguere il mondo cooperativo, contraddistinto da specifiche caratteristiche strutturali. Dal punto di vista della struttura finanziaria, le cooperative presentano un rapporto tra i debiti finanziari e i mezzi propri (debt equity ratio) che nella media del perio­do 2020-2024 è stato di 2,6 volte maggiore rispetto a quello delle società nazionali non cooperative. Tale minore patri­monializzazione riflette uno specifico assetto organizzati­vo. I soci conferenti apportano la materia prima e, di con­seguenza, le cooperative mancano di buona parte delle fasi produttive a monte della filiera nelle quali si concentrano la maggior parte degli immobilizzi (terrenti e cespiti produtti­vi). A ciò si aggiunge il fatto che il maggior ricorso al debito finanziario è favorito dalla possibilità di accedere a forme di finanziamento peculiari e relativamente meno onerose, quali ad esempio i prestiti sociali, anche se il costo medio del debito è cresciuto, passando dall’1,5% medio del trien­nio 2020-2022 al 4,9% del 2024, che non si discosta molto da quello delle non cooperative (5,1% del 2024). Quanto alla redditività, nelle cooperative essa risente del fatto che la remunerazione dei soci avviene implicitamente attraverso i prezzi a essi riconosciuti a fronte del conferimento di uve e prodotti. In media nel 2020-2024 la redditività del capita­le investito (ROI-Return on investment) delle cooperative è stata del 2,7%, quella delle società di capitali del 6%. Tutta­via, è soprattutto la capacità di estrarre margini dalle vendi­te realizzate che marca la principale distanza strutturale tra i due modelli produttivi. In media nel periodo 2020-2024 il rapporto tra MON e fatturato (EBIT margin) nelle coopera­tive si è fermato all’1,8% contro il 9% delle altre società. Ciò dipende da più fattori, tra i quali principalmente la presenza prevalente delle cooperative in segmenti produttivi a basso invecchiamento e orientati per lo più al mass market. Infat­ti, prezzi più competitivi per presidiare tutti i canali della distribuzione e molteplici sbocchi di mercato comprimo­no la marginalità operativa (4,6% l’EBIT margin medio del­le imprese con posizionamento mass-market o premium accessibile) che, invece, raggiunge il 15,7% per le imprese che producono vini super premium. Queste ultime, spesso caratterizzate da una struttura produttiva a maggiore assor­bimento di capitale e integrazione verticale, sono, al contra­rio, penalizzate nella redditività del capitale investito (ROI medio al 5,1% vs 7,1% per il mass-market). Il meccanismo di generazione del valore, che richiede la capacità di realizzare margini industriali rispetto al fatturato, ma anche quella di realizzare tale obiettivo con un uso relativamente parsimo­nioso di capitale rispetto al volume delle vendite, trova nel raggiungimento di una adeguata dimensione aziendale la più efficace chiave di volta.</p>
<p><strong>Il futuro del vino: tra cambiamento dei consumi e break strutturale</strong></p>
<p>Quanto sopra descrive le dinamiche fino ad oggi. Sarà così anche in futuro? Il 70% dei produttori di vino ritiene che il set­tore sarà ancora attrattivo ma destinato a un processo di se­lezione più severo. Il focus resterà su una produzione di qua­lità e sulla possibilità di vivere esperienze di degustazione; mentre il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più adeguato. In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&amp;A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale, le cui decisioni devo­no necessariamente includere opportune scelte di governan­ce al fine di massimizzare le performance aziendali.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong></p>
<p>Il settore vinicolo in Italia (Ed. 2026)</p>
<p><strong>Autore</strong></p>
<p>Mediobanca &#8211; Area Studi</p>
<p><strong>Link</strong></p>
<p>https://www.areastudimediobanca.com/it/product/il-settore-vinicolo-italia-ed-2026</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>L&#8217;indagine contiene un&#8217;analisi del mercato italiano del vino ed esamina le performance economico-finanziarie del periodo 2020-2025 di 255 società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore a 20 milioni di euro e ricavi aggregati pari a 12 miliardi. Lo studio comprende un approfondimento sui canali distributivi, sui mercati di sbocco e sulle tipologie di prodotto, senza dimenticare le denominazioni regionali. Uno sguardo ulteriore è rivolto alle principali operazioni di M&amp;A e alla governance. Il report contiene anche un contributo elaborato dalla Fondazione Qualivita sul comparto vinicolo DOP IGP.</p></blockquote>
<h3>La Dop economy del vino: evoluzione e prospettive</h3>
<p>Per la prima volta il Rapporto di Mediobanca del 2026 inclu­de anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle IG, come elemento utile a comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano. La sezione analizza i principa­li dati economici del comparto, che conta 522 denominazio­ni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del Masaf e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazio­ni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto at­traverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Merca­to e Consumatori. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la Dop economy, settore strategico per consolidare il valore del vino italiano e la sua reputazione nel mondo.</p>
