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	<title>Coronavirus &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Coronavirus &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Alcolici, il Covid costa a vino e spirits 3,5 mld</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/alcolici-il-covid-costa-a-vino-e-spirits-35-mld/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 08:24:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Alcolici: il vino nel 2021 perderà 1,66 mld, gli spirits 604 mln Vendite -29% a 1,66 mld di euro per il vino e -41% a 604 mln per gli spirits: sono queste le ultimissime stime [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alcolici: il vino nel 2021 perderà 1,66 mld, gli spirits 604 mln</em></p>
<p>Vendite -29% a <strong>1,66 mld</strong> di euro per il vino e -41% a <strong>604 mln</strong> per gli spirits: sono queste le ultimissime stime delle vendite fuori casa nel 2021 elaborate da TradeLab per <a href="https://www.federvini.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Federvini</strong> </a>che ipotizzano la chiusura del canale discoteche per tutto l&#8217;anno. Alla fine si stima un taglio del sell-in di un mld che si somma a 1,3 mld di euro del 2020.</p>
<p>«<em>Un anno ancora segnato profondamente dagli effetti della pandemia</em>», commenta <strong>Micaela Pallini</strong>, presidente del gruppo spiriti di Federvini &#8211; <em>ma anche dalle ripercussioni dei dazi Usa sugli spiriti che nel 2020 hanno ridotto l&#8217;export di 65 mln. Un colpo terribile per le imprese italiane che si sono strutturate per il mercato Usa e che in un triennio hanno aumentato l`export del 50%</em>».</p>
<p>Nel prossimo maggio Federvini rinnoverà le cariche della federazione e dei gruppi vino, spiriti e aceti. Dopo il doppio mandato, <strong>Sandro Boscaini</strong> lascerà la presidenza. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, Pallini, ceo dell&#8217;omonima distilleria romana, è il nome individuato dai saggi per la presidenza. Sul tema specifico, l`imprenditrice glissa. Si limita a dichiarare: «<em>I saggi hanno terminato il loro </em><em>lavoro ma i nomi dei candidati verranno ufficializzati nell`assemblea di maggio</em>».</p>
<p><strong>Questo giro di presidenza spetta a un «liquorista»?</strong><br />
<em>Non c&#8217;è una norma scritta sull&#8217;alternanza. Poi dipende anche dalla disponibilità dei soggetti, da chi intende mettersi in gioco e dalle emergenze da affrontare.</em></p>
<p><strong>Quali sono le emergenze politiche?</strong><br />
<em>I dazi introdotti da Trump sono una catastrofe. Eppoi anche in Italia abbiamo un problema di percezione da parte delle istituzioni, per esempio pochi sanno che il comparto degli spiriti esportava circa 1 miliardo prima della pandemia.</em></p>
<p><strong>Molti comparti hanno beneficiato degli aiuti pubblici</strong><br />
<em>Correttamente sono andati a sostegno del settore alberghiero e dei pubblici esercizi. Troppo poco invece è stato fatto per il settore vitivinicolo, niente per gli spiriti italiani: noi non siamo né nel settore agricolo né in quello industriale e abbiamo problemi a trovare ascolto.</em></p>
<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/03/20210303_RS_ITALIAOGGI.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Made in Italy a rischio: il peperoncino cinese sta sostituendo quello italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-a-rischio-il-peperoncino-cinese-sta-sostituendo-quello-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 14:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cina domina il mercato italiano del peperoncino offrendo un prodotto meno pregiato e sicuro, ma venduto ad un costo quattro volte inferiore a quello italiano. Per via della pandemia abbiamo cambiato i nostri consumi: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Cina domina il mercato italiano del peperoncino offrendo un prodotto meno pregiato e sicuro, ma venduto ad un costo quattro volte inferiore a quello italiano.</em></p>
<p>Per via della pandemia abbiamo cambiato i nostri consumi: mangiamo più pasta perché stiamo in casa, mangiamo più peperoncini convinti che tengano lontano il virus e lo stesso vale per l&#8217;aglio. Così il nostro piatto di spaghetti non solo è appetitoso ma ha un retrogusto antivirale. Tant`è che sul sito del ministero della Salute c&#8217;è un&#8217;avvertenza per difendersi dalle bufale in rete. Testuale:<b> &#8220;</b>Il<b> peperoncino piccante </b>nel cibo, anche se molto saporiti, non possono prevenire o curare Covid-19. L&#8217;aglio è un alimento con alcune proprietà antimicrobiche, ma non ci sono evidenze di azione preventiva nei confronti del nuovo <strong>coronavirus</strong>&#8220;. Magari tiene lontano i vampiri, ma fermiamoci lì. Però c`è un altro virus cinese che attacca stavolta l`economia e segnatamente peperoncino e aglio. È scoppiata una guerra piccante denunciata dalla<strong> Cia</strong> &#8211; <strong>Confederazione italiana agricoltori</strong> &#8211; che sostiene come anche a causa dell`incremento di domanda il peperoncino cinese ha scacciato dalle tavole e dai supermercati quello italiano. La faccenda non è di poco conto perché per molti agricoltori, soprattutto del Sud, e per molti trasformatori il peperoncino è «oro rosso».</p>
