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	<title>Consortium_00 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Consortium_00 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Aceto Balsamico di Modena IGP “autentico all’origine”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 14:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicazione, tutela e miglioramento dei controlli per aumentare la qualità del prodotto L&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP è una delle 295 Indicazioni Geografiche italiane riconosciute all’interno del sistema comunitario istituito per garantire e tutelare tanto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Comunicazione, tutela e miglioramento dei controlli per aumentare la qualità del prodotto</h2>
<p>L&#8217;Aceto Balsamico di Modena IGP è una delle 295 Indicazioni Geografiche italiane riconosciute all’interno del sistema comunitario istituito per garantire e tutelare tanto i produttori quanto i consumatori di tutta Europa. La caratteristica principale dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, come di tutte le altre DOP e IGP, è la limitazione geografica dell’area di produzione. Infatti, deve avvenire interamente nel territorio di origine, per mano di soggetti aderenti al sistema e operanti all’interno delle regole previste dal disciplinare produttivo e dal sistema di controllo e certificazione. La gestione dell’intero “sistema” è delegata a un Consorzio di tutela, costituito dai produttori e dagli altri componenti della filiera, che insieme decidono e applicano strategie, azioni di promozione e di tutela, affinché possano giungere al consumatore informazioni certe, chiare e complete. Per l’Aceto Balsamico di Modena IGP, la partita si gioca in particolare su tre asset: comunicazione, tutela e controlli sempre più efficaci. A spiegarli è il direttore generale del Consorzio, Federico Desimoni.</p>
<p><strong>In che modo il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP comunica con il consumatore?</strong></p>
<p>La nostra mission è tutelare la denominazione per poter trasmettere efficacemente i valori, la cultura e la tradizione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP offrendo al consumatore la possibilità di una conoscenza più approfondita in grado di accrescerne la consapevolezza e quindi il coinvolgimento e, in questo modo, renderlo protagonista, non solo delle proprie scelte, ma anche dell’orientamento dei trend di mercato. Per questo motivo è importante utilizzare strategie e modalità comunicative in grado di raggiungere il consumatore in modo immediato e diretto attraverso azioni di promozione, eventi, degustazioni, campagne promozionali, coinvolgimento nell&#8217;attività social, visite sul territorio, proposte interattive. A questo livello è però importante promuovere anche azioni di informazione specifiche legate all&#8217;etichettatura del prodotto che rappresenta la prima modalità di presentazione dello stesso per veicolare l’importanza della denominazione e del simbolo comunitario dei prodotti IGP che oggi rappresenta l’elemento visivo di riconoscimento per eccellenza.</p>
<p><strong>Su quali elementi in particolare si basa la comunicazione del vostro Consorzio?</strong></p>
<p>I due concetti che abbiamo eletto come riferimenti principali della nostra strategia di comunicazione sono quelli di autenticità e di origine. Partendo da questi due driver, che a nostro avviso sintetizzano il cuore delle DOP e delle IGP, abbiamo creato il claim, “autentico all&#8217;origine” che in diversi modi sta caratterizzando la nostra comunicazione. Un claim che viene accompagnato ed esplicitato da altri tre concetti fortemente evocativi e significativi: gusto, tutela e garanzia. A sottolineare, il primo l’importanza della componente qualitativa intrinseca del prodotto, l’elemento edonistico e di piacevolezza che i produttori sono in grado di offrire. Il secondo, “tutela”, i valori di eticità e legalità perseguiti dal Consorzio (che non a caso si chiama Consorzio di tutela) ed il terzo, “garanzia”, la relazione di fiducia che il sistema di controllo e vigilanza vuole instaurare con il consumatore offrendogli quelle certezze che giustamente cerca in un prodotto di qualità.</p>
<p><strong>In termini di tutela, il lavoro del Consorzio si rivolge sia ai consumatori, vigilando sulle contraffazioni e aiutandolo a compiere una scelta ragionata, sia ai produttori, per proteggerne il lavoro. Che strumenti legali avete in mano per farlo? </strong></p>
<p>Come abbiamo già anticipato, il Consorzio nasce per tutelare il consumatore a tutti i livelli e la normativa europea già ci aiuta molto in questo. Proprio utilizzando gli strumenti offerti dalla normativa comunitaria e nazionale, il Consorzio, oltre a svolgere una costante azione di vigilanza e di monitoraggio commerciale, ha avviato negli anni numerose procedure amministrative e contenziosi legali a livello civile, sia in Italia che in altri Stati membri. E proprio alcune settimane fa è giunta la notizia dell’avvio di una procedura presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nel frattempo, le iniziative consortili coprono anche altre aree come ad esempio il progetto, ancora agli inizi, di identificazione con sigilli di sicurezza delle bottiglie di Aceto Balsamico di Modena IGP. A livello internazionale, siamo fortemente favorevoli alle iniziative multilaterali e bilaterali; negli ultimi anni, infatti, i numerosi accordi bilaterali siglati dall&#8217;UE hanno portato risultati molto positivi dal punto di vista della tutela.</p>
<p><strong>L’Aceto Balsamico di Modena IGP è tra i prodotti più imitati al mondo e ciò mette il Consorzio nella posizione di dover intensificare ulteriormente i già severi controlli per garantire la qualità del prodotto. Cosa state facendo a tal proposito? </strong></p>
<p>Il Consorzio è competente per lo svolgimento di controlli aventi una matrice di vigilanza sulla fase commerciale; per quanto riguarda, invece, le fasi produttive a monte, il tutto è demandato all&#8217;Organismo di Certificazione; nel nostro caso, per fornire a quest’ultimo strumenti ancora più efficaci, abbiamo avviato una modifica del disciplinare che permetterà di ampliare i controlli sulle materie prime fornendo ulteriori garanzie al consumatore finale. La proposta è di avanguardia e mira a verificare il DNA delle materie prime in modo da poter escludere ogni possibile rischio di sofisticazione o frode alimentare.</p>