<p><strong>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione </strong></p>
<p>L’analisi delle modifiche ai disciplinari di produzione appro­vate nel quadriennio 2022-2025 offre una chiave di lettura efficace per comprendere la direzione di sviluppo del vino italiano. Nel sistema delle DOP e IGP, infatti, la tutela dell’o­rigine non coincide con la cristallizzazione delle regole: al contrario, la forza delle denominazioni risiede anche nella capacità di aggiornarsi, adattandosi a contesti climatici, tecnologici e di mercato in rapida trasformazione, senza perdere il proprio ancoraggio alla tradizione e al territorio.</p>
<p>L’esame delle oltre 440 modifiche (<strong>Figura 1</strong>) mostra come i disciplinari siano strumenti dinamici di governo delle filiere, costruiti attraverso un percorso che coinvolge Consorzi di tu­tela, produttori e istituzioni. In questo senso, le revisioni non rappresentano semplicemente un adeguamento tecnico, ma raccontano l’evoluzione stessa del comparto: un settore che, per restare competitivo, deve saper bilanciare continuità identitaria e capacità di innovazione.</p>
<p>Le modifiche osservate possono essere lette lungo quattro grandi direttrici: Produzione, Territorio, Mercato e Consu­matori. Sul versante produttivo emergono gli interventi volti a rendere più flessibili le regole colturali e di trasformazione, così da rispondere alle nuove condizioni ambientali e alle esi­genze della filiera. Si tratta di un ambito sempre più rilevante, perché il cambiamento climatico impone alle denominazioni un aggiornamento costante degli strumenti normativi e tec­nici che governano la produzione. Accanto alla dimensione produttiva, le modifiche riguardano anche il Territorio, con interventi che rafforzano il legame tra denominazione e area di origine e che contribuiscono a definire con più precisione il perimetro identitario dei vini DOP e IGP. Il disciplinare, in questo caso, è un presidio di valorizzazione territoriale, ca­pace di esprimere in modo sempre più chiaro il rapporto tra vino, paesaggio e comunità locale. Sul fronte del Mercato e dei Consumatori, infine, le revisioni riflettono la necessità di dialogare con un contesto in cui cambiano canali distributivi, modelli di consumo e aspettative del pubblico. La crescente attenzione alla leggibilità delle informazioni, alla trasparenza e alla capacità delle denominazioni di comunicare il proprio valore si traduce in un’evoluzione dei disciplinari che va oltre l’ambito strettamente produttivo e tocca direttamente il po­sizionamento commerciale e reputazionale dei vini italiani.</p>
<p>Nel loro insieme, queste trasformazioni confermano che il sistema delle Indicazioni Geografiche non è un modello sta­tico, ma un organismo vivo, capace di reagire ai cambiamenti e di incorporarli in un quadro di regole condivise. È proprio la visione d’insieme di questo “movimento” a rendere il settore dei vini DOP e IGP un elemento chiave per leggere la direzione e le prospettive del vino italiano.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°02</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Il-settore-vinicolo-in-Italia_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
</div>
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		<title>Vino, il mercato premia la concentrazione: le aziende possono rispondere facendo rete</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-il-mercato-premia-la-concentrazione-le-aziende-possono-rispondere-facendo-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività. Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’Annual Report [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Rapporto Valoritalia 2026 evidenzia un’importante concentrazione lungo la filiera vitivinicola: un dato che offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra dimensione, rappresentatività e competitività.</em></p>
<p>Lo scorso 16 giugno è stato presentato l’<strong>Annual Report 2026 di Valoritalia</strong>, nell’appuntamento annuale con cui l’organismo di controllo e certificazione del vino a denominazione offre una fotografia aggiornata dello stato di salute del settore. Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, consorzi di tutela, aziende e stampa specializzata, l’incontro ha fornito come di consueto, importanti dati e spunti di riflessione sul comparto.</p>
<p>Tra i dati di Valoritalia che meritano una riflessione più ampia, perché aiutano a leggere una delle caratteristiche più identificative del vino italiano, vi è quello dell’elevato grado di <strong>concentrazione del settore</strong>: le prime 5 imprese imbottigliatrici realizzano il 18,7% del fatturato, in termini di volumi; le prime 40 aziende raggiungono il 55,5% dei volumi imbottigliati. Sul fronte gestionale la concentrazione genera massa critica, capacità di investimento, maggiore presenza sui mercati e forza contrattuale. È un fenomeno che, come ha sottolineato <strong>Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia</strong>, interessa le imprese, ma anche gli organismi di rappresentanza e le denominazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>Consorzi, i primi 20 per volumi di produzione rappresentano il 78,4%</strong> del totale della produzione certificata da Valoritalia; a livello di denominazioni, le prime 20 per volumi di produzione rappresentano l’86% della produzione certificata. Nell’analisi del presidente il grado di concentrazione, e quindi di dimensione, si accompagna a una maggiore rappresentatività e quindi efficacia, delle aggregazioni.</p>
