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	<title>filiera agroalimentare &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>filiera agroalimentare &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Cinta senese di nuovo a rischio, allarme del Consorzio: “La peste suina africana può distruggere gli allevamenti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 07:28:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Peste suina, l&#8217;allarme del Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP, una delle razze autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano. Entrando in contatto con cinghiali o altri animali i capi possono essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Peste suina, l&#8217;allarme del Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP, una delle razze autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano. Entrando in contatto con cinghiali o altri animali i capi possono essere contagiati</em></p>
<p>Un maiale dal mantello scuro, spezzato da una caratteristica fascia bianca che gli cinge il torace, ritratto persino negli affreschi del Trecento nel Palazzo Pubblico di Siena. La Cinta Senese è una razza suina ricominciata ad essere allevata negli anni Ottanta e costituisce un pezzo di storia vivente della Toscana, un miracolo di biodiversità salvato dall&#8217;estinzione grazie a decenni di lavoro e diventato uno dei simboli più esclusivi della Toscana gastronomica. È stata la razza con la quale le persone hanno ricominciato a mangiare carni ricche di lardo senza paura, sia in cottura che stagionate: il prosciutto ne è un esempio. Oggi però, questo ecosistema perfetto rischia di frantumarsi.</p>
<p>Il <strong>nemico si chiama Peste suina africana (Psa)</strong>. Non è una novità: l&#8217;allarme si ripresenta con una regolarità ciclica che ricalca i peggiori incubi degli allevatori, ma questa volta la minaccia ha cambiato marcia. Il virus sta sviluppandosi in maniera violenta, stringendo la Toscana in una morsa e minaccia di spingersi verso il cuore produttivo della regione. Per una filiera d&#8217;eccellenza che conta meno di ottanta allevatori e poco più di 3000 capi certificati all&#8217;anno, un solo focolaio significherebbe l&#8217;abbattimento totale degli animali e la fine di un sogno biologico ed economico da 5,5 milioni di euro.</p>
<p>La vulnerabilità della Cinta sta paradossalmente in ciò che la rende unica: il fatto di vivere libera, allo stato brado o semibrado tra i boschi e i pascoli collinari. Blindare gli animali in capannoni asettici, per evitare per esempio il contatto con i cinghiali, significherebbe snaturarli e violare lo stesso disciplinare Dop. Per questo il Consorzio di Tutela chiede da quasi due anni di mettere in sicurezza il patrimonio genetico della razza, isolando un nucleo protetto di riproduttori prima che sia troppo tardi. Per capire l&#8217;effettiva gravità della situazione e come si sia arrivati a questo punto di non ritorno, abbiamo <a href="https://www.qualivita.it/news/peste-suina-africana-lallarme-del-consorzio-la-cinta-senese-rischia-di-scomparire/" target="_blank" rel="noopener">intervistato Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop</a>.</p>
<h4>Quali sono le differenze di questa peste rispetto agli anni scorsi visto che questo allarme si ripete in maniera ciclica?</h4>
<p>“Le differenze rispetto il passato che la Psa sta avanzando in maniera forte sulla dorsale appenninica e da Massa Carrara, adesso è scesa a Lucca a Pistoia e avanza verso Prato, Firenze e Arezzo. L’allarme del consorzio è che questa pandemia rischia di far scendere i capi di Cinta Senese sotto i 3000 esemplari sul territorio toscano; quindi, il rischio di andare verso l’estinzione della specie per problemi di consanguineità è del tutto reale”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.repubblica.it/il-gusto/2026/07/17/news/cinta_senese_di_nuovo_a_rischio_la_peste_suina_africana_puo_distruggere_gli_allevamenti-425476593/" target="_blank" rel="noopener">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Peste suina africana, l’allarme del Consorzio: «La Cinta Senese rischia di scomparire»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 11:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Nicolò Savigni: «Dal 2024 chiediamo alle istituzioni di costituire un nucleo di riproduttori in un luogo isolato e protetto. Il tempo dei rinvii è finito: servono decisioni immediate per salvare la razza e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il presidente <strong>Nicolò Savigni</strong>: «Dal 2024 chiediamo alle istituzioni di costituire un nucleo di riproduttori in un luogo isolato e protetto. Il tempo dei rinvii è finito: servono decisioni immediate per salvare la razza e le aziende della filiera». <strong>Cesare Baldrighi, </strong>Origin Italia: «Non possiamo perdere un simbolo del Made in Italy»</em></p>
<p>La diffusione della Peste Suina Africana in Toscana mette seriamente a rischio la sopravvivenza della Cinta Senese, una delle razze suine autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano.</p>
<p>A lanciare l’allarme è il Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, dopo i recenti casi di positività riscontrati anche negli allevamenti suini della regione. Il primo focolaio in un allevamento toscano è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara, mentre nei giorni scorsi due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus.</p>
<p>Una situazione che conferma l’avanzamento dell’emergenza e rende sempre più concreto il pericolo per gli allevamenti di Cinta Senese. La Peste Suina Africana non è trasmissibile all’uomo, ma colpisce i suini domestici e i cinghiali e, in caso di focolaio, può comportare l’adozione di misure sanitarie particolarmente severe, fino all’abbattimento di tutti gli animali presenti nell’allevamento.</p>
<h4>Una razza particolarmente esposta</h4>
<p>La Cinta Senese viene allevata prevalentemente allo stato brado o semibrado, secondo un modello produttivo strettamente legato ai boschi, ai pascoli e alle aree rurali della Toscana. Gli animali vivono quotidianamente all’aperto e si alimentano principalmente attraverso il pascolamento.</p>