<p>Si apre un nuovo, grave fronte di mancata tutela dei prodotti nostrani e il neoministro pentastellato dell`Agricoltura <strong>Stefano Patuanelli</strong> avrà di che battagliare a Bruxelles con il commissario agricolo<strong> Janusz Wojciechowski</strong> visto che la <strong>dieta mediterranea</strong> è sotto attacco sia con la famigerata etichetta Nutriscore che con il piano anticancro europeo; il peperoncino di certo è uno degli emblemi del nostro regime alimentare ma scarsamente tutelato dal dumping estero. In Italia s`importano più di 2 mila tonnellate di «diavolicchi» perché la produzione nazionale, di ottima qualità, non soddisfa minimamente la domanda. Copriamo non più del 20 per cento del fabbisogno con una produzione che non supera le 400 tonnellate, divisa tra Calabria (che da sola realizza il 25 per cento del peperoncino italiano), Basilicata, Campania, Lazio e Abruzzo. Tra importazioni e produzione locale si tratta di circa una quindicina di milioni di euro. Come dice il presidente dell`<strong>Accademia del Peperoncino</strong> &#8211; che ha sede a Diamante, ovviamente in Calabria &#8211; <strong>Enzo Monaco</strong>: «La nostra qualità è altissima, ma la produzione di fatto non esiste». E ora è schiacciata dalla concorrenza cinese. Dall`Oriente importiamo circa 1`80 per cento del nostro fabbisogno (il resto arriva da Turchia ed Egitto) solo che è merce di scarsa qualità. Il prezzo però fa la differenza. L`allarme della Confederazione degli agricoltori si concentra su questi due aspetti: il prodotto cinese arriva a 3 euro contro i 15 del costo medio di quello italiano, ma mentre quello italiano è <strong>controllato e selezionato </strong>quello orientale contiene di tutto<strong>.</strong></p>
<p>Spiegano alla<strong> Cia</strong>: «Se in Italia, da 10 chilogrammi di peperoncino fresco si ottiene un chilo di prodotto essiccato, macinato in polvere pura al 100 per cento e commerciabile a 15 euro, l`analogo prodotto dalla <strong>Cina</strong> ha un costo di soli 3 euro, ed è il risultato di tecniche di raccolta e trasformazione molto grossolane: la piantina viene interamente triturata &#8211; compresi picciolo, foglie, radici &#8211; con requisiti fitosanitari ben diversi da quelli conformi ai regolamenti europei. La polvere stessa è per sua natura facilmente sofisticabile e anche quando il peperoncino arriva fresco o semi-lavorato da Turchia o Egitto, la qualità è compromessa dai molti conservanti. Il <strong>peperoncino </strong>italiano, fresco o lavorato, ha prezzi molto più alti perché raccolto a mano e la trasformazione avviene con tecniche d`avanguardia compresi macchinari per l`ozono per una perfetta essiccazione».</p>
<p>di Carlo Cambi</p>
<p>Fonte: <strong>Panorama</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/02/ARTICOLO-1-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I ristoranti chiusi, la ripresa in salita del Murazzano DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-ristoranti-chiusi-la-ripresa-in-salita-del-murazzano-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 08:48:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Murazzano DOP: come durante il lockdown della scorsa primavera, le nuove restrizioni ne stanno mettendo a dura prova la filiera. Claudio Adami, presidente del Consorzio di tutela del Murazzano DOP e allevatore a Paroldo parla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Murazzano DOP: come durante il lockdown della scorsa primavera, le nuove restrizioni ne stanno mettendo a dura prova la filiera.</em></p>
<p><strong>Claudio Adami</strong>, presidente del <strong>Consorzio di tutela del Murazzano DOP</strong> e allevatore a Paroldo parla di «<em>difficoltà legate alla ripartenza</em>».</p>
<p>«<em>A causa dei ristoranti chiusi, si sta verificando ancora una volta un forte <strong>calo delle vendite</strong> del formaggio e della carne di agnello</em> &#8211; spiega Adami -. <em>Con gravi perdite. Ad affossare il lavoro degli allevatori, inoltre, è l’abbassamento dei prezzi. Un agnello da 15 chili, in media del valore di 4 euro al chilo, è passato a 2 euro, la metà. E anche la carne di vitello è venduta a metà prezzo</em>».</p>
<p>Aggiunge: «<em>Fortunatamente, avendo un agriturismo, portiamo avanti il servizio di asporto di piatti cucinati potendo così far fronte alle perdite dovute alla cancellazione di cene e pranzi durante le feste. La limitazione agli spostamenti, poi, è deleteria. Addirittura, un gruppo di cacciatori provenienti dal Trentino che veniva da noi da 7 anni per la caccia al capriolo ha annullato il soggiorno</em>».</p>