<p>La concentrazione del settore riguarda quindi l’intera filiera, non solo il comparto produttivo, e sembra premiare quei sistemi capaci di raggiungere una dimensione adeguata per affrontare contesti sempre più complessi, competitivi e internazionali. Non è difficile comprenderne le ragioni: più ampia è la base produttiva, maggiori sono le risorse disponibili per attività di promozione, ricerca, organizzazione e presidio dei mercati; <strong>la dimensione, in molto casi, è la condizione che permette di generare altro valore aggiunto</strong>.</p>
<p>E’ un fenomeno, quello della concentrazione, che può sembrare in contrasto con l’evidenza strutturale del mercato italiano, che, stando al solo sistema Valoritalia, annovera 48 DOCG certificate, 136 DOC, 35 IGT e 89.000 operatori inseriti nel sistema dei controlli, tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori; e che pone una domanda cruciale: come può un sistema, come quello del <strong>vino italiano, strutturalmente fondato sulla pluralità delle identità territoriali e sulla parcellizzazione dell’offerta</strong> vivere, distinguersi e svilupparsi, se a vivere meglio sono le grandi concentrazioni?</p>
<p>Le piccole e medie aziende rappresentano l’ossatura del sistema, custodiscono territori, tradizioni, vitigni e paesaggi, contribuendo in modo determinante alla reputazione internazionale del Made in Italy; <strong>il 75% delle imprese italiane ha una produzione che non supera le 67.000 bottiglie.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/approfondimenti/concentrazione-vitivinicola-piccole-imprese-fare-rete-valoritalia-giugno-2026/?utm_source=ActiveCampaign&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;utm_campaign=Wine%20Meridian%20Today%20-%2029%2F06%2F2026&amp;vgo_ee=OJI0pP8NNH0E6XeH9YGafTYJ1iqn8Wd%2BO3euVrYcU3dwUH3ECp6SP8mIIg%3D%3D%3AXp60UesZYgdkdCHs72sTnKbCkqufkj4s" target="_blank" rel="noopener">Wine Meridian.com</a></p>
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		<title>Enoturismo, il business arriva a quota 3,1 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/enoturismo-il-business-arriva-a-quota-31-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le attività di accoglienza secondo Nomisma contribuiscono in media per oltre il 20% del fatturato delle cantine italiane che si stanno attrezzando sempre di più per offrire una vasta opportunità di esperienze che accompagni la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Le attività di accoglienza secondo Nomisma contribuiscono in media per oltre il 20% del fatturato delle cantine italiane che si stanno attrezzando sempre di più per offrire una vasta opportunità di esperienze che accompagni la classica degustazione</em></p>
<p>L&#8217;<strong>enoturismo</strong> cresce e diventa una voce sempre più importante nei <strong>bilanci</strong> delle <strong>cantine</strong>. Soprattutto di quelle “a gestione familiare”, che per la loro autenticità stanno scalando posizioni nelle preferenze dei visitatori e che negli anni si sono meglio attrezzate per ampliare la loro capacità di accoglienza.</p>
<p>E ci sono ancora molte opportunità di sviluppo, soprattutto in ottica di <strong>diversificazione</strong> e <strong>destagionalizzazione</strong> delle <strong>esperienze</strong>. Una scommessa vincente però solo se vengono affrontati con efficacia gli ostacoli legati alla insufficiente digitalizzazione dell`offerta e alla sua maggior integrazione all`interno dei pacchetti dei tour operator internazionali e del sistema turistico-culturale dei territori. È il quadro che emerge incrociando le anticipazioni di alcune ricerche che verranno presentfate nel Corso del Vinitaly, al via oggi a Verona.</p>
<p>E gli stessi spazi, in crescita, che <strong>Vinitaly</strong> dedica all&#8217;enoturismo sono una dimostrazione pratica del crescente interesse per questa attività, non più residuale in un momento in cui i consumi di vino sono in calo (per motivi culturali e legati agli stile di vita, ancora prima che per questioni economico congiunturali).</p>
<p>Secondo il primo <strong>report di Nomisma Wine Monitor</strong> Unicredit sull`Enoturismo in Italia, realizzato in collaborazione con Città del Vino e presentato nei prossimi giorni a Vinitaly, nel 2025 questa attività ha generato un <strong>valore</strong> per le <strong>cantine</strong> italiane di circa <strong>3,1 miliardi di euro</strong>, contribuendo mediamente per il 21% al fatturato delle aziende vinicole.</p>
