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	<title>Covid19 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Covid19 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Made in Italy, norme nuove contro i prodotti evocativi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-norme-nuove-contro-i-prodotti-evocativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 07:56:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle prossime settimane il ministero delle imprese e del Made in Italy presenterà in Consiglio dei ministri una legge quadro per tutelare le produzioni nazionali Una legge per contrastare l&#8217;Italian sounding. L&#8217;ha annunciata il ministro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nelle prossime settimane il ministero delle imprese e del Made in Italy presenterà in Consiglio dei ministri una legge quadro per tutelare le produzioni nazionali</em></p>
<p>Una <strong>legge per contrastare l&#8217;Italian sounding</strong>. L&#8217;ha annunciata il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso nella giornata di ieri che è stata anche l&#8217;occasione per lanciare il Manifesto della <strong>ristorazione</strong> italiana, con l&#8217;obiettivo di difendere e promuovere un settore che produce un valore aggiunto di 43,5 miliardi di euro e impiega 1,2 milioni di occupati.</p>
<p>Un settore che più di altri ha sofferto negli anni della <strong>pandemia</strong>, e che oggi punta a raggiungere nuovamente i volumi pre-Covid grazie anche alla ripresa del turismo, sia quello domestico che quello proveniente dall&#8217;estero.</p>
<p>Il <strong>manifesto</strong> impegna i firmatari a promuovere i valori di «sostenibilità, innovazione, sicurezza, legalità e immagine della filiera agroalimentare italiana», ma soprattutto la piena applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, «contrastando così gli effetti di concorrenza sleale tra le imprese, la riduzione delle tutele delle persone occupate e la dequalificazione dell&#8217;offerta».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ricerca Qualivita: comunicazione DOP IGP, Consorzi di tutela di tutela protagonisti del rilancio post-pandemia del made in Italy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ricerca-qualivita-comunicazione-dop-igp-consorzi-di-tutela-di-tutela-protagonisti-del-rilancio-post-pandemia-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2022 07:58:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[#ComunicareIG]]></category>
		<category><![CDATA[COMUNICAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicata la ricerca della Fondazione Qualivita “Comunicare le IG Italiane”. Lo studio di Qualivita mette in evidenza un comparto con una visione innovativa su progetti, strumenti e temi di comunicazione. Analizzata l’attività di comunicazione nel [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicata la ricerca della Fondazione Qualivita “Comunicare le IG Italiane”.</em></p>
<p><em>Lo studio di Qualivita mette in evidenza un comparto con una visione innovativa su progetti, strumenti e temi di comunicazione. Analizzata l’attività di comunicazione nel periodo 2020 e 2021 di oltre 100 Consorzi di tutela di tutela e 210 prodotti.</em></p>
<p>È online <em>“Comunicare le IG italiane”,</em> la ricerca sulla comunicazione post covid-19 delle DOP IGP agroalimentari e vitivinicole italiane e sulle nuove etichette evolute, realizzata dalla <strong>Fondazione Qualivita </strong>con il supporto del <strong>Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali</strong>.</p>
<p>Presentato oggi con un webinar dedicato agli stakeholder del settore IG, il progetto ha l’<strong>obiettivo</strong> di trasferire un percorso di ricerca sui processi di comunicazione del Sistema DOP IGP nazionale nel primo periodo pandemico, al fine di supportare, attraverso linee guida e buone pratiche, lo sviluppo di attività di comunicazione efficaci e coerenti da parte dei singoli Consorzi di tutela.</p>
<p>Lo studio si snoda su <strong>tre</strong> <strong>ambiti</strong> <strong>principali</strong>: un’indagine sui progetti di comunicazione realizzati dai Consorzi di tutela, l’analisi dei social media ufficiali, il monitoraggio dei media mainstream italiani. Accanto a questi ambiti la ricerca apre una finestra sulle prime sperimentazioni di etichette evolute sia in ambito nutrizionale che informativo.</p>
<p><img class="wp-image-409204 size-newsletter-galleria aligncenter" style="margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/09/Infografica-CS-Le-IG-dopo-la-pandemia-560x222.jpg" alt="" width="560" height="222" /></p>
<p>L’<strong>indagine</strong>, a cui hanno partecipato <strong>103 Consorzi di tutela di tutela DOP IGP</strong>, ha rilevato che per il rilancio post-Covid, il <strong>51% </strong>dei Consorzi ha realizzato <strong>azioni di comunicazione specifiche</strong>, mentre nel 64% dei casi sono stati portati avanti progetti di lungo periodo, spesso con modalità innovative. Proattività e visione rappresentano la comunicazione del futuro che i rappresentanti dei Consorzi indicano di voler incentrare sui temi qualità del prodotto (60%), sostenibilità (46%) e turismo enogastronomico sul territorio (44%).</p>
<p>Sono numerose le indicazioni emerse dall’<strong>analisi dei canali social media </strong>ufficiali dei Consorzi di tutela DOP IGP; la dimensione dell&#8217;attualità e della &#8220;convivialità controllata&#8221; sono gli elementi chiave dei contenuti dei post. L&#8217;assenza di parole riconducibili alla pandemia conferma inoltre una strategia comunicativa generale orientata a una ricucitura simbolica con il periodo pre-Covid.</p>
<p>Il <strong>monitoraggio dei media mainstream</strong> fa emergere invece la capacità dei Consorzi di tutela di andare oltre alla pura promozione del prodotto, grazie all’affermazione di topic di comunicazione frutto di una visione di sviluppo delle filiere profonda e innovativa, orientata all’incontro con il consumatore sia nel presente (testimonial, valori della condivisione e della convivialità controllata etc.) sia nel lungo periodo (sostenibilità, turismo esperienziale, cambiamenti climatici, etc.).</p>
<p>Come spin-off della ricerca, il progetto propone anche un <strong>manuale di comunicazione</strong> <strong>operativo</strong> contenente linee guida, strumenti e buone pratiche destinate agli operatori della comunicazione del settore DOP IGP, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente le performance dei Consorzi di tutela di tutela.</p>
<p style="text-align: center;"><div  class='avia-button-wrap avia-button-center  avia-builder-el-0  avia-builder-el-no-sibling ' ><a href='https://www.qualivita.it/comunicare-le-ig/'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-large avia-position-center '   ><span class='avia_iconbox_title' >CONSULTA LA PAGINA WEB DELLA RICERCA</span></a></div></p>
<p>“<em>Lo studio ha fatto emergere due caratteristiche di grande valore dei Consorzi di tutela di tutela DOP IGP italiani</em>” – ha sottolineato <strong>Mauro Rosati, Direttore Generale di Fondazione Qualivita</strong>. “<em>Da un lato, viene alla luce la capacità di svolgere un ruolo istituzionale grazie alla realizzazione di veri progetti di sistema, da applicare all’intera filiera certificata e al territorio di riferimento, in costante collaborazione con una rete allargata di stakeholder. Dall’altra è evidente l’attitudine dei Consorzi di tutela di tutela DOP IGP a creare uno storytelling nuovo – in grado di far crescere tutto il made in Italy agroalimentare – basato sui processi innovativi legati alla filiera quali sostenibilità, nutrizione, turismo esperienziale, benessere animale, tracciabilità, e molti altri</em>”.</p>
<p>“<em>Dovendo ricondurre questa ricerca poliedrica sulla comunicazione delle IG realizzata nel periodo post-lockdown a una mappa di considerazioni sintetiche</em> – ha affermato <strong>Mihaela Gavrila</strong>, professore associato dell&#8217;Università Sapienza di Roma che ha collaborato alla ricerca – <em>possiamo affermare che l’intero percorso di analisi delle attività di comunicazione dei Consorzi di tutela è contraddistinto da quattro parole chiave: futuro-sostenibilità, conoscenza, comunicazione, strategia”.</em></p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/09/20220905_CS_COMUNICARE-IG-ITALIANE.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
<p><em>Progetto Comunicare le IG italiane. Ricerca sulla comunicazione post Covid-19 delle DOP IGP italiane e sulle nuove etichette nutrizionali evolute. Mipaaf concessione contributo DM 0260375 del 07/06/2021.</em></p>
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		<title>In cantina si brinda alle vendite online</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/in-cantina-si-brinda-alle-vendite-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Aug 2022 07:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[E-COMMERCE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il lockdown il mercato online è stata una soluzione di emergenza, oggi per i produttori di vini il commercio via web è un segmento importante, ma a festeggiare sono soprattutto le piattaforme Sono molte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Durante il lockdown il mercato online è stata una soluzione di emergenza, oggi per i produttori di vini il commercio via web è un segmento importante, ma a festeggiare sono soprattutto le piattaforme</em></p>
<p>Sono molte le cantine che nel 2020 hanno avviato vendite online &#8220;di emergenza&#8221;, ma questa soluzione si è presto rivelata un vero affare e non soltanto per le singole aziende. Soprattutto, infatti, è esploso il volume d&#8217;affari dei player dell&#8217;e-commerce: secondo il report 2022 di Mediobanca, le vendite online di vino su <em><strong>Tannico</strong></em>, al primo posto tra i portali specializzati, sono cresciute del +83% per cento sul 2019, i ricavi sono arrivati a 37,1 milioni di euro. <em><strong>Vino.com</strong></em>, al secondo posto, ha superato i 30 milioni di fatturato con un balzo del +218,7 % sull&#8217;anno precedente e <strong>Bernabei.it</strong>, con ricavi pari a 25,9 milioni, ha sperimentato un rialzo del +160,4%.</p>
<p>Tra i &#8220;campioni&#8221; di crescita online su Vino.com, per il rosé campeggia il <strong>Salento IGP</strong>, con un aumento del +86%; per i bianchi il <strong>Lugana DOP</strong> (+54%), per il rosso il <strong>Primitivo di Manduria DOP</strong> (+65%) e per lo spumante il <strong>Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOP </strong>(+6%). A comprare vino in rete è soprattutto la Generazione X, che include i nati tra il 1965 e il 1980, seguiti dai più anziani Baby boomers, quanto ai Millennial, nati tra il 1981 e il 1996, la quota si attesta intorno al 20 per cento, con una preferenza per il Primitivo di Manduria: «I consumatori abituali che lo acquistano in rete hanno percepito un buon rapporto qualità prezzo» osserva <strong>Novella Pastorelli</strong>, presidente del <a href="https://www.consorziotutelaprimitivo.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria</a>, «e gli acquirenti ne percepiscono la qualità come superiore rispetto ad altri vini a base Primitivo».</p>
<p>Fonte: <strong>Il Venerdì &#8211; La Repubblica</strong></p>
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		<item>