<p>Questa caratteristica, fondamentale per la qualità e l’identità della produzione, rende tuttavia molto più complesso garantire una separazione completa dalla fauna selvatica e, in particolare, dai cinghiali.</p>
<p>Molti allevamenti sono inoltre localizzati in territori collinari, montani e marginali, spesso caratterizzati da un’elevata densità di fauna selvatica. In queste condizioni, anche applicando rigorosamente le misure di biosicurezza all’interno delle aziende, risulta estremamente difficile eliminare ogni possibile rischio di contatto, diretto o indiretto, con il virus.</p>
<p>Fino a oggi sono stati messi a disposizione contributi per rafforzare la biosicurezza all’interno degli allevamenti, sostenendo interventi sulle recinzioni, sugli accessi, sulle strutture e sulle procedure aziendali. Si tratta di misure necessarie, ma non sufficienti: al di fuori dei perimetri aziendali il contenimento del rischio resta una vera e propria emergenza, legata soprattutto alla presenza e agli spostamenti della fauna selvatica.</p>
<p>Ad oggi, tuttavia, le aziende allevatrici di Cinta Senese non sono trattate dalle istituzioni come presìdi strategici da difendere, nonostante custodiscano un patrimonio genetico e produttivo di interesse collettivo. Occorrono quindi interventi coordinati anche sul territorio esterno agli allevamenti, attraverso una maggiore sorveglianza, il contenimento del rischio e misure specifiche di protezione delle aziende.</p>
<p>«Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un’ipotesi lontana», dichiara <strong>Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP</strong>. «La Cinta Senese vive all’aperto, nei boschi e nei territori rurali della Toscana. È proprio questo legame con l’ambiente a renderla unica, ma oggi rappresenta anche un elemento di forte vulnerabilità. Un solo focolaio in uno degli allevamenti più importanti potrebbe compromettere irreversibilmente il patrimonio genetico della razza. Gli allevatori hanno rafforzato la biosicurezza interna, anche grazie ai contributi ricevuti, ma fuori dai confini aziendali il rischio resta al di fuori del loro controllo. Non possono essere lasciati soli: ogni allevamento di Cinta Senese deve essere considerato un presidio da difendere».</p>
<h4>Dal 2024 il progetto per salvaguardare il patrimonio genetico</h4>
<p>Il Consorzio si è attivato fin dall’agosto 2024, coinvolgendo le istituzioni regionali e nazionali nella definizione di un progetto finalizzato alla costituzione di una riserva genetica della Cinta Senese in un luogo isolato, protetto e sottoposto a misure di biosicurezza rafforzata.</p>
<p>Il progetto prevede la creazione di un nucleo composto indicativamente da <strong>12-15 femmine e 3 maschi riproduttori</strong>, da trasferire in un sito caratterizzato da un rischio epidemiologico minimo.</p>
<p>Dal primo sopralluogo effettuato nell’agosto 2024 sono state esaminate, insieme ad ANAS e agli altri soggetti coinvolti, diverse possibili soluzioni localizzative in aree isolate e protette, potenzialmente idonee a ospitare il nucleo in condizioni di elevata biosicurezza.</p>
<p>L’obiettivo è mettere in sicurezza un nucleo essenziale di riproduttori, capace di assicurare la conservazione della razza e di consentirne, in caso di emergenza, la futura ricostituzione.</p>
<p>Nonostante il lavoro svolto, la disponibilità manifestata da più soggetti e il riconoscimento della validità tecnica dell’iniziativa, a distanza di quasi due anni non è stata ancora assunta una decisione operativa definitiva. Non è stato formalmente individuato il sito, non è stata completata l’istruttoria sanitaria e non è stato costituito il nucleo di riproduttori.</p>
<h4>A rischio anche la sopravvivenza economica delle aziende</h4>
<p>L’emergenza non riguarda soltanto la conservazione della razza. Gli allevatori della filiera sono fortemente preoccupati per il futuro delle proprie imprese, molte delle quali hanno costruito l’intera attività economica sull’allevamento e sulla valorizzazione della Cinta Senese.</p>
<p>Si tratta spesso di aziende familiari situate nelle aree interne della Toscana, nelle quali l’allevamento contribuisce alla manutenzione dei boschi, al presidio del territorio, alla tutela della biodiversità e al mantenimento di attività economiche e occupazionali.</p>
<h4>Baldrighi, Origin Italia: «Non possiamo perdere un simbolo del Made in Italy»</h4>
<p>«La Cinta Senese non è soltanto una razza autoctona della Toscana: è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell’intero Paese», dichiara <strong>Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia</strong>.</p>
<p>«La sua filiera è alla base di una produzione tutelata a livello europeo con la Denominazione di Origine Protetta e rappresenta uno dei simboli più autentici del Made in Italy agroalimentare. La perdita di questo patrimonio provocherebbe un danno irreversibile non soltanto agli allevatori e al territorio toscano, ma anche all’immagine e alla credibilità dell’intero sistema italiano delle DOP e IGP. Per questo è indispensabile che le istituzioni intervengano con la massima urgenza».</p>
<h4>Le richieste alle istituzioni del Presidente Nicolò Savigni</h4>
<p>Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP chiede alla <strong>Regione Toscana</strong>, al <strong>Ministero della Salute</strong>, al <strong>Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste</strong> e al <strong>Commissario straordinario alla Peste Suina Africana</strong> di intervenire con azioni concrete e immediate e, in particolare.</p>
<p>«Non chiediamo nuove dichiarazioni di intenti, ma atti concreti», conclude il presidente Nicolò Savigni. «Il tempo delle valutazioni e dei rimpalli amministrativi è terminato. Chiediamo alle istituzioni nazionali e regionali di intervenire immediatamente, perché oggi possiamo ancora salvare la Cinta Senese. Domani potrebbe essere troppo tardi».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.cintasenesedop.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/COMUNICATO-CINTA-SENESE-1.pdf">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Summer Fancy Food Show, il Pecorino Romano DOP guarda al mercato USA</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/summer-fancy-food-show-il-pecorino-romano-dop-guarda-al-mercato-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 07:32:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Pecorino Romano DOP al Summer Fancy Food Show di New York, il più importante appuntamento commerciale del Nord America dedicato alle specialità alimentari e una delle principali vetrine internazionali per il settore agroalimentare. All’interno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Pecorino Romano DOP al <strong>Summer Fancy Food Show di New York</strong>, il più importante appuntamento commerciale del Nord America dedicato alle specialità alimentari e una delle principali vetrine internazionali per il settore agroalimentare. </em></p>