<p>La <strong>spesa</strong> <strong>media</strong> del <strong>visitatore</strong> – si legge nel report – mostra variazioni significative in funzione dei servizi fruiti, con le componenti a maggiore valore, in particolare gli acquisti in cantina e i pernottamenti, che possono superare i <strong>100</strong> <strong>euro</strong> per persona.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Sole 24 Ore</strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;agricoltura 4.0 in Italia cresce del +9% nel 2025</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lagricoltura-4-0-in-italia-cresce-del-9-nel-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura di precisione]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[transizione tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;esito della ricerca dell&#8217;osservatorio Smart Agrifood sull&#8217;agricoltura 4.0 in Italia: software di gestione e decision support system trainano il settore In un panorama globale segnato, ora più che mai, da instabilità geopolitica, crisi climatica e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/lagricoltura-4-0-in-italia-cresce-del-9-nel-2025/">L&#8217;agricoltura 4.0 in Italia cresce del +9% nel 2025</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;esito della ricerca dell&#8217;osservatorio Smart Agrifood sull&#8217;agricoltura 4.0 in Italia: software di gestione e decision support system trainano il settore</em></p>
<p>In un panorama globale segnato, ora più che mai, da instabilità geopolitica, crisi climatica e tensioni economiche, il settore <strong>agroalimentare</strong> italiano continua a <strong>crescere e, soprattutto, a investire in innovazione digitale</strong>. Dopo la flessione registrata nel 2024 (-8%), <strong>torna infatti a crescere il mercato italiano della cosiddetta &#8220;agricoltura 4.0&#8221;</strong>: secondo la ricerca condotta dall&#8217;<strong>osservatorio Smart Agrifood</strong> del <strong>Politecnico di Milano</strong> e dell&#8217;<strong>Università di Brescia</strong>, nel 2025 il valore complessivo di questo mercato ha raggiunto la soglia dei 2,5 miliardi di euro (+9% rispetto all&#8217;anno precedente), riallineandosi ai livelli record del 2023.</p>
<p><strong>La crescita è trainata principalmente dalle soluzioni software</strong>: i sistemi informativi di &#8216;farm management&#8217; registrano un incremento del 17%, mentre i software di &#8216;supporto alle decisioni&#8217; (in inglese, &#8216;decision support system&#8217;) crescono del 26%. Tornano positivi, <strong>in linea con i dati europei sul settore delle macchine agricole, anche gli investimenti in macchinari connessi</strong> (+2%) e in <strong>soluzioni di telemetria e controllo</strong> (+3%). Rimane invece <strong>stabile il livello di adozione delle soluzioni di agricoltura 4.0</strong> tra le imprese.</p>
<p><strong> Nel 2025, il 42% delle aziende agricole italiane utilizza almeno una soluzione smart</strong>, mentre la superficie agricola coltivata con tecnologie digitali raggiunge il 10% del totale &#8211; in lieve aumento rispetto al 9,5% del 2024.</p>
<p>II fatto che il mercato dell&#8217;agricoltura 4.0 cresca, mentre i livelli di adozione sono stabili, dimostra che <strong>l&#8217;impulso viene soprattutto da aziende agricole che già utilizzano soluzioni digitali</strong>, mentre le altre faticano a vincere l&#8217;iniziale reticenza. <strong>Il livello di maturità digitale nel settore, infatti, resta molto eterogeneo</strong>: il 9% delle aziende agricole è «digitalmente maturo», un buon 33% è «in cammino» verso una maggiore digitalizzazione, mentre il 58% è ancora in ritardo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<strong> QN- Economia e Lavoro</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/lagricoltura-4-0-in-italia-cresce-del-9-nel-2025/">L&#8217;agricoltura 4.0 in Italia cresce del +9% nel 2025</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Nuove regole per l’etichettatura DOP e IGP: obbligo di indicare il produttore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/nuove-regole-per-letichettatura-dop-e-igp-obbligo-di-indicare-il-produttore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentoIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova circolare del Ministero riguarda l&#8217;applicazione dell’articolo 37 del Regolamento UE 2024/1143 sull’etichettatura delle Indicazioni Geografiche. Le nuove regole europee rafforzano la tracciabilità delle filiere IG. Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La nuova circolare del Ministero riguarda l&#8217;applicazione dell’articolo 37 del Regolamento UE 2024/1143 sull’etichettatura delle</em> <em>Indicazioni Geografiche. Le nuove regole europee rafforzano la tracciabilità delle filiere IG.</em></p>
<p>Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha dato applicazione alle nuove <strong>regole europee per l’etichettatura dei prodotti DOP e IGP</strong> con una circolare pubblicata il 6 marzo 2026. Il documento fornisce indicazioni operative sull’adozione dell’articolo 37 del Regolamento UE 2024/1143, introducendo un nuovo obbligo di trasparenza: il <strong>nome del produttore</strong> <strong>o dell’operatore responsabil</strong>e dovrà comparire in <strong>etichetta</strong> accanto all’indicazione geografica del prodotto.</p>
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center  avia-builder-el-0  avia-builder-el-no-sibling ' ><a href='https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/Circolare_etichettatura_prodotti_agricoli_DOP_e_IG_260306_145414-1.pdf'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center '  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >VISUALIZZA LA CIRCOLARE</span></a></div>