		<title>Mauro Rosati, Qualivita: “La guerra porterà ad un calo dei consumi. La Pac dovrà essere modificata”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/mauro-rosati-qualivita-la-guerra-portera-ad-un-calo-dei-consumi-la-pac-dovra-essere-modificata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 07:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al Direttore Generale di Fondazione Qualivita Mauro Rosati riguardo ai dati più recenti sulla produzione della Dop economy e le prospettive future per il settore. Mauro Rosati è il direttore generale di Qualivita. Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/mauro-rosati-qualivita-la-guerra-portera-ad-un-calo-dei-consumi-la-pac-dovra-essere-modificata/">Mauro Rosati, Qualivita: “La guerra porterà ad un calo dei consumi. La Pac dovrà essere modificata”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al Direttore Generale di Fondazione Qualivita Mauro Rosati riguardo ai dati più recenti sulla produzione della Dop economy e le prospettive future per il settore.</em></p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong> è il direttore generale di Qualivita. Il progetto Qualivita nasce a Siena nel 2000 con l’obiettivo di valorizzare e tutelare le produzioni agroalimentari europee di qualità. Le attività svolte da Qualivita sono finalizzate alla realizzazione di sistemi di conoscenza per la valorizzazione delle produzioni Dop Igp. Questo ha fatto della Fondazione un punto di riferimento autorevole per i produttori, per i consumatori e in particolar modo per i Consorzi di Tutela, gli organismi di controllo e gli enti pubblici preposti. In collaborazione con Ismea, <strong>Qualivita </strong>elabora un rapporto annuale sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole <strong>Dop Igp Stg</strong>. <em>Mangimi &amp; Alimenti</em> ha raccolto il punto di vista del direttore Rosati riguardo ai dati più recenti sulla produzione della Dop economy e le prospettive future per il settore.</p>
<p><strong>Dopo anni di continua crescita l’agroalimentare italiano Dop Igp Stg vede un primo segnale di arresto in un 2020 condizionato fortemente dalla pandemia. Il valore alla produzione ha raggiunto i 7,31 miliardi di euro, registrando un -3,8% sull’anno precedente. Tra le categorie che hanno influito negativamente ci sono stati i formaggi (-7,8%) e la carne (-2%). Cosa è accaduto?</strong></p>
<p>Il decremento è molto lieve, non è dunque significativo. La contrazione dei consumi nel canale Horeca che in un primo tempo sicuramente ha limitato il consumo di prodotti alimentari si è via via stabilizzata con degli acquisti domestici in linea con la ricerca di qualità del consumatore. Quello che conta è che in un momento difficile i prodotti di qualità hanno tenuto per la loro capacità attrattiva, ma anche perché le filiere hanno saputo garantire una produzione costante. Rispetto alle filiere che hanno approvvigionamenti a livello internazionale, la filiera corta delle Dop, caratterizzata da materia prima, mano d’opera e trasformazione sul territorio, ha potuto gestire meglio le criticità.</p>
<p><strong>Nel 2020 l’export delle Dop e Igp agroalimentari e vitivinicole ha registrato un valore stabile rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 9,5 miliardi di euro per un peso del 20% nell’export agroalimentare italiano. Questo grazie soprattutto al Cibo che con 3,92 miliardi di euro registra un incremento del valore esportato del +1,6%. Quali sono le aspettative per il futuro anche alla luce delle sanzioni alla Russia per la guerra in Ucraina?</strong></p>
<p>Il mercato con la Russia era chiuso da tempo, perché le sanzioni sull’export agroalimentare già erano in vigore (ndr. dall’annessione della Crimea). Le ripercussioni ci saranno invece sulla volontà dei consumatori di avere un certo tipo di vita e socialità, pensare ad un pranzo in allegria è difficile di questi tempi. Un secondo aspetto è legato anche al turismo enogastronomico che solitamente fa da traino per alcuni prodotti. Un esempio è il vino consumato dai turisti stranieri che poi si ripercuote sulla notorietà del marchio a livello internazionale. Tuttavia, con lo scoppio della guerra ci sono già state le prime disdette dall’estero, se entro l’estate non si arriverà ad una conclusione del conflitto potrebbero esserci delle criticità. Un terzo aspetto è l’aumento dei prezzi, se le famiglie dovranno far fronte al caro-bollette, i prodotti di qualità non troveranno spazio tra gli acquisti.</p>
<p><strong>Prima la pandemia, ora il conflitto in Ucraina, stiamo assistendo a problemi di approvvigionamenti delle materie prime e a un sostanziale caro-energia. Queste dinamiche quanto influenzeranno la Dop economy?</strong></p>
<p>La stanno già influenzando. Abbiamo prodotti che, con gli aumenti dell’energia e dei prodotti di prima necessità, registrano già un primo calo dei consumi. Fino a prima della guerra c’era una sorta di euforia post pandemica, si voleva riprendere una vita di qualità in tutti i sensi e quindi c’era una grande prospettiva di crescita. Di fronte a questi aumenti però dobbiamo vedere come si comporterà l’utente finale, ma ci sarà sicuramente un calo dei consumi. Senza considerare gli aumenti dell’energia pure per la filiera e le carenze di materie prime come ad esempio vetro e fertilizzanti.</p>
<p><strong>La nuova Politica agricola comune europea come inciderà sul settore?</strong></p>
<p>La Pac sarà ridiscussa del tutto. Adesso il punto non è più com’è la Politica agricola comune ora, ma come sarà nel futuro. Le priorità sono cambiate. I temi della sostenibilità e dei criteri di produzione oggi purtroppo non possono essere più rispettati. Adesso il vero problema sarà ricreare le condizioni di autonomia dell’Europa. Sarà questo l’impegno nei prossimi mesi e nei prossimi anni, anche della Pac. Se dovessimo trasformare tutto in biologico com’era l’utopia europea, riusciremmo a sfamare forse un quinto della popolazione. La sostenibilità non è solo quella ambientale, ma c’è anche quella sociale. Infine c’è la sostenibilità economica, derivata dalla capacità delle filiere di creare ricchezza per chi ci lavora. Non possiamo più pensare di spostarci in maniera preminente sulla sostenibilità ambientale, bisogna tenere conto anche degli altri due aspetti che in questa fase rischiano di essere il vero problema dell’Europa.</p>
<p>Fonte: <a href="https://mangimiealimenti.it/?p=14134" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Mangimi &amp; Alimenti</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/mauro-rosati-qualivita-la-guerra-portera-ad-un-calo-dei-consumi-la-pac-dovra-essere-modificata/">Mauro Rosati, Qualivita: “La guerra porterà ad un calo dei consumi. La Pac dovrà essere modificata”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Bresaola della Valtellina IGP, 2021 in ripresa ma preoccupano rialzo delle materie prime e inflazione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/bresaola-della-valtellina-igp-2021-in-ripresa-ma-preoccupano-rialzo-delle-materie-prime-e-inflazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 07:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa CSQA]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=394073</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bresaola della Valtellina IGP, ritorno ai livelli pre-covid: nel 2021 prodotte 13.400 tonnellate per un valore al consumo di 490 milioni di euro (+8%) Bilancio in positivo e segnali di ripresa per il Consorzio di Tutela [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/bresaola-della-valtellina-igp-2021-in-ripresa-ma-preoccupano-rialzo-delle-materie-prime-e-inflazione/">Bresaola della Valtellina IGP, 2021 in ripresa ma preoccupano rialzo delle materie prime e inflazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="asummary d-none d-lg-block"><em>Bresaola della Valtellina IGP, ritorno ai livelli pre-covid: nel 2021 prodotte 13.400 tonnellate per un valore al consumo di 490 milioni di euro (+8%)</em></p>
<p class="atext">Bilancio in positivo e segnali di ripresa per il <a href="http://www.bresaolavaltellina.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina</a> che<b> torna ai livelli del pre-Covid</b>, in linea con il 2019 con un valore al consumo di 490 milioni di euro (+8%), ma sulla ripartenza del comparto gravano l’incremento della materia prima, il caro energia e la crisi internazionale.</p>
<p class="atext">La produzione delle 16 aziende certificate si è attestata a 13.400 tonnellate, in aumento del 6,35% sul 2020, per un totale di oltre 37 mila tonnellate di materia prima (+6,19%) costituendo la quasi totalità della produzione di<strong> Bresaola della Valtellina IGP</strong> certificata dall’<strong>Organismo di controllo CSQA</strong>. Sul fronte consumi, il Consorzio segnala un impatto di assoluto rilievo sulla provincia di Sondrio che registra un valore al consumo di 240 milioni di euro (+12%) per un settore che conta 1.400 occupati.</p>
<p>Quanto alla distribuzione, la Gdo si conferma il principale canale di vendita. <b>L’export rappresenta il 5% della produzione </b>(-28,5% sul 2020), con un valore di 14 milioni di euro (-24,3%). Sono state esportate poco meno di 700 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP, «<em>un dato significativo anche se in calo oggettivo, causa pandemia e caro prezzi, rispetto al 2020 (-22%)</em>».</p>
<p class="atext">La crescita registrata, però, non rassicura i produttori: <b>preoccupano inflazione ed effetto guerra </b>per un comparto, caratterizzato già dalla variabilità di prezzo della materia prima, comprimendo fatturato e margini delle aziende certificate nell’impossibilità di pianificare rispetto al futuro.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/bresaola-valtellina-igp-2021-ripresa-ma-preoccupano-rialzo-materie-prime-e-inflazione-AE6MJyUB" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il Sole 24 Ore</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/bresaola-della-valtellina-igp-2021-in-ripresa-ma-preoccupano-rialzo-delle-materie-prime-e-inflazione/">Bresaola della Valtellina IGP, 2021 in ripresa ma preoccupano rialzo delle materie prime e inflazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
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		<title>L’evoluzione del sistema e-commerce nel mondo dei vini DOP IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/levoluzione-del-sistema-e-commerce-nel-mondo-dei-vini-dop-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 10:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[E-COMMERCE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove dinamiche di consumo: la crescita dell’e-commerce La pandemia da Covid-19 ha modificato profondamente il mondo dei consumi con una riformulazione del paradigma di vendita che ha visto emergere in maniera dirompente la dimensione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le nuove dinamiche di consumo: la crescita dell’e-commerce</em></p>
<p>La pandemia da Covid-19 ha modificato profondamente il mondo dei consumi con una riformulazione del paradigma di vendita che ha visto emergere in maniera dirompente la dimensione digitale. Il mercato del vino in particolare, fortemente condizionato dalla chiusura dell’Horeca, è stato scenario di grandi cambiamenti dettati dalla necessità di interpretare al meglio le nuove dinamiche di mercato. I consumatori si sono mossi alla ricerca di modalità di acquisto sicure cercando di preservare, seppure virtualmente, la dimensione della convivialità che trova nel vino una delle principali forme d’espressione. Per le aziende, invece, il digitale ha rappresentato l’unica alternativa possibile per sopperire alle perdite causate dalla chiusura dei principali canali di vendita fisici. Questa accelerazione della trasformazione digitale ha favorito la diffusione e l’intensificazione degli acquisti online e – allo stesso – tempo ha aperto nuovi scenari per il settore vitivinicolo.</p>