<p><strong>a cura di Marzia Morganti Tempestini</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_CONSORZIO-ACETO-BASALMICO-DI-MODENA-IGP.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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		<title>Una sentenza storica per la Piadina Romagnola IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/piadina-romagnola-igp-una-sentenza-storica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 09:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cultura, territorio e proprietà intellettuale nella decisione del Tribunale UE &#160; &#160; Il Tribunale dell’Unione Europea, con sentenza in data 23 aprile 2018, si è pronunciato in favore dell’IGP “Piadina Romagnola” (caso T­ 43/15, CRM­Commissione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cultura, territorio e proprietà intellettuale nella decisione del Tribunale UE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Tribunale dell’Unione Europea, con sentenza in data 23 aprile 2018, si è pronunciato in favore dell’IGP “Piadina Romagnola” (caso T­ 43/15, CRM­Commissione Europea, con l’intervento di COPROM e della Repubblica Italiana). La decisione, a prescindere dalle questioni attinenti al caso specifico, sancisce alcuni importanti principi di carattere generale, con particolare riferimento ai rapporti tra territorio, cultura e proprietà intellettuale. Nel provvedimento, infatti, si legge che “la reputazione di un prodotto” può derivare dal fatto che esso “possiede determinate qualità in quanto proviene dalla zona geografica considerata, in particolare a causa dei fattori naturali od umani connessi a quest’ultima”, ragion per cui – sotto questo aspetto – le sue “modalità di fabbricazione” diventano irrilevanti (punto 46, pagina 10). [blockquote size=&#8221;fourth&#8221; align=&#8221;right&#8221; ] L’azienda Crm Srl aveva chiesto l’annullamento dell’iscrizione della IGP<b> </b>[/blockquote]L’immagine di cui un “prodotto gode presso i consumatori”, dunque, risulta “associata alla sua origine geografica indipendentemente” dal modo in cui esso viene realizzato (punto 47, ibidem). In altri termini, “i fattori decisivi per fondare la reputazione del prodotto”, sono “i fattori umani, vale a dire fattori culturali e sociali” (punto 48, ibidem). Appare opportuno sottolineare, prima di addentrarci nelle riflessioni che seguiranno, sarebbe erroneo creare una contrapposizione tra i concetti di qualità e genuinità dei prodotti e quelli della loro reputazione ed immagine presso i consumatori. La qualità delle produzioni rappresenta un presupposto necessario ed irrinunciabile, in mancanza del quale nessun ulteriore discorso potrebbe neanche essere ipotizzato. Detto questo, i principi stabiliti dalla sentenza in esame risultano di estremo interesse e di particolare attualità, specialmente se messi in correlazione con le più moderne teorie del marketing sul consumo simbolico.</p>
<p><strong>Cosumo e cultura</strong><br />
È oggi largamente diffusa, al riguardo, l’opinione in base alla quale i consumatori si orientano nelle varie scelte di acquisto soprattutto muovendosi entro framework semantici di costruzione della propria identità. In un simile scenario, i prodotti sul mercato non sono più semplicemente l’espressione dell’efficienza funzionale derivante dalle loro caratteristiche merceologiche, ma elementi che comunicano qualcosa di più alto e profondo: un profilo identitario, un mondo valoriale. Esimendoci dal formulare in proposito giudizi di carattere morale, dobbiamo riconoscere che il consumo è divenuto nella società contemporanea qualcosa di diverso e di più importante rispetto al fenomeno che abbiamo conosciuto in passato. È stato acutamente detto che “se maggiore è la diluizione del consumo nella vita degli individui, maggiore è anche il suo inserimento al cuore stesso dei loro progetti di vita” ed è “proprio perché gli individui nella loro vita hanno fatto un posto più ampio e importante al consumo che si sentono in diritto di chiedergli di più, di esigere una migliore presa in conto della loro complessità e un’interpretazione più sottile e personalizzata dei loro progetti di vita” (Andrea Semprini, La marca post­moderna, 2006). Il rapporto tra cultura e consumo, insomma, ha assunto oggi caratteristiche nuove e storicamente inedite: “Consumiamo per accudire, per divertirci, per passare il tempo, per compulsione, per sacrificio, per socializzare e per tantissimi altri motivi. In questo senso il consumo è anche il luogo dove si definisce una cultura e le si dà forma” (Andrea Fontana, Story selling, 2010). Il consumo, in altri termini, ai nostri giorni è divenuto – anche – un fenomeno culturale, un percorso identitario, una forma di espressione valoriale.</p>
<p><strong>Consumo e Diritto</strong><br />
Il consumo, ovviamente, riversa i propri effetti anche nella sfera del diritto: in primis, nel definire l’oggetto della tutela garantita da alcuni tra i maggiori istituti della proprietà intellettuale (le Indicazioni Geografiche, ma anche il marchio e il design). Risulta assai delicato, naturalmente, calare nei meccanismi giuridici un elemento come la cultura, per sua stessa natura di difficile perimetrazione e definizione, al punto che si è argutamente scritto: “cultura è un termine vago, una parola autobus su cui sale chi vuole, spesso senza nemmeno pagare il biglietto” (Bruno Arpaia – Pietro Greco, La cultura si mangia!, 2013). Al tempo stesso, non appare più possibile ignorare le interazioni e le contaminazioni oggi incontrovertibilmente esistenti tra cultura e diritto, tra territorio e proprietà intellettuale. Potremo assumere, come punto di riferimento, la definizione a suo tempo tracciata dall’UNESCO: “La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale.[blockquote size=&#8221;fourth&#8221; align=&#8221;right&#8221; ] “La Piadina Romagnola IGP, industriale o artigianale, va prodotta in Romagna”[/blockquote]Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze” (Conferenza mondiale sulle politiche culturali: Rapporto finale della conferenza internazionale organizzata dall’UNESCO a Città del Messico dal 26 luglio al 6 agosto 1982). Dunque, nel riflettere in tema di proprietà intellettuale, specialmente con riferimento alle Indicazioni Geografiche, al marchio e al design, non possiamo allo stato prescindere dalle istanze e dalle espressioni culturali tipiche delle comunità di riferimento. Perché, tornando alle parole della sentenza dalle quali ha preso le mosse il nostro ragionamento, la reputazione di un prodotto ­ nell’economia contemporanea ­ discende in larga misura dai “fattori umani”, vale a dire “culturali e sociali”, del territorio di provenienza.</p>
<p><strong>A cura di Avv. Alberto Improda</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium_2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_SENTENZA-PIADINA-ROMAGNOLA-IGP.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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			</item>
		<item>
		<title>EDITORIALE &#8211; Spargere i semi buoni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/spargere-i-semi-buoni-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 15:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Editoriale a cura di Mauro Rosati &#8211; Direttore Editoriale Consortium Nasce Consortium, un nuovo magazine trimestrale concepito ed ideato per raccontare da vicino le molteplici esperienze del mondo agroalimentare e vitivinicolo dei prodotti ad Indicazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale a cura di Mauro Rosati &#8211; Direttore Editoriale Consortium</strong></p>