<p>Le capre vanno munte regolarmente con o senza virus, per questo la realizzazione di formaggio fresco diventa un problema se rimane invenduto. I soci del Consorzio, quindi, puntano sugli <strong>stagionati</strong>. <strong>Carlo Giordano</strong> della Cascina Abate di Bossolasco precisa: «<em>I ristoranti chiusi e i mercati a singhiozzo ci hanno danneggiato. A Natale si arrivava a vendere tutto il formaggio, ma ora la situazione è cambiata. Gli stagionati perciò si rivelano una soluzione. Ne realizziamo una quindicina tra pecorini e tome. Per non buttare il latte inutilizzato, la scorsa primavera lo usavamo per alimentare gli animali in stalla in aggiunta al foraggio. Ora non più. Ma rimane la paura delle incertezze a frenare l’entusiasmo</em>».</p>
<p><strong>Massimo Giordano</strong> dell’azienda Monterobiglio, nonostante il periodo nero dei ristoranti, continua a vendere il formaggio fresco al mercato di Alba e ai privati nella sede di Bossolasco. E, in attesa di un miglioramento della situazione, anche l’azienda La perla delle Langhe di Murazzano ha una <strong>clientela di privati</strong> che acquistano il prodotto dagli ambulanti consentendo un trend del mercato stabile. Ma oggi, nelle stalle dell’Alta Langa è tempo di parti. Le nuove nascite fanno sempre ben sperare ad un nuovo inizio.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lastampa.it/cuneo/2021/01/17/news/i-ristoranti-chiusi-la-ripresa-in-salita-del-murazzano-dop-1.39782019" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La Stampa</strong></a></p>
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		<title>Agroalimentare star dei distretti, industria per la casa in ripresa</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agroalimentare-star-dei-distretti-industria-per-la-casa-in-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2021 08:24:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Distretti dell&#8217;agroalimentare al top nel 2020 per crescita dell&#8217;export. Lo mette in rilievo l&#8217;analisi condotta da Intesa Sanpaolo sulle aree più performanti nelle vendite all&#8217;estero. Ventisette su 31. Scorrendo la lista dei distretti più performanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Distretti dell&#8217;agroalimentare al top nel 2020 per crescita dell&#8217;export. Lo mette in rilievo l&#8217;analisi condotta da Intesa Sanpaolo sulle aree più performanti nelle vendite all&#8217;estero.</em></p>
<p>Ventisette su 31. Scorrendo la lista dei distretti più performanti nel 2020 in termini di <strong>export</strong> è il <strong>settore alimentare</strong> a vincere a mani basse, occupando quasi integralmente la classifica che evidenzia le aree in crescita.</p>
<p>Dall&#8217;analisi di <a href="https://www.intesasanpaolo.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Intesa Sanpaolo</strong></a> (i distretti farmaceutici sono trattati in un report diverso) emerge in modo chiaro come sia proprio il <strong>comparto alimentare</strong>, anticiclico per eccellenza, a sostenere le medie in un momento di grande difficoltà. Nel terzo trimestre per queste aree prosegue il progresso delle vendite estere (+2,3%), con un <strong>bilancio positivo del 3,1%</strong> nei primi nove mesi dell&#8217;anno, variazione superiore rispetto a quanto osservato nelle aree non distrettuali (-0,6% nei mesi estivi e -2,1% nel periodo gennaio/settembre). Alimentare di Parma, del napoletano, le Conserve di Nocera, le Mele dell&#8217;Alto Adige, il Caffè, le confetterie e il cioccolato del torinese, l&#8217;Ortofrutta del barese, l&#8217;Olio toscano e l&#8217;Ortofrutta e le conserve del foggiano sono alcuni esempi, occupando i primi posti per crescita assoluta delle vendite estere tra gennaio e settembre. Un quadro che si è modificato tuttavia nel terzo trimestre, dove è visibile un recupero corale più ampio.</p>
<p>Dai minimi del secondo trimestre, quando solo 23 distretti su 157 presentavano dati positivi (un dato peggiore si trova solo all`inizio del 2009), si è passati a <strong>6o aree in crescita</strong>. Con il risultato di passare da un -33,2% tendenziale del periodo aprile-giugno a un più confortevole -4,9% del trimestre successivo. Un quasi ritorno alla normalità legato alla riscossa degli elettrodomestici (+15% nel trimestre), così come dei mobili e dei materiali da costruzione, come ad esempio le piastrelle di Sassuolo. Se il bilancio complessivo dei distretti resta comunque in rosso, un calo trimestrale di 1,5 miliardi, lo si deve a performance negative in ampie filiere del <strong>made in Italy</strong>.</p>
