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	<title>CONSUMI &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>CONSUMI &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Export vino italiano, segnali di ripresa dagli USA: il quadrimestre chiude a -8,5%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi. Il vino italiano chiude il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ad aprile il mercato americano registra il primo +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di perdite, ma i consumi interni restano sotto pressione. Il 24 luglio la partita decisiva sui dazi.</em></p>
<blockquote>
<p class="has-background"><em>Il vino italiano chiude il primo quadrimestre 2026 con esportazioni extra-Ue a -8,5% in valore. Segnale positivo dagli USA, dove aprile registra +1,6% dopo 10 mesi consecutivi di cali. I consumi americani restano sotto pressione (-10,1%), con il Prosecco come eccezione virtuosa. Frescobaldi (Uiv) auspica il rinnovo dell’alleanza commerciale in vista delle nuove tariffe del 24 luglio.</em></p>
</blockquote>
<p><strong>Migliora</strong>, ma rimane negativo,<strong> il trend delle esportazioni di vino italiano verso i Paesi extra-Ue</strong> nel primo quadrimestre di quest’anno, con una performance a valore a -8,5% (il trimestre aveva chiuso a -11%) sul pari periodo 2025, a oltre 1,36 miliardi di euro. A frenare la discesa ha contribuito soprattutto la domanda statunitense.</p>
<p>Secondo le elaborazioni dell’<strong>Osservatorio Uiv</strong> su dati ufficiali, ad aprile i valori commercializzati verso gli USA hanno segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%), dopo 10 mesi consecutivi di pesanti perdite. Il risultato porta il saldo del quadrimestre sul mercato americano a -15,4%, alleggerendo di cinque punti il passivo del solo primo trimestre (-20,5%). Una boccata d’ossigeno – rileva l’Osservatorio – che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che può rappresentare un primo timido segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi. Da luglio 2025 allo scorso aprile la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20% e del 29% per quelli francesi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Se l’export registra lievi segnali di recupero, lo stesso non si può dire per i consumi americani di vino. Secondo l’Osservatorio Uiv su base <em>SipSource</em>(piattaforma che misura i flussi della distribuzione verso i punti vendita americani), i primi 5 mesi si sono chiusi con un ulteriore gap generale dei volumi consumati dagli statunitensi, a -10,1%.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.winemeridian.com/news/export-vino-italiano-ripresa-usa-primo-quadrimestre-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">WineMeridian.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Assodistil, export di spirits a 1,7 miliardi di euro. L’Italia tiene meglio dei competitor</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/assodistil-export-di-spirits-a-17-miliardi-di-euro-litalia-tiene-meglio-dei-competitor/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[bevande spiritose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assodistil “per crescere servono innovazione, diversificazione e apertura verso nuovi mercati”. L’Italia tiene meglio dei competitor (-5%) nonostante il rallentamento del commercio mondiale e l’export raggiunge 1,7 miliardi di euro. Il mercato delle bevande spiritose [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Assodistil “per crescere servono innovazione, diversificazione e apertura verso nuovi mercati”. L’Italia tiene meglio dei competitor (-5%) nonostante il rallentamento del commercio mondiale e l’export raggiunge 1,7 miliardi di euro.</em></p>
<p>Il mercato delle bevande spiritose sta attraversando una fase particolarmente complessa, caratterizzata da nuove tendenze di consumo, una domanda interna debole, tensioni geopolitiche e commerciali che continuano a generare incertezza sui mercati internazionali. In questo contesto, nonostante il rallentamento del commercio mondiale, le bevande spiritose italiane confermano una <strong>forte vocazione internazionale con un export che nel 2025 ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma con un calo del -5% rispetto al 2024</strong>.</p>
<p>In uno scenario sempre più competitivo emerge la <strong>necessità di puntare sulla diversificazione geografica dell’export e sull’innovazione dell’offerta</strong>, intercettando le nuove tendenze di consumo e rafforzando la presenza nei mercati a maggiore potenziale di crescita. È quanto emerge dagli studi realizzati da <strong>Nomisma</strong> e dall’<strong>Osservatorio Distillati di Format Research</strong> presentati oggi in occasione dell’<strong>80ª Assemblea Annuale di AssoDistil</strong>.</p>
<p>Lo scenario economico mostra elementi di fragilità con una crescita contenuta dei consumi da parte delle famiglie italiane, fortemente condizionata dall’aumento delle spese obbligate e dai costi energetici. Sempre più consumatori, infatti, adottano comportamenti prudenti e selettivi, privilegiando acquisti consapevoli e orientati alla qualità. Nonostante questo, <strong>le imprese del comparto mostrano una buona capacità di tenuta</strong>: secondo l’Osservatorio Distillati di Format Research gli indicatori economici delle aziende del settore continuano infatti a collocarsi su livelli superiori alla media nazionale, confermando una sostanziale stabilità anche nelle prospettive per il 2026.</p>
<h4>In Italia prosegue il calo dei consumi di spirits (-10%), ma cambiano le modalità di consumo</h4>
<p>Nel 2025 il consumo di Spirits in Italia si è attestato a circa 125 milioni di litri, registrando una <strong>flessione del 10% rispetto al 2019</strong>. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il <strong>52% dei consumi complessivi</strong>, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%). Ma la riduzione dei volumi non significa però un venir meno dell’interesse verso il comparto. Gli italiani continuano a consumare Spirits, ma in modo diverso rispetto al passato, si consolida il <strong>paradigma del “better, not more”</strong>: il 52% dichiara di uscire meno per pranzi e cene fuori casa ma, quando lo fa, sceglie esperienze di maggiore qualità.</p>