<p>Nasce Consortium, un nuovo magazine trimestrale concepito ed ideato per raccontare da vicino le molteplici esperienze del mondo agroalimentare e vitivinicolo dei prodotti ad Indicazione Geografica (IG). Una rivista che ha come focus quello di analizzare e far conoscere le attività dei consorzi di tutela e delle imprese ad essi associate. Espressioni dei territori nelle molteplici articolazioni, i consorzi sono una realtà tutta italiana, che nel corso degli ultimi 25 anni ha supportato con determinazione gran parte dello sviluppo economico di settore, contribuendo ad una crescita imprenditoriale e culturale di molte filiere legate intimamente alla nostra agricoltura. Un contributo che si è sostanziato attraverso una costante evoluzione qualitativa e un’espansione commerciale dei prodotti made in Italy sui mercati internazionali. Ma, guardando oltre la loro mission istituzionale, i consorzi di tutela con la loro autonomia sono stati determinanti anche nelle dinamiche della coesione sociale, attraverso la difesa costante dei valori identitari dei territori italiani come quelli culturali, storici ed ambientali.</p>
<p><strong>Spargere i semi buoni</strong><br />
La rivista nasce per diffondere i semi delle migliori pratiche di settore, i semi della coesione fra le aziende e i semi della conoscenza. Analisi dei mercati, commenti sulle attività di tutela, strategie di sviluppo e di promozione dei consorzi, ricerche del mondo universitario in tema di innovazione e sostenibilità, monitoraggi sui progetti PSR e OCM Vino: questi sono solo alcuni dei temi che saranno trattati negli articoli.</p>
<p><strong>Una bussola per la navigazione</strong><br />
Un progetto dedicato soprattutto a coloro che credono nel valore del territorio, della qualità, della certificazione, della tracciabilità e dell’innovazione; un supporto specifico che vuole parlare a imprenditori, manager delle organizzazioni di settore, professionisti, certificatori, ricercatori, decisori politici, buyer della GDO e stakeholder in generale. Infine, due doverosi ringraziamenti: in primis all’Editore Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, che ha voluto la creazione di questa rivista e che da anni è impegnato in questo settore per garantire autenticità e tracciabilità dei prodotti alimentari made in Italy, e poi alla Fondazione Qualivita che, curando i contenuti, prosegue il suo impegno nella valorizzazione del comparto DOP IGP con un progetto culturale di grande valore.</p>
<p>A cura di <strong>Mauro Rosati<br />
</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/">Consortium 2018/00</a></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_EDITORIALE-MR.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/spargere-i-semi-buoni-2018/">EDITORIALE &#8211; Spargere i semi buoni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>INTERVISTA &#8211; Opportunità e futuro delle IG europee</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/opportunita-e-futuro-delle-ig-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 15:18:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[CONTROLLI]]></category>
		<category><![CDATA[Phil Hogan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista esclusiva di Consortium al Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Phyl Hogan Phil Hogan, Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, rilascia un’intervista esclusiva a Consortium in occasione dell’edizione 2018 di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/opportunita-e-futuro-delle-ig-europee/">INTERVISTA &#8211; Opportunità e futuro delle IG europee</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Intervista esclusiva di Consortium al Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Phyl Hogan</h2>
<p><em>Phil Hogan, Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, rilascia un’intervista esclusiva a Consortium in occasione dell’edizione 2018 di Origo, il Forum mondiale delle Indicazioni Geografiche, tenutosi a Parma lo scorso 8 maggio. Semplificazione normativa e regole uniformi per i controlli, fondi di promozione e nuovi accordi bilaterali, rafforzamento delle IG online e sviluppo di pratiche sostenibili sono i temi prioritari sul futuro del settore delle DOP, IGP e STG affrontati nell&#8217;intervista.</em></p>
<p><strong>Il crescente successo del sistema delle DOP IGP che si registra in molti Paesi europei impone sicuramente una riflessione su come la legislazione possa sostenere in maniera più puntuale e precisa questa crescita. È auspicabile una riforma del regolamento che faciliti l’uniformità delle norme dei tre settori Food, Wine and Spirits delle Indicazioni Geografiche e al tempo stesso delle regole sui controlli nei vari Paesi? </strong></p>
<p>La storia delle IG europee, costruita sulle nostre meravigliose tradizioni locali e regionali legate alla produzione di cibo e bevande, ha riscosso un successo globale. Pertanto, dovremmo riflettere sulle modalità attraverso le quali elaborare un sistema IG più accattivante, sia per i produttori che per i consumatori: tali miglioramenti dovrebbero includere delle procedure più condivisibili, passaggi più brevi e maggiore reattività dagli Stati Membri che gestiscono l’attuazione dei programmi. Attualmente, stiamo facendo i primi passi verso la semplificazione dei settori Wine e Spirits, per i quali è stata discussa una legislazione sia nel Parlamento che nel Consiglio. Facilitare la gestione delle IG offrirebbe quel valore aggiunto tale da ottimizzare i tempi delle procedure, facendole così focalizzare su ciò che sanno fare meglio: produrre e promuovere i prodotti alimentari di fama mondiale. Per quanto concerne i controlli, stiamo elaborando delle regole uniformi da applicare a tutti gli Stati Membri e stiamo collaborando sempre di più insieme per assicurare la loro entrata in vigore in modo uniforme ed efficiente.</p>
<p><strong>In che modo la politica europea può difendere più pragmaticamente le produzioni agroalimentari e vitivinicole DOP IGP? </strong></p>
<p>Sono decisamente d’accordo con l’affermazione secondo cui una politica di qualità dell’Unione Europea rappresenta un elemento importante e potente per promuovere i nostri prodotti agroalimentari di qualità, sia nell’ambito dell’UE stessa che nei mercati oltreoceano. Essa, inoltre, riveste un ruolo essenziale nelle politiche di sviluppo rurale, garantendo dei ricavi più alti e contribuendo a preservare i metodi tradizionali di produzione e le conoscenze nella realtà rurale. Tuttavia, è improprio sostenere che le nostre IG “penalizzano eccessivamente i prodotti agroalimentari” al di fuori dell’Europa. La Commissione tutela costantemente gli interessi delle Indicazioni Geografiche dell’Unione Europea nelle negoziazioni degli accordi bilaterali. Ottenere la protezione delle nostre IG in nuovi mercati costituisce una parte integrante delle politiche commerciali europee. Soltanto negli ultimi decenni, le nostre IG più importanti hanno ottenuto la tutela in diversi nuovi mercati, tra i quali quelli di Corea del Sud, Colombia, Canada, Sud Africa, così come in numerosi Paesi confinanti. Inoltre, gli anni che verranno porteranno ulteriori accessi ad altri mercati rilevanti, tra cui quelli di Vietnam, Giappone e Messico. È vero che in certi casi alcune IG dovranno coesistere con pratiche o utilizzi che erano già presenti su questi mercati da anni, anche decenni in diversi casi. Tuttavia, il punto chiave è che la Commissione è riuscita a far riconoscere e proteggere queste IG in Paesi in cui ciò non era certamente da dare per scontato!</p>
<p><strong>È possibile pensare ad un aumento del plafond UE della promozione ed una semplificazione delle regole e delle procedure di richiesta? </strong></p>