<p>Parlando di <strong>numeri</strong>, nel 2019, a livello globale, l’online rappresentava il 7% delle vendite di vino del canale off-trade, pari a circa 2 miliardi di bottiglie. Un dato che nel 2020, in seguito allo scoppio della pandemia, è cresciuto significativamente raggiungendo una quota compresa tra il 10% e il 12%. Un exploit, quello delle vendite di vino online, avvenuto anche in Italia: secondo i dati Nomisma, nel 2019 l’e-commerce intercettava appena l’1% delle vendite retailing, mentre nel 2020 oltre 8 milioni di persone – il 27% dei consumatori totali di vino – hanno scelto di acquistare le proprie bottiglie online. Un trend che è poi proseguito 2021 con le vendite di vino nei siti generalisti – catene distributive e Amazon – che nel primo semestre hanno registrano una crescita a valore del +351% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo il canale online è stato protagonista anche nelle dinamiche di acquisto per i vini DOP, che hanno rappresentato oltre la metà (54%) dei quantitativi di vino totali acquistati sul web. Un trend di acquisto che lascia presagire il ruolo che le piattaforme e-commerce avranno nella vendita dei prodotti vitivinicoli a Indicazione Geografica nei prossimi anni e che dà spazio a nuove riflessioni sul tema. Se da un lato emerge la necessità di ripristinare la dimensione tradizionale della vendita del vino, dando spazio alle dinamiche sociali che la caratterizzano, dall’altro occorre capire come presidiare adeguatamente il canale online che ha dimostrato la sua efficacia in circostanze precarie e dominate dall’incertezza economica.</p>
<p>L’importanza crescente del mercato web per il settore agroalimentare di qualità, ha inoltre fatto emergere sempre di più la necessità di avvalersi di <strong>strumenti idonei a tutelare</strong> il patrimonio enogastronomico sul web. È sulla scia di tale esigenza che si inseriscono operazioni di collaborazione a livello di sistema Paese con i marketplace internazionali che forniscono servizi di vendita online, come l’accordo tra il Mipaaf &#8211; ICQRF e il Gruppo Alibaba, avviato nel 2016 e rinnovato a marzo 2021, e quello fra <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/202" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mipaaf</a> &#8211; <strong>ICQRF</strong>, <strong>Origin Italia</strong>, <strong>Federdoc</strong> ed <strong>eBay</strong>, avviato nel 2014 e rinnovato a maggio del 2021. Collaborazioni nate per contrastare la contraffazione e proteggere i marchi di origine, che assumono un ruolo sempre più strategico alla luce delle evoluzioni commerciali che vanno consolidandosi, per l’implementazione di strumenti di tutela online dei prodotti DOP IGP presenti nelle piattaforme. Un modo per rafforzare la tutela sul mercato web e in certi casi ampliarla, come ad esempio è previsto nel nuovo accordo con eBay che include profili di etichettatura dei prodotti per verificarne la regolarità e la rispondenza alle norme comunitarie e nazionali in materia, confermando il ruolo chiave di questi tipi di protocollo nella promozione delle eccellenze made in Italy di qualità certificata e nella tutela del consumatore che acquista online.</p>
<p>In questo scenario i <strong>Consorzi di tutela</strong> possono ricoprire un ruolo di grande importanza strategica, monitorando le evoluzioni del mercato, supportando azioni per l’innovazione e lo sviluppo di tutte le imprese associate sui canali online e favorendo il consolidamento dei nuovi sbocchi commerciali. Al fine di osservare da vicino come si è evoluta in questi ultimi due anni la relazione tra il sistema e-commerce e il mondo dei vini DOP IGP, in questo numero di Consortium abbiamo intervistato i referenti di alcuni Consorzi di tutela italiani, per conoscere le strategie che sono state attuate, quali sono state le dinamiche e i risultati più importanti e qual è la percezione del sistema sulle prospettive future.</p>
<h2>I nuovi paradigmi di vendita e il ruolo dell’e-commerce per i vini DOP IGP: il punto dei Consorzi di tutela</h2>
<blockquote><p><em>Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato</em></p></blockquote>
<p><strong>Presidente Mobrici, come ha risposto il Consorzio ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ha cercato di dare una risposta “operativa” nei mesi difficili della pandemia, puntando sul rafforzamento della formazione delle aziende. Già dal maggio 2020 sono stati avviati corsi online di formazione, ripetuti anche nel 2021, basati su incontri gratuiti “da remoto” e basati su seminari infrasettimanali di due ore ciascuno. Tra i temi affrontati: come strutturare l’azienda; il mercato del vino e i canali della distribuzione per l’export; come comunicare un’azienda (marchio); il mercato del vino tra cambiamento e nuovi approcci; guida alle relazioni a cominciare dal digitale (media relations).</p>
<p><strong>Quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
In linea generale è stato dato un netto impulso alla capacità di relazionare il Consorzio con le aziende e, soprattutto, da parte del Consorzio si è puntato a fornire tutti i servizi e i supporti alle imprese in questo momento di grandi difficoltà. Un contesto in cui è risultata vincente anche la scelta di “bypassare” l’intermediazione, dando supporto alla domiciliazione diretta del prodotto.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
Circa la metà delle 400 aziende tutelate dal Consorzio ha sviluppato o potenziato l’e-commerce rispetto al 2019, contribuendo a un incremento di oltre il +20% di questa linea commerciale. Ma quello che è ancora più significativo è il fatto che l’utilizzo del sistema e-commerce sia ormai consolidato e faccia parte della struttura aziendale, andando ad integrare direttamente il sistema di gestione delle compravendite.</p>
<p><strong>Quali vini del vostro Consorzio hanno avuto più opportunità?</strong><br />
E verso quali mercati? Prima di tutto si nota la crescita della Barbera d’Asti DOP che è l’elemento portante anche sul piano dell’immagine del Consorzio. E poi, tra i tanti elementi di forza e positività, va sottolineato come durante il lockdown il vino Piemonte DOP Barbera abbia sviluppato e incrementato i numeri delle vendite legate soprattutto all’utilizzo dei bag in box (confezioni da 3 e 5 litri), facendo registrare una quota di aumenti che sfiora il +10%. Una tendenza che si è poi ridotta, come era del resto prevedibile, con la fine del lockdown stesso. Ma i numeri restano molto significativi: si parla di 37 milioni di bottiglie, per un mercato “di prossimità” (Nord Italia in primis) sempre più sviluppato per questa tipologia di vino.</p>
<p><strong>Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita, ma si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela?</strong><br />
I cambiamenti causati dal Covid pensa che siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa tendenza? Come già detto a proposito dell’e-commerce, le nuove metodologie commerciali scaturite dall’emergenza covid sono ormai diventate parte integrante delle rispettive strutture aziendali. Una tendenza che si consoliderà sempre di più, anche se c’è l’augurio che riprendano vigore i tradizionali canali legati all’Horeca. Ovviamente il ruolo del Consorzio resta strategico, soprattutto in chiave di coordinamento, formazione e informazione, ma sempre nel rispetto dell’autonomia aziendale.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Valutiamo questi accordi molto positivamente. Il grande lavoro svolto dal Ministero e l’altrettanto preziosissima collaborazione con Icqrf, Origin Italia, Federdoc e i “marketplace” di questi grandi gruppi commerciali, ha portato indubbi benefici al comparto, anche nel campo della contraffazione agroalimentare e della tutela delle DOP (DOC e DOCG), che, se non perseguita, può arrecare grandi danni al comparto e alle immagini delle denominazioni del vino. Una strada aperta che sta portando e può portare a sviluppare accordi interessanti tra le nostre aziende e le varie piattaforme commerciali.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia</em></p></blockquote>
<p><strong>Direttore Binda, come ha risposto il Consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Come Consorzio pensiamo di aver risposto bene e tempestivamente, allocando quelle che erano le risorse per la promozione legate ad eventi allo sviluppo delle piattaforme di comunicazione digitale, quali il web e i social.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
In termini di quantità non siamo in grado di stimare il peso dell’e-commerce, che ad oggi è comunque ancora un segmento poco sviluppato. Abbiamo rilievi al riguardo solo sull’andamento dei prezzi, che appunto hanno visto un aumento del Bolgheri DOP Rosso del +11% e del Bolgheri DOP Rosso Superiore del +15%.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia hanno avuto più opportunità? E verso quali mercati?</strong><br />
Sicuramente le maggiori richieste sono state per la tipologia più importante in termini di volumi per il territorio, ovvero il Bolgheri DOP Rosso, seguito dal Bolgheri DOP Rosso Superiore. Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita? Si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela? Le aziende sono certamente reattive, ma la DOP Bolgheri ha un’offerta tutto sommato limitata se confrontata con altri celebri denominazioni italiane, per cui hanno potuto continuare a vendere coi canali tradizionali senza necessariamente spostare un parte considerevole sull’e-commerce.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
Il Covid è stato a tutti gli effetti un momento epocale per il nostro presente storico e per alcuni versi un anno zero. Crediamo che le tendenze consolidatesi in questi due anni non saranno un’eccezione ma si configureranno come una base per le dinamiche future.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i Gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Tutte le operazioni in questo senso hanno un’importanza fondamentale. Per quanto ci riguarda l’attività di vigilanza fisica è sempre meno efficace e rappresentativa degli scenari contemporanei, a differenza di quella online. Il fatto che ci siano accordi prestabiliti con i maggiori player dell’e-commerce è una grandissima facilitazione per i Consorzi di tutela e non possiamo che essere grati a tutte le persone che hanno lavorato tanto per raggiungere questo traguardo.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Vino Chianti</em></p></blockquote>
<p><strong>Direttore Bani, come ha risposto il Consorzio Vino Chianti ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Abbiamo cercato di canalizzare le vendite sulla grande distribuzione perchè l’Horeca era sostanzialmente chiuso a causa delle misure anticontagio. In termini generali, nel 2021 abbiamo realizzato maggiori vendite nell’ordine del +5% rispetto al 2020. Circa 100 milioni di bottiglie, nel complesso, ma essendo aumentata la vendita in grande distribuzione a sostanziale parità di vendite complessive, vuol dire che abbiamo recuperato qualcosa che l’Horeca o le vendite dirette non hanno portato. La tendenza è confermata anche a dicembre 2021, dove rispetto allo stesso mese del 2020, la Denominazione Vino Chianti DOP, nella grande distribuzione ha registrato un +4,6% in valore, e un +4% di numero di bottiglie, a un prezzo medio di 3,42 euro, anche questo aumentato del +0,5%.</p>
<p><strong>Quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
La politica del Consorzio Vino Chianti, come detto, è stata quella di puntare sulla GDO, talvolta anche con iniziative specifiche. È il caso di Esselunga: abbiamo preso delle testate di scaffale, principalmente in Toscana, e le abbiamo brandizzate Chianti, raccogliendovi tutte le etichette già presenti sugli scaffali, dando loro maggiore visibilità in un corner dedicato. Esselunga ha poi inviato una comunicazione a tutti i clienti fra 18 e 55 anni, segnalando che il Chianti DOP era reperibile presso gli scaffali e news periodiche, per stimolare i consumatori a recarsi al punto vendita. In generale, noi abbiamo cercato di dirottare le vendite dall’Horeca o dalle vendite dirette verso la grande distribuzione, e i risultati ci danno ragione.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