<p><strong> Parallelamente si rafforzano alcune tendenze che stanno trasformando il mercato</strong>: cresce l’interesse per la <strong>mixology</strong>, sia nei locali sia tra le mura domestiche: l’80% dei consumatori che frequenta i locali preferisce consumare spirits in modalità miscelata, quota che si attesta al 52% anche nel consumo domestico. Continua inoltre <strong>l’espansione dei Ready To Drink a base spiritosa, che nel 2025 hanno raggiunto 22,4 milioni di litri consumati</strong>, registrando una <strong>crescita del 52% rispetto al 2019</strong>. Si affermano inoltre nuove sensibilità verso il benessere e la moderazione: il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare Spirits low alcohol, segnale di un mercato in continua evoluzione.</p>
<h4>Export: rallenta il commercio mondiale, ma l’Italia tiene meglio dei principali competitor (-5%). A trainare la diversificazione dei mercati</h4>
<p>Anche sul fronte internazionale il 2025 ha rappresentato un anno di rallentamento. Dopo anni di crescita sostenuta, il commercio mondiale di Spirits ha registrato una contrazione che ha coinvolto gran parte dei principali Paesi esportatori. In questo scenario <strong>l’Italia ha mostrato una maggiore capacità di tenuta</strong> rispetto ai principali competitor internazionali: a fronte del <strong>-5% registrato dal nostro Paese</strong>, <strong>Francia</strong> (-11%), <strong>Stati Uniti</strong> (-11%) e <strong>Messico</strong> (-17%) hanno subito contrazioni significativamente più marcate.</p>
<p>Restano forti però i motivi di preoccupazione legati all’evoluzione delle politiche commerciali internazionali e alle tensioni geopolitiche per questo assume un’importanza strategica crescente la diversificazione geografica dell’export. Se nel 2019 i primi <strong>tre mercati di destinazione rappresentavano il 43% del valore complessivo dell’export italiano di Spirits</strong>, nel 2025 il peso degli altri mercati è salito al 60%, segnale di una progressiva apertura verso nuove destinazioni.</p>
<p><strong>Tra i Paesi che hanno registrato le migliori performance</strong> dal 2019 spiccano <strong>Polonia</strong> (+227%), <strong>Croazia</strong> (+150%), <strong>Cina</strong> (+129%), <strong>Romania</strong> (+116%), <strong>Svezia</strong> (+111%), <strong>Irlanda</strong> (+107%) e <strong>Giappone</strong> (+100%), a conferma delle opportunità offerte dai mercati emergenti e ad alto potenziale di crescita. Particolare attenzione meritano inoltre le prospettive offerte dall’area Mercosur, un mercato che presenta ampi margini di sviluppo per le produzioni spiritose italiane.</p>
<p>La spinta verso <strong>l’innovazione</strong> e <strong>l’internazionalizzazione</strong> emerge con forza anche dalle aspettative delle imprese. <strong>Secondo Format Research, oltre il 75% delle aziende guarda con fiducia ai prossimi cinque anni</strong>. Il 32,2% individua nei nuovi prodotti la principale direttrice di sviluppo, mentre il 30% punta sull’apertura verso nuovi mercati come condizione fondamentale per agganciare un nuovo ciclo espansivo. Cresce inoltre l’attenzione verso digitalizzazione, automazione dei processi e sostenibilità, considerate leve sempre più importanti per rafforzare la competitività delle imprese nel medio-lungo periodo.</p>
<h4>Dichiarazioni</h4>
<p>“La fase che il settore sta attraversando richiede visione strategica e politiche capaci di sostenere la competitività delle nostre imprese. Le bevande spiritose italiane rappresentano un patrimonio economico, produttivo e culturale che continua a essere apprezzato nel mondo” – <strong>dichiara Antonio Emaldi, Presidente di AssoDistil</strong>. “I dati confermano che le aziende continuano a investire, innovare e guardare al futuro con fiducia, nonostante un contesto internazionale complesso. Oggi più che mai è necessario accompagnare il comparto nelle sfide poste dal cambiamento dei consumi, dalle nuove normative e dall’instabilità dei mercati internazionali. Al tempo stesso dobbiamo cogliere le opportunità offerte dall’innovazione di prodotto, dalla mixology, dalle proposte a basso contenuto alcolico e dall’apertura verso nuovi mercati esteri. Qualità, innovazione e valorizzazione delle nostre produzioni identitarie restano le leve fondamentali per sostenere la crescita del settore e rafforzare il ruolo del Made in Italy nel mondo” – conclude.</p>
<p>“L’analisi condotta da Nomisma evidenzia come la contrazione dei volumi sul mercato interno non coincide con un disinteresse dei consumatori, ma con una trasformazione dei modelli di consumo. Gli italiani non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano il modo in cui lo fanno: si riducono le occasioni di uscita per via di un quadro macroeconomico complesso, ma si pretende una qualità decisamente superiore quando si frequentano bar e ristoranti, cresce l’interesse per i <strong>ready to drink</strong> e i <strong>NOLO</strong> e continua ad espandersi il fenomeno della mixology (anche fra le mura domestiche). Questa stessa evoluzione si riflette anche sul fronte internazionale: in un anno di generalizzato rallentamento per il commercio mondiale di spirits, l’export italiano si riduce solo del -5% a fronte di cali a doppia cifra di grandi competitor come la Francia, a conferma dell’eccellente reputazione delle produzioni Made in Italy. In tale scenario, la chiave per il futuro risiede nella diversificazione geografica: il fatto che il peso dei top-3 mercati si sia ridotto nel corso degli ultimi anni dimostra come le aziende italiane stiano presidiando con successo nuovi mercati, dall&#8217;Europa dell&#8217;Est all&#8217;Asia” dichiara Emanuele Di Faustino, Head of Industry &amp; Retail di Nomisma.</p>
<p>Fonte: <a href="https://assodistil.it/80a-assemblea-assodistil-ottantanni-di-eccellenza-italiana/" target="_blank" rel="noopener">Assodistil</a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/cs-AssoDistil-mercato-spirits.pdf">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<item>