<p>Sono molto curioso di vedere come i fondi messi in campo per la promozione verranno sfruttati per espandere le esportazioni, contribuendo a conquistare nuovi segmenti di mercato e nuovi consumatori, soprattutto per i prodotti di alta qualità, come quelli protetti da una denominazione. È senz&#8217;altro questo l’ambito in cui l’UE presenta un vantaggio competitivo. I sistemi di qualità rappresentano dei veicoli ideali per le campagne di promozione – che comunque devono essere supportate da buone strategie di marketing. Le organizzazioni ammissibili per sovvenzionare la promozione in teoria sono degli enti professionali o semiprofessionali, i cui membri sono coinvolti in attività economiche legate alla produzione di prodotti di una certa importanza. Le organizzazioni idonee necessitano di raggruppare i produttori e rappresentare un settore specifico. La politica promozionale dell’UE, dunque, autorizza la partecipazione dell’industria agroalimentare attraverso organizzazioni che rappresentano i produttori. Le organizzazioni rappresentative hanno bisogno di avere capacità sia operative che finanziarie per implementare le campagne promozionali – mentre le singole imprese – grandi o piccole che siano – non hanno i requisiti giusti. Il mio consiglio alle piccole imprese è: unire le forze con produttori simili, per creare un valore economico necessario per conquistare nuovi mercati e presentare un piano di promozione che veicoli un messaggio chiaro, che sia indirizzato a un pubblico ben identificato e che possieda una strategia che andrà a diretto beneficio dei produttori di IG nei settori target.</p>
<p><strong>È in atto a livello mondiale un ripensamento dei rapporti tra istituzioni e grandi player digitali (Facebook, Google, etc). In questo contesto anche l’Europa è impegnata in una “ri-negoziazione” che tuteli maggiormente i cittadini e le imprese. </strong><strong>Nell’ambito di questa revisione sarà possibile pensare anche ad una tutela digitale delle Indicazioni Geografiche? </strong></p>
<p>C’è una necessità crescente di promuovere il rafforzamento delle IG online al fine di prevenire contraffazioni e frodi alimentari e di impedire che i diritti delle IG vengano compromessi. Tutti gli Stati membri stanno rispondendo alla sfida, ma con il rapido sviluppo della tecnologia i contraffattori trovano nuove strade per commercializzare i loro prodotti. Dobbiamo innalzare i livelli di consapevolezza circa la necessità di rafforzare i controlli in rete tra le autorità pubbliche e le organizzazioni dei produttori e assicurare legami più saldi tra di loro. La Commissione ha sviluppato un sistema di assistenza amministrativa online che dà la possibilità agli Stati membri di segnalare, scambiare le informazioni e richiedere delle azioni in caso di frode alimentare. L’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale con sede ad Alicante ha sviluppato una banca dati anti contraffazione (Enforcement Database – EDB) che mette in contatto le forze di polizia, le autorità doganali e i servizi di ispezione con i titolari dei diritti di proprietà intellettuale: dobbiamo assicurare a quest’ultimi di poter contare su questa risorsa. Le piattaforme online, operando nell’ambito delle regole dell’e-commerce, possono rimuovere i contenuti fraudolenti solo se sono consapevoli di ciò. Dobbiamo accrescere i nostri sforzi per intercettare e prevenire la frode informatica, lavorando con le piattaforme private ed eliminare (“notify and take down”) falsi, simili all&#8217;esempio italiano da voi citato.</p>
<p><strong>È possibile pensare a nuovi compiti per le Indicazioni Geografiche in chiave ambientale attraverso il supporto diretto alle imprese che richiedono modifiche dei disciplinari per l’introduzione di pratiche più sostenibili? </strong></p>
<p>Credo fermamente che cibo di qualità e produzione sostenibile significhino business di valore. E i modelli di consumo globale supportano questa affermazione. I consumatori informati non sono solo interessati all&#8217;acquisto di prodotti tradizionali ma prestano una attenzione crescente alle modalità di produzione. Ecco perché i criteri ambientali che contribuiscono, ad esempio, alla biodiversità e all&#8217;acqua pulita, e quelli di sostenibilità, quali il benessere animale, potrebbero essere integrati nei principi di produzione delle IG. I gruppi di produttori sono coloro che stabiliscono e modificano i disciplinari, e possono aggiungere a queste regole requisiti ambientali e di sostenibilità. Ciò va ad aumentare la reputazione dei loro prodotti e, di conseguenza, le vendite visto che certe caratteristiche si rivolgono ad un determinato target di consumatori. Il rispetto degli standard ambientali più elevati è già riconosciuto dal sostegno dato a chi si impegna in tal senso. Il mio compito è garantire che questi aspetti – le misure ambientali, produzione di qualità, le IG – possano essere messi insieme in modo coerente. Così, gli Stati membri e le regioni potranno creare ulteriori opportunità di sviluppo per gli agricoltori impegnati nelle produzioni di qualità.</p>
<p><strong>A cura di Mauro Rosati</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_Intervista-a-Phil-Hogan.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>EDITORIALE &#8211; Rinnovare la connessione tra territorio e mercati</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/rinnovare-la-connessione-tra-territorio-e-mercati-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 15:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Editoriale a  cura di Paolo De Castro &#8211; Presidente Comitato Scientifico Qualivita e vice presidente della COMAGRI UE La rivista Consortium arriva in un passaggio cruciale per lo sviluppo del sistema dei prodotti italiani a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale a  cura di Paolo De Castro &#8211; Presidente Comitato Scientifico Qualivita e vice presidente della COMAGRI UE</strong></p>
<p>La rivista Consortium arriva in un passaggio cruciale per lo sviluppo del sistema dei prodotti italiani a Indicazione Geografica. Un passaggio in cui la connessione tra territori rurali e mercati globali va rinnovata e riscritta. I marchi di qualità dell’agroalimentare europeo sono, generalmente parlando, una storia di successo. Dopo una prima fase in cui sono cresciuti, grazie all&#8217;impegno e dopo lunghe battaglie dei consorzi, principalmente come dispositivi di tutela e di protezione, oggi alle Indicazioni Geografiche si guarda soprattutto come strumenti “offensivi”, nell&#8217;accezione degli interessi commerciali. Sono l’avanguardia dell’agroalimentare europeo in mercati globali che premiano non più solo gli scambi di commodities, ma anche i flussi di alimenti di qualità, in tutte le sue accezioni. Questo passaggio non è privo di incognite. Da un lato richiede un ampliamento del concetto di qualità, che va intesa non più solo come eccellenza e unicità, ma anche in termini di sostenibilità ambientale, fino a includere aspetti come il benessere animale. Dal punto di vista giuridico, inoltre, il sistema DOP IGP europee è unico al mondo e oggi deve conquistarsi tutele e spazi vitali in altri ordinamenti. A fronte di questa doppia sfida, Consortium può essere utile sia a far crescere il settore grazie allo scambio di informazioni, sia a far sentire il punto di vista dei territori rurali nelle dinamiche che li portano a confrontarsi con gli scenari globali.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_Intervista-a-Phil-Hogan1.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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		<title>EDITORIALE &#8211; Le opportunità globali delle IG europee</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/le-opportunita-globali-delle-ig-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[Origo]]></category>