<p>In particolare, il nome del produttore o dell’operatore dovrà essere indicato nello stesso <strong>campo visivo dell’Indicazione Geografica</strong> (DOP o IGP), cioè in un’area dell’etichetta leggibile da un unico punto di vista senza dover ruotare la confezione. L’indicazione può comparire anche nella retro-etichetta, purché sia visibile insieme alla denominazione geografica almeno una volta.</p>
<p>La normativa precisa inoltre che, nel caso di prodotti realizzati da <strong>più produttori</strong>, può essere indicato un solo soggetto, generalmente quello responsabile della fase produttiva che conferisce al prodotto le sue caratteristiche essenziali. Non è invece sufficiente indicare soltanto il <strong>marchio commerciale</strong> se questo non coincide con la ragione sociale del produttore o dell’operatore.</p>
<p>È prevista una<strong> fase transitoria</strong>: i prodotti DOP e IGP già etichettati prima del 14 maggio 2026 potranno essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte anche senza rispettare il nuovo obbligo.</p>
<p>La misura mira a rafforzare <strong>tracciabilità</strong> e <strong>trasparenza</strong> nelle filiere delle Indicazioni Geografiche, facilitando per i consumatori l’identificazione del soggetto responsabile della produzione.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
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		<title>Vini DOP e IGP: cinque milioni ai viticoltori lombardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vini-dop-e-igp-cinque-milioni-ai-viticoltori-lombardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 08:49:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Regione Lombardia 5 milioni € di finanziamenti destinati alla competitività delle imprese vitivinicole. Sono ammissibili esclusivamente interventi su vigneti destinati alla produzione di vini DOP IGP Oltre 5 milioni da Regione Lombardia (oltre 5,2 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla Regione Lombardia 5 milioni € di finanziamenti destinati alla competitività delle imprese vitivinicole. Sono ammissibili esclusivamente interventi su vigneti destinati alla produzione di vini DOP IGP</em></p>
<p>Oltre <strong>5 milioni da Regione Lombardia</strong> (oltre 5,2 milioni) finalizzati alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti nella stagione 2026-2027. La misura, finanziata con risorse Feaga (Fondo europeo agricolo di garanzia), <strong>sostiene il rinnovamento del patrimonio viticolo regionale e punta a rafforzare la competitività delle</strong> <strong>imprese</strong>, orientando la produzione <strong>verso vini a Denominazione di origine protetta (Dop) e Indicazione geografica protetta (Igp)</strong>, che in Lombardia costituiscono circa il 90% del vino prodotto.</p>
<p>Lo dice l&#8217;assessore all&#8217;Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, <strong>Alessandro Beduschi</strong>, ricordando che le domande potranno essere presentate fino al 14 aprile attraverso il sistema regionale Sisco.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Alta Lombardia</strong></p>
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		<title>Zucchi, l&#8217;oleificio che punta sul green: &#8220;diamo valore al made in Italy&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/zucchi-loleificio-che-punta-sul-green-diamo-valore-al-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 14:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Made Green in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oleificio Zucchi spinge su formazione e sostenibilità. L&#8217;intervista all&#8217;ad Alessia Zucchi: «Bisogna puntare su qualità e formazione. Più valore all&#8217;olio: è apprezzato in tutto il mondo» «Quello che il consumatore finale non sa è che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oleificio Zucchi spinge su formazione e sostenibilità. L&#8217;intervista all&#8217;ad Alessia Zucchi: «Bisogna puntare su qualità e formazione. Più valore all&#8217;olio: è apprezzato in tutto il mondo»</em></p>
<p>«Quello che il consumatore finale non sa è che un po&#8217; di Zucchi si trova ovunque, nelle salse, nelle bakery, nella ristorazione pronta, ma anche negli scaffali delle principali insegne della grande distribuzione», a dirlo è <strong>Alessia Zucchi, presidente ed amministratrice delegata di Oleifizio Zucchi</strong>. Assieme al fratello, che siede nel consiglio di amministrazione, rappresenta la sesta generazione di famiglia alla guida dell&#8217;impresa, che lei dice «impari che non è tua, ma del territorio, della comunità».</p>
<p>Oggi Zucchi, forte di più di 215 anni di storia esporta in molti paesi nel mondo, in primis negli Stati Uniti e in Germani, fattura 338 milioni di euro e cresce. Ha il segno più soprattutto in termini di volumi, che segnano i 197 milioni di chili prodotti, in continua, costante crescita.</p>
<p><strong>Partiamo dalla storia&#8230; ne avete tanta.</strong></p>