		<title>La Grappa del Trentino IG cresce se interpreta il bere consapevole</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-grappa-cresce-se-interpreta-il-bere-consapevole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il commento post assemblea Assodistil dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino. Dall’80ª Assemblea Assodistil emerge un mercato che premia il valore: il Trentino, tra i primi territori in Italia a dotarsi di un Istituto di tutela [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il commento post assemblea Assodistil dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino. Dall’80ª Assemblea Assodistil emerge un mercato che premia il valore: il Trentino, tra i primi territori in Italia a dotarsi di un Istituto di tutela negli anni Sessanta, è un habitat ideale per accompagnare l’evoluzione dei consumi della grappa in Italia e all’estero</em></p>
<p><em> </em>L’<strong>Istituto Tutela Grappa del Trentino</strong>, tra le prime grappe in Italia ad essersi dotata di un Istituto di tutela già negli anni Sessanta, commenta i dati presentati in occasione dell’80ª Assemblea Annuale di AssoDistil, che fotografano con chiarezza il cambiamento in atto nel mercato degli spirits: si beve meno, ma si beve meglio. È un passaggio che riguarda da vicino anche la Grappa del Trentino IG, chiamata oggi a interpretare una domanda più selettiva, più consapevole e sempre più orientata alla qualità dell’esperienza.</p>
<p>“Dall’80ª Assemblea Assodistil è emerso con chiarezza un messaggio che consideriamo decisivo anche per il nostro settore: oggi si beve meno, ma meglio. Questo significa che la grappa deve saper parlare a un consumatore che cerca autenticità, qualità e contenuto culturale, non soltanto un prodotto da consumare a fine pasto. Per noi è una conferma importante, perché la Grappa del Trentino nasce proprio dall’incontro fra materia prima, competenza distillatoria e identità del territorio”, commenta <strong>Alessandro Marzadro</strong>, presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino.</p>
<p>I numeri presentati da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research confermano che il calo dei volumi non coincide con una perdita di interesse verso il comparto. Al contrario, prende forza un modello di consumo in cui il valore percepito conta più della quantità: occasioni meno frequenti, ma più qualificate; acquisti più ragionati, ma orientati a prodotti capaci di raccontare identità, origine e cultura. In questo scenario la grappa ha tutte le carte per rafforzare il proprio ruolo, superando definitivamente una lettura che la confinava al solo fine pasto.</p>
<p>Le tendenze emerse dall’Assemblea indicano con precisione anche la direzione di sviluppo. La crescita passa dalla capacità di proporre la grappa come esperienza contemporanea: un distillato che vive nella degustazione di qualità, nella valorizzazione del territorio, nei percorsi di visita e scoperta legati al turismo, ma anche nei linguaggi più nuovi della mixology, che consentono di intercettare pubblici diversi e occasioni di consumo più ampie. È su questo terreno che si gioca una parte importante del futuro del prodotto, sia sul mercato interno sia, soprattutto, sui mercati internazionali. In questo percorso il Trentino rappresenta un habitat ideale. Qui la grappa può contare su una tradizione produttiva riconosciuta, su un forte legame con la montagna e con la filiera vitivinicola, su una cultura dell’accoglienza che rende naturale l’incontro fra prodotto, paesaggio e racconto. È un contesto che favorisce un posizionamento evoluto della grappa, capace di tenere insieme artigianalità, reputazione, innovazione e attrattività turistica.</p>
<p><em> </em>“Se il mercato premia il ‘better, not more’, allora la grappa ha l’opportunità di affermarsi ancora di più come simbolo di eccellenza italiana. Dobbiamo investire nel racconto del territorio, nell’innovazione dei linguaggi di consumo, dalla mixology all’enoturismo, e nella presenza sui mercati esteri, dove c’è spazio per prodotti identitari e ad alto valore aggiunto. Il Trentino, per storia, competenze e vocazione, può essere un laboratorio privilegiato di questa evoluzione”, aggiunge Marzadro.</p>
<p>I dati sull’export e sulla diversificazione dei mercati confermano infatti che il potenziale di crescita si concentra sempre di più fuori dai confini nazionali. In una fase di rallentamento complessivo dei consumi, la competitività si costruisce attraverso valore, riconoscibilità e capacità di differenziazione. Per la grappa questo significa rafforzare il proprio posizionamento come distillato premium, profondamente radicato nel territorio ma perfettamente in grado di dialogare con il gusto internazionale contemporaneo.</p>
<p>L’Istituto Tutela Grappa del Trentino ribadisce quindi l’importanza di accompagnare questa trasformazione investendo nella qualità percepita e reale del prodotto, nella promozione del territorio e nell’apertura verso nuovi contesti di consumo. È in questo equilibrio fra tradizione e innovazione che la grappa può trovare nuovo slancio e consolidare il proprio ruolo nel panorama degli spirits di qualità.</p>
<p>Fonte: <strong>Istituto Tutela Grappa del Trentino</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/05-ITGT-su-dati-Assodistil.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Stati Uniti e vino italiano, i consumatori restano fedeli</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/stati-uniti-e-vino-italiano-i-consumatori-restano-fedeli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:46:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati dell&#8217;Osservatorio di Federvini. Il principale driver di scelta degli americani resta l&#8217;alta qualità percepita, che i consumatori americani associano ai vini italiani (47%), agli spirits (48%) e all&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP (42%). [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/stati-uniti-e-vino-italiano-i-consumatori-restano-fedeli/">Stati Uniti e vino italiano, i consumatori restano fedeli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I dati dell&#8217;Osservatorio di Federvini. Il principale driver di scelta degli americani resta l&#8217;alta qualità percepita, che i consumatori americani associano ai vini italiani (47%), agli spirits (48%) e all&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP (42%).</em></p>