		<category><![CDATA[Phil Hogan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sfide e opportunità per le produzioni a qualità regolamentata Origo, il forum globale per le produzioni a denominazione di origine, nasce da un lavoro condiviso che la Regione Emilia-Romagna ha avviato con la Commissione europea, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sfide e opportunità per le produzioni a qualità regolamentata</h2>
<p>Origo, il forum globale per le produzioni a denominazione di origine, nasce da un lavoro condiviso che la Regione Emilia-Romagna ha avviato con la Commissione europea, il Governo italiano, l’Unione Parmense degli Industriali e con le Reti europee AREPO e AREFLH, con OriGIn (l’organismo internazionale delle denominazioni di origine) e, ovviamente, Qualivita. Questa edizione ha visto la presenza del Commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Phil Hogan, a testimonianza di quanto la Commissione creda nel valore del patrimonio socio-economico e culturale delle Indicazioni Geografiche (IG) e della loro potenzialità quale motore di sviluppo sostenibile, in particolare per i territori rurali. La dimensione mondiale del forum è stata voluta da tutti gli attori che hanno contribuito a costituire Origo, cogliendo la grande sfida della valorizzazione e del riconoscimento di questo modello delle IG sempre più seguito non solo in Europa, ma anche a livello internazionale. Sono protagoniste di Origo le tre grandi categorie di soggetti che assieme hanno fatto crescere questo modello di produzione che fa del radicamento al territorio, della valorizzazione della cultura locale e della qualità il proprio marchio distintivo: le istituzioni, i consorzi e le aziende produttrici e il mondo della ricerca. Origo è nato quale luogo dove queste tre anime si incontrano e si confrontano con gli addetti ai lavori in un’ottica globale al fine di sviluppare percorsi congiunti e complementari di crescita e valorizzazione delle IG. Nell&#8217;edizione 2018 sono stati discussi temi di estrema importanza e cari ai territori regionali che come la Regione Emilia-Romagna puntano molto alla tutela e promozione delle proprie DOP e IGP.</p>
<p><strong>Il tema della sostenibilità </strong></p>
<p>Le IG, oltre a rivestire un importante valore economico, rappresentano anche un modello di agricoltura sostenibile, uno strumento di presidio del territorio e un volano di sviluppo per le comunità locali. Esse infatti nascono come modello di sostenibilità e sono il frutto dell’adattamento di un sistema produttivo locale alle condizioni del proprio contesto territoriale. I risultati ottenuti hanno ricadute anche sul piano sociale con un tessuto imprenditoriale fatto spesso di piccole e medie imprese. Non è tuttavia un dato acquisito per sempre: vi è la necessità di sviluppare un sistema di tutele nel momento in cui le IG crescono e diventano un modello sempre più diffuso e di successo a livello internazionale.</p>
<p><strong>Tradizione e innovazione </strong></p>
<p>Altro importante tema, che va maggiormente evidenziato, è la coniugazione tra tradizione e innovazione. Le IG hanno da sempre fondato la loro distintività e il loro successo sapendo coniugare, con sapienza ed intelligenza, gli elementi della tradizione e della caratterizzazione del prodotto legato al territorio con elementi di innovazione.</p>
<p><strong>Relazioni e tutela globale delle IG </strong></p>
<p>L’evento si è concluso con un tema tanto delicato e discusso quanto importante per il futuro delle IG ossia quello delle relazioni e della tutela globale delle stesse. L’Unione Europea ha fatto importanti passi avanti, nella direzione di una maggiore tutela e riconoscibilità delle IG, anche nei confronti di Paesi terzi e Organizzazioni Internazionali. Gli accordi bilaterali commerciali stipulati dalla UE con Paesi quali Cina, Canada e Giappone ed altri ancora in corso sono di estrema rilevanza per la tutela legale e le possibilità di esportazione e commercializzazione delle nostre DOP e IGP. Sono certamente perfettibili ma dobbiamo essere consapevoli che sino a qualche anno fa, per alcuni prodotti, non era possibile accedere a questi mercati e che le denominazioni non godevano di nessuna tutela. Ogni accordo raggiunto ha rappresentato comunque un passo in avanti rispetto alla situazione precedente. Sicuramente una delle questioni da risolvere è come passare da una dimensione di accordi bilaterali a una dimensione più globale per la tutela e la valorizzazione delle IG così come è stato discusso con l’Organizzazione mondiale per la Proprietà intellettuale (WIPO) e con l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Vanno inoltre il più possibile allargate le liste dei prodotti da tutelare e va valutata la possibilità di diversificare gli iter di riconoscimento e aggiornamento dei disciplinari in funzione della presenza del prodotto sui mercati internazionali. Vi è quindi una sfida aperta per i sistemi produttivi europei e dell’Emilia-Romagna in particolare, considerata la rilevanza che hanno le DOP e IGP per il fatturato e l’export del sistema agroalimentare. Dal 1992, data in cui l’UE ha introdotto il primo regolamento per il riconoscimento dei prodotti a denominazione di origine, siamo riusciti a portare le nostre specificità a livello europeo e l’UE è diventata a sua volta il maggiore operatore commerciale al mondo di prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica. Non dobbiamo infine dimenticarci che le Indicazioni Geografiche, regolate da disciplinari, hanno un’altra grande specificità: nascono per tutelare i consumatori, garantire la tracciabilità ed elevati standard di qualità. Origo Global Forum anche in questa edizione si è dimostrata una piattaforma privilegiata per discutere e proporre soluzioni alle principali sfide che le IG devono affrontare nel presente e nel futuro. La partecipazione e l’intervento del commissario europeo P. Hogan ne consacrano il rilievo europeo ed internazionale.</p>
<p><strong>a cura di Simona Caselli – Assessore Agricoltura Regione Emilia-Romagna</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_Origo.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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		<title>Prosecco DOP, una crescita di volumi e qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/prosecco-dop-una-crescita-di-volumi-e-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 14:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno sviluppo rapido da gestire con con attenzione. Obiettivo primario il raggiungimento della certificazione di sostenibilità territoriale La Denominazione di Origine Controllata Prosecco comprende l’area del nordest che si espande da Trieste &#8211; dove si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Uno sviluppo rapido da gestire con con attenzione. Obiettivo primario il raggiungimento della certificazione di sostenibilità territoriale</h2>