<p>All’interno dell’<strong>Italian Pavilion</strong>, il grande spazio dedicato alle eccellenze del Made in Italy, il Consorzio di tutela del Pecorino Romano presenta una delle denominazioni più rappresentative della tradizione casearia italiana, espressione di una filiera fortemente radicata in Sardegna: <strong>circa il 95% della produzione di Pecorino Romano DOP nasce infatti nell’isola</strong>, dove allevatori e imprese di trasformazione contribuiscono a mantenere vivo un patrimonio produttivo riconosciuto in tutto il mondo. Un comparto che rappresenta un elemento di rilievo per l’economia agroalimentare regionale e nazionale. Il Pecorino Romano DOP è infatti una delle principali produzioni casearie italiane a vocazione internazionale, capace di generare valore lungo tutta la filiera, dal settore zootecnico alla trasformazione, sostenendo migliaia di operatori e contribuendo al posizionamento dell’agroalimentare italiano sui mercati esteri. In Sardegna, in particolare, la filiera del Pecorino Romano costituisce un presidio economico e territoriale strategico, strettamente legato al sistema produttivo dell’isola.</p>
<p>La presenza a New York assume quest’anno un significato particolare alla luce del quadro internazionale e delle incertezze legate alle politiche commerciali. Gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei mercati di riferimento per il Pecorino Romano DOP: <strong>circa il 40% della produzione complessiva viene esportata negli Usa</strong>, rendendo il mercato americano fondamentale per la crescita e la stabilità del comparto.<br />
“Il rapporto con gli Stati Uniti è costruito su decenni di lavoro e su relazioni consolidate – sottolinea <strong>Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong> –. In passato appuntamenti come questo erano occasioni per definire accordi di fornitura annuali, programmando volumi importanti. Oggi il contesto è profondamente cambiato: gli operatori sono costretti a ragionare sulle singole spedizioni perché le regole commerciali continuano a evolvere e manca ancora una piena visibilità sugli scenari futuri.</p>
<p>Tutto il settore guarda con attenzione alle decisioni attese nei prossimi mesi e agli effetti concreti che potranno avere sui rapporti commerciali”.<br />
Nonostante le preoccupazioni iniziali legate al possibile impatto dei dazi, il Pecorino Romano DOP ha dimostrato una buona capacità di tenuta sul mercato americano. “Malgrado i dazi il 2025 si è chiuso con un lieve incremento delle esportazioni verso gli Stati Uniti – aggiunge Maoddi – mentre il 2026 è iniziato con una contrazione intorno al 20%, siamo però sicuri che nel corso dei prossimi mesi questo dato tenderà verso un differenziale pari a zero sempre per effetto che le vendite del 2025 non hanno avuto un andamento lineare, è infatti per questo motivo che si deve confrontare il 2026 con il 2024 che ha avuto un andamento regolare nelle vendite. Sono comunque dati che confermano la necessità di continuare a presidiare questo mercato, ma anche l’importanza di poter contare su un quadro commerciale stabile, indispensabile per consentire alle imprese di programmare investimenti e produzione”.</p>
<p>Il <strong>Summer Fancy Food Show</strong> rappresenta per il Consorzio un momento strategico di incontro con importatori, distributori e operatori della ristorazione americana. “Questa manifestazione è molto più di un evento fieristico – spiega <strong>Riccardo Pastore, direttore del Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong> –. È una grande vetrina internazionale per le eccellenze alimentari e un luogo dove si costruiscono relazioni commerciali e si racconta il valore delle denominazioni italiane. Il Pecorino Romano porta qui la forza di una filiera che nasce dal territorio e dalla capacità delle imprese di competere sui mercati globali”.</p>
<p>Organizzato dalla <strong>Specialty Food Association</strong>, network statunitense fondato nel 1952 e oggi punto di riferimento per il settore food negli Stati Uniti e a livello internazionale, il Summer Fancy Food Show conferma il proprio ruolo di osservatorio privilegiato sulle evoluzioni del comparto alimentare mondiale. Anche quest’anno la manifestazione ospita una forte presenza italiana attraverso il tradizionale Italian Pavilion, dedicato alle principali espressioni del Made in Italy agroalimentare. Con la partecipazione a New York, il Consorzio di tutela del Pecorino Romano rinnova il proprio impegno nella promozione di una DOP che nasce dalla Sardegna e rappresenta nel mondo il valore della qualità italiana, della tradizione e di una filiera capace di creare sviluppo economico e occupazione.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio di tutela del Pecorino Romano</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Cs-Fancy-Summer-NY.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Prosciutto di San Daniele DOP: una serie video sulla sostenibilità della filiera</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/prosciutto-di-san-daniele-dop-una-serie-video-sulla-sostenibilita-della-filiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 07:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele arriva con una serie sulla sostenibilità della filiera dal titolo &#8220;Succede solo a San Daniele&#8221; La filiera del Prosciutto di San Daniele DOP, dai sistemi di tracciabilità al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele arriva con una serie sulla sostenibilità della filiera dal titolo &#8220;Succede solo a San Daniele&#8221;</em></p>