<p>Come esplorare un territorio sconosciuto senza mappa. Il settore italiano di vini, spiriti e aceti affronta un contesto del tutto inedito per complessità e velocità di cambiamento. L&#8217;evoluzione dei consumi, le tensioni commerciali, le turbolenze geopolitiche stanno ridisegnando le rotte commerciali e il comparto italiano cerca nuovi strumenti per orientarsi. Una bussola, in tale senso è l&#8217;elaborazione dell&#8217;Osservatorio Federvini realizzato in collaborazione con Nomisma, sul primo trimestre 2026.</p>
<p>I dati dicono che la Gdo italiana mostra dinamiche divergenti tra comparti: il vino segna un lieve calo a volume (-1%), ma cresce a valore (+2,2%), con gli spumanti in accelerazione (+8,7%).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<h4>Il panorama internazionale</h4>
<p>E se <strong>l&#8217;Italia tiene il passo</strong> (soprattutto per i vini di qualità), sul fronte internazionale, <strong>il primo trimestre 2026 si è aperto in frenata</strong> per tutti i grandi Paesi produttori di vino a causa di una contrazione generalizzata del valore delle importazioni registrata in tutti i 12 principali mercati di riferimento.</p>
<p>Ma<strong> la frenata peggiore è quella che arriva dagli Stati Uniti</strong>, con il -38,9% di valore delle importazioni rispetto allo stesso trimestre del 2025. Ma non tutte le notizie provenienti dagli States sono negative visto che dalla Consumer Survey dell&#8217;Osservatorio Federvini arriva un segnale che incoraggia l&#8217;ottimismo: è vero che <strong>il mercato statunitense ha importato meno ma si dimostra fedele al made in Italy</strong>. Nonostante l&#8217;aumento dei prezzi legato ai dazi sia stato avvertito dalla grande maggioranza degli acquirenti, meno del 10% ha sostituito i prodotti italiani.</p>
<p>Di fronte a una prospettiva di rincaro del 20%, una quota significativa di consumatori dichiara che non modificherebbe le proprie abitudini d&#8217;acquisto.<strong> Il principale driver di scelta resta l&#8217;alta qualità percepita</strong>, che i consumatori americani associano ai vini italiani (47%), agli spirits (48%) e all&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP (42%).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Corriere della Sera</strong></p>
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			</item>
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		<title>La bolla del vino: perché in Piemonte ormai si lavora in perdita</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-bolla-del-vino-perche-in-piemonte-ormai-si-lavora-in-perdita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, guerre, sovrapproduzione. Dopo anni di tumultuosa crescita il Piemonte ora teme la crisi: il mercato del vino è saturo e crolla il prezzo dell’uva. «Ormai lavoriamo in perdita». Alle sette di venerdì sera Sandro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-bolla-del-vino-perche-in-piemonte-ormai-si-lavora-in-perdita/">La bolla del vino: perché in Piemonte ormai si lavora in perdita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dazi, guerre, sovrapproduzione. Dopo anni di tumultuosa crescita il Piemonte ora teme la crisi: il mercato del vino è saturo e crolla il prezzo dell’uva. «Ormai lavoriamo in perdita».</em></p>
<p>Alle sette di venerdì sera Sandro Vico sta ancora trinciando tra i filari nella sua vigna a Castel Boglione, nell&#8217;Astigiano. «Ho 66 anni, lavoro questa terra da quando ne avevo 14. Mio padre ci ha passato la vita, mio nonno pure e così il mio bisnonno. Mio figlio ha deciso di fare altro e non lo biasimo: perché mai dovrebbe lavorare in perdita e indebitarsi?». Dopo anni di tumultuosa espansione il <strong>vino piemontese</strong> &#8211; e non solo &#8211; <strong>arranca</strong>.</p>
<p>Sembrava una crescita inarrestabile e illimitata. Ora non sono in pochi a chiedersi se stia per esplodere una <strong>bolla</strong>. È successo tutto in poco tempo: i dazi americani hanno colpito il primo mercato d&#8217;esportazione, con la Russia si lavora sempre meno, chi scommetteva sul Medio Oriente fronteggia un&#8217;altra guerra. In generale il <strong>mercato è saturo: le cantine sono piene, i magazzini anche</strong>. Per chi produce i costi sono lievitati: gasolio, energia, fertilizzanti. <strong>Stiamo lavorando in perdita</strong>, il 20-30%. Ci stiamo mangiando quanto messo da parte in anni».</p>
<p>Dal suo ufficio di Alba, dove da 25 anni commercia vini, Paolo Repetto si è fatto un&#8217;idea piuttosto chiara: «Attraversiamo una fase di forte <strong>rallentamento dal punto di vista commerciale</strong>. Le cantine &#8211; dei bevitori e dei produttori &#8211; sono piene. Tanti nodi stanno venendo al pettine a cominciare dall&#8217;eccesso di offerta: troppi produttori. E bottiglie vendute a prezzi eccessivi». Una sorta di ingordigia collettiva, spinta dalle moltitudini di visitatori sulle colline Unesco (1,6 milioni lo scorso anno), da un`abile strategia di marketing capace di attrarre turisti ad altissima capacità di spesa su cui edificare un modello di business: resort di lusso, esperienze esclusive, prezzi sostenuti.</p>
<p>Ma ora che il mercato non promette più crescita illimitata tutti tirano il freno. E il sistema si è inceppato. A cominciare dalla base, i <strong>prezzi dell&#8217;uva</strong>, che dovrebbero tenere a galla i 33 mila produttori piemontesi. Tre anni fa un chilo d&#8217;uva destinato a diventare barolo veniva pagato fino a 4,30 euro al produttore; l`ultimo dato disponibile dice 2,70 euro al chilo. La barbera d`Alba è passata da 1,72 a 1,18 euro. L`uva da nebbiolo ha dimezzato il proprio valore: da 2,09 a 1,05 euro al chilo. Quella per vini meno pregiati ma molto diffusi, dalla barbera d&#8217;Asti al dolcetto al grignolino, non vale quasi più nulla: da 50 a 70 centesimo al chilo; appena tre anni fa veniva pagata intorno all&#8217;euro.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.lastampa.it/cuneo/2026/06/15/news/bolla_vino_piemonte_lavora_perdita-15659129/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La Stampa</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-bolla-del-vino-perche-in-piemonte-ormai-si-lavora-in-perdita/">La bolla del vino: perché in Piemonte ormai si lavora in perdita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Dop economy, la Bresaola della Valtellina IGP supera i 502 milioni di euro al consumo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-la-bresaola-della-valtellina-igp-superai-502-milioni-di-euro-al-consumo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti a base di carne]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una produzione complessiva pari a 11.947 tonnellate (-5,47%) e un valore al consumo che raggiunge i 502 milioni di euro (+4,6%), il 2025 conferma la resilienza del comparto della Bresaola della Valtellina IGP, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con una produzione complessiva pari a 11.947 tonnellate (-5,47%) e un valore al consumo che raggiunge i 502 milioni di euro (+4,6%), il 2025 conferma la resilienza del comparto della Bresaola della Valtellina IGP, che rafforza il proprio posizionamento sui mercati internazionali nonostante la contrazione produttiva, l’aumento dei costi di produzione e il peso crescente delle barriere doganali sulle importazioni extra-UE.</em></p>