<p>«<em>Le incertezze sono tante</em> &#8211; spiega il responsabile Industry di Intesa Sanpaolo <strong>Fabrizio Guelpa</strong> &#8211; <em>ma la nostra stima vede comunque solo nel 2025 un ritorno del Pil italiano ai livelli 2019. La vera sfida, a livello-Paese, è quella di utilizzare le risorse del Recovery Fund per migliorare la nostra capacità competitiva. Per le aziende si tratta invece di cavalcare i temi che sono risultati vincenti durante l&#8217;emergenza. Come l&#8217;e-commerce, la filiera corta, la sostenibilità dei prodotti e la digitalizzazione dei processi</em>».</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/01/20210113_RS_IL-SOLE-24-ORE.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Ragusano DOP, il 2020 del consorzio segnato da luci e ombre</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ragusano-dop-il-2020-del-consorzio-segnato-da-luci-e-ombre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 08:45:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ragusano DOP, gli effetti della pandemia hanno condizionato il piano produttivo. Approvato il nuovo disciplinare Bilanci di fine anno per il Consorzio per la tutela della DOP Formaggio Ragusano. Tra luci ed ombre si chiude [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ragusano DOP, gli effetti della pandemia hanno condizionato il piano produttivo. Approvato il nuovo disciplinare</em></p>
<p>Bilanci di fine anno per il <a href="https://www.consorzioragusanodop.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio per la tutela della DOP Formaggio Ragusano</a>. Tra luci ed ombre si chiude un anno sicuramente particolare, anche per la <strong>filiera</strong> di quello che è certamente il prodotto di punta, più caratteristico degli Iblei.</p>
<p>Doveva essere l&#8217;anno del riscatto e del rilancio ma il 2020 sul <strong>piano produttivo</strong> è stato purtroppo, negativamente condizionato innanzitutto dai non indifferenti effetti del coronavirus. E ciò per il blocco del sistema <strong>Horeca</strong> ed il calo delle esportazioni col conseguente intasamento dei mercati, anche locali. Ma anche per il fatto che molti produttori, per poter disporre della liquidità necessaria per mandare avanti le aziende, hanno scelto di vendere il latte o di lavorare sul &#8220;fresco&#8221;, non potendo farsi carico dei &#8220;tempi morti&#8221; della stagionatura. Cosa che ha potuto fare qualche cooperativa che, con considerevoli anticipazioni, ha scelto di andare incontro alle esigenze degli associati.</p>
<p>Sul settore si sono inoltre abbattute le conseguenze della introduzione dei <strong>dazi</strong> americani e della prolungata siccità che, oltre al danno economico arrecato alle aziende per la mancanza di pascoli, ha costretto di rimandare l&#8217;inizio della nuova <strong>campagna di caseificazione</strong>, avviata solo a dicembre.</p>
<p>Ma il 2020 è stato anche l&#8217;anno in cui si è ottenuta la definitiva approvazione del <strong>nuovo disciplinare di produzione</strong> e si è avuto il rinnovo del riconoscimento di legge da parte del ministero delle Politiche Agricole. Grazie all&#8217;azione del consorzio di tutela, inoltre il Ragusano DOP è stato inserito fra i formaggi di qualità oggetto del bando Agea per l&#8217;acquisto di alimenti da destinare agli indigenti: un fatto questo tanto importante e senza precedenti. Per non dimenticacela tre giorni del Caseus.</p>
<p>&#8220;<em>Come sempre siamo impegnati a raggiungere traguardi sempre più qualificanti per la filiera e per tutto il territorio</em> &#8211; ha sottolineato <strong>Giuseppe Occhipinti</strong>, presidente del Consorzio di Tutela &#8211; <em>Il ragguardevole lavoro del Consorzio e gli sforzi fatti dai produttori nell`anno che si conclude non sono da sottovalutare e sono una buona base di partenza per il nuovo anno che, si spera e ci si augura, possa essere migliore</em>&#8220;.</p>
<p>Fonte: <strong>La Sicilia &#8211; Ragusa</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2021/01/20200105_RS_LA-SICILIA-ED.-RAGUSA.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Provolone del Monaco DOP, numeri in crescita e lotta alla contraffazione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/provolone-del-monaco-dop-numeri-in-crescita-e-lotta-alla-contraffazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 08:43:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante la pandemia prosegue l&#8217;ascesa del Provolone del Monaco DOP, il formaggio più famoso della Campania Numeri in crescita e guardia alta contro la contraffazione. L&#8217;anno 2020 non ha cambiato lo spirito del Consorzio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nonostante la pandemia prosegue l&#8217;ascesa del Provolone del Monaco DOP, il formaggio più famoso della Campania</em></p>
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<p>Numeri in crescita e guardia alta contro la contraffazione. L&#8217;anno 2020 non ha cambiato lo spirito del <strong>Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco DOP</strong> che prosegue il suo percorso per portare sulle tavole di tutto il mondo il formaggio stagionato più famoso della Campania.</p>