<p>«<strong>Sono 215 anni di storia</strong>, festeggiati lo scorso anno con il francobollo ufficiale. Un momento molto bello, lo abbiamo potuto regalare a tutte le persone che lavorano con noi. È una storia che viene da lontano e che anche io ho scoperto quando è scomparso lo zio di mio padre, il commendatore Gianni Zucchi. Abbiamo aperto i bauli e scoperto che lui aveva fatto una indagine con uno storico sui suoi avi. Nel 1800 non c&#8217;erano le camere di commercio. Per capire cosa facevano gli antenati lo zio di mio padre andò allora nei &#8216;libri delle anime&#8217;, quelli delle parrocchie, dove c&#8217;erano i nomi degli avi e i rispettivi lavori. E proprio lì si scopre che erano una famiglia di &#8216;ogliari&#8217;, scritto con il &#8216;gl&#8217;, a Lodi. Pensiamo ci fosse già qualche oliaro a fine settecento, ma abbiamo una data, il 1810 e da lì nasce tutto. Noi siamo la sesta generazione».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>L&#8217;impegno per la tutela verso l&#8217;ambiente certificato «Made green in Italy» dal ministero</h4>
<p>Eccellenza nella qualità, rispetto per il lavoro e per l&#8217;ambiente, sostenibilità delle scelte in un&#8217;ottica di lungo periodo, sono questi i valori ai quali guarda da oltre due secoli l&#8217;Oleificio Zucchi. <strong>Nel marzo 2024 prima azienda in Italia del settore food, Oleificio Zucchi ha ottenuto con il suo Olio Extra Vergine d&#8217;Oliva 100% Italiano Sostenibile</strong>, la <strong>certificazione Made Green in Italy del Ministero per l&#8217;Ambiente e la Sicurezza Energetica</strong>. Si tratta dello schema nazionale volontario perla valutazione e la comunicazione dell&#8217;impronta ambientale dei prodotti, che coniuga la misurazione degli impatti sull&#8217;ambiente di un prodotto o di un servizio nel suo intero ciclo di vita con la dimensione del «made in ltaly», legata alle eccellenze del sistema produttivo nazionale, tramite la metodologia <strong>LCA (Life Cycle Assessment)</strong> definita dall&#8217;Unione Europea. Nel 2023 Oleificio Zucchi ha presentato le «Linee Guida per la valutazione e la comunicazione della sostenibilità degli oli da olive italiani». Uno strumento interdisciplinare, frutto del lavoro triennale di un Comitato Scientifico di esperti, fondamentale per definire e comunicare la sostenibilità dell&#8217;olio di oliva italiano.</p>
<p>In linea con l&#8217;impegno per la tutela e la valorizzazione del comparto oleario, nel 2020 l&#8217;azienda entra in Federolio, la maggiore organizzazione italiana di categoria nel settore del commercio all&#8217;ingrosso e del confezionamento dell&#8217;olio di oliva.</p>
<p><strong>Dal 2019, Oleificio Zucchi fa parte dell&#8217;associazione Filiera Italia</strong>, che riunisce realtà di primaria importanza dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;industria alimentare, unite per promuovere una filiera più coesa e per sostenere il Made in Italy agroalimentare. Questi recenti progetti sono la naturale evoluzione della <strong>Certificazione di Sostenibilità per la filiera dell&#8217;Olio Extravergine di Oliva garantita da CSQA</strong>, ottenuta nel 2017 e che ha rappresentato la concretizzazione della visione di sostenibilità di Oleificio Zucchi. La certificazione si fonda su quattro importanti pilastri: ambientale, sociale, economico e qualitativo, nutrizionale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>QN &#8211; Quotidiano Nazionale</strong></p>
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		<item>
		<title>BNL BNP Paribas e Consorzio Parmigiano Reggiano: accordo per imprese della filiera</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/bnl-bnp-paribas-e-consorzio-parmigiano-reggiano-accordo-per-imprese-della-filiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio del Parmigiano Reggiano sigla un accordo con BNL BNP Paribas per supportare le aziende della filiera con strumenti di credito e soluzioni finanziarie su misura BNL BNP Paribas e il Consorzio del Parmigiano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio del Parmigiano Reggiano sigla un accordo con BNL BNP Paribas per supportare le aziende della filiera con strumenti di credito e soluzioni finanziarie su misura</em></p>
<p><strong>BNL BNP Paribas</strong> e il <strong>Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong> hanno siglato un accordo per supportare le aziende della filiera nei percorsi di crescita e internazionalizzazione. L’intesa mira a valorizzare le potenzialità di sviluppo delle imprese aderenti, offrendo strumenti dedicati e distintivi.</p>
<p><strong>Roberto Pondrelli, Direttore Territoriale Centro Nord di BNL BNP Paribas, ha dichiarato:</strong></p>
<p><em>«Questo accordo conferma la capacità della Banca di sostenere e valorizzare il Made in Italy del nostro territorio con azioni concrete, un sostegno alla filiera agroalimentare, ma anche un investimento nei valori di qualità, tradizione e sostenibilità che ci consentiranno di accompagnare le imprese nei loro progetti di crescita e nei mercati internazionali. Insieme al Consorzio del Parmigiano Reggiano, rafforziamo il legame tra il territorio, la finanza e l’eccellenza produttiva italiana».</em></p>