<p>Con una <strong>produzione</strong> che tocca le <strong>11.947</strong> <strong>tonnellate (-5,47% sul 2024),</strong> il comparto della <strong>Bresaola della Valtellina IGP – </strong>rappresentato dalle <strong>13 aziende certificate </strong>dall’Organismo di controllo <a href="https://www.csqa.it/it-it" target="_blank" rel="noopener"><strong>CSQA</strong> </a>(Certificazione Sicurezza Qualità Agroalimentare) <strong>– chiude il 2025</strong> confermando <strong>la propria capacità di tenuta e resilienza in un contesto socioeconomico complesso</strong>.  Nonostante l’aumento dei costi di produzione, che ha reso necessario un adeguamento dei prezzi incidendo sui comportamenti di consumo e sulla frequenza d’acquisto, il comparto conferma la propria solidità sia sul mercato nazionale sia soprattutto sui mercati esteri. Un dinamismo che si riflette anche nel <strong>valore al consumo, salito a 502 milioni di euro (+4,6% rispetto al 2024). </strong></p>
<h4>In notevole crescita i dati relativi all’esportazione</h4>
<p>Nel 2025 sono state infatti esportate <strong>836 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP (+32,34% rispetto al 2024)</strong>, distribuite per il <strong>64%</strong> nei <strong>Paesi UE (+17% sul 2024) </strong>e per il <strong>36% </strong>nei Paesi <strong>extra UE (+70% sul 2024), </strong>dove spiccano diversi paesi del<strong> Medio Oriente, soprattutto nei paesi di religione islamica.</strong></p>
<p>Tuttavia, nonostante i segnali di resilienza del comparto, restano elevate le preoccupazioni della filiera. La <strong>riduzione della materia prima</strong> disponibile sul mercato europeo spinge, infatti, i produttori ad aumentare le importazioni da Paesi extra-UE, sempre più onerose per l’evoluzione delle politiche commerciali internazionali e delle <strong>barriere doganali</strong>.</p>
<p>Le licenze <strong>GATT</strong> (General Agreement on Tariffs and Trade), che consentono l’importazione di carne con un dazio agevolato del 20%, restano infatti <strong>vincolate</strong> a <strong>contingenti rigidi e non ampliabili</strong>. Nel contesto attuale, caratterizzato da una persistente scarsità di materia prima, tali licenze non vengono più impiegate soltanto per l’importazione di tagli nobili – come la fesa utilizzata per la produzione di bresaola – ma anche per numerose altre lavorazioni dell’industria alimentare, incluse quelle destinate alla produzione di hamburger e preparati. Di conseguenza, il ricorso alle importazioni in regime <strong>extra-GATT</strong> è diventato <strong>strutturale e quasi inevitabile per i produttori di Bresaola della Valtellina IGP</strong>.</p>
<p><em>“Il comparto chiude un 2025 che riflette le complesse dinamiche socioeconomiche degli ultimi anni – </em>dichiara <strong>Mario Francesco Moro, presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina</strong><em> -. Il valore al consumo pari a 502 milioni di euro (+4,6%) è stato sostenuto anche dalla diminuzione della produzione e dal conseguente adeguamento dei prezzi. A incidere ulteriormente sul settore sono oggi anche le difficoltà di approvvigionamento e l’aumento dei costi legati alle importazioni extra-UE, aggravati dalle attuali dinamiche tariffarie internazionali. Da un lato, è fondamentale sostenere i produttori europei, incentivandoli ad aumentare i volumi di produzione per rafforzare l’autosufficienza del continente. Dall’altro, è innegabile che, nell’attesa, le imprese di trasformazione della carne stanno subendo pesanti conseguenze, trovandosi a fronteggiare una carenza di materia prima che potrebbe comprometterne la stabilità”.</em></p>
<p>In questo contesto, il 2025 si rivela un anno di complessità per il comparto della Bresaola della Valtellina IGP, che dimostra <strong>solidità nonostante lo scenario economico</strong> caratterizzato da forti pressioni sui costi produttivi e di approvvigionamento. Il Consorzio sottolinea quindi la necessità di creare una maggiore sinergia tra istituzioni, filiera e operatori del settore, al fine di affrontare con strumenti condivisi le criticità legate alla disponibilità della materia prima e all’impatto crescente delle dinamiche tariffarie internazionali.</p>
<p><em>“Il comparto continua a dimostrare solidità e capacità di tenuta, ma senza interventi concreti sarà difficile sostenere a lungo questa situazione. L’aumento dei costi di produzione, che da anni pesa sulle aziende, non può più gravare esclusivamente sui produttori. Come Consorzio siamo impegnati nel contenere questo squilibrio, ma è necessario uno sforzo condiviso lungo tutta la filiera, che coinvolga non solo i produttori, ma anche la distribuzione, le Istituzioni e i decisori politici. Solo attraverso un’azione comune sarà possibile affrontare con efficacia le sfide del contesto attuale.” </em><strong>conclude il Presidente Moro.</strong></p>
<h4>Bresaola della Valtellina IGP: nuove norme nel disciplinare di produzione</h4>
<p>Nel mese di marzo è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana la <strong>domanda di modifica ordinaria del disciplinare di produzione della Bresaola della Valtellina IGP</strong>, entrata oggi ufficialmente in vigore.</p>