<p>&#8220;<em>Anche noi</em> &#8211; spiega il presidente del Consorzio <strong>Giosuè De Simone</strong> &#8211; <em>abbiamo dovuto fare i conti con la pandemia modificando quello che è il tradizionale calendario di fine anno. Come era facilmente immaginabile abbiamo deciso di non organizzare il Gran Galà Provolone del Monaco DOP. Riservandoci di ritornare l&#8217;anno prossimo con un calendario ancora più ricco ed intenso di appuntamenti soprattutto per i giovani delle scuole che sono stati da sempre un nostro punto di forza, oltre a rappresentare il futuro</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Non mancherà invece</em> &#8211; aggiunge il direttore <strong>Vincenzo Peretti</strong> &#8211; <em>l&#8217;appuntamento con il Trofeo Fernando De Gennaro. Riservato, come da regolamento, al Provolone del Monaco DOP con una stagionatura superiore ai 12 mesi. Stiamo valutando le modalità organizzative e dovremmo salutare il 2021 assegnando il riconoscimento proprio nel mese di gennaio</em>&#8220;.</p>
<p>Quello che invece non manca è l&#8217;attenzione riservata alla <strong>lotta alla contraffazione</strong>: &#8220;<em>Anche nel corso di questi giorni che ci separano dal Natale</em> &#8211; concludono Peretti e De Simone &#8211; <em>siamo stati costretti a segnalare a chi di competenza brutte storie di falsi ed imitazioni. Si cerca di creare confusione con prodotti che hanno assonanze nel nome e nelle forme al Provolone del Monaco DOP originale. Ai consumatori raccomandiamo la massima attenzione e di consultare tutte le indicazioni che forniamo per non cadere vittime di chi cerca di lucrare in maniera disonesta su di un prodotto reso famoso dal lavoro dei nostri allevatori e dei nostri casari che non smetteremo mai di ringraziare</em>&#8220;.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.facebook.com/monacodop/posts/10159096159950879" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco DOP</strong> </a></p>
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		<title>Cipolla Bianca di Margherita IGP, nel 2020 cresce l’interesse e crescono le difficoltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 08:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di valorizzazione e Tutela della Cipolla bianca di Margherita IGP traccia un bilancio nell’anno della Covid-dipendenza. Nel 2020 il Covid-19 ha destabilizzato il mercato della Cipolla Bianca di Margherita IGP. Nel mese di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em>Il Consorzio di valorizzazione e Tutela della Cipolla bianca di Margherita IGP traccia un bilancio nell’anno della Covid-dipendenza.</em></p>
<p>Nel 2020 il Covid-19 ha destabilizzato il mercato della <strong>Cipolla Bianca di Margherita IGP</strong>. Nel mese di maggio migliaia di tonnellate di cipolle hanno invaso dall’estero i mercati italiani. Erano quelle bloccate nei mesi di marzo e aprile, durante il lockdown, sommate poi a quelle di maggio. Questo fenomeno ha generato, insieme alla chiusura della filiera Horeca, la saturazione del mercato, una domanda asfittica e prezzi bassi di vendita.</p>
<p>Eppure i segnali positivi non sono mancati. «<em>Diverse catene della grande distribuzione, e con loro i consumatori, hanno dimostrato di apprezzare sempre più questa cipolla, unica per gusto e versatilità in cucina, merito della bontà del prodotto e della certificazione IGP</em> – commenta <strong>Giuseppe Castiglione, presidente del Consorzio</strong> -. <em>Il nostro prodotto certificato ha avuto un <strong>incremento nelle vendite del 18%, passando da 26.300 quintali nel 2019 a 30.900 quintali</strong> nel 2020. Tale incremento, tuttavia, non è riuscito a coprire i danni dell’invenduto e dei prezzi bassi della seconda fase della raccolta, in un mercato sotto stress. I produttori si sono dovuti accontentare di coprire i soli costi di produzione, senza margini di utili e i soci confezionatori, che su sollecitazione del Consorzio hanno ritirato tutta la produzione certificata Igp, hanno dovuto mandare <strong>al macero più di 10mila quintali di cipolle</strong>, senza alcun ristoro.</em></p>
<p>La <strong>campagna 2020</strong>, Covid-dipendente, è stata anomala e deviante. L’emergenza sanitaria ha portato a galla problemi inediti ma ha fatto anche da detonatore a falle già presenti negli anni precedenti nel mercato delle cipolle.</p>
<p>«<em>Problematiche fondamentali per il nostro commercio</em> – spiega il presidente -, <em>come la corretta regolazione del rapporto tra prodotto nazionale ed extracomunitario, dei rapporti tra gli operatori della filiera della cipolla, produttori, confezionatori e la distribuzione per un’equa ripartizione di rischi e margini di utili. La speranza è che con la collaborazione di Ministero delle politiche agricole, le associazioni dei Consorzi di tutela IGP e DOP, delle associazioni delle categorie interessate, GDO, mercati generali, coltivatori diretti, si riescano a trovare nuove soluzioni a problemi già noti e purtroppo acuitisi in questa fase, in modo da salvaguardare queste produzioni di qualità che caratterizzano il nostro Paese. Finora – conclude il presidente del Consorzio &#8211; la certificazione ha aiutato a difendere le posizioni e a far sopravvivere il settore. Manca però il salto decisivo a rendere attrattivo il ritorno ai campi, con prezzi adeguati al lavoro che c’è dietro questo tipo di produzioni e alla loro qualità</em>».</p>