<p><strong>Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong>, ha dichiarato: <em>«Siamo orgogliosi del nuovo importante accordo raggiunto con BNL BNP Paribas. Da tempo il Consorzio ha avviato tavoli di confronto con i principali istituti di credito italiani per andare incontro alle esigenze dei produttori di Parmigiano Reggiano e dare loro risposte concrete. In anni caratterizzati dalle incognite legate alle incertezze macroeconomiche, questa è un’ottima opportunità di sviluppo per offrire alle nostre aziende nuove occasioni di accesso al credito, garantire loro liquidità nei mesi in cui la nostra Dop matura sulle scalere, renderle più solide e favorirne la crescita e lo sviluppo».</em></p>
<p><strong>La Banca metterà a disposizione delle imprese strumenti di credito e soluzioni finanziarie su misura</strong>, anche grazie alle sinergie nell’ambito del Gruppo BNP Paribas in Italia e nel mondo e al supporto di un team della Banca di specialisti dedicati a questo settore.</p>
<p>Il Consorzio del Parmigiano Reggiano, inoltre, potrà rilasciare – su richiesta delle aziende associate – un’asseverazione che certifichi, come garanzia aggiuntiva a supporto di eventuali richieste di finanziamento, forme di formaggio di proprietà e libere da vincoli, in stagionatura presso i magazzini dei caseifici e/o di terzi.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it/news/casello-doro-2025-pre" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/01/CS-BNL-Accordo-con-Parmigiano-Reggiano.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/bnl-bnp-paribas-e-consorzio-parmigiano-reggiano-accordo-per-imprese-della-filiera/">BNL BNP Paribas e Consorzio Parmigiano Reggiano: accordo per imprese della filiera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Banca MPS e Consorzio Grana Padano DOP: 500 milioni per le imprese agroalimentari</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/banca-mps-e-consorzio-grana-padano-dop-500-milioni-per-le-imprese-agroalimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 09:41:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Firmato un accordo di collaborazione tra Banca MPS e Consorzio Tutela Grana Padano che mira a creare un modello virtuoso di relazione tra Banca e imprese del settore, promuovendo crescita, sostenibilità e competitività nella produzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/banca-mps-e-consorzio-grana-padano-dop-500-milioni-per-le-imprese-agroalimentari/">Banca MPS e Consorzio Grana Padano DOP: 500 milioni per le imprese agroalimentari</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Firmato un accordo di collaborazione tra Banca MPS e Consorzio Tutela Grana Padano che mira a creare un modello virtuoso di relazione tra Banca e imprese del settore, promuovendo crescita, sostenibilità e competitività nella produzione del Grana Padano DOP</em></p>
<p><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena </strong>e il<strong> Consorzio Tutela Grana Padano</strong> hanno sottoscritto un <strong>accordo di collaborazione</strong> volto a rafforzare il supporto alle imprese agricole e agroalimentari associate, con l’obiettivo di promuovere investimenti, innovazione e competitività della filiera del formaggio Grana Padano DOP. La partnership prevede la creazione di un percorso strutturato di attività volte a favorire una crescita sostenibile della produzione dei caseifici consorziati, con particolare attenzione al potenziamento dell’accesso al credito, alla consulenza specialistica e allo sviluppo della cultura finanziaria. A favore di questa iniziativa, Banca Mps ha riservato alle imprese della filiera un <strong>plafond creditizio di 500 milioni di euro</strong>, attivo fino al 31 dicembre 2027, dedicato al finanziamento delle richieste pervenute, con un canale prioritario nelle istruttorie e tempi di valutazione creditizia estremamente contenuti.</p>
<p>Nell’ambito dell’accordo, la Banca valuterà le richieste di finanziamento nei confronti dei caseifici consorziati, finalizzate all’assegnazione aggiuntiva di nuove “quote forma” di produzione. Il Consorzio, invece, si impegnerà a definire il numero delle “quote forma” già detenute dal consorziato (alla data del 31 dicembre dell’anno precedente), e a confermare che le stesse siano nella piena disponibilità e trasferibilità da parte di quest’ultimo. Garantirà, inoltre, il numero delle “quote forma” aggiuntive di nuova assegnazione al caseificio, che non potranno essere vendute senza il preventivo assenso della Banca che ha erogato il finanziamento. Le “quote forma” di riferimento produttivo, oggetto del finanziamento, potranno essere cedute esclusivamente ad altri caseifici già autorizzati alla produzione di Grana Padano DOP.</p>
<p>La collaborazione prevede anche il coinvolgimento dei Centri MPS Agridop e degli specialisti della Banca per servizi specialistici in ambito finanziario, energetico e di finanza agevolata, il supporto ai processi di internazionalizzazione e alla preparazione di bilanci di sostenibilità, l’offerta di strumenti finanziari per la filiera (ad esempio il <em>confirming </em>o il <em>reverse factoring</em>), oltre ad analisi congiunte tramite un tavolo di lavoro permanente. Il Consorzio, da parte sua, supporterà i caseifici nella predisposizione delle informazioni necessarie per l’accesso al credito e faciliterà il coordinamento con la Banca.</p>