Per noi è difficile indicarli, perché come Consorzio non vendiamo direttamente online, le aziende normalmente si organizzano in maniera autonoma. Gli indici generali dell’e-commerce danno sempre un dato abbastanza positivo, anche se fra il 2020 e il 2021 la curva ascendente delle vendite online ha avuto una generale flessione: con le riaperture degli esercizi che ci sono state nel 2021, dopo i lockdown del 2020, la gente è tornata a uscire, e ad andare al ristorante, questo vale ad esempio per l’Italia come per il Giappone. In certi Paesi è normale che i consumatori ordinino sempre online questi prodotti: mi riferisco in particolar modo alla Cina, che è molto più avanzata in termini di utilizzo di questi strumenti, almeno nelle grandi città. Lì l’e-commerce sicuramente sarà oggetto di ulteriore sviluppo. In altri mercati più tradizionali, in Europa come negli Stati Uniti, il piacere di andare fuori, di consumare un vino all’aperitivo oppure al ristorante, non ha paragone rispetto a ordinare una bottiglia e farsela portare a casa.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio Vino Chianti hanno avuto più opportunità? E verso quali mercati?</strong><br />
Il Chianti DOP è la primadonna, poi abbiamo il Vin Santo del Chianti DOP, il Colli dell’Etruria Centrale DOP, e il Bianco dell’Empolese DOP, ma sono denominazioni quantitativamente più marginali. Per il Chianti DOP i mercati esteri di maggiore importanza si sono confermati gli Stati Uniti, la Germania e l’Inghilterra, che sono quelli più “avanti” dal punto di vista della preparazione del consumatore nell’adoperare determinati strumenti.</p>
<p><strong>Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita?</strong><br />
Si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela? C’è una fascia di giovani imprenditori che si è più abituata all’uso dei nuovi strumenti online, e che si è mossa per prima. Del resto, nel 2020 non c’erano grandi alternative. Ma le aziende associate si sono mosse in autonomia: quando si fa e-commerce si comincia a entrare anche nel merito dei prezzi, delle quantità, delle destinazioni, e su questo ogni azienda è estremamente gelosa dei propri canali, dei prezzi, dei propri clienti.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
Credo che il trend di crescita dell’e-commerce che c’è stato nel 2020 non potrà essere mantenuto nei prossimi anni, la curva si appiattirà sempre di più. Le occasioni di consumo fuori dall’abitazione dovrebbero ritornare, specialmente se si va come sembra, verso una liberalizzazione delle regole per la pandemia. Fra l’estate e l’autunno del 2021 Firenze era piena di turisti, ma anche di persone che mangiavano sui marciapiedi, nelle piazze, ovunque ci fosse un tavolino, se uno non prenotava non trovava posto. Secondo me si ritornerà in larga parte alle vecchie abitudini di bere vini come il Chianti DOP in questi momenti di convivialità.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
L’iniziativa è importantissima noi abbiamo un nostro osservatorio sulla rete per quanto riguarda l’utilizzo improprio della parola “Chianti”, o la vendita di Chianti DOP contraffatto, e si parla di migliaia di infrazioni che questo sistema di monitoraggio diffida in automatico. Poi però ci sono degli zoccoli duri che non si riescono a scalfire con una semplice diffida: noi normalmente giriamo queste posizioni al Ministero, e poi nell’ambito di accordi bilaterali, quando ci sono, riusciamo a risolvere queste situazioni. Si tratta però di un lavoro lento e faticoso.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio della DOC Prosecco</em></p></blockquote>
<p><strong>Direttore Giavi, come ha risposto il Consorzio di tutela della DOC Prosecco ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Gli ottimi risultati conseguiti dal Prosecco nel difficile periodo in esame, derivano da un lato dal fedele apprezzamento del prodotto da parte del consumatore che lo ha scelto anche nel canale della grande distribuzione, dall’altro l’introduzione della tipologia rosé i cui esiti dal punto di vista delle vendite sono stati a dir poco sorprendenti. I 486 milioni di bottiglie vendute nel 2019 sono diventati 500 milioni nel 2020, per passare in un solo anno ai 627 milioni di bottiglie del 2021. Questi risultati sottendono un impegno importante da parte del Consorzio al quale va riconosciuta la massima attenzione nella gestione dell’offerta, finalizzata a perseguire un equilibrio di mercato più che mai difficile dati i tempi.</p>
<p><strong>Quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
Alla luce dell’azzeramento di tutte le fiere di settore e di qualsiasi evento in presenza, ci siamo concentrati sui nuovi linguaggi implementando gli investimenti sui nuovi media, virando al digitale molte delle attività di promozione e comunicazione. A titolo di esempio citiamo la produzione di diversi video e le attività di promozione avviate dal Consorzio anche a sostegno dell’attività di vendita come la creazione di una nuova sezione del sito www.prosecco. wine per favorire l’e-commerce delle cantine associate e facilitare il contatto diretto degli utenti con le aziende stesse.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
Le vendite on line, anche se con volumi ridotti rispetto al potenziale dell’Horeca, sono aumentate significativamente nel 2020 per poi ridimensionarsi nel 2021 dove sembrano stabilizzarsi. Ce lo confermano anche i dati dell’indagine da noi condotta con il supporto di Nomisma, sui comportamenti del consumatore finale nei diversi canali di vendita.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio di tutela della DOC Prosecco hanno avuto più opportunità?</strong><br />
E verso quali mercati? Il Prosecco DOP conferma il trend di crescita della sua versione spumante che oggi, insieme al rosé rappresenta oltre l’87% dell’intera produzione, limitando il frizzante al 12,5%. Stabile anche la tendenza verso le versioni più secche: Brut, Extra Brut e Brut Nature stanno continuando a erodere quote alle versioni più zuccherine. I mercati sul podio restano gli storici USA, Regno Unito e Germania, con Francia stabile al quarto posto.</p>
<p><strong>Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita?</strong><br />
Si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela? Sono state solerti nel gestire il cambiamento, sia in forma autonoma che sfruttando i contesti creati dal Consorzio.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
I dati indicano un rientro dell’incidenza dell’online e sembrano confermare il grande desiderio di tornare alla convivialità in presenza e ai sistemi di vendita tradizionali.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Sono accordi che pur non risolvendo il problema risultano importanti e vanno certamente apprezzati per il sostegno che offrono ai Consorzi nel facilitarne il lavoro nello svolgimento delle attività di vigilanza.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Vini Colli Bolognesi</em></p></blockquote>
<p><strong>Presidente Cavazza Isolani, come ha risposto il Consorzio Vini Colli Bolognesi ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Negli anni di pandemia ci siamo concentrati sul territorio. Sia nel 2020 che nel 2021 siamo riusciti ad organizzare l’evento di riferimento del Consorzio, la Mostra Assaggio, organizzata in autunno. Per l’edizione 2021, in occasione del trentennale, abbiamo organizzato questo evento su due giornate per poterne dedicare una solo ed unicamente agli operatori del settore, dai ristoratori ai sommelier, coinvolgendo con successo le associazioni di degustatori. Ci siamo inoltre concentrati sull’ottimizzazione della nostra presenza sui canali social, sulla cura dei rapporti con giornalisti di settore e con l’organizzazione di degustazioni con i principali interlocutori delle Guide, per offrire uno spaccato il più completo possibile della produzione vinicola dei Colli Bolognesi tutelata dal nostro Consorzio.</p>
<p><strong>Quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
Il Consorzio Vini Colli Bolognesi è costituito prevalentemente da piccole aziende, moltissime delle quali hanno l’Horeca come canale principale di vendita. La pandemia, con le aperture a singhiozzo dei ristoranti, ha certamente avuto un forte impatto. Oltre ad aprire propri e-commerce, cosa che hanno fatto in tanti, diversi produttori hanno puntato moltissimo sulla proposta enoturistica per favorire l’afflusso di turisti ed aumentare di conseguenza le vendite dirette in cantina. L’area dei Colli Bolognesi sta vivendo un boom da questo punto di vista: è sempre più alto l’apprezzamento da parte dei turisti e questo incoraggia le cantine ad investire in attività complementari a visita in cantina e degustazione. Tra queste, ad esempio, trekking, yoga, cene e pic-nic in vigna, attività sportive.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
Non abbiamo statistiche complessive disponibili ma notiamo come molte cantine del territorio abbiano aperto in questi due anni propri canali di e-commerce.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio Vini Colli Bolognesi hanno avuto più opportunità?</strong><br />
E verso quali mercati? Tra tutte le denominazioni tutelate dal Consorzio, il Colli Bolognesi Pignoletto DOP sembra avere ottime carte da giocare non solo a livello locale ma anche a livello internazionale oltre ad essere la denominazione preponderante in termini di volumi (circa 1 milione e 100mila bottiglie annue). In occasione di degustazioni rivolte al trade nel periodo pre-pandemico nel Regno Unito, così come in successive visite stampa organizzate dal Consorzio sul territorio, sono emersi apprezzamenti e commenti molto positivi per un vino ed un vitigno dotati di un’identità e di una piacevolezza da scoprire, anche sui mercati internazionali. Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita? Si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela? Le aziende si sono mosse in autonomia e si sono attivate attraverso sviluppo di e-commerce agganciati ai loro siti web e incrementando le proprie proposte enoturistiche.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid, siano limitati a questo particolare periodo o ci sono i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
E-commerce e digitale con i loro vantaggi senz’altro continueranno ad esistere. Le nostre aziende – prevalentemente realtà piccole con volumi limitati – stanno percependo che il mondo è cambiato e così il modo di comunicare e promuovere il vino. Già prima della pandemia era in atto una rivalutazione delle iniziative e delle occasioni promozionali. Oggi, ancor più di ieri, i nostri piccoli produttori stanno mettendo in discussione la propria partecipazione alle grandi fiere di settore in cui inevitabilmente si troverebbero ad essere affiancati a colossi con volumi e caratteristiche produttive e strutturali completamente diverse.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i Gruppi Alibaba e e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Guardiamo positivamente a tutti gli accordi volti a tutelare e promuovere il made in Italy anche se, viste le specificità dei soci del nostro Consorzio, accordi con grandi gruppi come Alibaba e e-Bay non hanno un riflesso diretto sulle opportunità di vendita dei nostri soci.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Lambrusco DOC</em></p></blockquote>
<p><strong>Presidente Biondi, come ha risposto il Consorzio tutela Lambrusco DOC ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