<p>La Cipolla Bianca di Margherita IGP viene prodotta nelle sabbie del Mar Adriatico, a sud Gargano. L’habitat, una zona di elevato interesse ambientale, tutelata da una <strong>convenzione internazionale</strong> (Ramsar 1979), e le tecniche di produzione prevalentemente manuali, invariate da secoli danno vita a questa cipolla biodiversa, dalle infinite qualità alimentari. Al consorzio, riconosciuto nel 2016, partecipano venti aziende di piccoli produttori, due cooperative di produzione, quattro aziende di confezionamento.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio di Valorizzazione e Tutela della Cipolla bianca di Margherita IGP</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/12/20.12.16-Cipolla-bilancio.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Covid, Grana Padano DOP: confezione in omaggio ai donatori di plasma iperimmune</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/covid-grana-padano-dop-confezione-in-omaggio-ai-donatori-di-plasma-iperimmune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 08:48:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano a sostegno della raccolta organizzata dell’ASST di Mantova. I pazienti guariti invitati a contattare il servizio per arricchire la banca del sangue. Berni: si possono salvare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano a sostegno della raccolta organizzata dell’ASST di Mantova. I pazienti guariti invitati a contattare il servizio per arricchire la banca del sangue. Berni: si possono salvare vite con un gesto dal sapore meraviglioso.</em></p>
<p>Il <a href="https://www.granapadano.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano</a> scende in campo a sostegno della raccolta di plasma iperimmune da pazienti guariti dal Covid 19, promossa dall’ASST di Mantova.</p>
<p>I donatori, infatti, riceveranno come ringraziamento per il loro gesto di solidarietà una confezione di Grana Padano DOP.</p>
<p>“<em>L’uso compassionevole del plasma iperimmune, integrato dai farmaci scelti dagli specialisti dell’ospedale di Mantova, ha guarito molti pazienti gravi colpiti da Covid 19, comprese donne in gravidanza</em> – ricorda <strong>Stefano Berni</strong>, Direttore Generale del Consorzio Grana Padano – <em>e numerose sacche sono state inviate ad altri presidi sanitari in tutta Italia. La seconda ondata ha accresciuto il fabbisogno di plasma ricco di anticorpi, ma la banca del sangue ha bisogno di essere costantemente rifornita. I produttori ed i lavoratori della filiera del Grana Padano fanno quindi proprio l’appello lanciato dall’ASST di Mantova a chi è guarito: telefonate al servizio Iperplasma e mettetevi a disposizione. La vostra donazione potrà salvare una vita e con l’omaggio di una confezione di Grana Padano Riserva vi lascerà il sapore meraviglioso di un gesto di grande solidarietà</em>”.</p>
<p>“<em>Ringrazio il Consorzio Tutela Grana Padano nella persona del Direttore</em> – aggiunge <strong>Massimo Franchini</strong> Direttore del <strong>Servizio Trasfusionale del Poma</strong> – <em>per il supporto alla promozione della donazione di plasma iperimmune. Mai come oggi è necessario raccogliere il plasma dai pazienti guariti dal Covid-19, per poter dare una concreta e valida terapia ai numerosi malati gravi ricoverati nel nostro Ospedale</em>.”</p>
<p>Per donare il plasma, è necessario contattare l’ASST al numero del servizio dedicato 0376 201409 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, oppure inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:iperplasma@asst-mantova.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iperplasma@asst-mantova.it</a>.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/12/20201216_CS_GRANA-PADANO-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Vini del Montello: un&#8217;asta per presentare la nuova immagine del Consorzio e raccogliere fondi a favore del centro Covid</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vini-del-montello-unasta-per-presentare-la-nuova-immagine-del-consorzio-e-raccogliere-fondi-a-favore-del-centro-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 08:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’asta di vini rossi del territorio e di alcune perle enologiche nazionali per aiutare l’ospedale di Montebelluna: il ricavato verrà raddoppiato dal Consorzio, che si è dotato di un nuovo logo che accomuna il Montello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un’asta di vini rossi del territorio e di alcune perle enologiche nazionali per aiutare l’ospedale di Montebelluna: il ricavato verrà raddoppiato dal Consorzio, che si è dotato di un nuovo logo che accomuna il Montello DOP e il Montello Colli Asolani DOP</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una nuova immagine per i Vini del Montello, definizione sotto la quale verranno d’ora in poi accomunate la <strong>DOP Montello Rosso</strong> e la <strong>DOP Montello Colli Asolani</strong>. Le due denominazioni, la prima esclusivamente vocata ai vitigni bordolesi (Cabernet, Merlot, Carmenère) coltivati nella zona del Montello fin dalla seconda metà dell’Ottocento e la seconda che valorizza anche alcune rare varietà locali come la Recantina o la Bianchetta, saranno rappresentate da un nuovo marchio comune, che reca l’immagine della Rocca di Asolo, uno dei simboli del <strong>territorio</strong>, declinata nel tipico colore rosso bruno dei suoli ferrosi di questo tratto collinare della provincia di Treviso, punto di transizione tra l&#8217;alta pianura veneta e le Prealpi Bellunesi.