<p>Tra le principali novità del disciplinare figura il rafforzamento dei sistemi di <strong>tracciabilità</strong> e <strong>rintracciabilità </strong>del prodotto. In particolare, tutte le fasi del processo produttivo dovranno essere documentate attraverso una registrazione puntuale dei flussi in entrata delle materie prime e di quelli in uscita dei prodotti finiti.</p>
<p>A questo si affianca l’obbligo di iscrizione in appositi elenchi – gestiti dall’organismo delegato – per tutti gli operatori coinvolti nelle diverse fasi, inclusi elaboratori, porzionatori, affettatori e confezionatori, nonché la comunicazione tempestiva delle quantità lavorate. L’insieme di queste misure consente di garantire una piena tracciabilità e rintracciabilità del prodotto lungo l’intera filiera produttiva, da monte a valle.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://bresaolavaltellina.it/news/bresaola-della-valtellina-igp-nel-2025-valore-al-consumo-a-502-milioni-di-euro-export-in-forte-crescita-3234/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina</a></strong></p>
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		<title>L’ultimo miglio delle emozioni: i negozi fisici tornano al centro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lultimo-miglio-delle-emozioni-i-negozi-fisici-tornano-al-centro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[trend2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il futuro del retail. Sopravvissuti alla rivoluzione digitale, i punti vendita si trasformano in luoghi di esperienza, servizio e consulenza dove si gioca una parte crescente della competizione tra le marche Un salto da guinness [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il futuro del retail. Sopravvissuti alla rivoluzione digitale, i punti vendita si trasformano in luoghi di esperienza, servizio e consulenza dove si gioca una parte crescente della competizione tra le marche</em></p>
<p>Un salto da guinness dei primati, e non solo per il campione coinvolto. Perché per la prima volta una marca legata alla grande distribuzione decide di raccontarsi mettendo in scena i suoi prodotti. La nuova campagna di Lidl propone uno speciale salto di Armand “Mondo” Duplantis, astista svedese con cittadinanza statunitense, due volte campione olimpico e tre volte campione mondiale. L’atleta salta un muro alto 5,50 e largo 12 metri realizzato con una parete di tremila prodotti.</p>
<h4>Ibridazione di mondi</h4>
<p>Benvenuti nel marketing di prossimità che bussa alle porte dei brand e li costringe a ricalibrare le proposte tra tecnologie che migliorano l’esperienza del cliente e la fisicità del negozio che restituisce concretezza. Così tra intelligenze artificiali pervasive e dematerializzazione delle esperienze, si vira verso la fisicità. Packaging da toccare, da scartare, soprattutto da acquistare di persona.</p>
<p>Nel tempo della conversazione continua, il punto vendita amplifica la relazione e il business. <strong>Il negozio smette di essere ultimo miglio logistico</strong> e diventa ultimo miglio relazionale. Secondo Mordor Intelligence il mercato dei software Pos – ossia point of sales, quindi punto vendita – raggiungerà il valore di 32,3 miliardi di dollari entro il 2031.</p>
<p><strong> Gli investimenti si concentrano su strumenti che rendono il negozio personalizzato</strong>: digital signage, self-scanning, chioschi digitali, sistemi di Crm integrati, AI e soluzioni omnicanale. <strong>Tre sono le direttrici</strong>: <strong>semplificare l’esperienza</strong> d’acquisto, <strong>consolidare la relazione</strong> tra brand e consumatore, <strong>aumentare la componente di intrattenimento</strong>.</p>
<p>Per gli Osservatori del Politecnico di Milano <strong>in Italia il 46% dei top retailer ha già integrato l’intelligenza artificiale per personalizzare offerte</strong>, ottimizzare assortimenti, supportare il personale e migliorare la customer experience. <strong>Il salto vero però sarà in negozio</strong>: self scanning intelligente, raccomandazioni contestuali, in-store programmatic e misurazione degli effetti a cassa.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Per la Gdo la parola chiave è diventata “assortimento”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/per-la-gdo-la-parola-chiave-e-diventata-assortimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 06:21:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Qualivita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>De Camillis (NielsenIQ): “Selezione mirata dei prodotti da esporre, pricing coerente e una gestione più efficiente delle superfici” La crescita dei volumi della Gdo è qualcosa che ormai appartiene al passato e che molto difficilmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>De Camillis (NielsenIQ): “Selezione mirata dei prodotti da esporre, pricing coerente e una gestione più efficiente delle superfici”</em></p>
<p>La <strong>crescita dei volumi della Gdo</strong> è qualcosa che ormai appartiene al passato e che molto difficilmente tornerà, ma esistono lo stesso buoni margini di crescita. A patto che l’offerta presente sugli scaffali sia quella effettivamente cercata dai consumatori.</p>
<p><strong>La parola chiave è “assortimento”</strong> che, a differenza del passato, non va più interpretata con un metro quantitativo ma qualitativo. <strong>I clienti non sono più attratti da un numero infinito di referenze</strong>, ma da quelle coerenti con le loro esigenze.</p>
<p>In<strong> aiuto delle insegne arrivano gli strumenti digitali</strong>, gli unici in grado di risolvere il problema della profilazione del cliente in base a cluster basati su posizione geografica e disponibilità economica.</p>
<p>L’altra buona notizia per gli operatori della Gdo è che le fasce sociali meno abbienti non sono “perse”. Pur in presenza di una <strong>diminuzione del potere di acquisto di molte famiglie</strong>, il trend di polarizzazione dei consumi, che fino a pochi anni fa sembrava essere strutturale, si è arrestato. I <strong>prodotti dedicati al benessere</strong>, per esempio, non vengono messi nel carrello solo da chi ha maggiori disponibilità economiche, ma anche da chi deve fare bene i conti per arrivare a fine mese.</p>
<p>Questo comportamento ha sorpreso gli stessi analisti di NielsenIQ, che solo qualche anno fa avevano rilevato il fenomeno della “polarizzazione”.</p>