In un contesto che ha reso dapprima impossibili, poi complicati, gli incontri in presenza, abbiamo previsto numerose attività promozionali sul digitale. Oltre a lavorare al nostro nuovo sito web, lambrusco.net, abbiamo organizzato degustazioni digitali in diversi Paesi coinvolgendo sia giornalisti che operatori del settore. Per andare incontro alle aziende associate in un momento così delicato, abbiamo inoltre deliberato per il 2021 di ridurre la quota associativa del 70% per le piccole aziende e del 20% per le grandi. Questa misura è stata rimodulata vista la lenta ripresa della normalità, ma una riduzione della quota associativa (del 50%) continuerà a essere prevista anche per il 2022.</p>
<p><strong>Quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
La chiusura dell’Horeca ha sicuramente rappresentato un grosso ostacolo per le cantine che lavoravano prevalentemente con quel canale. Per far fronte alla situazione, molte hanno sfruttato le opportunità offerte dal digitale, rivedendo i propri siti web, strutturando propri canali di e-commerce o aumentando le vendite dirette in cantina. Un punto, quest’ultimo, che ha beneficiato anche delle visite in cantina dettate dal boom dell’enoturismo in questi anni.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
Non abbiamo statistiche complessive disponibili ma notiamo come molte cantine del territorio abbiano aperto in questi due anni propri canali di e-commerce, probabilmente anche per far fronte ai continui “stop &amp; go” del canale Horeca dovuti alla pandemia e alle restrizioni.</p>
<p><strong>Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita?</strong><br />
Si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela? Le aziende associate sono sicuramente state reattive muovendosi in autonomia. Nel contempo, il Consorzio si è attivato per creare momenti di incontro che potessero facilitare i contatti non solo con giornalisti ma anche con operatori internazionali. Nel 2021 sono stati organizzati alcuni incontri digitali che hanno messo le aziende in contatto con professionisti del mercato tedesco, giapponese e statunitense, ad esempio. Degna di nota anche un’iniziativa promossa da ICCS (Italian Chamber of Commerce in Singapore) portata avanti in collaborazione con PROMOS Italia e con il nostro Consorzio: un progetto che ha previsto il posizionamento del Lambrusco (Lambrusco di Sorbara DOP, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOP, Modena DOP Lambrusco, Lambrusco Salamino di Santacroce DOP) e di altri prodotti di punta di 11 aziende modenesi del settore, sulla pagina “Italian Gallery SG” (https://shopee.sg/italiangallerysg), presente sulle due piattaforme di e-commerce Lazada e Shopee, tra i marketplace di riferimento del Sud Est Asiatico, con oltre 3 milioni di visitatori mensili.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
Crediamo che tante delle opportunità offerte dal digitale siano giunte per restare. Molte aziende si sono rese conto che, talvolta, un incontro digitale può essere efficace quanto un lungo viaggio. Questo senza nulla togliere agli incontri di persona, che ovviamente hanno e continueranno ad avere un grande valore, specialmente per un prodotto esperienziale come il vino.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Guardiamo positivamente a tutti gli accordi volti a tutelare e promuovere le nostre specificità e i prodotti di eccellenza del made in Italy. Il Lambrusco è uno dei vini più esportati al mondo, quello della tutela del marchio è dunque un aspetto che ci sta molto a cuore e cui, auspichiamo, sarà dedicata un’attenzione sempre crescente da tutti gli enti preposti.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Delle Venezie</em></p></blockquote>
<p><strong>Dottor Vincenzi, come Responsabile Area Tecnica, ci racconta come ha risposto il Consorzio Tutela Vini DOC Delle Venezie ai difficili anni di pandemia?</strong><br />
Certamente nel 2021 e 2022 gli importanti programmi di promozione internazionale sono stati fermati dalla pandemia, parliamo di eventi e manifestazioni di richiamo mondiale ma anche di occasioni di incontro e di confronto con il pubblico specializzato di buyer, stampa o professionisti del settore, come seminari e masterclass. Nel 2022 abbiamo già visto reali segni di ripresa e ci auguriamo che questa sia davvero una ripartenza definitiva. Nell’epoca del Covid il nostro CdA ha deciso di sfruttare il momento di stasi generalizzata per lavorare su una nuova immagine della DOP e quindi avviare un’operazione di riposizionamento a livello globale – lavoro che dal 2022 fa diventare il Delle Venezie DOP Pinot Grigio il “Sigillo di Meraviglia” del Triveneto – e successivamente investendo maggiormente sulla comunicazione digitale. Abbiamo avuto un grande successo e questa esperienza ci ha portato a realizzare negli ultimissimi mesi nuovi progetti web con brand ambassador selezionati dal nostro CdA in USA, Canada, Russia, Giappone, Ungheria, Regno Unito. Il Consorzio è poi composto da aziende che hanno creduto fortemente nella denominazione anche in questi anni difficili e grazie alle quali il Delle Venezie DOP Pinot Grigio sta facendo oggi un forte balzo avanti in termini di riconoscimento da parte del consumatore che sceglie questo Pinot grigio anche grazie alla qualità certificata e la fascetta di Stato, sempre più un sigillo di Garanzia. Inoltre, tra le azioni più rilevanti degli ultimi mesi, anche un potenziamento del lavoro di comunicazione interna, per far crescere la percezione e l’orgoglio del nostro prodotto prima di tutto nella filiera. Questo sforzo si vede ad esempio con i fondi investiti nella ricerca, come ad esempio il recente studio in collaborazione con CREA-VE sui cloni di Pinot grigio, volto a indentificare “fino a dove” si può arrivare col colore e come si comportano i cloni in capacità colorante.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio tutela Vini DOC Delle Venezie hanno avuto più opportunità? E verso quali mercati?</strong><br />
Il nostro vino è uno: il Pinot grigio. Possiamo solo parlare di tipologie: quella più significativa in termini di volumi è sicuramente il Delle Venezie DOP Pinot Grigio tranquillo “vinificato in bianco”. Con il riconoscimento del Consorzio del 2020 abbiamo attuato un’attesa modifica di disciplinare di produzione per inserire in etichetta i termini dedicati a un colore (Rosato, Rosé e Ramato) che il consumatore negli ultimi anni tanto apprezza, ma che di fatto non ha cambiato la possibilità di vinificare il Delle Venezie DOP Pinot Grigio con macerazione delle bucce per ottenere tonalità che caratterizzano i nostri vini e la varietà. Il nostro canale è da sempre la GDO internazionale e i mercati di riferimento sono Nord America (44%), Regno Unito (27%) e Germania (10%). È evidente l’importanza della GDO e della vendita on-line, che hanno supportato i numeri attuali (nel 2021 prodotte circa 245 milioni di bottiglie) e la disponibilità sul mercato dei nostri Pinot grigio. Questo ha aiutato il passo avanti in termini di riconoscibilità di prodotto e di qualità.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
La pandemia per il Delle Venezie DOP, ha visto un aumento generale del consumo di vino e quindi una crescita, questo anche grazie alla disponibilità del prodotto nella GDO. Il Consorzio ha reagito prontamente contenendo le produzioni con stoccaggio e diminuzione di resa. Risulta chiara l’importanza della nostra DOP nell’equilibrio di sistema delle denominazioni del Triveneto a produzione di Pinot grigio, soprattutto grazie a un dialogo sempre aperto tra tutti i player, che poi sono le denominazioni al servizio delle aziende. Non ultimo, saremo chiamati a valutare il “blocco degli impianti” in un costante confronto con le altre denominazioni, che hanno deciso con noi di gestire il potenziale a beneficio del sistema per agire, nuovamente, in coesione e sinergia. Sull’aspetto della comunicazione i trend della pandemia hanno consolidato le azioni web e digital (che verranno mantenute anche nei prossimi anni) e siamo pronti ad attuare nuove strategie e piani alternativi di comunicazione, che, sul piano della promozione, affiancheranno la ripresa degli eventi “live” come master class per il B2B e manifestazioni per il B2C soprattutto in Italia, Germania, Nord Europa, Regno Unito, USA.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Vini Valpolicella</em></p></blockquote>
<p><strong>Presidente Marchesini, come ha risposto il Consorzio Vini Valpolicella ai due difficili anni di pandemia e quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
Il nostro Consorzio spinge su promozione, green e competitività delle aziende, con politiche di equilibrio produttivo e di tutela delle denominazioni rappresentate. L’istantanea socioeconomica dell’anno trascorso ci restituisce una denominazione resistente alla crisi e già pronta al riscatto sui mercati, compreso quello nazionale che, a causa della chiusura dell’Horeca di questi due anni, ha registrato una flessione scontata. La pandemia ci ha costretti a modificare il paradigma della promozione, virando sul digitale. Una sfida, sia in termini di investimenti che di contenuti, che ci ha premiato anche nel ruolo di precursori in Italia di un nuovo percorso di matching sui principali Paesi target e che continueremo ad alimentare, pur prediligendo per quanto possibile un ritorno al “contatto fisico”.</p>
<p><strong>Cosa sta facendo il Consorzio in questa fase particolare di ripresa?</strong><br />
Ora è il momento di crescere e per farlo servirà aumentare anche la dotazione finanziaria del Consorzio, le cui quote sono tra le più basse rispetto a quelle richieste dagli altri enti di tutela vinicola. Ripartiamo a fianco delle aziende che, soprattutto in questa congiuntura, hanno dato prova di riconoscere al Consorzio un ruolo centrale sia nella gestione dell’intera denominazione, che ha mantenuto intatto il valore della sua produzione lorda vendibile a garanzia della reddittività delle imprese, che nell’attuazione di innovative politiche a sostegno dell’export. Proprio l’internazionalizzazione è stata al centro delle numerose iniziative nel 2020 e 2021 in molti Paesi target (Germania, Usa, Canada, Svezia, Repubblica Ceca, Giappone, Gran Bretagna, Cina e Polonia). Mentre per l’Italia, abbiamo organizzato un importante evento dedicato al Recioto della Valpolicella DOP, dedicato ai vini del Bepi Quintarelli, in occasione di Vinitaly Special Edition e i corsi Vep (Valpolicella education program), che a oggi contano 28 specialisti in 13 Paesi, e un nuovo focus dedicato al Valpolicella DOP Superiore, vino di territorio, il 24 giugno scorso. Tra le attività di valorizzazione dell’identità dei vini in ottica commerciale, anche lo studio sui vini di metodo e quelli di territorio che troverà completamento nel corso di quest’anno. Massiccia inoltre la campagna di comunicazione sui principali media internazionali di settore e di ingaggio/posizionamento sui social.</p>
<p><strong>Verso quali mercati è rivolto il vostro export e quali vini del Consorzio hanno avuto più opportunità?</strong><br />