<p>La filiera del<strong> Prosciutto di San Daniele DOP</strong>, dai sistemi di tracciabilità al recupero del sale esausto, passa attraverso <strong>nove brevi episodi video condotti da Lodovica Comello</strong>. L’artista friulana, originaria del borgo che dà il nome al celebre prosciutto DOP, è la protagonista di <strong>“Succede solo a San Daniele”</strong>, brand series del Consorzio dedicata ai processi che rendono sostenibile il comparto.</p>
<p>La serie affronta i tre pilastri della <strong>sostenibilità — ambiente, prodotto e persone</strong> — con un linguaggio che combina divulgazione e racconto. In ogni puntata Comello introduce il tema in camera e accompagna il pubblico negli incontri con gli ospiti del Consorzio, in un formato ispirato al mockumentary. Al centro ci sono il trattamento avanzato dei reflui industriali, la riduzione sistematica degli sprechi, l’economia circolare, la valorizzazione del capitale umano e la tracciabilità totale del prodotto, oltre alla preparazione dei Tagliolini alla San Daniele.</p>
<p>“Raccontare la sostenibilità vuol dire prima di tutto spiegare un contesto, non limitarsi a enunciare un principio. Il Prosciutto di San Daniele non è solo un prosciutto: è il risultato di un territorio, di una filiera tracciata, di scelte concrete che vanno dal trattamento delle acque reflue al recupero del sale esausto in un’ottica di economia circolare.”, commenta <strong>Mario Emilio Cichetti, direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele,</strong> “Uno strumento narrativo come questo format, capace di portare quei temi fuori dal perimetro degli addetti ai lavori senza perdere valore, risponde esattamente a questa esigenza”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://foodybev.com/associazioni-enti-e-consorzi/2026/06/30/prosciutto-di-san-daniele-dop-una-serie-video-sulla-sostenibilita-della-filiera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>FoodyBev.com</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/prosciutto-di-san-daniele-dop-una-serie-video-sulla-sostenibilita-della-filiera/">Prosciutto di San Daniele DOP: una serie video sulla sostenibilità della filiera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Fontina DOP alpeggio, la stagione è nel vivo: tra caldo e siccità le mandrie risalgono la montagna</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/fontina-dop-alpeggio-la-stagione-e-nel-vivo-tra-caldo-e-siccita-le-mandrie-risalgono-la-montagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:59:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Eccellenza europea riconosciuta come Denominazione di Origine Protetta dal 1996 e tutelata dal Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, la Fontina DOP Alpeggio entra nel cuore della stagione: una produzione di nicchia che vale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Eccellenza europea riconosciuta come Denominazione di Origine Protetta dal 1996 e tutelata dal Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, la Fontina DOP Alpeggio entra nel cuore della stagione: una produzione di nicchia che vale circa 70mila forme l’anno e racconta, tra transumanza e adattamento climatico, l’economia viva della montagna</em></p>
<p>All’alba, lungo i sentieri che salgono dal fondovalle, le mandrie si mettono in cammino. È la monticazione: le mucche risalgono la montagna seguendo un ritmo antico che, ancora oggi, scandisce una parte concreta dell’economia valdostana. In gioco non c’è solo una tradizione, ma una filiera produttiva che ogni anno porta alla realizzazione di circa 400mila forme di Fontina DOP, di cui quasi 70mila prodotte esclusivamente in alpeggio.</p>
<p>È qui, tra i 2.000 e i 2.700 metri di quota, che nasce la Fontina DOP Alpeggio, la sua espressione più rara e identitaria, appena il 15% della produzione totale. Una produzione di nicchia, affidata a circa 125 alpeggi attivi, veri e propri micro-caseifici di montagna, dove tutto avviene in quota: il latte viene munto, lavorato e trasformato direttamente sul posto, spesso nel giro di poche ore.</p>
<p>Il latte, rigorosamente crudo, viene trasformato in alpeggio poche ore dopo la mungitura. Non si tratta di un obbligo imposto dal disciplinare, ma di una caratteristica intrinseca di una produzione che nasce e si sviluppa in quota, a stretto contatto con il territorio. Nessun passaggio intermedio, nessuna standardizzazione: ogni forma nasce dove pascolano le bovine e porta con sé le caratteristiche di quell’erba, di quella stagione e di quell’altitudine.</p>
<p>Quest’anno, la stagione dell’alpeggio si apre sotto il segno di un clima sempre più variabile. Le alte temperature e le scarse precipitazioni delle ultime settimane rappresentano una sfida per chi lavora in montagna. Eppure, l’alpeggio, per sua natura, è un sistema adattivo. Le mandrie si spostano seguendo l’erba e l’acqua: se il caldo anticipa la maturazione dei pascoli più bassi, si sale prima; se alcune aree si inaridiscono, si cercano quote più alte o versanti meglio esposti.</p>
<p>È una mobilità continua, fatta di tappe intermedie – i cosiddetti <em>tramuti</em> – che scandiscono la salita verso gli alpeggi più elevati. Un sapere pratico che permette di gestire anche condizioni climatiche complesse, sfruttando un vantaggio naturale: in quota le temperature restano più miti, garantendo migliori condizioni di benessere per gli animali e una qualità superiore del latte.</p>
<p>Nonostante le scarse piogge, la stagione sta procedendo in modo positivo. La presenza di riserve idriche naturali, tra ruscelli alpini e bacini alimentati dai ghiacciai, consente ancora oggi di sostenere l’attività di alpeggio.</p>
<p>In questo contesto, la Fontina DOP Alpeggio si conferma, oltre che un prodotto, un indicatore sensibile del territorio. Ogni forma riflette l’andamento della stagione: accanto ai tradizionali sentori lattici (latte, burro, panna, burro fuso) si sviluppano note erbacee, floreali, di frutta secca, legno e sottobosco che variano da alpeggio ad alpeggio, regalando al prodotto una sua unicità inimitabile.</p>
<p>La produzione segue un calendario flessibile, legato più al clima che alle date. I primi alpeggi iniziano tra fine maggio e giugno a quote più basse; a luglio e agosto si sale stabilmente sopra ai 2.000 metri, mentre tra fine agosto e settembre le mandrie ridiscendono progressivamente verso i pascoli iniziali, prima del rientro a valle. La stagione di alpeggio dura complessivamente circa 120 giorni. Tra fine agosto e inizio settembre, terminato il periodo minimo di stagionatura di 80 giorni, saranno disponibili le prime forme di Fontina DOP Alpeggio.</p>