<p>«Un fattore determinante &#8211; <strong>spiega Romolo de Camillis, retailer director di NielsenIQ</strong> &#8211; è rappresentato dalla riduzione dei consumi fuori casa, che ha liberato risorse per la spesa al supermercato. La situazione continua dunque a presentare criticità, ma il bilancio per la Gdo è sicuramente positivo».</p>
<p>Anche il <strong>calo della disoccupazione</strong> che si è registrato negli ultimi anni ha probabilmente contribuito a sostenere i consumi di prodotti di qualità. I dati raccolti da NielsenIQ illustrano bene il quadro dei consumi alimentari degli italiani. <strong>Negli ultimi dodici mesi il “fresco” ha messo a segno un progresso del 4%</strong> e hanno fatto molto bene anche “frutta e verdura” (+5,5%), “macelleria &amp; polleria” (+6,8%) e “prodotti freschi confezionati” (+3,7%).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Repubblica &#8211; Affari&amp;Finanza</strong></p>
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		<title>Commissario Ue Agricoltura, il settore vino si trova ad affrontare sfide crescenti</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/commissario-ue-agricoltura-il-settore-vino-si-trova-ad-affrontare-sfide-crescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Christophe Hansen]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione vitivinicola]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Commissario Agricoltura UE, Hansen, &#8220;l&#8217;Europa può offrire il quadro normativo, gli strumenti e la visione per la competitività del vino&#8221;. &#8220;Per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa il vino rappresenta un patrimonio vivente plasmato dai paesaggi, dalle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Commissario Agricoltura UE, Hansen, &#8220;l&#8217;Europa può offrire il quadro normativo, gli strumenti e la visione per la competitività del vino&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;Per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa <strong>il vino rappresenta un patrimonio vivente</strong> plasmato dai paesaggi, dalle tradizioni e da generazioni di artigianalità. Perché il vino è molto più di un prodotto agricolo.</p>
<p>È un patrimonio condiviso a livello mondiale, una parte significativa delle nostre identità e della vita delle nostre regioni, soprattutto in Italia&#8221;. Lo ha detto <strong>Christophe Hansen, Commissario europeo per l&#8217;Agricoltura e l&#8217;Alimentazione</strong>, in un videomessaggio al congresso nazionale Assoenologi, in programma oggi e domani a Conegliano (Treviso).</p>
<p>Secondo Hansen &#8220;<strong>oggi, il settore si trova ad affrontare sfide crescenti</strong>&#8221; come il cambiamento climatico e &#8220;le aspettative dei consumatori stanno evolvendo rapidamente e i mercati diventano sempre più volatili e competitivi. Eppure il vino europeo &#8211; ha precisato &#8211; continua a rappresentare una storia di successo globale, con circa il 60% del consumo mondiale di vino e oltre <strong>1.700 Indicazioni Geografiche protette</strong>. Ma questa leadership non può essere data per scontata”.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/vino/2026/05/28/commissario-ue-agricoltura-il-settore-vino-si-trova-ad-affrontare-sfide-crescenti_c1db5727-d401-42b8-9d09-2ca5ba81fadf.html" target="_blank" rel="noopener">Ansa.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/commissario-ue-agricoltura-il-settore-vino-si-trova-ad-affrontare-sfide-crescenti/">Commissario Ue Agricoltura, il settore vino si trova ad affrontare sfide crescenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Consumatori e salumi DOP e IGP: rapporto basato su fiducia e trainato dai Consorzi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consumatori-e-salumi-dop-e-igp-un-rapporto-basato-sulla-fiducia-e-trainato-dai-consorzi-di-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti a base di carne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentata la ricerca sui comportamenti di acquisto degli italiani commissionata da Salumitalia al Centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: al centro del sul rapporto fra consumatore e salumi DOP [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/consumatori-e-salumi-dop-e-igp-un-rapporto-basato-sulla-fiducia-e-trainato-dai-consorzi-di-tutela/">Consumatori e salumi DOP e IGP: rapporto basato su fiducia e trainato dai Consorzi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentata la ricerca sui comportamenti di acquisto degli italiani commissionata da Salumitalia al Centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: al centro del sul rapporto fra consumatore e salumi DOP e IGP fiducia e ruolo trainante dei Consorzi di Tutela.</em></p>
<p><em>Per 8 italiani su 10 DOP e IGP e controlli sono garanzia di qualità nell’acquisto dei salumi.</em></p>
<p>In occasione dell’Assemblea annuale di <strong>Salumitalia &#8211; Consorzi Indicazione Geografica</strong>, che si è svolta ieri mattina a Milano, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore si è tenuto il <strong>Convegno “Salumi DOP IGP e scelte di consumo</strong>”: importante momento di confronto per il comparto dei salumi tutelati. La percezione del consumatore della qualità certificata, l’evoluzione dei modelli di consumo e la forte connessione tra qualità percepita e regimi di tutela dei salumi DOP e IGP, i temi affrontati.</p>
<p>Fulcro del Convegno la <strong>ricerca</strong>, realizzata da EngageMinds HUB, il centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore specializzato nello studio dei comportamenti nei consumi alimentari, dal titolo <strong>“La percezione di consumo e la valorizzazione di mercato dei Salumi DOP e IGP”</strong>. L’indagine, condotta dai Docenti Guendalina Graffigna &#8211; Direttore EngageMinds HUB, Sebastiano Grandi &#8211; Direttore REM Lab e Michele Paleologo &#8211; Ricercatore EngageMinds HUB, ha analizzato i fattori psicologici e culturali che guidano oggi le scelte alimentari degli italiani, con un focus specifico sui salumi e sul valore percepito delle certificazioni DOP e IGP.</p>
<p><em>“Fondamentale l’impianto metodologico della ricerca che ha permesso di indagare i perché nelle scelte d’acquisto dei salumi DOP e IGP”, </em>commenta <strong>Cristiano Ludovici, Presidente di Salumitalia</strong>, <strong>l’Associazione che riunisce 19 Consorzi, espressione di 22 produzioni tutelate. </strong></p>