<p>La Denominazione di Origine Controllata Prosecco comprende l’area del nordest che si espande da Trieste &#8211; dove si trova la piccola località Prosecco che nell’antichità diede origine a questo vino &#8211; spingendosi fino a Vicenza, passando per Treviso, provincia d’elezione che ha dato i natali al Prosecco nella versione spumeggiante che oggi tutti conoscono e apprezzano. Un territorio ricco di meraviglie ambientali, architettoniche e paesaggistiche che tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia conta dieci riconoscimenti Unesco ed è testimone, nelle nove province della DOC Prosecco, di un successo mondiale travolgente. Ce ne parlano il presidente Stefano Zanette e il direttore Luca Giavi.</p>
<p><strong>Presidente Zanette, la sete di Prosecco nel mondo continua a crescere e la vostra denominazione &#8211; ora la più grande e la più dinamica nel panorama vitivinicolo internazionale &#8211; è costantemente sotto i riflettori. Lei è in sella al Consorzio dal 2012: come si governa la crescita così impetuosa di una denominazione? </strong></p>
<p>In effetti sono volati questi sei anni, durante i quali siamo passati dai 180 ai 440 milioni di bottiglie certificati nel 2017: un destino senza precedenti, riservato a un Consorzio nato appena nel 2009. Il che molte volte ha significato prendere decisioni senza avere nulla e nessuno cui ispirarsi. Questo, però, ci ha reso liberi di esplorare soluzioni sganciate da esperienze pregresse che indirizzano, ma anche vincolano. Oggi siamo presenti in 150 Paesi e ogni secondo nel mondo si innalzano 100 calici di Prosecco, giorno e notte. Ma sa qual è la cosa davvero straordinaria? Che al pari con i volumi è aumentata anche la qualità del vino, garantita da una miriade di piccole aziende competitive e orgogliose (12.000 con una media di 2,3 ettari ciascuno) a cui viene assicurata una buona redditività.</p>
<p><strong>Il successo comporta dover affrontare situazioni di crescita, come il recente bando aperto per includere nella DOC altri 1.200 ettari con modalità del tutto nuove. Com&#8217;è la storia della siepe?</strong></p>
<p>D’ora in poi chi vuole produrre Prosecco deve anche contribuire alla bellezza del paesaggio. Più siepi, più alberi, maggior biodiversità. Con questo bando hanno trovato dimora i primi 56 ettari di un’oasi che entro il 2020 potrebbe triplicare. Perché credo nella bellezza del territorio come ingrediente fondamentale del Prosecco, da versare idealmente nel calice in modo che il consumatore possa bere, insieme alle bollicine, tutta la bellezza del nostro territorio.</p>
<p><strong>Gli osservatori internazionali guardano al vostro Consorzio come a un “caso studio” anche per le decisioni inedite assunte, in particolare sul fronte della sostenibilità&#8230;</strong></p>
<p>Con una scelta coraggiosa che ci pone ai vertici mondiali nella battaglia per la sostenibilità, lo scorso aprile 2017 l’Assemblea dei Soci ha approvato una modifica al disciplinare, nelle norme per la viticoltura, che elimina Glifosato, Mancozeb, Folpet in maniera cogente, obbligatoria. Ma non intendiamo fermarci qui, stiamo già lavorando al raggiungimento di un obiettivo ancor più ambizioso: la certificazione territoriale per la sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’intera Denominazione.</p>
<p><strong>Direttore Luca Giavi, quali sono le attività “strategiche” che hanno maggiormente impegnato il Consorzio in questi anni?</strong></p>
<p>Fin dalla sua nascita il Consorzio ha focalizzato la sua attenzione sul fronte della tutela prima ancora che sulla promozione, per evitare che i nostri investimenti favorissero altre produzioni inducendo in errore il consumatore. Da subito abbiamo introdotto l’obbligo del contrassegno di stato, con una decisione inizialmente vissuta dai produttori solo come costo aggiuntivo, anche se col tempo hanno apprezzato l’efficacia di questo strumento, ormai irrinunciabile nella lotta alla contraffazione. Sul fronte della promozione ci siamo concentrati sul valore del Prosecco come territorio, richiamando con il claim “Italian Genio” le nostre eccellenze d’arte, architettura, design e moda.</p>
<p><strong>E sul fronte della gestione delle produzioni?</strong></p>
<p>Già nel 2011 le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, su richiesta del Consorzio, sentite le organizzazioni di categoria, hanno adottato dei provvedimenti tesi a conseguire l’equilibrio del mercato: misure indispensabili per garantire il valore e la qualità delle produzioni. Come ampiamente dimostrato, la contrazione del valore spinge il sistema produttivo a contenere i costi di produzione con una conseguente diminuzione della qualità. Tale fenomeno, nel caso del Prosecco DOC, non si è verificato. Anzi, il successo che continuiamo a registrare a livello internazionale certifica il crescente apprezzamento per i livelli qualitativi raggiunti.</p>
<p><strong>a cura di Albina Podda</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_CONSORZIO-PROSECCO-DOP.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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		<title>Il CETA e le opportunità per i Paesi europei</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-ceta-e-le-opportunita-per-i-paesi-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 13:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I primi riscontri sugli scambi UE-Canada sono incoraggianti Dopo essere trascorsi mesi dall&#8217;avvio provvisorio dell’Accordo economico e commerciale tra l’UE e il Canada (CETA), gli scambi tra le due parti stanno registrando un andamento positivo: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I primi riscontri sugli scambi UE-Canada sono incoraggianti</h2>
<p>Dopo essere trascorsi mesi dall&#8217;avvio provvisorio dell’Accordo economico e commerciale tra l’UE e il Canada (CETA), gli scambi tra le due parti stanno registrando un andamento positivo: scende l’import dei frumenti canadesi, cresce l’export agroalimentare europeo verso il Paese nordamericano. L’accordo &#8211; che prevede, tra le altre cose, la protezione di 41 denominazioni DOP-IGP italiane dalle imitazioni sul mercato canadese &#8211; sta iniziando già a mostrare reali vantaggi per il nostro Paese. Grazie alla sua implementazione, ad esempio, è stata risolta l’annosa vicenda del divieto di esportazione del Prosciutto di Parma DOP.</p>
<p><strong>I primi riscontri</strong></p>