<p><em>“Parliamo di una produzione limitata ma strategica: circa 70mila forme che rappresentano il valore più identitario della nostra DOP”</em> — sottolinea <strong>Fulvio Blanchet</strong>, Direttore del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina — <em>l’alpeggio è un sistema dinamico, capace di adattarsi anche a condizioni climatiche difficili. È qui che si misura la resilienza della nostra filiera e la capacità di coniugare tradizione, sostenibilità e qualità”.</em></p>
<p>Al di là della produzione, infatti, l’alpeggio continua ad essere una risorsa per la montagna: il pascolo mantiene vivi i versanti, previene l’abbandono e contribuisce alla stabilità dell’ecosistema alpino. In un contesto in cui il cambiamento climatico ridisegna equilibri e stagioni, la Fontina DOP Alpeggio racconta una montagna che continua a essere abitata, lavorata e interpretata.</p>
<p>E mentre le mandrie continuano a salire, giorno dopo giorno, la stagione entra nel suo momento più intenso.</p>
<p>Fontina: <strong>Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/CS-_-FONTINA-DOP-ALPEGGIO_30_06_2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>La Castagna Cuneo IGP alla scoperta di nuovi mercati</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-castagna-cuneo-igp-alla-scoperta-di-nuovi-mercati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di valorizzazione e tutela della Castagna Cuneo IGP riparte dopo gli anni della crisi del cinipide: disciplinare aggiornato e si punta a destagionalizzare il prodotto attraverso la trasformazione Primo: favorire un ritorno alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di valorizzazione e tutela della Castagna Cuneo IGP riparte dopo gli anni della crisi del cinipide: disciplinare aggiornato e si punta a destagionalizzare il prodotto attraverso la trasformazione</em></p>
<p>Primo: favorire un ritorno alla castanicoltura. Secondo: portare la castagna di Cuneo su più mercati, non solo nei due mesi in cui viene venduta come prodotto fresco. Terzo: sviluppare l’ecosistema che ruota attorno alla coltivazione, a partire dal turismo.</p>
<p>Sono solo alcuni degli obiettivi del Consorzio di valorizzazione e tutela della “castagna Cuneo Igp”, che da tre anni è ripartito con nuove energie. Il riconoscimento di indicazione geografica protetta era arrivato nel 2006 ma l’iniziativa aveva man mano perso forza. Tra il 2019 e il 2022 il marchio ha raggiunto il suo punto più basso, con il cinipide galligeno che ha falcidiato gli alberi e ha mandato in crisi l’intero settore.</p>
<p>Ma nel 2023 è stato varato un nuovo disciplinare e ora il consorzio ha ripreso a correre.</p>
<p>«Oggi è possibile coltivare la castagna Cuneo Igp in 106 comuni, in un’area che va da Bagnolo fino a Ormea», racconta Leonardo Spaccavento, segretario del consorzio. Nell’ultimo triennio le castagne Cuneo Igp sono arrivate nei supermercati Mercatò e negli scatoloni di Cortilia: «Abbiamo commercializzato cinque tonnellate di prodotto fresco. Sono ancora volumi piccoli, ma il marchio ha ripreso a girare», spiega Francesco Imberti, operatore commerciale che nel Consorzio cura gli aspetti più legati al marketing.</p>
<p>La svolta può arrivare dalla destagionalizzazione: «La castagna &#8211; dice Imberti &#8211; può essere trasformata in farina o usata per creme, biscotti o birre. O ancora, può essere utilizzata come mangime per la produzione di prosciutti pregiati».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Repubblica &#8211; Torino</strong></p>
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		<title>Al via la campagna 2026 della Pesca e Nettarina di Romagna IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/al-via-la-campagna-2026-della-pesca-e-nettarina-di-romagna-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si apre ufficialmente la campagna commerciale 2026 della Pesca e Nettarina di Romagna IGP, con prospettive incoraggianti sul fronte produttivo e una qualità che, anche quest&#8217;anno, si preannuncia di ottimo livello. Il Consorzio di Tutela [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si apre ufficialmente la campagna commerciale 2026 della <strong>Pesca e Nettarina di Romagna IGP</strong>, con prospettive incoraggianti sul fronte produttivo e una qualità che, anche quest&#8217;anno, si preannuncia di ottimo livello. Il Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna IGP lancia la stagione con un messaggio chiaro: la filiera romagnola è in piena ripresa, forte di un parco varietale rinnovato, di un marchio riconosciuto sui mercati italiano ed europeo e di una domanda che premia la distintività del prodotto certificato.</em></p>
<p>A livello europeo, secondo i dati di CSO Italy, la campagna 2026 si inserisce in un contesto di recupero produttivo: secondo le stime più recenti, la produzione comunitaria di pesche, nettarine e percoche dovrebbe raggiungere oltre 3,4 milioni di tonnellate, con una crescita del 9% rispetto al 2025. In Italia la produzione complessiva è stimata intorno alle <strong>912.000 tonnellate</strong>, con un recupero significativo nel Nord Italia, dove si collocano i pescheti romagnoli IGP. In Emilia-Romagna l’offerta 2026 è attesa su circa 174.000 tonnellate, di cui 122.000 tonnellate sono rappresentante dalle nettarine. La crescita rispetto allo scorso anno è significativa, +16% le nettarine e +13% le pesche da consumo fresco. Da segnalare una certa stabilità delle superfici dopo anni di calo, con solo le pesche in diminuzione di pochi punti percentuali.</p>
<p>Sul fronte IGP, il Consorzio gestisce oggi oltre <strong>1.100 ettari certificati</strong> in un territorio che comprende le province di Ferrara, Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, coinvolgendo circa 500 aziende agricole. La Romagna produce circa un quinto della produzione nazionale di pesche e nettarine: un primato storico che affonda le radici nel XIX secolo e che il marchio IGP – riconosciuto nel 1998 – ha ulteriormente consolidato e valorizzato.<br />
<strong>La parola al Presidente Paolo Pari</strong><br />