Per quanto concerne i mercati, l’ultimo anno è assolutamente da incorniciare per il vino in Valpolicella, con una crescita in doppia cifra in tutti i suoi numeri chiave. Cresce di poco il vigneto, ora a 8.573 ettari (+2%), aumenta significativamente la produzione (+8,6% sul 2020), ma arriva soprattutto dal mercato il dato più eclatante, con un risultato sulle vendite che registra un incremento di oltre il +16% sul 2020, in linea con la crescita complessiva dell’imbottigliato (+15,3%). Secondo l’indagine compiuta da Nomisma Wine Monitor su un campione di imprese rappresentativo del 50% della produzione imbottigliata, il rimbalzo che si è registrato lo scorso anno ha interessato in particolare la domanda italiana, con uno scatto rispetto al 2020 del +31% a valore e un export in crescita del +8% anche grazie ad un incremento nel prezzo medio. Tale discrasia nelle performance delle imprese discende dagli impatti della pandemia e dalle restrizioni di natura sanitaria che avevano portato le vendite 2020 dei vini della Valpolicella a registrare un calo di quasi il -10% sul mercato nazionale rispetto al 2019. La miglior performance la fa segnare l’Amarone della Valpolicella DOP, protagonista di un autentico boom di vendite (+24%) ben oltre la media nazionale sia nelle esportazioni (+16%) che soprattutto in Italia, dove segna un +39% a valore. Per il re della Valpolicella, il cui prodotto prende la strada per l’estero per oltre il 60% delle bottiglie vendute, i top mercati sono stati Canada, Stati Uniti e Svizzera, seguiti a ruota da Regno Unito e Germania. Bene, secondo il focus, anche il Valpolicella Ripasso DOP che chiude l’anno a +15%, complice anche qui l’exploit sul mercato interno (+34%; dato che si alza al +43% per le piccole imprese) a fronte di una variazione più timida dell’export (+5%) e un prezzo medio sostanzialmente stabile. Il Canada domina la domanda con il 22% del totale delle vendite a valore, seguita da Svezia, Regno Unito e una Germania cresciuta del 44% nell’import di Ripasso in un solo anno. Aumenti importanti anche per Usa (+24%) e Danimarca (+19%), mentre si riducono gli acquisti in Norvegia dopo la forte crescita che si era registrata nel corso del 2020. Meno luminoso il quadro per il Valpolicella DOP, che chiude a +1,2% a valore (+3% a volume). Anche qui l’Italia registra un segno positivo (+9%, con le piccole aziende a +29%), mentre l’export frena a -4%. Il Canada domina la domanda con oltre 1/3 degli ordini, seguito da Usa e Benelux. In crescita la piazza russa (+31%).</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
I risultati confermano l’ottimo stato di salute di una denominazione che ha saputo reagire nel migliore dei modi all’emergenza. Il lavoro però non è finito, soprattutto relativamente alla promozione del nostro vino identitario. Per questo valore, qualità e rilancio del Valpolicella DOP saranno al centro della politica del Consorzio anche per quest’anno. Sul fronte Horeca soprattutto, abbiamo in piano diverse attività a sostegno della ristorazione locale e non solo, cercando di spingere soprattutto i nostri vini nella fascia alta della ristorazione, facendo dialogare chef di livello con i nostri ristoranti. Abbiamo avviato già in settembre una collaborazione con gli chef cortinesi, che hanno ospitato i nostri vini, ora gli stessi verranno ospitati sul territorio. Obiettivo, Olimpiadi Milano-Cortina. Difficile prevedere come cambierà il mondo dopo questi due anni, sicuramente la volontà è quella di tornare al più presto allo svolgimento regolare e naturale delle nostre attività, soprattutto di promozione, cercando ovviamente di conservare ciò che di meglio abbiamo imparato da questa esperienza, ovvero dell’importanza assoluta che il digitale riveste oggi, per mantenere saldi i contatti con persone dall’altra parte del mondo, senza far mai perdere loro l’amore verso il nostro territorio.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Tutti gli accordi che vengono siglati per elevare il made in Italy di qualità, le eccellenze del nostro agroalimentare nel mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, trovano il nostro assoluto consenso. Naturalmente un aspetto che come Consorzio va tenuto saldamente presente è la tutela, bene che vengano siglati accordi con grossi colossi dell’e-commerce, a patto che si difenda a spada tratta la qualità dal fake o dal sounding.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio DOC Sicilia</em></p></blockquote>
<p><strong>Presidente Rallo, come ha risposto il Consorzio DOC Sicilia ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Nel corso di questi due anni complessi, il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia ha mantenuto attivo un ampio canale di promozione con la finalità di attribuire valore e sostegno ai vini siciliani. Dalla sua creazione a oggi, il Consorzio ha sempre lavorato con costanza e dedizione per promuovere e tutelare la denominazione Sicilia DOP oltre a garantire che tutte le fasi e le disposizioni indicate nel disciplinare di produzione vengano rispettate rigorosamente. Attraverso l’impegno del Consorzio, la denominazione Sicilia DOP viene riconosciuta come garanzia di qualità e come simbolo non solo della regione, ma della stessa produzione made in Italy nel nostro Paese e all’estero. Dunque, anche in un momento difficile come quello pandemico, è stato indispensabile confermare il dialogo attivo con i consumatori dei nostri vini, attraverso pianificazioni pubblicitarie e campagne promozionali attive sia nel Mercato Interno sia nei Paesi Terzi. Le iniziative intraprese dal Consorzio per contrastare la crisi economica provocata dalla pandemia sono risultate efficaci. In generale possiamo dire che le scelte strategiche sono andate nella giusta direzione e ci hanno permesso di chiudere il 2020 con oltre 90 milioni di bottiglie e il 2021 con quasi 96 milioni di bottiglie.</p>
<p><strong>Quali strategie sono state attuate per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo?</strong><br />
Alcune scelte strategiche hanno consentito di riuscire a tutelare gli interessi della filiera della denominazione. Fin dal 2012 il Consorzio realizza attività e iniziative volte a promuovere la denominazione Sicilia DOP. In questa fase delicata, abbiamo scelto di rafforzare l’immagine della DOP Sicilia realizzando investimenti pubblicitari come spot dedicati ai nostri vini, andati in onda in tv e sul web, e promuovendo il brand all’estero. Siamo fieri di come la denominazione “Sicilia” sia sempre più rappresentativa di un territorio, che con tutte le sue unicità restituisce l’idea di un continente vitivinicolo ed evoca l’idea di un ricco mosaico di cultura e natura. La DOP Sicilia in particolare in questi anni ha sempre lavorato per potenziare le proprie attività di promozione e comunicazione privilegiando in primo luogo quei Paesi dove i consumi sono rimasti stabili come gli USA, il Canada, la Germania e dove sono previsti margini di crescita. Poi ha puntato ad altri mercati, come quello asiatico e cinese in particolare, dove i segnali sono incoraggianti e su cui riteniamo ci siano importanti spazi di sviluppo. A seguito di un’azione di monitoraggio e di ascolto dei canali digitali nel mondo, infatti, abbiamo avuto conferma del fatto che il vino siciliano desti molta attenzione all’estero.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio DOC Sicilia hanno avuto più opportunità? E verso quali mercati?</strong><br />
Con i suoi 98.000 ettari di superficie vitata, la nostra Isola – tra le regioni vitivinicole più estese d’Italia – è per definizione inclusiva rispetto alle molteplici influenze territoriali e storiche e ciò è reso evidente dall’incredibile varietà offerta dai suoi vini. Certamente i vitigni di punta rimangono Grillo e Nero d’Avola, che si sono evoluti nel tempo come veri e propri rappresentanti nel mondo del “Vigneto Sicilia”. In particolar modo il Grillo si distingue tra le oltre 70 varietà autoctone della regione e conta più di 21 milioni di bottiglie nel 2021, è sicuramente tra i vitigni che hanno conosciuto maggiore crescita negli ultimi anni, in virtù di caratteristiche qualitative e di versatilità uniche: per profumi, struttura e vivacità è tra i più richiesti vini bianchi nazionali e per noi è un grande risultato. Tra le uve a bacca nera più importanti della Sicilia si distingue il Nero d’Avola, vitigno dal carattere impetuoso e attraente, che si lascia addomesticare dal passaggio del tempo; un nettare propenso all’invecchiamento, ma virtuoso e divertente già in gioventù. Con più di 50 milioni di bottiglie nel 2021, il Nero d’Avola è un prodotto considerato oggi di assoluta eccellenza, che ha contribuito a far conoscere la Sicilia nel mondo.</p>
<p><strong>Le aziende associate sono state reattive nel riconvertirsi verso nuove forme di vendita?</strong><br />
Si sono mosse in autonomia o sotto la guida del Consorzio di tutela? Sicuramente stiamo andando incontro a scenari sempre più dinamici, a cui le aziende stanno rispondendo. Il Consorzio è già pronto a reagire grazie alle nuove e innovative campagne promozionali.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
Riteniamo che alcuni processi si stiano ormai consolidando e alcuni cambiamenti siano irreversibili. Il mondo digitale, indubbiamente ancor di più a causa della pandemia, è diventato fondamentale sia per la promozione che la vendita.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Sicuramente ogni accordo orientato al made in Italy è prezioso e tutte le azioni che l’Italia, attraverso i propri enti, riesce a promuovere per valorizzare le eccellenze italiane non possono che essere accolte positivamente da tutta la filiera.</p>
<blockquote><p><em>Consorzio Vino Toscana</em></p></blockquote>
<p><strong>Presidente Cecchi come ha risposto il Consorzio Vino Toscana ai due difficili anni di pandemia?</strong><br />
Il Consorzio Vino Toscana ha al momento una operatività limitata, dato che è in fase di riorganizzazione e in attesa di raggiungere i parametri per il riconoscimento quindi a livello di Consorzio non abbiamo preso iniziative; le aziende associate hanno avuto difficoltà nella fase iniziale a causa dell’incertezza venutasi a creare, ma poi hanno reagito bene particolarmente nel segmento off-trade, data anche l’ampia gamma di prodotti disponibili all’interno del Toscana IGP, e non abbiamo attuato nessuna particolare strategia per aumentare le vendite mentre il canale Horeca era fermo. Le aziende hanno continuato a curare il portafoglio clienti con particolare attenzione a quei locali che hanno potuto e saputo reagire alla situazione venutasi a creare.</p>
<p><strong>Quali vini del Consorzio Toscana hanno avuto più opportunità? E verso quali mercati?</strong><br />
Hanno avuto più opportunità i vini della fascia media e medio-bassa più adatti all’off-trade. I mercati che hanno avuto più opportunità sono quelli dove le aziende erano già consolidate e avevano rapporti da tempo, dato che era venuta a mancare la possibilità di muoversi per sviluppare nuovi mercati. In particolare le opportunità si sono avute in Nord America e centro Europa.</p>
<p><strong>È possibile indicare i numeri dell’e-commerce in questi due anni?</strong><br />
Ovviamente molte delle nostre aziende si sono organizzate in autonomia per iniziare o incrementare l’e-commerce, ma non conosciamo i dati che possano configurarlo.</p>
<p><strong>Ritenete che i cambiamenti causati dal Covid siano limitati a questo particolare periodo o ci siano i margini per consolidare questa nuova tendenza?</strong><br />
Si consolideranno anche nuove tendenze, ma dopo la pandemia torneranno le modalità che sono state sviluppate negli ultimi decenni: contatti diretti, promozione, eventi, fiere e presenza sui mercati.</p>
<p><strong>Come valutate i rinnovati accordi tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i gruppi Alibaba ed e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese?</strong><br />
Come Consorzio non possiamo che valutare positivamente gli accordi rinnovati tra il Mipaaf, ICQRF, Origin Italia, Federdoc e i Gruppi Alibaba e e-Bay per promuovere le eccellenze agroalimentari e vitivinicole del nostro Paese, ma non siamo al momento coinvolti direttamente.</p>
<p><em>A cura della Redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_01</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/03/Consortium13-FocusInnovazione_ECommerceVino.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<item>
		<title>Croazia: nuove opportunità per l&#8217;export agroalimentare italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/croazia-nuove-opportunita-per-lexport-agroalimentare-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 10:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[PROMOZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Promozione internazionale ed evoluzione di dinamiche commerciali per lo sviluppo e la ripresa economica dei due Paesi Le azioni di collaborazione e promozione per il settore agroalimentare Per promuovere la collaborazione tra le eccellenze italiane [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Promozione internazionale ed evoluzione di dinamiche commerciali per lo sviluppo e la ripresa economica dei due Paesi</em></p>