<p>I primi dati che sono stati rilevati sciolgono alcuni timori legati ai rischi dell’attuazione del CETA: per il momento, infatti, non si registra un grande volume di importazioni di frumenti dal Nord America in Italia, evidenza che smentisce la tesi secondo la quale il documento negoziale avrebbe favorito tale processo. L’altra perplessità era invece collegata alla qualità del prodotto che sarebbe giunto nel nostro Paese, dal momento che in Canada si fa largo utilizzo di diserbanti in fase colturale. [blockquote size=&#8221;fourth&#8221; align=&#8221;right&#8221; ]Nella crisi del multilateralismo, gli accordi bilaterali sono un’opportunità[/blockquote] A tal proposito, è bene precisare che la questione degli erbicidi, sostanzialmente legata all&#8217;impiego del glifosato (limiti di utilizzo o divieto), rappresenta una partita diversa e ancora aperta, contenuta in un dossier europeo specifico non inserito nell&#8217;accordo commerciale Europa-Canada. In merito a quanto sta accadendo nella realtà commerciale, invece, è utile constatare che, qualora le ultime tendenze venissero confermate, a fine anno le importazioni di frumento canadese scenderebbero dalle 796 mila tonnellate del 2017 (erano 1,2 milioni nel 2016) alle 430 mila, mentre le esportazioni agroalimentari verso il Canada varrebbero circa 910 milioni di euro. Al contempo, le prestazioni dei nostri prodotti risultano incoraggianti. Il dato più significativo è quello relativo al vino (+11%): nel caso in cui tale percentuale si stabilizzasse, nel 2018 il vino italiano muoverà 370 milioni di euro verso il Paese della foglia di acero. Tali rilevamenti configurano il Canada come uno sbocco commerciale potenzialmente rilevante per il settore agroalimentare italiano. Un valore che, prima del CETA, già sfiorava gli 800 milioni di euro per le esportazioni tricolore. Stando a questo trend, i benefici commerciali per il nostro Paese sarebbero tangibili. In un momento di profonda crisi del multilateralismo, in cui padroneggiano dazi, innalzamento di barriere e ostacoli al commercio internazionale, gli accordi bilaterali, se ben gestiti e governati, rappresentano un’opportunità da cogliere.</p>
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<p><strong>I punti e le novità chiave</strong></p>
<p>In estrema sintesi, ripercorriamo i principali contenuti del CETA e le novità introdotte: 32.000 tonnellate di formaggi europei saranno esportate in Canada a dazio zero, di cui 16.800 saranno di formaggi ad alta qualità DOP IGP. Le importazioni di carne canadese dovranno essere limitate nelle quantità e conformi alla regolamentazione UE (ad esempio, le carni non dovranno essere trattate con ormoni). La carne bovina canadese, che verrà liberalizzata gradualmente, varrà lo 0,6% dei consumi UE, quella suina lo 0,4%. Il grano canadese (duro e tenero di alta qualità) continuerà, come accade oggi, ad essere importato a dazio zero. Le importazioni in Europa di mais canadese saranno graduali e raggiungeranno, una volta a regime, 8.000 tonnellate annue. Inoltre, verranno rimosse importanti barriere commerciali che, ad oggi, penalizzano le esportazioni europee di prodotti alcolici e di vini. Infine, saranno ridotte ed eliminate tariffe sulle esportazioni di importanti prodotti agroalimentari europei (prodotti a base di cereali come pasta, e biscotti, preparati di frutta e verdura). Il nuovo contesto delineato dal CETA, sebbene presenti dei margini di incertezza, regolamenta e armonizza di fatto i meccanismi di domanda e offerta, dispensando delle buone opportunità sia per le imprese agroalimentari italiane che per i consumatori canadesi. Pertanto, sarà compito dei produttori italiani, poi, sfoderare quelle qualità e quelle capacità di saper “raccontare” le produzioni nazionali che costituiscono un appeal decisivo per conquistare questa nuova fetta di consumatori.</p>
<p><strong>a cura del Centro studi Cia</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_CETA.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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		<title>Il Giappone tutela le IG sul modello europeo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-giappone-tutela-le-ig-sul-modello-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 13:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà intellettuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo quadro normativo per la difesa della proprietà intellettuale Fondere insieme la consistenza della carne di Kobe con l’aroma fragrante e la splendida buccia dell’agrume Kito Yuzu… In Giappone vi sono numerosi prodotti agroalimentari caratteristici [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Nuovo quadro normativo per la difesa della proprietà intellettuale</h2>
<p>Fondere insieme la consistenza della carne di Kobe con l’aroma fragrante e la splendida buccia dell’agrume Kito Yuzu… In Giappone vi sono numerosi prodotti agroalimentari caratteristici e di alta qualità, che hanno acquisito prestigio grazie alle condizioni naturali delle zone di origine e ai metodi tradizionali di produzione unici. Il Paese ha fondato un modello ad hoc, finalizzato sia a garantire la tutela della proprietà intellettuale dei nomi dei prodotti tipici, sia a preservare la loro unicità. Nel giugno 2015, è entrata in vigore la Legge sulla protezione dei nomi dei prodotti specifici agricoli, forestali e ittici, e degli alimenti (Legge n° 84 del 2014), denominata anche semplicemente “Legge sulle IG”. Si tratta di un sistema di tutela delle Indicazioni Geografiche (IG) sui generis, che affonda le radici nell&#8217;Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs) promosso dal WTO, e grazie al quale le denominazioni geografiche si configurano come strumento di tutela del diritto di proprietà intellettuale. Dunque, il sistema IG non solo salvaguarda i nomi dei prodotti dalle imitazioni, ma rassicura anche gli agricoltori per le loro produzioni, incoraggiandoli. [blockquote size=&#8221;fourth&#8221; align=&#8221;right&#8221; ]62 Indicazioni Geografiche registrate ad oggi in Giappone[/blockquote]In particolare, la copertura della Legge sulle IG include frutta, verdura, carne, pesce e bevande analcoliche, fino a toccare prodotti non alimentari di origine agricola, tra i quali annoveriamo le stuoie tatami e la seta grezza. Ad oggi, ben 62 prodotti agroalimentari sono stati registrati come Indicazioni Geografiche ai sensi della Legge sulle IG. In Giappone è stata registrata anche un’Indicazione Geografica italiana, ossia il Prosciutto di Parma DOP.</p>
<p><strong>Gestione del sistema IG </strong></p>
<p>La Legge sulle IG ha stabilito delle procedure trasparenti di registrazione delle denominazioni geografiche, tra le quali figura l’istituzione di un periodo di tre mesi di obiezione. La legge dispone inoltre di regole chiare e conformi all&#8217;Accordo TRIPs; in particolare, se le richieste del marchio a denominazione geografica presentano prodotti dai nomi generici oppure identici o simili ad altri marchi registrati, le domande devono essere rifiutate. Una volta che il prodotto viene registrato, i produttori (e un’associazione di produttori) devono portare avanti misure gestione idonee e adatte a garantirne la qualità e l’autenticità. Ciò assicura l’adesione<br />