«La campagna 2026 si apre in un momento di concreta ripresa per il nostro settore. Dopo anni in cui la peschicoltura romagnola ha attraversato fasi molto difficili, oggi vediamo segnali chiari e confortanti: la domanda cresce, il marchio IGP è sempre più riconosciuto — il 70% dei consumatori associa la Pesca e Nettarina di Romagna alla nostra certificazione — e le aziende socie hanno dimostrato una resilienza straordinaria, tenendo la barra dritta anche negli anni più bui. A loro va il mio primo ringraziamento.<br />
Nel 2024 abbiamo aumentato le vendite del 21% e la campagna 2025, nonostante qualche difficoltà climatica nella fase iniziale, si è chiusa positivamente sia in Italia che in Germania. Questo ci dà fiducia e responsabilità. La fiducia che il percorso intrapreso sia quello giusto. La responsabilità di non fermarci.<br />
La sfida davanti a noi è chiara: dobbiamo consolidare la crescita, rinnovare costantemente il parco varietale del disciplinare con cultivar più performanti e più vicine al gusto del consumatore contemporaneo, e investire ancora di più in comunicazione. Il valore del marchio IGP non si difende da solo: va raccontato, presidiato, portato nelle corsie della distribuzione e nelle scelte quotidiane di chi fa la spesa. La nostra unicità territoriale — questo mix di storia, cultura, clima e competenze che solo la Romagna sa esprimere — è un patrimonio inimitabile. Il nostro compito è valorizzarlo ogni anno di più.<br />
Come Consorzio continueremo a lavorare in stretta sinergia con i soci, con la Regione Emilia-Romagna e con CSO Italy, perché solo una filiera coesa può reggere la competizione di un mercato sempre più esigente. La stagione 2026 parte con le premesse migliori: qualità eccellente, produzione in ripresa, mercati attenti. Sta a noi trasformare queste premesse in risultati».<br />
<strong>I soci protagonisti della stagione</strong><br />
<em>Abbiamo chiesto a ciascun socio del Consorzio una sola cosa: dirci cos’ha di speciale questa stagione. Queste le loro risposte.</em><br />
<strong>Enrico Bucchi Alegra</strong><br />
«Questa terra fantastica offre nel periodo estivo il meglio di sé sotto tutti i punti vista e lo fa anche attraverso la produzione delle Pesche e Nettarine di Romagna IGP, sapientemente coltivate dai nostri soci agricoltori.<br />
Siamo all’esordio di una stagione che ha tutte le premesse per confermare questo prodotto come riferimento per qualità e riconoscibilità nel comparto peschicolo nazionale.»<br />
<strong>Apofruit Mirco Zanelli  </strong><br />
Dopo anni difficili, finalmente il mercato ci restituisce segnali più che positivi: i volumi ci sono e le prospettive per l&#8217;estate sono buone. L&#8217;anticipo della stagione calda ha favorito uno sviluppo ottimale del prodotto, con una qualità che quest&#8217;anno si preannuncia davvero eccellente. Siamo fiduciosi che questa sia una bella estate per la peschicoltura romagnola.<br />
<strong>Massimiliano Moretti   Agribologna &#8211; </strong><br />
«La grande distribuzione è il banco di prova di ogni annata produttiva. La presenza costante del prodotto in GDO con continuità e con riscontri positivi  dei consumatori, è la nostra risposta alla stagione 2026  che si preannuncia molto buona sia sotto l’aspetto produttivo che qualitativo; i nostri produttori stanno mettendo in campo tutte le loro competenze per portare al consumatore un prodotto d’eccellenza come ci si aspetta dal nostro territorio.»<br />
<strong>Vincenzo Finelli Orogel Fresco</strong><br />
«Una pesca di Romagna porta con sé un territorio preciso: il clima, la terra, le mani di chi la coltiva. Questo legame non è uno slogan — è quello che il consumatore sente quando la assaggia. Le regole che ci siamo dati come Consorzio sono finalizzate proprio alla qualità.»<br />
<strong>Naturitalia — Gabriele Ferri</strong><br />
«Una stagione che parte con una produzione adeguata e una qualità eccellente. Il consumatore riconoscerà nella produzione romagnola il valore identitario e il gusto riconoscibile. Il freno al consumo può essere la capacità di spesa, ma l’estate calda porta la voglia di mangiare il frutto dell’estate per eccellenza.»<br />
<strong>Antonio Zani Granfrutta Zani</strong><br />
«Il rinnovo varietale non è solo una scelta tecnica, è una scelta di campo. Restare legati al territorio romagnolo e, al tempo stesso, portare varietà più performanti e più buone: è la scommessa che facciamo ogni anno, e con annate come queste chi fa qualità in campo sarà ripagato»<br />
<strong> Cristian Tozzi – Tozzi Frutta</strong><br />
«Le Pesche e nettarine di Romagna rappresentano la sintesi perfetta tra territorio, competenza e rispetto della filiera. Dopo quindici anni, trascorsi in campagna e oggi con la responsabilità in azienda, della qualità e della sicurezza alimentare nel post-raccolta, so quanto contino rigore e trasparenza per portare ai consumatori un frutto integro, buono e tracciabile. Questa campagna sarà una conferma del nostro saper fare. »<br />
<strong>AOP Italia – Andrea Bini </strong><br />
«Quest’anno è il primo degli ultimi sei anni con una produzione equilibrata e dove c’è equilibrio c’è qualità. Consistenza, grado zuccherino, aroma al top. Ed è quello che il mercato si aspetta dalla produzione romagnola.»<br />
La stagione 2026 si apre con tutti i requisiti che rendono la Pesca e la Nettarina di Romagna IGP un prodotto unico: dolcezza, consistenza, aroma e una filiera che, anno dopo anno, investe in innovazione varietale per rispondere con ancora più precisione ai gusti del consumatore. In Italia, un mercato che già esprime, secondo i dati di CSO Italy circa 15 kg di consumo di pesche e nettarine per famiglia all&#8217;anno — con una crescita del 4% registrata nel biennio 2023-2024 — e una distribuzione organizzata sempre più attenta alla distintività dell&#8217;origine certificata. In Europa, e in particolare in Germania, un pubblico che cresce nell&#8217;attenzione verso il localismo e le denominazioni IGP e DOP.<br />
Il Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna IGP si conferma punto di riferimento per chi cerca il vero sapore dell&#8217;estate italiana: un prodotto che nasce in un territorio vocato viene coltivato con disciplinare certificato e arriva al consumatore con la garanzia di un&#8217;eccellenza riconosciuta.</p>
<p><em>Le pesche e le nettarine di Romagna IGP sono disponibili sul mercato dal 10 giugno al 20 settembre.</em></p>