<p><strong>“</strong><em>Dagli esiti della ricerca emerge con nettezza l’importanza del ruolo dei Consorzi del nostro comparto non solo come elemento di garanzia del sistema IG ma anche come uno dei fattori principali che orientano le scelte di acquisto dei consumatori: un risultato che se da una parte ci riempie di orgoglio, dall’altra ci spinge a proseguire con ancora maggiore impegno e senso di responsabilità nelle attività di tutela e valorizzazione delle nostre eccellenze”, </em>continua Ludovici.</p>
<p><em>“I dati positivi sulla conoscenza dei regimi di qualità e sul riconoscimento dei valori associati ai salumi tutelati &#8211; </em>conclude il Presidente &#8211; <em>devono rappresentare sempre più le chiavi per garantire la riconoscibilità dei salumi DOP e IGP sui mercati in contesti sempre più competitivi. Un valore strategico non solo in Italia, ma anche sui mercati esteri, dove i salumi tutelati sono sempre più apprezzati come espressione di qualità, tradizione e autenticità”.</em></p>
<p>Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di oltre 1.000 italiani, ha evidenziato come il 70% dei consumatori consideri DOP e IGP un elemento importante nelle decisioni d’acquisto e come oltre l’80% dichiari di conoscere tali certificazioni. <strong>Qualità, controlli, legame con il territorio e italianità sono emersi come i principali valori associati ai prodotti tutelati.</strong></p>
<p>La ricerca ha inoltre mostrato come il rapporto con il cibo sia fortemente influenzato da componenti emotive, culturali e identitarie: <strong>per 7 italiani su 10 il cibo rappresenta infatti non solo nutrimento, ma anche benessere personale, convivialità e appartenenza sociale.</strong></p>
<p>Tra i dati più significativi il tema della fiducia: i Consorzi di Tutela si sono posizionati tra gli enti ritenuti più affidabili dai consumatori, preceduti soltanto da USL e NAS: un riconoscimento rilevante per il sistema delle Indicazioni Geografiche, fondato su controlli rigorosi, tracciabilità e tutela delle produzioni territoriali. Infatti, il <strong>92%</strong> degli intervistati ripone nei Consorzi una <strong>fiducia media (47%) o elevata (quest’ultima ben al 45%)</strong>. Dato che trova conferma nella lettura delle <strong>caratteristiche distintive</strong> dei salumi DOP e IGP dove la presenza di un <strong>Consorzio a tutela e valorizzazione delle denominazioni è ai primi posti </strong>(<strong>74% per le DOP, 71% per le IGP</strong>) insieme al legame del prodotto con il territorio (74% per le DOP, 82% per le IGP) e al controllo da parte degli organismi di controllo autorizzati (75% per le DOP, 77% per le IGP). Segmentando per variabili sociodemografiche, la fiducia è maggiore nella fascia di età degli <em>over 56</em>.</p>
<p>Interessanti anche gli spunti che hanno evidenziato la correlazione tra il percepito della qualità e le caratteristiche identitarie del sistema delle Indicazioni Geografiche. Per gli intervistati, infatti, un <strong>salume è considerato di qualità</strong>, in particolare, se è <strong>controllato da un ente di certificazione (84%)</strong> o <strong>se è riconosciuto come DOP o IGP (82%)</strong>. Anche in questo ambito emerge il ruolo decisivo dei Consorzi di Tutela nella misura in cui un salume viene percepito di qualità se prodotto da un’<strong>azienda aderente a un Consorzio di Tutela (81%). </strong></p>
<p>Il Convegno ha offerto l’occasione per approfondire le trasformazioni in atto nel rapporto tra consumatori e prodotti tutelati riaffermando il ruolo strategico dei salumi DOP e IGP nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano. Un comparto che, nel complesso, vale circa 2,25 miliardi di euro – pari a circa il 25% dell’intera salumeria italiana.</p>
<p>A chiudere, si è svolta la <strong>Tavola rotonda “Reputazione collettiva e valore delle IG: il ruolo dei Consorzi nel rapporto con il consumatore”</strong>, moderata da Monica Giandotti, giornalista e volto televisivo.</p>
<p>Al talk hanno preso parte, insieme al <strong>Presidente di Salumitalia Cristiano Ludovici</strong>, figure di spicco del mondo imprenditoriale e associativo: <strong>Nicola Bertinelli</strong><strong>, Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano</strong>, che ha sottolineato come oggi le Indicazioni Geografiche debbano essere capaci di comunicare valori che vadano oltre la sola qualità del prodotto alimentare. Identità territoriale, sostenibilità, reputazione internazionale e capacità di presidiare i mercati esteri rappresentano elementi sempre più decisivi nella costruzione del valore delle filiere italiane. In questo contesto, ai Consorzi di Tutela riconosce, anche nei rapporti con il consumatore, un ruolo strategico di guida, come vere e proprie cabine di regia capaci di orientare sviluppo, promozione e tutela in modo unitario e coerente.</p>
<p><strong>Dominga Cotarella</strong><strong>, Presidente Famiglia Cotarella</strong>, ha richiamato l’attenzione sul tema della fiducia come elemento centrale nel rapporto tra consumatore e filiera agroalimentare. Ha sottolineato come oggi il consumatore richieda sempre più conoscenza, consapevolezza e trasparenza, evidenziando la necessità di investire nella formazione per accompagnare scelte di acquisto responsabili.</p>
<p><strong>Claudio Palladi, Vicepresidente di ASSICA</strong>, ha evidenziato il ruolo centrale dei Consorzi di Tutela nel costruire una visione condivisa tra le imprese della filiera, sottolineando come oggi la competitività delle produzioni a Indicazione Geografica richieda una capacità sempre maggiore di agire in modo coordinato e strategico. Ha richiamato l’importanza del coraggio di innovare anche nei linguaggi, negli strumenti e nelle modalità di relazione con il consumatore, per interpretare un mercato in continua evoluzione.</p>
<p>Fonte: <a href="https://salumitalia.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Salumitalia &#8211; Consorzi Indicazione Geografica</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/CS_Assemblea-Salumitalia-e-Convegno-Salumi-DOP-IGP-e-scelte-di-consumo.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA COMUNICATO STAMPA</a></p>
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