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Sul Montello e sui Colli Asolani</em> – spiega <strong>Ugo Zamperoni</strong>, presidente del <a href="http://www.asolomontello.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio tutela Vini del Montello</a> – <em>nascono soprattutto rossi potenti e complessi, che hanno contribuito a costruire e consolidare la grande tradizione dei vini veneti ottenuti dai vitigni bordolesi. Sono una produzione abbastanza piccola, solo 618 mila bottiglie annue totali, suddivise su diciotto Comuni trevigiani. I rossi costituiscono il 95% dei volumi totali dell’insieme delle due denominazioni, i bianchi sono una nicchia produttiva di 28 mila bottiglie. Abbiamo creato un nuovo logo con lo scopo di rappresentare le peculiarità del territorio in cui si sviluppano la Docg del Montello e la Doc Montello Colli Asolani, due denominazioni che si sovrappongono territorialmente all’Asolo Prosecco, ma che dispongono di una loro precisa personalità che potremmo definire montanara. Abbiamo assunto l’impegno prima di tutto morale e culturale di valorizzare questa realtà vinicola attraverso i tratti che ne sono distintivi e che appartengono alla storia dell’antico Bosco dei Dogi, com’era conosciuto il Montello in età veneziana</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La presentazione del nuovo corso del Consorzio dei Vini del Montello ha fornito l’occasione per dare avvio ad un’<strong>asta di beneficenza</strong> in programma sulla piattaforma specializzata Catawiki a partire dalla seconda settimana di dicembre. In vendita ci saranno undici vini del Montello abbinati ad altri grandi vini rossi italiani, alcuni dei quali vere rarità, protagoniste dell’enologia nazionale degli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intero ricavato dell’iniziativa, che si rivolge agli appassionati italiani di vino, sarà donato all’<strong>Ulss 2</strong> &#8211; Ospedale San Valentino di Montebelluna, tra i centri designati ad ospitare i pazienti colpiti da coronavirus. Da parte sua, il Consorzio Vini del Montello, che aveva già fatto una donazione al medesimo centro durante la prima ondata della pandemia, si è impegnato a raddoppiare la cifra raccolta con l’asta.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Voglio rivolgere un ringraziamento particolare</em> – conclude Zamperoni – <em>alle aziende di alcune delle più prestigiose aree vinicole italiane che hanno accolto con entusiasmo l’invito ad affiancare i produttori dei Vini del Montello in questo piccolo, ma significativo gesto di solidarietà al nostro territorio</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>vini rossi del Montello all’asta</strong> sono Montello Rosso Leterre 2015 Terre dei Castellaz, Montello Colli Asolani Rosso Asolo 2017 Dal Bello, Montello Colli Asolani Recantina 2012 Pat del Colmèl, El Zuitér 2001 Montelvini, Montello Colli Asolani Capo di Stato 1997 Loredan Gasparini, Montello Rosso 2017 e Merlot 2016 Martignago, Montello Colli Asolani Recantina Augusto 2017 Giusti, Montello Colli Asolani Merlot 2018 Ida Agnoletti, Montello Colli Asolani Recantina 2019 Sartor Emilio, Montello Colli Asolani San Carlo 2008 Case Paolin.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri <strong>vini rossi italiani</strong> sono invece Amarone della Valpolicella Classico Riserva Capitel Monte Olmi 2012 Tedeschi, Amarone della Valpolicella Classico Fracastoro 2001 Vigneti Villabella, Valtellina Superiore Riserva Castel Chiuro 2009 Nino Negri, Aglianico del Vulture Re Manfredi 1998 Terre degli Svevi, Sforzato di Valtellina Sfursat 5 Stelle 2015 Nino Negri, Barbaresco Bric Balin 1997 Moccagatta, Bardolino Classico Brol Grande 2013 Le Fraghe, Colline Lucchesi Tenuta di Valgiano Rosso 2015 Tenuta di Valgiano, Alto Adige Pinot Nero Riserva Maglen 2015 Cantina Tramin, Montelpulciano d’Abruzzo Riserva Mo’ 2015 Cantina Tollo, Chianti Classico Vigna Istine 2014 Istine, Dolcetto di Ovada Superiore 2016 Celso Cascina Boccaccio.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio Vini del Montello</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/12/20201204_CS_CONSORZIO-VINI-MONTELLO.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Made in Italy, l&#8217;avvitamento causa pandemia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/made-in-italy-lavvitamento-causa-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 08:46:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Made in Italy, settore agroalimentare, turismo di qualità, comparto moda. Economicamente provate dal Covid, alla vigilia di un Natale senza festa, le eccellenze nazionali che fatturano decine di miliardi di euro corrono seri pericoli. Gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Made in Italy, settore agroalimentare, turismo di qualità, comparto moda. Economicamente provate dal Covid, alla vigilia di un Natale senza festa, le eccellenze nazionali che fatturano decine di miliardi di euro corrono seri pericoli. Gli interventi tardivi del governo non scongiurano chiusure e acquisizioni straniere.</em></p>