<p><strong>Fonte: </strong>Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna IGP</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/FinaleCS1-2026PESCHE-E-NETTARINE-DI-ROMAGNA-IGP-_.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>La forza delle filiere in un&#8217;economia incerta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-forza-delle-filiere-in-uneconomia-incerta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2025]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Filiere agroalimentari DOP e IGP motore economico del sud Italia: l’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro e sfida dazi e crisi di mercato Si è da poco chiuso Vinitaly 2026 e la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Filiere agroalimentari DOP e IGP motore economico del sud Italia: l’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro e sfida dazi e crisi di mercato</em></p>
<p>Si è da poco chiuso Vinitaly 2026 e la Campania lascia Verona con un bilancio che parla da sé. Centosettanta cantine, un padiglione ispirato alla Louis Vuitton America’s Cup, un posto d’onore tra le rappresentanze più numerose della manifestazione che ha raccolto circa 90mila presenze e oltremillebuyer internazionali. Non si tratta di una fotografia del folklore ma della misura di un sistema produttivo che, in un’<strong>economia attraversata da <a href="https://www.qualivita.it/news/effetto-guerra-sul-cibo-prezzi-piu-alti-ed-export-giu/" target="_blank" rel="noopener">tensioni geopolitiche</a></strong>, <strong>spinte inflazionistiche</strong>, <a href="https://www.qualivita.it/news/crolla-lexport-verso-lamerica-colpiti-cibo-tessile-e-legno/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dazi statunitensi</strong></a> e <strong>rallentamento dei consumi</strong>, continua a scommettere sulla <strong>qualità come infrastruttura strategica</strong>.</p>
<p>Viene allora da chiedersi perchémai un territorio dovrebbe presentarsi compatto, con un’unica identità visiva, proprio quando tutto intorno si frammenta. La risposta è nei numeri. Il <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2025/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Ismea-Qualivita 2025</strong></a> attesta che «<em>la Dopeconomy italiana raggiunge 20,7mld di euro di valore alla produzione nel 2024, con una crescita del 25% rispetto al 2020</em>», mentre <strong>l’export delle Indicazioni Geografiche supera i 12mld</strong>.</p>
<p>Nello stesso quadro, il Sud procede più spedito, crescendo del 3,4% su base annua, con la Campania a +3,1%. <strong>A trainare il Mezzogiorno è l’agroalimentare</strong>, in crescita del +13,1% contro un Centro- Nord in flessione (Svimez, 2025). Questo apparente paradosso si spiega solo riconoscendo come le filiere identitarie, ancorate al territorio, resistono meglio agli shock esogeni rispetto alle catene globali. La Campania non è un caso marginale.</p>
<p><strong>L’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro</strong>, frutto di una dinamica espansiva che dura da oltre un decennio (Istat, 2025). Il vigneto conta oggi quasi 25mila ettari vitati e una produzione 2025 in crescita di quasi il 10%, controcorrente rispetto ai valori nazionali.</p>
<h4>La forza delle filiere meridionali</h4>
<p>Diciannove denominazioni di origine protetta, dieci indicazioni geografiche, un cuore produttivo Irpinia-Sannio che genera l’85% della produzione Dop regionale. Accanto al vino, la <strong>Mozzarella di Bufala Campana DOP</strong> ha chiuso il 2025 con un aumento della produzione (+3,35%), unica filiera nell’agroalimentare italiano a gestire una piattaforma decennale di tracciabilità con oltre 1mln di dati controllati (Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop, <a href="https://www.mozzarelladop.it/mozzarella-dop-allarme-per-aumento-costi-produttivi" target="_blank" rel="noopener">2026</a>). Ma anche la <strong>Pasta di Gragnano IGP</strong>, decimo prodotto italiano per valore tra le Dop-Igp food, destina oltre il 50% del proprio fatturato all’export (Ismea, 2025).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere del Mezzogiorno &#8211; L&#8217;Economia</strong></p>
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		<title>Pecorino Romano DOP: il Consorzio investe su giovani e ricambio generazionale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pecorino-romano-dop-il-consorzio-investe-su-giovani-e-ricambio-generazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 07:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bestpractice]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano DOP: Ottomila euro all’anno per tre anni e altrettanti studenti. Il percorso individuato è il corso di laurea a orientamento professionale in Tecnologie e gestione dell’impresa casearia (TeGIC), [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano DOP: Ottomila euro all’anno per tre anni e altrettanti studenti. </em><em>Il percorso individuato è il corso di laurea a orientamento professionale in Tecnologie e gestione dell’impresa casearia (TeGIC), attivato dall’Università di Parma</em></p>
<p>Obiettivo giovani: il Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano DOP rafforza la propria strategia di investimento sulla formazione e sul ricambio generazionale nella filiera con il nuovo bando per tre borse di studio post-diploma da 8.000 euro l’anno ciascuna, per un totale di 24.000 euro a beneficiario nell’arco massimo di tre anni. L’iniziativa, deliberata dal consiglio di amministrazione il 21 aprile 2026, mette complessivamente a disposizione 72.000 euro e punta a sostenere percorsi universitari altamente specializzati nel settore caseario.<br />
Il percorso individuato è il corso di laurea ad orientamento professionale in Tecnologie e gestione dell’impresa casearia (TeGIC), attivato dall’Università di Parma, ad oggi l’unica in Italia a offrire una formazione specifica di questo tipo.</p>
<p>&#8220;Abbiamo scelto di investire in modo diretto sui giovani perché il futuro del Pecorino Romano DOP passa dalla capacità di formare competenze nuove e qualificate&#8221; dice il presidente del Consorzio, Gianni Maoddi. &#8220;Non si tratta solo di sostenere gli studi, ma di costruire un vero percorso di ingresso nella filiera. L’obiettivo è riportare questi ragazzi dentro le nostre aziende, dopo una formazione avanzata, e accompagnarli verso ruoli di responsabilità anche apicali nel sistema produttivo&#8221;.<br />