<p><strong>Le azioni di collaborazione e promozione per il settore agroalimentare</strong><br />
Per promuovere la collaborazione tra le eccellenze italiane del settore agroalimentare e le imprese croate attive nel settore, <a href="https://www.ice.it/it/mercati/croazia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ICE Croazia</a> sta programmando per il 2022 un seminario a Zagabria dedicato al settore agroalimentare. L’iniziativa permetterà l’incontro diretto delle imprese italiane e croate e la presentazione della diverse attività, dei punti di forza e delle peculiarità nel proprio Paese di appartenenza. La recente e ancora attuale crisi pandemica ha evidenziato la necessità per i governi dei singoli Paesi di rafforzare il proprio settore agricolo agroalimentare, in quanto settore primario dell’economia nazionale e chiave di volta per lo sviluppo e la ripresa economica. La rilevanza e centralità del settore agricolo per l’economia locale è confermata anche dalla forte attenzione del governo croato e dai seri sforzi profusi per l’elaborazione della strategia di sviluppo del settore agricolo per il periodo dopo il 2020, realizzata grazie al supporto tecnico della Banca Mondiale. Il seminario si pone l’obiettivo di instaurare una collaborazione diretta per lo scambio di best practices, macchinari/ tecnologie e prodotti e di sondare la possibilità di una partecipazione congiunta ai progetti di sviluppo rurale dell’UE.</p>
<p>Nel prossimo periodo si prevede di svolgere anche azioni di promozione dei prodotti agroalimentari italiani mediante la collaborazione con la GDO locale. Nel 2019 le catene della GDO avevano visto una notevole espansione, spinte dal turismo in forte crescita e dall’aumento degli stipendi, che è continuata anche nel 2020 nonostante la pandemia, anche se a ritmi più lenti, registrando un incremento delle vendite al dettaglio online del +13,9% (il canale online rappresenta il 6% delle vendite al dettaglio complessive). Nel 2020 nel mercato croato ha fatto ingresso anche l’italiana Eurospin. Tra le iniziative del Piano Export Sud 2 – un programma di azioni per promuovere l’internazionalizzazione delle imprese delle regioni italiane meno sviluppate come Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna (finanziato dal PON Imprese e Competitività 2014/2020 FESR &#8211; Asse III Competitività PMI, azione 3.4.1) – nel giugno 2021 l’ICE-Agenzia ha realizzato una degustazione di vini italiani a Zagabria presso l’Hotel The Westin Zagreb. Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di promuovere l’offerta italiana del settore, favorendo l’incontro tra domanda (importatori, distributori, ristoratori, enoteche locali) e offerta. Protagoniste della degustazione di Zagabria sono state le 120 etichette proposte da 40 imprese che hanno partecipato all’evento in formato phygital. La degustazione è stata guidata da esperti sommelier croati.</p>
<p><strong>Il vino e l&#8217;agroalimentare italiano in Croazia</strong><br />
Dall’entrata della Croazia nell’Unione Europea nel 2013 il valore delle importazioni di vino italiano è costantemente aumentato fino a raggiungere nel 2019 un totale di 5,6 milioni di euro, registrando una crescita media annua del +16% e una quota di mercato del 17,4%. Sulla base del volume, nel 2019 si è registrato un aumento di vino italiano importato in Croazia del +117% con una quota di mercato del 15,6% seconda solo alla Macedonia del nord. A seguito della crisi pandemica e del conseguente calo dell’export vinicolo italiano, nel 2020 la quota di mercato italiana è scesa al 13% in valore con 3,5 milioni di euro di export diventando il terzo Paese fornitore dopo la Macedonia del Nord e la Francia. L’interesse delle imprese italiane del settore agroalimentare per il mercato croato, vicino geograficamente e affine per gusti e alimenti consumati, è confermato dalle numerose richieste che quotidianamente pervengono al nostro ufficio relative alla possibilità di ingresso nel mercato croato. I consumatori locali, dall’altra parte, consumano frequentemente i prodotti italiani come vini, formaggi e pasta, apprezzando il prezzo e la qualità.</p>
<p><strong>Il settore alimentare croato</strong><br />
Il territorio della Croazia, grazie alla disponibilità di acqua, al clima favorevole e al terreno fertile, è da sempre stato ritenuto adatto per la produzione di alimenti e bevande. La qualità delle risorse naturali locali è stata riconosciuta da numerose imprese internazionali quali Lactalis, Heineken, Carlsberg, Coca Cola, HiPP e altre. Mentre i successi di esportazione, sul mercato dell’UE e internazionale, delle imprese alimentari locali quali Podravka, Kraš e Ledo contribuiscono all’ulteriore sviluppo del settore alimentare croato. Oggi in Croazia, nel settore della produzione di alimenti e bevande, sono occupate più di 59.000 persone in più di 3.200 imprese. Lo stipendio lordo medio nel comparto della produzione di alimenti è di 1.006 euro, e nel comparto della produzione di bevande 1.418 euro (secondo i dati dell’Ufficio statistico della Croazia 2020). Durante gli ultimi 12 anni, la produzione di alimenti ha segnato una crescita costante. Nel 2020 è cresciuta del +6,8% rispetto al 2008; mentre la produzione di bevande dal 2008 al 2020 è diminuita del -26,2%. Il settore della produzione di alimenti e bevande, uno dei principali nell’industria croata, contribuisce al 2,8% del PIL (dato del 2018). Una peculiarità da sottolineare è che le principali 10 imprese attive nel settore della produzione di alimenti sono quasi tutte di proprietà locale.</p>
<p><strong>Prodotti agroalimentari tutelati e distribuzione geografica delle denominazioni protette in Croazia</strong><br />
La Croazia, con 34 prodotti DOP IGP, nel comparto Cibo è tra i primi dieci Paesi dell’UE per numero di denominazioni agroalimentari protette. La Croazia ha inoltre 18 vini DOP, sei bevande spiritose IGP e un vino aromatizzato a Indicazione Geografica. Ultima registrazione dell’agosto 2021, è il Moscato di Momiano DOP. In Croazia i prodotti in fase di registrazione a livello UE vengono contrassegnati dai simboli ZOI, ZOZP, ZTS che indicano la tutela nazionale di transizione e in base alle disposizioni del Ministero dell’Agricoltura della Croazia, possono essere utilizzati solo per i prodotti per i quali il produttore possiede il certificato di conformità con il Regolamento emesso dall’organo di controllo autorizzato dal Ministero croato, il Bureau Veritas Croatia d.o.o., che ha ottenuto l’autorizzazione a essere l’organo di controllo per la verifica della conformità dei prodotti con il regolamento che definisce se si tratti di prodotto DOP, IGP o STG.</p>
<p><strong>Effetti della pandemia nel mercato croato</strong><br />
La pandemia, per quanto riguarda il mercato della Croazia, ha comportato inevitabilmente l’aumento del consumo di alimenti in casa. Durante i mesi di marzo e aprile 2020 i consumatori, costretti a cambiare le proprie abitudini alimentari, hanno aumentato la domanda di prodotti alimentari conservati e duraturi, il che ha influito negativamente sui produttori di frutta e verdura, carne fresca e latte. La produzione locale, a causa dell’insufficienza dell’agricoltura primaria locale, si orienta verso l’importazione di materie prime, tuttavia i problemi e i ritardi nel trasporto internazionale nel periodo pandemico hanno reso impossibile assicurare la continuità e l’ottimale organizzazione della produzione alimentare locale. Nell’industria alimentare, a seguito della crisi pandemica, si è sentito notevolmente il freno imposto dalle carenze della catena di fornitura, dai mercati al settore Horeca. Le imprese di produzione hanno visto perdite notevoli a causa della chiusura dei confini (il comparto carne dell’industria alimentare croata è fortemente orientato all’export, verso i mercati dell’Italia, dell’Austria e dei Balcani) e dei ristoranti (con la merce in attesa di distribuzione). Sulla base dei dati dell’Ufficio Statistico della Croazia, per il terzo quadrimestre del 2021, i prezzi medi di produzione dei prodotti agricoli sono cresciuti del +16,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il prezzo dei prodotti vegetali è cresciuto del +24,7%, mentre il prezzo dei bovini, polli e prodotti di carne del +1,1%. Il prezzo dei cereali è aumentato del +29,3%, della frutta del +5,5% e del vino del +11,9%.</p>
<p><em>A cura di ICE-Croazia</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2022_01</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/03/Consortium13-ICECroazia.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>L&#8217;emergenza arriva a tavola</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lemergenza-arriva-a-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 08:02:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla crisi energetica ora si aggiungono gravi incognite sugli approvvigionamenti alimentari. Intanto pandemia e conflitto in Ucraina aprono interrogativi sul futuro della globalizzazione L&#8217;allarme dell&#8217;economista Nannicini: «L&#8217;inflazione durerà, rivedere subito il sistema dei salari». Una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla crisi energetica ora si aggiungono gravi incognite sugli approvvigionamenti alimentari. Intanto pandemia e conflitto in Ucraina aprono interrogativi sul futuro della globalizzazione L&#8217;allarme dell&#8217;economista Nannicini: «L&#8217;inflazione durerà, rivedere subito il sistema dei salari».</em></p>
<p>Una delle battute più note del cinema mondiale è probabilmente quella di Marty Feldman in Frankenstein Junior. «<em>Potrebbe essere peggio: potrebbe piovere</em>». E comincia a diluviare. Oggi quel diluvio, lungi dall&#8217;essere il peggio che ci può accadere, è al contrario il sollievo che mezza Italia stava aspettando da mesi. Da centoundici giorni per l&#8217;esattezza. La lunga siccità &#8211; peraltro seguita, invece che da una benefica pioggia, da una gelata che ha portato gravi danni alle campagne &#8211; è l&#8217;ultimo degli elementi di uno scenario che forse solo un buon libro di fantascienza avrebbe potuto immaginare. Senza, peraltro, risultare molto credibile.</p>
<p>Usciamo, o almeno si spera, da due anni di <strong>pandemia</strong> mondiale, causata da un virus dalla provenienza ignota e dal destino ancora più ignoto. Siamo appena entrati in un conflitto alle porte dell&#8217;Europa che nessuno credeva davvero potesse scoppiare. Un conflitto la cui drammatica deriva ha messo in discussione rapporti diplomatici ed economici già tesi in passato ma che, ancora più gravemente, potrebbe mettere in discussione anche tradizionali amicizie, come quelle tra Paesi dell&#8217;Unione europea. Il tutto, non dimentichiamolo, all&#8217;interno di un trend di lungo periodo che vede la Terra riscaldarsi a un ritmo mai sperimentato prima. Egli effetti di questo riscaldamento li sperimentiamo anche a casa nostra: ghiacciai che scompaiono, corsi d&#8217;acqua ridotti, emergenza idrica al sud del Paese durante l&#8217;estate e, seni pre più spesso, anche al nord durante l&#8217;inverno. Che cosa bisogna aspettarsi per il futuro? Come cambieranno le nostre vite? Quali saranno gli effetti di questi fenomeni sui mondo che abbiamo conosciuto finora?</p>