<p>Il cavallo non beve e lo stalliere rischia di fare la fame o svendere la stalla. È questa la fotografia dell&#8217;<strong>economia italiana</strong>: <strong>consumi ridotti</strong> e <strong>fatturati a picco</strong> come conseguenza del coronavirus. Con l&#8217;incubo dello shopping di Natale bloccato e un ultimo trimestre da incubo per il Pil. L&#8217;elemento di maggiore preoccupazione è che si riduca la base produttiva, che le aziende chiudano definitivamente e ci sia un assalto di capitali esteri al made in Italy che, dall`agroalimentare alla meccanica passando per la moda e il turismo, è la dotazione patrimoniale più appetibile.</p>
<p>Una stima dei commercialisti italiani fissa in 460 mila le imprese che «moriranno», al di sotto dei 10 milioni di fatturato. Gran parte del <strong>made in Italy</strong> sta proprio in quella dimensione economica: vale soprattutto per l&#8217;<strong>agroalimentare</strong>, per il <strong>turismo</strong>, peri terzisti del <strong>comparto moda</strong>, per alcuni artigiani del lusso. Che l&#8217;allarme sia forte e chiaro lo dimostra Cassa depositi e prestiti (Cdp). Nel settore alberghiero è stato varato un fondo dotato di due miliardi &#8211; già azionista di Th Resorts e Rocco Forte Hotels &#8211; che si prepara ad acquistare hotel a 4 e 5 stelle per evitare lo scippo da parte dei giganti del «real estate» e di russi e cinesi che già stanno battendo porta a porta l&#8217;Italia per rilevare strutture a prezzi stracciati. La perdita di fatturato nel turismo è drammatica: 100 miliardi svaniti, 60 milioni di turisti mancati.</p>
<p>Ma a fronte di questo colpo fatale al motore del made in Italy (l&#8217;agroalimentare nel suo complesso vale il 120 per cento del Pil e oltre 60 miliardi di fatturato estero) le misure messe in campo sono poche. La ministra dell&#8217;Agricoltura <strong>Teresa Bellanova</strong> si è limitata strappare un contributo da <strong>100 milioni per i ristoranti</strong> che usano materia prima nazionale, e sta cercando di fare pressione per avere anticipazioni sulla Pac, la Politica agricola comune europea, ma non ci sono sostegni concreti all&#8217;agroalimentare.</p>
<p><strong>Federico Vecchioni</strong>, a.d. di Bonifiche Ferraresi, il colosso agricolo nazionale con 9.500 ettari, raccomanda: «<em>L&#8217;agricoltura riprenda il suo protagonismo economico; dobbiamo fare accordi di filiera per ammortizzare il colpo di queste chiusure che è davvero forte, ma dobbiamo difendere il valore Italia consapevoli che oggi è il prodotto italiano quello che i consumatori vogliono: chiedono garanzie di igienicità e qualità</em>».</p>
<p>Anche con un sostegno all&#8217;<strong>export</strong>. Il ministro dello Sviluppo economico <strong>Stefano Patuanelli</strong> dovrebbe presentare un piano di rilancio dell&#8217;<a href="https://www.ice.it/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ice &#8211; l&#8217;Istituto nazionale per il commercio estero</strong> </a>&#8211; di cui però non si è vista traccia. L&#8217;<strong>horeca</strong> (il settore hotel, ristoranti e catering) sul mercato interno rappresenta il 40 per cento del fatturato agroalimentare e l&#8217;Ismea stima che il 2020 si chiuderà con una contrazione dei consumi alimentari fuori casa pari a 41 miliardi, solo in parte compensata dai consumi domestici e online in aumento per 11,5 miliardi.</p>
<p>A soffrire percentualmente di più è il <strong>vino di qualità</strong>. <strong>Sandro Boscaini</strong>, presidente di <a href="https://www.federvini.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Federvini</strong></a>, è preoccupato: «<em>Con i ristoranti chiusi, i grandi vini non si vendono e c&#8217;è la concreta prospettiva di un&#8217;atrofia del mercato, senza considerare i problemi finanziari e il fatto che le cantine sono piene. Il problema non si pone tanto per i grandi rossi dal lungo affinamento, ma per spumanti e bianchi di qualità</em>».</p>
<p>Grandi gruppi &#8211; soprattutto francesi &#8211; sono pronti a comprarsi in saldo le nostre migliori aziende. La perdita è di circa il <strong>60 per cento di fatturato per le bottiglie sopra i dieci euro</strong>. La stima è che il vino perderà a dicembre 1,2 miliardi di fatturato, un decimo di quanto incassa in un anno. Per le feste del 2019 si sono stappati 74 milioni di bottiglie di spumante, la previsione per i prossimi brindisi è un dimezzamento di questa cifra.</p>
<p>Fonte: <strong>Panorama</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/11/20201125_RS_PANORAMA.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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