Sulla stessa linea il direttore del Consorzio, Riccardo Pastore, che sottolinea la valenza strategica dell’intervento:<br />
&#8220;La sfida è il ricambio generazionale. La filiera del Pecorino Romano ha bisogno di nuove professionalità capaci di coniugare tradizione, innovazione e gestione d’impresa. Il corso di Parma rappresenta un unicum a livello nazionale e un’opportunità concreta di crescita per i nostri giovani&#8221;.</p>
<p>Il bando è rivolto a candidati di età non superiore ai 27 anni, in possesso di diploma di maturità e residenti nelle aree della filiera del Pecorino Romano DOP (Sardegna, Lazio e provincia di Grosseto). È prevista inoltre la presentazione della candidatura tramite un soggetto della filiera — caseifici, aziende agricole o operatori — che dovrà accompagnare il curriculum con una lettera di sostegno.<br />
Particolare attenzione è rivolta ai giovani sardi, per i quali il Consorzio auspica una partecipazione significativa: in Sardegna, infatti, viene prodotto il 95% del Pecorino Romano.</p>
<p>&#8220;Questa opportunità rappresenta per i giovani un ponte concreto tra formazione di eccellenza e futuro occupazionale nella loro terra e nella loro filiera di origine&#8221;, sottolineano Maoddi e Pastore.<br />
Il percorso formativo mira a preparare figure professionali destinate non solo alla produzione, ma anche alla gestione strategica delle imprese, all’innovazione dei processi e allo sviluppo commerciale. L’obiettivo è rafforzare la competitività del comparto attraverso competenze avanzate, in grado di incidere anche sui livelli decisionali delle aziende del settore.<br />
Le domande dovranno essere presentate entro il 30 agosto 2026 e saranno valutate da una commissione composta da rappresentanti del Consorzio e docenti dell’Università di Parma. La selezione prevede una graduatoria basata su titolo di studio, esperienze formative e lavorative, motivazione e colloquio finale.<br />
Il Consorzio conferma così una strategia di lungo periodo orientata a rafforzare il legame tra formazione e impresa, puntando in modo esplicito sulle nuove generazioni come leva per garantire continuità, innovazione e crescita alla filiera del Pecorino Romano DOP.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.pecorinoromano.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano DOP</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Cs-Borse-di-studio.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>[Live streaming] Filiere e Dop economy, equilibrio instabile?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/siena-filiere-e-dop-economy-equilibrio-instabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 14:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 04 maggio 2026, alle ore 10, andrà in onda su Canale 3 Toscana il talk &#8220;Filiere Dop Economy: equilibrio instabile?&#8221;, organizzato da Unione Provinciale Agricoltori di Siena, durante il qule intervverrà il Direttore di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Il 04 maggio 2026, alle ore 10, andrà in onda su Canale 3 Toscana il talk &#8220;Filiere Dop Economy: equilibrio instabile?&#8221;, organizzato da Unione Provinciale Agricoltori di Siena, durante il qule intervverrà il Direttore di Fondazione Qualivita, Mauro Rosati </i></p>
<p><a href="https://www.canale3.tv/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Andrà in onda lunedì 4 maggio alle ore 10.00, in diretta su Canale3 Toscana</strong></a>, all’interno della rubrica “Detto&amp;Fatto”, l&#8217;evento <strong>&#8220;Filiere Dop Economy: equilibrio instabile?&#8221;</strong> durante il quale <strong>interverrà Mauro Rosati</strong>, Direttore della Fondazione Qualivita, sul tema delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p>L’incontro si configurerà come una tavola rotonda dinamica, volta a favorire un confronto diretto e concreto tra i massimi esperti del settore.</p>
<h4>Programma</h4>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ore 10.00 &#8211; SALUTI ISTITUZIONALI</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>Simone Lorenzo Signorini</strong> &#8211; Presidente Unione Provinciale Agricoltori di Siena</li>
<li><strong>Mauro Rosati</strong> &#8211; Presidente Qualivita</li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ore 10.15 &#8211; PRIMA SESSIONE</strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Costruire valore: la cassetta degli attrezzi delle filiere DOP</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>Manuele Blasi</strong> &#8211; Professore in economia agraria e agroalimentare Dip. DIBAF Università degli Studi della Tuscia</li>
<li><strong>Vanni Marchioni</strong> &#8211; Marketing e Development Pitti Taste</li>
<li><strong>Roberto Lodovichi</strong> &#8211; Presidente Federazione Italiana Cuochi Arezzo</li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ore 11 &#8211; SECONDA SESSIONE</strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Raccontare e vendere: creare valore sul mercato</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>Corrado Corsini</strong> &#8211; Presidente Pane Dop Toscano</li>
<li><strong>Angela Saba</strong> &#8211; Presidente Nazionale FNP Ovicaprino Confagricoltura</li>
<li><strong>Luigi Fanciulli</strong> &#8211; Presidente Olio Dop Terre di Siena</li>
<li><strong>Andrea Marrucci</strong> &#8211; Sindaco San Gimignano e Vice Presidente Provincia di Siena</li>
</ul>
<p>Modera<br />
<strong>Gianluca Cavicchioli</strong> &#8211; Direttore Unione Provinciale Agricoltori di Siena</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.confagricolturasiena.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Unione Provinciale Agricoltori di Siena</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/04/DOP-ECONOMY-BOZZA-LOCANDINA.jpeg" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL PROGRAMMA COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/siena-filiere-e-dop-economy-equilibrio-instabile/">[Live streaming] Filiere e Dop economy, equilibrio instabile?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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