<p><strong>IL DESTINO DELLA GLOBALIZZAZIONE</strong> &#8211; Interrogativi ampi e risposte difficili. Per provare ad affrontarli, meglio concentrarsi su alcuni aspetti specifici. Il primo è il destino della globalizzazione, cioè delle relazioni commerciali (ma anche politiche) tra i Paesi del mondo. Il secondo è la capacità delle nazioni, specialmente quelle europee, di continuare a collaborare su due questioni fondamentali, vale a dire quella del fabbisogno energetico e quella del fabbisogno alimentare. Anzitutto la globalizzazione. Il fenomeno, in sé, è destinato sicuramente a sopravvivere, La globalizzazione, intesa come commercio internazionale ma anche come interdipendenza economica e culturale, non è certo nata in questo secolo e, a ben vedere, nemmeno in quello precedente. Basti pensare ai racconti sulla Via della seta di Marco Polo, nel XIII secolo. O, se si vuole interrogare la storia del pensiero economico, all`opera di Adam Smith, il filosofo ed economista scozzese secondo cui il commercio internazionale era il mezzo per aumentare la ricchezza delle nazioni: lo scriveva più di due secoli fa. La questione oggi è piuttosto che cosa guiderà gli scambi commerciali: la politica dei vantaggi comparati, come insegnano l&#8217;economia e il buon senso? O sempre di più le relazioni diplomatiche? Il conflitto tra Russia e Ucraina costringe a chiedersi che cosa succederà quando la guerra sarà definitivamente affidata ai libri di storia.</p>
<p><strong>LO SCAMBIO INDECENTE</strong> &#8211; Il mondo commercerà ancora con la Russia? Se il leader di quel Paese sarà sempre Putin, risulterà davvero molto difficile per tante democrazie giustificare ai propri elettori lo scambio di denaro con quello che, per molti, è ritenuto oggi un vero e proprio criminale di guerra. Difficile anche pensare che si formerà un nuovo blocco orientale, guidato da Russia e Cina, contro un blocco occidentale. Il mercato russo non è così ampio per la Cina da compensare la perdita dell&#8217;Occidente; né gli importanti investimenti cinesi in Europa e nel resto del mondo potranno essere semplicemente abbandonati dopo anni di paziente e strategica penetrazione cinese in quei mercati. Sarà probabilmente vero, però, che i valori, intesi come principi fondamentali espressi dalle Costituzioni e come metodi di selezione della classe dirigente, avranno un peso nella scelta dei partner commerciali. Non che la storia, su questo, sia particolarmente rassicurante. Il nostro stesso Paese, per esempio, è molto più esposto oggi sul fronte energetico con la Russia di quanto non lo fosse prima del 2014, prima cioè dello scoppio di quella crisi in Crimea che, di fatto, è stata solo l`antipasto dell`attuale invasione in Ucraina. Ci sono poi le questioni relative alle materie prime strategiche, tra cui, in particolare, l&#8217;energia e soprattutto il cibo.</p>
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<p>Infine, le <strong>materie prime alimentari</strong>. Forse il tasto più dolente, soprattutto perché, a torto, ritenuto un problema secondario. Qualche settimana fa, mentre alcuni leader europei si erano incontrati a Versailles per discutere della crisi in Ucraina, una giornalista chiese al presidente del Consiglio italiano se fossimo in una economia di guerra. La risposta di Mario Draghi fu moltodecisa e senza tentennamenti: «<em>Dobbiamo prepararci: ma non è assolutamente un&#8217;economia di guerra</em>». Difficile dare torto al premier. I lavoratori continuano a svolgere le proprie attività, nessun capitale (fisico o monetario) è stato confiscato adattato a nuovi bisogni. Come, è utile ricordare, accadde due anni fa, quando intere fabbriche si dedicarono alla produzione di mascherine invece che ai loro prodotti tipici. Ma bisogna, appunto, prepararsi. E non solo per cercare fornitori alternativi di energia. Quanto sta accadendo in queste settimane sul mercato mondiale del grano e di altri cibi destinati a finire sulle nostre tavole deve fare riflettere perché non si tratta solo di speculazione, destinata a esaurirsi quando le immagini devastanti delle città ucraine cominceranno a sbiadirsi. Da più parti si teme infatti un autunno meno prodigo dei prodotti della terra, con serie ripercussioni sugli scaffali delle catene distributive.</p>
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<p>Fonte: <strong>Molto Economia &#8211; Il Messaggero</strong></p>
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		<title>Coppa di Parma IGP: il 2021 è stato un anno positivo, segno più per produzione e fatturato, bene anche l’export</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 11:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coppa di Parma IGP: il fatturato al consumo raggiunge 70 milioni di euro (+2,9% rispetto al 2020). In crescita anche i kg di carne lavorata (+1,2%) e la produzione etichettata (+2,7%). In GDO sale al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Coppa di Parma IGP: il fatturato al consumo raggiunge 70 milioni di euro (+2,9% rispetto al 2020). In crescita anche i kg di carne lavorata (+1,2%) e la produzione etichettata (+2,7%). In GDO sale al 30% la quota delle vaschette di pre-affettato, che crescono a volume del 2,3% in un anno. L’export ha un’incidenza dell’8% sul turnover del comparto, che conta 21 aziende e 550 occupati. Il Canada è il primo Paese in assoluto per quota export.</em></p>
<p><strong>Numeri in lieve aumento nel 2021 per la Coppa di Parma IGP</strong>: si conferma il trend positivo osservato già nel 2020. <strong>Crescono i volumi di produzione</strong>: secondo i dati forniti da ECEPA &#8211; Ente di Certificazione Prodotti Agro-Alimentari, nel 2021 i kg di carne suina lavorata sono stati 4,25 milioni (+1,2% rispetto al 2020). La produzione etichettata fa registrare un +2,7%, raggiungendo un volume di 1,85 milioni di kg.</p>
<p>A parità di aziende associate al Consorzio di Tutela (21), <strong>cresce di una trentina di unità</strong> &#8211; per un totale di 550 persone &#8211; <strong>il numero di occupati</strong>, tra addetti diretti e lavoratori legati all’indotto. Il <strong>fatturato al consumo</strong> passa dai 68 milioni di euro del 2020 ai <strong>70 milioni di euro</strong> del 2021: +2,9% in 12 mesi.</p>
<p>Con una quota pari al 70% del turnover del comparto, la <strong>grande distribuzione</strong> rimane il <strong>canale di commercializzazione principale</strong>. Cresce l’apprezzamento dei consumatori per le <strong>vaschette di Coppa di Parma IGP pre-affettata</strong>: l’incidenza, sul totale delle vendite in GDO, sale dal 25% al 30%. Nel 2021 sono stati 440.000 i kg di carne suina destinati al pre-affettato: +2,3% rispetto al 2020, una crescita in termini percentuali però inferiore a quella registrata tra 2019 e 2020, profondamente influenzata dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Passando al <strong>segmento ho.re.ca.</strong>, che per il comparto della Coppa di Parma IGP è importante soprattutto in termini di reputazione e di valorizzazione del prodotto, il 2021 è stato un anno altalenante: i primi sei mesi sono stati difficili, per via delle chiusure o dell’operatività limitata imposta ai locali, mentre il secondo semestre ha fatto registrare una ripresa significativa.</p>
<p>Buone le notizie anche sul fronte <strong>export</strong>: dopo un 2020 complicato causa Covid-19, l’<strong>incidenza delle esportazioni sul turnover del comparto</strong> della Coppa di Parma IGP <strong>cresce, sfiorando l’8%</strong>. La principale area di destinazione è rappresentata dai <strong>Paesi di area UE</strong>, con una quota export del 55,6%: i più importanti partner commerciali stranieri sono Germania, Francia e Benelux. Ma è il <strong>Canada</strong> in assoluto il <strong>singolo maggior importatore di Coppa di Parma IGP</strong>, con una quota export del 38,6%. Il Regno Unito rappresenta una quota export del 2,1%.</p>
<p>Queste le parole di <strong>Fabrizio Aschieri</strong>, Presidente del <a href="https://www.coppadiparmaigp.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio di Tutela della Coppa di Parma IGP</a>: «<em>La premessa doverosa è che anche il 2021, come il 2020, è stato un anno particolare, per via dell’emergenza sanitaria da Covid-19: però il comparto della Coppa di Parma IGP ha dimostrato di <strong>saper reagire al mutato contesto in modo efficace</strong>. Possiamo essere soddisfatti perché, sia <strong>a volume</strong> che <strong>a valore</strong>, abbiamo chiuso il 2021 facendo registrare <strong>performance positive</strong>. Alcuni trend che avevamo osservato già nel 2020 si sono consolidati: mi riferisco, in particolare, alla crescita del segmento del pre-affettato e alla contrazione delle vendite al banco taglio. La prima ha compensato la difficoltà della seconda</em>».</p>
<p>Per quanto riguarda il 2022, secondo il Presidente Aschieri sarà importante <strong>dare ulteriore impulso all’export</strong>: «<em>Sono convinto che i <strong>margini di crescita</strong> saranno <strong>significativi</strong>. In particolare, come confermano i dati relativi al Canada, il <strong>mercato nordamericano</strong> ha enormi potenzialità: per tutto il comparto sarebbe fondamentale ottenere il via libera alla commercializzazione della Coppa di Parma IGP negli <strong>Stati Uniti</strong>. Insieme con il Mipaaf, stiamo portando avanti un’attività di suasion, che speriamo possa presto dare i propri frutti</em>».</p>
<p>Il 2022 segnerà anche un <strong>rilancio dell’attività di promozione</strong>, con il ritorno del Consorzio di Tutela della Coppa di Parma IGP a eventi e fiere internazionali: tra i principali appuntamenti in calendario, <strong>Vinitaly</strong>, al fianco di Enoteca Regionale Emilia-Romagna, e <strong>Cibus</strong>. In un’ottica di breve/medio periodo, le criticità maggiori sono quelle legate all’<strong>incremento in doppia cifra dei costi di filiera per i produttori</strong>: dall’energia elettrica al trasporto su gomma, dalla plastica agli imballaggi di cartone. Questi fattori &#8211; che colpiscono la totalità dell’agroalimentare italiano &#8211; rischiano di penalizzare la redditività del comparto. Un altro dossier sensibile è rappresentato dal <strong>costo della materia prima</strong>: la crescente domanda cinese di carni suine, infatti, sta determinando rincari significativi.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio di Tutela della Coppa di Parma IGP</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/04/20220401_CS_COPPADIPARMAIGP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Mozzarella di Bufala Campana DOP, boom 2021 ma guerra mette aziende a rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 08:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al presidente del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP, Domenico Raimondo: &#8220;Intervenire subito&#8221;. &#8220;La filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP è a rischio paralisi a causa della guerra in Ucraina. Negli ultimi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al presidente del <a href="https://www.mozzarelladop.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP</a>, <strong>Domenico Raimondo</strong>: &#8220;Intervenire subito&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;La filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP è a rischio paralisi a causa della guerra in Ucraina. Negli ultimi giorni stiamo registrando aumenti dei costi di produzione e di conseguenza ci sono degli aumenti nella filiera che purtroppo non riusciamo a giustificare con la grande distribuzione.</p>
<p>Nel 2021 abbiamo raggiunto un record di 54 milioni di chili trasformati ma in queste ore stiamo rischiando di vanificare tutto lo sforzo fatto nel nonostante la pandemia&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/economia/mozzarella-dop-boom-2021-ma-guerra-mette-aziende-rischio/AEezQALB?refresh_ce=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">VIDEO INTERVISTA</a></p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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