<p>“<em>Siamo orgogliosi di avviare una collaborazione con il Consorzio Tutela Grana Padano, impegnato nella salvaguardia e nella promozione di una delle eccellenze agroalimentari più riconosciute e apprezzate del Made in Italy </em>– ha dichiarato <strong>Dimitri Bianchini, Chief Commercial Officer Imprese e Private di Banca MPS</strong> -.<em> Con questo accordo rafforziamo il nostro impegno a sostegno delle imprese del territorio, offrendo soluzioni finanziarie mirate, consulenza specialistica e un plafond dedicato per accompagnare gli investimenti dell’intera filiera del formaggio DOP più consumato al mondo. Grazie a questa intesa, inoltre, sarà possibile contribuire in modo decisivo all’ulteriore crescita e valorizzazione sia in Italia che a livello internazionale della DOP Economy, di cui il Grana Padano è uno dei principali pilastri, sia per valore di produzione sia per la forza del brand, sinonimo di qualità e tradizione alimentare”.</em></p>
<p><em>“Attraverso l’accordo con Banca Monte dei Paschi di Siena, già storicamente gruppo bancario di riferimento per molte aziende della filiera del Grana Padano DOP </em>– sottolinea <strong>Renato Zaghini, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano</strong>, il formaggio DOP più consumato nel mondo –,<em> le “quote forma”, tassello fondamentale dello sviluppo di tutti i caseifici, diventano lo strumento per investire risorse su innovazione e competitività secondo le strategie, gli obiettivi e le dimensioni di ogni azienda. Il Consorzio Grana Padano, in modo convinto e compatto, si è inoltre dato la mission di essere protagonista della DOP Economy e si è posto obiettivi di crescita importanti sia sui mercati esteri, rafforzando sempre più il brand del formaggio, sia consolidando la sua leadership in quello nazionale, con un impegno crescente nella sostenibilità”.</em></p>
<p>L’iniziativa si inserisce all’interno di <strong>MPS Agridop</strong>, la linea di business di Banca MPS che conta 32 centri specialistici su tutto il territorio nazionale in corrispondenza delle principali Denominazioni italiane, con l’obiettivo di supportare la DOP Economy. La Banca affianca così gli imprenditori del comparto, offrendo consulenza specialistica e un’ampia gamma di prodotti e soluzioni mirate all’innovazione e alla sostenibilità.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.granapadano.it/it-it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano</strong></a> e <a href="https://www.mps.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/01/20260115-CS-Accordo-Banca-MPS-e-Consorzio-Grana-Padano.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;agroalimentare e la sfida dei dazi: iI ruolo chiave delle PMI</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lagroalimentare-e-la-sfida-dei-dazi-ii-ruolo-chiave-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 08:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, il centro studi di CNA pone l&#8217;accento sui rischi legati a barriere doganali, contraffazione e concorrenza sleale L&#8217;insicurezza economica, politica e militare globale e l&#8217;affievolimento del concetto di mercati aperti e senza frontiere stanno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dazi, il centro studi di CNA pone l&#8217;accento sui rischi legati a barriere doganali, contraffazione e concorrenza sleale</em></p>
<p><strong>L&#8217;insicurezza economica, politica e militare globale</strong> e l&#8217;affievolimento del concetto di mercati aperti e senza frontiere stanno mettendo a rischio i settori di maggior richiamo del Made in Italy. <strong>Agroalimentare</strong> <strong>compreso</strong>.</p>
<p>Un comparto significativo non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, per la presenza massiccia di artigiani, micro e piccole imprese, le imprese diffuse sul territorio, quelle che non possono lasciare per delocalizzare e non potrebbero recidere neanche volendo le proprie radici. A lanciare l&#8217;allarme una indagine condotta dall&#8217;Area studi e ricerche della CNA.</p>
<p>Con <strong>891 riconoscimenti conferiti al nostro Paese dall&#8217;Unione europea tra prodotti Dop</strong> (Denominazione di origine protetta), <strong>Igp</strong> (Indicazione geografica protetta) e <strong>Sgt</strong> (Specialità tradizionali garantite), l&#8217;Italia surclassa ogni concorrente, anche la Francia (774 riconoscimenti) e la Spagna (391 riconoscimenti), seconda e terza rispettivamente. Il 23,7% delle produzioni agroalimentari di alta qualità nel mondo batte bandiera tricolore, contro il 20,3% francese e il 10,4% spagnolo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Un dato importante da evidenziare riguarda <strong>il ruolo delle micro e piccole imprese</strong>. Limitando l&#8217;attenzione alle sole attività di produzione di alimenti e bevande, emerge che queste <strong>rappresentano il 97,8% della base produttiva</strong>, occupano il 55% degli addetti, generano il 30,6% del fatturato.</p>
<p><strong>II 56,6% delle micro e piccole imprese che operano nel comparto alimentare ha carattere artigiano</strong>. Si tratta della quota più alta rilevata tra i settori di punta del Made in Italy: Abbigliamento, Arredo, Automotive e Agroalimentare appunto.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.quotidiano.net/" target="_blank" rel="noopener"><strong>QN &#8211; Quotidiano Nazionale</strong></a></p>
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