alle prescrizioni previste dal Disciplinare (un documento che definisce i requisiti produttivi del prodotto a denominazione). Inoltre, anche il Ministero dell’agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone (MAFF) effettua regolari controlli per verificare che la gestione del processo di produzione sia condotta correttamente. Inoltre, i prodotti registrati come Indicazioni Geografiche devono applicare il marchio IG previsto in Giappone. Esso costituisce un elemento indispensabile nel distinguere i prodotti a denominazione da tutti gli altri presenti sul mercato, ma soprattutto indica che il prodotto è strettamente legato al territorio da cui proviene. In secondo luogo, esso consente ai consumatori di riconoscere facilmente che un dato prodotto è stato registrato conformemente a quanto stabilito dal Sistema di protezione delle IG del Giappone. Nel caso in cui si riscontri un utilizzo improprio della denominazione di origine, chiunque può inviare una segnalazione al MAFF. Qualora il reclamo venga dichiarato valido, il MAFF può ordinare una rettifica sull&#8217;adozione indebita della denominazione ai produttori e distributori chiamati in causa. Infine, la Legge sulle IG proibisce agli importatori di acquisire prodotti non a norma dall&#8217;estero se registrati con la protezione giapponese. In caso di negligenza e mancato rispetto delle disposizioni, sono previste delle sanzioni, che vengono prescritte alla persona o all&#8217;azienda in questione.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/FOCUS-4.jpg"><img class=" wp-image-242496 aligncenter" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/FOCUS-4-300x266.jpg" alt="FOCUS 4" width="253" height="224" /></a></p>
<p><strong>Giappone e UE</strong></p>
<p>Nel dicembre 2017, il Giappone e l’Unione Europea hanno portato a termine la negoziazione dell’Accordo di partenariato economico UE-Giappone, in base al quale entrambe le parti si sono impegnate a proteggere le rispettive Indicazioni Geografiche in ciascuno dei loro territori. Nel dettaglio, nell&#8217;Unione Europea verranno protette 48 IG giapponesi, mentre in Giappone verranno tutelate 71 IG dell’UE (tra le quali il Roquefort DOP francese e il Gorgonzola DOP italiano). Le procedure basilari e i livelli di protezione dei prodotti dell’Unione in Giappone sono essenzialmente gli stessi di quelli previsti dalla Legge sulle IG. Il Giappone è lieto di collaborare con l’Unione Europea per stabilire una cooperazione sempre più forte nel campo delle Indicazioni Geografiche.</p>
<p><strong>cura di Makiko Shigemitsu, Ministro dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2018/00</strong></p>
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		<title>Parmigiano Reggiano DOP nuova strategia per il turismo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/parmigiano-reggiano-dop-nuova-strategia-per-il-turismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 12:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Consortium_00]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Caseifici Aperti” un perfetto connubio tra prodotto e territorio Il Parmigiano Reggiano DOP vanta uno strettissimo legame con il suo territorio di origine. La produzione del latte e la sua successiva lavorazione avvengono nelle province [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>“Caseifici Aperti” un perfetto connubio tra prodotto e territorio</h2>
<p>Il Parmigiano Reggiano DOP vanta uno strettissimo legame con il suo territorio di origine. La produzione del latte e la sua successiva lavorazione avvengono nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna (alla sinistra del fiume Reno) e Mantova (alla destra del Po): in quest’area, con caratteristiche pedoclimatiche uniche, si concentrano sia le 3.500 aziende agricole in cui si produce il pregiato latte utilizzato per il formaggio, sia i 335 caseifici che quotidianamente trasformano questo latte, stagionando il Parmigiano Reggiano DOP per un minimo di 12 mesi.</p>
<p><strong>Caseifici Aperti</strong></p>
<p>Legata al territorio di origine della DOP è una delle più importanti attività di promozione volute dal Consorzio del Parmigiano Reggiano: “Caseifici Aperti”, un’iniziativa pensata per permettere a foodie, appassionati di cucina e curiosi di conoscere e apprezzare da vicino il mondo del Parmigiano, visitando i caseifici e incontrando i casari. Con la possibilità di acquistare e degustare il Parmigiano Reggiano DOP nelle sue diverse stagionature e in una gamma di produzioni che possono derivare dal latte di Vacca Bianca modenese, Vacca rossa reggiana, così come le produzioni riservate agli osservanti di particolari regole religiose, come il Parmigiano Reggiano DOP Kosher e quello Halal. [blockquote size=&#8221;fourth&#8221; align=&#8221;right&#8221; ]Nel 2018 investiti 20 milioni di euro in comunicazione[/blockquote]Dalla nascita, alcuni anni fa, a oggi, “Caseifici Aperti” è cresciuto costantemente: l’ultima edizione &#8211; 28 e 29 aprile 2018 &#8211; ha visto il coinvolgimento di oltre 50 caseifici, con la partecipazione di migliaia di visitatori. Il prossimo appuntamento con “Caseifici Aperti” è per sabato 29 e domenica 30 settembre. I caseifici e il territorio di origine della DOP sono anche uno dei quattro pilastri su cui si fonda la strategia del Consorzio per sviluppare la domanda in Italia. Nei piani del Consorzio, i caseifici sono destinati ad avere sempre più accesso al mercato, senza mediazioni: non solo attraverso gli spacci aziendali ma anche con le vendite online, i rapporti diretti con le piccole catene di supermercati e il canale Horeca. L’obiettivo è quello di aumentare la quota di vendita diretta fino a raggiungere un terzo della produzione complessiva.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/focus-5.jpg"><img class=" wp-image-242500 aligncenter" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/focus-5-300x206.jpg" alt="focus 5" width="265" height="182" /></a></p>
<p><strong>Economia Geografica</strong></p>
<p>Sempre in un’ottica di marketing territoriale, il Consorzio del Parmigiano Reggiano si è lanciato nell’avventura di FICO Eataly World, il più grande parco agroalimentare al mondo (80.000 mq di superficie), che ha aperto le sue porte nel novembre 2017 a Bologna: l’idea è quella di sfruttare FICO &#8211; che a regime, dovrebbe attirare ogni anno sei milioni di visitatori, tra italiani e stranieri &#8211; come porta d’ingresso al mondo del Re dei Formaggi. I primi caseifici impegnati nella produzione del Parmigiano Reggiano DOP, infatti, sorgono a soli 15 km da FICO. FICO a parte, sono innumerevoli le iniziative che vedono impegnato sul territorio il Consorzio: dalla sponsorship della presentazione della Guida ai Ristoranti Michelin 2018, a metà novembre 2017, a Parma, scelta come location dell’evento perché Città Creativa UNESCO della Gastronomia, alla partecipazione a Cibus Off, il fuorisalone a tema eccellenza gastronomica che ha animato il centro storico della città ducale in concomitanza con Cibus 2018. Continui e proficui sono anche i rapporti di collaborazione con Azienda di Promozione Turistica e Unioni di Prodotto dell’Emilia-Romagna, che, ad esempio, hanno permesso al Parmigiano Reggiano DOP di figurare tra le eccellenze gastronomiche italiane presentate dallo chef Massimo Bottura a un evento al Consolato Generale d’Italia a New York, nel febbraio 2018. E di essere apprezzato dai giornalisti ospiti al concerto milanese di Jovanotti che ha inaugurato il “Lorenzo Live 2018”.</p>
<p><strong>a cura del <a href="https://www.parmigiano-reggiano.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio</a> del Formaggio Parmigiano Reggiano</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-012018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consortium 2018/00</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2018/05/2018_06_Consortium_00_CONSORZIO-PARMIGIANO-REGGIANO-DOP.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></h2>
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